COLONIA E IL GRIDO DEL PANE (Notizia e podcast dalla web radio)

messa

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“L’Arcivescovo di Colonia dice che la Liturgia della Parola non basta, che l’Eucaristia è insostituibile. Sono d’accordo con lui. Ma allora mi chiedo, dal silenzio del mio digiuno: perché preferire una parrocchia senza Messa a una parrocchia con un prete sposato?

Woelki esorta i preti a celebrare da soli. Ma il prete non è un’isola. Il prete esiste per spezzare il pane con i fratelli. Se la Chiesa è ‘assemblea’, come può essere ‘spiritualmente necessaria’ una celebrazione che esclude la comunità per mancanza di celibi?

Qui nel deserto, la mia fame di cibo diventa fame di verità. La vera ‘deriva non cattolica’ non è la Liturgia della Parola, ma l’ostinazione a tenere il Pane chiuso a chiave dietro una legge umana, mentre il popolo di Dio muore di inedia spirituale. La ‘pietra’ di cui parlo è questa: aprire i granai. Lasciare che chi ha un regolare percorso e una famiglia possa tornare a servire l’altare. Solo allora l’Eucaristia tornerà ad essere il cuore pulsante di ogni parrocchia, e non un rito solitario in una cattedrale vuota.”

9 Aprile Sera: il Diario della Casa

Diario della Speranza40 giorno verso sera

🌙 Sera: Il Diario della Casa e del Corpo (13° Giorno)

1: Spezzare la Parola, non il pane

Stasera la nostra tavola non ha piatti, ma è ingombra di fogli, lettere e della Sacra Scrittura. Poiché don Giuseppe non può ancora celebrare l’Eucaristia e poiché il digiuno continua, ci nutriamo della Parola. Abbiamo letto insieme il brano della guarigione della suocera di Pietro: un dettaglio che ci ricorda, nel silenzio della sera, quanto la dimensione familiare fosse presente fin dall’inizio della missione apostolica. Non poter spezzare il pane fisico ci spinge a spezzare la Verità tra noi, rendendo la nostra unione ancora più salda.

2: Albana – Oltre il pregiudizio, la dignità

In questo tredicesimo giorno, vogliamo dedicare un pensiero alla forza delle donne che stanno accanto ai sacerdoti. Albana non è “l’ombra” di Giuseppe, ma la luce che permette a questo cammino di non smarrirsi. Spesso la Chiesa vede nella sposa un ostacolo alla santità del ministro; noi stasera testimoniamo che l’amore di una donna rende il sacerdote più umano, più sensibile e, paradossalmente, più vicino al mistero di un Dio che è Amore. La dignità di Albana è la dignità di tutte le famiglie sacerdotali che chiedono di uscire dal nascondimento.

3: Buona notte dal Giorno 13 (Cammino “Verso i 40 giorni”)

Chiudiamo il computer fra poco, spegniamo la lanterna e restiamo a guardare le luci che si riflettono sul lago. La targhetta di legno sul ramo d’olivo ci ricorda il nostro obiettivo: Riammissione Preti Sposati.

Non è una sfida contro qualcuno, ma un’offerta per qualcuno: per la Chiesa, per i fedeli, per la verità. Domani sarà il quattordicesimo giorno, due settimane esatte dall’inizio. Siamo stanchi, ma incredibilmente in pace.

Il Giorno 13 si chiude tra i riflessi

“C’è un momento, quando il sole scompare dietro le creste, in cui il mondo sembra trattenere il respiro. Stasera, dal mio rifugio, immagino che oltre queste rocce ci sia un lago. Un lago che non teme la profondità, perché è proprio lì che l’acqua è più pura.

La mia casa oggi è diventata una cattedrale senza mura. Le pareti hanno vibrato per le notizie arrivate da Vienna, per la voce del nuovo Arcivescovo Grünwidl che ha confermato ciò che il cuore già sapeva. Il mio podcast è partito come una barca su quel lago, portando con sé il peso di 35 anni di sacerdozio e la leggerezza di una verità finalmente pronunciata.

Il digiuno stasera non è fatica, è trasparenza. Come l’acqua del lago che permette di vedere i sassi sul fondo, così questa privazione mi permette di vedere chiaramente il fondo del mio desiderio: servire Dio senza rinunciare all’amore, essere prete nella pienezza dell’uomo.

