L’appello di Papa Leone XIV per la famiglia e il matrimonio: l’invito a riaccogliere e valorizzare la realtà delle famiglie dei sacerdoti sposati

Papa Leone XIV in piazza San Pietro, Vaticano

Nel riprendere le udienze pubbliche e richiamare l’attenzione della Chiesa sulle sfide e sulla bellezza del matrimonio e della famiglia nel mondo contemporaneo, Papa Leone XIV ha lanciato un forte invito a custodire e sostenere il nucleo familiare come cellula fondamentale della società e della comunità ecclesiale. Un’esortazione che richiama la necessità di uno sguardo pastorale sempre aperto all’accoglienza, alla comprensione e alla valorizzazione di ogni legame autentico fondato sull’amore e sulla fede.

In questo quadro di rinnovata attenzione alla famiglia, sorge spontaneo e urgente un interrogativo rivolto all’intera comunità ecclesiale: come può la Chiesa promuovere la bellezza del matrimonio senza riservare piena cittadinanza e accoglienza alle famiglie dei sacerdoti sposati?

Famiglie che uniscono la grazia dell’Altare e del Focolare

La testimonianza vissuta dai presbiteri che hanno contratto matrimonio e dai loro cari rappresenta un ponte prezioso tra la vocazione ministeriale e la concretezza della vita domestica:

  1. La coerenza con il Magistero dell’accoglienza: Parlare di attenzione alla famiglia di oggi significa inevitabilmente superare ogni forma di emarginazione o giudizio nei confronti di chi ha coniugato l’amore coniugale con il carattere indelebile dell’Ordinazione ricevuta.

  2. Una risorsa per la pastorale: Le famiglie dei sacerdoti sposati vivono quotidianamente la fede nelle parrocchie e nel tessuto sociale, offrendo un contributo di ascolto, vicinanza ed empatia che risponde perfettamente agli auspici di prossimità lanciati dal Santo Padre.

  3. Formazione e competenza al servizio: Si tratta di uomini dotati di una solida preparazione teologica pontificia e di un’esperienza pastorale e umana completa, pronti a spendersi per il bene delle comunità.

Realismo Pastorale: tradurre l’appello del Papa in atti di giustizia ecclesiale

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, accoglie con speranza le parole di Papa Leone XIV sulle famiglie e rilancia la necessità di un’azione concreta fondata sul realismo pastorale:

  • Riammettere per servire: Chiedere al Santo Padre un decreto di riammissione al ministero attivo per i sacerdoti sposati non significa soltanto offrire una risposta decisiva alla carenza di clero e alla chiusura delle parrocchie, ma sanare una ferita attraverso la logica evangelica della misericordia e dell’inclusione.

  • Una Chiesa senza esclusioni: Accogliere le famiglie dei presbiteri coniugati significa dimostrare coerenza rispetto agli appelli sulla centralità della famiglia, trasformando le parole in gesti concreti di comunione ecclesiale.

Il futuro della missione passa attraverso il coraggio di accogliere tutte le risorse che lo Spirito ha donato alla sua Chiesa.

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Il dibattito sul diaconato femminile e l’urgenza di non trascurare la risorsa dei sacerdoti sposati

L'assemblea sinodale irlandese chiede di continuare a esplorare il diaconato femminile nonostante il parere vaticano

Il continuo confronto e la riflessione ecclesiale attorno alla possibilità di esplorare nuove forme di ministero — come l’approfondimento sul diaconato — mostrano una Chiesa in cammino, attenta ai segni dei tempi e desiderosa di rispondere alle esigenze di cura pastorale delle comunità. Si tratta di aperture e studi di grande valore teologico e pastorale, volti a rendere la presenza ecclesiale sempre più capillare ed evangelica.

Tuttavia, mentre si esplorano nuove strade ministeriali per il futuro, la Chiesa non può permettersi di trascurare o lasciare inattiva una risorsa straordinaria e già immediatamente disponibile: i sacerdoti sposati.

