Riyadh dona 10,8 miliardi di euro per 560 moschee in Bangladesh: musulmani divisi

Bangladesh

AsiaNews

(Sumon Corraya) L’accordo è stato siglato tra la premier Sheikh Hasina e il re saudita lo scorso anno. Le moschee faranno lezione a più di 150mila bambini; avranno una capienza giornaliera di oltre 450mila uomini e 30mila donne. “Gli imam devono essere controllati”. “Queste moschee non insegneranno il vero islam. Le persone impareranno l’estremismo”.

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Presidente da República sublinha «projeção» do país através de Fátima

Agência Ecclesia
O presidente da República Portuguesa defendeu num testemunho sobre o Centenário das Aparições que o país deve valorizar a “ideia de Fátima como forma de projeção de Portugal no mundo”. “Uma projeção espiritual, cultural e humana em todos os continentes, em todas as culturas, em todas as civilizações, e que ultrapassa a mera visão do turismo, para ser a visão do ser humano e do encontro, da encruzilhada dessas gentes que nos chegam de fora”, diz Marcelo Rebelo de Sousa num testemunho divulgado hoje pela Renascença e o Santuário de Fátima, inserido na iniciativa ‘Vozes do Centenár

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Carenza di preti? Verso i preti sposati. Il vescovo di Ascoli celebra per loro e il Papa apre uno spiraglio

L’attuale momento di riflessione che il Papa riformatore e la realtà propongono alla Chiesa su temi come il celibato sacerdotale e l’abbattimento delle “dogane pastorali” che si rivelano ormai per quello che sono: l’arroccamento di un potere anche economico che poco ha a che vedere con il Vangelo.
Roma, (informazione.it – comunicati stampa – varie) Monsignor D’Ercole ha celebrato qualche settimana fa al raduno dei preti sposati, una prima volta in Italia, una novità che segna anche un loro cambiamento di atteggiamento perché in precedenza nei loro raduni la messa se la dicevano da soli, anche se non avrebbero potuto, almeno stando alle rigide norme canoniche (che vanno ripensate, se la Chiesa vuole essere in uscita, come domanda Francesco).

Salvatore Izzo su Agi scrive:
Un’apertura, ma le resistenze sono enormi

E’ difficile prevedere come potrà evolversi la situazione ora. Purtroppo ci sono molte resistenze, ma ce ne erano e permangono anche per l’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati che stiano facendo un serio cammino di fede e riconciliazione. I vescovi irlandesi hanno maturato una proposta (che non osano ancora formalizzare alla Santa Sede) per riammettere i preti sposati a forme ministeriali, mentre in Brasile, da decenni, si discute della possibilità di ordinare i “viri probati” per rispondere alle esigenze delle comunità prive di un prete.

E il Papa ha promesso a un vescovo locale di riflettere su tale richiesta. In territori come l’Amazzonia e il Chiapas, nei quali le comunità cristiane sono visitate dai sacerdoti solo alcune volte all’anno, si vorrebbero infatti “ordinare alcuni dei leader laici che guidano le comunità”. Secondo monsignor Antonio José de Almeida, professore presso la Pontificia Università Cattolica del Paranà e dottore in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana, sarebbe “la decisione più giusta, perché l’obiettivo è dotare una precisa comunità di un presbitero proprio, a partire da ciò che già esiste in quella comunità. Garantendo il rapporto ministro-comunità.

Non è un estraneo che viene da fuori, ma dall’interno. Non c’è bisogno di inserirlo, ‘inculturarlo’, poiché fa già parte della comunità e della sua storia, ha il suo viso, il suo modo di essere”. Monsignor José si occupa del tema dei ministeri nella Chiesa a servizio della vita e della missione delle comunità, e conosce da vicino molte esperienze di ministeri non ordinati in America Latina.

Continua intanto – come abbiamo visto nel post precedente – l’avanzata dei diaconi sposati nella Chiesa Cattolica del post concilio, alla quale diede forte impulso monsignor Samuel Ruiz sulla cui tomba ha pregato l’anno scorso Francesco. Samuel Ruiz ha portato avanti una pastorale coraggiosa, figlia del Concilio, ma figlia anche degli insegnamenti degli indigeni.

