Il messaggio di Papa Leone XIV alle consacrate degli USA: la forza della testimonianza e la necessità di un’alleanza pastorale per risvegliare il mondo

Il videomessaggio di Papa Leone XIV ai partecipanti all’Assemblea Annuale della Conferenza delle Superiore Maggiori degli Usa nel 70.mo anniversario della fondazione

Nel suo recente videomessaggio rivolto all’Assemblea annuale della Conferenza delle Superiore Maggiori degli Stati Uniti (LCWR), Papa Leone XIV ha espresso con parole accorate la gratitudine di tutta la Chiesa per la presenza, l’operato e la vitalità delle religiose e dei consacrati. Il Pontefice ha sottolineato come la Chiesa abbia profondo bisogno della loro testimonianza radicata in Cristo per «contribuire a risvegliare il mondo», rendendo un sentito omaggio ai contributi storici e duraturi offerti dagli Istituti religiosi nei campi fondamentali dell’evangelizzazione, dell’educazione e dell’assistenza ai poveri e agli emarginati.

Questo accorato richiamo alla fecondità della vita consacrata invita a riflettere su come lo spirito di servizio e l’ardore missionario debbano trovare oggi nuove forme di collaborazione e sinergia all’interno del Popolo di Dio.

Una testimonianza condivisa per la rigenerazione delle comunità

Il Papa ricorda che la capacità di risvegliare le coscienze non deriva da formule burocratiche, ma dalla qualità della vita spirituale e dalla vicinanza concreta alle sofferenze umane. In questo orizzonte di rinnovamento e di presenza attiva sul territorio, la testimonianza di chi ha dedicato la propria vita al Vangelo si dimostra un pilastro insostituibile per superare la secolarizzazione e lo smarrimento della società contemporanea.

Riconoscere l’immenso valore del servizio reso nei settori dell’istruzione, della carità e dell’annuncio evangelico significa anche comprendere la necessità di spalancare le porte a tutte le forze vive della Chiesa, creando una reale alleanza tra diverse vocazioni:

  • Presenza e prossimità nelle periferie: Come le consacrate operano spesso in prima linea accanto agli ultimi, così la presenza capillare di famiglie presbiterali e di sacerdoti sposati può rafforzare la trama relazionale delle comunità locali, garantendo ascolto e sostegno quotidiano.

  • Continuità dell’azione educativa e caritativa: La collaborazione tra la vita consacrata e il ministero presbiterale integrato nella vita familiare e sociale crea una rete educativa e caritativa ancora più solida, capace di intercettare i bisogni delle nuove generazioni e delle famiglie in difficoltà.

Unire le vocazioni per una Chiesa in uscita

Il messaggio di Papa Leone XIV alla LCWR conferma che la Chiesa trae forza dalla varietà dei suoi carismi e dalla capacità di lavorare insieme per il bene comune.

Allargare lo sguardo e valorizzare la complementarità tra le diverse forme di vocazione — dalla vita consacrata femminile al ministero presbiterale nelle sue diverse espressioni — rappresenta la via maestra per far sì che il messaggio evangelico continui a essere una luce viva, capace di riscaldare i cuori e di restituire speranza e vitalità alle nostre parrocchie e al mondo intero.

Lettura e Vangelo del giorno 13 agosto 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dal libro del profeta Ezechièle
Ez 12,1–12

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli.
Tu, figlio dell’uomo, fatti un bagaglio da esule e di giorno, davanti ai loro occhi, prepàrati a emigrare; davanti ai loro occhi emigrerai dal luogo dove stai verso un altro luogo. Forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli. Davanti ai loro occhi prepara di giorno il tuo bagaglio, come fosse il bagaglio di un esule. Davanti a loro uscirai però al tramonto, come partono gli esiliati. Fa’ alla loro presenza un’apertura nel muro ed esci di lì. Alla loro presenza mettiti il bagaglio sulle spalle ed esci nell’oscurità. Ti coprirai la faccia, in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti».
Io feci come mi era stato comandato: preparai di giorno il mio bagaglio come quello di un esule e, sul tramonto, feci un foro nel muro con le mani. Uscii nell’oscurità e sotto i loro occhi mi misi il bagaglio sulle spalle.
Al mattino mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, non ti ha chiesto la casa d’Israele, quella genìa di ribelli, che cosa stai facendo? Rispondi loro: Così dice il Signore Dio: Questo messaggio è per il principe di Gerusalemme e per tutta la casa d’Israele che vi abita.
Tu dirai: Io sono un simbolo per voi. Quello che ho fatto io, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù. Il principe che è in mezzo a loro si caricherà il bagaglio sulle spalle, nell’oscurità, e uscirà per la breccia che verrà fatta nel muro per farlo partire; si coprirà il viso, per non vedere con gli occhi il paese».

Salmo Responsoriale

Dal Sal 77 (78)

R. Proclameremo le tue opere, Signore.

Si ribellarono a Dio, l’Altissimo,
e non osservarono i suoi insegnamenti.
Deviarono e tradirono come i loro padri,
fallirono come un arco allentato. R.

