Il monito del Papa: la Chiesa non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni. Papa apra a riammissione preti sposati

Il monito del Papa: la Chiesa non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni

Avvenire

C’è bisogno di alimentare la «comunione» nella Chiesa che «non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma ricercando, nei cuori di tutti, i punti di incontro nella verità, alla cui sola luce ciascuno diventa per l’altro strumento di crescita». È un richiamo all’unità quello che arriva da Leone XIV nella solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni della città e della diocesi di Roma. Compito che, afferma il Pontefice, il Signore affida in particolare «a Pietro e ai suoi successori, a beneficio di tutto il popolo santo di Dio: ascoltare, con il suo aiuto, le voci di ciascuno, discernere le ispirazioni, condurre i cammini, correggere gli errori, istruire, incoraggiare, esortare e accompagnare i fratelli». Leone XIV ha fatto dell’impegno all’unità uno dei cardini del pontificato, come testimonia anche il suo motto In Illo uno unum, (“Nell’unico Cristo siamo uno”). E ha fatto dell’ascolto uno dei suoi tratti, a partire dal Collegio cardinalizio: lo dice anche il Concistoro straordinario di venerdì e sabato in cui ha radunato per la seconda volta dall’inizio dell’anno i porporati di tutto il mondo per discutere sulle sfide della Chiesa e del mondo. Eppure, aggiunge il Pontefice, spetta anche a «ogni cristiano farsi costruttore di unità, mettendo Dio al centro della propria esistenza e rendendosi vicino ai fratelli, attento alle loro vicende e ai loro bisogni per vivere con loro nella carità e così portare a compimento l’annuncio del Vangelo».
Papa Leone XIV durante la Messa per i Santi Pietro e Paolo nella Basilica Vaticana / REUTERS
Papa Leone XIV durante la Messa per i Santi Pietro e Paolo nella Basilica Vaticana / REUTERS
Il Papa presiede la Messa nella Basilica Vaticana, concelebrata assieme ai cardinali che hanno partecipato al Concistoro. Durante la liturgia consegna il pallio a 35 arcivescovi metropoliti nominati nell’ultimo anno. Tre sono italiani: Francesco Soddu, arcivescovo di Sassari, Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento, e Giampaolo Dianin, arcivescovo di Gorizia. Metropoliti di ogni continente: oltre ai tre della Penisola, sei sono europei, sei provengono dall’Asia, uno dall’Australia, quattro dall’Africa, otto dal Nord America e sette dall’America Latina. «Rito antico e suggestivo» quello della benedizione e dell’imposizione dei palli presi dalla Confessione di Pietro, il luogo della Basilica Vaticana in cui si trova la tomba dell’apostolo, che sono realizzati con la lana degli agnelli allevati nella Trappa dell’Abbazia delle Tre fontane di Roma, agnelli che vengono benedetti dal Papa nella festa di sant’Agnese, il 21 gennaio, e che sono tessuti dalle monache benedettine di Santa Cecilia in Trastevere. «Queste fasce di lana bianca ornate da croci – spiega Leone XIV nell’omelia – esprimono l’impegno di ogni pastore, ma anche di ogni cristiano, a prendere sulle proprie spalle i fratelli e le sorelle che gli sono affidati, come altrettanti agnelli del gregge del Signore, e a sacrificare per loro energie, tempo, fatica, e anche la vita, perché a tutti giunga il Vangelo e il mondo intero trovi in esso armonia e concordia».
Papa Leone XIV durante la Messa per i Santi Pietro e Paolo nella Basilica Vaticana / AFP
Papa Leone XIV durante la Messa per i Santi Pietro e Paolo nella Basilica Vaticana / AFP
