ANSA / Il leader del Movimento sacerdoti sposati in sciopero della fame
in >>>ANSA/Il leader del Movimento sacerdoti sposati in sciopero della fame – Vaticano News – Ansa.it
Da 23 giorni, ‘La Chiesa ci faccia almeno celebrare la messa’. In Italia sono circa 5mila
di Nina Fabrizio Ansa
“Siamo al giorno 23 del digiuno di don Giuseppe Serrone, un uomo che sta mettendo a rischio la propria salute per ricordare a tutti che la Chiesa ha uno strumento legale, il canone 1752, che impone la riammissione dei sacerdoti sposati laddove la ‘salvezza delle anime’ sia in pericolo per mancanza di clero”.
Il conto del digiuno di protesta di Giuseppe Serrone, da anni leader del Movimento internazionale sacerdoti sposati, lo tiene il sito web “Informazione libera”, che da giorni pubblica articoli e notizie relative al mondo ‘sommerso’ e un po’ nascosto dei presbiteri che hanno abbandonato la veste sacerdotale per sposarsi e formare una famiglia.
Molti di loro però, (nel complesso circa 5mila in Italia) pur se secondo le leggi canoniche in vigore dopo il matrimonio che può essere celebrato in seguito all’ottenimento di una specifica “dispensa”, non possono più svolgere il ministero “attivo” con la celebrazione cioè della messa, la somministrazione dei sacramenti, la cura pastorale e tutti gli altri oneri e onori del presbiterato, non intendono gettare del tutto l’abito sacerdotale alle ortiche e cercano vie di ricomposizione con la Chiesa, anche se finora senza successo.
“Non siamo soli”, dicono serrando le fila attorno alla protesta di Serrone e citano il recente caso del vescovo belga Johan Bonny, che ha scosso la Chiesa europea annunciando l’intenzione di ordinare sacerdoti uomini sposati (“viri probati”) entro il 2028 per contrastare la carenza di vocazioni, nonostante la mancanza di sostegno da Roma e il rischio di sanzioni canoniche. Per cercare di attirare l’attenzione di Leone, Pontefice che finora non ha menzionato la questione del celibato, non un dogma ma una tradizione rispettata da tutti i Papi moderni, Serrone sta portando avanti un digiuno di 40 giorni, “atto di amore e testimonianza non violenta per la Chiesa” con l’obiettivo di una “riammissione al ministero pastorale attivo per i sacerdoti sposati” per rispondere “alla fame di eucaristia nel mondo”. Il movimento spiega anche di ispirarsi alla non-violenza del Mahatma Gandhi e alla profondità teologica di Raimon Panikkar osservando quindi un metodo “mite ma fermo: un’offerta quotidiana di riso per sensibilizzare il cuore di Papa Leone XIV”.
Papa Francesco pur avendo ispirato un dibattito sul tema del celibato e andando inizialmente incontro alle istanze di questo mondo che ha trovato dei referenti anche in cardinali stimati come il brasiliano Claudio Hummes (ora scomparso) e lo stesso ex arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, lo aveva poi chiuso lui stesso spiegando a più riprese di preferire la forma celibataria anche se nella stessa Chiesa cattolica esistono riti diversi da quello latino, come alcuni riti orientali che ammettono le nozze. Nella Chiesa cattolica sono ricompresi poi anche i sacerdoti ex anglicani sposati che grazie alla Costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus” di Benedetto XVI, sono passati al cattolicesimo. Per i sacerdoti di rito latino, la maggior parte nella Chiesa cattolica, sia dell’ordine secolare sia degli ordini religiosi, il celibato è però una tradizione millenaria finora intoccata. Il Movimento Preti sposati prova a fare leva sulla “crisi delle vocazioni che interessa tutta la Chiesa”: “la priorità – spiega – non è la contestazione del celibato, ma la riammissione al ministero attivo di quei sacerdoti che, avendo ottenuto la regolare dispensa e contratto matrimonio religioso, desiderano rimettersi a servizio del Popolo di Dio”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA












