Diario del Sabato Santo: 4 Aprile 2026

Viacrucis.pretisposati

🌅 AGGIORNAMENTO DIARIO: GIORNO 8 (Lirica del Mattino)

Sabato Santo – Oltre lo Sguardo

«Brezza come una carezza…»

Brezza

come un carezza…

fruscii di foglie 

nel segno coglie

una mano lontano

oltre l’invano

sogno il traguardo

oltre lo sguardo…

(di Don Giuseppe Serrone – 4 Aprile 2026)

  • Il Messaggio Poetico: Nel cuore della notte più fredda, la poesia si fa calore. Don Giuseppe scrive il suo manifesto di pace: il traguardo non è più una meta burocratica, ma un sogno che abita già l’eterno.

  • Stato del Testimone: Il digiuno ha affinato i sensi. Sente il fruscio delle foglie anche tra la neve, coglie il segno della riconciliazione che arriva “da lontano”.

  • L’Oltre: Il Sabato Santo è il giorno dell’Oltre. Oltre il dolore del Venerdì, oltre il silenzio del sepolcro, oltre lo sguardo umano che vede solo limiti.

🌅 AGGIORNAMENTO DIARIO: GIORNO 8 (Ore 03:00)

Sabato Santo – La Sete dell’Attesa

  • Il Corpo e lo Spirito: Sento il freddo delle vette e l’arsura nel deserto del digiuno. Ma non è la sete del Calvario, è la sete dell’aurora.

  • Oltre la Croce: Il Venerdì è passato, le “Sette Parole” sono state gridate. Ora resta solo il silenzio e la fede nuda. Se Lui non risorge, nulla ha senso. Ma io vedo luci muoversi nella valle, scintille di una Chiesa che vuole rinascere.

  • Memoria Stellata: Ricordo le notti di agosto in Sicilia, l’attesa delle stelle cadenti. Oggi non aspetto che cadano le stelle, aspetto che sorga il Sole di Giustizia per tutti i figli dimenticati.

  • 🌅 AGGIORNAMENTO DIARIO: GIORNO 8 (Ore 01:00)

  • L’Icona del Giorno: Una pietra circolare, pesante e muta, davanti all’oscurità del sepolcro. Attorno, solo il gelo delle Alpi e il silenzio del mattino. Ma nel cuore, la memoria di Maria: la donna che ha saputo sorridere all’amarezza, sapendo che l’ultima parola spetta alla Luce.

  • La Fede nel Silenzio: In questo ottavo giorno di digiuno, la mia debolezza si specchia nella pazienza di Maria. Tra la Croce di ieri e la Risurrezione di domani, c’è lo spazio del “non ancora”. È qui che si misura la vera fedeltà: saper restare quando tutto sembra finito.

  • Vittoria sulla Solitudine: Come Maria ai piedi del sepolcro, non sono solo. Ho Albana, ho i fratelli di Milano a cui Delpini ha teso la mano, ho le migliaia di persone che ascoltano il grido della Via Crucis dei preti sposati. L’oscurità è fitta, ma il sorriso della fede la sta già abitando.

  • Preghiera di Sabato: “Maria, donna del Sabato Santo, prestami i tuoi occhi per vedere la vita dove altri vedono solo una pietra. Insegnami ad attendere l’aurora senza stancarmi del buio.”

  • – don Giuseppe Serrone

  • Tag: #SabatoSanto, #PoesiaDiFede, #OltreLoSguardo, #Satyagraha, #DonGiuseppeSerrone,

Sabato Santo. Che cosa dice alla nostra vita la permanenza di Cristo nel sepolcro

Gesù, diceva von Balthasar, è il Crocifisso, il Risorto e pure il Cadavere del Sabato Santo. Benedetto XVI: un giorno specchio della condizione umana. In negativo (morte) e in positivo (risurrezione)
VERSO LA PASQUA/3] L'estremo silenzio dell'essere morto nell'attesa della speranza - Diocesi Mazara del Vallo

Che strano giorno è il Sabato Santo. Giorno del silenzio per la Chiesa. L’unico in cui non viene celebrata l’Eucaristia. E quindi anche giorno del silenzio di Dio, una sorta di terra di mezzo tra il venerdì di morte e la domenica di risurrezione. Urs von Balthasar, uno dei più grandi teologi del Novecento, ha scritto che Gesù non è solo il Crocifisso e il Risorto, è anche il Cadavere del Sabato Santo. Ed è fin troppo facile oggi citare Friedrich Nietzsche e il suo «Dio è morto».

