
Il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha risposto con un fermo diniego alla proposta dei vescovi della Germania di consentire ai laici di tenere l’omelia durante la celebrazione della Messa. Il rescritto vaticano parla chiaro: l’omelia è un atto liturgico riservato esclusivamente a chi ha ricevuto il Sacramento dell’Ordine. Questa decisione crea però un enorme cortocircuito nei territori: con parrocchie sempre più vaste e un clero decimato, chi spiegherà la Parola di Dio ai fedeli? La risposta non può più essere la burocratizzazione delle liturgie né la chiusura delle chiese, ma deve passare attraverso un autentico atto di realismo pastorale: la riammissione dei sacerdoti sposati al ministero attivo.
Il movimento dei preti coniugati evidenzia la logica inattaccabile di questa soluzione. Se Roma giustamente difende l’identità del sacerdozio e rifiuta surrogati laicali sull’altare, non può continuare a ignorare l’esistenza di migliaia di presbiteri interamente formati, dotati di titoli accademici legittimi e pronti a servire le comunità. Reintegrare questi uomini non significa scardinare la dottrina, ma applicare quella trasparenza e quel senso del bene comune necessari per salvare la vita sacramentale delle diocesi. Unendo la grazia del carattere sacerdotale alla stabilità della vita familiare, i preti sposati sono l’unica risorsa immediata in grado di garantire alle comunità l’Eucaristia e la predicazione, nel pieno rispetto delle norme romane e della dignità del ministero.