
avvenire.it
«La siccità nello Utah continua a peggiorare, e ora un riccone vuole arrivare e costruire un data center nella zona nord, proprio dove l’acqua dalle montagne convoglia nel lago». Julie ha 58 anni e ha vissuto tutta la sua vita nello Utah. Per la precisione, i primi 20 anni li ha passati nella contea di Cache, accanto a quella di Box Elder dove stanno pianificando di costruire un datacenter per l’IA grande come due volte Manhattan. Ora vive a Salt Lake City, nella capitale: ed è proprio lì che da settimane si stanno susseguendo proteste per fermare il progetto. «Stanno vendendo la nostra terra», racconta. «Ma noi amiamo la nostra terra e i nostri spazi aperti. Non si aspettavano che avremmo reagito per difenderla».
Il progetto a cui Julie si riferisce è lo “Stratos project”, ovvero un piano per la realizzazione di uno dei più grandi campus al mondo di data center per intelligenza artificiale: un’infrastruttura che inizialmente avrebbe dovuto ricoprire un terreno di 161 chilometri quadrati e richiedere circa 9 gigawatt di energia, una quantità superiore al consumo attuale dell’intero Stato, ma che ora forse sarà ridotta a 81 chilometri quadrati a seguito delle pressioni che sono state fatte: comunque, non abbastanza da fermare le proteste.
Il piano è sostenuto da Kevin O’Leary, fondatore della O’Leary Ventures, società privata di investimento in capitale di rischio, ed è stato approvato dai commissari della contea di Box Elder e dalla MIDA: la Military Installation Development Authority, un’agenzia dello Stato dello Utah creata per facilitare grandi progetti infrastrutturali connessi a interessi strategici e di difesa. Lo Stratos project, infatti, promette di rafforzare la prontezza operativa e la sicurezza nazionale, così come la competitività economica dello Utah, attraendo investimenti privati e creando posti di lavoro.
«La gente qui non è ricca. Siamo solo dei bravi lavoratori, prevalentemente agricoltori e allevatori», spiega Julie. «E il settore agricolo è sempre più in crisi e meno profittevole, sia per mancanza di acqua sia perché in generale qui abbiamo una stagione vegetativa molto breve. Dunque, se qualcuno arriva e ti offre 60 volte quello che guadagni coltivando, la terra gliela vendi». Gli abitanti, tuttavia, sono piuttosto convinti che di questo progetto beneficeranno pochi, a discapito di tutti.
Il piano è sostenuto da Kevin O’Leary, fondatore della O’Leary Ventures, società privata di investimento in capitale di rischio, ed è stato approvato dai commissari della contea di Box Elder e dalla MIDA: la Military Installation Development Authority, un’agenzia dello Stato dello Utah creata per facilitare grandi progetti infrastrutturali connessi a interessi strategici e di difesa. Lo Stratos project, infatti, promette di rafforzare la prontezza operativa e la sicurezza nazionale, così come la competitività economica dello Utah, attraendo investimenti privati e creando posti di lavoro.
«La gente qui non è ricca. Siamo solo dei bravi lavoratori, prevalentemente agricoltori e allevatori», spiega Julie. «E il settore agricolo è sempre più in crisi e meno profittevole, sia per mancanza di acqua sia perché in generale qui abbiamo una stagione vegetativa molto breve. Dunque, se qualcuno arriva e ti offre 60 volte quello che guadagni coltivando, la terra gliela vendi». Gli abitanti, tuttavia, sono piuttosto convinti che di questo progetto beneficeranno pochi, a discapito di tutti.

Il motivo è principalmente ambientale. Da quando il governo federale ha iniziato a monitorare la profondità del Great Salt Lake, negli anni ’40 dell’Ottocento, il livello ha sempre oscillato. Ma a partire dagli anni ’80, ha continuato a scendere a un ritmo superiore alla norma. Sia per l’aumento dell’attività di allevatori e agricoltori, sia per il cambiamento climatico e l’incremento delle temperature. Il data center richiederebbe un enorme consumo di acqua, in un territorio che sta già facendo i conti con questa mancanza. «Quest’anno hanno iniziato a mettere delle restrizioni sulle aree innaffiabili dei giardini privati», racconta. Con il progressivo abbassamento del livello del lago, si stanno anche diffondendo nell’aria polveri contenenti metalli pesanti e sostanze chimiche nocive, precedentemente accumulate sul fondale, che ora sta emergendo sempre più. Inoltre, l’area costituisce un importante punto di sosta per gli uccelli migratori che ogni anno percorrono la rotta dal Canada al Messico.
