Uno a uno, tutti i momenti che non dimenticheremo dell’apertura delle Olimpiadi

Il simbolo della pace nel cuore di San Siro, formato dai corpi dei ballerini

di Alberto Caprotti, Milano
Forse la più bella Cerimonia inaugurale della storia ha mostrato al mondo chi siamo: dalla “genialata” di Mattarella e Valentino Rossi in tram all’eleganza di un grande spettacolo in cui ha trionfato l’orgoglio di essere italiani

Avvenire

Orgoglio, senza pregiudizio. Tre ore di spettacolo per dire cosa siamo, e per dirlo nel modo più bello che si potesse pensare. Genio, fantasia, eleganza: questa è stata la Cerimonia d’Apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina. Forse la più bella della storia di Giochi. Comunque la più misurata, la più densa. Giocata in contemporanea su luoghi diversi, per la prima volta in assoluto con due bracieri e tre tedofori, in un unico fuoco che ha acceso la notte. E un po’ anche le nostre coscienze intorpidite. Due miliardi di telespettatori in tutto il pianeta hanno visto un’Italia che sa fare e che sa mostrare – per una volta almeno – tutto il meglio che ha. Scoprendo che è tantissimo. Storia, arte, cultura, poesia, classe, tanta classe. L’abile regia di Marco Balich ha dipinto un Paese che canta Volare con la voce di Mariah Carey. Che si inventa il tram simbolo di Milano che passa davanti alla Scala, i musicisti che salgono con i portabandiera, un uomo seduto, inquadrato di spalle, con i capelli bianchi, l’arrivo a San Siro. Il signore che scende, ringrazia e saluta. Lo strepitoso cameo del presidente Mattarella con Valentino Rossi autista è stata una genialata fuori catalogo, ancora meglio della regina Elisabetta che ai Giochi di Londra si prestò a farsi riprendere con l’agente 007 per poi buttarsi con il paracadute.
Il momento più iconico, già diventato virale sui social: Mattarella e Valentino Rossi sul tram
Il momento più iconico, già diventato virale sui social: Mattarella e Valentino Rossi sul tram
E poi le modelle vestite da bandiera italiana, fascino puro. Il Tricolore nelle mani di Vittoria Ceretti, in abito bianco, omaggio a re Giorgio, ispirato da un vestito da sposa disegnato da Armani prima di morire. Pierfrancesco Favino intabarrato che recita L’Infinito con il sottofondo del violino di Giovanni Andrea Zanon. L’attrice Matilda De Angelis che agitando la bacchetta come un mestolo dirige Rossini, Verdi e Puccini. L’omaggio ai paparazzi che tanto hanno fatto per la Dolce Vita e a Raffaella Carrà che l’ha resa più vivace con “A far l’amore comincia tu”, mentre grandi tubetti di tempera facevano scendere dall’alto il giallo il blu e il rosso in un cerchio tra spartiti che volano. Laura Pausini che canta l’inno, la sfilata gioiosa delle delegazioni degli atleti. Facce belle, giovani entusiasti, quelli dei quali il mondo ha bisogno. La cerimonia inaugurale di Milano Cortina 2026 è stata un racconto imperfetto, stratificato, a tratti persino disordinato. Ma proprio per questo profondamente italiano. Un affresco che non cercava la perfezione patinata, ma ha fotografato la complessità di un Paese che vive di contrasti, di memoria e di slanci improvvisi. Dentro c’era tutto: l’arte alta e il pop, l’ironia e la retorica, la provincia e il mondo, la Scala e San Siro, Leopardi e Celentano. Un’Italia che non si mette in posa, ma si mostra per quella che è, con coraggio e una certa ostinata sincerità.
La sfilata del Tricolore in Armani e lo splendore di Vittoria Ceretti 
La sfilata del Tricolore in Armani e lo splendore di Vittoria Ceretti 
E poi che bello vedere loro, i protagonisti veri, il pianeta dietro le bandiere. Gli atleti del Benin che le facce gelate, e il Brasile ricoperto da giacconi che fa finta di essere a Copacabana. La Cina che ha più donne che uomini, ma soprattutto non molla il cellulare. Una cerimonia d’apertura così diffusa da mischiare tutto, da Milano a Cortina, Livigno, Predazzo: un caos organizzato e giocoso che si è fatto perdonare tutto. Anche i fischi a Israele, l’Islanda che balla, la divisa surreale di qualche Paese che sembrava più adatta al Palio di Siena, gli Usa che sfilano da terzultimi applauditi e anche molto invidiati per il montgomery bianco mentre il vicepresidente Vance, appena è inquadrato viene sepolto dai fischi. E poi la Francia, con il presidente Macron che non si è degnato di venire, dimenticando che gli assenti non hanno ragione quasi mai.
