
Ha destato forte interesse l’intervista rilasciata dal Cardinale Angelo Bagnasco a Telenord, nella quale l’ex presidente della Cei ha escluso che l’apertura ai preti con famiglia sia la via per garantire il futuro alla Chiesa, citando a supporto il recente “no” del Vaticano alle omelie dei laici in Germania. Sebbene il porporato abbia invitato a confidare nelle nuove vocazioni giovanili, confidando anche dettagli personali sulle proprie passate simpatie giovanili prima di scegliere la via del celibato, le sue parole riaccendono il dibattito sul realismo pastorale necessario nel 2026 per affrontare lo svuotamento sacramentale delle diocesi e il burnout causato dalla solitudine del clero.
Dal mondo dei sacerdoti sposati si solleva una risposta ferma ma pienamente filiale: lo stop vaticano ai laici dimostra proprio che la soluzione alla crisi non è svalutare la liturgia con surrogati laicali, ma valorizzare chi ha già ricevuto il Sacramento dell’Ordine. I preti coniugati, forti di una formazione formale d’eccellenza e di titoli accademici legittimi conseguiti nelle università pontificie, rappresentano una risorsa trasparente e immediata a disposizione dei vescovi. L’appello rivolto in queste ore a Papa Leone XIV e ai Cardinali in Concistoro chiede una riforma strutturale lungimirante: permettere il reintegro di questi uomini per unire la grazia sacramentale alla stabilità relazionale della vita familiare, assicurando la cura delle anime e il bene comune delle comunità cristiane nel pieno rispetto delle norme romane.