Nella stessa direzione. La risposta cattolica a «La Chiesa: verso una visione comune»


L’Osservatore Romano

Una convergenza ecumenica sull’ecclesiologia

(Andrzej Choromanski*) Nel 2013 la Commissione fede e costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) ha pubblicato La Chiesa: verso una visione comune, documento (n. 214) risultato di oltre vent’anni di intenso lavoro ecumenico portato avanti dalla Commissione. Il testo è significativo in sé, data la natura specifica della Commissione fede e costituzione, che include teologi di quasi tutte le tradizioni cristiane: ortodossa, ortodossa orientale, cattolica, anglicana, protestante di vari tipi, evangelicale e pentecostale. La Chiesa: verso una visione comune si autodefinisce un “testo di convergenza” ed è solo il secondo documento di questo tipo presentato dalla Commissione dopo la pubblicazione, avvenuta trent’anni prima, di Battesimo, eucaristia, ministero (1982), noto come «Dichiarazione di Lima». In quanto tale, La Chiesa: verso una visione comune non pretende di esprimere un pieno consenso su tutte le questioni considerate, ma di illustrare il punto al quale sono arrivate le comunità cristiane nella loro comune comprensione della Chiesa, e della sua natura, missione e unità.
Non si tratta di una nuova “ecclesiologia ecumenica” volta a sostituire le “ecclesiologie confessionali” esistenti, ma di una sintesi dei risultati del dialogo ecumenico degli ultimi decenni che propone una visione della Chiesa ampiamente condivisibile e che allo stesso tempo riconosce gli aspetti divergenti che richiedono studi ulteriori. Il testo non rispecchia in maniera esclusiva alcuna tradizione ecclesiale specifica, ma, usando come punti di partenza la sacra Scrittura e la Tradizione comune, propone un quadro ecclesiologico comune utile nell’affrontare insieme le divergenze permanenti riguardo alla comprensione del concetto di Chiesa. Tenere presente questa premessa è fondamentale per un’appropriata valutazione della risposta cattolica al documento. Dopo la sua pubblicazione, l’ufficio di Ginevra della Commissione fede e costituzione ha inviato il testo alle Chiese membro e ai partner ecumenici del Cec, chiedendo loro una risposta ufficiale. Il documento è stato tradotto in una ventina di lingue e ampiamente diffuso. L’ufficio di Ginevra ha ricevuto oltre settanta risposte da singole Chiese, da consigli nazionali di Chiese, da gruppi ecumenici e da singoli studiosi. Negli ultimi quattro anni un gruppo ecumenico di esperti, tra cui anche alcuni cattolici, si è riunito per studiare il materiale a disposizione. L’ultimo incontro si è svolto presso l’Istituto ecumenico di Bossey, in Svizzera, dall’8 all’11 gennaio 2020. Più di quindici temi sono stati ritenuti pertinenti nelle risposte; essi sono oggetto di contributi tematici che verranno presentati insieme a un rapporto generale prima della fine di quest’anno.

La preparazione della risposta cattolica

Dalla pubblicazione di La Chiesa: verso una visione comune, il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani è stato impegnato nella preparazione di una risposta cattolica ufficiale. Questo processo ha compreso, in un primo momento, consultazioni con conferenze episcopali in tutto il mondo, nonché contributi di teologi, di gruppi di studio accademici, di movimenti ecclesiali e di laici. In un secondo momento, è stato istituito un gruppo di redazione internazionale composto da una decina di teologi, tra cui sia laici che ecclesiastici, donne e uomini. Dopo aver valutato il materiale preparato dal gruppo di redazione, sono state organizzate varie sessioni di lavoro a Roma ed è stato elaborato un primo schema di risposta. A seguito di ulteriori miglioramenti da parte di esperti e di redattori, il testo in lingua inglese è stato approvato dalla Congregazione per la dottrina della fede e inviato al Segretariato di fede e costituzione a Ginevra, il 18 ottobre 2019, come Risposta cattolica ufficiale. Esso è consultabile sul sito web del dicastero (www.christianunity.va). Il testo, intitolato The Church: Towards a Common Vision. A Catholic Response, è un ampio documento di sessantasette pagine che offre un’analisi completa di ciascuno dei quattro capitoli di La Chiesa: verso una visione comune e fornisce risposte alle cinque domande poste dalla Commissione.
Il processo di preparazione della risposta esprime in sé un aspetto importante dell’autocomprensione della Chiesa cattolica. L’insegnamento del magistero ufficiale (a cui si fa frequente riferimento nel testo), la consultazione con le Chiese locali, le competenze di teologi professionisti, la voce di laici e di movimenti ecclesiali e la guida di un’autorità ecclesiale competente convergono tutti nel discernimento di un’interpretazione autentica della verità rivelata. In virtù di questo processo piuttosto lungo ma ampio e variegato, la risposta rappresenta già una fase importante della ricezione del documento nella Chiesa cattolica. La pubblicazione della risposta intende ulteriormente promuovere questo processo, invitando i cattolici a studiare il documento a livello locale, regionale e universale e a trarre conseguenze pastorali dalla convergenza dottrinale raggiunta.

Visione della Chiesa «in armonia» con la dottrina cattolica

Secondo la risposta, la visione generale della Chiesa presentata in La Chiesa: verso una visione comune può essere ritenuta in armonia con la dottrina cattolica e in particolare con gli insegnamenti del concilio Vaticano II e del magistero postconciliare. La risposta afferma che non vi sono flagranti discrepanze nel corpo principale del testo e sottolinea che, su diversi elementi specifici dell’ecclesiologia, il documento del Cec mostra un notevole livello di convergenza, che può essere considerato quasi come il conseguimento di un «consenso» (pag. 9 di A Catholic Response). La struttura del documento della Commissione fede e costituzione è il frutto di un paziente e arduo processo, consistente nel mettere insieme diversi approcci ecclesiologici. Il testo mostra una stretta affinità con il pensiero teologico del concilio Vaticano II sulla Chiesa. Il fondamento trinitario della Chiesa, la sua natura missionaria radicata nella missio Dei, il ministero di Gesù Cristo che manifesta il regno di Dio, l’opera dello Spirito Santo che alimenta la comunione all’interno della Chiesa, la vocazione della Chiesa a diffondere il Vangelo e a essere uno strumento dell’amore di Dio nel mondo, e la chiamata all’unità possono essere pienamente accolti dalla Chiesa cattolica (pag. 9).
Un’importante convergenza è stata raggiunta per quanto riguarda la relazione tra Chiesa e mondo. La Chiesa: verso una visione comune vede la Chiesa nel mondo come un segno e uno strumento al servizio del regno di Dio inaugurato da Gesù per la salvezza dell’umanità. La risposta sottolinea che questa visione coincide con l’insegnamento della costituzione conciliare Lumen gentium, che definisce la Chiesa «il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (1). Entrambi i documenti descrivono la Chiesa come segno e strumento al servizio del grande disegno di Dio (oikonomia) per il mondo. Con questo approccio, si esortano tutte le Chiese a farsi più attente all’urgenza dell’unità visibile in virtù della loro comune responsabilità nei confronti dell’intera umanità.
Nel quadro del rapporto tra Chiesa e mondo, La Chiesa: verso una visione comune sviluppa il carattere missionario della Chiesa, che anima l’intero documento e che viene presentato in maniera più sistematica nell’ultimo capitolo. Il documento insiste sul fatto che l’evangelizzazione, l’incontro interreligioso e il dialogo con le persone che non professano alcuna fede sono aspetti essenziali dell’attività missionaria della Chiesa. La risposta cattolica accoglie favorevolmente l’accento posto dalla Commissione fede e costituzione su questi temi, che per decenni hanno ispirato l’attività pastorale della Chiesa cattolica e che sono stati incoraggiati da numerosi documenti del magistero a partire dal decreto conciliare sull’attività missionaria della Chiesa Ad gentes (1965), fino alla recente esortazione apostolica di Papa Francesco sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale Evangelii gaudium (2013).
La visione dell’unità sulla quale si basa La Chiesa: verso una visione comune è quella della comunione (koinonia), che è una delle categorie più rilevanti nel recente dialogo ecumenico sulla Chiesa. La risposta afferma che può essere scoperto un profondo riavvicinamento con il pensiero ecclesiologico cattolico su questo punto. In effetti, il Sinodo straordinario del 1985 per la celebrazione del ventesimo anniversario della conclusione del concilio Vaticano II ha ravvisato nell’“ecclesiologia di comunione” uno dei temi principali del concilio. Dal punto di vista cattolico, il documento del Cec compie un passo importante verso una visione comune della Chiesa sostenendo che i tre elementi essenziali della comunione riguardano la fede, il culto e il ministero o servizio (cfr. La Chiesa: verso una visione comune, 37-57). La risposta sottolinea che «l’insistenza sulla fede, sui sacramenti e sul ministero come elementi essenziali della comunione riflette bene l’interpretazione cattolica della Chiesa» (A Catholic Response, pag. 44). Riconosce anche che «se molte Chiese, attraverso il loro processo di ricezione, potranno accettare questo modo di definire gli elementi fondamentali della comunione, si sarà compiuto un grande passo avanti» (pag. 6).
La risposta osserva che la sezione del documento relativa alla questione della diversità e al suo rapporto con l’unità della Chiesa (§ 28-30) può essere facilmente messa in parallelo con dichiarazioni simili del concilio Vaticano II e del magistero postconciliare. Citando l’enciclica Ut unum sint, ricorda che dal punto di vista cattolico l’obiettivo del movimento ecumenico è ristabilire la piena unità nella legittima diversità (cfr. 57). L’unità fa parte di quelli che sono definiti “elementi essenziali”, mentre la diversità è consentita in tutti gli altri aspetti della vita della Chiesa, come la liturgia, le usanze e il diritto, la spiritualità e la teologia. Tuttavia, la diversità non è illimitata. Questo è il motivo per cui la risposta esprime un particolare apprezzamento nei confronti dell’affermazione esplicita di La Chiesa: verso una visione comune secondo cui la diversità, quando supera i limiti accettabili, può distruggere l’unità (cfr. § 30).
Il testo della Commissione fede e costituzione sostiene che uno dei doveri di coloro che, nella comunità, esercitano il ministero della supervisione (episkopé) è la promozione dell’unità nella diversità (§ 54). La risposta accoglie questa affermazione come conforme all’insegnamento cattolico. E fa notare che può essere applicata non solo a coloro che esercitano l’episkopé a livello locale, ma anche al Vescovo di Roma, che, come Pontefice universale, esercita il ministero della supervisione in tutta la Chiesa. Non va trascurato il fatto che la missione del Papa consiste nel preservare non solo l’unità della Chiesa, ma anche la sua legittima diversità, come esplicitamente affermato dal Vaticano II: «Esistono legittimamente in seno alla comunione della Chiesa le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo però integro il primato della cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale di carità, tutela le varietà legittime e insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non pregiudichi l’unità, ma piuttosto la serva» (Lumen gentium, 13). Una maggiore insistenza su questo aspetto nel dialogo ecumenico potrebbe aiutare altre Chiese a vedere sotto una luce diversa il ministero universale del Vescovo di Roma e in particolare il suo ruolo nel tutelare e nel promuovere la legittima diversità all’interno della necessaria unità (cfr. A Catholic Response, pag. 24).
Un altro aspetto di La Chiesa: verso una visione comune degno di nota dal punto di vista cattolico è la sua visione del ministero ordinato. Il documento suggerisce una visione della Chiesa strutturata intorno a un triplice ministero ordinato di episkopospresbyterosdiakonos (§ 46-47). L’integrazione di questo modello di ministero fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione antica in un “testo di convergenza” è stato il risultato di un dialogo decennale e rappresenta uno dei più importanti passi avanti nella discussione ecumenica sulla Chiesa. La risposta afferma che «la Chiesa cattolica approva con convinzione» la conclusione del § 47, sul fatto «che il triplice ministero può servire oggi come espressione dell’unità che cerchiamo e anche come mezzo per raggiungerla» (cfr. pag. 31).

Pietra miliare ma non ancora traguardo

Ovviamente il testo della Commissione fede e costituzione non presenta in maniera esauriente l’insegnamento cattolico sulla Chiesa. La valutazione positiva offerta nella risposta cattolica è legata alla natura precipua di La Chiesa: verso una visione comune quale “dichiarazione di convergenza” che si basa sugli avvicinamenti ecclesiologici fondamentali conseguiti negli ultimi decenni. È comprensibile che alcuni temi specifici dell’ecclesiologia cattolica non possano essere affrontati in un testo che intende esprimere l’attuale convergenza tra le varie tradizioni cristiane. Tuttavia, tali temi rimangono di grande importanza per la Chiesa cattolica, che considera alcuni di loro addirittura essenziali per il ripristino dell’unità visibile. Consapevole di ciò, A Catholic Response elenca diverse aree che necessitano di ulteriori studi, tra cui: il rapporto tra diversità e separazione, la questione di un ministero universale del primato al servizio dell’unità dei cristiani, il sacramento e la sacramentalità della Chiesa, la tradizione apostolica, l’autorità nella Chiesa, l’antropologia, il significato ecclesiologico delle cosiddette “nuove Chiese” e “Chiese emergenti”, i carismi e la dimensione carismatica della Chiesa, la secolarizzazione come sfida per le Chiese e la spiritualità ecumenica (pagg. 54-55).
Nonostante questi temi ancora in sospeso, la risposta del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani esprime il riconoscimento ufficiale cattolico del fatto che La Chiesa: verso una visione comune predispone un terreno comune per un ulteriore accordo tra le Chiese in via verso la piena unità visibile. La speranza ora è che la ricezione del documento nelle Chiese di tutto il mondo le aiuti a progredire insieme verso il superamento della divisione e il compimento della volontà di Gesù, affinché tutti siano una cosa sola (cfr. Giovanni, 17, 21).

*Officiale della sezione occidentale del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani

L’Osservatore Romano, 18-19 gennaio 2020 

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