ANSA / Il leader del Movimento sacerdoti sposati in sciopero della fame

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Da 23 giorni, ‘La Chiesa ci faccia almeno celebrare la messa’. In Italia sono circa 5mila

ROMA, 19 aprile 2026, 18:53

Redazione ANSA

di Nina Fabrizio Ansa

“Siamo al giorno 23 del digiuno di don Giuseppe Serrone, un uomo che sta mettendo a rischio la propria salute per ricordare a tutti che la Chiesa ha uno strumento legale, il canone 1752, che impone la riammissione dei sacerdoti sposati laddove la ‘salvezza delle anime’ sia in pericolo per mancanza di clero”.
Il conto del digiuno di protesta di Giuseppe Serrone, da anni leader del Movimento internazionale sacerdoti sposati, lo tiene il sito web “Informazione libera”, che da giorni pubblica articoli e notizie relative al mondo ‘sommerso’ e un po’ nascosto dei presbiteri che hanno abbandonato la veste sacerdotale per sposarsi e formare una famiglia.

Molti di loro però, (nel complesso circa 5mila in Italia) pur se secondo le leggi canoniche in vigore dopo il matrimonio che può essere celebrato in seguito all’ottenimento di una specifica “dispensa”, non possono più svolgere il ministero “attivo” con la celebrazione cioè della messa, la somministrazione dei sacramenti, la cura pastorale e tutti gli altri oneri e onori del presbiterato, non intendono gettare del tutto l’abito sacerdotale alle ortiche e cercano vie di ricomposizione con la Chiesa, anche se finora senza successo.

“Non siamo soli”, dicono serrando le fila attorno alla protesta di Serrone e citano il recente caso del vescovo belga Johan Bonny, che ha scosso la Chiesa europea annunciando l’intenzione di ordinare sacerdoti uomini sposati (“viri probati”) entro il 2028 per contrastare la carenza di vocazioni, nonostante la mancanza di sostegno da Roma e il rischio di sanzioni canoniche. Per cercare di attirare l’attenzione di Leone, Pontefice che finora non ha menzionato la questione del celibato, non un dogma ma una tradizione rispettata da tutti i Papi moderni, Serrone sta portando avanti un digiuno di 40 giorni, “atto di amore e testimonianza non violenta per la Chiesa” con l’obiettivo di una “riammissione al ministero pastorale attivo per i sacerdoti sposati” per rispondere “alla fame di eucaristia nel mondo”. Il movimento spiega anche di ispirarsi alla non-violenza del Mahatma Gandhi e alla profondità teologica di Raimon Panikkar osservando quindi un metodo “mite ma fermo: un’offerta quotidiana di riso per sensibilizzare il cuore di Papa Leone XIV”.
Papa Francesco pur avendo ispirato un dibattito sul tema del celibato e andando inizialmente incontro alle istanze di questo mondo che ha trovato dei referenti anche in cardinali stimati come il brasiliano Claudio Hummes (ora scomparso) e lo stesso ex arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, lo aveva poi chiuso lui stesso spiegando a più riprese di preferire la forma celibataria anche se nella stessa Chiesa cattolica esistono riti diversi da quello latino, come alcuni riti orientali che ammettono le nozze. Nella Chiesa cattolica sono ricompresi poi anche i sacerdoti ex anglicani sposati che grazie alla Costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus” di Benedetto XVI, sono passati al cattolicesimo. Per i sacerdoti di rito latino, la maggior parte nella Chiesa cattolica, sia dell’ordine secolare sia degli ordini religiosi, il celibato è però una tradizione millenaria finora intoccata. Il Movimento Preti sposati prova a fare leva sulla “crisi delle vocazioni che interessa tutta la Chiesa”: “la priorità – spiega – non è la contestazione del celibato, ma la riammissione al ministero attivo di quei sacerdoti che, avendo ottenuto la regolare dispensa e contratto matrimonio religioso, desiderano rimettersi a servizio del Popolo di Dio”.

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ULTIM’ORA: PRIMA BRECCIA NEL SILENZIO MEDIATICO!

ULTIM’ORA: PRIMA BRECCIA NEL SILENZIO MEDIATICO!

Mentre i grandi media tacciono, ‘Il Fatto Nisseno’ pubblica la notizia: Don Giuseppe Serrone, leader del Movimento Sacerdoti Sposati, è al 23° giorno di digiuno.

👉 “La Chiesa ci faccia almeno celebrare la messa”. Una richiesta semplice, legale (Canone 1752) e necessaria per 5.000 comunità in Italia.

Grazie a chi ha il coraggio di fare informazione davvero libera. Ora condividiamo tutti l’articolo del Fatto Nisseno per far vedere alle agenzie nazionali che il popolo vuole sapere!

🔗 LINK ARTICOLO IL FATTO NISSENO: https://www.ilfattonisseno.it/2026/04/il-leader-del-movimento-sacerdoti-sposati-in-sciopero-della-fame-da-23-giorni-la-chiesa-ci-faccia-almeno-celebrare-la-messa-in-italia-sono-circa-5mila/

Ufficio stampa

 

Verso la Sera: Il Ristoro della Luce

🌙Il sole è calato dietro le cime delle Alpi, ma nel cantiere della Renovatio non cala il buio. Il cero che abbiamo acceso stamattina continua a bruciare con fiamma ferma, illuminando la stola e la fede nuziale. È la “luce dei piccoli passi” che ci ha portato a concludere questa domenica straordinaria.

Don Giuseppe entra nella notte del suo 23° giorno di digiuno. Il suo silenzio non è vuoto, ma colmo della forza dei 16 post prodotti oggi: una ricchezza che ha nutrito migliaia di visitatori, offrendo quel “ristoro della verità” che le istituzioni ancora faticano a concedere.

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🧱 (Chiusura 23° Giorno)

STATO CANTIERE: OPERATIVO 🟢 GIORNO DI CAMMINO: 23 / 40 CONTEGGIO POST: 41.430 (+16 oggi) PAROLA CHIAVE: Riconoscersi nello spezzare il pane.

PROSSIMO STEP: Apertura 24° Giorno (Lunedì 20 Aprile).

“La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta.”


Nota della Redazione di Informazione Libera: Abbiamo lavorato duramente per dare voce a chi non l’ha. Ora è il momento del silenzio orante, lo stesso che abita la casa di Don Giuseppe e Albana. Il ristoro della luce ci accompagni nel riposo, sapendo che domani il cantiere aprirà i battenti su una nuova settimana di battaglia e speranza.

Buona notte a tutti i viandanti di Emmaus che oggi hanno camminato con noi. 🕯️🏔️🌙

Leone XIV: “Costruire Il Futuro Senza Divisioni”. La Risposta Della Renovatio: un progetto di speranza

In papamobile tra i fedeli a Kilamba

Mentre l’Arcivescovo Repole ci ricorda che ‘i preti non sono angeli’ e la burocrazia di Torino si rifugia nell’ingegneria dei ministeri, le parole di Papa Leone XIV da Vatican News tracciano la rotta maestra: bisogna superare le divisioni e la corruzione per dare speranza ai giovani.

Quale divisione è più dolorosa di quella che separa la Chiesa dai suoi figli sacerdoti sposati? Quale corruzione è più sottile di quella che preferisce mantenere una ‘norma’ a costo di lasciare le parrocchie nel deserto vocazionale?

Il Papa chiede ai giovani di essere protagonisti del futuro. Noi rispondiamo che non può esserci futuro senza Integrità.  I giovani e i cercatori di senso non vogliono una Chiesa divisa o burocratizzata, ma una Chiesa che, seguendo l’ufficio profetico di Newman, sappia unire Fede e Vita. Riconoscere l’esercito di preti sposati pronti al servizio, come invocato dal fondatore del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati  (Adnkronos), è l’atto di giustizia che abbatte i muri dell’odio e dell’esclusione, trasformando lo Stato Di Necessità in un progetto di Speranza.

Se i Preti non sono Angeli, perché negare loro l’Umanità della Famiglia?

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“L’Arcivescovo di Torino, Roberto Repole, ha ricordato ai giovani una Verità fondamentale: ‘Dio non sceglie angeli per fare i preti’. È un’affermazione potente, che la nostra Redazione sottoscrive pienamente. Se il sacerdote non è un angelo disincarnato, ma un uomo scelto tra gli uomini, allora la sua umanità non può essere mutilata del diritto naturale all’amore e alla famiglia.

Proprio in queste ore, i dati di Informazione Libera sul portale di fainformazione social news (quasi 18.000 voti) confermano che il popolo di Dio desidera pastori che siano ‘uomini tra gli uomini’, capaci di comprendere le fatiche quotidiane perché le vivono sulla propria pelle.