Gli atleti del Benin: c’è un pezzo d’Africa alle Olimpiadi invernali 
Gli atleti del Benin: c'è un pezzo d'Africa alle Olimpiadi invernali 
Riavvolgendo il nastro di una notte che nessuno avrebbe dovuto perdersi, la genialità della cerimonia è stata nel suo osare composto: nel mischiare Rossini e il “trash”, nell’evitare gli eccessi fuori luogo di Parigi 2024, di passare senza chiedere permesso dall’opera alla televisione generalista, dallo sport alla poesia civile. È stato un inno al nostro modo di stare al mondo, spesso criticato ma inimitabile, capace di far convivere la grazia e il caos. E poi l’orgoglio: quello che esplode nel boato e nella commozione per i grandi campioni del passato che passano il testimone, nella delicatezza di Ghali che canta Rodari («Ci sono cose da non fare mai, né di giorno, né di notte, né per mare, né per terra: per esempio, la guerra»), nella colomba disegnata dai corpi, nella fiaccola che accende nodi leonardeschi come se il futuro dovesse ancora, inevitabilmente, passare dal nostro ingegno.
Ghali e il suo inno alla pace con le parole di Rodari: un momento bellissimo 
Ghali e il suo inno alla pace con le parole di Rodari: un momento bellissimo 
L’Italia da Paese ospitante, come da copione è arriva per ultima, con il gigante del curling Amos Mosaner che a Cortina si è preso sulle spalle Federica Brignone che aveva già detto di volersi mettere i tacchi perché lui è altissimo. Mentre a Milano ci sono Arianna Fontana, regina dello short track, alla sua seconda volta da portabandiera e Federico Pellegrino molto emozionato e tenero che non sa dove guardare. Belle, anche se un po’ lunghe, le parole di Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina: «Queste Olimpiadi appartengono a voi atleti, ora tocca a voi». Ancora migliori quelle della presidente del Cio, Kirsty Coventry, campionessa olimpica di nuoto: «Siate fieri di essere arrivati fino a qui, cercate di divertirvi e di essere gentili. In Africa da dove provengo abbiamo un detto: io sono perché noi siamo. Cerchiamo di essere umani e di dare il meglio di noi». In piedi, il presidente Mattarella, applauditissimo, ha dichiarato aperti i Giochi. E poco importa che li abbia contati male parlando di 15esima Olimpiade quando invece è la 25esima. Sono i terzi invernali per l’Italia, 70 anni dopo Cortina, 20 dopo Torino.
E ancora Bocelli, con il suo “Nessun dorma”: alle sue spalle i tedofori del cuore di Milano, gli storici capitani di Milan e Inter Franco Baresi e Beppe Bergomi
E ancora Bocelli, con il suo “Nessun dorma”: alle sue spalle i tedofori del cuore di Milano, gli storici capitani di Milan e Inter Franco Baresi e Beppe Bergomi
Infine Andrea Bocelli: nessuno ha dormito, sarebbe stato impossibile. E gli ultimi tedofori, la storia dello sport, altre parole di pace da parte dell’attrice Charlize Theron, sempre così perfetta che potrebbe anche recitare le tabelline e risulterebbe lo stesso affascinante. Finale con Cecilia Bartoli e il pianista cinese Lang Lang. E il giuramento degli atleti a Cortina con l’astronauta Samantha Cristoforetti a rendere concreto il sogno di una bambina che guarda il futuro attraverso i pianeti. Prima che Sofia Goggia a Cortina, e Alberto Tomba e Deborah Compagnoni a Milano accendessero il braciere che cita i nodi leonardeschi. Non è stata una notte buia e tempestosa, i fuochi l’hanno illuminata e l’allegria degli sportivi è stata la parte più bella. Forse il mondo non avrà capito tutto di questa Italia. Ma ha visto un Paese vivo, colto, emotivo, che non rinuncia alla propria identità pur aprendosi agli altri. Ha visto un’Italia che sa ancora raccontare storie, che crede nella bellezza come linguaggio universale, e nello sport come spazio umano prima che competitivo. Da oggi, come è giusto che sia, toccherà agli atleti spiegare chi siamo. Ma la scorsa notte, tra luci, musica e memoria, l’Italia ha ricordato prima di tutto a se stessa di saper essere grande.

La telecronaca Rai e San Siro da abbattere: quando infierire non serve

 

Infierire, brutta parola. Ma è quella di oggi. Suona male quasi sempre, malissimo dopo aver visto tanta bellezza, l’eleganza con tutti i colori del mondo dentro, in uno stadio agonizzante eppure mai così vivo, moderno, aperto. Ma il segreto della meraviglia è proprio l’imperfezione. Quella degli uomini che sbagliano. E quella di chi, appunto, infierisce sugli errori altrui.
Il secondo giorno di Olimpiade ha ancora negli occhi la meraviglia di una Cerimonia che ha sfiorato la perfezione. Ma nelle parole martella altrove. Prende di mira la telecronaca della Rai che – dice chi l’ha dovuta sopportare in Tv – ha rovinato lo spettacolo di una grande serata. Matilda De Angelis scambiata per Mariah Carey, la presidentessa del CIO, Kirsty Coventry, presentata come la figlia di Mattarella. E poi una serie di gaffe e commenti fuori luogo, con l’aggiunta di amnesie assortire quando ha cantato il rapper Ghali, o il pubblico fischiava Israele e il vicepresidente Usa, Vance. Ma infierire, appunto, non è mai elegante. Specie quando ti pizzica il sospetto che l’indignazione di fronte a certe indubbie storture salga o scenda a seconda del bersaglio, in un Paese in cui persino la neve diventa di destra o di sinistra. E allora mi astengo, anche perché fare diversamente non serve a molto.
Come non serve infierire sulla Svizzera. Che a livello di sentimento popolare di questi tempi non se la passa benissimo. Ora anche ai Giochi. Chiedere per conferma al belga Maximilien Drion. Designato portabandiera dal suo comitato olimpico, venerdì non è arrivato in tempo a Milano a causa di una mancata coincidenza ferroviaria in Svizzera. L’atleta sarebbe dovuto arrivare via Zurigo a Milano solo per la cerimonia, per poi ritornare ad allenarsi in Svizzera in vista delle sue gare a Bormio della seconda settimana. È rimasto bloccato invece da uno dei rarissimi – ovviamente – ritardi sulle linee ferroviarie degli elvetici, quelli sempre precisi e perfetti, quelli che non sbagliano mai.
E nemmeno, infine, serve infierire su chi ha deciso che San Siro dovrà essere abbattuto. Ma qui è difficile astenersi. Perché la Cerimonia d’apertura l’ha confermato: quello non è, non è stato, e non sarà mai semplicemente uno stadio. San Siro è un animale antico che sa di essere arrivato alla fine, ma che non vuole ancora arrendersi. Lo senti nel cemento che trattiene l’umidità, nelle rampe che sembrano scale di un tempio industriale, nell’orgoglio ferito di una balena bianca arpionata dal tempo. Abbandonandolo venerdì notte tra luci e musica ne ho accarezzato gli angoli e l’ho pensato ancora una volta come lo vedeva Gianni Brera: bello e fascinoso, come un favoloso transatlantico in navigazione sull’oceano buio. Quello della nostra coscienza di uomini ingrati.
Avvenire

Zoe uccisa a 17 anni per un “no”. «L’inimmaginabile è accaduto»

 

 

Zoe uccisa a 17 anni per un “no”. «L’inimmaginabile è accaduto»

