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NAPOLI, IL PAPA E L’ANTIDOTO AL “PRETE FUNZIONARIO”: I PRETI SPOSATI

Grazie ai dettagli emersi dall’incontro di ieri a Napoli (fonte Silere non possum), il messaggio di Papa Leone XIV al clero si fa ancora più chiaro. Il Santo Padre ha messo in guardia da un rischio mortale: trasformare il sacerdozio in un mestiere, in una gestione burocratica dei sacramenti.

🏗️ IL CUORE OLTRE L’UFFICIO

Papa Leone ha chiesto ai preti di essere “pastori con l’odore delle pecore” e non “funzionari dell’ufficio parrocchiale”. Il Cantiere della Riammissione risponde:

  • La Vita che educa: Cosa educa il cuore più della cura dei figli e della responsabilità verso una compagna? Il prete sposato non può essere un funzionario, perché la sua vita è un continuo esercizio di mediazione, pazienza e amore concreto.

  • Umanità Piena: Se il Papa chiede di “umanizzare” il clero, la riammissione dei sacerdoti sposati è la via maestra. Non siamo “distaccati” dalla realtà, ma immersi in essa.

📔 CONTRO LA “SINDROME DELLE PORTE CHIUSE”

Il Papa ha esortato a tenere le porte delle chiese aperte. Noi chiediamo che vengano riaperte le porte del ministero a chi, per amore, ha scelto la famiglia. Come sottolineato a Napoli, la Chiesa non deve aver paura della modernità se è radicata nel Vangelo. E nel Vangelo, i primi apostoli erano uomini di famiglia.

“Un prete che ama la propria famiglia è un prete che sa come amare la propria comunità. La riammissione è la fine del ‘funzionariato’ e l’inizio di una paternità universale.”

Al Conclave era già tutto Prevost

lespresso.it

Quando l’8 maggio del 2025 alle 18 le telecamere di mezzo mondo sono puntate sul comignolo della Cappella Sistina, la tensione di milioni di persone con la testa all’insù si scioglie in un applauso davanti alla comparsa di un piccolo gabbiano.

La fumata bianca che ne segue lo disorienta, come il miliardo e 400 milioni di cattolici nel mondo; ma per una coincidenza, il piumaggio grigio di quel pulcino, prima del suono del Campanone di piazza San Pietro, è la resa cromatica di come nelle prime ore viene percepita dal mondo l’elezione di Leone XIV, arrivata alla quarta votazione in appena un giorno di isolamento cum clave dei cardinali. Né bianca né nera: tutti, stampa compresa, non se l’aspettavano.

Del 267esimo pontefice della chiesa cattolica si sapeva poco, il suo cursus honorum restava sottotraccia, figuriamoci il suo pensiero. Persino The College of Cardinals report, il controverso rapporto stilato con la pretesa di fare trasparenza tra i papabili nei giorni delle congregazioni generali, alla voce Prevost ha poco da dire sui temi spinosi con cui è stato puntellato il papato di Francesco. Poco Leone, quindi, come suggerirebbe il nome che risuona alle 19:15 dalla Loggia delle benedizioni. Piuttosto un dark horse, l’incognita su cui pare aver scommesso il Collegio cardinalizio. Questa è l’eco dei media.

Ma come spiegano nel libro “L’ultimo Conclave. La sorpresa di Francesco” (Lindau) Gerard O’Connell ed Elisabetta Piqué, entrambi vaticanisti di lungo corso per testate estere, gran parte dei 133 cardinali elettori ha avuto le idee piuttosto chiare se già al secondo scrutinio le preferenze per l’allora cardinale Prevost si sarebbero consolidate: «Abbiamo parlato con tanti cardinali, alcuni non citati nel libro. Eravamo molto attenti a non far uscire informazioni confidenziali che avrebbero potuto mettere in difficoltà qualcuno», spiegano entrambi, ai quali persino alcuni vaticanisti hanno rinfacciato di aver «influenzato il conclave» per un articolo che smontava la candidatura di Pietro Parolin, dato con un vantaggio solo fuori dalla Sistina, evidentemente.

