
ittà del Vaticano – Questa mattina papa Leone XIV ha nominato 24 nuovi membri della Commissione teologica internazionale e ne ha confermati solo sei del quinquennio precedente. L’organismo approfondisce le questioni dottrinali nell’ambito del Dicastero per la Dottrina della Fede, l’ex Sant’Uffizio. Tra i nuovi nominati figurano sedici sacerdoti e religiosi, una religiosa taiwanese e sette docenti laici, cinque dei quali donne.
La Commissione sarà quindi composta da 30 membri, di cui 24 nuovi e sei confermati. A proseguire il proprio incarico sono Piero Coda, Alberto Cozzi, Simon Francis Gaine, Reinhard Huetter, Isabell Naumann e Josée Ngalula. Tra loro figura anche il segretario generale della Commissione, Piero Coda, che ricopre l’incarico dal 2021.
La Commissione fu istituita da san Paolo VI l’11 aprile 1969, su proposta della prima assemblea del Sinodo dei vescovi, e da allora viene ricomposta ogni cinque anni. Nel primo gruppo sedevano alcuni dei teologi che hanno segnato il Novecento cattolico: Karl Rahner, Henri de Lubac, Yves Congar, Hans Urs von Balthasar e Joseph Ratzinger, che dal 1981 al 2005, da prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ne fu anche presidente. La presidenza spetta infatti per statuto al prefetto del dicastero, oggi il cardinale Víctor Manuel Fernández. È un organo consultivo: le sue conclusioni vengono sottoposte al papa e consegnate al dicastero, che decide come usarle. L’ultimo documento, «Quo vadis, humanitas?», dedicato all’antropologia cristiana di fronte all’intelligenza artificiale e alle biotecnologie, è stato approvato da Leone XIV il 9 febbraio e pubblicato il 4 marzo. Nel 2025 la Commissione aveva diffuso un testo sui 1700 anni del Concilio di Nicea.
Le regole che ne disciplinano la composizione sono ancora quelle fissate da san Giovanni Paolo II con il motu proprio Tredecim anni del 6 agosto 1982. I membri vengono nominati dal papa su proposta del prefetto, dopo che sono state sentite le conferenze episcopali; restano in carica cinque anni e alla scadenza possono essere confermati. La riforma della Curia del 2022, la costituzione apostolica Praedicate Evangelium, non ha toccato questo impianto: all’articolo 77 stabilisce soltanto che la Commissione è istituita presso il dicastero, è presieduta dal prefetto e opera secondo le proprie norme.
Le conferme erano state particolarmente numerose nel quinquennio precedente. Quando Francesco ricompose la Commissione nel 2021 i membri erano 28: dodici nuovi e sedici già presenti nel quinquennio precedente. Alcuni avevano attraversato tre mandati di seguito: lo spagnolo Javier Prades López, il francese Philippe Vallin e il messicano Mario Ángel Flores Ramos erano stati nominati la prima volta nel 2009. Due membri del gruppo uscente sono morti durante il mandato, il gesuita portoricano Jorge José Ferrer nel settembre 2024 e il polacco Marek Jagodziński nell’aprile 2025. Leone XIV li aveva ricevuti il 26 novembre 2025, nella prima udienza del pontificato riservata alla Commissione, e in apertura del discorso aveva detto di conoscerne già molti.
Il segretario generale della Commissione, incaricato di coordinarne i lavori e curare la diffusione dei suoi documenti, è il teologo italiano Piero Coda. L’articolo 5 dello statuto stabilisce che venga nominato dal Papa, su proposta del presidente, per un mandato di cinque anni rinnovabile. Prima di avanzare la proposta, il presidente deve consultare, per quanto possibile, i membri della Commissione.
Coda, che fa parte dell’organismo dal 2014, ricopre l’incarico dal 2021, quando subentrò al domenicano francese Serge-Thomas Bonino. Anche il suo mandato quinquennale è giunto a scadenza, ma nell’elenco dei membri per il periodo 2026-2031 Coda figura tra i sei confermati ed è ancora indicato come segretario generale.
Diversa è la procedura prevista per il segretario aggiunto, incarico attualmente ricoperto da monsignor Maurizio Barba, la cui nomina spetta direttamente al prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Fra i nuovi membri ci sono due vincitori del premio Ratzinger, il riconoscimento assegnato ogni anno dalla fondazione vaticana intitolata a Benedetto XVI. Il gesuita francese Michel Fédou, nato a Lione nel 1952, insegna teologia dogmatica e patristica dal 1987 al Centre Sèvres di Parigi, l’istituzione dei gesuiti francesi oggi chiamata Facultés Loyola Paris, di cui è stato decano e poi presidente, e ha fatto parte delle commissioni di dialogo con luterani e ortodossi: il premio gli fu consegnato nel 2022, insieme al giurista Joseph Weiler. Il biblista Paul Béré, gesuita del Burkina Faso nato nel 1966 in Costa d’Avorio, l’aveva ricevuto nel 2019, primo africano a ottenerlo. Béré ha partecipato come esperto a diversi Sinodi, è stato consultore della Segreteria generale del Sinodo dal 2009 al 2014 e dal 2018 siede nella commissione internazionale di dialogo fra anglicani e cattolici. Oggi è decano della facoltà biblica del Pontificio Istituto Biblico, che fa capo alla Gregoriana.
