Gambetti fuori da San Pietro: Leone XIV fa saltare gli equilibri del Vaticano?

Gambetti fuori da San Pietro: Leone XIV fa saltare gli equilibri del Vaticano?

laprimapagina.it

Il cardinale Mauro Gambetti lascia San Pietro. Non un semplice avvicendamento, ma uno dei cambiamenti più pesanti nella geografia del potere ecclesiastico italiano dell’era Leone XIV.

Il Papa ha nominato Gambetti arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, accettando contestualmente la rinuncia dell’arcivescovo Bruno Forte, arrivato al limite canonico dei 75 anni. La nomina è ufficiale ed è stata comunicata dalla Santa Sede il 3 ottobre.

Ma il dato politicamente ed ecclesialmente più interessante è un altro: Gambetti non lascia soltanto la Basilica di San Pietro. Lascia contemporaneamente il ruolo di vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, quello di arciprete della Basilica e la presidenza della Fabbrica di San Pietro.

Tre incarichi strategici. Un uomo solo. E adesso una poltrona che, almeno per il momento, resta vuota.

Ed è proprio qui che comincia la domanda che attraversa i corridoi vaticani: perché Leone XIV ha deciso di spostare Gambetti da Roma?

La risposta ufficiale non parla di scontro, punizione o bocciatura. E sarebbe scorretto inventarla. Ma la coincidenza temporale riporta inevitabilmente l’attenzione sui cinque anni trascorsi da Gambetti alla guida di San Pietro, un periodo nel quale il cardinale francescano ha impresso una forte accelerazione alla modernizzazione della Basilica.

Digitalizzazione, nuove esperienze per i visitatori, mostre immersive, tecnologia, gestione digitale e perfino un vero e proprio “gemello digitale” della Basilica realizzato attraverso oltre 400mila immagini e la collaborazione con Microsoft. Un progetto presentato dallo stesso Gambetti come una nuova idea di Basilica, capace di parlare anche attraverso i linguaggi contemporanei.

Tutto bene? Non proprio.

Attorno alla gestione di San Pietro non sono mancate critiche e polemiche. Nel 2026, per esempio, è stata contestata l’ipotesi di potenziare il punto ristoro sulla terrazza della Basilica, con una raccolta di firme contro il progetto. La vicenda ha alimentato il dibattito sull’opportunità di trasformare sempre più San Pietro anche in uno spazio organizzato per la fruizione turistica.

E qui emerge una contraddizione che non riguarda soltanto Gambetti.

La Fabbrica di San Pietro ha per statuto il compito di conservare, valorizzare e rendere fruibile uno dei patrimoni religiosi, artistici e storici più importanti del mondo. Lo stesso statuto prevede attività culturali, mostre e iniziative finalizzate alla valorizzazione della Basilica.

Dunque il problema non è semplicemente “modernizzare o non modernizzare”.

Il vero interrogativo è quale idea di San Pietro abbia in mente il nuovo corso vaticano.

Quella di Gambetti era una Basilica sempre più tecnologica, accessibile, immersiva e organizzata per milioni di pellegrini e visitatori. Una Basilica che lui stesso aveva definito una “Basilica in uscita”.

Ora quella stagione si chiude.

E la scelta di Leone XIV assume un peso ancora maggiore perché Gambetti era una figura fortemente legata alla stagione di Francesco. Bergoglio lo aveva creato cardinale nel 2020 e nel febbraio 2021 lo aveva chiamato a Roma affidandogli contemporaneamente San Pietro, la Fabbrica e il vicariato per la Città del Vaticano.

Leone XIV lo manda invece in Abruzzo.

Non in una sede marginale: Chieti-Vasto è un’arcidiocesi metropolitana. Ma certamente lontana dal centro nevralgico della macchina vaticana.

È difficile non vedere, almeno sul piano istituzionale, un cambio di fase.

Il cardinale che per oltre cinque anni ha avuto responsabilità dirette sulla Basilica simbolo della cristianità viene ora chiamato a guidare una Chiesa locale che deve affrontare problemi completamente diversi: territorio, parrocchie, sacerdoti, vocazioni, comunità.

Non è una retrocessione dichiarata. Non è stata presentata così dal Vaticano.

Ma è una poderosa redistribuzione del potere.

E c’è un altro particolare destinato a far discutere: Leone XIV non ha nominato contestualmente il successore di Gambetti a San Pietro.

