
L’intervento di R. P. mette il dito nella piaga: la Chiesa ha bisogno di equilibrio e di ambienti sani. Non si può negare che una comunità dove la presenza della donna e della famiglia è strutturale sia intrinsecamente più trasparente e meno incline a quelle dinamiche di isolamento che, purtroppo, hanno favorito abusi e silenzi. Raffaella vede oltre: la famiglia del sacerdote non è un “affare privato”, ma un’energia che si riversa sulla parrocchia, rianimando gli oratori e restituendo ai giovani modelli di vita completi e credibili.
Come suggerisce Papa Leone XIV, la Chiesa deve tornare a essere una “casa”. E in una casa, la presenza di padri, madri e figli è ciò che garantisce quell’equilibrio umano fondamentale per l’evangelizzazione. Reintegrare i sacerdoti sposati significa portare nelle parrocchie “moribonde” non solo un celebrante, ma un nucleo di vita capace di intraprendenza, di ascolto e di protezione. È il tempo di passare da strutture chiuse a comunità aperte, dove la “custodia dell’umanità” sia la prima regola contro ogni forma di deviazione e il primo passo per far tornare i giovani all’oratorio.
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