C’è però un paradosso nel ‘Modello Torino’: da un lato si riconosce l’umanità del clero, dall’altro si risponde allo Stato Di Necessità con l’ingegneria dei ministeri (tutoraggi e coordinamenti tecnici), ignorando la risorsa più vicina e umana: i sacerdoti sposati. Come diceva Newman, la fede deve essere integra. Se il prete non è un angelo, allora la Chiesa di Papa Leone XIV deve avere il coraggio di riaccogliere quei sacerdoti che, attraverso il matrimonio, hanno scelto di vivere la propria umanità alla luce del sole, mettendola al servizio della comunità.”

Redazione Informazione Libera

Memoria e futuro, la disponibilità dei preti sposati nel cuore della Chiesa

Memoria e futuro per i preti sposati nella Chiesa Cattolica

Nella chiesa cattolica, come me, ci sono migliaia di sacerdoti sposati. Molti hanno il desiderio di poter ritornare al ministero. Non è una questione di ostacoli teologici, solo di una normativa di diritto canonico che oggi non lo permette. Questi preti sposati sono un grande potenziale: rientrando in servizio, potrebbero sopperire alla situazione di crisi vocazionale, di deficit nelle parrocchie”. A riaffermarlo  è don Giuseppe Serrone, fondatore del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, che chiedendo la dispensa dagli obblighi del celibato per unirsi in matrimonio, non può più celebrare la S. Messa.

Intervenendo riguardo al celibato dei sacerdoti, afferma che “c’era da aspettarselo”. In fondo, spesso tra le alte gerarchie si rinnovano le posizioni classiche sulla teologia del sacerdozio. Il pensiero degli ultimi Pontefici si inserisce in una linea più tradizionalista”, aggiunge don Serrone a giudizio del quale, ad ogni modo, “non è in gioco la questione del celibato che ha un gran valore” ma di considerare nel contempo la risorsa che rappresenta l’esercito di preti sposati, “salvaguardando tutta la dottrina teologica e le idee dei Papi, cardinali e Vescovi di tutto il mondo. Non bisogna far confusione tra le due cose”. “Da una decina d’anni a questa parte sono stati accolti nella Chiesa cattolica gli anglicani con moglie e figli: convertiti al cattolicesimo, sono stati ordinati sacerdoti”, ricorda ancora don Serrone che in passato ha lanciato   per la riammissione al ministero dei preti sposati  (recentemente anche a Papa Leone XIV e ai vertici del Vaticano iniziando un cammino di digiuno di 40 giorni che si concluderà il 6 Maggio 2026) “più appelli per riaccogliere i preti sposati”. “Noi siamo disponibili a collaborare con la chiesa cattolica”, conclude.

Oltre il tabù sui preti sposati

“A distanza di oltre un anno da questo post, la realtà ha dato ragione a chi, già allora, chiedeva il superamento di regole ormai anacronistiche. Oggi, 19 aprile 2026, lo Stato Di Necessità della Chiesa non è più un’ipotesi, ma un’evidenza: parrocchie senza pastori, comunità affidate a ‘ingegnerie burocratiche’ e un clero sempre più anziano e solo.

I dati raccolti dalla nostra Redazione di Informazione Libera (che contano oggi oltre 18.000 voti di consenso su questi temi) confermano che la voce di David, Amalia e di tanti altri utenti non era un grido isolato, ma la coscienza di un popolo. Come ricordava il Cardinale Martini, la Chiesa deve saper ascoltare ‘chi è fuori’ per ritrovare se stessa.

Il celibato ecclesiastico, come giustamente rilevato nei commenti, è una norma canonica (non biblica) nata per ragioni storiche ed economiche. Continuare a scartare sacerdoti pronti a servire solo perché sposati, mentre le comunità restano sole, è una ferita all’intelligenza e alla fede. La Renovatio è già in atto: non è una ‘modernizzazione’ modaiola, ma il ritorno a una Chiesa umana, integra e vicina alla vita reale, come sognava Newman. Il tempo delle risposte tecniche è scaduto; è il tempo della Verità.”

Le voci di David Melech e Amalia Bortolani, emerse nel dibattito del 2025, non sono semplici opinioni: sono lezioni di realismo.

  1. La Demistificazione Storica: David Melech ricorda con precisione che il celibato non è un dogma biblico, ma una norma canonica della Chiesa latina nata da esigenze economiche (la tutela dei patrimoni ecclesiastici contro l’eredità dei figli). Questa analisi colpisce al cuore l’ipocrisia di chi oggi cerca di giustificare il celibato obbligatorio come un valore puramente spirituale. Come insegnava Newman, bisogna guardare allo sviluppo storico per ritrovare l’essenza della fede.

