Memoria Olandese sui preti sposati – Quando la Profezia fu soffocata, ma non spenta

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Il recupero della memoria storica ci porta oggi nei Paesi Bassi. Grazie a un’approfondita analisi di SettimanaNews, riscopriamo come la Chiesa olandese, già all’indomani del Concilio Vaticano II, avesse chiesto a gran voce l’ordinazione di preti sposati e la riammissione di chi aveva lasciato il celibato.

1. Un’occasione mancata che grida ancora Quello che accadde in Olanda non fu un capriccio locale, ma il frutto di un discernimento comunitario serio e profondo. La risposta di Roma di allora fu una chiusura che portò a una desertificazione vocazionale senza precedenti. Oggi, guardando a quelle “Memorie”, comprendiamo che i preti sposati olandesi non erano ribelli, ma avanguardie di una necessità che oggi è diventata un’urgenza globale.

2. Dalle Radici alla Supplica: Un Filo Rosso Dall’Olanda degli anni ’70 al digiuno di Don Giuseppe oggi, il filo rosso è la Satyagraha, la forza della Verità. La storia ci insegna che si può silenziare una decisione sinodale (come accadde al Concilio Pastorale Olandese), ma non si può sopprimere la realtà dei fatti: la Chiesa ha bisogno di pastori che conoscano la vita, l’amore e la famiglia per poterli santificare.

3. Imparare dal passato per non ripetere l’errore Se allora la chiusura portò alla chiusura delle parrocchie, oggi la nostra Supplica al Dicastero offre una via d’uscita onorevole e caritatevole. Non vogliamo una “rottura”, ma la ripresa di un discorso interrotto cinquant’anni fa. La storia dei Paesi Bassi ci dice che il tempo della prudenza è scaduto: è tempo del coraggio.

La storia è maestra, se c’è chi ha l’umiltà di ascoltarla. Dal Trentino di Don Rauzi alle pianure olandesi, il grido è lo stesso: unire ciò che Dio ha benedetto (amore e ministero) per il bene delle anime.

dalla Redazione di Informazione Libera

Sacerdoti da “importazione” o Sacerdoti Sposati? La risposta di SettimanaNews allo Stato di Necessità

Mentre l’ANSA rilancia il grido di Don Giuseppe Serrone, SettimanaNews ci offre un’analisi sociologica e pastorale impellente: il presbiterio italiano è sempre più multietnico. Molte diocesi, per combattere il deserto vocazionale, accolgono sacerdoti da altri continenti. Ma è questa l’unica soluzione?

preti

La riflessione del Cantiere:

  1. L’Incongruenza del Modello: Spesso si preferisce un sacerdote che viene da lontano, con culture e lingue diverse, pur di non riammettere un sacerdote sposato che vive nel quartiere accanto, conosce la lingua del popolo e ne condivide le fatiche familiari.

  2. Multietnicità vs Umanità: Il presbiterio multietnico è una ricchezza, ma non può essere un “tappa-buchi” burocratico per evitare il tema del celibato. Come suggerito dalla Renovatio, la vera risposta allo Stato Di Necessità è un presbiterio Integrato: dove il sacerdote straniero e il sacerdote sposato locale collaborano per il bene delle anime.

  3. Il Canone 1752 non ha frontiere: La salvezza delle anime richiede pastori che siano “segni vicini”. Un prete sposato inserito nella realtà sociale italiana è un ponte naturale che la Chiesa sta sprecando.

Avvenire e l’Amore Online: Se la Chiesa abita i Social, perché teme l’Amore dei preti sposati

Un recente approfondimento di Avvenire solleva una questione cruciale: le coppie oggi nascono online e la Chiesa ha il dovere di essere presente in quei “luoghi” digitali per accompagnare il desiderio di famiglia.

La nostra riflessione nel 24° Giorno: La Chiesa riconosce la necessità di sporcarsi le mani con la modernità dei sentimenti (lo “swipe”, le app di dating, i social), eppure fatica ancora a riconoscere la bellezza e la grazia delle famiglie dei sacerdoti sposati.

  • Presenza vs Esclusione: Se la Chiesa deve “esserci” dove nasce l’amore tra i laici, perché decide di “non esserci” o di allontanare i pastori che l’amore lo vivono nel matrimonio?

  • La Coerenza della Carne: Come sottolineato nel nostro cantiere, la Renovatio non è una modernizzazione modaiola, ma una risposta allo Stato Di Necessità. Se l’amore oggi viaggia sui bit, la fede deve tornare a camminare sulle gambe di uomini integri, capaci di parlare il linguaggio della famiglia perché la vivono.

  • Il Cantiere come “Piazza Digitale”: Proprio come suggerisce Avvenire, il nostro blog e la nostra presenza social sono quella “Chiesa che c’è”. Siamo l’avamposto di una fede che non ha paura di integrare il sacro e l’umano.

Conclusione: Non serve solo “esserci” online per benedire le nuove coppie; serve avere il coraggio di riaccogliere all’altare quei padri di famiglia che conoscono il valore del Sacramento perché lo difendono ogni giorno con la loro vita.

