La sfida impossibile del Medio Oriente (Nuovo Episodio) podcast dalla web radio

Oggetto: 🎧 La sfida impossibile del Medio Oriente (Nuovo Episodio)

Ciao,

In un momento in cui i titoli dei giornali si rincorrono tra tattiche militari e numeri di missili, noi di Controcorrente abbiamo deciso di fermarci ad ascoltare una voce che parla dal cuore del caos.

Siamo a Beirut. Le strade sono paralizzate, l’esodo è di migliaia di famiglie e l’aria profuma di fumo e incenso. Qui, il Patriarca dei siro-cattolici di Antiochia, Ignazio Youssef III Younan, ha lanciato un monito che scuote le fondamenta della nostra comprensione del conflitto.

L’episodio di oggi si intitola:

«La più grande sfida per il Medio Oriente in guerra? Separare religione e politica»

In questa puntata esploriamo i punti più caldi della sua denuncia:

  • L’ostaggio invisibile: Perché il Libano si sente prigioniero di un islam politico che non gli appartiene?

  • Il nemico silenzioso: In che modo il caos geopolitico sta portando all’estinzione millenaria delle minoranze cristiane?

  • La trappola dell’Iran: Il radicalismo religioso come arma di distruzione della convivenza civile.

Non è solo un’analisi politica, è il grido di chi vede la propria terra trasformata in un campo di battaglia per interessi altrui. Separare la fede dal potere non è più un dibattito accademico, ma una condizione necessaria per restare umani.

[ASCOLTA IL NUOVO EPISODIO QUI]

https://www.spreaker.com/episode/podcast-controcorrente-puntata-la-piu-grande-sfida-per-il-medio-oriente-in-guerra-separare-religione-e-politica–70661207

Come sempre, facci sapere cosa ne pensi. La verità ha bisogno di orecchie attente per non essere sommersa dal rumore delle bombe.

Buon ascolto,

Il Team di Radio Informazione Libera

Ira.religione.politica

Podcast: Controcorrente Puntata: «La più grande sfida per il Medio Oriente in guerra? Separare religione e politica»

Podcast a cura di Don Giuseppe Serrone

Ira.religione.politica

Podcast: Controcorrente

Puntata: «La più grande sfida per il Medio Oriente in guerra? Separare religione e politica» Radio: Informazione Libera


Benvenuti a una nuova puntata di Controcorrente. Io sono [Nome].

Oggi ci spostiamo a Beirut. Non guarderemo la città attraverso le lenti della cronaca bellica tradizionale, ma attraverso gli occhi di chi vive tra le macerie e la preghiera. Abbiamo tra le mani una testimonianza potente, raccolta da Giampaolo Gambassi per Avvenire: quella del Patriarca siro-cattolico Ignazio Youssef III Younan.

Mentre i missili solcano il cielo del Libano, il Patriarca lancia un monito che è una vera e propria bomba intellettuale: «La più grande sfida per il Medio Oriente in guerra? Separare religione e politica». Oggi cerchiamo di capire perché questa frase è la chiave di volta per il futuro della regione.

Il Patriarca Younan parla da una Beirut paralizzata, in ostaggio — dice lui — di un “partito islamista”, Hezbollah, da cui il popolo merita di essere liberato. Ma il suo attacco va alla radice: l’islam politico.

Per Younan, l’uso della religione come “essenza e forza trainante” dello Stato — come accade in Iran — è ciò che sta minando la convivenza nell’intera regione. Quando la fede diventa un’arma balistica, quando il radicalismo religioso diventa strategia di governo, la prima vittima è la dignità umana.

Il Patriarca è categorico: non ci sarà pace finché le armi non verranno sequestrate alle milizie e finché la politica non tornerà a essere l’arena del diritto civile, non del fanatismo.


C’è un punto drammatico nel suo discorso: “Il caos è il peggior nemico delle minoranze”. Nelle guerre mediorientali, i cristiani non rischiano solo come individui, ma come Chiese apostoliche millenarie che potrebbero scomparire per sempre. Younan punta il dito contro l’indifferenza dell’Occidente e di quei politici che si dicono credenti ma restano immobili davanti alla distruzione di un pluralismo religioso che resiste dagli anni Quaranta.

