«Vogliamo capire chi ci ha tolto tutto»: adesso il Movimento 17 ottobre ha un manifesto (in 5 punti)

«Vogliamo capire chi ci ha tolto tutto»: adesso il Movimento 17 ottobre ha un manifesto (in 5 punti)

«Siamo il Movimento 17 Ottobre. Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere. Siamo giovani che hanno deciso di smettere di aspettare». Poco dopo le 13 il sedicente gruppo che si è preso le responsabilità delle manifestazioni di piazza (senza rinnegare i disordini) ha pubblicato su Telegram il suo primo «comunicato». Un manifesto in 5 punti sintetici che annuncia programma e possibili sviluppi. Con una premessa: «Non siamo una sigla. Siamo un processo: un movimento non strutturato nato per prendere iniziativa e far avanzare la coscienza politica collettiva dei giovani in Italia. Prima di chiederci cosa chiedere, vogliamo capire insieme perché ci è stato tolto tutto, chi ce l’ha tolto e come riprendercelo».
Il manifesto, scritto in modo accurato e chiaro, sottolinea «che questa scelta è politica e non un’assenza di politica. Le ragioni sono tre». In primis, «non ci fidiamo delle istituzioni e di questo governo». E poi «non ci fidiamo delle strutture politiche classiche». Perché «partiti e sindacati istituzionali sono parte dello Stato che contestiamo, e li trattiamo di conseguenza. Quelli extraistituzionali, a partire dalle realtà di movimento che da decenni cercano di lucrare sulle lotte e di monopolizzarle, per noi non sono all’altezza della causa». Un benservito a anarchici e antagonisti, sembrerebbe. Anche se l’area di riferimento traspare dal punto 3: «Ci tuteliamo dalla repressione e dei fascisti». In che modo? Con una strategia che si potrebbe definire liquida: «Un movimento con un capo ha un bersaglio. Un movimento con un indirizzo ha un’irruzione. Un movimento con un elenco di iscritti ha un fascicolo. Noi non offriamo bersagli».
Ma chi scrive – l’identità resta un mistero, in queste ore gli investigatori sono in corsa contro il tempo per scoprire gli autori – ammette che la fluidità non è un’idea nuova: l’ispirazione viene dai movimenti che in vari angoli del mondo hanno provato a cambiare le cose dal basso. «Abbiamo studiato chi prima di noi ha fatto tremare il potere senza lasciargli un volto da colpire: l’Egitto del 2011, dove una piazza senza leader ha messo in crisi un regime trentennale; la Tunisia, dove tutto è cominciato; Hong Kong 2019 e il suo «be water», organizzarsi in modo decentrato, adattivo, imprendibile; il Sudan, con i comitati di resistenza di quartiere; Algeria e Libano, dove le piazze hanno rifiutato di farsi rappresentare dai vecchi equilibri; il Cile del 2019, esploso dal basso; gli Indignados e Occupy, con le assemblee permanenti; gli studenti serbi, con i loro plenum orizzontali; la Gen Z in Marocco, coordinata senza capi attraverso canali digitali. Ognuna di queste esperienze ha avuto i suoi limiti e le sue sconfitte, e proprio per questo le abbiamo studiate: per imparare da ciò che ha funzionato e da ciò che è stato schiacciato».
Infine, la domanda chiave, che il gruppo si pone da solo: cosa vogliamo dalle piazze? Risposta: «Non ci basta che la piazza sia solo protesta. La protesta da sola si consuma. Vogliamo che ogni momento di piazza sia anche discussione, dibattito, crescita politica. Che si formi una dialettica viva, spontanea e forte, dal basso, tra persone diverse che si ascoltano, si scontrano sulle idee e si trasformano a vicenda». Nessun accenno però a saccheggi e scontri con la polizia, nessuna presa di distanza. Il Movimento 17 ottobre sembra avere le idee chiare, si vedrà nei prossimi giorni se saranno anche pacifiche e costruttive. L’obiettivo? Uno solo. «Prendere in mano il nostro futuro. Non lasciarlo nelle mani di questi cleptocrati che lo hanno ipotecato, venduto e svuotato prima ancora che potessimo viverlo. Non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso».

Avvenire

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Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

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