“Fratello Sole, Sorella Luna” in tournée lo spettacolo tratto dal film di Zeffirelli

Ksenia Borzak, nel ruolo di Chiara e Giulio Pranno, nel ruolo di Francesco

Silvia Guidi e Eugenio Murrali – Città del Vaticano

È una data simbolica quella scelta per l’avvio della tournée nazionale di Fratello Sole, Sorella Luna. Il 4 ottobre, giorno di San Francesco d’Assisi, parte da Massa, in Toscana, il viaggio teatrale 2026-2027 dello spettacolo tratto dall’opera di Franco Zeffirelli, nella versione teatrale di Angela Demattè, per la regia di Piero Maccarinelli.
Dopo il significativo debutto al Teatro Lyrick di Assisi, lo spettacolo si apre a un attraversamento nazionale di città, teatri e spazi urbani, con una natura volutamente itinerante e dialogica.

L’allestimento vede in scena Giulio Pranno nel ruolo di Francesco e Ksenia Borzak in quello di Chiara, con la partecipazione speciale di Massimo Wertmüller e Fabrizia Sacchi e con Gabriele Cicirello (Deodato), Antonio Iorio (Paolo), Edoardo Raiola (Bernardo), Andrea Galasso (Giocondo), Eduardo Sacchi (Silvestro). Musiche originali di Riz Ortolani e Donovan, musiche e arrangiamenti di Alessandro Nidi, scenografie di Francesco Sereni, costumi di Daniele Gelsi, light designer Javier Delle Monache, con l’amichevole contributo di Tullio Solenghi.

“Con Angela Demattè siamo andati alla Fondazione Zeffirelli – spiega il regista, parlando con i media vaticani della genesi del suo ultimo spettacolo – dove abbiamo scoperto che esistevano ben dieci sceneggiature di Fratello Sole, Sorella Luna scritte dal regista fiorentino,  Lina Wertmüller e Suso Cecchi D’Amico, la crème de la crème del cinema di quegli anni”. Un ritrovamento decisivo. “Queste sceneggiature – continua Maccarinelli – differivano in vari passaggi e questo ci è molto piaciuto e abbiamo usato queste differenze, perché ci hanno permesso in qualche modo di studiare una struttura drammaturgica che pur omaggiando il film e restando sostanzialmente fedele diventava però una rappresentazione teatrale”. L’idea, chiarisce il regista, non è nata da lui, che all’inizio ha esitato: come portare dallo schermo alla scena le lunghe galoppate a cavallo, le campagne di Assisi, il Vaticano sulle note di Ortolani? La risposta è venuta proprio dall’approfondimento filologico sui copioni e dal lavoro drammaturgico con Angela Demattè, assistita da Lea Paiella.

Il secondo scoglio era scenografico: come passare velocemente dalla casa del mercante alla stanza dei tessuti, a San Damiano, alla campagna, a Roma. La risposta è arrivata dall’incontro con Francesco Sereni, “un artista dei fondali cinematografici”. “Abbiamo trovato una soluzione attraverso la retroproiezione: sono stati creati dieci fondali con una partenza fotografica e un intervento pittorico fatto da lui, i dieci fondi ideali su cui in qualche modo si immergono i personaggi, costruiti ovviamente in modo tale che siano in prospettiva con l’occhio dello spettatore”. Dieci fondali e dieci sceneggiature: un dispositivo che ha permesso allo spettacolo di assumere una propria profonda identità, pur mantenendo la grandezza visiva dell’immaginario zeffirelliano. “Superati questi due scogli, adattamento e scenografia, è stato un enorme piacere lavorare sul testo di Angela con questo gruppo di attori”, dice Maccarinelli.

La figura di Chiara
Rispetto al film, la versione teatrale compie una scelta: dare più spazio a Chiara. “Nella realtà storica era molto più giovane di Francesco; qui è resa quasi coetanea, perché – spiega Maccarinelli – ci interessava l’unione di queste due anime”, la radicalità condivisa, la penitenza non come punizione ma come “cammino liberamente assunto”, il rispetto, il perdono, la preghiera. Lo spettacolo ripercorre la parabola di Francesco fino al 1209, anno della prima visita a Innocenzo III. Figlio di ricchi mercanti, scopre che “la povertà è l’unica vera ricchezza”. Un pensiero che produce scandalo nella bottega del padre – “siamo in una prigione di stoffe”, dice, e va avanti della sua strada, tra la riprovazione di alcuni e l’iniziale smarrimento degli amici. Accanto a lui, nello spettacolo, Chiara, anch’essa di famiglia nobile, che porta il pane ai poveri e ai lebbrosi. Intorno, gli amici Bernardo, Paolo, Giocondo, Silvestro e Deodato, lo “storpio”. “Il conflitto è generazionale oltre che motivazionale”, annota Maccarinelli. Le feroci discussioni con il padre, lo stupore attonito della madre, fanno da contrappunto alla ricerca dell’essenzialità.

Maccarinelli rivendica con forza la scelta di una compagnia giovane: “Sono molto ammirato dalla capacità di questi giovani di fare gruppo, di cementare l’esperienza fra di loro, sostenendosi e difendendosi”. Tra i momenti che più lo emozionano, indica la spoliazione e la riconsegna degli abiti al padre – con Chiara in un angolo che raccoglie il mantello abbandonato da Francesco e lo porta alla madre – e l’inserimento del Cantico delle Creature, non detto da una sola voce ma coralmente dai frati: “Un tradimento temporale necessario, perché questo vertice di bellezza andava ridetto ad alta voce”. Un classico della memoria visiva italiana diventa così un dispositivo teatrale corale, musicale e fisico, che ci parla del denaro come “origine di tutte le guerre”, dell’accumulo che soffoca, del bisogno di essenzialità che riguarda tutti.