Ma partiamo dall’elezione di papa Leone XIV, cardinale low profile dalla doppia cittadinanza statunitense e peruviana. Come spiega O’Connell: «Si era già visto nel 2013, quando Bergoglio non era stato considerato un papabile, quasi avesse perso l’occasione del 2005, al punto che in tanti si aspettavano venisse eletto Angelo Scola», come testimonia il telegramma di auguri inviato per errore dalla Cei al porporato italiano. Nell’ultimo Conclave a confermare il proverbio «chi entra papa esce cardinale» ci ha pensato il cardinale decano Giovanni Battista Re che, alla fine della Missa Pro Eligendo Pontifice da lui officiata, si è rivolto al cardinale Pietro Parolin con «doppi auguri», per taluni un’avventatezza con il Conclave ancora non iniziato.

O’Connell e Piqué spiegano che il cardinale segretario di Stato partiva favorito secondo la maggior parte della stampa, specialmente italiana: «Se qualcuno avesse fatto una survey all’interno del Vaticano, la maggior parte degli addetti in Segreteria di Stato era certa venisse eletto Parolin. In sala stampa tutti se lo aspettavano. Come già nel 2013, anche nel 2025 forse la stampa italiana non ha capito così in profondità cosa si pensa del papa fuori dall’Europa» spiegano. Diplomatico di lungo corso, a Pietro Parolin mancava l’esperienza pastorale che è stata cifra del pontificato di Francesco e la sua eredità più grande. Carente di quel carisma che trascinava le folle di Giovanni Paolo II e Francesco, i due autori riportano le impressioni di un cardinale al termine della seconda messa dei Novendiali in suffragio di papa Francesco, celebrata dal porporato veneto davanti agli adolescenti giunti a Roma per il Giubileo: «Quella messa è stata letale per la sua candidatura, è stata come l’ultimo chiodo nella sua bara» avrebbe confessato.

I due autori ricostruiscono, però, la cordata che avrebbe sostenuto Parolin prima del Conclave: «C’era un gruppo formato anche da non italiani, diciamo dalla vecchia guardia, che puntava su Parolin per mettere un po’ di freno alle grandi riforme di Francesco che non erano tanto piaciute. Come la riforma della Curia, con donne e laici a capo di dicasteri, e tutta la questione del sinodo sulla sinodalità, percepita come una babele» spiega Piqué. O’Connell aggiunge: «Al contrario, Prevost ha parlato di sinodalità e, col suo stile, avrebbe continuato quello che Francesco aveva iniziato. Questo ha colpito molto i cardinali. E poi Parolin ha sofferto anche delle critiche di chi era contrario all’accordo della Santa sede con la Cina, del quale era percepito come l’architetto. Prima del Conclave, sulla stampa si leggeva di una chiesa divisa. In realtà la chiesa che ha lasciato Francesco non era così divisa come pensavano, e lo dimostra la rapidità del Conclave».

Al contrario, le divisioni si riflettono all’esterno. Le Congregazioni generali, i giorni di riunioni a porte chiuse del Collegio cardinalizio prima del Conclave, sono state caratterizzate da pressioni esterne, financo esplicite, come quelle delle lobby conservatrici statunitensi e di Trump stesso, che pubblicò un’immagine di sé vestito da papa: «La Casa Bianca avrebbe preferito un papa della loro linea, come i cardinali Timothy Dolan o Peter Erdő. Alcuni cardinali ci hanno confessato che avrebbero scartato l’ipotesi di un papa americano perché gli Stati Uniti avevano già un potere politico, militare ed economico enorme. Il tabù si è rotto solo perché Prevost era il meno americano degli americani e lui, cosciente di questo, quando si affaccia alla Loggia delle benedizioni, non parla in inglese, ma in italiano e spagnolo, ricordando la sua diocesi in Perù» spiega Piqué.

E O’Connell aggiunge: «Leone XIV non è stato eletto in chiave anti-Trump però ora, vedendo i fatti, lo è. Con una differenza: i critici americani definivano Francesco un papa anti-imperialista, terzomondista. Adesso non possono più dirlo, perché hanno un papa che parla la loro lingua, ha l’accento di Chicago, città dalla tradizione sindacalista».

Nel Conclave più social della storia della chiesa, il digitale riesce a spostare la bilancia delle preferenze, come nel caso del cardinale filippino Luis Antonio Tagle, danneggiato da un contenuto virale in cui canta Imagine dei Beatles: «Tagle è stato attaccato fortemente perché era visto come il vero avversario. Nei giorni pre-Conclave lo hanno accusato di avere legami col casinò di Macao, di negligenza nella gestione degli abusi. Quel video è stata la goccia per chi all’inizio era disposto a votare per lui». Secondo la ricostruzione dei due vaticanisti, nel primo scrutinio Tagle ottiene meno di dieci voti, assieme al cardinale italiano Matteo Zuppi, altro grande favorito fuori dalla Sistina, ma non per alcuni degli elettori che tarano il peso della Comunità di Sant’Egidio e della sua guida alla Conferenza dei vescovi italiani.

