Sacerdoti sposati nella Chiesa cattolica, Zuppi conferma: esistono nel rito bizantino

Cardinale Zuppi e Daniele Grassucci

skuola.net

Nella Chiesa cattolica esistono sacerdoti sposati, anche se non nel rito seguito dalla maggioranza dei fedeli in Italia. A confermarlo è il cardinal Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in un’intervista rilasciata a Skuola.net.

L’intervista fa parte della serie “Vero o Falso” di Skuola.net, in cui il cardinale risponde a una sequenza di affermazioni sulla Chiesa cattolica dicendo se sono vere o false. Una delle domande riguarda proprio l’esistenza di preti sposati all’interno della Chiesa cattolica.

La risposta introduce una distinzione poco conosciuta tra i fedeli italiani, quella tra il rito seguito dalla maggior parte delle parrocchie e le Chiese cattoliche orientali, che hanno regole diverse sul matrimonio dei sacerdoti.

Indice

La risposta di Zuppi a Skuola.net
Da dove nasce la scelta del celibato
La risposta di Zuppi a Skuola.net
Nel format dell’intervista la domanda è diretta: nella Chiesa cattolica esistono sacerdoti sposati, vero o falso?

“Vero”, risponde il cardinale. “La Chiesa cattolica ha per esempio il quei preti cattolici di rito bizantino, quindi le chiese che erano le chiese orientali, per esempio le comunità albanesi in italia, dove i preti cattolici possono essere sposati”.

La sua risposta conferma quindi che il celibato non è una regola applicata allo stesso modo in tutta la Chiesa cattolica. Dipende, piuttosto, dal rito a cui una comunità appartiene.

Da dove nasce la scelta del celibato
La domanda sui preti sposati nasce da un contesto preciso. Nell’intervista, Daniele Grassucci ricorda la vicenda di un sacerdote diventato noto sui social che ha lasciato la Chiesa proprio per il celibato richiesto ai sacerdoti di rito latino. Da qui la domanda: “Da dove deriva questa questa scelta della Chiesa cattolica del celibato?”

“È la scelta della donazione di sé, del non avere famiglia, di pensarsi totalmente per gli altri”, risponde il cardinale Zuppi. E poi precisa “Questo in realtà è chiesto a tutti: noi dobbiamo imparare a voler bene a tutti quanti, dobbiamo imparare a voler bene agli altri, al prossimo, se siamo cristiani. Ma la scelta del celibato è dire: ‘Io scelgo di non avere una famiglia, di non avere dei rapporti proprio perché do tutta quanta la mia vita per la Chiesa, cioè per la comunità, cioè per i fratelli, per le sorelle, per le persone che il Signore mi dona di incontrare e di servire'”.

Papa è giunto al Gemelli per intervento. Sarà operato nel pomeriggio

Papa è giunto al Gemelli per intervento

Papa Leone XIV ha lasciato il Vaticano in auto ed è giunto al Policlinico Gemelli di Roma.

Ricoverato per un intervento chirurgico per rimuovere un nodulo a un polmone, che si terrà nel pomeriggio. E’ sceso dall’auto ed è entrato a piedi dall’ingresso principale dell’ospedale. Il Papa ha salutato le tante persone che lo hanno accolto con calorosi applausi nel grande piazzale antistante. Era sorridente ed è apparso sereno. Accolto dai vertici del Gemelli. Con lui c’era il medico curante, Luigi Carbone.

rai news

 

Live Papa Leone, la conferma della Santa Sede: oggi pomeriggio l’intervento. L’arrivo al Gemelli poco dopo le 13: il saluto sorridente ai fedeli in attesa

Papa Leone, oggi l'intervento | Il ricovero in tarda mattinata, poi l'operazione. Parolin: «Un fulmine a ciel sereno, ma siamo fiduciosi»

Leone XIV deve essere sottoposto a un intervento chirurgico per asportare un nodulo al polmone. La degenza non nella suite papale (che è in ristrutturazione) ma sempre al decimo piano del «Vaticano terzo». Preghiere da tutto il mondo