In occasione dell’ottavo centenario del transito del Poverello di Assisi, il Servizio Poste e Filatelia dedica una emissione filatelica speciale alla sua figura. Una busta-ricordo, un foglietto, un annullo e un folder dal titolo “San Francesco d’Assisi 1226-2026”

Un particolare del foglietto con il francobollo

Vatican News

Per celebrare l’ottavo centenario del transito di san Francesco, il Servizio Poste e Filatelia della Direzione delle Telecomunicazioni e dei Sistemi Informatici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano ha dedicato al santo, nell’800 anniversario della morte, un foglietto, un annullo postale speciale die emissionis, una busta-ricordo e un folder. Un omaggio alla memoria del Santo e all’attualità del suo messaggio di pace, di perdono, di dialogo, di cura del creato, di povertà e di semplicità.

L’annullo speciale

L’elaborato dell’annullo si ispira a un famoso ritratto risalente alla seconda metà del XIII sec., tra quelli cronologicamente più vicini alla morte di San Francesco: un particolare dalla Madonna in trono con San Francesco di Cimabue, nota come Maestà, collocata nella basilica inferiore di Assisi. Completano l’annullo le scritte “S. Francesco d’Assisi – 800 anni dalla scomparsa”, “Die emissionis 04.10.2026” e “Poste Vaticane”.
Il 4 e 5 ottobre 2026 l’ufficio postale di Piazza San Pietro utilizzerà l’annullo speciale in questione, anche a beneficio dei collezionisti. In alternativa, l’obliterazione del materiale filatelico, debitamente affrancato a cura dei richiedenti con i francobolli cui l’annullo si riferisce, potrà essere richiesta al Settore Obliterazioni del Servizio Poste e Filatelia fino al 30 novembre 2026.

Il francobollo

Il foglietto del francobollo – un’emissione congiunta Città del Vaticano – Italia – San Marino- Sovrano Ordine di Malta – riproduce l’affresco di Giotto, Storie di san Francesco: Il commiato di santa Chiara dalle spoglie di san Francesco, della basilica superiore di San Francesco ad Assisi, e un brano del Cantico delle Creature.

Il folder “San Francesco d’Assisi 1226 – 2026”

Il folder, a tiratura limitata e numerata, per la prima volta raccoglie testi del Santo, una selezione di opere pittoriche conservate nei Musei Vaticani e alcune opere di particolare rilievo della Biblioteca Apostolica Vaticana, accessibili e consultabili attraverso un QR code. La copertina riproduce un particolare dell’Incoronazione della Vergine e Santi del Pinturicchio (XVI sec.) conservata presso la Pinacoteca Vaticana. All’interno è riprodotta l’opera Esequie di San Francesco, dello Pseudo Jacopino (XIV sec.).

La busta ricordo

Sulla busta ricordo – con il francobollo e l’annullo –, la vignetta riproduce san Francesco d’Assisi, in un particolare di un’opera della scuola di Giunta Pisano (XIII sec.), conservata alla Pinacoteca Vaticana.

L’annullo per ricordare Santa Beatriz de Silva

Oggi, 3 ottobre, viene messo in uso anche un annullo postale speciale, in occasione del 50° della canonizzazione di Santa Beatriz de Silva, Fondatrice dell’Ordine delle concezioniste francescane. L’annullo postale speciale presenta il logo ufficiale del 50° anniversario della canonizzazione composto da simboli concezionisti: il giglio, simbolo di purezza e verginità, insieme alla stella in posizione centrale e al bastone della fondatrice. Sopra il fiore appaiono le dodici stelle della Donna dell’Apocalisse, in riferimento all’Immacolata. Completano l’annullo le scritte “50° Canonizzazione S. Beatriz de Silva”, “03.10.2026” e “Poste Vaticane”.

4 Ottobre San Francesco “Abbiamo bisogno del vocabolario della convivenza, della pace e della fraternità”

Immagine San Francesco

In occasione della festa del 4 ottobre del Poverello di Assisi, fra Marco Moroni custode del Sacro Convento, riflette sul messaggio di umanità lasciato dal Santo, alla luce del tempo presente: “Abbiamo bisogno del vocabolario della convivenza, della pace e della fraternità”, quello “di un disarmo totale”

Maurizio Giannella –  Città del Vaticano

“San Francesco resta un riferimento per tutti  perché vive il Vangelo e, siccome il Vangelo è un messaggio valido per sempre, ecco allora che anche il Santo rimane attuale”. Lo ha detto ai media vaticani fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento di Assisi, dove, dopo la novena in preparazione alla festa di san Francesco, le celebrazioni entrano oggi nel vivo, per culminare domani con la messa solenne, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, alla presenza del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.  Il Poverello – spiega fra Moroni – nella sua vita si sofferma su alcuni temi umani e sociali universali,  come la povertà e la minorità, che non vuol dire  sentirsi superiore agli altri, ma “essere gli ultimi di tutti e sottomessi a tutti”. Un tema che ha “una validità anche per l’oggi in un mondo in cui in cui si sta andando in senso contrario”. Invece Francesco con il suo messaggio diventa egli stesso “una provocazione” che va a contrastare questa mentalità. Altra parte dell’eredità lasciata dal Poverello di Assisi ha a che fare con il suo rapporto con il creato. “Francesco — continua fra Marco — quando parla delle creature, le sente sorelle e fratelli, perché capisce che sono appunto originate  dallo stesso amore, dalla volontà del Padre che vuole bene a tutti. Quello che chiamiamo mondo o natura per Francesco è creazione e la creazione rimanda direttamente al Creatore”. Dunque, la creazione non può essere solo un prodotto da utilizzare da un “homo Faber” che costruisce e sfrutta, ma qualcosa “che ereditiamo e di cui noi siamo responsabili”. Cosa che già ha messo in luce lo stesso Papa Francesco nella Laudato si’ quando ha parlato dell’ecologia integrale. “San Francesco non è un ecologista — sottolinea fra Marco — ma è un uomo pervaso dalla consapevolezza dell’essere creatura e dall’aver ricevuto un dono immenso da coltivare e custodire”. Una custodia che, da una parte, vuol dire estrema cura e, dall’altra, significa anche “coltivazione”, affinché questo giardino, questo dono di Dio, possa fiorire. “Oggi il problema — spiega il frate — è che stiamo probabilmente abusando delle risorse del mondo e quindi della creazione. Occorre un patto nuovo, occorre una relazione nuova da costruire”.

