Attacco Iran, Teheran risponde si missili. Israele colpisce il Libano, drone su Cipro

Iran.2.marzo2026
Fuoco incrociato nel secondo giorno della guerra in Iran, con tutta la regione in fiamme. Usa e Israele continuano a colpire nonostante la morte di Khamenei mentre la reazione di Teheran contro lo Stato ebraico e le basi americane nella regione miete le prime vittime. Trump: “Ho tre ottime scelte per la guida del Paese, il conflitto potrebbe durare quattro settimane”. Il capo della sicurezza iraniana Larijani afferma che l’Iran “non negozierà” con gli Stati Uniti.

Nella notte l’aviazione israeliana colpisce obiettivi nel sud del Libano, in risposta al lancio di razzi e droni verso il nord d’Israele. Almeno 10 morti a Beirut.

L’Iran annuncia la nomina della nuova Guida Suprema della teocrazia ‘in 1-2 giorni’.
Trump: “Tutti uccisi i candidati per il controllo dell’Iran”
Il presidente americano Donald Trump “mi ha detto stasera che gli Usa avevano identificato possibili candidati per prendere il controllo dell’Iran, ma sono stati uccisi nell’attacco iniziale”. Lo riporta Jonathan Karl di Abc News, in un post su X, secondo cui Trump ha detto che “l’attacco ha avuto un tale successo che ha eliminato la maggior parte dei candidati. Non sarà nessuno di quelli a cui avevamo pensato perché sono tutti morti”. Sulla morte di Khamenei e l’ipotesi di complotto contro il tycoon: “L’ho preso prima che lui prendesse me. Ci hanno provato due volte. Beh, l’ho preso prima io”.
Il capo della sicurezza iraniana Larijani afferma che l’Iran “non negozierà” con gli Stati Uniti
Attacchi israeliani a Beirut: ‘almeno dieci morti’
Almeno 10 persone sono state uccise negli attacchi israeliani alla periferia sud di Beirut. Lo afferma una fonte medica citata dalla versione online della Reuters

tg24.sky.it

Iran, si muove l’Europa. Francia, Germania e Gb “pronte a azioni difensive”