Le aperture dell’Amoris laetitia sul tema dei preti sposati sell’esempio orientale
“Nelle risposte alle consultazioni inviate a tutto il mondo, si è rilevato che ai ministri ordinati manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie. Può essere utile in tal senso anche l’esperienza della lunga tradizione orientale dei sacerdoti sposati”, scrive Papa Francesco nel documento “Amoris laetitia” che tira le fila del dibattito dei due Sinodi sulla famiglia aprendo alla riammissione dei divorziati risposati ai sacramenti.

Nel testo, Francesco esalta infatti una tradizione che è già presente nella Chiesa Cattolica: anche in Italia ci sono due diocesi di rito bizantino con preti sposati. Lungro in Calabria e Piana degli Albanesi in Sicilia. Ma questo clero – al quale se ne potrebbe aggiungere uno più numeroso che chiede di entrare nel nostro Paese a seguito degli immigrati cattolici ucraini e romeni – ad oggi è solo tollerato dai vescovi dei paesi occidentali. Invece, sulla falsariga di quanto concesso da Benedetto XVI agli anglo-cattolici si potrebbe immaginare un loro inserimento “parallelo” nella pastorale delle nostre diocesi.

Francesco nell’”Amoris laetitià non si esprime in modo netto su questo tema ma spiega che la chiamata di Gesù al celibato non riguarda tutti quanti debbano servire nella Chiesa ma solo alcuni. E la formulazione di San Paolo circa la perfezione della verginità “era un’opinione personale e un suo desiderio e non una richiesta di Cristo” tanto che l’Apostolo delle genti volle precisare:

“Non ho alcun comando dal Signore” e, scrive Francesco, “nello stesso tempo, riconosceva il valore delle diverse chiamate: ‘Ciascuno riceve da Dio il proprio dono, chi in un modo, chi in un altro”. “In questo senso – chiosa il Papa – San Giovanni Paolo II ha affermato che i testi biblici “non forniscono motivo per sostenere né l’inferiorità del matrimonio, nè la ‘superiorità della verginità o del celibato a motivo dell’astinenza sessuale. Più che parlare della superiorità della verginità sotto ogni profilo, sembra appropriato mostrare che i diversi stati di vita sono complementari, in modo tale che uno può essere più perfetto per qualche aspetto e l’altro può esserlo da un altro punto di vista”.

Francesco cita anche Alessandro di Hales che, per esempio, affermava che in un senso il matrimonio può considerarsi superiore agli altri sacramenti: perché simboleggia qualcosa di così grande come ‘l’unione di Cristo con la Chiesa o l’unione della natura divina con quella umana’”. Pertanto, conclude il Papa, “non si tratta di sminuire il valore del matrimonio a vantaggio della continenza” e “non vi è invece alcuna base per una supposta contrapposizione. Se, stando a una certa tradizione teologica, si parla dello stato di perfezione (status perfectionis), lo si fa non a motivo della continenza stessa, ma riguardo all’insieme della vita fondata sui consigli evangelici”. Insomma “una persona sposata può vivere la carità in altissimo grado. Dunque perviene a quella perfezione che scaturisce dalla carità, mediante la fedeltà allo spirito di quei consigli. Tale perfezione è possibile e accessibile ad ogni uomo”.

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Preti sposati / Siamo al colmo. Apologetica tradizionalista cattolica fa parlare male dei preti sposati un prete sposato

La notizia è in uccronline.it, che a proposito del celibato riporta dichiarazioni schok di Richard Cipolla (prete sposato) sui preti sposati (ndr)

Perché la Chiesa continua a richiedere ai sacerdoti di praticare il celibato sacerdotale? Una risposta semplice è arrivata da padre Gary Selin, professore al St. John Vianney Theological Seminary di Denver.

Nel suo libro, “Priestly Celibacy: Theological Foundations” (CUA Press 2016), ne ha presentato i fondamenti biblici, spiegando che la scelta nasce direttamente da Gesù Cristo, il quale era «povero, casto e obbediente alla volontà del Padre. Allo stesso modo, il sacerdote cerca di imitare Gesù in questi modi, attraverso il suo ministero sacerdotale e con la sua stessa vita». La cosa più importante da far capire, tuttavia, è che «per permettere al sacerdote di compiere la sua missione, lo Spirito Santo dà a lui doni particolari, o carismi, tra i quali c’è appunto il celibato sacerdotale. Visto in questa luce, il celibato è un dono per la Chiesa che deve essere protetto e amato». Non un onere, come alcuni credono.

