Pell e gli abusi insabbiati: spiccioli per il silenzio sulle violenze

Pell e gli abusi insabbiati: il cardinale, tesoriere del Vaticano, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti dei bambini. È stato condannato per crimini sessuali contro minori inAustralia. È il più alto funzionario della Chiesa cattolica condannato in un caso di pedofilia.

Il card. Pell e gli abusi

Il porporato di 77 anni è stato giudicato colpevole da una giuria nel County Court dello stato di Victoria l’11 dicembre 2018 per violenza sessuale di due bambini del coro della cattedrale di Melbournenegli anni ’90 ma la condanna è stata resa pubblica solo oggi. Il cardinale era stato consigliere finanziario di Papa Francesco eministro dell’economia del Vaticano. Il cardinale è in congedo dal suo importante ruolo in Curia dal giugno 2017, in accordo con il Papa che gli aveva concesso di lasciare Roma per volare in Australia e concentrarsi nella difesa. Pell, che si è dichiarato innocente durante tutto il processo, rischia fino a 50 anni di carcere.

Pell, parlano le vittime degli abusi insabbiati

Franscesca Fagnani ha intervistato alcune vittime di abusi da parte di sacerdoti. Uno di loro, Stephen Woods racconta il sistema: “La Royal Commission afferma che ci sono state almeno  70mila vittime. George Pell quando divenne vescovo di Melbourne mise in piedi un sistema in cui le vittime firmavano un accordo in cui si impegnavano a non denunciare in cambio di una piccola somma di denaro”

Il prossimo Sinodo su Amazzonia potrebbe aprire ai preti sposati nella Chiesa

L’Osservatore Romano
In occasione del seminario organizzato dalla segreteria generale del Sinodo dei vescovi intitolato: «Verso il Sinodo speciale per l’Amazzonia: dimensione regionale e universale», iniziato lunedì 25 febbraio, Vatican news ha chiesto al cardinale segretario generale Lorenzo Baldisseri di spiegare significato e obiettivi dell’iniziativa.
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(a cura Silvonei José Protz) Eminenza, la dimensione regionale balza subito agli occhi. Qual è la dimensione universale?
Il seminario in questione è una delle numerose iniziative che la segreteria generale del Sinodo dei vescovi sta realizzando per preparare adeguatamente il Sinodo speciale sull’Amazzonia, che avrà luogo a Roma nell’ottobre prossimo. Il sinodo, com’è noto, è per sé un’assemblea ecclesiale, che tratta tematiche che concernono l’evangelizzazione e la presenza della Chiesa nel mondo; non è un evento politico.
La recente costituzione apostolica Episcopalis communio precisa poi che il Sinodo dei vescovi si riunisce in assemblea speciale «se vengono trattate materie che riguardano maggiormente una o più aree geografiche determinate» (art. 1, § 3). Quest’affermazione lascia ben intendere che non può esistere un tema che, in senso stretto, riguardi soltanto un territorio, ad esclusione di tutti gli altri. Ciò sarebbe contrario alla natura stessa della Chiesa, come spiega san Paolo: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Cor 12, 26). Questo vale anche nel caso dell’Amazzonia. Certamente essa, con le sue realtà specifiche e complesse dinamiche, resta il focus del cammino sinodale. Tuttavia molte questioni che riguardano principalmente quel territorio, interessano anche altre aree del pianeta. Si pensi, ad esempio, per le questioni ecologiche, al bacino del Congo, ai boschi tropicali del Pacifico asiatico, al bacino acquifero Guaraní. Per tali ragioni, nel seminario si intrecciano la dimensione regionale e quella universale, dando anzitutto la parola a chi proviene dal territorio amazzonico, che conosce per esperienza diretta, e poi prestando ascolto anche ad altre voci, chiamate a completare le prospettive emergenti.
Può spiegare quali sono, in linea generale, gli scopi del Sinodo speciale per l’Amazzonia?
Gli scopi del Sinodo speciale sono racchiusi nel titolo scelto dal Santo Padre: «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale». Avviare nuovi cammini per la Chiesa significa favorire il protagonismo della comunità cristiana, che da sempre è al servizio delle popolazioni locali nell’opera di evangelizzazione e di promozione umana. Rafforzare il “volto amazzonico” della Chiesa esige un rinnovamento di strategia evangelizzatrice, un nuovo paradigma apostolico che sappia potenziare la presenza cristiana sul territorio, non affidandosi soltanto a missionari esterni: nel passato a congregazioni religiose con lo ius commissionis e più recentemente a forme di gemellaggio di diocesi o di aiuto con i fidei donum. Occorre oggi individuare nuove forme di azione pastorale commisurate alle esigenze di comunità piccole, tra loro molto distanti e al loro interno estremamente originali. Quanto all’ecologia integrale, si tratta di un tema di ampio respiro che attinge profondamente la natura e l’uomo, il creato e le creature che lo abitano. Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ parla del pianeta Terra come “casa comune” da difendere, proteggere e conservare, con particolare cura alle popolazioni indigene, che subiscono maggiormente l’impatto degli effetti devastanti di azioni depredatorie che colpiscono persone e ambiente. In questa realtà la sfida del momento è quella di trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza legittima del progresso e un utilizzo sostenibile delle risorse naturali, che tenga conto della voce delle popolazioni locali, senza considerarle destinatarie passive di decisioni assunte da altri.
Inculturazione, ecologia integrale, la questione indigena e la convivenza tra popolazioni diverse tra loro: che cosa indica l’Amazzonia alle comunità di altri continenti?
Queste parole dimostrano che il Sinodo speciale ha inevitabilmente una dimensione universale, che oltrepassa i confini del suo pur vasto territorio (6,7 milioni di chilometri quadrati). L’inculturazione del Vangelo — cioè l’“incarnazione” del messaggio cristiano nelle espressioni culturali e spirituali dei popoli — è una sfida per tutte le comunità cristiane in un mondo soggetto a rapidi cambiamenti. Al riguardo Papa Francesco a Puerto Maldonado (Perú) nel gennaio 2018 ha ben rilevato l’importanza di attingere alla saggezza e alla ricchezza delle tradizioni culturali di quei popoli. Ugualmente, l’ecologia integrale — in cui Dio, l’uomo e l’ambiente sono considerati nel loro intimo rapporto — chiama in causa l’intero pianeta, perché ovunque quella relazione appare minacciata. Sintomi di punti di rottura di questa relazione sono lo svincolamento etico del concetto di sviluppo, la velocità dei cambiamenti e del degrado, le catastrofi naturali, le crisi sociali e finanziarie. In campo scientifico poi non mancano studi che attribuiscono questi fenomeni naturali al progressivo riscaldamento globale con conseguenze tragiche già imminenti nei prossimi decenni. Quanto alla questione indigena e la convivenza tra popolazioni diverse, si tratta di realtà di rilevanza sociale che interessano l’insieme delle istanze del territorio e ugualmente interrogano in modo crescente anche le altre aree del pianeta. Questa considerazione si inserisce nel fenomeno globale dei flussi migratori, che in questo momento rappresenta una delle grandi problematiche di diversi paesi nel mondo. In questo contesto, lo sguardo all’Amazzonia può rivelarsi un promettente laboratorio di riflessione ecclesiale e sociale.
Quali sono le sue aspettative per questo seminario e per il Sinodo di ottobre?
La prima aspettativa è quella di evidenziare l’importanza dell’Amazzonia per la Chiesa universale e per il mondo intero. La seconda, per quanto riguarda il seminario, è quella di approfondire, secondo il programma, alcune tematiche legate ai due aspetti, ecclesiale ed ecologico, al fine di offrire una visione chiara e realistica della situazione panamazzonica, le sue caratteristiche e le sue problematiche. Allo stesso tempo, si tratterà di individuare e accogliere eventuali suggerimenti dagli interventi e dal dialogo costruttivo dei partecipanti. In quanto al Sinodo che si celebrerà dal 6 al 27 ottobre prossimo, ci si auspica che l’evento sia un kairos per la Chiesa nella sua missione evangelizzatrice e un momento di grande attenzione e riflessione per l’umanità intera circa la “casa comune” e l’ecologia integrale, di cui parla il Santo Padre. Oltre alla priorità di trattare la tematica delle popolazioni indigene, ci si auspica pure che vengano richiamate l’effettiva corresponsabilità dei laici, si rivolga uno sguardo particolare al protagonismo delle donne e si valorizzi maggiormente la vita consacrata nel territorio.

Abusi, le suore: soddisfatte dal vertice vaticano, più voce alle donne

Italia

Vaticano Insider

(Iacopo Scaramuzzi) Suor Openibo: alcuni vescovi non sono stati felici col mio intervento, ma al summit c’era ascolto. «Il Papa e il femminismo? Con lui nella Chiesa le cose cambiano, bravo fratel Francesco!». Le religiose che guidano l’Unione Internazionale delle Superiore Generali (Uisg) ed hanno partecipato al vertice sugli abusi sessuali sui minori presieduto dal Papa in Vaticano con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo (21-24 febbraio) hanno espresso soddisfazione per il clima di «ascolto» reciproco maturato dopo le prime «resistenze» ed auspicano che anche in futuro la voce femminile sia maggiormente valorizzata, ad esempio introducendo il diritto di voto per le donne al Sinodo

Letture teologiche apologetiche tradizionaliste sulle origini del celibato per dire no ai preti sposati, grande risorsa per la riforma della Chiesa

Il Sito tradizionalista “Il Sismografo” pubblica un articolo di Agostino Marchetto:

(a cura Redazione “Il sismografo”)

Rifiorisce oggi la ricerca storica e l’interesse per la grande disciplina ecclesiale. Lo testimonia anche la presente opera del P. Christian Cochini, S.J (Origines apostoliques du célibat sacerdotal, Ed. Lethielleux, Paris 1981, pp. 479), frutto di molti e pazienti anni di studio tenace. Infatti essa affonda le radici nella sua tesi di dottorato in teologia, presentata, nel  1969,  all’Istituto  Cattolico di  Parigi. L’opera dimostra  altresì  che  pure  in  materie  in cui  sembrava  detta  una  parola definitiva (nel nostro caso, dopo  la  controversia  della fine dello  scorso  secolo fra G. Bickell e F.-X. Funk) non manchino sorprese a quanti affrontano problemi  antichi con metodi scientifici moderni.

