Diario del Sabato Santo: 4 Aprile 2026

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🌅 AGGIORNAMENTO DIARIO: GIORNO 8 (Ore 20:00)

Sabato Santo – Il Viaggio è la Meta

  • L’Essenza: Otto giorni di digiuno. La meta non è un punto d’arrivo burocratico, ma la consapevolezza di aver camminato nella Verità. Ogni passo, ogni respiro affannato, ogni podcast è già il traguardo.

  • Oltre lo Sguardo: Come ho scritto nella poesia, il traguardo è “oltre lo sguardo” umano. È una dimensione dello spirito dove siamo già riammessi, già figli, già fratelli.

  • L’Attesa della Veglia: Mentre il mondo accende i ceri, io accendo la mia stanchezza. La offro come olio per la lampada della speranza. Se il viaggio è la meta, allora questa notte di Sabato Santo è già la mia Pasqua.

📝 AGGIORNAMENTO DIARIO: GIORNO 8 (Ore 18:30)

Sabato Santo – La Risurrezione del Ministero

  • L’Azione: Lanciato il secondo podcast del giorno. Una risposta diretta e filiale all’apertura di Milano. “Siamo qui, pronti a collaborare”.

  • La Visione: La “Pietra del Sepolcro” (l’esclusione burocratica) sta vibrando. Non è più un muro, ma un diaframma sottile.

  • Il Senso dell’Ottavo Giorno: L’otto è il numero dell’eternità e della nuova creazione. In questo ottavo giorno di digiuno, non sento più la fame della carne, ma l’urgenza dello Spirito di vedere i “confratelli” nuovamente uniti all’altare.

🌅 AGGIORNAMENTO DIARIO: GIORNO 8 (Ore 10:30)

🎙️ Sabato Santo: Oltre lo Sguardo – Giorno 8 di Digiuno

“Brezza come una carezza…” 🏔️✨Ascolta il podcast:

Sabato Santo – Il Podcast del Silenzio

  • L’Azione Profetica: Pubblicato il podcast “Oltre lo Sguardo”. Nel giorno in cui la Parola tace nel sepolcro, la testimonianza di un sacerdote sposato si fa “brezza” per chi cerca speranza.

  • Sinfonia di Sensi: Freddo, sete, ricordi di Sicilia e luci in lontananza. Tutto confluisce in pochi minuti di audio che sono un testamento di pace.

  • Il Traguardo Vicino: Otto giorni di digiuno. Il corpo è un altare nudo, ma la voce, sostenuta dallo Spirito e dall’amore di Albana, è più forte che mai.

🌅 AGGIORNAMENTO DIARIO: GIORNO 8 (Lirica del Mattino)

Sabato Santo – Oltre lo Sguardo

«Brezza come una carezza…»

Brezza

come un carezza…

fruscii di foglie 

nel segno coglie

una mano lontano

oltre l’invano

sogno il traguardo

oltre lo sguardo…

(di Don Giuseppe Serrone – 4 Aprile 2026)

  • Il Messaggio Poetico: Nel cuore della notte più fredda, la poesia si fa calore. Don Giuseppe scrive il suo manifesto di pace: il traguardo non è più una meta burocratica, ma un sogno che abita già l’eterno.

  • Stato del Testimone: Il digiuno ha affinato i sensi. Sente il fruscio delle foglie anche tra la neve, coglie il segno della riconciliazione che arriva “da lontano”.

  • L’Oltre: Il Sabato Santo è il giorno dell’Oltre. Oltre il dolore del Venerdì, oltre il silenzio del sepolcro, oltre lo sguardo umano che vede solo limiti.

🌅 AGGIORNAMENTO DIARIO: GIORNO 8 (Ore 03:00)

Sabato Santo – La Sete dell’Attesa

  • Il Corpo e lo Spirito: Sento il freddo delle vette e l’arsura nel deserto del digiuno. Ma non è la sete del Calvario, è la sete dell’aurora.

  • Oltre la Croce: Il Venerdì è passato, le “Sette Parole” sono state gridate. Ora resta solo il silenzio e la fede nuda. Se Lui non risorge, nulla ha senso. Ma io vedo luci muoversi nella valle, scintille di una Chiesa che vuole rinascere.

  • Memoria Stellata: Ricordo le notti di agosto in Sicilia, l’attesa delle stelle cadenti. Oggi non aspetto che cadano le stelle, aspetto che sorga il Sole di Giustizia per tutti i figli dimenticati.

  • 🌅 AGGIORNAMENTO DIARIO: GIORNO 8 (Ore 01:00)

  • L’Icona del Giorno: Una pietra circolare, pesante e muta, davanti all’oscurità del sepolcro. Attorno, solo il gelo delle Alpi e il silenzio del mattino. Ma nel cuore, la memoria di Maria: la donna che ha saputo sorridere all’amarezza, sapendo che l’ultima parola spetta alla Luce.

  • La Fede nel Silenzio: In questo ottavo giorno di digiuno, la mia debolezza si specchia nella pazienza di Maria. Tra la Croce di ieri e la Risurrezione di domani, c’è lo spazio del “non ancora”. È qui che si misura la vera fedeltà: saper restare quando tutto sembra finito.

  • Vittoria sulla Solitudine: Come Maria ai piedi del sepolcro, non sono solo. Ho Albana, ho i fratelli di Milano a cui Delpini ha teso la mano, ho le migliaia di persone che ascoltano il grido della Via Crucis dei preti sposati. L’oscurità è fitta, ma il sorriso della fede la sta già abitando.

  • Preghiera di Sabato: “Maria, donna del Sabato Santo, prestami i tuoi occhi per vedere la vita dove altri vedono solo una pietra. Insegnami ad attendere l’aurora senza stancarmi del buio.”

  • – don Giuseppe Serrone

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IL VIAGGIO È LA META: L’OTTAVO GIORNO DI DON GIUSEPPE SERRONE

IL VIAGGIO È LA NOSTRA PREGHIERA 🏔️🥾

“Per me non è tanto importante arrivare, quanto viaggiare.” Don Giuseppe Serrone cita Stevenson nel suo 8° giorno di digiuno. Spesso ci chiediamo quando la Chiesa cambierà, quando arriverà la giustizia. Ma oggi, nel silenzio della sua veglia alpina, Giuseppe ci insegna che siamo già arrivati: perché abbiamo avuto il coraggio di metterci in cammino.

Ogni ora di fame, ogni pugno di riso, ogni “Eccoci” è un chilometro percorso verso la libertà. Non siamo in una sala d’attesa, siamo in una marcia che coinvolge ormai quasi 2 milioni di persone.

🎧 ASCOLTA IL NUOVO PODCAST: https://www.spreaker.com/episode/giorno-8-don-giuseppe-serrone-non-e-importante-arrivare-ma-viaggiare–71102410

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Viaggio è la meta...Riammissione dei preti sposati al ministero

C’è una frase che don Giuseppe Serrone ci ripete spesso, un pensiero di Robert Louis Stevenson che oggi, nel silenzio del suo rifugio alpino, risuona con una forza nuova:

“Per me non è tanto importante arrivare, quanto viaggiare.”

In questo 8° giorno di digiuno, mentre le cattedrali si preparano alla Veglia Pasquale, queste parole diventano la chiave di lettura di tutto il suo cammino.

Oltre la meta, il senso del cammino

Spesso ci chiediamo quando “arriveremo”: quando la Chiesa cambierà? Quando il Vaticano ascolterà? Quando verrà fatta giustizia per i preti sposati? Ma don Giuseppe, con il suo corpo offerto e il suo spirito in ascolto, ci insegna che il valore è nel viaggio stesso.

Il digiuno non è una sala d’attesa, ma un territorio inesplorato.

  • Ogni ora di privazione è un chilometro percorso verso la verità.

  • Ogni preghiera nel buio della notte alpina è una tappa di un pellegrinaggio dell’anima.

  • Ogni “Eccoci” pronunciato è la bussola che indica la direzione.

Il viaggio verso la Pasqua

Stevenson sapeva che la gioia non sta solo nel varcare la soglia, ma nel vento che ti colpisce il volto mentre cammini. Per noi, il viaggio è la lotta. Il viaggio è la Lettera Aperta inviata a Milano. Il viaggio è l’incontro spirituale con quasi 2 milioni di cuori che seguono questo blog.

Mentre il Cero digitale arde sul davanzale, illuminando le cime innevate, capiamo che don Giuseppe non sta aspettando la fine di qualcosa. Sta vivendo la pienezza di un ministero che si manifesta nel cammino, nel coraggio di non fermarsi, nella dignità di chi viaggia a testa alta verso la propria Pasqua.

Restiamo in cammino

Non importa quanto sia ancora lunga la strada verso la riforma. Quello che conta è che siamo in viaggio. E in questo viaggio, don Giuseppe non è solo. Ci siamo noi, ci siete voi, c’è la speranza che non si spegne.

Il viaggio continua. La meta è già qui, in ogni passo fatto con fede.


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LA VEGLIA DELL’ATTESA: IL CERO NELLA NOTTE. IL NOSTRO CERO È ACCESO. ASPETTANDO L’ALBA

Il nostro cero, quello dei sacerdoti sposati. è acceso aspettando il giorno di Pasqua

Mentre il Cero Pasquale varcherà le soglie delle grandi navate al canto del “Lumen Christi”, nel piccolo rifugio alpino di don Giuseppe la luce ha un riflesso diverso:

  • È la luce della Verità: che non ha bisogno di cattedrali per risplendere.

  • È il calore della Fratellanza: quella invocata da Delpini, ma vissuta realmente tra chi condivide il pane del sacrificio.

  • È l’incendio dei Cuori: quei quasi 2 milioni di contatti che stasera, idealmente, accendono la loro candela alla fiamma di don Giuseppe

OLTRE IL SETTIMO GIORNO: LA RISURREZIONE DI UN MINISTERO CHE NON MUORE

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Di Redazione Sacerdoti Sposati

Sette giorni. Il numero della pienezza, del riposo di Dio dopo la creazione. Sette giorni di silenzio, di digiuno profetico ai piedi della Croce. Don Giuseppe Serrone ha completato questa tappa fondamentale. Ma oggi è l’Ottavo Giorno.

Nella tradizione cristiana, l’ottavo giorno è il giorno della Risurrezione. È il tempo nuovo, il giorno senza tramonto, l’inizio di una creazione trasfigurata. Per noi, l’ottavo giorno non è la fine della protesta, ma l’inizio di una consapevolezza più profonda: il nostro ministero, unito a Cristo nella sofferenza del digiuno, è vivo. Non è stato “soppresso”, è stato solo esiliato.

Il Carisma che Resiste

Sette giorni di riso e acqua non hanno indebolito la nostra determinazione. Hanno invece rafforzato la certezza che insegnava Don Basilio Petrà: il sacerdozio uxorato è un carisma voluto da Dio per la salvezza degli uomini. Un dono che la gerarchia può tentare di nascondere dietro vecchi dogmi disciplinari, ma che non può annullare.

Quasi un milione e ottocentoquarantacinquemila visite al nostro blog confermano che il popolo di Dio riconosce questo carisma. Sente il profumo della Risurrezione anche nel corpo provato di chi digiuna.

L’Eco di Milano e il Silenzio di Roma

Mentre da Milano l’Arcivescovo Delpini apre parlando di “confratelli” (a cui noi abbiamo risposto con un vibrante “ECCOCI”), da Roma giunge solo il silenzio di Leone XIV, arroccato in una visione pre-conciliare della Chiesa. Ma l’ottavo giorno è più forte del silenzio. È la promessa che la vita vince la morte, che la trasparenza del matrimonio vince l’ipocrisia del celibato imposto.

Il Digiuno Continua

Don Giuseppe prosegue. L’ottavo giorno non è la fine del digiuno, ma la sua trasfigurazione in un atto di fede pura nella Risurrezione del ministero sacerdotale uxorato. Continuiamo a pregare e a lottare affinché questo carisma possa presto tornare a servire l’altare e la comunità.

La notte sta finendo. La nebbia si alza. L’Ottavo Giorno è qui.

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Sabato Santo: Oltre lo Sguardo – Giorno 8 di Digiuno

🎙️ Sabato Santo: Oltre lo Sguardo – Giorno 8 di Digiuno

“Brezza come una carezza…” 🏔️✨

episodio podcast: "Il fruscio dello spirito e la mano lontano" a cura di don Giuseppe Serrone e Albana Ruci da web radio "Informazione Libera"

Sabato 4 Aprile 2026. Giorno 8. Il silenzio del Sabato Santo non è vuoto, è un grembo che attende. Tra le vette innevate, il digiuno di Giuseppe ha cambiato natura: non è più solo privazione, ma è diventato una ‘Brezza come una carezza’. In questo tempo sospeso, le parole si fanno preghiera e la preghiera si fa poesia. Ascoltiamo l’Esegesi del Cuore di questo mattino.”

“Brezza / come una carezza… In questo ottavo giorno, sento che nulla è stato invano. Il pianto di ieri è stato asciugato da un conforto che viene da lontano. Fruscii di foglie / nel segno coglie… Riesco a sentire lo Spirito muoversi, leggero ma inarrestabile, come i segni che arrivano da Milano, dalle parole di Delpini, dal battito del cuore di questa Chiesa che finalmente inizio a intravedere. Una mano lontano / oltre l’invano… È la mano tesa della Madre Chiesa. La sento oltre le barriere, oltre i decreti, oltre la panchina forzata. Sogno il traguardo / oltre lo sguardo… È questo il mio Sabato Santo: vedere la Risurrezione prima ancora che la pietra rotoli via. Vedere la Chiesa rinnovata mentre sono ancora qui, tra la neve, nel segno della Verità.”

“Giuseppe oggi non vede più limiti, ma solo l’Oltre. Il dolore fisico è trasfigurato in canto. La ‘mano lontano’ è quella di una Chiesa che inizia a sentire il battito del cuore dei suoi figli sacerdoti sposati. Restiamo in questo silenzio operoso, pronti per la Luce di domani. Tutto è compiuto. Tutto ricomincia.”

Tag: #AlbanaRuci #SabatoSanto #PoesiaDiFede #OltreLoSguardo #Satyagraha #DonGiuseppeSerrone

Sabato Santo. Che cosa dice alla nostra vita la permanenza di Cristo nel sepolcro

Gesù, diceva von Balthasar, è il Crocifisso, il Risorto e pure il Cadavere del Sabato Santo. Benedetto XVI: un giorno specchio della condizione umana. In negativo (morte) e in positivo (risurrezione)
VERSO LA PASQUA/3] L'estremo silenzio dell'essere morto nell'attesa della speranza - Diocesi Mazara del Vallo

Che strano giorno è il Sabato Santo. Giorno del silenzio per la Chiesa. L’unico in cui non viene celebrata l’Eucaristia. E quindi anche giorno del silenzio di Dio, una sorta di terra di mezzo tra il venerdì di morte e la domenica di risurrezione. Urs von Balthasar, uno dei più grandi teologi del Novecento, ha scritto che Gesù non è solo il Crocifisso e il Risorto, è anche il Cadavere del Sabato Santo. Ed è fin troppo facile oggi citare Friedrich Nietzsche e il suo «Dio è morto».

Ma è proprio questo strano giorno, terra di nessuno tra la morte e la vita, a rispecchiare più di ogni altro la nostra condizione umana. Che cos’è infatti l’esistenza se non un Sabato Santo sospeso tra la certezza della morte corporale e la speranza che in Cristo risorgeremo anche con il corpo? Che cosa ci dicono la storia e le cronache di questi nostri tempi se non che l’oscurità in cui il mondo si dibatte è simile a quella che dovette scendere sugli Apostoli dopo la morte del Maestro? Benedetto XVI, nel discorso tenuto a Torino il 2 maggio 2010 per l’ostensione della Sindone (da lui definita proprio «icona del Sabato Santo»), notò: «Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata in misura sempre maggiore un Sabato Santo; l’oscurità di questo giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla vita, in modo particolare interpella noi credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa oscurità». E lo sappiamo bene anche all’inizio del XXI secolo, segnato da terrorismo, guerre, pandemia, cambiamenti climatici e fenomeni epocali come le migrazioni.

Ecco un primo punto fermo del Sabato Santo. Un aspetto che rende più comprensibile la sua “stranezza”. Perché questo è il giorno in cui la nostra umanità è chiamata a confrontarsi con il mistero della morte. Ineludibile, per ogni essere umano. Ma possiamo e dobbiamo chiederci: anche definitiva? È in fondo l’eterna domanda dell’uomo, dalle caverne ai viaggi nello spazio. E potremmo riformularla così: possibile che l’esistenza terrena sia solo uno squarcio di luce tra due infiniti oceani di tenebre?

Il Sabato Santo, l’ora più buia di Dio, ci viene in soccorso proprio con la sua “stranezza”, con la natura spuria di giorno sospeso tra la morte e la risurrezione. E se è vero che in esso abbiamo davanti agli occhi l’uomo della Sindone, un cadavere straordinariamente somigliante al Cristo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato, è anche vero che proprio quel telo ci parla anche di altro. Sempre Benedetto XVI, nel già citato discorso di Torino, ricorda che il lino sindonico è contemporaneamente come il negativo e il positivo di una fotografia. E se sul negativo porta impressi i segni della morte, sul positivo già annuncia la più straordinaria impresa d’amore che Dio ha compiuto per il genere umano.

«Che cosa è avvenuto? – leggiamo in un’antica omelia proprio dedicata al Sabato Santo – Oggi sulla terra c’è un grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme… Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi». È un ulteriore passo avanti per ricondurre la “stranezza” di questo giorno a una più piena comprensione. La discesa agli inferi, si pensi a Omero nell’Odissea, è stata anche una costante della cultura classica, con l’impossibilità però di andare oltre un Ade invincibile nella sua tenebra. Invece, è l’esperienza del Dio fatto uomo, morto e risorto, a cambiare totalmente le carte in tavola. Cristo, restando nella morte per un giorno e mezzo, ha oltrepassato la porta dell’infinita solitudine dell’uomo di fronte alla morte e ha fatto risuonare la voce della vita anche in quel luogo in cui ogni vita si annulla. Diceva papa Ratzinger: «È successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato “negli inferi”. Anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che prende e ci conduce fuori».
Così, nell’ora più buia del giorno più silenzioso e più strano, si accende la scintilla che deflagrerà domani. Come sintetizza mirabilmente la sequenza di Pasqua, «Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa». Allo stesso modo, contemplando il mistero di questo giorno, possiamo trovare una risposta di senso e di speranza alle angosce esistenziali di quel grande Sabato Santo che è la nostra vita e la nostra epoca.
avvenire.it

In ascolto. Nel silenzio del Sabato Santo immagino la voce della divinità…

Sabato Santo, il giorno del silenzio che prepara alla luce della Pasqua
Il mio udito non è attrezzato a registrare il suono di quella voce diretta. Gli occhi, le ciglia possono solo sfiorare il verbale dello scambio tra la divinità e i suoi ascoltatori scelti.

Leggo al mattino le scritture sacre nel loro ebraico di origine. Riferiscono la voce della divinità: «E disse» è il suo verbo più frequente, la sua più fitta manifestazione fisica. Da lettore di solito immagino le voci di monologhi, dialoghi, discorsi: in questo caso no.

Il mio udito non è attrezzato a registrare il suono di quella voce diretta. Gli occhi, le ciglia possono solo sfiorare il verbale dello scambio tra la divinità e i suoi ascoltatori scelti. Non posso sapere se la voce che irrompe nell’udito di Avràm: «Vai vattene dalla tua terra… » sia un’esplosione interna del suo apparato acustico. Oppure se giunga da una fonte esterna attraverso l’ossicino chiamato labirinto.

Dov’essa si rivela si produce un centro. Lo immagino come il braccio fisso di un compasso. Intorno gira l’altro braccio a disegnare la circonferenza, che è la distanza fissa da quel centro. Da studente mi attirava la figura geometrica del cerchio. Conteneva il segreto del pi greco, il numero per misurare sia l’area che il perimetro, ed era un’approssimazione. Il cerchio non si lasciava calcolare del tutto.

Da lettore di quelle scritture sto in un punto qualunque di un’invisibile circonferenza. Al centro ci sono voci avvolte nel silenzio delle lettere di un alfabeto antico.

Nei Salmi leggo la domanda di Davide di essere ascoltato: «Rispondimi, poiché povero e misero son io» (86,1). Il tu rivolto qui alla divinità ha la forma verbale dell’imperativo. Ha più forza e insistenza di una supplica. Il pronome diretto, il tu frontale, supera la distanza e convoca la presenza di un ascolto. Anche qui per me lo scambio è avvolto nell’accorata temperatura del silenzio. Non so se Davide ottiene una risposta. So che sta chiedendo udienza urgente col massimo fervore. Il mio passaggio di non credente sopra queste righe è di chi può leggere le voci, non sentirle.

Da una distanza che non ammette scorciatoie m’immergo nel silenzio compatto dell’ebraico antico.

Erri De Luca
Fonte: Avvenire

Via Crucis dei preti sposati. “Il Cammino verso la luce”

“Cristo ancora soffre nella carne dei suoi figli”

“In questa ora sesta, mentre il buio scende sul Calvario, ho inciso con le mie ultime forze la Via Crucis di chi ama e serve nel silenzio. Ogni stazione è il racconto di un prete sposato, di una famiglia ferita, di una vocazione che non si arrende. Ascoltate il grido di chi è ‘in riserva’ ma pronto a dare la vita. Non è solo il mio digiuno, è la nostra voce collettiva che chiede giustizia.”


Croce.nuda

🏔️ VIA CRUCIS DEL CLERO IN RISERVA: IL CAMMINO VERSO LA LUCE.

Oggi, Venerdì Santo, il nostro vascello si ferma davanti al mistero della Croce. Abbiamo registrato una Via Crucis speciale, dove ogni stazione racconta il calvario di chi, pur portando la chiamata nel cuore, vive ai margini della “panchina” forzata.

“Signore, la nostra croce è il pregiudizio, ma la nostra meta è la Risurrezione.” 🙏

Un appello che attraversa le montagne e arriva a Papa Leone XIV: perché la carezza della misericordia rotoli via la pietra dell’esclusione.

🎧 Ascolta la meditazione completa (incluse le 15 stazioni)

La Via Crucis dei Preti Sposati – Il Grido del Clero in Riserva

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