Rassegna stampa appello al Papa del Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Appello Principale (10 Marzo 2026)

In data 10 marzo 2026, il Movimento ha formalizzato un appello a Sua Santità Papa Leone XIV e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo. I punti salienti includono:

  • Celibato Opzionale: La richiesta di trasformare il celibato ecclesiastico da obbligo giuridico a carisma opzionale.

  • Riammissione al Ministero: L’appello a riammettere i sacerdoti che hanno scelto il matrimonio e ad aprire l’ordinazione ai viri probati per rispondere all’emergenza sacramentale che priva molte comunità dell’Eucaristia.

  • Fondamenti Teologici: Il Movimento sottolinea che non esiste un legame ontologico intrinseco tra Ordine sacro e celibato, citando il decreto Presbyterorum Ordinis (n. 16) del Concilio Vaticano II.

Copertura e Comunicati Recenti

  • AgenSIR (10 Marzo 2026): Il comunicato del Movimento è stato rilanciato in risposta alle riflessioni sulla revisione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis riportate dall’AgenSIR.

  • Caso dei Sacerdoti “Influencer” (Febbraio 2026): In seguito all’annuncio di addio alla tonaca da parte di don Gatto e don Alberto Ravagnani, il Movimento ha rinnovato l’appello ai vertici vaticani per ripensare le condizioni di ordinazione e riammettere i preti sposati con le loro famiglie.

  • Collaborazione nelle Diocesi (Febbraio 2026): Il Movimento ha offerto collaborazione al cardinale Repole (Torino) per gestire chiese e parrocchie senza preti, proponendosi per la celebrazione della Messa e l’animazione pastorale.

  • Emergenza Olanda e Natale (Dicembre 2025): È stato diffuso un comunicato sulla crisi vocazionale nei Paesi Bassi, dove il calo dei sacerdoti costringe le parrocchie a ricorrere a clero straniero; il Movimento ha proposto i preti sposati come risorsa disponibile.

  • Amazzonia e Sinodo (Agosto 2025): Il Movimento ha commentato i richiami del Papa ad assicurare il “nutrimento celeste dell’eucaristia” in Amazzonia, criticando però l’omissione dei preti sposati nelle proposte inviate alla Segreteria del Sinodo da altre realtà come “Noi siamo Chiesa”.

Altre Fonti e Storico

  • Adnkronos (Febbraio 2022): In dichiarazioni storiche, il fondatore don Giuseppe Serrone ha ricordato che migliaia di sacerdoti sposati desiderano tornare al ministero e che non esistono ostacoli teologici, ma solo normativi di diritto canonico.

  • Tag Social: #MovimentoSacerdotiSposati

  • #SacerdotiSposati

  • #CelibatoOpzionale

  • #RiformaDellaChiesa

  • #ViriProbati

  • Newsletter del Movimento: I documenti interni (gennaio-febbraio 2022) riportano appelli costanti per una Chiesa più inclusiva e “domestica”, dove matrimonio e sacerdozio possano convivere.

     

Lo spettro del Vietnam sugli Usa, e l’America si chiede: «Chi comanda in questa guerra?»

Lo spettro del Vietnam sugli Usa, e l’America si chiede: «Chi comanda in questa guerra?»

