Lettura e Vangelo del giorno 24 Maggio 2026

Letture del Giorno

Prima Lettura

Dagli Atti degli Apostoli
At 2,1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 103 (104)

R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R.

 

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 12,3b-7.12-13

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Il corteo, le polemiche politiche e le intimidazioni allo Zen: così Palermo ha ricordato Falcone

Il corteo, le polemiche politiche e le intimidazioni allo Zen: così Palermo ha ricordato Falcone
Circa 8mila persone hanno partecipato, come ogni anno, al corteo organizzato a Palermo in occasione del 34esimo anniversario della strage di Capaci. Il corteo si è diretto all’albero Falcone. I partecipanti hanno attraversato via Libertà, nel centro della città. Decine le bandiere e gli striscioni, molti dei quali polemici nei confronti della commissione antimafia e del governo. Un gruppo di giovani manifestanti ha realizzato un’installazione contro la presidente della Commissione nazionale antimafia, Chiara Colosimo in via Ruggero Settimo, nel centro di Palermo dove sta passando il corteo di movimenti e associazioni. La stessa presidente Colosimo è intervenuta in giornata a Palermo dicendo che «nulla di ciò che è stato fatto contro la mafia, e nulla di ciò che ancora oggi continuiamo a fare anche in Commissione parlamentare antimafia, sarebbe stato possibile senza l’esempio di Falcone e di Borsellino». Con  lei ha polemizzato anche il leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, secondo cui «l’esempio di Falcone è indelebile, è l’esempio di chi ha combattuto tutta la vita la mafia, senza nessun compromesso. Non dobbiamo solo ricordare, ma rinnovare questo impegno. E questo significa rimuovere tutte quelle norme fatte per creare spazi di impunità, indebolire la lotta contro la corruzione, mirate a spuntare le armi investigative. La lotta alla mafia è una cosa seria. Torneremo al governo e spazzeremo via quella legislazione che sta favorendo la classe politica collusa» ha detto il leader del M5s, presente al corteo delle associazioni.
Ci sono due mondi che si scrutano, anche il 23 maggio del 2026, 34 anni dopo la strage di Capaci e quella di via D’Amelio. C’è il mondo di chi c’era, consapevolmente, e il mondo di chi non era ancora nato. I ricordi si sovrappongono all’apprendimento postumo. Quando i linguaggi si incontrano, quando, nella stessa stanza, si riuniscono esperienze e narrazioni, la forza della memoria irrompe sulla scena.
È accaduto allo Zen, periferia piena di speranza e di problemi, a Palermo. Tra le manifestazioni previste, “Le stragi del 1992 tra storia, politica e memoria”, un appuntamento organizzato dal dipartimento di Scienze politiche e delle Relazioni internazionali dell’Università di Palermo nell’ambito del progetto “Ricuciamo Palermo”. L’evento si è svolto nell’aula magna dell’istituto comprensivo dedicato proprio al giudice Giovanni Falcone, guidato da un preside, Massimo Valentino, che ha ridato coraggio a una scuola di trincea.
Il contesto resta difficile. Venerdì, alcuni colpi di pistola sono stati sparati, allo Zen 2, la zona più problematica, contro le sedi delle associazioni “Handala” e “Albero della vita”, focalizzate nel sostegno a donne e bambini. Gli immobili sono stati danneggiati. «Escludiamo categoricamente che si tratti di un atto intimidatorio nei confronti delle realtà associative del quartiere, poiché non abbiamo alcun elemento che ci porti a ritenerlo tale. Da anni lavoriamo in questo territorio, accanto a bambini e bambine, donne, famiglie e persone fragili. Le nostre sono associazioni storiche e ben radicate, che hanno sempre operato nell’interesse esclusivo della comunità dello Zen. Quella stessa comunità che negli anni ha mostrato grande partecipazione e impegno quotidiano». Così scrivono in una nota “Fondazione L’Albero della Vita”, ‘Handala”, “Laboratorio Zen Insieme”, “Lievito”. «Allo stesso tempo – prosegue la nota –, riteniamo si tratti di un episodio che richiama l’attenzione sulla crescente presenza di armi fra le strade della città». Nella scuola i ricordi hanno dato vita a un’intensa trama delle emozioni. I ragazzi, distogliendo lo sguardo dagli smartphone, hanno seguito un docufilm con le immagini di repertorio. Molti hanno trattenuto il respiro, all’apparire dei volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Diverse le testimonianze. Giorgio Mulè, oggi vicepresidente della Camera, ieri giornalista a Palermo, ha raccontato la cronaca vivida di 34 anni fa, con un accenno commosso ai primi istanti in via D’Amelio, davanti ai resti irriconoscibili delle vittime.
«È per noi motivo di orgoglio tornare allo Zen ospiti della scuola intitolata a Falcone in un giorno così importante per la memoria di tutti – chiosa Costantino Visconti, direttore del dipartimento –. Offriamo quel che siamo, un gruppo di studiosi che mette a disposizione del dibattito pubblico analisi e riflessioni su quel periodo tragico che hanno preso la forma tradizionale del libro scritto da storici e anche quella più inusuale del docufilm, con l’intento di sollecitare approcci critici e discorsivi nell’ottica di costruire un’arena memoriale a sfondo il più possibile pluralistico».

