L’Onda d’Urto Episodio: Prima delle bombe, poté il petrolio

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Nove giorni. Nove giorni di fuoco, sirene e dichiarazioni incrociate. Ma mentre gli occhi del mondo sono incollati alle mappe tattiche e al movimento delle truppe nel Golfo, c’è un altro fronte che si è già aperto. Un fronte silenzioso, invisibile, che corre dentro i tubi d’acciaio e nelle stive delle super-petroliere.

Prima ancora che le bombe riscrivano i confini, a dettare legge è lui: l’oro nero.

Benvenuti a “L’Onda d’Urto”. Oggi analizziamo come il ritorno del greggio sopra i 100 dollari stia facendo tremare i palazzi di Bruxelles e le cancellerie del G7.

Per la prima volta dal 2022, il barile ha sfondato la barriera psicologica e dei cento dollari. Non è solo un numero su un monitor di trading a Wall Street o a Londra. È un incubo macroeconomico che torna a bussare alla porta dell’Unione Europea.

Ricordate la fiammata post-invasione russa? Ecco, il copione sembra ripetersi, ma con attori diversi e una scenografia ancora più infiammabile.

  • Il dato: Il Brent è stabilmente sopra quota 100$.

  • La conseguenza: Un’inflazione che rischia di deragliare proprio mentre le banche centrali stavano iniziando a respirare.

L’attività diplomatica in queste ore è frenetica. Non si parla solo di corridoi umanitari o strategie militari. Si parla di flussi finanziari.

Nelle stanze dell’Eurogruppo, l’umore è cupo. I ministri finanziari del G7 si sono riuniti in sessione straordinaria con un unico punto all’ordine del giorno: come evitare che lo shock energetico si trasformi in una recessione globale.

Ma il tavolo più caldo è un altro.

Host: Antonio Costa e Ursula von der Leyen hanno incontrato i leader dei Paesi del Golfo. Il messaggio dell’Europa è chiaro: “Abbiamo bisogno di stabilità”. Ma la risposta non è scontata. In questa partita, i paesi produttori sanno di avere in mano la leva più potente del mondo. La preoccupazione a Bruxelles non è solo palpabile: è elettrica.

Perché il petrolio reagisce così violentemente? Non è solo la paura che i pozzi vengano colpiti. È il rischio sistemico. Se il conflitto si allarga, le rotte marittime — i famosi “colli di bottiglia” come lo Stretto di Hormuz — potrebbero chiudersi. E se il sangue è il motore della guerra, il petrolio è il sangue dell’economia moderna. Senza quello, tutto si ferma.

Le bombe potrebbero cambiare la geografia del Medio Oriente, ma il prezzo del petrolio sta già cambiando la geografia delle nostre tasche e il futuro politico dell’Europa. Resta da vedere chi, tra diplomazia e mercati, cederà per primo.

Mentre le diplomazie occidentali si muovono in blocco, l’incontro tra Ursula von der Leyen, Antonio Costa e i leader dei Paesi del Golfo non è una semplice visita di cortesia. È un esercizio di realismo politico estremo.

L’Europa chiede due cose: rubinetti aperti e prezzi calmierati. Ma i Paesi del Golfo — Arabia Saudita, Emirati, Qatar — sanno di avere il coltello dalla parte del manico. Per loro, il petrolio a 100 dollari non è solo un profitto; è una polizza assicurativa, un’arma diplomatica e la garanzia della propria rilevanza globale.

Se il conflitto dovesse toccare le infrastrutture critiche, come lo Stretto di Hormuz, non parleremmo più di “prezzo alto”, ma di “mancanza fisica” di greggio. È questo il fantasma che aleggia sopra il tavolo del G7.

Ma scendiamo dai palazzi del potere e torniamo nelle nostre strade. Cosa significa questo “100” per noi?

Significa che la battaglia della BCE contro l’inflazione, che sembrava quasi vinta, potrebbe riaprirsi su un fronte nuovo. Se l’energia sale, sale tutto: dai trasporti alla produzione alimentare. Il rischio è la stagflazione: un’economia che non cresce, ma dove i prezzi continuano a correre. Un cocktail velenoso che i ministri dell’Eurogruppo temono più di ogni altra cosa, perché mina la stabilità sociale del continente proprio mentre la guerra bussa ai confini.

