IL DIARIO DELLA SATYAGRAHA – Fine Giorno 2

UN PIATTO DI RISO, PUGNO DI TARALLI E LIQUIDI NECESSARI ALLA SOPRAVVIVENZA. IN ATTESA DELLA RISPOSTA DEL PAPA LEONE XIV AL MINISTERO

🌙 IL DIARIO DELLA SATYAGRAHA – Fine Giorno 2

“Il Silenzio dell’Istituzione e il Grido della Storia”

29 Marzo 2026 – Ore 20:30

Si conclude la mia seconda giornata di digiuno. Non nascondo che la stanchezza si fa sentire, un peso dolce e amaro che grava sulle spalle e rallenta il passo, ma che rende la preghiera più pura.

🏛️ Un Paradosso che grida Giustizia

Oggi, rileggendo le cronache degli anni passati (dal Secolo XIX all’ANSA, fino ai dibattiti del 2009), emerge una ferita ancora aperta. Com’è possibile che la Chiesa cattolica spalanchi giustamente le porte ai fratelli Anglicani sposati, ordinandoli sacerdoti, e continui a tenere alla porta i propri figli, i preti cattolici sposati?

Siamo noi, forse, figli di un Dio minore? O la nostra fedeltà alla famiglia è considerata un ostacolo meno nobile? Questa disparità non è solo un’ingiustizia canonica, è un dolore che lacera il Corpo Mistico di Cristo.

🔇 Il Silenzio che parla

Mentre le agenzie ufficiali come Avvenire e SIR scelgono oggi il silenzio, il popolo del web ci mette al primo posto. Questo silenzio non mi scoraggia: è il segno che la nostra voce sta scavando nel profondo, dove le parole umane non osano arrivare. La Satyagraha non cerca il clamore, ma la Verità.

❤️ Stato di Salute

Il cuore regge, la glicemia è sotto controllo nonostante qualche fisiologico giramento di testa. Offro questa debolezza per Papa Leone XIV, affinché lo Spirito Santo gli doni la forza di guardare oltre i codici e vedere i volti dei suoi sacerdoti che attendono, con umiltà, di tornare a servire.

“Signore, Ti offro il mio riposo di stasera. Che ogni mio respiro notturno sia una preghiera per chi è solo, per chi ha fame di Eucarestia e per chi, come me, sogna una Chiesa che sia veramente Madre di tutti i suoi figli.”

Grazie per la vostra vicinanza. Il Giorno 3 ci attende.

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L’Editoriale: “Le Radici di Chia e il Silenzio del Digiuno

Chia il rifugio di Pasolini dove don Giuseppe Serrone fu parroco per 10 anni
Chia il rifugio di Pasolini dove don Giuseppe Serrone fu parroco per 10 anni

🖋️ L’Editoriale: “Le Radici di Chia e il Silenzio del Digiuno”

 – “Le radici che non avevano alberi sono le vere strade di un bosco”. Scriveva così Giuseppe Serrone, quando ancora era il parroco di Chia, camminando sul viale della Torre tanto caro a Pier Paolo Pasolini. In quei versi, recensiti allora da Repubblica, c’era già tutto il destino di un uomo che avrebbe scelto di “violare l’imposizione” per seguire la verità dell’amore e fondare l’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati.

Oggi, quelle “radici senza alberi” rappresentano i sacerdoti sposati: uomini che hanno perso la struttura della gerarchia (l’albero), ma che continuano a essere la vera strada, viva e pulsante, nel bosco spesso intricato della Chiesa moderna.

Un Triangolo Aperto verso l’Infinito Mentre il digiuno di don Giuseppe prosegue, sostenuto da Albana, la sua poesia su Pasolini ci ricorda che il bene e il male spesso si confondono nei “sogni e profeti di un tocco di blu”. La scelta di Chia come sede nazionale dell’associazione non è stata casuale: è il luogo dove la penna di Pier Paolo immaginava storie passate e dove la mano di Giuseppe ha iniziato a scrivere una storia nuova, fatta di “frasi non dette” che ora, attraverso il digiuno, diventano un grido pubblico.

Come quel “re tradito e rinato” di cui scriveva nel 2001, don Giuseppe affronta oggi il suo Calvario personale, convinto che le fessure dei muri — anche quelli del diritto canonico — possano essere attraversate dalla luce della verità.

