Soldi alla scuola, non alla guerra. Gli studenti si prendono le piazze

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La prima ora 500 mila in corteo in tutta Italia. Valditara: «Teppisti». Meloni: «La sinistra condanni»

Centinaia di migliaia di studenti italiani hanno occupato le piazze in una mobilitazione spontanea contro i tagli all’istruzione, la precarietà e la guerra, unendo rivendicazioni scolastiche, sociali e ambientali in un fronte comune contro le politiche di destra.

Albania / Altra giornata di manifestazioni e disordini fino a notte fonda. La polizia arresta a tutto spiano. Domani nuova chiamata

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Cariche, lanci di sampietrini, gas lacrimogeni, fiamme, arredo urbano divelto e manganelli usati su giovani corpi. Da giorni Tirana è teatro di una protesta ad altissima intensità. La rivoluzione dei flamingo, dopo oltre 130 giorni ininterrotti di manifestazioni contro il governo e i suoi progetti di turistificare una riserva naturale, ha improvvisamente cambiato passo e ora è una rivolta sociale in piena regola guidata dalla Gen Z. Dalla piazza non arrivano più richieste di modificare leggi o rivedere piani urbanistici: il messaggio è che la misura è colma e il governo di Edi Rama, al potere da 13 anni e al suo quarto mandato, deve dimettersi perché è diventato simbolo di una trasformazione del paese che ha lasciato indietro molta, troppa gente.

NEL QUARTO GIORNO di mobilitazione la protesta studentesca si è allargata oltre la capitale. Universitari e studenti delle superiori hanno interrotto le lezioni e sono scesi in piazza anche a Lezhë, Laç, Shkodër, Burrel, Elbasan e Korçë. Nella capitale, intanto, la giornata è stata segnata da nuovi scontri, denunce di violenze della polizia e decine di persone portate via dagli agenti. La tensione era salita già nelle prime ore del mattino, quando poliziotti e persone in abiti civili con il volto coperto hanno picchiato e condotto in commissariato decine di giovani rimasti in piazza Skënderbej, alcuni dei quali inseguiti e bloccati mentre camminavano a volto scoperto nella piazza.

NONOSTANTE I DURI INTERVENTI della mattinata, i manifestanti si sono riorganizzati in gruppi numerosi e hanno raggiunto il ministero dell’Istruzione, dove la protesta è proseguita tra cariche, lacrimogeni e getti d’acqua. Qui, prima che iniziasse lo scontro, c’è stato anche un momento in cui i manifestanti hanno fronteggiato la polizia e provato a instaurare un dialogo: «Siamo qui per il futuro dei vostri figli, stiamo facendo questo perché è l’unico strumento che abbiamo per farlo andare via, se ne deve andare (Edi Rama), ci ha rovinato la vita», si sente dire da alcuni ragazzi che tentano di convincere gli agenti a cambiare fronte. Il passaggio però non avviene e continuano i fronteggiamenti.

L’ORMAI CONSUETO doppio appuntamento, tra mattina e primo pomeriggio al ministero dell’Istruzione e la sera davanti al Palazzo del Governo, è andato in scena anche ieri. Una massa di persone con fazzoletti sul volto e maschere antigas si è raggruppata sotto gli uffici del premier intorno alle sette di sera e da lì i disordini sono proseguiti fino a tardi.

EDI RAMA, a differenza di quanto accadeva al tempo dei fenicotteri, quando inondava i suoi social di meme, post derisori e dichiarazioni alla stampa, in questi giorni è insolitamente silenzioso. È intervenuto con un video pubblicato all’alba, sostenendo che i manifestanti si stiano piegando alle agende altrui, il riferimento è ai parlamentari dell’opposizione di Sali Berisha, che però nella realtà non stanno riuscendo davvero a capitalizzare le proteste. Rama ha anche ricondiviso il video della ministra dell’Istruzione Mirela Kumbaro, che faceva appello alle famiglie affinché richiamassero in casa i propri figli, vittime del plagio dei violenti.

