Sarajevo, trent’anni dopo: impressioni di viaggio

di: Ilaria Mengoli

sarajevo

Questa estate ho avuto l’opportunità di fare un viaggio a Sarajevo e di conoscere i fatti che hanno sconvolto la città, e la Bosnia intera, tra il 1992 e il 1995. Fatti, questi, che a scuola non vengono di solito raccontati, e che pure suonano così familiari se si pensa alle notizie che ci arrivano dalla Striscia di Gaza.

Gli incontri in preparazione al viaggio, coordinati da don Giovanni Salatino e dalla Caritas Ambrosiana, ci hanno offerto il quadro sociopolitico nel quale si è sviluppato il conflitto, ma sono bastati solamente a intuire la complessità della vicenda. Era necessario partire per capire, o almeno provare a capire, le ragioni e le conseguenze di quella guerra avvenuta nel cuore dell’Europa appena trent’anni fa.

Il viaggio è stato impegnativo, fatto di molte ore di pullman e momenti di tensione alle dogane, ai quali, da cittadini europei abituati alla libera circolazione fra gli Stati dell’Unione, non eravamo abituati. Una volta arrivati a Sarajevo, don Giovanni ci ha consegnato tre parole che avrebbero guidato il processo di elaborazione della nostra esperienza: complessità, graffio, ricollocarsi.

La «complessità» si è rivelata una preziosa chiave di lettura della realtà nella quale ci siamo immersi, un invito a non essere pigri e a non accettare una narrazione semplificata e superficiale dei fatti storici, né tantomeno di quelli dei giorni nostri.

La parola «graffio» si riferiva ai molti segni lasciati dalla guerra sul volto della città di Sarajevo: i fori di proiettile dei cecchini e i segni di granata sulle facciate dei palazzi, le rose di Sarajevo segnate di rosso sulle strade e sui marciapiedi. Suggeriva anche l’idea di «farsi graffiare», di lasciarsi ferire da ciò che avremmo visto e ascoltato durante la nostra visita.

Fra i luoghi più impattanti, sicuramente, i musei. C’è il museo del genocidio di Srebrenica, che racconta senza filtri di una mattanza spietata che ha portato all’eliminazione di oltre 8000 musulmani bosniaci soltanto nel luglio del 1995. Il Museo del Tunnel, unica via di fuga dalla Sarajevo assediata, costruito da moltissimi volontari i quali hanno rischiato la propria vita nella speranza di salvare quella di molti altri. Il Museo della Guerra e dei Bambini, che conta una collezione preziosa di oggetti donati da uomini e donne che sono stati bambini e bambine durante gli anni dell’assedio, ognuno associato a un ricordo di quelle giornate di terrore, ma anche di stupefacente quotidianità.

Abbiamo conosciuto sul posto persone e realtà incredibili, testimonianza per noi di come l’umanità possa superare la forza distruttiva di una guerra. L’associazione Youth for Peace, ad esempio, nasce con l’obiettivo di educare le nuove generazioni alla pace attraverso attività e progetti nelle scuole. «Donne Jadar» è un’associazione che ha a cuore l’educazione e l’occupazione femminile, che sogna per la città di Srebrenica un futuro di giovani e di lavoro. L’associazione Kuma International raccoglie numerosi artisti i quali, attraverso il cinema, la musica e l’arte, rielaborano ogni giorno il trauma della guerra e il dolore di aver dovuto lasciare la propria casa. L’associazione Stradajevo crea progetti educativi nel contesto dell’orfanotrofio di Dom Bjelave, dove bambini e bambine, ragazzi e ragazze pagano le conseguenze di una guerra che, fortunatamente, non hanno vissuto.

L’impegno di queste persone e delle loro associazioni nel sociale e per il territorio deriva dall’urgenza di elaborare e superare il dolore della guerra, di riscrivere la propria storia, di cambiare il volto del proprio Paese, scrollandosi di dosso una narrazione che da trent’anni a questa parte li associa a un immaginario di conflitto e sofferenza.

Dopo averli incontrati, avverto la loro stessa urgenza di raccontare le loro storie, per contribuire a diffondere il loro messaggio di speranza e di collaborazione, al di là delle differenze etniche e religiose. È l’invito a «ricollocarci», l’ultima parola del nostro viaggio, che non segna la fine dell’esperienza, ma l’inizio per noi di una vita da testimoni di pace all’interno delle nostre comunità, con la speranza di costruire un futuro diverso, più umano, migliore.

Settimana News

Liturgia 27 Settembre 2026 XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Colore Liturgico  Verde

Gesu

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C’è una frase conclusiva, comune alle due parabole della XXVI e XXVII domenica, che svela il segreto intendimento del discorso complessivo di Gesù: “Perciò vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare” (Mt 21,41).
La domanda posta da Gesù è la seguente: “Chi è allora il vero destinatario della promessa, il vero credente?”. Anche la parabola dei due figli deve essere letta in questa prospettiva.
Molte volte, infatti, può verificarsi una forma di sintonia solo apparente, perché ultimamente interessata, tra la nostra volontà e quella del Padre. Siamo capaci di dirgli dei “sì” speciosi e superficiali, non maturati al sole di quella vera obbedienza interiore, che può solamente essere il frutto di una profonda conversione a Dio. Una forma di obbedienza disobbediente perché non tocca le radici del nostro cuore e non cambia la nostra esistenza.
In questa ipotesi è vero che, pur immersi in una vita ancora disordinata, coloro che hanno deciso di seguire Cristo, senza reticenze e senza cercare in ultima analisi il loro interesse, si riscatteranno e avranno la precedenza nel regno dei cieli.
La parabola ci fa capire quanto sia anche per noi reale il pericolo di partecipare, con apparente docilità, durante tutta la nostra vita, alle celebrazioni liturgiche e alle attività della Chiesa, senza mai diventare veri cristiani.
Antifona d’ingresso
Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi,
l’hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato,
non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti.
Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da’ gloria al tuo nome,
Signore, fa’ con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia. (Dn 3,31.29.43.42)
Colletta
O Dio, che riveli la tua onnipotenza
soprattutto con la misericordia e il perdono,
continua a effondere su di noi la tua grazia,
perché, affrettandoci verso i beni da te promessi,
diventiamo partecipi della felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Padre, che prometti vita e salvezza
a ogni uomo che desiste dall’ingiustizia,
donaci gli stessi sentimenti di Cristo,
perché possiamo donare la nostra vita
e camminare con i fratelli verso il tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Prima lettura
Ez 18,25-28
Se il malvagio si converte dalla sua malvagità, egli fa vivere se stesso.
Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore:
«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 24
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare:
ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.
Seconda lettura
Fil 2,1-11
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio.

Forma Breve:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (2, 1-5)

Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.

Parola di Dio
Canto al Vangelo
Gv 10,27

Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.
Vangelo
Mt 21,28-32
Pentitosi andò. I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Come figli rigenerati dall’amore del Padre, ci presentiamo a lui con fiducia elevando unanimi la nostra preghiera.
Preghiamo insieme e diciamo: Ricordati del tuo popolo, Signore.

1. Per la santa Chiesa: corrispondendo alla grazia divina, dia frutti di vera giustizia e santità e possa contribuire a ricomporre il genere umano nella fraternità e nella pace. Preghiamo.
2. Per i ragazzi che completano l’iniziazione cristiana: ricevano nella famiglia e nella comunità parrocchiale la formazione necessaria alla crescita della loro fede. Preghiamo.
3. Per i giovani: dinanzi al dilagare della violenza e della corruzione trovino nella fede la forza per resistere al male e lo slancio per perseguire con coraggio il bene. Preghiamo.
4. Per quanti operano nel campo della protezione dei minori e dei vulnerabili: educhino le persone e le comunità a prevenire ogni forma di violenza e di abuso fisico o psichico. Preghiamo.
5. Per noi, convocati dalla parola di Dio attorno all’altare: liberati da ogni egoismo e resi umili di cuore, ci sia dato di vivere ogni giorno con spirito di fede e carità. Preghiamo.

O Padre, tu operi sempre per il bene dei tuoi figli: ascolta la nostra supplica e donaci di riporre in te ogni nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle offerte
Accogli, Padre misericordioso, i nostri doni,
e da questa offerta
fa’ scaturire per noi la sorgente di ogni benedizione.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Ricordati, o Signore, della parola detta al tuo servo,
con la quale mi hai dato speranza.
Questa mi consola nella mia miseria. (Cf. Sal 118,49-50)

Oppure:
In questo abbiamo conosciuto l’amore:
egli ha dato la sua vita per noi;
anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. (1Gv 3,16)

Oppure (Anno A):
È venuto Giovanni il Battista:
i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto. (Cf. Mc 21,32)
Preghiera dopo la comunione
Questo sacramento di vita eterna
ci rinnovi, o Padre, nell’anima e nel corpo,
perché, annunciando la morte del tuo Figlio,
partecipiamo alla sua passione
per diventare eredi con lui nella gloria.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Il caso di Alberto Ravagnani a “Ballando con le stelle”: perché il fenomeno influencer non c’entra con la causa dei sacerdoti sposati

Chi è Alberto Ravagnani: dall'altare a Ballando con le Stelle, la clamorosa svolta dell'ex prete ora influencer

La notizia della partecipazione dell’ex sacerdote e noto influencer Alberto Ravagnani allo show televisivo Ballando con le stelle sta facendo discutere i media e l’opinione pubblica. Il passaggio dall’altare al mondo dello spettacolo e dei social network viene spesso presentato dai giornali come l’emblema del “prete che cambia vita”, mescolando senza criteri percorsi personali, scelte mediatiche e questioni disciplinari della Chiesa.

Di fronte a questa sovraesposizione mediatica, è necessario fare massima chiarezza: la vicenda di Alberto Ravagnani e il fenomeno dei cosiddetti “preti influencer” non hanno nulla a che vedere con la causa, seria e profonda, della riammissione al ministero attivo dei sacerdoti sposati.

Le differenze sostanziali: spettacolo e social contro servizio pastorale

Confondere la scelta di chi intraprende una carriera nello spettacolo con la richiesta di riammissibilità canonica dei presbiteri coniugati rischia di creare un’immagine distorta ed erronea:

  1. Intenti ed esposizione mediatica: La figura dell’influencer si muove su dinamiche legate alla visibilità, all’intrattenimento e alla presenza nei media. La proposta del Movimento Sacerdoti Sposati, al contrario, non cerca i riflettori o la notorietà, ma chiede di poter servire in silenzio, con umiltà e dedizione, le comunità parrocchiali lasciate senza Messa.

  2. Nessun abbandono della vocazione presbiterale: I sacerdoti sposati rappresentati da don Giuseppe Serrone e dal Movimento Internazionale non intendono “cambiare mestiere” o reinventarsi nel mondo dello spettacolo. Si tratta di presbiteri con una solida formazione teologica formale e titoli pontifici che desiderano unicamente continuare a esercitare il ministero sacerdotale per il bene delle anime.

  3. Piena fedeltà e comunione canonica: La via italiana dei sacerdoti sposati non nasce da spinta individualista o di rottura con l’istituzione, ma si fonda su un filiale appello a Papa Leone XIV e ai Vescovi per un decreto canonico di riammissibilità al servizio delle diocesi.

La dignità del ministero oltre il sensazionalismo

I media e la televisione tendono a spettacolarizzare le storie di abbandono del sacerdozio, preferendo il sensazionalismo delle scelte d’impatto. Tuttavia, la realtà della Chiesa e dei suoi fedeli ha bisogno di cose diverse: pastori maturi, stabili e preparati, capaci di spezzare il Pane dell’Eucaristia e stare accanto alle famiglie nelle fatiche quotidiane.

Distinguere tra la ricerca di visibilità personale e la richiesta legittima di un decreto di realismo pastorale è fondamentale per restituire verità e rispetto sia alla vita della Chiesa che alla dignità del sacerdozio.

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Il primo bacio, un viaggio, la Tosca, il figlio che nasce: tutte le emozioni oltre l’Alzheimer

L'albero delle emozione nella Rsa di Santena (Torino) Foto Kos
Un bacio, i canguri che corrono al tramonto in Australia, un profumo particolare. La malattia cancella i ricordi, soprattutto quelli più recenti, ma non le emozioni. E così quando l’Alzheimer sbriciola lentamente la mente, a restare vivida è la memoria affettiva fatta di gesti e sensazioni. Chi ha avuto accanto un malato di Alzheimer lo sa, sa quanto può fare la differenza – anche nel momento in cui lo sguardo sembra spento e fisso nel vuoto – far ascoltare una canzone che ricorda l’amore di gioventù. E magari anche il primo bacio, nonostante sia avvenuto 67 anni fa. Come è accaduto a Giorgio, oggi novantacinquenne, che si confessa con ingenuità a chi gli chiede quale sia il ricordo che non vuol dimenticare. Era l’estate del 1957, infatti, quando nelle campagne di Recco (Genova) passeggiava con Adele, la ragazza che poi è diventata sua moglie il 17 agosto del 1959. Oggi vivono insieme nella Rsa Anni Azzurri Minerva di Rapallo. Tenendo in mano la foglia su cui è scritto questo ricordo, Giorgio ammette che «non sempre la nostalgia è una cosa negativa, anzi serve a ricordare emozioni che il tempo tende a cancellare. Come se fosse oggi 67 anni fa il mio primo bacio è stata quasi una timida prova, ma fu un impegno per sempre».
Il suo ricordo, come quello di tanti altri malati di Alzheimer, è stato messo nero su bianco in tante foglie viola e hanno riempito gli alberi delle emozioni condivise degli ospiti nella rete delle Rsa Anni Azzurri di tutta Italia. Esperienze che da domani – nella Giornata mondiale dell’Alzheimer – verranno diffusi anche con audio e video sul sito Anni Azzurri. Durante l’estate appena trascorsa, infatti, i volontari e gli operatori di 60 Rsa Anni Azzurri si sono seduti accanto agli ospiti chiedendo loro quale fosse il ricordo che non volevano dimenticare. Così è nato il progetto “L’Albero dei Ricordi — la memoria condivisa non si perde”, che ha coinvolto anziani dagli 80 ai 95 anni ed ha permesso di raccogliere più di 500 testimonianze. Come quella di Maria Gabriella, insegnante di biologia per una vita a Milano. Il ricordo che nemmeno la malattia è riuscito a cancellare è un viaggio in Australia che è durato un mese e mezzo quando era molto giovane. Arrivata a Perth come prima destinazione ed ha fatto il giro dell’outback, ha visitato Adelaide ed ha assistito ai festeggiamenti del carnevale. «Non voglio dimenticare l’Australia, la luce che c’era lì – racconta – Hanno un ambiente molto diverso da noi, con animali molto docili come i canguri e i koala, avvicinati nei lunghi tratti di viaggio in macchina. Poi gli abitanti sono un popolo incredibile e amano tanto gli italiani. Mi è piaciuta la disponibilità delle persone, soprattutto a Sidney e l’Opera House vista dal vivo. Ricordo che non ci facevano entrare in acqua per via degli squali e così facevo il bagno in una piscina con acqua salata».
Non dimentica poi certo la prima volta da bambino all’opera Giacomo, classe 1932, che oggi vive in una Rsa Anni Azzurri di Milano (Sempione), anche se il lavoro di prefetto e magistrato lo ha portato nel corso della vita ad abitare in vari posti, prima a Napoli, poi a Belluno. Cosa non vuole dimenticare? «La prima opera vista dal vivo, la Tosca, a 7 anni, a Napoli», dice. Preparato di tutto punto dai genitori, è riuscito a goderne ogni attimo, è rimasto «appassionato di musica per tutta la vita» e ha sempre frequentato i teatri, La Scala a Milano e il San Carlo di Napoli, quando viveva in Campania.
Alcuni ricordi queste persone non li avevano mai condivisi con nessuno, nemmeno in famiglia. Ricordi che spesso hanno temi ricorrenti come l’amore e il matrimonio, il pianto di gioia dopo la nascita di un figlio (Angela, 84 anni), la soddisfazione per il lavoro fatto bene come nel caso di Antonia, 82 anni, una segretaria molto stimata dal presidente della banca dove lavorava, oppure la gioia per un’operazione difficile riuscita come è capitato a Isacco, 87 anni, metà dei quali passati a fare il chirurgo. Nelle foglie della memoria sono riportanti anche tanti momenti di pace: le camminate solitarie nei boschi in cerca di funghi (Giovanni, 84 anni), il gelato di una giovane coppia di sposi sul lago di Lecco nel 1957 (Beniamino, 91 anni), una gita a Rimini in Vespa bianca sotto una luna rossa, appena sposati (Luigina, 80 anni), i giri a Bergamo Alta con gli amici — permessi solo a chi era andato bene a scuola (Alessandrina, 89 anni) — e una sera lontana in cui un ragazzo invita a ballare una ragazza, e danza con lei tutta la sera (Clara, 86 anni).
A raccogliere i loro racconti, giorno per giorno, sono stati gli educatori delle strutture. «Ogni foglia dell’albero nasce da un ascolto vero, senza fretta: spesso è la prima volta che quel ricordo viene raccontato a qualcuno – spiega Salvatore Lo Medico, coordinatore degli educatori Anni Azzurri – Il nostro compito non è soltanto raccogliere aneddoti, ma soprattutto dare a chi li racconta il tempo e l’attenzione perché quel ricordo torni a contare per lui, prima ancora che per noi». Un esercizio, quello dell’ascolto dei ricordi che ha anche un grande valore clinico per chi li esterna. «La memoria non è soltanto un archivio del passato, ma uno strumento attraverso cui la persona anziana ricostruisce il senso della propria identità nel presente – dice lo psichiatra Adolfo Bandettini di Poggio, direttore medico dell’area psichiatria del Gruppo Kos – Raccontare la propria storia, ed essere ascoltati con attenzione, restituisce a chi narra la percezione di avere un ruolo attivo nella quotidianità: far sentire la propria voce». Così la condivisione del vissuto «diventa una leva concreta per il benessere cognitivo dell’anziano, che si sente riconosciuto non per la propria fragilità, ma per la ricchezza della propria esperienza».

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Avvenire

A Gaza mille bambini sono ritornati a scuola

Bambini della parrocchia della Sacra famiglia a Gaza giocano sul sagrato della chiesa

«Come una luce nell’oscurità». Padre Gabriel Romanelli ha salutato così la riapertura della scuola della Sacra Famiglia di Gaza City, chiusa da quasi tre anni a causa del conflitto iniziato nella Striscia il 7 ottobre 2023. Ieri, primo giorno di lezioni nell’enclave palestinese, i 1.000 studenti dell’istituto legato alla parrocchia cattolica sono rientrati nelle aule che a lungo hanno rappresentato un riparo per oltre 450 sfollati. «Riaprire la scuola è un segnale forte per tutti i bambini e ragazzi che potranno respirare un briciolo di normalità in mezzo alla polvere delle macerie e della distruzione», ha dichiarato padre Romanelli durante un’intervista rilasciata all’Agenzia Sir. Prima della guerra erano cinque le scuole cristiane che operavano a Gaza: tre cattoliche, una ortodossa e una evangelica. Quest’anno, per la prima volta, tutti gli studenti cristiani della Striscia si ritrovano riuniti nella scuola della Sacra Famiglia. Sono 130, circa il 10% del numero complessivo degli iscritti, ha reso noto George Akroush, direttore dell’Ufficio per lo Sviluppo del Patriarcato Latino di Gerusalemme.

«I bambini di Gaza sono diventati un simbolo», aggiunge padre Romanelli in riferimento alla campagna lanciata da Avvenire per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai fanciulli della Striscia. «È una buona iniziativa, proprio come gesto simbolico, non una graduatoria del dolore, ma un segno capace di richiamare l’attenzione sulla condizione di tutta l’infanzia nelle guerre», afferma il sacerdote argentino. «Più di 20.000 bambini di Gaza sono stati uccisi. È una cifra enorme che ricorda ogni bambino ucciso in ogni parte del mondo. E il numero, purtroppo, continua ancora a salire», conclude il parroco della Sacra Famiglia. Appena tre giorni prima che le scuole ricominciassero le attività Amal al-Mughair, 8 anni, è stata dilaniata da un bombardamento israeliano mentre si trovava nella tenda della sua famiglia a Khan Yunis. Sono quasi 1.400 i gazawi uccisi a partire dal “cessate il fuoco” del 10 ottobre 2025. La precarietà della vita nella Striscia si riflette nel sistema scolastico. Secondo i dati forniti dall’Ocha, l’Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari dell’Onu, negli ultimi due anni solo 250mila su 658mila studenti di Gaza hanno ricevuto una qualche forma di istruzione negli “Spazi temporanei di apprendimento”.
Il 92% degli edifici scolastici, riporta l’Unrwa, sono danneggiati o distrutti, e solo il 60% degli alunni ha accesso a lezioni in presenza. Uno studio del ministero dell’Educazione palestinese ha evidenziato che fra il 2023 e il 2026 la frequenza scolastica è crollata da 200 a 60 giorni all’anno, e le ore settimanali trascorse in aula da 30 a 12. Nel suo report di giugno l’Unicef indicava in 114 milioni di dollari la cifra necessaria per coprire le esigenze del devastato sistema educativo, il doppio di quanto l’agenzia abbia attualmente a disposizione. Dei 230 spazi utilizzati per l’insegnamento sono pochi gli edifici sopravvissuti ai bombardamenti, o quelli riparati. A docenti e alunni traumatizzati dal conflitto, nelle tende oppresse dal sole e dalla pioggia, manca tutto: banchi, sedie, lavagne, libri, penne e quaderni. Prima del 7 ottobre Gaza poteva vantare uno dei migliori sistemi scolastici di tutta la regione. Solo il 2% della popolazione con più di 15 anni era analfabeta.

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Salute mentale, i ragazzi italiani sono sempre più fragili

Salute mentale, è allarme giovani

Dai 230 accessi psichiatrici in pronto soccorso del 2011 agli oltre 1.600 del 2025, secondo recenti dati. Stefano Vicari, responsabile del reparto di neuropsichiatria dell’Ospedale Bambino Gesù, descrive un fenomeno in crescita drammatica. L’età media dei pazienti è scesa sotto i tredici anni

Federico Tonini – Città del Vaticano – Vatican News

Negli ultimi quindici anni, gli accessi per motivi psichiatrici al pronto soccorso dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma sono aumentati del 500%. Un dato drammatico, se si pensa che si è passati dai circa 200 ingressi registrati tra il 2011 e il 2013, agli oltre 1.600 nel 2025. Non si può più parlare, dunque, di un fenomeno di “disagio generico” tra le file dei giovanissimi, ma di una vera e propria circostanza di emergenza. Lo sottolinea ai media vaticani Stefano Vicari, responsabile del reparto di neuropsichiatria dell’Ospedale Bambino Gesù, e professore ordinario di neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Ascolta l’intervista con Stefano Vicari
“Tra le cause principali per cui i ragazzi vanno in pronto soccorso per un motivo psichiatrico – afferma Vicari – c’è proprio l’autolesionismo, cioè ragazzi che decidono di farsi del male, talvolta a scopo non suicidario, ma anche ragazzi che, invece, si fanno del male perché vogliono morire. Questo è un fenomeno in grandissima crescita. Molti di loro pensano frequentemente alla morte, pianificando o utilizzando diverse strategie e scrivendo lettere di addio. Fortunatamente, in molti casi vengono messi in atto tentativi che permettono un intervento tempestivo da parte degli adulti o dei soccorritori, evitando l’esito fatale anche a fronte di lesioni e ferite”.

Il numero più preoccupante è quello dell’età in cui si manifestano i disagi. Il fenomeno, che fino a pochi anni fa si manifestava maggiormente sulla fascia dei 15-18 anni, è ora sceso a una media di 12,8. “La bambina più piccola – è il racconto di Vicari – l’abbiamo ricoverata a soli nove anni, dopo che si era lanciata dalla finestra. È un’ondata che sta crescendo, anche in età molto più precoce, con casi sempre più frequenti e numerosi”.

Il 2013 come punto di non ritorno
Vicari individua nel 2013 il momento di estremo peggioramento del quadro generale, non solo in Italia. L’anno in cui gli smartphone dotati di fotocamera interna, i cui modelli erano stati rilasciati sul mercato intorno al 2010, hanno iniziato a diffondersi a dismisura a causa del progressivo abbassamento dei prezzi. “Non è un caso che con il crollo del loro costo – sostiene ancora il neuropsichiata – i telefonini siano diventati il regalo della Prima Comunione. Dicevo ironicamente di considerare tale regalo un peccato mortale. Noi esperti siamo tutti concordi nel dire che sarebbe buona norma che un bambino non possieda un telefono di proprietà, prima dei tredici anni, e che non acceda ai social network prima dei sedici. Un altro conto è usare sporadicamente quello del papà o della mamma”.

Il vero protagonista rimane però internet. “Il 70% degli adolescenti si riconosce dipendente dallo smartphone. Si sono infatti moltiplicati i casi di dipendenza da internet: bambini e adolescenti che non riescono a staccarsi dal telefonino”. A partire dal primo ottobre, per contrastare la problematica, l’Ospedale Bambino Gesù aprirà un ambulatorio dedicato proprio a questo uso problematico della rete. Il problema non è internet in sé, precisa poi Vicari, ma come viene usato, soprattutto perché gli adulti non lo gestiscono ancora in modo responsabile.

Come prevenire il disagio
Famiglia, scuola e tempo libero. Sono questi i tre principali contesti che, secondo Vicari, si potrebbero rivelare decisivi al contrasto del fenomeno, qualora venissero vissuti in un determinato modo. “Immaginiamo un contesto in cui il bambino esce alle 8 del mattino, sale sul pulmino, va a scuola, studia fino all’una, anche con impegno, e poi mette via completamente i libri. Nel pomeriggio svolge attività di tempo libero sempre veicolate all’interno della scuola, come nuoto, tennis, o imparare a suonare uno strumento musicale. Alle 17 prende il pulmino di ritorno, va a casa e ritrova la famiglia”. Un modello che a molti potrebbe sembrare irrealizzabile, ma è esattamente quello che succede in molti Paesi a capitalismo avanzato, spiega Vicari: “In Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Germania, la scuola è organizzata in questa maniera. In Italia assistiamo invece a una scuola pubblica profondamente mortificata, spesso caratterizzata da strutture degradate e, in alcuni casi, persino pericolose per gli studenti”.

Il suo appello è diretto: “Non possiamo ricordarci degli adolescenti solo quando delinquono”, ma bisogna favorire “la cultura, il sapere, lo stare insieme in relazioni positive, il volontariato, l’educazione all’attenzione per il prossimo”. Sull’Eu Kids Act, la nuova proposta di legge fondamentale europea, annunciata lo scorso 17 settembre, che vieta l’accesso ai social sotto i 13 anni. Vicari si esprime favorevolmente: “È un passo importante. La politica ha la responsabilità di assumersi il peso di queste decisioni, è un po’ come per l’automobile: noi non consentiamo a un bambino di 6 anni di guidare, nonostante sia un mezzo che consenta di migliorare la qualità di vita di ciascuno di noi”. Lo stesso deve accadere con gli smartphone, afferma: “Per l’utilizzo di internet e dei social, i bambini devono avere un senso critico, e questo si sviluppa crescendo, non è presente già nei primi anni di vita”. Non tutto ciò che è possibile, dunque, deve essere permesso.

Lettura e Vangelo del giorno 20 settembre 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaìa
Is 55,6-9

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 144 (145)

R. Il Signore è vicino a chi lo invoca.

Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza. R.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità. R.

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 1,20c-24.27a

Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 20,1-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

20 Settembre Santi Andrea Kim Tae-gon, Paolo Chong Ha-sang e compagni

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Memoria

Dal Martirologio

Memoria dei santi Andrea Kim Tae-gon, sacerdote, Paolo Chong Ha-sang e compagni, martiri in Corea. In questo giorno in un’unica celebrazione si venerano anche tutti i centotrè martiri, che testimoniarono coraggiosamente la fede cristiana, introdotta la prima volta con fervore in questo regno da alcuni laici e poi alimentata e consolidata dalla predicazione dei missionari e dalla celebrazione dei sacramenti. Tutti questi atleti di Cristo, di cui tre vescovi, otto sacerdoti e tutti gli altri laici, tra i quali alcuni coniugati altri no, vecchi, giovani e fanciulli, sottoposti al supplizio, consacrarono con il loro prezioso sangue gli inizi della Chiesa in Corea.
I loro nomi sono: santi Simeone Berneux, Antonio Daveluy, Lorenzo Imbert, vescovi; Giusto Ranfer de Bretenières, Ludovico Beaulieu, Pietro Enrico Dorie, Pietro Maubant, Giacomo Chastan, Pietro Aumaître, Martino Luca Huin, sacerdoti; Giovanni Yi Yun-il, Andrea Chong Hwa-gyong, Stefano Min Kuk-ka, Paolo Ho Hyob, Agostino Pak Chong-won, Pietro Hong Pyong-ju, Paolo Hong Yong-ju, Giuseppe Chang Chu-gi, Tommaso Son Chason, Luca Hwang Sok-tu, Damiano Nam Myong-hyog, Francesco Ch’oe Kyong-hwan, Carlo Hyon Song-mun, Lorenzo Han I-hyong, Pietro Nam Kyongmun, Agostino Yu Chin-gil, Pietro Yi Ho-yong, Pietro Son Son-ji, Benedetta Hyon Kyong-nyon, Pietro Ch’oe Ch’ang-hub, catechisti; Agata Yi, Maria Yi In dog, Barbara Yi, Maria Won Kwi-im, Teresa Kim Im-i, Colomba Kim Hyo-im, Maddalena Cho, Elisabetta Chong Chong-hye, vergini; Teresa Kim, Barbara Kim, Susanna U Sur-im, Agata Yi Kan-nan, Maddalena Pak Pong-son, Perpetua Hong Kum-ju, Caterina Yi, Cecilia Yu So-sa, Barbara Cho Chung-i, Maddalena Han Yong-i, vedove; Maddalena Son So-byog, Agata Yi Kyong-i, Agata Kwon Chin-i, Giovanni Yi Mun-u, Barbara Ch’oe Yong-i, Pietro Yu Chong-nyul, Giovanni Battista Nam Chong-sam, Giovanni Battista Chon Changun,
Pietro Ch’oe Hyong, Marco Chong Ui-bae, Alessio U Se-yong, Antonio Kim Songu, Protasio Chong Kuk-bo, Agostino Yi Kwang-hon, Agata Kim A-gi, Maddalena Kim O-bi, Barbara Han A-gi, Anna Pak A-gi, Agata Yi So-sa, Lucia Pak Hui-sun, Pietro Kwon Tu-gin, Giuseppe Chang Song-jib, Maddalena Yi Yong-hui, Teresa Yi Mae-im, Marta Kim Song-im, Lucia Kim, Rosa Kim, Anna Kim Chang-gum, Giovanni Battista Yi Kwang-nyol, Giovanni Pak Hu-jae, Maria Pak Kun-a-gi Hui-sun, Barbara Kwon-hui, Barbara Yi Chong-hui, Maria Yi Yon-hui, Agnese Kim Hyo-ju, Caterina Chong Ch’oryom, Giuseppe Im Ch’i-baeg, Sebastiano Nam I-gwan, Ignazio Kim Che-jun, Carlo Cho Shin-ch’ol, Giulitta Kim, Agata Chon Kyong-hyob, Maddalena Ho Kye-im, Lucia Kim, Pietro Yu Taech’ol, Pietro Cho Hwa-so, Pietro Yi Nyong-so, Bartolomeo Chong Munho, Giuseppe Pietro Han Chae-kwon, Pietro Chong Won-ji, Giuseppe Cho Yun-ho,
Barbara Ko sun-i, Maddalena Yi Yong-dog.

Russia, la candidata alle elezioni scomparsa torna in video: «Ma è stata costretta»

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La candidata pacifista russa Yulia Kuznetsova è scomparsa per due giorni. Poi è tornata a farsi vedere con un video. Ma i compagni di partito pensano che sia stata costretta a registrarlo. Kuznetsova, candidata alla Duma di Stato per il distretto di Babushkinsky a Mosca, non aveva dato notizie di sé dalla sera del 17 settembre. Poi ha pubblicato un video in cui affermava di stare bene. Ma RusNews, il sito che lo ha pubblicato, ha scritto che «le persone vicine a Kuznetsova sono certi che il video sia stato registrato sotto costrizione».

Il ritorno della candidata scomparsa
La notizia è riportata da Radio Liberty e da altri media. Kuznetsova, ex membro dello staff di Boris Nadezhdin, si candida con il Partito dei Verdi, che ha slogan contro la guerra. Ha ricevuto l’appoggio del cosiddetto progetto Voto Intelligente, un’iniziativa guidata dagli alleati di Alexei Navalny. «Ieri ho avuto una conversazione piuttosto difficile, dopo la quale mio marito ha dovuto fornirmi assistenza psicologica e medica. Ora sto bene e tornerò presto a casa. Grazie mille a tutti per la vostra preoccupazione», ha detto nel video.

La denuncia
I collaboratori di Kuznetsova avevano precedentemente affermato che lei e suo marito potevano essere stati arrestati. Ma la polizia sostiene che Kuznetsova sia stata «ritrovata» e stia «bene». La sera del 17 settembre Kuznetsova aveva smesso di farsi sentire dopo un incontro con gli elettori a Sokolniki. Quella stessa sera è stata presentata una denuncia di scomparsa alla polizia. La persona che ha sporto denuncia è stata convocata in commissariato nel pomeriggio del 18 settembre. Lì è stata informata che Kuznetsova e suo marito, scomparso con lei, erano stati ritrovati.

Una scomparsa inscenata?
L’agente di polizia si è rifiutato di rivelare la loro esatta ubicazione o il motivo per cui i loro telefoni risultavano irraggiungibili, ma ha mostrato una fotografia della coppia scattata in un luogo sconosciuto. Il blogger Kirill Shulika, citando Vyacheslav Kozlov, capo della Commissione Sicurezza della Camera Civica, ha scritto che Kuznetsova «si trova in una casa vacanze vicino a Mytishchi con il marito. Non riveliamo il nome perché si tratta di informazioni riservate; la Kuznetsova non ci ha autorizzato a divulgarlo», ha aggiunto Shulika, insinuando che Kuznetsova abbia inscenato la sua scomparsa.

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Liturgia 20 Settembre 2026 XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Colore Liturgico  Verde

Gesu

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Gesù ci svela quanto la sua logica sia diversa dalla nostra e la superi.
Nella sua vigna c’è spazio per tutti e ogni ora può essere quella giusta. Così come ogni nostra situazione di vita deve essere la vigna che ci è affidata per curarla e metterla in grado di portare molto frutto e questo non per rinchiuderci egoisticamente in un ambito ristretto ma per riconoscerci, a partire dal concreto dell’esistenza, “lanciati sulle frontiere della storia”, per essere cioè veri evangelizzatori e missionari.
Siamo tutti pronti a riconoscerci tra gli operai che hanno accettato l’invito della prima ora, ma quale potrà essere la chiamata che il Signore ci riserva per l’ultima ora, per la sera della nostra vita?
Riconoscersi tra i chiamati alla salvezza deve significare renderci disponibili ad accogliere ogni chiamata, anche la meno gratificante, la più difficile e dolorosa.
Antifona d’ingresso
«Io sono la salvezza del popolo», dice il Signore.
«In qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò,
e sarò loro Signore per sempre».
Colletta
O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo
hai posto il fondamento di tutta la legge,
fa’ che osservando i tuoi comandamenti
possiamo giungere alla vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Padre, le tue vie sovrastano le nostre vie
quanto il cielo sovrasta la terra:
concedi a noi la gioia semplice
di essere operai della tua vigna
senza contare meriti e fatiche,
lieti solo di portare frutti buoni
per la speranza del mondo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Prima lettura
Is 55,6-9
I miei pensieri non sono i vostri pensieri.
Dal libro del profeta Isaìa

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 144
Il Signore è vicino a chi lo invoca.

Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.
Seconda lettura
Fil 1,20-24.27
Per me vivere è Cristo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.

Parola di Dio
Canto al Vangelo
At 16,14

Alleluia, alleluia.
Apri, Signore, il nostro cuore
e accoglieremo le parole del Figlio tuo.
Alleluia.
Vangelo
Mt 20,1-16
Sei invidioso perché io sono buono?

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Con un cuore solo e un’anima sola rivolgiamo la nostra preghiera al Padre che ci ha chiamati a essere santi e immacolati nell’amore.
Preghiamo insieme e diciamo: Guidaci, Signore, nelle tue vie.

1. Per la Chiesa: associata a Cristo, servo obbediente del Padre, annunci in tutto il mondo il suo regno di giustizia, di verità e di pace. Preghiamo.
2. Per quanti svolgono un ministero nella Chiesa: vivano il loro servizio con umiltà e con gioia, seguendo l’esempio di Gesù che si è fatto ultimo e servo di tutti. Preghiamo.
3. Per i popoli martoriati dalla violenza e dalla guerra: si affermino uomini di governo capaci di intraprendere risolutamente le vie della riconciliazione, nel rispetto del diritto alla vita e alla libertà. Preghiamo.
4. Per le famiglie, in particolare per quelle più tribolate: attingendo forza dalla grazia del sacramento del Matrimonio, crescano nell’unità e nella pace, aperte al servizio e al dono della vita. Preghiamo.
5. Per noi qui riuniti: la parola del Vangelo converta i nostri cuori, ci renda capaci di accogliere Cristo e di seguirlo con prontezza e animo riconoscente. Preghiamo.

O Padre, che abiti nei cieli, eppure sei più intimo a noi di noi stessi, accogli le preghiere elevate a te con la voce e le suppliche inespresse che solo tu conosci. Per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle offerte
Accogli con bontà, o Signore,
l’offerta del tuo popolo
e donaci in questo sacramento di salvezza i doni eterni,
nei quali crediamo e speriamo con amore di figli.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Tu hai dato, Signore, i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie nel custodire i tuoi decreti.
(Cf. Sal 118,4-5)

Oppure:
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore
e le mie pecore conoscono me. (Gv 10,14)

Oppure (Anno A):
«Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»,
dice il Signore. (Mt 20,16)
Preghiera dopo la comunione
Guida e sostieni, o Signore, con il tuo continuo aiuto
il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti,
perché la redenzione operata da questi misteri
trasformi tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.