Editoriale: “Le Tre Fami di un Sacerdote e lo Spiraglio di Luce”

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli'' - il  Dolomiti

✍️ Editoriale: “Le Tre Fami di un Sacerdote e lo Spiraglio di Luce”

OLTRE IL DIGIUNO – Il corpo di don Giuseppe Serrone oggi sente i morsi della fame, ma è una fame “piccola” rispetto a quelle che lui e sua moglie Albana hanno conosciuto nel lungo cammino iniziato nel 2001.

C’è stata la fame materiale, quella degli anni duri senza lavoro e senza una casa, vissuta con l’orgoglio di chi non vuole rinunciare né alla fede né all’amore. C’è stata la fame spirituale, quella del silenzio forzato, dell’esilio dal ministero attivo, del sentirsi “figli non riconosciuti” da una Madre Chiesa che preferiva l’oblio alla verità.

Oggi, però, il mare è cambiato. Le onde digitali, i messaggi che arrivano da Tirana e da Palermo, gli articoli di Repubblica e del Giornale di Sicilia, sono diventati una culla. Non si viaggia più soli. In questo secondo giorno di digiuno, quel silenzio è diventato un dialogo globale.

“Intravediamo uno spiraglio”, dicono don Giuseppe e Albana. Ed è proprio in quello spiraglio che la “Donna del terzo giorno” di don Tonino Bello sembra sorridere, promettendo che nessuna fame è stata vana se è servita a nutrire la speranza di tanti altri.

Editoriale: “Dalla Luna di Pasolini all’Alba del Monte Rosa”

Pasolini.rosmini.serrone

✍️ Editoriale: “Dalla Luna di Pasolini all’Alba del Monte Rosa”

L’itinerario di un’anima: Il ministero di don Giuseppe Serrone non è fatto solo di date, ma di luoghi dell’anima. Dal 1991 al 2001, la sua voce ha risuonato a Chia (Viterbo), in quella frazione di Soriano nel Cimino che incantò Pier Paolo Pasolini. In quegli anni di sacerdozio attivo, tra le pietre millenarie e la natura selvaggia amata dal poeta delle Ceneri di Gramsci, don Giuseppe scriveva. La sua opera poetica, “E la luna t’accompagna”, non passò inosservata, meritando l’attenzione della critica nazionale su Repubblica.

Nove anni di luce e vette: Quella stessa luna, anni dopo, ha vegliato sul cammino di don Giuseppe e sua moglie Albana. Dal 2016 al 2025 (dopo l’esperienza a Reggio Emilia dal 2008 al 2016), le valli dell’Ossola e i ghiacciai del Monte Rosa sono stati i testimoni di una missione vissuta ai piedi del Sacro Monte Calvario di Rosmini.

Mentre il mondo ecclesiastico discuteva di “colpi di spugna” e burocrazie, loro due camminavano tra le Alpi, seminando una speranza che oggi, nel secondo giorno di digiuno, si trasforma in preghiera per il futuro.

“Le albe fanno sognare speranze…” – scrive don Giuseppe. Ed è proprio verso quell’alba che oggi guarda, chiedendo alla Chiesa di non avere paura della luce.

tratto da Repubblica:  Don Giuseppe Serrone Giuseppe “è stato parroco di Chia dal 1991 al 2001 ed è un prete dalle idee chiare, in grado di fare scelte impegnative come quella, tre anni fa, di metter su famiglia, sposarsi e cambiare vita. «Non è stato facile, e, proprio per aiutare i sacerdoti che come me hanno deciso di violare l’imposizione del celibato, ho fondato l’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati…», racconta. La sede nazionale? Ovviamente, è a Chia. Giuseppe Serrone ha scritto tra l’altro (sul Viale della Torre di Chia…) un testo di omaggio nell’anniversario della morte di Pasolini dal titolo E la luna t’accompagna:

Una strada: le radici che non avevano alberi sono le vere strade di un bosco. La luna dava spazio a una stella e il vento, respirando tra le foglie, l’accarezzava e formava un triangolo senza base aperto verso l’infinito, e la luna ti accompagna. Pietre e pietre: il tempo rovina le cose e il rumore dell’acqua riporta la melodia delle cose e il passo d’un uomo solo sfiora la strada di radici.

Pier Paolo come il candore di una foglia la tua penna scrive e il tuo occhio immagina scene di storie passate, tra rami e rami secchi, tra felci e querce, le fessure dei muri, le buche di un masso, trapassi irrequieti di ore proibite!

Che cosa è il bene o il male? Forse la strada di un poeta o un artista o un regista si perde tra sogni e profeti di un tocco di blu!