Lo stesso San Paolo parla di questo: «Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie. Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni» (1 Cor 7, 32-33).

Oltre all’imitazione e all’obbedienza verso la scelta di vita di Gesù, dunque, il celibato sacerdotale «permette al sacerdote di essere unito, con cuore indiviso, a Gesù Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote. Questo dono dell’intimità divina è il primo frutto del celibato. Di conseguenza, il sacerdote è maggiormente in grado di donare se stesso in una vita di servizio alla Chiesa attraverso la carità pastorale». A dirlo è anche l’esperienza concreta, lo testimonia don Andrea Giordano della diocesi di Biella: rimasto vedovo della moglie, con tre figli, ha chiesto e ottenuto il permesso di entrare in seminario diventando sacerdote dopo 12 anni. E’ contrario all’apertura della Chiesa ai preti sposati: «Non si può, la vita di un sacerdote deve essere libera da impegni che possano diventare un ostacolo al servizio quotidiano come seguire una parrocchia. Io stesso non posso farlo».

Il celibato non è comunque un dogma e Papa Francesco ha dichiarato«la Chiesa cattolica ha preti sposati, nei riti orientali. Il celibato non è un dogma di fede, è una regola di vita, che io apprezzo tanto e credo che sia un dono per la Chiesa». Prima di diventare Papa, si espresse più direttamente: «io sono a favore del mantenimento del celibato, con tutti i pro e i contro che comporta, perché sono dieci secoli di esperienze positive più che di errori».

pro del celibato sacerdotale sono confermati da Richard Cipolla, vicario della parrocchia di St Mary in Norwalk (Connetticut), un ex prete anglicano convertitosi al cattolicesimo e, per concessione di Giovanni Paolo II, rimasto sacerdote nonostante moglie e due figli. «Non riesco ad essere un padre normale»ha dichiarato«Nonostante la mia situazione, che è simile ad altri preti sposati entrati nella Chiesa cattolica a partire dagli anni ’80, io sono un forte sostenitore del celibato sacerdotale. Il cuore del sacerdozio cattolico è il sacrificio ed il celibato, imitando Cristo, rende libero il prete di offrirsi completamente alla Chiesa e al suo gregge». Il grande rischio, infatti, è quello di essere pessimi mariti, pessimi padri e pessimi preti.

Ciò che a volte manda in crisi non è affatto il celibato, piuttosto la solitudine e la mancanza di una profonda amicizia spirituale con altri sacerdoti. Una buona idea per risolvere questa situazione riteniamo sia applicare alla realtà parrocchiale delle città il modello della fiorenteFraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo che, tra le sue regole, applica la vita comune. Vivendo assieme tra sacerdoti, confrontandosi quotidianamente nell’amicizia, ha spiegato il fondatore, il vescovo Massimo Camisasca«possiamo parlare di prove, cioè di momenti difficili in cui Dio ci chiede di riscoprire le ragioni per cui siamo sulla strada in cui Lui ci ha messo, di riandare al tempo dell’innamoramento, di ricordare le cose grandi che Lui ha fatto con noi e per noi, di fidarci di Lui seguendolo e accettando anche i momenti in cui le nubi sembrano oscurare completamente il cielo, ma non sarà sempre così perché il sole ritorna a dirci che il diluvio è terminato». Perché non estendere questa regola a tutti i sacerdoti?

 

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I santi del 12 Aprile 2017

San ZENO (ZENONE) DI VERONA   Vescovo
Mauritania, IV secolo – Verona, 12 aprile 372
Proveniente dall’Africa, forse dalla Mauritania, dal 362 alla morte fu vescovo di Verona, dove fondò la prima chiesa. Dovette confrontarsi con il paganesimo e l’arianesimo, che con…
www.santiebeati.it/dettaglio/49300

Santa VISSIA DI FERMO   Vergine e martire
Fermo (Ascoli Piceno), † 250 ca.
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San DAVID URIBE VELASCO   Martire Messicano
www.santiebeati.it/dettaglio/90134

