Vescovo Ghizzoni di Ravenna chiede di mettersi dalla parte delle vittime ma spesso è stato lui il primo persecutore di preti sposati… Carrierismo e potere fuori dalla logica evangelica

A un recente convegno dei Cappellani militari
è intervenuto anche l’arcivescovo di Ravenna-Cervia Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio Cei per la tutela dei minori. Nella sua relazione sulla salvaguardia di minori e persone vulnerabili, il presule ha affermato: “Il salto di qualità che ci viene chiesto è che ci mettiamo dalla parte delle vittime”.  Belle dichiarazioni ma Ghizzoni è un Vescovo abbastanza duro verso le persone con problemi in particolare i sacerdoti sposati che ha perseguitato fino a fargli perdere il lavoro (un caso si è verificato mentre era Vcario di Reggio Emilia).

Il vescovo Lorenzo Ghizzoni celebra messa sul lungomare:  lascia i problemi veri alle spalle

Il vescovo Lorenzo Ghizzoni celebra messa sul lungomare“

La notizia riportata da http://www.ravennatoday.it/cronaca/il-vescovo-lorenzo-ghizzoni-celebra-messa-sul-lungomare-di-lido-di-dante.html è stata commentata dal Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati. Don Ghizzoni fa bene a celebrare Messe sul lungomare ma dovrebbe essere anche più attento alla cura pastorale dei suoi sacerdoti. Già da Vicario di Reggio Emilia aveva procurato non poche danni alla vita diocesana.

In particolare nei confronti dei preti sposati aveva operato durante il suo ministero una specie di persecuzione con calunnie e diffamazioni verso un prete sposato fatto sospendere dal lavoro.

“Sesso, alcool e selfie”: le accuse al vescovo del Vaticano

Il vescovo Gustavo Zanchetta torna a far parlare di sé. Delle accuse inoltrate al presule argentino ci eravamo già occupati per una ragione in particolare: perché qualcuno aveva ipotizzato come papa Francescoavesse trasferito il presule sudamericano in Vaticano, nello specifico all’Apsa, cioè presso l’ente che si occupa di amministrare il patrimonio della Santa Sede, dopo e nonostante l’emersione delle accuse di abusi.

A questa versione dei fatti la Sala Stampa del Vaticano ha già replicato, spiegando come il contenuto delle incriminazioni sia stato reso noto solo dopo le dimissioni di mons Zanchetta dalla diocesi in cui era incaricato in Argentina e come la motivazione di quel ritiro, stando alle fasi preliminari di questa storia, riguardasse un presunto “autoritarismo” esercitato.

Delle accuse, insomma, non si sapeva ancora nulla ai tempi della “promozione”. Accuse che adesso sono state approfondite nel dettaglio dalla procuratrice argentina che si sta occupando del caso giudiziario. Stando a quanto riportato su IlGazzettino, la fattispecie riguarda quelli che per ora rimangono presunti “abusi continui aggravati”. Non ai danni di minori, ma di seminaristi. Potrebbero essere circostanze, queste, in cui le violenze sono state perpetrate ai danni di “adulti vulnerabili”.

Vale la pena sottolineare come il vescovo Zanchetta, per stretta ammissione di papa Francesco, sia stato sottoposto a un procedimento pure dalla Santa Sede. Poi ci sono i racconti delle vittime, che parlano di come il vescovo Gustavo Zanchetta fosse solito scattare selfie con alcuni consacrati, bere con gli stessi, recarsi di notte nei loro dormitori e così via. “Sesso, alcool e selfie” sembra una tripartizione adatta a sintetizzare il quadro presentato da chi accusa.

Nel corso di questi sei anni e mezzo di pontificato, Jorge Mario Bergoglio ha più volte parlato di “clericalismo” in relazione ai casi di abusi. Un esercizio del potere ecclesiale, insomma, del tutto improprio. Vedremo, rispetto alle vicende sollevate su Zanchetta, quale saranno i responsi della giustizia argentina e di quella vaticana.

