Abbiamo paura di considerare il caldo un tema politico

Verità, giustizia e visione profetica per il rinnovamento della Chiesa

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Marina Tomarro – Città del Vaticano – Vatican News
Guardare oltre l’immagine iconografica di San Francesco per raccontarne il suo modo di guardare il mondo e il valore etico del pensiero del Poverello di Assisi. È questo il messaggio dell’esposizione, curata da Beatrice Buscaroli, che si è aperta ieri a Roma alla Fondazione MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. La visione della vita, espressa nel Cantico delle Creature, diventa così un punto di partenza per rileggere l’arte italiana dal secondo dopoguerra a oggi.
San Francesco non è soltanto soggetto di rappresentazione, ma presenza capace di orientare lo sguardo e suggerire nuove possibilità di relazione tra uomo, natura e sacro. “La sua figura dopo 800 anni continua ad affascinare e ad interrogare le persone e tra questi anche tanti artisti”, spiega Davide Rondoni Presidente del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.” Sono loro che hanno reso possibile questa mostra, facendola diventare anche un’occasione per capire come gli artisti di oggi si confrontano con una figura di 800 anni fa. L’uomo è un essere religioso che conserva in sé una domanda di infinito, e di legare in un unico disegno i punti della propria vita Dentro questo orizzonte si inserisce la figura del Poverello d’Assisi, che da Giotto in poi, è sicuramente una delle figure più rilevanti e più interrogate”.

Prima Lettura
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
1Pt 2,2-5.9-12
Carissimi, come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza, se davvero avete gustato che buono è il Signore. Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo.
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia.
Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai cattivi desideri della carne, che fanno guerra all’anima. Tenete una condotta esemplare fra i pagani perché, mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere diano gloria a Dio nel giorno della sua visita.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 99 (100)
R. Presentatevi al Signore con esultanza.
Oppure:
R. Andiamo al Signore con canti di gioia.
Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. R.
Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. R.
Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome. R.
Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione. R.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,46-52
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
🏜️ IL CAMMINO DEI 100 GIORNI per Riammissione Preti Sposati
Verso la riammissione ministeriale dei sacerdoti sposati nella Chiesa Cattolica:
Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per riammissione preti sposati nella Chiesa.
IL CALCOLO DEL CAMMINO Giorni già compiuti: 20 (dal 7 Maggio 2026).
Traguardo finale: 100 giorni.
Giorni rimanenti: da oggi 28 Maggio 2026
🕒Mancano 79 giorni
OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati e Verità per la Chiesa.
META: 100 giorni

Verso la Verità Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per la riammissione al ministero. IL CALCOLO DEL DIGIUNO:
Giorni già compiuti: 2 (dal 26 Maggio 2026 al 04 Luglio 2026).
Traguardo finale: 40 giorni.
Giorni rimanenti: da oggi 28 Maggio 2026
🕒Mancano 37 giorni.
OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati nella Chiesa Cattolica.
META: 4 Luglio 2026