Marjana Koçeku, unica deputata del Partito socialista ad aver abbandonato il gruppo di maggioranza dichiarandosi indipendente dopo la rivoluzione dei fenicotteri, continua in questi giorni a sostenere le proteste. «I parlamentari della maggioranza pubblicamente sono allineati alla linea ufficiale, cioè che i manifestanti sarebbero diretti dal nemico esterno. Questo perché c’è una frattura profonda tra la classe politica e il popolo albanese. Lavorano all’integrazione europea solo su un fronte burocratico ma non sanno più leggere le esigenze della società albanese, né tantomeno queste proteste», spiega Koçeku. «Nessun partito politico riesce ad approfittare delle proteste che rifiutano di avere leader, hanno un obiettivo preciso e finché non lo raggiungeranno andranno avanti».

Il Manifesto

Slogan e pietre per un giorno di tensione: gli studenti italiani “copiano” la rabbia francese

Slogan e pietre per un giorno di tensione: gli studenti italiani “copiano” la rabbia francese

Avvenire

Il “No Meloni day” ha portato nelle piazze italiane decine di migliaia di studenti, come ampiamente annunciato. Purtroppo però, tra la maggioranza pacifica che manifestava per chiedere una scuola più inclusiva, c’erano anche centinaia di violenti. E pure questo era prevedibile. In varie città, a margine delle proteste contro i disservizi scolastici e le scelte del governo in tema di istruzione, sono andati in scena vandalismi e gesti di sfida verso le forze dell’ordine, schierate in modo massiccio dal Viminale proprio per prevenire degenerazioni, che purtroppo si sono verificate. A Torino, il fronte più caldo, si sono contati 10 agenti feriti e tre studenti arrestati.
La coda rabbiosa delle rivolte francesi inizia insomma a lasciare un segno (preoccupante) anche in Italia. In serata la premier Giorgia Meloni, bersaglio primario del malcontento giovanile, ha condannato le violenze e invitato tutte le forze politiche a prendere le distanze dai più esagitati. «Sono sempre contenta – ha detto – quando c’è la mobilitazione. Cosa diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell’ordine. Su questo dobbiamo essere chiari e d’accordo. Chiedo a tutte le forze politiche italiane di fare un appello a che ci siano manifestazioni senza violenza».
Si sono vissute ore complicate un po’ ovunque. A Roma ci sono stati lanci di bottiglie e bombe carta contro i reparti mobili, accompagnati anche dall’uso di estintori. Un attacco, rende noto la questura capitolina, messo in atto da un ristretto gruppo di manifestanti a volto travisato. Pochi, ma determinati. Stesso copione a Torino, dove altri giovani a volto coperto hanno lanciato sassi, bastoni, uova e torce luminose verso le forze dell’ordine, che hanno risposto per le rime azionando gli idranti e sparando lacrimogeni. La piazza ha replicato intonando lo slogan “Tout le monde déteste la police”, grido di battaglia peraltro già risuonato durante le lotte antagoniste dei mesi scorsi. Durante gli scontri tre minorenni sono stati arrestati in flagranza per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, mentre altri 50 manifestanti sono stati identificati e segnalati all’autorità giudiziaria. I tre arrestati sono stati anche denunciati per porto di oggetti atti a offendere: due avevano spray urticanti e uno delle pietre. Tafferugli si sono verificati anche ad Alessandria, dove un poliziotto e un carabiniere sono rimasti lievemente feriti in uno scontro con un gruppo che aveva tentato di occupare l’istituto Ciampini Boccardo. Alla fine un giovane è stato fermato e altri 30 denunciati.
La tensione non è mancata nemmeno a Bologna: quando il corteo di studenti è arrivato davanti alla stazione ha trovato un cordone di agenti in tenuta antisommossa a sbarrargli la strada. Sono partiti anche qui lanci di bottiglie e fumogeni, la polizia ha respinto i più turbolenti alzando gli scudi. A Verona sono stati dati alle fiamme diversi cassonetti: la questura ha identificato e denunciato 21 ragazzi. «Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico» ha commentato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. In tanti, troppi casi, in effetti, si è andati oltre la legittima protesta, sconfinando in gesti tanto gratuiti quanto scomposti. A Napoli alcuni giovani hanno scorrazzato con dei motorini nella palestra (da poco ristrutturata) del liceo Rossini occupato. Un’impresa, per così dire, che inevitabilmente è rimbalzata sui social, riversando la protesta anche sulla piazza virtuale: il video è diventato in poche ore virale, mietendo visualizzazioni in serie.
Più pacata e tradizionale la protesta a Bari, anche se ferma nei contenuti. «Facciamo come in Francia, rompiamo la scuola-caserma» recitava lo striscione in testa al corteo formato da circa 700 studenti. «Nelle nostre scuole vediamo ogni giorno un’edilizia fatiscente, assemblee di istituto annullate e mancanza di spazi di socialità e democrazia, con tutte le conseguenze dei fondi investiti nel settore bellico e sottratti a scuola, università e sanità a causa delle politiche di questo governo guerrafondaio» hanno denunciato associazioni e comitati. Severa la reazione dei sindacati di polizia. «Cortei in strada che urlano slogan contro le armi e la violenza a favore della scuola mentre, un minuto dopo, volano bombe carta e bottigliate contro gli agenti in servizio» ha commentato Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato. Mazzetti ha anche puntato il dito contro quella che ha definito «incursione criminale dentro una scuola elementare di Torino devastata da incappucciati armati di spranghe». Uno dei tanti episodi di inciviltà, forse il più grave, cui si è assistito nelle ultime ore. Un film non nuovo, che molti avrebbero preferito non rivedere.

