Bologna senza bambini al catechismo: il segno di una Chiesa che deve uscire da sé stessa aprendo anche alla riammissione dei preti sposati


Comunicato Stampa – Bologna 6 Marzo 2026 – Bologna senza bambini al catechismo: il segno di una Chiesa che deve uscire da sé stessa aprendo anche alla riammissione dei preti sposati….
“Benvenuti a questo approfondimento. Siamo a Bologna, marzo 2026. Un’inchiesta recente ha sollevato un velo su una realtà che molti sussurravano: nel centro storico, le aule del catechismo sono deserte. Su novemila abitanti in alcune zone, non un solo bambino iscritto. Il Cardinale Zuppi l’ha definita una ‘vetrina vuota’. Ma è solo un problema demografico o il segno di una Chiesa che deve cambiare pelle?”
“La crisi non è solo nei numeri, ma nella connessione con il tessuto sociale. Le famiglie si spostano, ma chi resta sente spesso l’istituzione lontana. Da qui nasce una proposta forte, che sta rimbalzando tra le mura del Vaticano e le parrocchie emiliane: riammettere al ministero i sacerdoti che hanno scelto il matrimonio. Non si tratta solo di ‘tappare i buchi’ della carenza vocazionale, ma di una ‘Chiesa in uscita’ che accoglie l’esperienza umana e familiare come valore aggiunto.”
“Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati ha intensificato i suoi appelli in questo anno giubilare. L’idea è quella di una Chiesa meno burocratica e più vicina alla vita quotidiana delle persone. Bologna, con il suo vuoto educativo, diventa così il laboratorio di una possibile riforma: riaprire le porte a chi ha servito l’altare e oggi vive l’amore familiare. Sarà questa la chiave per riportare i bambini nelle parrocchie? La discussione è aperta.”

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Iran, passa la risoluzione della maggioranza. Meloni assente in Aula. Crosetto: “Attacco Usa fuori dal diritto internazionale. Sistemi anti-drone a Cipro”

Con 179 voti a favore via libera al  documento che prevede, tra l’altro, sostegno per la difesa ai Paesi Ue, supporto a partner del Golfo e conferma accordi su basi Usa. Tajani: “Doveroso rispondere alla richiesta di aiuto di alleati”. Schlein: “Serve ora il no all’uso delle basi Usa”

Roma, 5 marzo 2026 – La crisi in Medio Oriente rischia di allargarsi di produrre effetti diretti anche sull’Europa e sull’Italia. È il quadro tracciato alla Camera dal ministro degli Esteri e della Difesa Antonio Tajani e Guido Crosetto nelle comunicazioni del governo sulla situazione internazionale, segnate da una forte escalation regionale ma anche dalla volontà dell’esecutivo di evitare un coinvolgimento diretto del Paese. Riguardo l’eventuale utilizzo delle basi militari presenti in Italia per operazioni legate alla crisi, Crosetto ha chiarito che, allo stato attuale, la questione non è sul tavolo. “Ad oggi non ci è pervenuta alcuna richiesta, non c’è un tema di basi da concedere”, ha affermato, sottolineando che un’eventuale richiesta verrebbe sottoposta al Parlamento”, come anticipato stamani dalla premier Giorgia Meloni.

Sul piano geopolitico la preoccupazione principale riguarda l’azione militare dell’Iran, che rischia di ampliare il perimetro del conflitto. Tajani ha parlato di “ulteriore peggioramento della situazione”, con Teheran che “continua a sferrare attacchi indiscriminati in tutti i Paesi del Golfo e oggi anche contro l’Azerbaigian”. Il ministro degli Esteri ha anche espresso solidarietà a Cipro, Paese membro dell’Ue colpito dagli attacchi, sottolineando che per l’Europa è “doveroso garantire assistenza”. Infine ha rinnovato l’appello al Parlamento a non dividersi sulla politica estera.

Quotidiano nazionale

Iran, tensione alle stelle tra Tajani e Renzi. Il ministro: «Facile andare nel Golfo per fare conferenze ben pagate». E cita in latino

Il clima a Palazzo Madama si scalda proprio nel momento in cui il ministro degli Esteri sottolinea l’importanza del consiglio dato di «stare lontani alle finestre per via dei droni»
«Risus abundat in ore stultorum” (“Il riso abbonda sulla bocca degli stolti”)». Con queste parole il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle sue comunicazioni nell’Aula del Senato sul conflitto in Iran e la richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo ha ribattuto a chi, dai banchi dell’opposizione lo ha criticato. «Qualcuno, non conoscendo evidentemente le misure di sicurezza, aveva ironizzato perché abbiamo dato alcune indicazioni di massima per evitare di essere colpiti in caso di attacco, soprattutto in caso di attacco si sa che quando c’è un’esplosione si rompono i vetri e possono entrare nelle schegge dentro, ma anche i vetri che si rompono formano schegge quindi come quando c’è un terremoto si dice di non prendere l’ascensore così abbiamo detto soprattutto ai giovani che c’erano di stare lontani dalle finestre e di stare a terra», aveva detto Tajani prima di essere interrotto. Perché la frase ha scatenato una certa bagarre in aula, con il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha cercato di calmare gli animi.

