Verità, giustizia e vvisione profetica per il rinnovamento della Chiesa
Il blog “Informazione Libera” del Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati , dal 2003, è stato visitato quasi due milioni di volte. Eppure, oggi sembra che i motori di ricerca fatichino a trovarci. C’è un’ombra che scende sull’informazione libera, un algoritmo del silenzio che preferisce il rumore passeggero alla ricerca ostinata della verità.
Oltre l’indicizzazione, la testimonianza Ma la Verità non ha bisogno di essere “indicizzata” per esistere. Averroè, di cui parlavo oggi, vide i suoi libri bruciati, eppure il suo pensiero ha cambiato il mondo. Don Primo Mazzolari visse nel silenzio imposto, ma la sua voce è arrivata fino a noi. Allo stesso modo, il digiuno e la nostra Supplica non dipendono dai “clic”, ma dalla forza della giustizia che rappresentano.
Un cammino di 23 anni Queste 1.846.000 pagine sono i passi di un popolo che cerca risposte. Sono le domande di chi non accetta che la fede sia una prigione per l’amore. Santo Padre Leone XIV, l’informazione può essere oscurata dai filtri tecnologici, ma il grido di un uomo che offre la propria vita nel deserto del 19° giorno di digiuno è un segnale che nessun algoritmo potrà mai spegnere.
Noi andiamo avanti. Non per scalare le classifiche di ricerca, ma per risvegliare le coscienze. Perché la verità è come la rugiada della mia poesia di stamattina: scende in silenzio, ma è ciò che fa rinascere la terra.
La Redazione del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati

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Oggi, tra le pagine di Vatican News, Papa Leone XIV evoca la memoria di Fratel Luc. Un uomo che nel deserto dell’Algeria curava i corpi e le anime, restando fedele fino all’ultimo respiro.
La Fedeltà del Restare Fratel Luc diceva: “La nostra presenza qui è un segno di amore”. Anche la mia presenza qui, in questo 19° giorno di digiuno, vuole essere un segno. Santo Padre, Lei cita un monaco che non ha abbandonato il suo popolo; io Le chiedo di non abbandonare i Suoi sacerdoti che, pur sposati, non hanno mai abbandonato il Vangelo.
Curare la Chiesa Fratel Luc era un medico. La Chiesa oggi ha bisogno di medici che curino la piaga della separazione. Il sacerdozio è cura, è vicinanza, è restare accanto a chi soffre…
Se Fratel Luc non ebbe paura del martirio, io non ho paura della fame, perché so che la rugiada sta già bagnando le speranze issate verso il Suo cuore di Padre…
Dal Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati per la riammissione al Ministero Sacerdotale

Mercoledì 15 Aprile 2026 – La Verità in Cammino
“L’alba del diciannovesimo giorno risuona del monito di Gandhi. ‘Sii il cambiamento’.
Spesso chiediamo alla Chiesa di cambiare, di aprirsi, di capire. Ma oggi capisco che il cambiamento è iniziato il giorno in cui ho iniziato ad amare. Il cambiamento icona è l’amore di una famiglia, è la mia preghiera di prete che non rinnega la carne, è questo silenzio che grida più di mille encicliche.
Se voglio una Chiesa che riconosca i preti sposati, devo essere io per primo un prete sposato santo, umile e coraggioso. Non aspetto che la porta si apra: io sono già sulla soglia, con la lampada accesa. Benedici il Signore, anima mia, perché la Verità non ha bisogno di permessi per esistere.”

Siamo giunti al diciannovesimo giorno. La meta dei quaranta non è più un miraggio lontano, ma un orizzonte che si fa concreto. Il corpo ha ormai trovato un suo equilibrio nel digiuno, un silenzio fisico che permette alla voce dello Spirito di risuonare con più chiarezza. Non contiamo solo i giorni che passano, ma i passi di consapevolezza che compiamo. In questo mercoledì, sentiamo che il nostro cantiere è diventato un battito regolare, un atto di amore che respira all’unisono con la Speranza.