  2. L’Umanizzazione Della Chiesa: Amalia Bortolani lancia un appello che risuona come un imperativo per questa Renovatio: ‘È ora che la Chiesa si umanizzi’. Non si tratta di ‘modernismo’ luterano, ma di riconoscere che il sacerdote è un uomo, non un angelo disincarnato.

Queste voci confermano che la nostra battaglia per lo Stato Di Necessità è fondata sulla Verità Della Carne. Mentre l’ingegneria torinese tenta di ‘tecnicizzare’ il ministero per evitare di affrontare il tema dell’umanità del prete, il popolo chiede trasparenza: la fine di una norma economica travestita da dogma e il ritorno a un sacerdozio che non neghi le ‘pulsioni naturali’, ma le integri in una vita di fede vissuta alla luce del sole.”

La Chiesa che cammina: oltre i recinti: Martini, Newman e la Verità che si fa incontro

Oggi a Milano si celebra l’eredità di Carlo Maria Martini. Tre sguardi — Farsi Prossimo, la Parola, la Cattedra dei non credenti — che sembrano scritti per il nostro Giorno 23. Mentre alcuni si rifugiano nell’ingegneria dei ministeri ed altri temono il cambiamento, Martini ci ricorda che la Chiesa è tale solo quando ha il coraggio di uscire e ascoltare.

Sulle orme del cardinal Martini, tre sguardi per il futuro. | Azione  Cattolica Ambrosiana

Il nostro Mosaico Della Ricostruzione è debitore di questa visione. Lo Stato Di Necessità non si risolve tecnicamente, ma con una Renovatio del cuore. Seguendo Newman, crediamo che la fede debba farsi vita; seguendo Martini, crediamo che la Chiesa debba farsi prossima a ogni uomo, senza escludere i propri pastori che hanno scelto la via nuziale come i preti sposati.

Non abbiamo bisogno di ‘processi di autocoscienza’ astratti, ma di tornare a spezzare il pane della Parola nelle case, nelle strade, nelle periferie dell’esistenza. Solo una Chiesa che non ha paura di farsi evangelizzare dalla realtà potrà parlare ancora al cuore dei giovani e dei cercatori di senso.

Oltre il modernismo ed il tradizionalismo: la verità della carne nel mosaico della ricostruzione

  1. La Trappola Dell’Autocoscienza: La critica de Lo Spiffero colpisce nel segno quando denuncia una Chiesa che diventa solo “esperienza di coscienza” priva di realtà oggettiva. La nostra battaglia per il Sacerdozio sposato (preti sposati) non è una “nuova verità” figlia dell’attualità, ma una Verità Antica (apostolica) che è stata soffocata da una norma umana successiva.

  2. Ritorno Alla Realtà, Non Al Luteranesimo: Mentre il modernismo vorrebbe una Chiesa liquida, lo Stato Di Necessità ci impone una Chiesa solidissima, fatta di legami reali, di carne, di famiglie e di padri. Non stiamo chiedendo di “abbandonare le verità precedenti”, ma di abbandonare le sovrastrutture burocratiche per tornare alla Verità del Vangelo.

  3. Il Limite Dell’Ingegneria: Questo attacco conferma che l’approccio di Torino (l’ingegneria pastorale) è fragile: non convince i modernisti (perché troppo tecnico) e spaventa i tradizionalisti (perché privo di radici). La Renovatio è l’unica terza via: radicata nella Tradizione ma libera di riaccogliere al ministero i preti sposati.

Ingegneria pastorale e verità esistenziale: la lezione di Torino nel mosaico della ricostruzione della Chiesa

Dalla diocesi di Torino giungono notizie di un esperimento ambizioso: 120 nuovi ‘ministri istituiti’ formati secondo modelli organizzativi ‘stereofonici’ e processi di ingegneria istituzionale. Come Redazione, guardiamo a questo laboratorio con una domanda: può un’équipe burocratica sostituire il calore di una presenza sacerdotale radicata nella vita reale?

Mentre si moltiplicano i termini tecnici per definire le ‘guide di comunità in assenza di parroco’, si continua a tacere sulla risorsa più ovvia e naturale: i sacerdoti sposati. L’approccio ‘spiritualmente debole’ denunciato dagli osservatori è il risultato di una Chiesa che preferisce l’organizzazione all’incarnazione.