Lo provocarono con le loro alture sacre
e con i loro idoli lo resero geloso.
Dio udì e s’infiammò,
e respinse duramente Israele. R.

Ridusse in schiavitù la sua forza,
il suo splendore in potere del nemico.
Diede il suo popolo in preda alla spada
e s’infiammò contro la sua eredità. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,21- 19,1

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

Se le case ci possiedono

Se le case ci possiedono

Spesso d’estate ci si ritira nella seconda casa, per chi ne ha una. È stato il nostro luogo di vacanze da bambini e sarà il luogo delle vacanze dei tuoi bambini. La seconda casa ti vede tornare puntualmente dalla vita della prima casa. L’una ospita la routine della quotidianità lavorativa, l’altra accoglie il tempo del non lavoro. Una prevalentemente in città, l’altra in collina, al mare, in montagna, al paese di origine. Per alcuni la seconda casa è su quattro ruote (camper o roulotte), per altri in muratura, per altri ancora si identifica con una località dove di anno in anno affittano un alloggio.

Quelle in muratura di solito sono un’eredità familiare che si passa di generazione in generazione. A volte sono vicine al cimitero dove sono seppelliti i parenti e questo rende ancora più difficile venderle: allontanarsi dalle tombe può sembrare un abbandono. Come gli alberi, anche le case sono collegate alla terra che le ospita, al legame con i nostri cari e alla comunità che vi abita intorno. Questo fa sì che le case in muratura siano le più vincolanti: sono loro a possedere noi, come scrive Renzo Ceresa nel suo romanzo Bruciare la salvia. I settant’anni.
Per le persone nate in un altro paese, la seconda casa coincide con una lingua diversa da quella parlata nel paese della prima casa. Spesso per loro il ritorno avviene una volta ogni tanto perché il biglietto per il Perù o per lo Sri Lanka è costoso e tocca risparmiare per anni per andarci.
Nelle due case siamo persone diverse. In una entriamo e usciamo per lavorare, nell’altra ci dedichiamo a produrre decine di barattoli di marmellata di dubbio gusto, tagliamo l’erba e leggiamo libri su una sedia a sdraio. Anche l’abbigliamento cambia, in una le scarpe con il tacco, nell’altra vestiti larghi e ciabatte. In una il wifi e nell’altra, a volte, ancora il telefono fisso e il lettore DVD (o VHS!). In una i bambini sono scortati nei loro spostamenti e nell’altra imparano l’autonomia muovendosi da soli in bicicletta nel paesello o dentro il campeggio.

Intorno alle seconde case vive una comunità di residenti che non ha una seconda casa perché è soprattutto chi migra in città per lavoro che ne ha una. Se non migri resti in quella che un giorno sarebbe potuta diventare la tua seconda casa. A lungo chi migrava verso la città faceva il salto sociale arricchendosi e raggiungendo il prestigio di chi è parte del rutilante capitalismo urbano. Oggi che le città sono diventate sempre più respingenti da un punto di vista climatico, della qualità della vita, del costo delle case, tornando alla seconda casa in montagna mi chiedo chi tra di noi abbia fatto la scelta più oculata.

Avvenire

Un gruppo di ricercatori propone un investimento finanziario pubblico per ogni nuovo nato, il cui capitale potrà essere riscattato solo da adulti e se si avranno figli. Un meccanismo di solidarietà generazionale al contrario

Un fondo per far nascere genitori. L’idea finlandese che fa discutere

Nella lingua finlandese vauva significa neonato, il Sampo è invece un oggetto magico della mitologia finnica che assicura abbondanza e prosperità a chi lo possiede. Il fatto che un gruppo di ricercatori abbia deciso di avanzare l’idea di un fondo per i neonati di domani, o per i futuri genitori, chiamandolo Vauvasampo, dice molto dell’ambizione della proposta, ma anche della speranza che lo strumento finanziario riesca a risollevare il paese dalla crisi della natalità che sta attraversando. Riferimenti magici a parte, il fondo è qualcosa di veramente nuovo ed “estremo” nel panorama delle misure per aiutare le coppie ad avere i figli che desiderano. È come una pensione all’inverso, che accantona e investe risorse oggi per sostenere le nascite del futuro.

