
Mentre le parrocchie pregano per “nuove vocazioni”, il blog Vino Nuovo ci pone una domanda che scuote le coscienze: preghiamo per “chi” o per “che cosa”? Spesso ci si concentra sul riempire i seminari, dimenticando che la vocazione è un dialogo vivo tra Dio e l’uomo concreto, nella sua interezza.
Il Giorno 30 e la Vocazione Negata.
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Vocazione al Ministero, non al Celibato: La riflessione di oggi ci ricorda che la chiamata al sacerdozio è un dono dello Spirito, mentre il celibato è una legge ecclesiastica. Perché la Chiesa prega per nuove vocazioni se poi soffoca quelle esistenti che hanno scelto di essere sposo e padre?
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Il “Chi” dimenticato: Pregare per la vocazione significa pregare per l’uomo. Don Giuseppe Serrone, che oggi raggiunge i 30 giorni di digiuno, è quel “chi”. La sua vocazione non si è spenta con il matrimonio; si è arricchita. Ignorare la sua realtà significa ignorare il lavoro dello Spirito Santo.
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Un invito alla Chiesa Europea (CCEE): Invece di chiedere ai giovani un “pacchetto tutto compreso” (prete + celibe), la Chiesa inizi a riconoscere le vocazioni dei sacerdoti sposati. Questo è il “Vino Nuovo” che non può più stare negli otri vecchi di una norma burocratica.
“Santità, Leone XIV: non preghi solo per le vocazioni del futuro. Guardi alle vocazioni del presente. Guardi all’11° posto di questo blog: è il popolo di Dio che Le sta dicendo che la vocazione al ministero dei preti sposati è viva, vegeta e chiede di servire.”