In Libano, cristiani e musulmani sanno che la convivenza è l’unica via per salvare il Paese. Ma questa convivenza è oggi sotto attacco da parte di chi vuole trasformare il conflitto in una “guerra all’Islam” o in una crociata ideologica.


Separare la religione dalla politica. Sembra un concetto semplice, quasi scontato per noi, ma nel cuore del conflitto mediorientale è la sfida più radicale e pericolosa di tutte. È il grido di chi vuole vivere in libertà, lontano dagli interessi geopolitici e dal “dono dell’equivalenza” che cancella ogni distinzione morale.

Ascoltiamo il grido del Patriarca: la pace è possibile solo dove il potere è condiviso e la coscienza è libera.

Questa è Controcorrente. Restate svegli, perché tra il fumo dei missili, la distinzione tra sacro e potere è l’unica speranza di restare umani.

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🎧 Nuovo Episodio: Ostaggi del Caos. Il grido del Patriarca sotto i missili 🌑

“Siamo da anni in ostaggio da un partito islamista da cui meritiamo di essere liberati”. Da Beirut, sotto il fuoco incrociato, il Patriarca siro-cattolico Ignazio Youssef III Younan rompe il silenzio.

In questa puntata di Controcorrente, analizziamo la sua durissima denuncia contro l’islam politico e il regime iraniano. Perché il caos è il peggior nemico delle minoranze? Qual è il futuro delle Chiese apostoliche che rischiano di scomparire per sempre dal Medio Oriente?

Un viaggio tra fede, geopolitica e il desiderio disperato di una dignità che non sia merce di scambio.

👇 Ascolta l’episodio su Radio Informazione Libera 

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«La più grande sfida per il Medio Oriente in guerra? Separare religione e politica»

I ritratti delle Guide supreme iraniane

Il patriarca siro-cattolico Younan: c’è un islam politico che minaccia la convivenza nella regione. Il caos è il peggior nemico della minoranza cristiana

C’è bisogno di separare la religione dalla politica». Il patriarca dei siro-cattolici di Antiochia, Ignazio Youssef III Younan, lo ripete più volte. In particolare quando fa riferimento all’Iran e all’«islam politico che è stato l’essenza e la forza trainante del Paese». Paese che sta rispondendo agli attacchi di Israele e Stati Uniti con raid a vasto raggio, anche indirizzati verso gli Stati del Golfo. «Una guerra violenta che mina l’intera regione e che potrebbe essere lunga. Speriamo soltanto che non sfoci in un conflitto mondiale», avverte Younan che ha accolto il Papa durante la sua visita in Libano ed è stato ricevuto in udienza da Leone XIV in Vaticano.
Il patriarca siro-cattolico Ignazio Youssef III Younan e papa Leone XIV / SICILIANI


Il patriarca siro-cattolico Ignazio Youssef III Younan e papa Leone XIV / SICILIANI
Il patriarca parla da Beirut sotto i missili. «Molte aree del Libano sono interessate da continui bombardamenti, soprattutto nel sud, nella valle della Bekaa e nella periferia meridionale della capitale, non lontano dal nostro patriarcato. Il crescente esodo di migliaia di famiglie pone enormi difficoltà e sfide. Siamo preoccupati per quanti che hanno lasciato le proprie case. Come Chiese ci stiamo organizzando per accoglierli in famiglia, nelle istituzioni ecclesiastiche o nelle scuole. La crisi è allarmante e si teme il peggio». Una pausa. «L’intero Libano è paralizzato dallo scontro tra l’esercito israeliano e la milizia filoiraniana di Hezbollah. Siamo da anni in ostaggio da un partito islamista da cui meritiamo di essere liberati». Ecco il doppio appello: «Da una parte, la nazione necessita di un sostegno umanitario internazionale urgente ed efficace per ciò che stiamo affrontando con l’ennesima guerra che ci ha coinvolto. Dall’altra, occorre che le autorità di tutto il mondo supportino il governo libanese nella sua decisione di sequestrare le armi a Hezbollah, pre-requisito imprescindibile per porre fine ai bombardamenti israeliani. La nostra gente desidera la pace con Israele. Una pace con Israele che numerosi Paesi arabi hanno già raggiunto».
Washington e Tel Aviv ripetono che è una «guerra preventiva».
«In un certo senso, è vero. Perché, dopo vari tentativi falliti di stringere accordi con l’Iran su armi nucleari e missili balistici, il dialogo si è rivelato purtroppo illusorio. La questione della corsa atomica non è stata affrontata adeguatamente: sia per la debolezza delle Nazioni Unite, sia per l’assecondamento occidentale alla Repubblica islamica che ha diffuso il terrorismo in Medio Oriente sostenendo di essere trattata ingiustamente, ha minacciato l’esistenza stessa di Israele e ha fomentato l’instabilità in Libano».
La dimensione religiosa è entrata nel conflitto. L’Iran sostiene di essere di fronte a una «guerra all’islam». Trump ha pregato alla Casa Bianca per vincere la guerra.
«Le principali potenze internazionali dovrebbero essere consapevoli della natura di un regime come quello iraniano che è basato sul radicalismo religioso e che attacca anche i Paesi dell’islam sunnita. Inoltre non vedo nulla di strano nel fatto che il presidente degli Stati Uniti preghi per la fine del conflitto, dal momento che si professa cristiano. Anche Israele cerca di sopravvivere come nazione ebraica riconosciuta, ma è costretta a difendere la propria sopravvivenza. Del resto, faccio fatica a pensare che l’islam politico possa promuovere il dialogo, soprattutto se è predicato da fanatici, se sobilla l’odio, se alimenta lo spirito di vendetta».
In Libano il Papa ha chiesto a cristiani, musulmani ed ebrei di incontrarsi come segno di pace nel mondo. È possibile in Medio Oriente?
«La pace è possibile se si riconoscono i diritti civili senza discriminazioni anche di natura religiosa e se si rispetta la libertà di culto e di coscienza. In Libano, fin dagli anni Quaranta, vige l’intesa tra le diverse comunità religiose per avere un potere politico condiviso. E la maggior parte dei cristiani e dei musulmani intende preservare la mutua convivenza per salvare il Paese».
Il Papa invita ad ascoltare il grido dei popoli. Che cosa gridano i popoli del Medio Oriente?
«Gridano il loro desiderio di vivere in libertà e in piena dignità, lontano da interessi geopolitici».
Sono continui gli appelli di Leone XIV alla pace e al dialogo fra le nazioni.
«Il richiamo del Papa alla pace è profondamente apprezzato. Nella sua visita in Libano, Paese segnato dalla complessità religiosa, ha toccato i cuori di tutti. Per quanto riguarda il dialogo direi che servono mediatori imparziali e uniti».
Teme che questa guerra possa avere effetti sui cristiani della regione?
«Il caos è il peggior nemico delle minoranze, soprattutto di quella cristiana. Nell’intero Medio Oriente le comunità cristiane soffrono. E negli ultimi decenni, la loro presenza, complici anche le guerre, è sempre più in pericolo: non solo come singole persone ma anche come Chiese apostoliche che rischiano di scomparire per sempre. I politici del mondo che si professano credenti, in particolare quelli dell’Unione Europea e del Nord America, dovrebbero assumersi la responsabilità di preservare le nostre Chiese sui iuris».
E quale la situazione dei cristiani in Siria dopo il cambio di regime?
«Le milizie sunnite hanno rovesciato il governo alawita nel dicembre 2024 ma la Siria attraversa ancora una fase critica. I nuovi governanti, sostenuti dall’estero, stanno cercando di rassicurare la popolazione, ribadendo che non saranno consentite discriminazioni in base alla religione o all’etnia. Ma le intenzioni risultano insufficienti. Perché si verificano continui atti di violenza. Un clima che preoccupa i cristiani, in particolare i giovani che hanno perso fiducia nel futuro. E alla nostra comunità non resta altra scelta che adattarsi al cambiamento, difendendo i propri diritti insieme con altre minoranze».

