Il primo bacio, un viaggio, la Tosca, il figlio che nasce: tutte le emozioni oltre l’Alzheimer

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«Come una luce nell’oscurità». Padre Gabriel Romanelli ha salutato così la riapertura della scuola della Sacra Famiglia di Gaza City, chiusa da quasi tre anni a causa del conflitto iniziato nella Striscia il 7 ottobre 2023. Ieri, primo giorno di lezioni nell’enclave palestinese, i 1.000 studenti dell’istituto legato alla parrocchia cattolica sono rientrati nelle aule che a lungo hanno rappresentato un riparo per oltre 450 sfollati. «Riaprire la scuola è un segnale forte per tutti i bambini e ragazzi che potranno respirare un briciolo di normalità in mezzo alla polvere delle macerie e della distruzione», ha dichiarato padre Romanelli durante un’intervista rilasciata all’Agenzia Sir. Prima della guerra erano cinque le scuole cristiane che operavano a Gaza: tre cattoliche, una ortodossa e una evangelica. Quest’anno, per la prima volta, tutti gli studenti cristiani della Striscia si ritrovano riuniti nella scuola della Sacra Famiglia. Sono 130, circa il 10% del numero complessivo degli iscritti, ha reso noto George Akroush, direttore dell’Ufficio per lo Sviluppo del Patriarcato Latino di Gerusalemme.
«I bambini di Gaza sono diventati un simbolo», aggiunge padre Romanelli in riferimento alla campagna lanciata da Avvenire per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai fanciulli della Striscia. «È una buona iniziativa, proprio come gesto simbolico, non una graduatoria del dolore, ma un segno capace di richiamare l’attenzione sulla condizione di tutta l’infanzia nelle guerre», afferma il sacerdote argentino. «Più di 20.000 bambini di Gaza sono stati uccisi. È una cifra enorme che ricorda ogni bambino ucciso in ogni parte del mondo. E il numero, purtroppo, continua ancora a salire», conclude il parroco della Sacra Famiglia. Appena tre giorni prima che le scuole ricominciassero le attività Amal al-Mughair, 8 anni, è stata dilaniata da un bombardamento israeliano mentre si trovava nella tenda della sua famiglia a Khan Yunis. Sono quasi 1.400 i gazawi uccisi a partire dal “cessate il fuoco” del 10 ottobre 2025. La precarietà della vita nella Striscia si riflette nel sistema scolastico. Secondo i dati forniti dall’Ocha, l’Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari dell’Onu, negli ultimi due anni solo 250mila su 658mila studenti di Gaza hanno ricevuto una qualche forma di istruzione negli “Spazi temporanei di apprendimento”.
Il 92% degli edifici scolastici, riporta l’Unrwa, sono danneggiati o distrutti, e solo il 60% degli alunni ha accesso a lezioni in presenza. Uno studio del ministero dell’Educazione palestinese ha evidenziato che fra il 2023 e il 2026 la frequenza scolastica è crollata da 200 a 60 giorni all’anno, e le ore settimanali trascorse in aula da 30 a 12. Nel suo report di giugno l’Unicef indicava in 114 milioni di dollari la cifra necessaria per coprire le esigenze del devastato sistema educativo, il doppio di quanto l’agenzia abbia attualmente a disposizione. Dei 230 spazi utilizzati per l’insegnamento sono pochi gli edifici sopravvissuti ai bombardamenti, o quelli riparati. A docenti e alunni traumatizzati dal conflitto, nelle tende oppresse dal sole e dalla pioggia, manca tutto: banchi, sedie, lavagne, libri, penne e quaderni. Prima del 7 ottobre Gaza poteva vantare uno dei migliori sistemi scolastici di tutta la regione. Solo il 2% della popolazione con più di 15 anni era analfabeta.