“Prima delle bombe, poté il petrolio”. Il titolo della nostra puntata di oggi non è solo una provocazione. È la cronaca di un’interdipendenza che non riusciamo a spezzare.

Nove giorni di guerra ci hanno ricordato che la nostra libertà — politica, economica e strategica — è ancora tragicamente legata al battito cardiaco di un mercato instabile e ai capricci di una geografia infuocata.

Le prossime 48 ore saranno decisive per capire se il G7 riuscirà a coordinare un rilascio di riserve strategiche o se dovremo abituarci a un mondo dove il petrolio a tre cifre è la nuova, brutale normalità.

Questa è “L’Onda d’Urto” del podcast News della web radio Informazione Libera  e oggi abbiamo guardato nell’abisso del barile.

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L’Ombra del Successore: Mojtaba Khamenei e la metamorfosi dell’Iran

👉 [MOJTABA: IL REGISTA DELL’OMBRA. Il figlio di Khamenei e il patto con i Pasdara.]

A Teheran si dice che per comprendere il futuro del Paese non serva guardare ai pulpiti dei venerdì di preghiera, né analizzare i discorsi ufficiali del governo. Per capire dove sta andando l’Iran, bisogna guardare ai corridoi silenziosi del Beit Rahbari, la residenza della Guida Suprema. Ed è lì, lontano dagli obiettivi delle telecamere, che si muove la figura più enigmatica e potente della teocrazia: Mojtaba Khamenei.

Secondogenito della Guida Suprema Ali Khamenei, Mojtaba non è un politico eletto. Non ha una carica istituzionale che preveda il confronto con l’elettorato. Eppure, in un regime che ha costruito la sua identità storica sul rifiuto della monarchia ereditaria, Mojtaba si sta affermando come l’architetto di una successione che ha tutti i contorni di una dinastia di fatto.

L’anello di congiunzione tra clero e armi

Perché Mojtaba è così pericoloso per gli equilibri interni? La risposta sta nella sua capacità di tessere trame invisibili. Egli non è soltanto il figlio del leader: è il ponte strategico tra l’ala religiosa del regime e il braccio armato del Paese: il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), i Pasdaran.

Questa alleanza non è solo ideologica, è profondamente pragmatica. Mojtaba ha saputo garantire ai Pasdaran il controllo capillare su settori strategici dell’economia iraniana — dagli appalti pubblici alla gestione delle infrastrutture vitali — blindando la lealtà dei vertici militari. In cambio, il clan Khamenei ottiene una protezione che trascende la politica: una sorta di “assicurazione sulla sopravvivenza” garantita dalle armi.

Il regista della repressione

L’inchiesta che abbiamo pubblicato nell’ultimo episodio del nostro podcast punta i riflettori su un aspetto spesso trascurato: il ruolo di Mojtaba nella gestione del dissenso. Quando le strade dell’Iran si riempiono di giovani che chiedono dignità e libertà, la risposta violenta del regime non è un evento casuale. È un’operazione tattica.

Secondo diversi osservatori internazionali, Mojtaba agisce come un vero e proprio “regista” della repressione. La sua strategia non punta al consenso — che il regime sa di aver ormai perso — ma alla pura conservazione dello status quo attraverso il logoramento del nemico interno.

Il punto cieco di un piano perfetto

Ma può un Paese come l’Iran essere gestito come un’azienda familiare? Il piano di Mojtaba mira a una “monarchia sciita” blindata, dove il potere passa di padre in figlio sotto la veste di una repubblica teocratica.

Tuttavia, esiste un punto cieco che il Palazzo sembra non voler vedere: la piazza. Un popolo che ha pagato il prezzo più alto in termini di diritti e vite umane è pronto ad accettare un cambio di vertice che non è altro che la prosecuzione di un sistema che ha imparato a detestare?

La figura di Mojtaba Khamenei è il simbolo di un Iran che si fa sempre più cupo, militare e chiuso in se stesso. Un Iran che non discute il cambiamento, ma che lo combatte.