A questo si somma la preoccupazione per l’inquinamento dell’aria che potrebbe prodursi. «La zona dove stanno costruendo questo enorme data center, è attraversata sottoterra da un gasdotto. Vogliono usare quel gas naturale per bruciarlo e produrre l’elettricità necessaria», spiega. «Ma Salt Lake si trova in una valle molto profonda dove si verifica l’inversione termica. Quindi, spesso l’inquinamento scende nella valle raggiungendo livelli peggiori di Pechino. E questo solo per le auto che circolano, figuriamoci con questa combustione».
O’Leary sta cercando di ridimensionare la portata delle proteste. Ospitato da Tucker Carlson nel suo podcast ha affermato che i manifestanti siano importati da altri Stati, alcuni addirittura spie cinesi. Ma Julie rassicura: «Siamo persone comuni, gente del posto: mamme, allevatori, contadini». E poi ridendo aggiunge: «Te lo posso garantire: nessuno sa una parola di cinese».
A questo si somma la preoccupazione per l’inquinamento dell’aria che potrebbe prodursi. «La zona dove stanno costruendo questo enorme data center, è attraversata sottoterra da un gasdotto. Vogliono usare quel gas naturale per bruciarlo e produrre l’elettricità necessaria», spiega. «Ma Salt Lake si trova in una valle molto profonda dove si verifica l’inversione termica. Quindi, spesso l’inquinamento scende nella valle raggiungendo livelli peggiori di Pechino. E questo solo per le auto che circolano, figuriamoci con questa combustione».
O’Leary sta cercando di ridimensionare la portata delle proteste. Ospitato da Tucker Carlson nel suo podcast ha affermato che i manifestanti siano importati da altri Stati, alcuni addirittura spie cinesi. Ma Julie rassicura: «Siamo persone comuni, gente del posto: mamme, allevatori, contadini». E poi ridendo aggiunge: «Te lo posso garantire: nessuno sa una parola di cinese».
La rabbia nei confronti delle infrastrutture che alimentano l’intelligenza artificiale si sta diffondendo sempre di più negli Stati Uniti e sono molte le comunità che stanno cercando di fare pressione politica per fermarne l’espansione. I residenti di Monterey Park, in California, sono stati i primi a inizio giugno a votare su un divieto permanente dei data center, e il risultato è stato schiacciante. Nonostante lo scrutinio non sia ancora terminato, oltre l’86% dei voti espressi è favorevole al divieto. La protesta è esplosa quando HMC StratCap, società di investimento, aveva annunciato di voler costruire un data center nella città, provocando nei residenti grande preoccupazione sugli effetti ambientali negativi, l’aumento dei prezzi dei servizi pubblici e la vicinanza della struttura alle abitazioni.
Inizia a essere sempre più chiaro che l’IA ha un prezzo, non solo ambientale ma anche sociale. Il Nevada settentrionale è diventato uno dei corridoi di data center in più rapida crescita del Paese. Nel 2024, questi centri rappresentavano circa un quinto di tutta l’elettricità consumata in Nevada, e Fortune riferisce che tale cifra potrebbe raggiungere il 35% entro il decennio.
A Lake Tahoe, la compagnia energetica NV Energy ha annunciato che potrebbe interrompere temporaneamente nuove connessioni elettriche nella zona proprio a causa dell’enorme domanda di energia generata dall’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale. Circa 49 mila residenti dovranno quindi trovare nuove forniture energetiche, probabilmente più costose. Infatti, per sostenere l’enorme domanda dei data center, le utility stanno investendo miliardi in nuove infrastrutture, linee elettriche e capacità produttiva, costi che spesso vengono scaricati almeno in parte sui consumatori attraverso aumenti tariffari.
Inizia a essere sempre più chiaro che l’IA ha un prezzo, non solo ambientale ma anche sociale. Il Nevada settentrionale è diventato uno dei corridoi di data center in più rapida crescita del Paese. Nel 2024, questi centri rappresentavano circa un quinto di tutta l’elettricità consumata in Nevada, e Fortune riferisce che tale cifra potrebbe raggiungere il 35% entro il decennio.
A Lake Tahoe, la compagnia energetica NV Energy ha annunciato che potrebbe interrompere temporaneamente nuove connessioni elettriche nella zona proprio a causa dell’enorme domanda di energia generata dall’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale. Circa 49 mila residenti dovranno quindi trovare nuove forniture energetiche, probabilmente più costose. Infatti, per sostenere l’enorme domanda dei data center, le utility stanno investendo miliardi in nuove infrastrutture, linee elettriche e capacità produttiva, costi che spesso vengono scaricati almeno in parte sui consumatori attraverso aumenti tariffari.
Stephen Hawkings una volta disse: «La nascita di una potente intelligenza artificiale sarà o il più grande evento nella storia dell’umanità, oppure il peggiore. Non sappiamo ancora quale dei due». A distanza di dieci anni, l’umanità è lontana dal poter dire se aveva ragione oppure no.