Il caso di Padova e la cecità di ‘Silere non possumus’: la scuola e la parrocchia non sono minacce, ma spazi di vita

Un drammatico fatto di cronaca avvenuto a Padova – il suicidio di un giovane ex seminarista – è stato utilizzato dal portale Silere non possumus nell’articolo “Ex seminaristi, scuole e parrocchie. Il caso di Padova scopre un nervo della Chiesa” per lanciare un durissimo atto d’accusa contro la prassi di inserire ex seminaristi, ex sacerdoti o preti sposati all’interno delle strutture educative, delle scuole (IRC) e delle attività parrocchiali. Secondo la visione del portale, queste figure rappresenterebbero un “nervo scoperto”, un potenziale rischio per i fedeli e per gli studenti, suggerendo una sorta di cordone sanitario o di allontanamento preventivo da ogni ruolo di responsabilità ecclesiale o civile.

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, strumentalizzare una tragedia umana per alimentare il sospetto, il pregiudizio e l’emarginazione è un atto di grave cecità pastorale che rigettiamo con forza.

1. Rispondere alla tragedia con l’accoglienza, non con il sospetto

Il dramma di Padova svela, in realtà, un nervo scoperto del tutto diverso: la fragilità di un sistema di formazione dei seminari che spesso isola l’individuo e lo lascia privo di tutele emotive, umane e sociali nel momento in cui decide di rimettere in discussione il proprio percorso. Davanti alla sofferenza di chi compie una scelta di vita diversa, la risposta della Chiesa non può essere il sospetto burocratico o l’esclusione dagli spazi comunitari. La scuola e la parrocchia sono, per loro natura, luoghi di inclusione, dove le competenze teologiche e l’umanità di chi ha frequentato il seminario dovrebbero essere accolte come un dono, non guardate con diffidenza.

2. Il valore dimostrato sul campo: la scuola come risorsa

L’insinuazione secondo cui chi ha lasciato il percorso del sacerdozio ministeriale non sia idoneo all’insegnamento o al lavoro parrocchiale è smentita da decenni di fatti concreti. Moltissimi sacerdoti sposati hanno lavorato e lavorano tuttora con continuità e stimabilità presso scuole medie, licei e istituti professionali, collaborando attivamente negli oratori, come catechisti o come organisti nel centro storico delle nostre città. Liquidare queste storie di successo professionale e di profonda sintonizzazione con i giovani come “esperimenti rischiosi” significa offendere migliaia di stimati docenti e collaboratori parrocchiali.

3. Abbattere il muro del pregiudizio clericale

La posizione espressa da Silere non possumus riflette la mentalità di una Chiesa-fortezza, terrorizzata dal mondo e ossessionata dal controllo formale. Fortunatamente, i segnali che arrivano dalla Chiesa universale vanno in un’altra direzione: dal riconoscimento vaticano della vocazione delle mogli dei preti sposati in Libano, fino ai convegni romani che chiedono un’alleanza stretta tra famiglie e ministero. I nuovi Vescovi che guidano le nostre diocesi hanno il compito di respingere queste derive inquisitorie. Chi ha alle spalle un percorso teologico e una vita familiare matura è una risorsa preziosa per parrocchie e scuole che soffrono la carenza di testimoni credibili.

Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati per una libera informazione e la riforma della Chiesa, impegnato per la riammissione al ministero dei preti sposati e delle loro famiglie.

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