In quei giorni, Salomone andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l’altura più grande. Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti.
A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».
Salomone disse: «Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?».
Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita».
Salmo responsoriale
Sal 118
R. Insegnami, Signore, i tuoi decreti.
Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Osservando la tua parola.
Con tutto il mio cuore ti cerco:
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi. R.
Ripongo nel cuore la tua promessa
per non peccare contro di te.
Benedetto sei tu, Signore:
insegnami i tuoi decreti. R.
Con le mie labbra ho raccontato
tutti i giudizi della tua bocca.
Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,30-34
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Ha suscitato vivaci polemiche l’iniziativa di Azione studentesca, l’organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia, che, attraverso un QR Code contenuto in manifesti e volantini, ha sottoposto a studentesse e studenti di diverse città italiane una serie di domande, con lo scopo di fornire un «rapporto nazionale sulla situazione della scuola italiana». Fra i vari punti del questionario ce n’era uno, che ha dato origine alle proteste, dedicato alla «politicizzazione delle aule». In esso si chiedeva: «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?». In caso di risposta positiva, la domanda successiva era: «Descrivere uno dei casi più eclatanti».
Dopo l’iniziativa di Azione Studentesca, la segretaria generale della FLC CGIL, Gianna Fracassi ha scritto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara che essa «configura una forma di schedatura o stesura di una lista di proscrizione basata su presunte o reali opinioni politiche e rappresenta una grave violazione dei principi democratici che fondano il sistema educativo pubblico, oltre a costituire un attacco all’autonomia e alla libertà della comunità educante».
In risposta, il ministero ha fatto sapere di aver avviato accertamenti, il cui esito, però, non giustifica le accuse: «Da quanto risulta al momento si tratta di un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti, che avrebbero effettuato una sorta di sondaggio anonimo», ha affermato la sottosegretaria all’Istruzione, Paola Frassinetti. E questa è anche la posizione di Riccardo Ponzio, presidente di Azione studentesca: «Ma quali liste di proscrizione o schedature, il questionario è anonimo e non chiediamo nomi».
Ma, in senso contrario, anche l’Associazione nazionale presidi è intervenuta, dichiarando una forte preoccupazione. «La libertà di insegnamento, nel quadro dei valori costituzionali – ricorda il presidente dell’associazione Antonello Giannelli – rappresenta un pilastro irrinunciabile del sistema educativo. Questa iniziativa di Azione studentesca è inaccettabile perché lesiva dei principi fondamentali della democrazia».
Ha avuto una diffusione virale sulla rete un video in cui un docente di Pordenone sottolinea il senso inquisitorio del questionario, che si conclude con la sua auto-denuncia: «Sono un docente di sinistra, schedatemi pure».
La replica dei giornali di destra
Alle accuse hanno risposto unanimi i giornali di destra parlando di «bufala» (Il Giornale) della sinistra, che, «a ben guardare, sembra proprio la prova» di «una verità che alcuni preferirebbero tenere nascosta: che in molte aule italiane la libertà di pensiero non è un diritto di tutti, ma un privilegio riservato a chi la pensa “giusto”» (Il Tempo).
Su questa linea, ma assai più articolato, l’editoriale di Mario Sechi su Libero. un intervento di particolare peso, non solo perché Sechi è il direttore del quotidiano, ma anche perché è stato per un certo tempo portavoce della presidente del Consiglio e le sue posizioni, perciò, sono sicuramente vicine a quelle di Giorgia Meloni.
L’autore inserisce la polemica sul questionario di Azione studentesca in una narrazione più ampia, di cui vale la pena riportare per esteso i passaggi:
«L’egemonia culturale della sinistra nella pop è finita. La grande rivoluzione fu quella della TV commerciale di Silvio Berlusconi che introdusse nell’immaginario gli elementi dello show americano, del cabaret, dello sport come fenomeno di costume. Ai compagni sono rimasti i santuari della presunta editoria colta (che non vende) e il fortino dell’università e della scuola di ogni ordine e grado, ad eccezione delle elementari che ancora resistono (…). Salvo le maestre, il resto della truppa (con qualche eroica singolarità) è arruolato nella legione dei post-marxisti che al ’68 devono il posto, la carriera, l’influenza sula formazione degli italiani di domani».
Già i libri di testo, secondo Sechi, esprimono questa faziosità. «Ma se saliamo in cattedra, il quadro è ancora più tragicomico, perché il pre-giudizio tracima verso i banchi senza che alcuno alzi il dito e obietti: “Caro professore, la sua opinione, pur meritevole di attenzione, è priva di equilibrio e di autorevolezza, i valori liberali ai quali la scuola dovrebbe ispirarsi nella sua autonomia, lei li sta tradendo”».
Da qui «i cortei pro-Pal di ragazzi che farneticano “la Palestina libera dal fiume al mare”, Greta Thunberg elevata sull’altare dell’’ignoranza (…) i rettori farsi complici di frange violente che predicano l’antisemitismo».
La conclusione del direttore di Libero è la stessa che abbiamo visto su Il Tempo: «La reazione scomposta del PD a un innocuo ma dirompente sondaggio di Azione studentesca è la prova della cattiva coscienza dell’establishment sgrammaticato».
A proposito di egemonia: il caso della TV
Il ragionamento di Mario Sechi, esplicitando in modo più articolato le ragioni della destra sull’episodio, è quella che si presta – forse più dell’episodio in se stesso – a qualche considerazione critica.
A partire dall’affermazione che l’avvento della TV commerciale di Berlusconi, avrebbe segnato la fine dall’«egemonia culturale della sinistra», legata alla stagione televisiva precedente. Di quest’ultima io stesso posso dire qualcosa perché vi ho assistito in prima persona e la ricordo benissimo.
È stato grazie ad essa che il grande pubblico ha potuto conoscere splendide opere teatrali, come i drammi di Pirandello e di Cechov, o riduzioni di capolavori della grande letteratura mondiale, come «Il mulino del Po», di Bacchelli e «L’idiota» di Dostoevskij, sempre trasmessi in prima serata.
Ed è stato grazie ad essa che la conoscenza media della lingua italiana si è diffusa anche a larghe frange di popolazione prima legata quasi esclusivamente al proprio dialetto. Non per nulla la definizione tecnica che ne è stata data è quella di «TV pedagogica». Peraltro, era una TV che sapeva anche divertire – famosi alcuni spettacoli di varietà come «Domenica è sempre domenica» o «Un due tre» –, ma senza mai scadere nella volgarità.
La TV commerciale introdotta da Berlusconi, essendo privata e reggendosi sui profitti derivanti dalla pubblicità, ha dovuto imporsi puntando non su ciò che poteva giovare alla crescita culturale e morale della gente, ma sui suoi gusti immediati. Certo, essa ha infranto una serie di tabù, ma per far questo ha dovuto adottare come motto quello che, secondo Karl Popper nel suo libro Cattiva maestra televisione, rende pericolosissimo questo mezzo di comunicazione: «Dare al pubblico quello che il pubblico desidera».
È stato così che si è innescato un circuito perverso tra il progressivo scadimento dei programmi – che ha portato alla esclusione dalla prima serata di tutto ciò che fosse in qualche modo impegnativo – e un progressivo imbarbarimento dei gusti degli spettatori. E questo non ha segnato la fine dell’egemonia della sinistra – che non c’era mai stata –, ma il progressivo declino del senso intimo del pudore, non quello dei corpi, ma quello dell’anima, che spettacoli come «Il Grande Fratello» o le trasmissioni di Maria De Filippi hanno aiutato molto a oscurare.
I «compagni» controllano la scuola?