Ma è proprio questo strano giorno, terra di nessuno tra la morte e la vita, a rispecchiare più di ogni altro la nostra condizione umana. Che cos’è infatti l’esistenza se non un Sabato Santo sospeso tra la certezza della morte corporale e la speranza che in Cristo risorgeremo anche con il corpo? Che cosa ci dicono la storia e le cronache di questi nostri tempi se non che l’oscurità in cui il mondo si dibatte è simile a quella che dovette scendere sugli Apostoli dopo la morte del Maestro? Benedetto XVI, nel discorso tenuto a Torino il 2 maggio 2010 per l’ostensione della Sindone (da lui definita proprio «icona del Sabato Santo»), notò: «Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata in misura sempre maggiore un Sabato Santo; l’oscurità di questo giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla vita, in modo particolare interpella noi credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa oscurità». E lo sappiamo bene anche all’inizio del XXI secolo, segnato da terrorismo, guerre, pandemia, cambiamenti climatici e fenomeni epocali come le migrazioni.

Ecco un primo punto fermo del Sabato Santo. Un aspetto che rende più comprensibile la sua “stranezza”. Perché questo è il giorno in cui la nostra umanità è chiamata a confrontarsi con il mistero della morte. Ineludibile, per ogni essere umano. Ma possiamo e dobbiamo chiederci: anche definitiva? È in fondo l’eterna domanda dell’uomo, dalle caverne ai viaggi nello spazio. E potremmo riformularla così: possibile che l’esistenza terrena sia solo uno squarcio di luce tra due infiniti oceani di tenebre?

Il Sabato Santo, l’ora più buia di Dio, ci viene in soccorso proprio con la sua “stranezza”, con la natura spuria di giorno sospeso tra la morte e la risurrezione. E se è vero che in esso abbiamo davanti agli occhi l’uomo della Sindone, un cadavere straordinariamente somigliante al Cristo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato, è anche vero che proprio quel telo ci parla anche di altro. Sempre Benedetto XVI, nel già citato discorso di Torino, ricorda che il lino sindonico è contemporaneamente come il negativo e il positivo di una fotografia. E se sul negativo porta impressi i segni della morte, sul positivo già annuncia la più straordinaria impresa d’amore che Dio ha compiuto per il genere umano.

«Che cosa è avvenuto? – leggiamo in un’antica omelia proprio dedicata al Sabato Santo – Oggi sulla terra c’è un grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme… Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi». È un ulteriore passo avanti per ricondurre la “stranezza” di questo giorno a una più piena comprensione. La discesa agli inferi, si pensi a Omero nell’Odissea, è stata anche una costante della cultura classica, con l’impossibilità però di andare oltre un Ade invincibile nella sua tenebra. Invece, è l’esperienza del Dio fatto uomo, morto e risorto, a cambiare totalmente le carte in tavola. Cristo, restando nella morte per un giorno e mezzo, ha oltrepassato la porta dell’infinita solitudine dell’uomo di fronte alla morte e ha fatto risuonare la voce della vita anche in quel luogo in cui ogni vita si annulla. Diceva papa Ratzinger: «È successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato “negli inferi”. Anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che prende e ci conduce fuori».
Così, nell’ora più buia del giorno più silenzioso e più strano, si accende la scintilla che deflagrerà domani. Come sintetizza mirabilmente la sequenza di Pasqua, «Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa». Allo stesso modo, contemplando il mistero di questo giorno, possiamo trovare una risposta di senso e di speranza alle angosce esistenziali di quel grande Sabato Santo che è la nostra vita e la nostra epoca.
avvenire.it

In ascolto. Nel silenzio del Sabato Santo immagino la voce della divinità…

Sabato Santo, il giorno del silenzio che prepara alla luce della Pasqua
Il mio udito non è attrezzato a registrare il suono di quella voce diretta. Gli occhi, le ciglia possono solo sfiorare il verbale dello scambio tra la divinità e i suoi ascoltatori scelti.

Leggo al mattino le scritture sacre nel loro ebraico di origine. Riferiscono la voce della divinità: «E disse» è il suo verbo più frequente, la sua più fitta manifestazione fisica. Da lettore di solito immagino le voci di monologhi, dialoghi, discorsi: in questo caso no.

