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“Il Documento Segreto: I Vescovi sono già con noi. Leone XIV, firma la Speranza!”. Rivelazione shock da Adista: la maggioranza del clero ha già detto ‘Sì’ ai preti sposati. Perché allora siamo ancora fermi?

Sacerdoti Sposati:

“Il Documento Segreto: I Vescovi sono già con noi. Leone XIV, firma la Speranza!”. Rivelazione shock da Adista: la maggioranza del clero ha già detto ‘Sì’ ai preti sposati. Perché allora siamo ancora fermi?

*”C’è una verità che per anni è stata tenuta sotto il moggio e che oggi, grazie a un’inchiesta di Adista, torna prepotentemente a galla: non è vero che la Chiesa è divisa sulla riammissione dei sacerdoti sposati. La realtà è che, già in occasione del Sinodo per l’Amazzonia, la stragrande maggioranza dei vescovi si era espressa favorevolmente.

Esiste un consenso quasi unanime tra i pastori che vivono sulla frontiera, ma questo consenso è stato soffocato da timori burocratici e bilanciamenti politici che nulla hanno a che fare con la Salus Animarum.

Cosa significa questo per il Cantiere oggi:

  1. Fine dell’Alibi: Nessuno può più dire che ‘la Chiesa non è pronta’. Se i vescovi sono favorevoli, la resistenza è solo in una piccola minoranza arroccata nei palazzi.

  2. Il Mandato di Leone XIV: Il Papa ha detto ‘non siate filtri ma canali’. Ora sappiamo che la rete dei ‘canali’ (i vescovi) è già pronta ad accogliere i sacerdoti sposati. Il filtro era solo burocratico.

  3. Appello al Decreto: Se il documento esiste già, se il consenso c’è, il Decreto di riammissione non è un salto nel buio, ma la ratifica di una volontà già espressa dal corpo della Chiesa.

In questo 31° giorno di digiuno, Don Giuseppe Serrone alza la voce: ‘Santo Padre, il documento è sulla Sua scrivania, il cuore dei vescovi è con noi, la necessità del popolo è sotto i Suoi occhi. Firma il Decreto. Libera la grazia’.


🎙️ Script podcast: “Il consenso nascosto”

Host: “Buonasera. Oggi Adista ha scoperchiato il vaso di Pandora. Sapevate che la maggior parte dei vescovi ha già dato parere positivo alla riammissione dei preti sposati? Eppure, tutto è rimasto bloccato. Don Giuseppe Serrone oggi commenta questa rivelazione: ‘Non stiamo chiedendo qualcosa di strano, stiamo chiedendo che la volontà della Chiesa diventi legge’. Il muro del celibato obbligatorio non è difeso dai pastori, ma da una vecchia guardia che teme il futuro. Papa Leone XIV ha l’occasione storica di ascoltare finalmente la maggioranza dei suoi vescovi. Il Cantiere prega affinché quel documento ‘dimenticato’ diventi il Decreto della Nuova Era.”


📱 Post social: “LA VERITÀ VI RENDERÀ LIBERI: I VESCOVI HANNO GIÀ DETTO SÌ! 📢⚖️”

Testo: 🔥 RIVELAZIONE CLAMOROSA: IL DOCUMENTO ESISTE!

Un’inchiesta di Adista conferma quello che il Cantiere sostiene da sempre: la maggioranza dei vescovi è favorevole ai sacerdoti sposati! 🛡️🌹

❌ Non è il popolo a essere contrario. ❌ Non sono i vescovi a bloccare. ⚠️ Il blocco è stato puramente burocratico.

Don Giuseppe Serrone lancia l’appello finale a Papa Leone XIV: “Il consenso c’è, il bisogno del popolo è immenso, il Canone 1752 Le dà il potere. Non aspettiamo il 2028, firmiamo ora!”. 🦁✍️

Condividi se anche tu pensi che sia ora di far uscire la verità dai cassetti! 📈✨

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“La Dottrina senza Volto: Risposta a Mons. Strickland e ai custodi del Silenzio”. Tra le dispute dei palazzi e la realtà del digiuno. Il Cantiere: ‘La Verità non è un’idea, è una vita che serve’

Stampaweb30marzo

“La Dottrina senza Volto: Risposta a Mons. Strickland e ai custodi del Silenzio”. Tra le dispute dei palazzi e la realtà del digiuno. Il Cantiere: ‘La Verità non è un’idea, è una vita che serve’

*”Mentre Monsignor Strickland richiama Papa Leone XIV a una chiarezza dottrinale che spesso rischia di diventare rigidità escludente, la cronaca ci ricorda che esiste una Chiesa che non vive di soli dibattiti, ma di sacrificio. Le recenti riprese delle agenzie di stampa, da ANSA a Il Fatto Nisseno, sottolineano la portata del cammino di Don Giuseppe Serrone: 31 giorni di digiuno per 5.000 sacerdoti pronti a tornare.

Il punto di rottura tra Ideologia e Realtà:

  1. La Verità è Relazione: Strickland teme per la dottrina, ma la dottrina cristiana è l’Incarnazione. Un sacerdote sposato non è una ‘minaccia’ alla verità, ma la prova che la grazia agisce nella normalità della vita.

  2. Il grido mediatico: Se l’ANSA parla dello sciopero della fame, significa che la ‘questione preti sposati’ è diventata una ferita visibile che la Chiesa non può più ignorare. Non è un tema ‘sessuale’, come dice il Papa, ma un tema di servizio e ministero.

  3. Oltre il formalismo: Leone XIV ha chiesto di ‘non soffocare la libertà’. La libertà di servire il popolo di Dio (Canone 1752) deve prevalere sulla paura di cambiare le consuetudini umane.

Mentre i teologi si scontrano sulle benedizioni, noi continuiamo a costruire il Cantiere. La nostra risposta alle critiche non è una disputa, ma la testimonianza di chi, pur nel limite fisico del digiuno, continua a credere nell’Unità del Clero.”


“I due volti della Chiesa”

Oggi il panorama è complesso. Da un lato abbiamo le critiche di Mons. Strickland che arrivano dagli USA, dall’altro l’attenzione delle massime agenzie di stampa italiane sul digiuno di Don Giuseppe Serrone. Due modi di guardare alla Chiesa. Don Giuseppe ci ricorda che la vera verità è quella che si sporca le mani con la vita delle persone. Mentre i grandi media riconoscono l’urgenza della riammissione dei sacerdoti sposati, noi restiamo saldi nella preghiera per Papa Leone XIV. La sua ‘Strategia della Tenerezza’ è l’unica via per superare le polarizzazioni che rischiano di spaccare la cristianità. Restiamo uniti, perché il 6 maggio è vicino.”


