Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l’aurora.
Verrà a noi come la pioggia d’autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra.
Che dovrò fare per te, Èfraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all’alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l’amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocausti.
Salmo Responsoriale
Salmo 49
Chi cammina per la retta via vedrà la salvezza di Dio.
Parla il Signore, Dio degli dèi,
convoca la terra da oriente a occidente:
«Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici,
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.
Se avessi fame, non te lo direi:
mio è il mondo e quanto contiene.
Mangerò forse la carne dei tori?
Berrò forse il sangue dei capri?
Offri a Dio come sacrificio la lode
e sciogli all’Altissimo i tuoi voti;
invocami nel giorno dell’angoscia:
ti libererò e tu mi darai gloria».
Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
(Rm 4, 18-25)
Fratelli, Abramo credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo – aveva circa cento anni – e morto il seno di Sara. Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia. E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato, ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.
Vangelo del Giorno
Dal vangelo secondo Matteo
Mt 9, 9-13
In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Il Signore ha nutrito il suo popolo con fiore di frumento e lo ha saziato con miele dalla roccia. (Cf. Sal 80,17)
Si dice il Gloria.
Colletta
Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre.
Oppure:
Dio fedele, che nutri il tuo popolo con amore di Padre, saziaci alla mensa della Parola e del Corpo e Sangue di Cristo, perché nella comunione con te e con i fratelli camminiamo verso il convito del tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto.
Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 147
R. Loda il Signore, Gerusalemme.
Celebra il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion, perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R.
Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia con fiore di frumento. Manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce. R.
Annuncia a Giacobbe la sua parola, i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. Così non ha fatto con nessun’altra nazione, non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R.
Seconda Lettura
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 1Cor 10,16-17
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.
Parola di Dio.
SEQUENZA
La sequenza è facoltativa e si può cantare o recitare anche nella forma breve, a cominciare dalla strofa: Ecce panis.
Se la sequenza viene omessa, segue il CANTO AL VANGELO.
[Lauda Sion Salvatórem, lauda ducem et pastórem, in hymnis et cánticis.
[Sion, loda il Salvatore, la tua guida, il tuo pastore con inni e cantici.
Quantum potes, tantum aude: quia maior omni laude, nec laudáre súfficis.
Impegna tutto il tuo fervore: egli supera ogni lode, non vi è canto che sia degno.
Laudis thema speciális, panis vivus et vitális hódie propónitur.
Pane vivo, che dà vita: questo è tema del tuo canto, oggetto della lode.
Quem in sacrae mensa cenae, turbae fratrum duodénae datum non ambígitur.
Veramente fu donato agli apostoli riuniti in fraterna e sacra cena.
Sit laus plena, sit sonóra, sit iucúnda, sit decóra mentis iubilátio.
Lode piena e risonante, gioia nobile e serena sgorghi oggi dallo spirito.
Dies enim sollémnis ágitur, in qua mensae prima recólitur huius institútio.
Questa è la festa solenne nella quale celebriamo la prima sacra cena.
In hac mensa novi Regis, novum Pascha, novae legis, phase vetus términat.
È il banchetto del nuovo Re, nuova Pasqua, nuova legge; e l’antico è giunto a termine.
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Parola del Signore.
Si dice il Credo.
Sulle offerte
Concedi benigno alla tua Chiesa, o Signore, i doni dell’unità e della pace, misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Dice il Signore: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». Alleluia. (Gv 6,56)
Dopo la comunione
Donaci, o Signore, di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
La vicenda che vede coinvolto il Metropolita Hilarion rappresenta un passaggio estremamente delicato non solo per la sua persona, ma per l’intero assetto dei rapporti ecumenici e diplomatici in cui ha operato per decenni. Considerato a lungo il “ministro degli Esteri” del Patriarca Kirill e un interlocutore chiave per la Santa Sede, Hilarion ha gestito dossier di rilevanza storica. L’apertura di un’indagine a suo carico in un Paese dell’Unione Europea solleva inevitabilmente clamore mediatico, ma richiede da parte degli osservatori un approccio improntato al diritto e alla moderazione, evitando giudizi sommari prima che la magistratura ceca abbia completato i necessari riscontri.