Avvenire

Lang Lang: «In un mondo di smartphone, studiare musica educa i giovani alla concentrazione alla creatività e all’armonia»

Lang Lang: «Le note insegnano a pensare»

Il suo nome è Lang Lang, che nella lingua del suo Paese d’origine significa “brillante”: un aggettivo che sembra descrivere perfettamente il temperamento di questa superstar del pianoforte. Si è presentato al mondo come il funambolico interprete che all’età di tre anni ha iniziato a suonare dopo aver visto Tom & Jerry rincorrersi sulla tastiera in un celebre cartone animato. Ma dietro la favola dell’enfant prodige si nasconde una storia molto meno fiabesca, scandita da rinunce, sacrifici, lezioni estenuanti, insegnanti violenti e scelte dolorose.
Tutto nasce dal talento straordinario di un bambino cresciuto nella Cina post-rivoluzionaria, figlio unico di una famiglia di modeste condizioni, ma anche dalla figura di un padre, ex musicista, disposto a tutto pur di trasformarlo nel “Numero Uno”: fino a imporgli dodici ore quotidiane di studio, privazioni e continue vessazioni. A sorreggere Lang Lang, però, c’è sempre stata una forza più grande di tutto: l’amore assoluto per la musica e la convinzione che attraverso di essa possa passare un’idea di bellezza capace di resistere a tutto.
Classe 1982, oggi è una delle personalità più celebri del panorama musicale internazionale, ma anche Ambasciatore di Buona Volontà dell’Unicef e Messaggero di Pace delle Nazioni Unite. L’ultima volta che si è esibito nel nostro Paese è stato durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, ma tornerà in Italia il 25 maggio per un recital solistico all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Musica e sport sembrano obbedire alle stesse leggi non scritte: sacrificio, rigore, ricerca della perfezione. Come artista, vede dei paralleli tra la mentalità dell’atleta e il suo percorso nel trasformare la pressione del palcoscenico in energia creativa?
«Ci sono moltissimi punti di contatto tra musica e sport: entrambi richiedono disciplina, costanza, dedizione assoluta e fiducia in ciò che si sta facendo. Non si può interrompere un ciclo di allenamenti, così come non si può rinunciare allo studio quotidiano dello strumento. Ma c’è anche un altro aspetto fondamentale: la convinzione che ciò che si fa possa raggiungere gli altri, creare una connessione, trasmettere energia. Quando si è completamente immersi nell’ “esecuzione” – sul palco come in una competizione – tutto il resto scompare e l’attenzione si concentra interamente su un unico obiettivo. È una forma di concentrazione profonda che sviluppa creatività, immaginazione e consapevolezza. Per questo è essenziale che i più giovani imparino a suonare uno strumento: in un’epoca dominata da smartphone, contenuti immediati e ritmi sempre più accelerati, il tempo lento della musica rappresenta ancora un esercizio prezioso per la mente e per la crescita personale».
Quando scende dal palco, cosa la aiuta a ricaricare le energie?
«Fuori dalle sale da concerto, il tempo più prezioso è quello che trascorro con mio figlio: raccontargli storie, portarlo a spasso, viverlo. Il matrimonio ha cambiato tutto: prima la mia vita era un viaggio senza sosta, adesso, alla fine di ogni tour, l’unico posto dove voglio essere è a casa, con la mia famiglia. Non è una vita “regolare” – sono sempre in movimento – ma ogni momento libero appartiene a loro. Ed è proprio da quella normalità conquistata giorno per giorno che viene la mia ispirazione più grande».
La musica è da sempre il suo linguaggio per eccellenza, un modo di dialogare con il mondo. Con il disco Piano Book 2 sembra voler portare questo dialogo direttamente nelle case delle persone…
«L’idea è di dare continuità al primo Piano Book di sei anni fa, che ha ispirato molti pianisti, dai giovanissimi ai più maturi. Volevo offrire nuovi punti di riferimento, brani che trasmettessero loro la fiducia necessaria per esibirsi e, soprattutto, il piacere di suonare. In questa nuova raccolta ho inserito pezzi contemporanei che si connettono meglio agli studi regolari di oggi. In sei anni il mondo del pianoforte è cambiato molto: sono emersi nuovi compositori, come il canadese Tony Ann; sei anni fa probabilmente non aveva nemmeno iniziato a scrivere, e ora crea opere bellissime. Ci sono nuovi lavori di Ludovico Einaudi e alcuni dei miei classici preferiti del passato, come la Toccata di Paradisi. Ma ho lasciato posto anche a trascrizioni di colonne sonore di film, serie TV e videogiochi…».
Attraverso la sua Fondazione e programmi come “Keys of Inspiration” ha fatto dell’educazione musicale una missione. Cosa rende il pianoforte uno strumento così potente per lo sviluppo dei giovani?
«Purtroppo nelle scuole la prima materia che viene tagliata è spesso la musica. Accade anche nel mondo occidentale, nelle scuole pubbliche: molti bambini non hanno mai ricevuto una vera educazione musicale, non sanno leggere uno spartito. L’educazione musicale ha cambiato la mia vita e dovrebbe avere il potere di cambiare quella di tutti i bambini; è un loro diritto studiare musica. Come dicevo, la creatività, il potere curativo e la sinergia che impari con la musica danno una spinta a non arrenderti mai».
Nella musica, l’armonia è il giusto equilibrio di voci diverse che si sostengono a vicenda. È un concetto che va oltre le note?
«Assolutamente! Spiegare il concetto di armonia significa trasmettere qualcosa che va al di là della semplice melodia e la supporta. Aiuta i giovani a capire cosa significhi l’intesa, l’accordo, l’equilibrio tra le persone; altrimenti ci si ricorderebbe solo il motivetto di una canzoncina pop e nient’altro. Il mondo non può avere una voce sola; deve avere più voci che si supportano a vicenda, insieme. Questo crea l’armonia».
La sua carriera è una storia di successo, ma anche di grande resilienza. Cosa direbbe a un giovane musicista che oggi dubita del proprio futuro?
«È una sfida enorme, un vero “essere o non essere”. La musica classica ha tantissimi appassionati, ma non sono mai abbastanza: basta confrontarsi con il pubblico del calcio per capire quanto strada ci sia ancora da fare. Costruirsi una carriera oggi è più difficile di un tempo, e i social media non bastano: essere un influencer non è la stessa cosa che essere un musicista professionista. Un tempo, vincere un grande concorso apriva tutte le porte; oggi i concorsi si moltiplicano e i “numeri uno” anche, ma le carriere vere restano poche. Per farcela, bisogna amare profondamente quello che si fa ed essere disposti ad aspettare. Chi insegue solo il risultato immediato non arriverà lontano: il momento giusto arriva, ma chiede pazienza e la capacità di non mollare mai».
Avvenire