San GIUSEPPE MOSCATI   Laico
Benevento, 25 luglio 1880 – Napoli, 12 aprile 1927
Originario di Serino di Avellino, nacque a Benevento nel 1880, ma visse quasi sempre a Napoli, la «bella Partenope», come amava ripetere da appassionato di lettere cl…
www.santiebeati.it/dettaglio/77850

San SABA IL GOTO   Martire
m. Targoviste, Romania, 12 aprile 372
San Saba il Goto nel corso della persecuzione scatenata contro i cristiani dal re goto Atanarico, il 12 aprile 372, terzo giorno dopo la Pasqua, fu precipitato nel fiume Buzau pres…
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San GIULIO I   Papa
+ Roma, 352
(Papa dal 06/02/337 al 12/04/352) Romano. Combatte con ogni mezzo l’arianesimo, convocando diversi concili, che riconfermarono – contro le tesi ariane di alcuni vescovi – la dottr…
www.santiebeati.it/dettaglio/49250

San BASILIO DI PARIO   Vescovo
www.santiebeati.it/dettaglio/49260

Sant’ ERCHEMBODONE   Vescovo di Therouanne
† 12 aprile 742
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San DAMIANO DI PAVIA   Vescovo
m. 12 aprile 710/711
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San COSTANTINO DI GAP   Vescovo
† metà del V secolo
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Sant’ ALFERIO   Abate
Salerno, 930 – 12 aprile 1050
Nato a Salerno nel 930 dalla nobile famiglia dei Pappacarbone, servì per lungo tempo Guaimaro, principe della sua città. Settantenne, nel 1002, era a capo di una legazione diretta …
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Santi FERDINANDO DA PORTALEGRE ED ELEUTERIO DE PLATEA   Martiri mercedari
† 1257
Santi Ferdinando da Portalegre, di origine portoghese, si trasferì successivamente in Spagna dove trascorse la maggior parte della sua vita nelle città di Toledo, Valladolid e Sara…
www.santiebeati.it/dettaglio/93902

Santa TERESA DI GESù DELLE ANDE (GIOVANNA FERNANDEZ SOLAR)   Monaca carmelitana
Santiago del Cile, 13 luglio 1900 – Los Andes, Cile, 12 aprile 1920
Juana Fernández Solar nacque il 13 luglio 1900 a Santiago del Cile, da genitori benestanti e piissimi cristiani. Due giorni dopo fu battezzata. L’esempio e gli insegnamenti …
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Beato LORENZO   Sacerdote
Sec. XIV
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Beato PEDRO RUIZ ORTEGA   Chierico e martire
Alunno al terzo anno teologia. Gioioso per la sua vocazione religiosa, stava già sognando la sua ordinazione. In viaggio per Roma con il servo di Dio Pedro Roca e tre altri …
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Beato PEDRO ROCA TOSCAS   Chierico e martire
Studente religioso del primo anno. Aveva un altro fratello religioso nell’Istituto. Era gioviale e allegro con tutti. Con una passione per la letteratura, soprattutto in lingua Cat…
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La perfezione di un cristiano non è nell’astinenza sessuale. L’apertura di Francesco ai preti sposati

“Dobbiamo abituarci a non interpretare la volontà divina secondo schemi per noi ovvii, ma a ricercarla con umiltà e pazienza, sempre disposti a essere guidati verso lidi non previsti dalla nostra navigazione umana e spirituale”. Il vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, ha sintetizzato con queste parole l’attuale momento di riflessione che il Papa riformatore e la realtà propongono alla Chiesa su temi come il celibato sacerdotale e l’abbattimento delle “dogane pastorali” che si rivelano ormai per quello che sono: l’arroccamento di un potere anche economico che poco ha a che vedere con il Vangelo.

Monsignor D’Ercole ha celebrato qualche settimana fa al raduno dei preti sposati, una prima volta in Italia, una novità che segna anche un loro cambiamento di atteggiamento perché in precedenza nei loro raduni la messa se la dicevano da soli, anche se non avrebbero potuto, almeno stando alle rigide norme canoniche (che vanno ripensate, se la Chiesa vuole essere in uscita, come domanda Francesco).

“Quante sono le aspirazioni che animano la vostra coscienza e quali desideri ardono nel vostro cuore! Non tocca certamente a me dare risposte e non sarei nemmeno in grado di farlo. Sono però certo che un cammino si sta aprendo nelle nostre comunità, anche se non so dove ci condurrà”, ha detto D’Ercole ai preti sposati. Per il vescovo di Ascoli “una cosa è certa: la storia è a conduzione divina e, per quanto avventuroso e incidentato sia il percorso della vita, sono mani e braccia invisibili a recarci alla meta”.

“Guardiamo – ha aggiunto – alla nostra esperienza di preti: a prima vista la scelta presbiterale appare un segno di ‘altezza’ e di elezione, mentre Dio sorprende  eleggendo la nostra piccolezza e fragilità”. “Mi sembra – ha concluso – che questo sia il tempo dell’attesa e della preghiera fidando nella divina Provvidenza che non abbandona nessuno dei suoi figli; è l’ora dell’ascolto fraterno senza preconcetti né forzature. E’ il momento propizio per cercare di capirci, accettarci, riconciliarci, se necessario perdonarci, per stimarci e volerci bene”.

 

La visita del Papa ai preti sposati, in casa loro

In Italia i sacerdoti sposati sono attualmente circa 8 mila, una cifra stimata e non ufficiale, ma comunque considerevole, se si compara con il numero dei preti diocesani in servizio, che sono trentaduemila e con quello dei religiosi che sono la metà.  Negli ultimi anni, il numero di coloro che chiedono la dispensa dal ministero (per sposarsi o perché non si sentono più in grado di servire la Chiesa da pastori) si aggira sulle quaranta unità.

Molti altri poi ottengono periodi sabbatici per superare difficoltà e dubbi. Oltre 60 mila invece sarebbero i preti sposati nel mondo, su 416 mila in servizio pastorale. Mentre sarebbero poco più di mille i sacerdoti che ogni anno lasciano il ministero, con una prevalenza (60 per cento contro il 40 per cento) dei diocesani sui religiosi. Un vero esercito sottratto alla pastorale.

Verso questi pastori di fatto dimezzati, in quanto pur restando sacerdoti “per sempre” gli è proibito celebrare, Papa Francesco ha compiuto in novembre un gesto di straordinaria apertura recandosi a trovarli in casa di uno di loro. C’erano quattro parroci di Roma, un sacerdote siciliano, uno spagnolo di Madrid e uno dell’America Latina Il Papa li ha incontrati in un appartamento di Ponte di Nona, sobborgo romano alla periferia nord di Roma, e “ha inteso offrire un segno di vicinanza e di affetto a questi giovani che hanno compiuto una scelta spesso non condivisa dai loro confratelli sacerdoti e familiari”.

“L’ingresso del Papa nell’appartamento – ha raccontato monsignor Rino Fisichella che lo accompagnava – è stato segnato da grande entusiasmo: i bambini si sono raccolti intorno al Pontefice per abbracciarlo, mentre i genitori non hanno trattenuto la commozione. La visita del Papa è stata fortemente apprezzata da tutti i presenti che hanno sentito non il giudizio del Papa sulla loro scelta, ma la sua vicinanza e l’affetto della sua presenza. Il tempo è passato veloce; il Pontefice ha ascoltato le loro storie e ha seguito con attenzione le considerazioni che venivano fatte circa gli sviluppi dei procedimenti giuridici dei singoli casi.

La sua parola paterna ha rassicurato tutti sulla sua amicizia e sulla certezza del suo interessamento personale. In questo modo, ancora una volta, papa Francesco ha inteso dare un segno di misericordia a chi vive una situazione di disagio spirituale e materiale, evidenziando l’esigenza che nessuno si senta privato dell’amore e della solidarietà dei Pastori”.

“Un gusto di Vangelo molto bello e puro”

“La prima sensazione è stata di qualcosa di puramente evangelico. In genere dovrebbero essere i peccatori ad andare incontro al Signore invece oggi è stato il contrario. Ho assaporato un gusto di Vangelo molto bello e puro. Il Papa ha una capacità di rapportarsi veramente coinvolgente, ha raccontato Andrea Vallini l’ex parroco che ha ricevuto Francesco a casa sua.