  • Oggi ricovero, in tarda mattinata, e operazione del Papa. A capo dell’èquipe, Stefano Margaritora, esperto di tecniche mininvasive e robotiche.
  • Il Pontefice è seguito da Luigi Carbone, capo della direzione di sanità e igiene del Vaticano
  • La degenza post operatoria del Papa al Gemelli dovrebbe durare circa una settimana. La Santa Sede ha fatto sapere che le udienze sono sospese fino al 20 ottobre
  • Il cardinale vicario Baldo Reina, alle 18, presiede il Rosario nella cappella San Giovanni Paolo II del Gemelli
  • corriere.it

Vangelo e Parola del giorno 13 Ottobre 2026


Letture del Giorno
Prima Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Gal 5,1-6

Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
Ecco, io, Paolo, vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta quanta la Legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella Legge; siete decaduti dalla grazia.
Quanto a noi, per lo Spirito, in forza della fede, attendiamo fermamente la giustizia sperata. Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 118 (119)

R. Venga a me, Signore, il tuo amore.

Venga a me, Signore, il tuo amore,
la tua salvezza secondo la tua promessa.
Non togliere dalla mia bocca la parola vera,
perché spero nei tuoi giudizi. R.

Osserverò continuamente la tua legge,
in eterno, per sempre.
Camminerò in un luogo spazioso,
perché ho ricercato i tuoi precetti. R.

La mia delizia sarà nei tuoi comandi,
che io amo.
Alzerò le mani verso i tuoi comandi che amo,
mediterò i tuoi decreti. R.

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,37-41

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Uniti nella prova della salute: la vicinanza spirituale a Papa Leone XIV e la comunione nella preghiera

(fonte: kool99 da iStock) - RIPRODUZIONE RISERVATA

L’annuncio dato da Papa Leone XIV durante l’Angelus riguardo al suo imminente ricovero al Policlinico Gemelli di Roma per un intervento chirurgico al polmone ha suscitato profonda commozione in tutto il mondo cattolico e nell’opinione pubblica. In questo momento di apprensione, la Chiesa intera si stringe attorno al Successore di Pietro con l’affetto e la preghiera.

Questa notizia assume una risonanza del tutto particolare per il nostro fondatore, don Giuseppe Serrone, che proprio domani dovrà sottoporsi a una broncoscopia polmonare a seguito di una pleuro-polmonite che lo ha colpito di recente.

La fraternità nella fragilità umana

La coincidenza temporale e la natura dei controlli medici legati alla salute polmonare richiamano una verità evangelica fondamentale: la fragilità della carne accumuna tutti gli uomini, dai pastori ai fedeli.

  1. La forza della preghiera condivisa: Offrire la propria sofferenza fisica e le proprie ansie sanitarie in unione con quelle del Santo Padre trasforma la prova clinica in un momento di intensa comunione spirituale.

  2. Il valore della cura e della speranza: Affidarsi alla competenza dei medici e dei sanitari è un gesto di profonda fiducia nella vita e nel Signore che guida ogni passo.

L’augurio del Movimento Sacerdoti Sposati

In questo momento di attesa e di speranza, il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati rinnova la propria affettuosa vicinanza a Papa Leone XIV ed è in preghiera per il fondatore.

L’augurio sincero di don Giuseppe Serrone e di tutti i presbiteri del Movimento è che l’intervento chirurgico al Gemelli possa svolgersi nel migliore dei modi e che il Santo Padre possa tornare presto, ristabilito e in piena salute, a guidare la Chiesa universale con la forza e il realismo pastorale che caratterizzano il suo pontificato.

#PapaLeoneXIV, #DonGiuseppeSerrone, #Salute, #Preghiera, #RealismoPastorale

CALCIO: Italia, tre squilli per la Nations League, è festa azzurra al Dall’Ara

L’Italia supera per tre a uno la Turchia allo stadio “Dall’Ara” di Bologna e chiude in bellezza questa serie di quattro impegni consecutivi. A sbloccare il risultato ci pensa al 26’ Scamacca, bravo a battere Cakir con un destro potente capitalizzando il cross di Di Lorenzo. La Turchia ha il merito di restare aggrappata al match e al 61’ trova la rete del momentaneo pareggio con Aral Simsir, sfruttando un momento di appannamento degli azzurri. La reazione dei padroni di casa è però immediata: passano appena tre minuti prima che Calafiori, entrato in campo da pochissimo, riporti avanti i suoi. Nel finale di partita c’è gloria anche per Pio Esposito, ancora una volta letale a gara in corso dopo essere subentrato dalla panchina. Questo successo permette all’Italia di salire a quota sette punti in classifica, consolidando la seconda posizione alle spalle della Francia capolista, distante tre lunghezze. Dietro agli azzurri resta il Belgio a quota sei, mentre la Turchia resta ferma a zero.