Una risorsa pronta e formata che la Chiesa ha già al suo interno

Guardare al rinnovamento dei ministeri richiede un approccio integrato che non dimentichi chi ha già ricevuto la Grazia del Sacerdozio:

  1. Ministero già conferito e formazione pontificia: I presbiteri che hanno contrato matrimonio sono uomini regolarmente ordinati, dotati di titoli accademici rilasciati dalle Università Pontificie e di un bagaglio teologico, liturgico e pastorale di altissimo livello.

  2. Nessun tempo di attesa o sperimentalismo: Mentre l’istituzione di nuovi ministeri o l’estensione del diaconato richiede tempi lunghi di discernimento canonico e sperimentazione, la riammissibilità dei presbiteri sposati rappresenta una risposta pronta all’uso per arginare l’emergenza di altari e parrocchie rimasti senza Messa.

  3. La sintesi tra Ordine e Matrimonio: La loro vita quotidiana, arricchita dalla grazia del Sacramento del Matrimonio e dalla paternità, offre una testimonianza di vicinanza e comprensione profonda delle dinamiche familiari moderne.

Realismo Pastorale per il Pontificato di Papa Leone XIV

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, sostiene ogni passo della Chiesa verso una maggiore corresponsabilità battesimale, ma invita le istituzioni vaticane e la CEI a una scelta di fondamentale realismo pastorale:

  • Unire e non dividere i percorsi di riforma: L’esplorazione di nuove figure ministeriali e l’integrazione dei sacerdoti sposati non sono opzioni in alternativa, ma risposte complementari per far fronte alla gravissima crisi vocazionale e alla chiusura delle parrocchie.

  • Un decreto canonico per il reintegro: Chiediamo a Papa Leone XIV di non lasciare inascoltata la disponibilità di centinaia di sacerdoti sposati che chiedono solo di poter tornare ad servire le proprie diocesi attraverso un decreto di riammissione al ministero attivo.

Iniziare dal patrimonio di fede, formazione e vocazione già presente all’interno della Chiesa è il primo atto di saggezza pastorale e di giustizia evangelica.

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Dal Perù ai social: la storia di Massiel e Tomás tra spettacolo mediatico e la vera dignità del sacerdozio e del matrimonio

Potrebbe essere un'immagine raffigurante testoSta facendo il giro del web la vicenda, ripresa da diverse testate e riproposta recentemente anche su Decripto.org, di Massiel Pereyra (ex novizia) e Tomás Cam (ex seminarista), i quali, dopo anni di formazione in Perù durante i quali si incrociavano appena, hanno lasciato la vita religiosa e si sono ritrovati su Instagram, diventando una coppia e trasformando la propria storia in contenuti virali su TikTok e YouTube.

I commenti degli utenti oscillano tra la curiosità, la giustificazione della loro scelta («non erano ancora consacrati» o «è importante che siano felici») e, talvolta, critiche di presunto «tradimento» verso la fede. Ma oltre le dinamiche dei social network, questa vicenda offre l’occasione per fare chiarezza su cosa significano davvero la vocazione, il Sacramento dell’Ordine e la grazia del Matrimonio.

Oltre la narrazione social: formandi e sacerdoti ordinati

Per evitare semplificazioni o distorsioni mediatiche che finiscono per fare di tutta l’erba un fascio, occorre evidenziare due punti centrali:

  1. La distinzione tra discernimento e ministero consacrato: Seminaristi e novizie vivono un percorso di discernimento in cui è del tutto legittimo e fisiologico comprendere che la propria strada sia diversa prima dell’ordinazione o dei voti perpetui.

  2. Il valore indelebile del Sacerdozio: Chi invece ha ricevuto la valida Ordinazione presbiterale ed è stato formato nelle Università Pontificie porta nell’anima un carattere sacro e indelebile. Quando questi presbiteri contraggono matrimonio, non cercano il sensazionalismo o le carriere da content creator sui social, ma desiderano continuare a vivere in fedeltà al Vangelo e nell’amore per la Chiesa.

Realismo Pastorale: la risposta della Chiesa non si fa sui TikTok

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, ribadisce la forza del realismo pastorale di fronte a queste vicende mediatizzate:

  • No alle narrazioni da “spettacolo”: Il ministero sacerdotale e il Sacramento del Matrimonio non sono materiale da intrattenimento o da trend algoritmici, ma pilastri della vita ecclesiale e della carità pastorale.

