Le 800 chiese di Lefebvre sparse nel mondo
(AGI) – Città del Vaticano, 30 giu. – A quasi quarant’anni dalle consacrazioni episcopali illecite del 1988 a Econe, la Fraternità Sacerdotale San Pio X rimane la più grande realtà del cattolicesimo tradizionalista non pienamente regolarizzata nella Chiesa cattolica.
Nata nel 1970 per iniziativa dell’arcivescovo francese Marcel Lefebvre come seminario destinato alla formazione di sacerdoti legati alla liturgia preconciliare, la Fraternità si è trasformata in una vera e propria rete internazionale, presente in decine di Paesi e capace di attirare un numero stabile di vocazioni, soprattutto tra i giovani. Secondo i dati diffusi dalla stessa Fraternità, essa conta oggi circa 700 sacerdoti, oltre 200 seminaristi, centinaia di religiosi e religiose, sei seminari internazionali, una quindicina di distretti territoriali, più di 150 priorati e circa 700-800 chiese, cappelle e centri di culto sparsi nel mondo. Pur trattandosi di cifre fornite dall’organizzazione stessa, esse delineano una realtà ormai consolidata, con una struttura ecclesiale che, di fatto, opera su scala globale. L’Europa continua a rappresentare il principale centro della Fraternità.
La Francia resta il cuore storico del movimento lefebvriano, con il maggior numero di sacerdoti, scuole e case religiose. Importanti comunità sono presenti anche in Svizzera, dove si trova la casa generalizia di Menzingen e il celebre seminario di Econe, oltre che in Germania, Austria, Belgio, Regno Unito, Spagna e Italia. (AGI)
AGGIORNAMENTO 11:43
(AGI) – Città del Vaticano, 30 giu. – A quasi quarant’anni dalle consacrazioni episcopali illecite del 1988 a Econe, la Fraternità Sacerdotale San Pio X rimane la più grande realtà del cattolicesimo tradizionalista non pienamente regolarizzata nella Chiesa cattolica.
Nata nel 1970 per iniziativa dell’arcivescovo francese Marcel Lefebvre come seminario destinato alla formazione di sacerdoti legati alla liturgia preconciliare, la Fraternità si è trasformata in una vera e propria rete internazionale, presente in decine di Paesi e capace di attirare un numero stabile di vocazioni, soprattutto tra i giovani. Secondo i dati diffusi dalla stessa Fraternità, essa conta oggi circa 700 sacerdoti, oltre 200 seminaristi, centinaia di religiosi e religiose, sei seminari internazionali, una quindicina di distretti territoriali, più di 150 priorati e circa 700-800 chiese, cappelle e centri di culto sparsi nel mondo. Pur trattandosi di cifre fornite dall’organizzazione stessa, esse delineano una realtà ormai consolidata, con una struttura ecclesiale che, di fatto, opera su scala globale. L’Europa continua a rappresentare il principale centro della Fraternità.
La Francia resta il cuore storico del movimento lefebvriano, con il maggior numero di sacerdoti, scuole e case religiose. Importanti comunità sono presenti anche in Svizzera, dove si trova la casa generalizia di Menzingen e il celebre seminario di Econe, oltre che in Germania, Austria, Belgio, Regno Unito, Spagna e Italia. (AGI)
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(AGI) – Città del Vaticano, 30 giu. – Uno dei poli di maggiore sviluppo si trova in America Latina, in particolare in Brasile. Non è un caso. Proprio il Brasile ebbe un ruolo decisivo nella crisi del 1988 grazie all’appoggio dell’allora vescovo emerito di Campos, Antonio de Castro Mayer, che partecipò insieme a Lefebvre alle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio.
Ancora oggi il Paese ospita numerose priorie, scuole, case religiose e un consistente numero di fedeli, rappresentando uno dei principali punti di forza della Fraternità fuori dall’Europa.
Nel corso degli ultimi trent’anni la Santa Sede ha più volte tentato di ricondurre la Fraternità alla piena comunione ecclesiale. Dopo la remissione delle scomuniche decisa da Benedetto XVI nel 2009, il dialogo sembrò avvicinarsi a una possibile soluzione canonica. Tra le ipotesi più avanzate figurava quella della prelatura personale, una struttura prevista dal diritto canonico che non coincide con una diocesi territoriale ma esercita la propria giurisdizione sulle persone che vi appartengono, indipendentemente dal luogo in cui risiedono.Questa soluzione avrebbe consentito alla Fraternità di conservare una significativa autonomia nella formazione del clero, nella disciplina interna e nella celebrazione della liturgia tradizionale, rimanendo però in piena comunione con il Papa. Proprio la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, istituita da Giovanni Paolo II dopo lo scisma del 1988, aveva il compito di accompagnare questo lungo e delicato percorso di riconciliazione, rappresentando una vera e propria “testa di ponte” tra Roma e il mondo lefebvriano. (AGI)
(AGI) – Città del Vaticano, 30 giu. – Nel 2019, tuttavia, Papa Francesco decise di sopprimere la Commissione Ecclesia Dei, trasferendone integralmente le competenze al Dicastero per la Dottrina della Fede. Nel motu proprio che dispose la soppressione, il Pontefice spiegò che ormai le questioni rimaste aperte con la Fraternità erano prevalentemente di natura dottrinale e non più disciplinare, rendendo quindi non più necessaria una struttura autonoma dedicata esclusivamente al dialogo con i lefebvriani. Nel frattempo, anche la figura della prelatura personale ha conosciuto una significativa evoluzione. Se negli anni di Benedetto XVI essa appariva la soluzione giuridica più adatta per la Fraternità San Pio X, negli anni successivi la Santa Sede ha mostrato un approccio più prudente verso questo modello canonico.Emblematico è quanto accaduto all’Opus Dei, l’unica prelatura personale finora esistente nella Chiesa.
Con la riforma della Curia voluta da Papa Francesco e con il motu proprio Ad charisma tuendum, la prelatura è passata sotto la competenza del Dicastero per il Clero e il suo prelato non riceve più automaticamente l’ordinazione episcopale. Una scelta interpretata da molti canonisti come il segno di una riflessione più ampia sul ruolo e sulla configurazione delle prelature personali nella vita della Chiesa contemporanea.Anche per questo motivo, quella che fino a pochi anni fa sembrava la soluzione più probabile per regolarizzare la posizione canonica della Fraternità San Pio X appare oggi assai meno scontata. Le questioni dottrinali sul Concilio Vaticano II, sulla libertà religiosa, sull’ecumenismo e sul magistero successivo al Concilio rimangono infatti irrisolte e continuano a impedire una piena normalizzazione.Le recenti intenzioni della Fraternità di procedere nuovamente a consacrazioni episcopali senza mandato pontificio hanno riportato la situazione a un punto di forte tensione. La Santa Sede ha ribadito che un simile gesto costituirebbe ancora oggi un atto scismatico, confermando quanto delicato resti, a quasi mezzo secolo dalla nascita del movimento di Lefebvre, il cammino verso una riconciliazione piena e definitiva. (AGI)