«Auto elettrica: basta sconti da Black Friday, servono aiuti strutturali»

«Auto elettrica: basta sconti da Black Friday, servono aiuti strutturali»

Critiche agli incentivi “mordi e fuggi” e ai maxi bonus da Black Friday, che andrebbero sostituiti con aiuti strutturali e pluriennali per risolvere la vera emergenza che ostacola la transizione ecologica in tema di mobilità, cioè il rinnovo del nostro parco circolante. Nei giorni scorsi Sébastien Guigues ha tracciato un bilancio del suo primo anno da direttore generale di Renault Italia, in occasione di “Viva Festival” a Locorotondo, rassegna di musica contemporanea sponsorizzata dal marchio francese che nell’occasione ha esposto la nuova Twingo elettrica.

Per Renault i primi sei mesi del 2026 si sono rivelati in forte crescita, con 51.248 immatricolazioni tra autovetture e veicoli commerciali (+3,9% sul 2025), che valgono il 4° posto nel mercato totale: «A luglio poi – spiega Guigues – abbiamo raggiunto circa il 7% di quota nel mercato retail, il miglior risultato degli ultimi anni. Nuova Clio è stata la protagonista assoluta: è un’auto perfetta per il mercato italiano grazie alla combinazione tra GPL e full hybrid E-Tech: infatti ha già totalizzato più di 20mila ordini. La nuova Twingo elettrica con 10mila ordini ha esordito in maniera molto soddisfacente, e anche i veicoli commerciali stanno recuperando terreno dopo un periodo difficile. Ovviamente non voglio dire che tutto è perfetto. La concorrenza resta molto forte, e non solo quella dei marchi cinesi anche se si parla molto di loro».
Renault però sembra puntare su una strategia diversa rispetto a molti concorrenti…
Dal punto di vista del business a livello globale abbiamo avviato una nuova fase con il piano “Future Ready” e i risultati stanno migliorando. Non siamo ancora dove vogliamo arrivare, ma la direzione è quella giusta. Abbiamo scelto di non scommettere su una sola tecnologia. Crediamo nell’elettrico ma anche nell’ibrido, e nel GPL dove il Gruppo Renault, grazie a Dacia, è saldamente al primo posto assoluto in Italia in fatto di immatricolazioni. Questa strategia oggi ci sta premiando. Quando sarà pronta per una diffusione più ampia dell’elettrico, l’Italia troverà Renault attrezzata con un’offerta completa.

Nell’analisi del bilancio del Gruppo Renault dei primi sei mesi a livello mondiale si è evidenziata una riduzione dei costi costruttivi di 400 euro a veicolo…
Sì. Siamo riusciti a sviluppare, per esempio, Twingo in due anni invece dei quattro che occorrevano in passato, e questo incide molto sul prezzo finale della vettura. Specialmente per le macchine elettriche, lo sviluppo veloce è decisivo perché la tecnologia invecchia presto.
Per quanto riguarda l’Italia invece, avete aumentato del 15% le vendite ai privati. Quanto incide sui buoni risultati di Renault?

Le flotte sono importanti in termini numerici, ma vendere ai clienti privati eliminando le km zero, come abbiamo fatto noi, mantiene meglio il valore dell’usato e questo rende più competitivi anche i canoni di leasing e finanziamento. È un circolo virtuoso. Oggi il valore residuo è l’elemento decisivo nella costruzione del prezzo, perché la gente prende la macchina a rate, ben pochi hanno 40mila euro in contanti da investire su un’automobile.
Perché in Italia l’auto elettrica fatica ancora a decollare?
Perché l’elettrificazione ha un costo e qualcuno deve sostenerlo. Nei Paesi dove l’elettrico è cresciuto davvero, i governi hanno accompagnato la transizione con incentivi stabili e duraturi. In Italia, invece, si continua con bonus “mordi e fuggi”: finiscono in poche ore e non aiutano il mercato a svilupparsi. La Francia è già al 50%, la Germania anche. L’Italia non è elettrica, ma un giorno lo sarà. Non serve molto per cambiare. In Francia e in Germania la gente ha capito che con la guerra, e i problemi dello Stretto di Hormuz la benzina sarebbe stata più costosa, dunque è passata all’elettrico. Però in Italia abbiamo un problema in più: l’elettricità che costa tanto, più di quasi tutti i Paesi europei.

La politica locale non sembra voler agevolare più di tanto le elettriche. A Roma, ad esempio, la ZTL è tornata a pagamento anche per le vetture 100% a batteria. Voi costruttori riuscite ad interagire con le istituzioni o non c’è proprio possibilità di discussione?
La politica ci ascolta tanto, ma ci sente poco. E il risultato lo si vede nel quotidiano. La macchina elettrica ha un costo supplementare, per noi, per tutti. Ma in Italia nessuno vuole pagare quel costo aggiuntivo. Che alla fine paga il cliente, ma solo chi può permetterselo. E le istituzioni cosa hanno fatto sinora? Stanziare milioni di euro per le elettriche che si esauriscono in poche ore non è aiutare a elettrificare, quello è un Black Friday.
Come se ne esce?
Premiando prima di tutto la rottamazione delle auto più vecchie. È quella la vera misura ambientale: eliminare dal parco circolante le vetture più inquinanti, indipendentemente dalla tecnologia scelta per sostituirle.
Quindi il problema non è solo elettrico contro termico?
Esatto. La priorità è rinnovare il parco auto. Una persona che guida una vettura di vent’anni spesso non lo fa per scelta, ma perché non può permettersi altro. Prima di imporre divieti bisogna offrire alternative economicamente accessibili. È una questione sociale prima ancora che industriale.

C’è ancora chi sostiene che in Italia manchino le infrastrutture di ricarica…
Invece non è più cosi, nemmeno sulle autostrade dove le colonnine di ricarica veloce sono presenti ogni 50 chilometri e spesso sono persino sottoutilizzate. Il problema oggi è più culturale e di fiducia che infrastrutturale.
Quale dovrebbe essere, in sintesi, la politica dell’auto dei prossimi anni?
Evitare gli approcci ideologici. Non esiste una sola tecnologia capace di risolvere tutto. Dobbiamo diversificare, accompagnare gradualmente la transizione e concentrarci sull’obiettivo vero: sostituire le auto più vecchie con veicoli moderni, qualunque sia la loro alimentazione. Questo farebbe bene all’ambiente, ai cittadini e all’industria.
E la tanto pubblicizzata invasione dei cinesi?
Nessuno sa quanto valga un brand cinese, perché è ancora presto per valutare il valore residuo delle loro auto. Magari anche l’usato andrà fortissimo, ma sono arrivati da poco e non sono passati almeno cinque anni per poterlo dire.
A meno che poi arrivi un colosso come BYD ed entri in Renault, come si vocifera che possa accadere. Allora cambierebbe tutto…
Sì, ma in Europa il nostro presidente ha già detto che non accadrà. Perché l’Europa è il “nostro” continente, anche se siamo un brand globale. Infatti stiamo facendo l’inverso, andremo costruire auto con Ford, per esempio. Renault è molto attaccata alla propria indipendenza. Le nostre fabbriche vanno bene, non c’è nessun bisogno al momento in Europa per allearci con qualcuno.

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Pubblicato da Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

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