teleromagna.it

Calcio: 6-2 alla Polonia, l’Italia Under 21 si qualifica agli Europei 2027

- RIPRODUZIONE RISERVATA

L’Italia Under 21 travolge 6-2 i pari età della Polonia e si qualifica alla fase finale degli Europei 2027 di categoria per differenza reti.

Nella partita giocata all’Adriatico di Pescara nell’ultima giornata del gruppo E di qualificazione dove gli azzurrini raggiungono i polacchi in testa, decisivi i gol di Koleosho (16′), Ndour (27′ e 54′), Lipani (59′), Fini (66′) e Cherubini (86′).

Per la Polonia U21 a segno Mikołajewski (65′) e Żewłakow (85′).
Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Ora sì, è un’altra Italia! Bel tris alla Turchia, il secondo posto nel girone è più vicino

 

Gazzetta

Apre Scamacca nel primo tempo con una gran volée: nella ripresa pareggia la nazionale di Montella con Samsir, prima che Calafiori di testa e Pio Esposito in tap-in chiudano i conti. E il successo della Francia sul Belgio è un grosso regalo agli azzurri
Senza abito di gala, ma con un outfit comunque appropriato, la Nazionale continua il suo cammino virtuoso assicurandosi aritmeticamente l’obiettivo minimo: il terzo posto nel girone, che consentirà all’Italia di partecipare come testa di serie al sorteggio per le qualificazioni europee. Sono stati prima Scamacca e poi Calafiori, due calciatori romani, a indirizzare la vittoria contro la Turchia, prima che Pio Esposito chiudesse la pratica esaltando i 30.000 del Dall’Ara. Non è stata l’Italia scintillante di Bursa né quella scaltra di Parigi. Ma il risultato è arrivato lo stesso nonostante i 9 cambi iniziali. E adesso la corsa ai quarti di Nations League diventa apertissima: al momento gli azzurri hanno scavalcato il Belgio e potranno giocarsi le loro chance. Sarà decisivo molto probabilmente lo scontro diretto di Bruxelles in programma il 15 novembre.
ASSESTAMENTO
Il bilancio dell’ultima settimana dice 7 punti in 3 partite: niente male per Roberto Mancini. Che come previsto ha stravolto la formazione rispetto allo Stade de France: impossibile spremere troppo i giocatori, soprattutto Pio Esposito e Tonali che avevano giocato le tre partite precedenti. Quattro i titolari al debutto nel nuovo ciclo: Doumbia a centrocampo e il tridente inedito composto da Vergara, Scamacca e Maldini. Quattro anche i rilanci dopo il flop contro il Belgio: i senatori Di Lorenzo, Mancini e Barella e il giovane Romano. La nona novità era Ruggeri, che aveva giocato bene a Bursa, con Bastoni unico giocatore di movimento confermato. È fisiologico dunque che l’Italia abbia faticato a ritrovarsi come squadra. E che persino la derelitta Turchia di questi tempi, sbarcata a Bologna senza cinque pilastri, abbia creato qualche problema: Donnarumma, tanto per non perdere l’abitudine, ha dovuto subito disinnescare un destro affilato di Kabak. E Montella ha sperato nel vantaggio quando Akgun, dopo una bella combinazione collettiva, non è riuscito a scavalcare Gigio di testa.
