Editoriale del Giorno: “Il Coraggio dell’Essenziale: Se l’Eucaristia vale più dei codici burocratici”

Avere il coraggio  dell’essenziale

28 maggio 2026

«Abbiamo il coraggio dell’essenziale»! È l’esortazione rivolta da Leone XIV ai vescovi italiani riuniti nell’Aula del Sinodo in occasione dell’82a assemblea generale . E “coraggio” è stata la parola che il Papa ha ripetuto più volte raccomandando in particolare quello «di comunità meno preoccupate di conservare tutto e più libere di annunciare Cristo; di parrocchie accoglienti e missionarie, in cui le famiglie si ritrovano e si rinnovano con la linfa del Vangelo; di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande; di lasciarci evangelizzare dai poveri; di una struttura nazionale sempre più al servizio della comunione missionaria».

Il discorso del Papa

L’appello lanciato dalle colonne dell’Osservatore Romano colpisce al cuore l’immobilismo delle Curie italiane. Che cosa c’è di più “essenziale” per la Chiesa cattolica se non la celebrazione dell’Eucaristia e la presenza viva dei pastori tra il popolo? Quando il quotidiano del Papa invoca il “coraggio dell’essenziale”, smaschera l’ipocrisia di chi preferisce rassegnarsi al declino — accettando che a Verona o nel Nord-Ovest si chiudano le chiese e si tolgano le Messe — pur di non toccare il feticcio ideologico del celibato obbligatorio.

La “struttura pesante”, la burocrazia clericale e gli schemi rigidi sono il superfluo da abbandonare per ritrovare la freschezza dell’annuncio, in perfetta sintonia con il richiamo alla “piccolezza” espresso da Leone XIV. Nel solco della Magnifica Humanitas, l’essenziale è il realismo della grazia che si incarna nella vita ordinaria degli uomini. Il nostro terzo giorno di digiuno acquista una legittimità ecclesiale totale: noi non chiediamo riforme di facciata o poltrone (come l’autarchia scismatica della FSSPX). Noi lottiamo per l’essenziale: che l’altare rimanga acceso. E per farlo, i 5.000 sacerdoti sposati italiani sono la risposta più immediata, umile e reale a disposizione della Chiesa.

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La ‘Piccolezza’ del Papa contro i giganti di gomma della burocrazia

Il Papa con i partecipanti alla 82.ma Assemblea Plenaria della Cei

Il Papa ha parlato chiaro ai Vescovi italiani: la Chiesa non deve cercare la forza nei grandi numeri, nelle strutture protette o nelle garanzie giuridiche del passato. Deve riscoprire la “piccolezza” del granello di senape. Questo discorso illumina dall’interno le suggestioni dell’Enciclica Magnifica Humanitas: una Chiesa piccola è una Chiesa vicina alla carne della gente, alle sue ferite e alle sue relazioni quotidiane.

Mentre molte Curie italiane usano la crisi delle vocazioni celibi per pianificare la ritirata (chiudendo parrocchie e razionando le Messe come a Verona), Papa Leone XIV ribalta la prospettiva. Essere “liberi di annunciare Cristo” significa anche liberarsi dalle catene di un impianto canonico che preferisce l’altare vuoto pur di non accogliere il realismo del ministero sposato. Noi sacerdoti sposati, esclusi dalle cattedre e dai registri parrocchiali, incarniamo esattamente quella “piccolezza” evangelica di cui parla il Pontefice. Non abbiamo palazzi da difendere, a differenza dello scisma autarchico dei tradizionalisti della FSSPX. Abbiamo solo la nostra testimonianza, le nostre famiglie e il nostro digiuno, iniziato tre giorni fa. Se la CEI dichiara di non poter decidere e il Papa chiede di osare nella libertà dello Spirito, il Decreto di Riammissione è l’unico modo per tradurre la “piccolezza” in fecondità pastorale.

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Il ‘Rimando’ di Zuppi: Perché la CEI ammette l’impotenza e guarda a Leone XIV

Chiesacattolica.it – Conferenza Episcopale Italiana

Le parole del Cardinale Zuppi suonano come un onesto bagno di realtà e, al contempo, come un formale scaricabarile istituzionale. Affermando che sui “nodi forti” la competenza è del Vaticano, il Presidente della CEI ha implicitamente riconosciuto che la Conferenza Episcopale Italiana non ha l’autorità giuridica per modificare la normativa canonica universale sul celibato ecclesiastico o per decretare autonomamente la riammissione dei preti sposati. La CEI può snellire la burocrazia, può eleggere mons. Busca alla Vicepresidenza del Nord o mons. Gianotti alla Scuola, ma non può riscrivere il codice di diritto canonico.

