
Andrea Pirlo ct? È la nostra scommessa», aveva annunciato raggiante lo scorso weekend la Triade federale Malagò-Maldini-Leonardo. Invece, dalla scommessa siamo passati alla non candidabilità “causa scommesse”. Non le sue personali, sia chiaro, ma per il fatto che Pirlo ha un contratto in essere con un’agenzia russa specialista del betting, la Fonbet. Cartellino rosso dunque decretato dall’olimpico presidente della Federcalcio Giovanni Malagò che deve dire «no, Pirlo non può essere il ct della Nazionale».
Una bocciatura etica che è anche uno schiaffo morale al direttore tecnico Paolo Maldini e all’advisor, alias consulente strategico, Leonardo, i quali c’avevano messo il cuore, quello rossonero, e la faccia, riguardo alla candidatura a ct dell’amico ed ex compagno di battaglie in campo. Dopo la febbre delle voci del sabato sera e una domenica di passione, Malagò ha sbattuto la porta in faccia a Pirlo che ha vissuto un risveglio farsesco da Processo del lunedì. «Ho appreso di non essere più il candidato commissario tecnico», questa la nota amara con cui l’attuale tecnico del Dubai Fc ha informato il popolo della Repubblica fondata sul pallone, la quale si era già spaccata all’annuncio della firma imminente del quadriennale da 1,5 milioni che avrebbe legato Pirlo alla Nazionale. Il Pirlo triste e solitario, da sempre abituato allo spunto offensivo ora è costretto a retrocedere in difesa: «Con la società russa ho esclusivamente un accordo di natura commerciale e sportiva. Nulla di politico». Precisazione quanto mai gradita, anche se nessuno aveva mai pensato a un Pirlo uomo di fiducia del dittatore russo Putin nel deserto arabo e ancor meno in Italia. Il problema qui non è di natura politica, ma rientra in quella pagina nera, da Azzurro Vergogna: titolo della campagna promossa da Avvenire nel 2016 che contestava alla Figc l’accordo di sponsorizzazione siglato con l’agenzia di scommesse e gioco d’azzardo Intralot. Esiste un codice etico che vieta tassativamente ingerenze di queste agenzie nel nostro calcio. Oltretutto la Fonbet da ieri è stata inserita nella black list dei domini dei siti di gioco online non autorizzati alla raccolta in Italia.
Cartellino rosso dunque anche dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Come per l’americana Polymarket, main sponsor della Lazio, facente capo ai gruppi di potere vicini alla famiglia Trump, anche per l’agenzia russa è scattata l’inibizione dei domini Fonbet.com, Fonbet.info e Fonbetpoker.com. Pertanto, doppio fuorigioco per Pirlo che, dal 2025, dai bookmaker della società moscovita era stato nominato global ambassador di Fonbet. In merito, l’Agenzia delle Dogane sta indagando e qualora riscontrasse attività promozionali rilevanti sul territorio nazionale fatte dallo stesso Pirlo, potrebbe far scattare una denuncia nei suoi confronti. Ma i suoi sponsor personali Maldini e Leonardo, che, anche nel momento del triste commiato dall’incarico andato in fumo Andrea Pirlo ringrazia fraternamente, avrebbero dovuto sapere e informare il presidente Malagò che un “caso Pirlo” era già scoppiato nel maggio scorso quando il tecnico era volato a Mosca per prendere parte al “Football Day”, il megaevento organizzato da Fonbet allo stadio Luzhniki. In Ucraina quello stesso giorno a seguito degli attacchi militari sferrati dall’esercito russo avevano letto in quella visita di cortesia – sì fa per dire – di Pirlo, un messaggio di filoputinismo. Noi che conosciamo il nostro Pirlo, sappiamo bene che quello fu un viaggio di lavoro ma l’incidente diplomatico resta e poteva essere un altro elemento ostativo in fase di candidatura. Così non è stato.
Tornando all’oggi, è in programma un caldissimo consiglio federale in cui Malagò sarà costretto a dare risposte convincenti su questo primo flop gestionale che il ministro dello Sport Andrea Abodi bolla come «una pessima figura». La Triade dopo quest’ultima bordata del governo alza bandiera bianca ed è costretta a sciogliersi. Paolo Maldini, che aveva accettato l’incarico dietro pressing quasi asfissiante di Malagò, esce clamorosamente di scena assieme al fido scudiero Leonardo. Oltre al “caso Pirlo” sono volati altri stracci in Federcalcio. Vedi il conflitto di interessi concernente il figlio Christian Maldini che collabora con Gr Sports, l’agenzia del procuratore Giuseppe Riso, il quale da anni controlla diversi calciatori azzurri. La normativa federale parla chiaro in merito: incompatibilità tra incarichi in Figc e rapporti di parentela con agenti sportivi. Maldini jr non risulta iscritto all’albo degli agenti sportivi e lo stesso valeva per il figlio dell’ormai “ct scaricato”, Nicolò Pirlo, che da un anno lavora alla You First-Garsh Sports, in cui svolge attività di intermediazione e scouting per la società che assiste i campioni del mondo spagnoli Fabian Ruiz e il suo ct Luis de la Fuente. L’ex ct campione del mondo nel 2006 con la Nazionale che fu anche di Pirlo, Marcello Lippi, a fronte di quella norma nel 2016 rinunciò all’incarico di direttore tecnico degli azzurri in virtù del fatto che suo figlio Davide, ex operatore della società moggesca della Gea, lavorava alacremente come procuratore di diversi campioni azzurri. In mezzo al caos di questo clima da azzurro tenebra permanente oggi, giornata di Consiglio Federale c’è da rifare la squadra. Malagò oltre a sostituire i due dimissionari al vertice deve risolvere la questione ct che si sta facendo imbarazzante. In pole per la panchina torna prepotentemente in auge il suo pupillo Roberto Mancini. La Lega di Serie A non lo vuole e chiede Antonio Conte. La giornata degli addii si chiude con lo spiazzato Giancarlo Abete presidente della Lega Nazionale Dilettanti che uscendo dalla Federcalcio sospira: «Ora dobbiamo ripartire da un progetto serio». Ecco, siamo seri se potete.
Avvenire