Il Segretario di Stato vaticano incalzato dai giornalisti parla delle condizioni del Papa con estrema prudenza. Ma sulle sue frasi di circostanza monta la polemica. Cosa ha detto davvero il cardinale

ANSA

I giornalisti lo attendevano a margine di un incontro all’ambasciata dell’Iraq presso la Santa Sede. Non per chiedergli conto di quanto avvenga nell’area mediorientale, ma per avere ulteriori notizie sulla salute del Papa. Notizie che stanno arrivando, con molta trasparenza dai bollettini medici compilati direttamente dal medico curante di Leone e dal chirurgo che lo ha operato. Nulla in più da dire, ma l’assenza di ulteriori notizie diventa essa stessa notizia. E così che i giornalisti cercano il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano per chiedergli conto del ricovero del Papa. E lui, con tono paziente anche se a tratti infastidito, risponde con prudenza: «Veramente mi fate domande alle quali non so rispondere», «Aspettate un attimo, perché siete così impazienti?», «Non saprei», «Continuo a essere preoccupato, ma ho fiducia nei medici»… Bastano poche parole, pronunciate con sobrietà, per trasformare parole di circostanza in una polemica contro il cardinale. Non perché contengano chissà quale rivelazione, ma perché dicono con chiarezza ciò che spesso si fatica ad accettare: quando non ci sono informazioni, non ci sono informazioni.

Il cardinale lo ripete in più passaggi, mentre i giornalisti lo incalzano con le domande: «Ci sarà l’Angelus domenica? Si farà il viaggio in Perù? Cambierà qualcosa nel Pontificato? Com’è il clima in curia? Lei è preoccupato?». Il Papa «bisogna lasciarlo tranquillo», «si sta riprendendo», le notizie «sono positive», risponde Parolin. E ancora «Mi fate domande alle quali non so rispondere. Dipenderà un po’ dal decorso della convalescenza». E ancora, sul viaggio in Perù: «Il Papa ancora non si è pronunciato su questo tema, quindi dobbiamo attendere, prima di tutto che torni dall’ospedale, e poi in base a quello che diranno i medici». Non è reticenza, è il semplice riconoscimento che la medicina ha i suoi tempi e la comunicazione, se vuole essere credibile, deve rispettarli.
Ma qui si accende la polemica. Perché in un’epoca in cui ogni vuoto informativo viene riempito in tempo reale, l’ammissione di non sapere suona quasi eversiva. E allora il «non saprei» sul viaggio in America latina non può essere accettato e il «se tutto va bene, se la situazione si sviluppa come avevano previsto all’inizio, il viaggio si farà», diventa un «ha fatto intendere che ci sono problemi sul viaggio». Il suo «sono preoccupato» viene interpretato con chissà quale dietrologia. La stessa, però, probabilmente, che ci sarebbe stata con la frase «non sono preoccupato» che sarebbe stata interpretata come disinteresse del Segretario di Stato rispetto alla salute del Pontefice.

