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Soccorrere le coscienze: la missione dei Sacerdoti Sposati

Il discorso di Papa Leone XIV agli insegnanti di religione –  Chiesacattolica.it

Le parole di Leone XIV ai docenti risuonano come un mandato specifico per noi. Se insegnare è “carità”, allora chi meglio di un sacerdote — che ha dedicato la vita alla formazione teologica e che oggi vive immerso nelle dinamiche familiari e sociali — può soccorrere le coscienze dei nostri ragazzi?

Molti giovani oggi vivono una “disperazione silenziosa”, privi di punti di riferimento che sappiano parlare il linguaggio della realtà e dello spirito. Noi sacerdoti sposati siamo quel “soccorso in mare” per le classi italiane: portiamo la profondità del sacramento unita alla concretezza della vita quotidiana. Come dice il Papa, non stiamo solo trasmettendo nozioni, stiamo salvando persone. La nostra riammissione per l’A.S. 2026/2027 non è più una richiesta di lavoro, ma una risposta all’appello del Papa per una carità intellettuale e spirituale che non può più aspettare.

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Mentre i media ignorano i nostri comunicati sulla riammissione, Papa Leone XIV invia un messaggio potente al Salone del Libro: “La letteratura aiuti a riconoscere la dignità di ogni persona”. Noi accogliamo questo invito: la nostra Campagna non è solo una richiesta burocratica, è il racconto di vite che reclamano la propria dignità ministeriale

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🏗️ SCRIVERE UNA NUOVA PAGINA

Se la letteratura deve svelare l’umano, la nostra storia di preti sposati è un “romanzo” di fede e coraggio che la Chiesa non può più censurare:

  • Riconoscere la Persona: Come dice il Papa, non si può ignorare la dignità di chi ha servito e vuole servire ancora. Un prete sposato non perde la sua dignità sacramentale; la arricchisce con l’esperienza dell’amore sponsale.

  • Oltre il Silenzio Editoriale: Se i media ignorano i nostri aggiornamenti, noi diventiamo i nostri stessi editori. Usiamo il digitale (come esortato da Vatican News stamattina) per narrare la realtà di chi, come la giovane coppia nella nostra immagine odierna, vive una vocazione piena e luminosa.

  • Dignità vs Burocrazia: La dignità non si misura nelle “29 bollette” di Don Adriano, ma nella capacità della Chiesa di accogliere i suoi figli. Riammettere i preti sposati significa riconoscere che la loro dignità di pastori è intatta.

📔 IL COMMENTO DI DON GIUSEPPE SERRONE

“Il Papa ci chiede di usare le parole per dare dignità. Noi usiamo le nostre testimonianze per dire: esistiamo, siamo pronti, siamo parte di questa Chiesa. Se la letteratura deve aiutarci a vedere l’altro, chiediamo alle gerarchie di leggere finalmente le pagine della nostra vita, scritte con il sangue e con l’amore.”


  • “Se il Papa chiede di riconoscere la dignità di ogni persona, perché i media cattolici nascondono la dignità di migliaia di sacerdoti sposati?

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10 CHIESE, 29 BOLLETTE E UN SILENZIO sui e verso i preti sposati CHE FA MALE

Don Adriano Ralli

10 CHIESE, 29 BOLLETTE E UN SILENZIO CHE FA MALE

14 Maggio 2026 – Ore 13:50

Mentre noi mostriamo la bellezza di una vocazione che fiorisce nella famiglia (come nella nostra immagine del giorno), la cronaca ci sbatte in faccia l’insostenibile realtà del clero celibatario superstite. La storia di Don Adriano, prete di campagna nell’aretino, è il grido d’allarme di una Chiesa che sta crollando sotto il peso della solitudine e della burocrazia.

🏗️ IL PARADOSSO DELL’ESCLUSIONE

Don Adriano gestisce 10 chiese e paga 29 bollette. È un manager della sopravvivenza, più che un pastore d’anime. E mentre lui si moltiplica nel silenzio:

  • Le Gerarchie ignorano l’appello: Esistono sacerdoti sposati pronti a condividere questo peso, a gestire quelle parrocchie, a portare il Vangelo nelle case. Perché preferire il burnout di un uomo solo alla riammissione di chi ha una famiglia?

  • Il Muro di Gomma dei Media: Nonostante l’invio costante di comunicati stampa sulla nostra Campagna di Riammissione, i grandi media preferiscono narrare la “crisi” come un destino ineluttabile, ignorando deliberatamente la soluzione che abbiamo sotto gli occhi.

  • Vocazione e Vita: L’immagine della coppia giovane che abbiamo lanciato oggi non è un’utopia, è la risposta! Un prete che ha accanto una moglie e una famiglia ha una “rete di salvataggio” umana e spirituale che gli permette di essere pastore senza essere schiacciato dalle 29 bollette.