Così, grazie a  una  dettagliata e lunga  investigazione sui primi sette secoli della vita ecclesiale, in Oriente ed in Occidente, l‘A.conclude, con fondamento, che la legge del celibato-continenza è una «tradizione non  scritta  di  origine  apostolica». Nella presentazione dell’opera del P. Cochini, il  noto  Prof.  Stickler  si associa alla lode  del  P. Daniélou e di P. de Lubac  per  raccomandare la presente ricerca. A che si deve  tale positivo giudizio, che possiamo far nostro? Valori particolari del libro sono l’uso  eccezionalmente efficace della  critica  interna, la conoscenza   storiografica profonda e la  moderazione del  procedere – associata all’equilibrio e alla chiarezza – che esclude la  minima  polemica, ma anche il silenzio complice di  fronte  all’« ideologico » più che allo scientifico. Da rilevare,  poi,  il  metodo  applicato  alla  storia  della  Chiesa  dei  primi  secoli, il cui sviluppo organico è  visto  alla  luce  del  pensiero  del  grande Newman: «tutta la luce che dimana dai  secoli  IV  e  V  per  interpretare  gli  abbozzi  ancora  pallidi,  seppur  precisi,  dei  secoli  precedenti ».  La  ricerca  in  parola risulta così un contributo decisivo alla storia delle origini del celibato ecclesiastico e prende  avvio dall’affermazione  del  Conc.  Africano  (Cartagine) del 390: ut quod apostoli docuerunt et ipsa servavit antiquitas nos quoque custodiamus, riferita alla continenza  dei  chierici  «maggiori» sposati.

E veniamo al contenuto del volume. Dopo la bibliografia specifica e l’elenco delle sigle ed abbreviazioni, esso si apre con gli « Approcci storici e metodologici » (pp. 21-158: Parte I).  L’A. vi presenta  la  legislazione  del  IV secolo in materia,  la  quale  presuppone,  peraltro,  una tradizione anteriore. L’esame attento dell’anzidetto Conc. Africano e delle decretali Directa (a. 385) eCum in unum  (a.  386), di  papa Siricio,  nonché  Dominus inter(ancora di Siricio o di Innocenzo I), fornisce la piattaforma sicura di partenza cronologica per il  nostro studio. Il C. preferisce, cioè, non considerare  inizialmente il III can. di Nicea (a.  325),  dato che tale punto di appoggio non sarebbe altrettanto chiaro e sicuro a causa del famoso « episodio » relativo al Vescovo Pafnuzio (favorevole al clero libero, in fatto di  continenza,  secondo lo storico bizantino Socrate).

Nello status quaestionis del cap. II (pp. 39-68) l’A. « allestisce  una  galleria » in cui  figurano coloro che, prima di lui, si sono interessati dappresso all’origine del celibato ecclesiastico (di ciascuno egli fa una breve ed opportuna presentazione, una recensione dell’opera, con oculata e spassionata critica, rivelando la tendenza d’interpretazione ed  aspetti  positivi  o  negativi). In essa troviamo Bernoldo di Costanza, la Commissione  Teologica  del  Concilio di Trento, G. Callisen, che contesta il Baronio ed il Bellarmino – i quali  difesero l’origine apostolica del celibato sacerdotale -, L. Thomassin, N. Alexandre, J. Stiltinck, F. A.  Zaccaria,  Theiner  (i  fratelli),  H.-C.  Lea,  A.  de  Rokovany,  G.  Bickell,  F.-X.  Funk,  E.-F.  Vacandard,  H.  Leclercq,  R.  Gryson, G.  Denzler,  H. Deene, e A. M. Stickler.

Seguono le precisazioni metodologiche (cap. III, pp. 69-88), capaci di fornire piste anche   per altre ricerche. L’A. si sforza, quindi, di farci entrare « concettualmente » nell’atmosfera dei primi sette secoli della vita della Chiesa indivisa, i cui vescovi, sacerdoti e diaconi erano, in gran parte, uomini  sposati. Costoro, sicuramente, a cominciare dal IV sec., sono eletti al loro grado qualora scelgano di essere perfettamente continenti dopo  l’ordinazione. Tale  « legge» – ecco  la  questione  fondamentale  del libro – può  pretendere ad un’alta antichità (è, cioè, di origine apostolica)? E quali le condizioni  per poterla così definire? Il principio decisivo accolto, che germoglia dall’humus della dottrina di  S.  Agostino, è quello dell’universalità spazio-temporale, a cui si aggiungono quelli dell’esplicitazione progressiva (con il corollario di spiegare le  cose  oscure  per  mezzo  dei  punti  chiari)  e  della  interpretazione « comprensiva  » (la necessità di  tener conto di tutti i  dati).

Nel cap. IV, quasi come preambolo, il C. affronta  la  questione del matrimonio degli  Apostoli  (pp.  89-108), giungendo a due conclusioni, vale a dire la impossibilità di  conoscere con certezza – oltre il caso di Pietro, grazie al testo evangelico – la loro situazione di celibi o maritati (vi è, peraltro, una tradizione orale quasi unanime che riconosce la verginità di Giovanni; la maggioranza dei Padri, infine, ritiene che  Paolo  non  si  sposò  o,  tutt’al più, sarebbe stato vedovo) e il  giudizio generale dei Santi Padri che ritengono aver cessato gli Apostoli, se  coniugati,  la  vita  maritale  e  praticato  la  continenza perfetta.

Il successivo capitolo (pp. l09-158) presenta un a numerosa lista di chierici sposati e padri di famiglia che si riferisce ai primi sette  secoli.  L’inventario, non esaustivo ma sistematico, è frutto, specialmente, della consultazione degli storici ecclesiastici di lingua greca e latina.

Con la II Parte (pp. 159-464) si entra nel vivo della nostra questione con l’analisi di un «dossier patristico di base sul celibato-continenza dei chierici» (lo hanno formato,  via  via,  nel  corso  di secoli,  Callisen, Thomassin, Zaccaria, Theiner (i fratelli), A. de Roskovany e Bickell). Terminus ad quem è il Conc. Trullano del 691 che  fissa,  in  modo  chiaro  e  definitivo, la legislazione  orientale (bizantina). L’A.  divide  la  ricerca  in  due  sezioni;  la  prima inizia con Ignazio di Antiochia e giunge al Conc. Cartaginese  del  390.  Per  ogni  documento il C. fa un’ottima  e  concisa  presentazione.  Con  alcuni  brevi cenni sulla vita degli A.A. va anche un richiamo alle loro opere, a cui segue il testo d’interesse per il nostro argomento e la relativa esegesi, sostenuta dalla filologia, con metodo comparativo,  che  tiene presente anche il contesto storico. Non menzioneremo qui, com’è ovvio, tutti i documenti e gli scritti patristici analizzati, ma citeremo solo, per la loro importanza, i  Concili  di  Elvira,  di Arles e di Nicea. A proposito  di  quest’ ultimo,  risulta  decisivo,  per   la  ricerca  in  oggetto, un recente studio di F.  Winkelmann, dell’ Università Martin Luther di Halle, Wittenberg, circa il Vescovo Pafnuzio, definito il « prodotto di un intreccio immaginario agiografico progressivo ». Costui, invece, secondo Socrate, avrebbe difeso, a Nicea, gli ordinati, già sposati, dal « giogo » della continenza.

Nella conclusione alla prima sezione del suo dossier, l’ A. nota una grande continuità di  visione, sia per quanto riguarda il raggruppamento indissociabile dei tre gradi dell’Ordine che in fatto di sanzioni contro gli incontinenti ed ancora nelle motivazioni teologico-scritturistiche poste a  fondamento  di tale disciplina.

Per l’Oriente il C. osserva, inoltre, che il contenuto del Conc. di Ancira (Ankara), a proposito della continenza sacerdotale, si avvicina soprattutto a quello del relativo canone di Elvira, ma anche alla disciplina propugnata ad Arles. Sempre in Oriente, poi, le testimonianze patristiche (Origene, in Egitto, Eusebio, a Cesarea, il redattore anonimo dei Canones Ecclesiastici SS.Apostolorum, Efrem il Siro – a  suo modo -,  Epifanio  di  Constantia  e  Girolamo, da Betlemme) lasciano trasparire non solo usi, ma vere leggi obbliganti i diaconi, i preti e i vescovi, nelle rispettive Chiese, a seguire una  disciplina  simile a quella vigente in Occidente. Un tale fascio di convergenze  inclina, dunque, fortemente a pensare che vi fosse allora unanimità assai larga nel concepire la continenza dei ministri dell’altare come un dovere, la cui infrazione era illecita. Per di più la selezione sacerdotale  rispettava  ovunque il principio paolino dell’unius uxoris vir(legato alla volontà di eliminare candidati poco atti alla castità –propter continentiam futuram: Papa Siricio – ). È ancora S.  Paolo, poi, a  fornire la base dell’osservanza della castità quotidiana sacerdotale per dilatazione, agli ordinati, del suo consiglio agli sposi (I Cor. 7,5). Essi devono vivere, infatti, in un’astinenza ininterrotta perché dediti continuamente alla preghiera (Origene, Efrem, Girolamo,  Ambrogio e Siricio). Il celibato-continenza è, quindi, « una tradizione non scritta di  origine apostolica » (p. 277) anche perché i legislatori del IV sec. (un tempo di crisi violenta) vogliono arginare un fiume che la minaccia e non certamente  introdurre, come alcuni hanno pensato, una regola nuova, sotto la pressione di correnti favorevoli  alla verginità.