Il Giornale

Il nord-est dell’Albania ha bisogno di preti. Si offrono i preti sposati

«Vuoi annunciare il Vangelo ai poveri? Vieni a Rrëshen»: è l’appello lanciato nei giorni scorsi da monsignor Gjergj Meta, vescovo di Rrëshen, diocesi nel nord-est dell’Albania. Una regione, spiega lo stesso presule in una lettera aperta, «povera, segnata dall’emigrazione» delle forze più giovani, con il rischio di vedere le chiese svuotate. Da qui, la decisione di rivolgersi a sacerdoti, suore, religiosi: «Questo è un invito per la missione nella diocesi di Rrëshen. Un invito — scrive — a vivere una meravigliosa esperienza evangelica: annunciare il Vangelo ai poveri. Grazie al lavoro di tanti sacerdoti, missionari e missionarie, qui in ventisei anni si è fatto molto per il territorio, ma, in questo stesso lasso di tempo, il 60 per cento della popolazione è emigrata verso le grandi città come Tirana, Durazzo, Lezha e il sud dell’Albania».

Nei villaggi sono rimaste poche famiglie, nella maggior parte impossibilitate a muoversi perché abitano in zone impervie di montagna e sono molto povere. «Se potessero — afferma Meta — anche loro scapperebbero, andrebbero da qualche altra parte per poter istruire i loro figli e avere una vita più dignitosa». Le chiese sono abbastanza frequentate, «ma non in proporzione rispetto a coloro che si dicono cattolici, perché tra questi ci sono anche molti indifferenti, agnostici e atei. C’è bisogno — ha ricordato il vescovo di Rrëshen — di annunciare loro il regno di Dio». Ma per far fronte a questa situazione «siamo solo sei preti, incluso il vescovo, e sette congregazioni religiose femminili. Abbiamo quasi quaranta chiese e cappelle sparse in tutto il territorio, così come molti gruppi di famiglie sono isolati in villaggi lontani rispetto al centro della diocesi. Perciò invito tutti quelli che lo desiderano, sacerdoti, missionari e missionarie, in modo particolare i sacerdoti diocesani, a venire a Rrëshen per evangelizzare i poveri, i lontani, gli indifferenti e, in questo modo, evangelizzare se stessi. Vieni e annuncia il Vangelo ai poveri e i poveri evangelizzeranno te», conclude monsignor Meta. (Osservatore Romano)

L’appello pubblicato qualche mese fa è stato raccolto dal Movimento dei sacerdoti sposati che offrono la loro collaborazione.

Vescovo accusato di aver stuprato una suora. «Gli abusi sono durati due anni»

Vescovo accusato di aver stuprato una suora. «Gli abusi sono durati due anni»

Quando il vescovo Franco Mulakkal accettò di celebrare personalmente la prima comunione per il figlio di Darly, la famiglia fu sopraffatta dall’orgoglio. Durante la cerimonia, Darly guardò sua sorella, una suora che lavorava con il vescovo, i suoi occhi si riempivano di lacrime (lacrime di gioia, pensò). Ma solo più tardi avrebbe saputo delle accuse di sua sorella che la sera prima il vescovo aveva convocato nei suoi alloggi e l’aveva violentata. La famiglia dice che è stato il primo di una serie di abusi durati due anni. Il vescovo, che continua a proclamare la sua innocenza, sarà processato per stupro e intimidazione. La svolta nel caso è arrivata con l’arrestato il 21 settembre dall’Alta Corte del Kerala, anche se concesse a monsignore Mulakkal, vescovo dimissionario di Jalandhar (in Punjab), il rilascio su cauzione. Le indagini sono andate avanti e ora comparirà davanti ai giudici. A conclusione di tre mesi di roventi polemiche e proteste di piazza, Papa Francesco lo aveva già sollevato momentaneamente dall’incarico. La suora che lo accusa ha raccontato che sarebbe accaduto «tredici volte» dal 2014 al 2016 «ma la Chiesa ha cercato di fami tacere». Alcuni mesi fà è stato portato sul luogo dove sarebbero avvenuti gli abusi. Più precisamente in una delle stanze del convento di Kuravilangad.

Il fatto è uscito allo scoperto dopo la protesta delle altre suore che hanno chiesto «giustizia e verità» per la loro sorella. Il vescovo ha parlato per la prima volta a giugno, ma la polizia ha iniziato a interrogarlo formalmente solo a settembre, mentre la furia del caso ormai era fuori controllo. «Vedevamo i padri della chiesa come equivalenti a Dio, ma ora non più», ha detto una delle suore del convento. Altre hanno raccontato di ritorsioni da parte di alcune parrocchie dove operavano «tutto questo per aver preso parte alle proteste contro il vescovo». Pronta la giustificazione «sono stati i fedeli a chiedercelo». Il caso fa parte di «un problema più grande che Papa Francesco ha affrontato martedì per la prima volta dopo decenni di silenzio da parte del Vaticano», riportano oggi alcuni quotidiani. «Questo oltretutto accade in un momento in cui la frequenza della chiesa è bassa in Occidente, i monasteri vengono chiusi in Europa e in America, e il Vaticano si affida sempre più a luoghi come l’India». E «davanti a fatti del genere si perde l’autorità morale»,ha detto il reverendo Augustine Vattoly, che ha supportato le suore durante le proteste. I dettagli delle accuse della suora provengono da interviste con i funzionari delle forze dell’ordine, dalla sua famiglia e dalle altre cinque suore che hanno raccontato i fatti avvenuti all’interno della Chiesa siro-malabarese, che ha sede in India ma risponde al Vaticano. Copie delle denunce ufficiali che la religiosa ha inviato alle autorità ecclesiastiche per posta elettronica e per posta normale sono state fornite anche al New York Times, che si è occupata del caso. Intanto lo scandalo in Kerala sta dividendo i cattolici indiani, che contano circa 20 milioni pur essendo una minoranza relativamente piccola di una vasta popolazione. Più suore «si sono fatte avanti, in questo periodo, per denunciare abusi sessuali da parte di sacerdoti», dicono del Kerala. E nel distretto di Pathanamthitta, quattro sacerdoti sono stati accusati di ricattare donne durante la confessione, usando le informazioni «per costringerle a fare sesso», spiega Sudhakaran Pillai, capo della polizia criminale.

ilmessaggero

I sacerdoti sposati vicini a don Franco Sorrenti… coerente con la trasparenza dei preti sposati

Bene hanno fatto il Vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla e il parroco innamorato a comunicare ai fedeli la scelta. “I sacerdoti sposati sono per la trasparenza e non per la doppia vita” ha commentato il Movimento dei sacerdoti sposati, fondato nel 2013 da don Giuseppe Serrone.

Lascia la tonaca per amore di una donna. Non è la prima volta che accade un fatto del genere, ma la notizia ha lasciato di stucco a Cerano (Novara). A comunicarlo ai fedeli è stato il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla. “Il parroco don Federico Sorrenti – ha detto, nella messa concelebrata dal vicario generale della Diocesi don Fausto Cossalter – ha deciso di non continuare il suo esercizio sacerdotale”. Don Federico nelle ultime settimane si è confrontato con il vescovo al quale ha confidato “di essersi innamorato, nel corso dell’ultimo anno, di una donna e di aver maturato la scelta, molto sofferta, di voler costruire una famiglia e imboccare un nuovo percorso di vita”.
Il vescovo ha sottolineato “il rammarico e il dolore per la scelta di don Federico, anche per il bene che ha fatto nel suo intero percorso sacerdotale; una scelta dirompente e di impatto, che crea sofferenza nella nostra Chiesa e a tutti voi. Ma dobbiamo rispettare la sua decisione, riconoscendone la correttezza”.

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Prete dalla doppia vita diventerà papà. Meglio i preti sposati con un regolare percorso

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati commenta il caso di don Gianfranco Del Neso: “Bene la trasparenza ma è troppo tardi. No alla doppia vita dei preti. Noi per aiutare i preti in difficoltà siamo pronti ad affiancancarli nelle parrocchie con le nostre famiglie” (ndr).

Campania, il prete diventerà papà. Il vescovo lo sospende

Don Gianfranco sospeso. Il monsignore: sono fortemente addolorato

campania il prete diventera papa il vescovo lo sospende

di Siep

Ha confessato al suo vescovo di avere una relazione sentimentale con una donna. Tra qualche tempo diventerà papà di un bambino frutto della sua relazione sentimentale e per questo il vescovo di Ischia, Pietro Lagnese, ha sospeso dall’esercizio del ministero sacerdotale don Gianfranco Del Neso, amministratore parrocchiale della chiesa di «Maria Ss. Madre della Chiesa». A darne notizia in una nota diffusa in serata è stato lo stesso vescovo di Ischia, che ha comunicato a fedeli e prelati quanto accaduto e i relativi provvedimenti.

