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Medjugorje, ecco le conclusioni della relazione Ruini

Tredici voti favorevoli al riconoscimento della soprannaturalità delle prime 7 apparizioni di Medjugorje, un voto contrario e un voto sospensivo. La maggioranza di voti sospensivi e molti dubbi sulla continuazione del fenomeno delle apparizioni dalla fine del 1981 ad oggi. È questo il risultato finale del lavoro della commissione su Medjugorje istituita nel 2010 da Benedetto XVI e presieduta dal cardinale Camillo Ruini. Un documento a cui ha fatto riferimento Papa Francesco nel dialogo con i giornalisti sul volo di ritorno da Fatima, quando ha rivelato la distinzione tra le primissime apparizioni e il fenomeno successivo e ha detto: «Una commissione di bravi teologi, vescovi, cardinali. Bravi, bravi, bravi. Il rapporto-Ruini è molto, molto buono». Il segnale emerso dalle parole del Pontefice, com’è noto, è positivo circa i frutti spirituali e le conversioni («gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita»), ma è negativo per quanto riguarda le apparizioni che tutt’oggi continuano: «Io preferisco la Madonna madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora».

Una commissione voluta da Ratzinger

Dal 17 marzo 2010 al 17 gennaio 2014, per volontà di Benedetto XVI, veniva istituita una commissione presieduta da Ruini. Oltre all’ex presidente della Cei, vi hanno fatto parte i cardinali Jozef Tomko, Vinko Puljić, Josip Bozanić, Julián Herranz, e Angelo Amato. Insieme a loro lo psicanalista Tony Anatrella, i teologi Pierangelo Sequeri, Franjo Topić, Mihály Szentmártoni e Nela Gašpar, il mariologo Salvatore Perrella, l’antropologo Achim Schütz, il canonista David Jaeger, il relatore delle cause dei santi Zdzisław Józef Kijas, lo psicologo Mijo Nikić e l’officiale della dottrina della fede Krzysztof Nykiel. Hanno avuto il compito di «raccogliere ed esaminare tutto il materiale» su Medjugorje e di presentare «una relazione dettagliata» col relativo voto circa «la soprannaturalità o meno» delle apparizioni oltre a indicare le «soluzioni pastorali» più opportune. La commissione si è riunita 17 volte, ha vagliato tutta la documentazione depositata in Vaticano, nella parrocchia di Medjugorje e anche negli archivi dei servizi segreti dell’ex Jugoslavia. Ha ascoltato tutti i veggenti e i testimoni, e nell’aprile 2012 ha svolto un sopralluogo nel paesino dell’Erzegovina.

Giudizio positivo sulle prime apparizioni

La commissione ha rilevato una differenza molto netta tra gli inizi del fenomeno e il suo successivo sviluppo. E ha così deciso di esprimersi con due voti distinti sulle due diverse fasi: le prime 7 presunte apparizioni, avvenute tra il 24 giugno e il 3 luglio 1981, e tutto ciò che è successo dopo. I membri e gli esperti si sono espressi con 13 voti a favore del riconoscimento della soprannaturalità delle prime visioni. Un membro ha votato contro e un esperto ha espresso un voto sospensivo. La commissione sostiene che i sei ragazzi veggenti erano psichicamente normali, sono stati colti di sorpresa dall’apparizione, e in ciò che raccontano di aver visto non c’è stato alcun influsso esterno da parte dei francescani della parrocchia o di altri soggetti. Hanno resistito nel raccontare quanto avevano visto nonostante la polizia li avesse arrestati e minacciati di morte. La commissione ha anche scartato l’ipotesi di un’origine demoniaca delle apparizioni.

I dubbi sullo sviluppo del fenomeno

Per quanto riguarda la seconda fase delle apparizioni, la commissione ha tenuto presente le pesanti interferenze dovute al conflitto tra il vescovo e i francescani della parrocchia, come pure al fatto che le apparizioni, preannunciate e programmate singolarmente per i veggenti non più in gruppo, siano proseguite con messaggi ripetitivi. Queste continuano, nonostante i ragazzi avessero detto che avrebbero avuto una fine, in realtà mai verificatasi. C’è poi il tema dei «segreti» dal sapore apocalittico che i veggenti affermano essere stati rivelati a loro dall’apparizione. Su questa seconda fase la commissione ha votato in due tempi. Una prima volta prendendo in considerazione i frutti spirituali di Medjugorje ma lasciando da parte il comportamento dei veggenti. Qui 3 membri e 3 esperti affermano esserci effetti positivi, 4 membri e 3 esperti effetti misti in prevalenza positivi e altri 3 membri effetti misti, positivi e negativi. Se invece oltre ai frutti spirituali si tiene conto del comportamento dei veggenti, 8 membri e 4 esperti ritengono che non ci si possa esprimere, mentre altri due membri hanno votato contro la soprannaturalità.