La  sezione  B (pp.  283-436)  del  dossier si  riferisce  al  periodo  che  va dal 390 alla fine del VII sec. In tre tappe, il C. presenta  svariatissime  testimonianze (Romani Pontefici, Concili,  Padri  della Chiesa, anonimi e apocrifi, leggi imperiali, storici) circa il celibato-continenza dei diaconi, presbiteri e vescovi. Egli dilata anche la sua  ricerca con  brevi cenni (pp. 447-452)  alla legislazione sul matrimonio e sulla continenza dei chierici minori. Al termine della lunga analisi, l’A. giunge alla conclusione che  la  disciplina, nei tre secoli surriferiti, si  consolida,  nel  bacino  del  Mediterraneo, ad opera di  Innocenzo I, Leone Magno e Gregorio il Grande, come pure di Aurelio di Cartagine, Cesario di  Arles ed Isidoro di  Siviglia. Anche in questo periodo, poi, come in precedenza, la continenza del clero è legata alle origini stesse della  Chiesa, alle prescrizioni del Levitico e  alle direttive  paoline di cui  sopra.

Per i Patriarcati Orientali, invece, risulta più difficile trovare una linea di fondo. Infatti,  sebbene il Codice Giustinianeo si armonizzi, nell’essenziale, alle tendenze romane  e Girolamo si faccia garante della conformità della Chiesa Orientale con il  resto dell’ Impero -corroborato,  localmente, dagli atteggiamenti  e  dai  discorsi  di  Giovanni  Crisostomo  e  di  Sinesio di Cirene – e nonostante l’Egitto di Cirillo accolga e diffonda  la  Doctrina  Aeddei  e  l’ambiente siriano, alla fine del V sec., «riceva» lo ps. rituale apostolico Testamentum  Domini  Nostri  Jesu Christi- due  opere che veicolano  idee, si potrebbe  pensare,  di  origine  latina  -, altri documenti  introducono in questa unità una nota  differente.  L’esistenza di due «tendenze » nel  mondo cristiano si trova, infatti, nella legge teodosiana  del  420 e  nel  V (VI) canone della  raccolta apocrifa Canones Apostolorum. L’imprecisione di certe  testimonianze farà,  poi,  che  il Conc. Trullano (a.  691) « trasformi » la  consegna  di  carità  data al clero di ‘non rinviare le proprie mogli’ in un riconoscimento ufficiale del vivere matrimonialmente. Per l’A., tuttavia,  i  Padri del Conc. Trullano furono i soli ed i primi a leggere con ufficialità nel VI canone «apostolico», di duecento anni anteriore, l’autorizzazione dell’unione coniugale, e ciò in un contesto nel quale  i mutamenti  politici, le  disparità ed  i dissensi  nel seno  della cristianità favoriscono ampiamente le divergenze in numerosi campi.

L’obiettività storica non sembra, dunque, permettere di formulare, con sufficiente certezza, l’ipotesi di una Chiesa d’Oriente in cui, prima del VII sec., la legislazione sulla continenza dei chierici sarebbe stata essenzialmente diversa da quella delle province di lingua latina. Anzi, l’analisi dei documenti offre la  visione piuttosto contraria.

L’A. ritorna, poi, al principio paolino (unius uxoris vir), posto come regola per la chiamata al sacramento dell’ Ordine. Egli  analizza  vari  testi  al  riguardo. Così Innocenzo I, fedele all’esegesi di Siricio (yropter continentiam  futuram),  domanda  la  continenza perfetta ai  monogami  ammessi all’Ordinazione. In tal senso legiferano pure i Vescovi, come risulta  dai  Conc.  di  Agda  e di  Marsiglia  e,  in  Africa,  dalla   Collezione   di   Cresconio. Ciò è   in armonia con il pensiero del  Crisostomo,  per  il   quale  il  Vescovo  sposato deve vivere con sua moglie « come se non  l’avesse ». Questa posizione sembra aver incontrato il favore di certi ambienti orientali, a giudicare dal  Testamentum Domini Nostri Jesu Christi, che curiosamente identifica il Vescovo  con  un  vedovo  (qui Juit  unius  uxoris  vir),  e  pure  dall’esegesi di  S. Girolamo (contro Gioviniano) «eligatur episcopus, qui unam ducat uxorem  …  sed  qui unam  habuerit uxorem).

Nel Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, la regola preconizzata nella lettera a Timoteo prende una colorazione rigorista, più per ragioni di Stato (evitare l’alienazione dei beni ecclesiastici) che di ermeneutica. Comunque la porta stretta che conduce all’Episcopato, così inaugurata, resterà in permanenza in Oriente (i monasteri saranno i « seminari » dei Vescovi). Per il clero secolare, il Conc. Trullano si orienta, invece, verso una nuova esegesi  dell’ unius uxoris vir ed una nuova pratica della continenza sessuale (temporanea, per essi, limitata ai giorni di servizio liturgico, sul modello delle leggi veterotestamentarie), nonostante che i Padri conciliari dicano di rifarsi  al VI dei Canones Apostolorum, apocrifo, di interpretazione ambivalente, e  al  II canone  del  sinodo Africano  del 390.

Da ciò risulta peraltro evidente che è universale e chiaro il legame  fra il servizio dell’altare  e la continenza (perpetua  o temporanea) richiesta  ai Ministri. Se non sempre se ne  esplicitano i motivi, spesso ci si  rifà  all’autorità  di leggi divine (Levitico e invito di Paolo all’astinenza sessuale per la preghiera: Innocenzo  I,  I  Conc. di Tours,  Isidoro  di  Siviglia,  Codice di Giustiniano, Conc. Trullano). L’accento è pure messo sulla  funzione  sacerdotale di mediazione (come Mosè)  e  sul  carattere  « sacro» e  profetico  del  servizio all’altare. La  continenza è  considerata,  cioè, come condizione invariabile di  accesso a Dio e pegno di  successo nell’intercessione.

La disciplina così delineata  è  stata peraltro tenuta in scacco dalle vicissitudini della storia e dall’opposizione di una parte del clero. Essa  ha inoltre subìto vari adattamenti. Il più significativo è l’autorizzazione, a partire da Leone I, data in Occidente ai chierici  maggiori, di continuare la coabitazione con le loro spose. Questo punto, lasciato anteriormente in ombra, sembra  essersi esplicitato per  influsso del VI can.  pseudo-apostolico, che si  diffonde  nel V sec. L’amore coniugale non è sacrificato, ma elevato a livello di intimità spirituale, che concilia i diritti dell’affetto e della castità (ut de carnale fiat spirituale coniugium:S. Leone). Non mancano comunque gli avvertimenti per i rischi insiti nella coabitazione.

Ma in Oriente pare si sia ammesso meno facilmente la possibilità, per il Vescovo, di coabitare con la propria sposa (v. S. Giovanni Crisostomo, Codice di Giustiniano e Conc. Trullano).

Nella  conclusione generale  (p p .  465-4  75),  il  C.  condensa  ancora  una  volta i risultati della sua inchiesta, anche come risposta critica all’opinione espressa dall’Audete da   Schillebeeckx,  in due volumi pubblicati  nel 1967 (« Mariage et célibat  dans  le  service  de   l’Eglise. Histoire et orientation », Paris 1967, e « Autour du célibat du prêtre, étude critique » – trad. francese  -, Paris 1967, rispettivamente). Per entrambi il sacerdozio, agli inizi, fu pensato come fondamentalmente indipendente dalle strutture veterotestamentarie, mentre in seguito, a partire dal III secolo, sarebbe rientrato il modello levitico (culturale). L’A. afferma, invece, a questo riguardo, che non esiste soluzione di continuità tra l’Antico Testamento e il Cristianesimo delle origini (basti qui ricordare la convenienza fra il digiuno sessuale – e non altre pratiche di  purificazione – e  il clima del dialogo con Dio,  posto dall’ Apostolo  in  termini  in  cui è presente la prospettiva veterotestamentaria), così come non vi è fra quest’ultimo e quello dell’età patristica. La storia del  celibato-continenza  non  è frutto, dunque, di lenta evoluzione causata dall’influsso crescente di un movimento favorevole alla verginità, ma piuttosto una lunga e secolare resistenza della tradizione («non scritta, di origine apostolica ») alle correnti contrarie che si manifestano in vari luoghi ed epoche. L’affermazione dei Padri di Cartagine « ut quod apostoli docuerunt, et ipsa servavit antiquitas, nos quoque custodiamus », a proposito del celibato-continenza, è quindi fondata.

MUSICA: MORTO MARK HOLLIS, VOCE DEI TALK TALK

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CINEMA, AGLI OSCAR TRIONFA L’INCLUSIONE DI ‘GREEN BOOK’ E’ morto a 64 anni Mark Hollis, fondatore e cantante della band anni ’80 britannica Talk Talk famosa per la sua hit ‘Such a shame’. Cinema: ‘Green Book’ di Peter Farrely ha vinto l’oscar come miglior film alla 91ma edizione degli Academy Awards, in linea con una serata i cui temi d’inclusione e d’integrazione hanno monopolizzato l’intera cerimonia.

PEDOFILIA, CARDINALE PELL GIUDICATO COLPEVOLE IN AUSTRALIA

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DOMANI UDIENZA CONDANNA PER ABUSI SU 13ENNI, RISCHIA 50 ANNI Il cardinale Pell è stato giudicato colpevole da un tribunale in Australia di abusi sessuali su due ragazzi di 13 anni e rischia fino a 50 anni di carcere. L’udienza di condanna inizierà domani. Il principale consigliere finanziario di papa Francesco e ministro dell’Economia vaticano continua a dichiararsi innocente e prevede di ricorrere in appello.

TAV: PRESSING DI TRIA, CHIAMPARINO CHIEDE REFERENDUM

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‘NESSUNO INVESTIRA’ IN ITALIA SE GOVERNO NON RISPETTA PATTI’ Il governatore Chiamparino chiederà oggi al Consiglio regionale del Piemonte il via libera alla consultazione popolare sulla Tav. Pressing intanto di Tria per la realizzazione dell’opera: “Non mi interessa l’analisi costi-benefici: il problema è che nessuno investirà in Italia se il Paese mostra che un governo cambia e non sta ai patti”.