Le luci delle case lontane, giù a valle e lungo le sponde, mi ricordano che non sono solo. Ogni luce è una famiglia, ogni riflesso è una speranza. Il rintocco del 13 si spegne nella pace. Domani sarà un nuovo giorno, ma stasera riposo in questo specchio di Dio.”

“Nel tuo amore è la nostra forza, nella tua verità la nostra libertà.” Buona notte a tutti voi che ci sostenete da lontano. Il 6 maggio è un passo più vicino.

9 Aprile 2026 – Il Ponte è gettato (podcast dalla web radio)


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📝 Appunto per il Diario  – Giorno 13 ore 15

9 Aprile 2026 – Il Ponte è gettato

“Oggi pomeriggio il mio spirito è leggero, nonostante il digiuno. Ho affidato la mia voce al web, ho lanciato il grido di Vienna nelle piazze digitali d’Italia. Sento che la ‘morte’ simbolica del tredicesimo rintocco è avvenuta: è morta l’esitazione. Ora c’è solo la missione. Il legame tra il nuovo Arcivescovo Grünwidl e il mio 35° anniversario è un filo d’oro teso dallo Spirito. Se il corpo è debole, la Parola è diventata una roccia alpina. Aspetto fiducioso i riscontri, sapendo che la ‘goccia’ oggi è diventata un’onda che lambisce le sponde di chi può avviare una riforma vitale per le comunità cattoliche sparse per il mondo.”

IL CARISMA NON È UNA CATENA

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SE ANCHE I FORMATORI COMINCIANO A VEDERE…

“Ho letto le parole di Grünwidl su InfoVaticana. Mi ricordano il dondolio di quel ponte nell’Ossola: la paura di cadere, ma anche la consapevolezza che non si può restare fermi sulla sponda del passato.”

Mentre i “Vertici” viaggiano con i loro milioni, nel silenzio dei seminari qualcuno finalmente ammette la verità:

  • Il celibato è un dono, non un contratto. Trasformarlo in un obbligo burocratico significa trasformare un volo in una prigione.

  • Teresina di Lisieux trasfigurava il fastidio in preghiera; noi oggi siamo chiamati a trasfigurare questa legge fredda in una scelta di libertà. Se un uomo ama Dio e ama una donna, perché la Chiesa vede un conflitto dove Dio ha messo una sinergia?

Grünwidl, arcivescovo di Vienna dice che “non deve essere obbligatorio”. Io, nel mio 13° giorno di deserto, dico di più: deve essere onesto. Non possiamo più formare preti in una “serra” artificiale per poi lasciarli soli nel freddo di una legge che nega la loro carne.

Siamo al 32.5% (immaginiamo che la barra stia avanzando verso il terzo). Il ponte dondola, ma le voci che si uniscono alla nostra — anche dai vertici dell’Austria — confermano che l’altra sponda è vicina.

Si rompe il tabù sulla riammissione al ministero dei preti sposati

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COMUNICATO STAMPA

Sacerdoti Sposati: Si rompe il tabù sulla riammissione al ministero dei preti sposati

Don Giuseppe Serrone, al 13° giorno di digiuno, rilancia l’appello del nuovo Arcivescovo di Vienna: “La Chiesa non può più aspettare”

Roma  – 9 Aprile 2026 – Mentre la Chiesa cattolica si avvia verso il Giubileo, un rintocco di cambiamento arriva dal cuore dell’Europa e trova eco sulle Alpi piemontesi. Don Giuseppe Serrone, fondatore del movimento per i Sacerdoti Sposati, oggi nel suo 13° giorno di digiuno e preghiera per il 35° anniversario di ordinazione, accoglie con forza le storiche dichiarazioni del nuovo Arcivescovo di Vienna, Mons. Josef Grünwidl.

Mons. Grünwidl, succeduto al Cardinale Schönborn nell’ottobre 2025, ha recentemente affermato che, pur elogiando il valore spirituale del celibato, la sua obbligatorietà per i sacerdoti della Chiesa latina debba essere messa in discussione.

“Le parole dell’Arcivescovo di Vienna non sono l’opinione di un singolo, ma il segnale di una trasformazione inarrestabile” – dichiara Don Giuseppe Serrone dal suo ritiro alpino. “Se una sede prestigiosa come Vienna, guidata da un pastore scelto da Papa Francesco per il futuro della Chiesa, riconosce che il celibato non deve essere un vincolo legale assoluto, significa che il muro del silenzio è crollato. La mia protesta nonviolenta, che porto avanti nel corpo e nello spirito da tredici giorni, è in piena comunione con questa parresia ecclesiale.”