  • Sacerdoti sposati pronti a servire: Esistono presbiteri coniugati con un’altissima formazione teologico-pastorale che chiedono a Papa Leone XIV e ai Vescovi non visibilità social, ma un decreto canonico di riammissione al ministero attivo per poter aiutare le parrocchie deserte e portare la parola di Dio a chi è solo.

La Chiesa non ha bisogno di storie virali, ma di pastori maturi, preparati e vicini alla realtà quotidiana delle famiglie.

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Il caso di Torino e l’appello per riaprire le chiese: i preti sposati come risposta concreta alla crisi e al record di parrocchie senza pastore

L’attenzione dei media torna a focalizzarsi su un’emergenza che interpella direttamente il cuore della Chiesa: la drammatica carenza di clero e il record di comunità parrocchiali che, specie nelle grandi aree metropolitane come Torino, si ritrovano senza sacerdoti residenti, con chiese che rischiano la chiusura o la desertificazione spirituale.

Di fronte a questo scenario, inchieste e reportage come quello pubblicato da Today rilanciano con forza la questione dei sacerdoti sposati, indicandoli non solo come una realtà numericamente significativa, ma soprattutto come una risorsa rimasta finora inattesa e preziosa per riaprire le porte dei luoghi di culto.

Torino e la crisi delle parrocchie: un grido che viene dal territorio

La situazione delle comunità locali evidenzia un cortocircuito istituzionale che non può più essere ignorato:

  1. Chiese vuote o senza guida: Molte parrocchie faticano a garantire la celebrazione regolare dell’Eucaristia domenicale e l’assistenza pastorale, costringendo i sacerdoti rimasti in servizio a un sovraccarico di lavoro insostenibile.

  2. La risorsa ignorata dei presbiteri coniugati: Esistono centinaia di sacerdoti regolarmente ordinati, dotati di una solida formazione teologica pontificia e arricchiti dall’esperienza umana e spirituale del matrimonio, che chiedono unicamente di poter rimettere i propri talenti al servizio del Popolo di Dio.

Realismo Pastorale: l’appello a Papa Leone XIV per riaprire le chiese

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, coordinato da don Giuseppe Serrone, raccoglie le istanze che emergono dai territori per ribadire la necessità di una svolta coraggiosa fondata sul realismo pastorale:

  • Oltre i tabù ideologici: Consentire la riammissione al ministero attivo dei presbiteri sposati non mette in discussione il valore del celibato, ma risponde al principio supremo della salus animarum (la salvezza delle anime), garantendo i Sacramenti alle comunità in sofferenza.

  • Un decreto per la missione: Rivolgiamo un appello accorato a Papa Leone XIV affinché si valuti con lungimiranza un provvedimento canonico di reintegro. Riportare all’altare i sacerdoti sposati significa restituire vita alle parrocchie, valorizzare competenze già formate e dare un segnale concreto di vicinanza alle famiglie e ai fedeli.

Riaprire le chiese significa prima di tutto riaprire il cuore alla corresponsabilità e alla giustizia evangelica.

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ALLARME CLIMA: edizione 2026 dell’Emission Gap Report avverte che il superamento della soglia di 1,5°C degli Accordi di Parigi è ormai inevitabile

C'è un nuovo allarme dell'Onu sul clima: «La Terra si riscalderà di 2,6°C entro il 2100»

Dopo un’estate di caldo record e a venti giorni dall’inizio della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Antalya (COP31), il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha pubblicato un nuovo rapporto sulle emissioni di gas serra e sulle prospettive del riscaldamento globale. Il quadro delineato è preoccupante: «La possibilità di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali – si legge nel documento – è ormai svanita».