La casella dell’arciprete resta dunque scoperta. Così come, almeno per il momento, resta da definire il nuovo assetto di funzioni che Gambetti concentrava nelle proprie mani.

È forse questo il messaggio più interessante della giornata.

Leone XIV non si è limitato a sostituire un arcivescovo in Abruzzo. Ha aperto una partita dentro il Vaticano.

E quella partita riguarda San Pietro, la sua gestione, la sua organizzazione e soprattutto il rapporto tra spiritualità, patrimonio, tecnologia, turismo e gestione economica.

Gambetti aveva costruito una stagione precisa.

Adesso quella stagione è finita.

Il nuovo Papa non ha spiegato pubblicamente se si tratti semplicemente di una normale rotazione ecclesiastica o dell’inizio di un nuovo corso. I fatti, però, sono chiari: il cardinale più vicino alla gestione quotidiana della Basilica durante gli ultimi anni di Francesco non è più a Roma.

E la poltrona che lascia dietro di sé è ancora vuota.

A volte, in Vaticano, anche una poltrona vuota dice parecchio.

Spoils system in Vaticano. Gambetti via da San Pietro. Il cardinale finisce a Chieti

Papa Leone XIV, 71 anni, sta procedendo alla riorganizzazione del Vaticano

Quotidiano Nazionale

Città del Vaticano, 3 ottobre 2026 – Senza dubbio l’augurio migliore gliel’hanno fatto i suoi confratelli conventuali di Assisi, dove è stato a lungo custode generale: “Fra Mauro, il Signore ti dia pace”. Ne servirà tanta al cardinale bolognese Mauro Gambetti, 60 anni, congedato ieri da papa Leone XIV dal vertice del cuore della cristianità, la basilica di San Pietro – ancora incerto il nome del successore –per essere trasferito alla guida dell’arcidiocesi di Chieti-Vasto dal 29 novembre. Il religioso conventuale pagherebbe una gestione troppo manageriale del luogo sacro per antonomasia sotto il cui altare maggiore, realizzato nel 1594, da metà del II secolo, la Chiesa ritiene siano conservate le spoglie del primo degli apostoli.

Paradigmatico in tal senso è stato il progetto di ampliare il punto ristoro sulla Cupola di San Pietro contro il quale centinaia di persone quest’anno hanno sottoscritto una petizione online arrivata sulla scrivania del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Risultato, l’inaugurazione del locale rinnovato, prevista per settembre scorso, non è ancora avvenuta. Ma Gambetti era già finito sulla graticola per un’altra polemica, relativa stavolta alla sicurezza della basilica stessa. Colpa di un video, girato la mattina del 10 ottobre del 2025 e divenuto subito virale. Il filmato mostra un giovane che in San Pietro, dopo aver superato senza troppi problemi i tornelli sotto il Baldacchino del Bernini, orina serafico nel mezzo dell’Altare della Confessione davanti ai fedeli. Imbarazzo fuori e soprattutto dentro il Vaticano.

Per uno strano scherzo del destino l’arcidiocesi di Chieti-Vasto finisce adesso per avere un cardinale sulla cattedra di Santa Maria Assunta dopo che l’arcivescovo in uscita, il fine teologo Bruno Forte, suo magrado ha solo sfiorato più volte la berretta rossa nel corso dei primi concistori convocati da Bergoglio. Proprio Francesco è stato il patrocinatore più autorevole della carriera di Gambetti, culminata nel 2021 in una triade di incarichi di assoluto prestigio: vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, arciprete della Basilica papale di San Pietro e presidente della Fabbrica di San Pietro, l’ente che tra l’altro si occupa della manutenzione e del restauro della chiesa.

Pragmatico e dall’approccio problem-solving, perfezionato con una laurea in Ingegneria Meccanica, Gambetti in questi anni in Vaticano si è distinto per una buona dose di sobrietà. “Mi basta ciò che ho”, avrebbe risposto a chi gli chiedeva conto del perché avesse rinunciato ad alcuni rimborsi ecclesiastici. In perfetto stile Bergoglio… Che ne apprezzava l’intraprendenza con la quale promosse il World Meeting on Human Fraternity e la Giornata Mondiale dei Bambini. Due eventi mediatici che tra il 2023 e il 2024 – è del 2025 lo show con i 3mila droni di Elon Musk – convogliarono in San Pietro decine di Premi Nobel e migliaia di bimbi. Tutto bene per Francesco che due anni fa istituì il Pontificio Comitato per la Giornata Mondiale dei Bambini.