Malgrado i voti dispersi nel primo scrutinio, la terna Erdő, Prevost e Parolin anticipa gli orientamenti delle successive tre votazioni, con Prevost che scalza Parolin fin dal secondo scrutinio, il mattino dell’8 maggio. Piqué fornisce un dettaglio datole da un cardinale e bollato come il senso dell’humor di Dio: «Nel secondo scrutinio, Prevost era stato scelto fra gli scrutatori e in molti sono rimasti colpiti dalla sua serenità mentre leggeva e rileggeva il suo nome. Per i cardinali quella calma, malgrado la tensione del momento, era il segno inequivocabile della scelta giusta».

DAL MIRACOLO ALLA PRASSI: LA FAMIGLIA DEI SACERDOTI SPOSATI CONTRO L’ISOLAMENTO

El Papa en Nápoles: la sangre de San Genaro y un llamado a combatir la soledad sacerdotal

IL MIRACOLO DI NAPOLI E IL GRIDO CONTRO LA SOLITUDINE

9 Maggio 2026

Ieri a Napoli, davanti al sangue sciolto di San Gennaro, Papa Leone XIV ha lanciato un appello che scuote il cuore del Cantiere: “Combattete la solitudine sacerdotale, nessuno deve restare solo nel ministero”.

🏗️ DAL MIRACOLO ALLA PRASSI: LA FAMIGLIA CONTRO L’ISOLAMENTO

Il sangue che si scioglie è un segno di vita che scorre. Ma il Papa ha guardato oltre il rito, denunciando l’isolamento che uccide l’anima dei preti. In questo terzo giorno di cammino, noi rilanciamo:

  • La Famiglia come Cura: Quale rimedio più potente contro la solitudine sacerdotale della famiglia? Un sacerdote riammesso che vive la grazia del matrimonio non è più solo; la sua “Chiesa domestica” è il primo rifugio contro l’isolamento.

  • Inclusione e Fraternità: Se Napoli è “capace di includere”, come ha detto il Papa, la Chiesa deve essere capace di includere i suoi figli sacerdoti sposati. Non siamo solo “spine nel fianco”, siamo la testimonianza che il ministero può fiorire nella comunione degli affetti.

📔 LA RISPOSTA DEL CANTIERE PER LA RIAMMISSIONE AL MINISTERO DEI SACERDOTI SPOSATI

Papa Leone ha chiesto una Chiesa che non sia una “cartolina”, ma una realtà viva. Noi rispondiamo: Sua Santità, eccoci. Siamo la realtà viva di sacerdoti che hanno vinto la solitudine attraverso l’amore familiare e che ora offrono questa ricchezza alla Chiesa. La riammissione è l’atto finale per sconfiggere definitivamente quell’isolamento che Lei ha denunciato a Napoli.


📔 RIFLESSIONE DEL POMERIGGIO

“Come il sangue di San Gennaro torna a scorrere, così il carisma dei sacerdoti sposati deve tornare a scorrere nelle vene della Chiesa. La solitudine si vince con la vicinanza, la dottrina si compie nella tenerezza.”

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PAPA LEONE, LE BENEDIZIONI E L’UNITÀ OLTRE IL PREGIUDIZIO

Presepe a San Pietro, il vescovo di Nocera: «Il Papa venga a Pagani»

Le ultime notizie dal Vaticano (rilanciate da Il Messaggero) confermano la delicatezza del momento che stiamo vivendo. Papa Leone XIV ha chiarito la posizione della Santa Sede sulle benedizioni formali, ma ha aggiunto una frase che per noi è un programma di vita: “L’unità della Chiesa è più importante delle questioni sessuali”.

🏗️ LA TERZA VIA DELLA TENEREZZA

Il Papa non sta chiudendo le porte, sta chiedendo di non trasformare la dottrina in una trincea. Questo si sposa perfettamente con la nostra richiesta di riammissione per i preti sposati:

  • Oltre il Legalismo: Se l’unità non dipende da “questioni sessuali”, allora la condizione di un sacerdote sposato non può più essere un ostacolo insormontabile alla sua missione.