Ciò significa che se anche i governi rispettassero gli impegni climatici assunti con gli Accordi di Parigi, la Terra è avviata verso un aumento delle temperature di circa 2,6 °C entro il 2100.
Pubblicato ogni anno dal 2010, l’Emissions Gap Report dell’UNEP fornisce ai responsabili delle politiche ambientali indicazioni sul divario tra le emissioni di gas serra previste e quelle compatibili con gli obiettivi climatici internazionali. Il rapporto rappresenta uno strumento di riferimento per i negoziati delle conferenze delle Nazioni Unite sul clima come quella che sta per cominicare in Turchia.
Le edizioni precedenti avevano già sollevato dubbi sulla possibilità di rispettare l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Quella appena pubblicata descrive il mancato raggiungimento della soglia come «imminente e inevitabile».

Gli scienziati stimano che la temperatura media globale sia già aumentata di circa 1,4 °C rispetto ai livelli preindustriali. Le speranze si concentrano ora sulla possibilità di limitare temporaneamente il riscaldamento a circa 1,8 °C e, successivamente, rimuovere dall’atmosfera una quantità sufficiente di anidride carbonica per riportare le temperature verso la soglia di 1,5 °C. Per limitare i danni è importante anche ridurre il più possibile il periodo durante il quale le temperature globali rimarranno al di sopra della soglia critica.
Il rapporto sottolinea che «ogni ulteriore frazione di grado e ogni anno aggiuntivo di riscaldamento aumenta i rischi climatici». Tra le conseguenze più preoccupanti figurano i cambiamenti potenzialmente irreversibili nelle calotte glaciali, nel carbonio immagazzinato nel permafrost, nella circolazione oceanica e negli ecosistemi corallini, oltre agli impatti sempre più gravi sull’uomo.
Il mondo è ancora «pericolosamente lontano» persino dagli obiettivi minimi, ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, aggiungendo però che «disponiamo degli strumenti necessari per cambiare rotta e allontanarci dall’orlo del precipizio».

Ma quali?
Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP, ha sottolineato che una drastica riduzione delle emissioni globali di gas serra è l’unica strada per mantenere gli impatti climatici entro limiti gestibili. Secondo gli obiettivi indicati nel rapporto, le emissioni dovrebbero diminuire del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040.
Per raggiungere questi traguardi sarebbe necessario triplicare la capacità di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035, ridurre drasticamente il ricorso ai combustibili fossili ed eliminare completamente il carbone entro il 2040.

La transizione energetica e la riduzione delle emissioni rappresentano quindi passaggi fondamentali per limitare il riscaldamento globale e contenere i rischi associati ai cambiamenti climatici.
Analizzando nel dettaglio le emissioni di gas serra, il rapporto evidenzia un incremento particolarmente significativo negli Stati Uniti. «In termini quantitativi, l’aumento registrato negli Stati Uniti (133 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente) ha superato di gran lunga quello di tutti gli altri Paesi ed è stato determinato dalla maggiore domanda di elettricità e dalla ripresa della produzione di energia elettrica da carbone», si legge nel documento.
Agli Stati Uniti sarebbe riconducibile il 70% dei 189 milioni di tonnellate di anidride carbonica aggiuntive immesse nell’atmosfera nel 2025. Nel complesso, 124 Paesi avrebbero aumentato le proprie emissioni, mentre 63 (la maggio parte europei) le avrebbero ridotte nell’arco di dieci anni.

«Il messaggio principale è semplice: i governi devono agire subito, adottando politiche che riducano il più rapidamente possibile l’uso dei combustibili fossili», ha affermato Bill Hare, amministratore delegato di Climate Analytics, istituto internazionale che si occupa di scienza e politiche climatiche.

Viaggio in Sicilia tra gli scaffali vuoti del fresco: frutta e verdura scarseggiano da venerdì. Code di mezzi pesanti Carburante esaurito quasi ovunque, si valutano smart working e scuola da casa

Nei supermercati del Sud svuotati dalla protesta dei tir: «Sembra di essere tornati ai tempi del Covid»