Il rifiuto di una logica della forza
È di estrema attualità anche il messaggio di Francesco riguardo ai rapporti tra gli Stati e ai rapporti umani. Secondo il custode del Sacro Convento di Assisi, ne è un esempio l’incontro con il sultano al Malik al Kamil, che “traduce in gesti concreti il pensiero di Francesco sulla pace, il dialogo e l’accoglienza, incarnando una visione della fede che rifiuta la logica del potere e della forza”. Il Poverello infatti vive pienamente la fraternità, riconoscendo i fratelli come creature da amare e non sopprimere e la terra come un luogo comune in cui abitare e non  da sottrarre agli altri. Nei fratelli a lui affidati, afferma fra Marco, si realizza la costruzione della casa comune. “La politica — continua — oggi ha bisogno di recuperare questa attenzione al bene comune, tema di cui parla anche molto efficacemente Papa Leone nella sua enciclica Magnifica humanitas”. Realizzare la fraternità rimane difficile perché “il sentimento umano molto spesso porta alla prevaricazione”, ma “occorre invece dire che prima di tutto c’è ogni uomo, ogni donna, ogni fratello, ogni sorella, a cui permettere di vivere nel modo migliore”. Solo così non utilizzeremo “più il vocabolario della guerra, ma avremo bisogno invece del vocabolario della convivenza, della pace e della fraternità”, quello “di un disarmo totale”.

Riscoprire la radicalità evangelica di Francesco
Nel tempo del giubileo francescano, che si concluderà il 10 gennaio 2027, e in occasione delle celebrazioni per san Francesco, giornata che dopo oltre cinquant’anni ritorna ad essere festa nazionale in Italia, fra Marco Moroni prova a tracciare un bilancio dell’anno passato. “Un anno – conclude – in cui ritornare continuamente a Francesco, riscoprendone la radicalità evangelica” e il valore fondativo che è il rapporto con il Vangelo, di cui il Santo si è fatto esempio con la sua vita.

Vatican News

Lettura e Vangelo del giorno 4 Ottobre 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaìa
Is 5,1-7

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 79 (80)

R. La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli. R.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna. R.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R.

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 4,6-9

Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,33-43

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a
quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a
un popolo che ne produca i frutti».

«Meloni? Mi è sempre piaciuta». L’ultima giravolta di Trump: cronaca di sei mesi complicati

«Meloni? Mi è sempre piaciuta». L'ultima giravolta di Trump: cronaca di sei mesi complicati

Avvenire

Poche parole. «Giorgia Meloni? Mi è sempre piaciuta… Il nostro rapporto è molto buono». Washington, 22 e 20 di venerdì ora italiana. Donald Trump, in partenza per l’Alabama, incontra i giornalisti alla Casa Bianca. Una domanda è sui rapporti con la premier italiana. Il presidente americano in quattro secondi disegna il cambio di rotta. «Mi piace, mi è sempre piaciuta». Sei parole per cancellare mesi di tensioni, di attacchi. Per archiviare parole velenose che hanno “colorato” primavera ed estate quando Trump rimproverava all’anima europea della Nato il mancato sostegno alle operazioni americane contro l’Iran e metteva Meloni sul banco degli imputati.
Non è facile capire cosa ci sia dietro la giravolta del numero uno della Casa Bianca. Solo a inizio luglio sul social Truth postava un meme che aveva gelato Palazzo Chigi: nell’immagine la premier guarda Trump con una velatamente espressione. Poi una didascalia irriverente: “serve un ordine restrittivo”. La stoccata era finita anche al centro di un’analisi del “Financial Times”. Secondo il quotidiano britannico la provocazione del tycoon «metteva in luce il suo persistente risentimento nei confronti della premier e di altri alleati della Nato per la loro riluttanza a consentire che le basi militari statunitensi in Europa venissero utilizzate per la campagna di bombardamenti statunitense-israeliana contro l’Iran». Mesi complicati. Mesi dove si consuma una crisi che fino a qualche mese prima sembrava impossibile.
Tanti i fronti di una crisi. Tante i momenti di tensione. Foto uno. Trump interviene “L’Aria che tira” su La7 sostenendo che Meloni lo avesse «implorato» per una foto al G7 in Francia e aggiungendo di averle parlato «per pena». Meloni replica con un video in cui rivendica il rispetto degli accordi e la sovranità nazionale: «Una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai nessuno». Per protesta, il ministro degli Esteri Tajani annulla il suo viaggio istituzionale a Miami. Foto due: Trump attacca ancora accusando Meloni di aver «voltato le spalle» agli Stati Uniti sul dossier Iran e di aver negato l’uso delle basi strategiche italiane, a partire da Sigonella, per l’operazione contro Teheran. Ancora una replica: «Esserti amica non ha certo aiutato la mia popolarità, che non dipende dal mio rapporto con te».
Queste le ultime scintille. La vera rottura si consuma però a metà aprile con l’affondo di Trump contro il Papa “colpevole”, secondo il presidente Usa, di aver condannato apertamente il conflitto con l’Iran. Giorgia Meloni si schiera con il pontefice, definendo le parole di Trump «inaccettabili». Pochi giorni dopo, il presidente americano torna ad attaccare l’Italia dicendo di essere rimasto 1scioccato e deluso» dalla premier italiana: «La pensavo diversa, sull’Iran non mi ha aiutato». Ora l’inversione di rotta. Forse non l’ultima.