Preti sposati contributo per risolvere piaga abusi nella Chiesa

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati commenta positivamente l’articolo di Alessandro Sallusti de “Il Giornale”.

Di seguito l’articolo:

Papa Francesco ha chiuso ieri il primo vertice della Chiesa mondiale sull’emergenza pedofilia, che il più delle volte nel clero coincide con orientamenti omosessuali.

Non sono mancate, nel corso del dibattito, franchezza e autocritica ma le ricette per risolvere il problema appaiono teoriche e fumose.

Le continue denunce di casi di violenza su minori che emergono dal passato lontano e vicino non lasciano dubbi sulla gravità e consistenza del fenomeno. Un miliardo e trecentomila fedeli di Sacra Romana Chiesa sparsi per il mondo hanno diritto non solo a chiarezza, ma anche all’assoluta certezza di essere al sicuro dentro la loro comunità a cui si affidano e a cui affidano i loro figli.

La soluzione del problema non può essere soltanto giudiziaria. La magistratura interviene a monte di un reato e la punizione dei colpevoli in questi casi non può restituire dignità alle vittime. Il Papa si è impegnato a lavorare a valle, cioè nella selezione dei futuri preti e nei controlli sulla loro vita privata. Già, ma chi controlla chi, e soprattutto è possibile monitorare costantemente il comportamento di quasi un milione tra preti, diaconi e suore? Siamo onesti, non è possibile o quantomeno non è questa la strada che può dare certezze, perché le pulsioni sessuali deviate, come avviene nel mondo laico, non vengono soddisfatte alla luce del sole ma seguono tortuosi percorsi clandestini. E qui arriva il nocciolo del problema, cioè la rinuncia alla sessualità, ufficialmente «per scelta» ma in realtà «per legge», che inevitabilmente trova sfogo, per evitare scandali pubblici, in modo innaturale all’interno della comunità su cui si esercita un potere, grande o piccolo che sia.

Bisognerebbe trovare il coraggio di chiedersi che senso abbia ancora ammesso che nei secoli passati l’abbia avuto imporre la castità a uomini e donne che se pur suore, preti, vescovi e cardinali, santi nel senso pieno della parola non sono né potrebbero mai esserlo. Mettere in concorrenza anche la più sincera delle vocazioni con la natura umana è nella stragrande maggioranza dei casi perdente e quindi pericoloso. Ogni anno il due per cento circa dei preti scioglie i voti per vivere liberamente la propria naturale sessualità. Probabilmente, ma è una mia supposizione, se il Papa liberassi tutti dal vincolo della castità, la Chiesa avrebbe qualche problema tecnico in più ma anche più pastori e meno lupi.

OSCAR, VITTORIA A SORPRESA PER ‘GREEN BOOK

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MALEK E COLMAN MIGLIORI ATTORI. CUARON PER LA REGIA Vittoria a sorpresa per ‘Green Book’, premiato come miglior film stanotte agli Oscar. Tre premi per il favorito della vigilia ‘Roma’: fotografia, film straniero e regia per Cuaron. Migliori attori Rami Malek in ‘Bohemian Rhapsody’ e Olivia Colman per ‘La preferita’. Mahershala Ali e Regina King migliori non protagonisti. Tre premi Black Panther. Lady Gaga miglior canzone

OSCAR, RAMI MALEK E OLIVIA COLMAN MIGLIORI ATTORI

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MAHERSHALA ALI E REGINA KING MIGLIOR NON PROTAGONISTI In corso a Los Angeles la notte degli Oscar. Rami Malek miglior attore protagonista per Bohemian Rhapsody, che finora conquista anche altri 2 premi. Olivia Colman miglior attrice. Mahershala Ali e Regina King migliori non protagonisti. ‘Roma’ miglior film straniero e miglior fotografia. Tre premi al momento a Black Panther. Miglior canzone originale ‘Shallow’ di Lady Gaga.

Esclusivo. Il Viminale smentisce Salvini: «Mai dato ordine porti chiusi a Sea Watch»

Matteo Salvini non ha mai dato l’ordine di chiudere il porto alla Sea Watch, la nave umanitaria ripartita ieri dopo tre settimane di stop a Catania, dove il 31 gennaio erano stati fatti sbarcare 47 migranti. Non solo, il ministro dell’Interno non ha neanche vietato lo sbarco dei minorenni dalla nave quando è stata tenuta alla fonda a Siracusa. E questo nonostante il vicepremier leghista avesse ribadito più volte che «in Italia i porti – lo aveva assicurato anche il 23 gennaio mentre la nave si avvicinava alla Sicilia – sono chiusi». A smentire, ancora una volta, sono i documenti ufficiali, come già rivelato da “Avvenire” lo scorso 8 gennaio.

I documenti suscitano domande nuove sulla reale catena di comando che parte dal governo e arriva all’ultimo ufficiale delle Capitanerie di porto. Rispondendo a una «istanza di accesso civico», la Direzione centrale dell’immigrazione presso il Dipartimento della Pubblica sicurezza, precisa che il ministero «non ha prodotto e non detiene alcun provvedimento/comunicazione trasmesso alla nave Sea Watch». Non ci sono atti «aventi a oggetto il divieto di approdo nei porti italiani», rivolto alla nave dell’organizzazione non governativa tedesca. Non è l’unica notizia. A bordo della Sea Watch c’erano 15 adolescenti non accompagnati a cui si era interessato il Tribunale dei minorenni di Catania, che era intervenuto nominando un tutore e sollecitandone lo sbarco. Neanche di questo al Viminale c’è traccia. Non risulta siano mai partite indicazioni riguardo «provvedimenti in risposta alla richiesta di sbarco dei minori dalla Procura presso il tribunale dei minori di Catania». La risposta alla richiesta dell’avvocato Alessandra Ballerini è firmata da Massimo Bontempi, direttore della Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere. Analoga istanza è stata depositata presso il ministero delle Infrastrutture, che non ha ancora risposto. Nella domanda Ballerini a nome di Adif, l’Associazione Diritti e frontiere che promuove iniziative di ricerca, formazione e inchiesta, fra l’altro chiedeva di avere copia degli atti con cui era stato disposto, come preannunciato a mezzo stampa, «il divieto di approdo della nave nei porti italiani».

Tecnicamente, dunque, il ministro Salvini non ha avuto alcuna responsabilità e, sempre dai documenti ufficiali, non c’è traccia di un suo intervento. Nel caso in cui venisse avviata un’inchiesta sulle modalità di trattenimento dei migranti, rischierebbero di finire nel tritacarne non il Viminale, ma Danilo Toninelli e il ministero delle Infrastrutture con i militari della Guardia costiera che coordinano gli interventi. Matteo Salvini, che certo non ha mancato di esprimere indicazioni «politiche» pur senza metterle per iscritto, verrebbe graziato ancora una volta per merito degli esponenti M5s che invece avrebbero tradotto nero su bianco, assumendosene la responsabilità, ordini di cui al Viminale non c’è traccia.

Ieri intanto la Guardia costiera di Catania ha permesso la partenza della Sea Watch3 verso il porto di Marsiglia, dove sarà sottoposta agli interventi di manutenzione annuale. «Da due giorni l’Olanda aveva notificato il permesso» per salpare «ma l’Italia ha procrastinato la partenza», dunciano dall’Ong. Le autorità italiane ed olandesi hanno «abusato del loro potere ispettivo» pur «di impedire l’attività di soccorso in mare», dice Giorgia Linardi, portavoce italiana dell’organizzazione umanitaria. E non è escluso che l’Ong faccia ricorso alle vie giudiziarie contro chi ne ha bloccato l’attività.

Sea-Watch ha informato lunedì le autorità olandesi che l’organizzazione avrebbe adottato azioni legali contro la detenzione a Catania e contro l’imposizione dell’obbligo di navigare in un porto diverso da quello previsto. Pochi minuti prima della scadenza del termine per l’avvio di una procedura d’urgenza,

le autorità olandesi hanno richiesto alla Guardia Costiera Italiana di consentire la partenza della Sea-Watch il prima possibile.

“Venti giorni persi a dimostrare che abbiamo tutto in regola. 20 giorni usati dalle autorità italiane e olandesi per

abusare del loro potere ispettivo e cercare qualcosa, la minima cosa, pur di impedire l’attività di soccorso in

mare e che si parli della tragedia in corso nel Mediterraneo e in Libia e dell’incapacità dei governi europei di

gestirla”, commenta Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch.

“A governi che si concentrano sulla conta dei bulloni a bordo della nostra nave, chiederei – aggiunge – di occuparsi con

serietà dell’emergenza umanitaria in Libia e delle morti nel Mediterraneo”.

I soccorritori hanno lasciato il capoluogo etneo “dove pensavamo di trovare solo ostacoli e invece abbiamo conosciuto un’ampia rete di persone, di realtà e associazioni che ci sono state vicine, che sono venute a conoscere l’equipaggio e la nave con curiosità e interesse. Ringraziamo la Catania – conclude Linardi – fatta di persone solidali che portiamo con noi in una piccola brocca in ceramica portata in dono alla Sea-Watch, simbolo dell’ospitalità tipicamente sicula”.

da Avvenire

Vertice vaticano pedofilia fallito. Nemmeno sfiorato il tema del celibato obbligatorio – per molti osservatori il vero nodo del problema –, ma su questo punto anche Francesco è inamovibile

La Chiesa ha messo in atto un’azione sistematica di copertura degli abusi sessuali commessi dal clero per proteggere i preti pedofili, «calpestando» le vittime.

ilmanifesto.it

La severa accusa alle gerarchie ecclesiastiche è arrivata dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga e presidente della Conferenza episcopale tedesca, intervenuto ieri mattina in Vaticano, all’incontro mondiale sulla «Protezione dei minori nella Chiesa». Una relazione, quella di Marx, in sintonia con il grido che, fuori dall’aula del Sinodo dove sono riuniti i 190 presidenti delle conferenze episcopali e superiori generali di tutto il mondo, si è levato dalle vittime degli abusi riunite nel network internazionale Eca global (Ending clerical abuse) le quali, in una marcia da piazza del Popolo a piazza San Pietro, hanno chiesto «tolleranza zero», invocando «la fine dell’impunità e degli insabbiamenti degli abusi da parte della Chiesa».