Avvenire

Quagmire. Ovvero, il “pantano”. Gli americani conoscono bene quel termine, nato all’epoca della guerra del Vietnam ad opera dello storico Arthur Schlesinger Jr, assistente speciale di John Fitzgerald Kennedy nei mille giorni della sua presidenza e successivamente adoperato da John Kenneth Galbraith nel suo pamphlet “Come uscire dal Vietnam” prima che il lavorio fine di Henry Kissinger e del diplomatico Le Duc Tho portasse alla conclusione di quella guerra che non si poteva più vincere ma non si era disposti a perdere. Da allora la Casa Bianca non ha mai smesso di creare i suoi Quagmire: l’Afghanistan, il Libano, l’Iraq, e ora l’Iran e il Medio Oriente in fiamme, ogni volta immemore del contraccolpo che una guerra senza fine i cui costi superano qualunque beneficio produce sull’opinione pubblica. La stessa che di qui a otto mesi andrà a rinnovare parzialmente il Congresso, con un occhio al proprio portafoglio, al costo dei mutui casa, dei prestiti, e insieme del gallone di benzina, che in una sola settimana ha quasi raddoppiato il suo prezzo, sfiorando il 4 dollari.
Come uscire dal pantano di un intervento militare malprogettato, tanto diverso dal Blitzkrieg venezuelano e sempre più somigliante a una trappola vietcong dove le bombe intelligenti poco o nulla possono contro un Paese in armi (grazie anche all’apporto russo e più defilato della Cina) preparato da anni a una simile evenienza? La confusione stessa che alberga fra le alte cariche di Washington: il segretario alla Guerra Pete Hegseth che vaticina ordalie bibliche («Non ci fermeremo finché non saranno totalmente distrutti»), il vicepresidente JD Vance che boicotta un incontro-stampa, il tycoon Donald Trump che guarda grifagno agli eccessi di Bibi Netanyahu che va a bombardare i depositi iraniani di greggio facendo schizzare a cento dollari il prezzo del Brent..
La domanda corre da una bocca all’altra: «Ma chi comanda in questa guerra? Bibi o The Donald? E dove ci porta?». Nessuno lo sa bene. Wall Street, il “Wall Street Journal”, il “New York Times”, le grandi conglomerate invece una cosa la sanno e la dicono: occorre una exit strategy, prima che il rogo mediorientale risucchi l’America nello stesso pantano in cui si sono trovati a suo tempo Lyndon Johnson, Richard Nixon, Ronald Reagan, George W.Bush, Joe Biden (i più scaltri, come Bill Clinton e Barack Obama, l’hanno evitato per un pelo). Il consenso di Trump è in caduta libera. Anche dentro l’universo Maga. Il pantano atterrisce anche i più fedeli.
Ma davvero si potrà uscirne in fretta? Dopo aver promesso un cambio di regime divenuto ora subordinato a un intervento di terra che si trova contro buona parte dei novanta milioni di iraniani e una casta ideologico-militare come i pasdaran che non cederà di un millimetro? Un vincitore, si mormora a Washington, in realtà già c’è: è Vladimir Putin, al quale – per ora, almeno – vanno tutti i vantaggi della guerra all’Iran. E lui?, “Taco” (nel senso di: “colui che si tira sempre indietro”) Trump? Che farà? Saperlo…

Open Letter – The Silence of Pope Leo XIV and Cardinal Zuppi on Married Priests

#MarriedPriests #VaticanNews #PopeLeoXIV #CatholicReform

While the Catholic Church officially promotes a “new evangelization” and a priestly formation “deeply rooted in real life” (as suggested by the recent Ratio Fundamentalis), a paradox remains unaddressed in the shadows of silence.

For months, the International Movement of Married Priests has addressed heartfelt appeals to Pope Leo XIV and the President of the Italian Bishops’ Conference, Cardinal Matteo Zuppi. To date, the response has been a void. This silence does not only wound the thousands of priests who have been suspended from ministry for honoring the Sacrament of Marriage; it strikes at the very heart of the faithful.

We are facing a global crisis where parishes are closing and communities are left without pastoral guidance. Yet, there is a “reserve” of thousands of trained, experienced men ready to serve. They ask only to return to the altar, bringing with them the profound wisdom of family life.

Why does the Vatican continue to fear optional celibacy? Why is marriage still viewed as an obstacle to sanctity, when the Eastern Catholic Churches have proven its beauty and pastoral efficacy for centuries?

Pope Leo XIV promised a Church that listens to the peripheries. We are the periphery of both law and vocation. We demand transparency. We ask that institutional silence does not become complicity with a clerical model that history has already surpassed.