La nota della Diocesi di Ischia precisa che è stato lo stesso don Gianfranco a informare il vescovo. Incredulità e sconcerto nella Comunità parrocchiale di «Maria Ss. Madre della Chiesa». «Il Vescovo – si legge nel comunicato – fortemente addolorato per l’accaduto, ha riconosciuto l’onestà di don Gianfranco nell’aver condiviso con lui la fatica nel rimanere fedele all’impegno del celibato» e ha dichiarato che «il sacerdote intende assumersi tutte le responsabilità connesse alla sua nuova situazione di vita che prevede l’arrivo di un figlio». Il Clero e la comunità parrocchiale «accogliendo con sofferenza tale notizia hanno espresso vicinanza al Vescovo e gli hanno chiesto di manifestare gli stessi sentimenti al Presbtero e ai suoi familiari che vivono una prova certamente non facile». Gianfranco Del Neso, 45 anni, era diventato sacerdote il 27 giugno del 2014 nel corso di una solenne celebrazione tenutasi sul piazzale delle Alghe di Ischia Ponte, e fu lo stesso Vescovo di Ischia, Lagnese, a consacrarlo alla vita sacerdotale.

Incredulità e stupore nella comunità dei fedeli ischitani, che descrivono Del Neso, 45 anni come “un parroco di grande umanità, coraggiosamente in prima linea nelle battaglie sociali. Un prete attento agli ultimi e sempre presente per assistere i bisognosi”.

ottopagine.it

Apertura sui preti sposati Cardinale Rainer Maria Wölki, Arcivescovo di Colonia, incoraggia riflessioni su “diritto divino” e “celibato preti”

Il teologo tedesco Vogels ha scritto il 7 Giugno 2018 una lettera al cardinale Lorenzo Baldisseri, Prefetto della Commissione Preparatoria per il Sinodo dell’Amazzonia, che potrebbe portare, come auspica da anni il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavotori Sposati, importanti novità del Diritto Canonico sul celibato dei preti, la teologia del sacerdozio e la riammissione dei preti sposati nella Chiesa.

Il Cardinale Arcivescovo di Colonia Wölki tramite il suo Vescovo ausiliare Puff, ha incoraggiato Vogels a trasmettere a Baldisseri le sue riflessioni.

Vescovo Reggio a preghiera anti-omofobia. Cattolici tradizionalisti organizzano protesta a vescovado

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(ANSA) – REGGIO EMILIA, 15 MAG – Il vescovo aderisce alla preghiera anti-omofobia e i cattolici tradizionalisti se la prendono con lui e organizzano una veglia di riparazione sotto il vescovado. Succede a Reggio Emilia dove domenica si terrà, alla parrocchia di Regina Pacis, la seconda edizione della veglia di preghiera per il superamento dell’omofobia, della transfobia e ogni forma di intolleranza voluta da don Paolo Cugini. A presiedere la preghiera, sarà il vescovo, Massimo Camisasca.
“Reggio Emilia si rivela la Diocesi più gay friendly d’Italia, uno scandalo appoggiato dal Pastore Maximo che, peraltro, si adegua alla locandina arcobaleno”, insorge il gruppo all’inno di “vergogna!”, invitando tutti i fedeli a partecipare in contemporanea a una “veglia di riparazione”, sotto al Vescovado reggiano. “È, da parte mia – ha spiegato Camisasca – un segno di vicinanza alle persone con orientamento omosessuale e ai loro genitori, affinché si sentano figli della Chiesa”.

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Montù Beccaria, il prete in odore di pedofilia usava un nome falso Don Silverio Mura era diventato Saverio Aversano. Sdegno sui social

Montù Beccaria (Pavia), 21 marzo 2018 – Un piccolo accorgimento e don Silverio era diventato don Saverio. Il cognome, invece, totalmente cambiato:da Mura (quello vero) ad Aversano. A Montù Beccaria, il prete al centro di un presunto caso di pedofilia avvenuto nel Napoletano 27 anni fa (ma altri potrebbero essercene stati) e giunto in paese nell’ottobre 2016, lo conoscevano come don Saverio Aversano.