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Dai 230 accessi psichiatrici in pronto soccorso del 2011 agli oltre 1.600 del 2025, secondo recenti dati. Stefano Vicari, responsabile del reparto di neuropsichiatria dell’Ospedale Bambino Gesù, descrive un fenomeno in crescita drammatica. L’età media dei pazienti è scesa sotto i tredici anni
Federico Tonini – Città del Vaticano – Vatican News
Negli ultimi quindici anni, gli accessi per motivi psichiatrici al pronto soccorso dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma sono aumentati del 500%. Un dato drammatico, se si pensa che si è passati dai circa 200 ingressi registrati tra il 2011 e il 2013, agli oltre 1.600 nel 2025. Non si può più parlare, dunque, di un fenomeno di “disagio generico” tra le file dei giovanissimi, ma di una vera e propria circostanza di emergenza. Lo sottolinea ai media vaticani Stefano Vicari, responsabile del reparto di neuropsichiatria dell’Ospedale Bambino Gesù, e professore ordinario di neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Ascolta l’intervista con Stefano Vicari
“Tra le cause principali per cui i ragazzi vanno in pronto soccorso per un motivo psichiatrico – afferma Vicari – c’è proprio l’autolesionismo, cioè ragazzi che decidono di farsi del male, talvolta a scopo non suicidario, ma anche ragazzi che, invece, si fanno del male perché vogliono morire. Questo è un fenomeno in grandissima crescita. Molti di loro pensano frequentemente alla morte, pianificando o utilizzando diverse strategie e scrivendo lettere di addio. Fortunatamente, in molti casi vengono messi in atto tentativi che permettono un intervento tempestivo da parte degli adulti o dei soccorritori, evitando l’esito fatale anche a fronte di lesioni e ferite”.
Il numero più preoccupante è quello dell’età in cui si manifestano i disagi. Il fenomeno, che fino a pochi anni fa si manifestava maggiormente sulla fascia dei 15-18 anni, è ora sceso a una media di 12,8. “La bambina più piccola – è il racconto di Vicari – l’abbiamo ricoverata a soli nove anni, dopo che si era lanciata dalla finestra. È un’ondata che sta crescendo, anche in età molto più precoce, con casi sempre più frequenti e numerosi”.
Il 2013 come punto di non ritorno
Vicari individua nel 2013 il momento di estremo peggioramento del quadro generale, non solo in Italia. L’anno in cui gli smartphone dotati di fotocamera interna, i cui modelli erano stati rilasciati sul mercato intorno al 2010, hanno iniziato a diffondersi a dismisura a causa del progressivo abbassamento dei prezzi. “Non è un caso che con il crollo del loro costo – sostiene ancora il neuropsichiata – i telefonini siano diventati il regalo della Prima Comunione. Dicevo ironicamente di considerare tale regalo un peccato mortale. Noi esperti siamo tutti concordi nel dire che sarebbe buona norma che un bambino non possieda un telefono di proprietà, prima dei tredici anni, e che non acceda ai social network prima dei sedici. Un altro conto è usare sporadicamente quello del papà o della mamma”.
Il vero protagonista rimane però internet. “Il 70% degli adolescenti si riconosce dipendente dallo smartphone. Si sono infatti moltiplicati i casi di dipendenza da internet: bambini e adolescenti che non riescono a staccarsi dal telefonino”. A partire dal primo ottobre, per contrastare la problematica, l’Ospedale Bambino Gesù aprirà un ambulatorio dedicato proprio a questo uso problematico della rete. Il problema non è internet in sé, precisa poi Vicari, ma come viene usato, soprattutto perché gli adulti non lo gestiscono ancora in modo responsabile.
Come prevenire il disagio
Famiglia, scuola e tempo libero. Sono questi i tre principali contesti che, secondo Vicari, si potrebbero rivelare decisivi al contrasto del fenomeno, qualora venissero vissuti in un determinato modo. “Immaginiamo un contesto in cui il bambino esce alle 8 del mattino, sale sul pulmino, va a scuola, studia fino all’una, anche con impegno, e poi mette via completamente i libri. Nel pomeriggio svolge attività di tempo libero sempre veicolate all’interno della scuola, come nuoto, tennis, o imparare a suonare uno strumento musicale. Alle 17 prende il pulmino di ritorno, va a casa e ritrova la famiglia”. Un modello che a molti potrebbe sembrare irrealizzabile, ma è esattamente quello che succede in molti Paesi a capitalismo avanzato, spiega Vicari: “In Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Germania, la scuola è organizzata in questa maniera. In Italia assistiamo invece a una scuola pubblica profondamente mortificata, spesso caratterizzata da strutture degradate e, in alcuni casi, persino pericolose per gli studenti”.