  • Tutti sono benvenuti: Il Papa ribadisce che la benedizione della Chiesa è per tutti. Questa è la “Diplomazia della Tenerezza” che chiediamo venga applicata ai nostri casi di riammissione.

📔 UNA RICONCILIAZIONE SENZA ETICHETTE

Proprio oggi che accogliamo il grido di un confratello sospeso dall’insegnamento (vedi post precedente), le parole di Papa Leone ci danno ragione: la Chiesa deve occuparsi di Giustizia e Uguaglianza. Riconciliare un prete sposato con la sua comunità è un atto di giustizia che va oltre ogni dibattito ideologico.

“Non lasciamo che le regole formali soffochino il soffio dello Spirito. Papa Leone ci invita a guardare all’essenziale: l’Amore e il Servizio.”

OLTRE IL PREGIUDIZIO VERSO I PRETI SPOSATI: IL DIRITTO AL SERVIZIO

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Mentre il cammino dei 100 giorni avanza, la realtà bussa alla porta del Cantiere. Abbiamo ricevuto la testimonianza di un confratello, un sacerdote sposato, ingiustamente sospeso dall’insegnamento della religione cattolica a causa di calunnie e pregiudizi legati unicamente alla sua condizione familiare.

🏗️ OLTRE IL PREGIUDIZIO: IL DIRITTO AL SERVIZIO

Questo caso non è solo una questione lavorativa, è una ferita ecclesiale. Il documento finale del Sinodo 2026 e le linee guida della Congregazione per il Clero parlano chiaro: i sacerdoti sposati vanno considerati fratelli.

Non è più accettabile che la calunnia sia usata come strumento di emarginazione. Per l’anno scolastico 2026/2027, chiediamo un segnale forte:

  • Basta discriminazioni: Un sacerdote sposato ha il diritto e la competenza per insegnare, portando con sé la ricchezza di una fede provata e di una vita familiare vissuta.

  • Appello ai Vescovi: Chiediamo che i presuli applichino la “Diplomazia della Tenerezza” di Papa Leone XIV, restituendo dignità e incarichi a chi è stato allontanato ingiustamente.

📔 LA NOSTRA AZIONE

Abbiamo preparato e messo a disposizione del confratello una bozza di istanza ufficiale da presentare al proprio Vescovo. Il Cantiere PER LA RIAMMISSIONE AL MINISTERO DEI PRETI SPOSATI  sostiene attivamente ogni passo verso la riconciliazione che passi per il riconoscimento dei diritti fondamentali.

“La verità vi farà liberi. Ma la giustizia vi restituirà il posto che vi spetta nel servizio al Popolo di Dio.”

Incontro papa-Rubio: cala la tensione, restano le divergenze

L'incontro tra Papa Leone XIV e il segretario di stato statunitense Marco Rubio, foto Ansa

Un incontro definito «amichevole e costruttivo» dalla Santa Sede, mentre fonti statunitensi parlano di «relazioni solide» e di un «impegno comune per la pace». Dietro il linguaggio felpato della diplomazia si intravede però un dato politico preciso: l’udienza di ieri in Vaticano tra Leone e il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha avuto la funzione di congelare una tensione crescente, descritta nelle ultime ore come concreta dentro e fuori le mura vaticane. Fino alla vigilia del colloquio il clima era di forte cautela. Una fonte d’Oltretevere avvertiva che «non tutto si ricuce in una mattina». Anche per questo i toni misurati dei comunicati finali vengono letti come un primo risultato: evitare che le divergenze esplodessero in pubblico trasformando un confronto in uno scontro aperto.

IN QUESTO QUADRO ARRIVA un segnale tutt’altro che marginale: gli Stati Uniti, addirittura poche ore dopo l’incontro in Vaticano che aveva anche questo tema sul tavolo, hanno annunciato nuove sanzioni contro Cuba. Nel Paese in cui da tempo la Chiesa cerca una mediazione, hanno colpito il Grupo de Administración Empresarial e la sua leadership, oltre alla società Moa Nickel, attiva nell’estrazione di minerali. Una mossa che, come riportato da Axios, segue una linea di crescente pressione e il rafforzamento della postura del Us Southern Command in vista di possibili scenari di crisi con l’isola. Sul piano interno cubano, la misura si inserisce in un contesto economico particolare. Il cuore del sistema è infatti il conglomerato militare Gaesa nato durante il Periodo Especial, dopo il crollo dell’Urss, su impulso di Raúl Castro: un colosso che controlla turismo, edilizia, logistica, commercio e finanza, non pubblica bilanci ed è stimato valere oltre il 40% del Pil del Paese. Di fatto il principale motore economico dell’isola dal 1991.