1. Il dovere della presunzione di innocenza
In presenza di reati gravi come quelli ipotizzati dalle autorità ceche, la trasparenza e la tutela delle garanzie difensive devono camminare di pari passo:
Accertamento dei fatti: Le indagini preliminari servono proprio a verificare la fondatezza delle accuse e l’eventuale estraneità dell’alto prelato rispetto alle contestazioni mosse. Fino a un giudizio definitivo, ogni ipotesi rimane tale.
Rispetto dei ruoli: La Chiesa, sia essa Cattolica o Ortodossa, osserva con attenzione lo sviluppo della giustizia civile, ribadendo che la verità sostanziale si persegue solo attraverso il rispetto delle regole del giusto processo.
2. Le ricadute sul dialogo ecumenico e sul realismo pastorale
Indipendentemente dagli esiti processuali, la notizia giunge in un momento di forte polarizzazione geopolitica e di stanchezza nelle relazioni tra l’Oriente e l’Occidente cristiano:
Isolamento e governance: Le vicissitudini personali dei leader religiosi possono riflettersi sull’immagine delle istituzioni che rappresentano, accelerando processi di riorganizzazione interna o di avvicendamento pastorale già in atto all’interno del Patriarcato.
Il valore del dialogo: Questo caso dimostra che le relazioni diplomatiche ed ecumeniche non possono dipendere esclusivamente dalle singole personalità, ma devono poggiare su basi istituzionali solide e canali ufficiali trasparenti, capaci di resistere alle tempeste della cronaca giudiziaria e politica.
Conclusione
Il caso del Metropolita Hilarion impone una riflessione sulla vulnerabilità delle figure pubbliche in tempi di crisi globale. Mentre la magistratura della Repubblica Ceca farà il suo corso per accertare i fatti nella piena legalità, la Redazione di Informazione Libera sospende ogni giudizio di merito, riaffermando il principio cardine secondo cui ogni indagato è presunto innocente fino a prova contraria. La Chiesa universale continua a guardare al bene comune e alla cura delle anime come unici fari dell’azione pastorale, indenne dalle vicende dei singoli uomini.
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Papa Leone XIV convoca il Concistoro: la scelta dei nuovi cardinali tra fedeltà istituzionale e sfide globali
L’annuncio del Concistoro per il 27 giugno 2026 costituisce l’atto di governo più significativo di questa fase del pontificato di Papa Leone XIV. Attravento la nomina dei nuovi membri del Collegio Cardinalizio, il Pontefice non si limita a integrare il corpo dei più stretti collaboratori del Papa, ma imprime una direzione precisa alla Chiesa universale. La scelta dei profili che riceveranno la porpora riflette le priorità programmatiche della Sede Apostolica: l’attenzione alle periferie del mondo, il consolidamento delle riforme della Curia e la ricerca di pastori dotati di spessore teologico e realismo pastorale, capaci di interpretare i mutamenti della società contemporanea.
1. La collegialità e il valore dei passaggi formali
La lettera indirizzata alle massime cariche del Collegio e alle istituzioni deputate evidenzia la volontà di Leone XIV di muoversi nel solco della massima trasparenza e legittimità:
Centralità del Collegio Cardinalizio: Il Concistoro ribadisce che le grandi decisioni e il futuro assetto ecclesiale nascono dal confronto con il corpo dei cardinali, chiamati a esprimere l’universalità della fede cattolica in rappresentanza di tutti i continenti.
Architettura delle riforme: Le nuove nomine serviranno a dare stabilità ai dicasteri romani e alle grandi diocesi mondiali, garantendo che l’applicazione dei decreti pontifici e il rinnovamento strutturale procedano con rinnovato vigore.
