Prete pedofilo abusa di decine di bambini e fugge: ucciso nella sua casa

John Capparelli pensava di essere riuscito a fuggire da tutto il male che aveva commesso nella vita e di essersi ritagliato un’oasi di pace e anonimato per trascorrere in pace gli ultimi anni della sua esistenza lontano dai luoghi dove tutti lo conoscevano per quello che era: un ex prete pedofilo che si era macchiato di decine di abusi sessuali su bambini con i quali era entrato in contatto grazie al suo ruolo religioso e al suo lavoro di insegnante di matematica. Si sbagliava: il mese scorso il suo nome è apparso tra quelli di 188 preti accusati di abusi sessuali, in un elenco pubblicato dalle cinque diocesi del New Jersey, negli Usa. E sabato, alle 9.30 del mattino, qualcuno è andato nella sua casa di Henderson, in Nevada, lo ha ucciso sparandogli al collo ed è fuggito lasciandolo in una pozza di sangue. La polizia, che sta indagando sull’omicidio, non ha comunicato molti dettagli sulla vicenda, ma ovviamente è difficile non pensare a un movente legato al suo passato di pedofilo: una vendetta, o comunque una “punizione”, per il male che aveva fatto.

Quel piacere femminile che fa paura agli uomini

Pluripremiato e campione d’incassi “#femaleplasure” arriva nelle sale ticinesi da questa sera, la regista Barbara Miller: «Anche da noi resta un tabù»

Già dal titolo è una dichiarazione d’intenti “#femaleplasure”, ovvero #piacerefemminile, il documentario di  Barbara Miller, già premiato a Locarno e campione d’incassi a nord delle Alpi.

«Volevo che si capisse subito di quello che stavamo parlando: il diritto, la lotta all’autodeterminazione sessuale delle donne, la voglia di riscoprire il piacere femminile che è ancora un po’ un tabù anche da noi», ci spiega la regista Barbara Miller, «molte ragazze per quanto riguarda il sesso non osano dire quello che loro piace, forse anche perché non conoscono il loro corpo»

Nel film le storie di cinque donne: Deborah, nata in una famiglia hassidica a New York e fuggita di casa dopo il matrimonio; Vithika, che gestisce un portale di salute sessuale in India; Rokudenashiko, artista giapponese che realizza opere basate sulla sua vulva; Leyla, attivista contro la mutilazione genitale femminile (e a sua volta mutilata) e Doris, ex-suora in Vaticano e vittima di abusi.


Vithika, attivista per la salute sessuale in India: «Con l’adolescenza sono arrivate le prime molestie, mi odiavo perché ero una donna e venivo aggredita per questo»

Come nasce questo progetto?

Per lavoro ho viaggiato in tutto il mondo e mi sono sempre chiesta, nel 21esimo secolo come siamo messi per quanto riguarda la sessualità femminile e i rapporti intimi? Osservando un po’ mi sono ritrovata di fronte una costante: donne che vivevano il sesso e  come un’imposizione, una sofferenza. Non come un piacere.

Così ho deciso di fare delle ricerche e ho capito che c’è una base antica e condivisa in diverse culture, religioni e aree geografiche.

Un esempio? Nelle 5 fedi più diffuse la donna (e la sua sessualità) è considerata origine del male. Per questo ho voluto cercare 5 persone legate alle rispettive fedi/culture e raccontare le loro storie.


Leyla, sottoposta da bimba alla mutilazione genitale e attivista contro la pratica, riceve costantemente minacce di morte: «È successo anche prima che venisse in Svizzera per l’anteprima di settimana scorsa», racconta la regista.

Come hai scelto le protagoniste?

Volevo che fossero donne moderne, giovani, e che vivessero nelle più grandi città del mondo. Era importante che avessero il coraggio di parlare di sessualità ma anche che avessero già fatto il passo nella sfera pubblica, che sapessero cosa volesse dire esporsi.

Il caso più emblematico è quello di Leyla, che riceve costantemente minacce di morte, e ne ha ricevute ancora prima di venire in Svizzera per l’anteprima settimana scorsa.