(Adnkronos) – Francia, Germania e Regno Unito sono pronte a difendere i propri interessi e quelli dei propri alleati nel Golfo, se necessario, adottando “azioni difensive” contro l’Iran. L’Europa batte un colpo nella crisi che infiamma il Medio Oriente, a 48 ore dall’attacco portato da Stati Uniti e Israele contro Teheran.
Parigi, Berlino e Londra prendono posizione con una dichiarazione congiunta. I 3 paesi si dicono “sconvolti dagli attacchi missilistici indiscriminati e sproporzionati lanciati dall’Iran contro i Paesi della regione”, in rappresaglia per quelli condotti da Stati Uniti e Israele in Iran.
“Adotteremo misure per difendere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati nella regione, potenzialmente consentendo azioni difensive necessarie e proporzionate per distruggere la capacità dell’Iran di lanciare missili e droni alla fonte”, si legge nella dichiarazione congiunta.
La Francia in particolare esprime la sua ”condanna inequivocabile, la piena solidarietà e il totale sostegno” ai ” Paesi del Medio Oriente sono stati presi di mira da attacchi massicci e ingiustificati da parte dell’Iran”, dice il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot in un post su ‘X’
”Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Oman e Giordania vengono trascinati in una guerra che non hanno scelto”, aggiunge Barrot dicendo di essere ”in stretto contatto con i rispettivi ministri degli Esteri”.
Il Regno Unito “non si unirà all’offensiva in Iran”, ma ha accettato di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le basi militari britanniche per colpire i siti missilistici iraniani, chiarisce nelle stesse ore il premier britannico Keir Starmer, dando un aggiornamento sulla situazione in Medio Oriente.
Tutti ricordiamo gli errori commessi in Iraq e ne abbiamo imparato qualcosa”, ha osservato il primo ministro britannico in un video pubblicato su X.
“Non siamo stati coinvolti negli attacchi iniziali contro l’Iran e non ci uniremo ad azioni offensive ora”, dice Starmer nel videomessaggio pubblicato sui social, aggiungendo di ritenere che “la strada migliore per la regione e per il mondo sia una soluzione negoziata”. Tuttavia, precisa, la Gran Bretagna sostiene “l’autodifesa collettiva dei nostri alleati e del nostro popolo nella regione” perché “l’Iran sta perseguendo una strategia di terra bruciata”.
L’Unione europea segue “con la massima preoccupazione” gli sviluppi in Iran e in Medio Oriente ed esorta tutte le parti alla de-escalation, chiedendo “massima moderazione, protezione dei civili e pieno rispetto del diritto internazionale”, inclusi i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto umanitario internazionale, ha affermato l’Alto rappresentante degli Affari esteri Ue, Kaja Kallas, in un comunicato a nome dei 27 membri. Bruxelles sottolinea che “il Medio Oriente rischia di perdere enormemente da una guerra prolungata” e definisce “inaccettabili” gli attacchi iraniani e le violazioni della sovranità di diversi Paesi della regione.
L’Ue ricorda di aver adottato “ampie sanzioni” contro Teheran in risposta alla “brutale repressione e alle violazioni dei diritti umani contro il popolo iraniano”, nonché alle minacce alla sicurezza regionale e internazionale legate ai programmi nucleare e missilistico balistico e al sostegno a gruppi armati. Bruxelles afferma che continuerà a “proteggere la sicurezza e gli interessi dell’Ue, anche attraverso ulteriori sanzioni”, ribadendo l’impegno diplomatico per “impedire all’Iran di acquisire un’arma nucleare” e chiedendo piena cooperazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Dal canto suo la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha avuto un colloquio al telefono con l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani. ”Abbiamo discusso delle conseguenze degli attacchi sconsiderati e indiscriminati dell’Iran contro il Paese. Con la regione in profonda crisi, il Qatar può contare su una forte solidarietà europea”, ha scritto Von der Leyen in un post.
”Il rischio di un’ulteriore escalation è reale. Ecco perché è urgentemente necessaria una transizione credibile in Iran. Una transizione che ripristini la stabilità e apra la strada a una soluzione duratura”, ha aggiunto affermando la necessità di ”interrompere i programmi nucleari e missilistici militari dell’Iran e le azioni destabilizzanti in aria, terra e mare. Soprattutto, si deve e sostenere le aspirazioni democratiche del coraggioso popolo iraniano”.
L’Ue nel frattempo rafforzerà la sua missione navale nel Mar Rosso con ulteriori navi, poiché la rappresaglia dell’Iran agli attacchi Usa-Israele minaccia il traffico marittimo. Due nuove navi francesi si uniranno alla missione Aspides dell’UE, portando a cinque il numero di navi da guerra partecipanti, ha dichiarato un diplomatico europeo all’Afp a condizione di anonimato, dopo che i ministri degli Esteri dei 27 Paesi dell’Unione hanno tenuto colloqui sull’Iran.
”L’Europa farà ascoltare la sua voce, anche dopo che sarà chiusa la fase incandescente, per avviare un dialogo diplomatico a favore della transizione in Iran”, dice il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa alla Farnesina. ”E’ stata confermata la decisione di continuare con le missioni Aspides e Atalanta”, ha aggiunto Tajani al termine di una riunione straordinaria del Consiglio Affari Esteri Ue.
Durante la riunione, spiega Tajani, è stata riconosciuta ”la responsabilità dell’Iran”, è stata espressa ”solidarietà totale ai Paesi del Golfo aggrediti dall’Iran. Sono stati espressi preoccupazione e coinvolgimento comune per tutelare i cittadini europei che vivono o sono di passaggio nell’area” con un ”coordinamento per il loro rientro in Europa”.
Il comandante supremo alleato della Nato in Europa, il generale statunitense Alexus Grynkewich, sta seguendo “da vicino” gli sviluppi in Iran e in Medio Oriente, adeguando le forze alle necessità per difendere l’Alleanza da “potenziali minacce”, spiega la Nato in un post su X.
L’Alleanza “ha adeguato e continuerà ad adeguare la postura di forza della Nato per garantire la sicurezza dei suoi 32 Paesi membri e difendere l’alleanza da potenziali minacce”, citando il rischio rappresentato da “missili balistici o veicoli aerei senza pilota provenienti da questa o altre regioni”.
internazionale/esteri
webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Trump, e l’illusione di una soluzione venezuelana per l’Iran post Khamenei

