Il maltempo fa cambiare le vacanze a 1 italiano su 4

(AGI) – Roma, 3 ago. – Il maltempo ha cambiato il programma delle vacanze estive di piu’ un italiano su quattro (27%). E a farne le spese e’, soprattutto, il turismo balneare con un calo di presenze di oltre il 30% sulle spiagge italiane. E’ quanto emerge da un sondaggio on line condotto dalla Coldiretti che evidenzia il pesante impatto sulle partenze di una stagione del tutto anomala al punto di vista climatico. “Dalle indicazioni che vengono dall’indagine on line – sottolinea la Coldiretti – il 16% non e’ proprio partito per colpa di fulmini e saette che hanno funestato i mesi di giugno e luglio, il 5% si e’ limitato a cambiare destinazione, il 3% ha tagliato la durata delle ferie ed una analoga percentuale ha invece semplicemente rimandato la partenza”.

Un comportamento che ha avuto un impatto devastante dal punto di vista economico ed occupazionale che – secondo la Coldiretti – ha coinvolto tutti quei profili professionali utilizzati dalle strutture turistiche come cuochi, camerieri, addetti all’accoglienza, all’informazione, ai servizi e all’assistenza alla clientela ma a causa dell’impatto sui consumi anche la filiera agroalimentare dalla tavola al campo dove a rischio sono i lavoratori stagionali impegnai nella raccolta della frutta, con perdite complessive stimate gia’ pari al miliardo. L’impatto delle mancate partenze ha pesato soprattutto – continua la Coldiretti – sul turismo balneare facendo registrare, specialmente a luglio, un calo di presenze di oltre il 30% per cento sulle spiagge mentre per quello della montagna ha resistito meglio con punte negative pero’ del 15/20%.

A dare un po’ di ossigeno in questo caso – precisa la Coldiretti – e’ stato il flusso di vacanzieri appassionati nella raccolta dei funghi che quest’anno registra una impennata proprio grazie alla pioggia con raccolti abbondanti e anticipati. L’indagine Coldiretti/Ixe’ prevede che circa 13 milioni di italiani hanno deciso di partire ad Agosto che tradizionalmente rappresenta il mese preferito dagli italiani in vacanza, ma buone speranze si hanno anche per settembre scelto invece da chi ama la tranquillita’ soprattutto nelle campagne dove si stima un aumento rispetto allo scorso anno anche grazie alla qualificazione e diversificazione dell’offerta agrituristica”.

meteo

La Cia beccata spiare il Senato, dopo aver negato chiede scusa

Chissa’ che non si debba iniziare a pensare di cambiare termine, rispetto all’attuale “intelligence”, per riferirsi l’attivita’ degli 007 Usa. Dopo essere stati messi alla berlina dallo scandalo Nsagate, la Cia si e’ fatta beccare nuovamente con le dita nella marmellata.
Stavolta proprio sul fondo del barattolo. Dopo aver veementemente negato a marzo che la Cia avesse spiato i computer del Senato dove erano conservati i file segreti sulle accuse di tortura contro la stessa ‘Agenzia’ – “niente e’ piu’ lontano dalla verita’”, dichiaro’ sdegnato il direttore John Brennan, fedelissimo di Barack Obama – oggi lo stesso ha ammesso a denti stretti di non aver detto la verita’. Brennan e’ stato quindi costretto a chiedere scusa ma scaricando il barile – la colpa – su alcuni suoi agenti che hanno agito “impropriamente”. Il direttore della Cia e’ dovuto andare con il capo cosparso di cenere dal presidente della commissione Intelligence del Senato, la democratica Dianne Fenstein, per “chiederle scusa”. A marzo fu proprio Fenstein a denunciare la violazione del server del Senato in cui erano conservati gli atti e le 6.300 pagine dell’inchiesta condotta tra il 2009 ed il 2012 sui cosiddetti “sistemi di interrogatorio rafforzati” (accostati alla tortura in piu’ di un caso) cui ricorse la Cia nei primi anni della “guerra al terrore”. Carte che legalmente potrebbero essere declassificate e rese pubbliche dal presidente americano. Passo che Obama non ha ancora voluto compiere. (AGI) .