Strade.rinnovamento.pretisposati

Rassegna Stampa: Il mondo si accorge del Giorno 24 del cammino di digiuno dei 40 giorni per la riammissione al ministero dei preti sposati

Rassegna Stampa – Giorno 24

Il muro del silenzio è crollato. Ecco le testate che hanno dato voce al digiuno di Don Giuseppe Serrone.

ANSA

“Informazione Libera tiene il conto del digiuno…”

LEGGI LANCIO

JUORNO.it

“Appello alla Chiesa per il ritorno al ministero.”

APRI ARTICOLO

IL FATTO NISSENO

“La Chiesa ci faccia almeno celebrare la messa.”

VAI ALLA NEWS

Nota della Redazione: Questi risultati sono frutto dei nostri 23 anni di impegno e 41.443 articoli. Se i media parlano di noi, è perché voi non avete mai smesso di sostenerci.

Sentieri.dipace.silenzio

✉️ Lettera ai Lettori: “Ora tocca a voi: difendiamo la Verità insieme”

Cari Amici, cari Sostenitori di Informazione Libera,

siamo al Giorno 24 del digiuno di Don Giuseppe Serrone. Come avete visto dalla nostra rassegna stampa, il muro del silenzio è crollato: l’ANSA, Juorno.it e Il Fatto Nisseno hanno finalmente dato voce alla nostra battaglia.

Questo è un successo straordinario, frutto dei nostri 23 anni di impegno e dei 41.407 articoli che compongono la nostra storia. Ma la partita non è finita. Ora dobbiamo dimostrare ai grandi media che non siamo una minoranza silenziosa, ma un popolo che esige risposte.

Vi chiediamo 3 minuti del vostro tempo per un’azione coordinata:

  1. Commentate: Andate sugli articoli dell’ANSA e di Juorno.it (trovate i link nella nostra bacheca in questo post in alto). Scrivete un commento educato ma fermo. Dite loro che la “Salvezza delle Anime” (Canone 1752) riguarda migliaia di comunità senza Eucaristia.

  2. Condividete: Non limitatevi a leggere. Condividete i link della rassegna stampa sui vostri profili Facebook, WhatsApp e Telegram. Più traffico generano questi articoli, più i direttori di testata saranno spinti a pubblicare nuovi approfondimenti.

  3. Taggate: Quando condividete, taggate le grandi testate (Corriere, Repubblica, Avvenire) chiedendo: “Perché l’ANSA ne parla e voi no?”.

Don Giuseppe sta sacrificando il suo corpo con il digiuno. Noi possiamo sacrificare pochi minuti per far sì che il suo sacrificio non resti nascosto.

Facciamo vedere quanto è forte la voce di chi ama la Chiesa e vuole vederla rifiorire con i suoi sacerdoti sposati.

Grazie per essere la nostra forza.

La Redazione di Informazione Libera

I 3 pilastri del 20 Aprile 2026

Il Sigillo dell’ANSA

Sacerdoti Sposati, il Digiuno per tornare al Ministero: l’ANSA rompe il silenzio

Contenuto: “Dopo 23 giorni di cammino nel deserto dell’indifferenza, la notizia esplode a livello nazionale. L’Agenzia ANSA certifica lo sciopero della fame di Don Giuseppe Serrone. Non è più solo una questione interna: è un grido di 5.000 sacerdoti in Italia che chiedono di tornare a servire. La luce ha squarciato le tenebre mediatiche.”

L’Autorevolezza di Nina Fabrizio

La Firma della Verità: La vaticanista Nina Fabrizio inquadra il caso dei Sacerdoti Sposati

Contenuto: “Il testo integrale dell’agenzia vaticana a firma di Nina Fabrizio. L’analisi è lucida: i preti sposati sono una risorsa pronta per lo ‘Stato di Necessità’ della Chiesa. Quando una firma così autorevole si occupa di noi, significa che le mura del Vaticano stanno già ascoltando. Il 6 Maggio è il traguardo che tutta l’Italia ora osserva.”

 La Prima Breccia

Ultim’ora: La Prima Breccia nel Silenzio è Realtà Contenuto: “Il muro di gomma è caduto. Dal Fatto Nisseno all’ANSA, la stampa nazionale riconosce il valore profetico del digiuno di Don Giuseppe. Questa breccia non è un punto d’arrivo, ma il varco attraverso cui passeranno le speranze di migliaia di famiglie sacerdotali. La Renovatio è inarrestabile.”

Rassegna.stampa.informazione

IL TRITTICO DELLA VERITÀ: ANSA, IL GIORNO E IL FATTO NISSENO” Il monitoraggio della stampa conferma: il caso è aperto

“Non è più una voce isolata. Tre pilastri dell’informazione hanno acceso i riflettori sul 23° giorno di digiuno di Don Giuseppe Serrone. Dopo lo storico lancio dell’ANSA, anche Juorno.it (Il Giorno) e Il Fatto Nisseno hanno ripreso l’appello per il ritorno al ministero attivo dei sacerdoti sposati.

