Dialogo cristiano-confuciano, Koovakad: insieme per un mondo più armonioso

I partecipanti al primo colloquio cristiano-confuciano, nella Jeong Hasang Hall dell'Università di Sogang, a Seul (Corea del Sud)

A Seul, in Corea del Sud, il cardinale prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso ha aperto il primo colloquio formale tra le due tradizioni religiose, promosso in collaborazione con l’Accademia Confuciana Coreana Sungkyunkwan: la visione cristiana del “Cielo nuovo e della Terra nuova” e l’ideale confuciano del “Datong” (Grande Unità) “danno voce a una delle aspirazioni più profonde” dell’umanità: “Costruire società pacifiche e solidali”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano – Vativan News

La visione cristiana del “Cielo nuovo e della Terra nuova” e l’ideale confuciano del “Datong” (Grande Unità) “nascono in contesti religiosi, filosofici e culturali differenti”. Eppure “entrambi danno voce a una delle aspirazioni più profonde” dell’umanità: “Costruire società pacifiche, inclusive e solidali” che sappiano “edificare un mondo più giusto, più armonioso e più ricco di compassione”. Lo sottolinea il cardinale George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, nel discorso inaugurale del primo colloquio cristiano-confuciano aperto questa mattina, 4 agosto, presso l’Università cattolica di Sogang, a Seoul, in Corea del Sud. L’incontro, che prosegue fino al 5 agosto, è il primo dialogo formale tra le due tradizioni religiose, promosso dal Dicastero della Santa Sede, in collaborazione con l’Accademia Confuciana Coreana Sungkyunkwan, la Conferenza Episcopale della Corea e l’Università di Sogang.

“Dialogo sul contributo del cristianesimo e del confucianesimo a una società ideale: Nuovo Cielo, Nuova Terra e Datong (Grande Armonia, Grande Unità)” è il tema dell’evento …
Cristianesimo e confucianesimo per una società ideale
Sul tema Dialogo sul contributo del cristianesimo e del confucianesimo a una società ideale: Cielo nuovo, terra nuova e Datong (Grande Unità), si confrontano studiosi confuciani e cattolici, rappresentanti religiosi e operatori del dialogo provenienti da vari Paesi. L’incontro, ricorda il cardinale, si è aperto “con la presentazione della bozza delle Linee guida per il dialogo cristiano-confuciano: un importante traguardo accademico e un passo significativo nel nostro comune cammino di ascolto e di comprensione reciproca”. Al termine della due giorni verrà pubblicata la versione definitiva della Guida, chiarisce il segretario del Dicastero, monsignor Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage.

Religioni che ispirano una vita di servizio al bene comune
Il porporato indiano, nel suo discorso, ribadisce che cristianesimo e confucianesimo, due delle grandi tradizioni di civiltà del mondo, “hanno profondamente plasmato lo sviluppo morale, culturale e sociale delle società e continuano ancora oggi a ispirare una vita di virtù e di servizio al bene comune”. Ma il dialogo tra queste due tradizioni “è rimasto finora limitato”, e può essere fondato “sul rispetto reciproco e sull’impegno condiviso per la fraternità e la piena fioritura della persona umana”. Koovakad chiarisce che sia l’ideale confuciano del Datong (Grande Armonia o Grande Unità), sia la visione cristiana del Cielo nuovo e della terra Nuova, sono nati “all’interno di comunità chiamate ad affrontare profonde crisi sociali, politiche e morali”. In entrambi i casi, le tradizioni ereditate “sono state reinterpretate creativamente per delineare un orizzonte di speranza capace di guidare le persone attraverso l’incertezza e il cambiamento”.

Datong: la Grande Armonia nella tradizione confuciana
Confucio, spiega il prefetto, “si rivolse al patrimonio classico per recuperare un’immagine convincente della società ideale” che i suoi discepoli continuarono a sviluppare durante il turbolento periodo degli Stati Combattenti. Nel capitolo Li Yun («L’evoluzione dei riti») del Libro dei Riti (Liji) questa visione viene espressa attraverso l’immagine dell’epoca «in cui la Grande Via (Dao) prevaleva sotto il Cielo», dando origine al Datong, una società governata da valori etici, dalla giustizia e dal bene comune. Il lavoro “era condiviso senza egoismo e le porte delle case rimanevano aperte”. Le persone “lavoravano con impegno, non per il proprio vantaggio, ma perché ritenevano giusto mettere a frutto le proprie capacità”. Viene insomma descritta una “visione integrata della rettitudine, che abbraccia la formazione personale, le relazioni umane e il buon governo”. L’ideale del Datong, quindi, propone “un orizzonte socio-morale ed estetico fondato sulla relazionalità, sulla responsabilità e sul bene comune, riconoscendo l’umanità come una comunità interconnessa, il cui benessere dipende dalla reciproca solidarietà”.