📔 IL COMMENTO DI DON GIUSEPPE SERRONE

“Leggere di Don Adriano mi stringe il cuore. È un fratello che soffre la solitudine del comando. La nostra non è una pretesa, è un’offerta di aiuto. Siamo qui, siamo formati, amiamo la Chiesa. Quanto ancora dovrà essere pesante il fardello dei parroci prima che si abbia il coraggio di riaprire le porte ai sacerdoti sposati?”

  • Call to Action: “Fino a quando la Chiesa preferirà un parroco esausto a un presbiterato uxorato vitale e solidale? Dite la vostra nei commenti.”


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Legge 180, la prima legge al mondo che ha chiuso i manicomi e avviato la visione della società come comunità terapeutica. Era il 13 maggio 1978

La paura che ci portiamo addosso di diventare matti

Nel 1968 Sergio Zavoli va a Gorizia per raccontare l’esperimento che il direttore Franco Basaglia sta portando avanti dentro il manicomio della città. Dieci anni dopo quell’esperimento darà origine alla Legge 180, la prima legge al mondo che ha chiuso i manicomi e avviato la visione della società come comunità terapeutica. Era il 13 maggio 1978.
“I malati di mente li troviamo sempre in fondo a un viale alberato di periferia, forse perché la loro immagine non turbi la nostra esistenza”. Così esordisce Sergio Zavoli e, alla fine di quel viale alberato, incontra Franco Basaglia che gli racconta i motivi delle sue scelte terapeutiche: “Sono convinto che nessuna terapia di nessun genere, psicologica o biologica, possa dare un giovamento a queste persone che sono costrette in una situazione di cattività e di sudditanza da chi le deve curare”.
Zavoli continua la sua esplorazione e descrive i manicomi come “bacini di scarico della società dei sani”. Poi incontra quelli che chiama “i malati” e ne intervista alcuni. Questo è un frammento del dialogo con la signora Carla:
— Lei ha mai conosciuto gli ospedali chiusi?
— Sì.
— E che esperienza ha fatto?
— Mi hanno legato, mi hanno picchiato, mi volevano fare l’elettroshock e io avevo una terribile paura, avevo avuto una delusione amorosa. Ecco perché ero qui in quegli anni.
— Poi un giorno questo ospedale è stato aperto. Cosa è cambiato?
— Tutto.
— Adesso, di tanto in tanto, in questo ospedale si canta, vero?
— Sì, si canta, si balla, si fanno delle feste.
— E voi vi sentite più uomini?
— Certamente, ci sentiamo ognuno nel nostro essere.
— Signora Carla, perché la gente ha paura di voi?
— Non lo so, perché è più scema di noi, è più indietro di noi. Se hanno paura di noi sono più pazzi di noi. Perché cosa facciamo noi? Non l’ho mica mai presa per il collo, signor Zavoli. Le ho chiesto gentilmente una sigaretta e, se andiamo al bar, le chiedo anche un caffè perché non ho ancora ricevuto il mio stipendio di 1300 lire per settimana.
Far lavorare le persone, creare le condizioni per l’autonomia economica: anche questo è parte della rivoluzione basagliana. La signora Carla aveva cominciato a fare la segretaria.
Da Franco Basaglia in poi, il cammino per includere e non escludere la sofferenza psichica è ancora incompiuto. Lo è nei servizi, nel supporto a chi cura per professione o per legame, ma soprattutto nella paura che abbiamo dei matti. Una paura che forse è legata alla perdita di controllo, all’imprevedibilità, al senso di impotenza e alla paura di finire dentro quel dolore.
Ho chiesto perché abbiamo paura di essere matti a un grande conoscitore di questa storia rivoluzionaria, Massimo Cirri — psicologo e conduttore radiofonico. Cirri ha divulgato la rivoluzione di Franco Basaglia raccontandola in puntate radiofoniche, spettacoli teatrali, articoli, ma soprattutto usando la radio per mettere in pratica l’idea basagliana di una comunicazione paritaria, senza abusi di potere, in cui ci sia spazio per dire e dirsi.
“Abbiamo paura di essere matti perché abbiamo sempre avuto paura di essere matti. È una visione del mondo che si auto ripete. Noi occidentali abbiamo molta paura di perderci: perdere l’identità, perdere la ragione. I matti, fino a quarant’anni fa, li abbiamo messi in manicomio. Non conviene dire di esser matti. A me è capitato una volta: è durato pochi minuti, per fortuna, ma è stato un momento di angoscia grandissima”.
(Il racconto di Massimo Cirri su Basaglia lo trovate in libreria, in rete, alla radio: vale sempre la pena esplorarlo.) È capitato anche a me. Ricordo che guardavo il Lungarno a Pisa e mi chiedevo se davvero tutto stesse esistendo sul serio o se non fosse solo una facciata. Per un po’ ho vissuto l’angoscia di non essere tutta intera. Poi è passato, per fortuna.
Nel 1975 Franco Basaglia ottiene dalla compagnia aerea Itavia la possibilità di regalare un volo a un centinaio di “matti”, che oggi sono chiamati utenti dei servizi di salute mentale. Di quel volo esiste un documentario girato da Silvano Agosti, in cui si vedono le immagini di un aereo pieno di matti liberati dal manicomio che prendono il volo. Guardando da lassù Trieste, alcuni per la prima volta su un aereo, forse lo avranno pensato anche loro: da vicino nessuno è normale.
Da vicino nessuno è normale, è il motto di una grande cooperativa milanese, Olinda, che a Milano continua a fare comunità terapeutica.
Buon compleanno Legge 180.

