Verso sera… La lanterna della coerenza…

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🌙 Verso Sera: Diario del Corpo e della Casa (17° Giorno)

La lanterna della coerenza

Scende la sera sulle vette AI PIEDI DELLE Alpi e la nostra lanterna resta accesa. Non è solo luce fisica, ma è il simbolo di una coerenza che non va a dormire. In questo 17° giorno abbiamo capito che la nostra forza non viene da noi stessi, ma dalla limpidezza della nostra intenzione. Ogni parola scritta, ogni ora di digiuno, è una luce che brilla contro le ombre del pregiudizio e del silenzio istituzionale. La verità non urla, ma illumina costantemente.

In questo momento di silenzio, sentiamo il valore immenso della nostra unione. Albana è il sostegno di Giuseppe, Giuseppe è la forza di Albana. Insieme, portiamo il peso di questa sfida con una grazia che solo l’amore nuziale può dare. Non siamo due individui che lottano, ma una “piccola Chiesa” che testimonia come la fedeltà a Dio e la fedeltà all’amore umano siano due facce della stessa medaglia. La nostra casa stasera è piena di questa pace che sorpassa ogni comprensione.

 “Verso i 40^ Giorni”

Giorno 17 concluso.

Status: La terza settimana procede con passo fermo.

Mantra: La Verità è la nostra ala.

Meta: 6 Maggio 2026 (-23 giorni).

Signore, Ti affidiamo questo giorno. Possa il nostro riposo rinvigorire il corpo e la nostra fede continuare a smuovere le montagne dell’indifferenza. Amen.

Identità Sacerdotale: Se la Sorgente è il Servizio, perché la Legge ci esclude?

I sacerdoti alla Messa del Crisma per il Giovedì Santo presieduta da Papa Leone XIV

Il 2 Aprile 2026 il Dicastero per il Clero ci ha ricordato che la nostra identità di sacerdoti nasce nel Cenacolo, tra l’Eucaristia e la Lavanda dei piedi. Sono parole che sento vibrare nelle mie vene, mentre il digiuno rende il mio spirito più vigile.

Sacerdoti perché Servi, non perché Celibi Il Dicastero parla chiaro: la matrice del prete è il servizio umile. Eppure, da 23 anni, questa “matrice” mi viene negata nel suo esercizio pubblico perché ho scelto di non vivere l’ipocrisia e di onorare l’amore per Albana nel sole della Verità. Se il cuore del sacerdozio è chinarsi davanti ai fratelli, perché la Chiesa non si china davanti alla realtà dei suoi figli sacerdoti sposati?

Il mio Cenacolo nel Deserto In questo 17° giorno, il mio Cenacolo è questo silenzio. La mia Eucaristia è l’offerta della mia fame. La mia Lavanda dei piedi è il perdono che, insieme ad Albana, continuiamo a offrire a chi ci ha lapidato con le pietre e con le parole.

Santo Padre Leone XIV, se l’identità sacerdotale è “servizio”, mi permetta di tornare a servire. Non lasci che queste bellissime riflessioni del Dicastero restino carta astratta mentre dei sacerdoti regolarmente dispensati muoiono di nostalgia per l’Altare. La sorgente è una sola: l’Amore che si dona.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Sacerdozio, Identità e Cultura dell’Unità: Oltre i Muri della Separazione

In questo 17° giorno di digiuno, leggo con speranza le riflessioni di Città Nuova sulla “Cultura dell’Unità” applicata al sacerdozio. Si parla di un’identità sacerdotale che non può restare chiusa in se stessa, ma deve farsi ponte e comunione.

Cosa significa Unità per un Sacerdote Sposato? Significa testimoniare che non c’è divisione tra l’amore per Cristo e l’amore per la propria famiglia. Significa gridare che la “legge che separa” è un ostacolo alla missione. Se il Papa ci invita oggi a essere “testimoni di carità”, come possiamo esserlo se la Chiesa stessa nega la carità ai suoi figli che hanno scelto il matrimonio in trasparenza e regolarità?