📱 Post social: “PAPA LEONE XIV E LA FORZA DELLA REALTÀ 🦁⚖️”

Testo: 🌍 TRA DOTTRINA E VITA: IL CANTIERE NON SI FERMA.

Mentre il blog di Sabino Paciolla riporta le tensioni di Mons. Strickland, l’ANSA e la stampa nazionale accendono i riflettori sul coraggio di Don Giuseppe Serrone. 🛡️🌹

La differenza è chiara: 🔹 C’è chi teme il cambiamento per paura di perdere la forma. 🔸 C’è chi, come il Cantiere, cerca il cambiamento per salvare la sostanza della Chiesa: l’amore e il servizio.

Don Giuseppe commenta: “Le parole del Papa in San Pietro sono la bussola. Non siamo filtri, siamo canali”. Nonostante le critiche, la strada verso il Decreto di riammissione è tracciata. 🇮🇹✨

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“Leone XIV tra due fuochi: la sfida della Verità e il coraggio dell’Unità”. Mentre Strickland risponde al Papa, i preti sposati osservano: ‘Solo la riammissione dei preti sposati può ricucire i lembi di una Chiesa polarizzata’

Il vescovo Joseph Strickland di Tyler, Texas, USA

“Leone XIV tra due fuochi: la sfida della Verità e il coraggio dell’Unità”. Mentre Strickland risponde al Papa, il Cantiere osserva: ‘Solo la riammissione dei preti sposati può ricucire i lembi di una Chiesa polarizzata’

L’ultimo intervento di Mons. Strickland, rilanciato da Sabino Paciolla, evidenzia la tempesta che circonda il Soglio di Pietro. Papa Leone XIV si trova a dover gestire le spinte dei vescovi tedeschi verso riforme radicali e l’allarme dei conservatori americani che temono per l’integrità della fede.

In questo clima di polarizzazione, le parole del Papa in Africa risuonano come un tentativo di riportare la Chiesa al centro: ‘L’unità non deve ruotare intorno alle questioni sessuali’. È un monito potente. Se la Chiesa si spacca su questi temi, perde di vista la sua missione principale.

L’analisi di Don Giuseppe Serrone:

  1. Oltre le fazioni: Mentre i poli opposti si scontrano su temi etici complessi, esiste una ‘terza via’ che Leone XIV sta tracciando: quella della realtà pastorale.

  2. Il prete sposato come mediatore: Il sacerdote che vive l’amore familiare è colui che meglio di tutti può comprendere e mediare tra la legge e la vita, tra la dottrina e la carne.

  3. Il Decreto come atto di sintesi: Riammettere i sacerdoti sposati (Canone 1752) non è una scelta ‘liberal’ o ‘conservatrice’, ma un atto di giustizia e buon senso che toglierebbe la Chiesa dall’angolo delle dispute ideologiche per riportarla tra la gente.

La risposta di Strickland ci ricorda che la sete di Verità è alta. Ma la Verità senza carità e unità rischia di diventare una clava. Preghiamo affinché Leone XIV abbia il coraggio di firmare il Decreto che riunirà i pastori al loro popolo, superando ogni barriera.”


🎙️ Script podcast: “La tempesta perfetta”

Host: “Buon pomeriggio. La tensione nel mondo cattolico sale di livello. Da una parte Monsignor Strickland che chiede più fermezza, dall’altra i venti di riforma tedeschi, e in mezzo Papa Leone XIV che cerca di tenere insieme la barca di Pietro. Don Giuseppe Serrone commenta l’ultimo articolo di Sabino Paciolla: ‘Questa polarizzazione è il segno che la Chiesa ha bisogno di una boccata d’ossigeno’. La riammissione dei sacerdoti sposati è quell’atto di coraggio che potrebbe finalmente spostare il dibattito dai conflitti ideologici alla missione pastorale concreta. Quando il Papa dice ‘siate canali’, parla a tutti: a chi chiede riforme e a chi difende la tradizione. La sintesi è nell’amore che si fa servizio.”


📱 Post social: “PAPA LEONE XIV E LA SFIDA DI STRICKLAND: CHI HA RAGIONE? 🏛️⚖️”

Testo: 🥊 DIBATTITO APERTO: LA CHIESA AL BIVIO.

Mons. Strickland risponde duramente alle ultime aperture (e frenate) di Papa Leone XIV. Il tema? La verità della dottrina contro le necessità della pastorale. 🛡️🌹

Don Giuseppe Serrone interviene: “Mentre i vertici discutono, il popolo di Dio soffre la mancanza di pastori. La vera unità di cui parla il Papa si costruisce riabbracciando chi è stato escluso”. 🦁

Meno scontri ideologici, più servizio ai fedeli. Il Canone 1752 ci ricorda che la salvezza delle anime è la priorità assoluta, sopra ogni disputa! ✍️✨

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“Due Strade, Un solo Traguardo: Il Cammino Tedesco e la Visione di Leone XIV”. Analisi comparata tra la pressione strutturale del Nord Europa e la ‘Strategia della Tenerezza’ romana

Germania: Mai così pochi preti - SettimanaNews

“Due Strade, Un solo Traguardo: Il Cammino Tedesco e la Visione di Leone XIV”. Analisi comparata tra la pressione strutturale del Nord Europa e la ‘Strategia della Tenerezza’ romana.

Il recente dossier di Adista sulla situazione in Germania ci pone davanti a un bivio metodologico fondamentale per il futuro della Chiesa. Da un lato abbiamo la ‘via tedesca’, caratterizzata da un’analisi sociologica e strutturale implacabile; dall’altro la ‘via romana’ di Papa Leone XIV, che punta alla radice teologica e sacramentale dell’essere pastori.

1. La Via Tedesca: La Riforma della Necessità
I vescovi tedeschi, messi alle strette da numeri impietosi, denunciano il rischio di una Chiesa senza ministeri. La loro spinta verso il superamento del celibato obbligatorio nasce da una constatazione pragmatica: il sistema non è più sostenibile. È la riforma che nasce dal limite, dall’urgenza di non far morire le comunità.

