PRETI SPOSATI, IL PARADOSSO EUROPEO: TORINO CHIUDE LE PARROCCHIE, ANVERSA APRE ALLE ORDINAZIONI

A torno no ai preti sposati. Bergio con anversa apre

TORINO / ANVERSA – Mentre l’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Roberto Repole, risponde con un “no” alla collaborazione dei sacerdoti sposati per salvare le parrocchie in crisi, dal Belgio arriva una notizia che scuote le fondamenta della disciplina ecclesiastica.

Monsignor Johan Bonny, Vescovo di Anversa, ha dichiarato ufficialmente che farà il possibile per ordinare preti sposati entro il 2028. Secondo il presule belga, la questione non è “se”, ma “quando”, definendo il celibato obbligatorio una norma non più sostenibile di fronte al calo delle vocazioni e alle sfide moderne.

IL CONTRASTO PASTORALE. Don Giuseppe Serrone, fondatore del Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati, commenta: “È un paradosso inaccettabile. A Torino si preferisce affidare le parrocchie ai laici pur di non far celebrare la Messa a sacerdoti ordinati ma sposati. In Belgio, invece, un Vescovo ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e proporre nuove ordinazioni. Perché il Popolo di Dio a Torino deve essere punito da una burocrazia che il resto d’Europa sta già superando?”

L’APPELLO INTERNAZIONALE. Il Movimento ha inviato oggi una lettera formale a Monsignor Bonny offrendo la collaborazione di migliaia di sacerdoti già ordinati e pronti al ministero. “Non serve aspettare il 2028” – continua Don Serrone – “La Chiesa ha già le risorse umane necessarie, basterebbe la volontà politica di riammettere chi è stato ingiustamente allontanato.”

Il Movimento Sacerdoti Sposati chiede ora un confronto pubblico con la Diocesi di Torino: perché ciò che è possibile ad Anversa (o per gli ex-anglicani a Roma) resta un tabù per i sacerdoti cattolici italiani?

Ufficio Stampa – Informazione Libera Per il Movimento Internazionale Sacerdoti Sposatti

Contatti: +39 3534552007 / sacerdotisposat@gmailcom

Link alla Lettera aperta al Cardinale Repole di Torino

“Risposta a Torino: Se le parrocchie chiamano i laici, perché escludere i sacerdoti sposati?” – Informazione Libera

“Risposta a Torino: Se le parrocchie chiamano i laici, perché escludere i sacerdoti sposati?”

LETTERA APERTA AL CARDINALE ROBERTO REPOLE

Oggetto: Risposta alla Segreteria Arcivescovile – La Pasqua della Risurrezione o la Pasqua del Declino?

Eminenza Reverendissima, caro Cardinale Roberto,

Abbiamo ricevuto con viva attenzione la risposta della Sua Segreteria, firmata dal dott. Roberto Beda, in merito alla nostra proposta di collaborazione pastorale per la Diocesi di Torino. La ringraziamo per la cortesia e per gli auspici fraterni in vista della Santa Pasqua, che ricambiamo con sincero affetto in Cristo.

Tuttavia, non possiamo nascondere una profonda inquietudine pastorale di fronte alla chiusura espressa. Ci viene comunicato che “non consta un orientamento” verso la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati. Eppure, Eminenza, i dati che la Sua stessa Diocesi ha diffuso parlano di una necessità impellente: il ricorso a 80 laici per evitare la chiusura delle parrocchie e la presa d’atto di un clero decimato.

Sorge spontanea una domanda che nasce dal cuore di chi ama la Chiesa: Perché un laico sposato, un lavoratore o un pensionato può essere formato per “animare e accogliere” una comunità, mentre a un sacerdote ordinato, che possiede il Sacramento dell’Ordine e una vita di studi teologici, viene negata la possibilità di celebrare l’Eucaristia solo perché ha scelto la via del matrimonio religioso?

Affidare le parrocchie ai laici è un segno di partecipazione, ma lasciare il popolo di Dio senza la S. Messa domenicale perché “non consta un orientamento” normativo è una scelta che antepone la legge degli uomini alla salvezza delle anime (Salus animarum suprema lex).

I sacerdoti del Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati, fondato da Don Giuseppe Serrone, non chiedono privilegi o stipendi. Offrono collaborazione gratuita per gestire le chiese che rischiano il lucchetto. Abbiamo l’ordinazione valida, abbiamo la dispensa, abbiamo il desiderio di servire.

