Diavoli o Testimoni? La risposta ad articolo di Matteo Matzuzzi (IL Foglio quotidiano)

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Mentre Il Foglio vede ‘diavoli’, noi vediamo 5.000 sacerdoti pronti a servire.

“Qualche giorno fa, un vaticanista de Il Foglio definiva come ‘diavoli in Vaticano’ coloro che spingono per l’apertura ai preti sposati. Oggi, al Giorno 24 di digiuno, rispondiamo con la mitezza dei fatti e la forza della cronaca.

È diabolico chiedere che le comunità parrocchiali abbiano l’Eucaristia? È diabolico citare il Canone 1752 che mette al centro la salvezza delle anime? O forse è diabolico voltarsi dall’altra parte mentre il deserto vocazionale avanza?

Il contrasto è servito:

  • La Teoria: Il Foglio etichetta e demonizza.

  • La Pratica: L’ANSA riconosce la dignità del digiuno di Don Giuseppe.

  • La Realtà: 23 anni di Informazione Libera e 41.407 articoli dimostrano che non siamo una ‘fazione oscura’, ma una presenza costante nella storia della Chiesa moderna.

Se voler bene alla Chiesa significa essere chiamati ‘diavoli’, allora Don Giuseppe continuerà il suo digiuno con il sorriso di chi sa di essere dalla parte della Verità.”

LA CROCE CHE NESSUNO GUARDAVA: IL SEGRETO DELLA NOSTRA MISSIONE

I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio!

“Nel 1991, un giovane Don Giuseppe Serrone camminava per le strade di Cagliari portando una croce. Per due giorni, nessuno alzò lo sguardo. Il silenzio di allora è lo stesso silenzio dei media di oggi.

Ma la storia cambiò quando due prostitute si fermarono per baciare quel legno. In quel momento, il Vangelo si fece carne: ‘Le prostitute e i pubblicani vi precederanno nel Regno dei Cieli’.

Quella lezione di 35 anni fa guida oggi il nostro 26° giorno di digiuno. Sappiamo che i palazzi del potere possono ignorarci, che i passanti possono evitare il nostro sguardo digitale, ma sappiamo anche che la Verità viene riconosciuta da chi ha fame e sete di misericordia. I sacerdoti sposati non sono ‘errori’, sono operai di quella stessa vigna dove gli ultimi diventano i primi.”

Redazione  Informazione Libera

 

OTTO NUOVI PRETI A SAN PIETRO. MA CHI PENSA ALLE MIGLIAIA DI PARROCCHIE RIMASTE AL BUIO?

“Domenica prossima, Papa Leone XIV ordinerà otto nuovi sacerdoti per la Diocesi di Roma. Accogliamo questo segno di speranza, ma non possiamo tacere la realtà: otto nuove ordinazioni non possono colmare il vuoto di un’Italia che ha fame di Eucaristia.  Mentre San Pietro si prepara alla festa, il nostro 26° giorno di digiuno pone una domanda al Santo Padre e ai Vescovi: perché non chiamare anche i 5.000 sacerdoti sposati pronti a servire?

  1. La Sproporzione: Otto giovani vite non bastano a coprire lo Stato di Necessità. La Chiesa non può vivere di ‘eventi’ a San Pietro mentre le periferie e i piccoli centri muoiono spiritualmente.

  2. Il Magistero della Realtà: Come diceva già nel 2028 il segretario di Stato Vaticano Parolin, il magistero non è un monolite. Riaprire le porte ai preti sposati non toglie nulla a questi otto giovani, ma restituisce speranza a milioni di fedeli.

  3. Venerdì la Veglia: Mentre a San Giovanni si veglierà per le vocazioni, noi veglieremo nel digiuno. La nostra è la vocazione di chi ha amato due volte: la Chiesa e la propria famiglia.

Santità, otto nuovi operai sono una benedizione. Ma fuori dalla Basilica c’è un’intera messe che marcisce perché avete lasciato a casa gli operai più esperti.

IL PARADOSSO DEL 26° GIORNO: IL PAPA HA GIÀ BENEDETTO I PRETI SPOSATI (MA IN USA)

ROMA – Mentre il digiuno di Don Giuseppe Serrone entra nelle sue ore più critiche, emerge un documento che grida vendetta al silenzio dei media italiani. Si tratta del messaggio inviato da Papa Leone XIV il 19 luglio 2025 ai cattolici orientali negli Stati Uniti.