Un’istituzione dalla vita breve, però. In piena discontinuità, a febbraio, Prevost ha soppresso il Comitato e annullato la II edizione della Giornata Mondiale dei Bambini. Un po’ per razionalizzare i costi, un po’ perché i mega eventi non sembrano troppo nelle corde di Leone XIV. Incline, come si mostra, a salvaguardare piuttosto la dimensione spirituale della basilica e a tutelarne il patrimonio storico.

Via da Roma il cardinale Gambetti: perché Leone manda in Abruzzo il potente arciprete di San Pietro

Cardinal Mauro Gambetti celebrates a mourning Mass for Pope Francis on the fourth day of Novendiali (nine days of mourning after the Pope's funeral) at St. Peter's Basilica at the Vatican, April 29, 2025. REUTERS/Yara Nardi

repubblica.it

Con il Papa venuto da Chicago la sintonia non era mai scattata. Tanto che per lunghi mesi, dopo il Conclave, Leone non lo ha neppure ricevuto. Una sorta di preavviso. Giunto a compimento oggi quando la sala stampa della Santa Sede ha comunicato che il cardinale Mauro Gambetti lascia Roma perché Leone XIV lo ha nominato arcivescovo di Chieti-Vasto. Dalla basilica più importante del mondo ad una diocesi dell’Abruzzo è un bel salto.

Da Assisi a Roma
Nato 60 anni fa in provincia di Bologna, Mauro Gambetti è francescano conventuale. Prima di entrare nell’ordine di San Francesco ha studiato ingegneria meccanica. Papa Francesco lo conobbe ad Assisi quando era custode generale del sacro convento, nel 2020 lo elevò a sorpresa alla dignità cardinalizia e nel 2021 lo portò a Roma in qualità di arciprete della basilica di San Pietro, presidente della Fabbrica della basilica vaticana nonché suo vicario generale per la Città del Vaticano. Il bilancio di questi anni romani è controverso.

Iniziative e guadagni
Il francescano ha dato nuovo slancio alle attività, e alle finanze, di San Pietro: nuovi percorsi turistici, mostre multimediali, iniziative quali la scannerizzazione digitale della basilica, partnership, donazioni, eventi internazionali con tanto di premi Nobel, concerti, spettacoli luminotecnici con i droni. Un attivismo che ha fatto registrare un aumento degli introiti ma che è stato altresì accusato di eccessiva disinvoltura, creando non pochi malumori Oltretevere. Agli attacchi velenosi della vecchia guardia si sono sommate le perplessità nell’entourage papale.

Le perplessità
Negli ultimi mesi ha fatto sollevare qualche sopracciglio il progetto di un bistrot per turisti sul terrazzo della basilica, espansione in realtà di un punto ristoro già esistente, che porterebbe prosaicamente piatti caldi ai tavolini con vista sul cupolone. Ma soprattutto negli uffici economici della Santa Sede è stato acceso un faro già da tempo sul fundraising dell’associazione “Be Human”, che Gambetti ha affidato a un suo fedelissimo, un altro francescano, padre Enzo Fortunato. Così come non è piaciuta la gestione fin troppo imprenditoriale del patrimonio immobiliare del Capitolo di San Pietro, una serie di appartamenti intorno al Vaticano, con tanto di caso, finito sui giornali, di una signora anziana sfrattata dal suo appartamento poco lontano da Borgo Pio per far fruttare meglio la locazione. E così papa Leone, che ha una formazione matematica e sa leggere agilmente un bilancio, già nei mesi scorsi ha spostato di imperio la gestione degli immobili sotto la responsabilità dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa). E ora ha nominato Gambetti in Abruzzo.

Metodo Prevost
Una mossa che rientra nella linea adottata da Prevost: confermare le linee di fondo della riforma delle finanze vaticane di Bergoglio ha fatto (dalla segreteria per l’economia allo Ior, dall’Apsa agli investimenti), ma correggendo alcune scelte di dettaglio o di personale.