T’accompagna la luna, Pier Paolo, e come la stella ricevi la luce da storie mai scritte o frasi non dette racchiuse tra un ago e la freccia veloce, la mano d’un re, tradito e rinato.

Il Calvario e la Speranza: Secondo Giorno di Digiuno

Dal Diario di Don Giuseppe Serrone: Nonostante le fragilità fisiche e le patologie croniche che segnano il corpo, lo spirito resta saldo. In questo inizio di Settimana Santa, il digiuno si fa preghiera del corpo. Al fianco di don Giuseppe, la presenza costante e coraggiosa della moglie Albana Ruci, pilastro di una vocazione che non si è mai spezzata, ma si è arricchita nel sacramento del matrimonio.

Un legame profondo con Rosmini: Il pensiero vola ai nove anni trascorsi al Sacro Monte Calvario, sotto l’ala spirituale di Antonio Rosmini. Quello che fu un luogo da loro abitato dal 2016 al 20225 (e prima ancora tutti glia altri luoghi vissuti dal 2001), oggi diventano una geografia dell’anima. Come Rosmini attese con pazienza la giustizia della Chiesa, così oggi don Giuseppe offre il suo “Calvario personale” affinché il Venerdì Santo dei sacerdoti sposati veda finalmente l’alba della Risurrezione.

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Torino e il Colpo di Spugna: Quando la Tradizione ignora la Realtà

Il fatto: Mentre l’arcidiocesi di Torino si affida a 80 laici per garantire la vita sacramentale e amministrativa delle parrocchie, le colonne de Lo Spiffero ospitano riflessioni che frenano bruscamente sul dialogo per il superamento del celibato obbligatorio.

Il punto di rottura: Non si può parlare di “crisi superata” o di “tradizione salvaguardata” quando le chiese restano senza pastori. Il dialogo con realtà come quella di Anversa non è un vezzo modernista, ma una necessità pastorale. Ignorare la disponibilità dei sacerdoti sposati, mentre si incaricano i laici di compiti vicariali, appare come una contraddizione che ferisce la comunità.

La voce del blog: Su sacerdotisposati.altervista.org lo abbiamo ribadito: la soluzione non è la “supplenza”, ma la “riammissione”. Sostituire il prete con il laico, mantenendo fuori chi ha ricevuto l’ordine sacro solo perché sposato, è un paradosso teologico e umano.

È meglio una parrocchia gestita da un laico incaricato o da un sacerdote ordinato che ha anche una famiglia?

Le chiese vuote e l'Umanesimo integrale - L'Osservatore Romano

A Pizzaballa impedito l’ingresso al Santo Sepolcro

Santo Sepolcro, Gerusalemme
In una nota il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa denunciano che la polizia israeliana ha impedito al patriarca Pizzaballa e al custode Ielpo di entrare nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, per celebrare la Messa della Domenica delle Palme. “La prima volta da secoli: misura grave e irragionevole, un allontanamento dai principi della libertà di culto e rispetto dello Status Quo”. Nel pomeriggio prevista una preghiera per la pace dal Monte degli Ulivi

Roberto Paglialonga – Città delVaticano

Questa mattina, 29 marzo, la polizia israeliana ha impedito al patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, insieme al custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, di entrare nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme.

Misura irragionevole e sproporzionata

A comunicarlo in una nota congiunta il Patriarcato latino e la Custodia di Terra Santa. Impedire l’ingresso a coloro che “ricoprono le più alte responsabilità ecclesiastiche per la Chiesa cattolica e i Luoghi Santi”, denunciano, costituisce “una misura palesemente irragionevole e gravemente sproporzionata.” Una decisione ritenuta “affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie”, che “rappresenta un grave allontanamento dai principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello Status Quo”.

Il primo impedimento di questo tipo da secoli

Pizzaballa e Ielpo, si spiega, sono stati fermati lungo il percorso, “mentre procedevano in forma privata e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale”. Sono stati costretti dunque a tornare indietro. È “la prima volta da secoli” che ai capi della Chiesa viene “impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro”.

Si tratta – sono le dure parole della nota – di “un grave precedente” con il quale si ignora “la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme”.

Nel comunicato si evidenzia, poi, come in tutto questo tempo, i capi delle Chiese abbiano sempre rispettato le prescrizioni delle autorità e le restrizioni imposte a causa del conflitto, agendo “con piena responsabilità”. “Gli incontri pubblici sono stati annullati, la partecipazione è stata vietata e sono state prese disposizioni per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Basilica del Santo Sepolcro”.