La nomina di mons. Daniele Gianotti alla presidenza della Commissione CEI per la Scuola e l’Università è un segnale che il Movimento accoglie con grande interesse intellettuale. Gianotti, fine accademico, ha da sempre un focus limpido sul legame inscindibile tra lo studio superiore e la testimonianza di vita quotidiana. Se la formazione dei giovani e il futuro della teologia passano dalla sua Commissione, la Chiesa italiana non può più permettersi il lusso di nascondere sotto il tappeto il patrimonio umano e accademico dei sacerdoti sposati.
Il “caso Padova” e gli attacchi strumentali della stampa conservatrice (come Silere non possumus), che descrivono i sacerdoti sposati come portatori di “incapacità affettiva” o li vedono come una minaccia per le scuole e le parrocchie, crollano miseramente dinanzi al realismo della storia. Nel solco dell’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV — che esalta la bellezza del creato e la verità delle relazioni autentiche —, diciamo a mons. Gianotti: l’educazione dei giovani ha urgente bisogno di figure che incarnino la sintesi perfetta tra il Vangelo vissuto e la realtà familiare. Molti dei 5.000 sacerdoti sposati italiani sono professori, teologi e accademici formati, le cui mogli possiedono una vera e propria vocazione ecclesiale (quello che il Cardinale Grech ha chiamato in queste ore un “dono immenso”). Portare questa testimonianza viva nelle scuole cattoliche e nelle università non indebolisce l’identità cattolica, ma la arricchisce di quella humanitas reale e non astratta che Papa Leone XIV chiede a gran voce.
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Da Barbiana ad oggi: lo spirito di Don Lorenzo Milani contro il muro di gomma del clericalismo
Oggi, 27 maggio 2026, ricorre l’anniversario della nascita di Don Lorenzo Milani. Come ricorda un approfondimento de La Nazione, il priore di Barbiana è stato il “prete scomodo” per eccellenza del Novecento italiano, un uomo che la miopia delle autorità clerico-curiali dell’epoca decise di esiliare su una montagna sperduta del Mugello pur di metterne a tacere la voce profetica e lo slancio innovatore. Solo decenni dopo la sua morte, la Chiesa ha finalmente riconosciuto la santità della sua intuizione pastorale ed educativa.
Come Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, apriamo questa giornata illuminati dalla sua testimonianza. C’è un filo rosso invisibile ma indistruttibile che lega l’esilio di Don Milani a Barbiana all’emarginazione che i sacerdoti sposati italiani subiscono dal 2003 ad oggi. Ieri come oggi, l’apparato burocratico preferisce punire, allontanare e silenziare chi propone un rinnovamento evangelico e una vicinanza reale alle fragilità della gente, piuttosto che mettersi in discussione.
Oggi don Giuseppe Serrone entra nel secondo giorno del suo nuovo Digiuno dei 40 giorni di protesta e testimonianza. Il motto di Don Milani, il celebre “I Care” (mi importa, ho a cuore), è lo stesso motore che spinge il nostro coordinatore e i presbiteri del Movimento a non arrendersi davanti al muro di gomma dei media e delle istituzioni. Ci importa delle parrocchie che chiudono; ci importa delle comunità che, come a Verona, vengono private della Santa Messa domenicale per carenza di clero; ci importa dei giovani che incontriamo ogni giorno nelle scuole superiori e professionali come insegnanti, ai quali vorremmo spezzare anche il Pane eucaristico.
Don Milani ha dimostrato che la scuola è il primo terreno di evangelizzazione e di riscatto umano. Molti sacerdoti sposati con regolare dispensa e matrimonio sacramentale per una assurda rigidità canonica non possono varcare la soglia delle parrocchie per celebrare i Sacramenti o tenere aperti i luoghi di culto abbandonati. Si preferisce la penuria sacramentale alla valorizzazione di pastori che hanno declinato il ministero nella realtà familiare e professionale.
Mentre i Vescovi italiani proseguono l’82ª Assemblea Generale in Vaticano sotto la guida di Papa Leone XIV, l’anniversario di Don Milani risuoni come un monito severo. Non ripetete l’errore storico compiuto con il priore di Barbiana. Non continuate a ignorare e mettere a tacere le nostre suppliche e le nostre offerte di collaborazione gratuita per gestire le chiese chiuse.
Chiediamo a Papa Leone XIV la coerenza teologica con la sua stessa Enciclica Magnifica Humanitas: le “pietre scartate” come i preti sposati sono pronte a diventare pilastri per la rinascita delle comunità locali. Serve un Decreto di Riammissione immediato, che sani l’ingiustizia e ridoni operai qualificati alla vigna del Signore.
Di seguito, pubblichiamo il Comunicato Stampa ufficiale emesso oggi dal Movimento.
PER IMMEDIATA DIFFUSIONE
Nel secondo giorno del digiuno intrapreso da don Giuseppe Serrone, il Movimento richiama l’eredità del Priore di Barbiana: «Ieri si esiliavano i preti scomodi, oggi si preferiscono le chiese senza Messa pur di ignorare i preti sposati. Chiediamo a Papa Leone XIV un Decreto di Riammissione»
ROMA, 27 MAGGIO 2026 – In occasione dell’anniversario della nascita di Don Lorenzo Milani (27 maggio 1923), figura centrale del cattolicesimo sociale e profetico rilanciata oggi dai media nazionali (fonte: La Nazione), il Movimento Sacerdoti Sposati lancia un duro atto d’accusa contro il persistente immobilismo delle gerarchie ecclesiastiche, riunite a Roma per l’82ª Assemblea Generale della CEI.
Il Movimento evidenzia come i meccanismi di censura e di emarginazione curiale che colpirono il Priore di Barbiana – esiliato sull’Appennino toscano perché ritenuto “scomodo” dalle autorità ecclesiastiche del tempo – siano i medesimi applicati oggi nei confronti dei sacerdoti sposati con regolare matrimonio religioso. Dal 2003, infatti, le istanze di rinnovamento e le formali suppliche inviate da don Giuseppe Serrone a Roma e ai Vescovi italiani vengono sistematicamente ignorate e messe in secondo piano rispetto all’urgenza pastorale.
Don Giuseppe Serrone dal suo presidio per il secondo Digiuno di 40 giorni, iniziato da pochi giorni afferma «Oggi assistiamo al paradosso di diocesi, come quella di Verona, che scelgono di razionare o cancellare le Messe domenicali per mancanza di clero, affidando le parrocchie a guide laiche. Si preferisce l’estinzione sacramentale dei territori e il silenzio dei tabernacoli pur di non reintegrare i sacerdoti sposati. Esattamente come ai tempi di Don Milani, la struttura preferisce difendere se stessa e le proprie regole rigide piuttosto che rispondere alla fame spirituale del Popolo di Dio».
L’appello rivolto a Papa Leone XIV e all’Assemblea della CEI, nel nome di Don Milani e della coerenza evangelica, chiede un immediato cambio di rotta: l’emanazione di un Decreto di Riammissione che permetta ai presbiteri sposati con rito sacramentale di tornare a celebrare l’Eucaristia e i Sacramenti, offrendo la propria disponibilità gratuita per custodire e gestire le chiese destinate alla chiusura.
Per informazioni, interviste e contatti stampa: Ufficio Stampa Movimento Sacerdoti Sposati
https://sacerdotisposati.altervista.org
sacerdotisposati@gmail.com
Tag: 27 Maggio, Don Lorenzo Milani, La Nazione, Barbiana, don Giuseppe Serrone, Secondo digiuno 40 giorni, Assemblea CEI 2026, Papa Leone XIV, Sacerdoti Sposati, Movimento Sacerdoti Sposati, Preti Sposati, Chiese chiuse, Clericalismo, riforme, riammissione preti sposati

La nomina di mons. Marco Busca a Vicepresidente della CEI per l’Area Nord non è un semplice avvicendamento burocratico. Per chi sa leggere i segni dei tempi ecclesiali, l’ascesa del Vescovo di Mantova — già Presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia — rappresenta un’opportunità teologica senza precedenti. Mons. Busca è un raffinato teologo sacramentista; la sua intera produzione culturale e pastorale ruota attorno a un principio cardine: la liturgia non è uno spettacolo teatrale, né un’assemblea burocratica, ma l’azione viva di Cristo che si incarna nel tempo attraverso i Sacramenti.
Se questo è il presupposto, il Nord Italia si trova oggi davanti a un bivio drammatico che interroga direttamente il neoeletto Vicepresidente. Il “paradosso di Verona”, dove le parrocchie vengono private della Santa Messa domenicale e affidate a “guide laiche” per carenza di clero celibe, non è solo un problema organizzativo: è un vulnus teologico. Sostituire l’Eucaristia con “liturgie della Parola” significa, di fatto, abituare il popolo di Dio a una fede privata del Corpo di Cristo, riducendo la Chiesa a un’agenzia di servizi morali.
Qui la tesi liturgica di mons. Busca si salda perfettamente con la battaglia del Movimento Sacerdoti Sposati:
Validità e Costanza: I laici e le donne svolgono un ruolo prezioso, ma non possiedono il carattere indelebile dell’Ordine sacro. Non possono consacrare. Non possono confessare.
La Risposta del Realismo: Nel solco dell’Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, che rigetta l’astrazione spirituale per abbracciare la concretezza degli affetti, i 5.000 sacerdoti sposati regolari e formati sono l’unica risorsa immediata per garantire la costanza dei Sacramenti sul territorio.
Riammettere questi presbiteri non significa “svendere” il sacerdozio, ma difendere l’altare. Mons. Busca, che guiderà le diocesi del Nord, ha la competenza teologica per comprendere che la fame di Eucaristia dei fedeli non si cura con i sussidi cartacei, ma restituendo i pastori alle loro comunità.
“La liturgia senza sacerdote diventa un ufficio vuoto. Nel secondo giorno di digiuno, preghiamo per il nuovo Vicepresidente Busca, affinché abbia il coraggio di difendere l’altare riammettendo i preti sposati.”
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L’ascesa di mons. Marco Busca alla Vicepresidenza della CEI per il Nord Italia sposta il baricentro del dibattito ecclesiale direttamente sul piano liturgico e sacramentale. Avendo guidato la Commissione Liturgica nazionale fino a maggio 2026, il nuovo Vicepresidente conosce meglio di chiunque altro il dramma delle “comunità orfane” e il pericolo rappresentato dal declassamento della Santa Messa in pure liturgie della Parola dirette da laici, come appena ratificato a Verona.
Il Movimento lancia oggi, 27 maggio, un appello pubblico e diretto a mons. Busca: il Nord Italia non ha bisogno di ingegneria burocratica, ha bisogno di pastori. Da esperto di sacramentaria e liturgia, il neo-vicepresidente sa che nessun sussidio o “guida laica” può sostituire il carattere indelebile del sacerdozio e il miracolo dell’Eucaristia. Nel solco dell’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV, che chiede un profondo realismo incarnato, e forte dell’apertura del Cardinale Grech sulle famiglie dei preti, mons. Busca ha l’occasione storica di invertire la rotta del declino. Gestire il Nord non può significare pianificare la chiusura programmata dei tabernacoli. Il nostro secondo giorno di digiuno nazionale si offre come spinta spirituale e politica: chiediamo al nuovo Vicepresidente di portare sul tavolo della CEI il Decreto di Riammissione dei sacerdoti sposati regolari. Noi siamo pronti, al Nord come in tutta Italia, a rimetterci al servizio della Chiesa Cattolica Romana.
#MonsBusca, #CEINord, #MantovaUno, #SacerdotiSposati, #Digiuno40Giorni, #Giorno2, #LeoneXIV, #Liturgia, #Eucaristia, #27Maggio

