Albania / Altra giornata di manifestazioni e disordini fino a notte fonda. La polizia arresta a tutto spiano. Domani nuova chiamata

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Cariche, lanci di sampietrini, gas lacrimogeni, fiamme, arredo urbano divelto e manganelli usati su giovani corpi. Da giorni Tirana è teatro di una protesta ad altissima intensità. La rivoluzione dei flamingo, dopo oltre 130 giorni ininterrotti di manifestazioni contro il governo e i suoi progetti di turistificare una riserva naturale, ha improvvisamente cambiato passo e ora è una rivolta sociale in piena regola guidata dalla Gen Z. Dalla piazza non arrivano più richieste di modificare leggi o rivedere piani urbanistici: il messaggio è che la misura è colma e il governo di Edi Rama, al potere da 13 anni e al suo quarto mandato, deve dimettersi perché è diventato simbolo di una trasformazione del paese che ha lasciato indietro molta, troppa gente.

NEL QUARTO GIORNO di mobilitazione la protesta studentesca si è allargata oltre la capitale. Universitari e studenti delle superiori hanno interrotto le lezioni e sono scesi in piazza anche a Lezhë, Laç, Shkodër, Burrel, Elbasan e Korçë. Nella capitale, intanto, la giornata è stata segnata da nuovi scontri, denunce di violenze della polizia e decine di persone portate via dagli agenti. La tensione era salita già nelle prime ore del mattino, quando poliziotti e persone in abiti civili con il volto coperto hanno picchiato e condotto in commissariato decine di giovani rimasti in piazza Skënderbej, alcuni dei quali inseguiti e bloccati mentre camminavano a volto scoperto nella piazza.

NONOSTANTE I DURI INTERVENTI della mattinata, i manifestanti si sono riorganizzati in gruppi numerosi e hanno raggiunto il ministero dell’Istruzione, dove la protesta è proseguita tra cariche, lacrimogeni e getti d’acqua. Qui, prima che iniziasse lo scontro, c’è stato anche un momento in cui i manifestanti hanno fronteggiato la polizia e provato a instaurare un dialogo: «Siamo qui per il futuro dei vostri figli, stiamo facendo questo perché è l’unico strumento che abbiamo per farlo andare via, se ne deve andare (Edi Rama), ci ha rovinato la vita», si sente dire da alcuni ragazzi che tentano di convincere gli agenti a cambiare fronte. Il passaggio però non avviene e continuano i fronteggiamenti.

L’ORMAI CONSUETO doppio appuntamento, tra mattina e primo pomeriggio al ministero dell’Istruzione e la sera davanti al Palazzo del Governo, è andato in scena anche ieri. Una massa di persone con fazzoletti sul volto e maschere antigas si è raggruppata sotto gli uffici del premier intorno alle sette di sera e da lì i disordini sono proseguiti fino a tardi.

EDI RAMA, a differenza di quanto accadeva al tempo dei fenicotteri, quando inondava i suoi social di meme, post derisori e dichiarazioni alla stampa, in questi giorni è insolitamente silenzioso. È intervenuto con un video pubblicato all’alba, sostenendo che i manifestanti si stiano piegando alle agende altrui, il riferimento è ai parlamentari dell’opposizione di Sali Berisha, che però nella realtà non stanno riuscendo davvero a capitalizzare le proteste. Rama ha anche ricondiviso il video della ministra dell’Istruzione Mirela Kumbaro, che faceva appello alle famiglie affinché richiamassero in casa i propri figli, vittime del plagio dei violenti.

Marjana Koçeku, unica deputata del Partito socialista ad aver abbandonato il gruppo di maggioranza dichiarandosi indipendente dopo la rivoluzione dei fenicotteri, continua in questi giorni a sostenere le proteste. «I parlamentari della maggioranza pubblicamente sono allineati alla linea ufficiale, cioè che i manifestanti sarebbero diretti dal nemico esterno. Questo perché c’è una frattura profonda tra la classe politica e il popolo albanese. Lavorano all’integrazione europea solo su un fronte burocratico ma non sanno più leggere le esigenze della società albanese, né tantomeno queste proteste», spiega Koçeku. «Nessun partito politico riesce ad approfittare delle proteste che rifiutano di avere leader, hanno un obiettivo preciso e finché non lo raggiungeranno andranno avanti».

Il Manifesto

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Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati per una libera informazione e la riforma della Chiesa, impegnato per la riammissione al ministero dei preti sposati e delle loro famiglie.

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