Don Serrone, che documenta il suo percorso nel “Diario della Speranza” (https://sacerdotisposati.altervista.org), sottolinea come la questione non sia più solo teologica, ma di urgenza pastorale e umana. “Ricevo quotidianamente messaggi di giovani pronti al sacerdozio ma lacerati dall’obbligo del celibato, e di sacerdoti sposati che vivono come fantasmi nelle nostre diocesi. Torino stessa, che ebbe nel Cardinale Michele Pellegrino un profeta di questa riforma già nel 1981, non può restare indifferente.”

Nel suo tredicesimo giorno di digiuno, Don Serrone rilancia una proposta di integrazione del Diritto Canonico: un “Canone dello Spirito” che restituisca ai Vescovi diocesani la facoltà di riammettere al ministero i preti sposati.

“Il mio digiuno proseguirà fino al quarantesimo giorno” – conclude Don Serrone. “Non è una sfida, ma un atto d’amore verso una Chiesa che deve avere il coraggio di essere madre e non fortezza chiusa. La trasformazione chiesta da Vienna è la stessa che chiediamo noi, goccia dopo goccia, da decenni.”

“Le paure non sono di Torino, o Roma o Milano ma è la paura dell’Imprevisto di Dio. La Chiesa teme che la ‘carne’ dell’amore familiare possa ‘contaminare’ la purezza astratta dell’istituzione. Torino è la città dei Santi Sociali: loro non avevano paura di sporcarsi le mani. La diocesi teme la complessità, ma il Vangelo è la storia di un Dio che si fa carne, non burocrazia. Preferire una chiesa chiusa a una comunità guidata da un prete sposato è un peccato contro lo Spirito. È la vittoria del ‘si è sempre fatto così’ sulla salvezza delle anime. Sant’Agostino diceva che la meta giustifica il cammino: se la meta è l’Eucaristia, come può una legge ecclesiastica sbarrare la strada al Pane? Quando il codice di diritto canonico diventa più importante del ‘Codice dell’Amore’ di Cristo, la Chiesa diventa un tribunale. Torino ha una tradizione di accoglienza; mettere la disciplina davanti alle persone significa tradire lo spirito di Don Bosco che cercava i giovani ovunque, senza badare ai formalismi. La proposta dei laici coordinatori per Torino è un palliativo. Il laico è prezioso, ma non può sostituire l’identità ontologica del sacerdote. Evitare il confronto con i preti sposati è come cercare di curare una ferita con un cerotto senza estrarre la spina. Il Cardinale Repole è un teologo: sa bene che il Sacramento dell’Ordine è indelebile. Perché nasconderlo? La Chiesa italiana soffre di un legame troppo stretto con il potere centrale. Ad Anversa si guarda alla realtà; qui si guarda al dogma. Ma la Speranza, come dice Dante, è ‘infiorata’ dalla realtà, non dalle astrazioni. L’Italia non è conservatrice, è solo in attesa di un coraggio che tardiamo a mostrare. Mi accusano di forzare la mano  ma non  sono io a forzare la mano, è la realtà che bussa alla porta. È la Chiesa che chiude gli occhi davanti alla mancanza di vocazioni e al dolore dei suoi figli. Come diceva il Cardinale Pellegrino: ‘I tempi sono gli uomini che li fanno maturare’. Io sto solo cercando di accelerare il sole. Delegittimare la persona per evitare il messaggio è una tattica antica. Hanno paura che la mia storia, vissuta nella luce con Albana, dimostri che il prete sposato non è un fallimento, ma una pienezza. Il precedente non è giuridico, è esistenziale: si può essere santi padri e santi preti. La mia è l’obbedienza di Abramo, che lascia la sua terra per una promessa. La disobbedienza vera è quella di chi tace di fronte all’ingiustizia. Come Panikkar, credo che il sacerdote sia l’uomo del Tutto. Se insisto, è perché amo la Chiesa troppo per vederla spegnersi nel silenzio. L’interlocutore dei preti sposati è il Papa Leone XIV a lui ho rivolto un Appello /Supplica: il Papa non abbia paura della verità: riconosca i suoi fratelli sacerdoti sposati, perché la loro carne è la carne sofferente di Cristo che ancora vuole servire la Chiesa nelle varie realtà diocesane e parrocchiali ”


