Il Segretario di Stato vaticano incalzato dai giornalisti parla delle condizioni del Papa con estrema prudenza. Ma sulle sue frasi di circostanza monta la polemica. Cosa ha detto davvero il cardinale

I giornalisti lo attendevano a margine di un incontro all’ambasciata dell’Iraq presso la Santa Sede. Non per chiedergli conto di quanto avvenga nell’area mediorientale, ma per avere ulteriori notizie sulla salute del Papa. Notizie che stanno arrivando, con molta trasparenza dai bollettini medici compilati direttamente dal medico curante di Leone e dal chirurgo che lo ha operato. Nulla in più da dire, ma l’assenza di ulteriori notizie diventa essa stessa notizia. E così che i giornalisti cercano il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano per chiedergli conto del ricovero del Papa. E lui, con tono paziente anche se a tratti infastidito, risponde con prudenza: «Veramente mi fate domande alle quali non so rispondere», «Aspettate un attimo, perché siete così impazienti?», «Non saprei», «Continuo a essere preoccupato, ma ho fiducia nei medici»… Bastano poche parole, pronunciate con sobrietà, per trasformare parole di circostanza in una polemica contro il cardinale. Non perché contengano chissà quale rivelazione, ma perché dicono con chiarezza ciò che spesso si fatica ad accettare: quando non ci sono informazioni, non ci sono informazioni.
Il cardinale lo ripete in più passaggi, mentre i giornalisti lo incalzano con le domande: «Ci sarà l’Angelus domenica? Si farà il viaggio in Perù? Cambierà qualcosa nel Pontificato? Com’è il clima in curia? Lei è preoccupato?». Il Papa «bisogna lasciarlo tranquillo», «si sta riprendendo», le notizie «sono positive», risponde Parolin. E ancora «Mi fate domande alle quali non so rispondere. Dipenderà un po’ dal decorso della convalescenza». E ancora, sul viaggio in Perù: «Il Papa ancora non si è pronunciato su questo tema, quindi dobbiamo attendere, prima di tutto che torni dall’ospedale, e poi in base a quello che diranno i medici». Non è reticenza, è il semplice riconoscimento che la medicina ha i suoi tempi e la comunicazione, se vuole essere credibile, deve rispettarli.
Ma qui si accende la polemica. Perché in un’epoca in cui ogni vuoto informativo viene riempito in tempo reale, l’ammissione di non sapere suona quasi eversiva. E allora il «non saprei» sul viaggio in America latina non può essere accettato e il «se tutto va bene, se la situazione si sviluppa come avevano previsto all’inizio, il viaggio si farà», diventa un «ha fatto intendere che ci sono problemi sul viaggio». Il suo «sono preoccupato» viene interpretato con chissà quale dietrologia. La stessa, però, probabilmente, che ci sarebbe stata con la frase «non sono preoccupato» che sarebbe stata interpretata come disinteresse del Segretario di Stato rispetto alla salute del Pontefice.
Poi la domanda più grande, quella sul futuro del pontificato. I giornalisti chiedono se cambierà qualcosa, se ci saranno delle modifiche. E Parolin risponde con prudenza: «Perché siete così impazienti? Appena due giorni che il Papa è stato ricoverato. Non si possono fare previsioni di nessun tipo. Si tratta di vedere quando tornerà, in che situazione tornerà, cosa diranno i medici». Solo allora, «in base a tutti questi elementi», il Papa stesso «rimodulerà il suo pontificato, se è necessario rimodularlo». È una frase che non dice nulla di più di quanto dica: aspettiamo i fatti, poi si agirà di conseguenza.
I giornalisti speculano anche su una presunta gelosia perché il Papa ha incontrato nel pomeriggio del 15 ottobre il sostituto di Stato monsignor Paolo Rudelli, dimenticando il ruolo istituzionale di coordinamento quotidiano dei dicasteri di Curia. Nulla di straordinario allora se, come è avvenuto per il ricovero di altri Papi, sia il Sostituto la persona più a stretto contatto con il Pontefice. Non una scelta di “importanza”, “vicinanza” o “simpatia”, ma una scelta funzionale all’ordinario governo della Chiesa. Il segretario di Stato, invece, è impegnato in questi giorni a ricevere in udienza i Capi di Stato la cui visita era già stata programmata.
Rudelli poi, sulle condizioni del Papa ha confermato a Parolin «quanto detto nei comunicati». Sulla Curia poi, le parole sono chiare: «Nessuno si sarebbe aspettato che si scoprisse questa malattia», ammette Parolin, ma «il clima è abbastanza sereno», c’è «fiducia che, essendo intervenuti su quello che sembra essere l’inizio di questa difficoltà, questa possa risolversi in tempi brevi e in maniera definitiva». E sulla sua personale preoccupazione spiega: «Continuo ad essere preoccupato perché mi dispiace veramente enormemente per quanto è successo». Si fida dei bollettini medici, ha speranza che «il Santo Padre possa tornare a lavorare e a portare avanti il suo programma». Nulla di più, nulla di meno.