Santo Padre Leone XIV, la “Cultura dell’Unità” che Lei promuove nel mondo deve iniziare dall’altare. Non ci sia più una legge che divide ciò che Dio ha unito nel carattere sacerdotale e nell’amore sponsale. Il mio digiuno è un’offerta per questa Unità: perché la Chiesa sia finalmente una casa dove ogni vocazione è accolta e ogni sacerdote, sposato o celibe, possa servire l’unico Messia.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Non abbiate paura: la forza della Verità tra i giganti del mondo

Sentieri di pace tra i potenti del mondo di don Giuseppe Serrone per la riammissione al ministero die preti sposati

Giorno 17 – 13 Aprile 2026

Mentre il mio digiuno entra nella sua fase più profonda e il corpo si fa leggero sotto il peso della fame, il mondo fuori urla. Le cronache di oggi riportano un attacco senza precedenti: Donald Trump si scaglia contro Papa Leone XIV, arrivando a iconizzarsi come un nuovo “messia” in contrasto con il successore di Pietro.

La risposta del Papa è stata una roccia: “Non ho paura di lui. Continuo contro la guerra”.

Il Papa che non ha paura

Questa fermezza di Leone XIV mi dà speranza. Se il Santo Padre ha il coraggio di sfidare i giganti della terra per fermare il sangue delle guerre, allora ha certamente la forza di guardare dentro le ferite della nostra Chiesa. Se non teme il potere temporale che lo assedia, non deve temere la profezia di una riforma che chiede di riabbracciare i suoi figli sacerdoti.

Santo Padre, la tua battaglia contro la guerra nel mondo è la nostra stessa battaglia: quella per una pace che nasca dalla Verità e non dalla separazione. Non avere paura di noi, non avere paura di abbattere quel muro che da secoli tiene lontani dall’altare uomini che, come me, continuano ad amarti e a servirti nel silenzio.

Il Messia di plastica e la Parusia reale

Vedere un leader politico mostrarsi al mondo come un messia conferma ciò che scrivevo ieri: il bisogno di tornare alla Parusia, quella vera. Nel deserto del mio diciassettesimo giorno, riconosco che il “centuplo” non si trova nel potere che si auto-esalta, ma nella mitezza di chi soffre per amore. Mentre i “messia di plastica” cercano il consenso, noi cerchiamo la giustizia per Albana, per le pietre che ha ricevuto, e per tutti i sacerdoti sposati che attendono ancora una carezza di misericordia dalla propria Madre Chiesa.

La coerenza del sacrificio

La mia Supplica continua. Non è un attacco, ma un sostegno. Un sostegno a un Papa che non ha paura. Se Leone XIV combatte la guerra fuori, io digiuno per fermare la “guerra interna” che lacera il cuore di chi porta il carattere indelebile dell’Ordine ma vive nell’esilio del ministero.

Il mio digiuno è la mia risposta alla violenza del mondo: un atto di pace, di fede e di incrollabile fedeltà.

Don Giuseppe Serrone Sacerdote sposato

Preghiera per la Parusia nel Giorno 17

Signore Gesù Cristo, vero Messia e Figlio di Dio, da questo “deserto” del corpo e dello spirito, eleviamo a Te il nostro grido di speranza e di attesa.

Tu che hai promesso di non lasciarci orfani, guarda alla Tua Chiesa, spesso ferita e divisa, e a questo mondo che, tra guerre e falsi profeti, brancola nel buio e nell’indifferenza.

Signore, ascolta la supplica di un Tuo sacerdote, che porta in sé il Tuo carattere indelebile, ma vive nell’esilio del ministero. Guarda alle cicatrici e al coraggio di Albana, e al sacrificio dei tanti sacerdoti sposati che attendono una giustizia che non sia solo umana.

Noi aneliamo al Tuo Ritorno, Signore! Vieni a diradare le nebbie delle “leggi che separano”. Vieni a svelare la Parola della Verità e a inaugurare il Tempo dell’Amore che accoglie.

