La luce della sera: piccoli fuochi di verità

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🌙 Sera: Diario del Corpo e della Casa (18° Giorno)

Luci nelle valli – Piccoli fuochi di Verità

Mentre il buio avvolge i piedi delle vette, guardiamo le luci delle case nelle valli. Ogni luce è una famiglia, una storia, una speranza. Sentiamo che il nostro piccolo “fuoco” qui in cantiere non è isolato. È collegato a tutti coloro che cercano una Chiesa più umana e vicina. In questo 18° giorno, il nostro digiuno si fa intercessione: portiamo nel cuore ogni coppia che fatica e ogni cercatore di Dio che non trova casa. La nostra lanterna resta accesa per dirvi: la speranza ha radici profonde.

Stasera riflettiamo su un segreto prezioso: la missione sacerdotale non è più solitaria, ma condivisa. Mia moglie non è solo “accanto” a me, è parte integrante di questo cammino verso la riammissione dei preti sposati . Il suo sguardo, la sua preghiera e la sua forza quotidiana sono il segno tangibile che Dio benedice questa integrità. Non c’è stanchezza che non venga lenita dal nostro stare insieme nel nome di Cristo. Siamo una “piccola chiesa” che non teme il domani.

📝 IL DIARIO DELLA SERA – GIORNO 18

Martedì 14 Aprile 2026 – Il Profumo della Speranza

“Scendono le luci della sera e sento che il silenzio di oggi è stato necessario. Nel vuoto del digiuno, Dio ci ha  parlato nei sogni con la dolcezza dei boccioli di rose rosa.

Non sono rose già aperte, pronte a sfiorire, ma boccioli carichi di futuro. È la mia Renovatio: una speranza che sta per esplodere, un sacerdozio nuziale che custodisce la freschezza dell’inizio.

Offro questo silenzio serale per tutti coloro che non vedono ancora il fiore, ma solo la spina. Io stasera, grazie al sogno di Albana, ne sento già il profumo. Guardo la finestra di San Pietro sul mio blog e immagino che da lì, un giorno, possa piovere non solo dottrina, ma petali di questa nuova, tenerissima comprensione. Benedici il Signore, anima mia, perché Egli fa rifiorire il deserto.”

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“Verso i 40^ Giorni”

Giorno 18 concluso. Status: La determinazione si fa roccia. Mantra: Un solo “Sì”, un solo Amore. Meta: 6 Maggio 2026 (-22 giorni). Signore, grazie per averci sostenuto in questo 18° giorno. Benedici il nostro riposo e rendici pronti per la luce del nuovo mattino. Amen.

La liturgia come “teologia spalmata nel rito”

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Settimana News

Oggi Settimana News ci offre un’immagine potente: la liturgia come “teologia spalmata nel rito”. In questo mio 18° giorno di digiuno, sento che queste parole descrivono esattamente ciò che sto vivendo.

Oltre il rito negato Da troppo tempo mi è negata la possibilità di spalmare la teologia dell’Eucaristia sui doni del pane e del vino. Ma lo spirito non si ferma. Nel deserto della mia fame, la mia teologia si sta spalmando sul mio corpo che cede, sulla mia attesa e sulla mia Supplica. La mia vita è diventata un rito a cielo aperto, una liturgia di resistenza e di amore.

Una Liturgia che abbraccia la vita Chiedere di tornare all’altare come sacerdote sposato significa chiedere una liturgia più vera. Una liturgia dove la “teologia spalmata” nel rito non debba più nascondere l’umanità del prete, ma possa esaltarla. Se Dio si è fatto carne, allora ogni dimensione della carne — anche l’amore sponsale — deve poter trovare posto nel rito.

