Il futuro della Chiesa ha il volto dell’Africa

SS Leone XIV 2026.04.16 Viaggio Apostolico in Camerun - Santa Messa all?Aeroporto di Bamenda

Osservatore

A cura dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa


1. Introduzione

La pubblicazione dell’Annuarium Statisticum Ecclesiae per l’anno 2024 consente di esaminare le caratteristiche statistiche dei sacerdoti nelle diverse realtà ecclesiali tra il 2013 e il 2024 e di valutare le potenzialità di rinnovo dell’attività pastorale ascrivibile alle vocazioni sacerdotali.

Differenziando l’analisi sia territorialmente, sia a seconda del clero di appartenenza dei sacerdoti (diocesani e religiosi), si possono ricavare alcuni interessanti spunti di riflessione.

2. La dinamica del complesso dei sacerdoti

A partire dal 2013 il numero dei sacerdoti, sia diocesani che religiosi, ha presentato nel contesto mondiale delle sostanziali variazioni: si è osservato, cioè, dapprima un lieve aumento nel primo triennio, seguito da una fase di sostanziale stabilità fino al 2019, e da una lenta decrescita durata fino al 2023 e in seguito, nel 2024, si è registrata una crescita.

Nel 2024 il numero dei sacerdoti ammontava a 407.421, di cui 279.238 membri del clero diocesano e 128.183 religiosi (cfr. Tav. 1).

L’incidenza del clero diocesano e di quello religioso non è mutata in modo significativo: rispettivamente 67,5% e 32,5% nel 2013 contro il 68,5% e il 31,5% nel 2024.

L’ammontare globale dei sacerdoti nel mondo nel 2024, rispetto a quello del 2013, ha subito un decremento dell’1,9% risultante dal calo di 0,5% del clero diocesano e dalla flessione del 4,9% di quello religioso.

Tuttavia, una prima sommaria analisi territoriale, per quanto riguarda il complesso dei sacerdoti, svolta a livello di subcontinente, mostra che i comportamenti locali sono profondamente differenziati tra loro, sicché l’evoluzione della popolazione sacerdotale nel mondo presa da sola cela una realtà multiforme e densa di significato.

Già, infatti, se si considera a parte la sola Africa, si rileva che nel periodo considerato il numero di sacerdoti è andato via via sempre crescendo, realizzando tra il 2013 e il 2024 un incremento di 35,8%.

Passando alle varie partizioni delle Americhe si notano stridenti disparità: nell’America del Nord (Canada e Nord America), si è assistito ad una continua decrescita che si concreta in un calo di 14,2%. Nell’America Centro Continentale, che comprende il Messico, l’andamento è stato tendenzialmente crescente per tutto il periodo portando il valore del 2024 ad un livello superiore di 4,6% rispetto al dato del 2013. Tanto nelle Antille quanto nell’America Meridionale, l’andamento è immune da crisi ed è costantemente crescente, in modo tale che per i due subcontinenti i valori del 2024 superano rispettivamente di 12,0% e di 1,8% i valori iniziali. Nel Medio Oriente l’andamento iniziale ha seguito fino al 2018 una lenta decrescita ed i valori successivi sono indicativi di una tendenza al rialzo; viceversa nella rimanente Asia Sud Orientale si assiste, nell’intero periodo di osservazione, ad una crescita costante e significativa che porta il 2024 ad un livello superiore di 23,2% rispetto a quello del 2013.

Aspetti simili all’America del Nord si riscontrano in Europa e in Oceania. Nella prima la decrescita per tutto il periodo è stata del 17,2% e per l’Oceania il dato del 2024 è inferiore di 7,6% rispetto a quello del 2013.

Gli andamenti anche per quanto riguarda la distribuzione tra sacerdoti diocesani e quelli religiosi mostrano una diversità di comportamenti cronologici. Per i sacerdoti diocesani si evidenzia, infatti, una tendenza crescente in Africa, nelle Americhe, esclusa quella del Nord, ed in Asia, ed una tendenza al decremento in tutte le restanti aree, ed in modo particolarmente acuto in Europa. Per i sacerdoti religiosi l’andamento al rialzo si verifica per l’Africa e per l’Asia, mentre la tendenza declinante si manifesta nelle Americhe ed in Europa.

I diversi andamenti sia per il complesso dei sacerdoti, sia partitamente per quelli diocesani e religiosi, hanno influito, conseguentemente, sul peso nei vari continenti dei sacerdoti al trascorrere del tempo. La distribuzione percentuale dei sacerdoti per continente evidenzia, come era da attendersi, notevoli cambiamenti negli anni considerati. Africa e Asia contribuivano nel 2013 al 24,9% del totale mondiale, nel 2024 la loro incidenza è salita al 32,3% del totale mondiale. L’America ha lievemente diminuita la propria percentuale (da 29,7% a 29,1%). L’unico continente che ha visto diminuire la propria quota è l’Europa: nel 2013 gli oltre 184 mila sacerdoti europei rappresentavano il 44,3% del totale dei sacerdoti mondiali, mentre nel 2024 sono scesi al 37,5%.

Per un utile completamento del quadro sin qui delineato conviene aggiungere all’analisi strutturale dei sacerdoti quella dei cattolici battezzati, il che serve ad evidenziare gli eventuali squilibri tra domanda (cioè i cattolici) ed offerta (i sacerdoti) di servizio pastorale che si sono creati.

Per quanto concerne i cattolici, le loro percentuali di composizione, dal confronto tra il 2013 e il 2024, risulta che sono cresciute in Africa e nell’Asia Sud Orientale, mentre sono diminuite nel Nord America e in Europa (cfr. Tav. 2).

Ebbene, dal confronto tra le due percentuali di composizione dei cattolici e dei sacerdoti, risulta che nel 2013 esistevano dei larghi divari:

• le percentuali dei sacerdoti superavano quelle dei cattolici nel Nord America, in Europa, nel Medio Oriente e in Oceania:

• le più evidenti carenze di sacerdoti erano localizzate in Africa e nell’America Centrale e Meridionale.

Nel 2024, invece, la sovrabbondanza relativa di sacerdoti rispetto ai cattolici si è manifestata in Europa, nel Nord America e in Asia. Dove, invece, sussisteva nel 2013 carenza relativa alquanto accentuata di sacerdoti rispetto ai cattolici, e cioè nell’America privata dalla sua parte settentrionale, si assiste ad una diminuzione del divario.

Una quantificazione delle sperequazioni può essere ottenuta sommando per tutte le aree subcontinentali i valori assoluti delle differenze tra la percentuale dei sacerdoti e quella corrispondente dei cattolici. Tale indice varia da un minimo di zero, nel caso di perfetta coincidenza tra le due distribuzioni di percentuali messe a confronto, e raggiunge il massimo di 200% quando la dissomiglianza tra le due serie è la più elevata possibile.

L’indice era pari a 60,8% nel 2013 e raggiunge il 56,7% nel 2024, denotando un’attenuazione delle differenze esistenti tra la distribuzione territoriale dei sacerdoti e quella dei cattolici.

Le differenze tra le distribuzioni delle due serie comportano che sussista una marcata variabilità del carico pastorale, inteso come rapporto tra numero di cattolici e numero di sacerdoti. La tendenza planetaria di tale indice non può che essere volta all’aumento a causa del differenziale di crescita demografica fra le varie aree: si passa dunque da 3.019 a 3.491 cattolici per sacerdote, rispettivamente per gli anni 2013 e 2014. Ed ancora le differenze geografiche risultano di stretto rilievo: nel 2024 si va da poco più di 1.800 cattolici per sacerdote in Europa agli oltre 7.600 dell’America Meridionale e ai poco più di 5.000 dell’Africa.

3. Le componenti dello sviluppo dei sacerdoti

La dinamica del complesso dei sacerdoti, precedentemente studiata, risulta dal sovrapporsi di componenti positive (le ordinazioni) e negative (le morti e le defezioni) aventi caratteristiche proprie, che è bene analizzare in maggiore dettaglio.

Dai dati esposti, risulta che le ordinazioni sono diminuite tra il 2013 e il 2024 sia in valore assoluto sia se rapportate al numero dei sacerdoti presenti.

I valori degli anni dal 2013 al 2017 sono i più elevati tra quelli che compongono la serie storica che inizia dal 2013 e ciò vale tanto per i sacerdoti diocesani quanto per i sacerdoti religiosi. Va anche aggiunto che la dinamica del numero delle ordinazioni di sacerdoti diocesani e religiosi presenta andamento molto simile tra loro sia per segno che per tasso di variazione. In particolare, per gli anni tra il 2020 e il 2021 e tra il 2023 e il 2024 le variazioni per le due serie sono concordi, ma in modo molto differenziato sotto l’aspetto geografico. Si sono, infatti, registrate delle diminuzioni per i diocesani in America, Asia, Europa e in Oceania mentre le variazioni positive si concentrano in Africa.

I guadagni numerici derivanti dalle ordinazioni sono attenuati dalla componente negativa dei decessi.

Come si desume, dal 2013 al 2024 il numero dei decessi tra i sacerdoti è stato costantemente inferiore alle ordinazioni e ha fatto registrare mediamente, nel periodo, le 8.300 unità.

Il numero dei decessi di sacerdoti nel mondo cattolico è tendenzialmente in diminuzione per i sacerdoti diocesani mentre si può rilevare una notevole stabilità per il numero di decessi tra i sacerdoti religiosi. La loro distribuzione per continente per quanto riguarda i sacerdoti del clero diocesano riflette, ovviamente, la differente struttura per età della popolazione sacerdotale interessata. In Europa, caratterizzata da un corpo sacerdotale più anziano, i decessi sopravanzano costantemente le ordinazioni. L’Africa e l’Asia che godono di una popolazione sacerdotale assai più giovane, presentano un bilancio demografico ampiamente positivo: in questi continenti nel complesso i decessi sono stati nell’intero periodo circa il 26% delle ordinazioni. Quasi in perfetta parità il bilancio demografico in Oceania; saldo positivo in America.

Il secondo flusso di diminuzione, assai meno rilevante, della collettività dei sacerdoti deceduti, è costituito dalle defezioni.

Le defezioni di sacerdoti toccano nel 2021 il massimo dal 2017 al 2024 sia in termini assoluti che di valori relativi; particolarmente importante è l’aumento registrato per i sacerdoti religiosi nel corso del periodo esaminato.

Nel 2024 su 1.000 sacerdoti diocesani presenti vi sono state due defezioni in Africa, quattro nell’America del Nord, sei nell’America Centrale, cinque nell’America Meridionale, due in Asia, tre in Europa e in Oceania.

Considerando insieme le tre componenti del movimento si ricava per il 2024 un saldo negativo da 259 unità che, con i dati degli anni dal 2015 al 2023, segna il risultato più favorevole della serie storica dei valori, a partire dal 2013.

A livello di continente nel 2024 come per gli anni precedenti i saldi negativi tra le componenti del movimento dei sacerdoti diocesani si concentrano soprattutto in Europa e sono presenti in misura più ridotta nel Nord America; dividendo per il numero di sacerdoti diocesani nel 2024 nelle due aree territoriali si ottengono rispettivamente i tassi -1,87% e -1,66%. Di contro a queste cifre negative, si pongono i tassi positivi dell’America Centrale (1,15%), dell’America Meridionale (0,94%), dell’Asia (1,48%) e dell’Africa (3,47%).

4. Le vocazioni sacerdotali

Elementi di previsione a breve termine sulle future ordinazioni e in generale sul ricambio dei sacerdoti presenti possono ricavarsi dalla consistenza sull’andamento dei seminaristi maggiori.

Come si rileva dalla Tavola 3, il loro numero è gradualmente diminuito nel corso del periodo preso in considerazione. Nel complesso essi sono calati del 12,4%, passando dai 118.251 del 2013 ai 103.604 del 2024. Il ritmo di variazione non è stato, tuttavia, costante nel tempo: il tasso medio annuo è stato di -0,59% dal 2013 al 2019 e di -1,83% nell’ultimo quinquennio. La flessione ha interessato tutte le aree geografiche qui considerate, ad eccezione dell’Africa nella quale il numero dei seminaristi è aumentato del 28,0% nel periodo preso in esame. L’Europa, l’America e l’Asia registrano cali di una certa consistenza con valori, rispettivamente, di -38,2%, -21,7% e -21,1%, mentre in Oceania la flessione è più contenuta (-7,5%).

Nel 2024, su 100 candidati al sacerdozio di tutto il mondo, 35 erano africani, 27 asiatici, 26 americani, 11 europei e 1 dell’Oceania.

Alla variazione numerica della presenza dei seminaristi maggiori per area geografica rispetto alla situazione del 2013, si è accompagnata una evidente variazione strutturale all’interno dei continenti e dei subcontinenti. I rapporti di composizione istituiti tra i seminaristi di tali aree e la consistenza mondiale mostrano, infatti, che l’Africa si è avvantaggiata tra il 2013 e il 2024 di circa undici punti percentuali (l’incidenza è passata dal 23,6% al 34,5%): questo guadagno è andato a detrimento di Asia, America e soprattutto dell’Europa la cui incidenza si riduce di circa cinque punti, passando dal 16,5 all’11,7 per cento.

Come conseguenza di quanto appena descritto, è possibile asserire che il peso relativo dei vari continenti, per quanto riguarda i candidati al sacerdozio, è venuto a modificarsi in modo sostanziale, sicché si osserva un ridimensionamento del ruolo del continente europeo alla crescita potenziale del rinnovo delle compagini sacerdotali, con una quota che passa dal 16,5% all’ 11,7%, a fronte di un’espansione di quello di Africa (da 23,6% a 34,5%). L’Asia mantiene una quota attorno al 27% mentre l’America rappresenta il 26,2% del totale.

Una importante misura che relativizza il numero dei candidati al sacerdozio, e ne rende più perspicua l’interpretazione nella sua dimensione geografica, è costruita ragguagliando il loro numero a quello dei cattolici ed ai sacerdoti.

Per quel che riguarda il rapporto di candidati al sacerdozio, rispetto alla popolazione cattolica, il quadro risulta fortemente influenzato dalla diversa incidenza dei cattolici in alcune aree come l’Africa e l’Asia.

In particolare, si pongono molto al di sopra della media mondiale (7,29 candidati per centomila di cattolici, al 2024), l’Asia (17,74) e l’Africa (12,39). Un po’ al di sopra della media l’Oceania (8,16), mentre tutte le altre zone si pongono al di sotto della media mondiale (il valore minimo si registra per l’area delle Antille, 3,06). Gli andamenti temporali vedono una crescita del rapporto nella zona del Medio Oriente, mentre prosegue la diminuzione per l’America e l’Europa.

Anche in rapporto al numero dei sacerdoti, infine, le vocazioni risultano in flessione. Se il numero dei candidati nel mondo era, infatti, pari a poco più di 28 per 100 sacerdoti nel 2013, esso registra le 25 unità ogni 100 sacerdoti nel 2024. Tale indicatore, chiaramente interpretabile come una misura media del tasso di rinnovo della popolazione sacerdotale, risulta estremamente diversificato per continente. Confrontando, infatti, i valori osservati al 2024 nelle varie aree con il valore soglia pari al 12,5% e tale da garantire il ricambio del contingente dei sacerdoti da parte dei seminaristi, si conclude che se per Africa, Asia, America e Oceania, il rinnovo sacerdotale risulterebbe garantito, per l’Europa e per il Nord America, e con l’indicatore al livello di 7,93 per il primo e 12,0 per il secondo, il ricambio della compagine non risulterebbe assicurato. È dunque prevedibile che in una situazione di così instabile equilibrio, per il continente europeo e Nord America, potranno sorgere serie difficoltà in un prossimo futuro nel ricambio dei sacerdoti.

La via di un possibile equilibrio potrebbe ipoteticamente passare mediante uno spostamento di seminaristi, una volta diventati sacerdoti, dall’Africa, dall’Asia e dall’America Centrale e Meridionale, verso i Paesi europei e nordamericani che fanno registrare un deficit nelle possibilità di rinnovo.

Le differenze di dinamica territoriale rilevate per i seminaristi maggiori e per i sacerdoti e per i cattolici hanno avuto la conseguenza di mutare nel giro di pochi anni la geografia della presenza pastorale e pongono le premesse per ulteriori modifiche nell’andamento futuro.

I dati della Tavola 4 sottolineano in modo evidente le diverse distribuzioni percentuali dei tre aggregati fin qui considerati (cattolici, sacerdoti e seminaristi maggiori) nel 2024.

Nelle situazioni estreme si collocano l’Europa che, con il 20,2% della popolazione cattolica mondiale, esprime il 37,5% dei sacerdoti, ma appena l’ 11,7% dei seminaristi maggiori e l’Africa che con il 20,3% dei cattolici, esprime il 13,9% dei sacerdoti e però il 34,5% dei seminaristi maggiori. Le due situazioni sono effettivamente emblematiche di due condizioni vissute attualmente dal cattolicesimo: quella dell’Europa che fino al recente passato ha svolto azione missionaria nel resto del mondo ma non è ora in grado di alimentarla attraverso il flusso di nuove vocazioni; quella dell’Africa servita da un numero di sacerdoti non proporzionale ai cattolici presenti e che esprime un flusso importante di nuove vocazioni. I dati della citata Tavola 4 sottolineano in modo abbastanza evidente le diverse situazioni intermedie:

— l’America del Nord e l’Oceania sono molto vicine, sulla base dei tre indicatori, all’Europa;

— l’America Centrale e Meridionale sono caratterizzate da una espressione del cattolicesimo elevata ma non sostenuta da un servizio pastorale dimensionalmente correlato e da un importante flusso di nuove vocazioni;

— infine, l’Asia Sud Orientale dove il cattolicesimo stenta a manifestare le proprie potenzialità, pur con un servizio pastorale adeguato e una importante fioritura di nuove vocazioni.

Dalle precedenti caratterizzazioni si differenzia il Medio Oriente dove il cattolicesimo trova spazi ristretti di espressione a ragione della presenza di altre religioni di antica tradizione ormai consolidata quali l’ebraismo e l’islamismo.