L’Editoriale della Svolta: “Oltre il Segno Esterno: Perché la nostra Battaglia diventa un Cammino Permanente”

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“Non un calendario da sfogliare, non un digiuno da esibire: la richiesta di riammissione dei sacerdoti sposati è un fatto storico quotidiano, irrevocabile e perenne.”

Ci sono momenti in cui lo Spirito impone di superare le strutture umane che noi stessi ci siamo dati per misurare la nostra fede. Oggi, 30 Maggio 2026, l’Ufficio di Presidenza del Movimento e la Redazione di Informazione Libera annunciano l’interruzione formale della seconda iniziativa del “Digiuno dei 40 giorni” e del “Cammino dei 100 giorni”.

Questa decisione nasce da un’illuminazione teologica profonda, maturata nel solco delle riflessioni di questi giorni su Isaia e sulla necessità di una “Chiesa in apprendimento”. Abbiamo compreso che incanalare la nostra battaglia dentro i confini di un conteggio numerico o di una privazione materiale rischiava di ridurla a un “evento” temporaneo, a una parentesi cronologica che le Curie e i censori di Facebook avrebbero potuto semplicemente aspettare che passasse.

Le motivazioni teologiche e la realtà della carne hanno superato il gesto esterno. La Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV ci chiama al realismo dell’essere, non all’estetica del sacrificio. Noi non abbiamo bisogno di dimostrare la nostra fame con i giorni sul calendario: i nostri 5.000 sacerdoti sposati italiani hanno fame di Altare ogni mattina; le parrocchie orfane di Trento, Vicenza e dell’Austria hanno sete di Sacramenti ogni domenica.

Pertanto, da oggi il cammino si libera dei numeri. Non c’è un giorno 5, non c’è un giorno 100. Il cammino è attivo OGGI, domani e ogni giorno che Dio manda in terra, in modo permanente, fino a quando l’ultimo sacerdote sposato regolare non sarà riammesso all’esercizio del suo ministero. La nostra non è più una mobilitazione a termine: è lo stato permanente di una Chiesa che vuole riscoprire l’essenziale.

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Vingegaard trionfa nella 20esima tappa e ipoteca la vittoria del Giro d’Italia

PIANCAVALLO (ITALPRESS) – Jonas Vingegaard padrone assoluto del Giro d’Italia 2026. Il campione della Visma-Lease a Bike trionfa anche nella ventesima e penultima tappa, la Gemona del Friuli 1976-2026 – Piancavallo di 200 chilometri, e blinda la maglia rosa.

Il danese, autore di cinque successi in questa 109esima edizione della corsa Rcs, precede di oltre un minuto sul traguardo l’austriaco Felix Gall (Decathlon AG2R La Mondiale Team) e l’australiano Jai Hindley (Red Bull-Bora-Hansgrohe), rispettivamente secondo e terzo. Entrano nella top 10 di giornata anche Damiano Caruso (Bahrain Victorious) e Davide Piganzoli (Visma Lease a Bike), ottavo e decimo. Giulio Ciccone difende la maglia azzurra e vince la classifica dedicata agli scalatori.

Domani ci sarà il gran finale con la ventunesima ed ultima frazione del Giro d’Italia 2026, la Roma-Roma di 131 chilometri.

“Sono un ciclista, mi piace vincere. Quando è stato possibile, ho cercato di farlo. Sono andato per la tappa oggi, ho avuto una grande giornata e sono stato sostenuto dalla squadra. Dopo cinque vittorie di tappa, domani andrà a Roma per godermela. Sono partito da lontano perché volevo provarci. Abbiamo dovuto cambiare i piani in corsa dopo i problemi di Kuss”. Lo dice il danese della Visma Lease a Bike, Jonas Vingegaard, ai microfoni di Eurosport.

-Foto IPA Agency-

La chiave di volta: riscoprire i valori del vero digiuno tra Isaia e il Vangelo

Dal sacrificio rituale all’amore attivo: l’illuminazione spirituale che guida il nuovo corso del Movimento

Nella storia di ogni cammino spirituale e associativo vi sono momenti di illuminazione interiore che ridefiniscono il senso stesso delle azioni che si compiono. Vivendo sulla propria pelle le fatiche e i limiti della testimonianza, il nostro coordinatore don Giuseppe Serrone ha colto una fondamentale chiave di volta teologica, capace di gettare una luce nuova e più profonda sull’impegno del Movimento Sacerdoti Sposati.

