
Il caso Ranucci-Lavitola si intreccia, come nella rete da pesca esposta nel ristorante Cefalù, con un’altra vicenda dai contorni ancora indefiniti. Quella che porta nelle segrete stanze del Vaticano, con il caso del cardinale Angelo Becciu. Un caso in cui processo giudiziario e mediatico hanno viaggiato in parallelo. Al centro dell’inchiesta vaticana – lo ricordiamo – ci sono i fondi della Segreteria di Stato, il palazzo di 60 Sloane Avenue a Londra e i finanziamenti a Cecilia Marogna.
Il 16 dicembre 2023 Becciu è stato condannato in primo grado a cinque anni e sei mesi, ottomila euro di multa e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per peculato e truffa. Il 17 marzo 2026 la Corte d’Appello vaticana ha però riconosciuto una «nullità relativa» del primo grado, anche per il mancato deposito integrale degli atti invocato dalla difesa, disponendo la rinnovazione di parte del dibattimento.
La sentenza resta efficace, ma nella fase preliminare sono state accolte alcune significative eccezioni difensive. Report ha dedicato all’affaire due servizi: Lo sterco del diavolo, del 12 aprile 2021, e Pacco, doppio pacco e contropaccotto, di Giorgio Mottola, trasmesso il 31 gennaio 2022. «La vicenda giudiziaria che ha interessato il cardinale Becciu è stata caratterizzata da una rappresentazione mediatica di stampo colpevolista. Nell’ambito di tale narrazione si sono inseriti anche alcuni servizi di Report, rispetto ai quali sono state proposte due querele nell’interesse del cardinale Becciu», sottolineano gli avvocati Fabio Viglione e Laura Finiti. «Una nel 2021 e una più recente, nel 2025. Ad oggi non ci risulta che siano state archiviate e non ci è stato notificato alcun provvedimento definitivo».
Il nodo più delicato riguarda Nicola Giampaolo, intervistato da Mottola nel 2021 sulle cause di beatificazione. «Giampaolo rivolse al cardinale accuse gravissime, parlando di una presunta richiesta di denaro collegata a una causa di beatificazione. Successivamente, convocato nell’Ufficio del Promotore di Giustizia vaticano riproponendo sostanzialmente la stessa versione dei fatti, gli venne contestato il reato di calunnia per il quale è stato condannato». La condanna a tre anni e sei mesi, pronunciata nell’ottobre 2025, è stata confermata in appello il 26 giugno 2026. «Giampaolo è stato inoltre condannato a risarcire al cardinale quindicimila euro, oltre alle spese legali. L’imputato ha proposto ricorso ma attualmente registriamo due sentenze conformi, una del Tribunale e l’altra della Corte di Appello vaticana, che lo hanno condannato per calunnia in danno del cardinale Becciu. Nel procedimento vaticano è stata acquisita e trascritta anche la puntata di Report nella quale quelle accuse erano state formulate».
La sentenza non cancella l’intera inchiesta, ma apre un problema sulla verifica delle fonti. «I giornalisti hanno il diritto di proteggere le proprie fonti. Il punto è che le informazioni diffuse devono essere corrette e veritiere e, talvolta, non lo sono. In questi casi, l’unica tutela per una persona colpita dall’informazione ritenuta diffamatoria è l’accertamento giudiziario». I legali evidenziano anche una contraddizione cronologica: «Le fantasiose accuse erano, peraltro, riferite alla primavera del 2018, quando il cardinale Becciu non era ancora prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Assunse quell’incarico soltanto il primo settembre 2018. Gli sono stati quindi attribuiti fatti che, in quel momento, non avrebbe neanche potuto commettere». Su questo scenario pesa lo scoop del Riformista: la cena del maggio 2023 nel ristorante Cefalù tra Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci e don Gianni Fusco.
Il prelato ha poi confermato che Ranucci gli rivolse domande sul caso Becciu. La cena, successiva alle puntate, non prova che Lavitola fosse la fonte, ma alimenta il dubbio che possa aver avuto un ruolo di intermediario. Viglione e Finiti restano prudenti: «Non sappiamo che cosa si siano detti durante quelle cene, non possiamo quindi formulare ipotesi sul suo eventuale contributo alle inchieste di Report». Di certo, tra brindisi, risate e pacche sulle spalle, Il Riformista nel maggio 2023 ha documentato – con foto e video – l’esistenza di una intesa cordiale tra il prelato, il giornalista che mise il cardinale nel mirino di Report e il ristoratore che aveva organizzato quell’incontro.
Sul processo Viglione e Finiti aggiungono: «Siamo certi dell’innocenza del cardinale Becciu. La stessa sentenza di primo grado lo ha assolto da cinque delle otto contestazioni e, pur pronunciando una condanna sulle altre tre, ha riconosciuto che non ha ottenuto alcun tornaconto personale, neppure un centesimo. Confidiamo che la Corte d’Appello possa chiarire definitivamente la sua estraneità ai fatti». Infine, precisano: «Non intendiamo condurre una polemica contro Report e pratichiamo sempre la massima cautela, nel rispetto del principio di non colpevolezza che va esteso a tutti e per ogni vicenda giudiziaria».
E se il cardinale dovesse essere assolto? «Riteniamo auspicabile che la trasmissione ne dia conto con la stessa evidenza riservata alle accuse. Sarebbe la migliore risposta per un programma di inchiesta che ha a cuore l’interesse pubblico e la corretta informazione». Le querele che hanno depositato in relazione ai servizi di Report restano ancora senza una formale definizione. «Se sarà presentata una richiesta di archiviazione delle querele, la leggeremo ed essendo convinti della diffamatorietà dei servizi, proporremo opposizione dinanzi al Gip», dichiarano.
Bisogna dire che la giustizia, per la quale in qualche caso Ranucci invoca tempi rapidi ed esiti certi, quando deve occuparsi del conduttore Rai sembra entrare in un ambito assai temuto dai pescatori ritratti sulle pareti del ristorante Cefalù. L’insabbiamento.
Il Riformista