DISPERSI SUL NANGA PARBAT, NIENTE SOLDI PER CERCARE NARDI

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RESTA A TERRA L’ELICOTTERO CON I 2 SOCCORRITORI E I DRONI L’elicottero che avrebbe dovuto trasferire dal campo base del K2 al Nanga Parbat l’alpinista basco Alex Txikon e i suoi collaboratori – per tentare il piano B volto a soccorrere Daniele Nardi e Tom Ballard con i droni – non è decollato ‘perché l’agenzia privata Askari, che gestisce in concessione i voli degli elicotteri dell’esercito pakistano, ha richiesto il pagamento anticipato dell’importante somma necessaria’. (ANSA).

Messner, Nardi e Bollard? Poche speranze

(ANSA) – AOSTA, 01 MAR – “Non c’è grande speranza, o c’è quasi zero speranza, che sia ancora possibile trovarli vivi”. Così l’alpinista Reinhold Messner, contattato dall’ANSA, si esprime in merito alla sorte di Daniele Nardi e Tom Ballard, dispersi sul Nanga Parbat da cinque giorni.

“Secondo me – spiega Messner – loro sono stati presi da una valanga. Ma non è neve che scende: sono tre seracchi che stanno sopra lo sperone Mummery, a sinistra e a destra”.

“In base alle fotografie che ho visto oggi – aggiunge Messner

– loro sono saliti per un pezzo, poi ritornando giù per qualche
motivo, forse nel punto più esposto, sono stati presi da blocchi di ghiaccio”. E aggiunge: “sapendo dov’è la zona, sapendo che in ogni momento, mese, settimana, il seracco non è calcolabile, cade, finito. Chi va sotto rischia la vita. Un alpinista esperto non dovrebbe andare sotto. Nardi ha capito quello che fa. Ballard è un grande alpinista, giovane, ma non ha l’esperienza di questo tipo”.

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LE INEVITABILI LE DERIVE DEL POTERE GESTITO DA MASCHI CELIBI. Meglio i preti sposati

da italialaica.it

Chi non ha da raccontare come nelle parrocchie, nei paesi, sono sempre circolate le “voci” sul prevosto, il cappellano, il parroco appena arrivati, provenienti da altri incarichi e in “odore” di spostamento coatto perchè abituati a “toccare” i bambini, le bambine, le donne, ecc.? Un sommerso di chiacchiere abituali all’ombra dell’omertà più condivisa. Una sorta di abitudine alla scusa per i preti “peccatori”. Meno era la censura se accadeva -per esempio- nelle scuole a opera del bidello, del maestro o del professore. Adesso, da papa Benedetto a Francesco la storica tolleranza nei riguardi del clero in peccato mortale contro il sesto comandamento, sembra essere svanita. Fino alle ultime giornate vaticane con i vescovi e i testimoni -ascoltati in assemblea- narrare di qualche turpe uso del sesso all’ombra delle parrocchie.

Il papa invoca tolleranza zero e il coraggio “di dire la verità e la sapienza per riconoscere dove abbiamo peccato e abbiamo bisogno di misericordia”. L’arcivesovo ganese Philip Naadeh riconosce che “eravamo troppo compiaciuti per confrontarci con il lato oscuro della Chiesa”. Più o meno all’unanimità si invoca la repressione dentro la Chiesa nei riguardi soprattutto dei pedofili, ma intanto la Congregazione per la Dottrina della Fede informa che dal 2013 in media vengano segnalati un pedofilo al giorno. Nel 2017 le denunce sono state 410. È sufficiente la dura repressione mediante riduzione allo stato laicale dei presbiteri rei di comportamenti riprorevoli rispetto al sesto comadamento? Il papa vuole psicologi nei seminari e per l’ammissione all’iter sacerdotale. Sarebbe sufficiente per “pulire” la Chiesa gerarchica e garantirsi il futuro? Non si tratta, ancora una volta, di interventi superficiali e inappropriati? Una domanda: perchè sono attratti dalla vita sacerdotale celibataria tanti pedofili e omosessuali? La Chiesa continua a considerare l’omosessualità una condizione “contro natura”, sia detto per inciso. Altri del clero secolare praticano una doppia vita con “moglie” occultata in pubblico e nota ai colleghi. Il cardinale Beniamino Stella, che guida i seminari nel mondo, ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Stampa (24.2.2019) che è un classico esempio dello stile curiale usato per dire e non dire. Tutto si risolverebbe -a conferma di quanto sostiene il papa- con formatori preparati, il contributo di qualche psicologo e un po’ di più di “vita pastorale” preparatoria.

