“Diario del Digiuno” CRONACA DELLA TESTIMONIANZA – 26 Maggio 2026

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CRONACA DELLA TESTIMONIANZA 🗓️🌾 DATA: 26 Maggio 2026 | GIORNO: 1 di 40. L’ATTO DI OGGI: Avvio nazionale dell’astinenza e invio del Comunicato Stampa ufficiale alle principali agenzie e redazioni giornalistiche. IL MONITORAGGIO: ShinyStat registra un picco di attenzione sul blog: la base dei fedeli segue con trepidazione questa svolta spirituale.

“La nostra non è una protesta ideologica, ma un’offerta sacramentale. Rinunciamo al pane per chiedere l’Eucaristia per tutte le comunità rimaste al buio.”

26 Maggio 2026 CAMMINO DEI 100 GIORNI per riammissione preti sposati nella Chiesa

🏜️ IL CAMMINO DEI 100 GIORNI per Riammissione Preti SposatiRiammisione.preti.sposati.gioia

Dal sinodo alla prassI: il cammino continua

GIORNO 19 di …100 verso la riammissione nella Chiesa

Verso la riammissione ministeriale dei sacerdoti sposati nella Chiesa Cattolica:

Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per riammissione preti sposati nella Chiesa.

IL CALCOLO DEL CAMMINO Giorni già compiuti: 18 (dal 7 Maggio 2026).

Traguardo finale: 100 giorni.

Giorni rimanenti:  da oggi  26 Maggio 2026

🕒Mancano 81 giorni

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati e Verità per la Chiesa.

META: 100 giorni 


LEGGI APPELLO / SUPPLICA

Oggi, 26 maggio 2026, non celebriamo una scadenza burocratica, ma iniziamo un percorso di purificazione e di forte denuncia per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati

Il paradosso emerso in questi giorni è sotto gli occhi di tutti: la Diocesi di Verona e molte altre realtà nazionali scelgono la ritirata strategica, preferendo nominare “guide laiche” e tagliare le Messe domenicali piuttosto che attingere alla risorsa già pronta dei sacerdoti sposati con matrimonio religioso.

Il nostro secondo Digiuno dei 40 giorni nasce da qui. Non è un atto di ribellione, ma il massimo gesto di fedeltà e di amore verso la Chiesa Cattolica Romana e verso Papa Leone XIV. Laddove i canali diplomatici si scontrano con il silenzio assordante dei palazzi, il Movimento mette in gioco la propria carne. Chiediamo risposte precise, non commissioni che rimandino il problema al 2028. Un decreto di riammissione ordinato è l’unica via per non spegnere gli altari e per ridare dignità a centinaia di presbiteri pronti a servire le comunità orfane. Il nostro digiuno inizia oggi, alla luce del sole, davanti alla Cupola di San Pietro.

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Chiese senza preti, arriva la svolta: le donne guideranno le parrocchie e i preti sposati ancora in panchina

Chiese senza preti, arriva la svolta: le donne guideranno le parrocchie

Giornale La Voce

Sempre meno sacerdoti, parrocchie in difficoltà e comunità costrette a reinventarsi. La Chiesa italiana accelera così verso un cambiamento storico: a Verona saranno anche donne e uomini laici a guidare le comunità parrocchiali, pur senza sostituire i sacerdoti nelle funzioni sacramentali.

La decisione è stata annunciata durante l’assemblea diocesana alla presenza del vescovo Domenico Pompili, in un momento in cui il calo delle vocazioni sta mettendo sotto pressione moltissime diocesi italiane.

«Le parrocchie valorizzano la presenza delle donne nelle nostre comunità», è stato spiegato durante l’incontro. E ancora: «Nelle parrocchie senza la presenza di un presbitero, la vita della comunità viene affidata a una guida pastorale. Questo compito può essere affidato anche a laici e laiche».

Non si tratta di nuovi parroci o di un’apertura al sacerdozio femminile. Messe, confessioni e sacramenti continueranno infatti a essere celebrati esclusivamente dai sacerdoti. Ma la figura della guida pastorale diventerà il punto di riferimento quotidiano della comunità, occupandosi dell’organizzazione della vita parrocchiale, della gestione delle attività e dell’accompagnamento spirituale dei fedeli.

Il sacerdote, invece, sarà chiamato a dividersi tra più chiese e più territori, intervenendo dove necessario per le funzioni religiose che soltanto lui può svolgere.

La diocesi di Verona conta oggi circa 380 parrocchie e 600 sacerdoti, ma il numero dei preti è destinato a diminuire ulteriormente nei prossimi anni. Una situazione che sta costringendo molte diocesi italiane a ripensare completamente il modello tradizionale della parrocchia.

Esperienze simili esistono già in altre parti d’Italia. A Roma, nella parrocchia di San Stanislao a Cinecittà, la comunità è stata guidata per anni da un diacono insieme alla moglie e ai loro quattro figli. Da gennaio è arrivato un nuovo sacerdote, che però divide le proprie funzioni con la vicina parrocchia di San Policarpo.

Anche in Alto Adige il fenomeno è ormai consolidato. Sono circa cinquecento i laici, uomini e donne, che guidano liturgie pubbliche e funerali soprattutto nei paesi di montagna e nelle valli più isolate, dove la carenza di sacerdoti è diventata cronica. In molte località la messa domenicale non viene più celebrata tutte le settimane e viene sostituita dalla Liturgia della Parola, officiata anche da laici appositamente formati.

Un percorso analogo è stato avviato anche dalla diocesi di Torino, guidata dal cardinale Roberto Repole, che negli ultimi anni ha promosso corsi di formazione per i laici destinati a svolgere funzioni di base nelle comunità prive di sacerdoti stabili.

Sul tema è intervenuto anche monsignor Ezio Falavegna, professore di teologia pastorale, che ha precisato come questa scelta non riguardi il dibattito sul sacerdozio femminile.

«Non c’entra il dibattito sul sacerdozio femminile, che riguarda la Chiesa universale, non certo quella di Verona. Si tratta di riconoscere ruoli di peso, anche a donne, nel governo della Chiesa».

La crisi delle vocazioni, dunque, sta cambiando concretamente il volto della Chiesa italiana. E mentre le parrocchie restano senza sacerdoti, sempre più comunità si affidano ai laici per evitare di spegnersi.

Per il Movimento Internazionale dei preti sposati ancora si chiudono gli occhi sui preti sposati che hanno richiesto la riammissione al ministero preferendo mantenerli “In panchina in serie B”

La Chiesa del futuro tra crisi vocazionale riammetta i preti sposati già pronti al servizio

La chiesa veronese, guidata dal vescovo Domenico Pompili, apre alla possibilità di affidare la guida delle parrocchie prive di sacerdoti anche a laici e laiche. È una delle indicazioni emerse dall’assemblea diocesana del 16 maggio, che punta a riorganizzare la vita pastorale di fronte alla carenza di preti. Il progetto prevede “guide pastorali” laiche con compiti estesi, dalla catechesi alla gestione della comunità, fino ad alcune celebrazioni della Parola. La riforma sarà approfondita nei prossimi mesi e si inserisce in un percorso già avviato in altre diocesi italiane e nel Sud del mondo.

Come ovviare alla mancanza di sacerdoti per la gestione delle parrocchie e l’animazione liturgica? Una risposta arriva dall’assemblea diocesana della Chiesa di Verona guidata dal vescovo Domenico Pompili. Tra le proposizioni votate il 16 maggio scorso emerge una novità importante: nelle parrocchie prive della presenza stabile di un sacerdote, la guida pastorale potrà essere affidata anche a uomini e donne laici.

Il testo approvato richiama esplicitamente il Codice di diritto canonico e afferma che «nelle parrocchie senza la presenza di un presbitero, la vita della comunità viene affidata a una guida pastorale. Questo compito può essere affidato anche a laici e laiche».