Una casella-chiave vacante
A Chieti-Vasto Gambetti succede al teologo Bruno Forte, che a 77 anni ha già superato di due anni l’età di pensionamento. Una diocesi tutto sommato piccola che si ritrova un arcivescovo cardinale. I francescani di Assisi hanno fatto gli auguri al loro confratello, “il nostro caro fra Mauro”, per una nomina che “lo riconduce a una dimensione di servizio pastorale più diretto”. Leone non ha contestualmente nominato un successore in quella casella-chiave della Curia alla quale probabilmente verrà destinato nel prossimo futuro un altro cardinale.

 

Mauro Gambetti arcivescovo di Chieti-Vasto, il Papa sceglierà un nuovo arciprete per San Pietro

Mauro GAMBETTI OFMConv

Rai News

Dopo giorni di indiscrezioni, è arrivata l’ufficialità: Papa Leone XIV ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Chieti-Vasto, presentata da monsignor Bruno Forte, e ha nominato al suo posto il cardinale francescano Mauro Gambetti, trasferendolo dagli uffici di Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro. Gambetti era stato nominato appena 55enne arciprete a San Pietro da Papa Francesco il 20 febbraio 2021.

Seguendo l’antico leitmotiv “promoveatur ut amoveatur” (promuoverlo per spostarlo), infatti, il Pontefice mette fine alla gestione della Basilica di San Pietro del frate cardinale, che negli anni sotto Papa Francesco – che gli aveva posto la berretta rossa in testa, nel 2020 – aveva accumulato diverse cariche e ruoli importanti, almeno fin dalla sua creazione a cardinale.

 

Una lunga carriera, tra Assisi e il Vaticano
Nato il 27 ottobre 1965 a Castel San Pietro Terme (Bologna), dopo la laurea in Ingegneria Meccanica presso l’Università di Bologna, nel 1992 ha iniziato il suo cammino nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali. È stato ordinato presbitero l’8 gennaio 2000 a Longiano. Ha ricoperto diversi incarichi: ministro provinciale della Provincia Bolognese di Sant’Antonio di Padova (2009-2013); Custode generale della Custodia Generale del Sacro Convento di San Francesco in Assisi (2013-2017); contestualmente, il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino l’ha nominato Vicario episcopale per la pastorale della Basilica Papale di San Francesco e degli altri luoghi di culto retti dai Frati Minori Conventuali nella medesima Diocesi.

Nel 2017 è stato eletto presidente della Federazione Intermediterranea dei Ministri provinciali dei Frati Minori Conventuali. È stato poi riconfermato come Custode Generale della Custodia Generale del Sacro Convento di San Francesco in Assisi per il quadriennio 2017-2021, incarico svolto fino al 31 ottobre 2020, giorno in cui gli è stata assegnata la Sede titolare di Tisiduo con titolo personale di Arcivescovo ed ha ricevuto la consacrazione episcopale il 22 novembre 2020 presso la Basilica di San Francesco di Assisi.

È stato creato cardinale da Papa Francesco nel Concistoro del 28 novembre 2020 e il 20 febbraio 2021 Bergoglio lo ha nominato Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro. Inoltre, il 2 giugno 2023, con decorrenza dal 1° gennaio 2024, Papa Francesco lo ha nominato Giudice della Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano. È Membro del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Gambetti, nel suo periodo in Vaticano, è stato promotore di molte iniziative soprattutto come presidente della Fondazione Fratelli tutti, l’ente che ha organizzato il World Meeting on Human Fraternity con decine di Premi Nobel e la Giornata Mondiale dei Bambini (GMB), che ha promosso invece gli eventi preparatori e il coordinamento della prima edizione voluta da Papa Francesco. Nel novembre dello stesso anno, Papa Francesco aveva istituito un apposito Pontificio Comitato per la Giornata Mondiale dei Bambini, affidandone la presidenza a padre Enzo Fortunato, altro religioso francescano.

Papa Leone XIV, tuttavia, già nel febbraio 2026, ha soppresso il Comitato e il 27 marzo scorso il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha annullato la seconda edizione della Giornata Mondiale dei Bambini (inizialmente prevista a Roma dal 25 al 27 settembre 2026), delegando eventuali iniziative pastorali a livello diocesano o parrocchiale.

Alberto Matano stronca Alberto Ravagnani: “Troppo audace” | Pubblico fischia e lui sbotta: “Basta buonismo!”

Alberto Matano stronca Alberto Ravagnani a Ballando con le stelle 2026

sussidiario.net

Alberto Matano stronca Alberto Ravagnani a Ballando con le stelle 2026: “Esibizione troppo audace!” Pubblico fischia e lui sbotta: “Basta buonismo!”