IL LAMPO
—  Ma la Nazionale è stata brava a sfruttare la prima occasione favorevole (26’): dal cross di Di Lorenzo rimbalzato su Kabak, Scamacca ha tratto la forza e la precisione per spaccare la rete con uno dei suoi tiri esplosivi: spaccarla davvero, non per modo di dire, visto che è stato necessario riannodarla durante l’intervallo. Un ottimo segnale per lui, che aveva segnato appena un gol nelle 24 precedenti partite in azzurro, tre anni fa contro l’Inghilterra. E un perfetto big bang per la squadra, che dopo l’1-0 si è sciolta e ha cominciato a prendere il controllo del gioco, anche senza creare occasioni per il raddoppio. Buonissimo il lavoro di Vergara, sia nella proposta che nei ripiegamenti (peccato per l’infortunio muscolare); apprezzabile la velocità di pensiero di Romano, che beneficiava del meccanismo del doppio play con il supporto di Barella e poi Tonali, interessanti pure i ribaltamenti di Doumbia, vigoroso nelle progressioni palla al piede.
—  Dopo l’intervallo l’Italia ha tremato ancora, a causa di una disattenzione di Di Lorenzo che ha lasciato entrare Aral Simsir. L’attaccante del Trabzonspor ha gestito male la possibilità ma ha fatto suonare l’alert nella testa di Mancini, che ha immediatamente ordinato tre cambi: dentro Pio, Kayode e Calafiori per ritrovare energia sulle fasce e sponde utili davanti. Intanto l’altro Mancini, Gianluca, era costretto a respingere una scheggia temibilissima in area di rigore, sempre innescata da Simsir. Gli effetti delle sostituzioni si sono avvertiti nel brevissimo periodo, perché Esposito ha mandato in porta con una magia Doumbia, non abbastanza freddo nel calciare addosso a Cakir. Ma poi la Turchia ha pareggiato con un’azione in velocità allestita dallo juventino Celik e conclusa a porta vuota da Simsir, ancora lui. Qui l’Italia è stata lucida, non si è fatta travolgere dall’ansia, ed è stata premiata in fretta da un calcio piazzato disegnato da Barella e convertito in gioia da Calafiori, proprio l’applauditissimo ex del Bologna, alla prima rete in carriera con la Nazionale. Brividi contrastanti di una partita molto scorbutica. Montella, ancora contestato dai tanti tifosi al seguito, ha protestato molto con Marciniak per il contatto aereo con Elmali ma l’arbitro (giustamente) non ha sentito ragioni, indicando il centrocampo senza attendere neppure il Var. Lì Mancini ha aggiunto anche Tonali (fuori Barella) per congelare il pallone, spostando Romano a mezzala. Non è stato semplicissimo arrivare a dama, c’è voluto un altro intervento di Donnarumma su Ozcan, però la missione è stata compiuta e impreziosita dal tris di Esposito, ormai insostituibile certezza verso il futuro