Miller: «Dopo la nascita di suo figlio Deborah ha lasciato la famiglia e la comunità hassidica della Grande Mela, per loro è come se fosse morta. Le hanno anche fatto un funerale»

Hanno accettato tutte?

Quando le ho contattate hanno accettato tutte, senza riserve. Questo perché prima abbiamo discusso tantissimo e ci siamo rese conto che – in fin dei conti – parlavamo tutte della stessa cosa.

Chiaro, le esperienze per quanto riguarda le culture e le fedi sono completamente diverse, ma la base, è la stessa. Questo sentimento diffuso e universale che, come donna, nel tuo corpo c’è qualcosa che non va.

Ci sono stati dei momenti difficili o particolarmente toccanti?

Penso due scene in particolare. Una, quando Doris ha raccontato degli stupri subiti in Vaticano dal suo aguzzino prete. Del fatto che nessuno le ha creduto o l’ha aiutata e poi ha confidato davanti alla camera di aver pensato di buttarsi dalla terrazza che dà su Piazza San Pietro. Sentire quella disperazione, che arriva così di punto in bianco, è stato uno shock.

Un altro momento, l’intervento di Leyla che ha mostrato a un gruppo di giovani cosa vuol dire davvero la mutilazione genitale femminile. In quella sala c’erano tante vittime e attivisti ma anche famigliari, amici che però non sapeva esattamente di cosa si stava parlando e sono rimasti sconvolti. Penso che sia stata la prima volta in vita mia che ho pianto mentre filmavo una scena.


«Una come Doris a causa degli abusi subiti in Vaticano da un prete ha visto il suo mondo, la sua vita, crollare. Quando mi ha detto: “Ho pensato di buttarmi dal terrazzo in Piazza San Pietro”, mi ha colpito moltissimo», spiega Miller.

Una reazione che hanno molti uomini quando si tirano fuori le “tematiche femminili” o la parola “femminismo” spesso e volentieri è «Eh… ma avete già tutto». Perché è così secondo te?

Io tenderei a spiegarlo con un paio di parole: insicurezza? paura? Se lasci più voce, più libertà alla donna significa anche metterti più in discussione come uomo o come ragazzo. Questo anche dal punto di vista della sessualità.

Nel porno mainstream, com’è la figura della donna? È completamente svelata, passiva, i rapporti sono spesso violenti. La clitoride, fonte di orgasmi per il 70% delle donne, dov’è?

Mi viene in mente una frase detta da Leyla nel documentario: «Pare che ci sa un coro di orgasmi femminili nel mondo», dice lei, «ma quante di queste fingono?». Se lo chiedi a un uomo probabilmente ti dirà: «A me non è mai successo».

Se la domanda la fai a una ragazza, invece, il 90% ti confessa: «Forse sì, qualche volta l’ho fatto». E cosa significa? Che in quel momento non si ha avuto il coraggio di parlare e dirlo, dobbiamo chiederci il perché.


Rokudenashiko, artista “genitale” giapponese, per le sue opere è finita davanti alla legge: «Non capisco perché dicono che sia una cosa oscena, è una parte del mio corpo…»

Cosa ne pensi delle attuali “femministe 2.0 di Instagram”, quelle che dicono: «Questo il mio corpo e me lo gestisco io» e postano scatti nudi od osé?

È una domanda interessante, mi è capitato di discuterne con un gruppo di 300 ragazzi delle scuole dopo una proiezione.

Penso che la chiave di lettura è che queste donne e ragazze si mettano comunque a competere sul piano della bellezza canonica. Da una parte forse è vero che il corpo è il loro, quanto però dipende dal feedback da quello che ricevono dal fuori?

Mi verrebbe da chiedere loro: stai facendo davvero un certo tipo di discorso di riappropriazione del tuo corpo, oppure ti rimetti sempre gli stessi panni per farti dire quanto sei bella?


La regista Barbara Miller e quattro delle cinque protagoniste, Rokudenashiko, Leyla, Vithika e Doris.