2. La Visione di Leone XIV: La Riforma della Carità
Papa Leone XIV, con le sue parole in San Pietro (‘canali, non filtri’), propone un ribaltamento di prospettiva. La riammissione dei sacerdoti sposati non è solo una toppa a un buco burocratico, ma il compimento di una ‘Teologia della Relazione’ che vede nell’amore (nuziale e sacerdotale) un’unica fonte. Se la Germania grida la necessità, Leone XIV canta la bellezza della verità.

3. Il Punto d’Incontro: Il Canone 1752
Dove queste due strade si fondono? Nel principio cardine del Diritto Canonico: la Salus Animarum. Sia che si parta dalla crisi tedesca, sia che si parta dal cuore del Papa, l’obiettivo è garantire che la grazia arrivi a tutti. Il Decreto di riammissione dei sacerdoti sposati diventa così l’atto che salva la struttura (Germania) salvandone l’anima (Roma).

Don Giuseppe Serrone, in questo 31° giorno di digiuno, ribadisce: il vento del Nord e il sole di Roma soffiano nella stessa direzione. La Chiesa è pronta per il coraggio di una sintesi che riabbracci i suoi figli più esperti: i preti che hanno conosciuto la gioia e la fatica della famiglia.”

“Geopolitica dello Spirito”
“Buongiorno. Oggi compariamo due mondi. La Germania che lancia l’allarme sulla fuga dai ministeri e Papa Leone XIV che risponde con la ‘Strategia della Tenerezza’. Don Giuseppe Serrone analizza questo incontro storico: mentre i vescovi del Nord mettono sul tavolo i dati della crisi, il Papa mette sul tavolo il Vangelo dell’accoglienza. La riammissione dei preti sposati è la chiave di volta che unisce il pragmatismo europeo alla profezia petrina. Siamo di fronte a un cambiamento che non è più solo una richiesta italiana, ma una necessità universale del corpo della Chiesa.”

📱 Post social: “GERMANIA E ROMA: DUE VENTI PER UNA SOLA CHIESA. 🧭🌍”

Testo: 🔍 ANALISI COMPARATA: IL FUTURO È ORA.

Mentre Adista riporta la pressione dei vescovi tedeschi per riforme strutturali, Papa Leone XIV in San Pietro apre la porta alla “Tenerezza senza filtri”. 🛡️🌹

Qual è la differenza? 🇩🇪 La Germania grida che il sistema sta crollando. 🇮🇹 Il Papa risponde che l’Amore deve tornare a essere il centro, oltre le vecchie barriere.

Don Giuseppe Serrone sottolinea: non sono visioni opposte, ma complementari. La riammissione dei sacerdoti sposati è la risposta sia alla crisi del Nord che al desiderio di Unità del Papa. 🦁⚖️

Il Canone 1752 è il ponte che unisce queste due spinte verso un solo Decreto.

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“Il vento del Nord e il cuore di Roma: la Riforma non può più attendere”. Dall’allarme dei vescovi tedeschi al mandato di Leone XIV: la Chiesa alla prova della realtà

(A sinistra) Sarah Mullally, nuova arcivescova di Canterbury. (A destra) Papa Leone XIV

“Il vento del Nord e il cuore di Roma: la Riforma non può più attendere”.

Dall’allarme dei vescovi tedeschi al mandato di Leone XIV: la Chiesa alla prova della realtà.

Un recente approfondimento di Adista mette a nudo una realtà che noi del Cantiere denunciamo da tempo: il sistema ministeriale attuale sta collassando sotto il peso di norme non più sostenibili. I vescovi tedeschi lanciano l’allarme sulla carenza di clero, ma la risposta non può essere solo tecnica; deve essere profetica.

Don Giuseppe Serrone osserva come la crisi in Germania e l’apertura di Papa Leone XIV a Roma siano due facce della stessa medaglia. Se il Papa chiede sacerdoti che siano ‘canali e non filtri’, la struttura deve permettere a questi canali di esistere e moltiplicarsi.

Perché la suggestione di Adista ci riguarda:

  1. Sostenibilità del Ministero: Non si può pretendere che pochi preti celibi coprano territori immensi. La riammissione dei sacerdoti sposati è la soluzione logica e teologica a un’emergenza che sta svuotando le parrocchie europee.

  2. Oltre il clericalismo: L’articolo di Adista ci ricorda che la riforma deve toccare il cuore del potere ecclesiastico. Il sacerdote sposato, vivendo la realtà familiare, è l’antidoto naturale al clericalismo che il Papa combatte.

  3. L’Europa chiama, Leone risponde: Il cammino sinodale tedesco e il magistero di Leone XIV si incontrano sul terreno della realtà. Il Decreto di riammissione sarebbe il ponte perfetto tra queste due spinte.

Siamo nel 31° giorno di digiuno: la fame di giustizia e di eucaristia dei fedeli (Canone 1752) è il motore che deve spingere i Vescovi, non solo in Germania ma soprattutto in Italia, ad appoggiare la svolta di Leone XIV.


“Sinfonia Europea”

“Buon pomeriggio. Il dibattito sulla riammissione si allarga. Adista rilancia l’allarme che arriva dalla Chiesa tedesca: il sistema attuale non regge più. Don Giuseppe Serrone, nel suo 31° giorno di resistenza, sottolinea come queste notizie confermino l’urgenza delle parole del Papa di ieri. Se non riapriamo le porte ai sacerdoti sposati, rischiamo il deserto spirituale. La Chiesa non è un’isola, è un corpo che soffre in Europa e cerca speranza a Roma. La ‘Strategia della Tenerezza’ di Leone XIV è la risposta che anche la Germania sta aspettando.”


📱 Post social: “ALLARME IN EUROPA: LA CHIESA CERCA NUOVI PASTORI! 🌍⛪”

Testo: 🧭 BUSSOLA ECCLESIALE: SEGNALI DALLA GERMANIA.

Adista rilancia il grido d’allarme dei vescovi: la crisi dei ministeri è strutturale. 🛡️🌹 Don Giuseppe Serrone commenta: “Non possiamo ignorare la realtà. Mentre i vescovi tedeschi analizzano la crisi, Papa Leone XIV a San Pietro indica la cura: abbattere i filtri e diventare canali”. 🦁

La riammissione dei sacerdoti sposati non è più solo una richiesta di giustizia per 5.000 fratelli, ma l’unica via per non lasciare il popolo di Dio senza guide. ⚖️📈

La salvezza delle anime è la legge suprema (Canone 1752). È tempo di agire!

