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Bianca Tombini – Città del Vaticano
Come ogni anno, dal 6 agosto, giorno dell’esplosione atomica su Hiroshima, fino al 15 agosto, data della resa del Giappone, si svolgono i “Dieci giorni di preghiera per la pace”. Inaugurata nel 1981, l’iniziativa coinvolge tutti i cristiani del Paese, chiamati ad unirsi per commemorare le vittime dei bombardamenti. Ma per la Conferenza episcopale giapponese (Cbcj), la riflessione non può fermarsi al passato. “Guerre e conflitti si stanno diffondendo in tutto il mondo – osserva il cardinale Isao Tarcisio Kikuchi, presidente della Cbcj, nel suo messaggio dedicato alla ricorrenza – ogni persona ferita o che perde la vita in modo violento è un essere umano creato a immagine di Dio e il peggio è che tale violenza venga giustificata come ‘inevitabile’, trascurando i principi del diritto internazionale umanitario”. “Dobbiamo imparare dall’esperienza di 80 anni fa” continua Kikuchi, esortando a non abbassare la guardia e a costruire una cultura di pace radicata nel rispetto della dignità umana. L’invito dei vescovi è chiaro: utilizzare l’esperienza del passato per interrogarsi sul futuro e impegnarsi con determinazione per la pace, oggi e per le prossime generazioni.
Il nodo del pacifismo in Giappone
Nel suo messaggio monsignor Kikuchi, arcivescovo metropolita di Tokyo, non manca di fare riferimento all’attuale realtà del Giappone. Considerate le recenti modifiche della Costituzione, circa l’esercizio della legittima difesa collettiva, e alcune decisioni di governo come il dispiegamento di missili a lungo raggio, l’aumento della spesa per la difesa e il consenso all’esportazione di armi con capacità letale a determinate condizioni, è importante per l’arcivescovo proteggere la solidità dei valori pacifisti, su cui si basa la dottrina della “difesa esclusiva” che detta le linee guida delle politiche di sicurezza in Giappone. “Il pacifismo della Costituzione nipponica – scrive il prelato – che sancisce la rinuncia alla guerra e il mantenimento delle forze armate, rappresenta un importante insegnamento tratto dalla devastazione della guerra. Dobbiamo fermarci a riflettere se l’erosione graduale di tale spirito e il potenziamento militare senza un adeguato dibattito nazionale porteranno all’instaurazione di una vera pace.”
Solidarietà e speranza, insieme per la pace
Il presidente della Conferenza episcopale giapponese ha sviluppato infine una profonda riflessione sul valore inestimabile della vita: “Ogni vita è un dono prezioso di Dio, che a tutti conferisce dignità. Proteggere tale dignità è il punto di partenza della pace”. La costruzione della pace deve essere pertanto una volontà condivisa ed un processo collettivo: “Costruiamo insieme la pace! Preghiamo e agiamo per la pace. Trasmettiamo di generazione in generazione il ricordo del valore inestimabile della vita. Scegliamo parole d’amore anziché parole di potere, e coltiviamo una civiltà dell’amore”. Parole che risuonano nella giornata in cui si ricordano le vittime di Hiroshima e Nagasaki, ed esortano alla solidarietà e alla compassione per tutti i coloro che ancora oggi soffrono le conseguenze devastanti delle guerre.
Vatican News