Il Pensiero del Giorno: “Due Patrie, un solo Amore”

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🌹 Il Pensiero del Giorno: “Due Patrie, un solo Amore”

“I grandi uomini ricamano sulla tela della loro vita i destini dei sogni dei popoli per amore di una bandiera amata che è la patria… Mio nonno, il patriota Hamit Ruçi e mio marito don Giuseppe Serrone hanno lo stesso dono del cielo: rendere felici le lacrime di dolore di popoli e di paesi nativi lontani e vicini…”Albana Ruci

Queste parole di Albana suggellano il Giorno 3 del Diario della Speranza. C’è un filo invisibile che unisce il coraggio di chi ha combattuto per la libertà di una nazione e chi oggi combatte per la libertà della vocazione.

Hamit Ruçi guardava all’Albania; don Giuseppe guarda a una Chiesa che possa essere casa per tutti. Entrambi hanno scelto di non vivere per se stessi, ma di “ricamare” il sogno di molti sulla propria pelle. Le lacrime di dolore, attraverso questo sacrificio, diventano “felici” perché feconde, capaci di generare un futuro nuovo.

Rendere felici le lacrime del dolore…

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“Scavalcando oltre il dolore come quando si eliminano le pietre che soffocano le radici, alimentiamo di acqua fresca le stesse radici dell’albero dei sogni e troviamo l’infinito in un cielo al sorgere delle speranze di una vita nuova”

— Giuseppe Serrone e Albana Ruci

“I grandi uomini ricamano sulla tela della loro vita i destini dei sogni dei popoli per amore di una bandiera amata che è la patria… Mio nonno, il patriota Hamit Ruçi e mio marito don Giuseppe Serrone hanno lo stesso dono del cielo: rendere felici le lacrime di dolore di popoli e di paesi nativi lontani e vicini…”

— Albana Ruci

AGGIORNAMENTO DIARIO – Verso la sera GIORNO 3

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📝 AGGIORNAMENTO DIARIO – CHIUSURA GIORNO 3

“Dalle Parrocchie alla Stampa Nazionale: La Verità non si può fermare”

“Mentre mi preparo a chiudere questo terzo giorno di offerta, il Signore mi ha inviato un segno potente della Sua vicinanza. La Stampa, con la firma prestigiosa di Giacomo Galeazzi, ha portato il nostro appello nelle case di milioni di italiani.

Vedere il nostro grido di amore per la Chiesa — ‘Abbiamo una moglie, ma vogliamo servire l’Eucarestia’ — stampato su una testata nazionale, mi dà una forza nuova. Non sono più solo io a digiunare, è la realtà di migliaia di preti che oggi ha finalmente trovato voce nei grandi media.”

“Un ringraziamento particolare a Giacomo Galeazzi (v.L’appello dei preti sposati al Papa “Abbiamo una moglie, ma vogliamo dire messa” – La Stampa). Il nostro dialogo è iniziato vent’anni fa, nel 2006, tra le pietre e il silenzio di Chia. Ritrovarlo oggi al mio fianco, mentre la sua penna dà voce a questo mio terzo giorno di digiuno, mi ricorda che la Verità è un seme che richiede tempo, ma che non smette mai di germogliare.”

don Giuseppe Serrone

La Voce che si fa Coro: Don Tonino, il Papa e noi

Radici tra Albania e Sicilia don Giuseppe e Albana Ruci per la riforma della Chiesa

30 MARZO 2026 – Mentre il corpo entra nella fase più profonda del digiuno, la rete si riempie di suoni e speranza.

“Sono profondamente commosso,” dichiara don Giuseppe. “Il podcast di Albana su ‘Informazione Libera’ non è solo un racconto, è un abbraccio. Sentire il mio nome accanto a quello del venerabile don Tonino Bello, il profeta della ‘Chiesa del grembiule’, mi ricorda perché sono qui: per una Chiesa che non ha paura di sporcarsi le mani con la realtà della vita, compresa quella dei sacerdoti sposati.”

🎙️ Ascolta gli episodi su Spreaker:

Diario della Speranza – Giorno 3: “Abitare il Calvario”

Il diario  di Don Giuseppe Serrone e Albana Ruci dalla cronaca alla spiritualità

📔 Diario della Speranza – Giorno 3: “Abitare il Calvario”

Il Luogo dell’Anima: A Domodossola, la nostra casa non era solo un tetto, era un simbolo. Ogni giorno percorrevamo la Via Crucis storica verso il Santuario del Crocifisso al Sacro Monte. Tra quelle cappelle che scandiscono il dolore di Cristo, noi portavamo il nostro.