L’eliminazione del Grande Ayatollah è una buona notizia, ma per liberare gli iraniani serve qualcosa di più di un patto tra il regime e la Casa Bianca. A Teheran può ancora succedere di tutto: rivolta popolare, caos, o una dittatura militare dei Pasdaran ancora più repressiva
linkiesta.it
Non si dovrebbe mai gioire della morte di una persona, anche della più efferata come Ali Khamenei, però nessuno può toglierci il gusto di leggere e rileggere con soddisfazione i necrologi sul gretto teocrate islamico che per decenni ha torturato un intero popolo, si è sporcato le mani del sangue di milioni di persone e ha tenuto in ostaggio il Medioriente nel tentativo di esportare la rivoluzione sciita nel mondo sunnita e di distruggere lo Stato di Israele.
La condanna a morte di Khamenei se l’è scritta lui stesso il 7 ottobre 2023, il giorno dell’infamia della caccia agli ebrei. Quel giorno in cui migliaia di ebrei israeliani e non solo israeliani sono stati trucidati e rapiti in nome di Allah era stato salutato a Teheran come l’inizio della riscossa islamista, ed era stato progettato per rallentare gli Accordi di Abramo che avrebbero avvicinato gli Stati arabi a Israele. Ma il pogrom di ebrei condotto da Hamas col sostegno di Iran e Qatar ha avuto l’effetto contrario.
Israele ha reagito, i Paesi arabi hanno fatto fronte comune contro l’Iran, ed è cominciata la fine di Hamas a Gaza, di Hezbollah in Libano, degli Huthi in Yemen, del sogno nucleare iraniano e ora anche del Leader Supremo Khamenei.
Il mondo senza Khamenei è un posto migliore, però fatto un Ayatollah se ne può sempre fare un altro, o al suo posto si può mettere un Pasdaran o un altro fanatico. Nonostante i missili e le bombe, la Repubblica islamica è ancora lì, certamente indebolita e imbarazzata, ma da qui a dire che a Teheran è cambiato il regime e sta per arrivare la libertà e la democrazia ce ne vuole.
L’obiettivo di Israele è chiaro, così come quello dell’Arabia Saudita che con Mohammed Bin Salman ha convinto Trump a intervenire con ripetute telefonate nei giorni precedenti l’attacco (fonte Washington Post).
Con questa operazione, israeliani e sauditi hanno piegato il loro principale nemico esistenziale, e hanno eliminato la sua Guida Suprema. Ora pensano che i missili che i Pasdaran stanno sparacchiando più o meno a caso contro tutti i paesi vicini siano un effetto collaterale tutto sommato sopportabile (ieri i missili iraniani hanno ucciso nove civili israeliani, e tre soldati americani).
Quale sia l’obiettivo di Trump, invece, è ancora da capire, al di là del potersi vantare di aver eliminato il capo di un regime che da oltre quarant’anni urla «morte all’America», ma che ieri – malgrado sia ammaccato – ha continuato a urlare lo stesso slogan nelle manifestazioni di piazza organizzate a sostegno del regime.
Tutte le motivazioni date da Trump per giustificare l’attacco all’Iran sono risibili: i crimini iraniani sono ben noti da decenni; non c’era un pericolo nucleare imminente, specie dopo che Trump stesso ott mesi fa aveva detto che le capacità di Teheran di costruirsi la bomba erano state azzerate dal precedente attacco aereo israelo-americano; i colloqui di Ginevra, stando a quanto dicono i mediatori dell’Oman, avevano registrato progressi; infine, nessuna persona sana di mente può credere che Trump abbia a cuore i diritti, la democrazia e la libertà degli iraniani, peraltro mentre cerca di limitare la libertà, di piegare la democrazia e di sopprimere i diritti civili degli americani.