“Papa Francesco – ha aggiunto – non è un semplice vescovo. In alcuni casi ci sarebbe stato bisogno di risanare le ferite ma tutte le situazioni oggi presenti erano già abbastanza risanate. Questa visita non so se apre prospettive nuove. Ho capito che il Papa era particolarmente stupito che alcuni di noi, soprattutto italiani, sentissimo una certa esclusione. Nella sua esperienza, ci ha raccontato, che lui non ha mai escluso situazioni particolari. Ci ha detto che il suo presidente della caritas a Buenos Aires era un ex sacerdote che ha fatto un ottimo lavoro”.

Un’apertura, ma le resistenze sono enormi

E’ difficile prevedere come potrà evolversi la situazione ora. Purtroppo ci sono molte resistenze, ma ce ne erano e permangono anche per l’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati che stiano facendo un serio cammino di fede e riconciliazione. I vescovi irlandesi hanno maturato una proposta (che non osano ancora formalizzare alla Santa Sede) per riammettere i preti sposati a forme ministeriali, mentre in Brasile, da decenni, si discute della possibilità di ordinare i “viri probati” per rispondere alle esigenze delle comunità prive di un prete.

E il Papa ha promesso a un vescovo locale di riflettere su tale richiesta. In territori come l’Amazzonia e il Chiapas, nei quali le comunità cristiane sono visitate dai sacerdoti solo alcune volte all’anno, si vorrebbero infatti “ordinare alcuni dei leader laici che guidano le comunità”. Secondo monsignor Antonio José de Almeida, professore presso la Pontificia Università Cattolica del Paranà e dottore in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana, sarebbe “la decisione più giusta, perché l’obiettivo è dotare una precisa comunità di un presbitero proprio, a partire da ciò che già esiste in quella comunità. Garantendo il rapporto ministro-comunità.

Non è un estraneo che viene da fuori, ma dall’interno. Non c’è bisogno di inserirlo, ‘inculturarlo’, poiché fa già parte della comunità e della sua storia, ha il suo viso, il suo modo di essere”. Monsignor José si occupa del tema dei ministeri nella Chiesa a servizio della vita e della missione delle comunità, e conosce da vicino molte esperienze di ministeri non ordinati in America Latina.

Continua intanto – come abbiamo visto nel post precedente – l’avanzata dei diaconi sposati nella Chiesa Cattolica del post concilio, alla quale diede forte impulso monsignor Samuel Ruiz sulla cui tomba ha pregato l’anno scorso Francesco. Samuel Ruiz ha portato avanti una pastorale coraggiosa, figlia del Concilio, ma figlia anche degli insegnamenti degli indigeni.

Le aperture dell’Amoris laetitia sul tema dei preti sposati sell’esempio orientale

“Nelle risposte alle consultazioni inviate a tutto il mondo, si è rilevato che ai ministri ordinati manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie. Può  essere utile in tal senso anche l’esperienza della lunga tradizione orientale dei sacerdoti sposati”, scrive Papa Francesco nel documento “Amoris laetitia” che tira le fila del dibattito dei due Sinodi sulla famiglia aprendo alla riammissione dei divorziati risposati ai sacramenti.

Nel testo, Francesco esalta infatti una tradizione che è già presente nella Chiesa Cattolica: anche in Italia ci sono due diocesi di rito bizantino con preti sposati. Lungro in Calabria e Piana degli Albanesi in Sicilia. Ma questo clero – al quale se ne potrebbe aggiungere uno più numeroso che chiede di entrare nel nostro Paese a seguito degli immigrati cattolici ucraini e romeni – ad oggi è solo tollerato dai vescovi dei paesi occidentali. Invece, sulla falsariga di quanto concesso da Benedetto XVI agli anglo-cattolici si potrebbe immaginare un loro inserimento “parallelo” nella pastorale delle nostre diocesi.

