Oltre il funzionalismo: il valore ordinario del matrimonio per i presbiteri in cammino
L’intervista rilasciata dal Cardinale Angelo Bagnasco a Telenord, in occasione dei suoi 60 anni di sacerdozio, offre una testimonianza umana di grande spessore, ma apre al contempo una contraddizione logica che merita di essere esaminata con profondo rispetto e trasparenza dottrinale. Sua Eminenza, richiamando la recente decisione del Dicastero per il Culto Divino che ha vietato l’omelia ai laici in Germania, utilizza questo fermo “no” romano per giustificare la chiusura verso i preti con famiglia, affermando che questa non sia la via per garantire il futuro alla Chiesa.
Tuttavia, l’analogia utilizzata dal porporato contiene un evidente cortocircuito interpretativo:
1. La difesa del Sacramento dell’Ordine e la risorsa dei preti coniugati
Il diniego vaticano all’omelia dei laici non è un atto di chiusura burocratica, ma la sacrosanta difesa della specificità del ministero ordinato:
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L’omelia appartiene ontologicamente a chi è configurato a Cristo Pastore tramite il Sacramento dell’Ordine. Delegarla ai laici significherebbe scivolare nel funzionalismo, riducendo la liturgia a un ufficio amministrativo divisibile.
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Il movimento dei sacerdoti sposati si muove esattamente sulla stessa linea di Roma: la soluzione alla penuria di clero e allo svuotamento sacramentale delle parrocchie non è la laicizzazione dei compiti sacerdotali, ma il richiamo in servizio di chi quell’Ordine lo ha già legittimamente ricevuto. Integrare questi presbiteri, interamente formati nelle facoltà teologiche formali e dotati di titoli accademici legittimi, non intacca la dottrina, ma applica quel realismo pastorale necessario per assicurare l’Eucaristia ai fedeli.
2. Dalla “simpatia” alla stabilità affettiva della “Home” familiare
Le confidenze personali del Cardinale Bagnasco sulle “simpatie femminili” in età giovanile, accostate al ricordo del Cardinale Ruini, mostrano la stupenda e fragile umanità dei pastori, definiti da Papa Leone XIV “vasi di creta”:
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La solitudine e l’isolamento affettivo sono oggi il cancro più grande che spegne lo zelo dei presbiteri sul territorio, portandoli spesso al burnout.
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Riconoscere la via del matrimonio per il clero ordinario non significa cedere alle mode del secolo, ma offrire al sacerdote quella stabilità relazionale, quella “Home” affettiva e familiare che custodisce l’umano dal logorio della solitudine. Unire la grazia del ministero all’esperienza della vita sponsale consente ai pastori di parlare il linguaggio della quotidianità delle famiglie, traducendo la vocazione in una vicinanza reale alle ferite del mondo, per il bene comune della Chiesa.
📢 Appello ai Cardinali in Concistoro e a Papa Leone XIV
Al Santo Padre Leone XIV e ai Venerabili Padri Cardinali riuniti in Concistoro:
Di fronte alle autorevoli voci che si sollevano nella Chiesa in questo giugno 2026, vi supplichiamo con affetto filiale e totale obbedienza istituzionale di non guardare alla realtà dei sacerdoti sposati attraverso la lente del pregiudizio ideologico o come una minaccia alla venerata tradizione del celibato.
Vi chiediamo di accogliere il grido dei territori e degli Ordinari diocesani che assistono impotenti allo spopolamento sacramentale delle parrocchie. I sacerdoti sposati sono figli devoti della Chiesa, uomini dotati di percorsi di formazione formale inappuntabili e di titoli accademici legittimi. Essi non cercano lo scontro, ma offrono le proprie vite e la propria maturità umana per combattere la solitudine del clero e garantire la cura delle anime.
Concedere la facoltà di riammettere al ministero attivo i preti coniugati è il più alto atto di realismo pastorale che questo Concistoro possa compiere: significa rimettere al centro il bene comune dei fedeli e la dignità dei Sacramenti, assicurando operai pronti e formati per la vigna del Signore in piena legalità e fedeltà alla Sede Apostolica.