Il messaggio di Papa Leone XIV a SIGNIS Africa e l’intervento di Ruffini: la comunicazione della Chiesa ha bisogno della verità e della prossimità dei sacerdoti sposati

Il nunzio in Rwanda legge il messaggio del Papa a firma del cardinale Parolin ai partecipanti al World Congress di Signis a Kigali

Il messaggio inviato da Papa Leone XIV all’assemblea di SIGNIS Africa, accompagnato dal significativo intervento del Prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini (come riportato da Vatican News), pone al centro della vita ecclesiale una questione fondamentale: la necessità di una comunicazione autentica, empatica e capace di costruire ponti in un mondo segnato dalla frammentazione e dalla solitudine. La comunicazione della Chiesa, ha ricordato il Santo Padre, non è mai semplice diffusione di informazioni o gestione mediatica, ma testimonianza viva, prossimità umana e capacità di condividere la vita reale delle persone.

Questa visione di una Chiesa comunicativa e vicina trova un naturale punto di forza nel realismo pastorale e nella testimonianza quotidiana offerta dai sacerdoti sposati.

Comunicare il Vangelo dalla carne della vita quotidiana

Perché la comunicazione ecclesiale sia davvero efficace e incisiva nelle periferie del mondo come nelle parrocchie di casa nostra, non servono strategie di marketing, ma testimoni credibili. L’esperienza dei sacerdoti sposati arricchisce il linguaggio e la presenza della Chiesa con elementi di straordinaria prossimità:

  • Linguaggio di famiglia e di popolo: Vivendo ogni giorno le sfide educative, economiche e relazionali della vita familiare, i sacerdoti sposati parlano la lingua della gente comune, incarnando quella comunicazione “da cuore a cuore” auspicata dai media vaticani.

  • Abattere le barriere dell’isolamento: La presenza di un presbitero coniugato e della sua famiglia nelle comunità parrocchiali è di per sé un atto comunicativo potente: dice che la Chiesa non è un’istituzione distante o burocratica, ma una casa dalle porte aperte dove le fragilità umane vengono accolte e comprese.

Un atto di trasparenza per la cura delle anime

Nel suo intervento, il Prefetto Ruffini ha ribadito che la comunicazione cattolica deve fondarsi sulla verità e sul coraggio di raccontare la realtà senza nascondere i problemi. Applicare questo principio alla vita interna della Chiesa significa affrontare con trasparenza la crisi del clero e la carenza di pastori.

I sacerdoti del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati custodiscono una formazione teologica formale d’eccellenza e titoli accademici legittimi conseguiti presso le Pontificie Università. Essi mettono a disposizione la propria vita e le proprie competenze, chiedendo a Papa Leone XIV un decreto canonico di riammissione al ministero attivo.

Includere nuovamente i presbiteri sposati nel servizio pastorale non è soltanto una risposta all’emergenza sacramentale, ma la scelta di una Chiesa che comunica speranza, valorizza le proprie risorse e mette al primo posto il bene comune dei fedeli e la vera cura delle anime.

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Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati per una libera informazione e la riforma della Chiesa, impegnato per la riammissione al ministero dei preti sposati e delle loro famiglie.

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