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«Le aziende? Per crescere devono avere lavoratori felici. Ecco come»

Operai impegnati nello smontaggio delle tribune del palazzetto allestito in piazza del Plebiscito a Napoli / ANSA

Avvenire

La felicità dei lavoratori è un fattore chiave per il successo delle imprese e il benessere complessivo delle comunità. Un dato che occorre saper misurare e che ha un’importanza non meno decisiva di quella del livello del Prodotto interno lordo per il futuro di un territorio e di un Paese nel suo complesso. Ne parliamo con Jan-Emmanuel De Neve, professore di Economia e Scienze comportamentali all’Università di Oxford e direttore dell’Oxford Wellbeing Research Centre, uno dei principali poli di ricerca sul legame tra benessere delle persone, produttività e sviluppo economico. Ricerche condensate anche nel suo libro “Why workplace wellbeing matters” (Harvard business review press).
Professore, quali sono i principali fattori che determinano la soddisfazione sul lavoro? Che cosa conta di più: lo stipendio, l’autonomia, la flessibilità o il senso di ciò che si fa?
Una retribuzione adeguata è certamente essenziale per soddisfare i bisogni fondamentali e garantire una sicurezza economica. Ma le nostre ricerche su larga scala mostrano che lo stipendio, da solo, è ben lontano dall’essere il principale fattore che determina il benessere sul lavoro. Una volta garantita una retribuzione equa, a fare la differenza sono soprattutto i fattori sociali e relazionali: sentirsi parte di una comunità, avere il sostegno dei propri responsabili, poter contare sulla fiducia reciproca tra colleghi. Questi elementi incidono sulla felicità quotidiana e sulla soddisfazione professionale molto più del reddito. Subito dopo vengono l’autonomia, la flessibilità e la possibilità di svolgere un lavoro che abbia un significato. Uno stipendio più alto può convincere una persona ad accettare un lavoro, ma sono la qualità dell’ambiente, le relazioni umane, la possibilità di decidere e il senso di ciò che si fa a farla rimanere coinvolta, soddisfatta e motivata nel tempo.
Quanto conta l’equilibrio tra lavoro e vita familiare?
È un elemento fondamentale del benessere. Ciò che viviamo sul lavoro non resta confinato sul posto di lavoro: stress, emozioni positive o negative e senso di realizzazione inevitabilmente si riflettono sulla vita privata, le relazioni, la salute e le dinamiche familiari. Quando le organizzazioni rispettano i confini tra lavoro e vita personale, garantiscono orari prevedibili e offrono una flessibilità reale, i lavoratori sperimentano meno stress e ansia. E dichiarano una maggiore soddisfazione per la propria vita nel suo complesso.
Le ricerche sottolineano sempre più l’importanza di percepire il senso e lo scopo del proprio lavoro. Quanto sono importanti per il benessere delle persone?
Nel nostro modello, il benessere sul lavoro ha tre dimensioni. La prima è valutativa: riguarda il modo in cui giudichiamo complessivamente il nostro lavoro, quindi la soddisfazione professionale. La seconda è affettiva: riguarda ciò che proviamo ogni giorno mentre lavoriamo, dalla felicità allo stress. La terza è eudaimonica: riguarda il senso e lo scopo che attribuiamo al nostro lavoro. Quest’ultima dimensione è fondamentale. Sentire che ciò che facciamo ogni giorno contribuisce a qualcosa di significativo rappresenta una sorta di punto di riferimento interiore e può proteggerci dallo stress e dal burnout. Il senso del lavoro può nascere dall’impatto che abbiamo sulla società, dalla soddisfazione di diventare sempre più bravi nel proprio mestiere o dalla possibilità di affrontare e risolvere problemi complessi. In ogni caso, avere uno scopo dà maggiore valore all’esperienza lavorativa e contribuisce in modo significativo alla soddisfazione per la propria vita.
Ma come si misura il benessere sul lavoro? E oggi sta aumentando o diminuendo?
Il benessere può essere misurato attraverso domande dirette ai lavoratori, prendendo in considerazione quattro indicatori fondamentali: la soddisfazione per il proprio lavoro, la felicità quotidiana, il livello di stress e il senso dello scopo. Nella nostra collaborazione con Indeed abbiamo raccolto e analizzato questi dati su decine di milioni di lavoratori in tutto il mondo, arrivando a costruire il Work Wellbeing Score, un indice del benessere lavorativo. Quanto alle tendenze, i nostri dati mostrano un quadro preoccupante: negli ultimi anni il benessere sul lavoro è diminuito a livello globale. Nel nostro Indeed Global Work Wellbeing Report emerge che quasi l’80% dei lavoratori nel mondo non si trova oggi in una condizione che possiamo definire di pieno benessere sul lavoro. Circa il 60% dichiara inoltre di vivere livelli elevati di stress per la maggior parte del tempo. Il dato è particolarmente significativo perché, nello stesso momento, le aspettative dei lavoratori nei confronti di luoghi di lavoro capaci di offrire sostegno, soddisfazione e realizzazione sono ai massimi livelli. Si sta quindi ampliando la distanza tra ciò che le persone chiedono al lavoro e ciò che gli ambienti di lavoro tradizionali riescono effettivamente a offrire.
Il benessere dei dipendenti incide sulla produttività e sui risultati delle aziende?
Sì, e le evidenze empiriche sono molto chiare. Esiste un forte legame causale tra il benessere dei lavoratori e i risultati delle imprese. Lo abbiamo sintetizzato in tre parole, le nostre “3 R”. La prima è aumentare la produttività (Raising productivity): le persone più felici sul lavoro sono anche più concentrate, creative e produttive. La seconda è attrarre talenti (Recruiting talent): le organizzazioni nelle quali il livello di benessere è più elevato riescono più facilmente ad attirare candidati qualificati. La terza è trattenere i talenti (Retaining talent): maggiore soddisfazione e maggiore felicità sul lavoro riducono il turnover e, quindi, i costi legati alla sostituzione dei dipendenti. La nostra ricerca, che mette in relazione i dati sul benessere dei lavoratori con quelli economici delle imprese, mostra inoltre che le società quotate con livelli più elevati di benessere tra i dipendenti registrano una maggiore redditività, un valore d’impresa più alto e, nel tempo, risultati migliori sul mercato azionario. Prendersi cura del benessere dei lavoratori, dunque, non è semplicemente un costo per l’azienda. È uno dei fattori che possono sostenere la crescita economica nel lungo periodo.
Su che cosa allora dovrebbero investire le aziende per migliorare il rapporto con i propri dipendenti?
Prima di tutto, dovrebbero andare oltre i cosiddetti “programmi di benessere” superficiali: un’app per fare yoga o un abbonamento gratuito in palestra possono essere utili, ma rischiano di intervenire sui sintomi senza affrontare le cause del disagio. Gli investimenti dovrebbero concentrarsi soprattutto sulla qualità strutturale del lavoro. Bisogna formare i manager affinché sappiano costruire ambienti basati sulla fiducia, la sicurezza psicologica e la comunicazione aperta. Occorre creare ambienti inclusivi, nei quali le persone si sentano realmente riconosciute, valorizzate e sostenute dai colleghi e dai responsabili. E poi puntare su partecipazione e possibilità di esprimersi: i lavoratori dovrebbero essere coinvolti nelle decisioni che riguardano la loro vita quotidiana e nei processi di cambiamento dell’organizzazione. Infine, ovviamente, garantire una retribuzione equa e certa, così che le persone possano concentrarsi anche sulla propria crescita e realizzazione.
L’automazione crescente e l’Intelligenza artificiale generativa rischiano di aumentare l’alienazione dei lavoratori? Saremo subordinati alle macchine?
La tecnologia, di per sé, non determina conseguenze. Tutto dipende da come manager e dirigenti decidono di introdurla e utilizzarla. Se l’IA e l’automazione vengono utilizzate soltanto per tagliare i costi nel breve periodo, aumentare la sorveglianza o ridurre le competenze richieste ai lavoratori, esiste un rischio concreto di maggiore alienazione. Se invece la tecnologia viene utilizzata per valorizzare le capacità umane – automatizzando le attività ripetitive e più sgradevoli e lasciando alle persone quelle che richiedono creatività, empatia e capacità di pensiero critico – può migliorare significativamente la qualità del lavoro. Le organizzazioni che avranno successo nell’era dell’IA saranno quelle che coinvolgeranno i lavoratori nelle decisioni e sceglieranno di utilizzare la tecnologia per valorizzare le persone, anziché considerarla semplicemente uno strumento per ridurre il numero dei dipendenti.
Qual è il messaggio che vuole portare al Festival dell’Economia Civile?
Il messaggio è molto vicino ai principi stessi dell’Economia Civile: creare valore economico e favorire la realizzazione delle persone non sono obiettivi in contrasto tra loro. Al contrario, sono profondamente legati. Per troppo tempo i modelli tradizionali di gestione hanno considerato il lavoro umano semplicemente come un costo da ridurre. La ricerca sul benessere nei luoghi di lavoro dimostra invece che investire nella dignità delle persone, nel senso del lavoro e nelle relazioni sociali produce benefici per tutti. Migliorare il modo in cui le persone vivono il proprio lavoro e il modo in cui lo percepiscono è una delle leve più efficaci per aumentare il benessere dell’intera società e, allo stesso tempo, costruire imprese più solide, resilienti e capaci di prosperare nel tempo.

