Le città e le case aperte nell’intenzione di preghiera di Papa Leone XIV: l’accoglienza parte dalle famiglie dei sacerdoti sposati

Il Papa agli Atenei cattolici: in un'epoca di canti delle ...

L’intenzione di preghiera affidata da Papa Leone XIV per questo mese di agosto 2026, diffusa attraverso Vatican News, rivolge uno sguardo accorato al volto delle nostre città e delle nostre comunità. Il Santo Padre invita i fedeli di tutto il mondo a pregare affinché i contesti urbani e i luoghi abitati non si trasformino in deserto di relazioni o in burocrazie spersonalizzanti, ma diventino “case aperte e accoglienti”, capaci di ascolto, fraternità e cura verso ogni fragilità.

Questa sollecitazione spirituale del Pontefice tocca da vicino il tessuto vivo delle nostre parrocchie e si sposa perfettamente con l’esperienza pastorale e umana vissuta dalle famiglie dei sacerdoti sposati.

La parrocchia come casa: superare l’isolamento con il realismo pastorale

Perché le città e le parrocchie possano diventare autentici luoghi di accoglienza, occorre prima di tutto curare la solitudine di chi quelle comunità è chiamato a guidarle. Un clero isolato, schiacciato dal sovraccarico di lavoro e dalla gestione burocratica delle strutture, fatica a trasformare la parrocchia in una “casa dai portoni aperti”:

  • L’ospitalità della casa presbiterale: La famiglia del sacerdote sposato rappresenta un modello naturale di accoglienza. La casa di un presbitero coniugato è una “chiesa domestica” dove chiunque cerca ascolto, conforto o preghiera trova una porta spalancata e un ambiente familiare pronto ad accogliere.

  • La prossimità alle ferite della società: Vivere la quotidianità delle relazioni familiari, dell’educazione dei figli e delle dinamiche sociali permette ai sacerdoti sposati di comprendere a fondo le fatiche delle famiglie moderne, trasformando le parrocchie in luoghi di concreta empatia e vicinanza.

L’appello a Papa Leone XIV: integrare i preti sposati per comunità più accoglienti

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati si unisce con filialità all’intenzione di preghiera del Papa, indicando nel realismo pastorale la via concreta per tradurre questo auspicio in realtà ecclesiale.

I sacerdoti sposati — presbiteri provvisti di una formazione teologica formale d’eccellenza e di titoli accademici legittimi conseguiti presso le università pontificie — rinnovano la propria completa disponibilità al Papa e ai Vescovi. Un decreto canonico di riammissione al ministero attivo permetterebbe a questi pastori di affiancare il clero celibatario, riaprire le parrocchie chiuse e rendere davvero ogni comunità una “casa aperta”. Garantire la presenza dei Sacramenti e la cura delle anime è il primo e più fondamentale atto di accoglienza che la Chiesa possa offrire alle nostre città.

Strage di Bologna, 46 anni dopo: Molteni ammette la “matrice neofascista”, ma Meloni manda solo un sottosegretario

Strage di Bologna, 46 anni dopo: Molteni ammette la “matrice neofascista”, ma Meloni manda solo un sottosegretario

Nel cortile di Palazzo d’Accursio, alle 10.25 di una mattina d’agosto che ha ancora il peso di quel tragico 1980, l’Italia si ritrova di nuovo divisa tra chi la memoria la difende scendendo in piazza e chi, dai palazzi del potere romano, preferisce sfilarsi. Per questo 46° anniversario della strage di Bologna, l’esecutivo ha scelto la strada del profilo basso, senza inviare neanche un ministro. Dopo le scintille dello scorso anno per la presenza di Anna Maria Bernini e il cronico imbarazzo della destra al governo nel pronunciare la parola “fascista”, a rappresentare le istituzioni c’era soltanto il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni. Eppure, proprio dal rappresentante della Lega sono arrivate parole che sanno di atto dovuto davanti alla realtà dei fatti: “Un attentato terroristico di matrice neofascista ha squarciato la vita di tante persone”, ha riconosciuto Molteni nel cortile del Comune, ricordando che il 2 agosto “è una data che appartiene all’Italia intera”. Una dichiarazione importante, certo, ma che non basta a coprire il vuoto politico dell’aula di governo.

