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“AVVENIRE” CI DÀ RAGIONE: LA VOCAZIONE È NELLA REALTÀ, NON NEL CLOUD!

Giovani in preghiera a Cracovia, in occasione della veglia con il Papa per la Giornata mondiale della gioventù, da sempre occasione di scoperta della propria vocazione per molti ragazzi

da Avvenire
Giovani in preghiera a Cracovia, in occasione della veglia con il Papa per la Giornata mondiale della gioventù, da sempre occasione di scoperta della propria vocazione per molti ragazzi / SICILIANI
«Ogni vocazione non può che iniziare dalla consapevolezza e dall’esperienza di un Dio che è Amore». Così, papa Leone XIV nel suo messaggio per la 63ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni invita alla scoperta del dono di Dio che abita il cuore. Sulle pagine di Avvenire abbiamo letto spesso riguardo la sete di spiritualità che abita il cuore dei giovani e non soltanto. La ricerca del senso spinge alla profondità, allo spessore della vita, al desiderio di una sua consistenza affinché possa tenere e sostenere il peso e il contrasto della realtà. Che tutto non sia vano, che le relazioni siano vere, che il futuro possa essere felice, che si possa contare su qualcuno, che qualcosa della vita rimanga per sempre non sono domande lontane dall’animo e dal cuore di noi, adulti, giovani e adolescenti.
Riguardo la spiritualità, la tecnologia contiene l’illusione del non avere a che fare con la durezza, la lotta e la fatica della vita. Le immagini che la descrivono hanno il colore evanescente delle nuvole, le stesse sulle quali ci illudiamo di salvare i documenti che contengono il nostro lavoro, i nostri ricordi, le finestre alle quali affidiamo domande, chiediamo consigli e suggerimenti. Le icone delle aziende che offrono questi servizi rimandano all’idea di freschezza, di leggerezza, di cielo facendo dimenticare che per esistere anch’essi hanno bisogno di un hardware fatto di pesanti e costose infrastrutture. Una via per mettersi alla ricerca del senso è non cedere all’illusione che la vita sia altrove né che il senso si trovi su un altro piano rispetto alla realtà. Per scoprire, riconoscere, sapere il senso della vita è decisivo fermarsi: «occorrono contemplazione e interiorità».
La stessa parola “senso” risuona nella mente alla maniera del concetto, l’immaginazione porta a tracciarne i contorni come fosse una filosofia a cercare il sapore di una risposta, statica e convincente. Quasi mai il termine rimanda ad una storia. Eppure, ciascuno di noi non fatica a riconoscere che il senso della vita ha proprio a che fare con volti concreti di persone, amici e amiche, compagni di viaggio e di vita. Il senso della vita – quello che rimane, ciò che ne restituisce il gusto e la bellezza – è fatto di mani, strette nell’amicizia o tese nel bisogno, di passi compiuti, di lavoro operoso e condiviso nella cura e nella gratuità; sono rapporti ricuciti, tempi e luoghi nei quali, finalmente, sedersi e raccontare, ascoltare ed essere ascoltati.
Della vita c’è un senso, un verso, una direzione nella quale essa si fa e c’è un verso contrario, secondo il quale si disfa. Il primo è la via tracciata dal Buon Pastore, un sentiero che sappiamo essere Lui stesso, la sua persona, la sua storia, di cui possiamo essere parte. Il senso della vita è la persona del Signore Gesù. Con Lui, papa Leone invita ad entrare in relazione per «splendere della sua stessa bellezza». La vita si fa nella direzione dell’amore, nel verso contrario, si disfa. E l’amore scorre nella profondità delle relazioni, nella cura dei gesti, nella misura delle parole, nell’intuire e riconoscere il bene da compiere per scrivere, giorno dopo giorno, il racconto della nostra vita, il nostro nome, la nostra vocazione.
«La cura dell’interiorità: è da qui che è urgente ripartire nella pastorale vocazionale e nell’impegno sempre nuovo dell’evangelizzazione. In questo spirito, invito tutti – famiglie, parrocchie, comunità religiose, vescovi, sacerdoti, diaconi, catechisti, educatori e fedeli laici – a impegnarsi sempre di più nel creare contesti favorevoli affinché questo dono possa essere accolto, nutrito, custodito e accompagnato per portare abbondante frutto. Solo se i nostri ambienti splenderanno per fede viva, preghiera costante e accompagnamento fraterno, la chiamata di Dio potrà sbocciare e maturare, diventando strada di felicità e salvezza per ciascuno e per il mondo», scrive Leone XIV nel suo messaggio.
Oggi preghiamo per tutte le vocazioni chiedendo in particolare il dono di nuovi sacerdoti, di nuove consacrate e consacrati. Il Signore infonda nel cuore dei giovani il desiderio di seguirlo sulla via del ministero ordinato, della vita consacrata, del matrimonio e del laicato vissuto per il Regno. Ne abbiamo bisogno, per questo vogliamo pregare!
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Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

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