Il mio udito non è attrezzato a registrare il suono di quella voce diretta. Gli occhi, le ciglia possono solo sfiorare il verbale dello scambio tra la divinità e i suoi ascoltatori scelti. Non posso sapere se la voce che irrompe nell’udito di Avràm: «Vai vattene dalla tua terra… » sia un’esplosione interna del suo apparato acustico. Oppure se giunga da una fonte esterna attraverso l’ossicino chiamato labirinto.

Dov’essa si rivela si produce un centro. Lo immagino come il braccio fisso di un compasso. Intorno gira l’altro braccio a disegnare la circonferenza, che è la distanza fissa da quel centro. Da studente mi attirava la figura geometrica del cerchio. Conteneva il segreto del pi greco, il numero per misurare sia l’area che il perimetro, ed era un’approssimazione. Il cerchio non si lasciava calcolare del tutto.

Da lettore di quelle scritture sto in un punto qualunque di un’invisibile circonferenza. Al centro ci sono voci avvolte nel silenzio delle lettere di un alfabeto antico.

Nei Salmi leggo la domanda di Davide di essere ascoltato: «Rispondimi, poiché povero e misero son io» (86,1). Il tu rivolto qui alla divinità ha la forma verbale dell’imperativo. Ha più forza e insistenza di una supplica. Il pronome diretto, il tu frontale, supera la distanza e convoca la presenza di un ascolto. Anche qui per me lo scambio è avvolto nell’accorata temperatura del silenzio. Non so se Davide ottiene una risposta. So che sta chiedendo udienza urgente col massimo fervore. Il mio passaggio di non credente sopra queste righe è di chi può leggere le voci, non sentirle.

Da una distanza che non ammette scorciatoie m’immergo nel silenzio compatto dell’ebraico antico.

Erri De Luca
Fonte: Avvenire

Via Crucis dei preti sposati. “Il Cammino verso la luce”

“Cristo ancora soffre nella carne dei suoi figli”

“In questa ora sesta, mentre il buio scende sul Calvario, ho inciso con le mie ultime forze la Via Crucis di chi ama e serve nel silenzio. Ogni stazione è il racconto di un prete sposato, di una famiglia ferita, di una vocazione che non si arrende. Ascoltate il grido di chi è ‘in riserva’ ma pronto a dare la vita. Non è solo il mio digiuno, è la nostra voce collettiva che chiede giustizia.”


Croce.nuda

🏔️ VIA CRUCIS DEL CLERO IN RISERVA: IL CAMMINO VERSO LA LUCE.

Oggi, Venerdì Santo, il nostro vascello si ferma davanti al mistero della Croce. Abbiamo registrato una Via Crucis speciale, dove ogni stazione racconta il calvario di chi, pur portando la chiamata nel cuore, vive ai margini della “panchina” forzata.

“Signore, la nostra croce è il pregiudizio, ma la nostra meta è la Risurrezione.” 🙏

Un appello che attraversa le montagne e arriva a Papa Leone XIV: perché la carezza della misericordia rotoli via la pietra dell’esclusione.

🎧 Ascolta la meditazione completa (incluse le 15 stazioni)

La Via Crucis dei Preti Sposati – Il Grido del Clero in Riserva

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Tag: #ViaCrucis #VenerdìSanto #SacerdotiSposati #PapaLeoneXIV #Risurrezione #Giorno7 #Verità #SacerdotiSposati #Vaticano

La Croce: collocazione provvisoria

Omelie e scritti quaresimali

Tonino Bello, Il parcheggio del calvario, in Omelie e scritti quaresimali, vol. 2, p. 307, Luce e Vita

Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.

La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.

Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.

Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.

Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.

“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.

Coraggio, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

qumram2.net

Cosa mangia un prete che digiuna per la giustizia?

