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Francesco Ricupero – Città del Vaticano
“La nonviolenza, la famiglia, lo sviluppo sostenibile, la cura della Terra e la promozione della pace sono i punti cardine che hanno da sempre accomunato i cattolici ai jainisti”. E’ quanto ha affermato questa sera, lunedì 19 ottobre, a Londra, il cardinale George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, in occasione della celebrazione dell’“Ahimsa Day” al Parlamento britannico organizzata dall’Institute of Jainology.
Lungo il cammino del dialogo
“Il nostro rapporto – ha ricordato il porporato – ha una storia significativa. Il contatto diretto tra la comunità jainista e la Santa Sede ebbe inizio nel 1986, quando san Giovanni Paolo II invitò ad Assisi Acharya Shri Tulsi, il compianto leader spirituale supremo della comunità jainista Shwetambara Terapanth, per pregare per la pace. L’Acharya inviò un suo rappresentante a quel raduno storico. Nel 1995, una delegazione internazionale jainista, guidata dal L. M. Singhvi incontrò san Giovanni Paolo II, gli fece dono del Tattvartha Sutra e ricevette la sua benedizione per proseguire lungo il cammino del dialogo.
La nonviolenza è la nostra Casa comune
Questo rapporto si è approfondito nel corso degli anni. “Nel 2011, una delegazione internazionale jainista ha tenuto colloqui formali con l’allora Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e ha incontrato Papa Benedetto XVI. I rappresentanti jainisti – ha proseguito il cardinale – hanno partecipato all’inaugurazione del pontificato di Papa Francesco e a diverse iniziative vaticane incentrate sulla fraternità, la nonviolenza e la nostra casa comune. Gli auguri e il messaggio che il Dicastero invia annualmente in occasione del Mahavir Janma Kalyanak Diwas, così come gli auguri che la comunità jainista rivolge alla Santa Sede per il Natale e la Pasqua, costituiscono un ulteriore, importante mezzo per rafforzare l’amicizia e la solidarietà spirituale” tra la comunità. Secondo Koovakad, “il jainismo possiede una delle concezioni di non violenza più complete e rigorose dell’intera umanità: evitare di arrecare danno agli esseri viventi, nel pensiero, nella parola e nell’azione. In un mondo ferito da guerre, terrorismo, odio, discriminazione e sfruttamento della natura, l’Ahimsa offre un messaggio potente e quanto mai attuale. Anche per i cristiani – ha spiegato – la non violenza affonda le proprie radici nella vita e nell’insegnamento di Gesù Cristo, il quale ha comandato ai suoi discepoli di amare i propri nemici e ha esortato Pietro a riporre la spada. Come ha insegnato Papa Benedetto XVI, la non violenza cristiana non significa arrendersi al male, bensì rispondere al male con il bene (Angelus, 18 febbraio 2007). Papa Francesco ha dunque invitato i credenti a fare della non violenza attiva uno stile di vita (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 2017). Non si tratta né di debolezza né di indifferenza, ma di un impegno coraggioso a favore della giustizia, della riconciliazione e della pace”.
Nel ricordo di san Francesco “uomo di pace”
Quest’anno la Chiesa cattolica commemora l’ottavo centenario della morte del Poverello d’Assisi. “San Francesco – ha sottolineato il Prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso – rimane un’icona di pace, semplicità, fraternità e cura del creato. La sua visione di tutte le creature come fratelli e sorelle trova una significativa risonanza nella convinzione jainista circa l’interdipendenza e la sacralità della vita”. Al riguardo il porporato ha ricordato che martedì 27 ottobre “si celebrerà il quarantesimo anniversario dell’evento di Assisi del 1986. In un’epoca segnata da guerre, violenze, divisioni e distruzione ambientale, san Francesco – “uomo di pace” – e lo “spirito di Assisi” – inteso come religioni insieme per promuovere la pace – insieme alla tradizione jainista, ci invitano ad accogliere la fraternità, la solidarietà e la non violenza per la pace nel mondo”.
Lavorare insieme per il bene comune
Il cardinale non ha dubbi nell’affermare che “il dialogo tra persone di diverse tradizioni religiose è essenziale, poiché favorisce relazioni cordiali basate sul rispetto e sulla comprensione reciproci”. Il dialogo tra cattolici e giainisti “ci consente di collaborare per il bene comune, pur rimanendo fedeli alle nostre rispettive identità religiose. Le intuizioni giainiste sull”ahimsa” (non violenza), sull’autocontrollo, sul distacco dai beni materiali, sull’interconnessione della vita, sull’ecologia integrale e sull’uso etico delle risorse mondiali – ha proseguito – possono arricchire la nostra riflessione e il nostro impegno a favore della pace. Allo stesso modo, le Beatitudini evangeliche e la dottrina sociale cattolica offrono una tradizione ricca e vitale, incentrata sulla dignità umana, sulla solidarietà, sulla fraternità, sulla cura dei poveri e dei più vulnerabili, sulla nostra “casa comune” e sulla pace”. Inoltre, il porporato ha fatto riferimento a Leone XIV che “ha esortato le religioni a essere ‘lievito di unità in un mondo frammentato’, sollecitando affinché non vengano utilizzate come armi o muri, bensì come ponti e profezia (Intenzione di preghiera per l’ottobre 2025, Rete Mondiale di Preghiera del Papa)”. Di qui, il cardinale ha auspicato che il dialogo tra giainisti e cattolici debba fungere da ponte,r “capace di unire le comunità, educare i giovani, difendere la dignità della vita e rispondere collettivamente alla violenza, alla povertà e alla crisi ecologica. Possiamo noi disarmare i nostri cuori e camminare insieme nel nobile spirito dell’Ahimsa!” Infine, il prefetto si è congratulato con Abhay Firodia, che quest’anno è stato insignito dell’”Ahimsa Award”.
L’incontro con gli induisti
Nella mattinata di oggi, il prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso ha visitato il tempio induista Shri Swaminarayan e successivamente ha preso parte all’incontro “Indù e cristiani: insieme per costruire un mondo giusto e pacifico” che si è svolto alla Brahma Kumaris World Spiritual University. Articolato in tre sessioni, l’evento si è concluso con una meditazione e un momento di preghiera.