Si rompe il tabù sulla riammissione al ministero dei preti sposati

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COMUNICATO STAMPA

Sacerdoti Sposati: Si rompe il tabù sulla riammissione al ministero dei preti sposati

Don Giuseppe Serrone, al 13° giorno di digiuno, rilancia l’appello del nuovo Arcivescovo di Vienna: “La Chiesa non può più aspettare”

Roma  – 9 Aprile 2026 – Mentre la Chiesa cattolica si avvia verso il Giubileo, un rintocco di cambiamento arriva dal cuore dell’Europa e trova eco sulle Alpi piemontesi. Don Giuseppe Serrone, fondatore del movimento per i Sacerdoti Sposati, oggi nel suo 13° giorno di digiuno e preghiera per il 35° anniversario di ordinazione, accoglie con forza le storiche dichiarazioni del nuovo Arcivescovo di Vienna, Mons. Josef Grünwidl.

Mons. Grünwidl, succeduto al Cardinale Schönborn nell’ottobre 2025, ha recentemente affermato che, pur elogiando il valore spirituale del celibato, la sua obbligatorietà per i sacerdoti della Chiesa latina debba essere messa in discussione.

“Le parole dell’Arcivescovo di Vienna non sono l’opinione di un singolo, ma il segnale di una trasformazione inarrestabile” – dichiara Don Giuseppe Serrone dal suo ritiro alpino. “Se una sede prestigiosa come Vienna, guidata da un pastore scelto da Papa Francesco per il futuro della Chiesa, riconosce che il celibato non deve essere un vincolo legale assoluto, significa che il muro del silenzio è crollato. La mia protesta nonviolenta, che porto avanti nel corpo e nello spirito da tredici giorni, è in piena comunione con questa parresia ecclesiale.”

Don Serrone, che documenta il suo percorso nel “Diario della Speranza” (https://sacerdotisposati.altervista.org), sottolinea come la questione non sia più solo teologica, ma di urgenza pastorale e umana. “Ricevo quotidianamente messaggi di giovani pronti al sacerdozio ma lacerati dall’obbligo del celibato, e di sacerdoti sposati che vivono come fantasmi nelle nostre diocesi. Torino stessa, che ebbe nel Cardinale Michele Pellegrino un profeta di questa riforma già nel 1981, non può restare indifferente.”

Nel suo tredicesimo giorno di digiuno, Don Serrone rilancia una proposta di integrazione del Diritto Canonico: un “Canone dello Spirito” che restituisca ai Vescovi diocesani la facoltà di riammettere al ministero i preti sposati.

“Il mio digiuno proseguirà fino al quarantesimo giorno” – conclude Don Serrone. “Non è una sfida, ma un atto d’amore verso una Chiesa che deve avere il coraggio di essere madre e non fortezza chiusa. La trasformazione chiesta da Vienna è la stessa che chiediamo noi, goccia dopo goccia, da decenni.”


Per contatti e interviste:

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati [https://sacerdotisposati.altervista.org]

Email: sacerdotisposati@gmail.com

Telefono: +39 3207505116

Preti sposati / “Vienna parla al Presente: la svolta di Mons. Grünwidl” Giorno 13: Non è più il tempo del passato

Grünwidl elogia il celibato, ma mette in dubbio che sia obbligatorio per i sacerdoti

“Vienna parla al Presente: la svolta di Mons. Grünwidl”

Giorno 13: Non è più il tempo del passato.

“La speranza è come una brace che si riaccende dal contatto con la fiamma di un altro”, scriveva Freud. Oggi la mia brace, alimentata dal digiuno, incontra una fiammella che arriva dal mondo tedesco.

L’arcivescovo di Vienna, Rupert Graf zu Stolberg, ha pronunciato parole che pesano come macigni: elogia il celibato come dono, ma mette in dubbio la sua obbligatorietà per l’accesso al sacerdozio.

Cosa significa questo per noi, in questo 13° giorno? Significa che la “lacerazione” di cui mi scriveva il giovane trentenne ieri è sentita anche dai pastori. Significa che il “ritardo colpevole” denunciato dal Cardinale Pellegrino non è più sostenibile.