Il suo appello è diretto: “Non possiamo ricordarci degli adolescenti solo quando delinquono”, ma bisogna favorire “la cultura, il sapere, lo stare insieme in relazioni positive, il volontariato, l’educazione all’attenzione per il prossimo”. Sull’Eu Kids Act, la nuova proposta di legge fondamentale europea, annunciata lo scorso 17 settembre, che vieta l’accesso ai social sotto i 13 anni. Vicari si esprime favorevolmente: “È un passo importante. La politica ha la responsabilità di assumersi il peso di queste decisioni, è un po’ come per l’automobile: noi non consentiamo a un bambino di 6 anni di guidare, nonostante sia un mezzo che consenta di migliorare la qualità di vita di ciascuno di noi”. Lo stesso deve accadere con gli smartphone, afferma: “Per l’utilizzo di internet e dei social, i bambini devono avere un senso critico, e questo si sviluppa crescendo, non è presente già nei primi anni di vita”. Non tutto ciò che è possibile, dunque, deve essere permesso.
Letture del Giorno
Prima Lettura
Dal libro del profeta Isaìa
Is 55,6-9
Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 144 (145)
R. Il Signore è vicino a chi lo invoca.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza. R.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità. R.
Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 1,20c-24.27a
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 20,1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

La candidata pacifista russa Yulia Kuznetsova è scomparsa per due giorni. Poi è tornata a farsi vedere con un video. Ma i compagni di partito pensano che sia stata costretta a registrarlo. Kuznetsova, candidata alla Duma di Stato per il distretto di Babushkinsky a Mosca, non aveva dato notizie di sé dalla sera del 17 settembre. Poi ha pubblicato un video in cui affermava di stare bene. Ma RusNews, il sito che lo ha pubblicato, ha scritto che «le persone vicine a Kuznetsova sono certi che il video sia stato registrato sotto costrizione».
Il ritorno della candidata scomparsa
La notizia è riportata da Radio Liberty e da altri media. Kuznetsova, ex membro dello staff di Boris Nadezhdin, si candida con il Partito dei Verdi, che ha slogan contro la guerra. Ha ricevuto l’appoggio del cosiddetto progetto Voto Intelligente, un’iniziativa guidata dagli alleati di Alexei Navalny. «Ieri ho avuto una conversazione piuttosto difficile, dopo la quale mio marito ha dovuto fornirmi assistenza psicologica e medica. Ora sto bene e tornerò presto a casa. Grazie mille a tutti per la vostra preoccupazione», ha detto nel video.
La denuncia
I collaboratori di Kuznetsova avevano precedentemente affermato che lei e suo marito potevano essere stati arrestati. Ma la polizia sostiene che Kuznetsova sia stata «ritrovata» e stia «bene». La sera del 17 settembre Kuznetsova aveva smesso di farsi sentire dopo un incontro con gli elettori a Sokolniki. Quella stessa sera è stata presentata una denuncia di scomparsa alla polizia. La persona che ha sporto denuncia è stata convocata in commissariato nel pomeriggio del 18 settembre. Lì è stata informata che Kuznetsova e suo marito, scomparso con lei, erano stati ritrovati.
Una scomparsa inscenata?
L’agente di polizia si è rifiutato di rivelare la loro esatta ubicazione o il motivo per cui i loro telefoni risultavano irraggiungibili, ma ha mostrato una fotografia della coppia scattata in un luogo sconosciuto. Il blogger Kirill Shulika, citando Vyacheslav Kozlov, capo della Commissione Sicurezza della Camera Civica, ha scritto che Kuznetsova «si trova in una casa vacanze vicino a Mytishchi con il marito. Non riveliamo il nome perché si tratta di informazioni riservate; la Kuznetsova non ci ha autorizzato a divulgarlo», ha aggiunto Shulika, insinuando che Kuznetsova abbia inscenato la sua scomparsa.
L’articolo Russia, la candidata alle elezioni scomparsa torna in video: «Ma è stata costretta» proviene da Open.
Colore Liturgico Verde
Gesù ci svela quanto la sua logica sia diversa dalla nostra e la superi.
Nella sua vigna c’è spazio per tutti e ogni ora può essere quella giusta. Così come ogni nostra situazione di vita deve essere la vigna che ci è affidata per curarla e metterla in grado di portare molto frutto e questo non per rinchiuderci egoisticamente in un ambito ristretto ma per riconoscerci, a partire dal concreto dell’esistenza, “lanciati sulle frontiere della storia”, per essere cioè veri evangelizzatori e missionari.