2. Internazionalizzazione e realismo pastorale
Il Concistoro si inserisce in un momento storico in cui la Chiesa affronta sfide cruciali legate alla cura delle anime e alla gestione delle strutture in territori sempre più secolarizzati o provati da tensioni geopolitiche.
Le porpore che verranno assegnate il 27 giugno risponderanno alla necessità di configurare un vertice ecclesiale meno eurocentrico e più vicino alle istanze reali dei fedeli, valorizzando vescovi e teologi di provata fedeltà istituzionale.
Questo passaggio istituzionale dimostra che l’evoluzione della Chiesa non passa attraverso strappi estemporanei, ma si realizza mediante gli strumenti formali del diritto canonico e del primato petrino, gli unici canali legittimi in grado di dare forma e sostanza alle riforme.
Conclusione
Il Concistoro del 27 giugno 2026 fisserà una pietra miliare nel pontificato di Leone XIV. Il Collegio Cardinalizio che uscirà da questa sessione ordinaria pubblica sarà lo specchio di una Chiesa che vuole abitare la modernità con fermezza dottrinale e apertura al dialogo, ponendo le basi umane e spirituali per l’edificazione del bene comune e per la guida del popolo di Dio nei prossimi decenni.
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La riflessione proposta dall’organo di stampa della Santa Sede tocca corde universali. Ricordare l’esperienza di chi ha vissuto la fede dietro il filo spinato non significa semplicemente compiere un esercizio di memoria storica, ma recuperare la sostanza stessa della missione ecclesiale: la vicinanza all’uomo laddove la sua dignità viene calpestata. In quei luoghi di sofferenza estrema, la preghiera, la condivisione di un pezzo di pane e il conforto spirituale non erano semplici riti, ma atti di autentica resistenza morale contro la barbarie.
1. Il primato della persona e la luce nella sofferenza
L’analisi del testo mette in evidenza alcuni pilastri antropologici fondamentali:
La libertà interiore: Il filo spinato può imprigionare il corpo, ma non può spegnere la coscienza o la ricerca di Dio. Le testimonianze raccolte dimostrano che la fede vissuta in condizioni estreme diventa una forza di liberazione interiore.
La solidarietà transfrontaliera: Nei campi di prigionia, l’appartenenza religiosa e l’etica del servizio hanno spesso superato le divisioni nazionalistiche, trasformando i perseguitati in fratelli e i sacerdoti in veri pastori universali, capaci di dare la vita per gli altri.
2. Una Chiesa che abita le frontiere del dolore
La rilettura di queste vicende storiche offre una chiave interpretativa preziosa per la pastorale contemporanea. La Chiesa è chiamata da sempre a stare sulle frontiere e nelle periferie del mondo:
La memoria di questi testimoni ci ricorda che l’annuncio del Vangelo non ha bisogno di contesti protetti o di strutture burocratiche perfette per essere efficace; ha bisogno di presenza autentica, di ascolto e di condivisione del dolore umano.
Ieri nei lager, oggi nelle trincee delle nuove povertà, della solitudine e dell’emarginazione, l’identità del credente si gioca sulla capacità di essere “rifugio” e segno di riconciliazione per chi ha perso la speranza.
Conclusione
L’editoriale de L’Osservatore Romano ci consegna un monito preciso: non dimenticare che la fede cristiana ha le sue radici più feconde nella testimonianza pagata a caro prezzo. Custodire “la fede oltre il filo spinato” significa, nel contesto odierno, abbattere i fili spinati invisibili dell’indifferenza e del cinismo che spesso isolano le persone nelle nostre società. La sfida per le comunità cristiane è continuare a incarnare quel realismo della carità che ha permesso a tanti testimoni del passato di trasformare i luoghi di morte in spazi di insperata umanità e risurrezione.
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Il fenomeno delle architetture religiose riconvertite ad usi profani non è più un’eccezione circoscritta, ma una realtà strutturale che tocca l’Europa e l’Occidente. Il caso della chiesa che oggi ospita un ristorante di altissimo livello e successo mondiale offre lo spunto per una riflessione seria e priva di moralismi superficiali, ma focalizzata sul realismo pastorale e sulla crisi di presenza che la Chiesa sta attraversando. Se da un lato il recupero architettonico evita il totale deperimento fisico delle mura, dall’altro sancisce la definitiva rinuncia a quel presidio spirituale e comunitario che tali edifici hanno rappresentato per secoli.
