
Si terranno 12 luglio alle 17, nella chiesa di Santo Stefano a due passi dalla celebre piazzetta di Capri, i funerali. Per l’occasione sarà proclamato il lutto cittadino
Ottantasei anni, sessant’anni e passa di carriera, due Sanremo vinti, un palco condiviso (per caso, o quasi) con i Beatles e una vita privata che definire “movimentata” è quasi riduttivo. Peppino Di Capri, al secolo Giuseppe Faiella, è morto oggi 11 luglio. Si terranno domani 12 luglio alle 17, nella chiesa di Santo Stefano a due passi dalla celebre piazzetta di Capri, i funerali. Per l’occasione sarà proclamato il lutto cittadino.
Una piccola curiosità Lo pseudonimo “Peppino di Capri” sarebbe nato da un’intuizione del musicista Mario Cenci, che gli avrebbe detto più o meno “vieni da Capri, ti chiami Giuseppe, il tuo nome d’arte è già scritto”. Il diretto interessato, in alcune interviste, ha però smentito questa versione della storia, lasciando un piccolo giallo aperto sulla nascita del suo nome d’arte.
L’artista nasce a Capri il 27 luglio 1939, sotto il segno del Leone, in una famiglia che di musica se ne intendeva parecchio: il nonno suonava nella banda dell’isola, il padre Bernardo gestiva un negozio di dischi e strumenti e nel tempo libero se la cavava con sax, clarinetto, violoncello e persino contrabbasso. Insomma, la musica in casa Faiella era di famiglia più della pasta al ragù.
Il piccolo Giuseppe si fa notare presto: a soli quattro anni, nel 1943, si esibisce al pianoforte davanti alle truppe alleate di stanza sull’isola durante la guerra. A sei anni comincia a studiare seriamente pianoforte con un’insegnante tedesca decisamente severa, che però lo caccia via quando scopre che il ragazzino, di nascosto, si esibiva nei night-club di Capri e Ischia insieme all’amico Ettore Falconieri. Da quel “licenziamento” in poi, per Peppino c’è stata solo la musica.
Nel 1956 arriva la svolta: Peppino ed Ettore partecipano alla trasmissione televisiva “Primo applauso”, vincono, e il premio (un televisore) è il simbolo di una carriera che da lì in avanti esplode. Sono gli anni in cui porta tra i primi in Italia il rock and roll nei locali, ispirandosi a mostri sacri come Buddy Holly, e mette su un gruppo che diventerà “Peppino di Capri e i suoi Rockers”, notato da una casa discografica milanese durante una serata a Ischia.
Gli anni Sessanta sono il suo decennio d’oro, tra hit intramontabili come “Champagne”, “Roberta”, “Luna Caprese”, “Let’s Twist Again” e “St. Tropez Twist”, oltre ai musicarelli che lo rendono ancora più popolare. E qui arriva una delle curiosità più raccontate: nel giugno 1965 Peppino Di Capri fa da apertura a tutte le tappe italiane dei concerti dei Beatles, un dettaglio che ancora oggi gli regala un posto d’onore nella storia della musica pop nostrana.
Il Fatto