Faith does not fear family love. If the Church truly wishes to “dwell in the world,” it must stop fearing its sons who dwell in that world with wives and children.

[F. Giuseppe Serrone] International Movement of Married Priests (Representative of “Married Priests – Latest News” / sacerdotisposati.altervista.org)

Adista pubblica il nostro Appello a Papa Leone: La Teologia del Sacerdozio Sposato entra nel dibattito Sinodale

Adista pubblica il nostro Appello: La Teologia del Sacerdozio Sposato entra nel dibattito Sinodale

“La nostra voce ha rotto il silenzio. L’agenzia Adista ha rilanciato oggi la nostra Lettera Aperta a Papa Leone XIV, collegandola al Rapporto finale sulla formazione dei preti. Quando il Gruppo n. 4 chiede che i futuri sacerdoti ‘abitino la condizione umana ordinaria’, noi rispondiamo che quella condizione ha un nome preciso: Famiglia.

Non siamo più solo una voce fuori dal coro, siamo parte della riflessione ufficiale sulla Chiesa del futuro. Leggi l’articolo completo e il nostro documento su: [Appello al Papa per il celibato opzionale e riammissione preti sposati – Informazione Libera]”

Chiesa, il Cardinale Sako, favorevole ai preti sposati si dimette da Patriarca dei Caldei di Baghdad

Il cardinale Sako si è dimesso da Patriarca di Baghdad dei Caldei

Il capo della Chiesa cattolica caldea irachena ha presentato le dimissioni a Papa Leone XIV. Sulla scelta potrebbe pesare anche lo scandalo che ha travolto un altro esponente dei Caldei, nella diocesi di San Diego negli Usa
Il Patriarca di Baghdad, il cardinale Louis Raphael Sako, a capo della chiesa cattolia caldea irachena ha presentato le dimissioni a Papa Leone XIV. Era stato lui ad accogliere Papa Francesco nella sua storica visita in Iraq nel marzo del 2021. Sako, 77 anni, ha guidato la Chiesa in Iraq nei difficili anni della persecuzione dei cristiani da parte dell’Isis. A spiegare la ragione delle dimissioni è lui stesso in una lettera: “Due anni fa, quando ho compiuto 75 anni, ho iniziato a pensare di presentare le mie dimissioni, e ne avevo già parlato con il defunto Papa Francesco, ma lui mi ha incoraggiato a rimanere. Ieri mattina, 9 marzo 2026, ho deciso, in piena libertà, di presentarle a Sua Santità Papa Leone XIV, per potermi dedicare in silenzio alla preghiera, alla scrittura e al semplice servizio”. È possibile però che, sulla scelta, abbia pesato anche lo scandalo che ha coinvolto un suo vescovo negli Stati Uniti.

Lo scandalo del vescono dei Caldei di San Diego (Usa)
Il vescovo caldeo dell’eparchia di Saint Peter the Apostle di San Diego dei Caldei negli Stati Uniti, mons. Emanuel Hana Shaleta, ha lasciato il suo posto in seguito a pesanti accuse a suo carico. Appropriazione indebita, riciclaggio, riscossione impropria di affitti sono i reati finanziari di cui è accusato il prelato, a cui si aggiungerebbe un comportamento personale poco consono. Sempre secondo notizie diffuse dagli investigatori, il vescovo avrebbe avuto un conto cointestato con una donna, con la quale avrebbe una relazione. Si parla anche – sempre nelle carte giudiziarie – della frequentazione di una casa per appuntamenti a Tijuana in Messico.
La lettera di Sako
Nella lettera pubblicata sul sito del Patriarcato caldeo, Sako, quasi a smarcarsi dal suo confraello, tiene infatti a precisare di non possedere nulla, né una casa né un auto. Rende noto anche quanto ha sul conto personale tra dinari iracheni, dollari Usa ed euro, “frutto del servizio di 52 anni di sacerdozio e un’altra somma che è la mia parte della vendita della casa di famiglia a Mosul”.