Nella combo: i carabinieri sul luogo dove Zoe Trinchero è stata trovata morta a Nizza Monferrato e le immagini della ragazza e di Alex Manna. TINO ROMANO/WHATSAPP ZOE TRINCHERO/FACEBOOK ALEX MANNA / Ansa
Aveva 17 anni e molti sogni in testa. Era gentile e brava. E voleva farsi largo nella vita. Dicono che tutti le volevano bene. Ma Zoe è finita strangolata e buttata in un canale, come una bambola di pezza gettata via per capriccio. E a buttar via la vita di Zoe è stato Alex, reo confesso, che di anni ne ha solo qualcuno in più di lei. È accaduto tra il 6 e 7 febbraio scorsi, in una notte fredda e buia, a Nizza Monferrato nell’Astigiano. Tutto è iniziato come una serata normale, anzi eccezionale: era la serata dell’inizio delle Olimpiadi con un messaggio di grande speranza di pace e solidarietà. Messaggio forte, contro la crescita della violenza ovunque, che pare inarrestabile. Quella violenza che si esprime nelle guerre senza fine e negli innumerevoli, diffusi, drammatici atti che popolano le cronache di ogni giorno. Chissà se Zoe e gli altri giovani che hanno trascorso con lei le sue ultime ore, delle Olimpiadi e del loro messaggio hanno parlato? E quanto lontano da questi giovani era il pensiero, il sospetto della violenza che stava per abbattersi su di loro?
«Ci vediamo domani», ha detto Zoe Trinchero, finendo di lavorare nel bar nei pressi della stazione dov’era stata assunta a dicembre e dove molto probabilmente avrebbe continuato a lavorare. Poi il ritrovo con gli amici, due risate, la serenità di chi immagina la vita che dovrà ancora vivere. Poi arriva Alex Manna – 20 anni – che di Zoe pare innamorato. I due parlano e poi si allontanano insieme. Non è chiaro quanto tempo passa, ma ad un certo punto gli amici si accorgono che Zoe non torna, la cercano e, chiamati proprio da Alex, la trovano nel canale, dietro un negozio a pochi metri dal Belbo che scorre lì vicino. Sono sempre gli amici che cercano di soccorrerla, la tirano fuori dall’acqua e scoprono che è morta. Zoe ha il volto e il corpo con ecchimosi e segni di colluttazione.
Zoe non c’è più e scoppia la voglia di farsi giustizia da soli. Perché subito dopo la scoperta della tragedia, un gruppo di persone, una trentina pare, si raduna davanti alla casa di un ragazzo che si ritiene colpevole con la voglia di «far subito giustizia» innestando violenza su violenza. Il linciaggio è evitato solo perché i carabinieri intervengono e verificano che l’ipotesi è infondata.
Le indagini però scattano subito. I carabinieri convocano tutti gli amici: si cerca di capire, si vaglia ogni indizio, si sonda ogni traccia. In caserma ci va anche Alex. Due ore di interrogatorio bastano per farlo crollare e dare una spiegazione e non certo una giustificazione: lui si era innamorato di lei e probabilmente era stato rifiutato. Quindi la follia di uccidere Zoe è di gettarla nel canale. E a questa follia se ne aggiunge un’altra, perché è proprio Alex a tentare di addossare la colpa ad un altro ragazzo di origine africana con problemi psichiatrici e già conosciuto dai carabinieri per molestie. «Non dovevo lasciarla da sola e lui l’ha aggredita», sembra che abbia detto Alex ai suoi amici. Proprio quegli stessi che, adesso, appaiono increduli di fronte all’accaduto, che non riescono a darsi spiegazioni e che, nelle prime dichiarazioni, raccolte paiono smarriti di fronte alla violenza vista e subita.
Ma chi era Zoe? E perché tutto questo? «Era una ragazza bravissima che voleva fare la psicologa», dicono gli amici intervistati a poche ore dalla tragedia. Ma a rispondere è anche Claudio Montanaro, sacerdote e parente della ragazza che seguiva Zoe con attenzione e che ad Avvenire dice: «Zoe era una ragazza solare piena di sogni che voleva realizzare lavorando. E lavorava tanto. Era una ragazza che voleva diventare grande». Poi aggiunge quasi come per liberarsi di un peso: «Di fronte a cose di questo genere, occorre rispettare la sacralità della vita e del dolore. Ci dovremmo tutti saper fermare sulla soglia del sacro. Dobbiamo raccoglierci e fermarci, fare meno parole di fronte a qualcosa che ha dell’inimmaginabile e che però è accaduto». Già, l’inimmaginabile che invece accade. E accade troppe volte.
Avvenire

 

 

Iperturismo e patrimonio culturale, l’importanza di educare alla bellezza

Un'immagine della Fontana di Trevi a Roma (ANSA)

Iperturismo e patrimonio culturale, l’importanza di educare alla bellezza
L’introduzione dal 2 febbraio di biglietti a pagamento in alcuni siti del patrimonio culturale romano, tra cui la Fontana di Trevi, suggerisce una riflessione intorno all’accessibilità e alla conservazione dei monumenti e al fenomeno dell'”overtourism”. Temi che richiamano l’importanza del ruolo civico dell’arte, come sottolinea ai nostri microfoni Marco Ramazzotti, docente del corso di Scienze del Turismo Sostenibile alla Sapienza di Roma
Eugenio Murrali – Città del Vaticano

È una storia antica come l’acqua, l’Acqua Vergine per la precisione, che dai tempi dell’imperatore Augusto ha iniziato a sgorgare al centro di Roma e dal Settecento si è trovata a sfociare in uno dei monumenti più noti e amati al mondo. Nel 1731 Papa Clemente XII bandì un concorso e scelse Nicola Salvi per l’edificazione di una magnifica scenografia marmorea che celebrasse quell’elemento necessario all’esistenza. Da allora la Fontana di Trevi accende di vita il cuore della città, annunciandosi ai romani e ai visitatori già nelle vie vicine con il suo scroscio e imponendosi con la sua grandiosità agli occhi di chi arriva. Piranesi, Fellini, Renato Rascel, Totò alcuni tra gli artisti più noti tra coloro che l’hanno, in qualche modo, resa protagonista delle loro opere. Dall’inizio di questo mese, però, per vedere da vicino il celebre catino che raccoglie, con l’iconico lancio della monetina, sogni e speranze dei visitatori, e la promessa di tornare nella Città Eterna, sarà necessario un biglietto, a pagamento per i non residenti.
Vatican News

In Sudan la fame uccide, nuove aree di carestia in Darfur

Distribuzione dei pasti per i bisognosi in Sudan

Il Paese detiene il primato globale della fame estrema. La denuncia di Azione contro la Fame: oltre 375.000 persone sono a rischio immediato di morte, mentre la risposta umanitaria resta gravemente sottofinanziata e ostacolata dal conflitto
Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Vatican News

Secondo gli ultimi dati dell’Ipc (Integrated food security phase classification), la carestia è stata ufficialmente dichiarata in due nuove aree del Darfur settentrionale: Um Baru e Kernoi, entrambe a nord di El Fasher. “Dobbiamo ricordare che carestia non è un termine generico per indicare una mancanza di cibo”, spiega Simone Garroni, Direttore generale di Azione Contro la Fame – Italia. “È una definizione tecnica che si utilizza solo quando si verificano condizioni precise: almeno il 30% dei bambini in stato di malnutrizione acuta e almeno due morti al giorno ogni 10.000 persone. Sono dati che descrivono una situazione incredibilmente difficile”.

Una crisi che dura da anni
La carestia non è un evento improvviso, ma l’esito di un deterioramento prolungato delle condizioni di vita. “Non è qualcosa che succede dall’oggi al domani”, sottolinea Garroni. “È il risultato di almeno due anni di violenze e di una grave scarsità di aiuti, in un contesto in cui le strutture sanitarie sono ormai inesistenti”. Oggi in Sudan circa 30 milioni di persone su una popolazione di 50 milioni vivono in condizioni di bisogno umanitario, con servizi essenziali al collasso e bisogni diffusi in tutto il Paese.

Liturgia domenica 8 Febbraio 2026 Messa del Giorno V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Colore Liturgico  Verde

Gesu

Antifona
Venite: prostrati adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il Signore, nostro Dio. (Cf. Sal 94,6-7)

Si dice il Gloria.

Colletta
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, o Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che fai risplendere la tua gloria
nelle opere di giustizia e di carità,
dona alla tua Chiesa di essere
luce del mondo e sale della terra,
per testimoniare con la vita
la potenza di Cristo crocifisso e risorto.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Prima Lettura
La tua luce sorgerà come l’aurora.
Dal libro del profeta Isaìa
Is 58,7-10

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dal Sal 111 (112)

R. Il giusto risplende come luce.

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia. R.

Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore. R.

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. R.

Seconda Lettura
Vi ho annunciato il mistero di Cristo crocifisso.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 2,1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita. (Gv 8,12)

Alleluia.

Vangelo
Voi siete la luce del mondo.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore.

Si dice il Credo.

Sulle offerte
Signore Dio nostro,
il pane e il vino, che hai creato
a sostegno della nostra debolezza,
diventino per noi sacramento di vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione
Ringraziamo il Signore per il suo amore,
per le sue meraviglie a favore degli uomini,
perché ha saziato un animo assetato,
un animo affamato ha ricolmato di bene. (Cf. Sal 106,8-9)

Oppure:

Beati quelli che sono nel pianto:
saranno consolati.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia:
saranno saziati. (Mt 5,4.6)

*A
Risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. (Mt 5,16)

Dopo la comunione
O Dio, che ci hai resi partecipi
di un solo pane e di un solo calice,
fa’ che uniti a Cristo in un solo corpo
portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore. 

Lettura e Vangelo del giorno 8 Febbraio 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaìa
Is 58,7-10

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».