1. Il patrimonio sacro tra conservazione estetica e vuoto spirituale
La trasformazione di una chiesa in un tempio della ristorazione d’autore evidenzia un paradosso tipico del nostro tempo:
Il fascino dell’involucro: Il mercato e la società secolare riconoscono lo straordinario valore estetico, storico e monumentale delle chiese. L’atmosfera generata dalle navate e dalle altezze architettoniche diventa un valore aggiunto per attività commerciali di lusso.
La perdita della funzione sociale: Ciò che viene fatalmente meno è la destinazione comunitaria originaria. Una chiesa nasce come spazio pubblico, inclusivo e accessibile a tutti per il culto, la preghiera e il rifugio dello spirito. Quando diventa un’attività commerciale accessibile solo su prenotazione ed economicamente esclusiva, quel legame con il territorio si spezza definitivamente.
2. Le radici del fenomeno: la carenza di clero e il ritiro della pastorale
Nessuna istituzione ecclesiastica aliena o sconsacra volentieri un proprio luogo di culto. Dietro a queste operazioni, che ricordano da vicino altri casi recenti di riconversione commerciale, vi è quasi sempre una causa comune e drammatica: l’impossibilità di garantire una presenza umana e sacramentale stabile all’interno della struttura.
La progressiva contrazione del numero di sacerdoti attivi costringe le diocesi a operare scelte dolorose, raggruppando le comunità e abbandonando gli edifici considerati non più sostenibili.
La dismissione dei beni diventa così l’ultima spiaggia per evitare il crollo materiale, ma rappresenta anche la certificazione di un vuoto che la pastorale ordinaria non riesce più a colmare.
Conclusione
Vedere una chiesa trasformata in un ristorante di successo può essere considerata un’operazione di design e di salvaguardia immobiliare riuscita, ma dal punto di vista ecclesiale resta il sintomo di un arretramento. La sfida per il futuro della Chiesa Universale non è trovare nuovi e ingegnosi modi per rifunzionalizzare le pareti rimaste vuote, ma avere l’audacia di riformare le proprie strutture interne per far sì che quegli spazi tornino a svolgere la loro missione originaria: essere fari di fede, case di accoglienza e centri di vita comunitaria per il popolo di Dio.
«La siccità nello Utah continua a peggiorare, e ora un riccone vuole arrivare e costruire un data center nella zona nord, proprio dove l’acqua dalle montagne convoglia nel lago». Julie ha 58 anni e ha vissuto tutta la sua vita nello Utah. Per la precisione, i primi 20 anni li ha passati nella contea di Cache, accanto a quella di Box Elder dove stanno pianificando di costruire un datacenter per l’IA grande come due volte Manhattan. Ora vive a Salt Lake City, nella capitale: ed è proprio lì che da settimane si stanno susseguendo proteste per fermare il progetto. «Stanno vendendo la nostra terra», racconta. «Ma noi amiamo la nostra terra e i nostri spazi aperti. Non si aspettavano che avremmo reagito per difenderla».
Il progetto a cui Julie si riferisce è lo “Stratos project”, ovvero un piano per la realizzazione di uno dei più grandi campus al mondo di data center per intelligenza artificiale: un’infrastruttura che inizialmente avrebbe dovuto ricoprire un terreno di 161 chilometri quadrati e richiedere circa 9 gigawatt di energia, una quantità superiore al consumo attuale dell’intero Stato, ma che ora forse sarà ridotta a 81 chilometri quadrati a seguito delle pressioni che sono state fatte: comunque, non abbastanza da fermare le proteste.
