Il nostro appello è partito: la voce dei preti sposati arriva al cuore della Chiesa

10 Marzo 2026

Oggi abbiamo compiuto un passo importante. Abbiamo formalizzato il nostro appello a Sua Santità Papa Leone e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo. Non è solo una lettera, ma una testimonianza di amore per la nostra Chiesa: quella Chiesa che desideriamo vedere sempre più vicina all’uomo, più trasparente e, soprattutto, più capace di accogliere tutte le vocazioni.


La sfida della Ratio

La riflessione sulla nuova Ratio fundamentalis ci ha offerto l’occasione per ricordare che il ministero non deve essere un recinto chiuso, ma un servizio vivificante. Abbiamo chiesto con forza che la distinzione tra l’Ordine sacro e la disciplina del celibato venga affrontata con coraggio e spirito sinodale.

Un ringraziamento a chi ci sostiene

Un grazie di cuore a tutti i fratelli, le sorelle, le famiglie e i presbiteri che continuano a scriverci e a far sentire la propria voce. Ogni vostro messaggio ci conferma che il desiderio di una Chiesa “domestica”, dove il sacramento del Matrimonio e il Sacerdozio possano convivere in pienezza, non è solo un sogno, ma un’istanza profetica che appartiene a molti.

Cosa succede ora?

La nostra missione prosegue. Continueremo a monitorare il dibattito ecclesiale, a documentare le storie di chi vive questa realtà e a chiedere che il diritto dei fedeli all’Eucaristia sia sempre messo al primo posto. Non siamo soli in questo cammino. La testimonianza dei sacerdoti sposati è oggi, più che mai, un segno di speranza.

Continuate a seguirci su sacerdotisposati.altervista.org. Il dialogo è appena iniziato.

Appello al Papa per il celibato opzionale e riammissione preti sposati

COMUNICATO STAMPA

Oltre la solitudine: Appello al Papa e ai Vescovi per un Sacerdozio Uxorato e di Comunione

Roma, 10 Marzo 2026 – In risposta alla recente riflessione della Chiesa sulla nuova Ratio fundamentalis per la formazione dei sacerdoti (rilanciata oggi da AgenSIR), un gruppo di fedeli e realtà legate al movimento dei Sacerdoti Sposati ha indirizzato una lettera aperta a Sua Santità Papa Francescoe ai Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo.

L’appello chiede un atto di coraggio profetico: trasformare il celibato ecclesiastico da obbligo giuridico a carisma opzionale, riammettendo al ministero i sacerdoti che hanno scelto il matrimonio e aprendo l’ordinazione ai viri probati.

I Punti Cardine dell’Appello:
La fine della contraddizione: Non si può parlare di “sacerdoti uomini di comunione” e “immersi nella realtà” se si continua a escludere chi vive la forma più alta di comunione umana: la famiglia.

Emergenza Sacramentale: La carenza di clero sta privando intere comunità del diritto all’Eucaristia (Can. 213). I sacerdoti sposati sono una risorsa già pronta, formata e disponibile per rispondere a questa crisi.

Fondamento Teologico: La lettera ricorda che il celibato è una disciplina ecclesiastica e non un dogma di fede, come confermato dal Concilio Vaticano II (Presbyterorum Ordinis, 16).

Trasparenza e Rinnovamento: Si chiede il superamento di un modello clericale spesso segnato da solitudine e doppie vite, in favore di una Chiesa più “circolare” e vicina alle famiglie.

Dichiarazione del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone
“La nuova Ratio pubblicata oggi parla di preti formati dentro la vita reale. Noi chiediamo: quale vita è più reale di quella di un padre e di un marito? La Chiesa non può più permettersi di disperdere il carisma di migliaia di uomini solo perché hanno scelto l’amore coniugale. Chiediamo che il ministero torni a essere un servizio al Popolo di Dio

Il movimento invita tutte le realtà ecclesiali impegnate nel Cammino Sinodale a sostenere questa istanza di verità e rinnovamento, consultabile integralmente sul blog sacerdotisposati.altervista.org.