«Gli abusi sessuali nei confronti di bambini e giovani sono dovuti all’abuso di potere», ha detto Marx. L’amministrazione ecclesiastica, ha aggiunto, «non ha compiuto la missione della Chiesa, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile. I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. I procedimenti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, anzi cancellati o scavalcati.

I diritti delle vittime sono stati calpestati». Si riferiva in particolare alle diocesi tedesche, ha precisato in conferenza stampa, sottolineando però che «la Germania non è un caso isolato».

Sono indispensabili «trasparenza e tracciabilità», per chiarire «chi ha fatto cosa, quando, perché e a quale fine, e cosa è stato deciso», ha proseguito l’arcivescovo di Monaco, secondo il quale non ci sono obiezioni che tengano: né rispetto al «segreto pontificio» (non vale per «i reati riguardanti l’abusi di minori») né alla preoccupazione di «rovinare la reputazione di sacerdoti innocenti o del sacerdozio e della Chiesa»: la «presunzione di innocenza», la «tutela dei diritti» e «la necessità di trasparenza non si escludono a vicenda». Anzi «non è la trasparenza a danneggiare la Chiesa, ma gli abusi commessi, la mancanza di trasparenza, l’insabbiamento».

È stata anche la volta delle donne.

Prima la testimonianza (venerdì sera) di una vittima che ha subito abusi da quando aveva undici anni da parte di un prete della sua parrocchia: «Da allora – ha raccontato – io che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata non sono più esistita», «restano incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana, io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse». «Dobbiamo trovare il coraggio di parlare e denunciare – ha concluso –, pur sapendo che rischiamo di non essere credute o di dover vedere che l’abusatore se la cava con una piccola pena», «non può e non deve essere più così».

Poi la relazione di Veronica Openibo, religiosa nigeriana, superiora della Società del santo bambino Gesù, che ha rimarcato l’esistenza di un fenomeno conosciuto già da qualche anno ma ancora in ombra: la violenza subita dalla suore da parte di preti e religiosi, soprattutto in Africa. La Chiesa sta facendo qualcosa, ma «non è ancora abbastanza», ha aggiunto suor Openibo, che ha indicato alcuni problemi da affrontare, come «l’abuso di potere, il clericalismo, la discriminazione di genere», e alcune prassi da abolire: nascondere «per evitare di portare alla luce uno scandalo e gettare discredito sulla Chiesa»; e «la scusa che si debba rispetto ad alcuni sacerdoti in virtù della loro età avanzata e della loro posizione gerarchica».

Oggi il summit termina, con la messa e l’intervento del papa. Le posizioni sono emerse con chiarezza. I conservatori puntano il dito sull’omosessualità: sarebbe questa la causa degli abusi sessuali (però così non spiegano le violenze sulle donne). La maggioranza filo-Francesco indica invece nel clericalismo e nel potere la radice degli abusi e chiede creazione di strutture di ascolto autonome con il coinvolgimento di laici e donne, collaborazione e denuncia alle autorità civili, riforma del segreto pontificio, rimozione di preti colpevoli e vescovi collusi o complici.

Nemmeno sfiorato il tema del celibato obbligatorio – per molti osservatori il vero nodo del problema –, ma su questo punto anche Francesco è inamovibile. Proposte concrete, però, sono state avanzate. L’incontro non ha valore deliberativo, si tratterà quindi di vedere se ora diventeranno regole scritte. «Non crediamo che solo perché abbiamo iniziato a scambiare qualcosa tra di noi, tutte le difficoltà siano eliminate», ha concluso la giornata, con la celebrazione penitenziale. il vescovo ghanese Philip Naameh.

La pedofilia legata al celibato dei preti. Papa Francesco permetta matrimonio ai sacerdoti e richiami in servizio i preti sposati

Non era imprevedibile il fatto che sulla questione della pedofilia si sarebbe scatenata una battaglia interna alla Chiesa e che su di essa lo stesso pontefice avrebbe corso dei rischi, il rischio cioè di compromettere l’esito di un pontificato sorto all’insegna dell’innovazione.

Francesco infatti è stato senza dubbio molto prudente nel corso di tutta la vicenda e anche in questi giorni, se con il gesto semplice del bacio reso alla mano di una delle vittime ha voluto dare alla Chiesa – maestra di verità e mediatrice del futuro ultraterreno di ciascuno – un’immagine sommessa di umiltà (che delinea una profonda riforma della Chiesa).

E se con la convocazione a Roma dei responsabili di tutto il mondo nella gestione delle cose da fare nel terremoto che si è scatenato anche all’interno dell’istituzione ha voluto sottolineare il fatto che il problema deve essere affrontato nella sua gravità, è anche vero che le modeste misure giuridiche in concreto dettate possono fornire l’idea quanto meno di un’incertezza o se si vuole di un timore nel muoversi con decisione.

E in effetti queste considerazioni si configurano come ben fondate se si riflette sul fatto che l’attuale pontefice appare al centro di correnti contrastanti, conservatori da una parte che temono una svolta e di progressisti, soprattutto l’episcopato statunitense, che protesta perché si va troppo piano.

In realtà la prudenza di Francesco non appare priva di motivazioni. A ben vedere infatti l’esplosione della tragedia di una pedofilia che contagia un po’ dovunque la Chiesa, non è solo un problema di preti sporcaccioni, come può apparire a prima vista, da affidare alla giustizia civile ed ecclesiastica, ma evidentemente coinvolge il problema del celibato ecclesiastico, che ha una normazione molto più stringente per il clero regolare, cioè per i frati e le monache, e che per il clero secolare, che espleta la sua missione a contatto quotidiano con tutta la popolazione, ha sempre dato luogo a problemi, a contrasti e a regolamentazioni in parte diverse.

Le chiese protestanti, come è noto, dal tempo della Riforma, hanno superato il problema, quella ortodossa ammette i presti sposati, che però non possono diventare vescovi. E dietro, sia pure più indirettamente, può anche profilarsi il problema del ruolo della donna nell’ordinamento della Chiesa, perché è chiaro che nel mondo attuale la parità dei sessi è problema molto avvertito dal sesso che dalla mancata parità è stato da sempre colpito.

Il problema del celibato (cui quello di una pedofilia non confinata a qualche raro caso, è legato strettamente) tocca profondamente la stessa organizzazione della Chiesa e si connette con quello di una concezione della donna portatrice di tentazione… La prudenza di Papa Francesco cioè può ben essere dettata dal timore di fare passi troppo lunghi e affrettati, che possono causare l’esplosione di conflitti assai difficili da risolvere o almeno da mediare, con il rischio di compromettere un avvio riformatore legato a tempi lunghi. Come sempre del resto nella storia della Chiesa, e che contribuisce a spiegarne la bimillenaria durata.

Il 1870 – la presa di Roma, che ha tolto alla Chiesa un vero stato che aveva connotato la sua esistenza sicuramente da più di mille anni (con tanto di popolo, territorio e governo) – è stato un grosso colpo per l’istituzione, ma non le ha tolto ogni potere temporale, il che appare impossibile; le ha comunque imposto la necessità di un’evoluzione, che avrà un percorso lungo e meditato e connesso con la vicenda mondiale e globalizzata che connota il nostro tempo.

agenziaradicale

Pedofilia, la testimonianza choc: “Abusata da prete a 11 anni, volevo morire”

La testimonianza di una donna, che da bambina è stata vittima di pedofilia da parte di un sacerdote, scuote le mura del Vaticano durante il summit che riunisce i capo delle Conferenza episcopali.

Come riporta Adnkronos, queste sono le parole con cui la donna ha raccontato la sua orribile vicenda personale. “Volevo raccontarvi di quand’ero bambina. Ma è inutile farlo perché a 11 anni un sacerdote della mia parrocchia ha distrutto la mia vita. Da allora io, che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata, non sono più esistita. Restano invece incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana: io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse“.

Una testimonianza agghiacciante, che segna in maniera definitiva il vertice voluto daPapa Francesco per discutere di una delle piaghe che dilania da troppo tempo la Chiesa cattolica: la pedofilia. Le parole della donna, che squarciano un velo di silenzio durato per decenni, fanno capire più di tante parole il dramma delle vittime. E la donna ha spiegato ai vescovi che ci ha messo più di 40 anni per raccontare tutto, perché è una situazione che ti distrugge dall’interno.

Ma come potevo io, bambina, capire ciò che era accaduto? Pensavo: ‘sarà stata sicuramente colpa mia!’ o ‘mi sarò meritata questo male?’. Questi pensieri sono le più grandi lacerazioni che l’abuso e l’abusatore ti insinuano nel cuore, più delle ferite stesse che lacerano il corpo. Sentivo di non valere ormai più nulla, neppure di esistere. Volevo solo morire: ci ho provato… non ci sono riuscita. L’abuso è continuato per cinque anni. Nessuno se n’è accorto. Mentre io non parlavo, il mio corpo ha iniziato a farlo: disturbi alimentari, ospedalizzazioni varie: tutto urlava il mio star male mentre io, completamente sola, tacevo il mio dolore“.

Una vita distrutta dagli abusi del pedofilo. Cinque anni di dolori, silenzi e vergogna che non sono mai passati per la donna. “Continuo un durissimo percorso di rielaborazione che non ha scorciatoie, che richiede un’enorme costanza per ricostruire in me identità, dignità e fede. […] L’abuso crea un danno immediato, ma non solo: più difficile è fare i conti ogni giorno, con quel vissuto che ti invade e si presenta nei momenti più improbabili. Ci dovrai convivere, sempre!“. E intanto la Santa Sede inizia a mettere in atto le prime mosse per arginare il fenomeno ma soprattutto per dare alle vittime la possibilità di parlare. La Chiesa ha infatti deciso di dare vita a diversi sportelli per l’ascolto delle persone abusate. E la Congregazione per la Dottrina della Fede ha dato il via a un vademecum per denunciare gli abusi di pedofilia rivolti sia ai religiosi che ai laici. Monsignor Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione aveva dichiarato prima del summit in conferenza stampa in Vaticano: “Noi non smetteremo mai di sperare che sia la volta giusta per risolvere il problema. Se non lo è, bisogna riprovare. Non bisogna mai mollare, io non mollerò mai“.