“Credete che il passaggio di potere ereditario sarà accettato dal popolo iraniano o sarà la scintilla di una nuova fase rivoluzionaria? Ditecelo nei commenti.”

Ascolta l’approfondimento completo nel nuovo episodio di “Pdcast news – Informazione libera”.

👉 [MOJTABA: IL REGISTA DELL’OMBRA. Il figlio di Khamenei e il patto con i Pasdara.]

Chi è l’autore
Don Giuseppe Serrone Giornalista fondatore e collaboratore editoriale del Podcast “News” della web radio “Informazione Libera”

Don Giuseppe Serrone coniuga l’impegno pastorale con una profonda passione per l’analisi geopolitica e sociale. Da sempre attento alle periferie del mondo e alle dinamiche di potere che spesso sfuggono alla grande stampa, don Giuseppe crede fermamente che l’informazione sia un pilastro essenziale per la giustizia e la verità.

Attraverso i suoi interventi e le inchieste pubblicate su Pdcast news, si propone di far luce sulle “zone d’ombra” dei conflitti contemporanei, dando voce a chi è oppresso e analizzando criticamente — senza sconti — le logiche di dominio che regolano il nostro tempo. La sua è un’informazione che non si limita a registrare gli eventi, ma cerca di interrogarne le radici etiche, per non abituarsi mai all’indifferenza.

EDITORIALE
Il dovere di guardare nell’ombra
La notizia non è solo ciò che accade sotto la luce dei riflettori. Spesso, la verità si nasconde esattamente dove il potere vorrebbe che non guardassimo: nelle pieghe di una nomina mai ufficializzata, nei corridoi silenziosi di un palazzo governativo, nei patti siglati lontano dagli occhi dell’opinione pubblica.
Nel Blog Informazione Libera, la nostra missione è questa: restare svegli mentre la narrazione ufficiale vorrebbe farci addormentare. Non ci accontentiamo di osservare la superficie delle cose. Vogliamo indagare le radici, capire le trame, dare voce a quella coscienza critica che — seppur silenziata — continua a pulsare nel cuore delle società oppresse.
Informare significa, prima di tutto, rifiutare l’indifferenza. Significa essere custodi di una verità che non si piega alle convenienze strategiche. Perché, come abbiamo imparato, laddove c’è un’ombra che si allunga, c’è sempre qualcuno che ha il dovere morale di accendere una luce.
Don Giuseppe Serrone

“COMUNICATO STAMPA: 150 bambine uccise in Iran, il podcast che rompe il silenzio”

COMUNICATO STAMPA

STRAGE DI MINAB: IL SILENZIO SULLE 150 BAMBINE UCCISE DIVENTA UN CASO MEDIATICO. Il nuovo episodio del podcast di “Podcast news – Informazione libera” rompe l’indifferenza sulla tragedia della scuola Shajareh Tayyebeh in Iran.

Città del Vaticano / Roma, 9 Marzo 2026 – Mentre il bilancio delle vittime civili dell’offensiva condotta da Stati Uniti e Israele in Iran continua a salire, un episodio specifico sta scuotendo la coscienza umanitaria internazionale, nonostante il parziale oscuramento mediatico: l’uccisione di almeno 150 studentesse nella scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab.

L’attacco, avvenuto sabato scorso durante il regolare orario di lezione, ha sventrato l’istituto frequentato da bambine tra i 7 e i 12 anni. Nonostante le conferme arrivate da testate internazionali come The Guardian e Washington Post, la notizia fatica a scalare le agende politiche globali.

L’INCHIESTA DI PDCAST NEWS Il nuovo episodio del podcast “L’Ombra di Minab”, prodotto da Pdcast news – Informazione libera, analizza la dinamica dell’attacco e solleva interrogativi etici sulla “zona grigia” dei conflitti contemporanei.

“Non ci sono morti di serie A e di serie B”, ricorda il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin nell’episodio, sottolineando come il diritto umanitario non possa essere sacrificato sull’altare della strategia militare. Il podcast dà voce anche al grido di Papa Leone XIV, che ha definito la distruzione di scuole e ospedali come una “vergogna per l’umanità”.