La linea repressoria che Francesco sembra aver intrapreso, senza mettere in discussione, alla radice, la struttura piramidale del potere incentrato sull’ordine presbiterale maschile celibatario, sembra una pennellata di modernità.

Non mi pare che il papa -più aperto dei suoi predecessori- alla psicologia, sappia dare la giusta considerazione alle dinamiche gruppali autoreferenziali del ceto ecclesiastico. Con il condimento di qualche teorico riconoscimento elargire al genere femminile secolarmente emarginato, a conferma della complementarietà sessuale in senso patriarcale. Ovviamente “venduta” come divina volontà. Il potere ecclesiale gestito esclusivamente da maschi celibi continua a esercitare, intanto, una potente attrattiva, con le inevitabili derive.

A Bologna il primo osservatorio interreligioso contro le violenze sulle donne

Roma – Verrà costituito a Bologna, il primo Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne. Ventidue donne di diverse tradizioni religiose (cristiane, protestanti — luterana, metodista, valdese, battista, avventista, pentecostale — cattoliche, ortodosse, ebraiche, islamiche, induiste e buddiste) hanno firmato un protocollo d’intesa che — rende noto l’agenzia Nev.it — si concretizzerà in iniziative culturali, di sensibilizzazione e di vigilanza sul tema della violenza contro le donne.

L’idea viene da lontano, quando il 9 marzo del 2015, i rappresentanti di dieci denominazioni cristiane firmarono in Senato un appello ecumenico contro la violenza sulle donne. «Un atto di responsabilità, promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), mosso dalla considerazione che la violenza sulle donne è un gesto contro ogni essere umano e contro Dio stesso. E dalla convinzione che le comunità cristiane — si legge nel comunicato dei promotori — devono impegnarsi a promuovere anche al loro interno un’educazione che liberi i maschi dalla spinta a commettere violenza sulle donne e sostenga la dignità, i diritti e il ruolo delle donne in ogni ambito della vita, privato e pubblico».

Il Messaggero

Guai per il nunzio a Parigi, anche in Canada avrebbe toccato i genitali a un cameriere

Città del Vaticano – «Non è stato Satana a mettermi la mano sulla patta dei pantaloni». Mentre il quotidiano francese Liberation ironizza con una vignetta satirica sulla denuncia contro il nunzio in Francia per avere molestato un cameriere durante un ricevimento, prendendo in giro, allo stesso tempo, anche il Papa perchè nel discorso di chiusura del summit sugli abusi ha visto lo zampino del demonio dietro i preti pedofili, dal Canada piovono altri guai per il diplomatico vaticano, Luigi Ventura.

Alle due denunce del sindaco di Parigi, ora se ne aggiunge un’altra proveniente dall’Ontario, in Canada, dove Ventura è stato nunzio dal 2001 al 2009. Ventura, 74 anni, piuttosto malfermo in salute, reduce da una brutta operazione al cervello, è al centro dell’ennesima inchiesta relativa ad abusi per presunte molestie nei confronti di ragazzi, camerieri, inservienti.

La denuncia canadese stavolta riguarda un episodio risalente al 2008 e avvenuto al santuario di Sainte-Anne-de-Beaupre dove si stavano celebrando i 350 anni del luogo di culto. Christian Vachon, che oggi ha 32 anni, all’epoca faceva parte del team pastorale che lavorava alle celebrazioni. Il suo racconto è dettagliato. Al momento di servire ai tavoli, durante il pranzo, al termine della celebrazione, il ragazzo si è sentito strizzare i genitali. Inizialmente ha pensato che fosse capitato per sbaglio, nella calca, un gesto inavvertito ma in un secondo momento si è accorto che era un gesto volontario. Era stato toccato di nuovo proprio mentre serviva il nunzio che cercava anche di avviare una conversazione con il ragazzo.

