‘Assemblea CEI e il Sinodo Infinito: Parlare di tutto per non decidere nulla?

Mentre i Vescovi si riuniscono a Roma da oggi al 28 maggio, il documento Verso le Assemblee 2027-2028 mette in chiaro le cose: il Sinodo non è più un evento con una scadenza, ma diventa l’“habitus” permanente della Chiesa. Tradotto dal burocratese ecclesiale: si continuerà a discutere, mediare e convocare tavoli ecumenici e interreligiosi per i prossimi anni. Lo Spiffero commenta ironicamente in piemontese: “suma bin ciapà” (siamo a posto!).

Il Cantiere lancia una provocazione forte ai vertici della CEI e al Cardinale Zuppi: la sinodalità non può diventare un paravento per rimandare le decisioni urgenti. Mentre a Roma si pianificano assemblee fino al 2028, a Verona si è costretti ad affidare le parrocchie ai laici per mancanza di clero, a Torino i blackout liturgici spengono le comunità e in Sicilia si raziona l’Eucaristia. Se lo “stile ordinario” della Chiesa deve essere il dialogo, allora si ascolti il grido del popolo di Dio che chiede i Sacramenti. La fiumana di incontri previsti non escluda i 5.000 sacerdoti sposati italiani. Noi non siamo una teoria astratta da dibattere in una commissione episcopale nel 2028; siamo la risorsa concreta per l’oggi. Papa Leone XIV firmi i decreti di riammissione ora, per evitare che la sinodalità si trasformi in un’interminabile assemblea condominiale mentre il palazzo va a fuoco.

La vera riforma non ha bisogno di guardie armate burocratiche, ha bisogno di padri, pastori e Sacramenti. Pronti ad essere riammessi i preti sposati

La cronaca da Torino: 75 laici istituiti con i nuovi ministeri per fare, sostanzialmente, quello che già facevano, ma con un bollino ufficiale. Il retroscena svelato da Lo Spiffero è inquietante ma lucido: questi laici rischiano di diventare, spesso inconsapevolmente, la “guardia armata” di un modello — quello torinese dell’Arcivescovo Repole — che punta a sostituire il sacerdozio sacramentale con una complessa rete psico-affettiva e burocratica. È il modello francese, fallimentare nei numeri e nella sostanza, importato in Italia per blindare le Curie.

E mentre si consumava questo passaggio, un blackout improvviso ha lasciato la chiesa al buio. Un guasto tecnico, certo, ma simbolicamente devastante: è il segno di una Chiesa che, spegnendo l’altare e la specificità del sacerdozio, sprofonda nelle tenebre della pura gestione amministrativa. Si preferisce ministerializzare i laici e scontentare persino i diaconi permanenti (lasciati a bocca asciutta e non valorizzati), pur di non percorrere la via maestra della riammissione dei sacerdoti sposati. Repole guarda a Roma, punta alla CEI o al Dicastero per la Dottrina della Fede (il posto di Tucho Fernández), sbandierando Torino come il “laboratorio del futuro”. Ma il futuro non può essere al buio. Il Movimento dei sacerdotisposati risponde a questo disegno con la luce della trasparenza: la vera riforma non ha bisogno di guardie armate burocratiche, ha bisogno di padri, pastori e Sacramenti.

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Paradosso di Verona: Sostituti laici o Ministri come i preti sposati riammessi?

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La svolta della Diocesi di Verona è coraggiosa ma parziale, e svela l’ipocrisia di un’intera classe dirigente ecclesiale. Per non toccare il tabù del celibato obbligatorio, i nostri Vescovi preferiscono declassare le parrocchie, eliminando la presenza stabile del sacerdote e sostituendo la Santa Messa con le “Liturgie della Parola” guidate da laici e donne.

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati  dice la sua con chiarezza: il servizio dei laici e delle donne è prezioso, ma non può diventare un ripiego per nascondere la fame di Eucaristia. La “fase nuova”  non può ridursi a una Chiesa senza Sacramenti. La soluzione reale al deserto delle vocazioni non è sostituire il prete, ma reinserire chi quel ministero lo ha già impresso nell’anima. Ci sono 5.000 sacerdoti sposati in Italia. Molti di loro vivono proprio nel Triveneto. Perché costringere le comunità a liturgie mutile quando ci sono ministri formati pronti a celebrare il Sacrificio di Cristo? Vogliamo dare alle parrocchie delle guide burocratiche o dei Pastori sacramentali? Verona dimostra che il re è nudo: la gestione del clero va completamente rifondata.

