Se l’azione liturgica si incarna nel presente, il popolo di Dio ha diritto alla pienezza dei Sacramenti, anche dai sacerdoti sposati

liturgia

Un profondo studio pubblicato da SettimanaNews restituisce alla liturgia la sua dimensione più autentica e vibrante: essa non è un museo di tradizioni superate o una ripetizione formale di rubriche, ma il vero “oggi della storia”. Nell’azione liturgica, il mistero divino si cala nel tempo presente, intercettando la vita reale delle persone, le loro fatiche, le loro speranze e la loro cultura. La liturgia, insomma, vive se parla al cuore dell’uomo contemporaneo e se edifica concretamente la comunità radunata attorno all’altare.

Come staff di Informazione Libera, accogliamo questo altissimo spunto per riflettere su come l’attuale gestione pastorale debba aprirsi alla realtà per salvaguardare proprio la vita liturgica e sacramentale del territorio.

Il ministero ordinato radicato nell’oggi

Se la liturgia è incarnazione nel presente, la figura del ministro che la presiede non può essere disincarnata o estranea al vissuto della gente. I sacerdoti sposati con regolare matrimonio religioso incarnano perfettamente questo principio di contemporaneità e vicinanza.

Inseriti pienamente nella società civile — molti dei quali svolgono con passione il ruolo di docenti e formatori nelle scuole superiori — essi sperimentano in prima persona le dinamiche familiari, lavorative e sociali del nostro tempo. Portare questa ricchezza esistenziale all’altare non mitiga la sacralità del rito, ma la arricchisce di un’empatia profonda, permettendo alla liturgia di essere davvero l’espressione dei vissuti, delle ansie e delle gioie della comunità.

L’emergenza dei tabernacoli chiusi e il realismo pastorale

Il saggio di SettimanaNews ci ricorda che la liturgia ha bisogno di una comunità viva e di un’azione concreta. Eppure, il panorama odierno delle nostre Diocesi (come confermano i recenti accorpamenti parrocchiali a Torino) mostra uno scenario preoccupante: la spaventosa carenza di clero costringe i pochi sacerdoti celibi a corse frenetiche in auto tra un campanile e l’altro, riducendo l’Eucaristia domenicale a un rito frettoloso o, peggio, portando alla sospensione delle celebrazioni in molti paesi.

Se la liturgia si spegne nei territori, l’“oggi della storia” rischia di diventare un ricordo del passato per migliaia di fedeli. Davanti a questo indebolimento sacramentale, l’immobilismo delle vecchie consuetudini deve cedere il passo a un saggio realismo.

Braccia pronte per far risplendere l’altare

Il Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati, guidato con costante lealtà istituzionale da don Giuseppe Serrone, si propone alla Chiesa e alla CEI come una risorsa sussidiaria e collaborativa. Attraverso il dialogo per il Decreto di Riammissione di Papa Leone XIV, offriamo operai qualificati, teologicamente preparati e pronti a servire in modo ufficiale e totalmente gratuito.

Il nostro desiderio è affiancare i confratelli celibi affaticati, curare l’animazione liturgica delle parrocchie rimaste incustodite e garantire che il Pane di vita continui a essere spezzato alla luce del sole. Permettere ai sacerdoti sposati di tornare a servire l’altare significa custodire la bellezza della liturgia, assicurando che essa rimanga, per ogni comunità, l’incontro vivo e presente con il Signore del tempo.

Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati per una libera informazione e la riforma della Chiesa, impegnato per la riammissione al ministero dei preti sposati e delle loro famiglie.

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