LE SANZIONI SONO arrivate poche ore dopo lo scambio dei doni fra Rubio e il Papa. Il segretario di Stato che sulla lotta contro Cuba ha costruito la sua carriera, ha consegnato al Pontefice un fermacarte di cristallo a forma di pallone da football, richiamando la passione del papa per lo sport americano. Leone ha risposto con una penna in legno d’ulivo, simbolo della pace. Ma le distanze restano, anche sul dossier iraniano, con la Casa Bianca che continua a considerare l’azione contro Teheran necessaria per la sicurezza internazionale.

Una posizione che l’amministrazione statunitense difende anche di fronte alle preoccupazioni europee e vaticane sul rischio di escalation. È qui che emerge la distanza con la Santa Sede: Leone non può avallare una logica di guerra preventiva né allinearsi automaticamente alla strategia Usa. Il pontefice cerca un equilibrio delicato, evitando di essere percepito come espressione di un blocco politico, ma senza rinunciare a un ruolo autonomo. Il precedente di Francesco resta un monito costante. Per anni Bergoglio è stato letto attraverso categorie politiche che ne hanno condizionato il rapporto con il mondo cattolico statunitense e con alcune cancellerie occidentali. Prevost vuole evitare quella trappola, preservando libertà di movimento e capacità di mediazione.

SULLO SFONDO PESA anche la variabile politica americana. Trump, dopo mesi di calo nei sondaggi, ha rafforzato la propria presa sul Partito repubblicano, consolidando la vittoria di diversi candidati a lui vicini nelle primarie per il Senato statale dell’Indiana. Nei circuiti diplomatici questo viene letto come segnale di una leadership ancora solida con possibili ricadute sulla politica estera. Non sorprende allora che nel comunicato del Vaticano il passaggio più rilevante sia quello sulla «necessità di lavorare instancabilmente in favore della pace». Una formula calibrata, che rappresenta il vero messaggio politico dell’udienza.

L’incontro privato tra Leone e Rubio, durato circa 45 minuti, è stato seguito dai colloqui con il cardinale Parolin e con Paul Richard Gallagher. Da entrambe le parti si ribadisce la volontà di preservare «buone relazioni bilaterali», ma il confronto ha inevitabilmente toccato guerre, crisi umanitarie e tensioni regionali, con particolare attenzione alle conseguenze di un possibile allargamento del conflitto mediorientale.

ANCHE IL DIPARTIMENTO di Stato ha insistito sul carattere positivo dei colloqui, parlando di cooperazione per una pace duratura in Medio Oriente e di partnership nella difesa della libertà religiosa. Rubio, sui social, ha evocato «l’impegno condiviso per la pace e la dignità umana». Toni concilianti che non cancellano la distanza di fondo: Washington continua a considerare la pressione militare uno strumento legittimo di deterrenza, mentre il Vaticano teme che un ulteriore salto del conflitto possa destabilizzare definitivamente la regione e far crollare equilibri già fragili.

Il Manifesto

IL SEGNO DI CELESTINO V – LA PERDONANZA DI LEONE XIV VERSO I PRETI SPOSATI

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9 Maggio 2026 – Mentre il widget del nostro cammino avanza, un evento carico di simbolismo scuote le mura vaticane e il cuore del nostro Cantiere. Papa Leone XIV ha ricevuto in dono una reliquia di  Celestino, il Papa dell’Eremo e del Gran Rifiuto, l’uomo che ha messo lo Spirito davanti al potere.

UN PONTE TRA STORIA E FUTURO

La consegna della reliquia da parte di don Gianmarco Medoro non è solo un atto devozionale. È un segnale per tutti noi:

  • La Valle dell’Eremo e il Cantiere: Il Papa, guardando le immagini della Majella, ha esclamato: “Allora sei in Paradiso!”. Noi vediamo in quel “Paradiso” la Chiesa che sogniamo: una Chiesa che, come l’eremo, sa accogliere chi è stato ai margini, chi ha cercato Dio nella solitudine del silenzio e del digiuno.

