La Mezzaluna rossa fornisce un primo bilancio dell’attacco di Israele e degli Usa contro l’Iran: almeno 200 morti e oltre 750 feriti. Colpita anche una scuola elementare. Mistero sulla sorte della guida suprema Khamenei
Vatican News
Da Washington non trapelano informazioni sulla condotta delle operazioni militari contro l’Iran, mentre Israele fa sapere che i bombardamenti sono proseguiti nel tardo pomeriggio e parla delle più grande operazione della storia dell’aeronautica del Paese: 200 gli aerei impiegati e 500 gli obiettivi colpiti. Le autorità iraniane definiscono l’attacco come completamente ingiustificato e denunciano il bombardamento di una scuola elementare a Minab nel centro del Paese, che avrebbe provocato una settantina di vittime e decine di feriti. In totale secondo la Mezzaluna rossa i morti in Iran sarebbero 201 e 747 i feriti.
La reazione iraniana
La risposta iraniana agli attacchi è stata intensa ed è tuttora in corso. Un fitto lancio di missili contro la Giordania e Israele è stato neutralizzato dai sistemi di difesa, provocando tuttavia una novantina di feriti israeliani. Diversa la sorte dei paesi del Golfo: dove sono state prese di mira le basi americane in Bahrain, Kuwait e Qatar. Nel mirino dei Guardiani della Rivoluzione anche Arabia saudita ed Emirati Arabi, a Dubai in fiamme alcune strutture dell’isola artificiale di Palm Jumeirah. Intanto è ancora mistero sulla sorte del leader supremo Ali Khamenei, che Israele dà per deceduto nei raid, mentre l’Iran ha smentito annunciando un suo discorso nella serata di oggi. Intanto, tutte le cancellerie del mondo seguono con apprensione gli sviluppi mediorientali: lunedì si riuniranno i commissari per la sicurezza europea, mentre il premier britannico ha annunciato che anche gli aerei della Raf soni coinvolti nelle operazioni militari.
Preoccupazione da Russia e Cina
I primi messaggi di sostegno a Teheran sono arrivati dalla Russia. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo iraniano Abbas Araghchi, nella quale ha condannato l’attacco armato immotivato degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, in violazione dei principi e delle norme del diritto internazionale, con totale disprezzo per le gravi conseguenze per la stabilità e la sicurezza regionale e globale”. Mentre da Pechino arrivano segnali di “profonda preoccupazione” in seguito agli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, la cui “sovranità, sicurezza e integrità territoriale devono essere rispettate”. La Cina ha chiesto inoltre la “cessazione immediata” delle operazioni militari per “mantenere la pace e la stabilita’ in Medio Oriente”.
L’attacco questa mattina all’alba
Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato all’alba di oggi un massiccio attacco militare contro l’Iran. Il presidente Donald Trump ha invitato il popolo iraniano a ribellarsi alla leadership islamica al potere dal 1979, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’operazione mira a creare le condizioni per un cambiamento interno in Iran. I bombardamenti hanno colpito obiettivi in tutto il Paese, inclusi siti vicino agli uffici della Guida Suprema Ali Khamenei, anche se non è chiaro se fosse presente al momento dell’attacco. L’operazione, pianificata da mesi, rappresenta una nuova fase dell’intervento militare statunitense contro la Repubblica Islamica.
Le prime notizie sulle operazioni
Nel suo intervento di questa mattina, Trump aveva affermato che l’obiettivo dell’operazione è garantire che «gli americani non siano mai minacciati da un Iran dotato di armi nucleari», ribadendo poi alla popolazione iraniana che «l’ora della vostra libertà è vicina. Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo, starà a voi farlo». Israele ha dichiarato lo stato di emergenza e imposto restrizioni sul territorio nazionale in vista di possibili ritorsioni. Intanto, nella capitale iraniana, gli attacchi hanno colpito l’area in cui si trovano la residenza del leader supremo, Ali Khamenei, il Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale e l’ufficio presidenziale. Fonti locali affermano che Khamenei sarebbe stato portato in un luogo sicuro. Preso di mira anche il complesso del ministero dell’Intelligence nel nord-est di Teheran. Ufficiali dell’esercito statunitense hanno affermato che l’attacco all’Iran sarà molto più esteso rispetto a quello dello scorso giugno contro siti del programma nucleare della Repubblica Islamica. Udite numerose e continue esplosioni anche a Qom, Isfahan, Tabriz, Karaj e Kermanshah. Le autorità di Teheran non hanno diffuso un bilancio ufficiale delle vittime o dei danni. Le comunicazioni internet nel Paese risultano parzialmente interrotte, mentre il ministero dell’Istruzione ha annunciato la chiusura delle scuole e il passaggio temporaneo alla didattica a distanza.
Chiuso lo stretto di Hormuz
In serata i pasdaran hanno annunciato l’interdizione alla navigazione nello Stretto di Hormuz, rotta strategica per il trasporto marittimo di petrolio, da sempre utilizzata dall’Iran come merce di scambio nello scacchiere geopolitico, oggetto di ripetute minacce nei momenti di crisi più grave. Lo stretto è un corridoio vitale che collega il Golfo con i mercati in Asia, Europa e Nord America, definito dall’Energy information administration statunitense (Eia), “uno dei più importanti colli di bottiglia petroliferi al mondo”.L’escalation potrebbe avere gravi ripercussioni sui mercati globali e sui fragili equilibri regionali, specialmente se lo Stretto di Hormuz — attraverso cui transita circa un terzo del petrolio mondiale trasportato via mare — diventasse insicuro.
Le trattative sul nucleare
Proprio ieri si erano conclusi gli ennesimi colloqui sul nucleare tra Usa e Iran, mediati dall’Oman, a Ginevra. Secondo le prime ricostruzioni, Washington avrebbe chiesto a Teheran di smantellare i tre principali siti nucleari di Fordow, Isfahan e Natanz, e di spedire all’estero tutto l’uranio arricchito. Secondo quanto riferito ieri dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Iran sarebbe oggi in possesso di uranio arricchito al 60%, quindi vicino alla soglia necessaria per la fabbricazione di un’arma nucleare. Tuttavia, Teheran avrebbe respinto le richieste. Da qui derivano le prime dichiarazioni di Trump: «Non ho ancora preso una decisione sull’Iran», aveva detto ieri sera ai giornalisti, chiarendo però che «l’Iran non può avere armi nucleari e non sono contento di come stanno negoziando, ma altri colloqui sono previsti. Voglio raggiungere un accordo, mi piacerebbe non usare un’azione militare contro l’Iran ma qualche volta va fatto». Già in settimana, con un evidente segnale diplomatico e strategico, Washington aveva ridotto il proprio staff nelle ambasciate di Gerusalemme e di Baghdad, svuotando poi la base americana di Al-Ubeid, in Qatar.