Il Giornale

SCI: CDM; SOFIA GOGGIA VINCE LA DISCESA DI CRANS MONTANA

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SESTA VITTORIA IN COPPA PER LA 26ENNE CAMPIONESSA OLIMPICA L’azzurra Sofia Goggia ha vinto in 1’29”77 la discesa libera di coppa del mondo di sci di Crans Montana. E’ la sesta vittoria in coppa per la 26enne bergamasca, oro olimpico l’anno scorso e vice campionessa mondiale ad Aare pochi giorni fa. Al secondo posto si è piazzata la svizzera Haehlen in 1’30”26, e terza in 1’30”29 è arrivata l’austriaca Schmidhofer. (ANSA).

Maltempo: 1.500 interventi dei vigili del fuoco

Sono quasi 1.500 gli interventi dei vigili del fuoco da stamani per il maltempo in Italia, specie per il forte vento: Lazio 400, Campania 380, Abruzzo 200, Umbria 180, Puglia 100, Molise 90, Sicilia 60, Calabria 30, Basilicata 25. A Roma le squadre sono intervenute nel primo pomeriggio per un grosso albero caduto in via Aldrovandi nel quartiere Parioli, mentre alle 10:30 sono state impegnate in via Maremmana Inferiore, nella zona di Guidonia Montecelio, per un albero di alto fusto che cadendo ha coinvolto un’autovettura.

Intervento stamattina dei sommozzatori dei vigili del fuoco per un mercantile arenato sul litorale Sud di Bari. Collegate le cime per il trasporto con i rimorchiatori in acque sicure. (ANSA).

Commento su preti sposati e celibato oggi

Dio creo l uomo e la donna e disse loro:” andate e moltiplicatevi.”…successivamente disse ancora:” l’uomo lascerà la propria casa e si unirà alla donna e insieme formeranno una carne sola” Questa è la vera parola di Dio non capisco perché bisogna imporre il celibato obbligatorio quando non è richiesto nella bibbia. I grandi uomini di un tempo scelti da Dio erano sacerdoti sposati con figli. Oggi siamo tutti chiamati alla santità mamme papà nonni ragazzi non solo i preti e non credo che il matrimonio e il sesso se viene vissuto con fedeltà e in modo lecito possa ostacolare ciò. Vedo molti bambini e ragazzi che non sanno fare nemmeno il segno della croce e dire una preghiera…perché la chiesa ha perso la sua vericita’. Secondo me i preti che vogliono sposarsi in modo lecito possono formare famiglie belle e sante e i figli possono crescere con la parola di Dio sempre presente, essere guidati e consigliati nella guida spirituale dal proprio padre e diventare strumenti e messaggeri di fede tra amici al di fuori della propria abitazione. Se l amore e il sesso come dice il papa sono doni di Dio, perché non farli vivere a tutti? E poi mi chiedo come si fa a tenere sulla proprio coscienza tutte queste persone che vorrebbero amare, sentirsi amate, procreare e formare una famiglia se la chiesa glielo impone? Dio è davvero contento di quest’obbligo che la chiesa impone? Viva la libertà di scelta.

In Vaticano sono arrivate 2.200 nuove accuse di pedofilia da quando c’è papa Francesco

In Vaticano sono arrivate 2.200 nuove accuse di pedofilia da quando c'è papa Francesco 

Il summit sulla pedofilia del clero cattolico voluto da papa Francesco dura quattro giorni. I capi dei vescovi ascoltano le drammatiche storie di alcune delle vittime degli orchi in tonaca. Fanno mea culpa. E propongono nuove linee guida per estirpare il fenomeno che sta distruggendo la credibilità della Chiesa.
Ebbene negli stessi quattro giorni, alla Congregazione per la dottrina della fede, arriveranno cinque nuove denunce “verosimili” contro altrettanti sacerdoti, accusati di abusi sessuali su minorenni.
Almeno a leggere i dati ufficiali, che qui diamo in anteprima, che evidenziano come il fenomeno non riguardi solo casi già noti e confinati al passato. Al contrario, la questione della pedofilia ha ancora oggi dimensioni gigantesche: da quando Bergoglio è diventato papa, nel marzo del 2013, fino al 31 dicembre del 2018 in Vaticano sono arrivate poco più di 2.200 nuove denunce dai vescovadi sparsi per il mondo. Si tratta in media di 1,2 nuovi casi al giorno.

Il trend è impressionante. Le accuse sono raddoppiate rispetto al quinquennio che va dal 2005 al 2009, quando i casi sfioravano – nonostante l’eco dello scandalo “Spotlight” svelato dai cronisti del Boston Globe nel 2001 – i 200 l’anno.
Dal 2010 in poi le accuse si sono moltiplicate. Un tendenza che potrebbe indicare una maggiore fiducia nella giustizia ecclesiastica da parte delle vittime, certo. Ma che racconta anche la persistenza e pervicacia del fenomeno, nonostante gli annunci sulla “tolleranza zero” lanciati ormai da 15 anni prima da Benedetto XVI poi da Bergoglio.

Nel 2017, si legge nel report dell’Ufficio disciplinare della Congregazione che ha il compito di aprire processi canonici contro le tonache che si sono macchiate di atti “contra sextum”, cioè di “delitti contro il sesto comandamento con minori”, sono arrivate a Roma ben 410 denunce “verosimili”. Dunque già vagliate e giudicate credibili dai vescovi in loco, che hanno l’obbligo – una volta verificate le accuse – di spedire il fascicolo in Vaticano.

Per la precisione, alla Congregazione per la dottrina della fede, dove gli “Officiali” dell’ufficio disciplinare guidati oggi dal cardinale Luis Ladaria lavorano la segnalazione, che può condurre a un’archiviazione o a un processo canonico contro il presunto molestatore.

I dati della Congregazione per la...
I dati della Congregazione per la Dottrina della Fede

Nel 2016, scartabellando i dati vaticani, gli abusi denunciati dalle vittime sono invece 415. Nello stesso anno scopriamo che papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale, spretandoli, alcuni prelati: su 143 casi presentati dall’ex Sant’Uffizio al Sommo Pontefice, solo 16 sono stati spretati. Altri 127 casi hanno portato a «dispense da tutti gli oneri sacerdotali».

Non sappiamo quanti sacerdoti abbia spretato papa Francesco nei primi sei anni del suo pontificato. Sappiamo però che solo nel 2011 e nel 2012 il predecessore Benedetto XVI ridusse allo stato laicale rispettivamente 125 e 67 persone.

Dei nomi e dei motivi dei sedici prelati spretati da Bergoglio non sappiamo nulla: tutti i rinvii a giudizio, i processi e le decisioni del tribunale dell’ex Sant’Uffizio sono protetti da “perpetuo riserbo”. Fonti vaticane spiegano all’Espresso che i provvedimenti della Congregazione avallati poi dal papa «sanzionano quasi sempre crimini sessuali, perché per gli altri reati provvede la Congregazione per il Clero». In genere solo in casi straordinari, come quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick, espulso dalla Chiesa dopo le accuse di pedofilia dei giudici americani, la Santa Sede pubblicizza urbi et orbi la sentenza.

Nel 2015 le denunce per atti sessuali su bambini e bambine hanno toccato i 518 casi. Nel 2014 sono state circa 500, nel 2013 le accuse sono 401.

Tutte le vicende, i nomi delle vittime ma anche quelle dei presunti carnefici, sono “sub segreto pontificio”. Protetti da “perpetuo riserbo”. I dipendenti vaticani che ne parlano rischiano il licenziamento, persino la scomunica. A causa di norme mai modificate, il Vaticano guidato da Francesco ha negato alla procura di Cremona, nel 2015, gli atti istruttori e processuali su don Mauro Inzoli, già condannato per pedofilia dalla Congregazione e poi condannato a 4 anni e 7 mesi dalla magistratura italiana, nonostante la rogatoria andata a vuoto.

Mentre ad ottobre del 2018 la Santa Sede ha invocato l’immunità per lo stesso cardinale Ladaria, convocato da alcuni giudici francesi a comparire in un tribunale per il caso del potente cardinale Philippe Barbarin , accusato di aver insabbiato abusi nella sua arcidiocesi.
Gli ottimisti sperano che domenica il summit possa concludersi con un annuncio importante del Vaticano. In modo da evitare che un evento significativo e altamente simbolico si trasformi in un altra occasione mancata.
Le vittime, parte importante della comunità cattolica e i laici progressisti chiedono da tempo una riforma strutturale delle leggi vaticane sulla pedofilia clericale: come l’eliminazione del segreto pontificio, che impedisce una reale trasparenza sulle azioni dei predatori e degli insabbiatori, e un obbligo giuridico (e non solo morale) di denuncia, da parte di vescovi e prelati che vengono a conoscenza del reato, alle autorità civili del paese dove quest’ultimo si compie.

In caso contrario, i risultati del summit rischino di essere dimenticati allo scoppio del prossimo scandalo.

espresso.repubblica.it

Pedofilia, gli abusi di Don Mauro Inzoli, l’amico dei potenti: “Molestava e poi leggeva la Bibbia”

Pedofilia, la storia di Mauro Inzoli, ex “Don”, amico dei potenti. Elemento di spicco di Comunione e Liberazione, vicepresidente della Compagnia delle Opere, protagonista dei Meeting di Rimini, amico “dei potenti” e confessore – secondo diverse voci – di Roberto Formigoni. Ma anche pedofilo. L’ormai ex Don Mauro Inzoli è stato definitivamente condannato in Cassazione alla pena di 4 anni 7 mesi e 10 giorni nel 2018. “Io mi sento grandissime responsabilità nella mia vita. Sono un sacerdote, prima ancora un uomo, prima ancora un cristiano. Grandissime responsabilità…Educative soprattutto”: a parlare è Don Mauro Inzoli, condannato in via definitiva per abusi su minori e ora rinchiuso nel carcere di Bollate. In questa intervista esclusiva con camera nascosta firmata da Francesca Fagnani, l’ex prete recentemente ridotto allo stato laicale dal Vaticano commenta la sua vicenda. Con più di qualche reticenza.

