PERCHÉ TORINO SCEGLIE I LAICI QUANDO HA GIÀ I PASTORI? LA NOSTRA NOTA ALL’ARCIVESCOVO REPOLE

Repole "ripensa" ma la Chiesa batte in ritirata: 13 seminaristi -  LOSPIFFERO.COM

Mentre dal Belgio arriva il vento della riforma con il “Modello Anversa 2028”, la nostra Diocesi di Torino risponde ipotizzando “gruppi di laici” per gestire le parrocchie vuote. Ma c’è un errore di fondo che abbiamo voluto denunciare formalmente con una Nota Tecnica inviata oggi a Mons. Roberto Repole.

La differenza che la Curia ignora Bisogna smettere di fare confusione. C’è una differenza abissale tra:

  1. L’ordinazione di uomini sposati (Viri Probati): una riforma per il futuro.

  2. La riammissione di sacerdoti regolarmente dispensati: una soluzione per l’oggi.

A Torino e in tutta Italia abbiamo migliaia di sacerdoti che hanno studiato, sono stati ordinati e che, dopo aver formato una famiglia con regolare dispensa della Chiesa, vivono ai margini. Sono uomini che la Chiesa riconosce come “sposati in Cristo”, ma ai quali proibisce di celebrare l’Eucaristia.

Perché inventare nuove figure laiche quando abbiamo già pastori formati pronti a servire? Affidare la “presidenza” della comunità a dei laici perché mancano preti celibi è un controsenso teologico. La soluzione non è clericalizzare i laici, ma restituire il ministero a chi lo ha già ricevuto.

Chiediamo a Mons. Repole coraggio: Torino diventi il laboratorio italiano per la riammissione dei sacerdoti sposati. Il Popolo di Dio ha diritto al Pane, non a complessi organigrammi burocratici.

TORINO: TRA LA RESA E IL CORAGGIO DI ANVERSA. CARO REPOLE, NON INVENTIAMO L’ACQUA CALDA. ABBIAMO GIÀ I PASTORI

Meno parroci esclusivi, accorpamenti e donne al vertice: dentro il "modello  Torino", lo 'scossone' che cambia le chiese

“Leggiamo su Cathobel e nelle dichiarazioni della @DiocesiTorino che la soluzione alla mancanza di preti sarebbero i ‘gruppi di laici formati’.

Facciamo chiarezza:

  1. Un conto è discutere dell’ordinazione di futuri sacerdoti sposati (i viri probati di Anversa).

  2. Un altro conto — molto più urgente — è la RIAMMISSIONE di chi è già sacerdote, ha seguito il regolare percorso canonico di dimissioni e dispensa, e vive un matrimonio cristiano.

Perché la Curia preferisce creare ‘équipes di coordinamento’ laiche invece di restituire all’altare uomini già formati, esperti e pronti al servizio?

La ‘presidenza del prete’ che Mons. Repole difende è proprio ciò che noi vogliamo garantire. Non vogliamo laici che facciano i preti, vogliamo che i sacerdoti (anche se sposati) tornino a fare i pastori.

L’Eucaristia è un diritto dei fedeli, non un premio per chi resta celibe.

#SacerdotiSposati #Torino #MonsRepole #Anversa2028 #Verità #Sinodo”

“Oggi @lospiffero parla di ‘Resa della Chiesa torinese’. Una resa che noi non accettiamo.

Abbiamo inviato a Mons. Repole una proposta concreta: basta burocrazia laicale, riammettiamo i sacerdoti sposati regolarmente dispensati per presidiare i quartieri e portare l’Eucaristia dove manca.

Non è più solo una questione di fede, è una questione di presenza sociale e identitaria. Se la Chiesa si ritira, altri occupano lo spazio. Monsignore, il tempo delle ‘esperimentazioni’ laiche è finito. Serve il realismo di Anversa 2028.

La nostra nota è sul tavolo. La città aspetta una risposta.

#SacerdotiSposati #Torino #LoSpiffero #MonsRepole #Anversa2028 #SettimanaSanta #ResaTorino”

DA DON SPRITZ AL CARCERE: MA CHI PENSA ALLE PARROCCHIE VUOTE?

