
Avvenire
Se vuoi capire una città, un paese, un territorio, vai al mercato. Non troverai soltanto le espressioni della sua storia e le abitudini dei suoi abitanti, ma il suo presente e le direzioni del suo futuro. I mercati, qualsiasi essi siano, sono un fenomenale termometro per misurare il mondo. Accorciano distanze, scavano in profondità, ribaltano le mappe. Prima che un luogo di commercio, sono da sempre una geografia in movimento, un atlante vivente in cui ogni merce e ogni persona raccontano un viaggio già compiuto e un altro ancora da intraprendere. Il numero 319 di Luoghi dell’Infinito, in edicola e in digitale da martedì 1 settembre, parte da qui.
Apre lo speciale lo scrittore Giuseppe Culicchia con un racconto di Porta Palazzo, il più grande mercato all’aperto d’Europa, accompagnato dal reportage realizzato per Luoghi dal fotografo torinese Federico Ravassard. È un cosmo che ha visto succedersi le migrazioni e le lingue di Torino: dal piemontese dei contadini ai dialetti arrivati dal Sud, fino alle presenze dal resto del mondo. Oggi a Porta Palazzo si trovano letteralmente il mondo e la città insieme: prodotti, attività storiche e nuove, persone che vi lavorano o vi passano, storie che hanno trovato casa nella piazza. Un luogo dalla fama difficile, duro nel lavoro quotidiano, ma che, scrive Culicchia, «non respinge nessuno».
Luigino Bruni parte dalla parentela antichissima fra mercato e religione: la fides è insieme fede e fiducia e gli scambi hanno avuto bisogno fin dall’origine di un orizzonte religioso. Il centro del saggio è il sacrificio, interpretato come forma di commercio con la divinità, un do ut des nel quale la grazia attesa richiede un prezzo. Questa logica, secondo Bruni, ha resistito anche alla novità evangelica della misericordia, entrando nella spiritualità cristiana e poi nel capitalismo.
In un’Europa divisa politicamente e in un Mediterraneo attraversato dai conflitti, i mercanti medievali hanno costruito regole comuni capaci di rendere possibile lo scambio fra lingue, monete e ordinamenti differenti. Antonio Musarra mette al centro la lex mercatoria, insieme di pratiche fondate sulla fiducia e sulla reputazione, e gli strumenti che permettevano di governare il rischio: notai, commenda, lettere di cambio, assicurazioni marittime.
Con Eugenio Giannetta ci si perde nel Gran Bazar di Istanbul, dentro un labirinto di odori, colori e lingue. Il racconto segue l’esperienza diretta del mercato, dai banchi delle spezie ai tessuti e agli ori, dai piccoli rituali del tè e dei dolci offerti dai commercianti alla contrattazione, rito collettivo nel quale l’autore ammette di non eccellere.
Ferdinando Zanzottera ricostruisce la storia e il significato urbano dei mercati coperti, partendo dalle Halles raccontate da Zola come grande “ventre” della città. Dalla fine del Settecento ferro, ghisa e vetro trasformano il mercato in infrastruttura pubblica, ordinando approvvigionamento e vendita senza cancellarne la dimensione civica. Il percorso tocca il Mercato Centrale di Firenze, le Vettovaglie di Livorno, Milano, Parigi e diversi esempi sudamericani. Tutelare questi edifici significa preservare anche banchi, pratiche quotidiane e relazioni, evitando che diventino semplici scenografie gastronomiche o turistiche.
Dal “non luogo” di Marc Augé al supermercato contemporaneo. Marta Santacatterina segue i cambiamenti della Grande distribuzione organizzata attraverso nuove abitudini alimentari, private label, acquisti online e locker, sistemi di pagamento senza casse e coupon personalizzati dagli algoritmi, mentre i punti vendita si trasformano progressivamente in hub di servizi.