Liturgia 22 Marzo 2026 V DOMENICA QUARESIMA (ANNO A)

Liturgia domenica 22 Marzo 2026 Messa del Giorno V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Colore Liturgico  Viola

Gesu

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Antifona d’ingresso
Fammi giustizia, o Dio,
difendi la mia causa contro gente spietata;
liberami dall’uomo perfido e perverso.
Tu sei il Dio della mia difesa. (Sal 41,1-2)

Non si dice il Gloria.

Colletta
Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso,
perché con la tua grazia possiamo camminare sempre
in quella carità che spinse il tuo Figlio
a consegnarsi alla morte per la vita del mondo.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
Dio dei viventi,
che hai manifestato la tua compassione
nel pianto di Gesù per l’amico Lazzaro,
ascolta con benevolenza il gemito della tua Chiesa,
e chiama a vita nuova
coloro che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura
Ez 37,12-14
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.
Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 129
Il Signore è bontà e misericordia.

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.

Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora.

Più che le sentinelle l’aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

Seconda lettura
Rm 8,8-11
Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Parola di Dio

Canto al Vangelo
Gv 11,25.26

Lode e onore a te, Signore Gesù!
Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore,
chi crede in me non morirà in eterno.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo
Gv 11,1-45
Io sono la risurrezione e la vita

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Parola del Signore.

Forma breve: Gv 11, 3-7.17.20-27.33b-45
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Fratelli e sorelle, in questo tempo favorevole per la nostra conversione eleviamo al Signore le nostre suppliche, con la fiducia di essere esauditi.
Preghiamo insieme e diciamo: Kyrie, eleison.

1. Ascolta, Signore, la supplica della tua Chiesa, pellegrina sulla terra: suscita uomini e donne a servizio del Vangelo, perché tutte le genti possano conoscerti e accogliere il dono della salvezza. Noi ti preghiamo.
2. Sostieni, Signore, il nostro cammino quaresimale: converti i nostri cuori a te, perché da veri discepoli camminiamo sui tuoi sentieri. Noi ti preghiamo.
3. Visita, Signore, i popoli oppressi dalla povertà e dalla guerra: apri i loro cuori all’accoglienza della salvezza, perché trovino in te la fonte della vera libertà. Noi ti preghiamo.
4. Conforta, Signore, quanti sono nella prova: disseta il loro animo, bisognoso di speranza, perché sappiano scorgere i segni della nuova creazione, frutto della Pasqua. Noi ti preghiamo.
5. Rinnova, Signore, il cuore di noi qui riuniti: orienta i passi del nostro cammino di purificazione, perché nascano frutti abbondanti di giustizia e santità. Noi ti preghiamo.

Accogli, o Signore, l’umile preghiera dei tuoi fedeli, e concedi loro di percorrere, sotto la guida del tuo Spirito, la strada che li riporta a te, pregustando fin da ora la gioia della Pasqua. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Dio onnipotente, esaudisci la nostra preghiera
e dona ai tuoi fedeli,
che hai illuminato con gli insegnamenti della fede cristiana,
di essere purificati dalla forza di questo sacrificio.
Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
PREFAZIO (Anno A)
La risurrezione di Lazzaro

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo Signore nostro.
Vero uomo come noi, egli pianse l’amico Lazzaro;
Dio eterno, lo richiamò dal sepolcro;
oggi estende a tutta l’umanità la sua misericordia,
e con i santi misteri ci fa passare dalla morte alla vita.
Per mezzo di lui ti adorano le schiere degli angeli e dei santi
e contemplano la gloria del tuo volto.
Al loro canto concedi, o Signore,
che si uniscano le nostre voci nell’inno di lode: Santo, …

Antifona alla comunione
«Chiunque vive e crede in me
non morirà in eterno», dice il Signore. (Gv 11,26)

Preghiera dopo la comunione
Dio onnipotente,
fa’ che rimaniamo sempre membra vive di Cristo,
noi che comunichiamo al suo Corpo e al suo Sangue.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Orazione sul popolo
Benedici, o Signore, il tuo popolo,
che attende il dono della tua misericordia,
e porta a compimento i desideri
che tu stesso hai posto nel suo cuore.
Per Cristo nostro Signore.

