C’è una guerra di droni sopra il Baltico. E Putin ormai vede nemici ovunque

La tensione ormai si taglia col coltello nel Baltico. Il Cremlino ce l’ha soprattutto con le tre repubbliche che avrebbero aperto il loro spazio aereo ai droni ucraini e che, da marzo in poi, hanno bombardato a più riprese le infrastrutture energetiche nella regione di Leningrado, provocando gravi danni. L’Estonia ha pure iniziato a posizionare nel suo Sud strumentazione per la difesa anti-aerea e ha minato il confine meridionale con la Russia con mine anti-uomo. Quest’ultima misura è stata adottata anche dalle altre due repubbliche baltiche Lituania e Lettonia, nonché da Polonia e Finlandia. Tutti questi Paesi Ue, facenti parte della Nato, si aspettano un attacco militare di Mosca? A giudicare dalle dichiarazioni dei loro politici, la risposta è “sì”. Le ragioni sono soprattutto di carattere storico: tutti questi Stati furono, per decenni, “satelliti” del Cremlino.
La recente concessione della Duma a Vladimir Putin del permesso di utilizzare le Forze armate all’estero in difesa dei cittadini russi e le accuse dell’Fsb, i Servizi segreti (l’ex Kgb), a Tallinn e a Helsinki di non rispettare i trattati internazionali sottoscritti con Mosca hanno aumentato le preoccupazioni.
Già nel 2014 la Duma seguì la medesima trafila legislativa prima dell’inizio dell’operazione di “annessione” della Crimea. In breve, c’è un precedente. Militarmente, ci si chiede, il Cremlino è in grado di attaccare oggi i Paesi baltici? Al momento Putin non ha truppe disponibili, poiché la maggior parte di loro sta combattendo in Ucraina. Domani, chissà.
Mosca è irritata anche dalla Svezia che sta fornendo caccia militari a Kiev e sta costruendo una fortezza marina attorno all’isola di Gotland, utile per bloccare il mar Baltico e isolare San Pietroburgo nonché gli scali di Primorsk e Ust-Luga. In una situazione del genere, molto tesa, le prossime manovre navali Nato – Baltops 26 – in programma da giovedì 4 al 19 giugno, rendono l’aria ulteriormente elettrica. Mercoledì si apre a San Pietroburgo il Forum economico internazionale, la cosiddetta “Davos russa”, da sempre fiore all’occhiello dell’Amministrazione Putin, a cui sarà presente, dopo anni, un rappresentante Usa, un emissario di Donald Trump.
Il Cremlino è risentito, adesso, anche con l’Unione europea, considerata una concorrente geopolitica. Due sono le ragioni principali. La prima è la concessione definitiva del prestito Ue da 90 miliardi di dollari a Volodymyr Zelensky, in presidente ucraino, per comprare armi. La seconda riguarda il congelamento dei circa 250 miliardi di dollari delle riserve russe dimenticate nei forzieri Ue nel 2022.Lo scontro militare tra le parti in causa sta, intanto, diventando sempre più violento.
Nel mese di maggio, la Russia ha colpito l’Ucraina con un numero record di droni a lunga gettata pari a 8.150, il 24% in più rispetto al precedente record di aprile. È quanto emerge da un’analisi dell’agenzia France Press in base ai dati dell’Aeronautica ucraina, mentre Kiev moltiplica gli appelli agli alleati occidentali per rafforzare le sue difese aeree. Sempre a maggio, inoltre, la Russia ha lanciato contro l’Ucraina 211 missili. Nell’ottica di ridurre la possibilità del Cremlino di guadagnare soldi sui mercati internazionali dalla vendita di materie prime va intesa l’intercettazione di una petroliera, la Tagor, in pieno oceano Atlantico da parte di una squadra navale, capitanata da francesi e britannici. «È inaccettabile – ha commentato il presidente francese Emmanuel Macron – che le navi eludano le sanzioni internazionali, violino il diritto del mare e finanzino la guerra che la Russia sta conducendo contro l’Ucraina». Pronta la risposta del portavoce del Cremlino: «Consideriamo tali azioni illegali, rasentano la pirateria internazionale».
Avvenire