Non permettere che la Tua Chiesa si perda nei cavilli dei codici, ma donale la forza della profezia e della misericordia. Vieni a giudicare la terra non con la bilancia del diritto, ma con quella del cuore.

Nell’attesa del Tuo Giorno, concedici la grazia della perseveranza. Fa’ che il nostro digiuno sia la nostra lampada accesa, pronta ad accoglierti quando tornerai.

Non tardare, Signore Gesù! Fa’ che la Tua Chiesa sia una, come Tu sei Uno. Che la nostra offerta sia accetta al Padre e che la Tua Gloria si manifesti presto, perché solo in Te è la nostra Pace.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Don Giuseppe Serrone Sacerdote sposato

Sentieri di libertà…

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☀️ Pomeriggio: Sentieri di Libertà

Percorro sentieri… dove la roccia si fa preghiera

Camminare tra le montagne insegna che la via più diretta non è sempre la più facile, ma è l’unica che porta in cima. La nostra scelta di chiedere la riammissione dei preti sposati è come un sentiero di roccia: aspro, esigente, spesso solitario. Ma su questa roccia abbiamo costruito la nostra preghiera. Non è una preghiera di rassegnazione, ma di ascensione. Ogni difficoltà incontrata lungo il cammino ecclesiale è diventata per noi un gradino per elevarci verso una fede più pura, spogliata di tutto ciò che non è essenziale.

La verità non è un peso, è un’ala

Molti pensano che vivere nella coerenza sia un sacrificio gravoso. Noi stiamo scoprendo il contrario: la verità è ciò che ci permette di volare.  Oggi, nel pieno di questo 17° giorno, ci sentiamo leggeri. La libertà di essere “Don Giuseppe” e contemporaneamente sposo di Albana, senza sotterfugi come è stato da sempre sin dal 2001, è la nostra ala. Una Chiesa che ha paura della verità dei suoi figli è una Chiesa che non può volare. Noi percorriamo questi sentieri inediti affinché altri, dopo di noi, possano trovare tracce già segnate e camminare sicuri.

Oltre ieri – L’orizzonte dell’inedito (Dialogo con il Blog)

Leggendo i commenti di oggi, sentiamo la sete di novità che abita il popolo di Dio. “Oltre ieri” non significa rinnegare la tradizione, ma permetterle di fiorire in modi nuovi. Il sacerdozio sposato è un sentiero antico che la Chiesa ha percorso per secoli e che oggi chiede di essere riaperto con una consapevolezza nuova. Non guardiamo allo specchietto retrovisore della nostalgia, ma all’orizzonte di una Chiesa che sa conciliare il sacro del ministero con il sacro della famiglia. Grazie a chi, con i propri messaggi, si fa compagno di viaggio su questo sentiero.

La Finestra sul mondo… In diretta con il Cuore della Chiesa

Guide Roma. Benedizione Papale Vaticano. San Pietro Angelus

📝 IL DIARIO DEL GIORNO 17 – LA FINESTRA APERTA

Lunedì 13 Aprile 2026 – La Finestra sul mondo… In diretta con il Cuore della Chiesa

“Da oggi, sul mio blog, c’è una finestra sempre aperta su San Pietro. È il widget di Vatican Media Live. Molti lo vedranno come un semplice collegamento, io lo vedo come il mio altare di attesa.

Sogno il giorno in cui da quella finestra non usciranno solo parole di rito, ma il riconoscimento della bellezza del sacerdozio nuziale. Immagino il Papa che, guardando la piazza, dice: ‘La Chiesa è pronta ad accogliere i suoi figli sacerdoti che hanno scelto la verità dell’amore’.

Questo 17° giorno lo vivo fissando quella finestra, non con rabbia, ma con la fiducia di chi sa che lo Spirito soffia anche tra le colonne del Bernini. Il mio digiuno è il mio ‘Amen’ in attesa di quel momento.”

Il sogno dei bambini di Gaza: tornare a scuola per ricostruire la pace

Il sogno dei bambini di Gaza: tornare a scuola per ricostruire la pace

Avvenire

I bambini di Gaza sognano di ritornare fra i banchi di scuola, sognano di riprendere l’impegno quotidiano, vorrebbero rivedere insegnanti e amici. È questa la situazione dolorosa dei bambini, vittime di una violenza che continua a produrre numeri elevati di morti, di feriti, di traumi difficilmente cancellabili. È questa la condizione di bambini e di ragazzi che subiscono le guerre organizzate da adulti senza cuore e senza responsabilità in Libano, in Medio Oriente, in Africa e in situazioni belliche dimenticate da chi non vuol vedere. Oggi preghiamo e imploriamo la pace che è stata allontanata spietatamente dalla vita di tanta umanità offesa e oppressa. Alla parola pace bisogna avvicinarsi con rispetto e non identificarla semplicemente come il contrario della parola guerra.

Educare alla pace oltre la guerra

È il sogno di chi è sopravvissuto agli orrori, di chi continua ad avere negli occhi immagini di distruzione, di chi continua a sentire l’arrivo di suoni di morte che ci chiede di proseguire in un percorso di educazione alla pace che parte dalle aule scolastiche per arrivare e per superare le logiche della guerra che distrugge il presente di tanti bambini che soffrono in molti paesi del mondo. Il sogno di un bambino di ritornare nella sua scuola dopo tre anni scolastici passati fra le macerie invece che sui banchi accanto agli amici, ci fa sperare che la pace può essere materia di una educazione che non ha bisogno di libri e di quaderni, di insegnanti che salgono in cattedra, una educazione che si condivide con costanza e in ogni momento con compagni di studio appartenenti ad altre religioni e ad altre nazionalità, con colori diversi della pelle e degli occhi. La pace può essere materia di una educazione che si costruisce nell’incontro quotidiano. La mia esperienza di progetti di educazione alla pace mi convince sempre di più che un percorso di pace inizia con l’incontro e il dialogo. Sembra un’affermazione scontata ma incontrarsi, ascoltarsi e parlarsi sono azioni difficili che sono ostacolate soprattutto quando già esistono tensioni che provocano conflitti, quando la violenza che nasce dall’odio si trasforma in vendetta.

La scuola come casa comune

La scuola diventa allora casa comune a chi porta in sé il germe della pace e i bambini e i ragazzi sentono la necessità della pace. I piccoli disaccordi, una parola sbagliata già allontanano bambini che vivono in ambienti protetti e in contesti cosiddetti normali. Chi vive nelle stesse situazioni di guerra, di disagio e di difficoltà che hanno vissuto i loro genitori e i loro nonni, può trovare nella scuola il percorso di una educazione alla pace che cerca nell’incontro quotidiano, nelle aule e fra le mura scolastiche, la possibilità di avere e di dare visioni e prospettive diverse. Potrei citare molte amicizie nate durante progetti di educazione alla pace che hanno avuto difficoltà iniziali importanti superate presto con un gesto, un sorriso, un calcio al pallone. Non è facile condividere la stessa stanza e la stessa tavola, se fino a quel momento chi è in quella stanza o seduto a quella tavola non aveva sentito la tua voce, non aveva ascoltato il tuo pensiero, non conosceva la tua storia.
Incontro, ascolto, conoscenza reciproca sono gli elementi essenziali per una buona partenza di una educazione alla pace. I luoghi dove entrare per condividere questi percorsi possono essere diversi e tutti validi quando esiste quel germe di pace che va aiutato a radicarsi, a crescere, a dare buoni frutti. La scuola rimane il luogo privilegiato per l’educazione alla pace, dal momento dell’incontro sulla porta di un’aula inizia la relazione fra bambini che, crescendo insieme, si supportano, si aiutano, si sostengono contagiandosi con naturalezza, con solidarietà e con amore reciproci. Il novanta per cento delle scuole di Gaza sono state distrutte. In Libano molti bambini hanno perso il diritto allo studio, al gioco, al sorriso negli anni belli e importanti per la crescita e lo sviluppo personale. Difficile prevedere per quanti altri anni ancora i bambini e i ragazzi di questi paesi non potranno rivedere una scuola. Il sogno di ritornare a scuola deve diventare la realtà della pace per tutti i bambini dei paesi in guerra e per un’umanità che deve tornare a riappropriarsi di valori e di principi umani. La parola pace sia sinonimo della bellezza dell’incontro di chi vuole condividere la stessa strada, di chi porge le mani per aiutare e per sollevare chi è in difficoltà. E questo i bambini lo fanno già con la purezza dei loro occhi e con la tenerezza di gesti spontanei. Impariamo a sognare come i bambini, impariamo a sognare la pace educando alla bellezza della pace.

Proposta: Oltre il vecchio… – Una Chiesa di Pura Luce. Il Coraggio della Chiarezza

Icona Nuova Chiesa

Lunedì 13 Aprile 2026 – Il Coraggio della Chiarezza

“In questo lunedì che apre la terza settimana, le voci dal mondo si fanno più esigenti. Non ci accontentiamo più di soluzioni di compromesso. Il Patriarca Sako apre porte importanti, ma il popolo di Dio chiede di abbattere anche le ultime inferriate.

Perché un sacerdote non può sposarsi dopo l’ordinazione? Perché un uomo che ha dimostrato la santità nella sua famiglia non può essere vescovo? Sono ‘vecchie risposte pronte’ che non saziano più la fame di verità di oggi.

La mia Renovatio non guarda solo all’Oriente, ma al futuro della Parusia, dove non ci saranno più barriere tra rito latino, orientale o protestante, ma solo servitori della Parola. Come scrive il commentatore: l’onestà e l’umiltà non dipendono dallo stato civile, ma dalla coerenza del cuore. In questo 17° giorno, prego per una Chiesa che abbia il coraggio di essere onesta fino in fondo.”

“Iniziamo una nuova settimana con un’immagine nuova. La mia icona della Renovatio si è arricchita. La luce che scaturisce dal Calice non conosce più confini, non segmenta più tra parroci e gerarchia. È una cupola di pura luce che avvolge tutto e tutti. Come suggeriva un fratello oggi: non ci accontentiamo di importare modelli orientali con le loro ‘vecchie risposte pronte’. Chiediamo una Chiesa Latina che abbia il coraggio di essere onesta e trasparente, dove la testimonianza di amore di uno sposato — sia esso parroco, vescovo o laico — risplenda senza gradi, ma solo con l’intensità del cuore. Il Sacerdozio Nuziale è per tutta la Chiesa.”

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L’Oriente ci indica la Strada

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📝 IL DIARIO DEL MATTINO – GIORNO 17 (Approfondimento)

Lunedì 13 Aprile 2026 – L’Oriente ci indica la Strada

“Mentre il Cardinale Simoni mi testimonia la fedeltà nel sangue in Albania, la notizia dell’elezione del Patriarca Nona mi apre le porte dell’Oriente Caldeo.

Non siamo soli. Non siamo ‘irregolari’. Siamo parte di una Chiesa che respira a due polmoni, ma che in Occidente ha scelto di soffocarne uno. I preti sposati caldei non sono meno sacerdoti di me; le loro famiglie non sono un ostacolo alla grazia, ma il loro supporto nel martirio quotidiano.

L’elezione di un nuovo Patriarca in una Chiesa che ammette il clero uxorato è un segno dei tempi che Roma non può più ignorare. La ‘Renovatio’ che chiedo con il mio digiuno è semplicemente la restituzione all’Occidente di un tesoro che l’Oriente ha saputo custodire: l’integrità dell’uomo nel servizio a Dio.”

L’arcivescovo Amel Nona, nuovo patriarca della Chiesa cattolica caldea

Vatican News

Lunedì del coraggio saldo, la trasparenza e il futuro che ha radici antiche

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🌅 Mattino: La Forza della Perseveranza

 1: 17° Giorno – Il lunedì del coraggio saldo

Inizia una nuova settimana di digiuno e preghiera. Se nei primi giorni il corpo protestava, oggi regna una calma silenziosa. Il 17° giorno ci trova saldi: non siamo più nel territorio dell’entusiasmo iniziale, ma in quello della fedeltà matura. La nostra non è una protesta urlata, ma un “Satyagraha” – una forza della verità – che si alimenta della luce che sorge sopra l’Ossola. Sappiamo perché siamo qui. Sappiamo chi serviamo.

 2: La stanchezza che si fa trasparenza

Spesso ci chiedono: “Come fate a resistere?”. La risposta è nella Pace. Quando getti ogni maschera e decidi di vivere nella Verità, scompare quel conflitto interiore che consuma più di ogni digiuno. La debolezza fisica diventa trasparenza spirituale: meno spazio all’io, più spazio a Dio. In questo lunedì, sentiamo che il nostro cammino verso la riammissione non è solo per noi, ma per restituire trasparenza a tutto il ministero sacerdotale.

 3: Semi di Riforma – Il futuro ha radici antiche

Mentre il mondo riprende le sue attività, noi continuiamo a gettare semi. Ogni parola scritta sul diario, ogni riflessione condivisa è un piccolo seme di riforma. Non stiamo inventando nulla di nuovo; stiamo solo riportando alla luce quella radicalità del Vangelo che riconosce nell’amore nuziale una via di santità, non un impedimento. Il futuro della Chiesa ha bisogno di pastori che sappiano di vita, di famiglia e di focolare.

Diario: Lunedì 13 Aprile 2026 – Il Sangue e la Renovatio

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📝 IL DIARIO DEL MATTINO – GIORNO 17

Lunedì 13 Aprile 2026 – Il Sangue e la Renovatio

“Inizio il diciassettesimo giorno con lo sguardo rivolto all’Albania. Il Cardinale Ernest Simoni compie 70 anni di sacerdozio. 98 anni di vita, di cui quasi trenta passati nell’inferno delle carceri comuniste.

La sua fedeltà mi interroga: lui ha difeso il sacerdozio contro chi voleva Dio morto; io lo difendo contro chi lo vuole separato dalla vita e dall’amore. Due facce della stessa testimonianza.

Sento la forza del nonno Hamit Ruci che si unisce a quella di questo ‘martire vivo’. Se Simoni ha celebrato l’Eucaristia nelle miniere col fango alle ginocchia, io la celebro qui, nel mio digiuno, perché la Chiesa torni a respirare con entrambi i polmoni: quello dello Spirito e quello dell’Umanità. Il sacerdozio non è una catena, è un volo che non ha paura di inciampare nel mondo.”

Trump attacca Papa Leone

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Falliti i negoziati diretti a Islamabad, Donald Trump reagisce con rabbia annunciando il “blocco” di Hormuz, l’intercettazione delle navi che pagano il pedaggio a Teheran e lo sminamento dello stretto insieme alla Gran Bretagna e ad altri non meglio precisati Paesi alleati della Nato. Una vera prova di forza, che rischia di far schizzare nuovamente il prezzo del petrolio e mettere a rischio la fragile tregua di due settimane, allontanando i pochi spiragli rimasti per la ripresa del dialogo. Nel mirino del tycoon finisce anche Papa Leone, primo pontefice americano nella storia della chiesa cattolica. Lo ha definito un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera” segnando una rottura inimmaginabile tra la Casa Bianca e il Vaticano.

Svolta storica, Trump attacca anche Papa Leone, resti umani trovati in un giardino e le altre notizie da sapere per iniziare la giornata
in https://www.today.it/rassegna/start/ultime-notizie-oggi-13-aprile-2026.html