Siamo tutti pronti a riconoscerci tra gli operai che hanno accettato l’invito della prima ora, ma quale potrà essere la chiamata che il Signore ci riserva per l’ultima ora, per la sera della nostra vita?
Riconoscersi tra i chiamati alla salvezza deve significare renderci disponibili ad accogliere ogni chiamata, anche la meno gratificante, la più difficile e dolorosa.
Antifona d’ingresso
«Io sono la salvezza del popolo», dice il Signore.
«In qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò,
e sarò loro Signore per sempre».
Colletta
O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo
hai posto il fondamento di tutta la legge,
fa’ che osservando i tuoi comandamenti
possiamo giungere alla vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Oppure (Anno A):
O Padre, le tue vie sovrastano le nostre vie
quanto il cielo sovrasta la terra:
concedi a noi la gioia semplice
di essere operai della tua vigna
senza contare meriti e fatiche,
lieti solo di portare frutti buoni
per la speranza del mondo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Prima lettura
Is 55,6-9
I miei pensieri non sono i vostri pensieri.
Dal libro del profeta Isaìa
Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 144
Il Signore è vicino a chi lo invoca.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.
Seconda lettura
Fil 1,20-24.27
Per me vivere è Cristo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.
Parola di Dio
Canto al Vangelo
At 16,14
Alleluia, alleluia.
Apri, Signore, il nostro cuore
e accoglieremo le parole del Figlio tuo.
Alleluia.
Vangelo
Mt 20,1-16
Sei invidioso perché io sono buono?
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Con un cuore solo e un’anima sola rivolgiamo la nostra preghiera al Padre che ci ha chiamati a essere santi e immacolati nell’amore.
Preghiamo insieme e diciamo: Guidaci, Signore, nelle tue vie.
1. Per la Chiesa: associata a Cristo, servo obbediente del Padre, annunci in tutto il mondo il suo regno di giustizia, di verità e di pace. Preghiamo.
2. Per quanti svolgono un ministero nella Chiesa: vivano il loro servizio con umiltà e con gioia, seguendo l’esempio di Gesù che si è fatto ultimo e servo di tutti. Preghiamo.
3. Per i popoli martoriati dalla violenza e dalla guerra: si affermino uomini di governo capaci di intraprendere risolutamente le vie della riconciliazione, nel rispetto del diritto alla vita e alla libertà. Preghiamo.
4. Per le famiglie, in particolare per quelle più tribolate: attingendo forza dalla grazia del sacramento del Matrimonio, crescano nell’unità e nella pace, aperte al servizio e al dono della vita. Preghiamo.
5. Per noi qui riuniti: la parola del Vangelo converta i nostri cuori, ci renda capaci di accogliere Cristo e di seguirlo con prontezza e animo riconoscente. Preghiamo.
O Padre, che abiti nei cieli, eppure sei più intimo a noi di noi stessi, accogli le preghiere elevate a te con la voce e le suppliche inespresse che solo tu conosci. Per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle offerte
Accogli con bontà, o Signore,
l’offerta del tuo popolo
e donaci in questo sacramento di salvezza i doni eterni,
nei quali crediamo e speriamo con amore di figli.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Tu hai dato, Signore, i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie nel custodire i tuoi decreti.
(Cf. Sal 118,4-5)
Oppure:
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore
e le mie pecore conoscono me. (Gv 10,14)
Oppure (Anno A):
«Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»,
dice il Signore. (Mt 20,16)
Preghiera dopo la comunione
Guida e sostieni, o Signore, con il tuo continuo aiuto
il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti,
perché la redenzione operata da questi misteri
trasformi tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.
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Il 21 settembre, nella Giornata internazionale della Pace, nell’atrio della Basilica verrà presentata l’installazione sonora del regista tedesco Philip Gröning: oltre mille suoni registrati individualmente, trasmessi a intervalli irregolari nell’arco di 49 ore, ognuno a rappresentare una persona uccisa nei conflitti
Vatican News
In occasione della Giornata internazionale della pace delle Nazioni Unite di lunedì 21 settembre, l’atrio della Basilica di San Pietro ospiterà Sounds of Loss. L’installazione sonora, ideata dal regista tedesco Philip Gröning, intende richiamare l’attenzione sulle vite umane perdute nelle guerre attraverso una serie di suoni irregolari, come ticchettii e colpi. L’iniziativa è sostenuta dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, dal Dicastero per la Comunicazione e dalla Società per la Conservazione della Basilica di San Pietro. L’installazione è composta da 1.096 suoni registrati individualmente, trasmessi a intervalli irregolari nell’arco di 49 ore. Secondo il progetto, ogni suono rappresenta una persona uccisa in guerra durante tale periodo. In base alle statistiche del 2026 citate dal progetto, un suono viene riprodotto in media ogni 2.62 minuti.
