L’effetto Zuppi: se la verità dialoga, i preti sposati trionfano

Editoriale: “L’Effetto Zuppi: Se la Verità dialoga, il Cantiere trionfa”

Il Cardinale Zuppi ha lanciato un messaggio potentissimo da Torino: “La verità, perché sia tale, deve dialogare con il mondo”. Per anni, la verità sui sacerdoti sposati è stata tenuta sotto chiave, come un segreto imbarazzante. Oggi, Leone XIV ci dice che non c’è nulla di cui aver timore.

Quando Zuppi cita l’avvento della tecnologia e la “sfida antropologica”, legittima esattamente la nostra presenza: noi siamo i preti che sono già “dentro” quella sfida, che vivono nel mondo digitale, che lavorano, che comunicano senza filtri. Se Leone XIV continua la Evangelii Gaudium, allora la “gioia del Vangelo” deve includere anche la gioia di una famiglia che serve l’altare. La Chiesa “credibile e impegnata nella missione” di cui parla Zuppi è una Chiesa che non può più permettersi di sprecare le proprie risorse umane. Il dialogo con il mondo non è più un’opzione, e noi sacerdoti sposati siamo i traduttori naturali di questo dialogo.

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Liturgia 24 Maggio 2026 DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO (ANNO A)

Liturgia 24 Maggio 2026 DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO (ANNO A)

Colore Liturgico  Rosso

Gesu

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Antifona

Lo Spirito del Signore riempie l’universo;
egli, che tutto abbraccia,
conosce ogni linguaggio. Alleluia. (Cfr. Sap 1,7)

Oppure:


L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori
per mezzo dello Spirito, che abita in noi. Alleluia. (Cfr. Rm 5,5; 8,11)

Colletta

O Dio, che nel mistero della Pentecoste
santifichi la tua Chiesa
in ogni popolo e nazione,
diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo,
e rinnova anche oggi nel cuore dei credenti
i prodigi che nella tua bontà
hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Dagli Atti degli Apostoli
At 2,1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. 
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 103 (104)

R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Oppure: 
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R.

Seconda Lettura

Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 12,3b-7. 12-13

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il ​​corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Parola di Dio.

SEQUENZA

Veni, Sancte Spíritus, 
et emítte caélitus
lucis tuae rádium.
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Veni, pater páuperum, 
veni, dator múnerum, 
veni, lumen córdium.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolátor óptime, 
dulcis hospes ánimae, 
dulce refrigérium.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.
In labóre réquies, 
in aestu tempéries, 
in fletu solácium.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
O lux beatíssima, 
reple cordis íntima 
tuórum fidélium.
O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Sine tuo númine, 
nihil est in hómine, 
nihil est innóxium.
Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.
Lava quod est sórdidum, 
riga quod est áridum, 
sana quod est sáucium.
Lava ciò che è sórdido,
bagna ciò che è árido,
sana ciò che sánguina.
Flecte quod est rígidum, 
fove quod est frígidum,
rege quod est dévium.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.
Da tuis fidélibus,
in te confidéntibus, 
sacrum septenárium.
Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Da virtútis méritum, 
da salútis éxitum,
da perénne gáudium.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

Alleluia.

Vangelo

Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-23 

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrerò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore.

Si dice il Credo.

Sulle offerte

Manda, o Padre,
lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio,
perché riveli pienamente ai nostri cuori
il mistero di questo sacrificio
e ci apra alla conoscenza della verità tutta intera.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Tutti furono colmati di Spirito Santo,
e cominciarono a parlare delle grandi opere di Dio. Alleluia. (Cf.  At 2,4.11)

Oppure:

Quando verrà lo Spirito della verità,
vi guiderà alla verità tutta intera. Alleluia. (Cf. Gv 16,13)

Dopo la comunione

O Dio, che doni alla tua Chiesa
la comunione ai beni del cielo,
custodisci in noi la tua grazia,
perché resti sempre vivo il dono dello Spirito Santo 
che abbiamo ricevuto
e questo cibo spirituale giovi alla nostra salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Nel congedare l’assemblea, il diacono o, se assente, lo stesso sacerdote canta o dice:

Andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:

* La Messa è finita: andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:

* Portate a tutti la gioia del Signore risorto. Andate in pace. 
Alleluia, alleluia.
R/. Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia.