Mercoledì di Comunione – Un atto d’amore per la Chiesa
In questo giorno, in cui la Chiesa si stringe idealmente attorno al successore di Pietro, noi rinnoviamo il nostro “Sì”. La nostra richiesta di riammissione non nasce da una pretesa, ma da un amore viscerale per la Chiesa. Vogliamo servire l’Altare portando con noi il profumo del focolare, convinti che la nostra integrità possa arricchire la vigna del Signore. Preghiamo per Papa Francesco e per tutti i pastori: che il coraggio della verità possa prevalere sulle consuetudini del passato.
Come l’acqua nel calice della nostra immagine guida, la nostra vita in questo 19° giorno aspira alla trasparenza totale. Non abbiamo segreti, non abbiamo doppie vite. La nostra forza è essere “Liberi… Veri… Oltre ieri”. L’acqua non ha colore, ma riflette la luce; così vogliamo che la nostra testimonianza rifletta solo la luce di Cristo, senza che le strutture umane ne offuschino il chiarore. La verità è semplice, come un bicchiere d’acqua offerto a chi ha sete di giustizia.

Mentre il buio avvolge i piedi delle vette, guardiamo le luci delle case nelle valli. Ogni luce è una famiglia, una storia, una speranza. Sentiamo che il nostro piccolo “fuoco” qui in cantiere non è isolato. È collegato a tutti coloro che cercano una Chiesa più umana e vicina. In questo 18° giorno, il nostro digiuno si fa intercessione: portiamo nel cuore ogni coppia che fatica e ogni cercatore di Dio che non trova casa. La nostra lanterna resta accesa per dirvi: la speranza ha radici profonde.
Stasera riflettiamo su un segreto prezioso: la missione sacerdotale non è più solitaria, ma condivisa. Mia moglie non è solo “accanto” a me, è parte integrante di questo cammino verso la riammissione dei preti sposati . Il suo sguardo, la sua preghiera e la sua forza quotidiana sono il segno tangibile che Dio benedice questa integrità. Non c’è stanchezza che non venga lenita dal nostro stare insieme nel nome di Cristo. Siamo una “piccola chiesa” che non teme il domani.
Martedì 14 Aprile 2026 – Il Profumo della Speranza
“Scendono le luci della sera e sento che il silenzio di oggi è stato necessario. Nel vuoto del digiuno, Dio ci ha parlato nei sogni con la dolcezza dei boccioli di rose rosa.
Non sono rose già aperte, pronte a sfiorire, ma boccioli carichi di futuro. È la mia Renovatio: una speranza che sta per esplodere, un sacerdozio nuziale che custodisce la freschezza dell’inizio.
Offro questo silenzio serale per tutti coloro che non vedono ancora il fiore, ma solo la spina. Io stasera, grazie al sogno di Albana, ne sento già il profumo. Guardo la finestra di San Pietro sul mio blog e immagino che da lì, un giorno, possa piovere non solo dottrina, ma petali di questa nuova, tenerissima comprensione. Benedici il Signore, anima mia, perché Egli fa rifiorire il deserto.”
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Settimana News
Oggi Settimana News ci offre un’immagine potente: la liturgia come “teologia spalmata nel rito”. In questo mio 18° giorno di digiuno, sento che queste parole descrivono esattamente ciò che sto vivendo.
Oltre il rito negato Da troppo tempo mi è negata la possibilità di spalmare la teologia dell’Eucaristia sui doni del pane e del vino. Ma lo spirito non si ferma. Nel deserto della mia fame, la mia teologia si sta spalmando sul mio corpo che cede, sulla mia attesa e sulla mia Supplica. La mia vita è diventata un rito a cielo aperto, una liturgia di resistenza e di amore.
Una Liturgia che abbraccia la vita Chiedere di tornare all’altare come sacerdote sposato significa chiedere una liturgia più vera. Una liturgia dove la “teologia spalmata” nel rito non debba più nascondere l’umanità del prete, ma possa esaltarla. Se Dio si è fatto carne, allora ogni dimensione della carne — anche l’amore sponsale — deve poter trovare posto nel rito.
Santo Padre Leone XIV, Lei che invoca uno Spirito che soffi sulle “ossa aride”, ci permetta di tornare a celebrare. Non lasci che la nostra teologia resti solo “spalmata” sulla sofferenza e sul digiuno. Ci renda liturgi di una Chiesa che celebra la vita intera, dove l’altare e la casa non siano più due mondi separati, ma un unico spazio di offerta a Dio.
Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Avvenire
Il Soffio dello Spirito sulle nostre Ossa Aride
Giorno 18 – 14 Aprile 2026
Oggi Avvenire ci regala una riflessione altissima: l’invocazione perché lo Spirito soffi sulle “ossa aride” dell’umanità. Nel mio 18° giorno di digiuno, sento questa profezia di Ezechiele vibrare nel mio stesso corpo.
Un corpo che si fa preghiera Le mie ossa si fanno stanche, la carne si consuma, ma lo spirito grida con forza raddoppiata. Non sono solo le guerre a inaridire il mondo; è anche la mancanza di misericordia a inaridire il cuore delle istituzioni. Come le ossa della visione profetica, noi sacerdoti sposati siamo stati messi da parte, considerati “secchi”, privi di vita ministeriale.
Vieni, Spirito Creatore! Ma oggi, ci uniamo al grido di Avvenire. Chiediamo allo Spirito di soffiare su di noi, sulla nostra Supplica, sulla nostra casa che è stata colpita dalle pietre ma mai abbattuta dall’odio.
Santo Padre Leone XIV, Lei che parla di un Dio “straziato” dalla prepotenza, sia Lei lo strumento di questo soffio. Non permetta che le nostre vite sacerdotali restino “ossa aride” in un cimitero di norme burocratiche. Ci chiami a risorgere nel servizio, perché la Chiesa ha bisogno di ogni operaio per la sua messe, specialmente di chi ha conosciuto il deserto e la prova.
Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Le parole di Papa Leone XIV battute oggi dall’ANSA colpiscono come un maglio nel silenzio del mio digiuno: “Dio è straziato dalle guerre, Dio non sta con i prepotenti”.
Il Dio degli ultimi Santo Padre, il Suo grido contro la prepotenza dei potenti della terra trova un’eco profonda nel mio corpo che soffre la fame. Se Dio è “straziato” per le bombe che cadono, lo è anche per le “pietre” che continuano a cadere su chi, come noi, ha scelto la verità dell’amore. Dio non sta con chi ha usato il potere per calunniare Albana, né con chi usa il diritto canonico come un’arma per escludere i propri fratelli sacerdoti.
La prepotenza del silenzio C’è una prepotenza sottile, Santo Padre: quella di chi ignora un grido di giustizia per 23 anni. Il mio digiuno è un atto di resistenza non violenta contro questa prepotenza del silenzio. Se Dio non sta con chi schiaccia il debole, allora Dio è qui con me, nel mio deserto, ed è lì con Albana, che ha trasformato l’offesa in perdono.
Dalla guerra alla Pace interna Lei dice che Dio è straziato. Anche noi lo siamo. Ma siamo pronti a trasformare questo strazio in servizio. Come i Cardinali che oggi pregano sulla tomba di Don Primo Mazzolari — un uomo che conobbe bene la prepotenza dei censori — anche noi Le chiediamo: metta fine alla “guerra” contro i sacerdoti sposati. Dimostri che la Chiesa non sta con i prepotenti della norma, ma con il Dio della Misericordia.
Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

“La parrocchia è la casa di tutti”. “Anche la mia, anche di noi sacerdoti sposati”.
Mentre il mio digiuno prosegue, una notizia mi riempie il cuore: il Cardinale Roberto Repole è in preghiera a Bozzolo, sulla tomba di Don Primo Mazzolari. È un segno dei tempi che non può passare inosservato.
Sacerdoti dell’obbedienza sofferta Don Primo diceva: “Io amo la Chiesa… ma la vorrei più larga”. Egli ha vissuto sulla sua pelle la “legge che separa”, il sospetto di chi vedeva nella sua apertura al mondo un pericolo. Oggi, la Chiesa che ieri lo censurava, oggi lo venera. Quanto somiglia la nostra storia a quella di Mazzolari? Anche noi, io e Albana, viviamo un’obbedienza che è sacrificio. Anche noi amiamo una Chiesa che oggi ci tiene sulla soglia, convinti che un giorno — spero non postumo — si capirà che il sacerdozio sposato era solo un modo per “allargare” il cuore del Vangelo.