Eminenza, Lei ha avviato un processo per “ripensare la presenza ecclesiastica”. Noi Le chiediamo: questo ripensamento può davvero escludere migliaia di sacerdoti pronti a tornare in campo? Un semplice decreto del Santo Padre, sollecitato dai Vescovi delle diocesi in crisi come Torino e Susa, potrebbe restituire vita a comunità che oggi vedono solo lo spettro della chiusura.

In questa Pasqua ormai prossima, preghiamo affinché la Chiesa non celebri solo la memoria di un evento passato, ma sperimenti una vera Risurrezione delle proprie strutture, passando dalla rassegnazione del “declino” al coraggio dell’accoglienza dei propri figli.

Restiamo in attesa, con spirito di servizio, di un possibile incontro personale per approfondire come la nostra presenza possa essere una risorsa e non un problema per il futuro della Chiesa torinese.

Con viva cordialità e fraterno augurio,

Don Giuseppe Serrone Fondatore del Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati Il Coordinamento di Informazione Libera

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Riferimenti

Guerre dimenticate, ci sono 59 buoni motivi per raccontarle

Guerre dimenticate, ci sono 59 buoni motivi per raccontarle
«Guerre dimenticate». Periferia del pianeta e “incidente” della storia da mettere in luce per debellarle grazie all’intervento politico mondiale. Insomma, un’opera di “scavo” negli angoli bui del presente, ma in uno scenario di equilibrio globale. Ecco, tutto questo condensato di “vecchio buon senso”, pare ora spazzato via dalla tempesta perfetta che in un decennio, con un’impennata con la presidenza Trump, ha creato un nuovo disordine mondiale. Così ora, tragicamente, la guerra non è più dimenticata alla periferia ma al centro del presente.
Dagli anni dieci di questo secolo, in realtà, viviamo come su un piano inclinato che, nella crisi delle istituzioni internazionali e nello svuotamento della diplomazia, vede un progressivo disconoscimento dei diritti umani e una corsa generalizzata al riarmo. Una conferma viene dal Global Peace Index del 2025: secondo l’istituto di ricerca australiano vi sono 59 conflitti fra Stati in questo momento nel mondo. È il dato peggiore dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Nel 2024 sono stati 17 i Paesi che hanno registrato più di mille morti in conflitto. Il ritorno della guerra è pure dimostrato da un drastico abbassamento nella capacità di risolverla: se negli anni Settanta quasi un quarto dei conflitti terminava grazie a un accordo di pace, mezzo secolo dopo sono appena il 4 per cento a farlo.
La “guerra mondiale globale”, dunque, non si combatte solo in Ucraina, a Gaza ed ora, da ultimo, in Iran. I teatri si moltiplicano e producono un bilancio di morte di anno in anno insostenibile. Nel 2024, le vittime, secondo il Sipri, sono state 239mila, quasi cinquantamila in più dell’anno precedente. La gran parte, conseguenza di cinque scontri ad altissima intensità: Israele e Hamas e Russia e Ucraina, la guerra civile in Myanmar e quella in Sudan, il conflitto in Etiopia. L’Europa è il continente che ha visto in pochi anni, a causa del conflitto tra Russia e Ucraina, raddoppiare il numero di vittime, mentre la guerra a Gaza ha propagato violenza in tutta la regione mediorientale. L’Africa sub-sahariana resta la regione con il maggior numero di conflitti, ventuno, anche se molti risultano a bassa intensità con la guerra civile in Sudan che registra quasi un quarto delle vittime di tutta l’area. L’America non registra al suo interno un conflitto maggiore, ma l’America Latina sperimenta un’evoluzione della categoria di guerra: la sua privatizzazione. Protagonisti sono gruppi che non cercano né di conquistare i vertici del sistema né di mutarlo: puntano a trarne il massimo vantaggio, esercitando un potere parallelo che finisce per inglobare quello ufficiale. Haiti è il caso estremo: la soglia bellica è superata da una miriade di gruppi criminali in lotta per accaparrarsi brandelli di territorio. «La polverizzazione della guerra» la definisce Francesco Strazzari, politologo della Scuola universitaria Sant’Anna di Pisa.
Quello delle vittime non può, dunque, essere l’unico criterio per analizzare le guerre, specie quelle dimenticate. «Le logiche sono tante e si intersecano tra loro: corsa per l’accaparramento delle risorse, soprattutto energetiche, persistenza di “zone di faglia” tra potenze geopolitiche, confini storicamente contesi. Logiche che si intersecano. Non sempre, poi, lo scontro affiora in superficie – sottolinea Strazzari –. Molto spesso è carsico: si inabissa, pronto a riesplodere alla prima scintilla».
Il tempo della “policrisi” che stiamo vivendo determina l’intrecciarsi di vari fenomeni che proiettano differenti coni d’ombra sul mappamondo. Illuminarli è la meta del viaggio che iniziamo e che durerà tutto l’anno: vogliamo raccontare un fenomeno diventato tragicamente globale a partire dalle singole specificità. Raccontare i conflitti dimenticati, senza la presunzione né di farne un elenco completo né di spiegarne in modo esaustivo le motivazioni, significa fare giustizia a un vuoto di informazione. E a un vuoto di narrazioni alternative allo slogan della guerra inevitabile.
Avvenire

Medio Oriente in fiamme e l’Italia in allerta

Italia in stato di allerta nel Mediterraneo, aereo militare parte da Roma verso il Mar Ionio: cosa sta succedendo

Il Medio Oriente in fiamme e l’Italia in allerta. Anche perché dopo l’attacco di Teheran alla base anglo-americana sull’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, a 3.810 chilometri dall’Iran la preoccupazione è aumentata negli Stati europei. «Questo lancio rappresenta un passo significativo nel confronto con gli Stati Uniti», sottolinea l’agenzia Mehr. Ma non solo nei confronti dell’America. Bisogna considerare che diverse capitali dell’Unione europea sono a meno di 4000 km dall’Iran. E che le difese italiane siano aumentante è indubbio: ci sarebbero, peraltro, alcune tracce rilevate dal blog di sorveglianza dei voli militari Itamilradar

I movimenti sospetti

«Per circa tre settimane (la prima missione è stata tracciata il 4 marzo), in concomitanza con l’avvio dell’operazione congiunta USA-Israele contro l’Iran il 28 febbraio, l’E-550 CAEW del 14° Stormo è stato avvistato quotidianamente sul Mar Ionio, con missioni della durata costante compresa tra sette e otto ore», si legge sul blog. L’E-550 CAEW è un aereo con funzioni di sorveglianza.

I movimenti sono stati tutti tracciati attraverso dati pubblici. Ma sono spostamente che, sia in termini di frequenza che di durata, non hanno precedenti recenti. E non si può dunque dubitare che siano connessi proprio alla guerra scoppiata in Iran.

L’allerta

Non è un mistero che l’Italia abbia innalzato il livello della difesa aerea. A confermarlo è stato proprio il Ministro della Difesa Guido Crosetto in Parlamento, che ha indicato come il livello sia stato innalzato “al massimo degli ultimi anni”, con una copertura radar potenziata, una maggiore prontezza operativa degli intercettori e l’attivazione dei sistemi di difesa missilistica.

La difesa

Perché è stato innalzato il livello di allerta? È una precauzione adottata da diversi paesi europei, pensiamo anche a Cipro, che è stata colpita da un drone iraniano nei primi giorni di marzo. Con l’Italia che ha schierato nelle acque vicine la fregata ITS Federico Martinengo (ora sostituita dal cacciatorpediniere ITS Andrea Doria). Poi la base Singara in Iraq, dove si trova personale italiano, è stata attaccata nella notte tra l’11 e il 12 marzo. Anche l’isola greca di Creta ha innalzato il livello di difesa.

Perché lo Ionio è sorvegliato?

Perché lo Ionio è pattugliato? «Il Mar Ionio offre la linea di vista ottimale verso il Mediterraneo orientale, consentendo al radar EL/W-2085 di estendere la copertura verso lo spazio aereo cipriota e oltre, senza implicazioni per la sovranità nazionale», scrive il blog Italmiradar. A tale altitudine, il sistema CAEW può scambiare dati in tempo reale con le unità navali presenti nell’area, con i centri di comando e controllo a terra e, tramite collegamento dati satellitare, con la catena di comando della NATO.

Il Mattino

Se i missili di Teheran hanno raggiunto Diego Garcia, possono teoricamente volare sulle basi di Sigonella o Aviano, e su tutte le città italiane e «le principali capitali europee», come ha confermato l’Idf

Iran, missili verso Diego Garcia. Idf: “Possono colpire Roma”. Decine di feriti nel sud di Israele

AMMAN – Ci sono 3.800 chilometri di mare tra l’Iran e l’atollo delle isole Chagos, una meraviglia di spiagge bianchissime, noci di cocco e sottomarini nucleari americani dove ieri sono piovuti due missili iraniani. Sono i primi con questa gittata lanciati dal regime di Teheran dall’aggressione americana e israeliana. L’arcipelago — parte del territorio britannico dell’Oceano indiano — nella sua isoletta maggiore, Diego Garcia, ospita una base strategica americana con bombardieri e navi militari.
L’attacco era poco più che simbolico: uno dei missili si è perso per strada, l’altro è stato abbattuto; ma è un avvertimento forte e chiaro ai 22 Paesi — tra cui l’Italia — che hanno espresso disponibilità a sostenere la sicurezza della navigazione nella regione. Se i missili di Teheran hanno raggiunto Diego Garcia, possono teoricamente volare sulle basi di Sigonella o Aviano, e su tutte le città italiane e «le principali capitali europee», come ha confermato l’Idf. È un avvertimento a cui se ne aggiunge un secondo: in «risposta agli attacchi americani e israeliani» contro il sito nucleare di Natanz e la centrale di Bushehr, tre serie di lanci dall’Iran hanno colpito in almeno 12 punti — secondo i media israeliani — la città di Dimona, nel sud, in cui dal 1958 c’è il principale centro di ricerca nucleare israeliano. Sono state ricoverate due persone con ferite moderate, più decine di medicazioni lievi. «È un chiaro segnale che nessuna area è al sicuro dai missili iraniani», rivendica Teheran. Su Arad c’è stato l’impatto diretto di un missile con altre decine di feriti, grave una bambina. Gli israeliani fanno i conti con altri 5 feriti lievi a Ma’alot Tarshiha, dopo decine di razzi sparati dal Libano nel nord. La crisi è ogni giorno più profonda. Se ieri Trump ha detto di valutare la possibilità di «ridurre gradualmente» gli attacchi contro Teheran dato che si sta «avvicinando molto al raggiungimento» dei suoi obiettivi, il ministro della Difesa israeliano Katz ha affermato l’opposto: l’intensità degli attacchi contro l’Iran «aumenterà in modo significativo. La guerra continuerà». E se a Teheran il presidente Pezeshkian lancia segnali di disponibilità ad allentare la tensione, lo fa solo a patto di condizioni oggi impraticabili come la «cessazione immediata delle aggressioni» e «garanzie contro il loro ripetersi» con «un quadro di sicurezza regionale composto dai paesi dell’Asia occidentale senza interferenze straniere». Di fatto l’Iran non abbassa i toni, anzi rilancia: per l’agenzia iraniana Tasnim Teheran è pronta a bloccare anche il Mar Rosso, dopo aver chiuso di fatto Hormuz.
L’attacco «sconsiderato» — come lo ha definito Londra, confermandolo — alla base di Diego Garcia risponde alla conferma arrivata da Londra di avere autorizzato gli Stati Uniti a usare basi britanniche — tra cui Diego Garcia e RAF Fairford — per operazioni «specifiche e limitate» contro il potenziale missilistico di Teheran nello Stretto. E i pasdaran minacciano ritorsioni «senza precedenti» nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab al-Mandab, se gli Stati Uniti dovessero invadere l’isola di Kharg. E gli Houthi dallo Yemen minacciano di entrare in guerra contro americani e israeliani: «Siamo pronti».

Gli Usa dicono di avere «indebolito» la minaccia di Teheran a Hormuz bombardando una struttura di stoccaggio di missili e attrezzature. Ma è un bagno di sangue: duemila morti in Iran, più di mille in Libano; e ieri sono continuati gli attacchi nella regione di Teheran e in 7 quartieri di Beirut. E il conflitto interessa altri Paesi con basi americane come il Bahrain, che ieri ha abbattuto un drone sull’area residenziale.
La Repubblica

MEDIA & RELIGIONE: LA WEB RADIO “INFORMAZIONE LIBERA” RAGGIUNGE IL TRAGUARDO STORICO DI 100 EPISODI ONLINE

COMUNICATO STAMPA

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MEDIA & RELIGIONE: LA WEB RADIO “INFORMAZIONE LIBERA” RAGGIUNGE IL TRAGUARDO STORICO DI 100 EPISODI ONLINE

Il canale ufficiale del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati celebra il successo del format “News” con una rassegna dei temi che stanno ridisegnando il futuro della Chiesa.

ROMA / CITTÀ DEL VATICANO – La Web Radio “Informazione Libera”, voce ufficiale del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, annuncia con orgoglio il raggiungimento di un importante traguardo editoriale: la pubblicazione del suo centesimo episodio di podcast nella sezione “News”.

In un panorama mediatico spesso frammentato, “Informazione Libera” si è consolidata come un punto di riferimento per chi ricerca un’analisi critica, teologica e umana sulle riforme necessarie all’interno della Chiesa cattolica, con particolare attenzione al superamento del celibato obbligatorio e alla valorizzazione del ministero uxorato.