tg24.sky.it

Rapporto sinodale sulle formazione dei preti. I Sacerdoti sposati contestano al papa: “questi i presupposti teologici per un celibato opzionale”

Rapporto sinodale sulle formazione dei preti. I Sacerdoti sposati contestano al papa:

Adista – Composto di nove membri di vari Continenti e di diversa esperienza ecclesiale, il Gruppo di studio n. 4 – “La revisione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis (2016, ndr) in prospettiva sinodale missionaria” – ha pubblicato il 3 marzo il “Rapporto finale” sulla sua riflessione, avendo portato a termine la «verifica della formazione al ministero ordinato e a una revisione della Ratio Fundamentalis nella prospettiva della Chiesa sinodale missionaria, a servizio delle Conferenze Episcopali».

Il Gruppo n. 4 – uno dei 10 gruppi di lavoro che papa Francesco individuò (e che Leone XIV ha volentieri ereditato) durante il processo sinodale iniziato nel 2024 per affrontare questioni particolarmente complesse e controverse, bisognose di ulteriore approfondimento – riguarda la riforma dei seminari e la formazione dei sacerdoti ordinati. Per i quali è obbligatoria l’accettazione del celibato, istituzione non divina ma disciplina ecclesiastica, tanto è in vigore per la Chiesa cattolica latina ma non per le Chiese cattoliche di rito orientale.
La parola celibato compare una sola volta nel Rapporto finale, lì dove si dice che, nel segno della comunione e della sinodalità, «è bene sviluppare percorsi verso il presbiterato nei quali il “Seminario” non risulti la struttura unica ed esaustiva per la formazione. Certamente si dovrà garantire il tempo e lo spazio necessari (“venite in disparte”) per approfondire e verificare la chiamata al ministero sacerdotale e, per la Chiesa latina, il carisma del celibato in un’intensa vita spirituale marcata da ritmi custoditi e guidati. Al contempo, però, il Seminario non dovrà risultare un’esperienza prolungata lontana dal Popolo di Dio. Pare necessario prevedere lungo il percorso anche altri moduli formativi, non alternativi ma complementari al «luogo/tempo» del Seminario che garantiscano ai candidati un reale abitare la condizione umana ordinaria e l’immersione stabile nel vissuto della comunità cristiana, capaci di assicurare una solida maturazione integrale: evitando così condizioni di separatezza dove più facilmente si covano irresponsabilità, dissimulazioni e infantilismi clericali».

Il Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati, informato del Rapporto finale, ha indirizzato una “Lettera Aperta al Sommo Pontefice e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali» perché si prenda in considerazione «la rielaborazione del celibato ecclesiastico da obbligo giuridico a carisma opzionale». Di seguito il testo:

Santità, Eccellenze Reverendissime,
la recente riflessione sulla revisione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, come riportato dalle cronache ecclesiali (cfr. AgenSIR, 10 marzo 2026), pone al centro della missione presbiterale il concetto di “comunione”. Si auspica una formazione che non sia autoreferenziale, ma innestata nel tessuto vivo del Popolo di Dio.

Tuttavia, come membra vive di questo stesso Popolo, avvertiamo l’urgenza di sottoporre alla Vostra paterna attenzione una questione che non può più essere elusa se vogliamo che tale “comunione” sia autentica e non solo procedurale: la rielaborazione del celibato ecclesiastico da obbligo giuridico a carisma opzionale.