Trump si è fatto convincere dai sauditi e dagli israeliani, che avevano buone ragioni, ha approfittato del momento di estrema debolezza del regime iraniano e si è fatto ingolosire dall’operazione militare perfettamente riuscita in Venezuela.
Il modello di Trump è quello sperimentato a Caracas: sostituire il dittatore Maduro con la vice dittatrice Delcy Rodríguez, un modello che vedremo presto in pratica anche a Cuba. Si parla già di chi potrà essere la Delcy Rodríguez iraniana, e si fa il nome di Ali Larijani, il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale.
Ieri, rispondendo a una telefonata dell’Atlantic magazine, Trump ha detto di aver accettato di parlare con la nuova leadership iraniana emersa dopo la decapitazione del vertice: «Vogliono parlare, e ho accettato di parlare, quindi parlerò con loro. Avrebbero dovuto farlo prima. Avrebbero dovuto dare prima ciò che era molto pratico e facile da fare. Hanno aspettato troppo a lungo», ha detto Trump.
Questo è il suo schema di gioco: non cambiare il regime, ma cambiare il vertice del regime con qualcuno che sia disposto a rispondere a lui in cambio della sopravvivenza e della mano libera nella gestione interna del Paese.
L’Iran però non è il Venezuela, e gli Ayatollah, i Pasdaran e la polizia morale sono forze rivoluzionarie, fanatiche e religiose che difficilmente accetterebbero che qualcuno di loro tradisca e scenda a patti con il Grande Satana americano, peraltro spalleggiato dai nemici plurisecolari sunniti e da quella che loro chiamano entità sionista. Quindi è ancora possibile che dopo la morte di Khamenei, l’alternativa agli Ayatollah sia un regime guidato dalle Guardie rivoluzionarie ancora più ostile all’Occidente e ancora più repressivo in patria.
Trump come al solito non ha nessun piano in testa, se non la gloria e l’arricchimento personale. Le conseguenze dell’operazione militare aerea su un Paese di novanta milioni di abitanti non sono state valutate come avrebbero dovuto, nonostante le tenui riserve espresse dal vicepresidente J.D. Vance e la neutralità della capo di gabinetto Susie Wiles.
Oggi è più probabile che l’Iran post Khamenei sarà guidato da una dittatura militare dei Pasdaran che non da un’opposizione democratica, che nel Paese peraltro come forza politica non esiste.
L’opposizione della diaspora è composta dai mujaheddin del popolo, una setta di fanatici nati come marxisti-islamisti e alleati degli Ayatollah, che fino a qualche anno fa era considerata dal Dipartimento di Stato americano un’organizzazione terrorista. L’altro gruppo di opposizione all’estero è quello dei seguaci dell’erede dello scià di Persia.
Entrambi i gruppi sono odiati in Iran e non hanno grande presa nel paese: i primi perché sono considerati traditori che hanno aiutato l’Iraq di Saddam Hussein nella guerra tra Iran e Iraq che ha fatto un milione di morti; i secondi perché non hanno mai preso le distanze dai crimini dal regime laico ma fascista e repressivo dello scià.
La forza più dirompente è quella del popolo iraniano, che non vede l’ora di liberarsi delle catene del regime islamista. Ma per quanto possa esprimere gioia e soddisfazione per la morte dell’oppressore supremo, il popolo iraniano è disarmato, e soltanto due mesi fa è stato falcidiato dai Pasdaran che in due giorni hanno ucciso secondo alcune stime quarantamila persone che erano scese in piazza per protestare contro il regime.
Khamenei è stato eliminato, leggere i suoi necrologi è un balsamo, ma la Repubblica islamica purtroppo è ancora lì. L’idea che per risolvere la questione sia sufficiente sostituire il capo supremo con uno dei suoi sottoposti è un’illusione che può ingannare soltanto uno sprovveduto come Trump.