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Editoriale del Mattino: “La fine del monopolio burocratico: La realtà bussa alle Curie”

Il 25 Maggio, il Cantiere lancia un messaggio chiaro a tutti i Vescovi e alla CEI del Cardinale Zuppi: il tempo delle scuse pastorali è scaduto. La nostra non è una proposta di rottura, ma di soccorso istituzionale. La splendida immagine del nostro fine settimana — con le coppie del Cantiere impegnate a raccogliere i cocci di una Chiesa ferita senza dividerne la tunica — mostra qual è il nostro vero intento. Noi non creiamo comunità parallele; noi vogliamo riparare quelle esistenti. Ogni giorno di ritardo nella firma dei decreti di riammissione è un giorno in cui ai fedeli viene negato il conforto dell’Eucaristia.

💬 “Lunedì di lavoro: Ricostruire dalle fondamenta”

“Mentre le parrocchie affrontano un’altra settimana di emergenza per la mancanza di clero celibe, noi sacerdoti sposati siamo già sul campo: nelle scuole, negli uffici, tra la gente. 👔🏢

Oggi, 25 Maggio, ribadiamo la nostra promessa a Papa Leone XIV: siamo pronti a raccogliere i pezzi di una pastorale ferita. Non ci interessano le fughe in avanti o i palazzi alternativi. La nostra casa è la Chiesa Cattolica Romana. Chiediamo alle Curie lo stesso coraggio che la segreteria del Cardinale Zuppi ha mostrato a Bologna prendendo in carico i nostri curricula. La Chiesa non ha bisogno di meno Messe, ha bisogno di più operai. Siete con noi in questa ricostruzione? Lasciate un commento e facciamo sentire la nostra voce! 🚀🇮🇹”

🧱 Widget “L’Avanzamento del Cantiere”

CRONOPROGRAMMA OPERATIVO 📋📈 DATA: 25 Maggio 2026 | GIORNO: 18 di 100. FOCUS SETTIMANALE: Analisi dei dati dello sportello digitale sulle “comunità orfane”. IL MONITORAGGIO: ShinyStat segnala un picco di accessi dalle regioni del Nord-Ovest, le più colpite dall’accorpamento delle parrocchie.

“Curare le ferite senza dividere la tunica. Con questo spirito iniziamo la settimana, offrendo a Pietro le nostre mani e le nostre famiglie per riaprire i tabernacoli chiusi.”

25 Maggio 2026 CAMMINO DEI 100 GIORNI per riammissione preti sposati nella Chiesa

🏜️ IL CAMMINO DEI 100 GIORNI per Riammissione Preti SposatiRiammisione.preti.sposati.gioia

Dal sinodo alla prassI: il cammino continua

GIORNO 18 di …100 verso la riammissione nella Chiesa

Verso la riammissione ministeriale dei sacerdoti sposati nella Chiesa Cattolica:

Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per riammissione preti sposati nella Chiesa.

IL CALCOLO DEL CAMMINO Giorni già compiuti: 17 (dal 7 Maggio 2026).

Traguardo finale: 100 giorni.

Giorni rimanenti:  da oggi  25 Maggio 2026

🕒Mancano 82 giorni

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati e Verità per la Chiesa.

META: 100 giorni 


LEGGI APPELLO / SUPPLICA

Sulla Laurentina c’è un’abbazia trappista che produce olio, miele e birra

Due delle chiese del complesso

Ma oltre al patrimonio religioso, artistico, culturale e umano, tra queste mura e in questi spazi si nasconde anche un’enorme azienda agricola, sconosciuta anche a molti romani. Il segno più tangibile è la presenza del negozio monastico, dove vengono venduti prodotti di altre attività trappiste e monastiche italiane (come Vitorchiano e Camaldoli), o internazionali. C’è di più: la stessa struttura ha una sua produzione interna di alto valore storico e agricolo. Parliamo di olio, miele, birra, cioccolato e amari.

roma today

Palma d’oro a Mungiu per il film ‘Fjord’, a Cannes l’eco di guerre e diritti a rischio

Closing Ceremony - 79th Cannes Film Festival © ANSA/EPA

L’universo glamour di Cannes e la realtà del mondo fuori, fra guerre e ineguaglianze, dalla Russia alla Palestina, dal Rwanda ai diritti messi a rischio hanno trovato un costante punto di contatto nella cerimonia di chiusura della 79/a edizione, nella quale la giuria presieduta da Park Chan Wook ha assegnato la Palma d’oro a Fjord del romeno Cristian Mungiu, che vince per la seconda volta il massimo premio della Kermesse, a 19 anni dalla Palma conquistata nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni.