Chi è Don Mauro Inzoli, l’amico dei potenti

Sono trascorsi oltre vent’anni dalle “molestie di ordine sessuale nei confronti di una pluralità indiscriminata di soggetti all’epoca minorenni”, come scrive il giudice Letizia Platè, nella sentenza del Tribunale di Cremona.  Ai nostri microfoni Nicola Lelario, capo della squadra mobile della questura di Cremona, rivela l’inchiesta che portato in carcere Don Mauro: “Abbiamo ascoltato più o meno 25-30 ragazzi – quando li abbiamo sentiti erano già tutti adulti – e da qui abbiamo potuto ricostruire quello che era un vero e proprio sistema”. Racconta l’investigatore che “il modus operandi era abbastanza collaudato: l’approccio era soft con delle carezze poi si passava magari a dei baci, le vittime hanno descritto anche baci violenti. Poi i palpeggiamenti. I casi più gravi hanno portato alla masturbazione e all’eiaculazione da parte delle vittime. Le più piccole avevano 12-13 anni. Ad accompagnare questi atti sessuali c’erano dei riferimenti all’Antico Testamento o ai passi biblici, come a voler dire che non c’era niente di male in quello che stava accadendo. Anzi ammantarlo di una sacralità”. E il Vaticano cosa ha fatto? Alla richiesta di rogatoria ha opposto il segreto pontificio, rivela Lelario.

Don Mauro Inzoli dovrà scontare 4 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione, dopo che un mese fa la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna respingendo il suo ricorso. L’ex capo di Comunione e Liberazione della provincia di Cremona ed ex presidente di associazioni per minori in affido era accusato di otto episodi di abusi su cinque ragazzi: il più piccolo di 12 anni, il più grande di 16, fra il 2004 e il 2008. La Corte d’appello di Brescia aveva scontato due mesi alla condanna inflitta in primo grado.

michelesantoro.it

Il dolore di una mamma: «Mio figlio abusato dal prete, denunce inutili in Vaticano»

«La denuncia va fatta alla polizia o ai carabinieri. Mai alla giustizia vaticana: quella non funziona, peggiora solo le cose. Lo voglio dire a quelle mamme che, come me, vivono l’incubo di un figlio abusato da un prete». Accanto alla madre c’è il padre, entrambi sulla cinquantina, lui cuoco e lei infermiera. Ci tengono a dire che la vendetta non fa parte del loro vissuto di credenti.

«Abbiamo perdonato quel prete, ma ora vogliamo giustizia per nostro figlio che da cinque anni non è più lo stesso». Tutta la famiglia in questi giorni si trova a Roma per seguire, dall’esterno, il summit sugli abusi. «La nostra via crucis cominciò alla fine del 2011».

Che accadde?
«Uno dei nuovi sacerdoti della nostra parrocchia, don Mauro Galli, ci chiese se quella sera nostro figlio poteva dormire in oratorio. Fece intendere che c’era tutto il gruppo degli adolescenti. Per noi non vi erano pericoli, non ci ha sfiorato alcun dubbio. Abbiamo sempre frequentato la parrocchia. Io ho tenuto anche corsi di catechismo. Nostro figlio in quel periodo faceva parte del coro e del gruppo scout. Il giorno dopo però sono stata chiamata dalla scuola. Mi chiedevano di andare a prenderlo perché stava male».

Si è preoccupata?
«Relativamente. Ho pensato che forse non aveva studiato ed era un modo (scorretto) per saltare un’interrogazione. Così sono andata trovando mio figlio in uno stato di choc. Sguardo perso nel vuoto, muto, rigido, le braccia lungo i fianchi, non reagiva. Ho firmato l’uscita, l’ho preso sotto braccio e l’ho portato in macchina. In quel momento mi sono resa conto che era accaduto qualcosa di brutto. Non lo avevo mai visto così. Gli chiedevo se avesse fumato, preso qualcosa. Abbiamo fatto tutto il tragitto in silenzio. Poi una domanda lo ha scosso. Cosa è accaduto stanotte? A quel punto si è girato. Piangeva. Gli occhi suoi non li potrò più dimenticare. Mamma è accaduto quello che si può immaginare. E ho subito immaginato cosa».

Choccante…
«A casa si è messo a letto, con le persiane abbassate, io ho chiamato mio marito e mio fratello che si sono precipitati. Da quel momento è stato un incubo per tutti noi».

Avete fatto la denuncia?
«Volevamo prima capire. Per prima cosa siamo andati dal nostro parroco, il quale interpella don Galli che però nega tutto, affermando che hanno dormito assieme ma non è mai accaduto nulla. Qualche tempo dopo però viene spostato in un’altra parrocchia, a Legnano, tra l’altro ad occuparsi di 4 oratori. La decisione di spostarlo fu presa dall’attuale arcivescovo di Milano, Delpini che all’epoca era vicario episcopale. Mio figlio stava sempre peggio. Noi eravamo disperati. La psicologa di un istituto religioso che contattammo ci suggerì di aspettare a fare la denuncia alla polizia e di lasciare che del caso se ne occupasse la Chiesa. Così facemmo e siamo stati ingenui. A quel punto andammo a parlare con un prelato della curia di Milano che era responsabile della formazione dei giovani preti. Ci disse che non si poteva rovinare così un sacerdote. Si rende conto? Nostro figlio aveva persino tentato il suicidio, e lui ci parlava in quel modo. Più tardi quel vescovo è stato promosso a Brescia. Eravamo disperati. Abbiamo anche mandato a Papa Francesco una lettera per chiedergli perché, al di là delle belle parole, non vengono ascoltati davvero i patimenti delle vittime».

Il processo canonico è iniziato nel 2015, mentre nel 2014 si è aperto quello al tribunale a Milano dal quale don Galli è stato poi condannato a 6 anni e quattro mesi…
«Esatto. Abbiamo perso tanto tempo inutile seguendo la giustizia del Vaticano. Le denunce vanno subito fatte alla polizia o ai carabinieri. Mai ai tribunali della Chiesa perché lì c’è ancora un sistema che tende a demolire le vittime, denigrarle, svergognarle, umiliarle inutilmente per proteggere il potere clericale. Non trovo la misericordia verso chi ha sofferto. E la Chiesa su questo punto si gioca la sua credibilità».

Papa Francesco vi ha risposto?
«Mai»
E la curia di Milano?
«Ci sono stati versati a titolo di risarcimento 100 mila euro. Praticamente quello che finora abbiamo speso tra avvocati e spese mediche. Abbiamo anche saputo che la Chiesa ha richiesto l’appello con la motivazione che oggi la figura di un sacerdote appare, a priori, un soggetto potenzialmente colpevole in materia di abuso a danno di minori. A questo punto noi non possiamo più permetterci di sostenere le spese processuali e ci siamo costituiti parte civile. In un primo momento avevamo pensato di vendere la nostra casa ma dobbiamo pensare ai ragazzi, a farli studiare, non possiamo permettercelo».

Cosa pensa di questo summit sugli abusi?
«Glielo ho detto prima. Credo che sia l’ultima chance per la Chiesa per dimostrare veramente di essere credibile e trasparente. Al momento non è così. Tante belle parole e pochi fatti. Almeno in Italia dove tutto è davvero opaco».

Il Messaggero

Eca oggi manifesterà a piazza del Popolo, dalle ore 11, «per chiedere la fine dell’impunità e degli insabbiamenti degli abusi da parte della Chiesa»

Nella seconda giornata del summit in Vaticano sulla pedofilia nella Chiesa cattolica, la parola chiave è stata «accountability», ovvero la responsabilità di «dover rendere conto», riferita soprattutto ai vescovi, di solito più propensi a coprire i preti pedofili e ad insabbiare gli scandali, che a denunciare i colpevoli.

La questione dell’obbligo della denuncia è stato sollevato dal cardinal Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay. «L’abuso sessuale di minori e persone vulnerabili non solo infrange la legge divina ed ecclesiastica, ma è anche un comportamento criminale pubblico», ha spiegato nella sua relazione, che ha aperto i lavori di ieri. «Coloro che si sono resi colpevoli di un comportamento criminale sono responsabili nei confronti dell’autorità civile», per cui, anche se «la Chiesa non è un agente dello Stato», ne «riconosce l’autorità legittima» e deve «collaborare con le autorità civili per rendere giustizia ai sopravvissuti».

DOPO I MOLTEPLICI CRIMINI che hanno investito gli Stati uniti proprio a causa delle «omissioni», «noi ci siamo impegnati a denunciare sempre» i casi di abuso, ha ribadito in conferenza stampa il cardinale Seán Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston (la diocesi dove esplose il primo scandalo mondiale di pedofilia, il «caso Spotlight», nel 2002) e presidente della Commissione per la tutela dei minori.

Ancora O’Malley, insieme a Linda Ghisoni (sottosegretario per la sezione del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, una delle poche donne ad avere un ruolo significativo in Vaticano), ha proposto di «rivedere l’attuale normativa sul segreto pontificio».

RICHIESTA IMPORTANTE, ma piuttosto generica, se non declinata in maniera più puntuale: sarebbe come limitarsi a chiedere la revisione del «segreto di Stato».

Quello dell’obbligo di denuncia alle autorità civili è un tema che non scalda i cuori della Conferenza episcopale italiana, che si è sempre schermata dietro un più liquido «obbligo morale». Anche se ieri, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, il cardinal Bassetti (presidente della Cei), ha aperto uno spiraglio, sebbene con tanti se e molti ma: «Non escludo – ha detto al Qn – che, laddove l’accusa si riveli verosimile, si affermi un dovere di denuncia». Se ne riparlerà a maggio, quando la Cei aggiornerà le linee guida antipedofilia.