Contatti per la stampa:

Redazione

Email:[sacerdotisposati@gmail.com

Telefono: +39 3534552007

Sito Web: https://sacerdotisposati.altervista.org

Chi siamo: Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati è una realtà di fedeli e presbiteri impegnata nel dialogo per il rinnovamento della disciplina ecclesiastica. Ispirandosi alle riflessioni del portale sacerdotisposati.altervista.org, il gruppo promuove la piena reintegrazione dei sacerdoti sposati nel ministero e la valorizzazione del sacerdozio uxorato come risorsa pastorale per le sfide del XXI secolo, in fedeltà allo spirito del Concilio Vaticano II e del cammino sinodale.

Per ulteriori approfondimenti, interviste o testimonianze dirette di sacerdoti sposati e delle loro famiglie, siamo a disposizione ai contatti sopra indicati.

Testo dell’Appello

Lettera Aperta al Sommo Pontefice e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali

Santità, Eccellenze Reverendissime,

La recente riflessione sulla revisione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, come riportato dalle cronache ecclesiali (cfr. AgenSIR, 10 marzo 2026), pone al centro della missione presbiterale il concetto di “comunione”. Si auspica una formazione che non sia autoreferenziale, ma innestata nel tessuto vivo del Popolo di Dio.

Tuttavia, come membra vive di questo stesso Popolo, avvertiamo l’urgenza di sottoporre alla Vostra paterna attenzione una questione che non può più essere elusa se vogliamo che tale “comunione” sia autentica e non solo procedurale: la rielaborazione del celibato ecclesiastico da obbligo giuridico a carisma opzionale.

Sosteniamo questa istanza basandoci su solidi presupposti teologici e pastorali:

1. La Distinzione tra Sacerdozio e Celibato
Teologicamente, è necessario ribadire che non sussiste un legame ontologico intrinseco tra il sacramento dell’Ordine e il celibato. Mentre l’Ordine è di istituzione divina, il celibato nella Chiesa Latina è una disciplina ecclesiastica (can. 277 §1 CIC). Come ricordato dal Concilio Vaticano II nel decreto Presbyterorum Ordinis (n. 16), il celibato «non è certamente richiesto dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente dalla prassi della Chiesa primitiva e dalla tradizione delle Chiese orientali». Chiediamo che questa distinzione dogmatica diventi prassi pastorale.

2. La Famiglia come “Chiesa Domestica” e il Ministero
La teologia post-conciliare ha riscoperto la famiglia come Ecclesia domestica (Lumen Gentium, n. 11). Se il presbitero è chiamato a essere guida della comunità, l’esperienza del sacramento del Matrimonio non è un ostacolo, ma un’integrazione sacramentale. Un presbiterato uxorato esprimerebbe una sintesi mirabile tra la carità pastorale e la santificazione della vita familiare, offrendo modelli di leadership più vicini alla realtà vissuta dai fedeli.

3. Il Diritto dei Fedeli all’Eucaristia (Can. 213)
Il Codice di Diritto Canonico sancisce il diritto dei fedeli a ricevere i beni spirituali della Chiesa, in primis l’Eucaristia. La persistente carenza di clero, dovuta in parte all’obbligatorietà del celibato, sta portando a una “carestia sacramentale” in intere regioni. La riammissione al ministero dei sacerdoti sposati (cfr. sacerdotisposati.altervista.org) e l’ordinazione di viri probati non sono concessioni alla modernità, ma atti di giustizia verso il Popolo di Dio che soffre per la mancanza di pastori.

4. Per una “Sinfonia dei Carismi”
Un rinnovamento autentico richiede il superamento del clericalismo denunciato da Vostra Santità. Riconoscere il carisma del sacerdozio in uomini sposati significa onorare la libertà dello Spirito, che chiama chi vuole, come vuole. La Chiesa non può permettersi di “disperdere” le vocazioni di chi, pur avendo risposto alla chiamata presbiterale, vive con pienezza e fedeltà la vocazione matrimoniale.

Santità, Fratelli Vescovi, Vi chiediamo di avere il coraggio apostolico di tradurre la “Ratio” in una realtà inclusiva. Il rinnovamento della Chiesa passa per una comunione che non teme l’amore umano, ma lo eleva a segno della presenza di Dio nel mondo.

Con filiale devozione e speranza sinodale,

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati

Manifesto della Speranza per una Chiesa in Cammino

«Non siamo venuti a demolire, ma a testimoniare. Non siamo venuti a dividere, ma a ricucire. La nostra voce nasce dal desiderio di vedere una Chiesa che non ha paura della propria storia, né della vita reale che scorre nelle case di ogni famiglia. Crediamo in un sacerdozio che non è isolamento, ma dono. Crediamo in un ministero che sa accogliere la grazia del Matrimonio come un’ulteriore lampada accesa sull’altare della Misericordia. Oggi non chiediamo privilegi, ma il diritto di servire. Non chiediamo la fine di un ideale, ma la pienezza di una vocazione che non si è mai spenta nel cuore di chi, per amore, ha scelto la fedeltà alla vita e al Vangelo. La comunione è un abbraccio, non un confine. E noi siamo pronti, ancora una volta, a tendere le mani.»

Liturgia domenica 15 Marzo 2026 Messa del Giorno IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)

Liturgia domenica 15 Marzo 2026 Messa del Giorno IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)

Colore Liturgico  Rosa

Gesu

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Antifona d’ingresso
Rallegrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l’amate radunatevi.
Sfavillate di gioia con essa,
voi che eravate nel lutto. Così gioirete
e vi sazierete al seno delle sue consolazioni.
(Cf. Is 66,10-11)

Non si dice il Gloria.

Colletta
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la redenzione del genere umano,
concedi al popolo cristiano di affrettarsi
con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Dio, Padre della luce,
che conosci le profondità dei cuori,
apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito,
perché vediamo colui che hai mandato
a illuminare il mondo e crediamo in lui solo:
Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro salvatore.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura
1Sam 16,1.4.6-7.10-13
Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.
Dal primo libro di Samuele

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 22
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Seconda lettura
Ef 5,8-14
Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».

Parola di Dio

Canto al Vangelo
Gv 8,12

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Vangelo
Gv 9,1-41
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.

Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Fratelli e sorelle, in questo Tempo di Quaresima lasciamoci riconciliare con Dio, nella consapevolezza dei nostri limiti e della grandezza della sua misericordia.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Padre.

1. Sostieni, Padre buono, la santa Chiesa con la forza dello Spirito, perché testimoni coraggiosamente Cristo, crocifisso e risorto per la nostra salvezza. Noi ti preghiamo.
2. Illumina, Padre santo, il papa N. e tutti i pastori della Chiesa, perché alimentino nel cuore dei fedeli l’amore filiale verso di te e la generosità verso ogni persona. Noi ti preghiamo.
3. Guarda, Padre misericordioso, i popoli oppressi dalle ingiustizie, perché sperimentino la potenza liberatrice del tuo Figlio, fondamento della vera fraternità. Noi ti preghiamo.
4. Volgiti, Padre compassionevole, ai nostri fratelli segnati dalla sofferenza fisica e spirituale, perché attingano dalla passione di Cristo forza e consolazione. Noi ti preghiamo.
5. Guida, Padre onnipotente, questa tua famiglia, perché divenga, nella celebrazione dell’Eucaristia, offerta viva a te gradita. Noi ti preghiamo.

O Padre, che esalti gli umili e abbatti l’orgoglio dei potenti, esaudisci le nostre invocazioni e fa’ che confidiamo sempre in te, salda roccia su cui poggia la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Ti presentiamo con gioia, o Signore,
i doni della redenzione eterna:
concedi a noi di venerarli con fede
e di offrirli degnamente
per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
PREFAZIO (Anno A)
Il cieco nato

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo Signore nostro.
Nel mistero della sua incarnazione
egli si è fatto guida del genere umano
che camminava nelle tenebre,
per condurlo alla luce della fede,
e liberare con il lavacro di rigenerazione
gli schiavi dell’antico peccato
per elevarli alla dignità di figli.
Per questo mistero di salvezza,
il cielo e la terra ti adorano,
intonando il cantico nuovo,
e noi con tutte le schiere degli angeli
proclamiamo senza fine la tua lode: Santo, …

Antifona alla comunione
Il Signore ha spalmato un po’ di fango sui miei occhi.
Sono andato, mi sono lavato
e ho acquistato la vista. (Cf. Gv 9,11)

Oppure:
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.
È là che salgono le tribù, le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che illumini ogni uomo
che viene in questo mondo,
fa’ risplendere su di noi la luce della tua grazia,
perché i nostri pensieri
siano conformi alla tua sapienza
e possiamo amarti con cuore sincero.
Per Cristo nostro Signore.