Da Don Spritz (@donmarcopozza) che rinnega i social, al silenzio di @don_ravagnani e @doncosimoschena sulle parrocchie vuote. Il "prete influencer" è un modello al capolinea
Da Don Spritz (@donmarcopozza) che rinnega i social, al silenzio di @don_ravagnani e @doncosimoschena sulle parrocchie vuote. Il “prete influencer” è un modello al capolinea

“Oggi Don Marco Pozza ammette: ‘I social mi gratificavano ma rischiavo di perdermi’. È una confessione onesta che conferma quello che scrivo da stamattina a Don Schena e Don Ravagnani: la Chiesa non si salva con i like.

Però, caro Don Marco, non basta chiudere Instagram per risolvere la crisi. Se i preti influencer ‘tornano in canonica’, trovano comunque le canoniche vuote e le comunità senza Eucaristia. Il problema non è solo come il prete comunica, ma chi può essere prete oggi.

Il Modello Anversa 2028 di Mons. Bonny non cerca influencer, cerca padri di famiglia pronti al servizio. Il ‘ritorno alla realtà’ di cui parla Pozza deve passare per la riammissione dei sacerdoti sposati, altrimenti avremo solo preti meno social, ma sempre più soli e insufficienti per il Popolo di Dio.”

Don Giuseppe Serrone

Lettera a Don Cosimo: La Chiesa ha bisogno di Pastori, non di Eroi

@doncosimoschena, preti sposati polemica e chiuse chiuse

Lettera Aperta a Don Cosimo Schena

Caro Don Cosimo,

Ho letto con interesse la tua recente intervista in cui racconti il tuo percorso: la rinuncia al sogno di una famiglia, il dolore della tua ex fidanzata, la tua scelta di un celibato vissuto come “più grande amore”. È una storia che tocca il cuore, e rispetto profondamente la tua serenità personale.

Tuttavia, come sacerdote che da anni si batte per il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, sento il dovere di porti una domanda che esula dal tuo vissuto privato e riguarda il futuro del Popolo di Dio.

Mentre tu racconti la bellezza della tua solitudine scelta, a Torino ottanta parrocchie rischiano di restare senza Eucaristia. Mentre i media celebrano il tuo “eroismo”, ad Anversa il Vescovo Mons. Bonny annuncia che nel 2028 ordinerà uomini sposati per non lasciare i fedeli senza pastori.

Caro Don Cosimo, il sacerdozio non è un trofeo di resistenza sentimentale, ma un servizio alla comunità.

Presentare il celibato come un’estasi eroica rischia di diventare una distrazione pericolosa. La Chiesa non ha bisogno di “eroi solitari” da copertina, ma di ministri che vivano dentro la vita della gente. Se un uomo è un buon padre e un buon marito, non è forse già un testimone dell’amore di Dio? Perché la Chiesa dovrebbe privarsi del suo servizio?

Ti invito ufficialmente a un confronto pubblico. Parliamone apertamente: il futuro della Chiesa passa per la conservazione di una norma disciplinare medievale o per il coraggio di Anversa? La “prossimità” di cui parlano riviste come Silere non possum si realizza meglio in un post sui social o in un prete che condivide le gioie e i dolori della vita familiare con i suoi fedeli?

Come dice Mons. Bonny: «Dio al Giudizio non ci chiederà se abbiamo rispettato il codice di diritto canonico, ma se abbiamo dato da mangiare al Suo popolo».

Resto in attesa di un tuo cenno, con fraterno rispetto e l’augurio di una Santa Pasqua di Risurrezione per te e per la tua comunità.

Don Giuseppe Serrone Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Nessun attacco a , solo un invito al realismo. La felicità di un singolo prete è preziosa, ma la fame di Eucaristia di 80 parrocchie a Torino è un’emergenza che non può più aspettare

Lettera Aperta di Don Giuseppe Serrone (Risposta a Matzuzzi). “Obbedienza cieca o discernimento sinodale? La sfida di Anversa e il silenzio di Torino.

Matzuzzi usa una tecnica classica: dipinge il Vescovo Bonny come un "distratto" o un ribelle che crea problemi a un Papa già gravato da mille fatiche. Cita Leone XIV per blindare il celibato come "virtù indispensabile", cercando di chiudere ogni spazio di manovra teologica

Lettera Aperta di Don Giuseppe Serrone (Risposta a Matzuzzi)

Da inviare come “Lettera al Direttore” o pubblicare come editoriale.

“Caro Matzuzzi, nel suo articolo lei dipinge Mons. Bonny come un elemento di disturbo per il Santo Padre. Mi permetta di dissentire. Il vero disturbo alla Chiesa non viene da chi cerca soluzioni per garantire i sacramenti, ma da chi, in nome di un’astratta ‘perfezione’, accetta con rassegnazione la fine della presenza cristiana sul territorio.