Il coraggio delle parole e il peso delle sentenze
Che la strage di Bologna fosse un massacro eversivo di matrice neofascista non è una tesi politica, né un’opinione di parte ma una verità scolpita in diciassette sentenze della Repubblica. È il tracciato giudiziario che ha ricucito la catena di comando dagli esecutori dei NAR fino ai mandanti, svelando le complicità e le coperture di apparati deviati dello Stato. Lo ha ribadito con forza il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando come “la strategia neofascista del terrore pretendeva di distruggere i valori di libertà e democrazia”. E lo ha confermato Paolo Lambertini, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, che dall’alto del palco della stazione e prima ancora nei chiostri comunali non ha risparmiato stoccate al potere politico: “Ci aspettiamo che la Presidente del Consiglio abbia il coraggio di tagliare con il passato. Spero riesca a sbloccare questa parola a livello verbale. Non lo diciamo noi che è una strage fascista: lo dicono i tribunali”.
Lambertini ha poi espresso la forte delusione dell’Associazione per i recenti lavori della Commissione Antimafia, denunciando il rischio di una “rinuncia ad approfondire” piste storiche ed eversive ancora oscure, come il ruolo di Stefano Delle Chiaie, e puntando il dito contro i ricorrenti tentativi di revisionismo che tentano di “normalizzare” figure della galassia stragista come Gilberto Cavallini.

La risposta di una comunità
Mentre il Palazzo sfila a ranghi ridotti o preferisce evitare la piazza, Bologna risponde nel frattempo nell’unico modo che conosce dal 2 agosto 1980: con la partecipazione di massa. Guidato dal sindaco Matteo Lepore, scortato e sommerso dagli applausi e dai cori di sostegno dei cittadini lungo via Indipendenza, dopo le pesanti minacce ricevute nei giorni scorsi per le vicende legate alla morte di Abderrahim Fakir, il corteo ha attraversato via Indipendenza fino al piazzale della stazione.

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Al suo fianco hanno sfilato le massime istituzioni territoriali e politiche: il neopresidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, e la segretaria del PD Elly Schlein, perentoria nel ribadire che “non consentiremo a nessuno di riscrivere la storia” e nel richiamare il Governo alla piena attuazione della legge sulle vittime.

Una piazza viva, plurale e persino attraversata da anime diverse, compresi i familiari di Fakir e gli spezzoni di protesta sociale, che ha dimostrato come la memoria del 2 agosto sia un corpo collettivo capace di accogliere le istanze di giustizia del presente senza smarrire il proprio baricentro storico. Nel piazzale della stazione, davanti alla crepa della sala d’aspetto e all’orologio fermo alle 10.25, Bologna ha riaffermato che il filo che lega le vittime di allora alla cittadinanza di oggi non si spezza davanti all’assenza dei ministri né di fronte ai tentativi di sminuire le verità processuali.

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Nella Chiesa Greco-Cattolica Ucraina il “padre prete” è sposo e papà: la lezione d’oriente che indica la via al realismo pastorale

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La riflessione offerta da SettimanaNews sulla figura del sacerdote nella Chiesa Greco-Cattolica Ucraina mette in luce una realtà che per l’Oriente cristiano è la norma da secoli: il “padre prete” è, nella stragrande maggioranza dei casi, un uomo sposato, un padre di famiglia ben inserito nel tessuto sociale ed umano della propria comunità.

In un momento in cui le diocesi d’Occidente affrontano l’invecchiamento del clero, la solitudine dei presbiteri e l’affanno di parrocchie sempre più ampie, lo sguardo verso la tradizione greco-cattolica non rappresenta un’esotica eccezione, ma una testimonianza viva di come il ministero ordinato e la vita familiare possano integrarsi con reciproco arricchimento.

La stabilità della famiglia al servizio del Popolo di Dio

Come sottolinea l’approfondimento di SettimanaNews, il prete sposato ucraino vive un’esperienza di prossimità unica con i propri fedeli. Condividere le sfide quotidiane della gestione di una casa, dell’educazione dei figli e delle preoccupazioni economiche non depotenzia la sua autorevolezza spirituale, ma la rende carne della carne del suo popolo.