Indigna l’Irlanda la storia di Sakila, morto come George Floyd

Indigna l'Irlanda la storia di Sakila, morto come George Floyd

È una vera e propria processione quella che da giorni attraversa Henry Street, nel cuore commerciale del centro di Dublino. Davanti alle vetrine di Arnotts, il grande magazzino dove Yves Sakila è stato immobilizzato dagli agenti della security privata del negozio prima di morire, i passanti si fermano in silenzio, pregano, lasciano fiori e candele sul selciato. Qualcuno abbassa lo sguardo verso quel punto dell’asfalto diventato ormai un memoriale improvvisato. Altri restano immobili per qualche istante, mentre intorno la città continua a correre tra autobus, tram e buste dello shopping.
A una settimana dalla morte del 35enne di origine congolese, avvenuta il 15 maggio, le immagini del fermo – riprese dagli smartphone dei passanti – continuano a scuotere l’Irlanda e a evocare, per molti, il ricordo di George Floyd, l’afroamericano ucciso da un agente di polizia durante un arresto a Minneapolis nel 2020. Secondo la ricostruzione fornita dalla Garda, la polizia irlandese, l’episodio è avvenuto dopo il presunto furto di un profumo all’interno del negozio. Durante la fuga Sakila avrebbe urtato un anziano passante prima di essere raggiunto e immobilizzato dagli addetti alla sicurezza privata. I video mostrano chiaramente l’uomo trattenuto sull’asfalto per diversi minuti mentre alcuni presenti gridano agli addetti di fermarsi. In una delle sequenze più discusse, uno degli uomini della sicurezza appare inginocchiato sulla parte superiore del corpo di Sakila. Poco dopo, l’uomo ha perso conoscenza ed è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dov’è morto nelle ore successive.
Secondo diverse fonti giornalistiche irlandesi che hanno raccolto testimonianze di amici e familiari, Sakila risiedeva in Irlanda da oltre vent’anni e in passato aveva lavorato nel settore informatico e tecnologico. Negli ultimi anni, però, avrebbe attraversato periodi difficili segnati da precarietà abitativa e gravi problemi personali. La diffusione dei filmati della sua morte ha provocato un’ondata di indignazione nel Paese. Centinaia di persone hanno partecipato a manifestazioni e veglie a Dublino dietro lo slogan “Justice for Yves”. Giovedì scorso la protesta si è spostata di fronte a Leinster House, la sede del parlamento irlandese, chiedendo che le autorità puniscano i colpevoli. Le associazioni antirazziste e i rappresentanti della comunità africana parlano di uso sproporzionato della forza e chiedono di chiarire le responsabilità della security e degli agenti intervenuti in seguito. Il caso ha assunto rapidamente anche una dimensione diplomatica. Il governo della Repubblica democratica del Congo ha espresso «profonda preoccupazione» per la morte del proprio cittadino e ha chiesto alle autorità irlandesi di fare piena luce sull’accaduto, invitando però alla calma per evitare tensioni e scontri.
Sotto pressione politica e mediatica, il primo ministro irlandese Micheál Martin ha definito i video «molto inquietanti» e ha promesso un accertamento completo dei fatti. Le indagini sono state affidate sia alla Garda che al Fiosrú, l’organismo indipendente che supervisiona il comportamento delle forze dell’ordine irlandesi. Anche Arnotts, uno dei grandi magazzini più noti della capitale, ha espresso «profondo rammarico» per quanto accaduto e ha annunciato la sospensione del personale coinvolto, oltre a una revisione interna delle procedure di sicurezza.
Il nodo centrale dell’inchiesta dovrà chiarire se la morte di Yves Sakila è stata provocata direttamente dalle modalità dell’immobilizzazione. L’autopsia preliminare non avrebbe ancora stabilito in modo definitivo le cause del decesso, mentre ulteriori esami sono ancora in corso. Intanto, la Relatrice speciale dell’Irlanda sul razzismo e l’uguaglianza razziale, Ebun Joseph, ha scritto al Ministro della Giustizia sollecitando un’indagine «completa, trasparente, indipendente e tempestiva» sulle circostanze della morte. Joseph sostiene anche che sia arrivato il momento per l’Irlanda di fare i conti con quella che considera una crescente retorica anti-immigrazione che sta erodendo i progressi ottenuti con fatica dal Paese nella lotta al razzismo. Negli ultimi anni le proteste contro gli immigrati sono diventate infatti sempre più frequenti in Irlanda, e sono culminate in una serie di gravi disordini nel centro di Dublino nell’ottobre 2023.
Avvenire