Non mi sarei soffermato su questo primo passaggio dell’editoriale di Mario Sechi se non fosse molto significativo dell’idea che il direttore di Libero ha della cultura. A questo punto si capisce che, dal suo punto di vista, la scuola – ancora, sia pure a fatica, fedele al progetto di una educazione intellettuale e civile – sia sfuggita alla «liberazione» portata dalle TV di Berlusconi e sia rimasta «il fortino» dei «compagni».
Ma chi sono questi «compagni»? Diretta erede del vocabolario intimidatorio del «cavaliere», la destra continua, come lui, a chiamare «comunisti» – un termine che evoca il totalitarismo sovietico (da decenni scomparso e sostituito dal regime attuale, tutt’altro che «di sinistra») e una minaccia incombente per la libertà e la proprietà privata – i rappresentanti di una opposizione che del marxismo, in realtà, non conserva la più lontana traccia.
La «compagna» Schlein si è formata nella cultura «liberal» americana e ha posizioni che se mai ricordano il vecchio partito radicale, centrato sulla rivendicazione dei diritti individuali, quelli che Marx bollava come «robinsonate», perché volti a garantire la realizzazione egoistica del singolo nella sua isola felice. Da dove anche la perdita di rapporto tra il PD e i tradizionali sostenitori del vecchio partito comunista, operai, indigenti, emarginati.
Il «compagno» Conte è un populista, le cui posizioni in campo sociale sono prive di una reale base filosofica, sicuramente lontane della visione marxista.
Ma il punto più problematico dell’analisi di Sechi è che essa sembra provenire da una persona che non ha idea di come funzioni realmente la relazione tra insegnanti e alunni dentro un’aula scolastica. Prima che ingiusta verso i docenti, questa analisi lo è nei confronti degli studenti, dipinti come succubi impotenti di fronte a una dittatura culturale dei loro insegnanti, incapaci perfino di alzare il dito e di muovere una timida obiezione.
Ho insegnato per quarantun anni nei licei e posso assicurare, a chi non lo sapesse, che gli alunni in ogni scuola fanno sentire alta la loro voce, per dialogare ma anche, se inascoltati, per contestare i docenti, o addirittura i dirigenti scolastici. Senza dire che ormai i loro punti di riferimento sono più i social che la scuola, e immaginarli plagiati dai loro insegnanti è, questo sì, «tragicomico».
Quanto poi ai docenti, perché non dovrebbero essere di sinistra o di destra o di qualunque altra tendenza intellettuale e politica? Un insegnante non è il ripetitore meccanico di nozioni neutre – questo lo può fare anche meglio una intelligenza artificiale –, ma è chiamato a interpretare il significato dei dati della sua disciplina per la vita reale e questo richiede, da parte sua una visione del mondo e della società.
Non esiste, né a scuola né altrove, «uno sguardo da nessun luogo».
Cosa indebolisce la funzione educativa
L’oggettività a cui la scuola deve educare non è la negazione delle diversità di vedute, che implicherebbe l’uniformità di un pensiero unico, ma il dialogo incessante tra persone impegnate in una ricerca comune a partire dai rispettivi punti di vista e, proprio in nome di questa ricerca, capaci di rimetterli continuamente in discussione.
Ciò che sta indebolendo la funzione educativa della scuola non è l’eccesso di ideologie, ma la carenza di idee e di valori, in un clima culturale che rende difficile – in primo luogo a chi dovrebbe educare i più giovani a maturare le une e gli altri – avere ancora delle convinzioni.
È assolutamente appropriata, a questo proposito, la riflessione di Massimo Gramellini, sul Corriere della sera, quando ricorda con profonda stima e affetto una sua maestra delle elementari, convinta comunista, e un suo professore di Storia, di destra. «La pensavano diversamente su tutto, scrive Gramellini, tranne che sull’essenziale: il valore della cultura e la passione con cui trasmetterla (…). Erano di parte? Certo. Ma erano bravi e sensibili».