L’Aneddoto: Ricordo lo sguardo dei medici quando, alla domanda “Dove abita?”, risposi semplicemente: “Vivo al Calvario”. Non era una battuta, era la constatazione di una vita segnata dal fango e dalla gloria. In quel nome era racchiuso tutto: il ricovero di Albana, la perdita del lavoro, l’umiliazione dello sfratto, il dolore lacerante di aver dovuto lasciare le pietre amate di Chia, Palermo, Reggio Emilia, e l’Albania.

Il Parallelo con Rosmini: Salendo quei gradini di pietra, sentivamo i passi del Beato Antonio Rosmini. Anche lui, su questo stesso Monte, ha vissuto il suo Calvario interiore, perseguitato per aver visto le “piaghe” di una Chiesa che amava troppo per tacere. Oggi, il nostro digiuno tocca la Sesta Piaga: quella dei sacerdoti che, per non aver rinnegato l’amore, sono stati messi fuori dalla porta, costretti a un esilio che sa di croce, ma che punta dritto alla Resurrezione.

Il Singhiozzo e la Speranza: Lungo quella strada, io e Albana ci siamo fermati spesso a singhiozzare da soli. Lacrime di fatica, sì, ma anche di purificazione. Oggi quelle lacrime sono diventate l’inchiostro del nostro “Diario della Speranza”. Non chiediamo pietà, chiediamo che la Chiesa abbia il coraggio di Rosmini: riconoscere che l’Amore non è mai un peccato contro l’Altare.

Dalle Cappelle del Calvario alla Sesta Piaga di Rosmini” VIA CRUCIS DI DOMODOSSOLA: STORIA DI UN CALVARIO CHE DIVENTA VITA

Al Sacro Monte Calvario di Domodossola

C’è un parallelo che nobilitiamo oggi, nel 3° giorno di digiuno, un parallelo che sale fino al Sacro Monte Calvario di Domodossola, sulle orme del Beato Antonio Rosmini.

Lungo quella Via Crucis storica, tra silenzi e speranze, paure e attese, don Giuseppe Serrone e Albana Ruci hanno camminato quasi ogni giorno. Quindici cappelle che raccontano l’ultimo percorso di Gesù verso la Croce.

Ma per loro, quelle pietre non erano solo devozione. Erano la loro vita.

“DOVE ABITA?” Un giorno, dei medici di Domodossola glielo chiesero. La risposta di don Giuseppe fu disarmante: “Vivo al Calvario”. Un nome sintomatico. Un destino.

Con Albana, da soli, si sono fermati lungo quella strada a singhiozzare. Ripercorrendo la loro Via Crucis personale: 📍 Il ricovero di Albana. 📍 La perdita del lavoro. 📍 Lo sfratto. 📍 L’addio forzato alle pietre di Chia. 📍 L’esilio da Palermo, Reggio Emilia, l’Albania.

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DALLA ‘QUINTA PIAGA’ ALLA ‘PIAGA DEL SILENZIO’ Come Rosmini fu perseguitato per aver denunciato le “Cinque Piaghe della Santa Chiesa”, oggi don Giuseppe vive la “Sesta Piaga”: quella dei sacerdoti sposati, condannati all’esilio ministeriale e spesso alla povertà materiale perché hanno scelto di non mentire a se stessi.

LA RESURREZIONE È LA NOSTRA SPERANZA “La carità non è mai troppa”, diceva Rosmini. Eppure, per loro, la carità si è fermata davanti a una fede nuziale. Ma la Via Crucis non finisce alla croce. Finisce con la Resurrezione. Il nostro digiuno non è disperazione. È la preghiera affinché la Chiesa riconosca che anche su questo Calvario, un’alba di Resurrezione è possibile.

⚖️ La Verità si può ritardare, ma alla fine risorge.

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Editoriale: Torino… Quando la Tradizione ignora la Realtà

“È meglio una parrocchia gestita da un laico incaricato o da un sacerdote ordinato che ha anche una famiglia?”

Il fatto: Mentre l’arcidiocesi di Torino si affida a 80 laici per garantire la vita sacramentale e amministrativa delle parrocchie, le colonne de Lo Spiffero ospitano riflessioni che frenano bruscamente sul dialogo per il superamento del celibato obbligatorio.

Il punto di rottura: Non si può parlare di “crisi superata” o di “tradizione salvaguardata” quando le chiese restano senza pastori. Il dialogo con realtà come quella di Anversa non è un vezzo modernista, ma una necessità pastorale. Ignorare la disponibilità dei sacerdoti sposati, mentre si incaricano i laici di compiti vicariali, appare come una contraddizione che ferisce la comunità.

