Yara: Pm chiede ergastolo per Bossetti

Il pm di Bergamo, Letizia Ruggeri, ha chiesto oggi pomeriggio la condanna all’ergastolo con isolamento per Massimo Bossetti, accusato dell’omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra, Yara Gambirasio.  Oltre all’ergastolo chiesto anche 6 mesi di isolamento. Le accuse nei confronti del muratore sono di omicidio volontario pluriaggravato e calunnia ai danni di un collega di lavoro.

Secondo il pm di Bergamo, Letizia Ruggeri, su Yara Gambirasio “si è voluto infliggere particolare dolore e ci si è riusciti”. Il pubblico ministero lo ha detto per motivare l’aggravante, nei confronti di Massimo Bossetti, delle sevizie e della crudeltà. Per il pm “non vi è dubbio che l’ omicidio sia volontario”. “Abbandonandola in quel campo – ha aggiunto – si è causata volontariamente la morte” della ragazzina.

Nel delitto di Yara Gambirasio “non è possibile individuare un movente certo”, secondo il pm di Bergamo Letizia Ruggeri che ha chiesto l’ergastolo per l’unico imputato, Massimo Bossetti. Ciò, però, “non dà meno significato” all’impianto dell’accusa in quanto Bossetti avrebbe dato “più volte dimostrazione di incapacità di controllarsi”. La stessa incapacità, a detta del pm, dimostrata nel 2002 dal camionista Roberto Paribello che uccise la praticante commercialista Paola Mostosi. L’uomo, che poi fu condannato definitivamente all’ ergastolo, agì dopo che, lungo l’autostrada A4, ebbe un banale incidente con l’auto guidata dalla giovane: fermatisi a una piazzola di sosta, la tramortì, la caricò a bordo del camion e, dopo aver lavorato tutto il giorno, la uccise. “Non è possibile stabilire la dinamica – ha argomentato il pm – Yara potrebbe essere stata convinta a salire, oppure tramortita come si verificò in quell’occasione”.

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Yara Gambirasio, processo a Bossetti riprende il 17

I giudici della Corte d’Assise di Bergamo decideranno il prossimo 17 luglio sulle eccezioni preliminari sollevate dalla difesa di Massimo Bossetti a cui si è opposta la Procura. I giudici, sempre in quella data, decideranno anche sull’ammissione in aula delle telecamere. Anche in questo caso il pm e le parti civili non hanno dato il loro consenso. L’ udienza è stata quindi rinviata al 17 luglio.

Bossetti, sono più tranquillo, mi fido giustizia  – ”Mi sento più tranquillo, ho molta fiducia nella giustizia”. Così ha detto Massimo Bossetti al suo legale, Claudio Salvagni, che si è intrattenuto con lui per qualche minuto a udienza conclusa. Il muratore ha seguito le prime fasi del processo con molta attenzione e senza mai distrarsi.

L’arrivo di Bossetti
– Bossetti ha voluto essere presente per la prima udienza. Il muratore, in carcere dal 16 giugno dell’anno scorso, è stato fatto entrare da un ingresso secondario del Tribunale di Bergamo a bordo di un furgone della Polizia penitenziaria ed è entrato direttamente in aula, prendendo posto nella gabbia degli imputati.
In aula non c’erano i genitori di Yara, che si costituiranno parte civile perché, come spiegato nei giorni scorsi dal loro legale, Enrico Pelillo, intendono evitare il clamore intorno alla vicenda processuale e si limiteranno a essere presenti solo quando dovranno testimoniare.

Il nervosismo di Bossetti nella gabbia degli imputati – Bossetti indossava jeans e polo grigio scuri, ai piedi un paio di snaker. Nel gabbiotto in vetro dell’aula era seduto su una sedia, i gomiti appoggiati ad un tavolo, in modo da guardare i giudici e dare le spalle al pubblico. Il suo nervosismo trapelava dal continuo movimento dei piedi. L’aula era stracolma, ma il muratore ha dato solo una rapida occhiata entrando e poi non si è più voltato. Con lui nel gabbiotto c’erano tre agenti.

Difesa Bossetti chiede nullità prelievo Dna  – I difensori di Massimo Bossetti hanno chiesto ai giudici della Corte d’assise di Bergamo la nullità del prelievo del Dna con un boccaglio, nel corso di un controllo stradale simulato, da cui derivò che il Dna del muratore era lo stesso di Ignoto 1. Secondo gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, quel prelievo doveva essere eseguito con le garanzie difensive in quanto “non si può dire che il signor Bossetti il 15 giugno dell’anno scorso non fosse indagato” (il muratore fu arrestato il 16). Nullo, per la difesa, anche il capo d’imputazione che fa riferimento a due luoghi diversi per l’omicidio di Yara Gambirasio: Brembate di Sopra e Chignolo d’Isola.

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Yara, trovato sui leggins un altro Dna. Inquirenti al lavoro per la prova decisiva

BERGAMO – Proseguono le indagni sul caso Yara, così come le analisi del Dna trovato sui legging della ragazza scomparsa a Brembate.
Sembra che sui pantaloni della piccola Gambirasio sia stato trovato un altro Dna, ma ancora non è stato detto se appartiene al principale indagato Massimo Bossetti.

Sulla vicenda c’è il massimo riserbo e si attende la prova schiacciante, visto che gli inquirenti sembrano essere molto vicini alla soluzione del caso.

Dal carcere Bossetti continua a dichiararsi innocente ma intanto si sta proseguendo per ripetere la prova del Dna che potrebbe scagionarlo, oppure confermare tutti i sospetti.

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Fermato il presunto assassino di Yara Gambirasio

È stato individuato l’assassino di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate (Bergamo) rapita il 6 novembre 2010 e trovata morta tre mesi dopo in un campo a dieci chilometri dal luogo della scomparsa. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Angelino Alfano. L’assassino di Yara, “secondo quanto rilevato dal profilo genetico in possesso degli inquirenti, è una persona del luogo, dunque della provincia di Bergamo”, ha aggiunto Alfano.

L’uomo fermato dai carabinieri e interrogato in una caserma di Bergamo dalla pm della Procura sarebbe Massimo Giuseppe Bossetti. L’uomo, incensurato, originario di Clusone e residente a Mapello, ha 44 anni e tre figli, fa il muratore e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato, nominato d’ufficio, ha spiegato che l’uomo ha respinto le accuse  L’avvocatessa Silvia Gazzetti ha aggiunto di non sapere quando Bossetti dovrà comparire davanti al gip per la convalida del fermo.

“Siamo in una fase delicatissima”, si è limitato a dire il procuratore della Repubblica di Bergamo, Francesco Dettori. Stando a quanto si apprende, Bossetti sarebbe il figlio nato fuori dal matrimonio di un autista della zona che circa 40 anni fa ebbe una relazione con una donna. Gli inquirenti erano da tempo sulle tracce dei figli dell’autista, proprio perché il suo Dna era risultato compatibile al 99% con quello trovato su Yara, ma poiché l’uomo è deceduto da tempo non è stato facile ricostruirne il passato.

“Se è vero siamo felici, era un atto dovuto alla famiglia e a tutta la comunità”, ha detto il sindaco di Brembate Sopra (Bergamo). “Da quando è scomparsa da casa, a Brembate, e da quando è stata trovata uccisa a Chignolo Po (Bergamo), attendevamo questo momento. Ringrazio tutti quelli che hanno messo tante risorse in campo per arrivare a questo risultato”.

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Yara Gambirasio, una stele nel giardino dell’oratorio di Brembate per ricordarla

BERGAMO – La parrocchia di Brembate Sopra ha deciso di ricordare Yara Gambirasio, la ragazzina rapita e uccisa, con una stele in vetro. L’iniziativa si inserisce all’interno della ‘Settimana della vita’ promossa dall’oratorio e che prosegue fino a domenica. Lo riporta L’Eco di Bergamo. La stele è opera dell’artista Carmelo Brembilla, di Bergamo, ed è stata collocata nel piccolo giardino dell’oratorio: sarà benedetta dal vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, giovedì alle 21,30.

“Non lo chiamerei monumento ma un segno di luce, di speranza e di riflessione – spiega il parroco, don Corinno Scotti -. Per le parti di testo che sono state ‘inserite’ nel corpo stilizzato della ginnasta sono stati scelti riflessioni e pensieri tratti dai quattro quadernoni messi nella sala parrocchiale dal giorno dopo il rapimento fino al ritrovamento del corpo di Yara. Ho voluto che si collocasse questo segno per ricordare la giovane Yara, in accordo con i genitori. La mia preoccupazione era che questo fatto venisse dimenticato e si facesse finta che non fosse successo niente”. (Foto L’Eco di Bergamo).

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Nuova pista per Yara, si cerca una 46enne

 

 (foto: ANSA)

Nuova pista sul caso Yara. Una segnalazione giunta agli inquirenti riferisce di una ragazza madre dell’Altopiano di Clusone che, secondo alcune voci, avrebbe avuto un figlio da una relazione clandestina con un conducente di pullman, proprio il lavoro di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999 a 61 anni e indicato dal dna quale padre naturale di ‘Ignoto 1’, l’assassino di Yara. La donna, che oggi avrebbe 46 anni, sarebbe rimasta incinta nel 1985, quand’era diciassettenne e frequentava un istituto superiore di Clusone. Lo scrive oggi L’Eco di Bergamo. In questi giorni i carabinieri del Ros di Brescia si stanno presentando nei vari istituti superiori di Clusone per acquisire i registri degli studenti che frequentavano le scuole in quegli anni. Si cercano nomi femminili da raffrontare con quelli delle giovani madri che, tra il 1985 e il 1986, hanno partorito negli ospedali della Bergamasca e del Bresciano. A fornire la nuova pista è stato un uomo, che nei giorni scorsi si è presentato dai carabinieri raccontando di aver sentito la storia da una conoscente che avrebbe frequentato lo stesso istituto superiore della ragazza madre.

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La denuncia choc di una madre “Mio figlio è l’assassino di Yara”

Una madre ha denunciato il figlio adottivo perche’ teme che possa essere l’assassino di Yara. Dopo il messaggio trovato nella chiesa dell’ospedale di Rho, un’altra storia si aggiunge alla vicenda della tredicenne di Brembate Sopra uccisa nel novembre 2010. La protagonista e’ una donna abitante in provincia di Milano, che ha letto di come le indagini ruotino attorno a un presunto figlio illegittimo del camionista Giuseppe Guerinoni.

La signora ha visto una grande somiglianza tra la foto dell’uomo, morto nel 1999, e il proprio figlio adottivo, e dopo mesi di tormento ha deciso di comunicare il suo dubbio ai carabinieri. I militari hanno effettuato le verifiche, sottoponendo il figlio della donna al test del Dna, che hanno poi confrontato con quello ritrovato sul corpo della ragazzina. Ma il risultato e’ stato negativo.

affaritaliani.it

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Scrive al prete: «Il killer di Yara è passato di qui» Scatta l’indagine

Un messaggio inquietante, forse di un mitomane, ma in casi tragici come un omicidio, non si può trascurare nulla. Così dopo il ritrovamento del messaggio di un fedele che lasciato scritto che nella chiesa dell’ospedale di Rho è passato l’assassino di Yara Gambirasio, sono subito scattati gli accertamenti da parte del polizia.
Mentre proseguono senza sosta le comparazioni del Dna lasciato dall’assassino sul corpo della povera ragazza, con quello di ogni possibile sospetto. L’adolescente, 13 anni, sparì da Brembate, in provincia di Bergamo, nel novembre del 2010 e il suo corpo senza vita venne trovata tre mesi dopo a pochi chilometri di distanza. Uccisa da un maniaco rimasto ancora senza nome nonostante le indagini non si siano mai fermate seguendo tutte le piste, anche le più stravaganti. E tra le tante segnalazioni, ora dovranno tenere conto anche quella del sacerdote che gestisce la cappella dell’ospedale Salvini di Rho. Il prete infatti ha trovato sul libro delle intenzioni un messaggio inquietante «Informate la polizia di Bergamo che qui è passato l’assassino di Yara Gambirasio, che la Madonna mi perdoni».
Gli investigatori si sono subito messi al lavoro per individuare eventuali telecamere attorno alla cappella, nella speranza abbiano catturato qualche immagine utili. Nel frattempo hanno mandato il libro al gabinetto scientifico per isolare impronte digitali e soprattutto tracce di dna. Gli inquirenti infatti hanno in mano la «sequenza» del sicuro assassino, lasciate sugli indumenti della povera ragazza che prima di morire aveva subito un tentativo di violenza. Seguendo quell’esile filo gli investigatori sono giunti fino a Gorno, fermandosi però sulla tomba di uomo morto nel 1999 di cui ora si cerca un possibile figlio illegittimo

ilgiornale.it

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Yara Gambirasio, per pm non servono altri esami dna

-“Non ho disposto nuove analisi perchè al momento non sono necessarie”.Così il pm di Bergamo Letizia Ruggeri sulle osservazioni di Giorgio Portera, genetista e consulente della famiglia di Yara Gambirasio, la 13/enne rapita e uccisa il 26 novembre 2010 a Brembate Sopra (Bergamo) e ritrovata morta tre mesi dopo.”Per le analisi su tracce e dna mi sono affidata ai Ris, massimi esperti in materia che conoscono ogni aspetto di questa indagine:mi fido delle loro valutazioni”.

ansa

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