Cielo nuovo e terra nuova nell’Apocalisse
Nel Libro dell’Apocalisse, chiarisce poi il cardinale Koovakad, Giovanni di Patmos, alla fine del I secolo, rivolgendosi alle comunità cristiane dell’Asia Minore, sotto la pressione dell’Impero Romano, rappresentato come “Babilonia”, propone “una speranza nuova attraverso una rinnovata lettura delle promesse profetiche di Israele alla luce della morte e della risurrezione di Cristo”. Al culmine della sua visione “annuncia la venuta di «un cielo nuovo e una terra nuova», dove Dio dimora in mezzo agli uomini, asciuga ogni lacrima e rinnova la creazione nella giustizia, nella pace e nella comunione”. E’ il “compimento definitivo del disegno salvifico di Dio”. Giovanni vuole rassicurare i lettori che “Babilonia”, l’oppressione, la violenza e la morte “non avranno l’ultima parola. Dio non abbandonerà la creazione, ma la rinnoverà. Il suo progetto non riguarda soltanto la salvezza dei singoli individui, bensì la riconciliazione di tutte le cose e la completa trasfigurazione della creazione nella dimora eterna di Dio insieme all’umanità redenta”.

I punti di convergenza tra le due visioni
Sono due prospettive che, per il prefetto indiano, pur plasmate da culture differenti, “continuano ad ispirare “perché uniscono la fedeltà alla tradizione con l’apertura a un futuro trasformato”. Ed è questo anche il compito di questo Colloquio. che punta “non solo a custodire le nostre rispettive tradizioni, ma anche a farle progredire insieme attraverso l’apprendimento reciproco e l’incontro”. Analizzando i punti di convergenza, Koovakad sottolinea che in un’epoca di rivalità, disuguaglianze e ingiustizie, “sia la speranza cristiana del Cielo nuovo e della Terra nuova, sia l’impegno confuciano per il Datong esprimono una visione profondamente ottimistica, rifiutando l’idea che frammentazione, egoismo e oppressione siano inevitabili”. Entrambe “immaginano un mondo fondato sulla giustizia, sull’armonia e sulla piena fioritura della persona umana”.

I contributi distintivi
Ma secondo Koovakad, i fondamenti di questa trasformazione “differiscono in modo significativo”. Per il cristianesimo “il rinnovamento dell’umanità e della creazione trova il proprio fondamento nell’azione redentrice di Dio attraverso Cristo”. Di conseguenza, “il comportamento etico non costituisce semplicemente una virtù sociale, ma è l’espressione visibile della comunione con Dio”. Per il confucianesimo, al contrario, “l’armonia non nasce dalla redenzione divina, bensì dalla formazione morale della persona, dalla guida di governanti virtuosi, dall’educazione ai riti e dall’ordinamento etico delle relazioni umane”. Per questo, prosegue il prefetto, è importante la domanda: “Se la morale cristiana è radicata nella partecipazione alla vita del Dio santo, quale costituisce la motivazione più profonda dell’agire etico nella tradizione confuciana? La coltivazione di sé? Il bene della società? La fedeltà al Cielo (Tian)? Oppure il riconoscimento di un bene intrinseco?”. Il valore del dialogo, per il cardinale, consiste proprio “nel custodire tali differenze, consentendo nello stesso tempo a ciascuna tradizione di interrogare, arricchire e ampliare l’orizzonte dell’altra”.