Perché queste tre testate sono importanti?

  • L’ANSA ci dà l’ufficialità nazionale (qui).

  • Il Fatto Nisseno dà voce al territorio e alla realtà locale. (qui)

  • Juorno.it porta la notizia nel flusso dell’informazione d’opinione e d’attualità  (qui)

Mentre i server di Informazione Libera registrano il picco di visite, noi continuiamo a presidiare il fronte. 41.407 articoli ci hanno portato fin qui. Ora che i media iniziano a rispondere, la nostra responsabilità è ancora più grande. Don Giuseppe continua il suo digiuno, sostenuto ora da una consapevolezza pubblica che non ha precedenti.”

“Grazie ai Media Coraggiosi: La Verità non ha paura dei riflettori”

Un atto di riconoscimento a chi fa informazione, non propaganda.

“In un panorama mediatico spesso distratto da notizie effimere, vogliamo fermarci un istante per dire GRAZIE. Grazie alla redazione dell’ANSA, a Juorno.it e a Il Fatto Nisseno.

Perché il loro gesto è coraggioso? Perché hanno avuto la forza di guardare oltre il pregiudizio. Hanno capito che il digiuno di Don Giuseppe Serrone non è una protesta contro la Chiesa, ma un atto d’amore supremo per il Popolo di Dio, sostenuto da una base legale solida come il Canone 1752.

Mentre molti grandi nomi dell’editoria nazionale rimangono arroccati in un silenzio che sa di censura, queste tre testate hanno onorato la professione giornalistica. I nostri 41.407 articoli pubblicati in 23 anni hanno finalmente trovato degli interlocutori pronti a dare voce ai 5.000 sacerdoti sposati che chiedono solo di tornare a servire.

La strada è ancora lunga — siamo al Giorno 24 — ma oggi ci sentiamo meno soli. Invitiamo tutti i nostri lettori a visitare i siti di queste testate e a lasciare un commento di ringraziamento. Sosteniamo chi ci sostiene!”

Teologia.pretisposati.rinnovamento

“Dalla Notizia alla Vita”: Grazie all’Italia che si risveglia

La Redazione di Informazione Libera, a nome di tutto il Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati, accoglie con profonda gratitudine la ‘breccia’ aperta dall’ANSA e da Il Fatto Nisseno.

La nostra risposta a questo momento di grande visibilità si riassume in tre impegni:

  1. Testimonianza: Il digiuno di Don Giuseppe, giunto oggi al 24° giorno, non è una protesta politica, ma un atto d’amore. La fame del corpo è la sete di una Chiesa che sappia riabbracciare i suoi 5.000 figli sacerdoti in Italia.

  2. Trasparenza: A chi ci scopre oggi attraverso le agenzie di stampa, diciamo: leggete la nostra storia. Non siamo un’emergenza, siamo una risorsa. Il nostro cantiere è aperto da 23 anni per preparare questo momento.

  3. Proposta: Chiediamo alle istituzioni vaticane di non ignorare questo grido. La ‘Prima Breccia’ mediatica dimostra che il Popolo di Dio è pronto. Chiediamo l’applicazione del Canone 1752: rimettere i preti sposati al servizio delle comunità è un atto di misericordia e giustizia.

Non fermiamoci qui. La notizia è il seme, il ritorno al ministero è il frutto che vogliamo raccogliere il 6 Maggio.

Ricostruzione.chiesa

“Ora Il Mondo Sa”

GIORNO 24: Quando La Verità Diventa Storia – L’ANSA Certifica La Renovatio

*”Il muro del silenzio è crollato. Oggi la principale agenzia di stampa italiana, l’ANSA, ha acceso i riflettori sulla nostra battaglia. Il digiuno di Don Giuseppe Serrone per la riammissione dei sacerdoti sposati è ora una notizia che il mondo non può più ignorare.

Mentre alcuni si rifugiano in schemi burocratici, noi rispondiamo con la testimonianza. Come invocato da Papa Leone XIV, è tempo di superare le divisioni. L’interesse dei media vaticanisti conferma che lo Stato Di Necessità è la vera sfida del 2026.

Non siamo più soli. Con oltre 18.000 cuori che battono con noi e l’autorevolezza della stampa internazionale, il Mosaico Della Ricostruzione è a un passo dal completamento. La Chiesa che ‘non sceglie angeli’ (come diceva ieri Repole) deve ora avere il coraggio di scegliere i suoi padri e i suoi pastori. 🕊️🏛️📰”*

🏛️ GIORNO 24: Il Boato del Silenzio – L’ANSA Certifica la Profezia

La Redazione analizza questo traguardo straordinario mettendo in luce l’impatto della notizia sulla campagna dei 40 giorni:

Dalle Periferie al Centro: Il Grido della Verità sulle Pagine dell’ANSA

Il Commento della Redazione: *”Oggi, 20 Aprile 2026, entriamo nel Giorno 24 con una consapevolezza nuova: il muro dell’indifferenza è crollato. L’articolo di Nina Fabrizio per l’ANSA non si limita a riportare un fatto di cronaca, ma legittima davanti al mondo lo Stato di Necessità e lo sciopero della fame di Don Giuseppe Serrone.