La soluzione pastorale

Dopo aver rilevato come i veggenti di Medjugorje non siano mai stati adeguatamente seguiti dal punto di vista spirituale, e aver osservato che essi da tempo non formano più un gruppo, la commissione si è pronunciata a favore della fine del divieto di pellegrinaggi organizzati a Medjugorje (13 tra membri ed esperti su 14 presenti) e ha votato a maggioranza in favore della costituzione a Medjugorje di «un’autorità dipendente dalla Santa Sede» e per la trasformazione della parrocchia in santuario pontificio. Una decisione dettata da motivi pastorali – la cura dei milioni di pellegrini che arrivano, evitare che si formino «chiese parrallele», chiarezza sulle questioni economiche – che non implicherebbe il riconoscimento della soprannaturalità delle apparizioni.

I dubbi della Dottrina della fede

Ne ha parlato Francesco sull’aereo. La Congregazione per la dottrina della fede guidata dal cardinale Gerhard Ludwig Müller ha espresso dei dubbi sul fenomeno e anche sulla relazione Ruini, considerata un autorevole contributo da confrontare con altri pareri e documenti. Nel 2016 si è svolta una «Feria IV», la riunione mensile dei membri del dicastero, convocata per discutere il caso Medjugorje e la relazione Ruini. Ognuno dei cardinali e vescovi che ne sono membri ha ricevuto il testo della commissione ma anche altro materiale in possesso della Congregazione per la dottrina della fede. Nel corso della riunione è stato chiesto ai membri di produrre i loro pareri. Papa Francesco, non volendo che la relazione Ruini, da lui apprezzata, venisse messa «all’asta», ha però stabilito che i pareri dei membri della Feria IV fossero inviati direttamente a lui. E questo è puntualmente avvenuto.

La decisione di Francesco

Il Papa, dopo aver esaminato la relazione Ruini e i pareri dei membri della Congregazione per la dottrina della fede ha deciso di affidare all’arcivescovo polacco Henryk Hoser, una missione da «inviato speciale della Santa Sede» per «acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale» a Medjugorje e «soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio» per «suggerire eventuali iniziative pastorali per il futuro». Entro l’estate 2017 consegnerà i risultati del suo lavoro e il Papa prenderà una decisione.

lastampa.it

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Medjugorje, l’impegno del Papa a «tutelare» i fedeli

È iniziata in questi giorni a Medjugorje la missione dell’inviato speciale di papa Francesco, l’arcivescovo polacco Henryk Hoser. Non entrerà nel merito delle presunte apparizioni della Vergine che sei ragazzi (oggi adulti) affermano di vedere dal 1981 e che viene chiamata con il titolo di “Regina della pace”. Il suo incarico avrà soltanto un carattere pastorale. «Il Papa ha il dovere di proteggere la pietà popolare e la fede delle folle che si recano nella cittadina della Bosnia ed Erzegovina, di preservarle e di educarle. Tutto ciò è al centro dell’impegno dell’arcivescovo Hoser», spiega padre Salvatore Maria Perrella, preside della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” di Roma.

Padre Salvatore Maria Perrella, preside della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” di Roma (Mazzarella)

Sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, docente di dogmatica e mariologia, il religioso è stato membro della Commissione internazionale istituita da Benedetto XVI per indagare su Medjugorje. Perrella non si esprime sulla vicenda che conosce fin troppo bene. «Per rispetto al segreto pontificio», tiene a precisare. Però chiarisce il ruolo che ha l’inviato di Bergoglio. «Coloro che giungono lì – afferma – non possono essere lasciati in balìa delle agenzie turistiche o anche dei desiderata di qualche uomo di Chiesa. A Francesco sta a cuore la dimensione pastorale del luogo» che ogni anno attrae due milioni di “pellegrini” da tutto il mondo. «Siamo di fronte a un fenomeno internazionale», osserva Perrella. Un caso che interroga anche per la sua complessità. «Con l’incarico all’arcivescovo polacco – prosegue il Servo di Maria – il Papa dice che l’aspetto pastorale non è secondario e vuole “tutelare” i credenti».