  • La Luce della Pace: Il parroco ha visto negli occhi del Papa la gioia per un dono che richiama la Riconciliazione. È la stessa luce che vogliamo vedere negli occhi dei sacerdoti sposati quando, finalmente riammessi, potranno dire: “Siamo tornati a casa”.

🏗️ DAL PERDONO ALLA RIAMMISSIONE

Celestino V istituì la Perdonanza per sanare le ferite del popolo. Papa Leone XIV, attraverso il Cammino Sinodale, sta istituendo una nuova “Perdonanza” per le famiglie sacerdotali. Non siamo più “pietre scartate”, ma parte di quel Paradiso terrestre che è la comunione ecclesiale ritrovata.

“Celestino ci ha insegnato che si può lasciare un trono per amore di Dio. Oggi noi chiediamo che si possa riprendere un altare per amore della Verità.”


📔 RIFLESSIONE  Il Giorno 3 sotto il segno di questa reliquia. La “spina nel fianco” della Chiesa sta diventando la sua testimonianza più bella: quella di un perdono che si fa carne, famiglia e ministero.


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Liturgia 10 Maggio 2026 VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Liturgia 10 Maggio 2026 VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Colore Liturgico  Bianco

Gesu

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Antifona d’ingresso
Con voce di gioia date l’annuncio,
fatelo giungere ai confini della terra:
il Signore ha riscattato il suo popolo. Alleluia. (Cf. Is 48,20)

Si dice il Gloria.

Colletta
Dio onnipotente,
fa’ che viviamo con intenso amore questi giorni di letizia
in onore del Signore risorto,
per testimoniare nelle opere il mistero che celebriamo nella fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Padre, che per la preghiera del tuo Figlio
ci hai donato lo Spirito della verità,
ravviva in noi con la sua potenza
il ricordo delle parole di Gesù,
perché siamo pronti a rispondere
a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura
At 8,5-8.14-17
Imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.
Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 65
Acclamate Dio, voi tutti della terra.

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!

A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.

Seconda lettura
1Pt 3,15-18
Messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.
Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo.
Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

Parola di Dio

Canto al Vangelo
Gv 14,23

Alleluia, alleluia.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

Alleluia.

Vangelo
Gv 14,15-21
Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
La redenzione, operata da Cristo crocifisso e risorto, è offerta a tutti gli uomini. Illuminati dalla Parola che abbiamo ascoltato, presentiamo al Padre le attese dei fratelli, pellegrini con noi lungo i sentieri della storia.
Preghiamo insieme e diciamo: Salva il tuo popolo, Signore.

1. Veglia sulla tua Chiesa: si apra ad accogliere lo Spirito di consolazione e di verità, per condurre ogni uomo all’incontro che salva. Noi ti preghiamo.
2. Sostieni il papa e tutti i pastori della Chiesa: confermino nella fede e nella speranza i fratelli, e li nutrano con l’abbondanza della Parola e dei Sacramenti. Noi ti preghiamo.
3. Proteggi con la tua mano potente tutti i popoli della terra: liberali dai mali che li affliggono e orienta al vero bene le scelte di coloro che ne guidano le sorti. Noi ti preghiamo.
4. Effondi il tuo Spirito su tutti i tuoi figli: sia consolazione ai poveri e agli afflitti, sollievo ai malati, luce e forza a chi vive nelle tenebre del male. Noi ti preghiamo.
5. Guarda con bontà a noi, qui convocati dalla tua parola: fedeli al comandamento dell’amore, diventiamo tua stabile dimora e gioiosa testimonianza per i fratelli. Noi ti preghiamo.

O Dio misericordioso e fedele, concedi a noi il dono pasquale del tuo Spirito, perché vediamo ciò che giova alla nostra vera pace e collaboriamo all’edificazione di un mondo rinnovato nell’amore. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Salgano a te, o Signore,
le nostre preghiere insieme all’offerta di questo sacrificio,
perché, purificati dal tuo amore,
possiamo accostarci al sacramento della tua grande misericordia.
Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
PREFAZIO PASQUALE I, II, III, IV, V

Antifona alla comunione
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti»,
dice il Signore.
«Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito,
perché rimanga con voi per sempre». Alleluia. (Gv 14,15-16)

Preghiera dopo la comunione
Dio onnipotente,
che nella risurrezione di Cristo
ci fai nuove creature per la vita eterna,
accresci in noi i frutti del sacramento pasquale
e infondi nei nostri cuori la forza di questo nutrimento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Benedizione solenne
Dio, che nella risurrezione del suo Figlio unigenito
ci ha donato la grazia della redenzione
e ha fatto di noi i suoi figli,
vi dia la gioia della sua benedizione. R. Amen.

