Il corteo, le polemiche politiche e le intimidazioni allo Zen: così Palermo ha ricordato Falcone

Il corteo, le polemiche politiche e le intimidazioni allo Zen: così Palermo ha ricordato Falcone
Circa 8mila persone hanno partecipato, come ogni anno, al corteo organizzato a Palermo in occasione del 34esimo anniversario della strage di Capaci. Il corteo si è diretto all’albero Falcone. I partecipanti hanno attraversato via Libertà, nel centro della città. Decine le bandiere e gli striscioni, molti dei quali polemici nei confronti della commissione antimafia e del governo. Un gruppo di giovani manifestanti ha realizzato un’installazione contro la presidente della Commissione nazionale antimafia, Chiara Colosimo in via Ruggero Settimo, nel centro di Palermo dove sta passando il corteo di movimenti e associazioni. La stessa presidente Colosimo è intervenuta in giornata a Palermo dicendo che «nulla di ciò che è stato fatto contro la mafia, e nulla di ciò che ancora oggi continuiamo a fare anche in Commissione parlamentare antimafia, sarebbe stato possibile senza l’esempio di Falcone e di Borsellino». Con  lei ha polemizzato anche il leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, secondo cui «l’esempio di Falcone è indelebile, è l’esempio di chi ha combattuto tutta la vita la mafia, senza nessun compromesso. Non dobbiamo solo ricordare, ma rinnovare questo impegno. E questo significa rimuovere tutte quelle norme fatte per creare spazi di impunità, indebolire la lotta contro la corruzione, mirate a spuntare le armi investigative. La lotta alla mafia è una cosa seria. Torneremo al governo e spazzeremo via quella legislazione che sta favorendo la classe politica collusa» ha detto il leader del M5s, presente al corteo delle associazioni.
Ci sono due mondi che si scrutano, anche il 23 maggio del 2026, 34 anni dopo la strage di Capaci e quella di via D’Amelio. C’è il mondo di chi c’era, consapevolmente, e il mondo di chi non era ancora nato. I ricordi si sovrappongono all’apprendimento postumo. Quando i linguaggi si incontrano, quando, nella stessa stanza, si riuniscono esperienze e narrazioni, la forza della memoria irrompe sulla scena.
È accaduto allo Zen, periferia piena di speranza e di problemi, a Palermo. Tra le manifestazioni previste, “Le stragi del 1992 tra storia, politica e memoria”, un appuntamento organizzato dal dipartimento di Scienze politiche e delle Relazioni internazionali dell’Università di Palermo nell’ambito del progetto “Ricuciamo Palermo”. L’evento si è svolto nell’aula magna dell’istituto comprensivo dedicato proprio al giudice Giovanni Falcone, guidato da un preside, Massimo Valentino, che ha ridato coraggio a una scuola di trincea.
Il contesto resta difficile. Venerdì, alcuni colpi di pistola sono stati sparati, allo Zen 2, la zona più problematica, contro le sedi delle associazioni “Handala” e “Albero della vita”, focalizzate nel sostegno a donne e bambini. Gli immobili sono stati danneggiati. «Escludiamo categoricamente che si tratti di un atto intimidatorio nei confronti delle realtà associative del quartiere, poiché non abbiamo alcun elemento che ci porti a ritenerlo tale. Da anni lavoriamo in questo territorio, accanto a bambini e bambine, donne, famiglie e persone fragili. Le nostre sono associazioni storiche e ben radicate, che hanno sempre operato nell’interesse esclusivo della comunità dello Zen. Quella stessa comunità che negli anni ha mostrato grande partecipazione e impegno quotidiano». Così scrivono in una nota “Fondazione L’Albero della Vita”, ‘Handala”, “Laboratorio Zen Insieme”, “Lievito”. «Allo stesso tempo – prosegue la nota –, riteniamo si tratti di un episodio che richiama l’attenzione sulla crescente presenza di armi fra le strade della città». Nella scuola i ricordi hanno dato vita a un’intensa trama delle emozioni. I ragazzi, distogliendo lo sguardo dagli smartphone, hanno seguito un docufilm con le immagini di repertorio. Molti hanno trattenuto il respiro, all’apparire dei volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Diverse le testimonianze. Giorgio Mulè, oggi vicepresidente della Camera, ieri giornalista a Palermo, ha raccontato la cronaca vivida di 34 anni fa, con un accenno commosso ai primi istanti in via D’Amelio, davanti ai resti irriconoscibili delle vittime.
«È per noi motivo di orgoglio tornare allo Zen ospiti della scuola intitolata a Falcone in un giorno così importante per la memoria di tutti – chiosa Costantino Visconti, direttore del dipartimento –. Offriamo quel che siamo, un gruppo di studiosi che mette a disposizione del dibattito pubblico analisi e riflessioni su quel periodo tragico che hanno preso la forma tradizionale del libro scritto da storici e anche quella più inusuale del docufilm, con l’intento di sollecitare approcci critici e discorsivi nell’ottica di costruire un’arena memoriale a sfondo il più possibile pluralistico».

Avvenire

Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati per una libera informazione e la riforma della Chiesa, impegnato per la riammissione al ministero dei preti sposati e delle loro famiglie.

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