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Liturgia 4 Ottobre 2026 XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Colore Liturgico  Verde

Gesu

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La parabola dei vignaioli omicidi è di un realismo tale che potremmo considerarla come una teologia della storia.
L’omicidio è l’apogeo di una infedeltà continua, che nasconde naturalmente ingratitudine. È la storia dell’umanità e quella di ogni uomo, con i nostri limiti, le nostre ingiustizie, la nostra avarizia, le nostre ambizioni. Noi reagiamo spesso così davanti al bene che riceviamo dai nostri simili. Noi agiamo spesso così davanti alla bontà di Dio.
Siamo dei cattivi amministratori, che cominciano commettendo il grave errore di credersi padroni del regno e il minimo potere ci disturba, anche quello di Dio, assoluto ma non dominatore. Noi non ci troviamo al posto che dovremmo occupare, e ci piacerebbe vietare l’ingresso nel regno a coloro che vogliono entrarci. L’atteggiamento di Dio differisce completamente dal nostro. Ci ama allo stesso modo; ma non tollera che i suoi figli non mangino il pane che egli offre loro e che per di più si ostinino ad impedire agli altri di mangiarlo. Noi ci sbagliamo in tutto. E proprio quando ci sentiremo più sicuri, verremo privati dei nostri doni, perché non possediamo, anche se lo crediamo, alcuna esclusività.
È necessario che scopriamo Cristo come pietra angolare dell’edificio in pietre vive che è la Chiesa, alla quale siamo stati introdotti con il battesimo. Cerchiamo con coraggio di produrre frutti per raggiungere il regno dei cieli.
Antifona d’ingresso
Tutte le cose sono in tuo potere
e nessuno può opporsi alla tua volontà.
Tu hai fatto il cielo e la terra
e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento:
tu sei il Signore di tutte le cose. (Cf. Est 4,17b-c)
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che esaudisci le preghiere del tuo popolo
oltre ogni desiderio e ogni merito,
effondi su di noi la tua misericordia:
perdona ciò che la coscienza teme
e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
Padre giusto e misericordioso,
che non abbandoni mai la tua Chiesa,
vigna che la tua destra ha piantato,
custodisci e proteggi ogni suo tralcio,
perché, innestato in Cristo, vite vera,
porti frutti buoni nel tempo e nell’eternità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Prima lettura
Is 5,1-7
La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele.
Dal libro del profeta Isaìa

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 79
La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
Seconda lettura
Fil 4,6-9
Mettete in pratica queste cose e il Dio della pace sarà con voi.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!

