Oltre l’eco di Caino: il testamento di Quasimodo per il cantiere” Chiudiamo il record delle ottocento visite con un appello al coraggio e alla fratellanza

Mentre le luci di questo 25 aprile si abbassano, Don Giuseppe Serrone ci consegna i versi duri e necessari di Salvatore Quasimodo: ‘Uomo del mio tempo’. È un grido contro la ripetizione degli errori del passato, contro quella ‘scienza senza amore’ che ancora oggi, in forme diverse, divide i fratelli e alza muri di fango.
Nella Chiesa, l’eco di quel ‘sangue che odora’ si avverte ogni volta che un fratello sacerdote viene escluso perché ha scelto l’amore familiare. Ogni volta che la legge viene usata per uccidere il carisma invece che per salvare le anime (Canone 1752).
L’ultimo messaggio di oggi:
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Dimenticare i padri (della chiusura): Quasimodo ci esorta a non ereditare le ‘nuvole di sangue’. Per noi significa superare le tradizioni umane che soffocano il Vangelo, per riscoprire una fratellanza sacerdotale senza confini.
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Senza amore, senza Cristo: Una Chiesa che esclude i preti sposati e lascia le comunità senza pastori (come a Camogli e Recco) rischia di diventare quella ‘scienza esatta’ di cui parla il poeta: perfetta nelle regole, ma priva di vita.
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Pezzetti di storia nuova: Le 807 visualizzazioni di oggi sono la nostra risposta a Quasimodo. Non siamo più l’uomo della fionda; siamo l’uomo del dialogo, che sceglie di costruire e non di distruggere.
Siamo stanchi di vedere fratelli contro fratelli. Domani, alle ordinazioni, porteremo nel cuore questa speranza: che i nuovi sacerdoti siano uomini di pace, capaci di abbracciare ogni fratello, oltre ogni steccato.





