
Mentre il cammino di Don Giuseppe Serrone entra nel suo ventiduesimo giorno di digiuno, la redazione di Informazione Libera vuole porre l’accento su una verità giuridica e spirituale che spesso viene dimenticata nei palazzi delle curie.
Se osserviamo il nostro Mosaico della Ricostruzione, notiamo che ogni pezzo che torna al suo posto risponde a un ordine preciso. Questo ordine non è dettato da una gestione amministrativa o fallimentare, ma dal cuore stesso del diritto della Chiesa.
Il Codice parla chiaro
Nel canone del Codice di Diritto Canonico, il Can. 1752, leggiamo parole definitive:
«…prae oculis habita salute animarum, quae in Ecclesia suprema semper lex esse debet.»
(«…avendo dinanzi agli occhi la salvezza delle anime, che deve sempre essere la legge suprema nella Chiesa»).
L’Analisi di Informazione Libera
Perché questo canone è così importante per la missione dei sacerdoti sposati?
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La Salvezza prima della Norma: Il diritto canonico non è un fine, ma uno strumento. Se una norma umana (come l’obbligo del celibato per il clero latino) diventa un ostacolo alla “Salus Animarum” — lasciando le comunità senza Eucaristia, senza guida e senza sacramenti — quella norma deve cedere il passo alla necessità spirituale.
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Lo Stato di Necessità: Quando le diocesi di Torino, Cuneo e tante altre realtà mondiali (come abbiamo visto con il profumo dell’Eucaristia in Colombia) denunciano la mancanza di preti, lo “Stato di Necessità” è conclamato. Negare la riammissione ai sacerdoti sposati significa, di fatto, violare la Legge Suprema per difendere una consuetudine disciplinare.
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La Ricostruzione è un Dovere: Come illustrato nel nostro mosaico, la Chiesa non è un museo da chiudere per mancanza di personale, ma un puzzle da ricomporre con le risorse esistenti. I sacerdoti sposati sono tessere già pronte, formate e consacrate, che attendono solo di rispondere alla Legge Suprema.
Il Commento
Non possiamo accettare che la “curatela fallimentare” diventi l’unico orizzonte delle nostre parrocchie. La riammissione non è una richiesta di “privilegio”, ma l’invocazione di un diritto dei fedeli: quello di avere pastori che amino la loro vocazione e la loro famiglia, pronti a servire il Popolo di Dio.
Come ci ha ricordato l’ascoltatore A.: “Lo Spirito sta illuminando le nuove realtà dell’annuncio”. E la luce dello Spirito non si ferma davanti ai commi di un regolamento, se in gioco c’è la vita spirituale di migliaia di persone.
Sostieni la supplica di Don Giuseppe Serrone. Il suo silenzio è la voce di questa Legge Suprema.
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