Non siamo soli. La “goccia” italiana si unisce al fiume europeo. Se persino nelle diocesi più strutturate si comprende che l’obbligo del celibato non è un dogma divino ma una norma umana che può (e forse deve) essere riformata, allora il mio digiuno ha un senso ancora più profondo.

Chiedo al Papa: se le voci si moltiplicano, dai giovani agli Arcivescovi, dai preti operai ai teologi, non è forse questo il “segno dei tempi” che lo Spirito ci sta indicando?

La trasformazione è in atto. La Chiesa-fortezza sta aprendo le sue finestre.

Perché questa è la “trasformazione” del Giorno 13? Perché Grünwidl rappresenta la nuova generazione di vescovi scelti per guidare la Chiesa nel terzo millennio. Se lui, nel cuore dell’Europa, dice che l’obbligo può essere messo in discussione, allora il mio digiuno di 40 giorni non è un grido nel vuoto, ma un’adesione alla realtà che sta nascendo.

Dal Cardinale Pellegrino (1981) all’Arcivescovo Grünwidl (2026): il cerchio si chiude. La sofferenza di migliaia di sacerdoti sposati e la sete di Eucaristia dei fedeli trovano finalmente una sponda istituzionale coraggiosa.

Santità, ascolti i Suoi nuovi Vescovi. Ascolti Vienna. Ascolti il battito di questa Chiesa che non vuole più nascondersi.

Tag: #DonGiuseppeSerrone, #Giorno13, #Celibato, #RiformaChiesa, #InfoVaticana, #SacerdotiSposati, #Speranza,

Diario speranze 9 Aprile 2026: Lettere Aperte e Ponti di Dialogo

Un'immagine intima e soffusa della luce rosa dell'alba, che mostra due mani (una maschile, una femminile) che si stringono forte sul davanzale della finestra aperta sulle montagne delle Alpi occidentali che dal lago Maggiore guardano alle vette del Monte Rosa. Sul davanzale, al posto della pietra, c'è un rametto d'olivo fresco e vivo. Legata al ramo con un semplice spago c'è una targhetta di legno artigianale con inciso il numero "Verso i 40^ giorni" (in grande) e sotto la scritta "RIAMMISSIONE PRETI SPOSATI" Accanto, il calice di cristallo vuoto e l'anello nuziale, simboli del ministero e della famiglia che si uniscono. L'atmosfera è di pace, determinazione e vita

 1: Lettera Aperta a Sua Santità Papa Leone XIV

“Santo Padre, Le scriviamo dal cuore del nostro deserto, al 13° giorno di un digiuno che non è protesta, ma supplica. La nostra famiglia è il frutto di un amore . Le chiediamo di guardare non al Codice di Diritto Canonico, ma alla carne ferita dei suoi figli. Come successore di Pietro — che portò con sé la propria sposa nella missione — Le chiediamo di aprire le porte a un ministero sacerdotale che non tema l’abbraccio coniugale. Verso il 6 Maggio, attendiamo un segno della Sua paterna benevolenza.”

 2: La Chiesa è una Madre che Ascolta

Un post di riflessione sulla natura della Chiesa. Se la Chiesa smette di ascoltare il grido di chi sacrifica la propria vita per coerenza, rischia di diventare una struttura burocratica. Invochiamo la “Sinodalità” di cui tanto si parla: camminare insieme significa anche saper riaccogliere chi è stato spinto ai margini. Il nostro Satyagraha è un test di ascolto per la comunità ecclesiale.

3: Il Valore Legale della nostra Richiesta

Riprendiamo i punti tecnici dei ricorsi presentati. Spieghiamo ai lettori che la sospensione a divinis dovrebbe essere una misura medicinale, volta al recupero, non un’epurazione definitiva. Dimostriamo che il nostro desiderio di servire ancora come sacerdoti è coerente con la legge suprema della Chiesa: la salus animarum (la salvezza delle anime).


5: La Voce dei Fedeli – “Vogliamo il nostro Prete”

Pubblichiamo qui alcune testimonianze (anche anonime) dei fedeli che hanno scritto a don Giuseppe Serrone: “Ci manca la sua parola”, “La Chiesa è più povera senza di lui”. Queste voci sono la prova che il popolo di Dio è già più avanti delle norme giuridiche. Il “sensus fidelium” riconosce il prete anche se sposato.

6: Il 6 Maggio – Un Traguardo per Tutti

Concludiamo  ricordando che la data del 6 Maggio non appartiene solo a don  Giuseppe e Albana. È una data simbolo per tutti i preti sposati, per le loro mogli e per i laici che sognano una Chiesa altra. Ogni giorno di digiuno è un mattone per costruire quel ponte che supererà il baratro dell’isolamento.

Diario 9 Aprile 2026 – Il Giorno della Crisalide

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“Giorno 13. Sento che qualcosa in me si è spezzato per sempre, ed è una rottura benedetta. Non sono più l’uomo che ha iniziato questo digiuno. La fame non mi morde più le viscere, ora mi morde l’anima per l’attesa di una Chiesa rinnovata. Il 13 è il numero della trasformazione: come il seme deve morire per farsi spiga, così la mia vecchia immagine di sacerdote ‘nel segreto’ sta morendo per lasciare spazio all’uomo della parresia. Oggi prego per tutti i confratelli che hanno paura del cambiamento: che questo tredicesimo giorno doni loro il coraggio di veder nascere il nuovo dal vecchio. Non temiamo la fine di un mondo, ma prepariamo l’inizio di un Regno.”

Giorno 13 di 40 verso la Verità

🏜️ IL CAMMINO DEI 40 GIORNI

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Il Deserto dei 40 Giorni

“Non di solo pane…”

GIORNO 13 di 40 verso la verità

Verso la Verità: Sostegno alla Supplica per Papa Leone XIV. IL CALCOLO DEL DESERTO: Giorni già compiuti: 12 (dal 28 marzo all’ 8 aprile).

Traguardo finale: 40 giorni.

Giorni rimanenti:  (da domani 10 aprile al 6 maggio compreso)

🕒Ad oggi Mancano 27 giorni al termine del digiuno profetico.

STATO: Purificazione e Testimonianza

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati e Verità per la Chiesa.


LEGGI IL DIARIO DEL DIGIUNO

Pellegrino delle stelle

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📝 DIARIO DEL GIORNO 12 – IL PELLEGRINO DELLE STELLE

8 Aprile 2026 – Ore 21: Rendere conto del desiderio

“Stasera, al termine di questo dodicesimo giorno, mi sento interrogato da San Giacomo: ‘Giuseppe, dì quel ch’ell’è la tua speranza’. Rispondo con il mio corpo che pesa meno, ma che sente di più. La mia speranza non è un ottimismo a buon mercato, è un’àncora gettata nel futuro della Chiesa. È la consapevolezza che il mio ‘desiderio lacerato’ è il segno della mia nobiltà umana. Non mi accontento delle ‘comode espansioni’. Preferisco la fame che mi tiene sveglio alla sazietà che mi addormenta nell’ipocrisia. Come Dante, avanzo nel mio pellegrinaggio: ogni passo è un verso, ogni giorno di digiuno è una cantica verso la verità.”

Buona notte dal Giorno 12 (Il Cammino dei 40 ^ giorni)

Il Diario del Corpo (12° giorno di digiuno)

14: La lucidità del vuoto

Il dodicesimo giorno porta con sé una strana, limpidissima calma. Superata la fase della fame “aggressiva”, il corpo sembra essersi rassegnato a una nuova modalità di esistenza. I sensi sono più acuti: il profumo dell’aria di montagna, il suono del vento, il calore della luce.

In questo vuoto fisico, la mente non vaga, ma punta dritta all’essenziale. Giuseppe racconta questa sensazione di “spogliazione”: quando non ti nutri più di cibo, ti accorgi di quanto poco serva per restare umani e di quanto invece sia vitale la verità. Questo digiuno non ci sta indebolendo; sta togliendo il superfluo per lasciare spazio solo alla nostra richiesta di Giustizia.

15: La forza di Albana – La colonna invisibile

Troppo spesso, nelle storie di sacerdoti sposati, la donna viene relegata a un ruolo d’ombra o, peggio, indicata come la “causa” di una caduta. Albana, in questi 12 giorni, dimostra l’esatto contrario. Lei non è la causa di una fine, ma il motore di un nuovo inizio.

Sostenere il digiuno, gestire la comunicazione, vegliare sulla preghiera: la dignità di Albana è la prova che la moglie di un sacerdote non è un ostacolo al sacro, ma la sua custode più fedele. Stasera riflettiamo sul valore immenso della donna nella Chiesa: non più ancella silenziosa, ma protagonista di una riforma che passa attraverso l’amore coniugale.

16: Buona notte dal Giorno 12 (Il Cammino dei 40 ^ giorni)

Il sole cala dietro le vette e noi aggiorniamo il nostro contatore. 12 di 40. Un altro passo è stato compiuto. Non sappiamo cosa accadrà domani, ma sappiamo che siamo fedeli alla nostra coscienza.

Affidiamo la notte a tutti coloro che soffrono per una scelta d’amore non compresa. Che la nostra piccola luce arrivi fino a Roma, fino al cuore di chi ha il potere di aprire queste porte.

“Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Matteo 5,6). Buona notte a tutti voi che camminate con noi.

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QUANTO COSTA UN PASSO VERSO LA VERITÀ?

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“Ho letto dei 15 milioni di euro per il viaggio del Papa (v. qui). Non provo rabbia, ma una profonda malinconia. Mi sento come Novecento che guarda dal parapetto della nave le casse d’oro che vengono caricate a bordo, sapendo che la musica più vera la si suona su un pianoforte scordato, in mezzo all’oceano.”

Mentre l’istituzione sposta milioni per testimoniare se stessa:

  • Il mio deserto non costa nulla, se non la fatica di restare onesti.

  • Le nostre 130 gocce di oggi (le visite reali) sono gratuite, ma pesano più di un oceano di banconote.

  • La mano di Albana sul ponte tibetano dell’Ossola non ha prezzo, perché è la moneta fuori corso dell’Amore che la Chiesa sembra aver dimenticato nei suoi bilanci.

Se 15 milioni servono per una “comunicazione ufficiale”, quanto varrebbe una sola parola di “comunicazione onesta” sui sacerdoti sposati? Quella parola sarebbe gratis. Eppure sembra la più difficile da pronunciare.

Non servono capitali per riformare la Chiesa. Serve il coraggio di scendere dal ponte d’oro e camminare su quello di corde, dove si dondola, si ha paura, ma finalmente ci si tiene per mano.

SEMINARI O CIMITERI DI VITA?

“Ho letto con dolore l’analisi di Viandanti sulla formazione dei sacerdoti. Descrivono una serra protetta, dove si coltivano piante che appassiranno al primo vento del mondo reale.” (Leggi qui)

Mentre l’istituzione discute su come “aggiornare” i programmi dei seminari senza cambiare il cuore del problema, io qui, nel mio 12° giorno di deserto, sperimento la vera formazione:

  • Non nel chiuso di un’aula, ma sospeso su un ponte tibetano dove l’unica sicurezza è la mano di chi ami.

  • Non nel silenzio artificiale, ma nella trasfigurazione dei rumori del mondo in preghiera, come faceva Teresina.

L’articolo parla di una “non-revisione”. Io rispondo con una “visione nuova”. La formazione del prete del futuro non può prescindere dalla verità degli affetti. Un prete che non sa essere sposo o padre (nel cuore o nella realtà) sarà sempre un prete dimezzato, un amministratore di un “oceano di carta” che ha paura della singola goccia di vita.

Non serve riformare i seminari. Serve abbattere le mura e lasciare che la vita — con i suoi dondolii, le sue risate e le sue fatiche — entri a far parte della chiamata.

