Tra la tempesta e il silenzio, la paura di non essere all’altezza lascia spazio all’abbandono: davanti alla potenza di Dio…

Temporale

Un lampo illumina la stanza, fragore di pioggia, vento violento, spalanco gli occhi. Piena notte. Sono in un convento francescano di rara bellezza, il mare che in questi giorni concede alle pupille luminosi squarci di infinito ha deciso di proporre altra terribile bellezza. Le onde si lasciano scagliare contro la sottile linea di vita guadagnata dagli uomini. Da dietro spinge il selvatico bosco, basta uscire di poco dal paese per sentirne l’agguato, davanti ecco il mare che, quando non si lascia solcare, è minaccioso, inospitale. Come stanotte. Improvviso, magnifico. I negozietti di souvenir per turisti, le enoteche, i ristoranti, tutto sembra l’ingenuo colorato gioco di un bambino destinato a essere spazzato via. Fa tutto dolcezza. A cospetto dell’Immenso tutto appare fragile e transitorio. Questo pensiero mi consola. Sono in convento per tre giorni di predicazione. Sempre meno mi è chiesto, sempre meno mi sembra il mio posto. Prediligo incontri personali. Di sicuro parlare in pubblico mi interroga. Mi preparo molto, produco materiale che so già che non userò: ansiolitici cartacei. Poi quasi sempre accade il contrario: mi piace esserci. Ma prima resta quella paura ostinata di non essere all’altezza. Così questo temporale che arriva dall’alto, invece di spaventarmi, mi tranquillizza.
Prego il Salmo 28. “Date al Signore, figli di Dio, date al Signore gloria e potenza”.
Le mie parole sono come souvenir delle Cinque Terre: piccoli gingilli di ceramica, senza alcuna pretesa di essere opere d’arte uniche e irripetibili. Donami umiltà, senso della misura e senso del ridicolo, Signore della gloria e della potenza.
“Il Signore tuona sulle acque,
il Dio della gloria scatena il tuono,
il Signore, sull’immensità delle acque”.
Mentre fuori infuria la tempesta io da sotto le lenzuola sorrido di me. Tu sei parola, tu scateni il tuono, io solo balbetto qualcosa che verrà fortunatamente frainteso.
“Il Signore tuona con forza, *
tuona il Signore con potenza”.
Alto sei tu, Signore, non le città costruite da me con pazienza e passione. Se non fossi tu a concedermelo, come potrei trovare il coraggio di parlare di colui che scaglia il tuono? Dove ora tutto tace, fino a poco fa c’erano festa e caos. Una musica elettronica che mimava battiti di danze selvagge. Tu sai, o Signore, che in me non scema ancora il giudizio di condanna così, nel cuore di questa tormenta che zittisce ogni cosa, ammutolisce il predicatore insieme al DJ.
“Il Signore è assiso sulla tempesta,
il Signore siede re per sempre.”
Tu solo sei re. Ai miei piedi vedo dormire Dulcinea. Il mio cane da giorni, mi segue, si adagia, dorme. È tranquilla anche ora. Affidata. Forse è tutto qui.
Il mattino dopo ritorna il sole. Scendo presto a far colazione in un bar mattutino, la barista mi riconosce, sorride, scambiamo due parole. Tutto mi pare intriso di speranza. Sento il profumo buono di Dio, bisogna solo stare. Abbandonarsi.
Sono più tranquillo. Ritornerò a parlare. Forse nessuno si accorgerà del cambiamento ma io sento di dover ringraziare la tempesta.
“Il Signore darà forza al suo popolo
benedirà il suo popolo con la pace”.
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Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati per una libera informazione e la riforma della Chiesa, impegnato per la riammissione al ministero dei preti sposati e delle loro famiglie.

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