Sosteniamo questa istanza basandoci su solidi presupposti teologici e pastorali:

1. La Distinzione tra Sacerdozio e Celibato
Teologicamente, è necessario ribadire che non sussiste un legame ontologico intrinseco tra il sacramento dell’Ordine e il celibato. Mentre l’Ordine è di istituzione divina, il celibato nella Chiesa Latina è una disciplina ecclesiastica (can. 277 §1 CIC). Come ricordato dal Concilio Vaticano II nel decreto Presbyterorum Ordinis (n. 16), il celibato «non è certamente richiesto dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente dalla prassi della Chiesa primitiva e dalla tradizione delle Chiese orientali». Chiediamo che questa distinzione dogmatica diventi prassi pastorale.

2. La Famiglia come “Chiesa Domestica” e il Ministero
La teologia post-conciliare ha riscoperto la famiglia come Ecclesia domestica (Lumen Gentium, n. 11). Se il presbitero è chiamato a essere guida della comunità, l’esperienza del sacramento del Matrimonio non è un ostacolo, ma un’integrazione sacramentale. Un presbiterato uxorato esprimerebbe una sintesi mirabile tra la carità pastorale e la santificazione della vita familiare, offrendo modelli di leadership più vicini alla realtà vissuta dai fedeli.

3. Il Diritto dei Fedeli all’Eucaristia (Can. 213)
Il Codice di Diritto Canonico sancisce il diritto dei fedeli a ricevere i beni spirituali della Chiesa, in primis l’Eucaristia. La persistente carenza di clero, dovuta in parte all’obbligatorietà del celibato, sta portando a una “carestia sacramentale” in intere regioni. La riammissione al ministero dei sacerdoti sposati (cfr. sacerdotisposati.altervista.org) e l’ordinazione di viri probati non sono concessioni alla modernità, ma atti di giustizia verso il Popolo di Dio che soffre per la mancanza di pastori.

4. Per una “Sinfonia dei Carismi”
Un rinnovamento autentico richiede il superamento del clericalismo denunciato da Vostra Santità. Riconoscere il carisma del sacerdozio in uomini sposati significa onorare la libertà dello Spirito, che chiama chi vuole, come vuole. La Chiesa non può permettersi di “disperdere” le vocazioni di chi, pur avendo risposto alla chiamata presbiterale, vive con pienezza e fedeltà la vocazione matrimoniale.
Santità, Fratelli Vescovi, Vi chiediamo di avere il coraggio apostolico di tradurre la “Ratio” in una realtà inclusiva. Il rinnovamento della Chiesa passa per una comunione che non teme l’amore umano, ma lo eleva a segno della presenza di Dio nel mondo.
Con filiale devozione e speranza sinodale,
Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Il nostro appello è partito: la voce dei preti sposati arriva al cuore della Chiesa

10 Marzo 2026

Oggi abbiamo compiuto un passo importante. Abbiamo formalizzato il nostro appello a Sua Santità Papa Leone e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo. Non è solo una lettera, ma una testimonianza di amore per la nostra Chiesa: quella Chiesa che desideriamo vedere sempre più vicina all’uomo, più trasparente e, soprattutto, più capace di accogliere tutte le vocazioni.


La sfida della Ratio

La riflessione sulla nuova Ratio fundamentalis ci ha offerto l’occasione per ricordare che il ministero non deve essere un recinto chiuso, ma un servizio vivificante. Abbiamo chiesto con forza che la distinzione tra l’Ordine sacro e la disciplina del celibato venga affrontata con coraggio e spirito sinodale.

Un ringraziamento a chi ci sostiene

Un grazie di cuore a tutti i fratelli, le sorelle, le famiglie e i presbiteri che continuano a scriverci e a far sentire la propria voce. Ogni vostro messaggio ci conferma che il desiderio di una Chiesa “domestica”, dove il sacramento del Matrimonio e il Sacerdozio possano convivere in pienezza, non è solo un sogno, ma un’istanza profetica che appartiene a molti.

Cosa succede ora?

La nostra missione prosegue. Continueremo a monitorare il dibattito ecclesiale, a documentare le storie di chi vive questa realtà e a chiedere che il diritto dei fedeli all’Eucaristia sia sempre messo al primo posto. Non siamo soli in questo cammino. La testimonianza dei sacerdoti sposati è oggi, più che mai, un segno di speranza.