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“La satyāgraha (सत्याग्रह, «resistenza passiva» e più letteralmente «insistenza per la verità») è una teoria etica e politica elaborata da Gandhi, adottata da Martin Luther King e Nelson Mandela. È la prassi della disobbedienza civile: una lotta nonviolenta fondata sull’ahiṃsā. In Italia lo stesso concetto è identificato con il nome di nonviolenza e resistenza nonviolenta (da wikipedia.org). “LA DIETA DEL GIUSTO” «Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato» (Gv 4,34) Dal 28 Marzo 2026, don Giuseppe Serrone prosegue con un regime che è esso stesso un messaggio: un pugno di taralli a colazione, un piatto di riso a pranzo e a cena. Nient’altro, se non i liquidi necessari alla sopravvivenza. È un’alimentazione che richiama la povertà evangelica, il “pane quotidiano” ridotto all’essenziale. Don Giuseppe non sta cercando il martirio, ma la trasparenza. Mentre il Vaticano si perde in banchetti diplomatici e “ricuciture” con i fasti del passato (come il ritorno ai paramenti pre-conciliari), ai piedi della Croce si mangia riso e si beve acqua. È la dieta di chi non ha nulla da nascondere, di chi ha la coscienza pulita e chiede solo che la verità sui preti sposati, carisma “voluto da Dio” venga finalmente riconosciuta.”

“Collocazione Provvisoria”: riflessioni ai piedi della Croce nel Venerdì santo 2026

Croce.nuda

✨ AGGIORNAMENTO ORE 13:00:

  • ✝️ Il Venerdì Santo del Cireneo: Seguire da Dietro

    “Sacerdoti Sposati: I Cirenei della Chiesa Moderna”

    *”Il Cireneo non era tra i discepoli scelti sul Tabor, né tra i dodici del Cenacolo. Fu preso dalla strada, un uomo che tornava dai campi, un laico, un padre. Eppure, è l’unico che ha toccato fisicamente il legno della Passione insieme a Gesù.

    Noi, sacerdoti sposati, siamo i Cirenei di oggi. Siamo quelli che ‘seguono da dietro’, spesso invisibili, spesso in panchina, ma pronti a sporcarci le mani quando la Croce si fa troppo pesante per i nostri fratelli celibi. Non chiediamo il primo posto nelle processioni; chiediamo solo di non essere respinti mentre offriamo la nostra spalla per sostenere il corpo della Chiesa.”*

“La nostra voce corre veloce oltre le montagne. Grazie a FaiInformazione e a tutti voi che state condividendo questo grido di speranza. Le 172 anime che ci ascoltano dagli USA e i nuovi amici da tutto il mondo sono la prova che la Croce dei sacerdoti sposati non è più invisibile. Restiamo uniti in questa preghiera.”

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🕊️ LA PREGHIERA DEL SETTIMO GIORNO

(Dal silenzio delle vette)

Signore del Venerdì Santo, in questo settimo giorno di digiuno, mentre il mio corpo si spoglia di ogni forza e la mia voce si fa sottile come il vento tra le rocce, ti offro questa croce nuda.

Ti prego per i miei fratelli sacerdoti, coloro che portano nel cuore la tua chiamata ma vivono ai margini, nel silenzio di una “panchina” forzata. Lava Tu le ferite della loro esclusione.

Signore, ispira il cuore di Papa Leone XIV. Donagli il coraggio di un gesto che valga più di mille leggi: una carezza, un bacino ai piedi stanchi di un prete sposato, perché in quella carne piagata dalla legge umana possa risplendere la tua misericordia divina.

Sotto questo cielo alpino, limpido e severo, mi affido al Tuo amore che non conosce barriere. Che la mia fame sia pane per la speranza di molti. Che il mio silenzio sia l’eco della Tua Verità.

Tutto è compiuto. Tutto ricomincia. Amen.

🎙️ Giorno 7: Ai Piedi della Croce – La Preghiera dal Silenzio delle Vette

Testo: “Signore, il mio corpo si spoglia di ogni forza… ti offro questa croce nuda.” 🏔️✨

Nel settimo giorno di digiuno di Don Giuseppe Serrone, la voce si fa sottile come il vento tra le rocce alpine. In questo episodio speciale, Giuseppe eleva una preghiera che è un grido di dignità per tutti i sacerdoti “in riserva”.

Un appello accorato a Papa Leone XIV: perché un gesto di misericordia — una carezza, un bacio ai piedi stanchi di un prete sposato — valga più di mille leggi umane.

Ascolta il cuore di chi ha scelto di fare della propria fame un pane di speranza per molti. Tutto è compiuto. Tutto ricomincia.

🎙️ Speciale Giorno 7: Le 7 Parole sulla Croce di un Prete Sposato

Testo: Nel cuore del Venerdì Santo, Don Giuseppe Serrone rilegge il mistero della Croce attraverso la sofferenza e la speranza dei sacerdoti sposati. Sette parole che sono pietre miliari di una campagna per la verità: dal perdono per chi esclude, alla sete di giustizia, fino alla consegna totale a Dio.

