Abusi su bambini sordomuti. Accusato un sacerdote della diocesi di Civitacastellana

Il prete trasferito nel Viterbese venti anni fa raggiunto dalla troupe di La 7
09/02/2017 – 10:09

CIVITA CASTELLANA – Vive a Civita Castellana uno dei sacerdoti coinvolti nell’inchiesta sui 67 casi di abusi sessuali che ci sarebbero stati fino alla fine degli anni Ottanta all’istituto religioso Provolo di Verona. La troupe di Piazza Pulita l’ha raggiunto nel Viterbese, dove risiede ormai da venti anni dopo aver lasciato il Provolo. La struttura, all’epoca, ospitava bambini sordomuti che sarebbero stati vittime di violenze da parte dei preti.

La vicenda è stata al centro della trasmissione sulla 7 di giovedì scorso. Il giornalista Luca Bertazzoni dopo aver raccolto le testimonianze delle vittime è arrivato “nelle campagne viterbesi. Qui, vent’anni fa – spiega nel corso del servizio-, si è trasferito don ***, uno dei sacerdoti dell’istituto Provolo accusati di aver violentato degli alunni. Don *** è anche presidente della federazione italiana assistenza sacerdoti”. Un finto prete ha incontrato il sacerdote, riprendendo di nascosto l’incontro. Nel video si sente il finto prete confessare di aver avuto rapporti intimi con un bambino. Il sacerdote lo consiglia di contattare una serie di persone che possono aiutarlo: “Tu gli presenti la tua situazione – dichiara il prete mostrando una lista – e gli dici: ‘Guarda, ho avuto questa… chiamala difficoltà; questo incidente. Non lo so, chiamalo come vuoi. Ti conviene buttar fuori tutto perché tutti questi hanno il segreto professionale, eh. Io ti do quelli di cui mi fido e che so, che conosco di più. Non succede niente guarda, ti assicuro. Con queste persone che ti ho dato, non ti succede proprio niente. Questi ti consiglieranno anche, per esempio, eventualmente, altre soluzioni se nella tua diocesi di origine è un problema. Basta una piccola amplificazione sui giornali e… ciao, sei fritto. Questi sanno anche come difenderti dai giornali. Una delle cose a cui facciamo molta, molta attenzione sono proprio i mezzi di comunicazione: non devono entrare in queste situazioni qua”.

Dopo l’incontro con il finto prete, Bertazzoni riesce a parlare con il sacerdote in strada nel centro di Civita Castellana e gli racconta di aver parlato con due vittime che lo accusano degli abusi. Un incontro per strada in cui il sacerdote dichiara davanti alle telecamere: “Io non c’entro niente. Ma voi siete stupidi oppure ci somigliate? Io non c’entro niente. Nel modo più assoluto. Andate a farvi benedire. Ma voi siete malati. Siete malati qua dentro. Sa da quanto tempo sono via dal Provolo? Ma sa da quanto tempo? E sa quanto tempo dopo è venuta fuori questa storia? Non capisco perché voi andate dietro questa cosa qua’. Il giornalista lo incalza, gli dice che ha il video con le vittime che raccontano gli abusi e il sacerdote replica: ‘Poverini (rivolto agli ex allievi dell’istituto). Ma se non sanno neanche chi sono…”. Eppure le vittime non si arrendono. Pur se il reato è ormai prescritto, chiedono giustizia.

viterbonews24.it

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Vaticanista attacca Papa su nomine Vescovi in Emilia Romagna

Di seguito il testo dell’articolo di Sandro Magister tratto dal blog Settimo Cielo critico sulla linea di rinnovamento attuata da Papa Francesco sulle nomine dei Vescovi, che sta portando invece una ventata di rinnovamento conciliare… in barba ai tradizionalisti (ndr)

Ricambio in vista a Ferrara. Le nomine dei vescovi nell’era di Francesco

Ferrara

Le nomine dei vescovi sono il principale strumento con cui papa Francesco rimodella la gerarchia della Chiesa. Alcune nomine gli stanno talmente a cuore che non esita a saltare tutti i passaggi procedurali e fare lui tutto da solo.