Le confessioni sulla collina di Medjugorje (Ap)

 

Con un bagaglio di studi in medicina alle spalle, Hoser – 74 anni e vescovo di Varsavia-Praga – è stato missionario in Africa e poi segretario aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Il suo incarico a Medjugorje durerà fino all’estate. «In questi mesi – riflette Perrella – vedrà, ascolterà, annoterà su quanto accade. Poi affiderà tutto nelle mani del Papa. Il che non vorrà dire che Francesco si esprimerà fin da subito sulla veridicità o meno delle apparizioni. Già Benedetto XVI, volendo la Commissione d’inchiesta in seno alla Congregazione per la dottrina della fede, aveva chiarissimo il fatto che il fenomeno Medjugorie non potesse essere liquidato in modo semplicistico con un “sì” o con un “no”». E il religioso aggiunge: «Di fronte a un caso di così ampie proporzioni è bene che il vescovo locale sia supportato dalla sollecitudine del Santo Padre attraverso un suo inviato».

Mentre cominciava la missione di Hoser, il pastore di Mostar-Duvno – nel cui territorio si trova Medjugorje – Ratko Peric ha pubblicato sul sito diocesano un intervento a sua firma in cui riferisce che «non si tratta di vere apparizioni della Beata Vergine Maria». «Le considerazioni di Peric sono opinioni personali. Autorevoli perché vengono dall’ordinario del luogo, ma comunque personali soprattutto se dobbiamo guardare al loro valore magisteriale, ossia a ciò che impegna i fedeli», avverte padre Gian Matteo Roggio, il Missionario di Nostra Signora de La Salette docente di mariologia al “Marianum” e di dogmatica all’Università Cattolica di Roma. Autore con padre Perrella del volume Apparizioni e mariofanie (San Paolo, pagine 192, euro 15), ricorda che «il giudizio su Medjugorie non spetta al vescovo diocesano o alla Conferenza episcopale nazionale, ma alla Congregazione per la dottrina della fede e in ultima istanza al Papa che è il garante della venerazione verso Maria nella Chiesa». Erano stati proprio i vescovi dell’ex Jugoslavia a chiedere l’intervento della Santa Sede che portò papa Ratzinger a istituire nel 2012 la Commissione di inchiesta. «All’interno dell’episcopato locale si era verificata una spaccatura – ripercorre Roggio –. Questo non deve meravigliare perché non si tratta di dimensioni fondamentali per la fede». L’organismo pontificio, presieduto dal cardinale Camillo Ruini e composto di 17 membri fra porporati, vescovi, teologi ed esperti, ha concluso la sua attività il 14 gennaio 2014 e, secondo le parole di papa Francesco, «ha fatto un buon lavoro».

Padre Gian Matteo Roggio, docente di mariologia al “Marianum” e di dogmatica all’Università Cattolica di Roma (Tv2000)

 

Medjugorie sollecita: per i suoi frutti spirituali oppure per la vita “insolita” dei presunti veggenti, ad esempio.«Ereditiamo dalla storia un ideale di veggente che dopo le apparizioni si consacra completamente al Signore – nota il religioso –. Le norme su questi fenomeni pubblicate nel 2012 dalla Congregazione per la dottrina della fede non dicono nulla sullo stato di vita del presunto veggente: ciò che conta è che abbia una vita cristiana all’altezza del suo tempo». Più volte Francesco ha fatto riferimento a «veggenti» legati a presunte rivelazioni o alla Madonna “postina”. «Sono parole che erano parte di un discorso più ampio sull’identità del cristiano – afferma Roggio –. La fede non dipende dalle visioni, ma dalla scelta di Cristo». Da anni c’è un afflusso continuo nella cittadina bosniaca. «L’invio di Hoser testimonia come il Papa si fidi dell’esperienza del popolo cristiano – conclude il docente –. È quello che definiamo il sensus fidelium: si tratta della capacità del popolo di riconoscere quello che viene da Dio ma anche quello che non proviene dal Signore».