Mistero peste in Siberia, viaggio nel lockdown di Putin: ospedali isolati e avvisi cancellati. «I colleghi della scienziata morta dormono a terra»

Peste Siberia, viaggio nel lockdown di Putin: ospedali isolati e avvisi di allarme cancellati. «I colleghi della scienziata morta dormono sui pavimenti»

Il Messaggero

Dormono sulle sedie e sul pavimento, perché i letti non ci sono. Sono più di sessanta i colleghi di Darya Shipilova rimasti chiusi nell’istituto di ricerca di Irkutsk, in Siberia, nonostante nessuno di loro sia risultato positivo alla peste. Un parente di una collega ha raccontato: «Hanno messo tutti in isolamento da venerdì. Più di 60 persone: entro sabato, nessun test era risultato positivo. E dormono lì, per terra, sulle sedie. Ovviamente non ci sono letti». Ai familiari è stato concesso soltanto di far passare pacchi di cibo attraverso il posto di blocco. A poche ore dalle prime notizie, il mistero del laboratorio della peste ha fatto il giro del mondo. Ospedali e centri medici sono stati isolati in un’area di circa 78 chilometri quadrati. La causa è la morte della tecnica di laboratorio, da cui sono scaturiti i timori di un’epidemia di peste polmonare.

Le ultime ore di Darya Shipilova
Shipilova aveva 28 anni e lavorava all’Istituto anti-peste di Irkutsk, che si occupa di Siberia e Estremo Oriente. Si sarebbe sentita male durante una spedizione sul campo con alcuni colleghi in Buriazia, vicino al confine orientale con la Mongolia. È stata ricoverata il 29 settembre e intubata, ed è morta due giorni dopo a Shelekhov, cittadina satellite di Irkutsk. Sulle cause circolano versioni diverse, come spesso accade in Russia. L’agenzia locale Lyudi Baikala riferisce che la donna avrebbe detto al personale medico di aver rotto per sbaglio una provetta contenente batteri vivi. Media russi e canali Telegram sostengono che l’incidente sia avvenuto il 25 settembre, nel laboratorio dell’istituto, e che lei abbia poi cercato di nasconderlo. Gli amici respingono con forza questa ipotesi: dicono che sapesse benissimo di dover cercare subito un trattamento antibiotico in caso di esposizione. Aveva lavorato di persona con la Yersinia pestis, il batterio responsabile della malattia. A marzo il suo nome compariva tra gli autori di uno studio sulla sensibilità agli antibiotici di ceppi prelevati nelle aree della Siberia dove la peste è presente in natura. La sua attività riguardava i batteri di regioni come l’Altai e di zone della Mongolia, oltre a esperimenti sulle risposte immunitarie all’infezione. Un’ex collega ha riferito che i familiari della giovane sono convinti che i medici l’abbiano trattata all’inizio come un caso grave di Covid, con la ventilazione artificiale, e che gli antibiotici siano arrivati troppo tardi.

Cinque ospedali in «modalità epidemia»
Il contagio avrebbe coinvolto circa 200 persone entrate in contatto con la ricercatrice, tutte sotto osservazione. Maxim Modin, sindaco del distretto di Shelekhov, ha parlato di un «insieme completo di misure antiepidemiche». Il reparto dove era stata curata la donna è stato messo in quarantena e diversi reparti hanno sospeso ricoveri e dimissioni.

Secondo Lyudi Baikala, fino a cinque strutture tra Irkutsk e dintorni sarebbero in modalità «epidemia», con centinaia tra medici, personale e pazienti a cui non è permesso uscire. Si parla degli ospedali clinici cittadini n. 1, n. 3 e n. 10. L’ospedale pediatrico Ivano-Matreninskaya sarebbe chiuso per una quarantena di tre settimane. I parenti di una donna che ha partorito in una maternità di Irkutsk hanno riferito alla testata che anche lì era stata imposta la quarantena. Una fonte del settore sanitario ha detto che i medici di Irkutsk «parlano apertamente della peste». Il condizionale, mai come in questo caso, è d’obbligo. I media indipendenti e quelli ufficiali danno versioni opposte, spesso difficilmente verificabili. I funzionari negano un blocco degli ospedali, ma un paziente del City Clinical Hospital n. 1 ha dichiarato: «Siamo in quarantena completa». Secondo il suo racconto, ai parenti non è stato permesso di entrare e ai ricoverati di uscire. Secondo alcune fonti, nella regione stanno scarseggiando i farmaci usati per curare la malattia, e i residenti, spaventati, si affollano nelle farmacie in cerca di scorte.

La versione di Mosca e i messaggi cancellati
L’agenzia sanitaria russa Rospotrebnadzor sostiene da domenica che non esista alcuna epidemia e definisce «stabile» la situazione a Irkutsk e a Shelekhov. Una commissione di esperti di biosicurezza non avrebbe trovato alcun incidente con microrganismi patogeni nell’istituto. Le analisi sui campioni della donna, aggiunge l’agenzia, non avrebbero rilevato microrganismi legati alla sua attività professionale. La morte viene attribuita a una «polmonite di eziologia sconosciuta». Il Cremlino ha commentato il caso attraverso il portavoce Dmitry Peskov, che oggi ha detto: «È meglio basarsi sulle dichiarazioni ufficiali di Rospotrebnadzor piuttosto che dare ascolto a varie voci e speculazioni». Ma i segnali di nervosismo non mancano, e alimentano i sospetti: il 3 ottobre l’amministrazione di Baikalsk, città della regione di Irkutsk, ha invitato su Telegram i residenti a non recarsi a Shelekhov, citando «informazioni non ufficiali riguardanti un caso confermato di peste». Secondo Lyudi Baikala, il messaggio, pubblicato alle 8:28 ora locale, è stato rimosso due ore dopo. Il canale televisivo nazionale REN TV ha cancellato cinque post sui social dedicati alla diffusione della peste a Shelekhov.

