
La svolta della Diocesi di Verona è coraggiosa ma parziale, e svela l’ipocrisia di un’intera classe dirigente ecclesiale. Per non toccare il tabù del celibato obbligatorio, i nostri Vescovi preferiscono declassare le parrocchie, eliminando la presenza stabile del sacerdote e sostituendo la Santa Messa con le “Liturgie della Parola” guidate da laici e donne.
Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati dice la sua con chiarezza: il servizio dei laici e delle donne è prezioso, ma non può diventare un ripiego per nascondere la fame di Eucaristia. La “fase nuova” non può ridursi a una Chiesa senza Sacramenti. La soluzione reale al deserto delle vocazioni non è sostituire il prete, ma reinserire chi quel ministero lo ha già impresso nell’anima. Ci sono 5.000 sacerdoti sposati in Italia. Molti di loro vivono proprio nel Triveneto. Perché costringere le comunità a liturgie mutile quando ci sono ministri formati pronti a celebrare il Sacrificio di Cristo? Vogliamo dare alle parrocchie delle guide burocratiche o dei Pastori sacramentali? Verona dimostra che il re è nudo: la gestione del clero va completamente rifondata.
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