Editoriale del Giorno: “Il sapere non si castra: la teologia ha bisogno dell’esperienza familiare”

Monsignor Daniele Gianotti Vescovo: il video dell'annuncio - La Libertà  online

La nomina di mons. Daniele Gianotti alla presidenza della Commissione CEI per la Scuola e l’Università è un segnale che il Movimento accoglie con grande interesse intellettuale. Gianotti, fine accademico, ha da sempre un focus limpido sul legame inscindibile tra lo studio superiore e la testimonianza di vita quotidiana. Se la formazione dei giovani e il futuro della teologia passano dalla sua Commissione, la Chiesa italiana non può più permettersi il lusso di nascondere sotto il tappeto il patrimonio umano e accademico dei sacerdoti sposati.

Il “caso Padova” e gli attacchi strumentali della stampa conservatrice (come Silere non possumus), che descrivono i sacerdoti sposati come portatori di “incapacità affettiva” o li vedono come una minaccia per le scuole e le parrocchie, crollano miseramente dinanzi al realismo della storia. Nel solco dell’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV — che esalta la bellezza del creato e la verità delle relazioni autentiche —, diciamo a mons. Gianotti: l’educazione dei giovani ha urgente bisogno di figure che incarnino la sintesi perfetta tra il Vangelo vissuto e la realtà familiare. Molti dei 5.000 sacerdoti sposati italiani sono professori, teologi e accademici formati, le cui mogli possiedono una vera e propria vocazione ecclesiale (quello che il Cardinale Grech ha chiamato in queste ore un “dono immenso”). Portare questa testimonianza viva nelle scuole cattoliche e nelle università non indebolisce l’identità cattolica, ma la arricchisce di quella humanitas reale e non astratta che Papa Leone XIV chiede a gran voce.

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27 Maggio – L’eredità di Don Milani: esilio al posto dell’ascolto

Lorenzo Milani - Wikipedia

Da Barbiana ad oggi: lo spirito di Don Lorenzo Milani contro il muro di gomma del clericalismo

Oggi, 27 maggio 2026, ricorre l’anniversario della nascita di Don Lorenzo Milani. Come ricorda un approfondimento de La Nazione, il priore di Barbiana è stato il “prete scomodo” per eccellenza del Novecento italiano, un uomo che la miopia delle autorità clerico-curiali dell’epoca decise di esiliare su una montagna sperduta del Mugello pur di metterne a tacere la voce profetica e lo slancio innovatore. Solo decenni dopo la sua morte, la Chiesa ha finalmente riconosciuto la santità della sua intuizione pastorale ed educativa.

Come Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, apriamo questa giornata illuminati dalla sua testimonianza. C’è un filo rosso invisibile ma indistruttibile che lega l’esilio di Don Milani a Barbiana all’emarginazione che i sacerdoti sposati italiani subiscono dal 2003 ad oggi. Ieri come oggi, l’apparato burocratico preferisce punire, allontanare e silenziare chi propone un rinnovamento evangelico e una vicinanza reale alle fragilità della gente, piuttosto che mettersi in discussione.

1. Il secondo giorno di digiuno e l’attualità di “I Care”

Oggi don Giuseppe Serrone entra nel secondo giorno del suo nuovo Digiuno dei 40 giorni di protesta e testimonianza. Il motto di Don Milani, il celebre “I Care” (mi importa, ho a cuore), è lo stesso motore che spinge il nostro coordinatore e i presbiteri del Movimento a non arrendersi davanti al muro di gomma dei media  e delle istituzioni. Ci importa delle parrocchie che chiudono; ci importa delle comunità che, come a Verona, vengono private della Santa Messa domenicale per carenza di clero; ci importa dei giovani che incontriamo ogni giorno nelle scuole superiori e professionali come insegnanti, ai quali vorremmo spezzare anche il Pane eucaristico.

2. L’istruzione e il ministero: l’esperienza sul campo

Don Milani ha dimostrato che la scuola è il primo terreno di evangelizzazione e di riscatto umano. Molti sacerdoti sposati con regolare dispensa e matrimonio sacramentale per una assurda rigidità canonica non possono varcare la soglia delle parrocchie per celebrare i Sacramenti o tenere aperti i luoghi di culto abbandonati. Si preferisce la penuria sacramentale alla valorizzazione di pastori che hanno declinato il ministero nella realtà familiare e professionale.