«Ero esterrefatto. Ero choccato per quello che era capitato. Non sapevo cosa fare. Ero completamente orripilato, scandalizzato. Non riuscivo più a fare niente» ha riferito alla Catholic News Service. Per un certo periodo di tempo evitò di parlarne con anima viva, poi anni dopo lo disse a sua moglie, fino a che non ha visto che c’erano altre denunce contro Ventura.

Il Messaggero

Molestò una bimba: ex curato di Serina condannato a 6 anni di carcere

Ha molestato una bambina del paese. Per questo motivo mercoledì 27 febbraio la Corte di Cassazione di Roma ha confermato la condanna a sei anni nei confronti di don Marco Ghilardi, ex curato di Serina.
In primo grado, nel 2016, il sacerdote di 44 anni era stato assolto perché “il fatto non sussiste” dal collegio presieduto dal giudice Antonella Bertoja. Ma il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo Gianluigi Dettori, che aveva chiesto 12 anni di carcere, presentò ricorso in appello. In secondo grado la sentenza venne ribaltata e arrivò la condanna a sei anni, confermata poi in Cassazione dopo il ricorso questa volta da parte del religioso, che sperava in una nuova assoluzione.
Il caso era emerso dopo che la giovane, ora 23enne, nel 2013, pochi giorni dopo essere diventata maggiorenne, aveva trovato il coraggio di sporgere denuncia ai carabinieri di Serina. In lacrime aveva ricostruito gli abusi subiti quando aveva tra i 6 e i 10 anni da quell’uomo di cui si fidava, avvenuti nella scuola dove lui insegnava religione, nella sagrestia della parrocchia e tra le stanze dell’oratorio.

Oltre alla sua testimonianza, in aula erano state portate anche quelle dell’ex fidanzatino e delle amiche della ragazza, anche se nessuna era diretta. Un punto quest’ultimo che nel processo di primo grado aveva inciso nell’assoluzione. Ma prima la Corte d’Assise poi la Cassazione hanno dato ragione alla vittima.
Don Ghilardi, difeso dall’avvocato Roberto Bruni, si era sempre proclamato innocente: “Il racconto della ragazza è pieno di inverosimiglianze e discrasie – le parole del suo legale – . La denuncia anni dopo i fatti pesa perché i racconti non sono quelli di una bambina, situazione che sarebbe stata comunque delicata, ma di una bambina che è diventata nel frattempo adulta”. Il sacerdote è già rinchiuso nel carcere di via Gleno a Bergamo, dove dovrà restare per sei anni.
bergamonews.it

Sacerdote ‘confessa’ gli abusi ad un bambino? Monsignor Seccia: “avevo già preso provvedimenti”

Troppo grave il contenuto della telefonata tra un sacerdote e il bambino, ormai adulto, che per più di trent’anni avrebbe cercato di dimenticare gli abusi sessuali subiti, per cadere ancora una volta nel silenzio. L’uomo, che ora vive in Germania, è riuscito a far “confessare” al prete le presunte molestie, nonostante i suoi maldestri tentativi di spacciarli per “gesti d’affetto”.

Nella conversazione, ora finita nelle mani della Procura di Lecce, viene citato anche Monsignor Michele Seccia che, in una nota, ha voluto chiarire la sua posizione, per fugare ogni dubbio. Vuole evitare interpretazioni fuorvianti l’Arcivescovo che si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza.

«L’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017 – si legge – ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente. Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà».

Il sacerdote, infatti, ha invitato la vittima a chiamare Monsignor Seccia per raccontargli “cosa aveva nel cuore”.

«A seguito dei recenti sviluppi – continua la nota – Sua Eccellenza ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote».

Ma non basta. Troppo delicato l’argomento per lasciare spazio a dubbi. «Pertanto, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato – conclude la nota – si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta».
leccenews24

Dalla curia di Lecce: “L’ Arcivescovo non ha coperto gli abusi”

“A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e soprattutto a seguito della fuorviante interpretazione offerta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti
cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente.
Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà.
A seguito dei recenti sviluppi, infatti, S.E. mons. Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote.
Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie le￾gali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta.”
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