Nel flusso di questo ventiseiesimo giorno, accogliamo la potente riflessione di Fr. Enzo Bianchi. Ottant’anni fa moriva Ernesto Buonaiuti: prete, studioso, ma soprattutto un cristiano che ha cercato fino all’ultimo respiro la comunione con Roma.

Ernesto Buonaiuti: scomunicato più volte per le posizioni moderniste, da universitario fu tra i soli dodici docenti che non giurarono fedeltà al fascismo. Morì isolato nel 1946. E solo oggi la Chiesa sta iniziando a riabilitarlo
Buonaiuti non fu un ribelle, ma un mendicante di Verità. Eppure trovò porte sbarrate e una ‘matrigna’ pronta a perseguitarlo invece di una Madre pronta ad accoglierlo. Perché ricordarlo oggi nel Cantiere della Speranza?
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L’Eredità della Sofferenza: La storia di Buonaiuti è la storia di molti di noi. È il dolore di chi ama la Chiesa ma viene trattato come un corpo estraneo a causa di norme umane che soffocano il dono divino.
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Oltre il Pregiudizio: Come Buonaiuti, i 5.000 sacerdoti sposati di oggi non sono disobbedienti. Chiedono, bussano, sperano. Non cercano scismi, cercano l’Eucaristia e il servizio.
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Un Appello al Papa in Africa: Mentre Francesco visita le carceri di Bata, preghiamo che la Chiesa impari a liberare anche i suoi figli prigionieri di leggi canoniche che hanno perso il sapore del Vangelo.
Ernesto Buonaiuti è il patrono invisibile di chi soffre a causa della Chiesa, ma non smette di amarla. Il suo sacrificio nutre oggi il digiuno di Don Giuseppe Serrone.