La mattinata di mobilitazione si è aperta con le prime iniziative: a Livorno e Trieste presidi nei porti contro i trasporti di armi. Occupate alcune tangenziali, tende ai Fori imperiali

«Soldi alla scuola e non alla guerra»: da Livorno a Bologna, studenti in piazza. Scontri a Torino e Mestre

Avvenire

La giornata di sciopero generale si è aperta con decine di migliaia di persone pacificamente in piazza, ma poi è proseguita con qualche scontro, come temuto dal Viminale alla vigilia. In particolare le tensioni ci sono state ancora una volta a Torino: in piazza Castello un gruppo di antagonisti ha cercato il confronto con la polizia schierata a protezione della prefettura. Gli agenti hanno reagito con cariche di alleggerimento e azionando gli idranti. Due manifestanti sono rimasti feriti e almeno cinque giovani sono stati fermati. In mattinata alcuni giovani avevano ostentato scudi rudimentali con scritte contro la polizia.
Getti d’acqua anche a Vicenza, dove un gruppo di manifestanti ha invaso la tangenziale. A Mestre sette agenti di Polizia sono rimasti leggermente feriti, riportando contusioni e tagli, dopo il contatto con il corteo che cercava di sfondare il blocco dei reparti mobili. La Questura aveva prescritto agli organizzatori il divieto di transito dalla rotonda di via Torino alla rampa del cavalcavia, che conduce verso la strada di collegamento con la zona industriale e Venezia. I manifestanti hanno invece cercato di proseguire verso la rampa e le forze dell’ordine li hanno respinti. A Milano una manifestazione ha bloccato per un’ora e mezza la tangenziale est, poi i partecipanti sono rientrati in città e il traffico ha ricominciato lentamente a scorrere dopo pesanti disagi. In precedenza, al mattino, alcuni studenti hanno occupato parte della sede stradale di via Pisani, tra piazza della Repubblica e la stazione Centrale, scandendo lo slogan “Noi le armi non le vogliamo”. Poi hanno srotolato sull’asfalto uno striscione contro l’economia di guerra. In testa al corteo è stata esposta un’altra scritta: “Soldi alla scuola e non alla guerra”. Tangenziale e autostrada occupate anche a Bologna, dove la mattinata era iniziata con il blocco degli ingressi di alcuni istituti superiori. Gruppi di studenti hanno chiuso gli accessi al Liceo Copernico, al Liceo Minghetti, al Liceo Fermi, al Liceo Arcangeli, al Liceo Laura Bassi e al liceo Righi e all’Istituto agrario Serpieri. Al Galvani, in via Castiglione, cassonetti sono stati piazzati davanti alle porte di ingresso. Da alcune scuole sono poi partiti i cortei, mentre in centro alcuni negozianti hanno provveduto a coprire le vetrine con pannelli di legno. Ma al fianco degli studenti sono comparse alcune mamme, che hanno esposto una scritta: “No alla violenza sui nostri figli, manifestare è un diritto”. Tutte vestite di rosso, hanno deciso di aderire allo sciopero indetto dai sindacati di base per “dare supporto ai propri figli”. “Il livello di violenza – hanno detto – è molto elevato e manifestanti pacifici vengono scambiati spesso per dei teppisti e violenti: noi vogliamo difendere il diritto dei nostri giovani figli a manifestare pacificamente e serenamente”.
A Napoli migliaia di persone si sono radunate in piazza Mancini (tra loro anche diverse famiglie), per poi dirigersi verso il porto. La manifestazione si è sciolta nel primo pomeriggio, senza problemi di sorta.
A Roma il corteo contro il carovita si è fermato di fronte al ministero dei Trasporti per protestare contro il vicepremier e ministro Matteo Salvini. L’edificio era presidiato da un ingente numero di forze dell’ordine. I manifestanti hanno intonato cori contro il ministro invitandolo ad affacciarsi. “Le aziende agricole fra 10 anni non ci saranno più” è una delle rivendicazioni. È stato lanciato anche un fumogeno, atterrato però ben lontano dal ministero e dal presidio delle forze dell’ordine. Diversi attivisti hanno poi raggiunto i Fori imperiali, dove hanno iniziato a montare le tende per continuare il presidio anche di notte.
A Livorno e Trieste si sono formati presidi davanti ai porti: i lavoratori partecipano alla mobilitazione internazionale contro le navi che trasportano armi. A Genova è stato bloccato l’accesso al varco Albertazzi, poi circa 15 mila persone sono entrate nel porto.
Ma si manifesta in tutta Italia, non solo nelle grandi città. “Abbassate le armi, alzate i salari” è lo striscione che ha aperto il corteo nel centro di Campobasso. “La nostra protesta – hanno rimarcato gli esponenti locali del Collettivo dal Basso – è contro economia di guerra, caro vita, precarietà giovanile e repressione del dissenso. Continui tagli a sanità pubblica e trasporti per sostenere i costi necessari a nutrire il settore bellico causano un conseguente aumento del costo della vita. I padroni si arricchiscono e le infrastrutture crollano, pezzo dopo pezzo, sulla testa di chi deve imparare a vivere con uno stipendio mangiato dall’inflazione”.
(hanno collaborato Simone Marcer e Martino Mangalaviti da Milano)
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Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

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