3. Un appello alla CEI e a Papa Leone XIV nel segno di Barbiana

Mentre i Vescovi italiani proseguono l’82ª Assemblea Generale in Vaticano sotto la guida di Papa Leone XIV, l’anniversario di Don Milani risuoni come un monito severo. Non ripetete l’errore storico compiuto con il priore di Barbiana. Non continuate a ignorare e mettere a tacere le nostre suppliche e le nostre offerte di collaborazione gratuita per gestire le chiese chiuse.

Chiediamo a Papa Leone XIV la coerenza teologica con la sua stessa Enciclica Magnifica Humanitas: le “pietre scartate” come i preti sposati sono pronte a diventare pilastri per la rinascita delle comunità locali. Serve un Decreto di Riammissione immediato, che sani l’ingiustizia e ridoni operai qualificati alla vigna del Signore.

Di seguito, pubblichiamo il Comunicato Stampa ufficiale emesso oggi dal Movimento.

📰 COMUNICATO STAMPA

PER IMMEDIATA DIFFUSIONE

Anniversario Don Milani: il Movimento Sacerdoti Sposati denuncia la persistenza del metodo dell’esilio e del silenzio…

Nel secondo giorno del digiuno intrapreso da don Giuseppe Serrone, il Movimento richiama l’eredità del Priore di Barbiana: «Ieri si esiliavano i preti scomodi, oggi si preferiscono le chiese senza Messa pur di ignorare i preti sposati. Chiediamo a Papa Leone XIV un Decreto di Riammissione»

ROMA, 27 MAGGIO 2026 – In occasione dell’anniversario della nascita di Don Lorenzo Milani (27 maggio 1923), figura centrale del cattolicesimo sociale e profetico rilanciata oggi dai media nazionali (fonte: La Nazione), il Movimento Sacerdoti Sposati lancia un duro atto d’accusa contro il persistente immobilismo delle gerarchie ecclesiastiche, riunite a Roma per l’82ª Assemblea Generale della CEI.

Il Movimento evidenzia come i meccanismi di censura e di emarginazione curiale che colpirono il Priore di Barbiana – esiliato sull’Appennino toscano perché ritenuto “scomodo” dalle autorità ecclesiastiche del tempo – siano i medesimi applicati oggi nei confronti dei sacerdoti sposati con regolare matrimonio religioso. Dal 2003, infatti, le istanze di rinnovamento e le formali suppliche inviate da don Giuseppe Serrone a Roma e ai Vescovi italiani vengono sistematicamente ignorate e messe in secondo piano rispetto all’urgenza pastorale.

 Don Giuseppe Serrone dal suo presidio per il secondo Digiuno di 40 giorni, iniziato da pochi giorni afferma «Oggi assistiamo al paradosso di diocesi, come quella di Verona, che scelgono di razionare o cancellare le Messe domenicali per mancanza di clero, affidando le parrocchie a guide laiche. Si preferisce l’estinzione sacramentale dei territori e il silenzio dei tabernacoli pur di non reintegrare i sacerdoti sposati. Esattamente come ai tempi di Don Milani, la struttura preferisce difendere se stessa e le proprie regole rigide piuttosto che rispondere alla fame spirituale del Popolo di Dio».

L’appello rivolto a Papa Leone XIV e all’Assemblea della CEI, nel nome di Don Milani e della coerenza evangelica, chiede un immediato cambio di rotta: l’emanazione di un Decreto di Riammissione che permetta ai presbiteri sposati con rito sacramentale di tornare a celebrare l’Eucaristia e i Sacramenti, offrendo la propria disponibilità gratuita per custodire e gestire le chiese destinate alla chiusura.

Per informazioni, interviste e contatti stampa: Ufficio Stampa Movimento Sacerdoti Sposati

https://sacerdotisposati.altervista.org

sacerdotisposati@gmail.com

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27 Maggio 2026 CAMMINO DEI 100 GIORNI per riammissione preti sposati nella Chiesa

🏜️ IL CAMMINO DEI 100 GIORNI per Riammissione Preti SposatiRiammisione.preti.sposati.gioia

Dal sinodo alla prassI: il cammino continua

GIORNO 20 di …100 verso la riammissione nella Chiesa

Verso la riammissione ministeriale dei sacerdoti sposati nella Chiesa Cattolica:

Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per riammissione preti sposati nella Chiesa.