Il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha accolto con favore l’iniziativa, definendo Gröning “un vero maestro del silenzio”. “In questo progetto, egli semina il terreno fertile del silenzio con brevi esplosioni di suono che servono a richiamare la nostra attenzione sulla tragedia quotidiana della perdita di vite umane nelle guerre che imperversano nel mondo”, afferma il porporato. Che descrive il progetto come “un invito alla responsabilità”, esortando le persone ad “ascoltare il grido” delle vittime di violenza e aggressione e a “non cedere mai all’autocompiacimento e alla distrazione”.
Da parte sua, il cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica di San Pietro e presidente del Fabric of St Peter’s, sottolinea che accogliere Sounds of Loss significa offrire “uno spazio di ascolto e riflessione sulle vittime dei conflitti”. L’installazione, aggiunge, “ci ricorda il valore di ogni vita umana e la nostra responsabilità condivisa di costruire percorsi di pace”.
Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione, esprime gratitudine a Gröning per aver ideato un progetto capace di “risvegliarci dal nostro torpore di fronte alla guerra”. “Mille suoni, nell’arco di 49 ore, ci ricorderanno tante vite che si sono spente, occhi che si chiudono, cuori che cessano di battere”, dice Ruffini, riflettendo su come le storie umane che si celano dietro la guerra possano essere oscurate dal frastuono della vita quotidiana. “Ogni battito, una storia non raccontata, un volto, un nome, una voce messa a tacere, un sorriso troncato”.
Il prefetto del Dicastero per la Comunicazione richiama inoltre l’invito di Papa Leone XIV, nel suo Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, a pensare ai volti e alle voci di coloro che sono stati colpiti dalla guerra: “Proviamo ad ascoltarli e a lasciarci cambiare”.
L’artista Gröning spiega di aver iniziato a lavorare a Sounds of Loss nell’inverno del 2026, dopo aver riflettuto sul numero di persone che ogni giorno perdono la vita in guerra. “Ho pensato che fosse giunto il momento di riportare alla nostra attenzione il fatto che le guerre uccidono esseri umani ogni 2,6 minuti”. Il progetto è stato concepito come una risposta artistica a qualcosa che spesso è difficile da comprendere solo attraverso le statistiche. “Le immagini sono effimere”, sottolinea il regista. “La ripetizione e il suono, invece, possono essere più persistenti”.
Nell’arco di tre mesi, il progetto ha registrato oltre 24 mila campioni di rumori di clic, colpi e urti. I suoni provenivano da 50 categorie diverse, tra cui interruttori della luce, vecchi telegrafisti, orologi, serrature, scatole di cartone e matite sui tavoli. Queste registrazioni sono state poi assemblate in un totale di 49 ore, comprendenti 1.096 suoni. Gröning si è detto grato per il sostegno del Vaticano e ha auspicato la prosecuzione di Sounds of Loss fino al 2031.
I clic sono volutamente irregolari, a volte compaiono in gruppi e altre volte lasciano spazio al silenzio. Anche il loro volume varia, con alcuni suoni deboli e altri molto più forti. Secondo l’idea di base del progetto, queste variazioni intendono riflettere la disuguale attenzione spesso riservata alle vittime di guerra in base a fattori culturali, religiosi o razziali. Tutto è concepito per coprire l’intera giornata del 21 settembre, in qualsiasi fuso orario, iniziando a Kiribati e concludendosi sull’isola di Baker.
Anche altri luoghi di culto sostengono l’iniziativa, tra cui la cattedrale di St John the Divine a New York e la cattedrale di Santa Maria Matricolare a Verona. Il sito web di Vatican News offrirà un collegamento online in diretta con Piazza San Pietro, abbinato alla trasmissione audio Sounds of Loss , nei giorni 20 e 21 settembre.