Strage nella scuola femminile in Iran, “148 studentesse uccise”. La Cnn: “Base militare a 60 metri”. L’Idf: “Non è una nostra operazione”

L’esplosione ha devastato la scuola Shajaba Tayyiba, a pochi metri da un’installazione militare nel sud dell’Iran. Secondo la Mezzaluna Rossa le vittime sono quasi tutte bambine e adolescenti. Teheran accusa Stati Uniti e Israele, mentre il CENTCOM annuncia verifiche sui danni ai civili
Strage nella scuola femminile in Iran, “148 studentesse uccise”. La Cnn: “Base militare a 60 metri”. L’Idf: “Non è una nostra operazione”

Centoquarantotto vite spezzate, quasi tutte bambine e adolescenti. Novantacinque ferite, molte in condizioni gravissime. È il drammatico conto delle vittime dell’esplosione – secondo le informazioni della Mezzaluna rossa – che ha devastato una scuola femminile a Minab, nel sud dell’Iran, durante gli attacchi congiunti condotti da Stati Uniti e Israele.

L’edificio colpito è la scuola Shajaba Tayyiba. Un luogo di studio, di amicizie, di sogni ancora acerbi. Si trovava a circa 60 metri da una base militare iraniana: una distanza brevissima, quasi un confine invisibile tra la quotidianità di ragazze in aula e la realtà di un obiettivo strategico. La CNN ha geolocalizzato i video provenienti dalla scena, confermando la stretta vicinanza tra la scuola e l’installazione militare. In passato l’istituto avrebbe fatto parte dell’area della base, ma immagini satellitari mostrano che i due siti risultano separati almeno dal 2016.
Nelle ore successive all’attacco, le cifre sulle vittime sono cambiate più volte, mentre i soccorritori scavavano tra macerie e detriti. I media statali iraniani avevano inizialmente parlato di almeno 118 ragazze uccise; altre fonti di Teheran avevano indicato 70 morti e 90 ferite. L’ultimo aggiornamento, citato dalla CNN attraverso il procuratore locale, parla di 148 persone che hanno perso la vita e 95 ferite.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito l’attacco “barbarico”, parlando di “un’altra pagina nera nel registro degli innumerevoli crimini commessi dagli aggressori”. Dal canto suo, il United States Central Command (CENTCOM), attraverso il portavoce Tim Hawkins, ha dichiarato di essere a conoscenza delle segnalazioni di danni ai civili e di aver avviato verifiche. “La protezione dei civili è della massima importanza e continueremo a prendere tutte le precauzioni disponibili per ridurre al minimo il rischio di danni involontari”, ha affermato. A Minab, però, restano le aule distrutte, gli zaini tra le macerie, le famiglie in attesa davanti agli ospedali. E un numero che non è solo una cifra, ma il volto di 148 persone che non torneranno a casa.
Il Fatto Quotidiano

Liturgia domenica 8 Marzo 2026 Messa del Giorno III DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A

Liturgia domenica 8 2026 Messa del Giorno III DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A

Colore Liturgico  Viola

Gesu

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Antifona d’ingresso
I miei occhi sono sempre rivolti al Signore:
egli libera dal laccio il mio piede.
Volgiti a me e abbi pietà, perché sono povero e solo.
(Cf. Sal 24,15-16)

Oppure:
Quando mostrerò la mia santità in voi,
vi radunerò da ogni terra; vi aspergerò con acqua pura
e sarete purificati da tutte le vostre impurità
e metterò dentro di voi uno spirito nuovo.
(Cf. Ez 36,23-26)

Non si dice il Gloria.

Colletta
O Dio, fonte di misericordia e di ogni bene,
che hai proposto a rimedio dei peccati
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna,
accogli la confessione della nostra miseria
perché, oppressi dal peso della colpa,
siamo sempre sollevati dalla tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Dio, sorgente della vita,
che offri all’umanità l’acqua viva della tua grazia,
concedi al tuo popolo di confessare
che Gesù è il salvatore del mondo
e di adorarti in spirito e verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura
Es 17,3-7
Dacci acqua da bere.
Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 94
Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

Seconda lettura
Rm 5,1-2.5-8
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Parola di Dio

Canto al Vangelo
Gv 4,42.15

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo;
dammi dell’acqua viva, perché io non abbia più sete.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Vangelo
Gv 4,5-42
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.

Forma breve: Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Fratelli e sorelle, chiediamo al Padre la sapienza dello Spirito, che sostiene il nostro cammino di rinnovamento.
Preghiamo insieme e diciamo: Illumina i tuoi figli, o Padre.

1. Per tutta la Chiesa: chiamata ad adorare Dio in spirito e verità, si manifesti al mondo come segno di riconciliazione e di amore fraterno. Preghiamo.
2. Per coloro che professano la fede cristiana: animati dal desiderio di ascoltare docilmente la parola di vita, non rimangano sordi agli inviti che ogni giorno il Signore rinnova. Preghiamo.
3. Per i popoli oppressi dalla violenza: nel cammino per ritrovare la loro dignità, siano sostenuti dalla testimonianza di chi si affida alla parola di Dio. Preghiamo.
4. Per i malati nel corpo e nello spirito: sollevati dalla presenza consolante del Signore Gesù, ritrovino, anche nel tempo della prova, serenità e fiducia. Preghiamo.
5. Per noi qui riuniti a celebrare l’Eucaristia: dissetati dall’acqua viva della grazia, offriamo a tutti una credibile testimonianza di fede e di carità. Preghiamo.