Giovani a ‘caccia’ di ‘terrevive’, ecco le regioni con più terreni agricoli

E’ la Toscana la regione che, al momento, offrirà più terreni pubblici agricoli, che da settembre saranno messi in vendita e locazione. E che per molti giovani rappresentano un’opportunità. Dei 5.500 ettari che saranno assegnati con prelazione agli ‘under 40’, grazie al decreto ‘terrevive’, firmato dal ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, infatti, 17.698 mq sono concentrati in Toscana.

Tra le regioni con gli appezzamenti più vasti, ci sono poi l’Emilia Romagna (5.898), la Campania (5.554), la Puglia (5.096) e la Lombardia (4.462). Seguono Basilicata (2.983), Veneto (2.769), Friuli Venezia Giulia (1.797), Piemonte (1.714), Sicilia (1.679), Lazio (1.349), Umbria (1.102), Calabria (956), Abruzzo (591), Marche (568) e Liguria (389).

L’obiettivo è il ricambio generazionale e c’è grande soddisfazione, e anche grande attesa, fra i giovani agricoltori. “E’ un provvedimento che aspettavamo da due anni e ora chiediamo una rapida attuazione. Sicuramente, è un grandissimo passo avanti: 5.500 ettari non sono molti in realtà, ma si possono incrementare”, afferma a Labitalia la presidente dell’Agia-Cia, l’associazione dei giovani aderente alla Cia, Maria Pirrone. “Fin dal 2010 – ricorda – abbiamo ufficializzato la nostra proposta di una ‘banca della terra’, quale strumento che intende stimolare e dare un’opportunità a chi non ha il terreno. Uno dei problemi principali, infatti, è proprio quello dell’accesso alla terra, che non tutti hanno. Subito dopo, però, c’è il problema dell’accesso al credito per chi voglia avviare un’attività agricola e non ha garanzie da offrire”.

Rendere disponibili le terre demaniali è una vecchia battaglia anche per i giovani di Confagricoltura rappresentati dall’Anga, che non nascondono la loro soddisfazione: “Il decreto ‘terrevive’ ha imboccato la strada giusta, che per essere efficace andrebbe proseguita con la ‘liberazione’ di risorse delle altre amministrazioni pubbliche, gli enti locali in particolare”.

“Noi giovani di Confagricoltura avevamo sollecitato più volte – precisa il presidente dell’Associazione, Raffaele Maiorano – l’attuazione di una norma rimasta inspiegabilmente congelata. Occorre andare avanti perché con ‘terrevive’, a fronte di oltre 300.000 ettari di terreni agricoli demaniali, se ne svincolano poche migliaia: l’equivalente dello 0,04% della Sau italiana e lo 0,26% di quella delle aziende condotte da ‘under 40’, secondo i dati del censimento 2010”.

A parere dell’Anga, quindi, si è decisamente sulla via giusta per favorire il ricambio generazionale e la modernizzazione dell’agricoltura italiana. “Sarà necessario – conclude il presidente dei Giovani di Confagricoltura – garantire nel bando facilità, parità di accesso a tutti i giovani agricoltori o aspiranti tali e trasparenza nelle procedure. Ci auguriamo che si avvii finalmente una costruttiva concertazione, anche con l’obiettivo di abbattere l’altra grande barriera all’ingresso dei giovani nel settore, l’accesso al credito”.

I terreni coinvolti appartengono al Demanio (per 2.480 ettari), al Corpo forestale dello Stato (2.148), al Cra – Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura (882) e l’elenco dettagliato sarà pubblicato a breve in Gazzetta ufficiale.

Le terre, equivalenti a circa 7 mila campi da calcio, saranno concesse in affitto o cedute da settembre, con prelazione per i giovani e con procedure trasparenti, come ha precisato il Mipaaf. Per la vendita di terreni che hanno un valore superiore ai 100 mila euro si procederà tramite asta pubblica. Al di sotto dei 100.000 euro, si farà ricorso a procedure negoziate, con pubblicazione dell’elenco dei terreni sulla stampa e sul sito dell’Agenzia del Demanio e aggiudicazione alla migliore offerta rispetto alla base di partenza.

Alla locazione è destinata una quota minima del 20% del totale delle aree individuate più i lotti che rimarranno eventualmente invenduti, con una prelazione sempre per i giovani. Sia in caso di locazione che in caso di vendita è riconosciuta una prelazione per gli eventuali conduttori dei terreni.

adnkronos

Nei campi l’estate pazza provoca danni da un miliardo

Un miliardo. A tanto ammonta il conto per l’agricoltura di quest’estate pazza. A lanciare l’allarme è stata Coldiretti che ha spiegato come il maltempo non solo abbia sconvolto turismo e produzione agricola, ma anche cambiato le abitudini alimentari degli italiani con un calo definito «preoccupante» del consumo di frutta estiva. Il risultato? Bilanci agricoli che virano bruscamente ancora più sul rosso.
Quanto sta accadendo è la dimostrazione di come sia ancora oggi difficile produrre reddito per questo comparto, che al di là delle supertecnologie deve fare i conti con la pioggia e con la grandine. E che conti. Basta pensare che l’inizio dell’estate è stato segnato – come sottolinea la Coldiretti – dal 34% di pioggia in più caduta nel mese di giugno, con punte di oltre il +200% in alcune zone anche turistiche del Centrosud e del tempo incerto della prima meta di luglio. È così che, oltre agli effetti sul turismo (e sull’agriturismo), il maltempo ha colpito l’occupazione stagionale: a rischio, secondo Coldiretti, ci sarebbero dieci milioni di giornate di lavoro spese nella raccolta dell’ortofrutta estiva.
Sotto gli effetti del clima ci sono praticamente tutte le produzioni estive. Dalle pesche nettarine alle susine, dai meloni ai cocomeri. Per capire il significato economico, è sufficiente dire che molte coltivazioni raggiungono quotazioni che – denunciano sempre i coltivatori diretti – non consentono neanche di coprire i costi di raccolta. Mentre i prezzi agricoli in generale sono stati tagliati anche del 50%. Al contrario, spiega ancora l’organizzazione agricola, quelli al dettaglio continuano ad essere sostenuti.
Una situazione che spinge verso il basso la domanda interna e che ha condotto governo e agricoltori a chiedere l’intervento dell’Ue, che potrebbe far scattare i meccanismi di salvaguardia previsti dalla Politica agricole europea.
E a confermare la situazione, oltre che le prospettive, indicate da Coldiretti, sono arrivate anche le ultime stime dell’indice di fiducia dell’industria alimentare. Ad inizio d’anno, infatti, questo settore guardava con fiducia al futuro. Adesso è già tutto cambiato. Stando all’Ismea, nel secondo trimestre 2014 l’indice che misura il clima fiducia dell’industria alimentare italiana ha assunto un valore negativo, dopo, appunto, il miglioramento osservato a inizio anno, arrivando a quota -2,7 (l’indicatore è compreso tra -100 e +100), e perdendo 4 punti rispetto al trimestre precedente.
Fra tempo meteorologico e tempo dei mercati, dunque, uno dei comparti d’eccellenza del Paese rischia ancora una volta di vedersi sopraffatto. Sarebbe un duro colpo non solo per gli agricoltori, ma per tutti noi.

avvenire.it

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I terreni del demanio saranno ceduti a 50 mila giovani agricoltori

Il ministro sblocca la vendita o in alternativa l’affitto di quasi 6mila ettari. Coinvolto nell’operazione anche il corpo forestale dello Stato

di LUISA GRION – repubblica.it

ROMA – Lo Stato venderà o affitterà per la prima volta i suoi campi ai giovani che vogliono diventare imprenditori agricoli. Si tratta di terreni pubblici adatti alla coltivazione, spesso frazionati in piccole parti, ancor più spesso incolti. L’idea di riportarli a nuova vita trasformandoli in una occasione di lavoro per le nuove generazioni era venuta al governo Monti un paio di anni fa, ma per concretizzare quella legge del 2012 ci è voluto un decreto applicativo firmato qualche giorno fa da Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, che dopo un lavoro durato alcuni mesi ha ottenuto l’elenco dei terreni dagli enti proprietari.