Citare il Giubileo e la ‘continenza’ è legittimo, ma è parziale. La Chiesa è un corpo vivo, non un museo delle norme. Se il Papa accoglie sacerdoti sposati anglicani, significa che il matrimonio non è ontologicamente incompatibile con il sacerdozio. Allora, perché questa disparità?

Mons. Bonny sta facendo ciò che ogni pastore dovrebbe fare: non aspettare che l’ultima candela si spenga, ma preparare nuovi testimoni. Il Movimento Sacerdoti Sposati sostiene questa trasparenza e questo coraggio. Il ‘discernimento’ di cui parla il Vescovo di Anversa è l’unica via d’uscita per una Chiesa che non vuole morire di burocrazia.”

Don Giuseppe Serrone

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Il vaticanista Matteo Matzuzzi, dalle colonne del Foglio, prova a “richiamare all’ordine” Mons. Bonny, suggerendo che il Vescovo di Anversa si sia distratto rispetto alle parole del Papa sul celibato. Ma chi è davvero distratto?

Matzuzzi cita la “perfetta continenza” come virtù indispensabile, dimenticando però un dettaglio che la storia e la cronaca non possono ignorare:

  1. La Chiesa ha già preti sposati: Roma accoglie regolarmente ex pastori anglicani sposati, ordinandoli sacerdoti cattolici. Il Papa è “distratto” anche in quel caso? O la dottrina vale solo quando serve a escludere i propri figli?

  2. Il primato della missione: Mons. Bonny non sfida il Papa, ma applica il Mandato di Cristo: “Andate e predicate”. Se le parrocchie chiudono e l’Eucaristia scompare, la “prudenza pastorale” impone di trovare nuovi operai per la vigna, come indicato dal Documento finale del Sinodo.

  3. Il Discernimento Locale: Come scrive Bonny, il Popolo di Dio sa chi sono i buoni candidati. Ignorare lo Spirito che parla attraverso le comunità per difendere una norma disciplinare (e non dogmatica) del Medioevo è la vera distrazione.

Mentre i vaticanisti romani si preoccupano della “scrivania del Papa”, ad Anversa ci si preoccupa delle anime. E a Torino? Si continua a preferire la serranda abbassata delle chiese piuttosto che il ritorno all’altare dei preti sposati.

La domanda non è se Bonny abbia ascoltato il Papa, ma se la Chiesa stia ascoltando lo Spirito che grida dalle comunità deserte.

“La grafica che vedete in testa a questo articolo parla chiaro: da una parte le lenti di chi guarda solo i documenti polverosi, dall’altra il volto di un Pastore (Mons. Bonny) che guarda in faccia i suoi fedeli. La Chiesa non è un club per celibi, ma il Popolo di Dio che ha diritto al Pane della Vita.”

Crisi delle vocazioni e modelli di leadership: il caso Torino vs Anversa

A torno no ai preti sposati. Bergio con anversa apre

La gestione della crisi del clero in Europa sta delineando due modelli opposti di governance ecclesiale.

📍 A Torino, il Cardinale Roberto Repole affronta il dimezzamento dei sacerdoti affidando la gestione di 80 parrocchie a team di laici (sposati, lavoratori, pensionati). Una scelta pragmatica per evitare la chiusura fisica delle strutture, ma che solleva un tema di natura sacramentale: la comunità resta senza la celebrazione dell’Eucaristia.

📍 Ad Anversa (Belgio), Monsignor Johan Bonny sceglie una strada diversa: annuncia l’intenzione di ordinare sacerdoti uomini sposati entro il 2028. Per Bonny, la questione non è “se”, ma “quando” integrare il clero uxorato per garantire la vita sacramentale delle comunità.

Il Paradosso del “Doppio Binario” Come Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati, abbiamo offerto alla Diocesi di Torino la disponibilità di sacerdoti già ordinati, con regolare dispensa e formazione teologica, pronti a servire gratuitamente. La risposta? Una chiusura basata su un “orientamento del Magistero” che però, paradossalmente, non viene applicato ai sacerdoti anglicani sposati accolti regolarmente nel ministero cattolico.

Domande per il dibattito:

  1. È efficiente, dal punto di vista pastorale, preferire parrocchie senza Messa piuttosto che integrare sacerdoti validamente ordinati ma sposati?