Le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato russa si aprono tra tensioni politiche e il caso della candidata dei Verdi Yulia Kuznetsova, che era risultata irreperibile alla vigilia dell’apertura dei seggi. La candidata, impegnata nella circoscrizione Babushkinsky di Mosca con posizioni contrarie alla guerra in Ucraina, aveva partecipato a un incontro con i sostenitori a Sokolniki il 17 settembre. Poi, mentre tornava a casa in taxi con il marito, aveva smesso di rispondere al telefono. La sua scomparsa era stata denunciata dall’organizzazione Slovo Zashchite e dal suo entourage, mentre alcune fonti ipotizzavano un possibile fermo da parte della polizia. Anche il telefono del marito era risultato irraggiungibile.
Il caso
La vicenda si è intrecciata con un altro episodio denunciato dalla campagna elettorale: alcuni osservatori indicati da Kuznetsova erano stati allontanati dai seggi sulla base di documenti che la candidata aveva contestato, sostenendo che uno di essi fosse falso. Kuznetsova, che in passato aveva collaborato alla campagna di Boris Nadezhdin e si era candidata alla Duma di Mosca nel 2024, correva per la Duma di Stato nel collegio uninominale Babushkinsky. La candidata è poi ricomparsa il 18 settembre, comunicando attraverso un video di stare bene e spiegando che lei e il marito avevano avuto una «conversazione difficile» dopo la quale aveva avuto bisogno di sostegno psicologico e assistenza medica.
Le elezioni
Il caso arriva mentre in Russia sono iniziate le elezioni parlamentari, distribuite su tre giorni, dal 18 al 20 settembre. Il voto riguarda il rinnovo della Duma di Stato e si svolge anche a livello regionale e municipale. Secondo i dati ufficiali citati nelle fonti, gli elettori sono oltre 111 milioni. Il presidente Vladimir Putin ha votato online. Nel giorno di apertura delle urne Putin ha inoltre collegato il voto russo alla situazione internazionale, sostenendo che gli elettori europei avrebbero espresso nelle loro elezioni la volontà di evitare una guerra con la Russia. Il presidente russo ha accusato i leader europei di non ascoltare i propri cittadini e di contribuire all’escalation del conflitto in Ucraina. Si tratta della posizione espressa da Putin, che inserisce le elezioni europee nel confronto politico sulla guerra. Al termine del primo dei tre giorni di elezioni, l’affluenza alle urne per il rinnovo della Duma di Stato russa si è attestata al 25,30%.

Adnkronos) – Addio a Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter e della Nazionale. Ad annunciarlo il club neroazzurro sul sito ufficiale. “FC Internazionale Milano, il suo presidente Giuseppe Marotta, il vicepresidente Javier Zanetti, l’allenatore Cristian Chivu e il suo staff, i calciatori e tutto il mondo Inter si uniscono con profonda commozione al cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra e del calcio mondiale e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”, si legge in una lunga nota, nella quale viene ripercorsa la storia del campione che avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 8 novembre.
“La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia, l’ha scritta per davvero, in maniera indelebile e senza precedenti? E poi si fa fatica, attanagliati da una malinconia che è già presente e che non ci lascerà, perché ci sembra di vederlo ancora qui, tra la sede ed Appiano, a ricordare di Puskas, di Herrera, di Suarez e Corso, un aneddoto dietro l’altro subito da mischiare con l’attualità, la voglia di Inter accesa negli occhi, di parlare di Lautaro e della nostra Inter, quella di adesso, quella di sempre”.
“Sandro Mazzola è stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra. Lui è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito. Sulle spalle un fardello pesante, il ricordo di un papà che pareva invincibile. Nel destino, due leggendari nerazzurri che di fatto lo cresceranno, accompagnandolo nel percorso della storia”.
“Una sola maglia per tutta la vita, un solo sogno. Da costruire senza un papà, perso nella strage di Superga, quella del Grande Torino. Aveva sei anni, cinque mesi e 23 giorni, Alessandro, per tutti Sandro, Sandrino. Vedeva le facce distrutte della gente che lo abbracciava e gli passava le mani sulla testa e si domandava cosa stesse succedendo. Quello che fu Valentino, Sandro lo conobbe nell’epica tramandata giorno per giorno. La iniziò a coltivare all’oratorio San Lorenzo a Milano, in Porta Ticinese, in partite a tutto campo contro Adriano Celentano.
