Convegno sulla fraternità in Europa: la voce dei preti sposati contro l’isolamento del clero

All'Angelicum il convegno organizzato tra gli altri dal Dicastero per il dialogo interreligioso

Si è concluso a Roma il convegno internazionale sulla fraternità in Europa, organizzato dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso. Al centro dei lavori, la necessità urgente di promuovere una cultura dell’incontro che sappia sanare le solitudini e le polarizzazioni del mondo contemporaneo. Un appello che risuona con forza non solo nelle dinamiche geopolitiche, ma anche all’interno delle mura ecclesiali, dove il tema della fraternità e della cura dei legami umani sta diventando il perno del dibattito sul futuro dei ministeri. Da più parti, il mondo dei sacerdoti sposati accoglie questa riflessione, evidenziando come il concetto di fraternità debba tradursi in scelte concrete di apertura e valorizzazione di tutti i carismi legittimi della Chiesa.

Di fronte alla carenza di clero e al dramma dell’isolamento presbiterale più volte sollevato da Papa Leone XIV, il realismo pastorale impone di guardare alla fraternità come a una riforma strutturale. I sacerdoti coniugati – professionisti e teologi interamente formati nelle facoltà teologiche formali della Chiesa – rappresentano una risorsa immediata per rigenerare le comunità cristiane. La loro stabilità familiare e la loro maturità affettiva non sono in contrasto con il ministero, ma offrono quel modello di vicinanza reale e condivisione quotidiana che il Dicastero ha indicato come via maestra per il futuro dell’Europa. Per abbattere il muro del clericalismo burocratico e assicurare il bene comune delle parrocchie, la Chiesa è chiamata a vivere la fraternità anzitutto al proprio interno, riaprendo le porte a chi desidera unicamente servire il popolo di Dio con trasparenza e fedeltà istituzionale.