Papa nella Terra dei fuochi: qui per raccogliere le vostre lacrime. «Fermare le alleanze criminali»

Il Papa nella Terra dei fuochi: qui per raccogliere le vostre lacrime. «Fermare le alleanze criminali»

Avvenire

«Santità, benedici questa terra». Lo striscione scritto a mano su un lenzuolo bianco con una bomboletta spray nera compare fra i fabbricati E e F di via Madonnella. Fabbricati vengono chiamati i condomini che sulle facciate portano i segni dell’inquinamento e circondano piazza Calipari, alla periferia di Acerra. La terra che il cartello richiama è la Terra dei fuochi, novanta municipi fra Napoli e Caserta, tre milioni di abitanti e «un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale», spiega Leone XIV. Il Papa la visita per una mattina: quattro ore nella cittadina di 60mila residenti per ascoltare «il grido della creazione e dei poveri» che «tra voi è stato avvertito più drammaticamente», afferma il Pontefice in Cattedrale, prima tappa del suo viaggio-lampo nell’angolo della Campania dove «in circa trent’anni sono giunte da molte aziende dell’Italia Settentrionale centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici» per assicurare «grandi risparmi agli industriali corrotti e profitti altissimi alla criminalità organizzata» e dove sono stati smaltiti «in modo illegale i loro rifiuti, bruciandoli nelle nostre campagne», racconta Antonio Di Donna, vescovo di Acerra e presidente della Conferenza episcopale campana, salutando il Pontefice con un iniziale «Welcome».
Gli striscioni che raccontano il dolore della Terra dei fuochi durante la visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra / AVVENIRE
Gli striscioni che raccontano il dolore della Terra dei fuochi durante la visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra / AVVENIRE
Il Papa ha di fronte le famiglie che piangono i loro morti o vivono la “Via Crucis” della malattia per i roghi e i fumi tossici. «Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente», confida Leone XIV confermando con le sue parole ciò che denuncia anche Di Donna: il «rapporto tra inquinamento ambientale e l’insorgere di patologie tumorali che per diversi anni è stato negato». E mentre il vescovo elenca i nomi delle vittime, si commuove. Il Papa elogia chi ha portato «l’attenzione sulla realtà negata dell’avvelenamento». E abbraccia i parenti che si presentano davanti a lui con le foto dei familiari deceduti. A loro affida un compito impegnativo: «Generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura»
Papa Leone XIV Acerra con i parenti delle vittime della Terra dei fuochi che mostrano le foto dei loro familiari / AFP
Papa Leone XIV Acerra con i parenti delle vittime della Terra dei fuochi che mostrano le foto dei loro familiari / AFP
Le campane a festa lo accolgono nel centro storico alle 9 del mattino. In quindicimila sono scesi in strada per stringersi attorno al Papa arrivato a riscattare una terra che porta su di sé un «marchio infamante», ammette Di Donna. Visita sui passi di papa Francesco che, dice Leone XIV, «avrebbe desiderato venire qui» nel 2020 ma la pandemia lo aveva impedito. E visita per riconoscere «il grande dono che l’enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra», aggiunge. Del resto, il giorno scelto è quello della vigilia dell’undicesimo anniversario della firma del documento sulla cura della casa comune. «E sono qui – aggiunge Leone XIV – anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza».
La folla in piazza Calipari ad Acerra accoglie Leone XIV durante la sua visita nella Terra dei fuochi / ANSA
La folla in piazza Calipari ad Acerra accoglie Leone XIV durante la sua visita nella Terra dei fuochi / ANSA