Orazione sul popolo
Custodisci, o Signore,
coloro che ti supplicano,
sorreggi chi è fragile,
vivifica sempre con la tua luce
quanti camminano nelle tenebre del mondo
e concedi loro, liberati da ogni male,
di giungere ai beni eterni.
Per Cristo nostro Signore.

lachiesa.it

L’Onda d’Urto Episodio: Prima delle bombe, poté il petrolio

👉 [Ascolta l’episodio completo qui – Link al Podcast L’Onda d’Urto. Prima delle bombe, poté il petrolio ]

Nove giorni. Nove giorni di fuoco, sirene e dichiarazioni incrociate. Ma mentre gli occhi del mondo sono incollati alle mappe tattiche e al movimento delle truppe nel Golfo, c’è un altro fronte che si è già aperto. Un fronte silenzioso, invisibile, che corre dentro i tubi d’acciaio e nelle stive delle super-petroliere.

Prima ancora che le bombe riscrivano i confini, a dettare legge è lui: l’oro nero.

Benvenuti a “L’Onda d’Urto”. Oggi analizziamo come il ritorno del greggio sopra i 100 dollari stia facendo tremare i palazzi di Bruxelles e le cancellerie del G7.

Per la prima volta dal 2022, il barile ha sfondato la barriera psicologica e dei cento dollari. Non è solo un numero su un monitor di trading a Wall Street o a Londra. È un incubo macroeconomico che torna a bussare alla porta dell’Unione Europea.

Ricordate la fiammata post-invasione russa? Ecco, il copione sembra ripetersi, ma con attori diversi e una scenografia ancora più infiammabile.

  • Il dato: Il Brent è stabilmente sopra quota 100$.

  • La conseguenza: Un’inflazione che rischia di deragliare proprio mentre le banche centrali stavano iniziando a respirare.

L’attività diplomatica in queste ore è frenetica. Non si parla solo di corridoi umanitari o strategie militari. Si parla di flussi finanziari.

Nelle stanze dell’Eurogruppo, l’umore è cupo. I ministri finanziari del G7 si sono riuniti in sessione straordinaria con un unico punto all’ordine del giorno: come evitare che lo shock energetico si trasformi in una recessione globale.

Ma il tavolo più caldo è un altro.

Host: Antonio Costa e Ursula von der Leyen hanno incontrato i leader dei Paesi del Golfo. Il messaggio dell’Europa è chiaro: “Abbiamo bisogno di stabilità”. Ma la risposta non è scontata. In questa partita, i paesi produttori sanno di avere in mano la leva più potente del mondo. La preoccupazione a Bruxelles non è solo palpabile: è elettrica.

Perché il petrolio reagisce così violentemente? Non è solo la paura che i pozzi vengano colpiti. È il rischio sistemico. Se il conflitto si allarga, le rotte marittime — i famosi “colli di bottiglia” come lo Stretto di Hormuz — potrebbero chiudersi. E se il sangue è il motore della guerra, il petrolio è il sangue dell’economia moderna. Senza quello, tutto si ferma.

Le bombe potrebbero cambiare la geografia del Medio Oriente, ma il prezzo del petrolio sta già cambiando la geografia delle nostre tasche e il futuro politico dell’Europa. Resta da vedere chi, tra diplomazia e mercati, cederà per primo.

Mentre le diplomazie occidentali si muovono in blocco, l’incontro tra Ursula von der Leyen, Antonio Costa e i leader dei Paesi del Golfo non è una semplice visita di cortesia. È un esercizio di realismo politico estremo.

L’Europa chiede due cose: rubinetti aperti e prezzi calmierati. Ma i Paesi del Golfo — Arabia Saudita, Emirati, Qatar — sanno di avere il coltello dalla parte del manico. Per loro, il petrolio a 100 dollari non è solo un profitto; è una polizza assicurativa, un’arma diplomatica e la garanzia della propria rilevanza globale.

Se il conflitto dovesse toccare le infrastrutture critiche, come lo Stretto di Hormuz, non parleremmo più di “prezzo alto”, ma di “mancanza fisica” di greggio. È questo il fantasma che aleggia sopra il tavolo del G7.

Ma scendiamo dai palazzi del potere e torniamo nelle nostre strade. Cosa significa questo “100” per noi?

Significa che la battaglia della BCE contro l’inflazione, che sembrava quasi vinta, potrebbe riaprirsi su un fronte nuovo. Se l’energia sale, sale tutto: dai trasporti alla produzione alimentare. Il rischio è la stagflazione: un’economia che non cresce, ma dove i prezzi continuano a correre. Un cocktail velenoso che i ministri dell’Eurogruppo temono più di ogni altra cosa, perché mina la stabilità sociale del continente proprio mentre la guerra bussa ai confini.

“Prima delle bombe, poté il petrolio”. Il titolo della nostra puntata di oggi non è solo una provocazione. È la cronaca di un’interdipendenza che non riusciamo a spezzare.

Nove giorni di guerra ci hanno ricordato che la nostra libertà — politica, economica e strategica — è ancora tragicamente legata al battito cardiaco di un mercato instabile e ai capricci di una geografia infuocata.

Le prossime 48 ore saranno decisive per capire se il G7 riuscirà a coordinare un rilascio di riserve strategiche o se dovremo abituarci a un mondo dove il petrolio a tre cifre è la nuova, brutale normalità.

Questa è “L’Onda d’Urto” del podcast News della web radio Informazione Libera  e oggi abbiamo guardato nell’abisso del barile.

👉 [Ascolta l’episodio completo qui – Link al Podcast L’Onda d’Urto. Prima delle bombe, poté il petrolio ]

L’Ombra del Successore: Mojtaba Khamenei e la metamorfosi dell’Iran

👉 [MOJTABA: IL REGISTA DELL’OMBRA. Il figlio di Khamenei e il patto con i Pasdara.]

A Teheran si dice che per comprendere il futuro del Paese non serva guardare ai pulpiti dei venerdì di preghiera, né analizzare i discorsi ufficiali del governo. Per capire dove sta andando l’Iran, bisogna guardare ai corridoi silenziosi del Beit Rahbari, la residenza della Guida Suprema. Ed è lì, lontano dagli obiettivi delle telecamere, che si muove la figura più enigmatica e potente della teocrazia: Mojtaba Khamenei.

Secondogenito della Guida Suprema Ali Khamenei, Mojtaba non è un politico eletto. Non ha una carica istituzionale che preveda il confronto con l’elettorato. Eppure, in un regime che ha costruito la sua identità storica sul rifiuto della monarchia ereditaria, Mojtaba si sta affermando come l’architetto di una successione che ha tutti i contorni di una dinastia di fatto.

L’anello di congiunzione tra clero e armi

Perché Mojtaba è così pericoloso per gli equilibri interni? La risposta sta nella sua capacità di tessere trame invisibili. Egli non è soltanto il figlio del leader: è il ponte strategico tra l’ala religiosa del regime e il braccio armato del Paese: il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), i Pasdaran.

Questa alleanza non è solo ideologica, è profondamente pragmatica. Mojtaba ha saputo garantire ai Pasdaran il controllo capillare su settori strategici dell’economia iraniana — dagli appalti pubblici alla gestione delle infrastrutture vitali — blindando la lealtà dei vertici militari. In cambio, il clan Khamenei ottiene una protezione che trascende la politica: una sorta di “assicurazione sulla sopravvivenza” garantita dalle armi.

Il regista della repressione

L’inchiesta che abbiamo pubblicato nell’ultimo episodio del nostro podcast punta i riflettori su un aspetto spesso trascurato: il ruolo di Mojtaba nella gestione del dissenso. Quando le strade dell’Iran si riempiono di giovani che chiedono dignità e libertà, la risposta violenta del regime non è un evento casuale. È un’operazione tattica.

Secondo diversi osservatori internazionali, Mojtaba agisce come un vero e proprio “regista” della repressione. La sua strategia non punta al consenso — che il regime sa di aver ormai perso — ma alla pura conservazione dello status quo attraverso il logoramento del nemico interno.

Il punto cieco di un piano perfetto

Ma può un Paese come l’Iran essere gestito come un’azienda familiare? Il piano di Mojtaba mira a una “monarchia sciita” blindata, dove il potere passa di padre in figlio sotto la veste di una repubblica teocratica.

Tuttavia, esiste un punto cieco che il Palazzo sembra non voler vedere: la piazza. Un popolo che ha pagato il prezzo più alto in termini di diritti e vite umane è pronto ad accettare un cambio di vertice che non è altro che la prosecuzione di un sistema che ha imparato a detestare?

La figura di Mojtaba Khamenei è il simbolo di un Iran che si fa sempre più cupo, militare e chiuso in se stesso. Un Iran che non discute il cambiamento, ma che lo combatte.

“Credete che il passaggio di potere ereditario sarà accettato dal popolo iraniano o sarà la scintilla di una nuova fase rivoluzionaria? Ditecelo nei commenti.”

Ascolta l’approfondimento completo nel nuovo episodio di “Pdcast news – Informazione libera”.

👉 [MOJTABA: IL REGISTA DELL’OMBRA. Il figlio di Khamenei e il patto con i Pasdara.]

Chi è l’autore
Don Giuseppe Serrone Giornalista fondatore e collaboratore editoriale del Podcast “News” della web radio “Informazione Libera”

Don Giuseppe Serrone coniuga l’impegno pastorale con una profonda passione per l’analisi geopolitica e sociale. Da sempre attento alle periferie del mondo e alle dinamiche di potere che spesso sfuggono alla grande stampa, don Giuseppe crede fermamente che l’informazione sia un pilastro essenziale per la giustizia e la verità.

Attraverso i suoi interventi e le inchieste pubblicate su Pdcast news, si propone di far luce sulle “zone d’ombra” dei conflitti contemporanei, dando voce a chi è oppresso e analizzando criticamente — senza sconti — le logiche di dominio che regolano il nostro tempo. La sua è un’informazione che non si limita a registrare gli eventi, ma cerca di interrogarne le radici etiche, per non abituarsi mai all’indifferenza.

EDITORIALE
Il dovere di guardare nell’ombra
La notizia non è solo ciò che accade sotto la luce dei riflettori. Spesso, la verità si nasconde esattamente dove il potere vorrebbe che non guardassimo: nelle pieghe di una nomina mai ufficializzata, nei corridoi silenziosi di un palazzo governativo, nei patti siglati lontano dagli occhi dell’opinione pubblica.
Nel Blog Informazione Libera, la nostra missione è questa: restare svegli mentre la narrazione ufficiale vorrebbe farci addormentare. Non ci accontentiamo di osservare la superficie delle cose. Vogliamo indagare le radici, capire le trame, dare voce a quella coscienza critica che — seppur silenziata — continua a pulsare nel cuore delle società oppresse.
Informare significa, prima di tutto, rifiutare l’indifferenza. Significa essere custodi di una verità che non si piega alle convenienze strategiche. Perché, come abbiamo imparato, laddove c’è un’ombra che si allunga, c’è sempre qualcuno che ha il dovere morale di accendere una luce.
Don Giuseppe Serrone

“COMUNICATO STAMPA: 150 bambine uccise in Iran, il podcast che rompe il silenzio”

COMUNICATO STAMPA

STRAGE DI MINAB: IL SILENZIO SULLE 150 BAMBINE UCCISE DIVENTA UN CASO MEDIATICO. Il nuovo episodio del podcast di “Podcast news – Informazione libera” rompe l’indifferenza sulla tragedia della scuola Shajareh Tayyebeh in Iran.

Città del Vaticano / Roma, 9 Marzo 2026 – Mentre il bilancio delle vittime civili dell’offensiva condotta da Stati Uniti e Israele in Iran continua a salire, un episodio specifico sta scuotendo la coscienza umanitaria internazionale, nonostante il parziale oscuramento mediatico: l’uccisione di almeno 150 studentesse nella scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab.

L’attacco, avvenuto sabato scorso durante il regolare orario di lezione, ha sventrato l’istituto frequentato da bambine tra i 7 e i 12 anni. Nonostante le conferme arrivate da testate internazionali come The Guardian e Washington Post, la notizia fatica a scalare le agende politiche globali.

L’INCHIESTA DI PDCAST NEWS Il nuovo episodio del podcast “L’Ombra di Minab”, prodotto da Pdcast news – Informazione libera, analizza la dinamica dell’attacco e solleva interrogativi etici sulla “zona grigia” dei conflitti contemporanei.

“Non ci sono morti di serie A e di serie B”, ricorda il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin nell’episodio, sottolineando come il diritto umanitario non possa essere sacrificato sull’altare della strategia militare. Il podcast dà voce anche al grido di Papa Leone XIV, che ha definito la distruzione di scuole e ospedali come una “vergogna per l’umanità”.

I PUNTI CHIAVE DELL’EPISODIO:

  • La ricostruzione tecnica: Come un missile abbia centrato un edificio civile situato in una zona densamente popolata.
  • Il paradosso della tecnologia: Nell’era dei droni e della geolocalizzazione, come è possibile colpire un’aula scolastica?
  • Le testimonianze: Il racconto drammatico dei soccorritori che hanno scavato a mani nude tra gli zaini insanguinati.
  • L’appello all’informazione: Perché la vita di 150 bambine iraniane sembra pesare meno di altri scenari di guerra?

“Se la morte di 150 bambine non fa più notizia, significa che l’opinione pubblica è caduta in una voragine irreparabile”, dichiara la redazione di Pdcast news. “Il nostro obiettivo è restituire dignità a queste vittime e rompere la logica del riarmo che ignora il costo umano.”

L’episodio è disponibile da oggi su tutte le principali piattaforme di streaming (Spotify, Amazon Music) e sul sito ufficiale.

Link al podcast: L’Ombra di Minab Episodio: 150 zaini sotto la polvere

Link per il download diretto:

 https://api.spreaker.com/v2/episodes/70544164/download.mp3

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Redazione Pdcast news – Informazione libera Email: [sacerdotisposati@gmail.com]

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Vangelo e Commento del 9 Marzo 2026 (podcast dalla web radio)

🎙️ Vangelo e Commento del 9 Marzo 2026: “La Verità che Libera”

 

Iniziamo la settimana con una domanda: quanto siamo disposti a lasciarci guardare dentro da Dio? Dopo il pozzo della Samaritana, oggi approfondiamo cosa significa vivere nella verità.  La Quaresima non è un peso, ma un’opportunità per togliere le maschere.

  • Dal Vangelo secondo Luca
  • In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
    All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
  • La Parola che illumina: Spesso evitiamo la verità perché temiamo il giudizio. Ma la Parola di Dio non è una spada che ferisce, è una luce che guida.

  • L’umiltà del cuore: Riconoscere i propri limiti è il primo passo per accogliere la grazia.


🙏 Preghiera: “Donaci uno sguardo nuovo”

Signore Gesù, all’inizio di questa nuova settimana, ti affidiamo i nostri passi. Liberaci dalla paura di non essere abbastanza, dalla tentazione di nascondere le nostre fragilità dietro l’apparenza.

Donaci la sincerità del cuore. Insegnaci a chiamare le cose per nome, a non giustificare i nostri egoismi, ma a consegnarli a Te con fiducia.

Sia la Tua Verità a guidarci, non come un peso che schiaccia, ma come il respiro che ci rende finalmente liberi. Aiutaci a guardare gli altri con la Tua stessa compassione, perché ogni nostro incontro sia un’occasione di grazia.

Amen.

Rassegna stampa 9 Marzo 2026 (podcast dalla web radio)


“Buongiorno da Informazione Libera. È lunedì 9 marzo 2026. Iniziamo la settimana con lo sguardo rivolto ai mercati e ai palazzi della politica internazionale. Ecco i titoli che troverete in edicola stamattina.”

🌍 Geopolitica: La tregua tiene, ma l’incognita è il petrolio

“L’apertura internazionale è dominata dalla fragile stabilità in Medio Oriente. Il Corriere della Sera titola: ‘Tregua, il giorno più lungo’, confermando che il cessate il fuoco di 48 ore nel Golfo ha retto. Tuttavia, il Financial Times avverte: l’attenzione si sposta ora sul prezzo del barile. Se la tregua non diventerà permanente entro mercoledì, i mercati energetici potrebbero subire un nuovo shock. Intanto, a Vienna, l’OPEC+ ha convocato una riunione straordinaria.”

🇮🇹 Italia: PNRR e il rebus delle riforme

“Sui quotidiani nazionali, da La Repubblica a La Stampa, il tema centrale è lo stato di avanzamento del PNRR. Il Governo deve presentare entro venerdì i nuovi target per la sesta rata. La Premier Meloni, reduce dai messaggi dell’8 marzo, affronta oggi un delicato consiglio dei ministri sulle concessioni balneari, un tema che rischia di riaccendere le tensioni con Bruxelles. Il Sole 24 Ore analizza invece l’impatto del successo del BTP Valore sulla stabilità dello spread, che stamattina apre sotto i 150 punti.”

🏆 Sport: Lunedì di analisi e Paralimpiadi

“In ambito sportivo, La Gazzetta dello Sport analizza i risultati del weekend di Serie A, con la lotta Champions che si fa sempre più serrata. Da Verona, arrivano buone notizie dalle Paralimpiadi: l’Italia risale il medagliere nonostante il clima di protesta diplomatica che continua ad aleggiare sul villaggio olimpico.”

 “La rassegna di Informazione Libera finisce qui. Vi auguriamo un buon inizio di settimana. A domani!”

Media Iran: “Raggiunto accordo sul successore di Khamenei” | Idf: “Neutralizzeremo anche lui” | Media Usa: “Trump valuta forze speciali per sottrarre uranio a Teheran”

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Un consenso della maggioranza sulla successione della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei “è stato più o meno raggiunto”: lo ha annunciato l’Ayatollah Mohammadmehdi Mirbaqeri, membro dell’Assemblea degli Esperti, riferisce Mehr.

Candidato prescelto ‘è odiato dal Grande Satana (gli Usa)’. Potrebbe essere il figlio….

L’ayatollah Mohsen Heidari Alekasir, un altro membro dell’Assemblea, ha detto che un candidato è stato scelto sulla base del consiglio del defunto leader supremo, il leader iraniano avrebbe dovuto “essere odiato dal nemico”.
“Persino il Grande Satana (gli Usa) ha fatto il suo nome”, ha detto Heidari Alekasir. (ansa)

Al nono giorno del conflitto in Medio Oriente, la popolazione israeliana è stata svegliata da una nuova pioggia di missili balistici a cui ha risposto poche ore dopo lanciando una nuova ondata di attacchi contro l’Iran. A Teheran intanto sembrerebbe che gli Esperti abbiano trovato un accordo sul successore di Khamenei come Guida suprema, anche se il nome deve ancora essere ufficializzato. Durante la notte, le forze israeliane hanno condotto un raid di precisione in un alto edificio di Beirut, che avrebbe causato la morte di 4 persone: “Abbiamo ucciso un comandate dei pasdaran iraniani”. Nonostante le parole del presidente Pezeshkian, l’Iran continua imperterrito a lanciare missili e droni contro i Paesi del Golfo. L’Arabia Saudita avrebbe intercettato diversi velivoli esplosivi sopra Riad, tra cui uno diretto contro il quartiere diplomatico. Nella notte, un’esplosione ha coinvolto anche l’ambasciata americana a Oslo. Non ci sarebbero feriti. Secondo Axios, gli Usa starebbero discutendo internamente la possibilità di usare forze speciali in Iran per sottrarre uranio arricchito.

tgcom24