Per l’Argentina, ad esempio, avviene quasi sempre così. Da quando è papa, Jorge Mario Bergoglio ha deciso lui di persona praticamente tutte le nuove nomine vescovili in quella nazione.

Ma anche in Italia Francesco ama riservare a sé le scelte chiave. Non solo per grandi diocesi come Roma, Palermo, Bologna o Milano, ma anche per talune sedi di media grandezza.

Una di queste è la diocesi di Ferrara, dove la nomina del nuovo vescovo è data per vicina.

Il vescovo in carica, infatti, Luigi Negri, ha compiuto i 75 anni canonici lo scorso 26 novembre e, come di norma, ha rimesso il mandato nelle mani del papa. Il quale in tutti i casi del genere può prorogare la sua permanenza in sede, oppure procedere subito al ricambio.

A Ferrara la proroga non c’è stata. E lo si può capire. Negri, da una vita in Comunione e liberazione e vicinissimo al fondatore don Luigi Giussani, è uno dei vescovi meno assimilabili allo stile di papa Bergoglio.

Per la scelta del suo successore le procedure sono quasi ultimate. A fine gennaio il nunzio in Italia Adriano Bernardini ha concluso le consultazioni di rito, in particolare quelle di tutti gli altri vescovi, anche emeriti, dell’Emilia Romagna, la regione in cui ricade Ferrara, e ora si appresta a inoltrare una terna di candidati alla congregazione vaticana per i vescovi, che la vaglierà e darà infine la sua indicazione al papa.

Tra i vescovi consultati ve ne sono alcuni in sintonia con Negri, come quello di Reggio Emilia Massimo Camisasca, anche lui di Comunione e liberazione e pupillo di don Giussani, o come l’arcivescovo emerito di Bologna Carlo Caffarra, uno dei quattro cardinali che hanno sottoposto al papa i famosi “dubia” sull’interpretazione di “Amoris laetitia”.

Ma ve ne sono anche altri allineati in pieno a Bergoglio, come l’arcivescovo di Bologna da lui stesso insediato, Matteo Zuppi, e i vescovi di Ravenna Lorenzo Ghizzoni e di Modena Erio Castellucci.

Una simile varietà di orientamenti potrebbe quindi suggerire candidature d’equilibrio, non troppo sbilanciate in un senso o nell’altro.

Ma se papa Francesco volesse scegliere lui il nuovo vescovo di suo gradimento? O addirittura l’avesse già scelto?

L’ipotesi non è affatto da escludere.

Nella congregazione per i vescovi papa Francesco ha una squadra di suoi esecutori molto agguerrita, che mette facilmente fuori gioco – forte del mandato di Santa Marta – la congregazione e il suo cardinale prefetto, il canadese Marc Ouellet.

Compongono questa squadra il segretario del dicastero, il brasiliano Ilson de Jesus Montanari, fatto arcivescovo e chiamato a questo ruolo nevralgico dallo stesso Bergoglio, l’argentino Fabián Pedacchio Leaniz, poco visibile ma potente segretario personale del papa, e l’italiano Fabio Dal Cin, legatissimo soprattutto al secondo.

Non solo. Proprio monsignor Dal Cin, 52 anni, della diocesi di Vittorio Veneto, potrebbe essere il candidato che papa Francesco ha in mente per la successione nella diocesi di Ferrara. Forse più ancora di monsignor Giancarlo Perego, attuale direttore della pastorale per i migranti nella conferenza episcopale italiana, caldeggiato sia dal segretario generale e referente di Bergoglio per la CEI Nunzio Galantino, sia dall’ex direttore della Caritas di Bologna Giovanni Nicolini.