Per la Chiesa di rito latino, l’esempio orientale offre spunti fondamentali:

  • Superamento del dualismo: Dimostra nei fatti che la stabilità affettiva e la maturità relazionale della vita familiare non sono un ostacolo alla cura delle anime, ma un argine naturale contro l’isolamento e il burnout.

  • Aperta comunione con Roma: Ricorda a tutti che la tradizione del clero coniugato è pienamente cattolica e in perfetta comunione con il Papa.

Un modello già pronto per la riammissione dei sacerdoti sposati

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati accoglie questa testimonianza come un forte segno di speranza per la Chiesa di rito latino. Non vi è bisogno di inventare formule astratte: nel tessuto delle nostre diocesi d’Europa esistono già presbiteri con una formazione teologica formale d’eccellenza e titoli accademici legittimi conseguiti presso le università pontificie, che vivono l’esperienza della stabilità familiare.

Un decreto canonico di Papa Leone XIV che consenta agli Ordinari diocesani di riammettere al ministero attivo i sacerdoti sposati che lo desiderano rappresenterebbe la scelta di realismo pastorale più matura ed efficace. Valorizzare questo “modello orientale” anche in Occidente permetterebbe di affiancare il clero celibatario, riaprire le parrocchie al culto e custodire la cura delle anime per il bene comune di tutti i fedeli.

La crisi della Chiesa e quel prete «ignorante» che chiedeva d’«importunare» Dio

La casa del Curato d'Ars ad Ars-sur-Formans, Alvernia-Rodano-Alpi, Francia

Alla luce dell’evidente distanziamento fra l’Occidente e la fede cristiana, ci si può ragionevolmente domandare se non abbia una motivazione anche nel modo in cui, negli ultimi decenni, i sacerdoti interpretano il loro ruolo e se questo non abbia condotto a una crisi di credibilità. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica il problema è noto fin dalla prima metà del secolo scorso e ha attraversato il Concilio Vaticano II.

Senza mezzi termini, nel 1995, Giovanni Paolo II ha individuato la causa nella carenza di santità. Indicendo la Giornata mondiale per la santificazione sacerdotale ha auspicato una maggiore adesione a Cristo da parte di tutti i preti. Pio XI, del resto, già nel 1929 aveva pensato di dare come patrono ai parroci di tutto il mondo uno spirituale e un mistico come Giovanni Maria Vianney, il santo Curato d’Ars.

Sulla stessa linea, nel 1959, Giovanni XXIII ha scelto il 4 agosto, centenario della morte di Vianney, per promulgare un’enciclica sul ministero sacerdotale e sempre il 4 agosto, cinquant’anni dopo, Benedetto XVI ha indetto l’Anno sacerdotale per «promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti». Una sottolineatura che, collegata al santo francese e alla stessa figura di Ratzinger, generò critiche da parte di chi vedeva in Vianney un modello di Chiesa troppo tradizionalista. Anche quest’anno, però, nel consueto messaggio ai sacerdoti, svincolando i concetti di santità e spiritualità dalla questione del tradizionalismo, Leone XIV ha citato Vianney è ha aggiunto: «Il mondo ha un grande bisogno di sacerdoti che diffondano il buon profumo della santità».

Insomma, fuori dalle polemiche, che rischiano di diventare fuorvianti, c’è forse da chiedersi che cosa abbia spinto i papi negli ultimi cento anni a indicare, con insistenza, un singolare sacerdote come il Curato d’Ars quale esempio di vita, di santità e di missione sacerdotale. L’occasione per avviare una prima riflessione su questo tema certamente complesso la fornisce il ritorno in libreria di un libro del 1975, Importunate il buon Dio. Pensieri e discorsi del Curato d’Ars, edito da Città Nuova (pagine 132), che si avvale di un ampio profilo biografico firmato dal biblista Gérard Rossé, introduzione efficace anche al nostro argomento.