In Fjord, con protagonisti Sebastian Stan e Renate Reinsve, il cineasta racconta una coppia di immigrati che finisce sotto accusa per il modo in cui cresce i propri figli.

“Penso che nel cinema sia importante parlare di temi rilevanti – spiega nel suo discorso di ringraziamento – che sono facilmente reperibili e ci aiutano a capire la direzione in cui sta andando il mondo”. Ciò “che percepisco è che le società odierne sono frammentate, radicalizzate. E questo film è anche un impegno contro ogni forma di fondamentalismo – aggiunge -. È un messaggio di tolleranza, di inclusione, di empatia. Sono termini meravigliosi che tutti amiamo, ma dobbiamo mettere in pratica più spesso”. 

Ha fatto un uso ancora più diretto del palco il russo dissidente Andrei Zviagyntsev, vincitore del Grand Prix per Minotaur che si è rivolto direttamente a Vladimir Putin: “Milioni di persone su entrambi i lati della linea sognano una sola cosa: che i massacri finiscano finalmente. E l’unica persona che può porre fine a questa carneficina è il Presidente della Federazione Russa. Ponete fine a questa carneficina! Il mondo intero lo sta aspettando”. Un altro filo rosso della serata sono stati gli ex aequo: il premio alla regia andato a Javier Ambrossi e Javier Calvo per La bola negra (da loro un richiamo ai diritti Lgbtq, mentre in platea Penelope Cruz, cointerprete del film, si commuoveva) e Pawel Pawlikowski per Fatherland, che ha ricordato l’importanza della creatività umana per sconfiggere l’algoritmo.

E’ arrivata inoltre una doppia coppia di vincitori (dello stesso film) per migliore attrice e attore: Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden di Hamaguchi Ryusuke e Emmanuel Macchia e Valentin Campagne ventenni e intensi protagonisti (oltre che i vincitori più entusiasti della serata) per Coward di Lukas Dhont, che si augurano che il film, su un amore omosessuale che nasce al fronte, aiuti i ragazzi che vivono lo stesso tumulto interiore ad accettarsi. Emmanuel Marre, vincitore del premio per la migliore sceneggiatura con Un uomo del suo tempo (Notre salut) sottolinea come il film, ambientato nel periodo di Vichy parli di piccoli tiranni “gli stessi che oggi quando sono a capo di uno stato, loro o di un’azienda, o di qualsiasi cosa, discriminano, bombardano e commettono genocidio”. Un richiamo che Xavier Dolan, introducendo il premio per la regia ha fatto recitando i versi del poeta palestinese Mahmoud Darwish.

Tra le regine della serata Isabelle Huppert che ha reso un appassionato omaggio a Barbra Streisand, una delle sue Palme d’onore 2026 (l’altra è andata a Peter Jackson) rimasta negli Usa per un problema a un ginocchio. “In Barbra Streisand convivono pensiero e spettacolo, intelligenza e fascino popolare. Amo profondamente l’idea che si possa essere, nello stesso corpo, cantante e regista, attrice e scrittrice, ma dietro l’immensa voce c’è sempre una donna sola, prima della sua partitura, prima del suo testo, prima del suo film”. Un’artista sempre “in prima linea nella lotta per i diritti delle donne e per il loro ruolo nel cinema, una fervente sostenitrice dei diritti LGBTQ+” . In un duetto ideale Streisand ha risposto in un video messaggio: “In un mondo folle e instabile, che sembra essere colpito sempre più duramente ogni giorno, è rassicurante vedere i film in concorso a questo festival, realizzati da artisti provenienti da così tanti Paesi. Il cinema ha questa magica capacità di unirci, di aprire i nostri cuori e le nostre menti. Ed è proprio questo che celebriamo a Cannes”.

I 22 film in gara per la Palma d’oro

I 22 film in gara per la Palma d’oro erano: Amarga Navidad di Pedro Almodóvar, La Vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet, La Bola Negra di Javier Calvo et Javier Ambrossi, Coward di Lukas Dhont, Histoires Parallèles di Asghar Farhadi, Paper Tiger di James Gray, Das Geträumte Abenteuer di Valeska Grisebach, Soudain di Hamaguchi Ryusuke, L’Inconnue di Arthur Harari, Garance di Jeanne Herry, Sheep In The Box di Koreeda Hirokazu, Hope di Na Hong-jin, Nagi Notes di Fukada Koji, Gentle Monster di Marie Kreutzer, Notre Salut di Emmanuel Marre, Fjord di Cristian Mungiu, Histoires de la nuit di Léa Mysius, Moulin di László Nemes, Fatherland de Paweł Pawlikowski, The Man I Love di Ira Sachs, El Ser Querido de Rodrigo Sorogoyen, Minotaur di Andreï Zvyagintsev.

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Lettura e Vangelo del giorno 24 Maggio 2026

Letture del Giorno

Prima Lettura

Dagli Atti degli Apostoli
At 2,1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 103 (104)

R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R.

 

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 12,3b-7.12-13

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Il corteo, le polemiche politiche e le intimidazioni allo Zen: così Palermo ha ricordato Falcone

Il corteo, le polemiche politiche e le intimidazioni allo Zen: così Palermo ha ricordato Falcone
Circa 8mila persone hanno partecipato, come ogni anno, al corteo organizzato a Palermo in occasione del 34esimo anniversario della strage di Capaci. Il corteo si è diretto all’albero Falcone. I partecipanti hanno attraversato via Libertà, nel centro della città. Decine le bandiere e gli striscioni, molti dei quali polemici nei confronti della commissione antimafia e del governo. Un gruppo di giovani manifestanti ha realizzato un’installazione contro la presidente della Commissione nazionale antimafia, Chiara Colosimo in via Ruggero Settimo, nel centro di Palermo dove sta passando il corteo di movimenti e associazioni. La stessa presidente Colosimo è intervenuta in giornata a Palermo dicendo che «nulla di ciò che è stato fatto contro la mafia, e nulla di ciò che ancora oggi continuiamo a fare anche in Commissione parlamentare antimafia, sarebbe stato possibile senza l’esempio di Falcone e di Borsellino». Con  lei ha polemizzato anche il leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, secondo cui «l’esempio di Falcone è indelebile, è l’esempio di chi ha combattuto tutta la vita la mafia, senza nessun compromesso. Non dobbiamo solo ricordare, ma rinnovare questo impegno. E questo significa rimuovere tutte quelle norme fatte per creare spazi di impunità, indebolire la lotta contro la corruzione, mirate a spuntare le armi investigative. La lotta alla mafia è una cosa seria. Torneremo al governo e spazzeremo via quella legislazione che sta favorendo la classe politica collusa» ha detto il leader del M5s, presente al corteo delle associazioni.
Ci sono due mondi che si scrutano, anche il 23 maggio del 2026, 34 anni dopo la strage di Capaci e quella di via D’Amelio. C’è il mondo di chi c’era, consapevolmente, e il mondo di chi non era ancora nato. I ricordi si sovrappongono all’apprendimento postumo. Quando i linguaggi si incontrano, quando, nella stessa stanza, si riuniscono esperienze e narrazioni, la forza della memoria irrompe sulla scena.
È accaduto allo Zen, periferia piena di speranza e di problemi, a Palermo. Tra le manifestazioni previste, “Le stragi del 1992 tra storia, politica e memoria”, un appuntamento organizzato dal dipartimento di Scienze politiche e delle Relazioni internazionali dell’Università di Palermo nell’ambito del progetto “Ricuciamo Palermo”. L’evento si è svolto nell’aula magna dell’istituto comprensivo dedicato proprio al giudice Giovanni Falcone, guidato da un preside, Massimo Valentino, che ha ridato coraggio a una scuola di trincea.
Il contesto resta difficile. Venerdì, alcuni colpi di pistola sono stati sparati, allo Zen 2, la zona più problematica, contro le sedi delle associazioni “Handala” e “Albero della vita”, focalizzate nel sostegno a donne e bambini. Gli immobili sono stati danneggiati. «Escludiamo categoricamente che si tratti di un atto intimidatorio nei confronti delle realtà associative del quartiere, poiché non abbiamo alcun elemento che ci porti a ritenerlo tale. Da anni lavoriamo in questo territorio, accanto a bambini e bambine, donne, famiglie e persone fragili. Le nostre sono associazioni storiche e ben radicate, che hanno sempre operato nell’interesse esclusivo della comunità dello Zen. Quella stessa comunità che negli anni ha mostrato grande partecipazione e impegno quotidiano». Così scrivono in una nota “Fondazione L’Albero della Vita”, ‘Handala”, “Laboratorio Zen Insieme”, “Lievito”. «Allo stesso tempo – prosegue la nota –, riteniamo si tratti di un episodio che richiama l’attenzione sulla crescente presenza di armi fra le strade della città». Nella scuola i ricordi hanno dato vita a un’intensa trama delle emozioni. I ragazzi, distogliendo lo sguardo dagli smartphone, hanno seguito un docufilm con le immagini di repertorio. Molti hanno trattenuto il respiro, all’apparire dei volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Diverse le testimonianze. Giorgio Mulè, oggi vicepresidente della Camera, ieri giornalista a Palermo, ha raccontato la cronaca vivida di 34 anni fa, con un accenno commosso ai primi istanti in via D’Amelio, davanti ai resti irriconoscibili delle vittime.
«È per noi motivo di orgoglio tornare allo Zen ospiti della scuola intitolata a Falcone in un giorno così importante per la memoria di tutti – chiosa Costantino Visconti, direttore del dipartimento –. Offriamo quel che siamo, un gruppo di studiosi che mette a disposizione del dibattito pubblico analisi e riflessioni su quel periodo tragico che hanno preso la forma tradizionale del libro scritto da storici e anche quella più inusuale del docufilm, con l’intento di sollecitare approcci critici e discorsivi nell’ottica di costruire un’arena memoriale a sfondo il più possibile pluralistico».