I Fatti del 2025 Già un anno fa, il Pontefice esortava i fedeli d’oltreoceano ad “aprirsi al rinnovamento pastorale senza disperdere le tradizioni”. Un messaggio rivolto a comunità dove il presbiterato uxorato (sacerdoti sposati) è una realtà consolidata, feconda e pienamente riconosciuta dalla Chiesa Cattolica.

La Domanda del 2026 Se il 19 luglio 2025 il Papa riconosceva nel clero sposato una risorsa per il “rinnovamento pastorale”, perché oggi, 22 aprile 2026, la Chiesa italiana e i media nazionali trattano il tema come un tabù pericoloso?

  • Perché ciò che era “rinnovamento” in America è diventato “silenzio” in Italia?

  • Perché la dignità riconosciuta ai preti orientali viene negata ai 5.000 sacerdoti sposati latini che chiedono solo di servire in uno Stato di Necessità ormai palese?

Coerenza e Verità Il nostro 26° giorno di digiuno non chiede “nuovi dogmi”, ma la coerenza di quanto il Papa ha già scritto e firmato. Se la dignità della persona e la libertà del cristiano (come ricordato oggi da Enzo Bianchi) sono il centro del Vangelo, allora il tempo delle discriminazioni geografiche deve finire.

“Non chiediamo una rivoluzione, chiediamo che la verità del 19 luglio 2025 diventi realtà quotidiana anche nelle nostre parrocchie svuotate.”

ENZO BIANCHI E IL GRIDO DELLA LIBERTÀ: SE CRISTO RIFIUTÒ DI MUTARE LE PIETRE IN PANE…

Per la Quaresima: Petrosino e le tentazioni di Gesù

“Nel nostro 26° giorno di digiuno, le parole di Fr. Enzo Bianchi risuonano come una benedizione sulla nostra Satyagraha. Citando Athenagoras, Bianchi ci ricorda che Cristo ha rifiutato di mutare le pietre in pane per stabilire la nostra libertà.

Anche noi, oggi, rifiutiamo il ‘pane’ di una Chiesa burocratica e sottomessa alle vecchie etichette per rivendicare la libertà dei figli di Dio. Se la fede è ‘l’atto supremo della libertà’, allora il cammino dei 5.000 sacerdoti sposati è un atto di fede pura.

Accogliamo l’invito a immaginare una ‘Chiesa diversa’ (quella che noi chiamiamo Renovatio) e rilanciamo il tema dell’irrilevanza: non abbiamo paura di essere ignorati dall’algoritmo o dai media, perché la nostra forza non viene dal potere, ma dalla libertà di essere ‘uomini vivi’.”

TORINO CELEBRA LA “MADRE”, MA DIMENTICA LE FAMIGLIE DEI SUOI PRETI

Mentre a Torino si annunciano tre serate dedicate a ‘Maria Madre della Chiesa’ con testimonianze di donne del Vaticano, il nostro 26° giorno di digiuno pone una domanda scomoda: può una Chiesa dirsi ‘Madre’ se continua a ignorare la carne dei suoi figli?

Lodiamo l’iniziativa del Vicariato: dare spazio alle donne in Vaticano è un segno di cambiamento. Ma la vera maternità della Chiesa si misura dalla capacità di non lasciare orfane le parrocchie e di non escludere i sacerdoti sposati e le loro mogli — donne che la Chiesa la vivono, la servono e la soffrono ogni giorno nel silenzio.

Maria è Madre di una Chiesa che non mette etichette (come denunciato oggi da Silere non possum), ma che custodisce la vita (come chiesto dal Papa a Mongomo). Non servono solo ‘sabati sera al femminile’, serve una Renovatio che riconosca la dignità del matrimonio nel presbiterato. La Madre della Chiesa non scaccia i suoi figli che hanno scelto di amare.

DA MONGOMO AL CUORE DELLA SATYAGRAHA: LA DIGNITÀ NON SI NEGOZIA

“Papa Leone XIV a Mongomo è stato categorico: bisogna ‘custodire la vita e la dignità della persona’. È un appello che risuona come un tuono nelle orecchie di chi, in queste ore, sta ignorando il 26° giorno di digiuno dei sacerdoti sposati.