Salmo Responsoriale

Dal Sal 111 (112)

R. Il giusto risplende come luce.

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia. R.

Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore. R.

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. R.

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 2,1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Lettura e Vangelo del giorno 7 Febbraio 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dal primo libro dei Re
1Re 3,4-13

In quei giorni, Salomone andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l’altura più grande. Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti.
A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».
Salomone disse: «Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?».
Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita».

Salmo responsoriale

Sal 118

R. Insegnami, Signore, i tuoi decreti.

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Osservando la tua parola.
Con tutto il mio cuore ti cerco:
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi. R.

Ripongo nel cuore la tua promessa
per non peccare contro di te.
Benedetto sei tu, Signore:
insegnami i tuoi decreti. R.

Con le mie labbra ho raccontato
tutti i giudizi della tua bocca.
Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze. R.

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

La scuola italiana e i docenti “di sinistra”

di: Giuseppe Savagnone settimananews

scuola

Ha suscitato vivaci polemiche l’iniziativa di Azione studentesca, l’organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia, che, attraverso un QR Code contenuto in manifesti e volantini, ha sottoposto a studentesse e studenti di diverse città italiane una serie di domande, con lo scopo di fornire un «rapporto nazionale sulla situazione della scuola italiana». Fra i vari punti del questionario ce n’era uno, che ha dato origine alle proteste, dedicato alla «politicizzazione delle aule». In esso si chiedeva: «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?». In caso di risposta positiva, la domanda successiva era: «Descrivere uno dei casi più eclatanti».

Dopo l’iniziativa di Azione Studentesca, la segretaria generale della FLC CGIL, Gianna Fracassi ha scritto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara che essa «configura una forma di schedatura o stesura di una lista di proscrizione basata su presunte o reali opinioni politiche e rappresenta una grave violazione dei principi democratici che fondano il sistema educativo pubblico, oltre a costituire un attacco all’autonomia e alla libertà della comunità educante».

In risposta, il ministero ha fatto sapere di aver avviato accertamenti, il cui esito, però, non giustifica le accuse: «Da quanto risulta al momento si tratta di un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti, che avrebbero effettuato una sorta di sondaggio anonimo», ha affermato la sottosegretaria all’Istruzione, Paola Frassinetti. E questa è anche la posizione di Riccardo Ponzio, presidente di Azione studentesca: «Ma quali liste di proscrizione o schedature, il questionario è anonimo e non chiediamo nomi».

Ma, in senso contrario, anche l’Associazione nazionale presidi è intervenuta, dichiarando una forte preoccupazione. «La libertà di insegnamento, nel quadro dei valori costituzionali – ricorda il presidente dell’associazione Antonello Giannelli – rappresenta un pilastro irrinunciabile del sistema educativo. Questa iniziativa di Azione studentesca è inaccettabile perché lesiva dei principi fondamentali della democrazia».

Ha avuto una diffusione virale sulla rete un video in cui un docente di Pordenone sottolinea il senso inquisitorio del questionario, che si conclude con la sua auto-denuncia: «Sono un docente di sinistra, schedatemi pure».

La replica dei giornali di destra

Alle accuse hanno risposto unanimi i giornali di destra parlando di «bufala» (Il Giornale) della sinistra, che, «a ben guardare, sembra proprio la prova» di «una verità che alcuni preferirebbero tenere nascosta: che in molte aule italiane la libertà di pensiero non è un diritto di tutti, ma un privilegio riservato a chi la pensa “giusto”» (Il Tempo).

Su questa linea, ma assai più articolato, l’editoriale di Mario Sechi su Libero. un intervento di particolare peso, non solo perché Sechi è il direttore del quotidiano, ma anche perché è stato per un certo tempo portavoce della presidente del Consiglio e le sue posizioni, perciò, sono sicuramente vicine a quelle di Giorgia Meloni.

L’autore inserisce la polemica sul questionario di Azione studentesca in una narrazione più ampia, di cui vale la pena riportare per esteso i passaggi:

«L’egemonia culturale della sinistra nella pop è finita. La grande rivoluzione fu quella della TV commerciale di Silvio Berlusconi che introdusse nell’immaginario gli elementi dello show americano, del cabaret, dello sport come fenomeno di costume. Ai compagni sono rimasti i santuari della presunta editoria colta (che non vende) e il fortino dell’università e della scuola di ogni ordine e grado, ad eccezione delle elementari che ancora resistono (…). Salvo le maestre, il resto della truppa (con qualche eroica singolarità) è arruolato nella legione dei post-marxisti che al ’68 devono il posto, la carriera, l’influenza sula formazione degli italiani di domani».