Santo Padre Leone XIV, Lei che invoca uno Spirito che soffi sulle “ossa aride”, ci permetta di tornare a celebrare. Non lasci che la nostra teologia resti solo “spalmata” sulla sofferenza e sul digiuno. Ci renda liturgi di una Chiesa che celebra la vita intera, dove l’altare e la casa non siano più due mondi separati, ma un unico spazio di offerta a Dio.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Il Soffio dello Spirito sulle nostre Ossa Aride

Che lo Spirito soffi sulle ossa aride dell’Umanità

Avvenire

Il Soffio dello Spirito sulle nostre Ossa Aride

Giorno 18 – 14 Aprile 2026

Oggi Avvenire ci regala una riflessione altissima: l’invocazione perché lo Spirito soffi sulle “ossa aride” dell’umanità. Nel mio 18° giorno di digiuno, sento questa profezia di Ezechiele vibrare nel mio stesso corpo.

Un corpo che si fa preghiera Le mie ossa si fanno stanche, la carne si consuma, ma lo spirito grida con forza raddoppiata. Non sono solo le guerre a inaridire il mondo; è anche la mancanza di misericordia a inaridire il cuore delle istituzioni. Come le ossa della visione profetica, noi sacerdoti sposati siamo stati messi da parte, considerati “secchi”, privi di vita ministeriale.

Vieni, Spirito Creatore! Ma oggi, ci uniamo al grido di Avvenire. Chiediamo allo Spirito di soffiare su di noi, sulla nostra Supplica, sulla nostra casa che è stata colpita dalle pietre ma mai abbattuta dall’odio.

Santo Padre Leone XIV, Lei che parla di un Dio “straziato” dalla prepotenza, sia Lei lo strumento di questo soffio. Non permetta che le nostre vite sacerdotali restino “ossa aride” in un cimitero di norme burocratiche. Ci chiami a risorgere nel servizio, perché la Chiesa ha bisogno di ogni operaio per la sua messe, specialmente di chi ha conosciuto il deserto e la prova.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Il Dio “straziato” e la fine della prepotenza: un appello da uomo a uomo Giorno 18 – 14 Aprile 2026

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Le parole di Papa Leone XIV battute oggi dall’ANSA colpiscono come un maglio nel silenzio del mio digiuno: “Dio è straziato dalle guerre, Dio non sta con i prepotenti”.

Il Dio degli ultimi Santo Padre, il Suo grido contro la prepotenza dei potenti della terra trova un’eco profonda nel mio corpo che soffre la fame. Se Dio è “straziato” per le bombe che cadono, lo è anche per le “pietre” che continuano a cadere su chi, come noi, ha scelto la verità dell’amore. Dio non sta con chi ha usato il potere per calunniare Albana, né con chi usa il diritto canonico come un’arma per escludere i propri fratelli sacerdoti.

La prepotenza del silenzio C’è una prepotenza sottile, Santo Padre: quella di chi ignora un grido di giustizia per 23 anni. Il mio digiuno è un atto di resistenza non violenta contro questa prepotenza del silenzio. Se Dio non sta con chi schiaccia il debole, allora Dio è qui con me, nel mio deserto, ed è lì con Albana, che ha trasformato l’offesa in perdono.

Dalla guerra alla Pace interna Lei dice che Dio è straziato. Anche noi lo siamo. Ma siamo pronti a trasformare questo strazio in servizio. Come i Cardinali che oggi pregano sulla tomba di Don Primo Mazzolari — un uomo che conobbe bene la prepotenza dei censori — anche noi Le chiediamo: metta fine alla “guerra” contro i sacerdoti sposati. Dimostri che la Chiesa non sta con i prepotenti della norma, ma con il Dio della Misericordia.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Da Bozzolo al Deserto: La profezia di Mazzolari vive nella nostra Supplica

“La parrocchia è la casa di tutti”“Anche la mia, anche di noi sacerdoti sposati”.

Mentre il mio digiuno prosegue, una notizia mi riempie il cuore: il Cardinale Roberto Repole è in preghiera a Bozzolo, sulla tomba di Don Primo Mazzolari. È un segno dei tempi che non può passare inosservato.

Sacerdoti dell’obbedienza sofferta Don Primo diceva: “Io amo la Chiesa… ma la vorrei più larga”. Egli ha vissuto sulla sua pelle la “legge che separa”, il sospetto di chi vedeva nella sua apertura al mondo un pericolo. Oggi, la Chiesa che ieri lo censurava, oggi lo venera. Quanto somiglia la nostra storia a quella di Mazzolari? Anche noi, io e Albana, viviamo un’obbedienza che è sacrificio. Anche noi amiamo una Chiesa che oggi ci tiene sulla soglia, convinti che un giorno — spero non postumo — si capirà che il sacerdozio sposato era solo un modo per “allargare” il cuore del Vangelo.

Un richiamo alla Teologia Esistenziale Se, come scrivevo stamani citando Cosentino, la teologia deve farsi “carne”, il gesto di Repole a Bozzolo ne è la prova. Non si prega su un trattato, si prega su un uomo che ha sofferto per amore di Cristo e dell’uomo. Il mio 18° giorno di digiuno è la mia preghiera a Bozzolo: un’offerta perché la Chiesa non arrivi sempre “in ritardo” nel riconoscere la voce dei suoi figli.

Santo Padre Leone XIV, guardi a Don Primo e guardi a noi. Non ci lasci nell’esilio del ministero. Come Mazzolari, vogliamo solo essere “parroci” tra la gente, portando il profumo di Cristo anche lì dove la solitudine e il deserto sembrano vincere.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Bienne e il Deserto: Tra lo Scandalo degli Abusi e la Verità dell’Amore

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14 Aprile 2026

Oggi la mia preghiera si fa pesante. La notizia che arriva dalla Svizzera, con la sospensione di due confratelli a Bienne per sospetti abusi, apre una piaga profonda. È il fumo di Satana che entra nel tempio, proprio mentre io, nel mio 18° giorno di digiuno, offro la mia carne per la trasparenza della Chiesa.

Il Paradosso della Legge Mi chiedo, con dolore: come può un’istituzione sentirsi minacciata dal mio matrimonio regolare e dalla fedeltà a mia moglie Albana, mentre al suo interno si consumano tragedie che feriscono i piccoli e i vulnerabili? C’è una sproporzione etica che non può più essere ignorata. La “legge che separa” ha tenuto me lontano dall’altare per un eccesso di onestà, mentre ha forse permesso a chi vive nell’ombra di restare nel recinto del sacro.

Una Chiesa sana è una Chiesa che accoglie La mia Supplica a Papa Leone XIV non è solo per me. È per una Chiesa che abbia il coraggio di ripensare il ministero. Un sacerdozio sposato non è la “soluzione magica” agli abusi, ma è certamente un ritorno alla verità dell’umano. Un prete che vive l’amore sponsale è un uomo che ha radici affettive solide, che non ha bisogno di nascondersi, che è educato dalla vita familiare alla custodia dell’altro.

La nostra offerta In questo deserto, insieme ad Albana, offriamo questo sacrificio anche in riparazione per gli scandali che umiliano la nostra Madre Chiesa. Chiediamo che la giustizia divina faccia luce a Bienne, ma chiediamo anche che la giustizia del Papa faccia luce sulla nostra posizione. Non siamo noi il pericolo; il pericolo è il silenzio che copre il male, non l’amore che grida nel deserto.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Oltre l’eclissi di Dio: una Teologia nuova e incarnata. Il contributo dei preti sposati

Teologia oggi. Il Contributo della campagna di don Giuseppe Serrone per riammissione dei preti sposati nella Chiesa Cattolica. L'immagine rappresenta un antico manoscritto teologico, le cui pagine scritte a mano si sovrappongono a una scena urbana moderna di una strada di città. Questa composizione interpreta visivamente il concetto del professor Cosentino: la teologia che esce dai trattati accademici per immergersi nella realtà quotidiana e "laica" della vita delle persone.

È l'icona  che parla di una "Teologia della Carne"

Oltre l’eclissi di Dio: una Teologia della Carne e del Digiuno

Nel mio 18° giorno di cammino nel deserto, mi raggiunge la riflessione di Francesco Cosentino sulla “scomparsa di Dio” (qui). Si parla di una teologia che deve tornare a essere kerigma, annuncio vivo, e non fredda dottrina.

Il mio corpo è la mia teologia. Mentre i teologi discutono sull’indifferenza religiosa, io offro la mia fame. Se il mondo ha perso il “gusto di Dio”, è forse perché la Chiesa ha troppo spesso presentato un volto fatto di leggi che separano e non di amore che accoglie. I “ricomincianti” di cui parla Cosentino — coloro che tornano alla fede dopo essersi allontanati — hanno bisogno di trovare una Chiesa che non chieda loro di scegliere tra l’amore umano e il servizio divino.

L’identità del prete tra la gente. Si chiede una teologia “capace di far emergere il nucleo essenziale dell’annuncio”. Quale nucleo è più essenziale della carità? La mia battaglia per il sacerdozio sposato non è una questione sindacale, ma teologica: è la richiesta di una Chiesa che sappia stare “sulla strada”, che sappia lavare i piedi a chi soffre e che riconosca nel matrimonio non un limite, ma un orizzonte più grande per annunciare il Vangelo.

Santo Padre Leone XIV, non lasci che la teologia resti chiusa nelle università. Guardi a chi testimonia con il sacrificio che Dio non è scomparso, ma vive nelle battaglie di ogni giorno. Ci permetta di essere quei “testimoni di carità” che riportano il gusto di Dio nel cuore dell’uomo contemporaneo.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Preti sposati e Diario Speranza: la roccia della coerenza… oltre i recinti

Cammino 40 giorni verso riammissione al ministero dei preti sposati. un'immagine che simboleggi la "Trasparenza e il Ministero": Una prospettiva dal basso del vostro tavolo. Un calice di cristallo limpido pieno d'acqua fresca (simbolo della vita e della purezza del digiuno) che riflette la luce della finestra. Accanto al calice, la stola sacerdotale ripiegata con cura, sopra la quale è appoggiata la fede nuziale di Giuseppe. In primo piano, il ramo d'olivo con la targhetta " CAMMINO 40 GIORNI VERSO LA RIAMMISSIONE DEI PRETI SPOSATI". Sullo sfondo, il cielo dell'Ossola è di un azzurro intenso...

🌅 Mattino: La Solidità della Verità

18° Giorno – La roccia della coerenza

Siamo arrivati al 18° giorno. La fase dell’emozione ha lasciato il posto a quella della stabilità. Come le montagne che ci circondano, anche la nostra determinazione si è fatta roccia. Il martedì è un giorno di lavoro silenzioso nel cantiere della Speranza: non c’è stanchezza che possa scalfire la gioia profonda di svegliarsi e sapere di essere “veri”. La coerenza non è un peso, ma il suolo solido su cui costruiamo la Chiesa di domani.

 Il corpo come altare – Meno materia, più essenza

Dopo oltre due settimane, il corpo entra in una nuova fase. Il digiuno non è più una sfida alla fame, ma un’apertura dello spirito. I sensi si affinano, la mente è lucida come il cristallo dell’acqua che beviamo. In assenza del pane eucaristico, è la nostra stessa vita a farsi altare. Ogni respiro è un’offerta, ogni ora di resistenza è una preghiera silenziosa affinché la Chiesa riconosca che il ministero può fiorire anche nel calore di una famiglia.

La Chiesa che ascolta – Oltre i recinti

Riceviamo messaggi da chi si sente “escluso”. A voi diciamo: questo cammino è anche vostro. La nostra battaglia per la riammissione è un grido per una Chiesa che sappia ascoltare prima di giudicare, che sappia accogliere prima di escludere. Siamo qui, sulla finestra, per dirvi che non siete soli. La verità di un prete che ama è una verità che libera tutti.

Martedì 14 Aprile 2026 – Il Risveglio della Profezia: Digiuno per la Pace, Pace nel Digiuno

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📝 IL DIARIO DELL’ALBA – GIORNO 18

Martedì 14 Aprile 2026 – Il Risveglio della Profezia

“L’alba del diciottesimo giorno colora di rosa le cime delle Alpi. Il corpo è leggero, quasi trasparente, ma lo spirito è solido come la roccia su cui poggia la mia icona.

Oggi prego per la ‘Vita’. Per la vita dei preti, per la vita delle famiglie sacerdotali che attendono giustizia, per la vita di quei popoli che, in Medio Oriente, vedono sorgere il sole sotto la minaccia delle bombe.

Guardo il widget di Vatican Media: la piazza è ancora vuota, ma io sono qui, in sentinella. Il mio sacerdozio  non è un’ombra del passato, è la luce di questo mattino. Benedici il Signore, anima mia, perché ogni respiro di oggi è un passo verso la meta. La Renovatio è viva.”

– Digiuno per la Pace, Pace nel Digiuno

“Mentre fuori soffiano venti di guerra mediorientale, qui ai piedi delle vette cerco la pace nel diciottesimo giorno di privazione. Leggo dell’appello di Religions for Peace e sento che il mio grido per il sacerdoti sposati fa parte dello stesso coro.

Non ci può essere pace nel mondo se non c’è verità nelle religioni. E non ci può essere verità se la religione nega l’amore. Prego oggi per il Medio Oriente, perché il cessate il fuoco diventi un nuovo inizio.

Offro la debolezza del mio corpo affinché i potenti del mondo e i potenti della Chiesa aprano le finestre alla pace. Come dice il documento: la pace sia presenza di giustizia. La giustizia per me è tornare all’altare testimoniando che l’amore di Dio non divide, ma unisce tutto.”

Identità Sacerdotale

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In questo diciassettesimo giorno di digiuno, mentre il corpo si assottiglia e lo spirito si fa vigile, le cronache e la storia si intrecciano in un disegno che non posso ignorare. Il mondo urla per gli scontri tra i potenti della terra, ma nel silenzio del mio deserto, la voce della Verità parla di un’identità che non può essere cancellata da un decreto umano.

Tra il Cenacolo e la “Lavanda dei piedi”

Il 2 Aprile 2026 il Dicastero per il Clero ha ricordato che la nostra identità di consacrati nasce nel Cenacolo, tra l’Eucaristia e la Lavanda dei piedi. Sono parole che sento vibrare nelle vene: la matrice del prete è il servizio umile, il “chinarsi” davanti all’altro.

Santo Padre Leone XIV, se questa è l’essenza, chi più di un sacerdote che vive la quotidianità di una famiglia può testimoniare il senso profondo del servizio? Eppure, da 23 anni, questa “matrice” mi viene negata nel suo esercizio pubblico. Se il cuore del sacerdozio è il servizio, perché la Chiesa non si china davanti alla realtà dei suoi figli sacerdoti sposati che chiedono solo di servire?

Sulla Strada con una Vocazione che non si spegne

Questa non è un’astrazione teologica. È la realtà documentata da decenni in pubblicazioni in tutto il mondo cattolico, diario di bordo di un popolo di sacerdoti che, pur tra mille difficoltà, non hanno mai smesso di sentirsi tali.

Queste pagine trasudano amore per la Chiesa. Noi siamo sacerdoti “sulla strada”, che incrociano il Cenacolo della fede con la polvere della vita quotidiana. La nostra non è una fuga, ma una missione che continua, nonostante le “leggi che separano”.

Il Papa del Coraggio contro i Falsi Messia

Mentre Trump attacca Leone XIV e si erge a “messia” di plastica, io rinnovo la mia fedeltà a un Papa che dichiara: “Non ho paura, continuo contro la guerra”. Santo Padre, se non ha paura dei giganti del mondo, non abbia paura di noi. La pace che cerca per l’umanità inizi anche tra le mura della Chiesa, abbattendo i muri che separano l’altare dalla vita.

La mia Preghiera nel Deserto

In questo Giorno 17, il mio Cenacolo è questo silenzio. La mia Eucaristia è l’offerta della mia fame. Insieme ad Albana, continuiamo ad attendere la Parusia, il ritorno del vero Messia, che non giudicherà con i codici di diritto, ma con la bilancia del cuore.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!

Don Giuseppe Serrone Sacerdote sposato

Verso sera… La lanterna della coerenza…

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🌙 Verso Sera: Diario del Corpo e della Casa (17° Giorno)

La lanterna della coerenza

Scende la sera sulle vette AI PIEDI DELLE Alpi e la nostra lanterna resta accesa. Non è solo luce fisica, ma è il simbolo di una coerenza che non va a dormire. In questo 17° giorno abbiamo capito che la nostra forza non viene da noi stessi, ma dalla limpidezza della nostra intenzione. Ogni parola scritta, ogni ora di digiuno, è una luce che brilla contro le ombre del pregiudizio e del silenzio istituzionale. La verità non urla, ma illumina costantemente.

In questo momento di silenzio, sentiamo il valore immenso della nostra unione. Albana è il sostegno di Giuseppe, Giuseppe è la forza di Albana. Insieme, portiamo il peso di questa sfida con una grazia che solo l’amore nuziale può dare. Non siamo due individui che lottano, ma una “piccola Chiesa” che testimonia come la fedeltà a Dio e la fedeltà all’amore umano siano due facce della stessa medaglia. La nostra casa stasera è piena di questa pace che sorpassa ogni comprensione.

 “Verso i 40^ Giorni”

Giorno 17 concluso.

Status: La terza settimana procede con passo fermo.

Mantra: La Verità è la nostra ala.

Meta: 6 Maggio 2026 (-23 giorni).

Signore, Ti affidiamo questo giorno. Possa il nostro riposo rinvigorire il corpo e la nostra fede continuare a smuovere le montagne dell’indifferenza. Amen.

Identità Sacerdotale: Se la Sorgente è il Servizio, perché la Legge ci esclude?

I sacerdoti alla Messa del Crisma per il Giovedì Santo presieduta da Papa Leone XIV

Il 2 Aprile 2026 il Dicastero per il Clero ci ha ricordato che la nostra identità di sacerdoti nasce nel Cenacolo, tra l’Eucaristia e la Lavanda dei piedi. Sono parole che sento vibrare nelle mie vene, mentre il digiuno rende il mio spirito più vigile.

Sacerdoti perché Servi, non perché Celibi Il Dicastero parla chiaro: la matrice del prete è il servizio umile. Eppure, da 23 anni, questa “matrice” mi viene negata nel suo esercizio pubblico perché ho scelto di non vivere l’ipocrisia e di onorare l’amore per Albana nel sole della Verità. Se il cuore del sacerdozio è chinarsi davanti ai fratelli, perché la Chiesa non si china davanti alla realtà dei suoi figli sacerdoti sposati?

Il mio Cenacolo nel Deserto In questo 17° giorno, il mio Cenacolo è questo silenzio. La mia Eucaristia è l’offerta della mia fame. La mia Lavanda dei piedi è il perdono che, insieme ad Albana, continuiamo a offrire a chi ci ha lapidato con le pietre e con le parole.

Santo Padre Leone XIV, se l’identità sacerdotale è “servizio”, mi permetta di tornare a servire. Non lasci che queste bellissime riflessioni del Dicastero restino carta astratta mentre dei sacerdoti regolarmente dispensati muoiono di nostalgia per l’Altare. La sorgente è una sola: l’Amore che si dona.

Vieni, Signore Gesù! Maranathà!