Terminato il Tempo di Pasqua, è bene portare il cero pasquale nel battistero per conservarlo con il dovuto onore, affinché dal cero acceso, durante la celebrazione del Battesimo, si accendano le candele dei battezzati.

Lettura e Vangelo del giorno 18 Maggio 2026

Letture del Giorno

Prima Lettura

Dagli Atti degli Apostoli
At 19,1-8

Mentre Apollo era a Corìnto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese a Èfeso.
Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù».
Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. Erano in tutto circa dodici uomini.
Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori di ciò che riguarda il regno di Dio.

 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 67 (68)

R. Regni della terra, cantate a Dio.
Oppure:
R. Cantate a Dio, inneggiate al suo nome.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi;
come si scioglie la cera di fronte al fuoco,
periscono i malvagi davanti a Dio. R.

I giusti invece si rallegrano,
esultano davanti a Dio
e cantano di gioia.
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome:
Signore è il suo nome. R.

Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri. R.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 16,29-33

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Sinner, sei storia: Jannik re di Roma e un azzurro vince Internazionali 50 anni dopo Panatta

Jannik Sinner - Afp

Jannik Sinner ha vinto gli Internazionali d’Italia 2026. Oggi, domenica 17 maggio, il tennista azzurro ha battuto il norvegese Casper Ruud nella finale del Masters 1000 di Roma, imponendosi in due set con il punteggio di 6-4, 6-4. Cinquant’anni esatti dopo l’ultimo trionfo azzurro firmato Adriano Panatta nel 1976, un italiano torna così sul trono del torneo della Capitale, con Sinner che conquista il suo sesto Masters consecutivo, il quinto del 2026, e migliora anche il suo record di vittorie consecutive, salendo a 34. Con il trionfo di Roma Sinner allunga su Carlos Alcaraz nel ranking Atp, regalandosi la certezza di restare numero 1 del mondo anche oltre il prossimo Wimbledon e mettendo nel mirino il Roland Garros, ultimo torneo che gli manca per completare il Career Grand Slam.

Erano 50 anni che un italiano non vinceva gli Internazionali, è splendido che uno di noi abbia vinto qui. C’era tanta tensione, sono contento di come ho gestito il match”, ha detto Sinner subito dopo la partita, trattenendo l’emozione.

La partita
Quanto possono essere lunghi cinquant’anni? Nel 1976, quando Adriano Panatta vinceva gli Internazionali d’Italia, Steve Jobs e Steve Wozniack avevano appena fondato la Apple. L’Italia aveva celebrato Tina Anselmi come prima ministra donna della sua storia repubblicana, mentre iniziava il processo alle Brigate Rosse e la tv scopriva Roberto Benigni. Al cinema usciva Taxi Driver e cominciava a circolare la musica dei neonati U2. Dallo spazio arrivavano le prime immagini di Marte e a Vancouver si preparavano le Olimpiadi estive, segnate dalla protesta dei Paesi africani contro l’apartheid sudafricana.

Adnkronos

“Zuppi e i preti sposati: La notizia fa il giro del mondo”

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“Zuppi e i preti sposati: La notizia fa il giro del mondo”

Titolo: Anche l’ANSA conferma: La Chiesa cammina verso l’apertura ai sacerdoti sposati

La portata delle dichiarazioni del Cardinale Matteo Zuppi è ormai inarrestabile. Anche l’ANSA riporta con evidenza l’apertura del Presidente della CEI: «Ordinazione di uomini sposati? Penso che probabilmente ci sarà».