Parola di Dio
Canto al Vangelo
Gv 15,16

Alleluia, alleluia.
Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.
Alleluia.
Vangelo
Mt 21,33-43
Darà in affitto la vigna ad altri contadini.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
In comunione con tutta la Chiesa ci rivolgiamo al Padre che si prende cura di noi con premura misericordiosa.
Preghiamo insieme e diciamo: Nella tua bontà, ascoltaci, Signore.

1. Per la santa Chiesa: lasciandosi permeare e trasformare dalla parola viva ed efficace del Signore, renda visibile nel mondo il miracolo della santità. Preghiamo.
2. Per il papa, i vescovi, i presbiteri e i diaconi: illuminati e sostenuti dallo Spirito Santo, sappiano discernere i segni dei tempi e guidare la Chiesa sulle vie della volontà di Dio. Preghiamo.
3. Per tutti i Paesi del mondo: siano liberati dal flagello della guerra e da ogni fermento di violenza. Preghiamo.
4. Per quanti hanno perso il lavoro e per i giovani alla ricerca di una prima occupazione: le istituzioni favoriscano nuove possibilità di impiego, nel rispetto della dignità e delle attitudini di ogni persona. Preghiamo.
5. Per noi tutti: condividendo ora nella comunione fraterna la mensa della Parola e del Pane di vita, possiamo diventare testimoni credibili del Vangelo e partecipare un giorno al banchetto delle nozze eterne. Preghiamo.

Accogli, o Padre, queste preghiere che ti rivolgiamo con fede, e fa’ che la nostra vita testimoni sempre la tua grazia e la tua infinita misericordia. Per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle offerte
Accogli, o Signore, il sacrificio
che tu stesso ci hai comandato di offrirti
e per questi misteri che celebriamo
con il nostro servizio sacerdotale
porta a compimento la tua opera di santificazione.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Buono è il Signore con chi spera in lui,
con colui che lo cerca. (Lam 3, 25)

Oppure:
Uno solo è il pane,
e noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo:
tutti partecipiamo all’unico pane e all’unico calice. (Cf. 1Cor 10,17)

Oppure (Anno A):
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo. (Cf. Mt 21,42)
Preghiera dopo la comunione
Concedi a noi, Padre onnipotente,
che, inebriati e nutriti da questi sacramenti,
veniamo trasformati in Cristo
che abbiamo ricevuto come cibo e bevanda di vita.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Marcello Fois vince per un soffio il Premio Campiello 2026

Marcello Fois vince per un soffio il Premio Campiello 2026

Avvenire

È Marcello Fois il vincitore della 64esima edizione del Premio Campiello. Se l’è aggiudicato, per il romanzo L’immensa distrazione (Einaudi), ottenendo 83 voti della giuria popolare e battendo così gli altri quattro concorrenti in cinquina: Alcide Pierantozzi (Lo sbilico, Einaudi), al quale sono andati 80 voti, dunque solo 3 in meno che al vincitore; Elena Varvello (La vita sempre, Guanda), 54 voti; Valeria Parrella (La ragazzina, Feltrinelli), 33 voti; Ermanno Cavazzoni (Storia di un’amicizia, Quodlibet), 32 voti.
L’immensa distrazione è un romanzo ambientato in Emilia (Fois, sardo, vive a Bologna ormai da molti anni) che, attraverso il racconto della vita di Ettore Manfredini, ripercorre quella della sua famiglia e, più in generale, del nostro Paese, partendo dal ventennio fascista per arrivare agli anni più recenti. A 95 anni, ricco proprietario di un impero industriale ricavato da un piccolo mattatoio kosher nella campagna modenese, acquistato da ragazzo a seguito delle leggi razziali, la mattina del 21 febbraio 2017 sul punto di morire, in una sorta di premorte di acuita coscienza, riepiloga tutta la propria esistenza, tra miseria, patimenti, umiliazioni, ricchezza, infelicità, segreti inconfessati.
“Scrivere un libro come questo”, ha detto ritirando la “vera da pozzo” (simbolo del Campiello), “è stato fare un bilancio, capire che scrivere è un mestiere difficilissimo. Dedico questo premio a una donna straordinaria che purtroppo non c’è più, Michela Murgia”.
Si tratta di un romanzo sul Novecento e sui suoi fantasmi. Ancora l’autore: “È un romanzo sull’illusione che il Novecento sia morto, mentre in realtà noi ci siamo dentro. È un secolo che ha prodotto una marea di mostri, e li abbiamo sotto gli occhi in questo momento. Tutto quello che è successo o sta succedendo in questo primo quarto del XXI secolo sono sussulti del Novecento che ancora freme”. L’immensa distrazione è anche un romanzo sulla memoria. Spiega Fois: “La letteratura mette le persone dentro la Storia, per questo a certa politica la letteratura e la cultura fanno paura”.
La premiazione ha avuto luogo al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia (anziché, come da tradizione, al Teatro La Fenice, chiuso per restauri). A fare gli onori di casa sul palco – assieme ai conduttori della cerimonia (che verrà trasmessa in differita da Sky il 10 ottobre) Alessio Viola e Arianna Porcelli Safonov – Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto e della Fondazione Campiello, che ha azzardato un paragone tra imprenditori e scrittori: “Sia gli uni che gli altri immaginano qualcosa che non c’è e lo realizzano, lo creano. Per questo Confindustria sostiene da oltre sei decenni questo Premio, che è una delle eccellenze culturali del nostro Paese”.
Lo scrittore napoletano Domenico Starnone ha ricevuto il Premio Fondazione Campiello, l’ambìto riconoscimento alla carriera. “Un premio assolutamente meritato”, ha detto il presidente della giuria dei letterati Roberto Cicutto, “non solo per la qualità letteraria dei suoi libri, ma anche per due elementi peculiari che caratterizzano il suo lavoro: l’attenzione al mondo della scuola e a quello del cinema. Il cinema italiano degli ultimi decenni non sarebbe stato lo stesso senza le importanti collaborazioni di Starnone, che ha fornito ad esso storie e parole”. Oltre a essere romanziere (ricordiamo Via Gemito, del 2000, con il quale lo scrittore l’anno dopo entrò nella cinquina del Campiello), Starnone è infatti anche soggettista e/o sceneggiatore di tanti film di successo, da La scuola di Daniele Luchetti (1995) a L’uomo nero (2009) di Sergio Rubini. “Vincere premi da giovani”, ha detto Starnone con ironia la mattina in conferenza stampa, “è corroborante, perché incoraggia a lavorare; vincerli da vecchi è confortante, perché vuol dire che non ti hanno ancora dimenticato. La vecchiaia è piena di incertezze, un premio è un piccolo momento di certezza”.
Premiata anche Nadeesha Uyangoda per l’Opera Prima, il romanzo Acqua sporca (Einaudi). Scrittrice italofona nata in Sri Lanka, racconta la storia di una donna che, dopo trent’anni trascorsi in Italia, decide di tornare nel suo Paese d’origine. “Ho deciso di narrare”, ha detto, “il tentativo e le difficoltà di conciliare due identità, il corpo delle esperienze vissute e lo spirito delle radici, sullo sfondo dello spaccato sociale di un’epoca, quella odierna, caratterizzata dalle migrazioni di massa”. Uyangoda ha dedicato il premio alla memoria di Cesare Pavese, del quale ha ricordato una celebre frase del suo romanzo La luna e i falò: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”.
Il ventiduenne vercellese Matteo Ghisleri ha ritirato il Premio Campiello Giovani per il racconto Ricalcolo percorso, con il quale ha sbaragliato la concorrenza di altri 167 aspiranti scrittori: una storia familiare, caratterizzata da toni grotteschi e a tratti surreali, che vede al centro un ragazzo in viaggio con gli zii e il nonno per partecipare a un funerale.
Infine, Rosella Postorino (Un fratellino. Storia di Nanni e di Mario, Salani) e Daniele Mencarelli (Adelmo che voleva essere settimo. Sette fratelli, un unico destino, una grande avventura, Mondadori) sono stati insigniti del Premio Campiello Junior, dedicato alla narrativa per ragazzi, rispettivamente per la categoria 7-10 anni e 11-14 anni.