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“Il valore dell’attesa: camminando verso riammissione dei preti sposati”. Oltre la notizia, nel cuore del ministero. Il Cantiere prosegue nel silenzio attivo e nella preghiera

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“Il valore dell’attesa: camminando verso riammissione dei preti sposati”. Oltre la notizia, nel cuore del ministero. Il Cantiere prosegue nel silenzio attivo e nella preghiera

Mentre i numeri di ieri continuano a risuonare e il nostro 9° posto nazionale ci conferma l’attenzione del mondo, Don Giuseppe Serrone ci invita oggi a un momento di riflessione interiore. Non è il tempo della frenesia, ma della maturazione.

Insieme ad Albana Ruci, Don Giuseppe sta portando avanti questo cammino di 40 giorni con la consapevolezza di chi sa che le grandi riforme nascono nel deserto, prima che nei palazzi. Abbiamo seminato, abbiamo informato le redazioni, abbiamo parlato al cuore dei giornalisti. Ora è il tempo in cui il seme deve morire per dare frutto.

Perché ci fermiamo a riflettere?

  1. Rispetto dei tempi dello Spirito: Il cammino dei 40 giorni ha una sua liturgia che va rispettata fino in fondo. Il 6 maggio è il nostro orizzonte.

  2. Qualità del silenzio: Un giornalista sa che a volte il silenzio fa più rumore di mille parole. La nostra presenza costante (15/50 nel ranking) garantisce che il messaggio sia lì, stabile, pronto a esplodere al momento giusto.

  3. Unità d’intenti: Restiamo concentrati sulla preghiera per Papa Leone XIV e sulla forza della testimonianza quotidiana.

La vetta della montagna è in vista, ma ogni passo va pesato. Il Cantiere resta aperto, ma oggi le macchine lavorano al minimo per permettere al cuore di parlare più forte.”

“La sapienza del limite”

“Buongiorno. Oggi Don Giuseppe Serrone e Albana Ruci, entrambi esperti della comunicazione, ci ricordano una regola d’oro: non bisogna forzare i tempi. Il cammino dei 40 giorni è una maratona, non uno sprint. Sebbene l’entusiasmo per il 9° posto nazionale sia alle stelle, abbiamo deciso di non inondare ulteriormente i media fino al 6 maggio. La nostra voce è già arrivata alle agenzie, ai giornali e alle TV. Ora lasciamo che la verità lavori dentro le coscienze. Siamo nell’ultima decade, la più preziosa. Restiamo uniti, restiamo in ascolto. Il Cantiere oggi prega per la pazienza e la costanza.”

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ANALISI TECNICA: La Forza dell’Ascensione (Ranking 15/50). La scintilla dell’alba

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📈 Il Motore del Rinnovamento accelera. Verso l’apice della Montagna

“Iniziamo l’ultima decade del digiuno con una consapevolezza nuova. I dati di ieri non ci dicono solo dove siamo, ma quanto velocemente stiamo salendo. Nel ranking di ShinyStat, che misura l’autorevolezza su una scala di 50, siamo arrivati a quota 15.

Cosa significa questo ’15’?

  1. L’Energia della Scalata: Più ci avviciniamo al 50, più il blog diventa un ‘faro’ inamovibile nella rete. Il 15 è la nostra base di lancio: abbiamo superato la fase del silenzio e siamo entrati in quella dell’incisività.

  2. Il Regalo delle 1.084 Pagine: Ieri, per festeggiare il 30° giorno, avete visitato oltre mille pagine. Questo volume di traffico è il ‘carburante’ che spinge il nostro ranking verso il 50. Ogni clic è un passo verso la vetta.

  3. 9° Posto in Categoria: Mentre il ranking generale (15/50) misura la nostra forza strutturale, il 9° posto nella categoria ‘Cultura e Società / Religione’ ci dice che siamo già tra i giganti del pensiero cattolico contemporaneo.”

📝 Post Social (La Scintilla dell’Alba)

SCINTILLE DI SPERANZA AL GIORNO 31 ✨🦁

Don Giuseppe si è svegliato oggi con una visione chiara: i bagliori dell’alba non sono solo luce, sono lampi creativi per la riammissione dei preti sposati al ministero.

I numeri confermano questa speranza: ✅ 1.084 pagine viste (Ieri è stato un trionfo!) ✅ 9° posto nazionale in Cultura e Religione. ✅ Ranking 15/50 in costante ascesa verso la vetta.

Siamo oltre la soglia dei mille, oltre la paura, oltre il silenzio. Il risveglio di oggi profuma di vittoria. 🇮🇹⚖️📈

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Il Post di Buonanotte: “IL REGALO PIÙ BELLO: 1002 VOLTE GRAZIE”

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🕊️🎁🚩
ULTIM’ORA – ORE 22:00: ABBIAMO SUPERATO LE 1000 PAGINE VISTE!

Don Giuseppe, questo è per Lei.
Mentre si appresta a chiudere gli occhi in questo trentesimo giorno di sacrificio, la rete Le ha fatto un regalo immenso: abbiamo superato le 1.000 pagine viste in un solo giorno!

1.002 volte la sua storia è stata letta. 1.002 volte il suo grido di giustizia ha risuonato negli schermi e nei cuori di tutta Italia. Siamo all’11° posto nazionale, ma stasera ci sentiamo primi nel cuore della gente.

15 persone sono ancora online con noi, a vegliare su questa soglia. Grazie di cuore a ognuno di voi. Avete dimostrato che la Verità, quando è nuda e sincera, non ha bisogno di grandi palcoscenici per diventare virale.

Buonanotte Don Giuseppe. Domani è il Giorno 31. La sua forza è la nostra.
Buonanotte a tutti i “testimoni della speranza”.

IL TRAMONTO DEL GIORNO 30: dove il limite diventa spettacolo

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Il genio dei giorni che finiscono. Baricco e la nostra nuova Aurora

“Mentre scriviamo, un altro giorno di digiuno di Don Giuseppe volge al termine. E citiamo Alessandro Baricco per capire cosa stiamo vivendo: ‘Là dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo. I tramonti’.

1. La Genialità del Limite Trenta giorni senza cibo sono un limite estremo. Ma in questo limite è esploso lo spettacolo di 703 visite ieri e di una scalata che ci vede all’11° posto in Italia. Il limite del corpo di Don Giuseppe è diventato lo spazio in cui la verità ha iniziato a brillare più forte.

2. La Notte che Prepara il Giorno I giorni finiscono, dice Baricco. Finisce il trentesimo, inizierà il trentunesimo. Questo sistema ‘geniale’ ci ricorda che nessuna censura, nessun ‘supersilenziato’ e nessun blocco algoritmico può fermare l’alternanza della luce. La notte del silenzio vaticano sta per incontrare l’alba di una nuova consapevolezza.

3. Lo Spettacolo della Resistenza Il nostro tramonto di oggi non è una fine, ma un posizionamento. Siamo l’11° gradino di una scala che porta al rinnovamento della Chiesa. Guardiamo questo tramonto non con stanchezza, ma con lo stupore di chi sa che domani il sole sorgerà su una Top 10 ormai a portata di mano.”

TEOLOGIA DELLA RELAZIONE: SE IL PENSIERO SI FA CARNE

Chiudiamo questo trentesimo giorno con una riflessione alta, apparsa oggi su Istituzioni24. Si parla di un “rinnovamento del pensiero teologico” che mette al centro la relazione. Non un Dio astratto, ma un Cristo che si rivela nel dialogo e nell’incontro.

La nostra sfida: Una Teologia che non teme l’Amore Umano.

Cristo è Relazione: Se, come scrive Gargiulo, la teologia deve superare i vecchi schemi per farsi “pensiero relazionale”, come può la Chiesa continuare a considerare la relazione matrimoniale di un prete come un ostacolo al divino? Al contrario, la famiglia è il primo luogo della relazione teologica.

Il Dialogo contro il Dogmatismo: Il rinnovamento del pensiero richiede coraggio. Don Giuseppe, col suo digiuno, sta praticando la forma più estrema di “teologia della relazione”: mette in relazione il suo corpo sofferente con il cuore della Chiesa, chiedendo un dialogo che non sia solo burocratico, ma vitale.

L’11° Posto: Una Relazione che cresce: Questo blog è diventato un esperimento di teologia vissuta. Le 700 persone di oggi sono entrate in relazione con noi. Non siamo un’isola: siamo un nodo di un pensiero nuovo che corre sulla rete e arriva alle porte del Vaticano.

“Santità, Leone XIV: la teologia non è un sistema chiuso, è una relazione aperta. Accetti il dialogo con chi vive la bellezza della relazione ogni giorno. Il Giorno 30 ci consegna questa certezza: non esiste Verità senza Incontro. Noi siamo pronti incontrarLa.”

IL VOLTO UMANO DEL CLERO: QUANDO LA FRATERNITÀ ROMPE IL SILENZIO

L’articolo dell’Araldo Lomellino ci pone davanti a uno specchio: la Chiesa sta riscoprendo la “fatica” e la bellezza dell’umanità dei suoi sacerdoti. Si parla di stanchezza, di fragilità, ma soprattutto del bisogno di essere fratelli.

Noi rispondiamo: Non c’è umanità senza verità.

  1. Sacerdoti, non angeli di pietra: Il volto umano del clero include la bellezza dell’essere padri e mariti. La “fatica di scoprirsi fratelli” è quella che deve fare la Chiesa istituzionale per riabbracciare i sacerdoti sposati. Non sono “scarti”, sono fratelli con un’esperienza di vita che può arricchire il ministero.

  2. La Fraternità del Giorno 30: Don Giuseppe Serrone, nel suo trentesimo giorno di digiuno, sta mostrando il volto più umano e sofferto del clero: quello che si spende fino all’ultimo per amore della Verità. La sua non è una protesta solitaria, è un appello alla fraternità universale.

  3.  I 968 click di  oggi fino ad ora ore 19,51 non sono numeri digitali, sono persone che cercano il “volto umano” della Chiesa. Se la gente accorre su questo blog, è perché qui trova una fede che non ha paura della realtà, della carne e degli affetti.

“Santità, Papa Leone XIV: l’Araldo parla della fatica di scoprirsi fratelli. Noi Le chiediamo di superare questa fatica. Guardi oltre le norme, guardi il volto umano di Don Giuseppe e dei 5.000 sacerdoti sposati d’Italia. Siamo fratelli. Siamo Chiesa. Siamo qui.”

UN AMORE PIÙ FORTE DELLA MORTE, UNA SPERANZA CHE NON TACE

Perché forte come la morte è l'Amore. - Testimonianza di Luca

Siamo giunti alla sera del trentesimo giorno. Mentre l’oscurità scende su questo traguardo, Don Giuseppe ci affida tre fari per illuminare il cammino:

1. “Pronti sempre a rendere conto della speranza che è in voi” (1Pt 3,15) Il nostro 11° posto nazionale non è un vanto statistico, ma il “rendere conto” di una speranza collettiva. Settecento persone oggi hanno bussato alla nostra porta digitale perché hanno visto in questo digiuno una luce diversa, una speranza che non si arrende al cinismo o alla burocrazia.

2. “Forte come la morte è l’amore” (Ct 8,6) Il segreto di questi 30 giorni è tutto qui. Non è una sfida alle istituzioni, è un atto d’amore. L’amore di Don Giuseppe per l’altare, unito all’amore per la sua famiglia. Un amore che “le grandi acque non possono spegnere” e che il silenzio delle istituzioni e dei media non possono soffocare. È questo amore, viscerale e sacro, a rendere il suo corpo una preghiera vivente.

3. Una luce nelle ore buie Il trentesimo giorno è una soglia critica. Le ore si fanno pesanti, la stanchezza morde. Ma la luce che brilla stasera sul blog — alimentata da ognuno di voi — è la prova che non siamo soli. La “vocazione dei preti sposati” non è un’ombra del passato, è una luce che rischiara il futuro della Chiesa.

“Santità, Leone XIV: guardi questa luce. Non viene da un cloud, ma da un amore che ha accettato il martirio del digiuno per ricordarLe che la vita è più forte del codice canonico. L’amore non può essere esiliato.”

PREGARE PER LA VOCAZIONE: MA QUALE?