Fonte: lachiesa.it

Il Silenzio del Litio: Il lato oscuro della transizione green


Litio

🎧 Nuovo Episodio online! Controcorrente: Il Silenzio del Litio 🌑
Ci dicono che per salvare il pianeta dobbiamo abbandonare il petrolio per le batterie. Ma ogni rivoluzione ha un prezzo, e questo prezzo viene pagato lontano dai nostri occhi.
In questa puntata, rompiamo il silenzio sull’oro bianco del ventunesimo secolo: il Litio.
Mentre per le strade europee un’auto elettrica è un simbolo di coscienza ecologica, nel “Triangolo del Litio” (Argentina, Bolivia, Cile), le multinazionali prosciugano le falde acquifere, lasciando le comunità indigene a morire di sete. È il paradosso della transizione: distruggiamo un ecosistema per finta di salvare il clima dell’altra.
E non è solo una questione ambientale. È una questione di sangue. In Congo, il cobalto necessario per le nostre batterie viene estratto da mani di bambini, in gallerie che crollano.
La transizione non è “green” se si fonda sullo sfruttamento.
👇 Ascolta subito l’episodio completo  👇

La Guerra non è un Gioco, anche se la dipingono così

Guerra.dianich
L’immagine rappresenta visivamente la “gamificazione” della guerra descritta da Dianich: il contrasto tra il mondo dei videogiochi (il controller) e la realtà tecnologica della distruzione (l’ala del cacciabombardiere)

tag: Guerra, Pace, Severino Dianich, Geopolitica, News Italia, Informazione Libera, Attualità, Podcast Inchiesta, Medio Oriente, Propaganda, Etica, Politica, Teheran, Washington, Gamification, Analisi, Sociale, Diritti Umani

In Basso la fonte del podcast in settimananews.it
di: Severino Dianich

 

I soldati di Napoleone, impugnata la spada, si buttavano addosso all’avversario a squarciare la pancia e a spaccare la testa del nemico, in abito da cerimonia, con la coda di rondine e la feluca in testa.

L’orrore e la vergogna, abbigliati come per una solenne cerimonia. Ci sono spade e corazze che si conservano nei musei, vere opere d’arte.

Meno capaci di produrre e gustare la bellezza, oggi gli influencer della Casa Bianca trasformano le bombe sui grattacieli di Teheran in videogiochi per ragazzi stupidi. «Disgustoso» – così l’ha definito il card. Cupich, arcivescovo di Chicago – il video messo in rete dagli uomini di Trump. Inconsapevolezza di gente ignorante o bisogno di camuffare in qualche maniera la propria indecenza? Probabilmente è vera una cosa e l’altra.

Prima che si scatenasse la guerra, tutti erano per la pace. Ora che è scoppiata, bisogna denunciare che sono troppi coloro che ci si appassionano. Come fosse una partita di calcio: chi sta vincendo? Un fenomeno banale.

Alle sue spalle, però, con enorme impiego di capitali, opera un fior fiore di accademie militari, vere e proprie università in cui si fanno ricerche di alto livello scientifico. Ne sono uscite, lungo i tempi, filosofie di differenti tendenze e diverso valore e teorie, le più sofisticate, sulle tattiche e le strategie con cui condurre la guerra. Non per nulla è un’arte.

A sua volta, è oggetto trattato con arte dagli artisti delle lettere e del pennello, che l’hanno rappresentata in tutti i tempi e in mille forme. Fotografi e cinematografari ne ricreano le immagini nei social, sui giornali e sugli schermi e hanno riempito i magazzini delle sedi, nelle quali la si studia, dei loro pregevoli prodotti, documentazioni preziose per chi domani ne scriverà la storia. Archivi e biblioteche dedicano la massima cura nell’acquisirne e conservarne le testimonianze.