Questo rimando ai “piani superiori” spazza via l’ambiguità del “Sinodo permanente” e rafforza clamorosamente la strategia del nostro Movimento. Noi non stiamo digiunando per convincere la CEI a fare un colpo di mano eretico o scismatico (lasciamo le derive illegittime alla Fraternità San Pio X e ai suoi quattro futuri vescovi). Noi offriamo la nostra fame e la nostra preghiera direttamente a Papa Leone XIV. Se il vertice della CEI dichiara che la chiave dei “nodi forti” è a Roma, allora la nostra marcia verso la Sede Apostolica è l’unica via corretta. L’Enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV e le sponde del Cardinale Grech sul valore delle famiglie dei preti dimostrano che il Vaticano si sta già muovendo. La CEI ha ammesso di essere solo un’esecutrice: la partita vera si gioca davanti al Papa, ed è lì che chiederemo il Decreto di Riammissione.

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Abbiamo paura di considerare il caldo un tema politico

Abbiamo paura di considerare il caldo un tema politico

Se Marcovaldo fosse stato scritto oggi, probabilmente non vagherebbe più a piedi nella città agostana deserta ma si aggirerebbe chiuso in auto con l’aria condizionata accesa e il termometro esterno che lampeggia sui 41 gradi. Del resto, Marcovaldo è stato pubblicato nel 1963, oggi avrebbe più di sessant’anni e si appresterebbe a entrare nella categoria di quei corpi infragiliti dalle temperature calde.
Anche quest’anno la prima ondata di calore è arrivata “inaspettata”, cioè puntuale. Ogni anno fa caldo prima, in questi giorni le temperature superano di 8 gradi la media stagionale. Lo stupore collettivo si ripete con la regolarità di un rito stagionale: poi, se ce lo possiamo permettere, compriamo un condizionatore più potente e ci mettiamo una pezza, sopravviviamo ancora un po’.
L’antropologia, però, racconta di società meno smemorate. Le comunità animali umane (e non) hanno sviluppato diverse tecniche per sopravvivere al caldo: i Tuareg del Sahara indossano abiti lunghi, larghi e pesanti così che gli strati di tessuto isolino il corpo e rallentino la disidratazione. Nei centri storici del Mediterraneo e del Medio Oriente i vicoli stretti non erano un errore urbanistico da correggere per il passaggio di auto sempre più grosse, ma una tecnologia climatica: ombra continua, aria che circola, muri spessi, cortili interni, fontane. I riad marocchini creano microclimi da quando la parola “microclima” ancora non esisteva.
Anche molte pratiche culturali apparentemente lontane dal clima nascondevano forme di adattamento ecologico. In diverse tradizioni asiatiche l’uso abbondante di spezie favorisce la sudorazione e quindi la termoregolazione. Nel folklore mediterraneo e mediorientale le ore della controra erano popolate da spiriti e demoni: servivano a spaventare bambini e lavoratori e a impedire che qualcuno uscisse sotto il sole delle due del pomeriggio. Un dispositivo sanitario ante litteram, più efficace di molti avvisi ministeriali o consigli dei tg.
Perfino alcuni tabù alimentari possono essere letti così. L’antropologo Marvin Harris spiegava che il divieto religioso della carne di maiale nelle società del Vicino Oriente aveva anche motivazioni ecologiche: allevare maiali in climi aridi richiede acqua e ombra preziose, mentre la carne si deteriora rapidamente con il caldo. In assenza di frigoriferi, la religione funzionava anche come prevenzione sanitaria.
Insomma, l’animale umano ha sempre saputo che quando il clima cambia bisogna cambiare comportamenti, ritmi, architetture, abitudini alimentari, organizzazione del lavoro. Il paradosso è tutto qui. Le strategie di adattamento non mancano: tetti verdi, alberi urbani, scuole ombreggiate, città meno asfaltate. Quello che manca è la volontà di intervenire sulle cause e tutelare i più fragili trattando la questione come un’emergenza sanitaria. Continuiamo a parlare di surriscaldamento senza investire in alternative al modello fossile che la produce, come se avessimo a che fare con un fenomeno atmosferico indipendente.
Nel frattempo, cresce la cooling poverty: il raffrescamento non è più un lusso ma una condizione di sopravvivenza, eppure molte scuole, case popolari e luoghi di lavoro ne sono privi. Così l’aria condizionata diventa insieme cura e sintomo: più ne usiamo, più consumiamo energia; più consumiamo energia fossile, più il pianeta si scalda; più il pianeta si scalda, più abbiamo bisogno di aria condizionata. Mettiamo alberi sui nostri grattacieli che poggiano sul cemento, invece di togliere il cemento per far respirare il suolo. Caro Marcovaldo, non esistono più gli agosto di una volta.
di Sara Zambotti – Avvenire