Già i libri di testo, secondo Sechi, esprimono questa faziosità. «Ma se saliamo in cattedra, il quadro è ancora più tragicomico, perché il pre-giudizio tracima verso i banchi senza che alcuno alzi il dito e obietti: “Caro professore, la sua opinione, pur meritevole di attenzione, è priva di equilibrio e di autorevolezza, i valori liberali ai quali la scuola dovrebbe ispirarsi nella sua autonomia, lei li sta tradendo”».

Da qui «i cortei pro-Pal di ragazzi che farneticano “la Palestina libera dal fiume al mare”, Greta Thunberg elevata sull’altare dell’’ignoranza (…) i rettori farsi complici di frange violente che predicano l’antisemitismo».

La conclusione del direttore di Libero è la stessa che abbiamo visto su Il Tempo: «La reazione scomposta del PD a un innocuo ma dirompente sondaggio di Azione studentesca è la prova della cattiva coscienza dell’establishment sgrammaticato».

A proposito di egemonia: il caso della TV

Il ragionamento di Mario Sechi, esplicitando in modo più articolato le ragioni della destra sull’episodio, è quella che si presta – forse più dell’episodio in se stesso – a qualche considerazione critica.

A partire dall’affermazione che l’avvento della TV commerciale di Berlusconi, avrebbe segnato la fine dall’«egemonia culturale della sinistra», legata alla stagione televisiva precedente. Di quest’ultima io stesso posso dire qualcosa perché vi ho assistito in prima persona e la ricordo benissimo.

È stato grazie ad essa che il grande pubblico ha potuto conoscere splendide opere teatrali, come i drammi di Pirandello e di Cechov, o riduzioni di capolavori della grande letteratura mondiale, come «Il mulino del Po», di Bacchelli e «L’idiota» di Dostoevskij, sempre trasmessi in prima serata.

Ed è stato grazie ad essa che la conoscenza media della lingua italiana si è diffusa anche a larghe frange di popolazione prima legata quasi esclusivamente al proprio dialetto. Non per nulla la definizione tecnica che ne è stata data è quella di «TV pedagogica». Peraltro, era una TV che sapeva anche divertire – famosi alcuni spettacoli di varietà come «Domenica è sempre domenica» o «Un due tre» –, ma senza mai scadere nella volgarità.

La TV commerciale introdotta da Berlusconi, essendo privata e reggendosi sui profitti derivanti dalla pubblicità, ha dovuto imporsi puntando non su ciò che poteva giovare alla crescita culturale e morale della gente, ma sui suoi gusti immediati. Certo, essa ha infranto una serie di tabù, ma per far questo ha dovuto adottare come motto quello che, secondo Karl Popper nel suo libro Cattiva maestra televisione, rende pericolosissimo questo mezzo di comunicazione: «Dare al pubblico quello che il pubblico desidera».

È stato così che si è innescato un circuito perverso tra il progressivo scadimento dei programmi – che ha portato alla esclusione dalla prima serata di tutto ciò che fosse in qualche modo impegnativo – e un progressivo imbarbarimento dei gusti degli spettatori. E questo non ha segnato la fine dell’egemonia della sinistra – che non c’era mai stata –, ma il progressivo declino del senso intimo del pudore, non quello dei corpi, ma quello dell’anima, che spettacoli come «Il Grande Fratello» o le trasmissioni di Maria De Filippi hanno aiutato molto a oscurare.

I «compagni» controllano la scuola?

Non mi sarei soffermato su questo primo passaggio dell’editoriale di Mario Sechi se non fosse molto significativo dell’idea che il direttore di Libero ha della cultura. A questo punto si capisce che, dal suo punto di vista, la scuola – ancora, sia pure a fatica, fedele al progetto di una educazione intellettuale e civile – sia sfuggita alla «liberazione» portata dalle TV di Berlusconi e sia rimasta «il fortino» dei «compagni».

Ma chi sono questi «compagni»? Diretta erede del vocabolario intimidatorio del «cavaliere», la destra continua, come lui, a chiamare «comunisti» – un termine che evoca il totalitarismo sovietico (da decenni scomparso e sostituito dal regime attuale, tutt’altro che «di sinistra») e una minaccia incombente per la libertà e la proprietà privata – i rappresentanti di una opposizione che del marxismo, in realtà, non conserva la più lontana traccia.