Tajani a Renzi: «Facile andare nel Golfo per fare conferenze bene pagate, è molto più difficile tutelare cittadini italiani»
A far rumore dalla parte degli scranni il senatore ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. «Non capisco perché l’onorevole Renzi si agita così, è un po’ nervoso», ha detto il ministro degli Affari esteri. Poi davanti alle critiche del leader di Italia Viva ha perso la pazienza. «La salvezza della vita di ogni cittadino italiano è un fatto politico, non un fatto di cronaca», ha gridato Tajani. «La nostra priorità, lo è stata continuerà ad esserlo», ha aggiunto per poi rivolgersi all’ex premier. «Facile andare nel Golfo per fare conferenze bene pagate, è molto più difficile tutelare cittadini italiani», ha dichiarato Tajani. Parole che hanno fatto saltare la tensione alle stelle, con La Russa che ha ripreso più volte le critiche dell’opposizione.

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L’attacco all’Iran è un altro pezzo della nuova guerra mondiale: dopo Maduro e Khamenei, a chi toccherà?

AGI – L’attacco di Usa e Israele “è certamente avvenuto al di fuori delle regole del diritto internazionale”, ma “lo stesso scenario ci sarebbe stato con qualsiasi altro governo”: del resto, “nessun governo, italiano, europeo o di altra parte del mondo, in questo momento può fermare l’attacco”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nella replica seguita alle comunicazioni alla Camera sulla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.

L’attacco all’Iran è un altro pezzo della nuova guerra mondiale: dopo Maduro e Khamenei, a chi toccherà?

“Nessun Paese al mondo è stato informato dell’attacco all’Iran, non lo sapeva nemmeno l’alta catena di comando Usa perché l’attacco israeliano è scattato solo nel momento in cui è diventata nota la posizione di Khamenei. Si tratta di un attacco all’insaputa del mondo, le cui conseguenze ci troviamo a dover gestire”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nella replica seguita alle comunicazioni alla Camera sulla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.

Gli effetti della crisi e le preoccupazioni internazionali
“La Farnesina – ha ricordato Crosetto – sta facendo un lavoro straordinario per far rientrare gli italiani bloccati nell’area; gli effetti economici della guerra entreranno nelle case di tutti ed avranno un impatto drammatico; è preoccupante che la crisi possa innescarne altre, penso alla Russia e alle pressioni che i nazionalisti stanno facendo su Putin per spingerlo a fare cose che nemmeno Putin vorrebbe fare.”

Supporto al parlamento e cooperazione europea
“La parte per la quale chiediamo supporto al Parlamento è nelle cose che ci devono vedere uniti. L’uso delle basi che concede l’Italia è lo stesso di quello spagnolo perché identico è il trattato. Quindi noi concederemo lo stesso uso che concede Sanchez, che è l’eroe…”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nella replica seguita alle comunicazioni alla Camera sulla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo. “L’aiuto che stiamo dando ai Paesi del Golfo, che trovo sacrosanto – ha proseguito il ministro – lo stiamo discutendo con le altre nazioni europee, perché cinque navi insieme hanno un valore diverso di cinque navi diverse. E se c’è un Paese che ha ancora canali di dialogo aperti con l’Iran, quello è l’Italia”.

La reazione dell’Iran e l’impatto globale
“La novità, grave, è nella reazione dell’Iran, che ha un impatto non preventivato: attacchi non contro Israele, ma contro un’area molto più vasta, con una conseguente crisi energetica e un impatto sull’economia mondiale”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nella replica seguita alle comunicazioni alla Camera sulla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo. “Turchia e Cipro – ha concluso Crosetto – dimostrano che il raggio d’azione del caos che mira a creare l’Iran dipende solo dalla portata dei missili di cui dispone: se ne avesse la capacità, colpirebbe qualsiasi obiettivo, e questo è un ulteriore elemento di preoccupazione.”

Catena eucaristica per la pace. La S. Messa dei sacerdoti sposati

Tehran, 1 marzo 2026: esplosioni in seguito all’attacco aereo condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran

Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) propone di celebrare una Santa Messa per pregare per le vittime della guerra e invocare dal Signore una pace “disarmata e disarmante” in Ucraina, Terra Santa e in tutto il mondo.
L’iniziativa coinvolge tutti i paesi europei che si alterneranno nella preghiera secondo un calendario predisposto dal CCEE.
Il giorno scelto dai sacerdoti sposati per l’Italia è Venerdì 6 marzo 2026.