L’idea del Vauvasampo è stata avanzata da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di ricerca sulla popolazione della Federazione delle famiglie finlandesi, diretto da Anna Rotkirch, e funziona in modo semplice. Lo Stato accantona 5.000 euro per ogni bambino che nasce in Finlandia. Il capitale viene investito in titoli o indici azionari, come farebbe un fondo pensione con un orizzonte di lungo periodo. La somma accumulata potrà essere riscossa solamente se, una volta adulti, si diventerà genitori. Non tutta la cifra, però: il 70% alla nascita del primo figlio, il 60% del rimanente alla nascita di un eventuale secondo, il resto con il terzo. Tradotto in euro, e ipotizzando un rendimento nominale annuo del 6%, secondo una simulazione degli autori, ciascun genitore potrebbe ricevere, tenendo conto dell’inflazione, circa 13.200 euro per il primo figlio, 3.900 per il secondo, 2.800 per il terzo. E chi invece non diventa padre o madre? La sua quota, dopo 45 anni, tornerebbe al fondo per essere destinata alla generazione successiva, e nel giro di qualche decennio il capitale accumulato dovrebbe rendere il meccanismo autosufficiente, non più dipendente dai contributi statali.
Il fondo potrebbe dunque  effettuare i primi pagamenti circa vent’anni dopo la sua introduzione, quando i primi assegnatari comincerebbero a diventare genitori. Nel frattempo, per evitare torti generazionali, è previsto un regime transitorio di bonus: 5.000 euro alla nascita del primo figlio, 2.000 per il secondo, 500 euro per il terzo. Il costo medio annuo per lo Stato, tra fondo e regime transitorio, è stimato in 325 milioni, lo 0,12% del Pil finlandese o lo 0,81% della spesa previdenziale. I promotori calcolano che i soli bonus transitori possano risollevare il tasso di fecondità da 1,3 a 1,6 figli per donna, mentre il fondo pienamente operativo lo porterebbe vicino a 2. Questo vorrebbe dire, sempre in base alle simulazioni, avere 17.000 nascite in più rispetto ai livelli attuali, una caduta dal 45% al 25% delle persone senza figli dopo i 45 anni, un crollo delle disparità di reddito e un aumento della popolazione femminile adulta di 70-80mila unità entro il 2076 rispetto a uno scenario senza incentivi.
Stime di questo tipo incorporano un grado molto alto di incertezza, l’aspetto innovativo è piuttosto l’accostamento al concetto di previdenza, come fosse un sistema pensionistico inverso, perché sostiene la solidarietà intergenerazionale trasferendo risorse dalle generazioni adulte e anziane a quelle più giovani, soprattutto offrendo una prospettiva di lungo periodo, immaginando una società futura più favorevole alle famiglie. In uno scenario di invecchiamento demografico, l’intenzione è di contrastare quel circolo vizioso, comune a molti paesi occidentali, che a fronte del calo delle nascite vede la politica smettere di investire nei bambini e nelle nuove generazioni perché ormai non paga più elettoralmente.

I promotori del fondo (tra i quali c’è anche il demografo statunitense Lyman Stone, a capo della Pronatalism Initiative dell’Institute for Family Studies, riconoscono i limiti di una proposta fortemente orientata a indirizzare i comportamenti sociali, caratteristica in ogni caso tipica del welfare nordico, insieme all’inventiva e alla generosità delle prestazioni. Se l’intenzione della proposta è assottigliare il gap tra figli desiderati e figli avuti, ridurre l’incertezza finanziaria per chi diventa genitore, e incoraggiare ad avere figli prima che sia troppo tardi, ci sono alcuni aspetti critici da valutare. Si pone ad esempio un tema di equità (e di sensibilità) verso chi non vuole o non può avere figli. Inoltre, uno strumento finanziario così strutturato e robusto può apparire una forma di mercificazione della natalità, oltre che di invasione nella sfera privata, senza contare possibili abusi nell’ambito delle decisioni familiari. Non sono questioni da poco.
La Finlandia ha conosciuto un crollo della natalità più forte rispetto ad altri Paesi: nel 2010 aveva un tasso di fecondità di 1,87 figli per donna, nel 2024 è sceso a 1,25, tornando a 1,3 nel 2025. Oltre alle classiche cause che caratterizzano il declino demografico globale legate al cambiamento delle priorità delle persone e degli stili di vita, unite ai timori per l’insicurezza finanziaria e all’innalzamento dell’età media alla quale si ha ormai il primo figlio, in Finlandia a preoccupare è in particolare l’aumento delle crisi di coppia e dei divorzi già prima della nascita dei figli. Una condizione che ha reso la solitudine e la difficoltà nell’avere un partner stabile quasi un’emergenza sociale. La probabilità di diventare genitori è poi più bassa tra le persone con redditi inferiori e una posizione lavorativa più fragile, a conferma della necessità concreta di immaginare nuove forme di sostegno.
Un aiuto finanziario come quello immaginato con il fondo per i bebè non risolverà i problemi demografici, in assenza di riforme più solide. Ma in un contesto globale in cui di fronte alle nascite che calano si argomenta sempre più spesso che  “non c’è più nulla da fare”, perché “ovunque va così”, e comunque non avere figli “è una libera scelta”, suggerendo un disinvestimento economico e persino culturale rispetto al problema, ecco che la proposta di un fondo per i figli e i genitori di domani, capace di guardare non alle prossime elezioni, ma a un orizzonte superiore ai vent’anni, e proponendo una forma di solidarietà intergenerazionale capovolta, è già una notizia. Insomma, là fuori, su al Nord, c’è ancora qualcuno che ci crede. E ha idee.