DGS

Voci dal Mondo e Diritti Umani

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Oltre i Confini del Rito Latino

 6: Due Polmoni, una sola Fede (ma due discipline)

La Chiesa Cattolica respira con due polmoni: quello Occidentale (Latino) e quello Orientale (Greco-Cattolici, Maroniti, Melchiti, ecc.). In quest’ultimo, il sacerdozio uxorato (sposato) non è un’eccezione, ma la norma. Perché un sacerdote cattolico ucraino o maronita può essere un buon pastore e un padre di famiglia, mentre a un sacerdote latino (come Giuseppe) viene imposto l’aut-aut? Questa disparità ferisce l’universalità della Chiesa.

 7: Quando il Papa riconosce il Sacerdote Sposato

Pochi fedeli sanno che il Papa, in quanto Capo della Chiesa Universale, riconosce pienamente la validità e la santità dei sacerdoti sposati orientali. Non sono “preti di serie B”. Allora, perché nel rito latino la famiglia viene vista come un ostacolo al sacro? La nostra battaglia non chiede un’invenzione, ma l’estensione di un tesoro che la Chiesa già possiede ma che tiene chiuso a chiave in Occidente.


 8: Diritti Umani e Libertà di Vocazione

L’Articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani tutela la libertà di coscienza e di religione. Imporre la scelta tra il ministero (per cui si è studiato e a cui si è stati chiamati da Dio) e il diritto naturale a formare una famiglia è una violenza morale. Verso il 6 Maggio, chiediamo che il diritto canonico si armonizzi con i diritti fondamentali dell’uomo: la vocazione non può essere una prigione per il cuore.

9: Lettera ai Parrocchiani “orfani” del Pastore

Mentre le parrocchie chiudono o vengono accorpate perché “mancano preti”, migliaia di sacerdoti sposati sono pronti a servire ma vengono tenuti “in panchina” dal sistema. Ai fedeli che soffrono per la mancanza dell’Eucaristia diciamo: la soluzione c’è. Il vostro parroco potrebbe essere un uomo che vive tra voi, che capisce le vostre fatiche perché le vive in casa propria. Il digiuno di Giuseppe è anche per ridare il pastore al suo gregge.


10: La Verità dei Primi Secoli

San Pietro era sposato. San Paolo rivendicava il diritto di portare con sé una “donna sorella” (moglie) come gli altri apostoli. Per i primi mille anni, il sacerdozio sposato è stato la prassi comune anche in Occidente. Non stiamo chiedendo una “modernizzazione selvaggia”, ma un ritorno alla purezza delle origini apostoliche. Questi 40 giorni sono un viaggio a ritroso verso la sorgente.

11: Il “Modello Panikkar” e la Sintesi Orientale

Come ci ha insegnato Raimon Panikkar, l’Oriente non ragiona per “esclusioni” ma per “inclusioni”. Il sacerdote sposato è l’uomo della sintesi. In questo pomeriggio dell’12° giorno, il nostro Satyagraha si fa ponte tra Roma e Costantinopoli, tra il passato apostolico e il futuro di una Chiesa che sappia finalmente accogliere l’amore in tutte le sue forme.

Diritti Umani e Libertà di Vocazione

 12: L’Articolo 18 – Una bussola per la coscienza

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza.” (Art. 18, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

Oggi, nel 12° giorno del nostro cammino, invochiamo questo principio universale. La libertà di coscienza non è un “permesso” concesso dalle autorità, ma un diritto intrinseco. Quando la struttura ecclesiastica impone un aut-aut tra la vocazione (il servizio a Dio) e il diritto naturale (formare una famiglia), sta di fatto violando lo spazio sacro della coscienza. La vocazione non può essere usata come moneta di scambio per rinunciare ai diritti fondamentali dell’uomo.

 13: La Vocazione non è un Sequestro della Libertà

Applicare l’Articolo 18 alla scelta sacerdotale significa riconoscere che un uomo non smette di essere “individuo con diritti” nel momento in cui riceve l’ordinazione. Se la coscienza di un sacerdote lo spinge a vivere il ministero in una forma nuova — quella uxorata (sposata) — la risposta non può essere l’esclusione o la “morte civile” professionale e spirituale.