Continuate a seguirci su sacerdotisposati.altervista.org. Il dialogo è appena iniziato.

Appello al Papa per il celibato opzionale e riammissione preti sposati

COMUNICATO STAMPA

Oltre la solitudine: Appello al Papa e ai Vescovi per un Sacerdozio Uxorato e di Comunione

Roma, 10 Marzo 2026 – In risposta alla recente riflessione della Chiesa sulla nuova Ratio fundamentalis per la formazione dei sacerdoti (rilanciata oggi da AgenSIR), un gruppo di fedeli e realtà legate al movimento dei Sacerdoti Sposati ha indirizzato una lettera aperta a Sua Santità Papa Leone XIV e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo.

L’appello chiede un atto di coraggio profetico: trasformare il celibato ecclesiastico da obbligo giuridico a carisma opzionale, riammettendo al ministero i sacerdoti che hanno scelto il matrimonio e aprendo l’ordinazione ai viri probati.

I Punti Cardine dell’Appello:
La fine della contraddizione: Non si può parlare di “sacerdoti uomini di comunione” e “immersi nella realtà” se si continua a escludere chi vive la forma più alta di comunione umana: la famiglia.

Emergenza Sacramentale: La carenza di clero sta privando intere comunità del diritto all’Eucaristia (Can. 213). I sacerdoti sposati sono una risorsa già pronta, formata e disponibile per rispondere a questa crisi.

Fondamento Teologico: La lettera ricorda che il celibato è una disciplina ecclesiastica e non un dogma di fede, come confermato dal Concilio Vaticano II (Presbyterorum Ordinis, 16).

Trasparenza e Rinnovamento: Si chiede il superamento di un modello clericale spesso segnato da solitudine e doppie vite, in favore di una Chiesa più “circolare” e vicina alle famiglie.

Dichiarazione del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone
“La nuova Ratio pubblicata oggi parla di preti formati dentro la vita reale. Noi chiediamo: quale vita è più reale di quella di un padre e di un marito? La Chiesa non può più permettersi di disperdere il carisma di migliaia di uomini solo perché hanno scelto l’amore coniugale. Chiediamo che il ministero torni a essere un servizio al Popolo di Dio

Il movimento invita tutte le realtà ecclesiali impegnate nel Cammino Sinodale a sostenere questa istanza di verità e rinnovamento, consultabile integralmente sul blog sacerdotisposati.altervista.org.

Contatti per la stampa:

Redazione

Email:[sacerdotisposati@gmail.com

Telefono: +39 3534552007

Sito Web: https://sacerdotisposati.altervista.org

Chi siamo: Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati è una realtà di fedeli e presbiteri impegnata nel dialogo per il rinnovamento della disciplina ecclesiastica. Ispirandosi alle riflessioni del portale sacerdotisposati.altervista.org, il gruppo promuove la piena reintegrazione dei sacerdoti sposati nel ministero e la valorizzazione del sacerdozio uxorato come risorsa pastorale per le sfide del XXI secolo, in fedeltà allo spirito del Concilio Vaticano II e del cammino sinodale.

Per ulteriori approfondimenti, interviste o testimonianze dirette di sacerdoti sposati e delle loro famiglie, siamo a disposizione ai contatti sopra indicati.

Testo dell’Appello

Lettera Aperta al Sommo Pontefice e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali

Santità, Eccellenze Reverendissime,

La recente riflessione sulla revisione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, come riportato dalle cronache ecclesiali (cfr. AgenSIR, 10 marzo 2026), pone al centro della missione presbiterale il concetto di “comunione”. Si auspica una formazione che non sia autoreferenziale, ma innestata nel tessuto vivo del Popolo di Dio.