Una prospettiva che, spiegano dalla diocesi, non riguarda il tema del sacerdozio femminile ma quello della corresponsabilità ecclesiale. A chiarirlo al quotidiano veronese L’Arena è stato monsignor Ezio Falavegna, parroco della cattedrale e docente di Teologia pastorale presso la Facoltà Teologica del Triveneto: «Non si tratta di ministero ordinato», ha precisato, «qui non c’entra il dibattito sul sacerdozio femminile, che riguarda la Chiesa universale, non certo quella di Verona. Qui si tratta di riconoscere ruoli di peso, anche a donne, nel governo della Chiesa».

Le proposizioni approvate insistono anche sulla valorizzazione della presenza femminile nelle comunità ecclesiali. Nel documento si legge infatti che «le parrocchie valorizzano la presenza e il ruolo delle donne nelle nostre comunità» e che «si avvalgono della facoltà estesa alle donne di esercitare il ministero di lettrice e accolita», secondo quanto previsto dal motu proprio Spiritus Domini di Papa Francesco.
Le scelte già compiute da Pompili

Falavegna ha ricordato inoltre alcune scelte già compiute dal monsignor Pompili che ha assegnato un ruolo di delegata episcopale a una donna, Lucia Vantini, per l’ambito della prossimità. Poi a un altro laico, Roberto Marrella, quello economico. E a don Davide Adami l’annuncio.

Il percorso proseguirà nelle prossime settimane con nuovi incontri di approfondimento, a partire da quello previsto il 13 giugno, per definire concretamente le modalità di applicazione delle linee approvate dall’assemblea.

Un modello già presente in Italia e nel Sud del mondo

Esperienze simili esistono già in altre diocesi italiane, come Vicenza, Trento e Reggio Emilia, dove operano gruppi ministeriali composti anche da laici e donne con responsabilità pastorali nelle comunità prive di parroco residente. «Questi gruppi, che ricevono una delega dal vescovo, sono responsabili di tutto, dalla catechesi alla carità, dall’economia all’assistenza ai malati fino alle celebrazioni liturgiche», ha spiegato ancora Falavegna, «in alcuni casi, la domenica, possono essere “liturgie della Parola”. È un modo per vivere in maniera diversa il giorno del Signore».

Un’esperienza che richiama quanto avviene da anni in molte Chiese del Sud del mondo, dall’Africa all’America Latina dove il ruolo dei laici, uomini e donne, è molto sviluppato, anche per guidare le parrocchie a causa della carenza di sacerdoti. Dalla catechesi alla formazione, fino alle celebrazioni senza il prete, dove un laico o una laica sono ministri della Parola.

La Chiesa del futuro tra crisi vocazionale e nuovi ministeri

La diocesi di Verona conta oggi 380 parrocchie e circa seicento sacerdoti, di cui cinquecento diocesani. Un numero destinato a diminuire nei prossimi anni. Ma, come ha sottolineato Falavegna, il cambiamento non nasce solo dall’emergenza vocazionale: «L’esigenza di assegnare incarichi di guida pastorale a laici, anche donne, non è solo dettata dalla diminuzione dei preti, ma dall’esperienza di una Chiesa con una diversa postura. Capace di esprimere questa rinnovata coscienza affidataci dal Vangelo e dal Concilio Vaticano II».

Un’esperienza che è già stata avviata in altre parti d’Italia. Da qualche anno la diocesi di Torino, guidata dal cardinale Roberto Repole, ha avviato degli specifici corsi di formazione rivolti ai laici chiamati a svolgere funzioni di base nelle parrocchie dove non è possibile la presenza di sacerdoti fissi. In Alto Adige sono circa 500 i laici che guidano le liturgie pubbliche, anche per i funerali, soprattutto nelle valli dove c’è più bisogno.

