Celestino Migliore, l’uomo di Leone XIV che smina il difficile viaggio in Francia, ecco chi è il nunzio apostolico a Parigi

Celestino Migliore, l’uomo di Leone XIV che smina il difficile viaggio in Francia, ecco chi è il nunzio apostolico a Parigi

Il Messaggero

Le presidenziali francesi ormai all’orizzonte, il rischio che ogni parola di Leone XIV venga trascinata nel confronto politico, i temi etici, l’intelligenza artificiale, il futuro dell’Europa, la crescita degli estremismi. Quello che attende il Papa in Francia è uno dei viaggi più delicati sul piano diplomatico e a preparargli il terreno, lontano dai riflettori, c’è uno dei veterani della diplomazia vaticana: Celestino Migliore, piemontese di Cuneo, nunzio apostolico a Parigi dal 2020.

Il suo stile è riassunto bene da una costante della sua carriera: poco rumore e molta tessitura. Migliore appartiene alla generazione di diplomatici formatasi nella lunga stagione internazionale di Giovanni Paolo II, quando la Santa Sede affinò quella capacità di influenza che Joseph Nye avrebbe definito soft power: nessun esercito, nessuna coercizione, ma relazioni, persuasione, diritto internazionale e una rete capillare di contatti.

Migliore ne offre una definizione quasi evangelica: il soft power, sostiene, è «il Dna del Vangelo», perché rifugge «dall’imposizione arrogante» e privilegia la forza della persuasione. Una concezione che ha applicato per decenni sui dossier più difficili. All’Onu fu una delle voci attraverso cui Giovanni Paolo II fece arrivare l’opposizione vaticana alla guerra in Iraq; in Russia si trovò a gestire i delicati rapporti con Mosca dopo l’annessione della Crimea; prima ancora riuscì a entrare nella Corea del Nord e a celebrare messa nella cattedrale cattolica di Changchung.

La sua idea della diplomazia parte da un paradosso. Federico II sosteneva che una diplomazia senza esercito fosse «musica senza strumenti»; Stalin liquidava l’influenza pontificia domandando quante divisioni avesse il Papa. Migliore rovescia il ragionamento: i regimi passano, mentre il Papato continua a esercitare un’influenza proprio perché utilizza «la forza del diritto e della persuasione rispetto alla legge della forza». La diplomazia vaticana diventa allora esercizio di pazienza: ottenere spazi, mantenere aperto un canale, vincolare l’interlocutore a un processo negoziale anche quando il risultato appare insufficiente.

È lo stesso metodo che Migliore ha portato a Parigi. Francesco lo inviò in Francia nel 2020, in una delle nunziature più importanti d’Europa, in un momento particolarmente difficile per la Chiesa locale. C’era da ricostruire credibilità dopo il caso del precedente nunzio, ma soprattutto da accompagnare una Chiesa travolta dalla crisi degli abusi e attraversata da profonde tensioni interne. Negli anni successivi Migliore ha dovuto seguire anche alcune successioni episcopali particolarmente delicate, tra cui Parigi, Tolone e Strasburgo. Chi ha lavorato con lui ne sottolinea soprattutto una caratteristica: affronta i problemi senza aspettare che si consumino da soli. «Non si sottrae», ha sintetizzato l’ex presidente dei vescovi francesi Éric de Moulins-Beaufort.

Dietro il diplomatico resta però un uomo assai meno paludato di quanto suggeriscano i saloni della nunziatura parigina. Chi lo incontra racconta un piemontese cordiale, ironico, capace di parlare con libertà e di ridere volentieri. Nel suo ufficio un piccolo orologio – ha raccontato la Croix – scandisce discretamente ogni quarto d’ora: quasi il contrappunto domestico a una vita trascorsa tra udienze, rapporti riservati e dossier internazionali. Parla francese, inglese, spagnolo, portoghese, polacco e russo.

A Parigi il suo ruolo è doppio. È l’uomo di Leone presso l’episcopato francese e contemporaneamente l’ambasciatore della Santa Sede presso la Repubblica. Deve quindi spiegare la Francia a Roma e Roma alla Francia, seguire la vita della Chiesa ma anche decifrare gli equilibri politici, sociali e culturali di un Paese nel quale la laicità costituisce un elemento fondamentale dell’identità repubblicana.

È soprattutto questa esperienza che diventa preziosa alla vigilia dell’arrivo di Leone XIV. Il Papa sarà ricevuto all’Eliseo da Emmanuel Macron, pregherà a Notre-Dame, incontrerà i giovani allo Stade de France, celebrerà la grande messa all’aperto a Parigi e proseguirà poi per Lourdes e Metz. Un programma costruito attorno alla dimensione religiosa e pastorale, ma inevitabilmente esposto alle interpretazioni politiche di una Francia già proiettata verso la prossima stagione elettorale.

Il compito di Migliore sarà dunque quello che conosce meglio: tenere distinti i piani senza separarli, evitare che la visita pastorale venga risucchiata dalla contesa politica e lasciare al Papa lo spazio per parlare alla Francia senza diventare parte della battaglia francese. In fondo è la cifra di tutta la sua carriera. Dall’Onu a Mosca, dalla Corea del Nord a Parigi, Migliore ha lavorato nei luoghi dove gli interessi sembravano lasciare pochissimo spazio alla mediazione. Senza proclami e senza protagonismi. La sua diplomazia procede per contatti, pazienza e piccoli avanzamenti. Poco rumore, molti interlocutori e l’arte, sempre più rara, di far muovere i dossier senza far vedere chi li sta spingendo.

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Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati per una libera informazione e la riforma della Chiesa, impegnato per la riammissione al ministero dei preti sposati e delle loro famiglie.

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