Nicolini è fondatore e superiore delle Famiglie della Visitazione, una comunità che si ispira a don Giuseppe Dossetti. Ed è legato a quell’influente think tank cattolico progressista, noto come “scuola di Bologna”, che ha avuto nello stesso Dossetti il suo fondatore e ha nello storico della Chiesa Alberto Melloni e nel fondatore del monastero di Bose Enzo Bianchi i suoi attuali reggitori e guru, entrambi ultrabergogliani.

Corre appunto voce, tra costoro, che “l’Emilia Romagna è ormai nostra”, proprio grazie alle nomine che papa Francesco si appresterebbe a fare non solo a Ferrara, ma anche nella vicina diocesi di Rimini, il cui attuale titolare, il vescovo Francesco Lambiasi, è alle prese con una esposizione debitoria talmente grave da esigere una sua sostituzione, non necessariamente punitiva visti i suoi appoggi romani e visto il precedente della diocesi di Terni, per il cui debito si svenò lo IOR e per il cui vescovo, Vincenzo Paglia, si dischiusero le praterie di alte cariche curiali.

Una postilla. Tra i cardinali e i vescovi membri della congregazione vaticana che vaglia le nomine, Bergoglio ha incluso – tra i primi atti del suo pontificato – proprio il predecessore di Negri a Ferrara, Paolo Rabitti.

Il quale aveva consegnato a Negri, al momento della successione, alla fine del 2012, una diocesi in stato disastroso, con i conti in disordine e – come non bastasse – con un nugolo di seminaristi inaffidabili, rastrellati qua e là da altre diocesi che li avevano respinti.

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Scandalo in Curia: prete attore in un video hard

NOLA. Scandalo alla Diocesi di Nola: prete sospeso perché colto più volte in orge con ragazzi gay. Un giovane sacerdote sarebbe stato colto ben due volte sul fatto, ripreso dai filmati che poi sono stati girati al vescovo andato in pensione, Beniamino Depalma.

Nel primo caso, il giovane sacerdote si trovava in una parrocchia di Scafati, quando al vescovo venne fatto recapitare un primo video. Il capo della Diocesi spostò il prete a Marigliano, molto più vicino e con la possibilità di tenerlo sotto occhio.

Don G. ci sarebbe ricascato finendo in un altro filmino hard con due o più persone dello stesso sesso tra cui anche dei parrocchiani, a questo punto la decisione di trasferire il parroco in Piemonte, ma poichè anche al Nord il sacerdote ha continuato, il vescovo ha quindi emesso un provvedimento di sospensione a divinis ovvero di interruzione della vita clericale, dopo aver visto le scene che ritraggono il prete in sesso gay.

fonte: La Città di Salerno

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Nola, scandalo in Curia. Spuntano i video hard di un prete gay: sospeso

“Non commettere atti impuri”. Così recita il sesto comandamento della religione cristiana. Peccato che in alcuni casi a non rispettarlo siano proprio i preti. L’ultimo intreccio tra sesso e religione (dopo lo scandalo delle orge di Don Andrea Contin a Padova) arriva dalla provincia napoletana. Da Nola, dove l’ex vescovo, monsignore Beniamino Depalma, andato in pensione a inizio gennaio, avrebbe adottato un provvedimento di sospensione a divinis (interruzione della vita clericale) nei confronti di un parroco finito al centro di un ricatto hard. A svelare l’intrigo a Ilventiquattro – è una dipendente della Curia di Nola (che preferisce restare nell’anonimato per timore di ritorsioni).

Il prete, don G.L., sarebbe finito, per la prima volta, in un filmino hard omosessuale quando era alla guida di una parrocchia di Scafati, comune della provincia di Salerno. I video – racconta la gola profonda – sarebbero stati spediti al Vescovo Depalma che immediatamente trasferì il prete in un’altra parrocchia, stavolta nel territorio mariglianese.