Davide Re guarda ai mercati tecnologici come al luogo in cui l’innovazione smette di essere prototipo e incontra bisogni e desideri delle persone. Il viaggio attraversa soprattutto l’Asia, dove robot umanoidi, semiconduttori, intelligenza artificiale e nuove forme di interazione fra uomo e macchina anticipano ciò che potrebbe entrare nella vita quotidiana.
Il viaggio cambia radicalmente prospettiva con Daniele Bellocchio, che segue la destinazione finale di una parte dei rifiuti prodotti dal Nord globale. A Old Fadama, alla periferia di Accra, migliaia di persone ricavano rame e altri metalli dagli e-waste bruciando cavi e apparecchiature in condizioni gravemente tossiche. Bellocchio ricostruisce le rotte dell’elettronica dismessa e poi allarga l’indagine al fast fashion e a Panipat, a nord di Delhi, dove enormi quantità di abiti scartati vengono selezionate e rigenerate. I due luoghi sono esempi di pollution outsourcing: l’esternalizzazione sulle popolazioni più povere dei costi del consumo occidentale.
Nello Scavo parte dall’esperienza diretta su diversi fronti per mostrare come guerre, Stati collassati e frontiere chiuse producano economie nelle quali anche le persone diventano merce. Dalla Somalia alla Cambogia, dai Balcani alla Libia fino all’Ucraina, cambiano i traffici e gli intermediari, ma ritorna lo stesso meccanismo: la vulnerabilità trasformata in prezzo. In Libia migranti, petrolio, armi e droga entrano nello stesso sistema; in Ucraina la deportazione dei bambini mostra una forma diversa di sottrazione della persona alla propria storia.
A Odessa Lucia Capuzzi entra nello Starokonnyi, il mercato più antico della città, che continua a funzionare nonostante le sirene e la guerra. Nel quartiere popolare di Moldavanka i banchi vendono cimeli sovietici, oggetti domestici e beni diventati difficili da reperire, rendendo accessibile ciò che altrove resta fuori dalla portata di una popolazione impoverita dal conflitto. Il mercato accompagna la storia del quartiere da Isaak Babel’ al crollo sovietico fino all’invasione russa e conserva una forte vocazione di spazio autonomo rispetto al potere ufficiale.
Chiude lo speciale France Leclerc, autrice del testo e delle fotografie di un ampio reportage dal Koley Market di Calcutta, mercato all’ingrosso vicino alla stazione di Sealdah che lavora senza interruzione. I venditori coprono le lampade con cellophane colorato per accentuare i toni delle merci, trasformando i banchi in ambienti rossi, verdi e gialli. Ma il Koley Market è soprattutto una città nella città, dove alcuni lavoratori ricavano perfino piccoli spazi in cui abitare. Al centro delle immagini sono i turban wallahs, portatori spesso migranti dal Bihar o dal Bangladesh che trasportano da soli o in gruppo carichi di centinaia di chili.
Apre la sezione Arti & Itinerari Francesca Orsi con un servizio dedicato a Fan Ho, in occasione della prima grande mostra italiana sul fotografo cinese a Palazzo Falletti di Barolo a Torino. La Hong Kong degli anni Cinquanta e Sessanta emerge attraverso un bianco e nero in equilibrio fra attenzione umanista alla vita quotidiana e una rigorosa ricerca compositiva fatta di diagonali, geometrie e forti contrasti di luce.
Chiude il numero Lorenzo Fazzini dalla Maryhouse di New York, la casa dove Dorothy Day ha vissuto e operato e dove ancora oggi il Catholic Worker prepara pasti e accoglie persone in difficoltà. Le stanze, i libri, il giornale Catholic Worker e gli oggetti rimasti accompagnano il racconto di una figura che con Peter Maurin ha unito Vangelo e azione sociale, spiritualità e impegno per la giustizia. Nella casa continua a vivere la sua indicazione: «Farsi fratelli, non benefattori».