I PUNTI CHIAVE DELL’EPISODIO:

  • La ricostruzione tecnica: Come un missile abbia centrato un edificio civile situato in una zona densamente popolata.
  • Il paradosso della tecnologia: Nell’era dei droni e della geolocalizzazione, come è possibile colpire un’aula scolastica?
  • Le testimonianze: Il racconto drammatico dei soccorritori che hanno scavato a mani nude tra gli zaini insanguinati.
  • L’appello all’informazione: Perché la vita di 150 bambine iraniane sembra pesare meno di altri scenari di guerra?

“Se la morte di 150 bambine non fa più notizia, significa che l’opinione pubblica è caduta in una voragine irreparabile”, dichiara la redazione di Pdcast news. “Il nostro obiettivo è restituire dignità a queste vittime e rompere la logica del riarmo che ignora il costo umano.”

L’episodio è disponibile da oggi su tutte le principali piattaforme di streaming (Spotify, Amazon Music) e sul sito ufficiale.

Link al podcast: L’Ombra di Minab Episodio: 150 zaini sotto la polvere

Link per il download diretto:

 https://api.spreaker.com/v2/episodes/70544164/download.mp3

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Vangelo e Commento del 9 Marzo 2026 (podcast dalla web radio)

🎙️ Vangelo e Commento del 9 Marzo 2026: “La Verità che Libera”

 

Iniziamo la settimana con una domanda: quanto siamo disposti a lasciarci guardare dentro da Dio? Dopo il pozzo della Samaritana, oggi approfondiamo cosa significa vivere nella verità.  La Quaresima non è un peso, ma un’opportunità per togliere le maschere.

  • Dal Vangelo secondo Luca
  • In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
    All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
  • La Parola che illumina: Spesso evitiamo la verità perché temiamo il giudizio. Ma la Parola di Dio non è una spada che ferisce, è una luce che guida.

  • L’umiltà del cuore: Riconoscere i propri limiti è il primo passo per accogliere la grazia.


🙏 Preghiera: “Donaci uno sguardo nuovo”

Signore Gesù, all’inizio di questa nuova settimana, ti affidiamo i nostri passi. Liberaci dalla paura di non essere abbastanza, dalla tentazione di nascondere le nostre fragilità dietro l’apparenza.

Donaci la sincerità del cuore. Insegnaci a chiamare le cose per nome, a non giustificare i nostri egoismi, ma a consegnarli a Te con fiducia.

Sia la Tua Verità a guidarci, non come un peso che schiaccia, ma come il respiro che ci rende finalmente liberi. Aiutaci a guardare gli altri con la Tua stessa compassione, perché ogni nostro incontro sia un’occasione di grazia.

Amen.

Rassegna stampa 9 Marzo 2026 (podcast dalla web radio)


“Buongiorno da Informazione Libera. È lunedì 9 marzo 2026. Iniziamo la settimana con lo sguardo rivolto ai mercati e ai palazzi della politica internazionale. Ecco i titoli che troverete in edicola stamattina.”

🌍 Geopolitica: La tregua tiene, ma l’incognita è il petrolio

“L’apertura internazionale è dominata dalla fragile stabilità in Medio Oriente. Il Corriere della Sera titola: ‘Tregua, il giorno più lungo’, confermando che il cessate il fuoco di 48 ore nel Golfo ha retto. Tuttavia, il Financial Times avverte: l’attenzione si sposta ora sul prezzo del barile. Se la tregua non diventerà permanente entro mercoledì, i mercati energetici potrebbero subire un nuovo shock. Intanto, a Vienna, l’OPEC+ ha convocato una riunione straordinaria.”

🇮🇹 Italia: PNRR e il rebus delle riforme

“Sui quotidiani nazionali, da La Repubblica a La Stampa, il tema centrale è lo stato di avanzamento del PNRR. Il Governo deve presentare entro venerdì i nuovi target per la sesta rata. La Premier Meloni, reduce dai messaggi dell’8 marzo, affronta oggi un delicato consiglio dei ministri sulle concessioni balneari, un tema che rischia di riaccendere le tensioni con Bruxelles. Il Sole 24 Ore analizza invece l’impatto del successo del BTP Valore sulla stabilità dello spread, che stamattina apre sotto i 150 punti.”