Una mobilitazione dal basso, che ha coinvolto anche undici diocesi, per ribellarsi allo scempio di un comprensorio «con il silenzio complice di tanti», ricorda il vescovo di Acerra. Un modello di «ostinata resistenza che diventa rinascita, là dove il Vangelo illumina e trasforma la vita», evidenzia il Pontefice citando la Laudato si’. E un esempio di «esercito di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità – incoraggia il Papa –. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero». Perché, avverte, mentre «soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie», di fronte «a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità». Il Papa punta l’indice contro «una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo». E dice che il Signore chiederà conto «su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilità a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onestà nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature». E la domanda che si fa sprone: «Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi la risposta: una comunità unita, nelle fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicherà».
Gli striscioni che raccontano il dolore e la speranza della Terra dei fuochi durante la visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra / AVVENIRE
Gli striscioni che raccontano il dolore e la speranza della Terra dei fuochi durante la visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra / AVVENIRE
Il secondo e ultimo momento della visita di Leone XIV è in piazza Calipari per incontrare i sindaci e i cittadini dei Comuni “avvelenati”. Dalla torre in cemento dell’acquedotto che domina lo spazio aperto scende il cartello “Acerra ti abbraccia”. Bagno di folla lungo le vie che percorre in papamobile dove ogni lampione ha il suo volto e una frase della Laudato si’: da “Tutto il mondo è intimamente connesso” a “Il clima è un bene comune di tutti e per tutti”. Palazzi con le bandiere vaticane. Terrazze gremite per vedere passare il Pontefice. Cartelli che raccontano i dolori e le speranze di una popolazione. «Occorre scegliere la vita e liberarsi dai legami di morte», è il monito del Papa da una città che «ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti» ma anche che «resiste» e «ha una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini». Ecco perché, prosegue, serve contrastare «le alleanze criminali» e rigettare le «tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza». Inoltre è fondamentale respingere la «sottile convenienza nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose» o anche «il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri» che «sono il terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze». In prima fila anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
La folla in piazza Calipari ad Acerra accoglie Leone XIV durante la sua visita nella Terra dei fuochi / ANSA
La folla in piazza Calipari ad Acerra accoglie Leone XIV durante la sua visita nella Terra dei fuochi / ANSA
C’è bisogno di «consolidare e allargare il patto» tra «le persone, le istituzioni, le organizzazioni pubbliche» già «sta portando i suoi primi frutti sul piano sociale», dice il Papa. E c’è bisogno di «conversione», dice Leone XIV. Tutto ciò implica la necessità di mettere al centro il «bene comune» che «viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano». Gli fa eco Di Donna rivolto ai criminali dell’ambiente: «Cambiate strata perché l’inquinamento non è solo un reato, è un peccato». E poi: «Mai più Terra dei fuochi, ma terra da raccontare per la forza della sua gente, per la sua storia e la sua cultura, la capacità di accogliere i migranti e soprattutto la scelta ostinata di restare nonostante tutto». Il Papa ribatte anche a chi accusa gli “scartati” di essere fomentatori dei roghi: è cruciale «contrastare l’emarginazione, non gli emarginati» per «rompere l’intera catena» e «non colpire solo l’ultimo anello». Quindi rilancia l’«impegno educativo» che «è prioritario» e deve coinvolgere «bambini e anziani, cittadini e loro governanti, lavoratori e datori di lavoro, fedeli e pastori». Con un obiettivo: «Lasciare un mondo migliore ai nostri figli». E la consegna per tutti: «Vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa».