E conclude: «Il problema della scuola non sono gli insegnanti schierati, ma gli insegnanti disamorati. Non quelli che credono ancora qualcosa, ma quelli che – anche a causa della scarsa considerazione di cui godono – non credono più in niente».
Dal sito della Pastorale della cultura della diocesi di Palermo (www.tuttavia.eu), 31 gennaio 2026
“Da exreligioso sposato, non comprendo come Santa Madre Chiesa possa trattare diversamente chi si sposa! Un rito ( che sia Romano o Orientale…) vale l’altro o no? Essere in seno alla chiesa da SACERDOTI SPOSATI È POSSIBILE PER TUTTE LE 23 CHIESE ORIENTALI che restano in COMUNIONE CON LA SANTA SEDE! Come gli Armeni, i Copti, i Caldei ecc… I Vescovi che sono i PADRI SPIRITUALI di questi sacerdoti, non riescono a dare una valida alternativa che quella di ABBANDONARE??? IL DUBBIO CHE CI SIANO ALTRI INTERESSI, CHE QUELLI DELLA FEDE E DELLA VOCAZIONE, AD INDURRE UNA SCIELTA COSÌ DRASTICA, RIMANE SEMPRE!”
Commento tratto da pagina facebook sacerdoti sposati
Dal libro del Siràcide
Sir 47,2-13 (NV) [gr. 47,2-11]
Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso,
così Davide fu scelto tra i figli d’Israele.
Egli scherzò con leoni come con capretti,
con gli orsi come con agnelli.
Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante
e cancellato l’ignominia dal popolo,
alzando la mano con la pietra nella fionda
e abbattendo la tracotanza di Golìa?
Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo,
che concesse alla sua destra la forza
di eliminare un potente guerriero
e innalzare la potenza del suo popolo.
Così lo esaltarono per i suoi diecimila,
lo lodarono nelle benedizioni del Signore
offrendogli un diadema di gloria.
Egli infatti sterminò i nemici all’intorno
e annientò i Filistei, suoi avversari;
distrusse la loro potenza fino ad oggi.
In ogni sua opera celebrò il Santo,
l’Altissimo, con parole di lode;
cantò inni a lui con tutto il suo cuore
e amò colui che lo aveva creato.
Introdusse musici davanti all’altare
e con i loro suoni rese dolci le melodie.
Conferì splendore alle feste,
abbellì i giorni festivi fino alla perfezione,
facendo lodare il nome santo del Signore
ed echeggiare fin dal mattino il santuario.
Il Signore perdonò i suoi peccati,
innalzò la sua potenza per sempre,
gli concesse un’alleanza regale
e un trono di gloria in Israele.
Salmo Responsoriale
Sal 17 (18)
R. Sia esaltato il Dio della mia salvezza
La via di Dio è perfetta,
la parola del Signore è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia. R.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome. R.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,14-29
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».
Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Alla fine l’annuncio è arrivato: la Carta del docente 2026, dopo vari rinvii e ritardi, arriverà entro fine febbraio con un importo di circa 400 euro. Si aspetta solamente il via libera del ministero dell’Economia, che dovrà approvare la misura sul piano tecnico. Una volta confermata ed erogati i fondi, i soldi si potranno usare per comprare software e hardware (ma solo ogni quattro anni), oppure anche libri, mostre, spettacoli.
È quanto hanno confermato a Fanpage.it fonti del ministero dell’Istruzione. A breve è atteso il decreto ministeriale che chiarirà ufficialmente tutti le informazioni anticipate.
Quando arriva la Carta docente 2026
Dunque, gli ultimi ostacoli saranno superati nelle prossime settimane. Entro il 28 febbraio, i docenti si ritroveranno con l’accredito della somma a cui hanno diritto. Per la prima volta, il bonus andrà anche ai precari con contratti al 30 giugno e a quelli con il contratto al 31 agosto, oltre ovviamente a tutti i docenti di ruolo che rispettano i requisiti.