Per una giustizia etica vissuta nel calore dell’amicizia
La visione cristiana e l’ideale confuciano, conclude Koovakad, danno voce ad “una delle aspirazioni più profonde dell’umanità: che la nostra vita comune possa accordarsi con una Via autenticamente buona e bella; una giustizia etica vissuta nel calore dell’amicizia e della cura reciproca; una pace che riconosca e promuova la dignità della persona e della comunità; un’armonia che scaturisce dalle differenze, come le note di una musica che si fondono in un’unica melodia o come persone provenienti da luoghi diversi che si ritrovano unite in una sola comunità”. Per questo le religioni hanno la responsabilità di “mettere a disposizione la propria sapienza etica e spirituale per edificare una società giusta e autenticamente umana, promuovendo il rinnovamento morale, l’armonia sociale e il pieno sviluppo della famiglia umana”. La Chiesa cattolica ha fatto propria questa missione attraverso il dialogo con tutte le persone di buona volontà. Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione Gaudium et Spes, ha affermato che «La Chiesa proclama sinceramente che tutti gli uomini, credenti e non credenti, devono collaborare alla giusta edificazione di questo mondo nel quale vivono insieme; ciò però non può realizzarsi senza un dialogo sincero e prudente.».

Kankanamalage: pietra miliare per il dialogo interreligioso
La speranza, per Koovakad, è che questo primo Colloquio cristiano-confuciano “possa costituire un modello per i futuri incontri” e che sia “molto più di un semplice scambio accademico”, ma possa segnare “l’inizio di un’amicizia duratura e di un cammino permanente di dialogo”. Speranza condivisa dal segretario del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, monsignor Kankanamalage, che sottolinea, nel suo indirizzo di benvenuto, la novità del primo colloquio. Si tratta infatti di “un nuovo capitolo nelle relazioni tra cristiani e confuciani e un più ampio orizzonte di dialogo, di apprendimento reciproco e di collaborazione al servizio dell’umanità” e di “una pietra miliare non solo per le relazioni tra cristiani e confuciani, ma per l’intero cammino del dialogo interreligioso”.

La Guida al dialogo cristiano-confuciano
Il segretario del Dicastero cita poi la dichiarazione conciliare Nostra Aetate: “La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni” sottolineando che nel colloquio “ci ritroviamo oggi non per cancellare le nostre differenze, ma per approfondire la reciproca conoscenza, imparare gli uni dagli altri e collaborare fianco a fianco per il bene comune dell’umanità”. Nella convinzione condivisa che “cristiani e confuciani si trovino ad affrontare molte delle stesse sfide e siano chiamati a rispondervi insieme”. Monsignor Kankanamalage ringrazia il presidente della Sungkyunkwan Confucian Academy, Choi Jong-soo, per aver detto sì a questo primo colloquio e gli altri partner dell’iniziativa. E informa che al termine dei lavori sarà pubblicata una versione definitiva della Guida al dialogo cristiano-confuciano, grazie all’impegno di un gruppo di studiosi, coordinati dal sotto-segretario del Dicastero, padre Paulin Batairwa Kubuya. Una guida destinata ai cattolici e a tutti coloro che sono interessati al dialogo cristiano-confuciano.

Hoon Ri: valori condivisi per rispondere alle sfide dell’umanità
Partner del colloquio è anche la Conferenza Episcopale della Corea, rappresentata dal presidente Matthias Iong Hoon Ri, vescovo di Sowon, che è anche presidente della Commissione per la Promozione dell’unità dei cristiani e il Dialogo Interreligioso. Il vescovo sottolinea che nella nostra società moderna, ferita da divisioni, conflitti, crisi ecologica e incertezza etica, i valori condivisi della visione cristiana e dell’ideale confuciano, “quali la fratellanza universale e lo spirito di riverenza verso il Cielo e di amore per l’umanità” offriranno una risposta chiara “alle sfide che l’umanità si trova ad affrontare”.

Hyeok Sim: i primi cattolici coreani, studiosi di Confucio
Infine padre Luke Jong Hyeok Sim, gesuita presidente della Sogang University, nel suo discoso di benvenuto, ricorda che la Chiesa cattolica in Corea “ebbe umili origini attraverso la ricerca intellettuale, e molti dei suoi primi fedeli erano studiosi formatisi nella tradizione confuciana”. In questa prospettiva, “l’incontro tra queste due tradizioni non rappresenta qualcosa di nuovo per noi, ma la naturale continuazione di una storia che già condividiamo”. In questi tempi segnati da sfide comuni, conclude, non abbiamo bisogno di “un accordo affrettato, ma di un incontro sincero e paziente”.

- / 5
Grazie per aver votato!

Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati per una libera informazione e la riforma della Chiesa, impegnato per la riammissione al ministero dei preti sposati e delle loro famiglie.

Lascia un commento

Wallester IT 2024