Per contatti e interviste:

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati [https://sacerdotisposati.altervista.org]

Email: sacerdotisposati@gmail.com

Telefono: +39 3207505116

Preti sposati / “Vienna parla al Presente: la svolta di Mons. Grünwidl” Giorno 13: Non è più il tempo del passato

Grünwidl elogia il celibato, ma mette in dubbio che sia obbligatorio per i sacerdoti

“Vienna parla al Presente: la svolta di Mons. Grünwidl”

Giorno 13: Non è più il tempo del passato.

“La speranza è come una brace che si riaccende dal contatto con la fiamma di un altro”, scriveva Freud. Oggi la mia brace, alimentata dal digiuno, incontra una fiammella che arriva dal mondo tedesco.

L’arcivescovo di Vienna, Rupert Graf zu Stolberg, ha pronunciato parole che pesano come macigni: elogia il celibato come dono, ma mette in dubbio la sua obbligatorietà per l’accesso al sacerdozio.

Cosa significa questo per noi, in questo 13° giorno? Significa che la “lacerazione” di cui mi scriveva il giovane trentenne ieri è sentita anche dai pastori. Significa che il “ritardo colpevole” denunciato dal Cardinale Pellegrino non è più sostenibile.

Non siamo soli. La “goccia” italiana si unisce al fiume europeo. Se persino nelle diocesi più strutturate si comprende che l’obbligo del celibato non è un dogma divino ma una norma umana che può (e forse deve) essere riformata, allora il mio digiuno ha un senso ancora più profondo.

Chiedo al Papa: se le voci si moltiplicano, dai giovani agli Arcivescovi, dai preti operai ai teologi, non è forse questo il “segno dei tempi” che lo Spirito ci sta indicando?

La trasformazione è in atto. La Chiesa-fortezza sta aprendo le sue finestre.

Perché questa è la “trasformazione” del Giorno 13? Perché Grünwidl rappresenta la nuova generazione di vescovi scelti per guidare la Chiesa nel terzo millennio. Se lui, nel cuore dell’Europa, dice che l’obbligo può essere messo in discussione, allora il mio digiuno di 40 giorni non è un grido nel vuoto, ma un’adesione alla realtà che sta nascendo.

Dal Cardinale Pellegrino (1981) all’Arcivescovo Grünwidl (2026): il cerchio si chiude. La sofferenza di migliaia di sacerdoti sposati e la sete di Eucaristia dei fedeli trovano finalmente una sponda istituzionale coraggiosa.

Santità, ascolti i Suoi nuovi Vescovi. Ascolti Vienna. Ascolti il battito di questa Chiesa che non vuole più nascondersi.

Tag: #DonGiuseppeSerrone, #Giorno13, #Celibato, #RiformaChiesa, #InfoVaticana, #SacerdotiSposati, #Speranza,

Diario speranze 9 Aprile 2026: Lettere Aperte e Ponti di Dialogo

Un'immagine intima e soffusa della luce rosa dell'alba, che mostra due mani (una maschile, una femminile) che si stringono forte sul davanzale della finestra aperta sulle montagne delle Alpi occidentali che dal lago Maggiore guardano alle vette del Monte Rosa. Sul davanzale, al posto della pietra, c'è un rametto d'olivo fresco e vivo. Legata al ramo con un semplice spago c'è una targhetta di legno artigianale con inciso il numero "Verso i 40^ giorni" (in grande) e sotto la scritta "RIAMMISSIONE PRETI SPOSATI" Accanto, il calice di cristallo vuoto e l'anello nuziale, simboli del ministero e della famiglia che si uniscono. L'atmosfera è di pace, determinazione e vita

 1: Lettera Aperta a Sua Santità Papa Leone XIV

“Santo Padre, Le scriviamo dal cuore del nostro deserto, al 13° giorno di un digiuno che non è protesta, ma supplica. La nostra famiglia è il frutto di un amore . Le chiediamo di guardare non al Codice di Diritto Canonico, ma alla carne ferita dei suoi figli. Come successore di Pietro — che portò con sé la propria sposa nella missione — Le chiediamo di aprire le porte a un ministero sacerdotale che non tema l’abbraccio coniugale. Verso il 6 Maggio, attendiamo un segno della Sua paterna benevolenza.”