Poi la domanda più grande, quella sul futuro del pontificato. I giornalisti chiedono se cambierà qualcosa, se ci saranno delle modifiche. E Parolin risponde con prudenza: «Perché siete così impazienti? Appena due giorni che il Papa è stato ricoverato. Non si possono fare previsioni di nessun tipo. Si tratta di vedere quando tornerà, in che situazione tornerà, cosa diranno i medici». Solo allora, «in base a tutti questi elementi», il Papa stesso «rimodulerà il suo pontificato, se è necessario rimodularlo». È una frase che non dice nulla di più di quanto dica: aspettiamo i fatti, poi si agirà di conseguenza.

I giornalisti speculano anche su una presunta gelosia perché il Papa ha incontrato nel pomeriggio del 15 ottobre il sostituto di Stato monsignor Paolo Rudelli, dimenticando il ruolo istituzionale di coordinamento quotidiano dei dicasteri di Curia. Nulla di straordinario allora se, come è avvenuto per il ricovero di altri Papi, sia il Sostituto la persona più a stretto contatto con il Pontefice. Non una scelta di “importanza”, “vicinanza” o “simpatia”, ma una scelta funzionale all’ordinario governo della Chiesa. Il segretario di Stato, invece, è impegnato in questi giorni a ricevere in udienza i Capi di Stato la cui visita era già stata programmata.

Rudelli poi, sulle condizioni del Papa ha confermato a Parolin «quanto detto nei comunicati». Sulla Curia poi, le parole sono chiare: «Nessuno si sarebbe aspettato che si scoprisse questa malattia», ammette Parolin, ma «il clima è abbastanza sereno», c’è «fiducia che, essendo intervenuti su quello che sembra essere l’inizio di questa difficoltà, questa possa risolversi in tempi brevi e in maniera definitiva». E sulla sua personale preoccupazione spiega: «Continuo ad essere preoccupato perché mi dispiace veramente enormemente per quanto è successo». Si fida dei bollettini medici, ha speranza che «il Santo Padre possa tornare a lavorare e a portare avanti il suo programma». Nulla di più, nulla di meno.

Vangelo e Parola del giorno 16 Ottobre 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìn
Ef 1,11-14

Fratelli,
in Cristo siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo
che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 32 (33)

R. Beato il popolo scelto dal Signore.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate. R.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R.

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini. R.

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,1-7

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

“Se questo è politica…”: papa Leone e quei valori del Vangelo incompatibili con l’estrema destra

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di Markus Krienke*

Leone XIV ha voluto chiarire senza ambiguità che l’ideologia dell’estrema destra è incompatibile con il cristianesimo. Questa realtà sta guadagnando campo in Occidente attraverso una politica discriminatoria che fa della «remigrazione» la propria parola d’ordine. Con una breve ma netta affermazione pronunciata durante il volo di rientro dalla Francia il 28 settembre, Leone ha ribadito la sua ferma posizione, espressa già un anno fa: per essere pro-life non basta posizionarsi contro l’aborto se allo stesso tempo si è a favore della pena di morte e si negano i diritti fondamentali ai migranti. Inoltre, il Papa ha confermato la presa di posizione dei vescovi tedeschi del 17 settembre scorso in seguito alle elezioni in Sassonia-Anhalt. In essa si afferma l’incompatibilità tra l’AfD e i valori costituzionali: i vescovi ribadiscono la fermezza nella loro difesa e la loro  coerenza con il Papa.