Francesco nell’”Amoris laetitià non si esprime in modo netto su questo tema ma spiega che la chiamata di Gesù al celibato non riguarda tutti quanti debbano servire nella Chiesa ma solo alcuni. E la formulazione di San Paolo circa la perfezione della verginità “era un’opinione personale e un suo desiderio e non una richiesta di Cristo” tanto che l’Apostolo delle genti volle precisare:

“Non ho alcun comando dal Signore” e, scrive Francesco, “nello stesso tempo, riconosceva il valore delle diverse chiamate: ‘Ciascuno riceve da Dio il proprio dono, chi in un modo, chi in un altro”. “In questo senso – chiosa il Papa – San Giovanni Paolo II ha affermato chei testi biblici “non forniscono motivo per sostenere né l’inferiorità del matrimonio, nè la ‘superiorità della verginità o del celibato a motivo dell’astinenza sessuale. Più che parlare della superiorità della verginità sotto ogni profilo, sembra appropriato mostrare che i diversi stati di vita sono complementari, in modo tale che uno può essere più perfetto per qualche aspetto e l’altro può esserlo da un altro punto di vista”.

Francesco cita anche Alessandro di Hales che, per esempio, affermava che in un senso il matrimonio può considerarsi superiore agli altri sacramenti: perché simboleggia qualcosa di così grande come ‘l’unione di Cristo con la Chiesa o l’unione della natura divina con quella umana’”. Pertanto, conclude il Papa, “non si tratta di sminuire il valore del matrimonio a vantaggio della continenza” e “non vi è invece alcuna base per una supposta contrapposizione. Se, stando a una certa tradizione teologica, si parla dello stato di perfezione (status perfectionis), lo si fa non a motivo della continenza stessa, ma riguardo all’insieme della vita fondata sui consigli evangelici”. Insomma “una persona sposata può vivere la carità in altissimo grado. Dunque perviene a quella perfezione che scaturisce dalla carità, mediante la fedeltà allo spirito di quei consigli. Tale perfezione è possibile e accessibile ad ogni uomo”.

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ARRESTATI VERTICI SOCIETÀ DI GESTIONE AEROPORTO DI LAMEZIA

AI DOMICILIARI PRESIDENTE, DG E RESPONSABILE UFFICIO LEGALE Terremoto giudiziario alla Sacal, la società di gestione dell’Aeroporto internazionale di Lamezia Terme. Sono finiti agli arresti domiciliari il presidente, il direttore generale e la responsabile dell’Ufficio legale nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione dello scalo condotta dalla Procura di Lamezia Terme. Le indagini sono state condotte dalla Guardia di finanza. I reati contestati a vario titolo sono corruzione, peculato, falso e abuso d’ufficio. I militari, inoltre, indagano anche su presunte forme di concussione.

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Clima: Realacci, interrogazione sulla grave siccità al nord

“Nel nord Italia si sta verificando una gravissima siccità” e per questo il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, ha depositato una interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai ministri dell’Ambiente e delle Politiche Agricole, chiedendo “quali iniziative intendano mettere in campo per far fronte alla grave siccità in atto, garantire equilibrio nel prelievo e consumo di acqua dolce, tutelare la produzione agricola e il valore ambientale e turistico dei bacini idrografici dei laghi alpini e subalpini”.

I mutamenti climatici in atto, prosegue Realacci in una nota, “si manifestano, anche nel nostro Paese, con fenomeni climatici estremi e forti siccità. Le temperature massime sono superiori di 2,5 gradi rispetto alla media e le precipitazioni stagionali hanno registrato un calo del 53% che ha fatto scendere il Po a un livello che lo scorso anno si era verificato ad inizio estate. Anche il fiume Adige è in una precoce e grave magra: attualmente ha una portata di 37 metri cubi al secondo anziché di 80 e così le acque del Mare Adriatico ne risalgono il corso spingendo il cuneo salino fino a 5 chilometri dalla foce, con seri danni anche all’agricoltura”.

Realacci rileva che “anche questi eventi dimostrano l’importanza di dare priorità alla sfida del clima, ma il presidente Trump sembra non accorgersene e va nella direzione opposta”.(ANSA).

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Musica: mille artisti sul Mt Bianco per concerto record

(ANSA) – COURMAYEUR (AOSTA), 11 APR – Sommare il record del concerto con il maggior numero di musicisti a quello di un esibizione in alta quota ai piedi del Monte Bianco: è la sfida del doppio live dei Rockin’1000, la band di mille elementi nata nel 2015 per convincere i Foo Fighters a tenere un concerto a Cesena. Dopo due edizioni nella cittadina romagnola, l’evento, previsto il 28 e il 29 luglio prossimi, si sposta in una delle località più suggestive d’Europa. A fare da scenografia sarà infatti la Val Veny, sopra Courmayeur. L’edizione dello scorso anno al parco ippodromo di Cesena ha richiamato 15 mila spettatori.