IL CALCOLO DEL CAMMINO Giorni già compiuti: 19 (dal 7 Maggio 2026).

Traguardo finale: 100 giorni.

Giorni rimanenti:  da oggi  27 Maggio 2026

🕒Mancano 80 giorni

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati e Verità per la Chiesa.

META: 100 giorni 


LEGGI APPELLO / SUPPLICA

Il teologo dei Sacramenti alla guida del Nord: Mons. Busca e la sfida dei preti sposati

Focus Editoriale: “La Teologia Sacramentale di mons. Busca e il Realismo dei Sacerdoti Sposati”

La nomina di mons. Marco Busca a Vicepresidente della CEI per l’Area Nord non è un semplice avvicendamento burocratico. Per chi sa leggere i segni dei tempi ecclesiali, l’ascesa del Vescovo di Mantova — già Presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia — rappresenta un’opportunità teologica senza precedenti. Mons. Busca è un raffinato teologo sacramentista; la sua intera produzione culturale e pastorale ruota attorno a un principio cardine: la liturgia non è uno spettacolo teatrale, né un’assemblea burocratica, ma l’azione viva di Cristo che si incarna nel tempo attraverso i Sacramenti.

Se questo è il presupposto, il Nord Italia si trova oggi davanti a un bivio drammatico che interroga direttamente il neoeletto Vicepresidente. Il “paradosso di Verona”, dove le parrocchie vengono private della Santa Messa domenicale e affidate a “guide laiche” per carenza di clero celibe, non è solo un problema organizzativo: è un vulnus teologico. Sostituire l’Eucaristia con “liturgie della Parola” significa, di fatto, abituare il popolo di Dio a una fede privata del Corpo di Cristo, riducendo la Chiesa a un’agenzia di servizi morali.

Qui la tesi liturgica di mons. Busca si salda perfettamente con la battaglia del Movimento Sacerdoti Sposati:

  • Validità e Costanza: I laici e le donne svolgono un ruolo prezioso, ma non possiedono il carattere indelebile dell’Ordine sacro. Non possono consacrare. Non possono confessare.

  • La Risposta del Realismo: Nel solco dell’Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, che rigetta l’astrazione spirituale per abbracciare la concretezza degli affetti, i 5.000 sacerdoti sposati regolari e formati sono l’unica risorsa immediata per garantire la costanza dei Sacramenti sul territorio.

Riammettere questi presbiteri non significa “svendere” il sacerdozio, ma difendere l’altare. Mons. Busca, che guiderà le diocesi del Nord, ha la competenza teologica per comprendere che la fame di Eucaristia dei fedeli non si cura con i sussidi cartacei, ma restituendo i pastori alle loro comunità.

“La liturgia senza sacerdote diventa un ufficio vuoto. Nel secondo giorno di digiuno, preghiamo per il nuovo Vicepresidente Busca, affinché abbia il coraggio di difendere l’altare riammettendo i preti sposati.”

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Editoriale del Giorno: “Il Modello Busca al Nord: Riformare la Liturgia o razionare l’Altare?”

L’ascesa di mons. Marco Busca alla Vicepresidenza della CEI per il Nord Italia sposta il baricentro del dibattito ecclesiale direttamente sul piano liturgico e sacramentale. Avendo guidato la Commissione Liturgica nazionale fino a maggio 2026, il nuovo Vicepresidente conosce meglio di chiunque altro il dramma delle “comunità orfane” e il pericolo rappresentato dal declassamento della Santa Messa in pure liturgie della Parola dirette da laici, come appena ratificato a Verona.

Il Movimento lancia oggi, 27 maggio, un appello pubblico e diretto a mons. Busca: il Nord Italia non ha bisogno di ingegneria burocratica, ha bisogno di pastori. Da esperto di sacramentaria e liturgia, il neo-vicepresidente sa che nessun sussidio o “guida laica” può sostituire il carattere indelebile del sacerdozio e il miracolo dell’Eucaristia. Nel solco dell’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV, che chiede un profondo realismo incarnato, e forte dell’apertura del Cardinale Grech sulle famiglie dei preti, mons. Busca ha l’occasione storica di invertire la rotta del declino. Gestire il Nord non può significare pianificare la chiusura programmata dei tabernacoli. Il nostro secondo giorno di digiuno nazionale si offre come spinta spirituale e politica: chiediamo al nuovo Vicepresidente di portare sul tavolo della CEI il Decreto di Riammissione dei sacerdoti sposati regolari. Noi siamo pronti, al Nord come in tutta Italia, a rimetterci al servizio della Chiesa Cattolica Romana.