Questa non è la voce di un singolo, ma il segnale di un discernimento profondo che coinvolge i vertici della Chiesa italiana in piena sintonia con la missione di Leone XIV.

Perché questa notizia cambia tutto:

  1. L’ufficialità del tema: Quando l’ANSA batte una notizia, essa diventa “materia di Stato” ecclesiale. Il tempo dei sussurri nei corridoi è finito: la riammissione dei preti sposati è nell’agenda della Chiesa.

  2. Smentita dei catastrofisti: Mentre Alessandro Rico su La Verità parla di “minacce”, l’agenzia di stampa nazionale riporta una visione di speranza e di realismo pastorale. Zuppi non sta “abbattendo muri”, sta “aprendo porte” per far entrare aria nuova nelle parrocchie.

  3. Uniti nel cambiamento: Il Movimento Sacerdoti Sposati accoglie questo momento storico. Siamo pronti a mettere la nostra esperienza al servizio di questo passaggio, garantendo quella “dedizione fedele” che Leone XIV chiede a ogni sacerdote.

Preti Sposati e 8 per mille: la Chiesa che non ‘batte cassa’”

“Preti Sposati e 8 per mille: la Chiesa che non ‘batte cassa’”

Titolo: Più preti nelle strade, meno lussi nei palazzi: la nostra risposta ai fedeli

Molti utenti, commentando l’articolo de La Verità, dicono: “Sì ai preti sposati, ma basta chiedere soldi”. È un appello alla coerenza che il Movimento Sacerdoti Sposati accoglie con totale favore.

  • Il prete della porta accanto: Un sacerdote sposato è, per sua natura, inserito nell’economia reale. Non vive in un “lusso principesco”, ma condivide le fatiche dei fedeli. La sua presenza è un “anticorpo” naturale contro lo spreco e la distanza burocratica.

  • La riforma di Leone XIV: Il Papa ci chiama a una Chiesa povera per i poveri. Noi crediamo che la riammissione dei preti sposati sia parte di questa pulizia: meno strutture elefantiache, più presenza capillare sul territorio per annunciare il Vangelo.

  • Investire sulle persone, non sulle pietre: Invece di accumulare beni immobili, la Chiesa dovrebbe investire sulle “pietre vive”: i suoi sacerdoti. Riammettere chi è stato allontanato significa valorizzare risorse che la Chiesa ha già formato, riducendo gli sprechi e tornando alla missione essenziale.

Conclusione: Non vogliamo che il tema dei preti sposati sia usato come pretesto per questioni di bilancio. Chiediamo di tornare a servire perché crediamo che una Chiesa con più padri di famiglia sia una Chiesa che sa gestire meglio anche le sue risorse, con la saggezza del buon padre di famiglia.

“Gli ‘Anticorpi’ dell’esclusione: Risposta al sarcasmo di Alessandro Rico”. Se il matrimonio diventa una “minaccia”: La deriva di Alessandro Rico su X

“Gli ‘Anticorpi’ dell’esclusione: Risposta al sarcasmo di Alessandro Rico”

Titolo: Se il matrimonio diventa una “minaccia”: La deriva di Alessandro Rico su X

Alessandro Rico ha affidato ai social un commento che qualifica bene il suo pensiero: definisce l’apertura ai preti sposati una “minaccia esistenziale”. È un termine forte, bellico, che trasforma fratelli in nemici.

La nostra analisi:

  • Chi è la vera minaccia? Una Chiesa che si chiude per “difendersi” dai suoi stessi figli è una Chiesa che rinuncia alla sua missione. La minaccia non è il prete sposato, ma l’abbandono dei fedeli che non hanno più nessuno che spezzi per loro il Pane.

  • La famiglia come anticorpo: Per noi la famiglia non è un virus, ma il più potente “anticorpo” contro la solitudine e l’isolamento del clero. È la linfa che può ridare vita a comunità spente.