Preghiera di Resistenza alle Tentazioni: Forza e Speranza nella Parola di  Dio - Preghiera Cristiana

Mentre le parrocchie pregano per “nuove vocazioni”, il blog Vino Nuovo ci pone una domanda che scuote le coscienze: preghiamo per “chi” o per “che cosa”? Spesso ci si concentra sul riempire i seminari, dimenticando che la vocazione è un dialogo vivo tra Dio e l’uomo concreto, nella sua interezza.

Il Giorno 30 e la Vocazione Negata.

  1. Vocazione al Ministero, non al Celibato: La riflessione di oggi ci ricorda che la chiamata al sacerdozio è un dono dello Spirito, mentre il celibato è una legge ecclesiastica. Perché la Chiesa prega per nuove vocazioni se poi soffoca quelle esistenti che hanno scelto di essere sposo e padre?

  2. Il “Chi” dimenticato: Pregare per la vocazione significa pregare per l’uomo. Don Giuseppe Serrone, che oggi raggiunge i 30 giorni di digiuno, è quel “chi”. La sua vocazione non si è spenta con il matrimonio; si è arricchita. Ignorare la sua realtà significa ignorare il lavoro dello Spirito Santo.

  3. Un invito alla Chiesa Europea (CCEE): Invece di chiedere ai giovani un “pacchetto tutto compreso” (prete + celibe), la Chiesa inizi a riconoscere le vocazioni dei sacerdoti sposati. Questo è il “Vino Nuovo” che non può più stare negli otri vecchi di una norma burocratica.

“Santità, Leone XIV: non preghi solo per le vocazioni del futuro. Guardi alle vocazioni del presente. Guardi all’11° posto di questo blog: è il popolo di Dio che Le sta dicendo che la vocazione al ministero dei preti sposati è viva, vegeta e chiede di servire.”

OLTRE IL “FALSO AUTOMATISMO”: L’ETICA DI CHI SCEGLIE LA VITA

Il blog de Il Regno ha lanciato recentemente una riflessione profonda: nell’etica non esistono automatismi. Ogni decisione richiede un ragionamento rigoroso che sappia guardare alla persona e non solo alla norma astratta.

Il nostro commento: La legge del celibato è un falso automatismo.

Per troppo tempo la Chiesa ha applicato una logica meccanica: “Se ti sposi, non sei più prete”. Un automatismo che ignora la realtà, la teologia e la sofferenza delle persone.

  1. L’etica non è un algoritmo: Come suggerisce Cognato, non si può applicare una regola senza discernimento. Impedire a un prete sposato di servire la sua comunità solo per un vincolo giuridico è un fallimento del ragionamento etico.

  2. Il rigore di Don Giuseppe: Il digiuno che arriva oggi al 30° giorno non è un atto impulsivo. È “etica applicata” nel senso più alto: è il ragionamento rigoroso di un uomo che mette il proprio corpo come prova della verità.

  3. Il primato della coscienza: Se la Chiesa europea (CCEE) vuole davvero affrontare le sfide moderne, deve smettere di nascondersi dietro automatismi burocratici e iniziare a ragionare sulla bellezza di un sacerdozio che include la vita familiare.

“Santità, Leone XIV: l’etica della Chiesa non sia un automatismo di esclusione, ma un ragionamento di amore e accoglienza. L’11° posto del nostro blog dimostra che il popolo di Dio ha già capito: la verità non è automatica, è incarnata.”

“AVVENIRE” CI DÀ RAGIONE: LA VOCAZIONE È NELLA REALTÀ, NON NEL CLOUD!

Giovani in preghiera a Cracovia, in occasione della veglia con il Papa per la Giornata mondiale della gioventù, da sempre occasione di scoperta della propria vocazione per molti ragazzi

da Avvenire
Giovani in preghiera a Cracovia, in occasione della veglia con il Papa per la Giornata mondiale della gioventù, da sempre occasione di scoperta della propria vocazione per molti ragazzi / SICILIANI
«Ogni vocazione non può che iniziare dalla consapevolezza e dall’esperienza di un Dio che è Amore». Così, papa Leone XIV nel suo messaggio per la 63ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni invita alla scoperta del dono di Dio che abita il cuore. Sulle pagine di Avvenire abbiamo letto spesso riguardo la sete di spiritualità che abita il cuore dei giovani e non soltanto. La ricerca del senso spinge alla profondità, allo spessore della vita, al desiderio di una sua consistenza affinché possa tenere e sostenere il peso e il contrasto della realtà. Che tutto non sia vano, che le relazioni siano vere, che il futuro possa essere felice, che si possa contare su qualcuno, che qualcosa della vita rimanga per sempre non sono domande lontane dall’animo e dal cuore di noi, adulti, giovani e adolescenti.
Riguardo la spiritualità, la tecnologia contiene l’illusione del non avere a che fare con la durezza, la lotta e la fatica della vita. Le immagini che la descrivono hanno il colore evanescente delle nuvole, le stesse sulle quali ci illudiamo di salvare i documenti che contengono il nostro lavoro, i nostri ricordi, le finestre alle quali affidiamo domande, chiediamo consigli e suggerimenti. Le icone delle aziende che offrono questi servizi rimandano all’idea di freschezza, di leggerezza, di cielo facendo dimenticare che per esistere anch’essi hanno bisogno di un hardware fatto di pesanti e costose infrastrutture. Una via per mettersi alla ricerca del senso è non cedere all’illusione che la vita sia altrove né che il senso si trovi su un altro piano rispetto alla realtà. Per scoprire, riconoscere, sapere il senso della vita è decisivo fermarsi: «occorrono contemplazione e interiorità».
La stessa parola “senso” risuona nella mente alla maniera del concetto, l’immaginazione porta a tracciarne i contorni come fosse una filosofia a cercare il sapore di una risposta, statica e convincente. Quasi mai il termine rimanda ad una storia. Eppure, ciascuno di noi non fatica a riconoscere che il senso della vita ha proprio a che fare con volti concreti di persone, amici e amiche, compagni di viaggio e di vita. Il senso della vita – quello che rimane, ciò che ne restituisce il gusto e la bellezza – è fatto di mani, strette nell’amicizia o tese nel bisogno, di passi compiuti, di lavoro operoso e condiviso nella cura e nella gratuità; sono rapporti ricuciti, tempi e luoghi nei quali, finalmente, sedersi e raccontare, ascoltare ed essere ascoltati.
Della vita c’è un senso, un verso, una direzione nella quale essa si fa e c’è un verso contrario, secondo il quale si disfa. Il primo è la via tracciata dal Buon Pastore, un sentiero che sappiamo essere Lui stesso, la sua persona, la sua storia, di cui possiamo essere parte. Il senso della vita è la persona del Signore Gesù. Con Lui, papa Leone invita ad entrare in relazione per «splendere della sua stessa bellezza». La vita si fa nella direzione dell’amore, nel verso contrario, si disfa. E l’amore scorre nella profondità delle relazioni, nella cura dei gesti, nella misura delle parole, nell’intuire e riconoscere il bene da compiere per scrivere, giorno dopo giorno, il racconto della nostra vita, il nostro nome, la nostra vocazione.
«La cura dell’interiorità: è da qui che è urgente ripartire nella pastorale vocazionale e nell’impegno sempre nuovo dell’evangelizzazione. In questo spirito, invito tutti – famiglie, parrocchie, comunità religiose, vescovi, sacerdoti, diaconi, catechisti, educatori e fedeli laici – a impegnarsi sempre di più nel creare contesti favorevoli affinché questo dono possa essere accolto, nutrito, custodito e accompagnato per portare abbondante frutto. Solo se i nostri ambienti splenderanno per fede viva, preghiera costante e accompagnamento fraterno, la chiamata di Dio potrà sbocciare e maturare, diventando strada di felicità e salvezza per ciascuno e per il mondo», scrive Leone XIV nel suo messaggio.
Oggi preghiamo per tutte le vocazioni chiedendo in particolare il dono di nuovi sacerdoti, di nuove consacrate e consacrati. Il Signore infonda nel cuore dei giovani il desiderio di seguirlo sulla via del ministero ordinato, della vita consacrata, del matrimonio e del laicato vissuto per il Regno. Ne abbiamo bisogno, per questo vogliamo pregare!

