Il riscatto e la verità delle famiglie dei sacerdoti sposati

Pace riscatto per i preti sposati e le loro famiglie

“Giorno 27: La strada è sassosa e in salita, proprio come il cammino di questi giorni senza pane. Ma stamattina, alle 08:44 del mattino, ci fermiamo un istante per cogliere la Rosa del Riscatto. Il suo profumo non è un odore, ma una promessa di verità per tutte le mogli e le famiglie dei preti sposati.

Dietro ogni nostra parola — Riscatto, Libertà, Pace, Diritti Civili — c’è la storia vera di una famiglia, c’è il Canone 1752 che ci dà ragione. Non stiamo solo camminando, stiamo aprendo la via.”

“Il digiuno non è mai un esercizio solitario. Al 27° giorno, mentre il corpo si fa leggero e la mente si affina, i ricordi non sbiadiscono, ma si trasfigurano. Oggi, il cammino di Don Giuseppe Serrone non è guidato solo dai paragrafi del Diritto Canonico o dalla sete di giustizia ecclesiale, ma da un volto che è carne, amore e sofferenza: il ricordo di Albana.

La sofferenza di Albana, vissuta nel silenzio forzato di un’istituzione che troppo spesso ha preferito l’ombra alla luce, è oggi il motore del nostro riscatto. Questo digiuno è per lei. È per ogni donna che ha scelto di camminare accanto a un sacerdote, condividendo una vocazione che la Chiesa ufficiale ha finto di non vedere.

Non parliamo solo di preti. Parliamo di famiglie. Il cammino di Don Giuseppe è diventato la trincea per la difesa dei diritti civili e religiosi di migliaia di persone. Difendere i sacerdoti sposati significa difendere la dignità delle loro mogli e il futuro dei loro figli. Significa affermare che l’amore non è mai un errore e che una famiglia non può essere considerata un ostacolo alla ‘Salvezza delle Anime’ (Canone 1752).

Se la Chiesa è Madre, non può continuare a rinnegare i propri nipoti e le proprie nuore. Se la Chiesa è Verità, non può fondare la sua disciplina sul nascondimento delle storie d’amore più pure.

Oggi, 23 aprile, alle 09:00 del mattino, dedichiamo ogni ora di questo digiuno ad Albana e a tutte le famiglie dei 5.000 sacerdoti sposati d’Italia. Il vostro sacrificio non è stato invano. La vostra presenza è la nostra forza. Il vostro riscatto è vicino.”

Redazione di Informazione Libera

LETTERA APERTA: La Gioia del Ministero appartiene a tutto il Popolo di Dio

In risposta all’articolo de ‘La Settimana’ di Livorno e al dibattito sul celibato nel Giorno 27.

“Mentre Don Giuseppe Serrone entra nel suo 27° giorno di digiuno, abbiamo deciso di scrivere una lettera aperta alla redazione de ‘La Settimana’ di Livorno. Non per polemica, ma per amore della Verità. Non si può parlare di ‘gioia sacerdotale’ ignorando il dolore di 5.000 sacerdoti a cui è impedito di servire.”


Al Direttore de “La Settimana” di Livorno

Gentile Direttore,

abbiamo letto con attenzione l’articolo “La gioia di essere prete diocesano”. Come redazione che da 23 anni (e attraverso 41.407 articoli) segue la vita dei presbiteri, non possiamo che sottoscrivere la bellezza della vocazione sacerdotale. Il “Sacerdos in aeternum” non è un titolo, ma un’impronta indelebile.

Tuttavia, proprio in questa giornata — il Giorno 27 del digiuno di Don Giuseppe Serrone — sentiamo il dovere di porre una domanda che la Chiesa non può più eludere: perché questa gioia deve essere limitata dal recinto del celibato, mentre il gregge rimane senza pastori?

In Italia ci sono circa 5.000 sacerdoti sposati. Uomini che hanno vissuto il ministero, che conoscono la fatica delle parrocchie e che oggi, pur avendo formato una famiglia, sentono ancora bruciare il desiderio di celebrare l’Eucaristia per i fedeli.

Il Canone 1752, la legge suprema della Chiesa, ci dice chiaramente che la “Salvezza delle Anime” deve prevalere su ogni norma disciplinare. Se una parrocchia è senza messa, la disciplina del celibato non può e non deve diventare un ostacolo alla somministrazione dei sacramenti.