Non l’unico interista che segnò la sua crescita: Giuseppe Meazza e Benito Lorenzi. Meazza lo crebbe tecnicamente, insegnandogli tutti i segreti. Lorenzi si presentò a casa di Sandro, a Cassano d’Adda, con scarpe e pallone. A 8 anni Mazzola e il fratello erano di fatto le mascotte dell’Inter: tra campo, spogliatoi e stadio, una formazione nerazzurra totale”.
“Bruciare le tappe, diventare grande per necessità. Sandrino lo ha fatto in fretta, anche grazie agli eventi. Lui, classe ’42, fu proiettato in campo in Prima Squadra nella famigerata ripetizione di Juventus-Inter, 10 giugno 1961, a Torino. Dall’interrogazione a scuola al viaggio nel capoluogo piemontese, dove Moratti ed Herrera schierarono la Primavera. Finì 9-1, per l’Inter segnò un ragazzo magro e bravo nel tocco: Sandro Mazzola. Aveva 18 anni”.
“Herrera riuscì a costruirgli addosso il ruolo giusto, per un’esplosione incontrollabile in quell’armata spettacolare che era la Grande Inter. La consacrazione? Prestissimo, santificata dai mostri sacri del calcio mondiale. Prater di Vienna, finale di Coppa dei Campioni, 1964. All’ingresso in campo fu Suarez a spingere Mazzola in campo: Sandro era rimasto ad ammirare i suoi idoli fuori dagli spogliatoi, Di Stefano, Puskas e gli altri campioni del Real Madrid. In campo, poi, due gol. Doppietta in finale di Coppa dei Campioni, il primo trionfo europeo dell’Inter, un trionfo senza precedenti con le firme di Mazzola e i complimenti di Puskas: ‘Sei degno di tuo papà Valentino”’ gli disse il fortissimo ungherese, regalandogli la maglia”.
Il sito dell’Inter passa quindi in rassegna i successi ottenuti da Mazzola. Quattro scudetti, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A (nel 1965 con 17 gol) e in Coppa dei campioni (7 gol nel 1964). Secondo nel Pallone d’Oro 1971 dietro a Johan Cruyff.
“La Grande Inter di Angelo Moratti, di Helenio Herrera, di Sarti, Burgnich, Facchetti. Mazzola lì, tra centrocampo e attacco, a disegnare traiettorie e segnare gol. Notti europee, pomeriggi al Meazza. Reti pesantissime e indimenticabili. Il suo marchio contro l’Independiente nella Coppa Intercontinentale, la rimonta con il Liverpool griffata e festeggiata con ‘When the Saints Go Marching In’ sparata negli altoparlanti di San Siro. Ancora: il gol nel derby dopo 13 secondi, il gol in Inter-Lazio nel 1966 che regala la prima Stella. Fino al 1977”. In mezzo, l’Europeo con l’Italia nel 1968, i Mondiali in Messico del 1970, con la semifinale con la Germania vinta dagli Azzurri 4-3 e rimasta nella storia, la staffetta con Rivera nella finale persa poi con il Brasile.
17 stagioni, 565 partite ufficiali, 158 gol. “Un legame con l’Inter mai chiuso, con la carriera da dirigente e poi da direttore sportivo. Anche dietro alla scrivania, intuizioni uniche. Platini e Falcao, poi sfumati. Zenga, riportato a Milano dalla Sambenedettese. E, soprattutto, Ronaldo. Il Fenomeno, arrivato dopo il pressing di Moratti e Mazzola, appunto. Quando R9 fu presentato nella sede nerazzurra, accanto aveva Luis Suarez e Sandro Mazzola”.
“Le sue visite in sede all’Inter sono continuate anche negli ultimi anni, lui che è nella Hall of Fame del Club, ha sempre raccontato del legame unico e indissolubile con i colori nerazzurri. Lo ha fatto anche raccontandolo a Lautaro e compagni, in una recente visita ad Appiano Gentile. Dove si sentiva a casa, dove ricordava i ritiri con Herrera, tra aneddoti meravigliosi e spassosi”.
“L’affetto dei tifosi nerazzurri l’ha sentito dal vivo anche a maggio 2024, nel giorno della celebrazione della seconda Stella: lui –con Bedin e Cappellini– in campo, celebrati per quella prima Stella arrivata 58 anni prima. Brillava in campo, brilla anche ora, la stella del baffo. Che, come spesso ha raccontato, aveva un solo, ultimo, desiderio: ‘Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1’.Lo faremo, Sandro”, conclude la lunga nota dell’Inter.