
Hanno abbandonato il suo corpo a bordo strada, non lontano dalle vie usate dai narcos per trafficare illegalmente droga e petrolio. Sulla sua schiena hanno lasciato un cartello con scritte alcune minacce. Il sacerdote Román de la Cruz Hernández è stato ucciso il 15 settembre a Huejutla, nello Stato di Hidalgo, Messico centrale. La notizia è stata data ieri e tutto fa pensare che la morte sia stata un’esecuzione, con mandanti per ora senza un’identità. Sul suo corpo sono state trovate ferite compatibili con colpi d’arma da fuoco. De la Cruz Hernández era prete da vent’anni e operava nella parrocchia Santa Cruz. Una comunità relativamente piccola – 1.500 i fedeli – ma collocata in un luogo tristemente strategico per i gruppi criminali. Nella zona passano le rotte per il traffico di carburante, molto redditizie per i cartelli del Paese. Un mercato illecito che comprende sia il carburante ottenuto con furti da oleodotti statali, che quello preso oltreconfine. Il valore di questo secondo segmento – hanno stimato funzionari messicani – supera i 20 miliardi di dollari all’anno. Attorno alle rotte, si abbatte la brutalità dei cartelli. «Di fronte all’allarmante situazione di violenza che si vive nel nostro Paese ci sentiamo sgomenti» ha scritto il vescovo José Hirais Acosta Beltrán in una nota. «Rivolgiamo un appello urgente all’autorità competente, affinché porti a termine un’indagine esaustiva» e perché il crimine «non resti impunito». Anche la Conferenza episcopale messicana lanciato un appello «urgente» alle autorità di Hidalgo perché si chiarisca la dinamica dell’accaduto.
Román de la Cruz Hernández è l’ennesimo sacerdote che diventa una vittima. Ad aprile di quest’anno, nello Stato del Chiapas, la morte sospetta di un altro prete – don Juan Manuel Zavala Padrigal – aveva lasciato sgomenta la sua comunità. L’uomo era scomparso una domenica subito dopo aver celebrato una messa, e ritrovato alcuni giorni dopo senza vita. I paramenti liturgici e la sua Bibbia erano sparsi attorno alla sua automobile. Per le autorità la sua morte è stata un incidente, versione a cui però non si arrende la comunità locale. Nel 2022, un duplice omicidio era avvenuto dentro una chiesa: due gesuiti di 78 e 80 anni, Javier Campos Morales e Joaquín César Mora Salazar, stavano cercando di dare rifugio a un uomo nella loro struttura religiosa di Cerocahui, minuscolo villaggio della Sierra Tarahumara, nel nord del Paese. Poi l’irruzione di alcuni uomini armati e una raffica di proiettili: morirono tutti e tre.
Sono 63 i preti uccisi nel Paese tra il 1990 e il 2025. Nell’80% dei casi, i crimini sono rimasti impuniti. I dati sono del Centro Católico Multimedial, che aiuta anche a inquadrare alcune motivazioni per cui la Chiesa cattolica viene colpita dalla criminalità (sebbene non tutti i casi abbiano un legame dimostrato con i narcos). «La criminalità organizzata in Messico attua una strategia di violenza specifica contro i sacerdoti cattolici perché questi spesso sono “stabilizzatori sociali” che ostacolano il suo controllo territoriale – si legge nel report relativo al 2025 – Le intimidazioni criminali sono strategiche nei confronti dei sacerdoti e delle comunità cattoliche, ma non sono dovute a una persecuzione di natura religiosa: bensì al fatto che il Paese presenta un elevato rischio nell’esercizio di professioni come il sacerdozio, il giornalismo e la difesa dei diritti umani». Nell’ultimo biennio (2024-2025) 3 sacerdoti sono stati uccisi e uno è scomparso. Un numero in leggero calo rispetto agli anni precedenti. Ma con un altro drammatico risvolto. Ad essere colpito è un numero crescente di persone laiche impegnate in incarichi pastorali. In 23 sono state uccise, sempre nel biennio 2024-2025.
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