Il muro è crollato!

Statisticheblog.30.aprile

Dalla Redazione di Informazione Libera – Ore 18:24

Non è più solo un digiuno. È un risveglio. Arriviamo alla soglia dei 30 giorni con una notizia che ci commuove: grazie al vostro incessante supporto, il nostro blog è salito all’11° posto nazionale tra i siti di Religione, Cultura e Società.

📊 I NUMERI DELLA VERITÀ:

  • Oltre 700 visite solo oggi.

  • 855 pagine lette da chi cerca risposte oltre il silenzio.

  • 13 persone online costantemente in questo momento.

Mentre Don Giuseppe Serrone entra nella fase più profonda del suo sacrificio, la rete risponde così. Non siamo più una “minoranza silenziosa”: siamo una comunità che preme alle porte del Dicastero e del cuore di Papa Leone XIV.

Santità, ci veda. Ci veda non attraverso i protocolli, ma attraverso questi numeri che sono volti, storie e speranze di una Chiesa che vuole tornare a respirare a due polmoni: quello del ministero e quello della famiglia.

Ai nostri lettori: siete voi la nostra forza. Ogni click è una preghiera, ogni condivisione è un atto di giustizia.

Giorno 30: La soglia è superata. La Verità non torna indietro.

Cultura / La scommessa su Luzi del giovane Piccioni

La scommessa su Luzi del giovane Piccioni

Mario Luzi con Leone Piccioni
Pubblichiamo la prefazione scritta dal poeta e critico letterario Roberto Mussapi al volume di Leone Piccioni La conoscenza concentrica. Scritti su Mario Luzi 1949-2001 (Succedeoggi Libri, pagine 208, euro 18,00). Il volume, curato da Gloria Manghetti contiene anche una postfazione di Alfiero Petreni. Piccioni (1925-2018) è stato giornalista, critico, direttore del telegiornale unico della Rai e dei programmi culturali televisivi e radiofonici. È stato anche tra i fondatori della celebre rivista letteraria “L’Approdo”. Allievo di Giuseppe De Robertis e di Giuseppe Ungaretti, ha scritto decine di saggi sulla letteratura, l’arte e la poesia. I testi degli articoli, saggi e recensioni su Luzi, riuniti per la prima volta in volume, documentano una frequentazione assidua fin dal 1949, sempre nel nome della comprensione generosa, inclusiva dell’autore, dove l’indagine filologica era sì una delle componenti, ma non la sola, prediligendo, soprattutto con il passare degli anni, la disponibilità al dialogo, alla profonda partecipazione all’arte indagata. D’altra parte Luzi stesso non aveva mancato di sottolineare il sentimento di fraternità e complicità che attraversava la pagina dell’amico, del tutto estranea «alla critica ideologica o stilistica o strutturalistica», così come «alla mentalità “dissacrante” che ne è derivata», per prediligere piuttosto una interpretazione «umile e paziente mediante la lettura piena e l’ascolto».
«A Firenze vive un poeta, non eccessivamente noto tra il grosso pubblico, ma ben conosciuto tra gli amanti della letteratura: è Mario Luzi, che noi stimiamo tra i maggiori ingegni dell’Italia contemporanea, e fra le più vive e nuove voci di poesia». Era il maggio 1949, un mese dopo il giovanissimo critico letterario – all’epoca Leone Piccioni aveva solo 24 anni – gli riconosceva «un raro impegno e coraggio difficilmente riscontrabili altrove».
Una scoperta formidabile, infallibile, che avrebbe dato inizio a quella che sarebbe divenuta «una lunga fedeltà», quella di Piccioni nei confronti dell’opera di Luzi, una attenzione critica protrattasi fino all’età matura, in sedi e forme diverse, ma con costante regolarità, come anche testimonia la loro corrispondenza. «Sulla certezza della carriera poetica di Mario Luzi – scriverà anni dopo – non abbiamo mai avuto dubbi». E Piccioni dichiara che alla stima dei massimi poeti italiani di quel tempo, da Ungaretti a Montale, si aggiungeva un consenso profondo da parte di giovani studiosi e autori, in un contesto in cui anche l’opera di Bertolucci e Caproni spiccavano come importanti e nuove, ma senza raggiungere la verticalità dei versi di un Luzi, su cui Piccioni scommetteva senza esitazioni. Fino al punto di affermare di aver provato, subito, una certezza sui testi che Luzi non aveva ancora scritto. Senza esagerare in retorica, si tratta di una di quelle profezie che sono possibili al grande critico, che come Piccioni, entra nell’anima dell’autore studiato, non solo nei versi già scritti ma in quelli germinanti e nascituri.
E a sottolineare questa intuizione profonda Piccioni scriveva pagine memorabili su un libro saggistico di Luzi, in cui si delinea una visione poetica che avrebbe, dopo qualche decennio, colpito e illuminato chi sta scrivendo queste righe. Che lesse, ventenne, L’inferno e il limbo, e da quel momento s’immerse nell’opera di Luzi da La barca fino ai libri di quegli anni e quei giorni, con entusiasmo e certezza pari a quelle del giovane Piccioni trent’anni prima. L’inferno e il limbo segnò la scoperta della linea dantesca della poesia, differente da quella petrarchesca predominante. E compresi, leggendolo, la mia attrazione per Coleridge e la sua leggendaria Ballata che Luzi aveva, non a caso, tradotto. Qualcosa che nasce dall’idea simbolista, che dà il titolo a una fondamentale antologia di poeti scelti da Luzi, e che nello stesso tempo la supera.