La collina di Medjugorje (Reuters)

 

Il vescovo di Mostar-Duvno, Ratko Peric: nessuna visione soprannaturale

Una «figura ambigua»; «segni ingannevoli»; «messaggi strani»; «profezie false»; «manipolazioni intenzionali». Sono alcune delle espressioni pesanti che utilizza il vescovo di Mostar-Duvno, Ratko Peric, nell’intervento a sua firma pubblicato nel sito diocesano in concomitanza con l’inizio della missione dell’inviato del Papa a Medjugorje. Un testo dove il presule afferma che «la Madonna non è apparsa» nella cittadina all’interno del territorio diocesano. Il vescovo spiega che si tratta della «posizione di questa Curia», anche se il “responso” finale sul caso non spetta alla Chiesa locale ma alla Congregazione per la dottrina della fede e in ultima istanza al Papa dopo che la vicenda è stata demandata alla Santa Sede dalla Conferenza episcopale della Bosnia ed Erzegovina. Peric sottolinea di aver rivelato, come il suo predecessore Pavao Zanic, «la non autenticità delle apparizioni che finora hanno raggiunto la cifra di 47.000».

Il vescovo analizza le “apparizioni” dei primi sette giorni che risalgono al 1981. Il presule parla di una figura femminile che «si comporta in modo del tutto diverso dalla vera Madonna», che «di solito non parla per prima», che «obbedisce ai “veggenti” e al parroco che la fanno scendere dal colle in chiesa sebbene controvoglia». Poi continua evidenziando che nei primi giorni «non rilascia alcun messaggio specifico» e che dirà di apparire ancora solo «per tre giorni» mentre «poi cambia idea e appare tuttora da 37 anni». Peric pone l’accento anche su «storie di toccamenti del corpo della Madonna e della sua veste». E al termine cita quanto la Conferenza episcopale nazionale ha dichiarato a Zara del 1991: in base alle indagini fino ad allora condotte «non è possibile affermare che si tratti di rivelazioni soprannaturali».

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Medjugorje. Papa: la Madonna capo di un ufficio postale non è

“La Madonna vera! Non la Madonna capo di un ufficio postale che ogni giorno manda una lettera diversa, dicendo: ‘Figli miei, fate questo e poi il giorno dopo fate quest’altro’. No, non questa. La Madonna vera è quella che genera Gesù nel nostro cuore, che è Madre. Questa moda della Madonna superstar, come una protagonista che mette se stessa al centro, non è cattolica”. Nuova pesante tegola per i sei presunti veggenti di Medjugorje. Nel colloquio con i 140 Superiori Generali di Ordini e Congregazioni religiose maschili, svoltosi il 25 novembre 2016 nell’Aula Paolo VI, trascritto e pubblicato da padre Antonio Spadaro sul numero 4mila della Civiltà Cattolica, Bergoglio è tornato duramente a condannare, con la sua solita estrema chiarezza, chi vuole far apparire la Madonna come “capo di un ufficio postale”, addirittura bollando questa immagine come “non cattolica”.

Non è la prima volta che il Papa, senza però citare esplicitamente Medjugorje, tocca questo tema. Il 9 giugno 2015, nell’omelia della sua consueta messa mattutina nella cappella della sua residenza di Casa Santa Marta, Francesco aveva detto: “Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio? E vivono di questo. Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama Gesù e niente di più. È un’altra strada per fare passi indietro nell’identità cristiana”. La dura presa di posizione di Bergoglio contro i veggenti, inserita in una riflessione contro chi “annacqua l’identità cristiana in una religione soft”, era arrivata pochi giorno dopo l’annuncio a sorpresa del Papa, di ritorno dal viaggio lampo a Sarajevo, che “presto ci saranno decisioni su Medjugorje”. Decisioni che finora, però, non sono arrivate.

Francesco aveva spiegato che “Benedetto XVI ha fatto una commissione presieduta dal cardinale Camillo Ruini, con altri porporati e teologi specialisti. Lo studio mi è stato consegnato dopo tre o quattro anni. Un bel lavoro. Ora la Congregazione per la dottrina della fede ha dato il suo parere. Dunque siamo lì per prendere decisioni che si diranno. Per il momento si danno soltanto alcuni orientamenti ai vescovi, ma sulle linee che si prenderanno”. L’allora portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, aveva poi precisato che la plenaria dell’ex Sant’Uffizio che deve dare il parere sul dossier Medjugorje non si era ancora riunita.