La «compagna» Schlein si è formata nella cultura «liberal» americana e ha posizioni che se mai ricordano il vecchio partito radicale, centrato sulla rivendicazione dei diritti individuali, quelli che Marx bollava come «robinsonate», perché volti a garantire la realizzazione egoistica del singolo nella sua isola felice. Da dove anche la perdita di rapporto tra il PD e i tradizionali sostenitori del vecchio partito comunista, operai, indigenti, emarginati.

Il «compagno» Conte è un populista, le cui posizioni in campo sociale sono prive di una reale base filosofica, sicuramente lontane della visione marxista.

Ma il punto più problematico dell’analisi di Sechi è che essa sembra provenire da una persona che non ha idea di come funzioni realmente la relazione tra insegnanti e alunni dentro un’aula scolastica. Prima che ingiusta verso i docenti, questa analisi lo è nei confronti degli studenti, dipinti come succubi impotenti di fronte a una dittatura culturale dei loro insegnanti, incapaci perfino di alzare il dito e di muovere una timida obiezione.

Ho insegnato per quarantun anni nei licei e posso assicurare, a chi non lo sapesse, che gli alunni in ogni scuola fanno sentire alta la loro voce, per dialogare ma anche, se inascoltati, per contestare i docenti, o addirittura i dirigenti scolastici. Senza dire che ormai i loro punti di riferimento sono più i social che la scuola, e immaginarli plagiati dai loro insegnanti è, questo sì, «tragicomico».

Quanto poi ai docenti, perché non dovrebbero essere di sinistra o di destra o di qualunque altra tendenza intellettuale e politica? Un insegnante non è il ripetitore meccanico di nozioni neutre – questo lo può fare anche meglio una intelligenza artificiale –, ma è chiamato a interpretare il significato dei dati della sua disciplina per la vita reale e questo richiede, da parte sua una visione del mondo e della società.

Non esiste, né a scuola né altrove, «uno sguardo da nessun luogo».

Cosa indebolisce la funzione educativa

L’oggettività a cui la scuola deve educare non è la negazione delle diversità di vedute, che implicherebbe l’uniformità di un pensiero unico, ma il dialogo incessante tra persone impegnate in una ricerca comune a partire dai rispettivi punti di vista e, proprio in nome di questa ricerca, capaci di rimetterli continuamente in discussione.

Ciò che sta indebolendo la funzione educativa della scuola non è l’eccesso di ideologie, ma la carenza di idee e di valori, in un clima culturale che rende difficile – in primo luogo a chi dovrebbe educare i più giovani a maturare le une e gli altri – avere ancora delle convinzioni.

È assolutamente appropriata, a questo proposito, la riflessione di Massimo Gramellini, sul Corriere della sera, quando ricorda con profonda stima e affetto una sua maestra delle elementari, convinta comunista, e un suo professore di Storia, di destra. «La pensavano diversamente su tutto, scrive Gramellini, tranne che sull’essenziale: il valore della cultura e la passione con cui trasmetterla (…). Erano di parte? Certo. Ma erano bravi e sensibili».

E conclude: «Il problema della scuola non sono gli insegnanti schierati, ma gli insegnanti disamorati. Non quelli che credono ancora qualcosa, ma quelli che – anche a causa della scarsa considerazione di cui godono – non credono più in niente».

  • Dal sito della Pastorale della cultura della diocesi di Palermo (www.tuttavia.eu), 31 gennaio 2026

Sacerdoti sposati nella Chiesa cattolica: già possibile

“Da exreligioso sposato, non comprendo come Santa Madre Chiesa possa trattare diversamente chi si sposa! Un rito ( che sia Romano o Orientale…) vale l’altro o no? Essere in seno alla chiesa da SACERDOTI SPOSATI È POSSIBILE PER TUTTE LE 23 CHIESE ORIENTALI che restano in COMUNIONE CON LA SANTA SEDE! Come gli Armeni, i Copti, i Caldei ecc… I Vescovi che sono i PADRI SPIRITUALI di questi sacerdoti, non riescono a dare una valida alternativa che quella di ABBANDONARE??? IL DUBBIO CHE CI SIANO ALTRI INTERESSI, CHE QUELLI DELLA FEDE E DELLA VOCAZIONE, AD INDURRE UNA SCIELTA COSÌ DRASTICA, RIMANE SEMPRE!”
Commento tratto da pagina facebook sacerdoti sposati