
Da Barbiana ad oggi: lo spirito di Don Lorenzo Milani contro il muro di gomma del clericalismo
Oggi, 27 maggio 2026, ricorre l’anniversario della nascita di Don Lorenzo Milani. Come ricorda un approfondimento de La Nazione, il priore di Barbiana è stato il “prete scomodo” per eccellenza del Novecento italiano, un uomo che la miopia delle autorità clerico-curiali dell’epoca decise di esiliare su una montagna sperduta del Mugello pur di metterne a tacere la voce profetica e lo slancio innovatore. Solo decenni dopo la sua morte, la Chiesa ha finalmente riconosciuto la santità della sua intuizione pastorale ed educativa.
Come Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, apriamo questa giornata illuminati dalla sua testimonianza. C’è un filo rosso invisibile ma indistruttibile che lega l’esilio di Don Milani a Barbiana all’emarginazione che i sacerdoti sposati italiani subiscono dal 2003 ad oggi. Ieri come oggi, l’apparato burocratico preferisce punire, allontanare e silenziare chi propone un rinnovamento evangelico e una vicinanza reale alle fragilità della gente, piuttosto che mettersi in discussione.
1. Il secondo giorno di digiuno e l’attualità di “I Care”
Oggi don Giuseppe Serrone entra nel secondo giorno del suo nuovo Digiuno dei 40 giorni di protesta e testimonianza. Il motto di Don Milani, il celebre “I Care” (mi importa, ho a cuore), è lo stesso motore che spinge il nostro coordinatore e i presbiteri del Movimento a non arrendersi davanti al muro di gomma dei media e delle istituzioni. Ci importa delle parrocchie che chiudono; ci importa delle comunità che, come a Verona, vengono private della Santa Messa domenicale per carenza di clero; ci importa dei giovani che incontriamo ogni giorno nelle scuole superiori e professionali come insegnanti, ai quali vorremmo spezzare anche il Pane eucaristico.
2. L’istruzione e il ministero: l’esperienza sul campo
Don Milani ha dimostrato che la scuola è il primo terreno di evangelizzazione e di riscatto umano. Molti sacerdoti sposati con regolare dispensa e matrimonio sacramentale per una assurda rigidità canonica non possono varcare la soglia delle parrocchie per celebrare i Sacramenti o tenere aperti i luoghi di culto abbandonati. Si preferisce la penuria sacramentale alla valorizzazione di pastori che hanno declinato il ministero nella realtà familiare e professionale.
3. Un appello alla CEI e a Papa Leone XIV nel segno di Barbiana
Mentre i Vescovi italiani proseguono l’82ª Assemblea Generale in Vaticano sotto la guida di Papa Leone XIV, l’anniversario di Don Milani risuoni come un monito severo. Non ripetete l’errore storico compiuto con il priore di Barbiana. Non continuate a ignorare e mettere a tacere le nostre suppliche e le nostre offerte di collaborazione gratuita per gestire le chiese chiuse.
Chiediamo a Papa Leone XIV la coerenza teologica con la sua stessa Enciclica Magnifica Humanitas: le “pietre scartate” come i preti sposati sono pronte a diventare pilastri per la rinascita delle comunità locali. Serve un Decreto di Riammissione immediato, che sani l’ingiustizia e ridoni operai qualificati alla vigna del Signore.
Di seguito, pubblichiamo il Comunicato Stampa ufficiale emesso oggi dal Movimento.
📰 COMUNICATO STAMPA
PER IMMEDIATA DIFFUSIONE
Anniversario Don Milani: il Movimento Sacerdoti Sposati denuncia la persistenza del metodo dell’esilio e del silenzio…
Nel secondo giorno del digiuno intrapreso da don Giuseppe Serrone, il Movimento richiama l’eredità del Priore di Barbiana: «Ieri si esiliavano i preti scomodi, oggi si preferiscono le chiese senza Messa pur di ignorare i preti sposati. Chiediamo a Papa Leone XIV un Decreto di Riammissione»
ROMA, 27 MAGGIO 2026 – In occasione dell’anniversario della nascita di Don Lorenzo Milani (27 maggio 1923), figura centrale del cattolicesimo sociale e profetico rilanciata oggi dai media nazionali (fonte: La Nazione), il Movimento Sacerdoti Sposati lancia un duro atto d’accusa contro il persistente immobilismo delle gerarchie ecclesiastiche, riunite a Roma per l’82ª Assemblea Generale della CEI.
Il Movimento evidenzia come i meccanismi di censura e di emarginazione curiale che colpirono il Priore di Barbiana – esiliato sull’Appennino toscano perché ritenuto “scomodo” dalle autorità ecclesiastiche del tempo – siano i medesimi applicati oggi nei confronti dei sacerdoti sposati con regolare matrimonio religioso. Dal 2003, infatti, le istanze di rinnovamento e le formali suppliche inviate da don Giuseppe Serrone a Roma e ai Vescovi italiani vengono sistematicamente ignorate e messe in secondo piano rispetto all’urgenza pastorale.
Don Giuseppe Serrone dal suo presidio per il secondo Digiuno di 40 giorni, iniziato da pochi giorni afferma «Oggi assistiamo al paradosso di diocesi, come quella di Verona, che scelgono di razionare o cancellare le Messe domenicali per mancanza di clero, affidando le parrocchie a guide laiche. Si preferisce l’estinzione sacramentale dei territori e il silenzio dei tabernacoli pur di non reintegrare i sacerdoti sposati. Esattamente come ai tempi di Don Milani, la struttura preferisce difendere se stessa e le proprie regole rigide piuttosto che rispondere alla fame spirituale del Popolo di Dio».
L’appello rivolto a Papa Leone XIV e all’Assemblea della CEI, nel nome di Don Milani e della coerenza evangelica, chiede un immediato cambio di rotta: l’emanazione di un Decreto di Riammissione che permetta ai presbiteri sposati con rito sacramentale di tornare a celebrare l’Eucaristia e i Sacramenti, offrendo la propria disponibilità gratuita per custodire e gestire le chiese destinate alla chiusura.
Per informazioni, interviste e contatti stampa: Ufficio Stampa Movimento Sacerdoti Sposati
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sacerdotisposati@gmail.com
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