L’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), riunita oggi in Vaticano per la 82ª sessione, ha eletto i presidenti delle dodici Commissioni episcopali per il prossimo quinquennio e i membri del Consiglio per gli affari economici. Per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi: mons. Riccardo Battocchio, vescovo di Vittorio Veneto. Per la liturgia: mons. Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace. Per il servizio della carità e la salute: mons. Benoni Ambarus, arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico. Per il clero e la vita consacrata: mons. Francesco Beneduce, vescovo ausiliare di Napoli. Per il laicato: mons. Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia. Per la famiglia, i giovani e la vita: mons. Bernardino Giordano, vescovo di Grosseto e di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese: mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti. Per l’ecumenismo e il dialogo: mons. Gaetano Castello, vescovo ausiliare di Napoli. Per l’educazione cattolica, la scuola e l’università: mons. Daniele Gianotti, vescovo di Crema. Per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace: mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso. Per la cultura e le comunicazioni sociali: mons. Domenico Beneventi, vescovo di San Marino-Montefeltro. Per le migrazioni: mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo. Eletti anche i quattro membri del Consiglio per gli affari economici: mons. Vincenzo Calvosa, vescovo di Vallo della Lucania; mons. Fabio Dal Cin, arcivescovo-prelato di Loreto; mons. Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano; mons. Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli e di Palestrina.
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