Potrebbe essere annunciato a breve un memorandum per porre fine alla guerra. Nella bozza la riapertura di Hormuz, lo sblocco di beni congelati di Teheran e la prosecuzione dei colloqui

«Pronta l’intesa fra Stati Uniti e Iran». Trump sente i Paesi del Golfo e Netanyahu

Avvenire

Luca Foschi

«Un accordo è stato ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione, tra gli Stati Uniti d’America, la Repubblica Islamica dell’Iran e i vari altri Paesi…. Gli aspetti finali e i dettagli dell’accordo sono attualmente in fase di discussione e saranno annunciati a breve»: Donald Trump ha annunciato su Truth la svolta nel braccio di ferro tra Usa e Iran. «Mi trovo nello Studio Ovale della Casa Bianca, dove abbiamo appena avuto un’ottima conversazione telefonica» riguardo «alla Repubblica Islamica dell’Iran e a tutte le questioni relative a un memorandum d’Intesa sulla PACE», scrive elencando i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Egitto, Giordania, Bahrein, oltre al capo dell’esercito pakistano. «Separatamente, ho avuto una conversazione telefonica con il Primo Ministro israeliano Bibi Netanyahu, che, analogamente, è andata molto bene», prosegue, annunciando che «verrà aperto lo Stretto di Hormuz». Il tycoon ha avuto un confronto anche con Emmanuel Macron. Tutte le parti coinvolte avevano segnalato progressi dopo la visita venerdì dei mediatori a Teheran. Ma mancava lo sprint finale verso quello che comunque e’ solo un pre-accordo o memorandum d’intesa, con la proroga della tregua di due mesi.
Gli Stati Uniti e l’Iran sarebbero quindi vicini a un accordo per estendere di 60 giorni il cessate il fuoco, tempo necessario a ridurre le divergenze sul programma nucleare iraniano e la fine dei blocchi navali sullo Stretto di Hormuz. A riferirlo, nella serata, anche diversi media internazionali informati sugli sviluppi delle trattative dai mediatori. L’annuncio, ha scritto il Washington Times , potrebbe arrivare già nel pomeriggio di domenica. L’accordo «è nelle mani degli americani per la revisione. È probabile che gli iraniani siano pronti a concedere di più sul fronte dell’energia nucleare, ma non lo faranno finché la guerra è in corso; questo accordo contribuisce a colmare il divario», affermano le fonti diplomatiche raggiunte dal Financial Times .
I mediatori stanno lavorando a una cornice negoziale che prevede un’attenuazione del blocco dei porti iraniani da parte americana, mentre Teheran sarebbe chiamata a riaprire gradualmente lo Stretto di Hormuz. Il prolungamento della tregua sarebbe fondamentale per discutere la diluizione o il trasferimento dell’uranio arricchito iraniano. Nel frattempo gli Usa potrebbero concedere un alleggerimento delle sanzioni e la sospensione del congelamento dei fondi iraniani depositati all’estero. A conferma di quanto riportato dal Financial Times le dichiarazioni del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, che ha parlato di un «memorandum d’intesa» dal quale far partire i colloqui, e di 30-60 giorni successivi per la definizione dei dettagli. Ulteriori elementi sulla concitata fase della trattativa sono stati aggiunti in serata dall’emittente saudita al-Arabiy a, secondo la quale «l’Iran si è offerto di sospendere l’arricchimento dell’uranio oltre il 3,6% per dieci anni, e di diluire l’uranio arricchito oltre il 20% all’interno del Paese; di aprire lo Stretto di Hormuz e di sospendere temporaneamente il pagamento dei pedaggi in cambio di un risarcimento da parte di Washington, chiedendo che la questione delle sanzioni e dei fondi congelati venga discussa prima della firma di qualsiasi accordo». «Un memorandum d’intesa è in fase di definizione», conferma Reuters , che cita una fonte militare pachistana, informata sull’esito della visita di un giorno a Teheran, fra venerdì e sabato, di Asim Munir, capo di stato maggiore dell’esercito di Islamabad, figura centrale delle trattative.
Il memorandum, rimarcano le fonti ascoltate da Reuters , è «abbastanza completo» nei contenuti da poter condurre alla fine della guerra. La sintesi sul complesso stato del negoziato offerta dal portavoce iraniano Baghaei, «siamo allo stesso tempo molto vicini e molto lontani da un accordo», è corrisposta in modo più diretto e brutale dal presidente americano Trump: «O arriviamo a un buon accordo o li faccio saltare in mille pezzi». Le probabilità sono «al 50-50», ha affermato il tycoon, che con un gesto provocatorio ha pubblicato sul suo social Truth una mappa del Medio Oriente dove l’Iran è contrassegnato da una bandiera americana, accompagnata dalla didascalia “Stati Uniti del Medio Oriente”. In serata Trump ha sentito in videoconferenza i leader di Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Egitto, Turchia e Pakistan.Ai media
israeliani Trump ha precisato che non raggiungerebbe l’intesa con l’Iran «se non fosse vantaggioso per Israele. Alcuni preferirebbero un accordo, altri la ripresa della guerra. Credo che Benjamin Netanyahu sia combattuto tra le due opzioni». L’agenzia americana Axios, ci tando una fonte israeliana autorevole, riferisce che Trump ha mantenuto contatto costante con il primo ministro Netanyahu sui temi legati all’accordo in via definizione. I due hanno avuto un colloquio telefonico in tarda serata. Il premier israeliano ha nel frattempo riunito il gabinetto di sicurezza.Il lingua
ggio del presidente americano, sempre marcato da contraddittoria ambiguità, muta anche a seconda dei destinatari e delle platee. Così, in un’ intervista rilasciata a Cbs, Trum p h a affermato che firmerà un accordo «solo se otterremo tutto quello che vogliamo», ma ha aggiunto che gli Stati Uniti si stanno «avvicinando notevolmente» all’intesa e che «ogni giorno va sempre meglio».

Al via l’82ª Assemblea CEI: il Movimento Sacerdoti Sposati guarda al cammino sinodale in comunione con Papa Leone XIV

I Vescovi italiani in Vaticano: tra linee guida ecclesiali e l’ascolto delle periferie umane

Da lunedì 25 a giovedì 28 maggio 2026, l’Aula del Sinodo in Vaticano ospiterà l’82ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), come riportato dalle agenzie di stampa. I lavori, che si apriranno con l’introduzione del Cardinale Presidente Matteo Zuppi, si concentreranno sulle cruciali “Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia” e sulle determinazioni per la ricezione del Cammino sinodale. L’assise si concluderà giovedì con l’atteso e autorevole intervento di Papa Leone XIV.

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, questo appuntamento non è solo un evento di cronaca ecclesiale, ma un momento di profonda riflessione e di rinnovata speranza.