È utile, a questo riguardo, considerare alcune date. Vianney nasce nel 1786 a Dardilly, nei pressi di Lione. Tre anni dopo esplode la rivoluzione del 1789. Le scuole vengono chiuse e riapriranno solo nel 1803. Per lui che, figlio di contadini, ha sempre lavorato nei campi, cominciare a studiare a 17 anni risulta ostico, nonostante il desiderio di imparare. Durante la repressione giacobina ha maturato una fede rocciosa. È stato battezzato in un fienile da uno dei rari preti rimasti, che riesce a celebrare in piena notte, aggirando l’incubo della delazione e della morte certa. Sono le motivazioni di questo sacerdote coraggioso a far nascere in lui il desiderio di diventare prete. Qualche anno dopo un altro prete, Charles Balley, comprendendone la vocazione purissima, lo aiuterà a studiare preparandolo al sacerdozio, fra le critiche del clero locale che lo considera «irrecuperabile» alla cultura. Si dice che sia stato ordinato «per pietà». Aveva 29 anni, sapeva di essere ignorante e ancora molti anni dopo, trovandosi con altri preti si sentiva «l’idiota del villaggio». Considerato incompetente, non gli fu concessa subito la facoltà di confessare, ma trent’anni dopo davanti al suo confessionale c’è una fila che stupisce il mondo. Confessa 12 o 16 ore al giorno e ogni penitente sa che per il suo turno dovrà attendere almeno una settimana. Non ha più tempo di preparare prediche e catechesi, ma riempie la chiesa parlando di amore per l’Eucarestia e di mistica pura. Quando arriva ad Ars non è che una frazione di 200 anime e lui si sente totalmente inadatto. Con fatica, la sua sete di accompagnare le persone all’incontro con l’amore di Dio fa di quelle poche case, nella Francia post-giacobina, attraversata da nuovi venti di guerra, un riferimento internazionale, che oggi accoglie 450 mila pellegrini l’anno.

Tempi che tornano? Forse. Ma l’appello nella cristianità a coniugare diversamente azione e contemplazione è forte e chiaro.

rsi.ch

Per una fraternità che rigenera la Chiesa: Lettera Aperta ai Vescovi d’Italia per perorare presso Papa Leone XIV la riammissibilità dei sacerdoti sposati

A Vostre Eccellenze Reverendissime, I Vescovi e Arcivescovi delle Diocesi d’Italia,

Vi scriviamo con filiale rispetto e profonda sollecitudine per il bene della Chiesa che è in Italia, guidati dal desiderio condiviso di servire il Popolo di Dio e di custodire la vitalità spirituale e sacramentale delle nostre comunità.

Le sfide che ogni giorno Vi trovate ad affrontare come Pastori sono sotto gli occhi di tutti: l’incalzante spopolamento vocazionale, l’invecchiamento del clero, la dolorosa necessità di accorpare le comunità parrocchiali e il peso sempre più gravoso di adempimenti giuridici e amministrativi che gravano sulle spalle dei pochi presbiteri in servizio. Come ricordato di recente dal Cardinale Matteo Zuppi in vista del raduno del clero convocato per il prossimo 12 dicembre 2026, non si possono nascondere «le fatiche, la solitudine, lo scoraggiamento e il peso di responsabilità crescenti» che portano molti parroci alla soglia del logoramento e del burnout.

Di fronte a questa realtà, siamo convinti che lo Spirito Santo chieda alla nostra Chiesa un atto di coraggio e di profondo realismo pastorale.

Una risposta matura e immediata già presente nei nostri territori

Desideriamo sottoporre al Vostro discernimento e al Vostro cuore paterno la disponibilità matura e trasparente di una comunità di presbiteri già presente nelle Vostre diocesi: i sacerdoti sposati.

Non Vi offriamo un’ipotesi teorica o una soluzione a lungo termine, ma una risorsa d’eccellenza immediatamente operativa:

  • Formazione e competenza: I presbiteri coniugati custodiscono una formazione teologica formale d’eccellenza e titoli accademici legittimi conseguiti con merito presso le Pontificie Università.