Invitiamo la Sua redazione e la Diocesi di Livorno a un confronto franco: la gioia di essere prete è davvero tale se esclude i propri fratelli? O la vera gioia risiede in una Chiesa che, come madre, riabbraccia i suoi figli pronti a servire?

In attesa di un vostro cenno di dialogo, continuiamo a sostenere con mitezza e fermezza il digiuno di Don Giuseppe.

La Redazione di Informazione Libera In difesa del Ministero e del Popolo di Dio

Il Foglio usa la Bibbia per il Potere, noi la usiamo per il Servizio

Immagine di Il Papa chiude la polemica, Trump legge la Bibbia. Durerà la tregua?

Giorno 27: Mentre Don Giuseppe consuma il suo corpo, altri consumano inchiostro per difendere i troni.

“Oggi, 23 aprile, Il Foglio torna a parlare di Bibbia e Potere, citando tregue politiche e chiusure papali. È curioso come certa stampa vaticanista usi le Scritture per fare apologetica del comando, ignorando che la stessa Bibbia parla di giustizia, di ascolto del povero e di servizio alle anime.

Mentre loro si perdono nei palazzi, noi siamo al Giorno 27 di un digiuno che non cerca tregue politiche, ma risposte spirituali. La nostra ‘Bibbia’ è quella che ci ricorda che il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato. Proprio come il celibato: è una disciplina per la Chiesa, non una catena che deve impedire ai fedeli di ricevere i Sacramenti.

I due volti della Chiesa oggi:

  • L’Apologetica del Foglio: Una Bibbia usata come scudo per chiudere le porte e mantenere il potere.

  • La Profezia di Don Giuseppe: Un corpo offerto per aprire quelle porte, in obbedienza al Canone 1752.

Non ci interessano le tregue dei potenti. Ci interessa la fame dei fedeli. 41.484 articoli e 27 giorni di digiuno gridano più forte di qualsiasi editoriale vaticanista

Dalla Lancia di San Giorgio alle Voci delle donne: La nostra Battaglia è un Atto d’Amore

la colomba bianca porta la stola sacerdotale e il velo da sposa in volo. Lo sfondo unisce il mare dell'Albania e della Sicilia con le montagne alpine e i raggi di sole, mentre in primo piano risaltano la rosa color rosa e la goccia di rugiada. Spero che questa immagine possa arricchire la narrazione del cantiere per la riammissione dei preti sposati al ministero

“Dopo aver aperto il cantiere con il racconto del coraggio e aver dato voce al podcast di Albana Ruçi, la Redazione invita tutti i lettori a una riflessione profonda. La figura di San Giorgio che sconfigge il drago non è un’immagine bellica, ma la metafora della Verità che vince l’Oscurità.

Oggi, il ‘drago’ è il silenzio imposto alle famiglie dei sacerdoti sposati. Ma come abbiamo ascoltato dalla voce di Albana, le radici di questo cammino sono piantate nella libertà e nella memoria di chi, come Hamit Ruçi, ha preferito la dignità alla sottomissione.

In questo 27° giorno di digiuno, la fame di Don Giuseppe si unisce alla forza di queste radici albanesi. Non siamo qui per distruggere, ma per ‘curare le radici’ della Chiesa, affinché possa tornare a essere Madre accogliente per tutti i suoi figli, nessuno escluso.”

Speciale Podcast: La Voce delle donne dei preti sposati, tra Croce e Cieli… Ascolta la libertà

Radici.ruci

🎙️ Speciale Podcast: La Voce di Albana, tra Croce e Cieli

Titolo: Ascolta la Libertà: Albana Ruçi racconta l’Amore che sfida la Dittatura e il Pregiudizio

“In questo 27° giorno, vi invitiamo a fermarvi e ascoltare. Il podcast di Albana Ruçi non è solo un racconto autobiografico, ma un viaggio nel cuore della Satyagraha.

I punti chiave del podcast:

  • Le Radici del Coraggio: Albana recupera la figura di suo nonno, Hamit Ruçi, il cui spirito patriottico e i cui versi hanno sfidato la dittatura di Enver Hoxha. È da qui che nasce la forza per affrontare le ‘pietre’ del pregiudizio religioso in Italia.