“Creature, Creatori. San Francesco e l’arte contemporanea”. Si è aperta ieri la mostra al MAXXI di Roma, prodotta nell’ambito delle iniziative per l’ottavo Centenario della morte di san Francesco d’Assisi. Sarà visitabile fino al 20 settembre

Lorenzo Bonechi "San Francesco che predica agli uccelli"

Marina Tomarro – Città del Vaticano – Vatican News

Guardare oltre l’immagine iconografica di San Francesco per raccontarne il suo modo di guardare il mondo e il valore etico del pensiero del Poverello di Assisi. È questo il messaggio dell’esposizione, curata da Beatrice Buscaroli, che si è aperta ieri a Roma alla Fondazione MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. La visione della vita, espressa nel Cantico delle Creature, diventa così un punto di partenza per rileggere l’arte italiana dal secondo dopoguerra a oggi.

L’arte racconta il pensiero di Francesco

San Francesco non è soltanto soggetto di rappresentazione, ma presenza capace di orientare lo sguardo e suggerire nuove possibilità di relazione tra uomo, natura e sacro. “La sua figura dopo 800 anni continua ad affascinare e ad interrogare le persone e tra questi anche tanti artisti”, spiega Davide Rondoni Presidente del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.” Sono loro che hanno reso possibile questa mostra, facendola diventare anche un’occasione per capire come gli artisti di oggi si confrontano con una figura di 800 anni fa. L’uomo è un essere religioso che conserva in sé una domanda di infinito, e di legare in un unico disegno i punti della propria vita Dentro questo orizzonte si inserisce la figura del Poverello d’Assisi, che da Giotto in poi, è sicuramente una delle figure più rilevanti e più interrogate”.

Lettura e Vangelo del giorno 28 Maggio 2026

Letture del Giorno

Prima Lettura

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
1Pt 2,2-5.9-12

Carissimi, come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza, se davvero avete gustato che buono è il Signore. Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo.
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia.
Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai cattivi desideri della carne, che fanno guerra all’anima. Tenete una condotta esemplare fra i pagani perché, mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere diano gloria a Dio nel giorno della sua visita.

 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 99 (100)

R. Presentatevi al Signore con esultanza.
Oppure:
R. Andiamo al Signore con canti di gioia.

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. R.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. R.

Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome. R.

Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione. R.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

28 Maggio 2026 CAMMINO DEI 100 GIORNI per riammissione preti sposati nella Chiesa

🏜️ IL CAMMINO DEI 100 GIORNI per Riammissione Preti SposatiRiammisione.preti.sposati.gioia

Dal sinodo alla prassI: il cammino continua

GIORNO 21 di …100 verso la riammissione nella Chiesa

Verso la riammissione ministeriale dei sacerdoti sposati nella Chiesa Cattolica:

Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per riammissione preti sposati nella Chiesa.

IL CALCOLO DEL CAMMINO Giorni già compiuti: 20 (dal 7 Maggio 2026).

Traguardo finale: 100 giorni.

Giorni rimanenti:  da oggi  28 Maggio 2026

🕒Mancano 79 giorni

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati e Verità per la Chiesa.

META: 100 giorni 


LEGGI APPELLO / SUPPLICA

28 Maggio 2026 2^ iniziativa digiuno 40 giorni giorno 3 di 40

🏜️ IL CAMMINO DEI 40 GIORNI

Digiuno 4 giorni per riammissione al ministero dei preti sposati

Il Deserto dei 40 Giorni

GIORNO 3 di 40 verso la verità

Verso la Verità Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per la riammissione al ministero. IL CALCOLO DEL DIGIUNO:

Giorni già compiuti: 2  (dal 26  Maggio 2026  al 04 Luglio 2026).