  • Stabilità e vicinanza: L’unione tra la grazia indelebile del Sacramenta dell’Ordine e l’esperienza della vita familiare conferisce a questi sacerdoti un’equilibrata maturità umana, relazionale e sociale, capace di intercettare da vicino i bisogni e le ferite delle famiglie d’oggi.

  • Volontà di servizio: Essi non chiedono di stravolgere la disciplina ecclesiale, ma desiderano unicamente mettersi a completa disposizione dei Vescovi e della Chiesa per riaprire le parrocchie destinate al silenzio e celebrare i Sacramenti.

Sostenere il clero celibatario per la cura delle anime

La riammissione dei sacerdoti sposati non nasce in contrapposizione al celibato consacrato, ma come un’opportunità per custodirlo ed elevarlo. L’affiancamento del sacerdote coniugato al confratello celibe rappresenta un antidoto potente all’isolamento presbiterale: permette di condividere il carico della rappresentanza legale e della gestione materiale delle parrocchie, restituendo al clero celibatario il tempo e il respiro interiore per essere anzitutto pastori di anime.

Le case dei sacerdoti sposati possono diventare autentiche “oasi di fraternità”, luoghi di accoglienza e di condivisione per ogni presbitero che vive momenti di prova o di solitudine.

L’appello: farsi voce presso Papa Leone XIV

Alla luce di questo scenario e della costante ricerca di vie di rinnovamento pastorale, rivolgiamo a tutti Voi, Vescovi d’Italia, un accorato appello affinché Vi facciate interpreti e promotori di questa causa presso il Santo Padre Papa Leone XIV.

Vi chiediamo di perorare presso la Sede Apostolica l’emanazione di un decreto canonico straordinario di riammissibilità al ministero attivo per i sacerdoti sposati che ne facciano formale richiesta.

Permettere che operai già formati ed entusiasti tornino a servire nella Vigna del Signore è la decisione più trasparente ed evangelica per evitare la chiusura delle parrocchie, tutelare la salute e la dignità dei Vostri sacerdoti, operare per il bene comune dei fedeli e garantire la continuità della cura delle anime nel nostro Paese.

Certi del Vostro paterno ascolto e della Vostra preghiera, confermiamo la nostra piena ed obbediente disponibilità a servire la Chiesa.

Con i sensi della più alta stima e comunione in Cristo,

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati

Liturgia 2 Agosto 2026 XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Antifona d’ingresso
O Dio, vieni a salvarmi,
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
Signore, non tardare.

Colletta
Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Padre, che apri la tua mano
e sazi ogni vivente,
fa’ che nulla mai ci possa separare dal tuo amore,
pane che nutre le profondità della vita
e comunione con ogni creatura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura
Is 55,1-3
Venite e mangiate.
Dal libro del profeta Isaìa

Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide».

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 144
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

Seconda lettura
Rm 8,35.37-39
Nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Parola di Dio

Canto al Vangelo
Mt 4,4b

Alleluia, alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Alleluia.

Vangelo
Mt 14,13-21
Tutti mangiarono e furono saziati.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Dio è Padre provvidente: nel suo amore ascolta il grido dell’umanità ferita e accompagna e sostiene sempre i suoi figli. Preghiamo animati da questa fiducia.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascolta il tuo popolo, Signore.

1. Benedici la tua Chiesa: concedile la grazia di essere per ogni uomo segno luminoso dei beni eterni da te promessi. Noi ti preghiamo.
2. Assisti con il tuo Spirito i pastori della Chiesa: sappiano interpretare la storia dell’umanità alla luce della tua parola e guidino il popolo loro affidato verso la pienezza dell’unità e della pace. Noi ti preghiamo.
3. Illumina le menti e i cuori di coloro che governano le nazioni: si pongano al servizio del bene comune, per un reale progresso nella giustizia e nella solidarietà. Noi ti preghiamo.
4. Rinfranca coloro che sono nel dubbio e nell’angoscia: con umiltà di spirito accolgano la luce della fede, sorgente di forza e di pace. Noi ti preghiamo.
5. Accompagna noi, qui riuniti: docili all’insegnamento del Maestro, ci sia dato di servirlo nei fratelli con umiltà e purezza di cuore. Noi ti preghiamo.