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Riammissione preti sposati 2^ iniziativa digiuno 40 giorni giorno 2 di 40 26 Maggio 2026

🏜️ IL CAMMINO DEI 40 GIORNI

Digiuno 4 giorni per riammissione al ministero dei preti sposati

Il Deserto dei 40 Giorni

GIORNO 2 di 40 verso la verità

Verso la Verità Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per la riammissione al ministero. IL CALCOLO DEL DIGIUNO:

Giorni già compiuti: 1  (dal 26  Maggio 2026  al 04 Luglio 2026).

Traguardo finale: 40 giorni.

Giorni rimanenti:  da oggi  27 Maggio 2026

🕒Mancano 39 giorni.

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati nella Chiesa Cattolica.

META: 4 Luglio  2026 

Cei: eletti i presidenti delle dodici Commissioni episcopali e i membri del Consiglio per gli affari economici

77ª Assemblea generale dei Vescovi italiani – Chiesacattolica.it

L’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), riunita oggi in Vaticano per la 82ª sessione, ha eletto i presidenti delle dodici Commissioni episcopali per il prossimo quinquennio e i membri del Consiglio per gli affari economici. Per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi: mons. Riccardo Battocchio, vescovo di Vittorio Veneto. Per la liturgia: mons. Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace. Per il servizio della carità e la salute: mons. Benoni Ambarus, arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico. Per il clero e la vita consacrata: mons. Francesco Beneduce, vescovo ausiliare di Napoli. Per il laicato: mons. Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia. Per la famiglia, i giovani e la vita: mons. Bernardino Giordano, vescovo di Grosseto e di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese: mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti. Per l’ecumenismo e il dialogo: mons. Gaetano Castello, vescovo ausiliare di Napoli. Per l’educazione cattolica, la scuola e l’università: mons. Daniele Gianotti, vescovo di Crema. Per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace: mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso. Per la cultura e le comunicazioni sociali: mons. Domenico Beneventi, vescovo di San Marino-Montefeltro. Per le migrazioni: mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo. Eletti anche i quattro membri del Consiglio per gli affari economici: mons. Vincenzo Calvosa, vescovo di Vallo della Lucania; mons. Fabio Dal Cin, arcivescovo-prelato di Loreto; mons. Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano; mons. Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli e di Palestrina.
Agensir

Editoriale del Giorno: “L’inganno dell’autarchia spirituale: la vera comunione non si separa da Pietro”

La pubblicazione dell’elenco dei quattro futuri vescovi da parte della FSSPX (don Pascal Schreiber, don Michael Goldade, don Michel Poinsinet de Sivry e don Jean de Lassus) viene giustificata con la consueta retorica apologetica della “sopravvivenza della Tradizione”. Ma le reazioni autorevoli erette a difesa dell’unità non si sono fatte attendere: il Cardinale Gerhard Müller ha duramente liquidato l’operazione ricordando che «senza Papa Leone XIV non si è pienamente cattolici» e che nessuna associazione di diritto umano può frantumare la Chiesa per tutelare i propri interessi organizzativi.

Qui sta la differenza abissale tra le fughe in avanti dei tradizionalisti e il realismo d’amore del nostro Movimento. I lefebvriani pretendono di salvare la Chiesa creando una gerarchia parallela, scivolando di fatto in quel “libero esame” di stampo soggettivo che a parole dicono di combattere. Noi, al contrario, non vogliamo palazzi alternativi. Non nominiamo “vescovi” nostri, né cerchiamo scappatoie canoniche indipendenti. Di fronte al deserto delle parrocchie, noi digiuniamo, preghiamo e offriamo le nostre braccia a Papa Leone XIV, l’unica roccia su cui è fondata la Chiesa. Se l’Enciclica Magnifica Humanitas ci chiama a rimettere al centro il realismo della carne e delle relazioni, questo realismo deve fecondare le parrocchie romane, non alimentare trincee scismatiche o autarchiche. La Tradizione vive se c’è l’Eucaristia in comunione con il Papa, non se ci si arrocca in un’illusione di purezza separata dal Corpo Mistico.