Alberto Ravagnani a Ballando con le stelle 2026 stroncato da Alberto Matano: “Esibizione troppo audace per la prima puntata”

Alberto Matano stronca Alberto Ravagnani a Ballando con le Stelle 2026. L’ex Don, in coppia con la maestra Erika Martinelli, si esibisce in un valzer sulle note di Supereroi di Mr.Rain, ma il giudizio del giurato è tutt’altro che entusiasta. Alberto Matano definisce la performance “troppo audace per la prima puntata”,

Scendendo nel dettaglio, pur riconoscendo il coraggio di Alberto Ravagnani nel partecipare al programma per lui c’era troppa chimica con la sua maestra, ma poi gli rivolge una domanda destinata a far discutere: “Cosa hai provato nel ballare con una donna così sensuale?”. Alberto risponde: “Grazie a lei sto provando emozioni nuove”.

Matano fischiato a Ballando con le stelle 2026: “Basta buonismo! Non sono più il custode del tesoretto!”

Il voto di Alberto Matano ad Alberto Ravagnani a Ballando con le stelle 2026 è il più basso della giuria, un 5, mentre gli altri giudici sono decisamente più generosi. Carolyn Smith assegna 7 e commenta: “Il ballo è rispetto, ho trovato molto rispetto e con la giusta dose di contatto nel valzer”. Ivan Zazzaroni dà 7: “Ho intravisto del potenziale, qualcosa nella postura non mi convinceva. Ma ci sono state cose molto positive”. Anche Barbara D’Urso assegna 7 e si dice colpita dal percorso del concorrente, mentre Guillermo Mariotto dà 6 e lo invita a “tirare fuori le palle”. A inizio puntata, Ravagnani aveva raccontato anche la sua scelta di cambiare vita e il percorso che lo ha portato fino a Ballando, dopo l’esperienza maturata durante la pandemia con i video online. Il totale è di 32 punti, ma il 5 di Matano scatena la reazione del pubblico, che fischia il giurato che a sua volta replica stizzito: “Non sono più il custode del tesoretto, adesso sono un giurato quidi basta buonismo.”

Il rebus del vescovo di Novara

 

Circola voce a Roma che l’enfant prodige del clero novarese monsignor Filippo Ciampanelli, vescovo sottosegretario del Dicastero delle Chiese orientali, abbia rifiutato di essere traslato sulla cattedra di San Gaudenzio.

In settimana il Nunzio ha convocato don Michele Falabretti, ma qualcuno parla anche del sottosegretario della Cei, il bergamasco monsignor Mario Marchesi. Sarà finalmente la volta buona? A proposito di provviste di Chiesa, sembra che abbia fatto capolino nelle terne episcopali, spiazzando molti, il nome di don Marco Di Matteo, classe 1968, ordinato nel 1993, dominus e proconsole boariniano di Chieri e del Chierese. Le vie del Signore sono infinite.

Tratto da Lo Spiffero

“Fratello Sole, Sorella Luna” in tournée lo spettacolo tratto dal film di Zeffirelli

Ksenia Borzak, nel ruolo di Chiara e Giulio Pranno, nel ruolo di Francesco

Silvia Guidi e Eugenio Murrali – Città del Vaticano

È una data simbolica quella scelta per l’avvio della tournée nazionale di Fratello Sole, Sorella Luna. Il 4 ottobre, giorno di San Francesco d’Assisi, parte da Massa, in Toscana, il viaggio teatrale 2026-2027 dello spettacolo tratto dall’opera di Franco Zeffirelli, nella versione teatrale di Angela Demattè, per la regia di Piero Maccarinelli.
Dopo il significativo debutto al Teatro Lyrick di Assisi, lo spettacolo si apre a un attraversamento nazionale di città, teatri e spazi urbani, con una natura volutamente itinerante e dialogica.

L’allestimento vede in scena Giulio Pranno nel ruolo di Francesco e Ksenia Borzak in quello di Chiara, con la partecipazione speciale di Massimo Wertmüller e Fabrizia Sacchi e con Gabriele Cicirello (Deodato), Antonio Iorio (Paolo), Edoardo Raiola (Bernardo), Andrea Galasso (Giocondo), Eduardo Sacchi (Silvestro). Musiche originali di Riz Ortolani e Donovan, musiche e arrangiamenti di Alessandro Nidi, scenografie di Francesco Sereni, costumi di Daniele Gelsi, light designer Javier Delle Monache, con l’amichevole contributo di Tullio Solenghi.