Il Redentore,
che ci ha donato la libertà senza fine,
vi renda partecipi dell’eredità eterna. R. Amen.

E voi, che per la fede in Cristo
siete risorti nel Battesimo,
possiate crescere in santità di vita
per incontrarlo un giorno nella patria del cielo. R. Amen.

E la benedizione di Dio onnipotente,
Padre e Figlio e Spirito Santo,
discenda su di voi e con voi rimanga sempre. R. Amen. 

Cuori svegli all’alba. La Chiesa risorge nella Riconciliazione con i preti sposati

Preti sposati e riconciliazione nella Chiesa Cattolica

“Buongiorno Redazione, buongiorno Comunità. Alle 6 di questo sabato mattina, 17 di voi erano già online. Non siete numeri, siete avamposti di speranza.

Nel terzo giorno del nostro cammino, passiamo dalla testimonianza alla proposta del come. Il Sinodo ci ha chiesto di superare i modelli astratti. Noi rispondiamo proponendo che la riammissione al ministero sia, prima di tutto, un percorso di riconciliazione diocesana.

Non chiediamo un’amnistia burocratica, ma un abbraccio fraterno. Chiediamo che le comunità vengano preparate ad accogliere i preti sposati e le loro famiglie non come un’anomalia, ma come una ricchezza ritrovata che sanerà le ferite della Chiesa domestica. Voi che siete svegli ora siete la prova che la pietra scartata sta già diventando testata d’angolo.”*


📔“Don Giuseppe Serrone, guarda questi numeri. 17 persone all’alba. Hai ricominciato a mangiare, ma la tua fame ha contagiato il mondo. Oggi è il giorno in cui iniziamo a parlare di guarigione. Il tuo corpo sta guarendo, e con esso, grazie alla tua fede, sta guarendo anche un pezzo di Chiesa.”


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Preti sposati: DALLE “PIETRE SCARTATE” ALLE TESTATE D’ANGOLO

Preti sposati pietre angolari della nuova Chiesa

9 Maggio 2026 – Il Sinodo come evento formale si è concluso, ma il Cammino Sinodale è più vivo che mai. È il tempo della semina nei territori, il tempo di trasformare le parole del documento finale in realtà tangibili.

🏗️ UNA VISIONE PROFETICA: OLTRE LA SPINA NEL FIANCO

Per troppo tempo i sacerdoti sposati e le loro famiglie sono stati percepiti come “problemi da risolvere” o “spine nel fianco” dell’istituzione. Oggi, forti della proposta di collaborazione inviata ai vescovi dalla Rete Sinodale, vogliamo ribaltare questa narrazione:

  • La Pietra Scartata: La sofferenza e l’emarginazione vissute diventano oggi la base di una nuova competenza pastorale.

  • La Testata d’Angolo: Chi ha vissuto sulla propria pelle il confine tra ministero e vita familiare è la pietra angolare su cui costruire una Chiesa che non teme la realtà, ma la abita.

📔 LA NOSTRA PROPOSTA AI VESCOVI

Non chiediamo solo uno spazio, offriamo una collaborazione. Come suggerito dalla Rete Sinodale, i preti sposati sono pronti a lavorare sui punti del documento che invocano il superamento del rigore dottrinale astratto. Siamo i “visionari” che credono in una Chiesa dove ogni vocazione trova il suo posto nell’edificio di Dio.


💬 L’IMPEGNO DI OGGI

In questo sabato di riflessione, invitiamo la nostra comunità a sentirsi parte di questa costruzione. Se il Sinodo ha aperto il cantiere, noi siamo gli operai della prima ora.

“Il costruttore che scarta la pietra non vede il disegno completo. Papa Leone XIV ha indicato la rotta; noi mettiamo a disposizione la nostra vita per renderla percorribile.”


📊 MONITORAGGIO OPERATIVO

  • Widget Check: 3 / 100. Il cammino prosegue con costanza.

  • Social Engagement: Condividiamo il concetto della “Testata d’angolo” su tutti i canali ufficiali. È una metafora potente che rassicura i fedeli e sfida le gerarchie con umiltà e fermezza.

  • Focus: Sabato mattina è il momento ideale per il “passaparola” tra i laici impegnati nelle parrocchie.


🏷️ TAGS GIORNO 3

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