Avvenire

Lang Lang: «In un mondo di smartphone, studiare musica educa i giovani alla concentrazione alla creatività e all’armonia»

Lang Lang: «Le note insegnano a pensare»

Il suo nome è Lang Lang, che nella lingua del suo Paese d’origine significa “brillante”: un aggettivo che sembra descrivere perfettamente il temperamento di questa superstar del pianoforte. Si è presentato al mondo come il funambolico interprete che all’età di tre anni ha iniziato a suonare dopo aver visto Tom & Jerry rincorrersi sulla tastiera in un celebre cartone animato. Ma dietro la favola dell’enfant prodige si nasconde una storia molto meno fiabesca, scandita da rinunce, sacrifici, lezioni estenuanti, insegnanti violenti e scelte dolorose.
Tutto nasce dal talento straordinario di un bambino cresciuto nella Cina post-rivoluzionaria, figlio unico di una famiglia di modeste condizioni, ma anche dalla figura di un padre, ex musicista, disposto a tutto pur di trasformarlo nel “Numero Uno”: fino a imporgli dodici ore quotidiane di studio, privazioni e continue vessazioni. A sorreggere Lang Lang, però, c’è sempre stata una forza più grande di tutto: l’amore assoluto per la musica e la convinzione che attraverso di essa possa passare un’idea di bellezza capace di resistere a tutto.
Classe 1982, oggi è una delle personalità più celebri del panorama musicale internazionale, ma anche Ambasciatore di Buona Volontà dell’Unicef e Messaggero di Pace delle Nazioni Unite. L’ultima volta che si è esibito nel nostro Paese è stato durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, ma tornerà in Italia il 25 maggio per un recital solistico all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Musica e sport sembrano obbedire alle stesse leggi non scritte: sacrificio, rigore, ricerca della perfezione. Come artista, vede dei paralleli tra la mentalità dell’atleta e il suo percorso nel trasformare la pressione del palcoscenico in energia creativa?
«Ci sono moltissimi punti di contatto tra musica e sport: entrambi richiedono disciplina, costanza, dedizione assoluta e fiducia in ciò che si sta facendo. Non si può interrompere un ciclo di allenamenti, così come non si può rinunciare allo studio quotidiano dello strumento. Ma c’è anche un altro aspetto fondamentale: la convinzione che ciò che si fa possa raggiungere gli altri, creare una connessione, trasmettere energia. Quando si è completamente immersi nell’ “esecuzione” – sul palco come in una competizione – tutto il resto scompare e l’attenzione si concentra interamente su un unico obiettivo. È una forma di concentrazione profonda che sviluppa creatività, immaginazione e consapevolezza. Per questo è essenziale che i più giovani imparino a suonare uno strumento: in un’epoca dominata da smartphone, contenuti immediati e ritmi sempre più accelerati, il tempo lento della musica rappresenta ancora un esercizio prezioso per la mente e per la crescita personale».
Quando scende dal palco, cosa la aiuta a ricaricare le energie?
«Fuori dalle sale da concerto, il tempo più prezioso è quello che trascorro con mio figlio: raccontargli storie, portarlo a spasso, viverlo. Il matrimonio ha cambiato tutto: prima la mia vita era un viaggio senza sosta, adesso, alla fine di ogni tour, l’unico posto dove voglio essere è a casa, con la mia famiglia. Non è una vita “regolare” – sono sempre in movimento – ma ogni momento libero appartiene a loro. Ed è proprio da quella normalità conquistata giorno per giorno che viene la mia ispirazione più grande».