Per mons. Heiner Wilmer, presidente dell’episcopato tedesco, «l’AfD è palesemente di orientamento nazionalista ed etnonazionalista. Per questa ideologia non c’è posto né dentro, né fuori dai luoghi di culto, né nel cristianesimo, né nell’ebraismo, né nell’islam».

Come anche il Papa, Wilmer rivendica che non si tratta affatto di ledere la separazione tra Stato e Chiesa attraverso un’ingerenza illegittima nella sfera politica, ma di sottolineare l’appropriazione indebita del cristianesimo da parte della destra estrema e di difendere quei riferimenti fondamentali della coesione sociale per i quali la Chiesa si impegna. Se la Chiesa non ha il diritto di intervenire nella sfera politica, certamente ha il dovere di alzare la voce quando la dignità umana viene lesa in modo grave ed evidente. In altre parole, nella difesa della vita e della persona, la Chiesa non può mai valicare la linea della politica. Con un’affermazione tipica del suo stile, riferibile anche a questa posizione, il Papa ironizza: «Se questo è considerato fare politica, allora l’ho fatta».

Leone  ha dato avvio, qualche giorno fa, alla sua catechesi sulla Gaudium et spes, ricordando che «il distacco tra fede professata e vita quotidiana va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo».

In altre parole, ogni cristiano laico è chiamato, proprio per la sua fede, a difendere e sostenere i valori della dignità umana, dei diritti e della democrazia, perché «non può accettare strutture inique». Così egli «investe nella libertà», come il Papa ha ricordato al Partito Popolare Europeo, lo scorso aprile. Proprio per questo i cristiani devono stare all’erta quando i partiti di estrema destra come l’AfD cercano l’alleanza e usano simboli cristiani, trovando nella Chiesa persone disposte a sostenerli. In questo momento storico,

il Papa non teme di far valere pienamente la sua autorità istituzionale per riaffermare l’autentico messaggio biblico: l’universalismo, la misericordia e l’amore dei nemici sono valori del Vangelo inconciliabili con le ideologie di estrema destra, poiché queste ultime limitano la solidarietà a chi appartiene al proprio popolo, operano forme di selezione e discriminazione tra gli esseri umani e parlano di «peccato dell’empatia».

*docente di etica alla Facoltà di teologia di Lugano

catt.ch

Don Giuseppe Serrone, dalla sua stanza d’ospedale, continua a unire la propria sofferenza fisica e l’ansia dei controlli medici alle intenzione di Papa Leone XIV e al bene della Chiesa, offrendo le sue prove per la causa della riammissione al ministero dei preti sposati

A 84 anni chiede di tornare prete: il commovente incontro con il Papa

Il commovente appello di don Gian Franco Nicora a Papa Leone XIV: l’urgenza del Realismo Pastorale tra la testimonianza di Varese e la prova di don Serrone

La storia di don Gian Franco Nicora, l’ottantaquattrenne di Varese che — rimasto vedovo dopo aver vissuto con fedeltà ed edificazione la vita familiare — ha incontrato il Santo Padre per chiedere di poter tornare a esercitare il ministero presbiterale, tocca il cuore di tutta la comunità ecclesiale. La sua testimonianza umile e commovente mostra quanto sia incancellabile la Grazia del sacerdozio e quanto sia vivo il desiderio di servire il Popolo di Dio fino all’ultimo giorno di vita.

Questa vicenda si intreccia drammaticamente con la situazione di don Giuseppe Serrone, attualmente ricoverato in ospedale per complessi accertamenti a seguito delle complicazioni di una pleuro-polmonite e in attesa dei referti bioptici, il cui appello accorato e il cui digiuno d’offerta per la riammissibilità dei presbiteri sposati continuano purtroppo a rimanere inascoltati dalle istituzioni vaticane.