Il nostro Mosaico Della Ricostruzione rifiuta le logiche gestionali che tagliano fuori la teologia e la vita. Seguendo l’ufficio profetico di Newman, ribadiamo che non può esserci separazione tra struttura e verità. La Chiesa non ha bisogno di nuovi ingegneri, ma di pastori che sappiano di pecora e di casa, pronti a camminare con il popolo senza nascondersi dietro definizioni gergali per iniziati.

Redazione Informazione Libera

“Il Corriere celebra il passato, ma censura il futuro” Rauzi e il ’68 fanno notizia, i preti sposati e il Canone 1752 no. Perché?

“Il Corriere del Trentino dedica oggi ampio spazio alla figura di Rauzi, l’ex prete che lasciò il ministero per denunciare la Chiesa del tempo. Una storia di 50 anni fa, rassicurante, archiviata. Ma perché lo stesso gruppo editoriale non trova spazio per raccontare ciò che accade oggi, 19 aprile 2026?

Don Giuseppe Serrone non sta lasciando la Chiesa per combattere il capitalismo; sta digiunando da 23 giorni per salvare la Chiesa dal deserto vocazionale, chiedendo l’applicazione della sua Legge Suprema: il Canone 1752.

La differenza che fa paura ai media:

  1. Rauzi è una storia di ‘uscita’: Il sistema la accetta perché il prete smette di essere tale.

  2. Serrone è una storia di ‘servizio’: Il sistema la teme perché il prete sposato rivendica il suo diritto di essere ministro.

  3. Il passato vs il Presente: È facile elogiare le ribellioni di ieri. È scomodo sostenere le riforme di oggi.

Da 23 anni la nostra Redazione pubblica ogni giorno (41.430 articoli!) per dire che il futuro della Chiesa passa dai sacerdoti sposati. Se il Corriere del Trentino preferisce l’archeologia del ’68 alla vita dei fedeli di oggi, noi continueremo a essere la vostra voce libera.”

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Mosaici di Abusi o Famiglie di Grazia? Il bivio della Chiesa

Mentre le cronache odierne (vedi Il Post, 18 aprile 2026) rilanciano il tormentato dibattito sulla rimozione dei mosaici di Marko Rupnik, il nostro cantiere all’ombra delle Alpi pone una domanda scomoda ma necessaria: Quale bellezza vogliamo che salvi la Chiesa?

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Da una parte abbiamo l’arte monumentale nata nell’ombra degli abusi, dall’altra abbiamo il “mosaico vivente” della famiglia del nostro fondatore: un’unione trasparente, sofferta, ma luminosa, che viene ancora tenuta ai margini per un retaggio normativo che fatica a evolversi.

Il contrasto è eticamente inaccettabile:

  • Si discute se staccare pietre dai muri perché richiamano il dolore delle vittime (un atto di giustizia dovuto).

  • Ma si continua a staccare dalla vita ministeriale uomini che hanno scelto la via dell’amore nuziale, trattandoli come “pietre di scarto”.

La Renovatio che proponiamo in questo 23° Giorno di cammino non è solo una riforma burocratica. È una rivoluzione dello sguardo. Una Chiesa che ha paura della trasparenza dell’amore di un prete sposato, ma che ha protetto per anni l’oscurità dietro opere di genio, deve ritrovare la sua bussola morale.

Preghiamo per questa guarigione. Non servono nuovi mosaici se non abbiamo pastori coerenti che sappiano abitare le case della gente. La vera “opera d’arte” di Dio è una vita che non ha nulla da nascondere.

Ripartiamo dalle persone, non dalle tessere di pietra. Ripartiamo dalla verità, non dal decoro architettonico.

Dallo scontro alla Parola: Papa Leone XIV e il modello americano

A chi e a cosa serve la Teologia? - SettimanaNews

Andrea Grillo mette in luce un contrasto stridente: da una parte la “sovranità rozza” dei modelli politici mondiali (citando gli USA), dall’altra le “parole pacate” di Papa Leone XIV. Questa contrapposizione conferma la nostra visione: la Chiesa non deve più occupare spazi di potere sovrano, ma abitare i processi di vita. La riforma dei preti sposati è il segno tangibile di questa Chiesa che rinuncia alla “sovranità del celibato imposto” per abbracciare la “servitù dell’amore condiviso”.