L’ipotesi da sempre più accreditata in Vaticano è che il Papa dia finalmente il via libera ai pellegrinaggi nella piccola località della Bosnia Erzegovina, senza esprimersi però sulle apparizioni verso le quali c’è un forte scetticismo. Se ciò avvenisse, si verificherebbe un ulteriore passo in avanti dato che fino a oggi la Santa Sede e i vescovi di tutte le diocesi del mondo hanno sempre cercato di scoraggiare le centinaia di migliaia di fedeli che ogni anno si recano nella Bosnia Erzegovina. Quando il cardinale di Vienna ed ex alunno di Ratzinger Christoph Schönborn trascorse il capodanno del 2010 a Medjugorje fu richiamato perfino da Benedetto XVI. “Sono venuto anzitutto da pellegrino – spiegò il porporato – per essere nel luogo dove tanta gente trova fede e coraggio nella fede. Non è compito dei veggenti dimostrare, ma comunicare. Io dico semplicemente e indipendentemente dal giudizio finale di questi fenomeni, che una cosa mi pare evidente: i messaggi sono semplicemente evangelici, sono di buon senso”.

Nell’omelia della messa di Casa Santa Marta, il 7 settembre 2013, il Papa aveva criticato duramente i “cristiani senza Cristo: quelli che cercano cose un po’ rare, un po’ speciali, che vanno dietro a delle rivelazioni private, mentre la rivelazione si è conclusa con il Nuovo testamento”. Molto più esplicito era stato, invece, Francesco, il 14 novembre 2013, sempre nell’omelia di Casa Santa Marta. “Ci dicono: il Signore è qua, è là, è là! Ma io conosco un veggente, una veggente che riceve lettere della Madonna, messaggi della Madonna. Ma, guarda, la Madonna è madre! E ama tutti noi. Ma non è un capo ufficio della posta, per inviare messaggi tutti i giorni”.

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Medjugorje, la fabbrica delle sante illusioni
Lug05

Medjugorje, la fabbrica delle sante illusioni

“il manifesto” del 27 giugno 2015

Alla fine della guerra, nel dicembre del 1995, la Bosnia era completamente distrutta, senza più attività produttive, con strade e infrastrutture in rovina e gran parte della popolazione senza lavoro. Una sola attività aveva ripreso a macinare utili a ritmi vertiginosi, la fabbrica di miracoli e apparizioni della Madonna di Medjugorje, che in breve tempo era tornata a essere una miniera d’oro.

Dopo il sanguinoso conflitto che aveva provocato 100 mila morti, fatto tremare i governi europei e aperto una ferita nel mondo tra i credenti di diverse religioni, migliaia di cattolici, soprattutto stranieri, si accalcavano a Medjugorje per incontrare i veggenti e attendere l’apparizione della Gospa (la Madonna) che, in quei luoghi dilaniati dal feroce nazionalismo croato cattolico, veniva incredibilmente chiamata «la Regina della pace».

Alla fine della guerra erano anche resuscitati i fantasmi di un angoscioso passato, che aveva visto protagonisti proprio i francescani di Bosnia e Croazia, l’Ordine che gestiva il tempio di Medjugorje. Temprati e induriti da una guerra religiosa che durava da centinaia di anni, prima contro l’avanzare della chiesa ortodossa e poi contro l’impero ottomano e il diffondersi della religione musulmana, con il dittatore ustascia Ante Pavelic, alleato di fascisti e nazisti, avevano partecipato alla pulizia etnico-religiosa, alle conversioni forzate, alle deportazioni, alle stragi e perfino al genocidio nel campo di sterminio di Jasenovac dove furono eliminati almeno 600 mila jugoslavi, serbi, ebrei, rom e dissidenti di altre etnie.

Era proprio un frate francescano, Miroslav Filipovic, detto «il satana nero», il comandante delle squadre della morte del campo. Condannato a morte nel 1946 per i crimini commessi, chiese di vestire per l’ultima volta il saio prima di essere fucilato. Con l’inanità complice del Vaticano che riceveva addirittura delegazioni di ustascia e criminali di guerra, «tutte le strutture del cattolicesimo croato (sostennero) un genocidio dalle esclusive connotazioni religiose, e i più colpiti furono gli scismatici serbo-ortodossi», ha scritto lo storico Marco Aurelio Rivelli.

