Mentre l’ANSA rilancia il grido di Don Giuseppe Serrone, SettimanaNews ci offre un’analisi sociologica e pastorale impellente: il presbiterio italiano è sempre più multietnico. Molte diocesi, per combattere il deserto vocazionale, accolgono sacerdoti da altri continenti. Ma è questa l’unica soluzione?

La riflessione del Cantiere:
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L’Incongruenza del Modello: Spesso si preferisce un sacerdote che viene da lontano, con culture e lingue diverse, pur di non riammettere un sacerdote sposato che vive nel quartiere accanto, conosce la lingua del popolo e ne condivide le fatiche familiari.
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Multietnicità vs Umanità: Il presbiterio multietnico è una ricchezza, ma non può essere un “tappa-buchi” burocratico per evitare il tema del celibato. Come suggerito dalla Renovatio, la vera risposta allo Stato Di Necessità è un presbiterio Integrato: dove il sacerdote straniero e il sacerdote sposato locale collaborano per il bene delle anime.
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Il Canone 1752 non ha frontiere: La salvezza delle anime richiede pastori che siano “segni vicini”. Un prete sposato inserito nella realtà sociale italiana è un ponte naturale che la Chiesa sta sprecando.