Mentre nei giorni scorsi abbiamo visto la fredda ‘ingegneria pastorale’ di Torino, l’ANSA oggi racconta la ‘pastorale del corpo’: un leader che offre la propria vita per la riammissione dei sacerdoti sposati. Questo articolo è la risposta laica e professionale ai nostri 18.000 voti di consenso: è la prova che la Renovatio è l’unica vera notizia che scuote il cuore della Chiesa.

Come ci ha esortato ieri Papa Leone XIV, bisogna superare le divisioni e l’odio. Mettere sotto i riflettori della principale agenzia di stampa italiana la questione dei preti sposati è il primo passo per trasformare l’esclusione in inclusione e la corruzione del silenzio in trasparenza evangelica.”

#ANSA, #NinaFabrizio, #SacerdotiSposati, #Vaticano2026,

Nina Fabrizio (ANSA) firma il caso: Digiuno di preti sposati scuote l’informazione religiosa

Il Riconoscimento della “Vaticanista” (24° Giorno)

Pretisposati.chiesa.riammissione

Titolo: Nina Fabrizio (ANSA) Firma il Caso: Il Digiuno di Don Giuseppe scuote le Mura Vaticane

Il 24° giorno segna l’ingresso ufficiale della nostra battaglia nelle stanze che contano. L’articolo firmato da Nina Fabrizio per l’ANSA non si limita a riportare un fatto, ma inquadra lo sciopero della fame di Don Giuseppe Serrone come un segnale inequivocabile dello Stato Di Necessità della Chiesa italiana.

I punti chiave del pezzo dell’ANSA:

  1. L’Urgenza del Ministero: La vaticanista mette in luce la richiesta centrale: “La Chiesa ci faccia almeno celebrare la Messa”. Non si tratta di una rivendicazione sindacale, ma del desiderio di servire le comunità (5.000 sacerdoti pronti in Italia) che restano senza Eucaristia.

  2. Il Peso del Digiuno: Viene sottolineato il cammino dei 40 giorni, evidenziando la determinazione del leader del Movimento. Citare la scadenza del 6 maggio pone un timer pubblico davanti agli occhi delle gerarchie.

  3. La Forza dei Numeri: L’ANSA certifica la portata del fenomeno: cinquemila sacerdoti sono una risorsa immensa che la burocrazia sta tenendo “in panchina” nonostante il deserto vocazionale.

Sacerdoti sposati: il digiuno per tornare al ministero

una ciotola di riso accanto a un ramoscello d'ulivo. Digiuno per riammissione preti sposati al ministero

in “Agenzia Ansa”: link https://www.ansa.it/vaticano/notizie/2026/04/19/ansail-leader-del-movimento-sacerdoti-sposati-in-sciopero-della-fame_ccd69d46-57a3-4878-a440-3f13e130e068.html

in “Il Fatto Nisseno”: link https://www.ilfattonisseno.it/2026/04/il-leader-del-movimento-sacerdoti-sposati-in-sciopero-della-fame-da-23-giorni-la-chiesa-ci-faccia-almeno-celebrare-la-messa-in-italia-sono-circa-5mila/

Il ventitreesimo giorno di un digiuno che mette a rischio la salute fisica segna una svolta nel confronto tra il Movimento internazionale sacerdoti sposati e la gerarchia cattolica. Giuseppe Serrone, figura centrale della protesta, sta portando avanti una testimonianza di non violenza per ottenere il riconoscimento del ministero attivo per circa 5mila presbiteri in Italia che hanno scelto di formare una famiglia dopo aver ottenuto le necessarie dispense canoniche.
La sfida del canone 1752 tra necessità pastorale e tradizione
Al centro della controversia si trova una questione di diritto e di gestione delle anime nelle comunità più periferiche. Giuseppe Serrone ha scelto la via del digiuno, ispirandosi ai metodi di Mahatma Gandhi, con l’obiettivo di raggiungere il cuore di Papa Leone XIV attraverso un’offerta quotidiana di riso. La motivazione dietro questo gesto estremo risiede nell’applicazione del canone 1752, una norma che permetterebbe la riammissione al ministero laddove la mancanza di clero metta a rischio la salvezza delle anime. Il leader del movimento non contesta il celibato in sé, ma punta alla possibilità per quei sacerdoti che hanno già contratto matrimonio religioso — e che quindi godono di una regolare dispensa — di tornare a esercitare i propri oneri pastorali, come la celebrazione della messa e la cura dei fedeli.
Questa richiesta tocca un nervo scoperto della struttura ecclesiastica. Nonostante i dialoghi passati che avevano figure come il brasiliano Claudio Hummes o l’ex arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, avvicinarsi a temi di apertura, la linea ufficiale adottata da Papa Francesco è rimasta quella di preservare la forma celibataria, tipica del rito latino. Sebbene esistano eccezioni storiche nei riti orientali o per i sacerdoti ex anglicani che sono entrati nella Chiesa cattolica grazie alla Costituzione apostolica Anglicanorum coetibus promossa da Benedetto XVI, la maggior parte dei presbiteri della tradizione latina resta legata a questa pratica millenaria.