  • Senza paura: Mentre Rico invoca anticorpi culturali per “reagire”, noi invochiamo lo Spirito Santo per “agire”. Siamo con Leone XIV e con il Cardinale Zuppi nella costruzione di una Chiesa che non ha paura di rinnovarsi.

Oltre la logica dell’abbandono: perché non “togliamo la tunica”

Di fronte alle sfide del ministero e alla bellezza della vita familiare, la risposta più facile per molti è: “Togliti la tunica e sposati”. Come se il sacerdozio fosse un abito da lavoro che si dismette a fine turno, o un contratto da cui recedere per “cambiare vita”.

Ma noi del Movimento Sacerdoti Sposati diciamo NO a questa logica dell’espulsione e dell’abbandono. Ecco perché:

1. Il sacerdozio è un sigillo eterno

L’Ordinazione non è una divisa, ma un carattere indelebile dell’anima. “Tu sei sacerdote in eterno”. Sposarsi non cancella la chiamata di Dio, né annulla il dono ricevuto. Chiedere a un prete di “andarsene” significa sprecare una vocazione che Dio ha benedetto e che la Chiesa ha formato.

2. Le comunità hanno fame di Pastori

Mentre molti ci invitano a uscire, migliaia di parrocchie restano senza celebrazioni, senza guida, senza conforto. In un tempo in cui Leone XIV ci chiede di “custodire e rinnovare” il clero, ha senso invitare pastori validi e preparati ad abbandonare il gregge? Noi non vogliamo “togliere la tunica”, vogliamo rimboccarci le maniche e servire.

3. La famiglia non è un tradimento

Come ricordato dal Cardinale Zuppi, la coesistenza tra matrimonio e sacerdozio è già realtà in molti riti della Chiesa Cattolica. Non è un mimetismo, ma una sintesi possibile. Una famiglia non toglie spazio a Dio, ma lo incarna nella realtà quotidiana, rendendo il pastore ancora più vicino alle fatiche e alle gioie del suo popolo.

Conclusione: Restiamo per amore

Noi non ce ne andiamo. Restiamo per amore di Cristo, per fedeltà alla Chiesa e per obbedienza a Leone XIV. Non chiediamo privilegi, ma il diritto di servire. La nostra “tunica” non è un ostacolo, ma il segno di una missione che vogliamo portare a compimento, portando con noi la ricchezza di essere padri e sposi.

La fede non esclude, la fede integra.


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Preti sposati: “Vedete? Anche ai vertici sanno che abbiamo ragione”

Per disarmare bisogna essere disarmati" - La Fedeltà

Zuppi al Salone del Libro: «Probabilmente sì, la Chiesa aprirà ai preti sposati»

Le parole pronunciate dal Cardinale Matteo Zuppi al Salone del Libro di Torino scuotono il panorama ecclesiale italiano. Intervistato da Aldo Cazzullo, alla domanda secca sulla possibilità di un’apertura ai sacerdoti sposati, il Presidente della CEI ha risposto con una chiarezza disarmante: «Probabilmente sì. Ci sono già».

Non è un’utopia, è la realtà

Zuppi ha ricordato ciò che noi del Movimento Sacerdoti Sposati sosteniamo da sempre: la Chiesa Cattolica vive già questa realtà attraverso i riti orientali. Non stiamo chiedendo di inventare qualcosa di estraneo alla tradizione, ma di estendere alla Chiesa latina una ricchezza che già appartiene al patrimonio cattolico.

  • Oltre il tabù: Quando il Cardinale dice «Ci sono già», abbatte il muro dell’invisibilità. Riconosce che il binomio sacerdozio-matrimonio non è un ossimoro, ma una prassi consolidata e valida.

  • La risposta alla missione: L’apertura non è un cedimento alla modernità, ma una scelta per «raggiungere tutti» e «comunicare il Vangelo», come ha sottolineato il porporato.