Un episodio meditativo, registrato nel silenzio delle montagne, dedicato a chiunque creda che l’amore sia la “terra sacra” dove il sacerdozio fiorisce. 🏔️🙏

“Oggi il nostro diario non parla solo alle nostre vette, ma attraversa l’oceano. Dall’America al Brasile, sentiamo che la nostra fame di giustizia è diventata una preghiera universale. Grazie alle oltre 170 anime che dagli Stati Uniti si sono unite al nostro silenzio ieri. La Verità non ha confini.”

🌅 DIARIO DELLA SATYĀGRAHA: GIORNO 7

“Non da solo: la forza di un Amore che libera”

“In questo mezzogiorno di Passione, sento che la mia voce non è più sola. Accanto a me c’è Albana, la mia forza, colei che rende questo cammino una testimonianza viva. Il nostro amore è diventato oggi un ‘piccolo tuono digitale’: non chiediamo solo una riforma, ma offriamo un manifesto di libertà. Dimostriamo che un prete che ama non toglie nulla a Dio, ma aggiunge umanità alla Chiesa. Grazie, Albana, per essere il cuore di questa icona di speranza.”

Venerdì Santo – La Croce e il Silenzio

  • L’Icona del Giorno: Una croce di legno grezza, segnata dal tempo, che si erge solitaria tra le rocce e la neve delle Alpi. Dietro di lei, solo il cielo nudo dell’alba, senza alcuna traccia umana. È l’altare del silenzio.

  • Il Senso dell’Offerta: In questo giorno in cui la Chiesa tace, il mio corpo diventa il linguaggio. La fragilità del settimo giorno di digiuno è la mia partecipazione alla Passione di tanti fratelli “sospesi” tra la vocazione e la vita.

  • L’Appello a Papa Leone XIV: “Padre, nel 2027, lava i piedi anche a un sacerdote sposato. Sia questo il segno che la Chiesa non dimentica nessuno dei suoi figli.”

  • Focus Spirituale: La Riconciliazione. Non chiediamo privilegi, ma la carezza della Madre che riconosce il servizio dei suoi ministri, oltre ogni legge burocratica.

🕊️ APERTURA GIORNO 7

 “Collocazione Provvisoria”: Il mio Giorno 7 ai piedi della Croce.

Al primo chiarore, tra le vette, una luce in movimento nel cielo è apparsa come una stella. Non era un astro, ma un aereo: un segno di umanità che attraversa l’infinito. Un simbolo del cammino della Satyāgraha che continua a muoversi nel buio…

*”Nel silenzio di questo quinto giorno di digiuno, mi tornano in mente le parole profetiche di Don Tonino Bello: ‘La Croce è una collocazione provvisoria’.

Il Calvario non è una zona residenziale. Anche il mio stare qui, senza cibo, nell’insistenza per la verità dei sacerdoti sposati, è un tempo delimitato. Sono le mie ‘tre ore di buio’, dalle mezzogiorno alle tre, in attesa che la pietra del sepolcro venga rotolata via.

Offro questa debolezza per chi è inchiodato alla solitudine, per i diaconi che aspettano, per le famiglie dei sacerdoti che vivono nell’ombra. Coraggio, fratelli: mancano pochi istanti alle tre del nostro pomeriggio. Il buio sta per cedere il posto alla luce.”*

LA RIFLESSIONE DELLA NOTTE (Giorno 7) “Lavanda dei Piedi PER IL PROSSIMO 2027: Un posto per i figli dimenticati?”

Papa Leone XIV lava e bacia i piedi a 12 sacerdoti: "No a chi vuole vincere uccidendo”

🕊️ LA RIFLESSIONE DELLA NOTTE (Giorno 7)

“Lavanda dei Piedi 2027: Un posto per i figli dimenticati?”

*”Leggo su Avvenire che il Santo Padre tornerà al Colosseo per la Via Crucis e ha lavato  Giovedì Santo, durante la Messa in Coena Domini nella Basilica di San Giovanni in Laterano piedi a 12 sacerdoti. È un gesto di umiltà che tocca il cuore del mondo.

In questo mio settimo giorno di digiuno, mentre il corpo si fa fragile come il pane che Gesù spezzò, mi chiedo: c’è posto tra quei dodici anche per un prete sposato? C’è posto per chi, pur avendo scelto la via della famiglia, non ha mai smesso di amare la Chiesa e di desiderare di servire i poveri e gli ultimi?