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Scuola: Its, 79,1% diplomati trova lavoro entro 12 mesi

Sono 2.374 le studentesse e gli studenti iscritti ai percorsi degli Istituti Tecnici Superiori (Its) monitorati nel corso del 2017 a due anni dal diploma. Si tratta di ragazze e ragazzi che hanno seguito i corsi che si sono conclusi entro dicembre 2015.

In 1.767 hanno conseguito il diploma. Il 79,1% delle diplomate e dei diplomati (pari a 1.398 ragazze e ragazzi) ha trovato un lavoro entro un anno dalla fine del percorso, impiego che nell’87,5% dei casi era coerente con il diploma conseguito. Sono i dati che emergono dal Monitoraggio Nazionale 2017 degli ITS effettuato dall’Indire (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa), presentato dal sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, dal Presidente di Indire Giovanni Biondi e dall’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Toscana e Coordinatrice della Commissione della Conferenza Stato-Regioni Cristina Grieco.

Osservando le tipologie di contratto emerge che 667 diplomate e diplomati hanno avuto un contratto a tempo determinato, 493 a tempo indeterminato, 228 di apprendistato.

I 97 percorsi monitorati, erogati da 57 Fondazioni, sono dedicati in larga parte alle Nuove Tecnologie per il Made in Italy (46). Seguono i percorsi in Mobilità sostenibile (19) e quelli in Efficienza energetica (13). I 46 percorsi dedicati alle Nuove Tecnologie per il Made in Italy sono così suddivisi: 18 in Sistema meccanica, 12 in Sistema agro-alimentare, 8 in Sistema moda, 5 in Servizi alle imprese, 3 in Sistema casa. “Questo terzo monitoraggio- ha sottolineato Toccafondi – ci dice che ci sono dati assolutamente positivi sul sistema Its, un sistema nel quale il Miur crede fortemente. Ma ci sono anche delle zone d’ombra su cui dobbiamo lavorare. Sui 97 percorsi monitorati abbiamo 15 percorsi che vanno male, che non hanno svolto la mission e non hanno raggiunto gli obiettivi. Gli Its funzionano se sono utili per le studentesse e gli studenti, se partono da una esigenza reale del sistema produttivo presente sul territorio. Se questo non avviene si elimina qualsiasi speranza e possibilità per le ragazze e i ragazzi, togliendo inoltre risorse che potrebbero essere dedicate a quegli Its che funzionano bene e ad altri che potrebbero nascere. Siamo dentro un percorso di crescita e potenziamento del sistema, ma proprio per questo è necessario lavorare insieme, Its, Regioni e Miur, per capire come eliminare le zone d’ombra esistenti”.

“Il monitoraggio che abbiamo presentato oggi deriva da un’analisi dei dati forniti direttamente dalle fondazioni e fa una grande opera di trasparenza perché mette a disposizione di tutto il sistema degli Its un’analisi della situazione e permette agli Istituti di capire in che posizione sono rispetto al ranking nazionale e di creare una pagella con criteri trasparenti e di renderla disponibile a tutti – ha commentato Biondi – La situazione che emerge dal Monitoraggio è positiva – ha proseguito – c’è un trend in crescita sia per gli iscritti che per i diplomati e soprattutto degli occupati. L’aspetto da sottolineare è che il sistema degli ITS è quello con il più alto indice di occupazione a dodici mesi”.

Per Cristina Grieco, “gli esiti di questo monitoraggio sono un importantissimo materiale di riflessione per le Regioni che hanno un ruolo primario nella programmazione e nella facilitazione dei rapporti tra Fondazioni, percorsi formativi e imprese. La sfida del futuro è far crescere quantitativamente gli ITS, potenziando anche l’aspetto comunicativo e di promozione di questi percorsi, mantenendo la qualità. Sicuramente il dato più importante per noi è l’ottima performance in termini di occupazione e di occupazione coerente con il titolo di studio. È anche vero – ha concluso – che il monitoraggio ci serve per individuare le criticità e lavorare quindi in un’ottica di miglioramento continuo”. (ANSA).

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