Leone XIV e Zuppi: Due voci, un solo cammino

Mentre quotidiani come La Verità cercano di dipingere queste parole come una ribellione a Leone XIV, noi vediamo l’esatto opposto:

  1. Leone XIV chiede di “custodire e rinnovare” il sacerdozio.

  2. Zuppi indica la strada pratica per questo rinnovamento: non lasciare le comunità senza l’Eucaristia. Il rinnovamento chiesto dal Papa passa proprio per il coraggio di pastori che, come Zuppi, sanno leggere i “segni dei tempi” senza paura di cambiare regole che non sono dogmi.

Il Movimento Sacerdoti Sposati è pronto

Il Cardinale Zuppi ha aperto una porta. Ora spetta a noi, e alla Chiesa tutta, varcarla con responsabilità:

  • Siamo pronti al servizio: Migliaia di sacerdoti sposati non aspettano altro che rimettersi a disposizione delle diocesi.

  • Lontani dal mimetismo: La nostra non è la “chiesa fai-da-te” dei falsi vescovi. Noi siamo qui, dentro la Chiesa Cattolica, pronti a rispondere all’appello dei nostri Pastori.

Conclusione: Il tempo è adesso

Il «Probabilmente sì» di Zuppi deve diventare un «Sì» concreto. La Chiesa di Leone XIV ha l’occasione storica di sanare una ferita e moltiplicare i suoi operai nella vigna. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, con umiltà e fedeltà.

Tag: Cardinale Zuppi, Salone del Libro, Aldo Cazzullo, Leone XIV, Movimento Sacerdoti Sposati, Preti Sposati, Riforma Chiesa, Celibato

Tra Leone XIV e Zuppi nessuna frattura: La verità oltre i titoli di giornale

Radici.riforma.pretisposati

“Risposta a La Verità: La Chiesa non è un museo di regole”

 Tra Leone XIV e Zuppi nessuna frattura: La verità oltre i titoli di giornale

Il quotidiano La Verità prova a mettere contro il Papa e il Presidente della CEI, usando il tema dei preti sposati come un cuneo per spaccare la Chiesa. Ma la narrazione di Alessandro Rico crolla davanti alla realtà dei fatti.

Custodire significa far vivere

Quando Leone XIV invita a “custodire” il celibato, non chiede di trasformarlo in una prigione o in un idolo. Custodire un dono significa anche capire quando la forma di quel dono impedisce il bene supremo: la salus animarum (la salvezza delle anime). Il Cardinale Zuppi, con onestà pastorale, riconosce che la Chiesa “probabilmente sì” aprirà ai preti sposati perché il Popolo di Dio ha fame di Eucaristia.

Non siamo preti “scandalosi”

L’articolo evoca lo spettro dei “preti che giacciono con le donne” per scandalizzare. È un paragone inaccettabile. Il Movimento Sacerdoti Sposati non chiede il concubinato clandestino, ma un ministero ordinato e trasparente. Paragonare il matrimonio di un sacerdote a una “situazione deteriore” significa ignorare la bellezza del sacramento nuziale e la dignità dei sacerdoti delle Chiese Orientali che lo stesso Zuppi ha giustamente citato.

Il senso delle proporzioni

Rico accusa Zuppi di “battere cassa” sull’8 per mille. Ma la realtà è che la Chiesa ha bisogno di risorse umane prima che economiche. Una parrocchia senza prete è una parrocchia che muore, e una parrocchia che muore non ha bisogno di 8 per mille. Riammettere i preti sposati significa riportare vita, e dove c’è vita, i fedeli tornano a sostenere la loro Chiesa.

Conclusione: Non ci lasceremo dividere dalle etichette di “catto-progressismo”. Noi siamo sacerdoti che amano la Chiesa, obbedienti a Leone XIV e grati a pastori come Zuppi che sanno guardare il futuro senza paura. La Chiesa non è un club per celibi, ma la casa di tutti.

Tag: Leone XIV, Cardinale Zuppi, La Verità, Movimento Sacerdoti Sposati, Celibato Sacerdotale, Riforma Chiesa, 8 per mille, Alessandro Rico