Il piano è sostenuto da Kevin O’Leary, fondatore della O’Leary Ventures, società privata di investimento in capitale di rischio, ed è stato approvato dai commissari della contea di Box Elder e dalla MIDA: la Military Installation Development Authority, un’agenzia dello Stato dello Utah creata per facilitare grandi progetti infrastrutturali connessi a interessi strategici e di difesa. Lo Stratos project, infatti, promette di rafforzare la prontezza operativa e la sicurezza nazionale, così come la competitività economica dello Utah, attraendo investimenti privati e creando posti di lavoro.
«La gente qui non è ricca. Siamo solo dei bravi lavoratori, prevalentemente agricoltori e allevatori», spiega Julie. «E il settore agricolo è sempre più in crisi e meno profittevole, sia per mancanza di acqua sia perché in generale qui abbiamo una stagione vegetativa molto breve. Dunque, se qualcuno arriva e ti offre 60 volte quello che guadagni coltivando, la terra gliela vendi». Gli abitanti, tuttavia, sono piuttosto convinti che di questo progetto beneficeranno pochi, a discapito di tutti.
Il Grande Lago Salato, che si estende per 4.400 chilometri quadrati nello Stato dello Utah
Il motivo è principalmente ambientale. Da quando il governo federale ha iniziato a monitorare la profondità del Great Salt Lake, negli anni ’40 dell’Ottocento, il livello ha sempre oscillato. Ma a partire dagli anni ’80, ha continuato a scendere a un ritmo superiore alla norma. Sia per l’aumento dell’attività di allevatori e agricoltori, sia per il cambiamento climatico e l’incremento delle temperature. Il data center richiederebbe un enorme consumo di acqua, in un territorio che sta già facendo i conti con questa mancanza. «Quest’anno hanno iniziato a mettere delle restrizioni sulle aree innaffiabili dei giardini privati», racconta. Con il progressivo abbassamento del livello del lago, si stanno anche diffondendo nell’aria polveri contenenti metalli pesanti e sostanze chimiche nocive, precedentemente accumulate sul fondale, che ora sta emergendo sempre più. Inoltre, l’area costituisce un importante punto di sosta per gli uccelli migratori che ogni anno percorrono la rotta dal Canada al Messico.
A questo si somma la preoccupazione per l’inquinamento dell’aria che potrebbe prodursi. «La zona dove stanno costruendo questo enorme data center, è attraversata sottoterra da un gasdotto. Vogliono usare quel gas naturale per bruciarlo e produrre l’elettricità necessaria», spiega. «Ma Salt Lake si trova in una valle molto profonda dove si verifica l’inversione termica. Quindi, spesso l’inquinamento scende nella valle raggiungendo livelli peggiori di Pechino. E questo solo per le auto che circolano, figuriamoci con questa combustione». O’Leary sta cercando di ridimensionare la portata delle proteste. Ospitato da Tucker Carlson nel suo podcast ha affermato che i manifestanti siano importati da altri Stati, alcuni addirittura spie cinesi. Ma Julie rassicura: «Siamo persone comuni, gente del posto: mamme, allevatori, contadini». E poi ridendo aggiunge: «Te lo posso garantire: nessuno sa una parola di cinese».
La rabbia nei confronti delle infrastrutture che alimentano l’intelligenza artificiale si sta diffondendo sempre di più negli Stati Uniti e sono molte le comunità che stanno cercando di fare pressione politica per fermarne l’espansione. I residenti di Monterey Park, in California, sono stati i primi a inizio giugno a votare su un divieto permanente dei data center, e il risultato è stato schiacciante. Nonostante lo scrutinio non sia ancora terminato, oltre l’86% dei voti espressi è favorevole al divieto. La protesta è esplosa quando HMC StratCap, società di investimento, aveva annunciato di voler costruire un data center nella città, provocando nei residenti grande preoccupazione sugli effetti ambientali negativi, l’aumento dei prezzi dei servizi pubblici e la vicinanza della struttura alle abitazioni. Inizia a essere sempre più chiaro che l’IA ha un prezzo, non solo ambientale ma anche sociale. Il Nevada settentrionale è diventato uno dei corridoi di data center in più rapida crescita del Paese. Nel 2024, questi centri rappresentavano circa un quinto di tutta l’elettricità consumata in Nevada, e Fortune riferisce che tale cifra potrebbe raggiungere il 35% entro il decennio.
