
L’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini
Milano, 3 aprile 2026 – “I preti e i diaconi sanno dell’infelicità del mondo non come spettatori che osservano da fuori, ma come uomini che riconoscono anche in sé stessi tracce di infelicità e ferite che la vita non risparmia, a nessuno”. Così, nella Messa Crismale del Giovedì Santo, l’arcivescovo Mario Delpini si rivolge a 800 sacerdoti e diaconi presenti in Duomo e “mandati a guarire l’infelicità del mondo”. In fondo alla cattedrale c’è anche Alberto Ravagnani, l’ex prete-social che a fine gennaio ha lasciato il sacerdozio.
Non più “don“ – ma sempre influencer – dopo avere raccontato “La scelta“ urbi et orbi, su tutti i canali social, in libreria e pure in tivù, ha annunciato qualche giorno fa l’idea di voler creare un oratorio laico. Ed è lui stesso a postare un’immagine della sua presenza in Duomo, libretto in mano, ricordando che “nella Messa Crismale i preti rinnovano le promesse sacerdotali”, scrivendo in calce un “chiaro, io no”. Al termine della celebrazione, l’arcivescovo Delpini, dopo aver ringraziato i presenti e ricordato i preti anziani e malati impossibilitati a partecipare (le offerte raccolte durante la cerimonia sono destinate alla loro assistenza attraverso la fondazione Opera Aiuto Fraterno), ha voluto rivolgersi proprio ai sacerdoti che hanno lasciato il ministero.
Presbiterio ferito
“Noi li sentiamo sempre confratelli – ha detto Delpini – e li ricordiamo con affetto, con simpatia e auguriamo che possano percorrere una vita santa, anche se non più nel ministero ordinato”. L’arcivescovo aveva già affrontato il tema (senza mai nominare direttamente Ravagnani) durante l’incontro con il clero nel mese di febbraio, quando aveva annunciato la proroga del suo mandato oltre la data del suo compleanno, su richiesta di Papa Leone. In quell’occasione aveva parlato di “presbiterio ferito e forse anche arrabbiato per l’abbandono di alcuni confratelli che hanno scelto di lasciare il ministero, qualcuno con un clamore esagerato, qualcuno con un passaggio più discreto”. “A dire la verità sono anch’io un po’ ferito”, aveva confessato. Ma ora si guarda avanti, augurando “una vita santa”.
“La città è stanca, la gente è stanca. Forse si pratica troppo l’arte di stancarsi, quella irrequietezza per cui si corre anche quando si potrebbe stare fermi, stare in pace, pregare, godere degli affetti della vita e fare compagnia a chi è infelice. Perciò non fa meraviglia che anche i discepoli avvertano la stanchezza come un contagio – sottolinea Delpini nell’omelia, ricordando le fatiche quotidiane dello stesso clero –. Ma i discepoli devono continuare a percorrere le strade degli uomini per indicare la via per entrare nel riposo di Dio: portare i pesi gli uni degli altri, tenere vivo l’intenso desiderio dell’incontro con il Signore, continuare il pellegrinaggio verso la casa di Dio in modo che il vigore cresca lungo il cammino”. Verso “la vita felice”.
“Essere guariti e guarire”
“Mentre ungiamo le ferite degli altri sperimentiamo che lo Spirito continua a prendersi cura delle nostre – conclude – mentre invitiamo alla speranza, impariamo di nuovo a sperare. Per essere guariti e per guarire: è per questa missione che siamo mandati, imperfetti, impotenti, e insieme fiduciosi e lieti”. Poche ore dopo, durante l’omelia della Messa della Cena del Signore, Delpini ha invitato tutti a “vivere nella verità, come una resistenza”. “Se la nostra vita è unita a quella di Gesù con la nuova alleanza, con una profonda intimità, con una umile docilità, allora forse riusciremo a essere sinceri, a dire le parole vere, a rivelare la verità della storia umana, che è vocazione alla fraternità”.
MILANO, L’ARCIVESCOVO DELPINI APRE AI “CONFRATELLI” EX SACERDOTI: LA RISPOSTA DEI PRETI SPOSATI
“Se mancano i cristiani, noi rispondiamo: ECCOCI. Non restiamo ai margini, siamo pronti a servire la Chiesa con la nostra testimonianza di padri e pastori.”
MILANO, 3 APRILE 2026 – La Redazione di Sacerdoti Sposati accolgono con profonda attenzione le parole pronunciate dall’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, durante la recente Messa Crismale. Definire i sacerdoti che hanno lasciato il ministero attivo come “sempre confratelli” e augurare loro una “vita santa” rappresenta un atto di onestà intellettuale e paterna che rompe un lungo silenzio istituzionale.
Tuttavia, tale apertura non può rimanere un semplice augurio privato, ma deve tradursi in una riflessione ecclesiale concreta. La Redazione richiama l’attenzione sulla Lettera Aperta già inviata a Delpini tramite il Vicario Generale di Milano, in risposta alla sua provocazione: “Non mancano i preti, mancano i cristiani”.
La sfida dei Sacerdoti Sposati “Accogliamo la sfida dell’arcivescovo Delpini”, dichiara la Redazione. “Se la crisi della Chiesa è crisi di autenticità e non solo di organigrammi, noi siamo qui per dire: ECCOCI. Siamo cristiani, padri di famiglia e sacerdoti che non hanno mai rinunciato alla propria vocazione. Siamo la risposta vivente alla carenza di testimoni nel quotidiano, nel lavoro e nella società civile.”
Il Digiuno di Don Giuseppe Serrone L’appello milanese giunge nel settimo giorno di digiuno di Don Giuseppe Serrone, che ai piedi della Croce testimonia la sofferenza di migliaia di preti sposati ridotti al silenzio. Don Serrone prosegue la sua protesta nonviolenta alimentandosi solo con riso, taralli e acqua, per chiedere la riammissione al ministero e il riconoscimento dei diritti civili dei sacerdoti che hanno scelto la trasparenza del matrimonio.
Numeri e Teologia Il consenso attorno a queste istanze è confermato dai dati: il blog ufficiale (sacerdotisposati.altervista.org) ha superato quota 1.843.000 visite, segnale di un popolo di Dio che non accetta più l’emarginazione dei propri pastori. Tale posizione trova fondamento nel magistero di illustri teologi come Don Basilio Petrà, che ha definito il sacerdozio uxorato un carisma “voluto da Dio per la salvezza degli uomini”.
Appello alle Istituzioni Milanesi Chiediamo alla Diocesi di Milano e a Mons. Delpini di andare oltre il saluto fraterno: è tempo di avviare un dialogo sincero per il reintegro dei sacerdoti sposati, superando pregiudizi burocratici e guardando al futuro di una Chiesa che vuole essere davvero comunità di “pietre vive”.
Ufficio Stampa Sacerdoti Sposati
Sito Web: https://sacerdotisposati.altervista.org
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Contatti: 3534552007
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Sul sito sono disponibili le analisi teologiche complete di Don Basilio Petrà e il testo integrale della Lettera Aperta a Mons. Delpini di Milano.