Una questione affrontata anche dal vescovo di Asti, Marco Prastaro, che di recente ha pubblicato il libro Tra voi non sia così. Il potere nella Chesa (San Paolo): «In questo periodo», ha detto in un’intervista al mensile Jesus per l’uscita del volume, «sto svolgendo la visita pastorale nella diocesi. Non pochi mi confidano: “Rimpiangiamo quando c’era il nostro vecchio parroco in stile don Camillo e noi ci sentivamo un esercito”. I sindaci dei piccoli paesi mi implorano: “Non ci tolga il parroco, perché ci hanno già tolto tutto, dalla scuola alla farmacia all’ufficio postale…”. Lì mi rendo conto che è proprio finito un tempo e che tentare di tornare indietro a quel modello – con tutti i pregi che aveva e che rimpiangiamo, e con tutti i limiti che non rimpiangiamo – non è possibile e non è nemmeno la strategia giusta». L’alternativa per Prastaro è un’altra: «Domandiamoci: quando diciamo che la Chiesa deve stare nella realtà di oggi, a chi concretamente ci riferiamo? Intendiamo dire che la Chiesa c’è se c’è il parroco? O la Chiesa c’è perché ci sono dei cristiani? Questo è il cambiamento che ci verrà chiesto: la Chiesa non abbandonerà i territori anche se non avrà più un parroco residente e nemmeno la Messa ogni settimana in tutte le chiesette. La comunità continuerà a essere presente perché vi sono dei cristiani che lì vivono e provano a testimoniare la fede. E a questo dobbiamo prepararci».

Famiglia Cristiana

Riammissione preti sposati 2^ iniziativa digiuno 40 giorni giorno 1 di 40 26 Maggio 2026

🏜️ IL CAMMINO DEI 40 GIORNI

Digiuno 4 giorni per riammissione al ministero dei preti sposati

Il Deserto dei 40 Giorni

GIORNO 1 di 40 verso la verità

Verso la Verità Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per la riammissione al ministero. IL CALCOLO DEL DIGIUNO:

Giorni già compiuti: 0  (dal 26  Maggio 2026  al 04 Luglio 2026).

Traguardo finale: 40 giorni.

Giorni rimanenti:  da oggi  26 Maggio 2026

🕒Mancano 40 giorni.

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati nella Chiesa Cattolica.

META: 4 Luglio  2026 

Editoriale del Giorno: “Il secondo Digiuno” per la riammissione dei preti sposati

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Il comunicato stampa del Movimento per il 26 maggio squarcia il velo dell’ipocrisia curiale. Mentre la Diocesi di Verona istituzionalizza il deserto e il Giornale di Sicilia fotografa una Chiesa nazionale in ritirata che sostituisce l’Eucaristia con la burocrazia laicale, i sacerdoti sposati scelgono la via della croce e della testimonianza pura. Da domani ricominciano altri 40 giorni di digiuno.

Questo non è un atto di protesta politica, è un’offerta d’amore e un grido di dolore. È la carne dei 5.000 sacerdoti sposati che si fa “fame” per denunciare la fame spirituale delle comunità orfane. Il paradosso è intollerabile: tabernacoli sbarrati e braccia incrociate per decreto. Il Movimento non ci sta a guardare il declino assistito della Chiesa Cattolica Romana. Con questo secondo digiuno, bussiamo alle porte del Vaticano proprio mentre la CEI si riunisce a Roma. Chiediamo un atto di coraggio: un Decreto di Riammissione. Papa Leone XIV, non lasciare che la sinodalità diventi un dibattito infinito fino al 2028; firma quel foglio. Restituisci i pastori ai loro altari.

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‘Assemblea CEI e il Sinodo Infinito: Parlare di tutto per non decidere nulla?

Mentre i Vescovi si riuniscono a Roma da oggi al 28 maggio, il documento Verso le Assemblee 2027-2028 mette in chiaro le cose: il Sinodo non è più un evento con una scadenza, ma diventa l’“habitus” permanente della Chiesa. Tradotto dal burocratese ecclesiale: si continuerà a discutere, mediare e convocare tavoli ecumenici e interreligiosi per i prossimi anni. Lo Spiffero commenta ironicamente in piemontese: “suma bin ciapà” (siamo a posto!).