Custodire la vita significa non lasciare solo un fratello che mette a repentaglio la propria salute per una ‘giustizia d’amore’, come ci ha scritto oggi Katia. Custodire la dignità significa riconoscere l’integrità dei 5.000 sacerdoti sposati che non vogliono più essere ‘etichette’ o ‘ridotti’, ma persone vive al servizio del Vangelo.

Se la dignità della persona è il centro della missione della Chiesa in Africa, deve esserlo anche in Italia. Non si può lodare il Papa a Mongomo e ignorare lo Stato di Necessità a Torino o in Sicilia.

La nostra è una battaglia per la dignità di tutti: dei giovani preti stanchi di vecchi schemi, dei preti sposati che chiedono di servire, del popolo che ha fame di pastori autentici. 1.847.000 passi dal 2003 ad oggi. Non ci fermeremo finché la dignità non sarà di casa in ogni parrocchia.” 🕊️🌍🏛️

IL GIORNALE: SE L’ALGORITMO IGNORA IL PAPA. LA NOSTRA RENOVATIO È TROPPO AVANTI PER LE MACCHINE?

Commento della Redazione: *”Oggi ‘Il Giornale’ ci sbatte in faccia una verità ironica e profonda: l’intelligenza artificiale non conosce Papa Leone XIV. Questo accade perché le macchine, come i burocrati, si nutrono di archivi, non di visioni. Mentre ChatGPT è ferma al passato, noi siamo nel pieno della Renovatio.

Mentre i media ‘umani’ ci confinano al silenzio e quelli ‘artificiali’ ci ignorano per mancato aggiornamento, noi continuiamo il nostro 26° giorno di digiuno. Questo articolo conferma che il Mosaico della Ricostruzione sta scrivendo una storia così nuova che persino i server della Silicon Valley faticano a processarla.

Non siamo noi ad essere ‘fuori dal mondo’, è il mondo dell’informazione (umana e artificiale) che è in ritardo sulla Verità. Come dice K. nel suo commento: ‘chi è senza peccato scagli la prima pietra’. Noi scagliamo la pietra della realtà contro il vetro dell’illusione digitale.”

Se per ChatGpt il Papa è ancora Francesco e non conosce Leone XIV

“Oltre l’Algoritmo”

ANCHE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE HA PAURA DEL CAMBIAMENTO? 🤖🚫

“Secondo ‘Il Giornale’, ChatGPT non sa chi sia Papa Leone XIV. Resta ferma a ieri, proprio come chi vorrebbe una Chiesa fatta di sole vecchie etichette.

Ma la Renovatio non si scarica da un database: si vive sulla pelle, nel digiuno, tra le 1.847.000 persone che dal 2003 seguono questo blog. Se l’algoritmo non ci legge, è perché stiamo scrivendo il futuro in tempo reale.

Mentre il Papa in Africa chiede di abbattere i privilegi, noi abbattiamo il muro del ‘si è sempre fatto così’. La nostra fame è più reale di qualsiasi codice binario.

Siamo nel 2026. Siamo vivi. E la storia non aspetta gli aggiornamenti di sistema.” 🕊️🏛️🔥 [Link all’articolo de Il Giornale]

GIORNO 26: La Voce del Popolo contro il Silenzio dei Palazzi

La Redazione deve dare risalto a questa testimonianza, perché è la risposta più autentica al “muro di gomma” mediatico:

“È VERGOGNOSO”: IL GRIDO DI K. E LA SOLITUDINE DEI PROFETI

Il Commento della Redazione: Il commento di K. (pagina facebook Movimento Sacerdoti Sposati) ci ricorda che la Satyagraha non è un dibattito accademico, ma un corpo che soffre. Quando K. definisce ‘vergognosa’ l’indifferenza verso chi mette a repentaglio la propria salute per una ‘giustizia d’amore’, sta dando voce a migliaia di persone che non capiscono più il silenzio del Vaticano.

Non è eresia, k.. È il ‘Sensus Fidei’: il popolo capisce quando c’è un’ingiustizia, anche se le istituzioni girano lo sguardo. Il richiamo alla frase di Gesù ‘chi è senza peccato scagli la prima pietra’ è il monito definitivo contro quel clericalismo che il Papa stesso ha condannato oggi in Angola. Se il Papa chiede di non cercare privilegi, il primo privilegio da abbattere è quello di poter ignorare il grido dei propri fratelli.”