O Padre, tu vuoi che ci amiamo come tu ci ami: purifica il nostro cuore dall’egoismo e dalle tenebre del male, perché possiamo vivere nella comunione e nell’amore. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Santifica, o Signore, i doni che ti presentiamo
e, accogliendo questo sacrificio spirituale,
trasforma anche noi in offerta perenne a te gradita.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione
Ci hai mandato, Signore, un pane dal cielo,
un pane che porta in sé ogni dolcezza
e soddisfa ogni desiderio. (Cf. Sap 16,20)

Oppure (Anno A):
Gesù prese i cinque pani e i due pesci,
li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. (Mt 14,19)

Preghiera dopo la comunione
Accompagna con la tua continua protezione, o Signore,
i tuoi fedeli che nutri con il pane del cielo,
e rendi degni della salvezza eterna
coloro che non privi del tuo

L’Amore, la Nostalgia del Ministero e le Note di “Nuovo Cinema Paradiso”: Il Dolore Dolce dei Sacerdoti Sposati

Nuovo Cinema Paradiso (1988) | MUBI

La musica ha il potere unico di far riaffiorare sentimenti profondi, memorie mai del tutto sopite e nostalgia per ciò che è stato e che potrebbe ancora essere. Ascoltare il celebre “Tema d’amore” di Ennio Morricone tratto da Nuovo Cinema Paradiso (http://www.youtube.com/watch?v=xPnG9z8ab3s)

risveglia un’emozione intima e struggente che risuona profondamente nell’anima di molti sacerdoti sposati.

Proprio come nel capolavoro cinematografico di Giuseppe Tornatore — dove i fotogrammi dei baci censurati riemergono alla fine come una riconciliazione tra l’amore perduto e il tempo trascorso —, per i sacerdoti che hanno scelto la via del matrimonio si intrecciano due grandi amori: l’amore per la propria famiglia e la mai spenta nostalgia per il ministero sacerdotale.

🎼 Un’armonia di due amori, non una contraddizione

La melodia di Morricone racconta una passione autentica, fatta di attese, desideri, sacrifici e bellezza. Per un presbitero coniugato, quella musica non rappresenta una rinuncia al passato, ma la voce di un sentimento che continua a battere nel cuore:

  • Un’impronta indelebile: Il sacramento dell’Ordine lascia un segno spirituale che il tempo e i decreti canonici non possono cancellare. La nostalgia di celebrare l’Eucaristia, di ascoltare le persone nel confessionale e di camminare accanto alle comunità non è una spinta nostalgica al passato, ma il desiderio ardente di servire ancora.

  • La ricchezza della famiglia: L’incontro con l’amore coniugale non ha impoverito la vocazione al servizio, ma l’ha arricchita di sensibilità, empatia, comprensione e condivisione delle fragilità umane della vita quotidiana.

🕊️ Un appello di riconciliazione e realismo pastorale

Di fronte a parrocchie vuote, altari in silenzio e presbiteri celibatari sempre più soli di fronte alle sfide del nostro tempo, i sacerdoti sposati chiedono solo di poter far ricongiungere questi due amori.

Così come la pellicola di Nuovo Cinema Paradiso riannoda i fili dei ricordi e restituisce il senso di una vita intera, la riammissione al ministero attivo — auspicata e sollecitata presso Papa Leone XIV e i Vescovi d’Italia — permetterebbe a questi uomini di mettere la maturità della propria vita familiare al servizio della Chiesa e della cura delle anime.

Non si tratta di scegliere tra l’amore per una moglie e l’amore per il Cristo e la sua Chiesa, ma di riconoscere che entrambi possono convivere ed arricchirsi a vicenda per il bene comune delle nostre comunità.

Lettera Aperta ai Fedeli Cattolici. TITOLO: Per non lasciare le nostre chiese nel silenzio: perché la riammissione dei sacerdoti sposati riguarda il futuro di tutti noi

Cari fratelli e sorelle nel Signore,

Vi scriviamo con l’amore profondo che ci lega alla Chiesa e con la viva preoccupazione per il futuro delle nostre comunità parrocchiali. Ogni domenica, in molte diocesi d’Italia e d’Europa, assistiamo a una realtà che addolora il cuore: altari rimasti spogli, comunità costrette a rinunciare all’Eucaristia festiva per la mancanza di un pastore residente, e parroci sempre più soli, schiacciati dal carico di molteplici parrocchie e dal rischio costante di logoramento umano e spirituale.