 

La ricerca di Dio oltre l’IA e il modello dei bambini: cosa dice la Nota della Commissione teologica

La ricerca di Dio oltre l'IA e il modello dei bambini: cosa dice la Nota della Commissione teologica

Avvenire

Cosa vuol dire essere donne e uomini in un tempo in cui lo spazio di libertà dell’umanità sembra essere compresso a causa del diffondersi di nuove tecnologie come le intelligenze artificiali e teorie che predicano il superamento dell’umano? A rispondere a questa domanda, solo apparentemente materia per studiosi e specialisti, è l’ultimo documento della Commissione teologica internazionale «Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano».
Il presupposto da cui parte la nota è il riconoscimento del fatto che l’umanità sta vivendo un passaggio epocale che rimette in questione ciò che significa essere umani. La Cti osserva che oggi «ci si scopre di nuovo impegnati a esplorare il mistero dell’essere umano in quanto tale, nella sua identità», perché il progresso scientifico e tecnologico «sembra permettere interventi sulla natura umana fino a poco tempo fa impensabili» e alimenta «la pretesa di un’autodeterminazione assoluta». Questa diagnosi segna un cambio di paradigma: non basta più difendere la dignità, occorre comprenderla di nuovo, dentro le trasformazioni in atto.

Il nuovo ambiente digitale: quando la tecnologia modella la vita

Le pagine dedicate al digitale sono tra le più originali del documento. La Cti afferma che «la tecnologia digitale non è più solo uno strumento, ma costituisce un vero e proprio ambiente di vita, con un suo modo di strutturare le attività umane e le relazioni». Il testo riconosce che l’IA, nelle sue forme presenti e future, può arrivare a «decidere ciò che è consentito di sapere», modificando percezione, memoria, conoscenza. E avverte che la delega sistematica a processi algoritmici rischia di «limitare l’orizzonte della conoscenza umana» e di impoverire la capacità di giudizio etico e spirituale. Nella vita quotidiana questo tocca la scuola, il lavoro, le decisioni economiche, l’informazione. L’antropologia cristiana offre un criterio semplice e forte: custodire la libertà interiore e la responsabilità morale, affinché nessuna macchina possa sostituirsi alla coscienza.

Il sogno transumano: desiderio di oltre, rischio di perdere sé stessi

La Cti descrive il transumanesimo in modo chiaro e approfondito: «Un movimento, che opera con la convinzione che l’essere umano possa e debba impiegare la scienza e la tecnologia per superare i limiti fisici e biologici», fino a immaginare «un’immortalità individuale supportata dalla tecnologia». Il documento ne riconosce l’attrattiva – il desiderio di vivere meglio, più a lungo, con meno dolore – ma avverte che questa prospettiva, se non orientata, rischia di sfociare nel perfezionismo elitario, nella selezione dei «migliorati» e nella perdita della fraternità. La Cti parla apertamente di «presunzione ingenua e supponente» quando l’uomo sogna di diventare come Dio attraverso procedure tecniche. La visione cristiana propone una via diversa: orientare il progresso alla cura, non alla selezione; alla relazione, non al dominio; alla pienezza, non all’illusione dell’onnipotenza.

Identità: ciò che si riceve e ciò che si diventa

Il testo, poi, va al cuore del tema dell’identità umana, che non è una categoria statica, ma una realtà vitale, «qualcosa che si deve sempre (ri)scoprire e attuare personalmente». La Cti chiarisce con forza che «essere una persona umana, con una dignità infinita, non è qualcosa che noi abbiamo costruito… ma è frutto di un regalo gratuito che ci precede». In un’epoca in cui si pensa all’identità come auto-progettazione illimitata, il documento ricorda che la vera libertà nasce dal riconoscimento del dono ricevuto e dalla responsabilità di farlo fiorire. È una prospettiva che tocca le famiglie, i giovani, chi cerca la propria strada: l’autostima non nasce dalla prestazione, ma dalla percezione di essere voluti e amati.

Vocazione: il cuore dell’antropologia cristiana

La Cti, poi, afferma che «la vita dell’essere umano è vocazione» e che l’esistenza si comprende solo come «frutto dell’amore creativo del Padre», che chiama ciascuno alla felicità e alla pienezza di sé. La vocazione non è un percorso riservato a pochi, ma il modo in cui ogni uomo e ogni donna scoprono di essere destinatari di un invito: «Ogni essere umano viene alla vita perché è stato pensato e voluto da Dio» e per questo «nessuno si deve sentire superfluo». Questo orientamento illumina la vita quotidiana: studiare, lavorare, amare, curare, generare, accompagnare non sono tasselli sparsi ma parti di una chiamata alla relazione, alla responsabilità e alla bellezza. In un mondo che spinge a costruirsi da soli e a essere sempre all’altezza di modelli irraggiungibili, la vocazione cristiana libera: non tutto dipende da noi, ma tutto attende la nostra risposta.