Tuttavia, come membra vive di questo stesso Popolo, avvertiamo l’urgenza di sottoporre alla Vostra paterna attenzione una questione che non può più essere elusa se vogliamo che tale “comunione” sia autentica e non solo procedurale: la rielaborazione del celibato ecclesiastico da obbligo giuridico a carisma opzionale.

Sosteniamo questa istanza basandoci su solidi presupposti teologici e pastorali:

1. La Distinzione tra Sacerdozio e Celibato
Teologicamente, è necessario ribadire che non sussiste un legame ontologico intrinseco tra il sacramento dell’Ordine e il celibato. Mentre l’Ordine è di istituzione divina, il celibato nella Chiesa Latina è una disciplina ecclesiastica (can. 277 §1 CIC). Come ricordato dal Concilio Vaticano II nel decreto Presbyterorum Ordinis (n. 16), il celibato «non è certamente richiesto dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente dalla prassi della Chiesa primitiva e dalla tradizione delle Chiese orientali». Chiediamo che questa distinzione dogmatica diventi prassi pastorale.

2. La Famiglia come “Chiesa Domestica” e il Ministero
La teologia post-conciliare ha riscoperto la famiglia come Ecclesia domestica (Lumen Gentium, n. 11). Se il presbitero è chiamato a essere guida della comunità, l’esperienza del sacramento del Matrimonio non è un ostacolo, ma un’integrazione sacramentale. Un presbiterato uxorato esprimerebbe una sintesi mirabile tra la carità pastorale e la santificazione della vita familiare, offrendo modelli di leadership più vicini alla realtà vissuta dai fedeli.

3. Il Diritto dei Fedeli all’Eucaristia (Can. 213)
Il Codice di Diritto Canonico sancisce il diritto dei fedeli a ricevere i beni spirituali della Chiesa, in primis l’Eucaristia. La persistente carenza di clero, dovuta in parte all’obbligatorietà del celibato, sta portando a una “carestia sacramentale” in intere regioni. La riammissione al ministero dei sacerdoti sposati (cfr. sacerdotisposati.altervista.org) e l’ordinazione di viri probati non sono concessioni alla modernità, ma atti di giustizia verso il Popolo di Dio che soffre per la mancanza di pastori.

4. Per una “Sinfonia dei Carismi”
Un rinnovamento autentico richiede il superamento del clericalismo denunciato da Vostra Santità. Riconoscere il carisma del sacerdozio in uomini sposati significa onorare la libertà dello Spirito, che chiama chi vuole, come vuole. La Chiesa non può permettersi di “disperdere” le vocazioni di chi, pur avendo risposto alla chiamata presbiterale, vive con pienezza e fedeltà la vocazione matrimoniale.

Santità, Fratelli Vescovi, Vi chiediamo di avere il coraggio apostolico di tradurre la “Ratio” in una realtà inclusiva. Il rinnovamento della Chiesa passa per una comunione che non teme l’amore umano, ma lo eleva a segno della presenza di Dio nel mondo.

Con filiale devozione e speranza sinodale,

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Manifesto della Speranza per una Chiesa in Cammino

«Non siamo venuti a demolire, ma a testimoniare. Non siamo venuti a dividere, ma a ricucire. La nostra voce nasce dal desiderio di vedere una Chiesa che non ha paura della propria storia, né della vita reale che scorre nelle case di ogni famiglia. Crediamo in un sacerdozio che non è isolamento, ma dono. Crediamo in un ministero che sa accogliere la grazia del Matrimonio come un’ulteriore lampada accesa sull’altare della Misericordia. Oggi non chiediamo privilegi, ma il diritto di servire. Non chiediamo la fine di un ideale, ma la pienezza di una vocazione che non si è mai spenta nel cuore di chi, per amore, ha scelto la fedeltà alla vita e al Vangelo. La comunione è un abbraccio, non un confine. E noi siamo pronti, ancora una volta, a tendere le mani.»

