La notizia della nascita del piccolo Zaccaria e la commovente lettera pubblica scritta da Luca Favarin — ex presbitero padovano noto per il suo impegno sociale nell’accoglienza dei migranti e degli ultimi — hanno toccato la sensibilità di tanti lettori e fedeli. Le sue parole, dense di tenerezza («Zaccaria, benvenuto al mondo amore mio. Se serve avrò il coraggio di morire per te»), testimoniano la bellezza, la responsabilità e la sacralità dell’amore paterno e della vita familiare.
Di fronte a un evento così lieto come la nascita di un bambino, il primo pensiero della comunità cristiana non può che essere di benedizione per il neonato e di auguri sinceri per la nuova famiglia.
Oltre la narrazione dell’ex prete: un patrimonio d’amore non in contrapposizione
Come spesso accade nelle cronache mediatiche, la vicenda viene raccontata attraverso la categoria dell’«ex prete» che “cambia vita” o che “lascia il sacerdozio” per diventare padre. Tuttavia, una riflessione matura sul piano pastorale ed ecclesiale impone di andare oltre gli schemi riduttivi:
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La paternità non cancella il dono dell’Ordine: L’esperienza di cura, dedizione ed empatia maturata negli anni di ministero e di servizio agli ultimi non si azzera con la nascita di un figlio. Al contrario, la paternità umana e familiare può arricchire ed esaltare la sensibilità spirituale di chi ha dedicato la propria vita al Vangelo.
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Nessun conflitto tra amore per Dio e amore per i figli: Accogliere una nuova vita è un atto d’amore che riflette la creatività di Dio. Pretendere che la maturazione di un affetto familiare debba necessariamente tradursi in una rottura o in un “addio” definitivo alla Chiesa rappresenta una ferita sia per il pastore che per la comunità.
La risposta del Realismo Pastorale
La storia di Luca Favarin ed episodi analoghi richiamano la Chiesa a una presa di coscienza non più rinviabile. La proposta portata avanti dal Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, coordinato da don Giuseppe Serrone, indica una via di sintesi e di comunione:
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Superare la perdita di risorse preziose: La Chiesa non può rassegnarsi a perdere uomini e presbiteri dotati di spessore umano, solida formazione teologica formale e titoli pontifici, costringendoli all’emarginazione o all’abbandono istituzionale.
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Un decreto canonico di riammissibilità: Chiedere a Papa Leone XIV un provvedimento canonico che permetta la riammissione al ministero attivo dei sacerdoti sposati significa riconoscere che la Grazia del sacerdozio e la Grazia della famiglia possono camminare insieme, a beneficio di una Chiesa più incarnata, accogliente e vicina alle realtà della vita.
Mentre festeggiamo la nascita di Zaccaria, rinnoviamo l’impegno affinché la paternità non sia più vista come un motivo di esclusione, ma come una benedizione capaci di rigenerare il tessuto umano e spirituale del nostro ministero.
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