Arte. Leonardo, genio scientifico in anticipo anche su Galilei

La scienza moderna, si sa, nasce con Galileo Galilei. Prima di lui, in molti campi del sapere, vigeva l’ipse dixit con vari riferimenti a Galeno, a Tolomeo e, soprattutto, ad Aristotele. In altri termini, ci si rifaceva alla scienza consolidata dall’autorevole tradizione dell’antichità che, in quanto tale, non aveva bisogno di ulteriori verifiche. La posizione di Galilei, invece, era molto diversa e fu esplicitata, oltre che nel corso della sua vita di studi, in un’opera centrale, come i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze pubblicato a Leida nel 1638. Il testo iniziava con la nota descrizione dell’attività all’interno dell’Arsenale di Venezia, dove si costruivano le navi della Serenissima, con la frequenza di una galea al giorno. Qui, infatti, lo scienziato poteva vedere applicati quotidianamente i principi della fisica meccanica e, dunque, aveva agio di osservare sperimentalmente quanto teorizzato. È infatti questo il punto di discrimine fra la scienza antica e quella moderna: l’esperimento che può modificare la teoria enunciata. Bene, prima di Galileo, un altro genio toscano aveva inaugurato questa strada: Leonardo da Vinci.

Non è un caso che la bella mostra inaugurata ieri alle Scuderie del Quirinale ( Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza, fino al 30 giugno) ponga l’accento su questo tema e attribuisca al grande Vinciano il primato di questo nuovo modo di pensare. L’esposizione, progettata per le celebrazioni del cinquecentenario della scomparsa di Leonardo (2 maggio 1519) è un viaggio nella mente di uno dei più grandi geni della Storia. Anzi, sembra che Claudio Giorgione del Museo Nazionale Scienza e Tecnica Leonardo da Vinci di Milano, autore di varie pubblicazioni sul genio vinciano, e raffinato curatore di questa mostra, sia partito proprio da Galileo perché la gran parte dell’esposizione s’incentra sullo studio e la realizzazione delle macchine che Leonardo progettò, ma raramente costruì, nel corso della sua vita.

La prima indicazione che viene fornita lungo un itinerario dalla vocazione eminentemente didattica, ma basato su un rigorso metodo scientifico, è quella di chiarire che Leonardo muoveva i primi passi in un mondo che vedeva il proliferare di architetti e ingegneri di altissimo livello, come Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Taccola ossia Mariano di Jacopo, senese come Francesco di Giorgio Martini che completa questo poker d’assi. Figlio del suo tempo, Leonardo, però, riesce a coniugare la capacità artistica con quella progettuale, come dimostra lo splendido disegno di un Argano a leva, disegnato secondo un metodo che si chiamerebbe modernamente “esploso”, ovvero tale da far vedere a colpo d’occhio le componenti del meccanismo e la loro collocazione funzionale. Siamo però nel 1478, 1480, ossia poco meno di tre secoli prima dell’Encyclopedie di Diderot e Dalembert, quando questa modalità fece la sua timida apparizione.

Così, la prima sezione è dedicata, per così dire ai colleghi, per stabilire affinità e differenze, mentre la seconda prende in considerazione l’antico perché la tradizione, allora, era sempre il punto di partenza per ogni ricerca a cominciare da quelle architettoniche e anatomiche (volutamente, quest’ultime, limitate ad alcuni accenni) che vedevano in Vitruvio uno dei prinipali punti di riferimento. Si può allora ammirare la declinazione sull’UomoVitruviano che coinvolse figure come Francesco di Giorgio Martini, Cesare Cesariano e Antonio Averluino, meglio noto come il Filarete, di cui è presente uno straordinario codice della Marciana di Venezia, realizzato per Mattia Corvino. Il senso delle proporzioni che è alla base della ricerca architettonica e anatomica conduce diretti alla terza sezione dedicata al tema della prospettiva, non solo con l’impiego di prospettigrafi a vetro o a velo, ma con l’analisi delle conoscenze geometriche sui solidi che costituiscono l’argomento principe del celebre testo di Luca Pacioli, presente in mostra.