Il vero digiuno, quello autenticamente gradito a Dio, non si misura sulla privazione materiale fine a se stessa, ma sulla capacità di generare giustizia, apertura e carità.

Il vero digiuno secondo il profeta Isaia

La Scrittura, attraverso la voce potente del profeta Isaia, traccia l’identikit del digiuno che il Signore desidera. Non un’ostentazione di sofferenza, ma un atto di liberazione e condivisione. Il testo biblico ci ricorda che digiunare significa:

  • Spezzare le catene dell’ingiustizia e dell’oppressione.

  • Condividere il proprio pane con chi ha fame e spalancare le porte per accogliere i poveri.

  • Vestire chi è nudo e non voltare mai le spalle davanti ai bisognosi.

  • Rimuovere ogni forma di vessazione, di malvagità e quel linguaggio accusatorio che troppo spesso divide le comunità.

Questo insegnamento sposta radicalmente l’attenzione: il sacrificio personale non è un traguardo, ma uno strumento che deve tradursi in carità vissuta, giustizia sociale e amore attivo verso il prossimo. È la fine dell’immobilismo formale per fare spazio all’azione dello Spirito.

La purezza del cuore nel Vangelo di Matteo

A compiere e sigillare questa rivoluzione interiore sono le parole stesse di Gesù nel Vangelo secondo Matteo (15,11):

“Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!”

Si tratta di un ribaltamento totale della concezione religiosa ritualistica. Cristo sposta l’asse dall’osservanza puramente esteriore — come i precetti rigidi sui cibi o i lavaggi rituali — all’autenticità dell’atteggiamento interiore. Ciò che contamina e sporca la nostra coscienza, ciò che ci allontana da Dio e dai fratelli, non è il cibo, ma le parole, i pensieri e le intenzioni che nascono dal cuore: l’odio, l’inganno, la calunnia, l’invidia e l’esclusione dell’altro.

Una nuova linfa per la sensibilizzazione

Questa consapevolezza diventa la bussola per il futuro del Movimento e per la gestione di questo blog. La nostra richiesta di riammissione al ministero non è una battaglia di regole, ma un appello alla giustizia evangelica. Vogliamo spezzare le catene di un’isolamento burocratico che da troppi anni tiene lontani dall’altare presbiteri regolari e qualificati, desiderosi solo di offrire il proprio pane spirituale ed educativo alla vita della gente.

Con questa forza interiore, che mette la salute e la carità al di sopra di ogni ritualismo, lo staff di Informazione Libera continua la sua opera di sensibilizzazione, con lo sguardo rivolto al bene comune e alla costruzione di una Chiesa che parla il linguaggio del cuore.

Tag: Vero Digiuno, Profeta Isaia, Vangelo di Matteo, Giuseppe Serrone, Chiave di volta, Teologia e spirituale, Purezza del cuore, Giustizia sociale, Carità attiva, Sacerdoti Sposati, Movimento Sacerdoti Sposati, Preti Sposati, Informazione Libera, Sensibilizzazione culturale.

Ecco la visualizzazione grafica dell'illuminazione spirituale di don Giuseppe Serrone: "La chiave di volta: riscoprire i valori del vero digiuno".

L'immagine rappresenta visivamente questo fondamentale salto di qualità teologico:

La Chiave di Volta: In primo piano, su un antico arco in pietra che simboleggia l'osservanza rituale, è incisa la scritta centrale: "LA CHIAVE DI VOLTA: IL VERO DIGIUNO". Questo elemento architettonico sostiene la nuova visione.

Isaia e la Giustizia Sociale: Oltre l'arco, la comunità mette in pratica l'insegnamento profetico: un anziano presbitero sposato (con la fede nuziale visibile e la moglie al fianco, a simboleggiare la famiglia come risorsa pastorale) unta simbolicamente le catene e i lacci che tengono oppresso un giovane. Altri membri condividono il pane e vestono i bisognosi, traducendo il digiuno in carità e amore attivo.