La Chiesa dovrebbe essere la prima custode della libertà di coscienza, non l’ultima. Chiedere la riammissione al ministero per Giuseppe significa chiedere che la Chiesa si allinei ai grandi traguardi di civiltà dell’umanità. Non c’è vero culto a Dio dove non c’è rispetto per la libertà della persona. Il nostro Satyagraha è un atto di fedeltà sia al Vangelo che alla Carta dei Diritti Umani.

Giorno 12: Se il Cardinale Pellegrino avesse avuto ragione?

Il cardinale Michele Pellegrino scomparso nell'86

Nel silenzio del mio dodicesimo giorno di digiuno, mentre il corpo si fa leggero e la mente cerca radici profonde, mi è tornata tra le mani una “perla” preziosa ripescata da SettimanaNews (qui): l’intervista rilasciata nel 1981 dal Cardinale Michele Pellegrino, l’amatissimo Arcivescovo di Torino.

Rileggere le sue parole oggi, nel 2026, provoca un misto di profonda commozione e santa indignazione. Sono passati quarantacinque anni. Eppure, sembra che il tempo si sia fermato, o peggio, che la Chiesa abbia scelto di camminare all’indietro.

“I tempi sono gli uomini che li fanno maturare”

Pellegrino, con la sua proverbiale parresia, smontava già allora l’alibi preferito della burocrazia ecclesiastica: “I tempi non sono maturi”. Egli rispondeva che i tempi maturano attraverso il coraggio degli uomini.

Oggi, con il mio digiuno e con le storie che affollano questo blog — dal giovane di trent’anni che sogna l’altare al prete operaio di ottantadue — sento che siamo noi, questo “coro di gocce”, a dover far maturare il tempo. La maturità non è un frutto che cade da solo, è una scelta di verità.

Il dilemma di un Cardinale profeta

Il Cardinale Pellegrino poneva un aut aut drammatico, che oggi è diventato un’emergenza assoluta:

“O mantenere ad ogni costo la legge del celibato e rinunciare alla piena evangelizzazione, o favorire l’evangelizzazione e modificare la legge ecclesiastica. Credo che bisogna scegliere questa seconda strada.”

Il “ritardo” che lui denunciava nell’81 è oggi un baratro. Quante comunità sono rimaste senza Eucaristia? Quanti sacerdoti sono stati costretti al segreto o all’abbandono in questi 45 anni? Quanta sofferenza inutile è stata generata per difendere una “legge ecclesiastica” a scapito della legge suprema: la salus animarum?

Torino e la Chiesa-Fortezza

Pellegrino parlava di una “Chiesa-fortezza” che chiude porte e finestre per paura del vento dello Spirito. Io oggi, dalla mia montagna che guarda verso Torino, sento che quelle finestre sono ancora sbarrate dal segreto e dalla paura di “dare scandalo”.

Ma lo scandalo vero — ci ricorda Pellegrino — non è il prete che si sposa, ma una Chiesa che preferisce restare “artificiale” e chiusa piuttosto che guardare il mondo vero negli occhi.

La mia risposta a quarant’anni di silenzio

Se oggi una giornalista mi chiede “dati” che il Vaticano tiene secretati, io rispondo con la voce di Pellegrino. Il dato più vero è il ritardo colpevole. Il mio cammino dei 40 giorni è un atto di fedeltà a quella visione: è l’esecuzione di un testamento spirituale che Torino e la Chiesa universale hanno ricevuto quarantacinque anni fa e hanno lasciato impolverare sotto il tappeto.

“Anche i preti potranno sposarsi, ma soltanto a una certa età…” cantava Lucio Dalla in quegli anni. Ridiamoci sopra per continuare a sperare, sì. Ma ora è tempo che quella speranza diventi Canone, diventi Pane, diventi Libertà.

Don Giuseppe Serrone Giorno 12 di 40 – Verso la fondazione della Verità.

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