Il Papa chiede di guardare a Pietro e Paolo «per capire come essere a nostra volta apostoli e costruttori di unità, servitori generosi della verità nella carità». E durante l’Angelus aggiunge che «la loro testimonianza ha contribuito in modo determinante a far sì che la presenza cristiana nella storia sia tesa non al dominio, ma al servizio, all’unità e alla riconciliazione» e ricorda come il loro martirio a Roma abbia aiutato a «una nuova conoscenza di Dio e dell’infinita dignità di ogni essere umano». Nella celebrazione eucaristica Leone XIV sottolinea la «fedele e paziente sollecitudine per l’unità» di Pietro che «è ben espressa dal simbolo delle chiavi, con cui spesso lo identifichiamo. Una chiave infatti non abbatte le porte, ma le apre e le chiude, ricercando al loro interno le leve giuste e accompagnandone i movimenti, perché i blocchi si sciolgano, i paletti scorrano e i battenti ruotino liberamente sui cardini, unendo gli ambienti e facendo di tante stanze isolate un’unica casa accogliente». Apostolo che, di fronte alla «questione dell’ammissione al Battesimo dei pagani non circoncisi» che «rischia di spaccare la comunità», sceglie di riunire «i fratelli: li ascolta e alla fine, guidato dallo Spirito Santo, prende la decisione, conservando la comunione e inaugurando una stagione nuova per l’intero popolo di Dio». Esempio di «grandezza d’animo». Ma «non vuol dire che Pietro sia perfetto», avverte il Papa. Infatti, «durante la Passione rinnega il Maestro, per poi piangere sincere lacrime di pentimento; e Paolo stesso, in circostanze diverse, gli rimprovera l’incoerenza di alcuni suoi comportamenti. Sa però riconoscere i propri sbagli e ravvedersi, senza scoraggiarsi e senza venir meno alla missione di annunciare il Vangelo e radunare il gregge di Cristo, fino al martirio, che subisce proprio qui, a Roma».
Papa Leone XIV durante la Messa per i Santi Pietro e Paolo nella Basilica Vaticana / AFP
Papa Leone XIV durante la Messa per i Santi Pietro e Paolo nella Basilica Vaticana / AFP
Poi il riferimento a Paolo, l’Apostolo delle genti. Il Papa cita la sua conversione lungo la via di Damasco e il suo zelo «fino al dono della vita» nell’Urbe. E richiama le parole di sant’Agostino in cui sottolineava che «Dio prese il persecutore della Chiesa e ne fece un messaggero di pace». Due figure diverse, chiarisce all’Angelus. «Diversi per provenienza, per formazione, per carattere; non soltanto prima, ma anche dopo essere stati chiamati, e il loro unico Signore non li ha uniformati». Del resto, «il Vangelo è compreso e annunciato da ognuno di loro con uno specifico accento» e i due sono diventati «quasi il simbolo di molte altre diversità che l’unico Spirito compone».
L’Infiorata intorno a piazza San Pietro, organizzata dalla Pro Loco di Roma Capitale e dalle Pro Loco d’Italia, in occasione della festa dei patroni di Roma, i santi Pietro e Paolo / SICILIANI
L’Infiorata intorno a piazza San Pietro, organizzata dalla Pro Loco di Roma Capitale e dalle Pro Loco d’Italia, in occasione della festa dei patroni di Roma, i santi Pietro e Paolo / SICILIANI
Infiorata intorno a piazza San Pietro e lungo via della Conciliazione per la festa patronale, con le composizioni dedicate in gran parte al tema della pace. Dalla finestra del Palazzo Apostolico il Papa esorta all’«incontro fraterno tra le persone e i popoli» e a «perseverare nel cammino ecumenico e nel dialogo attento e franco con tutti». In piazza San Pietro 15mila fedeli sfidano il caldo. Leone XIV ringrazia quanti hanno voluto sostenere la sua missione e le sue opere di carità nella Giornata dell’Obolo di San Pietro, il contributo destinato all’azione pastorale del Pontefice a favore dei poveri, delle popolazioni più fragili, di chi vive in situazioni di povertà, guerra ed emergenza. «Continuiamo a camminare insieme nella fede e nella comunione», è la consegna.

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