Il Vangelo e la Purezza del Cuore: La scena è illuminata da una luce calda e divina che sconfigge l'osservanza puramente esteriore. L'enfasi è posta sul cuore e sull'azione dei personaggi, incarnando le parole di Gesù: ciò che contamina non è il cibo, ma le intenzioni egoistiche che partono dall'odio e dall'esclusione.

Identità del Movimento: Nella didascalia in basso, il titolo completo è reso con un font elegante e pulito: "Riscoprire i valori del vero digiuno tra Isaia e il Vangelo", accompagnato dal logo e dal riferimento ufficiale: "Movimento Sacerdoti Sposati - Informazione Libera".

“Riprendiamo il cammino: oltre l’immobilismo, la voce di Informazione Libera torna a correre”

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Una comunicazione rinnovata per rispondere ai segni dei tempi e dare spazio ai progetti del Movimento

Il cammino di una comunità non è mai una linea retta, ma un percorso vivo che richiede ascolto, discernimento e la capacità di sapersi fermare o accelerare quando lo Spirito lo suggerisce. In queste ore, lo staff di Informazione Libera riprende in mano le redini della comunicazione con un obiettivo chiaro: superare l’immobilismo generale che sembra frenare le grandi riforme e rimettere al centro della discussione i progetti concreti del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati.

Nelle ultime settimane abbiamo vissuto momenti di fortissima intensità spirituale e di testimonianza. Ora, tuttavia, è il momento di far evolvere la nostra narrazione. Sentiamo l’esigenza di una comunicazione più distesa, che non si limiti alla reazione quotidiana, ma che sappia seminare a lungo termine, sensibilizzando l’opinione pubblica e la base ecclesiale sulla legittimità e sulla ricchezza della riammissione al ministero dei presbiteri sposati.

Mettere le ali ai progetti: la Sede e la Sensibilizzazione

C’è un cantiere fondamentale che attende di essere riattivato con vigore: il progetto per la realizzazione di una sede stabile per il Movimento. Una sede non è semplicemente un luogo fisico, un insieme di mura, ma il cuore pulsante delle nostre attività, un centro di ascolto per i tanti confratelli che vivono nel limbo dell’isolamento e un punto di coordinamento per tutte le iniziative editoriali e di studio. L’immobilismo non può e non deve bloccare questa urgenza.

Accanto a questo, la nostra azione si concentrerà sulla sensibilizzazione diffusa. Vogliamo raccontare la normalità feconda delle nostre vite, l’equilibrio delle nostre famiglie e il valore del servizio che tanti di noi offrono già nella società, in particolare nel mondo della scuola e della formazione.

Una voce libera e in ascolto

Il blog Informazione Libera torna a essere uno spazio di approfondimento sereno, capace di guardare alla Chiesa intera con uno sguardo costruttivo. Non abbiamo bisogno di ripetere formule prestabilite a ogni articolo; la nostra posizione è nota, la nostra lealtà è chiara. Vogliamo semplicemente essere una finestra aperta sul futuro, offrendo spunti di riflessione a chi, nelle istituzioni e nelle parrocchie, ha ancora il coraggio di sognare una Chiesa vicina alla vita reale delle persone.

Restiamo in cammino, con la sobrietà e la fermezza di sempre.

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Dall’Austria il realismo della vita: il caso del parroco e dell’amica interroga una Chiesa in apprendimento

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Oltre il tabù del segreto: se l’onestà di un prete e di una donna diventa una risorsa pastorale

La rivista Settimana News accende i riflettori su una vicenda emblematica avvenuta in Austria, intitolata emblematicamente “Austria: il parroco e l’amica”. È la storia di un sacerdote che, rifiutando la via della doppia vita o della clandestinità affettiva, ha deciso di vivere apertamente e con trasparenza il proprio legame con una donna, mantenendo al contempo un profondo e stimato impegno pastorale all’interno della sua comunità parrocchiale. Una vicenda che ha suscitato un forte dibattito ma anche una sorprendente ondata di maturità e comprensione tra i fedeli.

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, questo fatto dimostra nei fatti cosa significhi essere – come scrivevamo ieri – una “Chiesa in apprendimento” che riparte dalla “vita della gente”. L’onestà di questo parroco austriaco squarcia il velo di ipocrisia che per secoli ha circondato il celibato obbligatorio, dimostrando che l’affettività e la responsabilità familiare non distruggono il ministero, ma possono integrarsi con esso.