Un segno dei tempi che la Chiesa non può ignorare

Il caso di don Gian Franco Nicora non è un fatto isolato, ma il simbolo di un’esigenza diffusa e profonda:

  1. Fedeltà alla vocazione e maturità umana: Un uomo di 84 anni, forte di un cammino di vita arricchito dal matrimonio e dalla saggezza dell’età, rappresenta una risorsa preziosa per le diocesi strette dalla carenza di clero.

  2. L’offerta nella sofferenza: Don Giuseppe Serrone, dalla sua stanza d’ospedale, continua a unire la propria sofferenza fisica e l’ansia dei controlli medici alle intenzione di Papa Leone XIV e al bene della Chiesa, offrendo le sue prove per la causa del realismo pastorale.

Un appello di Giustizia Evangelica e Misericordia

Ignorare questi segnali o rinviare un provvedimento di equità canonica rischia di privare il Popolo di Dio di pastori esperti e preparati.

La richiesta rivolta a Papa Leone XIV dal Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati è chiara e urgente:

  • Un decreto di riammissione canonica: Permettere ai presbiteri sposati o vedovi di essere riammessi al ministero attivo significa compiere un gesto di grande misericordia e di profonda giustizia evangelica.

  • Dare risposta alle parrocchie: Di fronte al sovraffaticamento del clero celibe e alla chiusura delle comunità, valorizzare sacerdoti formati nelle Pontificie Università è l’unica risposta immediata e concreta.

Preghiamo per la salute di don Giuseppe Serrone e affinché l’incontro tra Papa Leone XIV e don Gian Franco Nicora possa trasformarsi in una svolta di speranza per tutta la Chiesa.

#LaPrealpina, #GianFrancoNicora, #DonGiuseppeSerrone, #PapaLeoneXIV, #SacerdotiSposati

Il Giubileo delle Famiglie e l’eredità di Amoris Laetitia: un’occasione mancata senza la presenza dei sacerdoti sposati

PRETISPOSATI.FAMIGLIA

La celebrazione del Giubileo delle Famiglie, con il richiamo di Papa Leone XIV all’attualità di Amoris Laetitia e al Vangelo della famiglia come missione per il mondo, ha rappresentato un momento di intensa preghiera e festa per la Chiesa universale. Tuttavia, accanto alla gioia per la grande partecipazione dei fedeli, rimane un velo di amarezze per un’assenza significativa: la mancata inclusione dei sacerdoti sposati, che avevano espressamente richiesto alle autorità vaticane di poter partecipare a questo importante appuntamento giubilare.

L’esclusione di famiglie formate da presbiteri regolarmente ordinati rappresenta una contraddizione rispetto allo spirito di accoglienza, integrazione e valorizzazione di ogni realtà familiare promossa dallo stesso Magistero.

Una testimonianza di fede e famiglia che merita ascolto

I sacerdoti che hanno contratto matrimonio dopo l’ordinazione e che custodiscono una solida formazione teologica pontificia non vivono la famiglia come una rottura, ma come un compimento umano e spirituale:

  1. Testimoni diretti dell’amore familiare: Chi ha vissuto sia la consacrazione presbiterale che la Grazia del Sacramento del Matrimonio incarna in modo unico i valori di Amoris Laetitia, potendo offrire un contributo prezioso alla pastorale familiare delle diocesi.

  2. Il desiderio di piena comunione: La richiesta di partecipazione al Giubileo non nasceva da intenti rivendicativi o di protesta, ma dal desiderio filiale di pregare insieme al Santo Padre e a tutte le famiglie del mondo, riaffermando l’appartenenza all’unico Corpo della Chiesa.

