
L’intervento di F. su facebook ci offre l’opportunità di approfondire la complessità storica del celibato. È vero che il cammino verso l’obbligo è stato lungo e articolato, ma definire il clero uxorato come un modello “bocciato dalla storia” significa ignorare che per il primo millennio la Chiesa ha camminato su due gambe. La mancanza di spinta missionaria degli Ortodossi, poi, è un tema complesso legato più alla geografia politica che alla vita familiare dei loro sacerdoti.
Il punto sollevato da Filippo sulla “proposta cristiana radicale” è però fondamentale e ci trova d’accordo: la Chiesa non ha bisogno di assistenti sociali, ma di testimoni di Cristo. Tuttavia, siamo convinti che la radicalità non sia esclusiva del celibato. Un uomo che sceglie di servire Dio portando con sé il peso e la bellezza di una famiglia vive una radicalità quotidiana, fatta di sacrificio e dedizione, che è l’esatto opposto di una proposta “annacquata”. Il sacerdozio sposato non è una scorciatoia per risolvere la crisi delle vocazioni, ma una forma di ministero che può ridare carne e sangue alla testimonianza cristiana, proprio in un’epoca in cui la famiglia è in crisi e ha bisogno di pastori che ne conoscano le fatiche dall’interno.
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