A Lake Tahoe, la compagnia energetica NV Energy ha annunciato che potrebbe interrompere temporaneamente nuove connessioni elettriche nella zona proprio a causa dell’enorme domanda di energia generata dall’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale. Circa 49 mila residenti dovranno quindi trovare nuove forniture energetiche, probabilmente più costose. Infatti, per sostenere l’enorme domanda dei data center, le utility stanno investendo miliardi in nuove infrastrutture, linee elettriche e capacità produttiva, costi che spesso vengono scaricati almeno in parte sui consumatori attraverso aumenti tariffari.
Stephen Hawkings una volta disse: «La nascita di una potente intelligenza artificiale sarà o il più grande evento nella storia dell’umanità, oppure il peggiore. Non sappiamo ancora quale dei due». A distanza di dieci anni, l’umanità è lontana dal poter dire se aveva ragione oppure no.
Da Gaza al Libano passando per il Sudan, il Mozambico, la RD Congo e l’Ucraina: la quota di bambini che vivono in zone di guerra è quasi raddoppiata, passando dal 10 per cento degli anni Novanta a circa il 19 per cento oggi. Il 4 giugno ricorre la Giornata internazionale dei bambini innocenti vittime di aggressioni, istituita dall’Onu nel 1982
Guglielmo Gallone – Città del Vaticano – Vatican News
Il primo pensiero va inevitabilmente a loro: erano almeno 150, avevano tra i sette e i dodici anni, frequentavano la scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, nella provincia meridionale di Hormozgan, in Iran, e lo scorso 28 febbraio sono state uccise negli attacchi militari scatenati da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. È uno degli episodi che meglio esplicita il significato della Giornata internazionale dei bambini innocenti vittime di aggressioni, istituita dall’Onu nel 1982 e celebrata ogni 4 giugno per ricordare che, ancor più oggi, i minori non sono vittime collaterali. Nelle guerre contemporanee i minori sono spesso le prime vittime.
Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, conferma l’incontro organizzato dalla Chiesa locale, spiegando che ulteriori informazioni potranno seguire dopo l’appuntamento nel rispetto della volontà e privacy delle vittime
Salvatore Cernuzio – Inviato a Madrid – Vatican News
Ci sarà anche l’incontro del Papa con “alcune vittime di abuso da parte di membri del clero in Spagna” nel programma del viaggio apostolico al via domani 6 giugno nel Paese iberico. A confermarlo tramite il canale Telegram della Sala Stampa della Santa Sede, è il direttore Matteo Bruni a seguito di “alcune notizie diffuse dalla stampa”.
“L’incontro è stato organizzato dalla Chiesa spagnola. Ulteriori informazioni potranno seguire l’incontro stesso, nel rispetto delle vittime, della loro volontà e privacy”, spiega Bruni.
La questione abusi è un tema che ferisce la Chiesa spagnola, la quale negli ultimi anni ha messo in atto diverse iniziative di prevenzione e riparazione. Non ultimo, nel marzo scorso, il protocollo condiviso tra Conferenza Episcopale, Conferenza dei religiosi, Difensore del popolo e il Ministero della presidenza per affrontare con verità e giustizia tale dolorosa realtà. Diversi media locali hanno sollevato il tema in vista del viaggio papale e alcuni hanno riferito che diverse vittime spagnole avrebbero inviato lettere al Papa chiedendo di essere ricevute.
Oggi, quindi, la conferma di questo dialogo a porte chiuse di Leone XIV, come già era avvenuto con Benedetto XVI durante i viaggi negli Stati Uniti nel 2008, poi in Regno Unito, Australia e Germania e anche durante il pontificato di Papa Francesco con le visite in Cile, Irlanda, Portogallo, Belgio.
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