Di fronte a questa crisi vocazionale e sacramentale, non possiamo rassegnarci a una gestione passiva dell’emergenza. L’Eucaristia è il cuore battente della vita cristiana, e garantire la presenza dei Sacramenti e la cura delle anime è un diritto spirituale di ogni fedele e un dovere di realismo pastorale per tutta la Chiesa.

Una risorsa d’eccellenza già pronta nel tessuto ecclesiale

Per superare lo spopolamento delle parrocchie e vincere la solitudine che attraversa la vita di molti presbiteri celibatari, la soluzione non risiede in un’attesa passiva o in semplici riassetti burocratici. I sacerdoti sposati rappresentano una risorsa matura, immediata e vitale per il bene comune delle nostre comunità.

I presbiteri coniugati che chiedono di poter rientrare in servizio attivo:

  • Possiedono una formazione teologica formale d’eccellenza e titoli accademici legittimi conseguiti presso le università pontificie;

  • Uniscono alla grazia indelebile del sacramento dell’Ordine l’equilibrio, l’esperienza e la stabilità relazionale maturate nella vita familiare;

  • Non cercano di scardinare la Tradizione, ma desiderano mettersi a completa disposizione dei Vescovi e di Papa Leone XIV per riaprire le parrocchie, celebrare i Sacramenti e affiancare i confratelli in difficoltà.

Una fraternità che arricchisce la Chiesa

In un momento in cui le famiglie cattoliche cercano punti di riferimento autentici, le case dei sacerdoti sposati possono diventare oasi di accoglienza, di ascolto e di concreta fraternità presbiterale. L’esperienza delle Chiese cattoliche di rito orientale ci insegna che la coesistenza tra clero celibatario e clero coniugato non indebolisce il ministero, ma lo arricchisce e lo rende più vicino al vissuto quotidiano della gente.

Il vostro sostegno per un passo di speranza

Rivolgiamo questo appello a voi, popolo di Dio, affinché vi facciate voce e sostegno per questa causa di giustizia ed evangelica trasparenza. Chiedere la riammissibilità al ministero attivo dei sacerdoti sposati significa chiedere che nessuna parrocchia rimanga senza Messa, che nessun ammalato rimanga senza conforto e che nessun giovane prete si ritrovi solo di fronte alle responsabilità del ministero.

Uniamo le nostre preghiere e la nostra voce affinché Papa Leone XIV e gli Ordinari diocesani possano varare con coraggio un decreto canonico di riammissione. Sostenere il reintegro dei sacerdoti sposati significa custodire la fede dei nostri figli, rinnovare la vitalità delle nostre parrocchie e garantire la cura delle anime per il presente e per il futuro della Chiesa.

In comunione di fede e di speranza,

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati

Luca Favarin diventa papà, l’ex parroco sui social: «La cosa più bella della vita, ecco il mio nuovo inizio»

Luca Favarin diventa papà, l'annuncio dell'ex parroco sui social: «La cosa più bella della vita, ecco il mio nuovo inizio»

PADOVA – Dall’abito talare a pappe e pannolini. Luca Favarin, ex don, diventerà papà. Lo ha annunciato lui stesso sui social con un post corredato da una foto in cui tiene in mano un paio di scarpine fatte all’uncinetto.

Favarin diventa papà
«Di generazione in generazione … la cosa più bella della vita… Ecco un mio nuovo inizio in questa vita meravigliosa sempre nuova e affascinante». Così scrive Luca Favarin sui social annunciando che la sua compagna è incinta.

«Sono e sono stato molteplici dimensioni in una policromia di esperienze tutte vissute consapevolmente, responsabilmente e sopratutto pienamente. Tutte stagioni diversissime di un tempo benedetto ogni giorno di vita autentica. Di questo ringrazio sempre Iddio. Ora una nuova attesa, traboccante di energia e progetti, cura e servizio e soprattutto amore. È gioia per una nuova vita che cambierà ancora una volta la mia, la nostra».

