
Pace Liturgica o Pace del Cuore? Il Silenzio del Giorno 20 Interroga la Chiesa
Dalla Redazione di Informazione Libera
L’ultima riflessione di Settimana News di Andrea Grillo sulla “pace liturgica” scoperchia un vaso di Pandora: la Chiesa spesso cerca l’armonia nelle forme esterne (i riti), ignorando le lacerazioni interne dei suoi ministri.
1. L’Ambiguità del Silenzio L’articolo parla di “ambiguità della pace”. Noi aggiungiamo: è ambigua quella pace che si celebra sull’altare mentre si nega la verità della vita a migliaia di sacerdoti. La pace liturgica non può essere un velo che copre la ferita dei preti sposati e dei presbiteri in crisi. Se il rito è “segno di unità”, come può essere autentico se esclude chi è stato chiamato da Dio ma fermato dalla legge umana?
2. La Liturgia della Vita nel Giorno 20 Mentre la nostra lettera è giunta al Dicastero per il Clero, il digiuno di Don Giuseppe diventa la sua “liturgia”: un’offerta nuda, senza paramenti, che chiede una pace vera. La vera pace liturgica nascerà solo quando la Chiesa avrà il coraggio di riammettere i suoi figli alla mensa del Signore, riconoscendo che l’amore familiare non è una nota stonata, ma un’armonia che arricchisce il canto della Chiesa.
3. Un Appello al Dicastero: Oltre la Pace di Facciata Abbiamo bussato alle porte del Vaticano proprio per questo: per chiedere che la “pace” non sia un protocollo burocratico, ma una guarigione profonda. La riammissione dei preti sposati è l’atto liturgico più alto che la Chiesa possa compiere oggi per riconciliarsi con la sua stessa umanità.
Oltre le ambiguità, cerchiamo la Luce. Il Giorno 20 si chiude con questa consapevolezza: la nostra Supplica al Dicastero è l’inizio di una nuova liturgia della verità.