Per celebrare l’evento, la redazione ha diffuso una Infografica Testuale “Top 5”, che riassume i pilastri tematici trattati nel corso di questi primi cento appuntamenti:

  1. La Vocazione Plurale: Il superamento del dualismo tra sacerdozio e matrimonio, dimostrando come l’amore familiare arricchisca il servizio ministeriale.
  2. Diritti Umani nel Clero: La battaglia per il riconoscimento della dignità dei sacerdoti che scelgono la via del matrimonio, contro ogni forma di emarginazione.
  3. Missione nelle Periferie: Il racconto dell’impegno pastorale dei preti sposati negli ospedali, nelle carceri e nelle comunità di base, oltre i confini della burocrazia ecclesiastica.
  4. Il Ruolo della Donna: La centralità delle mogli dei sacerdoti e delle loro famiglie come motori di una Chiesa più accogliente e meno clericale.
  5. Riforma e Sinodalità: Il monitoraggio costante del dialogo con il Papato e dei processi sinodali per una Chiesa democratica e inclusiva.

“Raggiungere 100 episodi significa aver dato voce a migliaia di persone che per troppo tempo sono rimaste nell’ombra,” dichiara la redazione di Informazione Libera. “Il nostro obiettivo rimane quello di informare senza filtri, stimolando un dibattito onesto e necessario per una Chiesa che sappia davvero stare al passo con i tempi e con il Vangelo.”

Tutti i 100 episodi sono disponibili gratuitamente sul portale ufficiale del Movimento e sulle principali piattaforme di streaming podcast.


Contatti per la Stampa:

Lettera di Ringraziamento dei Collaboratori a Don Giuseppe Serrone

100 episodi di Informazione Libera web radio grazie a don Giuseppe Serrone

Oggetto: Un traguardo condiviso, una guida instancabile.

Caro Don Giuseppe,

in occasione del raggiungimento del centesimo episodio della nostra rubrica “News” su Informazione Libera, noi collaboratori, redattori e amici della Web Radio sentiamo il bisogno profondo di rivolgerti un ringraziamento che va oltre la semplice ricorrenza professionale.

Cento episodi non sono solo un traguardo tecnico o editoriale. Sono la testimonianza di una resistenza culturale e spirituale che tu hai saputo alimentare giorno dopo giorno, spesso controcorrente, sempre con il sorriso e la determinazione di chi sa di servire una causa giusta.

Ti ringraziamo per averci offerto questo spazio di libertà. In un mondo in cui il silenzio è spesso la scelta più comoda, tu ci hai insegnato a usare la voce — e la tecnologia — come strumenti di carità e di verità. Sotto la tua guida, la Web Radio del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati è diventata un faro per chi cerca una Chiesa che sappia ascoltare, accogliere e rinnovarsi senza paura.

Grazie per la tua pazienza, per la tua capacità di ascolto e per aver trasformato questo gruppo di volontari in una vera comunità editoriale. Se oggi festeggiamo questi 100 passi, è perché abbiamo camminato sulle tracce della tua visione.

Questo traguardo appartiene a te, Don Giuseppe. Noi siamo onorati di continuare a percorrere questa strada al tuo fianco.

Con profonda stima e gratitudine,

I Tuoi Collaboratori e la Redazione di “Informazione Libera”

Guida alla Navigazione: Come muoversi tra i nostri Blog

Cercasi luoghi di culto per celebrazioni preti sposati in Italia e Svizzera Italiana

Cari lettori, con l’integrazione della nuova piattaforma su Blogspot, vogliamo aiutarvi a trarre il massimo da entrambi i nostri spazi digitali. Ecco come consultarli in modo complementare:

🏰 1. Il Portale Storico: sacerdotisposati.altervista.org

Il cuore e la memoria dal 2003.

  • Cosa trovi qui: L’archivio completo di oltre 20 anni di attività, i documenti ufficiali del Movimento, la rassegna stampa storica e le riflessioni teologiche approfondite curate da don Giuseppe Serrone.

  • Quando usarlo: Per restare aggiornato sulle ultime news, rispondere ai nostri appelli e condividere i contenuti sui social in modo rapido. Quando cerchi documenti d’archivio, la storia del movimento o approfondimenti dottrinali e canonici sulla figura del prete sposato.

🌿 2. Il Nuovo Blog: sacerdotisposati.blogspot.com

La finestra sull’attualità e la ricerca attiva.

  • Cosa trovi qui e quando usarlo: Annunci urgenti (come la ricerca di luoghi di culto), post veloci, aggiornamenti sulle celebrazioni in Italia e Svizzera Italiana e una grafica ottimizzata per la lettura da cellulare.


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