Ma il sacerdote ci ricasca: spunta un nuovo filmato, sempre a sfondo sessuale, tra il prete e un giovane che frequentava la parrocchia del mariglianese. I video che ritraggono il parroco mentre consuma orge con altri ragazzi arrivano al Vescovo e alla moglie di uno dei protagonisti delle scene hard. Lo scandalo sta per esplodere quando arriva per il parroco, con il vizietto del sesso, il trasferimento a Torino in una comunità religiosa.

I chilometri non placano i bollori hard del prete che via Skipe contatta uno dei suoi amanti per proporre sesso virtuale. L’ultimo episodio spinge l’ex vescovo di Nola Depalma ad adottare la “scomunica” per il parroco infedele ( sospensione a divinis) a fine di tutelare l’immagine della chiesa nolana che rischiava di essere travolta da uno scandalo a sfondo sessuale.

Dal giorno della scomunica del prete infedele nessuna traccia. A metà gennaio al vertice della Curia di Nola è arrivato un nuovo vescovo, monsignore Francesco Marino che dovrà gestire, tra le altre cose, anche il complicato rapporto tra fede cristiana e sesso.

fonte: ilventiquattro.it

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Il vescovo Marino: «Pedofilia, non dimentichiamo ma andiamo avanti»

Savona – «Invito i savonesi a intraprendere un percorso di guarigione della memoria. Non rimuovere, ma imparare a guardare avanti».

Risponde così il nuovo vescovo Calogero Marino , invitato a esprimersi sul dramma della pedofilia, che ha sconvolto la diocesi savonese. Ieri mattina, in visita al Campus di Legino, come aveva promesso sin dai primi giorni del suo insediamento, lo scorso 15 gennaio, don Gero (come ama farsi chiamare) ha voluto conoscere l’università savonese confrontandosi con gli studenti, in modo informale, senza sottrarsi alle domande dei ragazzi, nell’aula magna e, poi, in giro per le strutture e le palazzine della cittadella. Il tutto lontano dall’ufficialità: no all’abito talare, nessun accompagnatore. Soltanto lui, con la sua Punto grigia, con cui ha raggiunto, dal vescovado, l’università, in uno stile improntato alla semplicità, molto vicino a quanto predicato e messo in atto da Papa Francesco.

«Dagli incontri che sto avendo in questo primo periodo – ha detto – ho percepito una città, per alcuni versi, ripiegata su se stessa. Persino nei rapporti con Genova, “nemica” di Savona, come si legge nei libri di storia, eppure percepita, ancora oggi, da alcuni anziani, come rivale. Bisogna imparare a guardare avanti: custodire la memoria del passato , ma investire sul futuro».

Infastidito dalla domanda ricorrente, relativa alla pedofilia e ai drammatici casi che si sono verificati nella diocesi savonese, il vescovo Marino ha sottolineato il concetto di “«uarigione della memoria»: affrontare il passato, ma non restarne imprigionati.

Un invito indiretto a voltare pagina, senza ignorare, o rimuovere, ciò che è accaduto. Al punto che il vescovo ha dichiarato la propria disponibilità a incontrare le vittime di pedofilia, aderenti alla Rete l’Abuso, presieduta da Francesco Zanardi. «Sono disponibile a incontrare chiunque me lo chieda», ha chiosato sull’argomento.

Un tema delicato, che monsignor Marino ha utilizzato come punto di partenza per una riflessione sul ruolo educativo degli adulti: i genitori, i docenti, ma anche i sacerdoti.

«I nostri giovani – ha sottolineato – hanno bisogno di essere accompagnati, non invasi. Hanno bisogno di fiducia. Hanno bisogno, ancora, di avere al proprio fianco, adulti capaci di autorevolezza. Fior fiore di psicanalisti ha parlato di una società senza padri: un problema che riguarda anche la nostra chiesa. Si deve educare a giusta distanza. Non troppo vicini, ma nemmeno troppo distanti. Quella degli scout è una buona palestra di umanizzazione e vedo che, a Savona, i gruppi sono molto attivi».

Una città da “annaffiare” ha detto il vescovo con una metafora. «A casa avevo una pianta quasi del tutto secca – ha raccontato -. La davo ormai per morta, ma poi, non so nemmeno il perché, le ho dato un po’ d’acqua. Si è ripresa e ho iniziato, ogni giorno, a innaffiarla. Credo che il meccanismo sia simile a quello che serve anche qui rispetto al rapporto con il passato e con il futuro».

Parole accolte con interesse dai ragazzi, che hanno donato al vescovo la maglia del Campus.

«Gli adulti che non si divertono – ha detto- non sanno fare i genitori, i docenti e nemmeno i preti. Qui vedo tanta passione, tanta cura nelle strutture, di grande bellezza. Ho studiato Legge in via Balbi a Genova, ma qui vedo un ambiente più accogliente e piacevole».

Calogero Marino, accompagnato dal delegato del rettore, Federico Delfino, ha voluto conoscere le dotazioni tecnologiche del Campus, dalla centralina del controllo energetico, alla biblioteca multimediale.

Ha parlato con gli studenti chiedendo a ciascuno di presentarsi informandosi sulle materie di studio, il paese di provenienza. A un giovane libanese ha detto: «Mi piace imparare dai giovani. Mi piacerebbe imparare la tua lingua».

Affrettato nel salutare i ragazzi ai tavoli di studio, si è lasciato scappare, con i docenti, il timore di «far perdere tempo agli altri. È la mia paura costante». Una stretta di mano a tutti e via, sulla sua utilitaria.
ilsecoloXIX

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Vescovo Torino Nosiglia ha negato le scuse alla coppia gay e smentisce parole pronunciate da don Carrega

“L’arcivescovo dovrebbe soltanto vergognarsi. Mi spiace dover dire questo, perché sono un cristiano, un credente, ma la mia fede, così come quella di Franco, è sempre stata lontana da ipocrisie”. Gianni Reinetti, 80 anni, vedovo di Franco Perrello, con il quale cinque mesi fa erano stati protagonisti della prima unione civile a Torino, reagisce aspramente alle dichiarazioni di monsignor Cesare Nosiglia. E svela un antefatto doloroso rimasto sinora inedito: “Il parroco di Santa Rita voleva negare i funerali a Franco”.

Questo succedeva una settimana fa, prima dell’intervento del delegato vescovile per la pastorale delle persone omosessuali, don Gian Luca Carrega. E molto prima che si riaprisse il caso, ieri, con l’arcivescovo che non solo ha ribadito la posizione del magistero cattolico sulle “unioni omosessuali”, riaffermando che “non sono assimilabili alla famiglia”. Ma ha smentito le parole che don Carrega aveva pronunciato, sabato, nell’omelia per i funerali di Perrello nella chiesa di Santa Rita. “Non ha detto quanto i giornali polemicamente hanno riportato, frasi di condanna della Chiesa e di necessità che chieda scusa”, ha assicurato Nosiglia, rispondendo sul settimanale diocesano “La Voce e il Tempo” a una lettrice allarmata.

“Qualcuno più importante di me dovrebbe chiedervi scusa per la disattenzione, la freddezza e le dimenticanze (della Chiesa, ndr)”, aveva affermato don Carrega alle esequie davanti a decine di testimoni, e ribadito l’indomani con toni ancora più decisi in un’intervista a Repubblica. “C’erano un centinaio di persone presenti che hanno sentito quelle affermazioni e possono testimoniarle”, tiene a ricordare Reinetti. Del resto parole come quelle erano state fatte proprie anche da papa Francesco: “La Chiesa – aveva detto rientrando dal viaggio in Armenia – dovrebbe chiedere scusa ai gay che ha offeso”.

Per l’arcivescovo Nosiglia, però, quelle frasi non sono mai state pronunciate dal pulpito di Santa Rita. “Dette, sono state dette – testimonia la senatrice Pd, Magda Zanoni, amica della coppia, anche lei presente alle esequie – Mi avevano talmente colpito che dopo la cerimonia ero andata a ringraziare don Carrega”. Il vescovo invece non ha nulla da ringraziare. Dà la colpa ai giornali. E bolla tutta la faccenda come “una polemica in salsa rosa piccante, in cui rischia di esserci di tutto meno che la corretta informazione sui fatti avvenuti e le parole pronunciate”.

Da parte sua il vedovo di Franco respinge al mittente l’accusa di “non rientrare nel disegno di Dio”: “In 52 anni di vita assieme ci siamo sempre sentiti una famiglia”. E torna con la mente a un momento doloroso: “Quando – racconta Reinetti – sono andato a parlare con il parroco, don Lello Birolo, per il funerale, mi sono sentito dire: non posso celebrare il rito per una persona che si trovava in una condizione di contrarietà con gli insegnamenti della Chiesa”. Gianni ha protestato con il prete e, dopo aver insistito, sono arrivati a una mediazione: “Avrebbe celebrato il rito a patto che non ci fossero state contestazioni”. Contestazioni, proprio così. Questo mentre interpellato da Repubblica il parroco assicurava: “Sarà un funerale normale, non ci sono ragioni per dare giudizi o fare pettegolezzi”.

Qualcuno nella cerchia di amici della coppia va alla ricerca di un’alternativa. E viene chiamato a presiedere il rito don Carrega. Che, a quel punto, conoscendo il motivo per cui è lì, si sente quasi in dovere di scusarsi: “Qualcuno più importante di me dovrebbe chiedervi scusa”. “Quelle sue parole – dice Gianni – mi avevano fatto tornare felice dopo li rifiuto ricevuto dal mio parroco a Santa Rita”.

repubblica.it

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Don Contin, l’annuncio del vescovo «Avviate le pratiche per sospenderlo»

Monsignor Cipolla: «Addolorato, ma decisione doverosa. Ho ricevuto l’incoraggiamento del Papa. Da don Andrea comportamenti immorali»

PADOVA Aperta la procedura per la sospensione a divinis di don Andrea Contin, il parroco della parrocchia di San Lazzaro coinvolto nello scandalo delle orge con altri preti. Il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, ha annunciato l’avvio del procedimento per le «dimissioni dallo stato clericale» di don Andrea, che presto, quindi, potrebbe non essere più prete. Il vescovo, che ha rivelato di aver ricevuto sabato una telefonata d’incoraggiamento da papa Francesco, ha detto: «Siamo in dovere di prendere provvedimenti disciplinari».

«I provvedimenti ai quali sono arrivato mi fanno soffrire, non sono determinati dal clamore mediatico, la competenza è della Magistratura. Purtroppo abbiamo maturato la certezza di sue gravi responsabilità morali. Comportamenti inaccettabili come prete e come uomo. Sono intollerabili. Sono stati ammessi di fronte a me solo in questi giorni».

«Un conto – ha detto ancora il vescovo – è la scelta fatta in età adulta come vita di coppia, le possibili fragilità. Ma no a una doppia vita in totale contrasto. E’ caduto in uno stile di vita non consono e non idoneo a esercitare il ministero. E’ una figura talmente compromessa che non può essere ripresentata. Per questo abbiamo aperto la procedura di sospensione a divinis. Cercherò lo stesso di accompagnare don Contin. Esprimo solidarietà alla famiglia di origine e provo dispiacere per la comunità san Lazzaro».

Un caso diverso quello di don Roberto, il religioso coinvolto nelle orge, confessore di Belen: «Don Roberto – ha detto il vescovo – è un caso diverso, non ci sono ancora gli elementi e non ho riscontro delle responsabilità. Il coinvolgimento sembra parziale e occasionale. Siamo stati esposti non solo a una riflessione etica ma esposti alla vergogna di tutto il mondo. Il Tribunale diocesano avrà più risorse per indagini preliminari. Entro qualche settimana istituiremo una commissione indipendente per denunce contro il comportamenti dei sacerdoti; verrà attivata una linea telefonica e mail per appuntamenti personali per far emergere velocemente casi di questo tipo. Non vogliamo sostituirci alla magistratura, anzi. Verità e trasparenza renderanno più luminosi questa comunità. La fragilità non toglie bellezza al Vangelo. Chiedo perdono ma ringrazio e presento lodi per tutto il bene compiuto. Sono contento di essere cristiano e di essere vescovo della bella chiesa di Padova».

02 febbraio 2017

© RIPRODUZIONE RISERVATA – corriere.it

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Il vescovo Cipolla convoca don Cavazzana

Rientrato in anticipo dalla visita pastorale in Sud America, il vescovo Claudio Cipolla ha deciso di affrontare con decisione lo scandalo sessuale che ha visto come protagonisti don Andrea Contin e altri sacerdoti padovani, mettendo in calendario una serie di incontri con i dirigenti della Diocesi. Nelle prossime Cipolla riceverà anche don Roberto Cavezzana, il parroco di Carbonara di Rovolon, che ha già ammesso di aver partecipato ai festini a luci rossa nella canonica di San Lazzaro. Il fitto programma si è aperto ieri di buon mattino…

Il Gazzettino

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Dopo la denuncia i due preti in Curia: «Tutto falso, sono solo bugie»

C’è un nuovo retroscena nello scandalo che ha travolto la parrocchia di San Lazzaro e la curia. Alcuni giorni dopo la denuncia della 49enne padovana presentata ai carabinieri il sei dicembre, sia don Andrea Contin e sia don Roberto Cavazzana si sarebbero recati in diocesi per smentire tutte le accuse nei loro confronti. Ai loro superiori avrebbero dichiarato che si trattava solo di calunnie nei loro riguardi. Bugie di una parrocchiana per screditare il loro operato. Convinti di avere coperto tutto e di avere convinto il vescovo, se ne sono tornati nelle loro rispettive parrocchie. Ma la mattina del 21 dicembre le loro menzogne sono venute allo scoperto, quando i carabinieri hanno trovando in canonica e sequestrando a don Andrea Contin, indagato per favoreggiamento della prostituzione e violenza privata, giochi erotici e dvd e chiavette Usb piene di filmati delle orge organizzate dal prete 48enne. Ora gli uomini dell’Arma stanno passando al setaccio i conti correnti del sacerdote Contin, che sarebbero almeno cinque..

ilgazzettino.it

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Il parroco difende l’amore gay, il vescovo lo frena. Ma i fedeli sono con lui: tutti a messa,anche coppia omosessuale

a Spezia, 22 gennaio 2017 – Don Giulio Mignani, parroco di Bonassola, era commosso questa mattina durante l’omelia nella piccola parrocchia del borgo spezzino. La chiesa era piena di fedeli, pronti a sostenerlo. Don Giulio nei giorni scorsi aveva difeso l’amore gay contestando l’apertura di uno sportello antigender voluto dalla giunta regionale di centrodestra. Il vescovo di La Spezia, mons. Palletti, lo ha frenato e Fratelli d’Italia ne ha chiesto anche la scomunica.

I suoi fedeli lo difendono  a spada tratta riempiendo la chiesa per fargli sentire la vicinanza durante la messa domenicale. «Le idee, quando sono giuste, meritano di vincere anche qualora fossero in pochi a sostenerle», dice don Giulio Mignani.

Il caso è partito da una chat che don Giulio ha con i parrocchiani in cui ha aperto alle famiglie arcobaleno. Stamani la chiesa di Santa Caterina era piena. C’era anche il sindaco Giorgio Bernardin e la prima coppia unita civilmente della riviera spezzina, Davide e Giuseppe. Alla fine della cerimonia per don Giulio applausi e abbracci.

La Nazione

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