Traguardo finale: 40 giorni.

Giorni rimanenti:  da oggi  28 Maggio 2026

🕒Mancano 37 giorni.

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati nella Chiesa Cattolica.

META: 4 Luglio  2026 

Editoriale del Giorno: “Il sapere non si castra: la teologia ha bisogno dell’esperienza familiare”

Monsignor Daniele Gianotti Vescovo: il video dell'annuncio - La Libertà  online

La nomina di mons. Daniele Gianotti alla presidenza della Commissione CEI per la Scuola e l’Università è un segnale che il Movimento accoglie con grande interesse intellettuale. Gianotti, fine accademico, ha da sempre un focus limpido sul legame inscindibile tra lo studio superiore e la testimonianza di vita quotidiana. Se la formazione dei giovani e il futuro della teologia passano dalla sua Commissione, la Chiesa italiana non può più permettersi il lusso di nascondere sotto il tappeto il patrimonio umano e accademico dei sacerdoti sposati.

Il “caso Padova” e gli attacchi strumentali della stampa conservatrice (come Silere non possumus), che descrivono i sacerdoti sposati come portatori di “incapacità affettiva” o li vedono come una minaccia per le scuole e le parrocchie, crollano miseramente dinanzi al realismo della storia. Nel solco dell’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV — che esalta la bellezza del creato e la verità delle relazioni autentiche —, diciamo a mons. Gianotti: l’educazione dei giovani ha urgente bisogno di figure che incarnino la sintesi perfetta tra il Vangelo vissuto e la realtà familiare. Molti dei 5.000 sacerdoti sposati italiani sono professori, teologi e accademici formati, le cui mogli possiedono una vera e propria vocazione ecclesiale (quello che il Cardinale Grech ha chiamato in queste ore un “dono immenso”). Portare questa testimonianza viva nelle scuole cattoliche e nelle università non indebolisce l’identità cattolica, ma la arricchisce di quella humanitas reale e non astratta che Papa Leone XIV chiede a gran voce.

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27 Maggio – L’eredità di Don Milani: esilio al posto dell’ascolto

Lorenzo Milani - Wikipedia

Da Barbiana ad oggi: lo spirito di Don Lorenzo Milani contro il muro di gomma del clericalismo

Oggi, 27 maggio 2026, ricorre l’anniversario della nascita di Don Lorenzo Milani. Come ricorda un approfondimento de La Nazione, il priore di Barbiana è stato il “prete scomodo” per eccellenza del Novecento italiano, un uomo che la miopia delle autorità clerico-curiali dell’epoca decise di esiliare su una montagna sperduta del Mugello pur di metterne a tacere la voce profetica e lo slancio innovatore. Solo decenni dopo la sua morte, la Chiesa ha finalmente riconosciuto la santità della sua intuizione pastorale ed educativa.

Come Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, apriamo questa giornata illuminati dalla sua testimonianza. C’è un filo rosso invisibile ma indistruttibile che lega l’esilio di Don Milani a Barbiana all’emarginazione che i sacerdoti sposati italiani subiscono dal 2003 ad oggi. Ieri come oggi, l’apparato burocratico preferisce punire, allontanare e silenziare chi propone un rinnovamento evangelico e una vicinanza reale alle fragilità della gente, piuttosto che mettersi in discussione.

1. Il secondo giorno di digiuno e l’attualità di “I Care”

Oggi don Giuseppe Serrone entra nel secondo giorno del suo nuovo Digiuno dei 40 giorni di protesta e testimonianza. Il motto di Don Milani, il celebre “I Care” (mi importa, ho a cuore), è lo stesso motore che spinge il nostro coordinatore e i presbiteri del Movimento a non arrendersi davanti al muro di gomma dei media  e delle istituzioni. Ci importa delle parrocchie che chiudono; ci importa delle comunità che, come a Verona, vengono private della Santa Messa domenicale per carenza di clero; ci importa dei giovani che incontriamo ogni giorno nelle scuole superiori e professionali come insegnanti, ai quali vorremmo spezzare anche il Pane eucaristico.