 2: La Chiesa è una Madre che Ascolta

Un post di riflessione sulla natura della Chiesa. Se la Chiesa smette di ascoltare il grido di chi sacrifica la propria vita per coerenza, rischia di diventare una struttura burocratica. Invochiamo la “Sinodalità” di cui tanto si parla: camminare insieme significa anche saper riaccogliere chi è stato spinto ai margini. Il nostro Satyagraha è un test di ascolto per la comunità ecclesiale.

3: Il Valore Legale della nostra Richiesta

Riprendiamo i punti tecnici dei ricorsi presentati. Spieghiamo ai lettori che la sospensione a divinis dovrebbe essere una misura medicinale, volta al recupero, non un’epurazione definitiva. Dimostriamo che il nostro desiderio di servire ancora come sacerdoti è coerente con la legge suprema della Chiesa: la salus animarum (la salvezza delle anime).


5: La Voce dei Fedeli – “Vogliamo il nostro Prete”

Pubblichiamo qui alcune testimonianze (anche anonime) dei fedeli che hanno scritto a don Giuseppe Serrone: “Ci manca la sua parola”, “La Chiesa è più povera senza di lui”. Queste voci sono la prova che il popolo di Dio è già più avanti delle norme giuridiche. Il “sensus fidelium” riconosce il prete anche se sposato.

6: Il 6 Maggio – Un Traguardo per Tutti

Concludiamo  ricordando che la data del 6 Maggio non appartiene solo a don  Giuseppe e Albana. È una data simbolo per tutti i preti sposati, per le loro mogli e per i laici che sognano una Chiesa altra. Ogni giorno di digiuno è un mattone per costruire quel ponte che supererà il baratro dell’isolamento.

Diario 9 Aprile 2026 – Il Giorno della Crisalide

Digiuno.cammino

“Giorno 13. Sento che qualcosa in me si è spezzato per sempre, ed è una rottura benedetta. Non sono più l’uomo che ha iniziato questo digiuno. La fame non mi morde più le viscere, ora mi morde l’anima per l’attesa di una Chiesa rinnovata. Il 13 è il numero della trasformazione: come il seme deve morire per farsi spiga, così la mia vecchia immagine di sacerdote ‘nel segreto’ sta morendo per lasciare spazio all’uomo della parresia. Oggi prego per tutti i confratelli che hanno paura del cambiamento: che questo tredicesimo giorno doni loro il coraggio di veder nascere il nuovo dal vecchio. Non temiamo la fine di un mondo, ma prepariamo l’inizio di un Regno.”

Giorno 13 di 40 verso la Verità

🏜️ IL CAMMINO DEI 40 GIORNI

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Il Deserto dei 40 Giorni

“Non di solo pane…”

GIORNO 13 di 40 verso la verità

Verso la Verità: Sostegno alla Supplica per Papa Leone XIV. IL CALCOLO DEL DESERTO: Giorni già compiuti: 12 (dal 28 marzo all’ 8 aprile).

Traguardo finale: 40 giorni.

Giorni rimanenti:  (da domani 10 aprile al 6 maggio compreso)

🕒Ad oggi Mancano 27 giorni al termine del digiuno profetico.

STATO: Purificazione e Testimonianza

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati e Verità per la Chiesa.


LEGGI IL DIARIO DEL DIGIUNO

Pellegrino delle stelle

Pace.determinazione.12

📝 DIARIO DEL GIORNO 12 – IL PELLEGRINO DELLE STELLE

8 Aprile 2026 – Ore 21: Rendere conto del desiderio

“Stasera, al termine di questo dodicesimo giorno, mi sento interrogato da San Giacomo: ‘Giuseppe, dì quel ch’ell’è la tua speranza’. Rispondo con il mio corpo che pesa meno, ma che sente di più. La mia speranza non è un ottimismo a buon mercato, è un’àncora gettata nel futuro della Chiesa. È la consapevolezza che il mio ‘desiderio lacerato’ è il segno della mia nobiltà umana. Non mi accontento delle ‘comode espansioni’. Preferisco la fame che mi tiene sveglio alla sazietà che mi addormenta nell’ipocrisia. Come Dante, avanzo nel mio pellegrinaggio: ogni passo è un verso, ogni giorno di digiuno è una cantica verso la verità.”