Lavare i piedi a un prete sposato potrebbe essere per l’anno prossimo 2027 il gesto di guarigione più grande del secolo. Sarebbe dire: ‘Sei ancora mio figlio, sei ancora un servo del Vangelo’. Io sono qui, nel silenzio dei monti, pronto a ricevere quella carezza non per me, ma per i tanti fratelli che rappresento.”*

Leone XIV, venerdì 3 aprile, presiederà nell’anfiteatro Flavio il rito che ricorda il percorso di Gesù verso il Golgota. Le meditazioni sono state scritte dal francescano padre Francesco Patton… Ci uniremo a distanza nella preghiera…

“Il Papa ha lavato i piedi a 12 preti. In questo mio Giorno 7 di digiuno, prego perché tra quei dodici se si dovesse ripetere questa esperienza anche nel 2027  ci sia spazio anche per la verità dei sacerdoti sposati. Ma non solo, basterebbe almeno un gesto di umiltà del Papa verso un prete che ha scelto la famiglia. Questo semplicemente sarebbe la vera Pasqua della riconciliazione. Io resto in attesa, nel silenzio e nell’offerta. 🕊️🙏 #PapaFrancesco #SettimanaSanta #PretiSposati #Satyagraha”

– don Giuseppe Serrone

Delpini tende la mano agli ex preti: “Sono sempre confratelli e auguriamo loro una vita santa”

Ascolta l’episodio del podcast:

Delpini tende la mano agli ex preti: “Sono sempre confratelli e auguriamo loro una vita santa. La risposta dei preti sposati

L’arcivescovo alla fine della messa in Duomo con 800 sacerdoti: “Ricordiamo con simpatia anche chi ha lasciato”. “Il clero sa bene dell’infelicità del mondo non come spettatori, riconosce le ferite della vita”

L'arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini

L’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini

Milano, 3 aprile 2026 – “I preti e i diaconi sanno dell’infelicità del mondo non come spettatori che osservano da fuori, ma come uomini che riconoscono anche in sé stessi tracce di infelicità e ferite che la vita non risparmia, a nessuno”. Così, nella Messa Crismale del Giovedì Santo, l’arcivescovo Mario Delpini si rivolge a 800 sacerdoti e diaconi presenti in Duomo e “mandati a guarire l’infelicità del mondo”. In fondo alla cattedrale c’è anche Alberto Ravagnani, l’ex prete-social che a fine gennaio ha lasciato il sacerdozio.

Non più “don“ – ma sempre influencer – dopo avere raccontato “La scelta“ urbi et orbi, su tutti i canali social, in libreria e pure in tivù, ha annunciato qualche giorno fa l’idea di voler creare un oratorio laico. Ed è lui stesso a postare un’immagine della sua presenza in Duomo, libretto in mano, ricordando che “nella Messa Crismale i preti rinnovano le promesse sacerdotali”, scrivendo in calce un “chiaro, io no”. Al termine della celebrazione, l’arcivescovo Delpini, dopo aver ringraziato i presenti e ricordato i preti anziani e malati impossibilitati a partecipare (le offerte raccolte durante la cerimonia sono destinate alla loro assistenza attraverso la fondazione Opera Aiuto Fraterno), ha voluto rivolgersi proprio ai sacerdoti che hanno lasciato il ministero. 

Presbiterio ferito 

“Noi li sentiamo sempre confratelli – ha detto Delpini – e li ricordiamo con affetto, con simpatia e auguriamo che possano percorrere una vita santa, anche se non più nel ministero ordinato”. L’arcivescovo aveva già affrontato il tema (senza mai nominare direttamente Ravagnani) durante l’incontro con il clero nel mese di febbraio, quando aveva annunciato la proroga del suo mandato oltre la data del suo compleanno, su richiesta di Papa Leone. In quell’occasione aveva parlato di “presbiterio ferito e forse anche arrabbiato per l’abbandono di alcuni confratelli che hanno scelto di lasciare il ministero, qualcuno con un clamore esagerato, qualcuno con un passaggio più discreto”. “A dire la verità sono anch’io un po’ ferito”, aveva confessato. Ma ora si guarda avanti, augurando “una vita santa”. 