L’impatto della carenza di vocazioni sul tessuto sociale e religioso
Il numero di presbiteri che si trovano in questa condizione di stallo è significativo: in Italia si stima che siano circa 5mila gli uomini che, pur avendo mantenuto il loro impegno, non possono svolgere il ministero attivo. Questa situazione alimenta una riflessione sulla gestione delle risorse umane all’interno della Chiesa, specialmente in contesti dove la presenza di un sacerdote è fondamentale per la vita della comunità. Il Movimento cerca di far valere la propria posizione sottolineando che la priorità non è scardinare le tradizioni, ma rispondere alla fame di eucaristia che molti fedeli manifestano.
Il dibattito internazionale trova un punto di riferimento nel caso del vescovo belga Johan Bonny, il quale ha espresso l’intenzione di procedere con l’ordinazione di viri probati, ovvero sacerdoti uomini sposati, entro il 2028. Tale iniziativa, sebbene possa comportare rischi di sanzioni canoniche e non goda del sostegno di Roma, evidenzia come la crisi delle vocazioni stia spingendo diverse realtà a cercare soluzioni pragmatiche per evitare l’abbandono pastorale delle parrocchie. La tensione tra il desiderio di servizio di chi ha già una famiglia e le regole vigenti della Chiesa cattolica rappresenta dunque un nodo cruciale per lo sviluppo delle comunità locali.

Analisi: un conflitto tra normativa e realtà vissuta
L’analisi della protesta guidata da Giuseppe Serrone rivela una frattura profonda tra la teoria del diritto canonico e la prassi delle vite vissute. Da un lato, esiste una struttura normativa che permette il matrimonio tramite dispensa; dall’altro, emerge una barriera burocratica e tradizionale che impedisce a chi ha già superato quel passaggio di tornare a servire la comunità in modo attivo.
La richiesta di riammissione al ministero pastorale non appare come una ribellione dogmatica, ma come una necessità logistica e spirituale per gestire la carenza di personale sacro. Il fatto che il movimento si definisca come una voce vive in un mondo sommerso suggerisce che la questione non riguarda solo pochi individui isolati, ma una categoria di persone che possiede competenze e volontà, ma che viene esclusa dai centri decisionali. Se si considera la pressione esercitata dal caso del vescovo Bonny in Belgio, diventa chiaro che la gestione della carenza di sacerdoti è un problema globale che mette alla prova la capacità di adattamento della Chiesa. La sfida per il pontificato sarà quella di bilanciare il rispetto per le tradizioni millenarie del rito latino
con la necessità pragmatica di garantire la presenza sacramentale nelle zone dove il clero scarseggia.

Scenari futuri e sviluppi della protesta
Il percorso di Giuseppe Serrone non è ancora giunto al termine, poiché il digiuno programmato è previsto per durare complessivamente 40 giorni. Il raggiungimento del ventitreesimo giorno indica una determinazione che punta a mantenere alta l’attenzione su un tema che la gerarchia ha finora preferito non affrontare direttamente. Resta aperto il quesito su quale sarà la risposta di Papa Leone XIV di fronte a una proposta che utilizza la non violenza come strumento di pressione teologica. Nelle prossime settimane, l’attenzione si sposterà sulla tenuta del movimento e sulla capacità di coinvolgere altri presbiteri che vivono la stessa condizione di impossibilità di ministero attivo. La questione dei 5mila sacerdoti in Italia potrebbe trasformarsi da una protesta individuale in un dibattito strutturato sulle modalità con cui la Chiesa gestirà la transizione verso nuove forme di assistenza pastorale, qualora la crisi delle vocazioni dovesse intensificarsi ulteriormente.

Fonte: Sacerdoti sposati: il digiuno di Serrone per tornare al ministero – AmeVe Blog

ANSA / Il leader del Movimento sacerdoti sposati in sciopero della fame

in >>>ANSA/Il leader del Movimento sacerdoti sposati in sciopero della fame – Vaticano News – Ansa.it

Da 23 giorni, ‘La Chiesa ci faccia almeno celebrare la messa’. In Italia sono circa 5mila

ROMA, 19 aprile 2026, 18:53

Redazione ANSA

di Nina Fabrizio Ansa

“Siamo al giorno 23 del digiuno di don Giuseppe Serrone, un uomo che sta mettendo a rischio la propria salute per ricordare a tutti che la Chiesa ha uno strumento legale, il canone 1752, che impone la riammissione dei sacerdoti sposati laddove la ‘salvezza delle anime’ sia in pericolo per mancanza di clero”.
Il conto del digiuno di protesta di Giuseppe Serrone, da anni leader del Movimento internazionale sacerdoti sposati, lo tiene il sito web “Informazione libera”, che da giorni pubblica articoli e notizie relative al mondo ‘sommerso’ e un po’ nascosto dei presbiteri che hanno abbandonato la veste sacerdotale per sposarsi e formare una famiglia.