Jan-Heiner Tück, nato nel 1967 a Emmerich, in Germania, sposato e padre di quattro figli, occupa dal 2009 la cattedra di dogmatica e storia dei dogmi all’università di Vienna e interviene spesso sui giornali di lingua tedesca. Dirige la redazione dell’edizione tedesca di Communio, la rivista fondata nel 1972 da un gruppo di cui facevano parte Balthasar, Ratzinger e Karl Lehmann, e fa parte sia della Commissione per la fede della Conferenza episcopale tedesca sia della Commissione teologica dei vescovi austriaci. Nel 2017, quando in Germania si discuteva se ammettere alla comunione i coniugi di confessione diversa, giudicò problematica una licenza generale e propose di decidere caso per caso, dopo un colloquio con un sacerdote.
Più di un nominato ha lavorato su Nicea e sulla teologia dei primi secoli. Khaled Anatolios, prete della Chiesa greco-cattolica melchita nato a Madras nel 1962 e cresciuto fra l’Egitto e il Canada, dirige il dipartimento di teologia dell’università di Notre Dame, negli Stati Uniti, ed è autore di Retrieving Nicaea, uno studio sullo sviluppo della dottrina trinitaria uscito nel 2011. La scozzese Sara Parvis, patrologa all’università di Edimburgo, ha pubblicato nel 2006 con Oxford University Press un libro su Marcello di Ancira e sui vent’anni di controversia ariana seguiti al Concilio, e sta curando l’edizione delle opere superstiti del vescovo. Tück ha scritto di Nicea su Communio nel 2015 e di nuovo nel 2024. Lo spagnolo Ángel Cordovilla, nato nel 1968 e decano delle facoltà di teologia e di diritto canonico della Universidad Pontificia Comillas di Madrid, è autore di un manuale di teologia trinitaria edito dalla Biblioteca de Autores Cristianos e si è formato con Olegario González de Cardedal, che nel 1969 figurava fra i membri della prima Commissione.
Due nomi arrivano dalla facoltà di teologia della Pontificia Universidad Católica Argentina di Buenos Aires. Il domenicano Jorge Scampini, nato nel 1957 a San Antonio de Areco, si era laureato in legge prima di entrare nell’ordine; si occupa di ecclesiologia ed ecumenismo, ha fatto parte per tre mandati della commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese e nel 2025 ha pubblicato un saggio sulla fede nicena nei dialoghi fra le confessioni cristiane. L’altro è Fabricio Forcat, professore associato. In quella università Fernández è stato decano di teologia fra il 2008 e il 2009 e poi rettore fino al 2018. Lo statuto, come detto, affida al prefetto il compito di proporre i nomi al Papa.
Fra gli italiani c’è Maria Teresa Fattori, ricercatrice all’università di Teramo, storica del papato in età moderna e dei concili, che negli ultimi anni ha studiato i sinodi provinciali celebrati dopo il Concilio di Trento. Si è formata a Bologna, come borsista prima dell’Istituto per le scienze religiose fondato da Giuseppe Dossetti e poi della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII che ne è la prosecuzione, il centro associato alla cosiddetta scuola di Bologna, nota per la storia del Concilio Vaticano II diretta da Giuseppe Alberigo; dal 2012 fa parte del comitato scientifico della rivista Cristianesimo nella storia. L’altro italiano è monsignor Carlo Dell’Osso, segretario del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana.
Gli altri nominati sono il ceco Lubomír Žák, della facoltà teologica di Olomouc; Tiago de Fraga Gomes, della Pontificia università cattolica del Rio Grande do Sul, a Porto Alegre; Gilbert De Lima, segretario esecutivo della commissione per la dottrina dei vescovi indiani; Clarence Devadass, direttore del Catholic Research Centre di Kuala Lumpur; Julián Arturo López Amozurrutia, decano di teologia della Universidad Pontificia de México; Gaston Ogui Cossi, dell’Université Catholique de l’Afrique de l’Ouest; l’ungherese Csaba Török, che insegna a Esztergom; il gesuita Bernhard Knorn, della Hochschule Sankt Georgen di Francoforte; lo spiritano Patrick Mwania, vicecancelliere della Tangaza University di Nairobi; suor Shu Chin Hu, della facoltà teologica Fu Jen di Taipei; Teresa Hyeon Soon Choi, della Sogang University di Seul; Boyd Taylor Coolman, del Boston College; Claudia Leal Luna, del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia; Anne-Sophie Vivier-Muresan, decana della facoltà di teologia dell’Institut catholique de Paris.
Le donne sono otto, tre in più rispetto alla Commissione uscente: sei nuove componenti e due confermate, Isabell Naumann e Josée Ngalula. Erano entrate nella Commissione per la prima volta nel 2004, con la teologa Barbara Hallensleben, docente a Friburgo, e la suora statunitense Sara Butler.
Il 30 novembre 2023, rivolgendosi a Francesco nell’udienza concessa alla Commissione, Fernández aveva detto che forse era venuto il momento di aggiornare gli statuti, per adattarli alla riforma della Curia e a una Chiesa che si vuole sinodale; il dicastero, aveva aggiunto, ha bisogno di un aiuto maggiore dalla Commissione, ma occorre «stabilire nuovi rapporti concreti». Finora nuovi statuti non sono stati approvati, e i 30 membri della Commissione, tra nuovi ingressi e conferme, lavoreranno con le regole del 1982.
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