1. La fine della doppia vita: la trasparenza che genera fiducia

Il caso austriaco mette in luce un dato pastorale straordinario: quando un sacerdote sceglie la via della verità e della trasparenza, il Popolo di Dio non si scandalizza, ma comprende e sostiene. Il vero scandalo per le comunità non è l’amore o la presenza di una donna, ma la menzogna, il segreto e l’ipocrisia clericale. I preti sposati del nostro Movimento, che hanno scelto la via del matrimonio sacramentale e della legalità civile e religiosa, offrono da anni questa stessa testimonianza di limpidezza, pagando spesso il prezzo dell’emarginazione burocratica.

Oggi, nel quinto giorno del suo secondo Digiuno dei 40 giorni, il coordinatore nazionale unisce la sua voce a questo dibattito europeo. Mentre all’estero si sperimentano percorsi di accoglienza e realismo pastorale, in Italia la CEI e la burocrazia curiale continuano ad applicare una rigida censura. Dal 2003 ad oggi, gli innumerevoli appelli del Movimento per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati restano inascoltati. Si preferisce il dramma delle chiese chiuse e delle Messe razionate (come a Verona) pur di non legittimare una realtà che ormai bussa con forza alle porte della storia.

3. Un appello a Papa Leone XIV per un Decreto di Riammissione europeo

Le parole di stima espresse dal teologo Leonardo Boff sulla Magnifica Humanitas ci ricordano che il Papa auspica un “nuovo stile” ecclesiastico. Questo nuovo stile deve tradursi in norme certe. Chiediamo a Papa Leone XIV un atto di coraggio: un Decreto di Riammissione che superi l’assolutizzazione del celibato e permetta ai presbiteri sposati regolari – molti dei quali già inseriti nella società come stimati docenti e formatori – di tornare a servire gratuitamente l’altare. La Chiesa non perda l’occasione di accogliere queste “pietre scartate” che possono ridare vita e calore umano alle parrocchie deserte.

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Una Chiesa in apprendimento deve ascoltare la vita reale delle famiglie dei preti sposati”

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Se la pastorale riparte dalla “vita della gente”, crolli l’ideologia del celibato assolutizzato

Apriamo questo sabato 30 maggio 2026 con una preziosa chiave di lettura teologica offerta dalla rivista Settimana News, che in un recente editoriale parla di una “Chiesa in apprendimento” capace di rimettere al centro “la vita della gente”. L’articolo sottolinea l’urgenza di una conversione pastorale che non parta da schemi rigidi o da dottrine astratte calate dall’alto, ma dall’ascolto attento, umile e partecipato dell’esistenza quotidiana degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, questa prospettiva è l’essenza stessa della nostra vocazione. I preti sposati sono, per definizione, ministri di Dio totalmente immersi nella “vita della gente”: ne condividono le fatiche economiche, le gioie e i dolori della crescita dei figli, la precarietà del lavoro e l’impegno quotidiano (come l’esperienza pluriennale nell’insegnamento scolastico superiore e professionale). Se la Chiesa vuole davvero essere “in apprendimento”, deve iniziare ad apprendere dalla ricchezza spirituale e umana delle nostre famiglie.

1. Il quinto giorno di digiuno: testimonianza contro l’astrazione clericale

Oggi il nostro coordinatore nazionale don Giuseppe Serrone entra nel quinto giorno del suo secondo Digiuno dei 40 giorni. Questa azione di forte protesta spirituale è necessaria proprio per denunciare il rifiuto di una burocrazia ecclesiastica che preferisce l’astrazione clericale alla realtà dei fatti. Il paradosso vissuto nella Diocesi di Verona – dove si preferisce rassegnarsi a parrocchie senza Messa domenicale pur di non richiamare all’altare i sacerdoti sposati – dimostra che una parte della Chiesa non vuole affatto “apprendere”, ma preferisce arroccarsi nei vecchi divieti, ignorando gli appelli che il nostro Movimento lancia incessantemente fin dal 2003.