Si può sfogliare, così, virtualmente il De divina proportione, con l’emozione di avere accanto l’originale, per un tuffo irripetibile nel mondo di Leonardo che fu l’autore delle illustrazioni. Dallo studio della prospettiva alla città ideale e alle sue vie prospettiche il passo è breve ed è infatti questo l’argomento della quarta sezione che, però, si declina anche con lo studio idraulico delle vie d’acqua che Leonardo curò per i Navigli di Milano all’epoca di Ludovico il Moro. Del resto, il rapporto con il potere, è stato una costante nella vita del grande Vinciano che pose la sua scienza militare (splendido il disegno della Biblioteca Ambrosiana, dal Codice Atlantico, f. 33, con i due mortai che sparano proiettili esplosivi) e civile, piegata verso l’intratte-nimento teatrale.

Bella la ricostruzione a grandezza naturale del carro semovente che non va certo interpretato come prefigrazione dell’automobile, ma come macchina teatrale, scenografica. Una sezione importante è quella della dedicata alla biblioteca di Leonardo che arrivò a possedere 150 volumi, di cui sono in mostra edizioni compatibili con la cronologia leonardesca, come le Favole di Esopo, con deliziose xilografie, oltre al celebre De sphera di Sacrobosco proveniente dalla Biblioteca Estense che, da solo, vale una visita alla mostra. Un’ulteriore sezione è dedicata agli esperimenti sul volo e agli studi della dinamica degli uccelli che diventano spunto per la costruzioni d’ipotetici areomobili appena schizzati sui fogli degli appunti leonardeschi, come la Vite aerea del manoscritto B di Parigi. Corredata da un bel catalogo edito da L’Erma, con autorevoli interventi di grandi specialisti come Frank Zöllner, l’esposizione si conclude con una sezone sull’inevitabile quanto gradito mito di Leonardo.

I testi sacri, come i miti antichi, sono sempre stati fonte di ispirazione per scrittori e poeti. Molti gli autori italiani da Cielo d’Alcamo a D’Annunzio. Critici e teologi si confrontano a Brescia

La “Cavalleria rusticana” di Mascagni, ispirata alla novella di Verga, nell’allestimento del Teatro di San Carlo del 2007

Avvenire

Prendeva il via dieci anni fa la monumentale opera in sei volumi della Morcelliana dedicata all’uso della Sacra Scrittura da parte degli autori italiani Dieci anni fa usciva il primo dei sei volumi dell’opera collettiva dedicata allaBibbia nella letteratura italiana, edita dalla Morcelliana e diretta dal sottoscritto. Per celebrarne la conclusione e per riflettere su quel tema cruciale, nel complesso di San Cristo di Brescia si terrà, il 15 e 16 marzo, un convegno cui partecipano qualificati studiosi: Piero Boitani, Lina Bolzoni, Ennio Ferraglio, Paolo Lucca, Laura Novati, Giandomenico Romanelli, Franco Suitner, Giovanni Tesio. Sulle riprese della Bibbia nella nostra letteratura esistevano già vari volumi, limitati però a singoli momenti e a indagini selettive. L’opera morcelliana, con le sue 3000 e passa pagine, rappresenta invece il primo lavoro che fa emergere quale e quanta sia l’eredità biblica nella nostra letteratura. Nei primi quattro volumi segue il filo cronologico andando dal Medioevo all’età contemporanea, negli ultimi due studia la ripresa di personaggi, temi e forme dall’Antico e dal Nuovo Testamento.