“Con Angela Demattè siamo andati alla Fondazione Zeffirelli – spiega il regista, parlando con i media vaticani della genesi del suo ultimo spettacolo – dove abbiamo scoperto che esistevano ben dieci sceneggiature di Fratello Sole, Sorella Luna scritte dal regista fiorentino,  Lina Wertmüller e Suso Cecchi D’Amico, la crème de la crème del cinema di quegli anni”. Un ritrovamento decisivo. “Queste sceneggiature – continua Maccarinelli – differivano in vari passaggi e questo ci è molto piaciuto e abbiamo usato queste differenze, perché ci hanno permesso in qualche modo di studiare una struttura drammaturgica che pur omaggiando il film e restando sostanzialmente fedele diventava però una rappresentazione teatrale”. L’idea, chiarisce il regista, non è nata da lui, che all’inizio ha esitato: come portare dallo schermo alla scena le lunghe galoppate a cavallo, le campagne di Assisi, il Vaticano sulle note di Ortolani? La risposta è venuta proprio dall’approfondimento filologico sui copioni e dal lavoro drammaturgico con Angela Demattè, assistita da Lea Paiella.

Il secondo scoglio era scenografico: come passare velocemente dalla casa del mercante alla stanza dei tessuti, a San Damiano, alla campagna, a Roma. La risposta è arrivata dall’incontro con Francesco Sereni, “un artista dei fondali cinematografici”. “Abbiamo trovato una soluzione attraverso la retroproiezione: sono stati creati dieci fondali con una partenza fotografica e un intervento pittorico fatto da lui, i dieci fondi ideali su cui in qualche modo si immergono i personaggi, costruiti ovviamente in modo tale che siano in prospettiva con l’occhio dello spettatore”. Dieci fondali e dieci sceneggiature: un dispositivo che ha permesso allo spettacolo di assumere una propria profonda identità, pur mantenendo la grandezza visiva dell’immaginario zeffirelliano. “Superati questi due scogli, adattamento e scenografia, è stato un enorme piacere lavorare sul testo di Angela con questo gruppo di attori”, dice Maccarinelli.

La figura di Chiara
Rispetto al film, la versione teatrale compie una scelta: dare più spazio a Chiara. “Nella realtà storica era molto più giovane di Francesco; qui è resa quasi coetanea, perché – spiega Maccarinelli – ci interessava l’unione di queste due anime”, la radicalità condivisa, la penitenza non come punizione ma come “cammino liberamente assunto”, il rispetto, il perdono, la preghiera. Lo spettacolo ripercorre la parabola di Francesco fino al 1209, anno della prima visita a Innocenzo III. Figlio di ricchi mercanti, scopre che “la povertà è l’unica vera ricchezza”. Un pensiero che produce scandalo nella bottega del padre – “siamo in una prigione di stoffe”, dice, e va avanti della sua strada, tra la riprovazione di alcuni e l’iniziale smarrimento degli amici. Accanto a lui, nello spettacolo, Chiara, anch’essa di famiglia nobile, che porta il pane ai poveri e ai lebbrosi. Intorno, gli amici Bernardo, Paolo, Giocondo, Silvestro e Deodato, lo “storpio”. “Il conflitto è generazionale oltre che motivazionale”, annota Maccarinelli. Le feroci discussioni con il padre, lo stupore attonito della madre, fanno da contrappunto alla ricerca dell’essenzialità.

Maccarinelli rivendica con forza la scelta di una compagnia giovane: “Sono molto ammirato dalla capacità di questi giovani di fare gruppo, di cementare l’esperienza fra di loro, sostenendosi e difendendosi”. Tra i momenti che più lo emozionano, indica la spoliazione e la riconsegna degli abiti al padre – con Chiara in un angolo che raccoglie il mantello abbandonato da Francesco e lo porta alla madre – e l’inserimento del Cantico delle Creature, non detto da una sola voce ma coralmente dai frati: “Un tradimento temporale necessario, perché questo vertice di bellezza andava ridetto ad alta voce”. Un classico della memoria visiva italiana diventa così un dispositivo teatrale corale, musicale e fisico, che ci parla del denaro come “origine di tutte le guerre”, dell’accumulo che soffoca, del bisogno di essenzialità che riguarda tutti.