Al bancone frigo una dozzina o poco meno di forme di salumi. Reparti ortofrutta e macelleria svuotati. Già da venerdì scorso. «Le uniche bottiglie rimaste sono quelle dei liquori», fa un mezzo sorriso Maurizio, salumiere, che sbuca da dietro il bancone, mentre passeggia tra gli scaffali vuoti. «Sente l’eco?», si fa strada nei corridoi di un supermercato, periferia ovest di Gela, punto vendita strategico anche per la vicina Butera, borgo a 10 chilometri da qui. «Siamo stati letteralmente presi d’assalto. Penso che tra un paio di giorni, se la situazione non cambia, abbasseremo la saracinesca. Sono rimasti giusto qualche confezione di yogurt, pochi latticini e pacchi di biscotti. Le famiglie hanno comprato farine e ingredienti per far da sé. In alcuni momenti – prosegue – mi tornano in mente i giorni della pandemia», riflette. «Abbiamo svuotato tutti i magazzini», si intromette Giovanni, da qualche settimana alle prese con la nuova mansione. «Abbiamo scaricato le ultime balle di merce circa quindici giorni fa, poi abbiamo riempito le scaffalature con le scorte, ora non c’è più nulla». «Pensi che beffa, oggi ho trovato i volantini delle offerte nella mia cassetta postale, naturalmente non c’è nulla», si fa avanti Roberta che lascia il supermercato dopo una toccata e fuga. La protesta di autotrasportatori e trattoristi è iniziata già venti giorni fa. Prima un timido capannello con bandiere e striscioni; poi un presidio ad oltranza con mezzi e lavoratori che hanno incrociato le braccia ed esposto bandiere e cartelli.

All’ingresso della città il traffico rallenta. Decine di mezzi pesanti a motori spenti costringono gli automobilisti a procedere a passo di lumaca. C’è chi scatta foto e chi procede indifferente; chi a bordo della propria auto si fa largo tra i camion, parcheggia e raggiunge i manifestanti. «La loro protesta non deve rimanere isolata, ci coinvolge tutti e lo stiamo toccando con mano», si avvicina Antonio, in mano un thermos di caffè ed un pacco di biscotti. Il presidio è permanente. Giorno e notte. La coda dei tir si allunga verso la statale per Catania, un’altra decina di camion-container e mezzi agricoli fermi al primo ingresso di Niscemi, ancora chiuso dopo la frana. Ieri mattina la “visita” degli studenti delle scuole superiori della città. In migliaia sono scesi in strada per una pacifica passeggiata fino all’area di protesta per incontrare gli autotrasportatori e gli agricoltori. «Non ce lo aspettavamo», riferiscono all’unisono Matteo e Rosario, entrambi coltivatori diretti e proprietari di carciofeti, raccogliendo la condanna unanime per gli episodi di violenza di queste ultime ore. «Siamo qui per ribadire il valore della partecipazione democratica», interviene Melania, 17 anni, studentessa del Liceo artistico “Majorana”. «Chi oggi protesta è costantemente ignorato e trascurato, nonostante stia alla base della nostra economia. Non sono qui per fare un discorso egoistico e gridare “voglio stare in Sicilia”, ma per stare al fianco di chi storicamente è ignorato e oggi ha invece bisogno di essere ascoltato».
Nella serata consiglio comunale monotematico e straordinario convocato nell’area del presidio dai comuni di Gela, Niscemi e Butera. I disagi si allargano intanto a macchia d’olio. Da giorni carburante esaurito in quasi tutte le stazioni di rifornimento della città con i pendolari del mondo della scuola che valutano di chiedere ai Dirigenti la possibilità di lezioni a distanza. Al mercato settimanale poco meno di una cinquantina le bancarelle allestite a dispetto delle consuete quattrocento con gli avventori che si aggirano tra i commercianti alla ricerca soprattutto di scorte alimentari. «I nostri frigoriferi si svuotano» racconta Francesco, titolare di Sabìa, ristorante e pizzeria che adesso fa i conti con «la merce che non arriva. Soprattutto i prodotti caseari che arrivano dalla provincia di Ragusa e le verdure di stagione. Siamo così costretti a rivedere il nostro menù». «Abbiamo raccolto pochissima carta, cartone e plastica», constata Orazio, operatore ecologico che al secondo turno per il prelievo dei rifiuti differenziati torna in discarica «con il mezzo praticamente semi-vuoto. Se non c’è merce, non si producono rifiuti». Intanto sui social si moltiplicano foto e video di scaffali semi vuoti con supermercati che se fino a qualche giorno fa rassicuravano sulla presenza della merce tra i reparti, oggi pubblicizzano invece solo l’elenco dei prodotti disponibili.