“La città è stanca, la gente è stanca. Forse si pratica troppo l’arte di stancarsi, quella irrequietezza per cui si corre anche quando si potrebbe stare fermi, stare in pace, pregare, godere degli affetti della vita e fare compagnia a chi è infelice. Perciò non fa meraviglia che anche i discepoli avvertano la stanchezza come un contagio – sottolinea Delpini nell’omelia, ricordando le fatiche quotidiane dello stesso clero –. Ma i discepoli devono continuare a percorrere le strade degli uomini per indicare la via per entrare nel riposo di Dio: portare i pesi gli uni degli altri, tenere vivo l’intenso desiderio dell’incontro con il Signore, continuare il pellegrinaggio verso la casa di Dio in modo che il vigore cresca lungo il cammino”. Verso “la vita felice”.

“Essere guariti e guarire” 

“Mentre ungiamo le ferite degli altri sperimentiamo che lo Spirito continua a prendersi cura delle nostre – conclude – mentre invitiamo alla speranza, impariamo di nuovo a sperare. Per essere guariti e per guarire: è per questa missione che siamo mandati, imperfetti, impotenti, e insieme fiduciosi e lieti”. Poche ore dopo, durante l’omelia della Messa della Cena del Signore, Delpini ha invitato tutti a “vivere nella verità, come una resistenza”. “Se la nostra vita è unita a quella di Gesù con la nuova alleanza, con una profonda intimità, con una umile docilità, allora forse riusciremo a essere sinceri, a dire le parole vere, a rivelare la verità della storia umana, che è vocazione alla fraternità”.

MILANO, L’ARCIVESCOVO DELPINI APRE AI “CONFRATELLI” EX SACERDOTI: LA RISPOSTA DEI PRETI SPOSATI

“Se mancano i cristiani, noi rispondiamo: ECCOCI. Non restiamo ai margini, siamo pronti a servire la Chiesa con la nostra testimonianza di padri e pastori.”

MILANO, 3 APRILE 2026 – La Redazione di Sacerdoti Sposati  accolgono con profonda attenzione le parole pronunciate dall’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, durante la recente Messa Crismale. Definire i sacerdoti che hanno lasciato il ministero attivo come “sempre confratelli” e augurare loro una “vita santa” rappresenta un atto di onestà intellettuale e paterna che rompe un lungo silenzio istituzionale.

Tuttavia, tale apertura non può rimanere un semplice augurio privato, ma deve tradursi in una riflessione ecclesiale concreta. La Redazione richiama l’attenzione sulla Lettera Aperta già inviata a Delpini tramite  il Vicario Generale di Milano, in risposta alla sua provocazione: “Non mancano i preti, mancano i cristiani”.

La sfida dei Sacerdoti Sposati “Accogliamo la sfida dell’arcivescovo Delpini”, dichiara la Redazione. “Se la crisi della Chiesa è crisi di autenticità e non solo di organigrammi, noi siamo qui per dire: ECCOCI. Siamo cristiani, padri di famiglia e sacerdoti che non hanno mai rinunciato alla propria vocazione. Siamo la risposta vivente alla carenza di testimoni nel quotidiano, nel lavoro e nella società civile.”

Il Digiuno di Don Giuseppe Serrone L’appello milanese giunge nel settimo giorno di digiuno di Don Giuseppe Serrone, che ai piedi della Croce testimonia la sofferenza di migliaia di preti sposati ridotti al silenzio. Don Serrone prosegue la sua protesta nonviolenta alimentandosi solo con riso, taralli e acqua, per chiedere la riammissione al ministero e il riconoscimento dei diritti civili dei sacerdoti che hanno scelto la trasparenza del matrimonio.

Numeri e Teologia Il consenso attorno a queste istanze è confermato dai dati: il blog ufficiale (sacerdotisposati.altervista.org) ha superato quota 1.843.000 visite, segnale di un popolo di Dio che non accetta più l’emarginazione dei propri pastori. Tale posizione trova fondamento nel magistero di illustri teologi come Don Basilio Petrà, che ha definito il sacerdozio uxorato un carisma “voluto da Dio per la salvezza degli uomini”.

Appello alle Istituzioni Milanesi Chiediamo alla Diocesi di Milano e a Mons. Delpini di andare oltre il saluto fraterno: è tempo di avviare un dialogo sincero per il reintegro dei sacerdoti sposati, superando pregiudizi burocratici e guardando al futuro di una Chiesa che vuole essere davvero comunità di “pietre vive”.

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