A BREVE ARRIVERANNO dalla Santa sede dei chiarimenti sui provvedimenti da applicare nei confronti dei vescovi insabbiatori, introdotti da un motu proprio del papa del 2016.

Lo ha annunciato O’Malley e lo ha confermato, nella sua relazione, il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago: un vescovo negligente va «rimosso», «anche se non vi è alcun serio errore intenzionale da parte sua».

E sempre Cupich, sull’obbligo di denuncia, ha aggiunto: «la segnalazione di un reato non dovrebbe essere ostacolata dalle regole ufficiali di segretezza o riservatezza».

Oggi, penultimo giorno di lavori dedicato al tema della «trasparenza», è attesa la relazione del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e presidente della Conferenza episcopale tedesca, che ieri ha incontrato 16 vittime di abusi del gruppo Eca global (Ending clerical abuse), organizzazione internazionale per la prevenzione e la denuncia degli gli abusi sessuali sui minori da parte di preti e religiosi cattolici riconosciuta anche dall’Onu.

Il Manifesto.it

MOLESTIE: RAPPER R.KELLY SI COSTITUISCE, ARRESTATO

ansa

ACCUSATO ABUSI SU RAGAZZE MINORI, MA SI DICHIARA INNOCENTE Il rapper R.Kelly si è costituto ed è stato arrestato dopo l’incriminazione per abusi su ragazze minorenni. Nelle prossime ore è prevista l’udienza in cui potrebbe essere fissata la cauzione per tornare in libertà in attesa del processo, il cui inizio è previsto per l’8 marzo festa delle donne. Il rapper si dichiara innocente, ma rischia dai 3 ai 7 anni di reclusione.

PADRE DEL BIMBO DI FOLIGNO: ‘RAZZISMO, NON ESPERIMENTO’

ansa

NIENTE SCUOLA A CAUSA DEI NO VAX, INTERVIENE LA REGIONE “È stato un episodio di razzismo e non un esperimento sociale”, afferma il papà dell’alunno di colore ‘deriso’ da un supplente in una scuola elementare del Folignate. Il maestro si scusa parlando di “malinteso” e di “un’attività per l’integrazione”. No vax: la Regione Lazio diffida una scuola in cui un bimbo immunodepresso non può tornare a causa di 5 alunni non vaccinati

SARDEGNA: SALVINI E BERLUSCONI MATTATORI, DOMANI IL VOTO

ansa

DI MAIO FRENA SU ACCORDO CON PASTORI, OGGI IN ASSEMBLEA Domani le elezioni regionali in Sardegna. Salvini e Berlusconi mattatori ieri nell’ultima giornata di campagna elettorale sull’isola. Con la vertenza latte rinviata a dopo il voto, Di Maio a Cagliari frena sull’accordo con i pastori: non si trova un’intesa in 24 ore. Gli allevatori si riuniranno oggi in assemblea nell’Oristanese.

VENEZUELA: SFIDA SU AIUTI, MADURO CHIUDE FRONTIERA COLOMBIA

ansa

GUAIDO’ AL DI LA’ DEL CONFINE: I MILITARI MI HANNO AIUTATO Sfida sugli aiuti umanitari in Venezuela: Guaidò ne annuncia l’ingresso per oggi dal confine con la Colombia, che Maduro si è affrettato a chiudere. Ieri sera il duello è stato invece tra concerti, col leader dell’opposizione a quello in territorio colombiano a Cucuta e il presidente a un altro al di là dello stesso ponte: sono qui grazie all’aiuto dei nostri militari, ha detto Guaidò.

FITCH CONFERMA ALL’ITALIA IL RATING BBB, OUTLOOK NEGATIVO

ansa

ACCORDO PARIGI-BERLINO SU EUROBUDGET: SOLDI SOLO SE RIFORME Fitch conferma il rating dell’Italia a Bbb, con outlook negativo. L’agenzia vede “un aumento delle probabilità di elezioni anticipate”, a causa delle tensioni nel Governo tra Lega e M5s. Accordo intanto Parigi-Berlino sull’Eurobudget: fondi europei solo a chi fa le riforme indicate nel semestre. Draghi bacchetta invece sovranisti: bisogna cooperare senza avere paura. Dazi: Usa e Cina estendono i negoziati.

Papa, Vescovi e cardinali dovrebbero dare tutti le dimissioni. Forse il popolo di Cristo dovrebbe governare la Chiesa con il servizio dei preti sposati

A chiedere le dimissioni dei vertici della Chiesa, il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati.

Ieri sera, durante la preghiera che ha concluso la prima giornata di lavori dell’incontro su “La protezione dei minori in Vaticano”, i 190 partecipanti hanno ascoltato la testimonianza di un giovane proveniente dall’Asia, che ha scelto la forma di una poesia – dal titolo “Il ponte che fece la differenza” – per raccontare, in terza persona, la sua storia di bambino ripetutamente violato, tolto a 5 anni da “un ambiente felice e sano”, la sua famiglia, “per una ragione giusta”: “La ricerca di una buona formazione cattolica”. “A soli cinque anni, in un mondo sconosciuto, entrò pieno di innocenza e paure in classi che gli erano nuove”, ha raccontato il giovane in forma poetica: “Gli mancava casa e qui cercava amici e custodi che gli facessero da genitori. Questa sostituzione gli fu fatale perché per lui che era giovane i loro desideri erano strani. Spogliato della sua innocenza ancora e ancora, abbandonato al proprio destino in questo mondo adulto, non trovò speranza e divenne solitario. Con il passare degli anni lo aveva fatto a pezzi. Ma non poteva dirlo a nessuno, per paura del disonore e della vergogna”. Finché “una volta si mise a riflettere da un ponte, e si chiese: ‘Come cambiare questo percorso in discesa, cambiare l’ordine delle cose’?. Non ci fu mai una risposta. Niente nella sua vita era rimasto intatto. Tutto era macchiato. Dio c’era mai stato? Perché Lui sarebbe l’unico a sapere tutto”. Ma poi, inaspettatamente, quello stesso ponte diventa un’ancora di salvezza: “Il ponte che contemplava gli mostra la strada, una strada che era diversa e questo diede frutti, quando stranamente sentì nel suo cuore rumoroso e tormentato una voce che chiedeva un cambiamento. Un viaggio che iniziò per realizzare quanto la voce gli aveva detto. Un cammino di perdono, un cammino di riconciliazione, un cammino per accettare la vita com’era, piena di ferite, dolore e desolazione”. Dalla sua storia, un appello al mondo: “Chi si assumerà la responsabilità di vite spezzate? Restituite quanto è andato perso! Mostrate che vi importa! Perché tutto ciò che fate riscatterà le molte urla silenziose che attendono il giorno della salvezza”.

Agensir

Vertice Abusi Vaticano: “Solo parole” servono fatti e serve richiamare in servizio i preti sposati

Papa, Vescovi e cardinali dovrebbero dare tutti le dimissioni. Forse il popolo di Cristo dovrebbe governare la Chiesa con il servizio dei preti sposati (ndr)

Roma, 22 feb. (askanews) – “Solo parole”, ora servono i fatti. Il Papa sapeva del cardinale McCarrick, tutti sapevano, ma solamente pochi giorni fa è arrivata la decisione della dimissione allo stato laicale. Peter Saunders, attivista inglese nella lotta contro la pedofilia, vittima di abusi da parte di un sacerdote cattolico, tra i fondatori dell’Associazione Ending Clergy Abuse, passa da una intervista all’altra, a Roma, per denunciare lo stato di insoddisfazione delle vittime di preti pedofili, a margine del summit indetto dal Papa in Vaticano sul tema della tutela dei minori alla presenza di 190 persone.

“Fin qui la maggioranza di noi è delusa perché il Papa ha spiegato chiaramente che questo incontro non è un tentativo serio di affrontare gli incredibili scandali che colpiscono la Chiesa e il Vaticano. Si parla di ‘creare consapevolezza’, di ‘training’, ma queste sono cose in cui non dovrebbe esserci bisogno di training. Lo stupro di bambini, lo stupro e la violenza di qualunque adulto vulnerabile è un atto criminale e orribile. Tutti lo sanno, da dovunque vengano, e se il Papa avesse davvero l’intenzione di proteggere i bambini allora dovrebbe istituire delle leggi tali che qualunque religioso vi contravvenga sia escluso in modo definitivo dalla Chiesa. La stessa cosa dovrebbe applicarsi a chiunque, vescovo o Papa, insabbi questi crimini. Dovrebbero essere esclusi definitivamente e non spostati da una sede all’altra come succede adesso, non finanziati come è successo nel mio paese con somme di denaro per scappare in un altro paese”.
“L’unica cosa che cambia è che quando c’è una pressione insormontabile sul Papa e sulle istituzioni, allora sono costretti a fare qualcosa. Ma fanno il meno possibile. Si sapeva che McCarrick era un violentatore già venti, trent’anni fa. Lo sapevano tutti e sappiamo che il Papa sapeva la sua storia”. “Non credo sia una coincidenza che sia stato espulso dalla Chiesa solo pochi giorni prima di questo cosiddetto summit di Roma”.

Per il fondatore dell’Associazione a tutela delle vittime di abusi commessi da sacerdoti, dunque, se non ci fosse la pressione delle stesse vittime e l’eco mediatica, non ci sarebbero passi in avanti.
“Non sono sicuro che le dimissioni del Papa servirebbero a qualcosa. Se desse le dimissioni sarebbe sostituito da qualcun altro che potrebbe essere anche peggio. Non ho la risposta perfetta ma non sta nelle dimissioni del Papa. Forse dovrebbero dare tutti le dimissioni. Forse il popolo di Cristo dovrebbe governare la Chiesa. Abbiamo bisogno di tutti questi cardinali, di tutti questi vescovi? Non penso, e certamente non sta scritto nella Bibbia”.