  2. Perché la “dispensa papale” è uno strumento immediato per gli ex-anglicani e un tabù per i preti cattolici di rito latino?

  3. Il modello Anversa rappresenta l’unica vera strategia di “risk management” per il futuro della Chiesa in Occidente?

La Chiesa del futuro non può prescindere da una riflessione onesta sulla gestione delle proprie risorse umane e sulla coerenza delle proprie norme disciplinari.

#LeadershipEcclesiale #CrisisManagement #SacerdotiSposati #Torino #Anversa #VaticanNews #DirittoCanonico #InnovazioneSociale

“Non è più un caso locale: Anche la Svizzera accende i riflettori sui Sacerdoti Sposati”

Oltre i confini: Il caso dei Sacerdoti Sposati diventa un dibattito europeo
Da Torino a Lugano, la Chiesa davanti al bivio del rinnovamento

🌍 IL CASO TORINO DIVENTA INTERNAZIONALE! Anche la RSI – Radio Televisione Svizzera accende i riflettori sulla nostra battaglia. Mentre in Italia si tenta di mantenere il silenzio, oltre confine il dibattito esplode: il celibato sacerdotale è a un bivio.

La Svizzera guarda con attenzione al nostro appello. Se la Chiesa vuole un futuro, deve avere il coraggio del rinnovamento. Non siamo più soli. 🇨🇭🇮🇹

#RSI #SvizzeraItaliana #SacerdotiSposati #InformazioneLibera #ChiesaAlBivio #DonGiuseppeSerrone #Torino

“Non è più un caso locale: Anche la Svizzera accende i riflettori sui Sacerdoti Sposati”

“Il dibattito che abbiamo sollevato a Torino ha ormai varcato i confini nazionali, trovando un’eco autorevole nella Svizzera Italiana. La RSI (Radio Televisione Svizzera) ha recentemente dedicato un approfondimento dal titolo emblematico: ‘Celibato sacerdotale, la Chiesa al bivio tra tradizione e rinnovamento’.

La testata elvetica conferma quanto da noi sostenuto: la crisi del ministero non è un problema burocratico, ma una sfida esistenziale per la Chiesa. Citando il nostro appello, la RSI sottolinea come le voci dei sacerdoti sposati stiano riaccendendo una fiammella di speranza in tutto l’arco alpino e oltre.

Questo interesse internazionale dimostra che la risposta della Curia di Torino non è solo una questione locale, ma una posizione che stride con il sentire comune di un’Europa che guarda avanti. Se il Belgio pianifica nuove ordinazioni e la Svizzera analizza il bivio del rinnovamento, perché l’Italia sceglie ancora l’immobilismo?”

🔴 AGGIORNAMENTO: L’eco della nostra iniziativa ha superato i confini nazionali. La Radio Televisione Svizzera Italiana (RSI) ha dedicato un approfondimento al tema, citando il nostro appello e ponendo la Chiesa davanti a una scelta storica tra tradizione e rinnovamento. Il caso dei Sacerdoti Sposati non è più una questione locale, ma un dibattito europeo che non può più essere ignorato.

LA NOTOZIA

Di Redazione Informazione LiberaLunedì, Marzo 2026

Mentre la Chiesa universale riflette sul cammino sinodale, a Torino si consuma un paradosso che interroga fedeli e osservatori: la Diocesi preferisce affidare la gestione delle comunità ai laici piuttosto che riammettere al ministero i sacerdoti sposati. Una scelta che, se da un lato cerca di arginare il crollo delle vocazioni, dall’altro solleva interrogativi sulla coerenza sacramentale e pastorale.

L’emergenza a Torino: 80 parrocchie senza guida clericale

L’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Roberto Repole, ha recentemente annunciato una riorganizzazione drastica: circa 80 parrocchie saranno gestite da team di laici sposati, lavoratori o pensionati. La crisi è innegabile: i sacerdoti sono dimezzati e le strutture rischiano il lucchetto. Tuttavia, questa soluzione trasforma la parrocchia in un centro servizi, privandola spesso del cuore pulsante della fede cattolica: la celebrazione dell’Eucaristia.

La risposta della Curia: un “No” che divide

Il Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati, attraverso il suo fondatore Don Giuseppe Serrone, ha inviato una proposta formale di collaborazione gratuita alla Curia di Torino. La disponibilità è chiara: sacerdoti validamente ordinati, con una solida formazione e un’esperienza di vita familiare, pronti a tornare all’altare per servire il popolo di Dio.