1. Camminare insieme: il significato della vera Sinodalità

Il tema centrale dell’Assemblea CEI è il recepimento del Cammino sinodale che ha coinvolto le nostre diocesi negli ultimi anni. “Sinodo” significa camminare insieme, ascoltando la voce dello Spirito che parla attraverso tutto il Popolo di Dio. In questo processo di ascolto, le ferite, le aspettative e le disponibilità dei sacerdoti sposati e delle loro famiglie non possono rimanere invisibili. Noi non chiediamo riforme nate da strappi ideologici, ma poniamo la nostra esperienza di vita e di fede dentro questo grande cammino comune, fiduciosi che lo Spirito sappia aprire strade nuove per il bene delle parrocchie.

2. Sotto la guida di Papa Leone XIV: la roccia della comunione

Mentre alcune sigle indipendenti scelgono la via dell’autonomia o di alleanze esterne per darsi una legittimità formale, il nostro Movimento guarda a Piazza San Pietro. La chiusura dei lavori dell’Assemblea da parte di Papa Leone XIV ci ricorda dove risiede il baricentro della nostra fede e del nostro impegno: nella comunione filiale con il Successore di Pietro. È a lui, e ai Vescovi italiani riuniti in Vaticano, che offriamo la nostra disponibilità pastorale. Vogliamo essere una risorsa per superare la drammatica carenza di clero che colpisce le nostre comunità, portando il nostro servizio nelle scuole e nelle parrocchie alla luce del sole e nell’obbedienza istituzionale.

3. Dai documenti alla realtà delle parrocchie

Le Linee di orientamento che i Vescovi approveranno in questi giorni dovranno poi calarsi nella realtà concreta di territori parrocchiali spesso svuotati e privi di guide stabili. Come emerso anche nei recenti convegni romani sull’alleanza tra ministero e famiglia, il futuro della pastorale in Italia passerà inevitabilmente da una ministerialità più integrata e vicina alla vita quotidiana delle persone. I sacerdoti sposati, con la loro maturità umana ed educativa, sono pronti a fare la loro parte a fianco dei parroci, per far sì che le decisioni prese in Vaticano si trasformino in vita vissuta nelle nostre città.

Dogmi facoltativi e sacramenti psicologici: la verità sulla dottrina di molte sigle indipendenti

Cantiere.pretisposati

Abbiamo analizzato nei giorni scorsi le sigle e i metodi terapeutici  di alcune chiese indipendenti. Oggi entriamo nel cuore del loro manifesto dottrinale ufficiale. Dichiarano di professare la “Dottrina Cattolica”, di celebrare i sette sacramenti, di venerare i Santi e la Vergine Maria, e persino di accettare i dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunta. Tuttavia, subito dopo, si specifica che questi dogmi “non sono ritenuti obbliganti” e che la Chiesa lascia liberi i membri di aderire o meno alla dottrina romana dopo il primo millennio, riducendo inoltre i sacramenti a risposte per “necessità psicofisiche”.

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, questo documento impone un dovere di totale chiarezza: la fede cattolica non è un menu “alla carta” dove ognuno sceglie quali dogmi considerare validi e quali facoltativi.

Affermare che i dogmi proclamati da Papa Pio IX (Immacolata) e Pio XII (Assunta) siano accettati ma “non obbliganti” è una contraddizione in termini teologici. Un dogma, per definizione, è una verità di fede rivelata da Dio e proposta solennemente dal Magistero della Chiesa, a cui il fedele aderisce con il pieno assenso dell’intelletto e della volontà. Trasformare il dogma in un’opinione facoltativa significa distruggere l’unità della fede e scivolare nel relativismo. Non si può usare il nome “Cattolica” se si rifiuta l’autorità magisteriale che ne garantisce l’ortodossia.

 La Penitenza viene equiparata a una “pratica psicocurativa” e l’Unzione degli infermi al recupero della salute psicofisica, riducendo l’azione dello Spirito Santo a un supporto terapeutico umano. Inoltre, si teorizza un rito matrimoniale religioso “separato e compiuto dopo quello civile”. Per la Chiesa Cattolica, il matrimonio tra battezzati è un sacramento indissolubile in cui l’unione civile e quella religiosa non sono due tappe burocratiche separate, ma l’elevazione dell’amore umano a segno dell’amore di Cristo per la Chiesa.

Il nostro Movimento porta avanti una battaglia legittima, storica e sinodale per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati, ma lo fa nel pieno rispetto della teologia sacramentale e dell’obbedienza ecclesiale. Non ci interessa una Chiesa dove ognuno si fa le regole da solo, dove i preti mantengono lo “status laicale” per comodità civile e i sacramenti vengono distribuiti senza un reale cammino di conversione. La dignità del clero sposato e il futuro delle parrocchie si difendono restando sulla roccia della verità cattolica, senza scorciatoie relativiste.

Dalla Teologia ai ‘flussi energetici’: il sincretismo che si maschera da Chiesa

Continuando l’analisi delle realtà indipendenti che operano nell’ombra, ci imbattiamo nelle autodescrizioni. Leggendo i loro statuti, il confine tra fede cristiana e filosofie alternative si dissolve del tutto. Non si parla più di salvezza delle anime nel senso evangelico, ma di “Pastorale Sanitaria”, di “flussi energetici dell’organismo da governare” e di una misteriosa disciplina chiamata “egoiatria”,

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, questo manifesto rappresenta la deriva estrema dell’isolamento ecclesiale: quando ci si stacca da Roma, il rischio è di scivolare in un sincretismo  che usa i Sacramenti come strumenti di benessere psicofisico e terapeutico.