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Lettera Aperta ai Vescovi CEI in Assemblea: Chiediamo a codesta Conferenza Episcopale un atto di coraggio sinodale: farsi portavoce presso il Santo Padre per la definizione del Decreto di Riammissione al ministero dei sacerdoti sposati

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Eminenza Reverendissima, Eccellenze Reverendissime,

Mentre codesto Venerabile Consiglio guida i lavori dell’Assemblea Generale incentrati sullo “stile ordinario” della sinodalità, sul territorio italiano le comunità locali stanno affrontando un drammatico razionamento dell’Eucaristia. I recenti casi di Verona (con l’affidamento delle parrocchie a guide laiche e la rinuncia alla Messa domenicale) e i tagli liturgici nel Nord-Ovest certificano che la crisi del clero celibe ha superato il livello di guardia.

In concomitanza con l’apertura dei Vostri lavori, oggi 26 Maggio 2026, il Movimento Sacerdoti Sposati inizia ufficialmente il suo secondo “Digiuno di 40 giorni”. Un’offerta ascetica di preghiera e di testimonianza che non è mossa da spirito di ribellione, ma dalla profonda fame di Sacramenti del popolo di Dio che noi, come padri e presbiteri, non possiamo ignorare.

Alla luce del magistero espresso da Papa Leone XIV nella recente Enciclica “Magnifica Humanitas”, che invita la Chiesa al realismo della carne e degli affetti, e confortati dalle storiche aperture del Segretario Generale del Sinodo, il Cardinale Mario Grech (il quale proprio in queste ore ha definito le mogli dei sacerdoti cattolici sposati un «dono immenso e fattore di stabilità»), vi rivolgiamo un appello accorato:

Non si scelga la via del declino burocratico. Valorizzare i laici è un dovere, ma usarli per sostituire il ministero sacramentale laddove vi sono braccia già pronte per la mietitura è un paradosso teologico che ferisce le anime. I 5.000 sacerdoti sposati regolari, formati e residenti in Italia sono una risorsa immediata per coprire i vuoti dei campanili orfani.

Chiediamo a codesta Conferenza Episcopale un atto di coraggio sinodale: farsi portavoce presso il Santo Padre per la definizione del Decreto di Riammissione dei sacerdoti sposati che lo desiderano nella Chiesa Cattolica autorizzandoli a celebrare la S. Messa. La sinodalità permanente fino al 2028 non può prescindere dalla salvezza degli altari oggi.

Assicurando la nostra preghiera in questo tempo di digiuno per il buon esito dei Vostri lavori in piena comunione con Pietro, restiamo a totale disposizione delle singole Curie diocesane per un servizio ordinato e obbediente.

In Cristo,

L’Ufficio di Presidenza Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Roma, 26 Maggio 2026

Editoriale del Giorno: “Il Modello Libanese e l’Ipocrisia Italiana: Se il Vaticano applaude le mogli dei preti”

Il cardinal Grech esalta il ruolo dei sacerdoti sposati della Chiesa maronita e delle loro mogli

L’articolo di Adista a firma di Eletta Cucuzza lancia una bomba teologica nel bel mezzo dell’Assemblea Generale della CEI a Roma. Il Cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo, ha inviato un videomessaggio ufficiale al primo storico incontro nazionale in Libano delle khouriyètes (le mogli dei sacerdoti cattolici di rito maronita), definendo la loro realtà un «dono immenso» e un «elemento di stabilità» per il percorso sacerdotale dei mariti. Le parole di Grech sono state accolte come «sorprendentemente aperte».

Questo crea un corto circuito politico insostenibile per i Vescovi italiani. Come può la gerarchia cattolica, per mano del Segretario del Sinodo, esaltare il ruolo delle mogli dei preti in Libano come parte integrante della missione ecclesiale e, contemporaneamente, ignorare l’appello di 5.000 sacerdoti sposati in Italia? Perché a Verona o a Torino si preferisce lasciare le comunità al buio sacramentale o inventarsi “guide laiche” sostitutive pur di non applicare lo stesso identico realismo approvato a livello universale? L’apertura del Cardinale Grech dimostra che la svolta della “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV è già legge nei fatti. La resistenza delle Curie italiane non è teologica, è pura ideologia burocratica. Il nostro digiuno, iniziato oggi, assume una forza d’urto enorme: il Vaticano ha già legittimato la nostra identità familiare.

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