Proprio in Vaticano inventarono la “grisella”, più nota come “rat line”, la corda che, collegata alle sartie, permette ai topi la salita fino alla cima degli alberi dei velieri, l’ultimo rifugio durante un naufragio. Il centro operativo della “rat line” era un monastero croato, San Girolamo degli Illiri, a poca distanza dai palazzi vaticani. Attraverso quella via sfuggirono alla giustizia, nascondendosi in Sud America, Stati Uniti e Medio Oriente, criminali nazisti e fascisti con in testa Ante Pavelic. Anche il massimo esponente del clero cattolico croato, Alojzije Stefinac, restò in silenzio davanti all’orrore e anzi assicurò ad Ante Pavelic «sincera e leale collaborazione», tanto da meritare l’appellativo di «arcivescovo del genocidio».

Considerato una vittima del governo comunista jugoslavo, anziché un sostenitore dei fascisti ustascia, fu beatificato da Papa Wojtyla. Ma lo sguardo obliquo del papa aveva un’altra possibile spiegazione. La beatificazione dell’«arcivescovo del genocidio» aveva permesso al Vaticano di rientrare in possesso delle proprietà immobiliari che nel dopoguerra il regime comunista aveva sequestrato alla chiesa. Il governo jugoslavo aveva chiuso e sequestrato anche il monastero francescano di Siroki Brijeg, roccaforte ideologico-religiosa del movimento ustascia e fulcro spirituale dei cattolici d’Erzegovina durante la seconda guerra mondiale. Ma non aveva potuto impedire che intorno a quel luogo continuasse a ruotare l’estremismo secessionista-nazionalista francescano.

Senza conoscere la contorta e impressionante storia dei francescani di Croazia, è difficile discernere, anche solo nei contorni, un fenomeno religioso-politico-economico come la fabbrica delle apparizioni di Medjugorje. Proprio in Erzegovina la comunità cattolica era la più compatta e numerosa dell’interna nazione e devotissima ai francescani. Costoro a metà degli anni ’70 erano entrati in conflitto con i vertici della Chiesa per delle proprietà immobiliari delle parrocchie nella loro giurisdizione, provocando un contrasto insanabile con la diocesi di Mostar (che ha la giurisdizione su Medjugorje). A quel momento risalgono i primi segni del più ampio progetto delle apparizioni. Vennero trovati rosari di fabbricazione sconosciuta in vari luoghi intorno a Medjugorje, che i francescani definirono segni premonitori o miracolosi.

Si arrivò così al 24 giugno 1981. Sei giovani e adolescenti del posto, accomunati da vincoli di parentela, dissero di aver visto «una figura femminile luminosa sul sentiero che costeggia il Podbrdo». E la descrissero così: «Tra i 18 e i 20 anni, snella, alta circa 165 cm. Il suo viso è lungo e ovale con capelli neri. (…) Ha una semplice veste azzurro-grigia che scende liberamente verso il basso mescolandosi con la piccola nuvola biancastra su cui sta in piedi. Il suo velo è bianco (…) Ha una corona con 12 stelle dorate sulla testa». La descrizione è uguale a quella dell’iconografia classica tramandata da quadri e santini, ma l’eco fu mondiale.

Già alla metà degli anni ’80, dopo che alcuni medici e studiosi cattolici si dedicarono in sommarie e modeste indagini nel tentativo di avvalorare l’intensa attività mariana di Medjugorje, pressato da alcuni colleghi, iniziò a studiare i veggenti anche il professor Marco Margnelli, neurofisiologo, ricercatore del Cnr di Milano, dell’Università di Lipsia e del North Carolina, uno dei massimi esperti mondiali di stati della coscienza e di estasi, che indagava con particolare profondità anche le relazione tra i fenomeni mistico-religiosi connessi alle droghe naturali e sintetiche.

Dopo la sua prima visita, Margnelli tornò in Italia con molti dubbi sui «francescani con il  Rolex» che gestivano la proficua attività dei veggenti.

Jozo Zovko, parroco francescano di Medjugorje, era già stato arrestato più di una volta per

«attentato alla sicurezza e all’unità dello Stato jugoslavo». E anche il «direttore spirituale» dei veggenti, il frate Tomislav Vlašic, l’estensore materiale di una lettera della Madonna al Papa (poi smentita dagli stessi veggenti) era stato accusato dal vescovo di Mostar Zanic di essere l’ideatore delle apparizioni e dalla Chiesa di «divulgazione di dubbie dottrine, manipolazione delle coscienze, sospetto misticismo, disobbedienza ad ordini legittimamente impartiti ed addebiti contra sextum» (ossia per i peccati di natura sessuale, per aver messo incinta una suora). Per questo era stato ridotto allo stato laicale con l’interdizione perpetua ad essere anche solo ospitato in un convento francescano.

