Guglielmo Gallone – Inviato ad Assisi – Vatican News
“È un segno di grande stima e di grande amicizia il fatto che il Santo Padre, sapendo quale momento sta attraversando, abbia voluto incontrare la massima autorità del buddismo mongolo”. Così il cardinale Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaatar, commenta con i media vaticani l’udienza di lunedì 26 ottobre, durante la quale Papa Leone XIV ha ricevuto il porporato insieme all’abate del monastero buddista di Gandan, uno dei principali centri spirituali della Mongolia. Un incontro che, spiega Marengo, ha voluto anzitutto confermare e rafforzare “questo rapporto così proficuo che già esiste tra la tradizione cattolica, che in Mongolia rappresenta una minoranza assoluta, e il mondo buddista, che invece è maggioritario”. Ed è proprio dall’esperienza mongola che il cardinale invita a riflettere sul contributo delle religioni alla costruzione della pace. Quello con Leone XIV, spiega, è stato “un incontro tra leader religiosi che hanno voluto dare un segnale chiaro: il dialogo, la fraternità e la promozione della pace sono possibili”.
La Mongolia, esempio di dialogo interreligioso
Un messaggio che assume un significato ancor più particolare ad Assisi, dove Marengo si trova per partecipare all’Incontro internazionale per la pace Pace disarmata e disarmante, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a quarant’anni dalla storica giornata di preghiera convocata da Giovanni Paolo II nel 1986. Da queste giornate, riflette l’arcivescovo di Ulaanbaatar, è importante capire che il dialogo va vissuto “come amicizia, come conoscenza, partendo naturalmente dal rispetto, dallo studio e dalla conoscenza reciproca”. Tutto questo “dimostra alle società che le tradizioni religiose sono partner nella costruzione del bene comune, non antagoniste”. Ed è un messaggio importante, sottolinea il porporato, “soprattutto per società che magari hanno vissuto situazioni di isolamento dal resto del mondo. Quando questo impegno si concretizza in iniziative di dialogo, di incontro e di promozione di valori comuni, diventa evidente che le tradizioni religiose sono promotrici del bene comune e della pace”. Un impegno che si misura anzitutto nei gesti quotidiani, nelle relazioni e nelle esperienze di fraternità che spesso rimangono lontane dai riflettori. È proprio qui, “nel nascondimento”, secondo Marengo, che si riconosce l’eredità più profonda della giornata voluta da San Giovanni Paolo II quarant’anni fa. “Direi che l’evento che stiamo vivendo dimostra come lo Spirito di Assisi, pur senza fare rumore, stia plasmando la vita di tantissime persone”. Un cambiamento che avviene spesso “in iniziative che non compaiono sui giornali”, ma che continua a orientare positivamente le scelte di uomini e donne in diverse parti del mondo. Anche oggi, in un contesto internazionale segnato da “grande confusione e tensioni mondiali”.
Uno spirito di Assisi che continua a vivere
Non dunque una rinuncia alla propria identità, bensì la possibilità di mettere le rispettive tradizioni al servizio dell’intera società. Anche e soprattutto di fronte al mondo che cambia. E questa esperienza trova corrispondenza proprio nello spirito di Assisi, sul quale il cardinale Marengo è stato invitato a riflettere durante il panel 1986 – 2026: l’attualità dello Spirito di Assisi, al quale hanno partecipato tra gli altri Muhammad Abdul Khabir Azad, grande imam della moschea di Lahore, Pakistan, Jaron Engelmayer, Rabbino capo di Vienna, Austria, e Jean-Dominique Durand, Presidente dell’Amicizia Ebraico-Cristiana di Francia. Qui il porporato ha sottolineato come l’incontro del 1986 abbia rappresentato “una tappa fondamentale nel cammino del dialogo interreligioso” anche in Mongolia, un Paese oggi attraversata da profonde trasformazioni sociali, dove “l’incursione massiccia e spesso incontrollata del digitale e di nuove forme di socialità” rischia di provocare una rapida perdita di riferimenti relazionali e spirituali. In questo contesto, ha spiegato Marengo, il dialogo tra le religioni aiuta “a tenere alto lo sguardo, ad arginare fenomeni di isolamento, solitudine e perdita di orientamento in tanti giovani”
“Le nuvole passano, il cielo resta”
E proprio pensando allo sguardo, ricordando inoltre il viaggio compiuto da Papa Francesco nel 2023, il cardinale Marengo ricorda la centralità della ger, la tradizionale tenda mongola che invita a un’apertura rivolta verso l’alto, dalla quale entra la luce, a testimonianza della dimensione spirituale dell’esistenza. E allora, il cardinale Marengo conclude proprio raccontandolo quel cielo mongolo che sembra non avere confini, che invita anzi obbliga ad alzare lo sguardo e spalancare i cuori, che incanta i tanti viaggiatori che visitano il Paese a metà tra Cina e Russia. “È difficile descriverlo”, risponde il porporato, che sceglie di affidarsi a un detto della saggezza popolare mongola: “Le nuvole passano, il cielo resta”. Un’espressione che, spiega, ricorda come “la dimensione verticale della vita sia in realtà più fondamentale di quella orizzontale”. Perché “in Mongolia, quando si cammina, si ha la percezione che il cielo sia più reale della terra. E questo è anche un messaggio che ogni religione, ogni tradizione religiosa, offre al mondo.”