Ai tempi degli dei, anche la dea della sapienza, Atena, non disdegnava di farsi la guida delle più dissennate imprese del mondo, le guerre, e, dall’Olimpo dei greci, troneggiava Ares, il dio della guerra, che a Roma prendeva il nome di Marte, cui rendere culto.

Neanche la diffusa e ben affermata secolarizzazione della cultura dell’ultima modernità è riuscita a desacralizzare la guerra che, nelle conquiste coloniali si fregiava della croce di Cristo e della missione di portare la fede cristiana agli infedeli, che ha potuto far incidere sui suoi gagliardetti il motto “Gott mit uns”, che ancor oggi, nella propaganda dei sovranisti, sotto l’egida degli onori da rendere alla Patria, continua ad abbigliarsi di una sua sacralità.

Nella Costituzione italiana, la carta fondamentale di uno stato assolutamente aconfessionale e laico, compare, con quell’alone di sacralità che lo caratterizza, il termine «Patria» ed è definito «sacro» il dovere del cittadino di difenderla (art. 52).

La liturgia della Chiesa, da parte sua, nulla concede alle pretese di onorare la guerra: alle Messe in tempo di guerra attribuisce un carattere penitenziale, le veste di viola e invoca: «Dio misericordioso e forte, che annienti le guerre e abbassi i superbi, allontana dall’umanità gli orrori e le lacrime della guerra».

La guerra significa orrori e lacrime, e, per produrre orrori e lacrime, si mettono in atto le più alte potenzialità dell’intelligenza umana, dalla progettazione delle armi più sofisticate alla formazione dei militari nelle accademie, che si costituiscono come vere e proprie università e sono finanziate come lo sono le facoltà di medicina.

Alla cura della massima efficienza, si unisce anche la ricerca della bellezza: un aereo d’attacco o un cacciabombardiere sono bellissimi nelle loro sagome slanciate e luccicanti. La guerra deve essere bella.

Ritorna la domanda: inconsapevolezza o bisogno di redimere la brutalità di uno strumento di morte? Fuori di ogni dubbio, è il felice risultato della propaganda promossa dai signori della guerra, come lo è, negli Stati Uniti, quella che dai giornalisti viene chiamata la “gamificazione della guerra”, trasformata in un gioco offerto gratis ai dissennati del momento.

Gli oltre 1.000 iraniani uccisi, diventano pedine sulla scacchiera dei perditempo e posta in gioco su piattaforme dalle quali si «possono comprare contratti legati alle previsioni di alcuni eventi», per fare laute scommesse, sperando nella fortuna. Sulla Kalshi, piattaforma online di “prediction markets”, a proposito della destituzione di Khamenei, erano stati puntati, a suo tempo, più di 50 milioni di dollari.

È una questione “politica”

Sarebbe di rito alla fine dire che sarebbe inutile, per non dire ipocrita, fare gran discorsi sulla pace nel mondo se non si prendesse cura, prima di tutto, della pace nel proprio quotidiano, in famiglia, nel posto di lavoro, nel vicinato.

Io non credo sia opportuno farlo, né che alla fine questo sia vero. Le politiche di guerra o di pace nulla hanno a che fare con la frequenza dei divorzi. Non avanzerei un simile argomento, perché si rischia di ridurre una questione eminentemente politica nei termini ristretti del comportamento morale del singolo. Il cittadino non è un buon cittadino semplicemente perché non litiga con il vicino di casa. Il dovere del cittadino nella costruzione della pace va assolto sul piano politico, perché di una questione politica si tratta. Ogni cittadino sa in quali forme, con quali strumenti di azione e in quali luoghi spetti a lui assolverlo.

Ma nessun cittadino può esimersi dall’elaborare un suo giudizio su governanti, parlamentari, aspiranti tali, militanti dei partiti, influencer e comunicatori, a proposito dei loro atteggiamenti nei confronti della pace e della guerra. Non fosse altro – sarà suo dovere – nelle conversazioni quotidiane che riempiono le nostre giornate, contraddire i guerrafondai e decidere, in coerenza, il suo voto nelle sedi elettorali e referendarie.

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