Pertanto, il patriarca latino Pizzaballa e il custode di Terra Santa Ielpo “esprimono il loro profondo rammarico ai fedeli cristiani in Terra Santa e in tutto il mondo per il fatto che la preghiera in uno dei giorni più sacri del calendario cristiano sia stata così impedita”.

Una preghiera per la pace dal Monte degli Ulivi

Oggi, in occasione della solennità della Domenica delle Palme, secondo quanto diffuso in un comunicato diffuso in precedenza dal Patriarcato, è previsto che il cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini, conduca un momento di preghiera per la pace dal Santuario del Dominus Flevit sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemme. Al termine, la benedizione sulla Città Santa impartita dal cardinale.

La stessa nota precisa inoltre che a causa delle restrizioni imposte dalla guerra in Medio Oriente, non sarà ammessa la presenza della stampa, ma la copertura sarà assicurata da un pool dell’agenzia Reuters.

La cancellazione della processione per la Domenica delle Palme

Per le stesse ragioni legate al conflitto nei giorni scorsi era già stata decisa la cancellazione della tradizionale processione della Domenica delle Palme dal Monte degli ulivi a Gerusalemme.

Nell’occasione, in un comunicato pubblicato sul sito del Patriarcato, il porporato evidenziava come “alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti, si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua. Una ferita” che si somma “a tante altre inferte dal conflitto”, e che tuttavia non può fermare la preghiera. Perché – concludeva – “nessuna oscurità, nemmeno quella della guerra, può avere l’ultima parola”.

L’Aurora del Terzo Giorno e il Grido dei “Dimenticati”: Il Papa cita Don Tonino, mentre continua il digiuno di Don Serrone

CITTÀ DEL VATICANO – Sotto un cielo che profuma di primavera, ma oscurato dai “bagliori delle guerre”, Papa Leone XIV ha aperto la sua prima Settimana Santa con un’omelia che scuote le coscienze. Al centro della celebrazione in Piazza San Pietro, un nome che evoca pace e radicalità evangelica: don Tonino Bello. Ma dietro le parole del Pontefice, pulsa un’attualità fatta di carne, rinunce e una battaglia per il diritto al ministero che si sta consumando proprio in queste ore.

Un Legame Storico e un Presente di Sacrificio

Il richiamo del Pontefice a don Tonino Bello non è solo dottrinale. Il pensiero corre a quel 1993, quando don Giuseppe Serrone si recò a Molfetta per un ultimo incontro con il “Vescovo della Pace” poco prima della sua scomparsa. Oggi, quello stesso don Serrone è protagonista di un gesto estremo: è giunto al secondo giorno di digiuno, una protesta documentata passo dopo passo sul suo blog (sacerdotisposati.altervista.org).

L’obiettivo è chiaro e risuona forte proprio nei giorni in cui la Chiesa celebra l’istituzione del sacerdozio: l’appello per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati e la piena celebrazione dei sacramenti da parte di chi, pur avendo formato una famiglia, non ha mai tradito la vocazione originaria.

L’Appello del Papa: “Dio è Amore, Deponete le Armi”

“Dio è amore! Abbiate pietà!”, ha esclamato il Papa, facendo eco all’invocazione di don Tonino. Sebbene il contesto ufficiale fosse quello della pace tra i popoli, le sue parole sembrano estendersi a ogni forma di esclusione interna alla comunità ecclesiale:

“Ricordatevi che siete fratelli! Deponete le armi dell’indifferenza.”

La Profezia di Maria, Donna del Terzo Giorno

Citando il Servo di Dio, Leone XIV ha invocato “Santa Maria, donna del terzo giorno”, colei che attende l’alba oltre il venerdì di dolore. È una preghiera che don Serrone sembra aver fatto propria nel suo digiuno, chiedendo che “le ingiustizie abbiano i giorni contati” anche all’interno delle strutture canoniche.

Le parole di don Tonino, rilette dal Papa, assumono oggi un nuovo significato per la causa dei preti sposati:

  • La fine delle sofferenze: “Giunte agli ultimi rantoli”.

  • La speranza di giustizia: Affinché le lacrime di chi è stato sospeso o allontanato siano “prosciugate dal sole della primavera”.