All’opera si aggiunge ora il prezioso Dizionario biblico della letteratura italiana diretto da monsignor Marco Ballarini (IPL, pagine 1054), diverso però per mole e per struttura. Il progetto del nostro lavoro nacque all’inizio degli anni Novanta, quando, in una società pericolosamente schiacciata sull’hic et nunc, si andava acuendo il rischio della perdita di una secolare tradizione, e insieme della coscienza Prima, si era posto mano all’opera gemella dedicata al Mito nella letteratura italiana, uscita pure in sei volumi tra il 2003 e il 2009, alla quale avevano collaborato let- terati di generazioni e università diverse, italiane e straniere. Quel terreno era più dissodato, grazie allo stretto e consolidato dialogo tra classicisti e italianisti, ma mancava un’opera che desse uno guardo d’assieme alle interpretazioni e variazioni della mitologia greco-latina negli scrittori italiani. In un momento in cui sul nesso letteratura-religione perdurava la diffidenza laicista di matrice ottocentesca, riattivata in chiave marxista, è toccato alla Bibbia. Nella sua Storia letteraria, che resta un capolavoro, De Sanctis faceva cominciare la nostra poesia non dal Cantico di san Francesco, che è un salmo in volgare, ma dal Contrastodi Cielo d’Alcamo, versi in cui un disinvolto giullare seduce una donna facendo un finto giuramento sul Vangelo, che ha appena rubato in un monastero… Ma pesava anche la residua diffidenza dei cattolici verso la Sacra scrittura: in un vecchio film Alberto Sordi, invitato da ospiti inglesi a unirsi a loro nella lettura serale della Bibbia, rispondeva: «No, grazie, io sono cattolico».

L’Antico testamento, del quale gli ebrei possono ben dirsi il popolo, ha avuto nell’area protestante un ruolo culturale e religioso decisamente maggiore che da noi. Perché? Per i riformati, sacra scrittura e rivelazione coincidono, mentre per i cattolici la rivelazione si manifesta anche attraverso l’opera permanente dello Spirito santo e il magistero interpretativo della Chiesa: questa differenza si riflette nella diversa misura degli echi biblici nelle letterature europee. Anche in Italia, tuttavia, quello che Frye definì il “Grande codice della cultura occidentale”, ha avuto un ruolo rilevante ancorché disconosciuto. Si è pensato a lungo che la Bibbia avesse influenzato solo la letteratura religiosa in senso stretto, ritenuta un sottogenere se non paraletteratura: vite di santi, testi edificanti e liturgici, trattati teologici… Ma non pochi di questi scritti raggiungono veri vertici espressivi: basterebbe citare la prosa o i versi latini di san Tommaso, oppure gli inni ecclesiastici, di cui diede magnifici volgarizzamenti Giuseppe Gioachino Belli.

E va sottolineato che l’impatto col testo sacro ha ossigenato il sangue di grandi autori profani. Nella nostra opera, dunque, non abbiamo voluto tracciare una storia della letteratura religiosa, ma, seguendo la pista dell’intertesto biblico, una storia religiosa della letteratura: la prima si applica a testi agiografici o devozionali importanti per la storia della pietà popolare più che della letteratura; la seconda indaga la componente religiosa nei grandi autori, non importa se credenti o no: Dante, Petrarca, Tasso, Manzoni, ma anche Machiavelli, Foscolo, Leopardi, D’Annunzio… Scrittori, insomma, che agitano questioni spirituali e morali resuscitando il testo sacro, reinterpretato, emulato o magari parodiato e contestato. Ma echi biblici, inconsci o dissimulati, innervano opere di scrittori impensabili. La novella di Verga Cavalleria rusticana cela fitti e inequivocabili rinvii cristologici: narra la mala Pasqua di compare Turiddu, ‘piccolo Salvatore’ figlio della gnà Nunzia, alias Maria Annunziata (il padre non si nomina), che dopo l’ultima cena con gli amici all’osteria, e il bacio funesto del suo rivale muore ammazzato la mattina in cui si festeggia la Resurrezione.

