
La nomina di mons. Daniele Gianotti alla presidenza della Commissione CEI per la Scuola e l’Università è un segnale che il Movimento accoglie con grande interesse intellettuale. Gianotti, fine accademico, ha da sempre un focus limpido sul legame inscindibile tra lo studio superiore e la testimonianza di vita quotidiana. Se la formazione dei giovani e il futuro della teologia passano dalla sua Commissione, la Chiesa italiana non può più permettersi il lusso di nascondere sotto il tappeto il patrimonio umano e accademico dei sacerdoti sposati.
Il “caso Padova” e gli attacchi strumentali della stampa conservatrice (come Silere non possumus), che descrivono i sacerdoti sposati come portatori di “incapacità affettiva” o li vedono come una minaccia per le scuole e le parrocchie, crollano miseramente dinanzi al realismo della storia. Nel solco dell’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV — che esalta la bellezza del creato e la verità delle relazioni autentiche —, diciamo a mons. Gianotti: l’educazione dei giovani ha urgente bisogno di figure che incarnino la sintesi perfetta tra il Vangelo vissuto e la realtà familiare. Molti dei 5.000 sacerdoti sposati italiani sono professori, teologi e accademici formati, le cui mogli possiedono una vera e propria vocazione ecclesiale (quello che il Cardinale Grech ha chiamato in queste ore un “dono immenso”). Portare questa testimonianza viva nelle scuole cattoliche e nelle università non indebolisce l’identità cattolica, ma la arricchisce di quella humanitas reale e non astratta che Papa Leone XIV chiede a gran voce.
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