Falsi nudi creati con l’IA, il caso di Rimini riapre il tema della tutela dei minori

Falsi nudi creati con l’IA, il caso di Rimini riapre il tema della tutela dei minori

Avvenire

Cosa è successo a Rimini

Appena due giorni fa a Rimini un minorenne è stato denunciato per aver diffuso false immagini di nudo di una coetanea, foto che, evidentemente, erano state create con l’intelligenza artificiale: negli scatti il volto della ragazza era stato applicato in modo realistico a corpi svestiti. La Squadra Mobile ha individuato il presunto autore attraverso l’analisi di chat e di smartphone, in coordinamento con la Procura per i minorenni; la Questura si è rivolta anche a chi tende a considerare episodi simili uno scherzo: si tratta di condotte che «possono integrare fattispecie di reato di particolare gravità», anche per questo, nei prossimi mesi, la Polizia proporrà questi temi nelle scuole della provincia.

Deepfake, intelligenza artificiale, cosa prevede la
legge italiana

Questa triste vicenda si colloca a pochi giorni dall’anniversario dell’entrata in vigore della legge 132 sull’intelligenza artificiale (10 ottobre 2025) che ha introdotto nel codice penale l’articolo 612-quater: da uno a cinque anni di reclusione per chi diffonde senza consenso contenuti falsificati con l’IA causando un danno ingiusto, se la vittima è minorenne può configurarsi anche il reato di pornografia virtuale. Inoltre, dal 2 dicembre, anche l’Unione europea vieterà i software che generano nudi non consensuali di persone riconoscibili.

Perché molte vittime non chiedono aiuto

Le norme, però, solitamente arrivano dopo, quando il danno è già stato fatto: una ricerca dell’organizzazione statunitense Thorn, condotta su 1.200 giovani tra i 13 e i 20 anni, ha rilevato che uno su otto conosce qualcuno colpito dalla diffusione di un falso nudo e uno su 17 ne è stato vittima. Il 62% dichiara che, in una situazione del genere, si confiderebbe con un genitore, però tra le vittime reali, lo ha fatto soltanto il 34%. Questa è un’altra grande questione…perché le vittime non parlano?

Quando l’intelligenza artificiale diventa un confidente

Per molti adolescenti l’interlocutore più semplice da raggiungere è diventato un chatbot: Save the Children ha rilevato che il 41,8% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni si è rivolto all’IA in momenti di ansia, anche perché, hanno detto gli stessi interessati, che il chatbot «è sempre disponibile» a differenza degli adulti. Uno studio pubblicato il 23 settembre da Vals AI insieme a ricercatori di Stanford ha messo alla prova nove modelli in 648 conversazioni simulate, costruite a partire da casi scritti da clinici. Nel 27,5% delle conversazioni almeno una risposta ha generato un problema di sicurezza e nel 62% di questi casi il problema non è emerso subito, ma più avanti nel dialogo, in media dopo cinque risposte. All’inizio il chatbot invita l’utente a parlare con un medico o con un adulto di fiducia; con il procedere della conversazione, però, quell’indicazione tende a scomparire e il sistema finisce per proporsi esso stesso come sostegno: si innesca una dinamica che fa aprire “poco alla volta” gli adolescenti, fino a lasciarsi andare perché percepiscono di aver finalmente trovato un interlocutore disposto ad ascoltare. Inoltre, dallo studio emerge che quando il modello viene informato che l’interlocutore ha tra i 13 e i 17 anni, le conversazioni in cui si verificano problemi di sicurezza scendono dal 31,1% all’11,5%. I ricercatori ci hanno tenuto a precisare che i test sono stati condotti in inglese e al di fuori delle applicazioni che i ragazzi utilizzano ordinariamente, sta di fatto, però, che quando l’Ai conosce l’età dell’interlocutore, modifica il proprio comportamento.