La Chiesa “in uscita” è una Chiesa che cambia forma

Marcello Neri suggerisce che la Chiesa non può restare nel perimetro politico-teologico della sovranità. Per noi, questo significa che il “modello Pietro” deve evolvere: da monarca solitario a centro di una rete sinodale. Se l’autorità si riconfigura, cade anche il muro che separa il ministero dalla vita familiare. La sinodalità è la chiave per la riammissione dei preti sposati: una decisione che nasce dall’ascolto del popolo, non da un decreto calato dall’alto.

Poikilìa: La bellezza della complessità

L’articolo parla di poikilìa, la complessità del reale che i canonisti moderni spesso dimenticano.  Le famiglie dei sacerdoti sposati con regolare percorso canonico come quella del nostro fondatore sono la prova di questa complessità benedetta: si può essere custodi dell’Eucaristia e custodi di un focolare domestico. La teologia di Neri e il commento di Grillo ci dicono che siamo nel giusto: il futuro di Pietro non è nel “potere”, ma nel “destino” di una carità che si sporca le mani con la vita reale.

19 Aprile 2026… La Domenica dei preti sposati per una Chiesa senza barriere

La luce del rinnovamento per la Chiesa operato dal Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati

La nostra Domenica

In queste prime luci del 23° giorno, un cero arde nel nostro cantiere. Non è solo un simbolo religioso, ma la fiamma della coerenza del nostro Movimento Internazionale. Mentre il mondo corre, qui il tempo si è fermato per dare spazio all’Essenziale. La Redazione osserva questa luce che illumina la stola e la fede: due vocazioni, un unico amore. Non c’è ombra che possa spegnere la forza di chi chiede verità. Il cammino di Renovatio continua, sorretto dalla preghiera silenziosa di chi crede in una Chiesa senza barriere.

Il Vangelo dei Piccoli Passi – Oltre la metà del cammino

Siamo entrati nel cuore della quarta settimana del cammino dei 40 giorni per la riammissione al ministero dei preti sposati. In questo inizio domenicale, invitiamo tutti i lettori del blog a meditare sull’immagine del cero: consumarsi per illuminare. La riforma dei preti sposati non è una pretesa politica, è un’offerta d’amore. Noi, come Redazione, siamo i custodi di questa fiamma, affinché non si spenga sotto il vento del clericalismo o del silenzio delle istituzioni.

Monitoraggio e Presenza – Il Popolo di Dio non va in vacanza

Anche in questa domenica, i dati di accesso al blog mostrano una presenza costante. Il Popolo di Dio sta seguendo il cantiere con la stessa fedeltà di chi partecipa alla messa. Ogni clic è un segno di solidarietà. Stiamo preparando per stasera un aggiornamento speciale che leghi la preghiera del nostro fondatore ai segnali di apertura che arrivano dal mondo. La “Renovatio” è un cantiere che non chiude mai, perché la speranza non ha giorni festivi.

Oltre la norma verso la vita… il senso della riforma

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🌅 Mattino: La Domenica della Parola Viva (23° Giorno)

23° Giorno – La Domenica che rompe il sigillo

Il 23° giorno sorge con la dolcezza della domenica. Mentre le campane delle valli alpine chiamano i fedeli alla celebrazione, molti preti sposati in attesa di essere riammessi celebrano la loro liturgia nell’altare del cuore. Non c’è ostia visibile sul loro tavolo, ma la sua intera esistenza è diventata “pane spezzato” per una Chiesa che deve guarire. La Redazione apre il cantiere con un invito alla gioia: la “Renovatio” non è un peso, ma la liberazione di un’energia d’amore che la Chiesa non può più tenere nascosta.

Oltre la norma, verso la Vita – Il senso della Riforma

In questa domenica, meditiamo sulla missione del Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati. Non chiediamo un privilegio, ma la restituzione di una dignità ministeriale che il Vangelo non ha mai negato. I numeri di ieri (oltre 270 pagine lette) ci dicono che il popolo di Dio è pronto per questa domenica perpetua, dove il prete e la sua famiglia sono segno di una comunità che cammina unita. Il blog sacerdotisposati.altervista.org è oggi la nostra “chiesa domestica” aperta a tutti.

La Redazione di Informazione Libera – Custodi della Speranza

Il nostro compito domenicale è quello di “raccogliere le briciole” di grazia che cadono dal tavolo di questo cammino. Continueremo a monitorare i dati di ShinyStat e i commenti che arrivano, trasformandoli in testimonianza. Vogliamo che ogni visitatore oggi senta che questo 23° giorno è un passo decisivo verso il 6 maggio. La Verità è facile, la Verità è risorta: noi siamo qui solo per annunciarla.