2. La famiglia del prete come risorsa per sconfiggere la “solitudine”

Pochi giorni fa, Papa Leone XIV ha denunciato davanti all’Europarlamento la “pandemia della solitudine” che affligge l’Europa. Una Chiesa in apprendimento dovrebbe capire che l’isolamento forzato imposto ai presbiteri celibatari aggrava questa stessa solitudine, svuotando le canoniche. Il matrimonio religioso dei sacerdoti riammessi al ministero non è un limite, ma una risorsa pastorale straordinaria: porta nelle comunità una testimonianza di amore coniugale e genitoriale capace di intercettare i bisogni reali delle famiglie moderne, ferite e isolate.

3. Un Decreto di Riammissione per essere operai nel cantiere reale

Accogliendo l’invito al dialogo e alla flessibilità espresso anche dal teologo Leonardo Boff nel suo commento alla Magnifica Humanitas, chiediamo alla CEI e a Papa Leone XIV di passare dalle parole ai fatti. Essere una Chiesa in apprendimento significa riconoscere che le “pietre scartate” possono essere utili. Chiediamo l’emanazione di un Decreto di Riammissione per i preti sposati regolari. Siamo pronti a mettere la nostra esperienza di vita e la nostra ordinazione sacra al servizio delle chiese chiuse e delle comunità abbandonate.

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Progresso tecnico non coincide automaticamente con il progresso morale

Alan Turing, la dignità e il codice

di Gabriella Greison – Avvenire

Proseguo la mia carrellata di scienziati e scienziate della storia. Li studio negli archivi mentre scrivo i miei libri, e in questo spazio prezioso nel web mi fermo su di loro per cercarne la spiritualità. Perché io la mia la sto ancora cercando, e da fisica non posso far finta che questa domanda non esista. Oggi vi parlo di Alan Turing.
Alan Turing ha formalizzato il concetto di algoritmo con la macchina che porta il suo nome, ha posto le basi teoriche dell’informatica moderna e ha contribuito in modo decisivo alla decifrazione dei codici Enigma durante la Seconda guerra mondiale. Prima ancora che esistessero i computer come li conosciamo, Turing immagina una macchina astratta capace di eseguire istruzioni elementari una dopo l’altra. Sembra un’idea semplice, quasi ingenua: leggere un simbolo, scriverne un altro, spostarsi di una posizione. Eppure dentro quella semplicità c’è il fondamento di tutto il mondo digitale. Ogni software, ogni algoritmo, ogni intelligenza artificiale è figlia di quella macchina teorica. Turing fa un’altra domanda, ancora più disturbante: una macchina può pensare? Non la pone in termini metafisici, ma operativi.
Se un interlocutore non riesce a distinguere le risposte di una macchina da quelle di un essere umano, allora cosa significa davvero “pensare”? Non è provocazione, è rigore. È il tentativo di spostare la domanda dall’essenza al comportamento. Ma la vita di Turing non è solo matematica. Dopo aver contribuito in modo decisivo alla vittoria contro il nazismo, viene perseguitato dal suo stesso Paese per la sua omosessualità. Sottoposto a castrazione chimica, isolato, umiliato.
La sua mente è considerata geniale quando serve, deviante quando non rientra nella norma sociale. Qui la sua spiritualità si fa dolorosa. Turing ci ricorda che l’intelligenza non garantisce giustizia. Che il progresso tecnico non coincide automaticamente con il progresso morale. E che una società capace di costruire macchine universali può essere ancora incapace di accogliere la differenza umana. 
L’insegnamento universale è doppio: da un lato, la mente può creare strumenti potentissimi partendo da gesti elementari. Dall’altro, nessun algoritmo può sostituire la dignitàOggi che viviamo immersi nell’intelligenza artificiale, la domanda non è solo cosa possono fare le macchine. È cosa vogliamo fare noi con esse. E soprattutto: che idea di umano stiamo programmando nel codice? E allora la domanda, semplice e diretta: quando giudicate qualcuno, lo fate con la logica di un algoritmo o con la complessità di una coscienza? E siete sicuri che il progresso che amate sia anche progresso per tutti? Se vi va, scrivetemi a interferenze@avvenire.it: leggerò tutte le vostre risposte.