In occasione dell’ottavo centenario del transito del Poverello di Assisi, il Servizio Poste e Filatelia dedica una emissione filatelica speciale alla sua figura. Una busta-ricordo, un foglietto, un annullo e un folder dal titolo “San Francesco d’Assisi 1226-2026”

Un particolare del foglietto con il francobollo

Vatican News

Per celebrare l’ottavo centenario del transito di san Francesco, il Servizio Poste e Filatelia della Direzione delle Telecomunicazioni e dei Sistemi Informatici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano ha dedicato al santo, nell’800 anniversario della morte, un foglietto, un annullo postale speciale die emissionis, una busta-ricordo e un folder. Un omaggio alla memoria del Santo e all’attualità del suo messaggio di pace, di perdono, di dialogo, di cura del creato, di povertà e di semplicità.

L’annullo speciale

L’elaborato dell’annullo si ispira a un famoso ritratto risalente alla seconda metà del XIII sec., tra quelli cronologicamente più vicini alla morte di San Francesco: un particolare dalla Madonna in trono con San Francesco di Cimabue, nota come Maestà, collocata nella basilica inferiore di Assisi. Completano l’annullo le scritte “S. Francesco d’Assisi – 800 anni dalla scomparsa”, “Die emissionis 04.10.2026” e “Poste Vaticane”.
Il 4 e 5 ottobre 2026 l’ufficio postale di Piazza San Pietro utilizzerà l’annullo speciale in questione, anche a beneficio dei collezionisti. In alternativa, l’obliterazione del materiale filatelico, debitamente affrancato a cura dei richiedenti con i francobolli cui l’annullo si riferisce, potrà essere richiesta al Settore Obliterazioni del Servizio Poste e Filatelia fino al 30 novembre 2026.

Il francobollo

Il foglietto del francobollo – un’emissione congiunta Città del Vaticano – Italia – San Marino- Sovrano Ordine di Malta – riproduce l’affresco di Giotto, Storie di san Francesco: Il commiato di santa Chiara dalle spoglie di san Francesco, della basilica superiore di San Francesco ad Assisi, e un brano del Cantico delle Creature.

Il folder “San Francesco d’Assisi 1226 – 2026”

Il folder, a tiratura limitata e numerata, per la prima volta raccoglie testi del Santo, una selezione di opere pittoriche conservate nei Musei Vaticani e alcune opere di particolare rilievo della Biblioteca Apostolica Vaticana, accessibili e consultabili attraverso un QR code. La copertina riproduce un particolare dell’Incoronazione della Vergine e Santi del Pinturicchio (XVI sec.) conservata presso la Pinacoteca Vaticana. All’interno è riprodotta l’opera Esequie di San Francesco, dello Pseudo Jacopino (XIV sec.).

La busta ricordo

Sulla busta ricordo – con il francobollo e l’annullo –, la vignetta riproduce san Francesco d’Assisi, in un particolare di un’opera della scuola di Giunta Pisano (XIII sec.), conservata alla Pinacoteca Vaticana.

L’annullo per ricordare Santa Beatriz de Silva

Oggi, 3 ottobre, viene messo in uso anche un annullo postale speciale, in occasione del 50° della canonizzazione di Santa Beatriz de Silva, Fondatrice dell’Ordine delle concezioniste francescane. L’annullo postale speciale presenta il logo ufficiale del 50° anniversario della canonizzazione composto da simboli concezionisti: il giglio, simbolo di purezza e verginità, insieme alla stella in posizione centrale e al bastone della fondatrice. Sopra il fiore appaiono le dodici stelle della Donna dell’Apocalisse, in riferimento all’Immacolata. Completano l’annullo le scritte “50° Canonizzazione S. Beatriz de Silva”, “03.10.2026” e “Poste Vaticane”.

