
Editoriale della Redazione
L’ultimo bollettino delle nomine della Diocesi di Bergamo, pubblicato dall’Eco di Bergamo, scatta una fotografia drammatica e paradossale della Chiesa odierna. Un tempo “fucina di vocazioni”, la terra orobica si ritrova oggi a fare i conti con una desertificazione che schiaccia i pochi sacerdoti rimasti sotto un carico di lavoro disumano.
Il caso simbolo: Don Gianpaolo e l’ubiquità forzata
Il nome di Don Gianpaolo Baldi è diventato, suo malgrado, il simbolo di questa crisi. La Curia lo ha nominato vicario interparrocchiale di ben cinque comunità: Alzano Maggiore, Alzano Sopra, Monte Nese, Nese e Olera. Come se non bastasse, dovrà ricoprire anche il ruolo di Cappellano dell’Ospedale di Alzano.
I numeri non mentono: all’inizio degli anni 2000 i “curati” (i preti giovani dedicati agli oratori) erano 130. Oggi sono appena 30.
La “Sintesi dei Carismi” o lo sfinimento dei preti?
Si parla spesso, con un gioco di parole attribuito a Paolo VI, della necessità per il clero di avere il “carisma della sintesi” (capacità di coordinare i laici). Ma la realtà che emerge dalle nomine di Bergamo racconta un’altra storia: ai preti si chiede la sintesi di tutti i carismi. Devono essere manager, animatori, amministratori, celebranti e assistenti spirituali, tutto contemporaneamente e in luoghi diversi.
La domanda sorge spontanea: quanto può durare un uomo prima del burnout? E che tipo di “cura d’anime” può offrire un sacerdote che deve correre tra cinque campanili e un ospedale?
La nostra proposta: Riammissione, non sostituzione
Mentre le istituzioni (oratori e parrocchie) rischiano di morire per mancanza di guide, migliaia di preti sposati — uomini formati, esperti, padri di famiglia che conoscono la realtà del quotidiano — restano esclusi dal ministero.
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Perché sovraccaricare un giovane fino a spegnerne l’entusiasmo, quando accanto a lui potrebbero operare sacerdoti sposati pronti a condividere il peso del servizio?
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Perché preferire la chiusura dei centri giovanili piuttosto che abbattere il muro del celibato obbligatorio per chi ha già ricevuto l’Ordine?
Il Digiuno di Don Serrone: Un grido per la vita della Chiesa
Proprio mentre i fatti di Bergamo gridano l’urgenza di un cambiamento, Don Giuseppe Serrone continua il suo digiuno e il suo appello a Papa Leone XIV. Non è una protesta ideologica, ma un atto d’amore verso una Chiesa che sta morendo di rigidità burocratica.
Chiedere la riammissione dei preti sposati al ministero non è solo una questione di diritti civili (per la quale stiamo preparando candidature formali), ma una necessità pastorale vitale.
O si cambia, o si muore. E la soluzione è già sotto i nostri occhi: riaprite le porte agli operai che sono già nella vigna, anche se hanno una fede al dito.
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