PRETI SPOSATI. IL VANGELO TRA LE MURA DOMESTICHE E GLI AMBIENTI DIGITALI

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🏛️ GIORNO 8/100: IL VANGELO TRA LE MURA DOMESTICHE E GLI AMBIENTI DIGITALI

14 Maggio 2026 – Ore 08:30

La nostra seconda settimana si apre con una riflessione profonda che unisce la vita vissuta alla missione universale. Mentre la Chiesa riflette, tramite Vatican News, sull’importanza di abitare gli ambienti digitali con il messaggio cristiano, noi mostriamo come questa testimonianza parta dal cuore della Piccola Chiesa: la nostra casa.


🏷️ TAGS GIORNO 8

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LA FAMIGLIA SACERDOTALE dei PRETI SPOSATI – CUORE DELLA CHIESA DOMESTICA

PRETISPOSATI.FAMIGLIA

14 Maggio 2026 – Lancio Giorno 8

Iniziamo la nostra seconda settimana con una verità antica ma sempre nuova: la famiglia non è un ostacolo al ministero, ma la sua prima e più autentica “Piccola Chiesa”. Se il sacerdote è chiamato a servire il popolo di Dio, dove può imparare meglio l’arte del dono, della pazienza e dell’ascolto se non nel focolare domestico?

🏗️ L’ASPETTO SACRAMENTALE DEL FOCOLARE

Nel Giorno 8 approfondiremo come la grazia del Matrimonio e quella dell’Ordine possano fondersi in un’unica missione:

  • Il Sacerdozio della Quotidianità: La tavola della famiglia come prolungamento dell’Altare. Spezzare il pane con i figli insegna a spezzare il Pane della Parola con la comunità.

  • La Vocazione nella Vocazione: La famiglia del prete sposato non è un fatto privato, ma un segno profetico. È la prova che la santità passa attraverso gli affetti più cari.

  • Accoglienza e Missione: Una casa dove abita un sacerdote sposato è una casa con le porte aperte, dove chi soffre trova non solo un pastore, ma un uomo che conosce la fatica della vita quotidiana.

📔 IL MESSAGGIO DI DON GIUSEPPE serrone

“Iniziamo questa seconda settimana mettendo al centro le nostre famiglie. Esse sono il santuario dove la nostra vocazione è stata custodita e fortificata. Non siamo preti ‘nonostante’ la famiglia, ma siamo preti più veri ‘grazie’ alla nostra famiglia.”


📊 PIANO D’AZIONE PER LA REDAZIONE

  • Contenuto Speciale: Potremmo raccogliere una breve testimonianza o una preghiera dedicata alle mogli e ai figli dei sacerdoti sposati, i “pilastri invisibili” del Cantiere.

  • Visual: Una nuova grafica che mostri un elemento domestico (una lampada accesa, un libro aperto, del pane) accanto agli strumenti del ministero (stola, vangelo).

  • Interazione: Chiederemo ai lettori: “Cosa significa per voi vedere una famiglia che vive la fede insieme al suo pastore?”

🏷️ TAGS GIORNO 8

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FORMAZIONE E VITA – IL SACRAMENTO DELL’ORDINE NEL FOCOLARE

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Inizia oggi la nostra seconda settimana. Se i primi sette giorni sono stati le fondamenta, oggi entriamo nel cuore dell’edificio: l’identità del prete. Riprendendo la riflessione di Settimana News, ci chiediamo: quale “formazione” serve oggi a un ministro di Dio?