La risposta della Segreteria Arcivescovile è stata però un gelido “no”. Motivazione? “Non consta un orientamento alla riammissione”. Una chiusura burocratica che ignora una realtà già presente nella Chiesa: quella dei sacerdoti ex-anglicani o di rito orientale che, pur essendo sposati, esercitano regolarmente il ministero. Perché per loro la dispensa papale è uno strumento di accoglienza, mentre per i preti di rito latino è un muro invalicabile?

Il vento del cambiamento soffia dal Belgio

Nello stesso momento in cui Torino si chiude, ad Anversa si apre una nuova speranza. Monsignor Johan Bonny ha dichiarato pubblicamente l’intenzione di ordinare sacerdoti uomini sposati entro il 2028. Per il Vescovo belga, la questione non è “se”, ma “quando”. Bonny definisce la riforma del celibato urgente per rispondere alla realtà di una Chiesa che vuole restare vicina alla gente.

Formal Support and Proposal for Collaboration – International Movement of Married Priests

To His Excellency Most Rev. Johan Bonny, Bishop of Antwerp,

Your Excellency,

We have learned with great hope and interest of your recent public letter regarding the ordination of married men by 2028. Your courage in addressing the vocational crisis and the synodal path is a beacon of light for the universal Church.

The International Movement of Married Priests, founded in 2003 by Don Giuseppe Serrone, wishes to formally offer its full support to your initiative. For over twenty years, we have advocated for the “double path” (celibate and married clergy), highlighting the paradox of the Roman Church: welcoming married Anglican and Eastern priests while excluding its own married sons from active ministry.

Our Movement represents thousands of validly ordained priests who, like those you envision for 2028, have a family and a professional life, but never lost their vocation. We believe that our experience could be a valuable resource for your “pilot project” in Antwerp.

We would be honored to establish a channel of communication with your Diocese to:

  1. Share our database of theological and pastoral reflections on the married priesthood.

  2. Discuss the legal and canonical challenges of readmitting priests already ordained but currently inactive due to marriage.

  3. Offer the availability of our members for international pastoral collaboration.

The Church does not need to wait for 2028 to see that married priests are ready to serve. We are here, and we are ready now.

We look forward to a possible meeting or a digital exchange to join forces in this common cause for the future of the People of God.

In fraternal Christ,

Don Giuseppe Serrone Founder of the International Movement of Married Priests Rome, Italy

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Soutien formel et proposition de collaboration – Mouvement International des Prêtres Mariés

Soutien formel et proposition de collaboration – Mouvement International des Prêtres Mariés

À Son Excellence Mgr Johan Bonny, Évêque d’Anvers,

Excellence,

C’est avec beaucoup d’espoir et un vif intérêt che nous avons pris connaissance de votre récente lettre publique concernant l’ordination d’hommes mariés d’ici 2028. Votre courage pour affronter la crise des vocations e le chemin synodal est une lumière pour l’Église universelle.

Le Mouvement International des Prêtres Mariés, fondé en 2003 par Don Giuseppe Serrone, souhaite vous offrir officiellement son plein soutien. Depuis plus de vingt ans, nous militons pour le « double chemin » (clergé célibataire et marié), en soulignant le paradoxe de l’Église romaine : accueillir des prêtres anglicans et orientaux mariés tout en excluant ses propres fils mariés du ministère actif.

Notre Mouvement représente des milliers de prêtres validement ordonnés qui, comme ceux que vous envisagez pour 2028, ont une famille et une vie professionnelle, mais n’ont jamais perdu leur vocation. Nous pensons que notre expérience pourrait être une ressource précieuse pour votre « projet pilote » à Anversa.

Nous serions honorés d’établir un canal de communication avec votre diocèse pour :

  1. Partager notre base de données de réflexions théologiques et pastorales sur le sacerdoce marié.

  2. Discuter des défis juridiques et canoniques de la réintégration des prêtres déjà ordonnés.

  3. Offrir la disponibilité de nos membres pour une collaboration pastorale internationale.

L’Église n’a pas besoin d’attendre 2028. Nous sommes ici, et nous sommes prêts dès maintenant.

Dans l’attente d’un éventuel échange, nous vous prions d’agréer, Excellence, l’expression de notre fraternelle considération en Christ.

Don Giuseppe Serrone Fondateur du Mouvement International des Prêtres Mariés Rome, Italie