Realismo Pastorale: superare le marginalizzazioni per il bene della Chiesa

Nonostante questa occasione mancata, la via del dialogo e della testimonianza prosegue con fermezza. La proposta del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, coordinato da don Giuseppe Serrone, continua a sollecitare a Papa Leone XIV e ai Vescovi una scelta di realismo pastorale:

  • Dal sospetto all’integrazione: Riconoscere la dignità delle famiglie dei sacerdoti sposati e concedere un decreto di riammissibilità canonica al ministero attivo significa arricchire la Chiesa di pastori vicini ai problemi reali della gente.

  • Coerenza evangelica: Riaprire le porte a chi ha dedicato la propria vita al Vangelo e oggi vive la bellezza del matrimonio è il miglior modo per testimoniare che la misericordia e la comunione superano ogni rigidità burocratica.

  • #VaticanNews, #GiubileoFamiglie, #PapaLeoneXIV, #SacerdotiSposati, #RealismoPastorale

Nella prova della malattia: la biopsia di don Serrone e la vicinanza a Papa Leone XIV di fronte alla diagnosi tumorale

Preghiera per la prova: i sacerdoti sposati uniti nella preghiera per don Serrone e il Papa

Ci sono momenti nella vita in cui le vicende personali e quelle della Chiesa si intrecciano in modo profondo e doloroso attorno alla fragilità della salute. Nella giornata di ieri, il nostro fondatore don Giuseppe Serrone è stato sottoposto a una broncoscopia con biopsia polmonare a seguito delle complicazioni della pleuro-polmonite che lo ha colpito. Don Giuseppe rimarrà sotto stretto monitoraggio medico nei prossimi giorni in attesa dell’esito dei referti.

In questo stesso clima di apprensione, la comunità ecclesiale e il mondo intero hanno appreso con forte commozione la notizia della diagnosi di tumore maligno al polmone per Papa Leone XIV, formulata dai medici a seguito dell’operazione al Policlinico Gemelli.

La dignità della sofferenza e il conforto della fede

Di fronte alla gravità di una patologia tumorale per il Papa e all’attesa degli esiti bioptici per don Serrone, la prospettiva della fede offre una luce di speranza e di senso:

  1. La solidarietà nella malattia: Sperimentare l’ansia degli esami e della diagnosi medica permette di comprendere ancora meglio il dolore di quanti vivono la prova della malattia, trasformando la sofferenza individuale in offerta spirituale per il Santo Padre.

  2. Il valore della preghiera e della vicinanza: La presenza dei medici, la vicinanza dei cari e la preghiera dei fedeli costituiscono la rete di sostegno fondamentale per chi affronta momenti di grande fragilità fisica.

Uniti per il bene della Chiesa

Nonostante il silenzio dei media generalisti, la testimonianza di fede e di fedeltà al Papa non viene meno. Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati si stringe attorno a Papa Leone XIV con amore filiale, augurandogli la forza necessaria per sostenere le terapie e continuare a guidare il Popolo di Dio con la testimonianza del suo realismo pastorale e della sua dedizione fino all’ultimo.

A don Giuseppe Serrone vanno i nostri auguri più sinceri per un rapido recupero e per esiti rassicuranti dai controlli effettuati.

#PapaLeoneXIV, #DonGiuseppeSerrone, #Salute, #Preghiera,

A Papa Leone XIV diagnosticato un cancro ai polmoni; quali sono le possibilità di guarigione?

Papa Leone XIV aveva un cancro ai polmoni - Foto 1.

in vietnam.vn

Al Papa è stato diagnosticato un cancro ai polmoni.
Secondo Reuters, il Vaticano ha annunciato che Papa Leone XIV è stato sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione del lobo inferiore del polmone destro il 13 ottobre e gli è stato diagnosticato un adenocarcinoma polmonare, una forma comune di tumore ai polmoni.
Il Papa, 71 anni, è stato ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma il 13 ottobre per un intervento chirurgico di rimozione di un tumore al polmone, scoperto dai medici durante un recente controllo di routine.

Il chirurgo capo del Papa, Stefano Margaritora, e il suo medico personale, Luigi Carbone, hanno affermato che l’intervento, durato circa 90 minuti, è riuscito senza complicazioni.

“Per un trattamento radicale, abbiamo rimosso il lobo inferiore del polmone destro mediante chirurgia video- assistita”, hanno affermato i due medici, sottolineando che l’obiettivo dell’intervento era rimuovere tutto il tessuto canceroso.

I polmoni umani sono composti da cinque lobi: il polmone destro ne ha tre, mentre il polmone sinistro ne ha due.
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Armi ipersoniche: la corsa tecnologica e la sfida alla sicurezza in Asia.La Corea del Sud ha appena testato la sua prima arma ipersonica di produzione nazionale, segnando un nuovo passo negli sforzi per dotarsi di un’arma che, secondo Seul, potrebbe rivoluzionare le sue capacità militari.
Con gli Stati Uniti che interrompono i servizi di intelligence, Dobropillia rischia il collasso.GD&TĐ – Il signor Zelensky ha confermato che gli Stati Uniti hanno interrotto le informazioni di intelligence all’esercito ucraino, mentre i combattimenti a Dobropillia (regione di Donetsk) sono molto sfavorevoli per l’Ucraina.

Un esperto medico ha affermato che per valutare le condizioni del Papa è necessario conoscere le dimensioni del tumore e se il cancro si è diffuso ai linfonodi. Il Vaticano non ha ancora fornito queste informazioni.

Il Papa ha ripreso conoscenza e si sta riposando nella sua stanza d’ospedale. In precedenza, il Vaticano aveva annunciato che il Papa sarebbe rimasto ricoverato per una settimana per riprendersi e che tutti i suoi impegni pubblici erano stati annullati fino al 20 ottobre.

Cosa ne dicono gli esperti?
L’AFP, citando una fonte vaticana, ha riferito che sono in corso ulteriori esami per determinare se il tumore ha metastatizzato.
“Anche con una diagnosi, non sappiamo a che stadio si trovi la malattia. Questo è fondamentale per la prognosi e il trattamento”, ha affermato il dottor Stephen Liu, specialista in tumori polmonari presso la Georgetown University (USA).

Ha spiegato: “Se il tumore al polmone è piccolo e il cancro non si è diffuso ai linfonodi, molto probabilmente la sola chirurgia è sufficiente per la guarigione. Tuttavia, se l’analisi finale mostra che il cancro si è diffuso ulteriormente, ciò significa una prognosi meno favorevole.”

Juanita Mora, portavoce medica dell’American Lung Association, ha sottolineato che se questo tipo di cancro viene diagnosticato precocemente, la prognosi è molto buona.

Ha affermato che molti fattori determineranno l’esito del trattamento, tra cui lo stadio in cui viene diagnosticato il tumore e la presenza o meno di metastasi.
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Il Pakistan esorta gli Stati Uniti e l’Iran a esercitare moderazione e a garantire la sicurezza marittima.Il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha esortato gli Stati Uniti e l’Iran a rispettare gli impegni assunti nell’ambito del Memorandum di Islamabad e a risolvere le loro divergenze attraverso il dialogo e la diplomazia, in un contesto di crescenti tensioni nel Golfo e di rischio di perturbazioni marittime che minacciano la sicurezza energetica globale.

Secondo lei, nei casi in cui il tumore viene rimosso chirurgicamente, quando il cancro viene diagnosticato precocemente ed è ancora localizzato, il tasso di sopravvivenza a 5 anni per i pazienti affetti da adenocarcinoma polmonare è compreso tra l’80% e il 98%.

“Saranno i medici a stabilire se per curare l’adenocarcinoma polmonare ha bisogno di chemioterapia, radioterapia, terapia mirata o immunoterapia”, ha affermato.

Dopo l’intervento chirurgico, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che lui e sua moglie hanno pregato per la salute di Papa Leone dopo la diagnosi. “Che Dio gli dia forza”, ha scritto Rubio sui social media.

Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha dichiarato di aver pregato anche lui per il Papa, definendolo “una voce di pace, compassione e ragione nel nostro mondo moderno”.

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