Il Cantiere lancia una provocazione forte ai vertici della CEI e al Cardinale Zuppi: la sinodalità non può diventare un paravento per rimandare le decisioni urgenti. Mentre a Roma si pianificano assemblee fino al 2028, a Verona si è costretti ad affidare le parrocchie ai laici per mancanza di clero, a Torino i blackout liturgici spengono le comunità e in Sicilia si raziona l’Eucaristia. Se lo “stile ordinario” della Chiesa deve essere il dialogo, allora si ascolti il grido del popolo di Dio che chiede i Sacramenti. La fiumana di incontri previsti non escluda i 5.000 sacerdoti sposati italiani. Noi non siamo una teoria astratta da dibattere in una commissione episcopale nel 2028; siamo la risorsa concreta per l’oggi. Papa Leone XIV firmi i decreti di riammissione ora, per evitare che la sinodalità si trasformi in un’interminabile assemblea condominiale mentre il palazzo va a fuoco.

La vera riforma non ha bisogno di guardie armate burocratiche, ha bisogno di padri, pastori e Sacramenti. Pronti ad essere riammessi i preti sposati

La cronaca da Torino: 75 laici istituiti con i nuovi ministeri per fare, sostanzialmente, quello che già facevano, ma con un bollino ufficiale. Il retroscena svelato da Lo Spiffero è inquietante ma lucido: questi laici rischiano di diventare, spesso inconsapevolmente, la “guardia armata” di un modello — quello torinese dell’Arcivescovo Repole — che punta a sostituire il sacerdozio sacramentale con una complessa rete psico-affettiva e burocratica. È il modello francese, fallimentare nei numeri e nella sostanza, importato in Italia per blindare le Curie.

E mentre si consumava questo passaggio, un blackout improvviso ha lasciato la chiesa al buio. Un guasto tecnico, certo, ma simbolicamente devastante: è il segno di una Chiesa che, spegnendo l’altare e la specificità del sacerdozio, sprofonda nelle tenebre della pura gestione amministrativa. Si preferisce ministerializzare i laici e scontentare persino i diaconi permanenti (lasciati a bocca asciutta e non valorizzati), pur di non percorrere la via maestra della riammissione dei sacerdoti sposati. Repole guarda a Roma, punta alla CEI o al Dicastero per la Dottrina della Fede (il posto di Tucho Fernández), sbandierando Torino come il “laboratorio del futuro”. Ma il futuro non può essere al buio. Il Movimento dei sacerdotisposati risponde a questo disegno con la luce della trasparenza: la vera riforma non ha bisogno di guardie armate burocratiche, ha bisogno di padri, pastori e Sacramenti.

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Paradosso di Verona: Sostituti laici o Ministri come i preti sposati riammessi?

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La svolta della Diocesi di Verona è coraggiosa ma parziale, e svela l’ipocrisia di un’intera classe dirigente ecclesiale. Per non toccare il tabù del celibato obbligatorio, i nostri Vescovi preferiscono declassare le parrocchie, eliminando la presenza stabile del sacerdote e sostituendo la Santa Messa con le “Liturgie della Parola” guidate da laici e donne.

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati  dice la sua con chiarezza: il servizio dei laici e delle donne è prezioso, ma non può diventare un ripiego per nascondere la fame di Eucaristia. La “fase nuova”  non può ridursi a una Chiesa senza Sacramenti. La soluzione reale al deserto delle vocazioni non è sostituire il prete, ma reinserire chi quel ministero lo ha già impresso nell’anima. Ci sono 5.000 sacerdoti sposati in Italia. Molti di loro vivono proprio nel Triveneto. Perché costringere le comunità a liturgie mutile quando ci sono ministri formati pronti a celebrare il Sacrificio di Cristo? Vogliamo dare alle parrocchie delle guide burocratiche o dei Pastori sacramentali? Verona dimostra che il re è nudo: la gestione del clero va completamente rifondata.

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