Molti di loro però, (nel complesso circa 5mila in Italia) pur se secondo le leggi canoniche in vigore dopo il matrimonio che può essere celebrato in seguito all’ottenimento di una specifica “dispensa”, non possono più svolgere il ministero “attivo” con la celebrazione cioè della messa, la somministrazione dei sacramenti, la cura pastorale e tutti gli altri oneri e onori del presbiterato, non intendono gettare del tutto l’abito sacerdotale alle ortiche e cercano vie di ricomposizione con la Chiesa, anche se finora senza successo.

“Non siamo soli”, dicono serrando le fila attorno alla protesta di Serrone e citano il recente caso del vescovo belga Johan Bonny, che ha scosso la Chiesa europea annunciando l’intenzione di ordinare sacerdoti uomini sposati (“viri probati”) entro il 2028 per contrastare la carenza di vocazioni, nonostante la mancanza di sostegno da Roma e il rischio di sanzioni canoniche. Per cercare di attirare l’attenzione di Leone, Pontefice che finora non ha menzionato la questione del celibato, non un dogma ma una tradizione rispettata da tutti i Papi moderni, Serrone sta portando avanti un digiuno di 40 giorni, “atto di amore e testimonianza non violenta per la Chiesa” con l’obiettivo di una “riammissione al ministero pastorale attivo per i sacerdoti sposati” per rispondere “alla fame di eucaristia nel mondo”. Il movimento spiega anche di ispirarsi alla non-violenza del Mahatma Gandhi e alla profondità teologica di Raimon Panikkar osservando quindi un metodo “mite ma fermo: un’offerta quotidiana di riso per sensibilizzare il cuore di Papa Leone XIV”.
Papa Francesco pur avendo ispirato un dibattito sul tema del celibato e andando inizialmente incontro alle istanze di questo mondo che ha trovato dei referenti anche in cardinali stimati come il brasiliano Claudio Hummes (ora scomparso) e lo stesso ex arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, lo aveva poi chiuso lui stesso spiegando a più riprese di preferire la forma celibataria anche se nella stessa Chiesa cattolica esistono riti diversi da quello latino, come alcuni riti orientali che ammettono le nozze. Nella Chiesa cattolica sono ricompresi poi anche i sacerdoti ex anglicani sposati che grazie alla Costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus” di Benedetto XVI, sono passati al cattolicesimo. Per i sacerdoti di rito latino, la maggior parte nella Chiesa cattolica, sia dell’ordine secolare sia degli ordini religiosi, il celibato è però una tradizione millenaria finora intoccata. Il Movimento Preti sposati prova a fare leva sulla “crisi delle vocazioni che interessa tutta la Chiesa”: “la priorità – spiega – non è la contestazione del celibato, ma la riammissione al ministero attivo di quei sacerdoti che, avendo ottenuto la regolare dispensa e contratto matrimonio religioso, desiderano rimettersi a servizio del Popolo di Dio”.

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ULTIM’ORA: PRIMA BRECCIA NEL SILENZIO MEDIATICO!

ULTIM’ORA: PRIMA BRECCIA NEL SILENZIO MEDIATICO!

Mentre i grandi media tacciono, ‘Il Fatto Nisseno’ pubblica la notizia: Don Giuseppe Serrone, leader del Movimento Sacerdoti Sposati, è al 23° giorno di digiuno.

👉 “La Chiesa ci faccia almeno celebrare la messa”. Una richiesta semplice, legale (Canone 1752) e necessaria per 5.000 comunità in Italia.

Grazie a chi ha il coraggio di fare informazione davvero libera. Ora condividiamo tutti l’articolo del Fatto Nisseno per far vedere alle agenzie nazionali che il popolo vuole sapere!

🔗 LINK ARTICOLO IL FATTO NISSENO: https://www.ilfattonisseno.it/2026/04/il-leader-del-movimento-sacerdoti-sposati-in-sciopero-della-fame-da-23-giorni-la-chiesa-ci-faccia-almeno-celebrare-la-messa-in-italia-sono-circa-5mila/

Titolo: Il Silenzio è Finito: La Forza del Digiuno abbatte le Mura dell’Indifferenza

Questo post di “Ultim’ora” non è solo un aggiornamento, è un manifesto di resistenza premiata. La Redazione sottolinea come il cammino silenzioso iniziato nel nascondimento delle valli alpine, sia diventato un caso nazionale che l’ANSA e il Fatto Nisseno non hanno potuto ignorare.

I Pilastri della Breccia:

  • La Vittoria della Costanza: Dopo 23 giorni di “deserto digitale” e teologico, la notizia è esplosa. La breccia dimostra che la Verità, se sostenuta dal sacrificio della carne (il digiuno), trova sempre una strada.