Sul piatto ci sono 5.550 ettari di terreni agricoli pubblici – il corrispondente più o meno di 7 mila campi da calcio – che da settembre saranno concessi in affitto o ceduti: possibilmente a giovani che già hanno un’impresa agricola (50 mila, secondo una stima della Coldiretti) o che intendono metterla in piedi e che s’impegnano – per i prossimi 20 anni – a destinare quelle terre alla coltivazione. In entrambi i casi infatti (vendita o affitto) gli under 40 potranno godere di un diritto di prelazione, una corsia preferenziale resa più solida dalle agevolazioni loro concesse nella sezione “Campolibero” del decreto competitività in discussione alla Camera (in particolare mutui a tasso zero per la costituzione di nuove aziende agricole e detrazioni sugli affitti dei terreni al 19 per cento).

I terreni coinvolti nel progetto appartengono nellospecifico al Demanio (per 2480 ettari), al Corpo forestale dello Stato (2148), al Centro ricerche agricoltura del Ministero (882) e dell’Ente Risi, un ente pubblico ereditato dal periodo fascista (è nato nel 1931) che metterà a disposizione 42 ettari di terreno. Ma il decreto “Terrevive” è solo la prima fase di un progetto più ampio. “Dopo questa prima fase che ha coinvolto per la prima volta in assoluto terreni pubblici statali, da qui ai prossimi mesi – anticipa il ministro Martina – intendiamo proseguire questo lavoro anche con le Regioni e i Comuni, che spesso hanno un ingente patrimonio di terre agricole incolte. Alcune istituzioni locali stanno già promuovendo iniziative in questo senso. L’obiettivo principale è quello di favorire l’imprenditoria giovanile, ma nello stesso tempo di restituire alla produzione molti terreni incolti, di renderli più controllati e sicuri, favorire la ricomposizione fondiaria di proprietà spesso troppo frammentate”.

Vendita e affitto saranno impostate ad una logica di ferrea trasparenza, assicura il ministro: per quanto riguarda il primo caso per i terreni che hanno un valore superiore ai 100 mila euro (il calcolo si basa sulla rendita fondiaria) si procederà tramite asta pubblica. Nel caso in cui i campi messi in vendita abbiano invece valore inferiore a tale cifra si farà ricorso a procedura negoziata (pubblicazione dell’elenco dei terreni sulla stampa e sul sito dell’Agenzia del Demanio, vendita alla migliore offerta rispetto alla base di partenza). Se i lotti messi in vendita risultano già occupati, pur salvaguardando gli under 40, sarà riconosciuto il diritto di prelazione in favore di chi già li lavora.

Per quanto riguarda invece la destinazione d’affitto è prevista una quota minima del 20 per cento sul totale dei terreni, concedendo la preferenza ai giovani imprenditori. La complessa macchina è gestita dall’Agenzia del Demanio che ha mappato e fotografato dal satellite tutti gli appezzamenti. “Nella maggioranza dei casi si tratta di terreni di dimensioni ridotte – spiega Stefano Scalera, direttore generale dell’Agenzia – spesso fondi interclusi ai quali si può accedere solo attraverso altre proprietà. Appezzamenti che hanno bisogno di essere valorizzatati, magari ricongiungendoli ad altri in modo da raggiungere dimensioni tali da aver accesso ai finanziamenti europei”.

Lo Stato intende destinare i soldi incassati  –  dai 15 ai 20 milioni partendo dalla base d’asta –  alla riduzione del debito pubblico, ma la priorità – assicurano al Ministero – questa volta è un’altra: trasformare aree per anni incolte in terre produttive a sostegno delle attività agricole. Soprattutto quelle promosse dai giovani.