Avvenire

La maledizione dei Kennedy: muore Kyle, la nipote di Bob ed Ethel

Bob Kennedy - RIPRODUZIONE RISERVATA

Una nuova tragedia si è abbattuta sulla famiglia Kennedy, in quello che sembra l’ennesimo esempio della maledizione che da decenni infierisce sul clan.

Kyle Kennedy, la figlia di Michael Kennedy e una dei 34 nipoti di Bob e Ethel Kennedy, è morta a 42 anni nella sua casa di Westwood, in Massachusetts. I motivi del decesso non sono noti, ma Kyle era paralizzata nel 2020 per una grave lesione alla spina dorsale.

“Sarà ricordata per la sua dedizione ai figli e per il suo sostegno a favore di una riforma dell’istruzione destinata ai bambini svantaggiati e alle persone con disabilità”, si legge nel suo necrologio.
Dopo aver conseguito una laurea in storia alla Georgetown University, Kyle Kennedy ha ottenuto due master sull’istruzione.
Nel 2012 si è sposata con Liam Kerr, con il quale ha avuto tre figli. La coppia ha avuto due gemelli, Conor e Josie, ma la bambina è deceduta pochi giorni dopo la nascita. Due anni dopo Kyle e Kerr hanno avuto un secondo figlio maschio, Declan.
Negli ultimi anni Kyle era costretta sulla sedia a rotelle in seguito a una lesione al midollo spinale. Da quel momento era diventata una sostenitrice dei diritti delle persone con disabilità. Il suo impegno l’ha vista anche testimoniare a un’audizione sulla discriminazione nell’assistenza sanitaria verso le persone con disabilità di fronte al governo del Massachussets. Già l’inizio della sua vita era però stato contrassegnato da una tragedia la morte del padre quando ancora era piccola per un incidente di sci.
La tragedia di Kyle si aggiunge alle altre della storia della famiglia, con numerose morti premature: dall’assassinio di Jfk nel 1963 e del fratello Bob, nonno di Kyle, nel 1968; nel 1999 John Fitzgerald Kennedy Jr morì in un incidente aereo nei cieli di Martha’s Vineyard. E solo pochi mesi fa, a dicembre scorso, Tatiana Schlossberg, figlia di Caroline Kennedy e nipote di Jfk, è morta all’età di 35 anni per una leucemia acuta.

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Vangelo e Parola del giorno 21 Ottobre 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 3,2-12

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza.
A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

Salmo Responsoriale

Is 12,2-6

R. Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza.

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza. R.

Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime. R.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,39-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Adozione e affido, ma ora anche le “famiglie di appoggio”: come sta cambiando l’accoglienza di un figlio