Un richiamo alla Teologia Esistenziale Se, come scrivevo stamani citando Cosentino, la teologia deve farsi “carne”, il gesto di Repole a Bozzolo ne è la prova. Non si prega su un trattato, si prega su un uomo che ha sofferto per amore di Cristo e dell’uomo. Il mio 18° giorno di digiuno è la mia preghiera a Bozzolo: un’offerta perché la Chiesa non arrivi sempre “in ritardo” nel riconoscere la voce dei suoi figli.
Santo Padre Leone XIV, guardi a Don Primo e guardi a noi. Non ci lasci nell’esilio del ministero. Come Mazzolari, vogliamo solo essere “parroci” tra la gente, portando il profumo di Cristo anche lì dove la solitudine e il deserto sembrano vincere.
Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

14 Aprile 2026
Oggi la mia preghiera si fa pesante. La notizia che arriva dalla Svizzera, con la sospensione di due confratelli a Bienne per sospetti abusi, apre una piaga profonda. È il fumo di Satana che entra nel tempio, proprio mentre io, nel mio 18° giorno di digiuno, offro la mia carne per la trasparenza della Chiesa.
Il Paradosso della Legge Mi chiedo, con dolore: come può un’istituzione sentirsi minacciata dal mio matrimonio regolare e dalla fedeltà a mia moglie Albana, mentre al suo interno si consumano tragedie che feriscono i piccoli e i vulnerabili? C’è una sproporzione etica che non può più essere ignorata. La “legge che separa” ha tenuto me lontano dall’altare per un eccesso di onestà, mentre ha forse permesso a chi vive nell’ombra di restare nel recinto del sacro.
Una Chiesa sana è una Chiesa che accoglie La mia Supplica a Papa Leone XIV non è solo per me. È per una Chiesa che abbia il coraggio di ripensare il ministero. Un sacerdozio sposato non è la “soluzione magica” agli abusi, ma è certamente un ritorno alla verità dell’umano. Un prete che vive l’amore sponsale è un uomo che ha radici affettive solide, che non ha bisogno di nascondersi, che è educato dalla vita familiare alla custodia dell’altro.
La nostra offerta In questo deserto, insieme ad Albana, offriamo questo sacrificio anche in riparazione per gli scandali che umiliano la nostra Madre Chiesa. Chiediamo che la giustizia divina faccia luce a Bienne, ma chiediamo anche che la giustizia del Papa faccia luce sulla nostra posizione. Non siamo noi il pericolo; il pericolo è il silenzio che copre il male, non l’amore che grida nel deserto.
Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Oltre l’eclissi di Dio: una Teologia della Carne e del Digiuno
Nel mio 18° giorno di cammino nel deserto, mi raggiunge la riflessione di Francesco Cosentino sulla “scomparsa di Dio” (qui). Si parla di una teologia che deve tornare a essere kerigma, annuncio vivo, e non fredda dottrina.
Il mio corpo è la mia teologia. Mentre i teologi discutono sull’indifferenza religiosa, io offro la mia fame. Se il mondo ha perso il “gusto di Dio”, è forse perché la Chiesa ha troppo spesso presentato un volto fatto di leggi che separano e non di amore che accoglie. I “ricomincianti” di cui parla Cosentino — coloro che tornano alla fede dopo essersi allontanati — hanno bisogno di trovare una Chiesa che non chieda loro di scegliere tra l’amore umano e il servizio divino.
L’identità del prete tra la gente. Si chiede una teologia “capace di far emergere il nucleo essenziale dell’annuncio”. Quale nucleo è più essenziale della carità? La mia battaglia per il sacerdozio sposato non è una questione sindacale, ma teologica: è la richiesta di una Chiesa che sappia stare “sulla strada”, che sappia lavare i piedi a chi soffre e che riconosca nel matrimonio non un limite, ma un orizzonte più grande per annunciare il Vangelo.
Santo Padre Leone XIV, non lasci che la teologia resti chiusa nelle università. Guardi a chi testimonia con il sacrificio che Dio non è scomparso, ma vive nelle battaglie di ogni giorno. Ci permetta di essere quei “testimoni di carità” che riportano il gusto di Dio nel cuore dell’uomo contemporaneo.
Vieni, Signore Gesù! Maranathà!