Leader del Movimento sacerdoti sposati in sciopero della fame: ‘La Chiesa ci faccia almeno celebrare la messa’. In Italia sono circa 5mila (ansa)

IL PAPA DELLE DONNE

di Nina Fabrizio Vaticanista Ansa

“Siamo al giorno 23 del digiuno di don Giuseppe Serrone, un uomo che sta mettendo a rischio la propria salute per ricordare a tutti che la Chiesa ha uno strumento legale, il canone 1752, che impone la riammissione dei sacerdoti sposati laddove la ‘salvezza delle anime’ sia in pericolo per mancanza di clero”.
Il conto del digiuno di protesta di Giuseppe Serrone, da anni leader del Movimento internazionale sacerdoti sposati, lo tiene il sito web “Informazione libera”, che da giorni pubblica articoli e notizie relative al mondo ‘sommerso’ e un po’ nascosto dei presbiteri che hanno abbandonato la veste sacerdotale per sposarsi e formare una famiglia.

Molti di loro però, (nel complesso circa 5mila in Italia) pur se secondo le leggi canoniche in vigore dopo il matrimonio che può essere celebrato in seguito all’ottenimento di una specifica “dispensa”, non possono più svolgere il ministero “attivo” con la celebrazione cioè della messa, la somministrazione dei sacramenti, la cura pastorale e tutti gli altri oneri e onori del presbiterato, non intendono gettare del tutto l’abito sacerdotale alle ortiche e cercano vie di ricomposizione con la Chiesa, anche se finora senza successo.

“Non siamo soli”, dicono serrando le fila attorno alla protesta di Serrone e citano il recente caso del vescovo belga Johan Bonny, che ha scosso la Chiesa europea annunciando l’intenzione di ordinare sacerdoti uomini sposati (“viri probati”) entro il 2028 per contrastare la carenza di vocazioni, nonostante la mancanza di sostegno da Roma e il rischio di sanzioni canoniche. Per cercare di attirare l’attenzione di Leone, Pontefice che finora non ha menzionato la questione del celibato, non un dogma ma una tradizione rispettata da tutti i Papi moderni, Serrone sta portando avanti un digiuno di 40 giorni, “atto di amore e testimonianza non violenta per la Chiesa” con l’obiettivo di una “riammissione al ministero pastorale attivo per i sacerdoti sposati” per rispondere “alla fame di eucaristia nel mondo”. Il movimento spiega anche di ispirarsi alla non-violenza del Mahatma Gandhi e alla profondità teologica di Raimon Panikkar osservando quindi un metodo “mite ma fermo: un’offerta quotidiana di riso per sensibilizzare il cuore di Papa Leone XIV”.
Papa Francesco pur avendo ispirato un dibattito sul tema del celibato e andando inizialmente incontro alle istanze di questo mondo che ha trovato dei referenti anche in cardinali stimati come il brasiliano Claudio Hummes (ora scomparso) e lo stesso ex arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, lo aveva poi chiuso lui stesso spiegando a più riprese di preferire la forma celibataria anche se nella stessa Chiesa cattolica esistono riti diversi da quello latino, come alcuni riti orientali che ammettono le nozze. Nella Chiesa cattolica sono ricompresi poi anche i sacerdoti ex anglicani sposati che grazie alla Costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus” di Benedetto XVI, sono passati al cattolicesimo. Per i sacerdoti di rito latino, la maggior parte nella Chiesa cattolica, sia dell’ordine secolare sia degli ordini religiosi, il celibato è però una tradizione millenaria finora intoccata. Il Movimento Preti sposati prova a fare leva sulla “crisi delle vocazioni che interessa tutta la Chiesa”: “la priorità – spiega – non è la contestazione del celibato, ma la riammissione al ministero attivo di quei sacerdoti che, avendo ottenuto la regolare dispensa e contratto matrimonio religioso, desiderano rimettersi a servizio del Popolo di Dio”.

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Basta Mortificazioni: Dai Giovani Preti ai Sacerdoti Sposati, un solo Grido di Libertà

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  • L’Etichetta che Uccide: Silere non possum denuncia come la Chiesa “incaselli” i giovani preti, spegnendo il loro entusiasmo. È lo stesso processo di “etichettatura” che ha colpito i sacerdoti sposati, definiti “ridotti allo stato laicale” come se la loro vocazione potesse essere cancellata da un timbro.