Liturgia domenica 15 Marzo 2026 Messa del Giorno IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)

Liturgia domenica 15 Marzo 2026 Messa del Giorno IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)

Colore Liturgico  Rosa

Gesu

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Antifona d’ingresso
Rallegrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l’amate radunatevi.
Sfavillate di gioia con essa,
voi che eravate nel lutto. Così gioirete
e vi sazierete al seno delle sue consolazioni.
(Cf. Is 66,10-11)

Non si dice il Gloria.

Colletta
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la redenzione del genere umano,
concedi al popolo cristiano di affrettarsi
con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Dio, Padre della luce,
che conosci le profondità dei cuori,
apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito,
perché vediamo colui che hai mandato
a illuminare il mondo e crediamo in lui solo:
Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro salvatore.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura
1Sam 16,1.4.6-7.10-13
Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.
Dal primo libro di Samuele

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 22
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Seconda lettura
Ef 5,8-14
Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».

Parola di Dio

Canto al Vangelo
Gv 8,12

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Vangelo
Gv 9,1-41
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.

Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Fratelli e sorelle, in questo Tempo di Quaresima lasciamoci riconciliare con Dio, nella consapevolezza dei nostri limiti e della grandezza della sua misericordia.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Padre.

1. Sostieni, Padre buono, la santa Chiesa con la forza dello Spirito, perché testimoni coraggiosamente Cristo, crocifisso e risorto per la nostra salvezza. Noi ti preghiamo.
2. Illumina, Padre santo, il papa N. e tutti i pastori della Chiesa, perché alimentino nel cuore dei fedeli l’amore filiale verso di te e la generosità verso ogni persona. Noi ti preghiamo.
3. Guarda, Padre misericordioso, i popoli oppressi dalle ingiustizie, perché sperimentino la potenza liberatrice del tuo Figlio, fondamento della vera fraternità. Noi ti preghiamo.
4. Volgiti, Padre compassionevole, ai nostri fratelli segnati dalla sofferenza fisica e spirituale, perché attingano dalla passione di Cristo forza e consolazione. Noi ti preghiamo.
5. Guida, Padre onnipotente, questa tua famiglia, perché divenga, nella celebrazione dell’Eucaristia, offerta viva a te gradita. Noi ti preghiamo.

O Padre, che esalti gli umili e abbatti l’orgoglio dei potenti, esaudisci le nostre invocazioni e fa’ che confidiamo sempre in te, salda roccia su cui poggia la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Ti presentiamo con gioia, o Signore,
i doni della redenzione eterna:
concedi a noi di venerarli con fede
e di offrirli degnamente
per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
PREFAZIO (Anno A)
Il cieco nato

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo Signore nostro.
Nel mistero della sua incarnazione
egli si è fatto guida del genere umano
che camminava nelle tenebre,
per condurlo alla luce della fede,
e liberare con il lavacro di rigenerazione
gli schiavi dell’antico peccato
per elevarli alla dignità di figli.
Per questo mistero di salvezza,
il cielo e la terra ti adorano,
intonando il cantico nuovo,
e noi con tutte le schiere degli angeli
proclamiamo senza fine la tua lode: Santo, …

Antifona alla comunione
Il Signore ha spalmato un po’ di fango sui miei occhi.
Sono andato, mi sono lavato
e ho acquistato la vista. (Cf. Gv 9,11)

Oppure:
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.
È là che salgono le tribù, le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che illumini ogni uomo
che viene in questo mondo,
fa’ risplendere su di noi la luce della tua grazia,
perché i nostri pensieri
siano conformi alla tua sapienza
e possiamo amarti con cuore sincero.
Per Cristo nostro Signore.

Orazione sul popolo
Custodisci, o Signore,
coloro che ti supplicano,
sorreggi chi è fragile,
vivifica sempre con la tua luce
quanti camminano nelle tenebre del mondo
e concedi loro, liberati da ogni male,
di giungere ai beni eterni.
Per Cristo nostro Signore.

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