Avvenire

Ecco lo spettacolo dell’eclissi che ha incantato l’Europa

Ecco lo spettacolo dell'eclissi che ha incantato l'Europa

Il fenomeno del Sole nero è tornato sull’Europa. Per meno di due minuti, nella giornata di ieri, in una sottile striscia del Vecchio Continente la nostra stella è scomparsa del tutto. Ventisette anni dopo la celebre eclissi dell’11 agosto 1999 – l’ultima totale del secolo scorso –, l’ombra della Luna è tornata a dominare il cielo europeo. Il cono d’ombra ha attraversato le regioni artiche, la Groenlandia e l’Islanda, per poi fendere l’Atlantico fino a raggiungere la Spagna e un piccolo lembo del Portogallo. Altrove, Italia compresa, è rimasto soltanto un Sole “parziale e pallido”, progressivamente “mangiato” dal satellite mentre scendeva verso l’orizzonte. È stata, a tutti gli effetti, un’eclissi del tramonto.

In Spagna il buio è arrivato quando il giorno stava ormai finendo: a León la totalità è cominciata alle 20.28 (ora locale), mentre a Valencia si è registrata quattro minuti più tardi. A Madrid la Luna ha coperto il 99 per cento del disco solare, senza tuttavia riuscire a cancellarlo del tutto. In Islanda il fenomeno si era consumato in precedenza, con Reykjavik immersa nell’oscurità per poco più di un minuto. Lungo gran parte della fascia centrale dell’ombra lo spettacolo è durato meno di due minuti: un intervallo minuscolo, sufficiente però a trasformare il giorno in qualcosa che per millenni gli uomini hanno interpretato come una drammatica frattura nell’ordine naturale. In Italia l’eclissi è stata parziale e molto eterogenea a seconda della latitudine e, soprattutto, della longitudine. La Luna ha cominciato a sovrapporsi al Sole intorno alle 19.30 e la percentuale di oscuramento è cresciuta procedendo da Sud-Est verso Nord-Ovest.
A Milano il primo contatto è avvenuto alle 19.27 e il massimo intorno alle 20.20, con oltre il 92 per cento del disco solare coperto. A Torino e a Genova si è superato il 93 per cento; molto meno a Roma, ferma a circa il 69 per cento, e a Napoli, dove ci si è attestati intorno al 46 per cento. In molte località del Centro-Sud il Sole è tramontato prima che potesse essere raggiunto il massimo astronomico previsto. L’orografia ha fatto il resto: con l’astro ormai bassissimo, è bastato il profilo di una collina o di una montagna per anticiparne la scomparsa alla vista. Ma l’eclissi di ieri non è stata soltanto uno spettacolo per appassionati. Ancora oggi, pur sapendo prevedere al centesimo di secondo il movimento dell’ombra lunare, quei pochi minuti rappresentano un laboratorio scientifico irripetibile. La corona solare, normalmente nascosta dalla travolgente luminosità della fotosfera, emerge nitida durante la totalità attorno al disco nero della Luna. La Nasa ha inseguito l’oscurità con un aereo da ricerca WB-57 ad alta quota per studiare le dinamiche della corona stessa; in Islanda e in Spagna, nel frattempo, palloni scientifici hanno misurato ciò che accade nell’atmosfera terrestre quando viene meno, all’improvviso, la radiazione solare.
Si è trattato di un esperimento naturale su scala planetaria che nessun laboratorio artificiale avrebbe mai potuto riprodurre. È uno dei paradossi più affascinanti delle eclissi: per migliaia di anni sono state interpretate come spaventose manifestazioni dell’inconoscibile; oggi, invece, ci aiutano a conoscere meglio l’Universo e a decifrare l’ordine profondo delle cose.

Avvenire

«Francesco Guccini è morto ma Dio no»: l’illusione di addomesticare il senso del sacro nella cultura contemporanea

L’articolo pubblicato sulla rivista teologica L’Isola di Patmos analizza con acume la scomparsa del cantautore Francesco Guccini, prendendo spunto dalla sua celebre canzone «Dio è morto» per tracciare una riflessione sul rapporto tra cultura laica, nichilismo e fede autentica.

La diagnosi tragica contro l’ottimismo facile

L’analisi mette in guardia da una duplice tentazione che caratterizza il dibattito culturale odierno:

  1. La riduzione del nichilismo a pretesto lirico: Usare la celebre intuizione di Nietzsche («Dio è morto») come una semplice premessa per giungere a una soluzione consolatoria («Dio risorge in quel che noi vogliamo») significa snaturare la portata tragica della secolarizzazione. Il nichilismo moderno non è un passaggio indolore, ma una ferita aperta nella coscienza dell’uomo che ha smarrito il fondamento della verità.

  2. L’arruolamento improprio dei maestri laici: Tentare di “battezzare” o arruolare d’ufficio figure della cultura agnostica o anarchica senza rispettarne la coerenza narrativa e umana è un errore morale e intellettuale. Guccini ha sempre cantato l’inquietudine, il dubbio e la ricerca, senza cedere a facili edulcorazioni o a un “umanesimo ottimistico” di maniera.

Il senso del divino oltre i desideri dell’uomo

Il nocciolo teologico dell’articolo risiede nel richiamo al primato oggettivo di Dio. Dio non “risorge” semplicemente perché l’uomo lo desidera o perché si proietta un’aspirazione di giustizia sociale. L’esistenza e la presenza di Dio trascendono le costruzioni ideologiche e i desideri umani:

  • Dio rimane vivo e sovrano, indipendentemente dalle mode culturali e dalle proclamazioni filosofiche o artistiche della sua scomparsa.

  • La vera speranza cristiana non si fonda sull’auto-consolazione dell’uomo, ma sulla Rivelazione e sulla certezza che la Verità sussiste al di là dei mutamenti delle epoche storiche.

Riconoscere il valore della poesia e della canzone d’autore significa apprezzarne la capacità di porre domande profonde, mantenendo però la fondamentale distinzione tra la ricerca umana e la realtà del Mistero divino.

Chiarificazione necessaria: distinguere la causa legittima dei sacerdoti sposati dalle “prelature indipendenti”

Papa Francesco e l'Opus Dei

Immagine giunta dal Portogallo  riaccende i riflettori su un fenomeno sempre più diffuso: il proliferare di entità ecclesiastiche autonome, prelature e giurisdizioni indipendenti che offrono servizi religiosi, messe, esorcismi e preghiere di guarigione.

Tuttavia, tali realtà rischiano di generare una profonda confusione nella mente dei fedeli, sovrapponendo contesti privi di riconoscimento canonico da parte della Santa Sede con il cammino serio, trasparente ed evangelico dei sacerdoti sposati cattolici.

La distinzione fondamentale: legittimità e fedeltà alla Chiesa Cattolica

È necessario ribadire con chiarezza e fermezza la differenza d’identità e di intenti tra queste organizzazioni autonome e la causa promossa dal Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati:

  1. Obbedienza a Papa Leone XIV e alla Sede Apostolica: I presbiteri cattolici sposati non fondano prelature parallele, non creano giurisdizioni indipendenti né cercano scorciatoie. Essi riconoscono l’autorità di Papa Leone XIV e dei Vescovi, rimanendo in fiduciosa ed obbediente attesa di un provvedimento canonico ufficiale di riammissibilità al ministero attivo.

  2. Nessun commercio dei Sacramenti o speculazione: Il ministero sacerdotale è un dono gratuito per la cura delle anime. La vera tradizione cattolica respinge qualsiasi mercificazione delle benedizioni, degli esorcismi o delle celebrazioni liturgiche. Il servizio pastorale non si trasforma mai in un’attività a scopo di lucro o di raccolta fondi mascherata.

  3. Formazione teologica formale e titoli pontifici: I sacerdoti sposati cattolici appartengono al clero ordinato della Chiesa, provvisti di una formazione teologica formale d’eccellentissimo livello e di titoli accademici legittimi conseguiti presso le università pontificie. La loro identità si fonda sul rigore dottrinale e sul rispetto della disciplina ecclesiale.

Un richiamo al realismo pastorale e alla trasparenza

La diffusione di sigle e prelature indipendenti in Europa — dal Portogallo all’Italia — prospera spesso proprio nei vuoti lasciati dalla mancanza di sacerdoti nelle parrocchie tradizionali. Quando i fedeli si sentono soli o smarriti, corrono il rischio di affidarsi a realtà ambigue.

La risposta di vero realismo pastorale da parte delle autorità ecclesiastiche risiede nella valorizzazione e nella riammissione del clero cattolico regolarmente ordinato. Emanare un decreto canonico di riammissibilità per i sacerdoti sposati appartenenti alla Chiesa di Roma permetterebbe di riaprire le parrocchie ufficiose, garantire Sacramenti trasparenti e proteggere il Popolo di Dio da ogni forma di confusione o speculazione.

Segnali che la seconda venuta di Gesù si sta avvicinando davvero

Segnali che la seconda venuta di Gesù si sta avvicinando davvero

La seconda venuta di Gesù, nota anche come secondo avvento o parusia, è la convinzione che Gesù tornerà sulla terra. Secondo la Bibbia, prima di ascendere al cielo, Cristo promise ai suoi discepoli che sarebbe tornato. Per secoli i credenti hanno atteso il ritorno di Cristo, ma quando tornerà Gesù e perché?

In questa galleria, scaviamo in profondità nella Bibbia e vi forniamo le risposte a queste e a molte altre domande. Cliccate e scoprite cosa sappiamo della seconda venuta di Gesù.

La seconda venuta di Gesù è la convinzione che Cristo tornerà, dopo essere asceso al cielo in seguito alla risurrezione.

Secondo Giovanni 14:1-3, Gesù disse: “Non sia turbato il vostro cuore… Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se non fosse così, ve lo avrei detto. Io vado a prepararvi un posto. E se vado e vi preparo un posto, tornerò e vi accoglierò in me stesso, affinché dove sono io, siate anche voi”.

Giovanni 14:1-3 è piuttosto chiaro al riguardo: “Egli verrà perché ha promesso che lo avrebbe fatto”.

La Bibbia lo spiega in Giovanni 5:25-29: “Egli verrà di nuovo per completare il piano di salvezza, che comprende la nostra risurrezione, la nostra presenza al cospetto di Dio e la vita con Lui in eterno nella terra fatta nuova”.

Anche la lettura di Ebrei 9:28 offre qualche spunto per capire perché Gesù tornerà. “Così Cristo, essendosi offerto di farsi carico dei peccati di molti, apparirà una seconda volta, non per occuparsi del peccato, ma per salvare quelli che lo aspettano con impazienza”.

Quando tornerà Gesù?
È una domanda molto comune, che i discepoli hanno posto a Gesù. Ma sembra che solo Dio conosca la risposta a questa domanda. In Marco 13:32 si legge: “Di quel giorno o di quell’ora nessuno sa, neppure gli angeli del cielo, né il Figlio, ma solo il Padre”. Gesù non ha dato una tempistica ai suoi discepoli, ma ha detto che sarebbe tornato. Che sia domani o tra mille anni, nessuno lo sa veramente.

La Bibbia, tuttavia, ci suggerisce di tenerci pronti, perché può accadere in qualsiasi momento. “Fate attenzione, vegliate e pregate, perché non sapete quando sarà il momento” (Marco 13:33).

Il concetto di essere pronti è sottolineato anche in Matteo 24:44: “Per questo anche voi dovete essere pronti, perché il Figlio dell’uomo viene in un’ora che non vi aspettate”.

uttavia, in Apocalisse 22:12 vi è un accenno al fatto che Gesù tornerà presto. Si legge infatti: “Guardate, io vengo presto! La mia ricompensa è con me e darò a ognuno in base a ciò che ha fatto”.

Giacomo 5:7-9 ci dice di “essere dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore”.

Il nostro concetto di tempo è diverso da quello di Dio. “Presto”, nei termini di Dio, potrebbe non essere un concetto che comprendiamo appieno. La Bibbia lo spiega in Pietro 3:8-9.

“Ma, carissimi, non dimenticate che per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno. Il Signore non è negligente nei confronti della sua promessa, come alcuni considerano, ma è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano al pentimento” (2 Pietro 3:8-9).

Segni che la Seconda Venuta sta per accadere
I discepoli di Gesù gli chiesero quali sarebbero stati i segnali della sua venuta. In Matteo 24:3 si legge: “Quando avverranno queste cose e quale sarà il segnale della tua venuta e della fine dei tempi?”. Diamo uno sguardo ai segni menzionati nella Bibbia.

Segni: falsi Messia
Matteo 24:5 mette in guardia su questo aspetto. Si legge: “Molti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Messia”, e inganneranno molti”.

Gesù ci ha inoltre messo in guardia dai falsi messia in Matteo 24:24: “Se poi qualcuno vi dirà: ‘Ecco il Messia!’ o ‘Di qua!’, non credeteci. Sorgeranno infatti falsi messia e falsi profeti che compiranno grandi gesti e prodigi per sviare, se possibile, anche gli eletti”.

I falsi profeti sono menzionati in Matteo 24:8: “Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti”.

Segni: guerre
Gesù ci aveva avvertito che le guerre e i conflitti sarebbero aumentati prima della sua seconda venuta. Matteo 24:6-7 recita: “Sentirete parlare di guerre e di voci di guerre, ma badate di non allarmarvi. Queste cose devono accadere, ma la fine deve ancora venire. La nazione insorgerà contro la nazione e il regno contro il regno”.

Segni: la terra tremerà e la gente morirà di fame
Le catastrofi naturali e gli eventi di sofferenza umana di massa sono un altro segno menzionato nella Bibbia. “Vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi” (Matteo 24:7).

Segni: decadenza della morale
Matteo 24:12 ci avverte che la gente smetterà di preoccuparsi. “Poiché l’illegalità si moltiplicherà, l’amore di molti si raffredderà”.

Segni: diventerà buio
La Bibbia ci dice che in seguito agli eventi che precedono l’arrivo di Gesù, “il sole si oscurerà e la luna non farà più luce; le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scosse” (Matteo 24:29).

Segni: diventerà buio

Come faremo a sapere quando Gesù sarà tornato?

La Bibbia dice che ci sarà un segno nel cielo. Matteo 24:30 recita: “Allora apparirà il segno del Figlio di Dio nel cielo”.

Chi vedrà Gesù nella sua seconda venuta?

Gesù apparirà a tutti? La Bibbia ci dice che “tutti i popoli della terra piangeranno quando vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo, con grande potenza e gloria” (Matteo 24:30).

Come sarà l’arrivo di Gesù?
In Apocalisse 1:7 viene confermato il modo in cui Gesù arriverà sulla terra. “Guardate, viene con le nuvole e tutti gli occhi lo vedranno, anche quelli che lo hanno trafitto; e tutti i popoli della terra saranno in lutto a causa sua. Così sarà! Amen”.
Matteo 24:27 descrive ulteriormente l’evento: “La luce proviene dall’oriente e lampeggia fino all’occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo”.
Cosa sentiremo?
Secondo 1 Corinzi 15:52, “la tromba suonerà”, annunciando la Seconda Venuta.
Un’altra menzione di un suono di tromba si trova in 1 Tessalonicesi 4:16, che descrive la discesa di Gesù dal cielo “con un grido, con la voce dell’arcangelo e con la tromba di Dio”.

Anche le persone saranno ascoltate

Secondo la Bibbia, le persone di ogni angolo del mondo esprimeranno la loro meraviglia e loderanno l’arrivo di Gesù. In Romani 14:11 si legge: “Ogni ginocchio si inchinerà a me e ogni lingua darà lode a Dio”.

Cosa succederà?

La Bibbia ci dice che coloro che hanno seguito gli insegnamenti di Gesù saranno salvati, anche se sono già morti. Quanto a coloro che hanno fatto il male, saranno giudicati. Giovanni 5:28-29 recita: “Non meravigliatevi di questo, perché viene un’ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri sentiranno la sua voce e usciranno, coloro che hanno fatto il bene verso la risurrezione della vita e coloro che hanno fatto il male verso il giudizio”.

Fonti: (Bibleinfo) (BibleGateway) (Open Bible)


Tra profezie, fine dei tempi e segni del ritorno di Gesù: la vera risposta della Chiesa è il realismo pastorale e la cura delle comunità

Le cicliche discussioni e i contenuti divulgativi rilanciati sui media digitali e sui portali d’informazione riguardo ai “segni della seconda venuta di Gesù” o alle profezie sulla fine dei tempi (spesso legate a eventi naturali, crisi globali o tensioni geopolitiche) intercettano una paura profonda dell’uomo contemporaneo: la sensazione di smarrimento di fronte al futuro e il bisogno di trovare punti di riferimento certi.

Nel linguaggio evangelico e teologico, la riflessione sugli ultimi tempi (escatologia) non è mai stata un invito alla passività o all’attesa catastrofista, ma una chiamata alla vigilanza attiva, alla responsabilità e alla cura concreta del presente.

«Cieli nuovi e terra nuova»: la preghiera dei sacerdoti sposati che alimenta la speranza e l’attesa della Parusia

Nella tradizione cristiana e nella teologia cattolica, l’attesa della Parusia — il ritorno glorioso del Signore Gesù — non è un sentimento di rassegnazione o un’attesa passiva della fine del mondo. È, al contrario, la molla interiore che spinge la Chiesa a rinnovarsi ogni giorno e a lavorare con ardore per anticipare già nel presente quella promessa racchiusa nell’Apocalisse: «Vidi poi un cielo nuovo e una terra nuova» (Ap 21,1).

In questo cammino di speranza, la vita spirituale e la preghiera quotidiana dei sacerdoti sposati rappresentano un’offerta silenziosa ma viva, che alimenta il desiderio profondo di una Chiesa rinnovata, feconda e capace di accogliere l’Eucaristia in ogni comunità.

La redazione

Due manager donne nel Consiglio per l’Economia del Papa: c’è la principessa Gisela del Liechtenstein

Una vista del Vaticano e la principessa Gisela del Liechtenstein

La Repubblica

Leone XIV sceglie di puntare su due giovani donne nel Consiglio per l’economia del Vaticano, l’organismo di indirizzo e vigilanza che sovrintende alle attività amministrative e finanziarie della Santa Sede. Entrambe sono manager con esperienza internazionale. Elena Wettstein Principato, romana di 49 anni, laurea in Economia a Roma Tre, ha un profilo da banchiere d’affari ed è responsabile delle vendite di Ubs Group Ag. L’altra è una principessa, Gisela del Liechtenstein, 36 anni, ha studi ingegneristici al Politecnico di Zurigo, esperienze nell’investment banking e attualmente ceo di Industrie und Finanzkontor Etablissement, società specializzata nella tutela dei patrimoni.

I loro nomi appaiono in un elenco di nomine con le quali il pontefice ha rinnovato otto dei quindici componenti della struttura di controllo dell’economia vaticana alla quale viene sottoposto tra l’altro l’esame finale dei bilanci della Santa Sede. Le novità non riguardano i vertici: coordinatore resta il cardinale Reinhard Marx, confermati anche la sua vice Charlotte Kreuter-Kirchhof – un’altra donna laica, scelta in questo caso nel 2021 da papa Francesco – e il segretario, monsignor Brian Edwin Ferme.

Escono dall’organismo quattro cardinali – ErdőArboreliusPetrocchi Sako – e ne entrano altrettanti: uno è italiano, l’arcivescovo di Torino Roberto Repole, poi ci sono Grzegorz Ryś (arcivescovo di Cracovia), Ladislav Német (Belgrado), e Jean-Paul Vesco (Algeri). Le altre sostituzioni riguardano i laici. Oltre alle due giovani manager gli innesti riguardano il francese Denis Duverne e l’italiano Paolo Nusiner. Il primo, 73 anni, è stato presidente del cda di Axa. Nusiner, 63 anni, ha invece una lunga esperienza amministrativa legata alle proprietà ecclesiali, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore alla società editrice quotidiano Avvenire.

«Vannacci ha lanciato un’Opa sulla destra italiana. Ecco perché il suo programma è un pericolo»

«Vannacci ha lanciato un'Opa sulla destra italiana. Ecco perché il suo programma è un pericolo»

Il politologo Valbruzzi: «Dalla remigrazione all’assimilazionismo, è un piano irricevibile per Meloni. Ma la vera sorpresa è la sovranità monetaria, che ci allontana dall’euro e avvicina il generale ai tedeschi di Afd»

Avvenire

Nel campo largo della destra italiana, l’avanzata militare di Roberto Vannacci è destinata a provocare molte più fratture di quelle che soltanto qualche mese fa era lecito immaginarsi. «Questo è un programma che ruota del tutto intorno alla figura del generale, non del politico. È un programma su misura» argomenta il politologo Marco Valbruzzi, che insegna all’Università di Napoli Federico II e ha curato diverse pubblicazioni per Il Mulino. «Vannacci, con queste linee guida, si posiziona a metà strada tra la destra radicale e la destra estrema, in chiara competizione con Fratelli d’Italia e la Lega. Il suo è un piano studiato per strizzare l’occhio all’area nostalgica dei post-fascisti e oscilla in modo preoccupante sui principi-chiave delle istituzioni liberaldemocratiche».

A cosa sta pensando, in particolare?
Sul piano della remigrazione, ad esempio, Futuro Nazionale si spinge molto più avanti rispetto alle politiche attuali del governo di centrodestra. Cerca evidentemente di mettere in ambasce il partito di Giorgia Meloni puntando sull’assimilazionismo. Parla solo ed esclusivamente ai tanti italiani delusi. C’è anche un po’ di autarchia e di sciovinismo del welfare, ci sono derive patriarcali e una retorica a metà strada tra futurismo e nazionalismo. Ma la vera sorpresa è l’euroscetticismo.
Nel capitolo sulla sovranità monetaria, Fn si tiene le mani libere, non escludendo del tutto l’uscita dall’euro.

Non è ancora Italexit, ma ci siamo vicini. Il messaggio che si vuol dare infatti suona più o meno così: più sovranità nazionale vuol dire meno Europa. L’Italia viene prima, Bruxelles conta solo nella misura in cui fa gioco al nostro Paese. Complessivamente, siamo sulle posizioni dei tedeschi di Afd e un passo oltre Marine Le Pen e il suo Rassemblement National.
Quali effetti possono esserci, viste queste premesse, sulla corsa elettorale?
Vannacci sta lanciando un’Opa sulla destra italiana, sta dicendo a Meloni e Salvini: verrò a prendere il vostro elettorato, perché sono io la vera alternativa. In altre parole, vuole spiegare agli italiani che la premier ha fallito su tutta la linea.

È sicuro che alla fine FdI, Lega e Forza Italia non finiranno per allearsi, vista la legge dei numeri, proprio con il generale?
Viste le parole-chiave del suo programma, sarebbe sorprendente un’intesa elettorale. Per la presidente del Consiglio, il programma di Futuro Nazionale è irricevibile: una volta che ci si accredita come leader moderati in un contesto europeo, diventa difficile poi far accettare piroette elettorali, soprattutto dentro le istituzioni che si rappresentano.
È possibile che un’offerta politica così estrema attiri alle urne anche il popolo degli astensionisti?

Sì, ma in modo marginale e solo per alcune frange della cosiddetta antipolitica. Ripeto: Vannacci sa che deve affermarsi a destra e per questo strizza l’occhio a tante formazioni post-fasciste insoddisfatte dell’azione neoconservatrice di questo governo. La domanda elettorale è in perenne mutazione e in questa fluidità vuole catturare più voti possibili nello stesso “mercato”. Ma agisce dentro il perimetro definito della destra, ben sapendo che la fedeltà dei cittadini è molto bassa e di volta in volta sceglie su chi posarsi, com’è già accaduto in passato con Salvini e con Meloni.
C’è il rischio di una destabilizzazione del quadro politico? O forse stiamo tutti esagerando un po’, sopravvalutando Vannacci e le sue proposte?
Nel programma di Fn si leggono citazioni raccogliticce, da Huntington a Galli della Loggia. Non ho gli strumenti per valutare l’eventuale uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura dei testi, mentre già conosciamo le conseguenze dell’IA sui diversi video fatti circolare ad arte dallo stesso Vannacci in queste settimane. Di sicuro, si può dire che una simile offerta politica spinge con forza verso le ali estreme i due schieramenti, obbligando non solo il centrodestra ma anche il centrosinistra a ragionare sulla soglia non più così sicura del 42% di coalizione da raggiungere, come previsto dalla nuova legge elettorale. Se tale livello non venisse superato, c’è il rischio che salti lo schema bipolare e si arrivi al “liberi tutti”.