Il contorno era ambiguo e opaco, però Marco Margnelli era incuriosito dai veggenti. «Mi irritava l’atteggiamento degli esperti dai quali i teologi orecchiavano le loro trattazioni, degli psichiatri o degli psicoanalisti che pontificavano paragoni e confronti tra deliri patologici ed esperienze estatiche, tra menti sane e menti malate senza mai avere visto un estatico da vicino o aver studiato una vera estasi». Infatti secondo lo scienziato «l’estasi era uno stato di coscienza» e non un evento legato al sovrannaturale. Era questo che cercava di dimostrare scientificamente.

Ritornò a Medjugorje nella seconda metà degli anni ‘80, insieme a una numerosa equipe. Vennero svolte diverse ricerche e apparve chiaro che i veggenti erano in uno stato alterato di coscienza. «Era una condizione che si può ottenere anche attraverso tecniche di meditazione, come l’auto-training, ma non in modo così profondo», dichiarò Margnelli, che voleva forse lasciare aperta la porta a future indagini. Invece il suo pensiero venne distorto per consolidare la veridicità delle apparizioni e venne diffusa la notizia che «il noto scienziato ateo Marco Margnelli si era convertito al cattolicesimo dopo aver conosciuto i veggenti». Lo scienziato ci rise sopra: «Questi sono matti» disse riguardo alla falsa notizia di una sua conversione.

La questione di Medjugorje si era trasformata ormai in una guerra a sfondo politico oltre che religioso tra istituzioni cattoliche. Più aumentava il numero di pellegrini cattolici a Medjugorje (nove milioni registrati solo nel 1987), più si acuivano i contrasti tra la Chiesa e l’Ordine francescano. Per non consegnare alla Chiesa le parrocchie contese fin dagli anni ‘70, i francescani arrivarono perfino a murare l’ingresso delle chiese e addirittura sequestrarono per 15 giorni il loro più strenuo oppositore, il vescovo di Mostar.

Poco prima del definitivo disfacimento della Repubblica jugoslava, il 10 aprile 1991, i vescovi del paese, riuniti a Zara, emisero una dichiarazione congiunta su Medjugorje: «Sulla base di quanto finora si è potuto investigare, non si può affermare che abbiamo a che fare con apparizioni e rivelazioni soprannaturali».

E anche frate Jozo Zovko, l’altra anima nera dei veggenti, nel frattempo venne sospeso dalle funzioni pastorali.

Nel 1992, allo scoppio della guerra di Bosnia, i francescani, come già era accaduto durante la guerra di Bosnia, divennero la punta di diamante dell’estremismo cattolico guerresco. Con la copertura di alcune associazioni umanitarie, come Il Pane di Sant’Antonio e la Caritas di Ghedi, (da non confondere con la Caritas italiana) si misero ad aiutare con ogni mezzo la fazione secessionista cattolica.

Alla fine della guerra vennero ignorate dai tribunali locali, ma anche da quelli internazionali, le numerose attività segrete e delittuose dei francescani, che ripresero ad occuparsi del grande business Medjugorje.

Qualcuno ha stimato che dal 1981 al 2013 «l’ammontare totale delle spese turistiche prodotte a Medjugorje si sia aggirato intorno ai 2,85 miliardi di euro. Inoltre, valutando in circa 23 milioni i pellegrini arrivati nel paesino dell’Erzegovina negli anni presi in considerazione, le spese di viaggio ammonterebbero a quasi 8,5 miliardi di euro, per un giro d’affari mondiale di circa 11 miliardi di euro». Non sappiamo se queste cifre siano esatte al centesimo, ma sono molto verosimili.

Alla fine degli anni ‘90, chi scrive incontrò il professor Marco Margnelli con l’idea di fare un documentario su Medjugorje. Nel corso degli anni, lo scienziato aveva approfondito gli studi sull’ipnosi e sugli stati di coscienza e aveva molto da dire sui veggenti di Medjugorje. Ma il progetto documentaristico venne rimandato a causa dello scoppio del conflitto in Kosovo e qualche tempo dopo il professor Margnelli si ammalò gravemente. L’idea documentaristica venne abbandonata definitivamente, ma ho ancora il nastro con quello che mi disse e ricordo la risposta che lo scienziato diede alla mia domanda se quello che i veggenti vedevano fosse un fatto sovrannaturale. «Nessun miracolo… Si tratta di autosuggestione», rispose Margnelli in modo netto.