Dal confronto tra le due opere morcelliane si può tracciare un diagramma della fortuna della materia biblica e di quella mitologica lungo i secoli. Generalizzando, nel Medioevo si registra la preminenza del testo sacro come fonte letteraria, mentre i classici prevalgono nell’Umanesimo e nel Rinascimento; il modello biblico si riaffaccia di prepotenza nell’età della Controriforma, prima di venir dileggiato dagli illuministi, avversi peraltro anche ai miti; riprende poi quota nella celebrazione del meraviglioso cristiano caro ai romantici che proscrivono le favole antiche, riabilitate dall’estetismo neopagano di Carducci e D’Annunzio… Ma non ci troviamo davanti a due schieramenti ostili: gli autori che sposano la causa biblica avversando quella mitologica, o viceversa, sono una minoranza; i più sono invece pronti ad attingere al patrimonio greco- latino come a quello giudaico- cristiano, sentiti come mondi complementari e in parte affini. Alcuni padri della Chiesa non consideravano forse la letteratura classica come un altro antico testamento? La tradizione classica e quella biblica hanno continuato a vivere nelle letterature d’Europa, costituendo due colonne portanti della civiltà occidentale. E continuano a essere pietra d’inciampo e lievito fermentante per il talento di scrittori e per la coscienza di lettori che non cerchino nei libri solo diletto, evasione, distrazione.

Stato-Città: Sibilia, formazione per 550 segretari comunali

“Buone notizie per i segretari comunali. La figura primaria a supporto dei sindaci, che ha vissuto l’incubo dell’abolizione sotto il governo Renzi, ritrova la sua naturale funzione centrale. Oggi in conferenza Stato-città abbiamo dato il via ai corsi di specializzazione previsti dal contratto. Percorsi formativi che non venivano indetti da quasi 3 anni e che coinvolgeranno 550 aventi diritto. Con la riattivazione di tali corsi garantiamo un supporto di qualità per i sindaci italiani”. Lo dice il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia.

“Rispondiamo inoltre – continua il sottosegretario – al grido di aiuto che ci arriva dai primi cittadini delle piccole comunità sprovviste di tali figure. Abbiamo, infatti, attivato un nuovo concorso da 171 posti in aggiunta a quello da 224 già bandito a fine dicembre 2018. Poniamo fine ad una vecchia storia che indeboliva l’azione dei sindaci, esponendoli a potenziali violazioni di legge, regolamenti e statuti”. Da oggi, aggiunge, “i sindaci saranno più supportati e quelli dei comuni più piccoli, in particolare quelli che hanno visto abbattersi calamità naturali nei loro territori, avranno presto un aiuto necessario per poter trarre vantaggio dalle agevolazioni per loro previste da questo Governo”. (ANSA).

LA JUVE VOLA IN BORSA, LA TRIPLETTA DI CR7 VALE 214 MILIONI

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IN UNA SOLA SEDUTA GUADAGNA IL DOPPIO DEL COSTO DI CRISTIANO La Juve vola in Borsa il giorno dopo l’impresa di Champions sull’Atletico Madrid. La tripletta di Cristiano Ronaldo vale a Piazza Affari ben più dei quarti, con le azioni della Vecchia Signora che chiudono in rialzo del 17,4%, a 1,436 euro. In una seduta la Juventus ha recuperato 214,5 milioni di euro di capitalizzazione e il titolo si è riportato sui livelli che segnava prima della partita di andata, persa 2 a 0 a Madrid. (ANSA).

COME IN UN FILM, FURTO SVENTATO CON UN QUADRO FALSO

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‘CROCIFISSIONE’ DI BRUEGEL IL GIOVANE DELUDE I LADRI Come in un film, i carabinieri sventano il furto di un quadro di valore sostituendolo con uno falso. E’ successo con un dipinto del pittore Pieter Bruegel Il Giovane, ‘Crocifissione’, considerato un capolavoro dell’arte fiamminga. Il dipinto è stato rubato nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Castelnovo Magra, in provincia di La Spezia. I ladri sono andati a colpo sicuro, scardinando con una mazza la teca che proteggeva l’opera, e poi sono scappati a bordo di un’auto. Ma i militari dell’Arma sono stati più furbi: saputo che qualcuno stava preparando il furto, nelle scorse settimane avevano sostituito il quadro con una copia, mettendo l’originale al sicuro.