Il bambino come paradigma: la filiazione come radice dell’umano

Il documento dedica un passaggio straordinario al bambino, una delle intuizioni più fresche e inattese: «Il bambino non è un vuoto da riempire ma una pienezza donata», che si riceve nella fiducia e nella gratitudine, in un intreccio di amore e cura che costituisce «lo specchio dell’origine» e la verità dell’identità filiale. Il bambino diventa così l’immagine più eloquente dell’umano: fragile ma affidato, dipendente ma pieno di promessa. Da qui discende un invito sociale e politico: sostenere la natalità, proteggere le famiglie, garantire ambienti educativi capaci di cura e di speranza.

Comunicazione e fragilità dell’identità nell’infosfera

La Cti descrive con precisione la vulnerabilità identitaria generata dall’ambiente digitale: «In tanti ambienti dell’infosfera si percepisce un’insistenza per farsi riconoscere sintomo di incertezza dell’identità» che spesso si traduce in conflittualità e isolamento. In un mondo di contatti senza legami, la soluzione cristiana è la cultura dell’incontro. Il documento invita a ricostruire spazi reali di dialogo, dove l’altro non sia ridotto a un avatar o a un’opinione, ma riconosciuto nella sua irriducibile dignità.

Le tensioni polari: abitare l’umano senza semplificarlo

Uno dei contributi più originali del documento è la lettura dell’esperienza umana attraverso le «tensioni polari»: materiale e spirituale, maschile e femminile, individuo e comunità, finito e infinito. La Cti chiarisce che «la condizione umana appare segnata da tensioni irriducibili», ma che la soluzione non è la cancellazione di uno dei poli: «Le polarità superano dualismi e monismi», e trovano unità nel mistero di Cristo, nel quale «l’umano è salvato e portato a compimento» senza essere annullato. Questa logica aiuta a costruire società meno ideologiche e più umane: la persona non contro la comunità, la libertà non contro la responsabilità, la differenza non contro l’uguaglianza.

Al centro, le vittime e i fragili: la misura del vero progresso

Il documento insiste: «Non ci può essere un compimento umano della storia senza giustizia per le vittime». Ogni innovazione deve essere valutata a partire da chi rischia di essere escluso o dimenticato. È un criterio pastorale e civile: l’anziano, il disabile, il malato, il povero digitale, il lavoratore marginalizzato diventano il baricentro morale per discernere cosa è veramente umano. Quo vadis, humanitas? propone una via non nostalgica, ma radicalmente cristiana: l’umanità non si compie superando sé stessa, ma accogliendo l’amore che la genera. È Cristo, dice la Cti, a mostrare come «le polarità costitutive» trovino un’armonia nuova, e a rendere possibile uno sviluppo che non è fuga dal limite, ma trasfigurazione dell’umano nel dono e nella comunione.

Dal Mediterraneo all’Oceano Indiano, si allarga il conflitto

Conflitto

Abbattuto un missile di Teheran in Turchia. Gli Usa affondano una nave iraniana in Sri Lanka. I curdi smentiscono l’offensiva via terra. Nuovi raid su Teheran che continua gli attacchi su Israele e i Paesi del Golfo. Lo Stato Ebraico colpisce ancora Beirut dopo l’avanzata delle sue truppe nel sud del Libano. Meloni e Crosetto da Mattarella. “La situazione è grave”, sottolinea la premier. Oggi alle Camere per il voto sugli aiuti ai Paesi del Golfo

 

Le Religioni dovrebbero lavorare per la pace

Il Papa a Castel Gandolfo

Vatican News

“Pregare per la pace, lavorare per la pace, meno odio. Sempre sta aumentando l’odio nel mondo”. È l’appello che Papa Leone XIV condivide con un gruppo di giornalisti fuori da Villa Barberini, la residenza di Castel Gandolfo, dove ha trascorso tra ieri e oggi il consueto giorno di riposo e lavoro.

Mentre in Medio Oriente si moltiplicano gli attacchi e cresce la paura e la tensione nel mondo, il Papa esorta a perseguire l’obiettivo della pace. Al contempo, invita a “cercare veramente di promuovere il dialogo” e “cercare soluzioni, senza le armi, per risolvere i problemi”.

Parole che si pongono sulla scia di quelle pronunciate domenica scorsa all’Angelus, durante il quale, in riferimento all’attacco di Usa e Israele all’Iran e ai bombardamenti di quest’ultimo a diverse regioni mediorientali, Leone XIV aveva detto: “La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile. Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile!”. “Che la diplomazia – era l’auspicio del Papa dalla finestra del Palazzo Apostolico – ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia. E continuiamo a pregare per la pace”.