Il ministero ordinato istituito da Cristo non è una professione sanitaria o parasanitaria. Confondere la Grazia dei Sacramenti con il bilanciamento dei “flussi energetici dell’organismo” significa ridurre l’Eucaristia e la Confessione a tecniche di rilassamento o a terapie alternative. La Chiesa ha sempre collaborato con la medicina e la scienza nel rispetto dei ruoli, senza mai trasformare l’altare in un lettino da psicologo o da terapeuta olistico.

Questa visione antropologica è l’esatto contrario del Cristianesimo. Il Vangelo ci insegna che l’essere umano, da solo, non può salvarsi; ha bisogno della Redenzione e della Grazia di Cristo. Spacciare l’idea che la fede sia solo un metodo per attivare energie interiori e “creare buone abitudini” significa svuotare la Croce del suo significato originario, trasformando la religione in una declinazione della moderna cultura del benessere (wellbeing).

Davanti a queste bizzarre costruzioni linguistiche e concettuali, il nostro Movimento ribadisce la propria identità. Noi non abbiamo bisogno di inventare “scuole di formazione” o di mascherare il sacerdozio da professione psicosanitaria per giustificare la nostra esistenza. I sacerdoti sposati sono uomini normali, padri di famiglia che lavorano onestamente nella società (spesso nel mondo della scuola e dell’educazione) e che chiedono semplicemente di poter servire le parrocchie rimaste senza pastore, celebrando la liturgia cattolica di sempre in comunione filiale con il Papa e con i Vescovi. La vera vicinanza alle fatiche dell’uomo moderno si dimostra con la trasparenza e l’umanità, non con il linguaggio ambiguo dell’esoterismo olistico.

Il labirinto delle sigle e la rincorsa ai titoli: perché l’identità cattolica non è un gioco di alleanze

Cammino100giorni

C’è un dinamismo quasi febbrile nel mondo delle realtà ecclesiastiche indipendenti che si muovono all’ombra di Roma. L’ultima notizia in ordine di tempo – destinata ad aprire la nostra riflessione del 23 Maggio – vede una vera e propria riconfigurazione geopolitica dell’altare: Prelatura che si uniscono a  Chiese di Antichi Cattolici. Per legittimare questo passaggio, viene fortemente sbandierata una genealogia episcopale che unisce nomi storicamente complessi e controversi.

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, questo continuo valzer di sigle e alleanze rappresenta il sintomo evidente di una frammentazione che non fa il bene dei fedeli, ma rischia solo di generare una profonda confusione ecclesiale.

1. La rincorsa alle sigle: se la Chiesa diventa un acronimo

Passare nel giro di poco tempo da una giurisdizione Sui Iuris a un’unione con gli Antichi Cattolici, mantenendo nel contempo nomenclature che mescolano la tradizione “ortodossa” con quella “latina”, rivela una profonda crisi d’identità. La Chiesa universale non si costruisce sommando sigle o cercando alleanze tattiche per darsi un peso istituzionale che non c’è. Questo continuo cambiare assetto dimostra che, una volta usciti dall’alveo della comunione con il Successore di Pietro, si rischia di rimanere intrappolati in un labirinto di autoreferenzialità dove ognuno risponde solo a se stesso.

2. L’illusione della “Successione Apostolica” come scudo

Esibire la linea di successione apostolica  come se fosse un passaporto di assoluta legittimità cattolica è un’operazione teologicamente rischiosa. Sebbene la Chiesa Cattolica riconosca che alcune ordinazioni possano essere valide dal punto di vista puramente sacramentale (seppur illecite), la validità formale non coincide con la comunione ecclesiale. Usare i legami storici con vescovi regolarmente ordinati nel passato collegandosi perfino a Papi per giustificare strutture parallele oggi, significa svuotare il ministero del suo significato profondo: il servizio all’unità del gregge, non alla sua divisione.

3. La posizione del Movimento: fermi nella lealtà a Roma

Il nostro Movimento ribadisce con forza e orgoglio la propria totale estraneità a questi percorsi di rottura. Noi non cerchiamo “patenti di legittimità” unendoci a sinodi orientali o a vecchi cattolici scismatici. La nostra battaglia per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati si combatte alla luce del sole, dentro l’unica Chiesa Cattolica Romana, rispettando i vescovi diocesani e attendendo con pazienza sinodale le decisioni del Papa. Non abbiamo bisogno di creare curie parallele o di inventare titoli altisonanti: la dignità dei preti sposati si difende nella verità della vita quotidiana, nell’insegnamento scolastico e nella collaborazione parrocchiale silenziosa.

Tag: Antichi Cattolici, Married Priests Now,  Successione apostolica, Confusione ecclesiale, Sacerdoti Sposati, Movimento Sacerdoti Sposati, Preti Sposati, Chiese indipendenti, Riforma della Chiesa, Cronaca vaticana