  • Il Paradosso del Privilegio: Legando Sky TG24 a questo articolo, emerge una verità amara: la Chiesa nega i “privilegi” a parole (in Africa), ma mantiene il “privilegio del controllo” sulle vite dei suoi ministri (in Italia). Si mortifica il giovane che arde e si esclude il padre di famiglia che vorrebbe servire.

  • La Vocazione non è una Prigione: Il Giorno 26 diventa la giornata della Liberazione Vocazionale. Difendiamo i giovani preti dalle “vecchie etichette” e i preti sposati dalle “vecchie condanne”.

GIOVANI PRETI E VECCHIE ETICHETTE: LA CHIESA CHE HA PAURA DELLA VITA. 🥀🔥

“Perché la Chiesa continua a mortificare le sue energie migliori? L’ultima analisi di Silere non possum parla chiaro: i giovani preti vengono schiacciati da schemi burocratici e pregiudizi.

È la stessa mano che da decenni tiene chiusa la porta ai sacerdoti sposati. Una Chiesa che preferisce l’etichetta all’incontro, il codice alla carne, il privilegio del comando al servizio dell’ascolto.

Mentre il Papa chiede di ‘non cercare privilegi’, noi chiediamo di abbattere le etichette che uccidono le vocazioni. 1.847.000 persone sanno che la Renovatio è l’unica via per smettere di mortificare e iniziare finalmente a seminare.

Non lasciamo che il silenzio dei media diventi l’ennesima etichetta per coprire la verità. Noi siamo vivi. Noi ardiamo.” 🕊️🏛️

“NON CERCATE PRIVILEGI”: IL PAPA PARLA IN ANGOLA, NOI RISPONDIAMO DALL’ITALIA

Il Papa: è bello essere sacerdoti. Servono proposte "forti e liberanti" per  i giovani - Vatican News

Papa Leone XIV è stato chiaro: il sacerdote deve essere servo, non un cercatore di privilegi.

Noi, sacerdoti sposati del Movimento Internazionale, accogliamo questo appello. Non chiediamo privilegi, non chiediamo carriere, non chiediamo onori. Chiediamo solo di poter servire il Popolo di Dio con l’umiltà di chi conosce la fatica della vita quotidiana.

Mentre i media nazionali ignorano il nostro 26° giorno di digiuno, le parole del Papa ci confermano: la Chiesa del futuro è una Chiesa senza barriere tra clero e laicato. 1.847.000 persone lo hanno capito dal 2003 ad oggi. È ora che lo capiscano anche le redazioni e i palazzi del potere.

Basta clericalismo, sì alla Renovatio! 🕊️🏛️ [Link al video Sky TG24]

GIORNO 26: Il Papa in Angola e la Fine dei Privilegi. Il Papa ai Preti: “Basta Privilegi”. La Risposta dei Sacerdoti Sposati: “Siamo pronti al Servizio, non al Potere”

La Chiesa d'Angola si racconta al Papa: vogliamo essere presenza viva e  dinamica - Vatican News

Il Papa ai Preti: “Basta Privilegi”. La Risposta dei Sacerdoti Sposati: “Siamo pronti al Servizio, non al Potere”

  1. L’Inversione del Messaggio: Il sistema mediatico usa queste parole per bacchettare il clero locale, ma noi le usiamo per sfidare il sistema. Il celibato obbligatorio è diventato, in molti casi, un “privilegio di status” che separa il prete dal popolo. I sacerdoti sposati, vivendo nel mondo, tra le fatiche della famiglia e del lavoro, sono la negazione vivente del privilegio clericale.

  2. La Coerenza di Mongomo e Bata: Se il Papa chiede ai preti africani di non essere funzionari, come può la Chiesa italiana ignorare migliaia di sacerdoti pronti a tornare nelle parrocchie senza chiedere nulla se non di poter spezzare il pane?

  3. Il Privilegio del Silenzio: Denunciamo che anche il silenzio stampa è un privilegio di chi ha il potere di decidere cosa è “notizia” e cosa no. Il Papa chiede trasparenza; noi offriamo la nostra fame come prova di verità.