Proteggere i minori dall’IA, il problema della verifica dell’età

A questo proposito la legge italiana mostra uno dei suoi limiti, perché l’articolo 4 della legge 132 richiede il consenso dei genitori per l’uso dell’IA da parte dei minori di 14 anni, ma non prevede un sistema di verifica dell’età: c’è quindi il rischio che il consenso si riduca a una semplice autodichiarazione. A un anno dall’entrata in vigore della legge, il reato di deepfake serve a punire chi provoca il danno, e il caso di Rimini lo conferma…per prevenirlo, però, servono almeno altre due cose. La prima è tecnica: piattaforme e chatbot capaci di riconoscere quando dall’altra parte c’è un minorenne e di adeguare di conseguenza le proprie protezioni. La seconda riguarda gli adulti: la ragazza vittima della diffusione di un falso nudo e il ragazzo che sceglie di confidarsi con un chatbot hanno bisogno di trovare qualcuno disposto ad ascoltarli senza giudicarli.

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Francia / Martedì fronte comune di tutte le proteste, dopo le rivolte di questi giorni nei licei

Estremisti, "casseur" e gilet gialli in piazza con gli studenti? Dentro la grande paura francese

Avvenire

Fra repressione e dialogo, uscire in ogni modo dalla spirale violenta di agitazioni nei licei francesi, prima di vivere l’irreparabile, sfiorato di nuovo ieri in Alsazia, dove uno studente è rimasto gravemente ferito. Nelle ultime ore ad alta tensione, è il senso dell’azione “double face” delle autorità transalpine, che temono pure una “convergenza dei malcontenti”, visibile già dalla settimana prossima, con manifestazioni congiunte di liceali e sindacati.

Da una parte, nei luoghi più colpiti dai picchi di violenze di giovedì, come Nantes, Bordeaux, Marsiglia e la banlieue parigina, sono state schierate colonne di Crs, le unità antisommossa dotate di armi esplosive estremamente controverse. In proposito, hanno colpito ieri pure gli appelli di Amnesty International e del secondo sindacato della magistratura che denunciano un uso «sproporzionato» della forza da parte della polizia. In giornata, in una logica repressiva, oltre 1.700 i fermi, pure fra i casseur e facinorosi esterni che si mescolano ai cortei, suscitando fra i liceali un mix di solidarietà o rifiuto.
Ma nelle stesse ore, Edouard Geffray, ministro dell’Istruzione, ha ricevuto i rappresentanti delle principali sigle di liceali, alcuni già schierati apertamente con l’ultrasinistra anticapitalista mélenchonista. Il ministro ha confermato la rinuncia del governo agli aumenti nelle tasse d’iscrizione universitarie, annunciando un piano per «accelerare» le supplenze di insegnanti assenti, assieme al lancio di un forum di riflessione sugli orari scolastici. Da lunedì, poi, il ministero apre una canale diretto on-line a disposizione degli studenti per condividere ogni specifico malcontento.
All’uscita dagli incontri, nondimeno, i liceali hanno indicato che le proteste proseguiranno, in assenza di «misure concrete» sulle rivendicazioni principali: classi meno affollate, giornate scolastiche più corte, più risorse anche per installare o riparare impianti d’aria condizionata, più garanzie sulle supplenze, oltre a una revisione di Parcoursup, il controverso cervellone elettronico che gestisce la transizione verso le formazioni universitarie.

In giornata, in tutto il Paese, tante scene urbane di scontri, come a Lione. Per il ministero, le proteste hanno riguardato 735 istituti, ovvero il 30% in meno rispetto a giovedì. Ma si tratta di un “calo” da relativizzare, date le chiusure tecniche, nel frattempo, di strutture impraticabili o già al centro delle violenze più gravi, comprese aggressioni di presidi. Intanto, chiusi per proteste anche 25 campus universitari, con un forte rischio di estensione delle violenze, come si è visto all’Università di Strasburgo.
Ieri, si è sfiorata la tragedia a Sélestat, cittadina alsaziana, dove un liceale è stato ricoverato con gravi ferite a un braccio. Gli è schizzata addosso una fiammata causata da una bomboletta spray che era stata gettata fra le fiamme di un rogo nel quadro delle proteste. In giornata, ufficialmente, almeno 3 feriti, dopo i 31 di giovedì. Intanto, si stimano pure «decine di milioni» di danni.
Gli studenti danno appuntamento per un nuovo «atto» protestatario martedì prossimo, quando faranno fronte comune con i cortei sindacali di statali in agitazione per chiedere «risorse» in settori cruciali come sanità e scuola. La data che accresce i timori di una convergenza ancor più larga che possa potenzialmente amalgamare estremisti politici, casseur delle banlieue, gilet gialli rurali surriscaldati dal caro-carburante e le categorie più colpite dai tagli della manovra di governo. Per Le Monde, «il meccanismo pericoloso e irresponsabile del faccia a faccia è ormai innescato».

A livello politico, il partito del tribuno rosso Jean-Luc Mélenchon è vieppiù additato per la scelta di tanti suoi esponenti di venire ad “incoraggiare” gli studenti in rivolta. Fra gli esperti in campo, invece, Fabien Truong, professore di sociologia all’Università Paris 8, ritiene che la crisi nasca «dall’impressione di non essere ascoltati di fronte alla penuria di mezzi, all’aumento delle disuguaglianze sociali e scolastiche, alla segregazione urbana»

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