La voce del blog: Su sacerdotisposati.altervista.org lo abbiamo ribadito: la soluzione non è la “supplenza”, ma la “riammissione”. Sostituire il prete con il laico, mantenendo fuori chi ha ricevuto l’ordine sacro solo perché sposato, è un paradosso teologico e umano.

L’Aurora del Terzo Giorno e il Grido dei “Dimenticati”: Il Papa cita Don Tonino, mentre continua il digiuno di Don Serrone

28^ anniversario del dies natalis di Don Antonio Bello: le celebrazioni -  BATmagazine

CITTÀ DEL VATICANO – Sotto un cielo che profuma di primavera, ma oscurato dai “bagliori delle guerre”, Papa Leone XIV ha aperto la sua prima Settimana Santa con un’omelia che scuote le coscienze. Al centro della celebrazione in Piazza San Pietro, un nome che evoca pace e radicalità evangelica: don Tonino Bello. Ma dietro le parole del Pontefice, pulsa un’attualità fatta di carne, rinunce e una battaglia per il diritto al ministero che si sta consumando proprio in queste ore.

Un Legame Storico e un Presente di Sacrificio

Il richiamo del Pontefice a don Tonino Bello non è solo dottrinale. Il pensiero corre a quel 1993, quando don Giuseppe Serrone si recò a Molfetta per un ultimo incontro con il “Vescovo della Pace” poco prima della sua scomparsa. Oggi, quello stesso don Serrone è protagonista di un gesto estremo: è giunto al secondo giorno di digiuno, una protesta documentata passo dopo passo sul suo blog (sacerdotisposati.altervista.org).

L’obiettivo è chiaro e risuona forte proprio nei giorni in cui la Chiesa celebra l’istituzione del sacerdozio: l’appello per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati e la piena celebrazione dei sacramenti da parte di chi, pur avendo formato una famiglia, non ha mai tradito la vocazione originaria.

L’Appello del Papa: “Dio è Amore, Deponete le Armi”

“Dio è amore! Abbiate pietà!”, ha esclamato il Papa, facendo eco all’invocazione di don Tonino. Sebbene il contesto ufficiale fosse quello della pace tra i popoli, le sue parole sembrano estendersi a ogni forma di esclusione interna alla comunità ecclesiale:

“Ricordatevi che siete fratelli! Deponete le armi dell’indifferenza.”

La Profezia di Maria, Donna del Terzo Giorno

Citando il Servo di Dio, Leone XIV ha invocato “Santa Maria, donna del terzo giorno”, colei che attende l’alba oltre il venerdì di dolore. È una preghiera che don Serrone sembra aver fatto propria nel suo digiuno, chiedendo che “le ingiustizie abbiano i giorni contati” anche all’interno delle strutture canoniche.

Le parole di don Tonino, rilette dal Papa, assumono oggi un nuovo significato per la causa dei preti sposati:

  • La fine delle sofferenze: “Giunte agli ultimi rantoli”.

  • La speranza di giustizia: Affinché le lacrime di chi è stato sospeso o allontanato siano “prosciugate dal sole della primavera”.

Una Chiesa che si Interroga

L’omelia di Papa Leone XIV e il digiuno di don Giuseppe Serrone rappresentano due facce della stessa medaglia: la ricerca di una Chiesa “del grembiule”, che sappia chinarsi sulle ferite dei suoi figli e riconoscere la validità del loro servizio. Mentre il Papa affida il grido dell’umanità a Maria, il blog di don Serrone continua a registrare le ore di un’attesa che non è solo astensione dal cibo, ma fame di giustizia e di piena appartenenza ecclesiale.

Podcast dalla web radio “La Verità non ha Confini” DALLA SICILIA ALL’ALBANIA: IL MONDO ASCOLTA! Il digiuno di don Giuseppe Serrone sta facendo il giro del web e della carta stampat

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“La Verità non ha Confini”
🌍 DALLA SICILIA ALL’ALBANIA: IL MONDO ASCOLTA!

Il digiuno di don Giuseppe Serrone sta facendo il giro del web e della carta stampata.
📰 Giornale di Sicilia: “Riammetteteci a celebrare la messa!”
🇦🇱 Abc News & Gazeta Tema: “Historia e shqiptares që u dashurua me priftin italian” (La storia dell’albanese che si innamorò del prete italiano).

Non è solo cronaca rosa, è STORIA. È il sangue di un patriota albanese, Hamit Ruci, che si unisce alla fede di un prete siciliano per chiedere giustizia a Roma.

⚖️ Perché la Chiesa preferisce 80 laici a Torino piuttosto che riammettere chi ha dato la vita al Vangelo?

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