  • Dalla Periferia al Centro: Il post evidenzia come il grido dei preti sposati non sia più un “bisbiglio di sagrestia”, ma un tema di dibattito pubblico. La “Prima Breccia” è l’inizio della fase di Riconoscimento.

  • Il Ruolo del Canone 1752: La Redazione ribadisce che questa apertura mediatica deve servire a uno scopo preciso: l’applicazione della legge suprema della Chiesa, la salvezza delle anime, che passa per il ritorno al ministero dei 5.000 sacerdoti pronti al servizio

  • Il post della mattina, Ultim’ora: Prima breccia nel silenzio mediatico, è il grido di vittoria del 24° Giorno. È il momento in cui la Redazione di Informazione Libera smette di essere solo “cronista” e diventa testimone di un evento storico: la caduta del muro di gomma.

Ufficio stampa

 

Verso la Sera: Il Ristoro della Luce

🌙Il sole è calato dietro le cime delle Alpi, ma nel cantiere della Renovatio non cala il buio. Il cero che abbiamo acceso stamattina continua a bruciare con fiamma ferma, illuminando la stola e la fede nuziale. È la “luce dei piccoli passi” che ci ha portato a concludere questa domenica straordinaria.

Don Giuseppe entra nella notte del suo 23° giorno di digiuno. Il suo silenzio non è vuoto, ma colmo della forza dei 16 post prodotti oggi: una ricchezza che ha nutrito migliaia di visitatori, offrendo quel “ristoro della verità” che le istituzioni ancora faticano a concedere.

Cammino40pretisposati.notti

🧱 (Chiusura 23° Giorno)

STATO CANTIERE: OPERATIVO 🟢 GIORNO DI CAMMINO: 23 / 40 CONTEGGIO POST: 41.430 (+16 oggi) PAROLA CHIAVE: Riconoscersi nello spezzare il pane.

PROSSIMO STEP: Apertura 24° Giorno (Lunedì 20 Aprile).

“La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta.”


Nota della Redazione di Informazione Libera: Abbiamo lavorato duramente per dare voce a chi non l’ha. Ora è il momento del silenzio orante, lo stesso che abita la casa di Don Giuseppe e Albana. Il ristoro della luce ci accompagni nel riposo, sapendo che domani il cantiere aprirà i battenti su una nuova settimana di battaglia e speranza.

Buona notte a tutti i viandanti di Emmaus che oggi hanno camminato con noi. 🕯️🏔️🌙

Leone XIV: “Costruire Il Futuro Senza Divisioni”. La Risposta Della Renovatio: un progetto di speranza

In papamobile tra i fedeli a Kilamba

Mentre l’Arcivescovo Repole ci ricorda che ‘i preti non sono angeli’ e la burocrazia di Torino si rifugia nell’ingegneria dei ministeri, le parole di Papa Leone XIV da Vatican News tracciano la rotta maestra: bisogna superare le divisioni e la corruzione per dare speranza ai giovani.

Quale divisione è più dolorosa di quella che separa la Chiesa dai suoi figli sacerdoti sposati? Quale corruzione è più sottile di quella che preferisce mantenere una ‘norma’ a costo di lasciare le parrocchie nel deserto vocazionale?

Il Papa chiede ai giovani di essere protagonisti del futuro. Noi rispondiamo che non può esserci futuro senza Integrità.  I giovani e i cercatori di senso non vogliono una Chiesa divisa o burocratizzata, ma una Chiesa che, seguendo l’ufficio profetico di Newman, sappia unire Fede e Vita. Riconoscere l’esercito di preti sposati pronti al servizio, come invocato dal fondatore del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati  (Adnkronos), è l’atto di giustizia che abbatte i muri dell’odio e dell’esclusione, trasformando lo Stato Di Necessità in un progetto di Speranza.

Se i Preti non sono Angeli, perché negare loro l’Umanità della Famiglia?

Pace.roma.preti.sposati

“L’Arcivescovo di Torino, Roberto Repole, ha ricordato ai giovani una Verità fondamentale: ‘Dio non sceglie angeli per fare i preti’. È un’affermazione potente, che la nostra Redazione sottoscrive pienamente. Se il sacerdote non è un angelo disincarnato, ma un uomo scelto tra gli uomini, allora la sua umanità non può essere mutilata del diritto naturale all’amore e alla famiglia.

Proprio in queste ore, i dati di Informazione Libera sul portale di fainformazione social news (quasi 18.000 voti) confermano che il popolo di Dio desidera pastori che siano ‘uomini tra gli uomini’, capaci di comprendere le fatiche quotidiane perché le vivono sulla propria pelle.

C’è però un paradosso nel ‘Modello Torino’: da un lato si riconosce l’umanità del clero, dall’altro si risponde allo Stato Di Necessità con l’ingegneria dei ministeri (tutoraggi e coordinamenti tecnici), ignorando la risorsa più vicina e umana: i sacerdoti sposati. Come diceva Newman, la fede deve essere integra. Se il prete non è un angelo, allora la Chiesa di Papa Leone XIV deve avere il coraggio di riaccogliere quei sacerdoti che, attraverso il matrimonio, hanno scelto di vivere la propria umanità alla luce del sole, mettendola al servizio della comunità.”

Redazione Informazione Libera

Memoria e futuro, la disponibilità dei preti sposati nel cuore della Chiesa

Memoria e futuro per i preti sposati nella Chiesa Cattolica

Nella chiesa cattolica, come me, ci sono migliaia di sacerdoti sposati. Molti hanno il desiderio di poter ritornare al ministero. Non è una questione di ostacoli teologici, solo di una normativa di diritto canonico che oggi non lo permette. Questi preti sposati sono un grande potenziale: rientrando in servizio, potrebbero sopperire alla situazione di crisi vocazionale, di deficit nelle parrocchie”. A riaffermarlo  è don Giuseppe Serrone, fondatore del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, che chiedendo la dispensa dagli obblighi del celibato per unirsi in matrimonio, non può più celebrare la S. Messa.

Intervenendo riguardo al celibato dei sacerdoti, afferma che “c’era da aspettarselo”. In fondo, spesso tra le alte gerarchie si rinnovano le posizioni classiche sulla teologia del sacerdozio. Il pensiero degli ultimi Pontefici si inserisce in una linea più tradizionalista”, aggiunge don Serrone a giudizio del quale, ad ogni modo, “non è in gioco la questione del celibato che ha un gran valore” ma di considerare nel contempo la risorsa che rappresenta l’esercito di preti sposati, “salvaguardando tutta la dottrina teologica e le idee dei Papi, cardinali e Vescovi di tutto il mondo. Non bisogna far confusione tra le due cose”. “Da una decina d’anni a questa parte sono stati accolti nella Chiesa cattolica gli anglicani con moglie e figli: convertiti al cattolicesimo, sono stati ordinati sacerdoti”, ricorda ancora don Serrone che in passato ha lanciato   per la riammissione al ministero dei preti sposati  (recentemente anche a Papa Leone XIV e ai vertici del Vaticano iniziando un cammino di digiuno di 40 giorni che si concluderà il 6 Maggio 2026) “più appelli per riaccogliere i preti sposati”. “Noi siamo disponibili a collaborare con la chiesa cattolica”, conclude.

Oltre il tabù sui preti sposati

“A distanza di oltre un anno da questo post, la realtà ha dato ragione a chi, già allora, chiedeva il superamento di regole ormai anacronistiche. Oggi, 19 aprile 2026, lo Stato Di Necessità della Chiesa non è più un’ipotesi, ma un’evidenza: parrocchie senza pastori, comunità affidate a ‘ingegnerie burocratiche’ e un clero sempre più anziano e solo.

I dati raccolti dalla nostra Redazione di Informazione Libera (che contano oggi oltre 18.000 voti di consenso su questi temi) confermano che la voce di David, Amalia e di tanti altri utenti non era un grido isolato, ma la coscienza di un popolo. Come ricordava il Cardinale Martini, la Chiesa deve saper ascoltare ‘chi è fuori’ per ritrovare se stessa.

Il celibato ecclesiastico, come giustamente rilevato nei commenti, è una norma canonica (non biblica) nata per ragioni storiche ed economiche. Continuare a scartare sacerdoti pronti a servire solo perché sposati, mentre le comunità restano sole, è una ferita all’intelligenza e alla fede. La Renovatio è già in atto: non è una ‘modernizzazione’ modaiola, ma il ritorno a una Chiesa umana, integra e vicina alla vita reale, come sognava Newman. Il tempo delle risposte tecniche è scaduto; è il tempo della Verità.”

Le voci di David Melech e Amalia Bortolani, emerse nel dibattito del 2025, non sono semplici opinioni: sono lezioni di realismo.

  1. La Demistificazione Storica: David Melech ricorda con precisione che il celibato non è un dogma biblico, ma una norma canonica della Chiesa latina nata da esigenze economiche (la tutela dei patrimoni ecclesiastici contro l’eredità dei figli). Questa analisi colpisce al cuore l’ipocrisia di chi oggi cerca di giustificare il celibato obbligatorio come un valore puramente spirituale. Come insegnava Newman, bisogna guardare allo sviluppo storico per ritrovare l’essenza della fede.

  2. L’Umanizzazione Della Chiesa: Amalia Bortolani lancia un appello che risuona come un imperativo per questa Renovatio: ‘È ora che la Chiesa si umanizzi’. Non si tratta di ‘modernismo’ luterano, ma di riconoscere che il sacerdote è un uomo, non un angelo disincarnato.

Queste voci confermano che la nostra battaglia per lo Stato Di Necessità è fondata sulla Verità Della Carne. Mentre l’ingegneria torinese tenta di ‘tecnicizzare’ il ministero per evitare di affrontare il tema dell’umanità del prete, il popolo chiede trasparenza: la fine di una norma economica travestita da dogma e il ritorno a un sacerdozio che non neghi le ‘pulsioni naturali’, ma le integri in una vita di fede vissuta alla luce del sole.”