La musica è da sempre il suo linguaggio per eccellenza, un modo di dialogare con il mondo. Con il disco Piano Book 2 sembra voler portare questo dialogo direttamente nelle case delle persone…
«L’idea è di dare continuità al primo Piano Book di sei anni fa, che ha ispirato molti pianisti, dai giovanissimi ai più maturi. Volevo offrire nuovi punti di riferimento, brani che trasmettessero loro la fiducia necessaria per esibirsi e, soprattutto, il piacere di suonare. In questa nuova raccolta ho inserito pezzi contemporanei che si connettono meglio agli studi regolari di oggi. In sei anni il mondo del pianoforte è cambiato molto: sono emersi nuovi compositori, come il canadese Tony Ann; sei anni fa probabilmente non aveva nemmeno iniziato a scrivere, e ora crea opere bellissime. Ci sono nuovi lavori di Ludovico Einaudi e alcuni dei miei classici preferiti del passato, come la Toccata di Paradisi. Ma ho lasciato posto anche a trascrizioni di colonne sonore di film, serie TV e videogiochi…».
Attraverso la sua Fondazione e programmi come “Keys of Inspiration” ha fatto dell’educazione musicale una missione. Cosa rende il pianoforte uno strumento così potente per lo sviluppo dei giovani?
«Purtroppo nelle scuole la prima materia che viene tagliata è spesso la musica. Accade anche nel mondo occidentale, nelle scuole pubbliche: molti bambini non hanno mai ricevuto una vera educazione musicale, non sanno leggere uno spartito. L’educazione musicale ha cambiato la mia vita e dovrebbe avere il potere di cambiare quella di tutti i bambini; è un loro diritto studiare musica. Come dicevo, la creatività, il potere curativo e la sinergia che impari con la musica danno una spinta a non arrenderti mai».
Nella musica, l’armonia è il giusto equilibrio di voci diverse che si sostengono a vicenda. È un concetto che va oltre le note?
«Assolutamente! Spiegare il concetto di armonia significa trasmettere qualcosa che va al di là della semplice melodia e la supporta. Aiuta i giovani a capire cosa significhi l’intesa, l’accordo, l’equilibrio tra le persone; altrimenti ci si ricorderebbe solo il motivetto di una canzoncina pop e nient’altro. Il mondo non può avere una voce sola; deve avere più voci che si supportano a vicenda, insieme. Questo crea l’armonia».
La sua carriera è una storia di successo, ma anche di grande resilienza. Cosa direbbe a un giovane musicista che oggi dubita del proprio futuro?
«È una sfida enorme, un vero “essere o non essere”. La musica classica ha tantissimi appassionati, ma non sono mai abbastanza: basta confrontarsi con il pubblico del calcio per capire quanto strada ci sia ancora da fare. Costruirsi una carriera oggi è più difficile di un tempo, e i social media non bastano: essere un influencer non è la stessa cosa che essere un musicista professionista. Un tempo, vincere un grande concorso apriva tutte le porte; oggi i concorsi si moltiplicano e i “numeri uno” anche, ma le carriere vere restano poche. Per farcela, bisogna amare profondamente quello che si fa ed essere disposti ad aspettare. Chi insegue solo il risultato immediato non arriverà lontano: il momento giusto arriva, ma chiede pazienza e la capacità di non mollare mai».
Avvenire