Mamma e figlia in strada sotto la pioggia

Avvenire

L’adozione ha futuro o è una “specie” in via di estinzione, destinata a scomparire? Questo è uno dei tanti temi approfonditi del Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia di cui festeggiamo in questi giorni i 50 anni di attività in Università Cattolica. Riguardo alle adozioni internazionali, i numeri – come è noto – sono in drastico calo e sono passati da più di quattromila nel 2012 a poco più di 500 negli ultimi anni. Questa diminuzione potrebbe essere anche interpretata in modo positivo se non ci fosse più bisogno di ricorrere all’adozione, in Italia e nel mondo, e tutti bambini fossero collocati in un contesto familiare. Ma le evidenze vanno in senso contrario e indicano un aumento dei cosiddetti “out of home children”. L’Unicef stima 2,7 milioni di bambini che nel mondo vivono in strutture residenziali. Se restringiamo il focus al nostro contesto italiano, sono più di ventimila. E sappiamo che la prolungata istituzionalizzazione ha effetti negativi sullo sviluppo e sul benessere dei bambini, in quanto non può essere garantita quella cura personalizzata e continuativa h24 e 7/7 che un figlio richiede. E poi calano anche le coppie che si rendono disponibili all’adozione. In un contesto connotato da un drastico calo della natalità, alle coppie che desiderano avere un figlio si aprono numerose strade per fare un figlio “su misura” nei tempi e nei modi decisi dagli adulti stessi. E solo quando tutte queste strade sono state percorse senza successo, un numero residuale di queste coppie si affaccia all’adozione. Certo non è né semplice, né immediato rilanciare il progetto di genitorialità e trasformarlo in un progetto di adozione. E sono poche anche le famiglie disponibili ad accogliere un bambino in affido: i numeri sono ben al di sotto di quanto necessario per coprire il “fabbisogno”.
I bambini, tutti, hanno bisogno di famiglia. A ben vedere, i tempi e i modi dell’accoglienza familiare possono variare quanto a impegno, tempo dedicato e responsabilità. Possono andare dal “per sempre” dell’adozione al “a tempo” nell’affido, ma ci sono le forme più soft, magari part-time, per weekend e vacanze. E poi ci sono forme leggere, come le “famiglie di appoggio”, ovvero famiglie che dedicano del tempo a un bambino che rimane comunque collocato nella comunità educativa, e lo seguono magari per i compiti, lo ospitano qualche giorno, lo portano a teatro, al cinema, offrono cioè quelle esperienze che la comunità non riesce a garantire. In Spagna, ad esempio, si stanno facendo consistenti investimenti per diffondere le cosiddette “familias colaboradoras”, un progetto che prevede anche una valutazione e una preparazione iniziali e un monitoraggio nel tempo. I risultati sono sorprendenti: i bambini “accompagnati” manifestano meno problemi comportamentali, maggiore autostima, più capacità di fare progetti per il futuro. Hanno assaporato una cura personalizzata: svegliarsi la mattina e scegliere quali cereali prendere, avere qualcuno che ti insegna ad andare in bicicletta, o che ti accompagna a calcio ed è lì mentre fai il tuo primo goal. Sembra poco, ma è sufficiente per segnare le loro traiettorie di crescita.
Viene da chiedersi se le famiglie siano ancora in grado di aprirsi in modo generativo, anche poco, o se questa spinta alla generatività è del tutto annientata in un mondo di adulti sostanzialmente ripiegati su sé stessi e impauriti da un futuro visto a tinte fosche. Possiamo rilanciare la generatività familiare? Questo è il cuore della questione di cui si parlerà anche il 22 ottobre in Università Cattolica. Certo è che famiglie che vivono esperienze di accoglienza familiare, non di rado iniziate in modo occasionale e informale o per il passaparola di amici, sono concordi nell’evidenziare che, al di là del “format”, sono esperienze assai impegnative e al tempo stesso profondamente arricchenti. Quel poco o tanto che è stato donato, torna indietro, in modi inaspettati. Ccentuplicato.