Padre di infinita misericordia, ascolta le nostre preghiere e donaci la tua luce; suscita in noi i gesti e le parole di un’autentica conversione. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Per questo sacrificio di riconciliazione, o Padre,
rimetti i nostri debiti
e donaci la forza di perdonare ai nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
PREFAZIO (Anno A)
La Samaritana

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo Signore nostro.
Egli, chiedendo alla Samaritana l’acqua da bere,
già aveva suscitato in lei il dono della fede
e di questa fede ebbe sete così grande
da accendere in lei il fuoco del tuo amore.
Per questo mistero, anche noi ti rendiamo grazie
e, uniti agli angeli,
proclamiamo con il canto le tue meraviglie: Santo, …

Antifona alla comunione
«Chi berrà dell’acqua che io gli darò», dice il Signore,
«avrà in sé una sorgente che zampilla
per la vita eterna». (Cf. Gv 4,14)

Oppure:
Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.
Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi. (Sal 83,4-5)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che ci nutri in questa vita
con il pane del cielo, pegno della tua gloria,
fa’ che manifestiamo nelle nostre opere
la realtà presente nel sacramento che celebriamo.
Per Cristo nostro Signore.

Orazione sul popolo
Guida, o Signore, i cuori dei tuoi fedeli:
nella tua bontà concedi loro la grazia
di rimanere nel tuo amore e nella carità fraterna
per adempiere la pienezza dei tuoi comandamenti.
Per Cristo nostro Signore.

lachiesa.it

Ue: “Morte di Khamenei è decisiva, ora si apre strada per un Iran diverso”

Who is Iran’s Supreme Leader Khamenei and why is he a possible target?

“La morte di Ali Khamenei è un momento decisivo nella storia dell’Iran. Ciò che accadrà in seguito è incerto. Ma ora si apre una strada verso un Iran diverso, un Iran che il suo popolo potrebbe plasmare con maggiore libertà”. E’ quanto scrive su X l’Alta Rappresentante Ue, Kaja Kallas. “Sono in contatto con i partner, compresi quelli nella regione che subiscono il peso delle azioni militari iraniane, per individuare misure concrete per la de-escalation”, spiega Kallas.

tg24.sky.it

Iran, formato il consiglio ad interim: Arafi, Mohseni e Pezeshkian

Arafi affianca ora il religioso conservatore e capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Ejei e Masoud Pezeshkian, presidente iraniano considerato un riformista

Dire

ROMA – L’ayatollah Alireza Arafi è stato scelto per completare il consiglio direttivo ad interim di tre persone che, per legge, dovrà governare fino all’eventuale scelta di una nuova guida suprema dell’Iran.
Sessantasette anni, giurista, il religioso fa già parte del Consiglio dei guardiani, l’organo che supervisiona i processi legislativi ed elettorali del Paese.
Arafi affianca ora il religioso conservatore e capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Ejei e Masoud Pezeshkian, presidente iraniano considerato un riformista.

Potrebbero svolgere un ruolo importante anche Ali Larijani, segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, e i “Pasdaran”, come sono noti gli esponenti del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica.
Tra i nomi che ritornano con ricorrenza anche quello di un nipote dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica: si tratta di Hassan Khomeini, che unisce legittimità dinastica e formazione religiosa di alto livello. Secondo fonti informate, è vicino ai “Pasdaran” sui temi strategici ma si è mostrato aperto su libertà civili e diplomazia.

A eleggere la guida suprema, il successore dell’ayatollah Ali Khamenei assassinato ieri in un raid condotto da Stati Uniti e Israele, dovrebbe comunque essere l’Assemblea degli esperti (Majlis-e Khobregan). Si tratta di un organismo costituzionale composto da 88 giuristi islamici.
Una selezione dovrà essere fatta anche per nominare un nuovo capo dei “Pasdaran“, visto che Mohammad Pakpour, al vertice dallo scorso anno, è tra i dirigenti assassinati nei bombardamenti.
Al momento il nome del successore non è stato annunciato. Canali Telegram vicini ai Pasdaran indicano come possibile candidato il vice-comandante Ahmad Vahidi, nominato due mesi fa all’incarico da Khamenei.