A distanza di quindici anni dalle ultime ricerche del prof. Marco Margnelli, tra poco la parola su Medjugorje passerà a Papa Bergoglio. Anche se in questi giorni è stata diffusa ad arte la notizia che «si rischia lo scisma (tra i croati) se sconfesserà le apparizioni della Madonna», dopo aver fatto pulizia dei preti pedofili, dei monsignori affaristi, dello Ior e della finanza vaticana, quale sarà l’orientamento del Papa, che ha preso il nome di Francesco, con i francescani di Bosnia e la loro fabbrica delle apparizioni?

«La Madonna è madre! E ama tutti noi. Ma non è un capufficio della posta, per inviare messaggi tutti i giorni», ha detto qualche settimana fa riguardo le visioni quotidiane dei veggenti di Medjugorje.

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Papa anticipa il pronunciamento sulle apparizioni in Bosnia «Ai cristiani non servono i veggenti». Business vale 11 miliardi
Giu10

Papa anticipa il pronunciamento sulle apparizioni in Bosnia «Ai cristiani non servono i veggenti». Business vale 11 miliardi

Solo pochi giorni fa Papa Francesco aveva annunciato imminenti decisioni sulle apparizioni mariane di Medjugorje, paesino della Bosnia Erzegovina che dal 1981, anno in cui a sei giovani è apparsa la Madonna, accoglie centinaia di migliaia di pellegrini da tutto il mondo che inevitabilmente creano un business miliardario. E ieri, durante l’omelia a Santa Marta, il Pontefice, senza citare Medjugorje, ha dato un’anticipazione del prossimo giudizio che sarà basato su un dossier della commissione guidata dal cardinale Camillo Ruini consegnata in Vaticano nel gennaio del 2014: «La croce – dice Papa Bergoglio – è uno scandalo» e c’è chi cerca Dio «con queste spiritualità cristiane un po’ eteree», gli “gnostici moderni”.

E poi, aggiunge Papa Francesco, ci sono «quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana» e hanno «dimenticato che sono stati scelti, unti» e che «hanno la garanzia dello Spirito e cercano. Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio?». Per esempio, no? E vivono di questo. Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama “Gesù” e niente di più». Infine il Pontefice ha sottolineato che «l’identità cristiana richiede un lungo cammino, è concreta, non una religione soft».

Fin qui le parole del Santo Padre. Ma aspetto religioso a parte, quanto vale il pellegrinaggio nel piccolo villaggio erzegovinese? Qual è il valore economico che sviluppa Medjugorje da quando, dopo la caduta del regime sovietico, milioni di fedeli provenienti da ogni angolo del mondo raggiungono, con pacchetti viaggio ad hoc, quella meta ormai piena di alberghi, negozi di ogni genere, ristoranti e bancarelle che vendono braccialetti, cappellini e immaginette sacre? I viandanti che ormai ogni anno si recano a pregare sui quei monti bosniaci sono circa un milione. In continua crescita, dunque, a differenza di quanto avviene sulla rotta verso Lourdes o la Terrasanta, che ha fatto registrare, secondo l’Unitalsi, un calo del turismo religioso di circa il 10 per cento.

Merito di costi più abbordabili e di un effetto mediatico potente che promana dal paesino bosniaco. Secondo una tesi di dottorato elaborata alla facoltà di Scienze sociali dell’Università “Hercegovina” di Medjugorje, intitolata «Il fenomeno Medjugorje come brand mondiale e destinazione top del turismo della fede», dal 1981 al 2013, analizzando il numero dei pellegrini, gli Stati di provenienza, il loro potere d’acquisto e i soldi spesi per l’alloggio, l’ammontare totale delle spese turistiche prodotte a Medjugorje si aggira intorno ai 2,85 miliardi di euro. Una cifra che avrebbe convogliato nelle casse della chiesa cattolica 290 milioni di euro, donazioni escluse. Ma sempre secondo lo stesso studio, le spese di viaggio dei circa 23 milioni di fedeli approdati nel paesino dell’Erzegovina nei decenni presi in considerazione, ammontano a quasi 8,5 miliardi di euro, per un giro d’affari mondiale totale di circa 11 miliardi di euro. Ecco perché l’autore della tesi, Vencel Culjak, ha definito Medjugorje la «perla mondiale del turismo religioso».

Luca Rocca

iltempo.it

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