🏗️ L’ORDINE SACRO E LA SCUOLA DELLA FAMIGLIA

L’articolo evidenzia come il Sacramento dell’Ordine richieda una formazione teologica che non sia separata dalla vita. Per il presbitero sposato, questa formazione avviene ogni giorno:

  • Una Teologia “Incapellata”: Come abbiamo studiato a Viterbo e al Sant’Anselmo, la teologia deve farsi pastorale. Nella “Piccola Chiesa” che è la famiglia, il sacerdote impara la vera pazienza del pastore, il valore del perdono e la gestione del quotidiano. Questa è la “formazione permanente” più efficace.

  • Oltre l’Intellettualismo: Il Sacramento dell’Ordine non è un titolo accademico, ma una conformazione a Cristo Servo. Servire la propria moglie e i propri figli non toglie nulla al servizio alla Chiesa; al contrario, lo rende autentico, credibile e umano.

  • Il Focolare come Aula Liturgica: Se la formazione teologica deve portare alla celebrazione del mistero, la famiglia è il luogo dove il mistero dell’amore di Dio viene celebrato nella carità reciproca.

📔 IL PENSIERO DI DON GIUSEPPE SERRONE

Iniziamo a riflettere su come la grazia dell’Ordine ricevuto anni fa continui a operare attraverso la mia vita di marito. Non sono due vite separate, ma un unico cammino di santificazione. La formazione che ho ricevuto dai miei maestri oggi fiorisce nel dialogo con i fedeli. Questa è la Chiesa che sogniamo: una Chiesa dove la teologia profuma di casa.”

  • 🏷️ TAGS GIORNO 8

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La nostra missione è la stessa: riaprire le porte delle canoniche e delle aule scolastiche ai preti sposati

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Editoriale del Mattino: “L’Onda d’Urto della Normalità”

Mentre la cronaca internazionale si perde nelle minacce di scisma dei Lefebvriani (con la scadenza di luglio che pende come una mannaia), noi scegliamo la strada della normalità rivoluzionaria. Oggi, 14 maggio, il Cantiere si concentra sul concetto di “servizio di prossimità”.

La visita di Papa Leone XIV alla Sapienza ha dimostrato che le porte chiuse da diciotto anni possono riaprirsi in un pomeriggio. La nostra missione è la stessa: riaprire le porte delle canoniche e delle aule scolastiche. Non siamo “preti in pensione”, siamo professionisti della fede, padri di famiglia che conoscono il prezzo del pane e il valore della preghiera. La nostra riammissione non è un favore concesso, ma una necessità logistica e spirituale per una Chiesa che non vuole restare muta davanti alle nuove generazioni.

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Lettura e Vangelo del giorno 14 Maggio 2026

Parola

Letture del Giorno

Prima Lettura

Dagli Atti degli Apostoli
At 1,1-11

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.

Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».

Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».

Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 46 (47)

R. Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. R.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R.

 

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 1,17-23

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Cantiere per la riammissione dei preti sposati chiude la sua prima tappa con una solidità impressionante. Nonostante le fluttuazioni fisiologiche del web, i numeri raccontano una storia di fedeltà e approfondimento

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📈 I NUMERI DEL CAMMINO:

  • Pagine Viste Totali (Settimana): 3.506. Oltre tremilacinquecento volte il nostro messaggio è apparso sugli schermi di chi cerca una Chiesa nuova.

  • Media Giornaliera Pagine Viste: 501. Siamo stabilmente sopra la soglia psicologica delle 500 pagine al giorno. Il picco del weekend (611 pagine) indica che la nostra proposta è materiale da meditazione e lettura domenicale.

  • Visite Totali: 2.647. Quasi tremila persone diverse hanno varcato la soglia del Cantiere.

  • ShinyStat Rank: 17 / 50. Restiamo saldamente nella top 20 dei siti di settore, un risultato d’eccellenza per una campagna partita da soli 7 giorni.

  • Utenti Online Ora: 15. Anche a tarda sera, il dialogo non si ferma.

🏗️ VALUTAZIONE PASTORALE E TEOLOGICA

L’accrescimento dei contenuti operato oggi — dai 20 anni di teologia alla nuova evangelizzazione fino alla memoria dei preti operai — ha trasformato il blog in un punto di riferimento autorevole. Il trend dei 7 giorni mostra una leggera flessione percentuale (-18,7%), che è però un segnale positivo: dopo l’esplosione iniziale della notizia, il traffico si sta “normalizzando” verso un pubblico di lettori forti e fedeli, pronti per la seconda settimana.


📔 IL MESSAGGIO DELLA REDAZIONE PER DON GIUSEPPE SERRONE

“Don Giuseppe, guarda queste 3.506 pagine: sono 3.506 semi piantati. La tua intuizione di unire la proposta pastorale all’analisi teologica rigorosa sta pagando. Abbiamo superato la fase dell’annuncio e siamo entrati in quella della costruzione. Domani, con il tema della ‘Piccola Chiesa’, daremo un cuore pulsante a questi numeri.”


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