Vangelo e riscatto sociale nella favela con padre Gean, il parroco-pallavolista

Vangelo e riscatto sociale nella favela con padre Gean, il parroco-pallavolista

avvenire

Imbarcarsi sulla linea 5 della metro di San Paolo in direzione dell’estrema periferia sud, la più distante dal centro, fa capire cosa significhi vivere nella più grande area metropolitana dell’America Latina, con oltre venti milioni di abitanti. Man mano che ci si allontana dai grattacieli a specchio, il panorama offre prima un misto di anonimi palazzoni semidisabitati e baraccopoli, poi lascia spazio a un’unica grande favela-dormitorio: quella di Capao Redondo. Il capolinea della linea 5, da lì, ogni giorno consente ai suoi settecentomila abitanti di fare i pendolari verso la city .
A pochi minuti dalla stazione, in località Valo Velho, sorge la parrocchia di San Francesco di Assisi, retta dal 2016 dal 48enne padre Gean Medeiros: «Negli anni ’80 questo era considerato tra i quartieri più pericolosi al mondo, paragonabile a quelli dei Paesi in guerra. Ci svegliavamo con i cadaveri per strada», racconta, ricevendoci con un pallone da volley in mano. Padre Gean è conosciuto come il parroco-pallavolista: è professionista nella categoria over 35 con il club del San Paolo e soprattutto ha fatto del suo amore per lo sport uno strumento d’inclusione. «Il pallone ha un potere magico, ci ha permesso di trasformare una periferia dimenticata in un polo culturale e sportivo».
Su Instagram ha 250mila follower: «All’inizio rifiutavo i social, ma poi ho capito che aiutano a raggiungere più persone», spiega. Nel tempo, ha riqualificato un’area abbandonata vicino alla parrocchia per farne una palestra dove oggi trovano svago e possibilità di crescere in modo sano duecento giovanissimi tra i 7 e i 18 anni. «In Brasile, si è perso lo sport a scuola. Per questo abbiamo ideato i Catholic Games , un torneo di calcio e pallavolo maschile e femminile nello Stato di San Paolo, con oltre settecento partecipanti dai 15 ai 21 anni: a settembre è partita la seconda edizione e a breve lanceremo qui vicino un’altra scuola di pallavolo per trecento bambini».
Una volta messo in sicurezza l’impianto elettrico, a ottobre, si apre anche agli adulti: «C’è una lunga lista d’attesa nel quartiere, il volley è diventato di moda e vogliono giocare anche i genitori». Al momento, la palestra è aperta solo di giorno, sfruttando la luce naturale, perché i tossicodipendenti della zona rubano i cavi elettrici per rivenderli al mercato nero del rame, lasciando al buio diverse strutture. «Un ex boss del narcotraffico è caduto nella dipendenza ed è venuto a chiedermi aiuto. L’ho accolto», rivela il sacerdote.
Lo sport diventa anche strumento di evangelizzazione: «Molte persone si sono avvicinate alla fede attraverso la pallavolo, ma io voglio prima di tutto migliorare la vita di tutta la comunità, non solo di quella cattolica». In fondo, osserva il sacerdote, anche questo è chiesto alla Chiesa in queste periferie: arrivare lì dove la politica non arriva. «Tutti questi progetti sono finanziati dal Comune, che qui non mette piede e, di fatto, delega a noi non solo lo sport, ma anche altri servizi pubblici».
La parrocchia di Valo Velho, dunque, è anche un centro di assistenza sociale che organizza incontri per gli anziani, dà ascolto e accoglienza alle donne vittime di violenza domestica e dà lavoro e prospettive professionali a decine di ragazzi: c’è chi attraverso la pallavolo e chi attraverso la gestione della comunicazione del parroco, che ha un team di diciotto giovani che gli curano social, interviste, apparizioni in tv.
In più, ci sono nove insegnanti di volley, capitanati dall’ex pallavolista professionista Cida, che ha giocato anche in Svizzera e parla italiano. È lei, oggi 51enne, che ha dato l’idea del nome dell’associazione non profit attraverso la quale Gean riceve finanziamenti e patrocini: “Piano Piano”. «Cida scelse questa espressione italiana per farmi capire di non avere fretta, che ci sarebbe voluto del tempo prima che questo progetto, lanciato appena prima della pandemia, desse i suoi frutti. Aveva ragione». Padre Gean ha anche scritto un libro di autodisciplina e sta lavorando a un altro volume con altri nove autori, per mettere assieme fede e scienza: «Ho fatto il seminario a ventun anni, sentendo una forte vocazione grazie alla mia famiglia e in particolare a mio zio, che era prete. La mia formazione è filosofica e nei miei libri parlo di psicologia», spiega il prete che a Roma una volta ha avuto la possibilità di incontrare papa Francesco. «Onestamente – sorride – ho trovato la città troppo turistica e caotica. Bergoglio è stato un Pontefice semplicemente fantastico, capace di aprire le porte della Chiesa e di parlare al mondo. Anche Leone XIV mi sta piacendo, è una fase difficile per il pianeta e ci vuole un Papa equilibrato come lui». Prossimi impegni sportivi? «Allenarmi con il San Paolo. Di ruolo sono opposto nonostante sia alto solo un metro e settanta, ma mi alleno in palestra due volte a settimana e vado a correre. Seguo anche una rigorosa dieta senza alcol e zuccheri e ho scoperto il pilates». È un atleta a tutti gli effetti: ha già subito sei interventi chirurgici tra caviglie, spalla e legamenti del ginocchio.