
Gazzetta
La Spagna non ha rispetto delle leggende, perché sta costruendo la sua. Può sembrare crudeltà, perché il gol arriva al 91’ con un subentrato, Merino, ma non è un esito distorto. La Spagna entra nella fotografia di questa partita con la faccia felice di chi sa che ce ne saranno altre. Cristiano Ronaldo saluta alla gara mondiale numero 27, resta l’unico ad aver distribuito in sei Coppe del mondo i suoi undici gol, tre dei quali festeggiati qui. Ha gli occhi gonfi di lacrime quando esce, però non è stato protagonista in questo addio. Il ct Martinez – che come annunciato, si è dimesso – non ha avuto coraggio di cambiarlo con Ramos, ossia quando il rispetto va oltre la logica. E poi si paga. La striscia di imbattibilità degli spagnoli arriva a 35 partite, eguagliando la loro migliore di sempre. Davanti c’è soltanto l’Italia che toccò quota 37 impreziosendola con un trofeo (Euro 2021). Anche la banda di De la Fuente, che non ha ancora subito gol, punta alla Coppa però il percorso non è semplice, perché in teoria ci sarebbe la Francia in semifinale, ma nel Mondiale i condizionali sono sempre d’obbligo.
Il Portogallo aveva tolto alla Spagna la Nations League un anno fa, ma le manifestazioni con più tradizione e storia sono un’altra cosa. Tiene a lungo la gara in equilibrio, però cede quando intravvede i supplementari facendosi infilare al centro: troppe volte aveva concesso l’incursione agli avversari, senza che questi trovassero il colpo letale. Una distrazione su un movimento di Ferran Torres, la linea non tenuta da Veiga, ma troppo spazio anche per l’intromissione di Merino. Addio Mondiale, il Portogallo aveva ambizioni superiori agli ottavi.
Le stelle più attese finora non hanno tradito, mentre Lamine Yamal forse ha sentito un po’ la prima coppa, oltre all’infortunio di fine primavera, e ha tardato a inserirsi tra i poster irrinunciabili del torneo. Al primo pallone sbaglia lo stop, ma poi fa volare Diogo Costa e sulla respinta Baena estrae una traiettoria più velenosa, ma ancora il portiere non la fa scivolare in porta. L’ala del Barcellona comunque in generale non lascia il suo marchio: perde il duello con Mendes, potrà crescere forse più avanti, diventando una delle tante soluzioni che la rosa di primissima qualità dei campioni d’Europa offre. Spesso il piatto forte degli spagnoli in bianco è il recupero a centrocampo, seguito dallo smistamento rapido e verticale per cogliere in affanno le protezioni portoghesi. La pressione li porta a imbastire più di un potenziale pericolo però non c’è traccia del colpo letale. O c’è il portiere o gli spagnoli non sono puntuali alla coincidenza con il cross. Sempre così anche nella ripresa, prima della chiusura felice.