  • La ‘Lettera Aperta’ a Giuseppe: Albana celebra 25 anni di cammino comune con Don Giuseppe Serrone. Descrive la loro unione non come una fuga, ma come una ‘danza tra croce e cieli’, dove la famiglia diventa uno spazio infinito di fede libera.

  • La Guarigione delle Ferite: Albana parla apertamente del dolore del 2004, delle aggressioni subite e della resilienza necessaria per restare ‘fedeli in Cristo’ nonostante l’esilio ecclesiale.

Questa non è la storia di un’amante, come hanno cercato di manipolare alcuni (citando il Papa di ieri), ma la storia di una fedeltà creativa che cura le radici del ministero.”

Titolo: Il Podcast che rompe il Silenzio: Albana Ruçi e il Pëllumbi (Piccione) della Libertà

“Oggi, nel giorno di San Giorgio, vi proponiamo l’ascolto di una testimonianza che scuote le fondamenta del nostro cantiere. Albana Ruçi, nipote dell’eroe albanese Hamit Ruçi, ci conduce dalla polvere dell’Albania alla luce della Sicilia.

Il suo racconto è il completamento necessario al digiuno di Don Giuseppe: se lui offre il corpo, lei offre la memoria e la parola. ‘L’amore e la dignità dell’amore sono la forma più alta della conoscenza di Dio’, dice Albana. Ascoltate come la storia di una famiglia sacerdotale diventi profezia di una Chiesa che finalmente accoglie la vita così com’è.”

[Link al Podcast su Spreaker]

Il Cantiere del Coraggio 23 Aprile 2026

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🌅 MATTINO: Il Cantiere del Coraggio (Apertura 27° Giorno)

Titolo: San Giorgio e l’Albania: Il 27° Giorno onora Albana Ruci, sposa e colonna della Renovatio

“Oggi il cantiere della Speranza si illumina di una luce nuova, che profuma di storia e di fedeltà. Nel giorno di San Giorgio, patrono dei cavalieri e simbolo della lotta contro il male, il nostro sguardo vola verso l’Albania, la Terra delle Aquile.

È la terra di Albana Ruci, moglie di Don Giuseppe Serrone. In questo 27° giorno di digiuno, vogliamo rompere il silenzio su di lei: la compagna coraggiosa che da anni sostiene questo cammino di croce e di speranza. Albana non è solo una sposa; nelle sue vene scorre il sangue di Hamit Ruci, eroe nazionale albanese.

La forza della stirpe, la dolcezza del servizio:

  1. Dall’Eroe all’Eroina: Se Hamit Ruci ha combattuto per la libertà della sua patria, Albana combatte oggi una battaglia silenziosa per la libertà del ministero. È la prova che dietro ogni sacerdote sposato c’è una famiglia che non è un ‘ostacolo’, ma una roccaforte di dignità.

  2. Il legame con San Giorgio: Come San Giorgio trafisse il drago, Albana e Don Giuseppe affrontano il drago dell’indifferenza e del pregiudizio. Il loro amore è la prima forma di Renovatio.

  3. L’Albania nel Cuore: Questa terra martire, che ha resistito all’ateismo di stato, ci insegna che la fede non si spegne con le proibizioni.

Oggi il nostro digiuno è dedicato a tutte le mogli dei sacerdoti sposati. Siete voi, come Albana, le vere ‘eroine silenziose’ della Chiesa di domani.”

Diavoli o Testimoni? La risposta ad articolo di Matteo Matzuzzi (IL Foglio quotidiano)

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Mentre Il Foglio vede ‘diavoli’, noi vediamo 5.000 sacerdoti pronti a servire.

“Qualche giorno fa, un vaticanista de Il Foglio definiva come ‘diavoli in Vaticano’ coloro che spingono per l’apertura ai preti sposati. Oggi, al Giorno 24 di digiuno, rispondiamo con la mitezza dei fatti e la forza della cronaca.

È diabolico chiedere che le comunità parrocchiali abbiano l’Eucaristia? È diabolico citare il Canone 1752 che mette al centro la salvezza delle anime? O forse è diabolico voltarsi dall’altra parte mentre il deserto vocazionale avanza?

Il contrasto è servito:

  • La Teoria: Il Foglio etichetta e demonizza.

  • La Pratica: L’ANSA riconosce la dignità del digiuno di Don Giuseppe.