🏆 Sport: Lunedì di analisi e Paralimpiadi

“In ambito sportivo, La Gazzetta dello Sport analizza i risultati del weekend di Serie A, con la lotta Champions che si fa sempre più serrata. Da Verona, arrivano buone notizie dalle Paralimpiadi: l’Italia risale il medagliere nonostante il clima di protesta diplomatica che continua ad aleggiare sul villaggio olimpico.”

 “La rassegna di Informazione Libera finisce qui. Vi auguriamo un buon inizio di settimana. A domani!”

Media Iran: “Raggiunto accordo sul successore di Khamenei” | Idf: “Neutralizzeremo anche lui” | Media Usa: “Trump valuta forze speciali per sottrarre uranio a Teheran”

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Un consenso della maggioranza sulla successione della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei “è stato più o meno raggiunto”: lo ha annunciato l’Ayatollah Mohammadmehdi Mirbaqeri, membro dell’Assemblea degli Esperti, riferisce Mehr.

Candidato prescelto ‘è odiato dal Grande Satana (gli Usa)’. Potrebbe essere il figlio….

L’ayatollah Mohsen Heidari Alekasir, un altro membro dell’Assemblea, ha detto che un candidato è stato scelto sulla base del consiglio del defunto leader supremo, il leader iraniano avrebbe dovuto “essere odiato dal nemico”.
“Persino il Grande Satana (gli Usa) ha fatto il suo nome”, ha detto Heidari Alekasir. (ansa)

Al nono giorno del conflitto in Medio Oriente, la popolazione israeliana è stata svegliata da una nuova pioggia di missili balistici a cui ha risposto poche ore dopo lanciando una nuova ondata di attacchi contro l’Iran. A Teheran intanto sembrerebbe che gli Esperti abbiano trovato un accordo sul successore di Khamenei come Guida suprema, anche se il nome deve ancora essere ufficializzato. Durante la notte, le forze israeliane hanno condotto un raid di precisione in un alto edificio di Beirut, che avrebbe causato la morte di 4 persone: “Abbiamo ucciso un comandate dei pasdaran iraniani”. Nonostante le parole del presidente Pezeshkian, l’Iran continua imperterrito a lanciare missili e droni contro i Paesi del Golfo. L’Arabia Saudita avrebbe intercettato diversi velivoli esplosivi sopra Riad, tra cui uno diretto contro il quartiere diplomatico. Nella notte, un’esplosione ha coinvolto anche l’ambasciata americana a Oslo. Non ci sarebbero feriti. Secondo Axios, gli Usa starebbero discutendo internamente la possibilità di usare forze speciali in Iran per sottrarre uranio arricchito.

tgcom24

Iran, siamo in grado di combattere questa guerra per almeno altri sei mesi

Dall'Iran al Libano fino a Cipro: il fronte della guerra si sta allargando

L’Iran ha affermato oggi di essere in grado di combattere per almeno altri sei mesi contro Stati Uniti e Israele, in una guerra entrata nel suo nono giorno. “Le forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran sono in grado di continuare almeno sei mesi di intensa guerra al ritmo attuale delle operazioni”, ha dichiarato Ali Mohammad Naini, portavoce del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica citato dall’agenzia di stampa Fars.

tg24.sky.it

Iran, raid su Kuwait e Arabia Saudita. Teheran: “In grado di combattere per 5 mesi”

epa12802328 Smoke rises from Tehran's oil refinery after airstrikes in Tehran, Iran, 07 March 2026. A joint Israeli and US military operation continues to target multiple locations across Iran since the early hours of 28 February 2026.  EPA/ABEDIN...

L’Iran ha affermato di essere in grado di sostenere la guerra contro Stati Uniti e Israele, entrata oggi nel suo nono giorno. La Repubblica islamica annuncia che lo stretto di Hormuz è chiuso solo per le navi americane e israliane e risponde a Trump: “Non ci arrenderemo mai”. Pezeshkian si scusa coi Paesi vicini per gli attacchi, che promette di fermare se da lì non partiranno altre incursioni nemiche. Ma nella notte nuovi raid su Kuwait e Arabia Saudita. Israele attacca Hezbollah in Libano

tg24.sky.it