Quanto vale il bonus
Confermato anche che l’importo sarà più basso degli scorsi anni. È una conseguenza dell’allargamento della platea: con l’inclusione di circa 200mila precari, la coperta dei fondi stanziati per il ministero è diventata troppo corta per garantire i 500 euro previsti a tutti quanti. L’importo della Carta del docente 2026 quindi sarà di circa 400 euro.
Cosa si può comprare
Quest’anno scatta anche un’altra novità. Con i soldi della Carta docente si potranno comprare hardware (come computer o tablet) o software (programmi informatici), oltre a spettacoli, libri, proiezioni al cinema, mostre e così via. Ma l’acquisto di prodotti tecnologici non si potrà ripetere l’anno successivo.
Infatti, una volta comprato un programma o un pc, l’acquisto si potrà effettuare nuovamente solo dopo quattro anni. Non è ancora chiaro se sarà permesso aggiornare i programmi già acquistati, o rinnovare le eventuali licenze annuali dei software, con i soldi del bonus.
Pc e tablet comprati dalle scuole in comodato d’uso agli insengnati
Il ministero ha anche annunciato un altro cambiamento. Che, in parte, mira a ‘compensare’ il più basso importo della Carta del docente 2026. Le scuole avranno in dotazione un fondo da oltre 250 milioni di euro dedicato proprio ad acquistare materiale didattico – libri, ma anche tablet e computer – da fornire in comodato d’uso ai docenti. Oppure anche per finanziare corsi di formazione.
Concretamente, una volta che il sistema sarà a regime, saranno gli insegnanti a poter fare richiesta al proprio istituto. Con procedure ancora tutte da chiarire, si potrà chiedere alla scuola di pagare le spese per sostenere un corso di aggiornamento. O, ancora di acquistare un certo libro, o un apparecchio informatico.
A differenza di quanto avviene con i soldi della Carta docente, naturalmente quel tablet o quel pc non sarà di proprietà dell’insegnante che ha fatto domanda, ma resterà alla scuola. L’istituto lo potrà fornire in comodato d’uso, in modo da aiutare l’attività didattica. Come detto, molto dipenderà da come saranno effettivamente strutturate le procedure e quanto saranno semplici da mettere in atto.
“Come immaginavamo, essendo aumentata la platea dei beneficiari, l’importo del bonus è diminuito ma molti fondi strutturali europei andranno alle scuole per la formazione e per l’acquisto di Pc e Tablet che potranno essere, come noi da tempo richiediamo, affidati in comodato d’uso. I nostri numerosi appelli al governo finalmente sono stati ascoltati”, ha commentato il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana.
Fanpage.it
I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e mòstrati uomo. Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d’Israele”».
Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant’anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.
Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.
Salmo Responsoriale
1Cr 29, 10-12
R. Tu, o Signore, dòmini tutto!
Benedetto sei tu, Signore,
Dio d’Israele, nostro padre,
ora e per sempre. R.
Tua, Signore, è la grandezza, la potenza,
lo splendore, la gloria e la maestà:
perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo. R.
Tuo è il regno, Signore:
ti innalzi sovrano sopra ogni cosa.
Da te provengono la ricchezza e la gloria. R.
