Una Chiesa in apprendimento deve ascoltare la vita reale delle famiglie dei preti sposati”

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Se la pastorale riparte dalla “vita della gente”, crolli l’ideologia del celibato assolutizzato

Apriamo questo sabato 30 maggio 2026 con una preziosa chiave di lettura teologica offerta dalla rivista Settimana News, che in un recente editoriale parla di una “Chiesa in apprendimento” capace di rimettere al centro “la vita della gente”. L’articolo sottolinea l’urgenza di una conversione pastorale che non parta da schemi rigidi o da dottrine astratte calate dall’alto, ma dall’ascolto attento, umile e partecipato dell’esistenza quotidiana degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, questa prospettiva è l’essenza stessa della nostra vocazione. I preti sposati sono, per definizione, ministri di Dio totalmente immersi nella “vita della gente”: ne condividono le fatiche economiche, le gioie e i dolori della crescita dei figli, la precarietà del lavoro e l’impegno quotidiano (come l’esperienza pluriennale nell’insegnamento scolastico superiore e professionale). Se la Chiesa vuole davvero essere “in apprendimento”, deve iniziare ad apprendere dalla ricchezza spirituale e umana delle nostre famiglie.

1. Il quinto giorno di digiuno: testimonianza contro l’astrazione clericale

Oggi il nostro coordinatore nazionale don Giuseppe Serrone entra nel quinto giorno del suo secondo Digiuno dei 40 giorni. Questa azione di forte protesta spirituale è necessaria proprio per denunciare il rifiuto di una burocrazia ecclesiastica che preferisce l’astrazione clericale alla realtà dei fatti. Il paradosso vissuto nella Diocesi di Verona – dove si preferisce rassegnarsi a parrocchie senza Messa domenicale pur di non richiamare all’altare i sacerdoti sposati – dimostra che una parte della Chiesa non vuole affatto “apprendere”, ma preferisce arroccarsi nei vecchi divieti, ignorando gli appelli che il nostro Movimento lancia incessantemente fin dal 2003.

2. La famiglia del prete come risorsa per sconfiggere la “solitudine”

Pochi giorni fa, Papa Leone XIV ha denunciato davanti all’Europarlamento la “pandemia della solitudine” che affligge l’Europa. Una Chiesa in apprendimento dovrebbe capire che l’isolamento forzato imposto ai presbiteri celibatari aggrava questa stessa solitudine, svuotando le canoniche. Il matrimonio religioso dei sacerdoti riammessi al ministero non è un limite, ma una risorsa pastorale straordinaria: porta nelle comunità una testimonianza di amore coniugale e genitoriale capace di intercettare i bisogni reali delle famiglie moderne, ferite e isolate.

3. Un Decreto di Riammissione per essere operai nel cantiere reale

Accogliendo l’invito al dialogo e alla flessibilità espresso anche dal teologo Leonardo Boff nel suo commento alla Magnifica Humanitas, chiediamo alla CEI e a Papa Leone XIV di passare dalle parole ai fatti. Essere una Chiesa in apprendimento significa riconoscere che le “pietre scartate” possono essere utili. Chiediamo l’emanazione di un Decreto di Riammissione per i preti sposati regolari. Siamo pronti a mettere la nostra esperienza di vita e la nostra ordinazione sacra al servizio delle chiese chiuse e delle comunità abbandonate.

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Progresso tecnico non coincide automaticamente con il progresso morale

Alan Turing, la dignità e il codice

di Gabriella Greison – Avvenire

Proseguo la mia carrellata di scienziati e scienziate della storia. Li studio negli archivi mentre scrivo i miei libri, e in questo spazio prezioso nel web mi fermo su di loro per cercarne la spiritualità. Perché io la mia la sto ancora cercando, e da fisica non posso far finta che questa domanda non esista. Oggi vi parlo di Alan Turing.
Alan Turing ha formalizzato il concetto di algoritmo con la macchina che porta il suo nome, ha posto le basi teoriche dell’informatica moderna e ha contribuito in modo decisivo alla decifrazione dei codici Enigma durante la Seconda guerra mondiale. Prima ancora che esistessero i computer come li conosciamo, Turing immagina una macchina astratta capace di eseguire istruzioni elementari una dopo l’altra. Sembra un’idea semplice, quasi ingenua: leggere un simbolo, scriverne un altro, spostarsi di una posizione. Eppure dentro quella semplicità c’è il fondamento di tutto il mondo digitale. Ogni software, ogni algoritmo, ogni intelligenza artificiale è figlia di quella macchina teorica. Turing fa un’altra domanda, ancora più disturbante: una macchina può pensare? Non la pone in termini metafisici, ma operativi.
Se un interlocutore non riesce a distinguere le risposte di una macchina da quelle di un essere umano, allora cosa significa davvero “pensare”? Non è provocazione, è rigore. È il tentativo di spostare la domanda dall’essenza al comportamento. Ma la vita di Turing non è solo matematica. Dopo aver contribuito in modo decisivo alla vittoria contro il nazismo, viene perseguitato dal suo stesso Paese per la sua omosessualità. Sottoposto a castrazione chimica, isolato, umiliato.
La sua mente è considerata geniale quando serve, deviante quando non rientra nella norma sociale. Qui la sua spiritualità si fa dolorosa. Turing ci ricorda che l’intelligenza non garantisce giustizia. Che il progresso tecnico non coincide automaticamente con il progresso morale. E che una società capace di costruire macchine universali può essere ancora incapace di accogliere la differenza umana. 
L’insegnamento universale è doppio: da un lato, la mente può creare strumenti potentissimi partendo da gesti elementari. Dall’altro, nessun algoritmo può sostituire la dignitàOggi che viviamo immersi nell’intelligenza artificiale, la domanda non è solo cosa possono fare le macchine. È cosa vogliamo fare noi con esse. E soprattutto: che idea di umano stiamo programmando nel codice? E allora la domanda, semplice e diretta: quando giudicate qualcuno, lo fate con la logica di un algoritmo o con la complessità di una coscienza? E siete sicuri che il progresso che amate sia anche progresso per tutti? Se vi va, scrivetemi a interferenze@avvenire.it: leggerò tutte le vostre risposte.

 

Satelliti e digitali non hanno reso meno attuale uno dei metodi storici di diffusione radiofonica

Papa Leone XIV durante le visita, lo scorso giugno, al centro di Santa Maria di Galeria

Seminario in Vaticano: nell’era digitale il ruolo essenziale delle onde corte
Satelliti e digitali non hanno reso meno attuale uno dei metodi storici di diffusione radiofonica. Lo ricorda l’incontro organizzato dalla Commissione Media Digitali dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione, svolto al centro di Santa Maria di Galeria, nel giorno dell’azione dell’Accordo con l’Italia per un centro agrovoltaico. Masci: l’obiettivo è far ascoltare la voce del Papa ovunque
Michele Raviart – Città del Vaticano – Vatican News

Nel corso dei decenni, i sistemi radiofonici in onde corte hanno rappresentato uno dei principali strumenti di comunicazione della Santa Sede, accompagnando l’evoluzione tecnologica attraverso continui processi di ammodernamento. Nonostante la diffusione delle tecnologie digitali, le onde corte continuano a svolgere un ruolo essenziale nel coprire grandi distanze e raggiungere aree che attualmente non sono servite da sistemi più moderni, come il DAB+ e il satellite. Questo il contesto nel quale si è svolto, nel Centro radio di S. Maria di Galeria della Santa Sede, il seminario tecnico “Sistemi Radio Broadcast in Onde Corte”, organizzato dalla Commissione Media Digitali dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Tra i temi approfonditi, dunque, i principi della propagazione radio, gli aspetti regolatori e le caratteristiche tecniche degli impianti, con l’intervento diretto del personale specializzato che ne cura la gestione.

Masci: le onde corte arrivano dove i sistemi digitali non possono
“Non possiamo pensare la comunicazione solo per chi ha una connessione veloce, uno smartphone recente, un abbonamento dati o dimestichezza con le piattaforme digitali”, ha sottolineato l’ingegnere Francesco Masci, direttore della Direzione tecnologia del Dicastero per la comunicazione. Per questo “le onde corte conservano una caratteristica preziosa”, ha ribadito, “possono coprire grandi distanze, superare confini geografici e raggiungere territori nei quali altre reti non arrivano o non sono affidabili, per altro senza altri soggetti intermediari”. In particolare, in contesti difficili, le onde corte “possono continuare a svolgere un ruolo quando le infrastrutture digitali sono assenti, interrotte, limitate o condizionate, per esempio a causa delle guerre”.

Rendere accessibile a tutti l’ascolto della voce del Papa
Questo è tanto più vero se si considerano le specificità della comunicazione della Sante Sede che, continua Masci, “ha una responsabilità particolare: rendere accessibile la voce del Papa a tutti coloro che desiderano ascoltarla. Indipendentemente dalla posizione geografica, dalla cultura, dalle possibilità tecniche ed economiche, dalla lingua, dalla condizione sociale o dalle infrastrutture disponibili”.

Contro i disagi diffusi, necessarie politiche di prevenzione e di sostegno per ragazzi e famiglie

La Casina Pio IV

Salute mentale, De Mendonça: il mondo educativo affronti le fragilità dei giovani
Il cardinale prefetto Dicastero per la Cultura e l’Educazione con i media vaticani a margine di un convegno internazionale alla Casina Pio IV. “Contro i disagi diffusi, necessarie politiche di prevenzione e di sostegno per ragazzi e famiglie”. Emilce Cuda: “Sviluppare un programma a livello regionale con i governi iberoamericani”
Patricia Ynestroza e Daniele Piccini – Città del Vaticano – Vatican News

“La sfida più grande oggi è intercettare le vulnerabilità presenti negli spazi educativi, come il disagio mentale tra gli studenti”. Così il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, parlando con i media vaticani, ha tracciato una direzione di lavoro per quanti sono impegnati in campo educativo, a margine del convegno internazionale Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale: salute mentale, tecnologie digitali ed educazione. L’incontro si svolge oggi, 29 maggio, e domani, presso la Casina Pio IV dei Giardini Vaticani ed è organizzato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, dalla Pontificia Commissione per l’America Latina e dall’Organizzazione degli Stati iberoamericani per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (OEI).

Lettura e Vangelo del giorno 30 Maggio 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dalla lettera di san Giuda apostolo
Gd 1,17.20-25

Voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo.
Costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna.
Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco; di altri infine abbiate compassione con timore, stando lontani perfino dai vestiti, contaminati dal loro corpo.
A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia, all’unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e per sempre. Amen.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 62 (63)

R. Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R.

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 11,27-33

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose»

30 Maggio 2026 CAMMINO DEI 100 GIORNI per riammissione preti sposati nella Chiesa

🏜️ IL CAMMINO DEI 100 GIORNI per Riammissione Preti SposatiRiammisione.preti.sposati.gioia

Dal sinodo alla prassI: il cammino continua

GIORNO 23 di …100 verso la riammissione nella Chiesa

Verso la riammissione ministeriale dei sacerdoti sposati nella Chiesa Cattolica:

Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per riammissione preti sposati nella Chiesa.

IL CALCOLO DEL CAMMINO Giorni già compiuti: 22 (dal 7 Maggio 2026).

Traguardo finale: 100 giorni.

Giorni rimanenti:  da oggi  30 Maggio 2026

🕒Mancano 77 giorni

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati e Verità per la Chiesa.

META: 100 giorni 


LEGGI APPELLO / SUPPLICA

30 Maggio 2026 2^ iniziativa digiuno 40 giorni giorno 5 di 40

🏜️ IL 2° CAMMINO DEI 40 GIORNI

Digiuno 4 giorni per riammissione al ministero dei preti sposati

Il Deserto dei 40 Giorni

GIORNO 5 di 40 verso la verità

Verso la Verità Sostegno alla Supplica a Papa Leone XIV per la riammissione al ministero. IL CALCOLO DEL DIGIUNO:

Giorni già compiuti: 4 (dal 26  Maggio 2026  al 04 Luglio 2026).

Traguardo finale: 40 giorni.

Giorni rimanenti:  da oggi  30 Maggio 2026

🕒Mancano 35 giorni.

OBIETTIVO: Riammissione dei preti sposati nella Chiesa Cattolica.

META: 4 Luglio  2026 

Leonardo Boff benedice la ‘Magnifica Humanitas’: ora la Chiesa applichi questo nuovo stile ai preti sposati”

L'IA sia al servizio dell'uomo: che cosa ha detto papa Leone  XIV nella sua prima enciclica

Se persino la teologia globale vede un “nuovo stile” nel Papa, la CEI non può restare ancorata al vecchio clericalismo

Il dibattito attorno all’Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV si arricchisce oggi di un intervento destinato a fare storia. Il celebre teologo brasiliano Leonardo Boff ha pubblicato un lungo e dettagliato commento nel quale analizza il documento pontificio, intravedendovi la nascita di una vera e propria “nuova visione e un nuovo stile pontificio”. Secondo Boff, il Papa sta tracciando una strada ecclesiologica capace di superare le vecchie rigidità, rimettendo al centro l’umanità integrata, l’ascolto e la vicinanza alle realtà periferiche e sofferenti del mondo attuale.

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, le parole di Boff non sono solo una conferma intellettuale, ma un mandato d’azione. Se il Papa sta inaugurando un “nuovo stile” basato sull’accoglienza e sul superamento dei vecchi schemi difensivi della curia, l’ostinato rifiuto della CEI di prendere in considerazione i preti sposati appare come un anacronismo ingiustificabile, in totale contrasto con la mente del Pontefice.

1. Il quarto giorno di digiuno: un’offerta per il “nuovo stile” della Chiesa

Mentre don Giuseppe Serrone affronta il quarto giorno del suo secondo Digiuno dei 40 giorni, l’analisi di Boff ci ricorda perché stiamo lottando. Non digiuniamo per rivendicare un tornaconto personale, ma per chiedere che questo “nuovo stile pontificio” diventi carne e sangue nelle nostre parrocchie. Una Chiesa che, come scrive Boff, adotta una nuova visione non può parallelamente rassegnarsi a vedere le proprie chiese chiuse o private dell’Eucaristia (come sta drammaticamente accadendo nella Diocesi di Verona) pur di mantenere il tabù del celibato assolutizzato.

2. Dalla “Magnifica Humanitas” al Decreto di Riammissione

Boff coglie la portata profetica dell’Enciclica. Noi torniamo a bussare alle porte dell’Assemblea Generale della CEI e dello stesso Papa Leone XIV: se l’umanità è “magnifica” proprio nella sua interezza e nelle sue relazioni, allora la famiglia di un prete sposato non è un elemento di disturbo, ma un riflesso di questa stessa bellezza. I sacerdoti sposati con regolare rito sacramentale sono gli operai già formati, pronti ed esperti – molti dei quali inseriti con successo nel mondo della scuola superiore e professionale – che attendono solo un Decreto di Riammissione per tradurre la teoria dell’Enciclica in pratica pastorale sul territorio.

3. La via del dialogo senza paura

Prendendo forza dal commento di Leonardo Boff, il Movimento ribadisce la scelta di percorrere esclusivamente la via del dialogo paziente, filiale e trasparente con Roma. Rifiutiamo le scorciatoie di chi si organizza in prelature autonome o circuiti separati. Noi vogliamo che il “nuovo stile” di Papa Leone XIV trionfi all’interno della comunione cattolica, abbattendo quel muro di gomma clerico-curiale che dal 2003 tenta di mettere a tacere le nostre legittime suppliche.

Comunicato d’Emergenza per il Blog: “La Verità non si silenzia: Bloccata la nostra pagina Facebook”

“Potete bloccare un algoritmo, ma non potete fermare la fame di Eucaristia. La voce dei Sacerdoti Sposati si sposta sul web indipendente.”

Mentre il Cammino dei 100 Giorni avanza e raccogliamo i primi frutti per l’apertura della sede a Roma, denunciamo pubblicamente il blocco unilaterale della pagina Facebook ufficiale del nostro Movimento. Dopo le segnalazioni di anomalie sul blog, questo nuovo stop forzato impedisce la diffusione dei nostri editoriali dedicati a San Paolo VI, alla Magnifica Humanitas e alla denuncia delle parrocchie senza Messa a Trento e Vicenza.

Non ci illudiamo: sappiamo che i巨头 (giganti) del digitale rispondono a logiche di potere e a segnalazioni di massa orchestrate dai settori clericali più retrogradi. Ma come ha ricordato ieri Papa Leone XIV, la Chiesa deve essere “libera di annunciare Cristo nella piccolezza”. Se ci chiudono le porte dei social commerciali, noi spalanchiamo i canali proprietari e la rete del passaparola cattolico. La Redazione è già al lavoro per ripristinare i contatti con l’assistenza tecnica, ma la nostra risposta più forte sarà l’azione sul campo.

Lettura e Vangelo del giorno 29 Maggio 2026

Speranze.rinascitedigermogli
Letture del Giorno
Prima Lettura

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
1Pt 4,7-13

Carissimi, la fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati.
Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare.
Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!
Carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 95 (96)

R. Vieni, Signore, a giudicare la terra.
Oppure:
R. Viene il Signore a giudicare la terra.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta. R.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli. R.

Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 11,11-25

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».