Adista
Il 2 giugno è «una festa di popolo, non delle forze armate», sostiene il Cipax (Centro Interconfessionale per la pace) in un comunicato diffuso in occasione della Festa della Repubblica, perciò «la parata militare» «tradisce lo spirito e la lettera della Costituzione della Repubblica che è “fondata sul lavoro” (art 1) che è “ripudia la guerra” (art. 11)». Di seguito il testo integrale del comunicato
Come ogni anno il 2 giugno, la festa della Repubblica, è l’occasione per riflettere sul percorso che ha portato l’Italia fuori dalla guerra e dal fascismo verso la democrazia. Gli ottant’anni del referendum costituzionale sono un’opportunità ulteriore che ci porta a ribadire una volta di più come il 2 giugno debba essere una festa di popolo non delle forze armate. La parata militare, ancorché accompagnata da rappresentanze della società civile, tradisce lo spirito e la lettera della Costituzione della Repubblica che è “fondata sul lavoro” (art 1) che è “ripudia la guerra” (art. 11).
È tempo di mettere al centro del nostro sistema democratico le cittadine e i cittadini che “hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione” (art. 3) di alcuna natura non solo per il tempo di una parata o di una festa ma per la costruzione di una società libera e democratica.
Nel tragico scenario internazionale di guerre e violenze è tempo di dare alla società la sicurezza del tempo di pace senza corsa al riarmo, necessaria premessa di nuove guerre, ma con il frutto del lavoro di ciascuna e ciascuno rivolto al benessere collettivo. Anche per questo ci siamo fatti promotori con altre realtà della società civile di una proposta di legge di iniziativa popolare per la Difesa civile non armata e nonviolenta. Pensiamo a una difesa che non crei nemici immaginari ma che protegga contro l’ignoranza, l’esclusione, lo sfruttamento, l’offesa alla dignità, all’ambiente e alla diversità.
Come associazione interconfessionale per la pace, il CIPAX esprime la propria gioia per la ricchezza della diversità delle fedi presenti in Italia. Questa diversità non costituisce alcuna minaccia ma una straordinaria occasione per condividere valori, spiritualità, momenti di incontro finalizzati ad una società più libera e inclusiva.