Una Chiesa che si Interroga

L’omelia di Papa Leone XIV e il digiuno di don Giuseppe Serrone rappresentano due facce della stessa medaglia: la ricerca di una Chiesa “del grembiule”, che sappia chinarsi sulle ferite dei suoi figli e riconoscere la validità del loro servizio. Mentre il Papa affida il grido dell’umanità a Maria, il blog di don Serrone continua a registrare le ore di un’attesa che non è solo astensione dal cibo, ma fame di giustizia e di piena appartenenza ecclesiale.

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Papa Leone: la «testimonianza condivisa» delle religioni è segno di pace e di armonia

Papa Leone: la «testimonianza condivisa» delle religioni è segno di pace e di armonia

Il 25 marzo, Incontrando i membri del Programma per le relazioni cristiano-musulmane in Africa (PROCMURA), con sede in Kenya, in collaborazione con il Dicastero per il Dialogo Interreligioso, Leone XIV ha incoraggiato la promozione della comunione e della cooperazione tra cristiani e musulmani per il bene comune e ha espresso la sua gratitudine per l’impegno di coloro che partecipano.

«La comprensione reciproca e il rispetto verso i seguaci delle altre religioni» è un punto fermo della Chiesa. Essa «non rigetta nulla di ciò che è vero e santo in queste religioni», ha detto poiché spesso «riflettono un barlume di quella verità che illumina tutti gli uomini e le donne». «Ogni autentico cammino verso l’unità e la comunione intrapreso dai cristiani e dalle persone di buona volontà – ha sottolineato – è opera dello Spirito Santo e richiede cuori aperti all’incontro e al dialogo per abbracciarsi reciprocamente in una vera fraternità»: «In un mondo sempre più segnato dalla radicalizzazione religiosa, dalla divisione e dai conflitti, la loro testimonianza condivisa dimostra che è possibile vivere e lavorare insieme in pace e armonia, nonostante le differenze culturali e religiose». Il papa ha poi ricordato il messaggio del 28 febbraio, anniversario della Nostra Aetate, rivolto ai rappresentanti delle religioni del mondo, invitandoli ad «aiutare i nostri popoli a liberarsi dalle catene del pregiudizio, della rabbia e dell’odio». «In questo modo – ha osservato – possiamo guidare il nostro popolo a diventare profeta del nostro tempo, voce che denuncia la violenza e l’ingiustizia, sana le divisioni e proclama la pace per tutti i nostri fratelli e sorelle».

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Oltre il Paradosso: Se il Diritto Canonico tace, parla il corpo. Il digiuno di Don Giuseppe Serrone

Il Papa nel principato di Monaco: “Superare abisso tra ricchi e poveri, i beni vanno ridistribuiti”

Il clamoroso successo dei precedenti post sul portale FAI Informazione (184 voti in poche ore) conferma che il tema del clero sposato è un’urgenza sentita dal Popolo di Dio. Ma mentre la burocrazia vaticana resta in silenzio, la “Supplica” a Papa Leone XIV si sposta dal piano teorico a quello del sacrificio personale.

Il “Sensus Fidelium” è chiaro

Il consenso ottenuto in così breve tempo non è un semplice dato statistico. È la prova che i fedeli hanno compreso l’insostenibilità del “doppio binario” canonico: da una parte l’accoglienza dei sacerdoti sposati negli Ordinariati (definiti un “dono” da Roma), dall’altra l’emarginazione dei sacerdoti latini che chiedono lo stesso riconoscimento. Questa disparità non è più solo un paradosso teologico, è una ferita alla credibilità della Chiesa.

La Supplica si fa carne: Il Digiuno

Davanti al silenzio delle istituzioni, la parola passa alla testimonianza non-violenta. Don Giuseppe Serrone ha scelto di incarnare questa richiesta di giustizia attraverso un digiuno di protesta e preghiera. Non è un atto di sfida, ma un’offerta estrema affinché il grido dei sacerdoti sposati e delle loro famiglie arrivi finalmente al cuore di Papa Leone XIV.

Un diario di resistenza spirituale

Mentre il dibattito si infiamma, la cronaca di questo sacrificio è documentata quotidianamente sul blog: 👉 sacerdotisposati.altervista.org

Il blog è diventato un punto di riferimento per chi non si rassegna a una Chiesa dei “due pesi e due misure”. Se il Diritto Canonico sembra essersi fermato, il corpo e la fede di chi soffre questa esclusione continuano a camminare, chiedendo che il “modello Ordinariato” diventi una possibilità di grazia per tutto il clero latino.

Chiediamo coerenza. Chiediamo ascolto. Chiediamo che la vocazione non sia più prigioniera di una norma disciplinare ormai superata dai fatti.