  • La Realtà: 23 anni di Informazione Libera e 41.407 articoli dimostrano che non siamo una ‘fazione oscura’, ma una presenza costante nella storia della Chiesa moderna.

Se voler bene alla Chiesa significa essere chiamati ‘diavoli’, allora Don Giuseppe continuerà il suo digiuno con il sorriso di chi sa di essere dalla parte della Verità.”

LA CROCE CHE NESSUNO GUARDAVA: IL SEGRETO DELLA NOSTRA MISSIONE

I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio!

“Nel 1991, un giovane Don Giuseppe Serrone camminava per le strade di Cagliari portando una croce. Per due giorni, nessuno alzò lo sguardo. Il silenzio di allora è lo stesso silenzio dei media di oggi.

Ma la storia cambiò quando due prostitute si fermarono per baciare quel legno. In quel momento, il Vangelo si fece carne: ‘Le prostitute e i pubblicani vi precederanno nel Regno dei Cieli’.

Quella lezione di 35 anni fa guida oggi il nostro 26° giorno di digiuno. Sappiamo che i palazzi del potere possono ignorarci, che i passanti possono evitare il nostro sguardo digitale, ma sappiamo anche che la Verità viene riconosciuta da chi ha fame e sete di misericordia. I sacerdoti sposati non sono ‘errori’, sono operai di quella stessa vigna dove gli ultimi diventano i primi.”

Redazione  Informazione Libera

 

OTTO NUOVI PRETI A SAN PIETRO. MA CHI PENSA ALLE MIGLIAIA DI PARROCCHIE RIMASTE AL BUIO?

“Domenica prossima, Papa Leone XIV ordinerà otto nuovi sacerdoti per la Diocesi di Roma. Accogliamo questo segno di speranza, ma non possiamo tacere la realtà: otto nuove ordinazioni non possono colmare il vuoto di un’Italia che ha fame di Eucaristia.  Mentre San Pietro si prepara alla festa, il nostro 26° giorno di digiuno pone una domanda al Santo Padre e ai Vescovi: perché non chiamare anche i 5.000 sacerdoti sposati pronti a servire?

  1. La Sproporzione: Otto giovani vite non bastano a coprire lo Stato di Necessità. La Chiesa non può vivere di ‘eventi’ a San Pietro mentre le periferie e i piccoli centri muoiono spiritualmente.

  2. Il Magistero della Realtà: Come diceva già nel 2028 il segretario di Stato Vaticano Parolin, il magistero non è un monolite. Riaprire le porte ai preti sposati non toglie nulla a questi otto giovani, ma restituisce speranza a milioni di fedeli.

  3. Venerdì la Veglia: Mentre a San Giovanni si veglierà per le vocazioni, noi veglieremo nel digiuno. La nostra è la vocazione di chi ha amato due volte: la Chiesa e la propria famiglia.

Santità, otto nuovi operai sono una benedizione. Ma fuori dalla Basilica c’è un’intera messe che marcisce perché avete lasciato a casa gli operai più esperti.

IL PARADOSSO DEL 26° GIORNO: IL PAPA HA GIÀ BENEDETTO I PRETI SPOSATI (MA IN USA)

ROMA – Mentre il digiuno di Don Giuseppe Serrone entra nelle sue ore più critiche, emerge un documento che grida vendetta al silenzio dei media italiani. Si tratta del messaggio inviato da Papa Leone XIV il 19 luglio 2025 ai cattolici orientali negli Stati Uniti.

I Fatti del 2025 Già un anno fa, il Pontefice esortava i fedeli d’oltreoceano ad “aprirsi al rinnovamento pastorale senza disperdere le tradizioni”. Un messaggio rivolto a comunità dove il presbiterato uxorato (sacerdoti sposati) è una realtà consolidata, feconda e pienamente riconosciuta dalla Chiesa Cattolica.

La Domanda del 2026 Se il 19 luglio 2025 il Papa riconosceva nel clero sposato una risorsa per il “rinnovamento pastorale”, perché oggi, 22 aprile 2026, la Chiesa italiana e i media nazionali trattano il tema come un tabù pericoloso?

  • Perché ciò che era “rinnovamento” in America è diventato “silenzio” in Italia?