Chi è
Luca Favarin è stato prete fino al 2023. Una figura da sempre vicina agli ultimi, ai più fragili, agli stranieri. Prima è stato sospeso a divinis, poi è arrivato il divorzio ufficiale dalla Chiesa cattolica. La decisione di Favarin era stata presa per due motivi: favorevole sia alle unioni tra persone omosessuali sia ad una legge per il fine vita. Ma nella nota con cui la Diocesi di Padova annunciava la decisione definitiva faceva riferimento anche alle attività dell’ex parroco: «Per quanto riguarda l’agire in campo sociale, le iniziative di don Luca Favarin, per quanto pregevoli, sono personali e non pensate, condivise nè maturate insieme alla Chiesa di Padova. In particolare sul fronte dell’accoglienza dei migranti la Diocesi di Padova ha scelto di non porsi come “gestore” diretto delle accoglienze, ma di affidarsi a cooperative sociali qualificate». Parole che non erano state per nulla gradite da Favarin. Che oggi si è rifatto una vita: ha una compagna e tra qualche mese sarà papà.

Il Messaggero

La liturgia resta salda, ma le parrocchie si svuotano: Papa Leone XIV è chiamato a riconsiderare la risorsa vitale dei sacerdoti sposati

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Le recenti dichiarazioni del Cardinale Roche, riprese in queste ore dall’agenzia ANSA, confermano una linea di chiara continuità nel pontificato di Papa Leone XIV: la stretta sulla Messa in latino e la disciplina liturgica non cambieranno. La volontà del Santo Padre è quella di preservare l’unità della Chiesa e di evitare frammentazioni attorno all’altare. Tuttavia, se il quadro normativo della liturgia rimane fermo, emerge con prepotenza un’urgenza parallela che non può più essere ignorata: la drammatica assenza di presbiteri per celebrare quella stessa liturgia.

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati accoglie con rispetto la fermezza del Papa sulle questioni liturgiche, ma sottolinea come questo rigore debba ora tradursi in un coraggioso atto di realismo pastorale sul fronte del ministero ordinato.

L’unità della Chiesa si salva garantendo l’Eucaristia

Se l’obiettivo di Papa Leone XIV è proteggere la comunione ecclesiale, bisogna guardare in faccia la realtà dei territori: in innumerevoli diocesi, l’Eucaristia domenicale non è più garantita. Le parrocchie vengono accorpate, le comunità si disperdono e i parroci in servizio sono sempre più schiacciati dal burnout e dalla solitudine presbiterale.

In questo scenario, non si può pensare di difendere il rito senza difendere chi è chiamato a celebrarlo. È tempo che la Sede Apostolica riconsideri la questione dei preti sposati non come un problema disciplinare, ma come una straordinaria e vitale risorsa per la Chiesa.

Una risorsa d’eccellenza già pronta per la messe

I sacerdoti sposati che chiedono di rientrare in servizio attivo non chiedono stravolgimenti dottrinali. Al contrario, essi offrono garanzie di assoluta fedeltà e preparazione:

  • Custodiscono una formazione teologica formale d’eccellenza e sono in possesso di titoli accademici legittimi conseguiti con profitto presso le università pontificie.

  • Uniscono alla validità del sacramento dell’Ordine l’equilibrio, la stabilità affettiva e la maturità umana derivanti dal vissuto familiare, un antidoto naturale all’isolamento che logora il clero celibe.

  • Sono pronti a mettersi immediatamente a disposizione dei Vescovi, inserendosi nelle parrocchie con umiltà e spirito di servizio.

La liturgia non cambia, è vero. Ma affinché l’altare non rimanga vuoto, Papa Leone XIV è chiamato a un passo di lungimiranza storica. Emanare un decreto canonico per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati è oggi l’atto di vera custodia del gregge: una decisione necessaria per garantire la cura delle anime, sostenere il clero in difficoltà e operare per il bene comune dei fedeli di tutto il mondo.

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