I paletti sul riarmo, la linea su Iran e Ucraina e nessun pentimento su Trump: il bilancio di Meloni ad Ankara

Nessun incrocio di sguardi tra Meloni e Trump durante la foto ufficiale dei leader

avvenire

Nelle pagella del giorno del maestro Donald l’Italia se l’è cavata. Un «pessimo» mattutino sulle basi, ma a fine giornata Roma strappa un «buono» insieme alla gran parte dei Paesi Ue, Spagna esclusa. «Hanno solo avuto un brutto momento», rincuora Trump tracciando il suo bilancio del vertice Nato. Giorgia Meloni può dunque concedersi qualche sorriso in più rispetto a martedì sera, ma senza venir meno alla linea della prudenza-diffidenza che ormai ha scelto di adottare verso il presidente Usa. La riunione «breve ma intensa» di Ankara, dal punto di vista della premier, si è chiusa in modo «positivo», con la «piena condivisione degli obiettivi». Valutazioni da fare però «in punta di piedi», perché non si sa mai Donald cosa potrebbe dire domani al rientro negli States.
Il suo intento però è guardare avanti, non indietro. «Sul post di domenica non intendo più tornarci sopra», spiega ai cronisti in conferenza stampa. E per quanto riguarda l’investimento politico su Trump, precisa: «Non mi pento di nulla di quello che ho fatto. Ho fatto un investimento politico sull’unità dell’Occidente», non solo sul tycoon, dice ricordando il rapporto che aveva avviato anche con Joe Biden. «E io – conclude – non cambio idea su quale sia l’interesse italiano: l’unità e il rafforzamento dell’unità occidentale, noi europei pagheremmo più di tutti una strategia diversa».
Certo il tasso di diplomazia verso the Donald è sceso. Meloni giudica «pessime» le ultime notizie sull’Iran. «Finora l’opzione militare non ha portato dei risultati così concreti», è la critica che muove. Poi di fronte all’ipotesi di un nuovo forcing americano per avere le basi a fini di attacco, appare netta: «Abbiamo rispettato i nostri impegni, dicendo che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran. E non parteciperemo agli attacchi all’Iran».
Certo la disponibilità a lavorare nello stretto di Hormuz resta, così come l’impegno italo-francese in Libano (compreso il vertice di Roma del 15 luglio), ma c’è il timore che le nuove mosse Usa possano compromettere il quadro.
Anche quando parla di riarmo, la premier mette dei caveat più netti: «L’impegno resta – verso il 5%, mai citato però in conferenza stampa -, ma decidiamo noi i tempi e i modi, in base alle nostre possibilità. Di certo non taglieremo altri capitoli ugualmente importanti per la vita dei cittadini». Sul tema, la premier ha di nuovo detto agli alleati che la crescita della spesa italiana avverrà su quella traiettoria che considera “difesa” anche interventi su sicurezza in senso ampio, meno impopolari. L’Italia su questo versante può passare dallo 0,7 all’1,5%, tenendo magari frenata – ma non ferma – la spesa in armamenti. E ancora: agli alleati la premier ha detto che non basta spendere di più, bisogna anche chiedersi se i Paesi dell’Alleanza manterranno il pieno controllo delle filiere, altrimenti «finanziamo la nostra futura dipendenza». Inoltre, e archivia il tema, «se spendiamo di più quei soldi devono restare in Italia». Sono frasi in continuità rispetto alla freddezza su piani d’acquisto che privilegiano l’industria statunitense. Con i leader Meloni, spalleggiata da Erdogan con cui ha avuto un bilaterale prima di lasciare Ankara, ha anche forzato la mano per un impegno maggiore sul fronte Sud: «Noi siamo stati generosi e leali ad Est…».
Capitolo Ucraina: la premier in un bilaterale con Zelensky, giudicato «ottimo», ha confermato gli aiuti sul versante dei generatori di energia, ma ha anche aperto alla possibilità di un nuovo pacchetto di aiuti militari. Se l’Italia imboccherà questa strada non imboccherà quella dei contributi alla Nato. Per quanto riguarda il vertice dei Volenterosi di lunedì a Parigi, Meloni annuncia la presenza del vicepremier Antonio Tajani. Il giorno dopo, festa nazionale francese, dai cugini ci sarà Sergio Mattarella. Già pronta la risposta alle critiche: «Siamo a sei vertici in tre settimane. Voi direte che mi disimpegno… ditelo pure, ma io non posso disimpegnarmi dall’Italia».
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Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

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