  • Perché la dignità riconosciuta ai preti orientali viene negata ai 5.000 sacerdoti sposati latini che chiedono solo di servire in uno Stato di Necessità ormai palese?

Coerenza e Verità Il nostro 26° giorno di digiuno non chiede “nuovi dogmi”, ma la coerenza di quanto il Papa ha già scritto e firmato. Se la dignità della persona e la libertà del cristiano (come ricordato oggi da Enzo Bianchi) sono il centro del Vangelo, allora il tempo delle discriminazioni geografiche deve finire.

“Non chiediamo una rivoluzione, chiediamo che la verità del 19 luglio 2025 diventi realtà quotidiana anche nelle nostre parrocchie svuotate.”

ENZO BIANCHI E IL GRIDO DELLA LIBERTÀ: SE CRISTO RIFIUTÒ DI MUTARE LE PIETRE IN PANE…

Per la Quaresima: Petrosino e le tentazioni di Gesù

“Nel nostro 26° giorno di digiuno, le parole di Fr. Enzo Bianchi risuonano come una benedizione sulla nostra Satyagraha. Citando Athenagoras, Bianchi ci ricorda che Cristo ha rifiutato di mutare le pietre in pane per stabilire la nostra libertà.

Anche noi, oggi, rifiutiamo il ‘pane’ di una Chiesa burocratica e sottomessa alle vecchie etichette per rivendicare la libertà dei figli di Dio. Se la fede è ‘l’atto supremo della libertà’, allora il cammino dei 5.000 sacerdoti sposati è un atto di fede pura.

Accogliamo l’invito a immaginare una ‘Chiesa diversa’ (quella che noi chiamiamo Renovatio) e rilanciamo il tema dell’irrilevanza: non abbiamo paura di essere ignorati dall’algoritmo o dai media, perché la nostra forza non viene dal potere, ma dalla libertà di essere ‘uomini vivi’.”

TORINO CELEBRA LA “MADRE”, MA DIMENTICA LE FAMIGLIE DEI SUOI PRETI

Mentre a Torino si annunciano tre serate dedicate a ‘Maria Madre della Chiesa’ con testimonianze di donne del Vaticano, il nostro 26° giorno di digiuno pone una domanda scomoda: può una Chiesa dirsi ‘Madre’ se continua a ignorare la carne dei suoi figli?

Lodiamo l’iniziativa del Vicariato: dare spazio alle donne in Vaticano è un segno di cambiamento. Ma la vera maternità della Chiesa si misura dalla capacità di non lasciare orfane le parrocchie e di non escludere i sacerdoti sposati e le loro mogli — donne che la Chiesa la vivono, la servono e la soffrono ogni giorno nel silenzio.

Maria è Madre di una Chiesa che non mette etichette (come denunciato oggi da Silere non possum), ma che custodisce la vita (come chiesto dal Papa a Mongomo). Non servono solo ‘sabati sera al femminile’, serve una Renovatio che riconosca la dignità del matrimonio nel presbiterato. La Madre della Chiesa non scaccia i suoi figli che hanno scelto di amare.

DA MONGOMO AL CUORE DELLA SATYAGRAHA: LA DIGNITÀ NON SI NEGOZIA

“Papa Leone XIV a Mongomo è stato categorico: bisogna ‘custodire la vita e la dignità della persona’. È un appello che risuona come un tuono nelle orecchie di chi, in queste ore, sta ignorando il 26° giorno di digiuno dei sacerdoti sposati.

Custodire la vita significa non lasciare solo un fratello che mette a repentaglio la propria salute per una ‘giustizia d’amore’, come ci ha scritto oggi Katia. Custodire la dignità significa riconoscere l’integrità dei 5.000 sacerdoti sposati che non vogliono più essere ‘etichette’ o ‘ridotti’, ma persone vive al servizio del Vangelo.

Se la dignità della persona è il centro della missione della Chiesa in Africa, deve esserlo anche in Italia. Non si può lodare il Papa a Mongomo e ignorare lo Stato di Necessità a Torino o in Sicilia.

La nostra è una battaglia per la dignità di tutti: dei giovani preti stanchi di vecchi schemi, dei preti sposati che chiedono di servire, del popolo che ha fame di pastori autentici. 1.847.000 passi dal 2003 ad oggi. Non ci fermeremo finché la dignità non sarà di casa in ogni parrocchia.” 🕊️🌍🏛️