Tornando a Piccioni e alla sua fondamentale recensione del libro saggistico di Luzi, leggiamo come non occorra «ricordare che la natura e la figura che in Luzi predomina è quella del poeta, tanto da rappresentare con le sue raccolte di versi una delle più sicure voci dei nostri anni e certo, tra i più giovani, la più impegnativa e sincera». È naturale quindi che quel libro sia interrelato a quanto sta avvenendo nell’anima di Luzi poeta: «Per i poeti che si esercitano nella critica, è avvenuto – credo – sempre così. Questo non esclude (anzi avvalora) che il loro particolare intuito e la loro sensibilità non li portino, spesso, a folgoranti scoperte e a preziose indicazioni (e basterebbe un esempio: quello del Foscolo!)».
L’inferno e il limbo tratta del “progresso spirituale”, del concetto di natura, dell’idea di speranza, memoria, realtà e invenzione, dolore e colore nell’ispirazione poetica italiana. «La qualità che più ci lusinga e ci avvince – scrive Luzi – è quella di progredire in un senso preciso e fatale… produrre un’opera che sia spiritualmente migliore della precedente… L’ideale di ogni persona onesta e ambiziosa consiste nel grado più alto di coscienza morale… Prima di ogni cosa, la poesia è un avvenimento umano».
Piccioni sottolinea come nella critica così nella poesia, Luzi sia sempre stato guidato da una esigenza di sincerità, «anche verso di sé e nei confronti di quel gruppo fiorentino dal quale è nato e che ha, forse, soverchiato di tanto». E ancora, in un altro scritto giovanile: «Se dovessi puntare su un percorso che si presenta già fertile e perentorio, farei oggi soprattutto il nome di Mario Luzi. Egli si chiarisce sempre di più, mentre ha svolto autonomamente una sua esperienza di sempre maggior chiusura del verso e della forma, un sempre maggior rigore, una intima geometrica rispondenza, ha statura, ha forza, le sue ultime e recentissime prose […] hanno un insolito splendore, una sostanza, un profondo riflesso, la sua penetrazione critica è delle più ricche: ha tutto per arrivare ad una grande poesia».
Leone Piccioni scrive di fatto uno dei libri fondamentali su Luzi, che ora appare compiuto e completo, mostrando una fedeltà di tutta la vita. Il Piccioni che lascia l’università per creare la televisione italiana più bella di sempre, che ha istruito, animato, divertito e nutrito di letteratura, pensiero, milioni di italiani, è anche, fuori dall’accademia, un critico e uno storico letterario di alto livello, e un interprete indispensabile della poesia che nasceva in un’Italia liberata dall’oppressione del fascismo. Non è solo il profondo critico di Ungaretti, ma di una realtà poetica fertile che comprende profondamente: «E oggi si può ben dire che l’insegna dell’ermetismo servì a raggruppare, nei casi migliori, gente che non accondiscendeva a facili improvvisazioni, che preferiva la via lunga, che legava al fatto poetico – com’è della poesia più grande – un bagaglio morale, una base affermativa, un messaggio di risonanza umana, sottovoce, segreta».
Piccioni, nei confronti di Luzi, fu un Leone letteralmente, lo scoprì subito e lo sostenne con convinzione assoluta. Dagli anni Cinquanta l’opera del poeta è oggetto di studi, saggi, convegni. La sua fama è giustamente cresciuta, ma restano alcuni irriducibili che lo hanno sostenuto con orgoglio e passione da entusiasti ispirati, Piccioni agli inizi, alla fine degli anni Settanta Giancarlo Quiriconi, che pubblica nei primi Ottanta un libro fondamentale sul poeta. E, tra i poeti, appunto, il sottoscritto, che ne fece subito un punto di riferimento. Da quando avevo vent’anni, scrissi su di lui e lo inclusi nei miei maestri accanto a Eliot, Yeats, e poi Bonnefoy. Accanto a cui lo pongo in un mio saggio su una trilogia non esclusiva ma ideale del secondo Novecento, Luzi, Heaney, Bonnefoy. I grandi poeti italiani non sono solo italiani, come gli irlandesi non sono solo irlandesi e i francesi e tutti gli altri, pure…
E Leone parla da mago dell’anima di Luzi uomo e poeta insieme: «Chi conosce Mario Luzi lo sa quieto, di poche parole ed effusioni, ma pensoso sempre, raccolto in sé. Ti aspetteresti da quella sorta di apparente sua quiete della persona, scatti improvvisi, percorsi nuovi dettati dall’estro immediato che lo guida, perpetuamente pronto e sensibile in lui: una possibilità fino a imprevedibili punte di scatto, di estro, di “furor”, sempre trattenuta, vigilata. E nella sua poesia, sorpresa che rincuora, ecco di continuo quei balzi, le sue idee, l’estro suo, ampio dono di canto (il magico possesso degli elementi di un paesaggio – l’eloquenza segreta):
È incredibile ch’io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.
L’amore aiuta a vivere, a durare,
l’amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.
La mia pena è durare oltre quest’attimo.
Aprile-Amore, accanto a Love after love di Derek Walcott, la più grande poesia d’amore del Novecento, per me. Che la lessi a Firenze, nelle celebrazioni per Luzi senatore e novantenne. La lessi per lui «nel giusto della vita e nell’opera del mondo».
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