
La notizia riportata da La Prealpina riguardo alla comunità pastorale San Cristoforo di Gallarate accende nuovamente i riflettori su una realtà ormai comune a molte diocesi italiane: di fronte alla diminuzione numerica dei presbiteri, le tradizionali visite per le benedizioni natalizie vengono affidate a volontari laici e persino a giovani dai 16 anni in su. Come spiegato dal prevosto monsignor Riccardo Festa, la carenza di clero costringe a organizzare la presenza sul territorio con squadre di supporto che non raccolgono offerte e portano la preghiera casa per casa.
Un’iniziativa lodevole di corresponsabilità che tuttavia evidenzia, ancora una volta, una profonda contraddizione strutturale all’interno della vita ecclesiale.
La supplenza dei laici e il tabù dei presbiteri coniugati
Ricorrere all’impegno dei fedeli e dei giovani per colmare i vuoti lasciati dalla mancanza di sacerdoti è la spia di un’emergenza che non può essere affrontata solo con soluzioni tampone:
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Il valore insostituibile del Sacramento: Se i laici e i giovani possono portare conforto e preghiera nelle case, non possiedono tuttavia la potestà sacramentale per celebrare l’Eucaristia o amministrare la riconciliazione.
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La risorsa ignorata dei sacerdoti sposati: Esistono centinaia di presbiteri regolarmente ordinati, dotati di una solida preparazione teologica pontificia e arricchiti dalla grazia e dall’esperienza della vita familiare, che continuano a essere tenuti ai margini del ministero attivo.
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Una discrepanza difficile da giustificare: Mentre si mobilitano volontari laici per le benedizioni e si affrontano complessi incastri organizzativi nelle parrocchie — dove i preti riescono a passare nelle case solo ogni due o tre anni —, si continua a ignorare la disponibilità di pastori formati e pronti a tornare a servire l’altare.
Realismo Pastorale: la risposta alla crisi passa per la riammissione
Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, guarda a queste esperienze locali con rispetto per la generosità dei laici, ma ribadisce con forza la via maestra del realismo pastorale:
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Oltre i tabù disciplinari: Affidare i compiti pastorali ai laici è un segno di vitalità, ma non sostituisce la necessità di ristabilire la piena dignità ministeriale a chi ha ricevuto il carattere indelebile dell’Ordine.
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Un appello a Papa Leone XIV: Chiediamo al Santo Padre di considerare con lungimiranza la situazione delle nostre parrocchie e di concedere un decreto di riammissione al ministero attivo per i sacerdoti sposati.
Riaprire le porte del ministero a chi è già formato significa restituire linfa vitale, sacramenti e speranza alle nostre comunità.