 

Satelliti e digitali non hanno reso meno attuale uno dei metodi storici di diffusione radiofonica

Papa Leone XIV durante le visita, lo scorso giugno, al centro di Santa Maria di Galeria

Seminario in Vaticano: nell’era digitale il ruolo essenziale delle onde corte
Satelliti e digitali non hanno reso meno attuale uno dei metodi storici di diffusione radiofonica. Lo ricorda l’incontro organizzato dalla Commissione Media Digitali dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione, svolto al centro di Santa Maria di Galeria, nel giorno dell’azione dell’Accordo con l’Italia per un centro agrovoltaico. Masci: l’obiettivo è far ascoltare la voce del Papa ovunque
Michele Raviart – Città del Vaticano – Vatican News

Nel corso dei decenni, i sistemi radiofonici in onde corte hanno rappresentato uno dei principali strumenti di comunicazione della Santa Sede, accompagnando l’evoluzione tecnologica attraverso continui processi di ammodernamento. Nonostante la diffusione delle tecnologie digitali, le onde corte continuano a svolgere un ruolo essenziale nel coprire grandi distanze e raggiungere aree che attualmente non sono servite da sistemi più moderni, come il DAB+ e il satellite. Questo il contesto nel quale si è svolto, nel Centro radio di S. Maria di Galeria della Santa Sede, il seminario tecnico “Sistemi Radio Broadcast in Onde Corte”, organizzato dalla Commissione Media Digitali dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Tra i temi approfonditi, dunque, i principi della propagazione radio, gli aspetti regolatori e le caratteristiche tecniche degli impianti, con l’intervento diretto del personale specializzato che ne cura la gestione.

Masci: le onde corte arrivano dove i sistemi digitali non possono
“Non possiamo pensare la comunicazione solo per chi ha una connessione veloce, uno smartphone recente, un abbonamento dati o dimestichezza con le piattaforme digitali”, ha sottolineato l’ingegnere Francesco Masci, direttore della Direzione tecnologia del Dicastero per la comunicazione. Per questo “le onde corte conservano una caratteristica preziosa”, ha ribadito, “possono coprire grandi distanze, superare confini geografici e raggiungere territori nei quali altre reti non arrivano o non sono affidabili, per altro senza altri soggetti intermediari”. In particolare, in contesti difficili, le onde corte “possono continuare a svolgere un ruolo quando le infrastrutture digitali sono assenti, interrotte, limitate o condizionate, per esempio a causa delle guerre”.

Rendere accessibile a tutti l’ascolto della voce del Papa
Questo è tanto più vero se si considerano le specificità della comunicazione della Sante Sede che, continua Masci, “ha una responsabilità particolare: rendere accessibile la voce del Papa a tutti coloro che desiderano ascoltarla. Indipendentemente dalla posizione geografica, dalla cultura, dalle possibilità tecniche ed economiche, dalla lingua, dalla condizione sociale o dalle infrastrutture disponibili”.

Contro i disagi diffusi, necessarie politiche di prevenzione e di sostegno per ragazzi e famiglie

La Casina Pio IV

Salute mentale, De Mendonça: il mondo educativo affronti le fragilità dei giovani
Il cardinale prefetto Dicastero per la Cultura e l’Educazione con i media vaticani a margine di un convegno internazionale alla Casina Pio IV. “Contro i disagi diffusi, necessarie politiche di prevenzione e di sostegno per ragazzi e famiglie”. Emilce Cuda: “Sviluppare un programma a livello regionale con i governi iberoamericani”
Patricia Ynestroza e Daniele Piccini – Città del Vaticano – Vatican News

“La sfida più grande oggi è intercettare le vulnerabilità presenti negli spazi educativi, come il disagio mentale tra gli studenti”. Così il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, parlando con i media vaticani, ha tracciato una direzione di lavoro per quanti sono impegnati in campo educativo, a margine del convegno internazionale Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale: salute mentale, tecnologie digitali ed educazione. L’incontro si svolge oggi, 29 maggio, e domani, presso la Casina Pio IV dei Giardini Vaticani ed è organizzato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, dalla Pontificia Commissione per l’America Latina e dall’Organizzazione degli Stati iberoamericani per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (OEI).

Lettura e Vangelo del giorno 30 Maggio 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dalla lettera di san Giuda apostolo
Gd 1,17.20-25

Voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo.
Costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna.
Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco; di altri infine abbiate compassione con timore, stando lontani perfino dai vestiti, contaminati dal loro corpo.
A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia, all’unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e per sempre. Amen.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 62 (63)

R. Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R.

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 11,27-33

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose»