Vescovi, glamour e resort, lo scisma show dei lefebvriani dalla Chiesa di papa Leone

Fraternità Sacerdotale San Pio X

È la Woodstock dei tradizionalisti, un po’ messa in latino un po’ Tripadvisor, la grande festa dello scisma. A Écône, in Svizzera, i lefebvriani preparano la separazione ufficiale dalla Chiesa cattolica in pompa magna. Altro che timore reverenziale e spirito penitenziale, c’è aria di giubilo e revanscismo e per l’occasione — la consacrazione di quattro vescovi in calendario il primo luglio — è stata addirittura prodotta un’edizione speciale di bottiglie di vino griffate.

Antimoderni e postmoderni
Ferocemente opposti a ogni contaminazione tra fede cattolica con la “F” maiuscola e modernità, paradossalmente i lefebvriani sono all’avanguardia della tecnologia digitale. Antimoderni e postmoderni. Questione di propaganda ecclesiale: sono una minoranza — due vescovi, 733 preti, 264 seminaristi, 145 fratelli e 250 suore –, ma grazie ad un’efficacissima strategia comunicativa, discretamente alimentata anche all’interno della Chiesa dai settori più conservatori, riescono a monopolizzare da decenni il dibattito sulla liturgia e l’eredità del Concilio Vaticano II.

Contro il Concilio
Fu in rottura con la grande riunione di vescovi di tutto il mondo che, dal 1962 al 1965, aprì all’ecumenismo e alla libertà di coscienza, al ruolo dei laici e all’uso della lingua volgare a messa, che monsignor Marcel Lefebvre guidò un drappello di fedelissimi oltre i margini estremi (a destra) della cattolicità. Quando il 30 giugno del 1988, in pieno regno wojtyliano, ordinò quattro vescovi per garantire una successione apostolica al suo movimento, l’arcivescovo francese incorse nella scomunica. Poi Benedetto XVI tentò con caparbietà di farli rientrare, cancellando la scomunica (ma senza riuscire a suturare lo scisma), Francesco richiuse di fatto la porta. E ora il nuovo superiore, l’italiano don Davide Pagliarani, persa l’iniziale speranza in Leone XIV, ricevuto nei mesi scorsi in Vaticano dal capo dell’ex Santo Uffizio, il cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, senza spuntare alcuna concessione, ha deciso di rompere.

Quattro nuovi vescovi
Preannunciando per il primo del mese prossimo la consacrazione di quattro nuovi vescovi (lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier), oltre all’ordinazione di svariati preti. Il motivo è sempre quello, evitare che, quando sarà, la morte dei due presuli ancora in vita (lo svizzero Bernard Fellay, ex superiore, e lo spagnolo Alfonso de Gallareta) spenga per sempre la fiamma tradizionalista. L’effetto il medesimo: una fragorosa rottura con Roma.

Cuvée Écône 2026
Scisma né dissimulato né nascosto ma anzi rivendicato e festeggiato. Sullo scintillante sito internet creato per l’occasione, infatti, oltre al countdown per la grande esplosione si può organizzare la gita al seminario internazionale di Écône — lo stesso del primo scisma di 40 anni fa — con tutti i comfort. A partire dai souvenir — «Portate a casa un ricordo di questo evento storico» — un cofanetto Cuvée Écône 2026, quattro bottiglie di vino (Pinot nero, Syrah, Petit Arvine e Fendant) ognuna con etichetta beninteso episcopale: mitria, anello, croce e bastone pastorale. Il tutto per il modico prezzo di 75 franchi svizzeri (81,33 euro). Come in un qualsiasi portale per comprare i biglietti di un concerto o di una partita si può prenotare il proprio posto scegliendo la categoria (fedele, clero, stampa o gruppo organizzato: parrocchia, scuola, scout, movimento). Vengono poi elencati — a tariffe preferenziali, ovviamente — gli hotel partner del grande evento («Godetevi una calda accoglienza a due passi dal seminario»), e ci sono tutte le informazioni logistiche (come arrivare, parcheggio, carpooling in loco, facilitazioni per i disabili). Non è tralasciata l’alimentazione, con «stand di ristorazione» ma, come in ogni scampagnata che si rispetti, «potete anche portare il vostro pic-nic». Alla sagra della reazione si può pagare «tramite braccialetto cashless ricaricabile online o alle casse in loco» associato a QR Code personalizzato. E poiché anche in Svizzera è arrivata l’ondata di caldo che fa bollire tutta Europa, oltre all’acqua per una buona idratazione verranno offerti berretti bianchi siglati per l’evento: “Écône 2026”, i due cuori della devozione lefebvriana — il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria — e il simbolo di un pastorale episcopale.

La tagliola di Leone
Lo showdown del primo luglio è stato preceduto da un montare di schermaglie tra Écône e il Vaticano; da ultimo un estremo appello al Papa e ai cardinali più simile a un cazzotto che a un ramoscello d’ulivo, con l’ennesima denuncia di «tutti gli errori» contrari alla fede, «in particolare quelli del liberalismo, dell’indifferentismo, del modernismo, dell’ecumenismo e del laicismo». Dibattito chiuso, di fatto, da Leone in persona: «Certamente la divisione tra i cristiani è sempre un punto doloroso», ha detto di recente il Papa, «però loro rifiutano di accettare certi elementi fondamentali della Chiesa, cominciando con diversi punti del Concilio Vaticano II. Se fanno quella scelta, mi dispiace, però noi dobbiamo andare avanti».

A differenza di Bad Bunny
Prevost, il commento ironico dei tradizionalisti, «ha trovato il tempo di incontrare Bad Bunny e non lo trova per ricevere i lefebvriani». Tutto sembra precipitare verso la scomunica, che scatterà automaticamente (“latae sententiae”) nel momento stesso in cui verranno consacrati i nuovi vescovi. In Vaticano nessuno crede veramente che la scissione sia evitabile: «Ci vorrebbe un miracolo», sospira un monsignore. A quel punto ci sarà solo da formalizzare la rottura e vedere se tutti i preti e i fedeli seguono gli scissionisti o qualcuno vuole invece restare cattolico. Gli altri brinderanno allo scisma.
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