Tu dòmini tutto;
nella tua mano c’è forza e potenza,
con la tua mano dai a tutti ricchezza e potere. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,7-13
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Nella Messa vigiliare di sabato 31 gennaio e in quelle festive di domenica 1 febbraio, nella parrocchia di San Gottardo al Corso a Milano, è stata letta una comunicazione del Vicario generale della diocesi di Milano monsignor Agnesi, relativa a don Alberto Ravagnani: “Carissimi, è doveroso condividere con voi che don Alberto Ravagnani ha comunicato all’Arcivescovo la decisione di sospendere il ministero presbiterale. Con oggi non svolge più il compito di Vicario Parrocchiale e di Collaboratore della Pastorale Giovanile diocesana”
La decisione di Don Alberto Ravagnani di lasciare il sacerdozio ha fatto molto discutere, ne hanno parlato moltissimi siti internet, ma anche quotidiani e addirittura programmi tv come La Vita in Diretta, ma questo non sorprende, vista la grande popolarità dell’ex prete. La scelta del 33enne ha toccato in particolar modo Cristina Scuccia, che dopo quasi 15 anni, nel 2022 ha lasciato il convento e in esclusiva a Verissimo ha rivelato i motivi che l’hanno spinta a togliere il velo..
Proprio per la situazione simile a Don Alberto, la suora ha dedicato al sacerdote un pensiero e una preghiera: “Non è facile per me parlare delle ferite ricevute in ambito religioso. Forse perché non te le aspetti e fanno ancora più male! Spesso sono ambienti che faticano a dialogare con ciò che è diverso dal “si è sempre fatto così” e così è più semplice prendere le distanze che cercare quei nuovi orizzonti a cui, credo, la fede stessa ci chiami. Non conosco Don Alberto Ravagnani, ma al di là di tutto voglio estendere un pensiero di affetto e una semplice preghiera”.
Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone ha commentato la notizia delle dimissioni di don Ravagnani e delle dichiarazioni di Suor Cristina: “Rispettiamo le scelte dei due personaggi pubblici don Ravagnani e Suor Cristina e invitiamo ancora i vertici della Chiesa Cattolica a riammettere nel ministero i preti sposati e i religiosi e le religiose dimesse dagli incarichi pastorali che sono una grande ricchezza nella Chiesa e potrebbero affiancare i preti in servizio con problemi affettivi normali per una persona adulta.
Dietro la scelta di don Ravagnani e di Suor Cristina tanta sofferenza e solitudine… Buon cammino a loro due per le coraggiose scelte di vita”.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha sottolineato che, dopo l’annuncio di alcune ordinazioni episcopali a luglio, i colloqui tra le parti proseguono
“Proseguono i contatti tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede, la volontà è quella di evitare strappi o soluzioni unilaterali rispetto alle problematiche emerse”. Così Matteo Bruni, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, rispondendo alle domande dei giornalisti riguardo l’annuncio di ieri, 2 febbraio, da parte della Fraternità, di prossime consacrazioni episcopali in programma il primo luglio nel Seminario Internazionale San Curato d’Ars a Flavigny-sur-Ozerain, in Francia.
Nel comunicato della Fraternità San Pio X, si fa riferimento ad una lettera inviata alla Santa Sede in cui si esprimeva “la necessità particolare della Fraternità di assicurare la continuità del ministero dei propri vescovi”. La Santa Sede – si legge nel comunicato – ha inviato “una lettera che non risponde in alcun modo alle nostre richieste”, da qui la scelta di procedere sulla strada indicata.
La notizia pubblicata in Vatican News è stata commentata dal Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone: “Da anni cerchiamo, inutilmente, il dialogo con le gerarchie vaticane, disponibili e aperte (al contrario dell’atteggiamento verso i preti sposati, verso i lefebvriani.
In quei giorni, il re Davide disse a Ioab, capo dell’esercito a lui affidato: «Percorri tutte le tribù d’Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione».
Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c’erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.
Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza».
Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: «Va’ a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”». Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato». Davide rispose a Gad: «Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!».
Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo devastatore del popolo: «Ora basta! Ritira la mano!».
L’angelo del Signore si trovava presso l’aia di Araunà, il Gebuseo. Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: «Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!».
Salmo Responsoriale
Dal Sal 31 (32)
R. Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.
Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno. R.
Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. R.
Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell’angoscia;
quando irromperanno grandi acque
non potranno raggiungerlo. R.
Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia,
mi circondi di canti di liberazione.
Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,1-6
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.