All’impianto di alluminio di Irkutsk (IrkAZ), a Shelekhov, il direttore Artem Fominykh ha imposto la mascherina ai dipendenti dal 2 ottobre «a causa della situazione attuale nella nostra regione». Sul suo canale Telegram aveva scritto: «Meglio prevenire che curare: prendete le dovute precauzioni». Il 4 ottobre ha poi corretto il tiro, spiegando che si trattava di una misura di routine contro le malattie respiratorie stagionali. Tra gli abitanti prevale la diffidenza. «Più ci rassicurano, più la situazione si fa spaventosa. Mentono solo per il gusto di mentire, automaticamente. È così da molto tempo».

Le contraddizioni
Dubbi anche sulle comunicazioni ufficiali, decisamente contraddittorie. Subito dopo la morte, la responsabile sanitaria statale russa Anna Popova è arrivata a Irkutsk ufficialmente per coordinare la risposta a una «infezione particolarmente pericolosa», senza rilasciare dichiarazioni pubbliche. Alexey Tsydenov, governatore della vicina Buriazia, aveva prima parlato di «la donna morta di peste», per poi correggersi e aggiungere il condizionale: «Potrebbe essere morta di peste».

Il governatore di Irkutsk, Igor Kobzev, il 2 ottobre, in una nota sulla riunione straordinaria della commissione regionale per l’igiene e la prevenzione delle epidemie, ha usato l’espressione «infezione particolarmente pericolosa». Il 4 ottobre ha parlato per la prima volta della morte, senza nominare la ricercatrice e indicandola solo come «dipendente dell’Istituto anti-peste di Irkutsk». E ha detto: «Nella regione sono in corso misure preventive sotto la stretta supervisione di Rospotrebnadzor. Nei campioni prelevati dal paziente non è stato rilevato alcun microrganismo collegato alle mansioni professionali del dipendente». Secondo il governatore, nell’istituto non si sono registrati casi di malattie infettive negli ultimi dieci giorni. Tutte le persone entrate in contatto con la donna, ha spiegato, sono state identificate, esaminate e poste sotto osservazione medica con esami di laboratorio quotidiani.

Al Moscow Times ha parlato Mikhail Favorov, epidemiologo russo, che esclude la storia della provetta rotta: «È ridicolo. Una persona che lavora presso l’Istituto per la lotta alla peste di Irkutsk indossa una tuta protettiva contro la peste». E ancora: «Se rompi una provetta, la probabilità di infezione è in realtà molto bassa. In breve, non ha importanza per il grande pubblico: crederanno alla storia della “provetta rotta”. È assolutamente agghiacciante. Non ci diranno cosa è successo veramente».

Morta di peste a 28 anni, rottura di una provetta in laboratorio in Siberia: 200 persone in quarantena

I controlli nei Paesi vicini
Le rassicurazioni di Mosca, però, non hanno convinto tutti. Il Kirghizistan ha ordinato controlli sanitari più severi a tutti i valichi: persone, veicoli e merci in ingresso sono sottoposte a una sorveglianza epidemiologica rafforzata. Il ministero della Salute di Bishkek ha spiegato che le misure sono state adottate «a seguito della segnalazione di un caso confermato di peste nella Federazione Russa», formula che contraddice la linea russa. Anche l’Uzbekistan ha annunciato misure per prevenire l’ingresso e la diffusione di infezioni altamente pericolose. Il ministero della Salute del Kazakistan, che condivide con la Russia un confine di circa 7.600 chilometri, ha dichiarato di seguire la situazione a Irkutsk e di aver introdotto «misure preventive», con controlli sanitari e di quarantena ai valichi. La Mongolia ha già alzato il livello di allerta nelle regioni di confine con la Russia. Il caso è arrivato anche a Washington. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, prima di partire per l’Islanda, ha detto: «I viaggi tra Stati Uniti e Russia sono ovviamente molto limitati, ma come per qualsiasi altra cosa, se una notizia del genere trapelasse, potrebbe diffondersi rapidamente. Quindi stiamo osservando e monitorando attentamente la situazione. Non credo ci sia motivo di allarmarsi, ma è un motivo per concentrarsi e per tenerla d’occhio. E lo stiamo facendo».