2. L’istruzione e il ministero: l’esperienza sul campo

Don Milani ha dimostrato che la scuola è il primo terreno di evangelizzazione e di riscatto umano. Molti sacerdoti sposati con regolare dispensa e matrimonio sacramentale per una assurda rigidità canonica non possono varcare la soglia delle parrocchie per celebrare i Sacramenti o tenere aperti i luoghi di culto abbandonati. Si preferisce la penuria sacramentale alla valorizzazione di pastori che hanno declinato il ministero nella realtà familiare e professionale.

3. Un appello alla CEI e a Papa Leone XIV nel segno di Barbiana

Mentre i Vescovi italiani proseguono l’82ª Assemblea Generale in Vaticano sotto la guida di Papa Leone XIV, l’anniversario di Don Milani risuoni come un monito severo. Non ripetete l’errore storico compiuto con il priore di Barbiana. Non continuate a ignorare e mettere a tacere le nostre suppliche e le nostre offerte di collaborazione gratuita per gestire le chiese chiuse.

Chiediamo a Papa Leone XIV la coerenza teologica con la sua stessa Enciclica Magnifica Humanitas: le “pietre scartate” come i preti sposati sono pronte a diventare pilastri per la rinascita delle comunità locali. Serve un Decreto di Riammissione immediato, che sani l’ingiustizia e ridoni operai qualificati alla vigna del Signore.

Di seguito, pubblichiamo il Comunicato Stampa ufficiale emesso oggi dal Movimento.

📰 COMUNICATO STAMPA

PER IMMEDIATA DIFFUSIONE

Anniversario Don Milani: il Movimento Sacerdoti Sposati denuncia la persistenza del metodo dell’esilio e del silenzio…

Nel secondo giorno del digiuno intrapreso da don Giuseppe Serrone, il Movimento richiama l’eredità del Priore di Barbiana: «Ieri si esiliavano i preti scomodi, oggi si preferiscono le chiese senza Messa pur di ignorare i preti sposati. Chiediamo a Papa Leone XIV un Decreto di Riammissione»

ROMA, 27 MAGGIO 2026 – In occasione dell’anniversario della nascita di Don Lorenzo Milani (27 maggio 1923), figura centrale del cattolicesimo sociale e profetico rilanciata oggi dai media nazionali (fonte: La Nazione), il Movimento Sacerdoti Sposati lancia un duro atto d’accusa contro il persistente immobilismo delle gerarchie ecclesiastiche, riunite a Roma per l’82ª Assemblea Generale della CEI.

Il Movimento evidenzia come i meccanismi di censura e di emarginazione curiale che colpirono il Priore di Barbiana – esiliato sull’Appennino toscano perché ritenuto “scomodo” dalle autorità ecclesiastiche del tempo – siano i medesimi applicati oggi nei confronti dei sacerdoti sposati con regolare matrimonio religioso. Dal 2003, infatti, le istanze di rinnovamento e le formali suppliche inviate da don Giuseppe Serrone a Roma e ai Vescovi italiani vengono sistematicamente ignorate e messe in secondo piano rispetto all’urgenza pastorale.

 Don Giuseppe Serrone dal suo presidio per il secondo Digiuno di 40 giorni, iniziato da pochi giorni afferma «Oggi assistiamo al paradosso di diocesi, come quella di Verona, che scelgono di razionare o cancellare le Messe domenicali per mancanza di clero, affidando le parrocchie a guide laiche. Si preferisce l’estinzione sacramentale dei territori e il silenzio dei tabernacoli pur di non reintegrare i sacerdoti sposati. Esattamente come ai tempi di Don Milani, la struttura preferisce difendere se stessa e le proprie regole rigide piuttosto che rispondere alla fame spirituale del Popolo di Dio».

L’appello rivolto a Papa Leone XIV e all’Assemblea della CEI, nel nome di Don Milani e della coerenza evangelica, chiede un immediato cambio di rotta: l’emanazione di un Decreto di Riammissione che permetta ai presbiteri sposati con rito sacramentale di tornare a celebrare l’Eucaristia e i Sacramenti, offrendo la propria disponibilità gratuita per custodire e gestire le chiese destinate alla chiusura.

Per informazioni, interviste e contatti stampa: Ufficio Stampa Movimento Sacerdoti Sposati

https://sacerdotisposati.altervista.org

sacerdotisposati@gmail.com

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