
Siamo giunti alla sera del trentesimo giorno. Mentre l’oscurità scende su questo traguardo, Don Giuseppe ci affida tre fari per illuminare il cammino:
1. “Pronti sempre a rendere conto della speranza che è in voi” (1Pt 3,15) Il nostro 11° posto nazionale non è un vanto statistico, ma il “rendere conto” di una speranza collettiva. Settecento persone oggi hanno bussato alla nostra porta digitale perché hanno visto in questo digiuno una luce diversa, una speranza che non si arrende al cinismo o alla burocrazia.
2. “Forte come la morte è l’amore” (Ct 8,6) Il segreto di questi 30 giorni è tutto qui. Non è una sfida alle istituzioni, è un atto d’amore. L’amore di Don Giuseppe per l’altare, unito all’amore per la sua famiglia. Un amore che “le grandi acque non possono spegnere” e che il silenzio delle istituzioni e dei media non possono soffocare. È questo amore, viscerale e sacro, a rendere il suo corpo una preghiera vivente.
3. Una luce nelle ore buie Il trentesimo giorno è una soglia critica. Le ore si fanno pesanti, la stanchezza morde. Ma la luce che brilla stasera sul blog — alimentata da ognuno di voi — è la prova che non siamo soli. La “vocazione dei preti sposati” non è un’ombra del passato, è una luce che rischiara il futuro della Chiesa.
“Santità, Leone XIV: guardi questa luce. Non viene da un cloud, ma da un amore che ha accettato il martirio del digiuno per ricordarLe che la vita è più forte del codice canonico. L’amore non può essere esiliato.”