4 Ottobre San Francesco “Abbiamo bisogno del vocabolario della convivenza, della pace e della fraternità”

Immagine San Francesco

In occasione della festa del 4 ottobre del Poverello di Assisi, fra Marco Moroni custode del Sacro Convento, riflette sul messaggio di umanità lasciato dal Santo, alla luce del tempo presente: “Abbiamo bisogno del vocabolario della convivenza, della pace e della fraternità”, quello “di un disarmo totale”

Maurizio Giannella –  Città del Vaticano

“San Francesco resta un riferimento per tutti  perché vive il Vangelo e, siccome il Vangelo è un messaggio valido per sempre, ecco allora che anche il Santo rimane attuale”. Lo ha detto ai media vaticani fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento di Assisi, dove, dopo la novena in preparazione alla festa di san Francesco, le celebrazioni entrano oggi nel vivo, per culminare domani con la messa solenne, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, alla presenza del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.  Il Poverello – spiega fra Moroni – nella sua vita si sofferma su alcuni temi umani e sociali universali,  come la povertà e la minorità, che non vuol dire  sentirsi superiore agli altri, ma “essere gli ultimi di tutti e sottomessi a tutti”. Un tema che ha “una validità anche per l’oggi in un mondo in cui in cui si sta andando in senso contrario”. Invece Francesco con il suo messaggio diventa egli stesso “una provocazione” che va a contrastare questa mentalità. Altra parte dell’eredità lasciata dal Poverello di Assisi ha a che fare con il suo rapporto con il creato. “Francesco — continua fra Marco — quando parla delle creature, le sente sorelle e fratelli, perché capisce che sono appunto originate  dallo stesso amore, dalla volontà del Padre che vuole bene a tutti. Quello che chiamiamo mondo o natura per Francesco è creazione e la creazione rimanda direttamente al Creatore”. Dunque, la creazione non può essere solo un prodotto da utilizzare da un “homo Faber” che costruisce e sfrutta, ma qualcosa “che ereditiamo e di cui noi siamo responsabili”. Cosa che già ha messo in luce lo stesso Papa Francesco nella Laudato si’ quando ha parlato dell’ecologia integrale. “San Francesco non è un ecologista — sottolinea fra Marco — ma è un uomo pervaso dalla consapevolezza dell’essere creatura e dall’aver ricevuto un dono immenso da coltivare e custodire”. Una custodia che, da una parte, vuol dire estrema cura e, dall’altra, significa anche “coltivazione”, affinché questo giardino, questo dono di Dio, possa fiorire. “Oggi il problema — spiega il frate — è che stiamo probabilmente abusando delle risorse del mondo e quindi della creazione. Occorre un patto nuovo, occorre una relazione nuova da costruire”.

Il rifiuto di una logica della forza
È di estrema attualità anche il messaggio di Francesco riguardo ai rapporti tra gli Stati e ai rapporti umani. Secondo il custode del Sacro Convento di Assisi, ne è un esempio l’incontro con il sultano al Malik al Kamil, che “traduce in gesti concreti il pensiero di Francesco sulla pace, il dialogo e l’accoglienza, incarnando una visione della fede che rifiuta la logica del potere e della forza”. Il Poverello infatti vive pienamente la fraternità, riconoscendo i fratelli come creature da amare e non sopprimere e la terra come un luogo comune in cui abitare e non  da sottrarre agli altri. Nei fratelli a lui affidati, afferma fra Marco, si realizza la costruzione della casa comune. “La politica — continua — oggi ha bisogno di recuperare questa attenzione al bene comune, tema di cui parla anche molto efficacemente Papa Leone nella sua enciclica Magnifica humanitas”. Realizzare la fraternità rimane difficile perché “il sentimento umano molto spesso porta alla prevaricazione”, ma “occorre invece dire che prima di tutto c’è ogni uomo, ogni donna, ogni fratello, ogni sorella, a cui permettere di vivere nel modo migliore”. Solo così non utilizzeremo “più il vocabolario della guerra, ma avremo bisogno invece del vocabolario della convivenza, della pace e della fraternità”, quello “di un disarmo totale”.

Riscoprire la radicalità evangelica di Francesco
Nel tempo del giubileo francescano, che si concluderà il 10 gennaio 2027, e in occasione delle celebrazioni per san Francesco, giornata che dopo oltre cinquant’anni ritorna ad essere festa nazionale in Italia, fra Marco Moroni prova a tracciare un bilancio dell’anno passato. “Un anno – conclude – in cui ritornare continuamente a Francesco, riscoprendone la radicalità evangelica” e il valore fondativo che è il rapporto con il Vangelo, di cui il Santo si è fatto esempio con la sua vita.

Vatican News

Lettura e Vangelo del giorno 4 Ottobre 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaìa
Is 5,1-7

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 79 (80)

R. La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli. R.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna. R.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R.

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 4,6-9

Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,33-43

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a
quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a
un popolo che ne produca i frutti».