Il sacerdote, come già pubblicato, fra i vigneti dell’Oltrepo era arrivato dopo una richiesta di supporto al Vescovo di Nola fatta dalla sede centrale della Congregazione della Divina Provvidenza che, da una decina di anni, gestisce anche la comunità parrocchiale di Montù Beccaria a cui fanno capo altre chiese della Valle Versa. Durissimo il contenuto di un post apparso sui social e scritto da una mamma di un alunno della terza elementare di Montù dove il prete insegnava catechismo. Le mamme, come altri residenti, hanno scoperto la storiaccia dopo il servizio mandato in onda nella trasmissione televisiva delle Iene, ma altri – secondo loro – dovevano, per forza, sapere. Almeno, dicono, c’è chi avrebbe dovuto sapere che si trattava, invece, di un’identità falsa e usata per non spaventare la gente. In paese si dice che Don Silverio/Saverio se ne è andato da Montù esattamente il giorno dopo la trasmissione delle Iene, a bordo della sua Punto nera. Durante la sua permanenza in Oltrepo durata meno di un anno e mezzo non ci sarebbero mai state lamentele, ma, ora, la vicenda anziché chiudersi in un silenzio più o meno convinto, continua a far discutere chiamando in causa non solo il parroco, padre Simone Baggio bensì il Vescovo della Diocesi di Tortona (da cui dipende l’Oltrepo Pavese) e il sindaco del paese. 

ILGIORNO.IT

Esorcismi e abusi, Curia di Aversa: «Adottati tutti i provvedimenti»

In merito alla vicende dei riti esorcistici avvenuti nel territorio della diocesi di Aversa, in una nota, la Curia diocesana di Aversa ribadisce che sono stati «applicati i provvedimenti ritenuti validi secondo le leggi canoniche. L’inchiesta condotta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere ha portato all’arresto di don Michele Barone, un sacerdote appartenente ad un’associazione sacerdotale diocesana, che secondo l’accusa avrebbe sottoposto a riti esorcistici una ragazza di 13enne. Lo stesso sacerdote è stato sospeso con un provvedimento del vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, dalle funzioni sacerdotali pubbliche».

In merito alle notizie pubblicate in questi giorni con incalzante successione su diversi organi di comunicazione, la Curia Diocesana di Aversa precisa che il vescovo Angelo Spinillo non è indagato né ha ricevuto alcun avviso di garanzia; che lo stesso non è stato convocato a Roma da organismi vaticani; che, in ordine a tutti gli altri fatti di cui si narra, ordinariamente con molta approssimazione, a tempo opportuno per ciascun caso, sulla base delle effettive evidenze, sono stati applicati i provvedimenti ritenuti validi secondo le leggi canoniche«, prosegue la nota.

Il Mattino

Preti gay, il vescovo di Teggiano-Policastro annuncia sanzioni per chi ha sbagliato

Dopo lo scandalo sui preti gay, il vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro Monsignor Antonio De Luca annuncia punizioni per chi ha sbagliato e lo fa attraverso una nota stampa. Una lettera che punta anche a riportare serenità nelle parrocchie del Cilento e del Vallo di Diano, alle quali apparterrebbero alcuni dei preti finiti nel dossier dell’avvocato gigolò.

«La divulgazione di notizie riguardante i comportamenti scandalosi di alcuni membri del clero di molte diocesi del Mezzogiorno – scrive –  addolora in maniera grave la nostra comunità diocesana. La consegna del dossier da parte della Curia di Napoli permetterà di prendere visione delle responsabilità e le necessarie iniziative canoniche che la Santa Sede stabilisce in questi casi.  Nel frattempo non possiamo non esprimere la vicinanza alle comunità turbate e preoccupate di fronte al rischio di vedere vanificata una consolidata esperienza di fede e di cultura religiosa che da sempre ha contraddistinto questa terra. Ci sta a cuore altresì riaffermare e riconoscere l’opera meritoria di moltissimi nostri sacerdoti che nella quotidiana fedeltà alla loro vocazione e alla loro missione hanno scritto pagine di memorabile tradizione. Ancora oggi i nostri sacerdoti incidono in maniera notevole e creativa nel tessuto vitale delle nostre comunità, con un’attenzione spiccata verso le istanze educative, sociali, e familiari. Ad essi va il grato riconoscimento, e per questa generosa offerta di sé stessi le nostre comunità non si sentano tradite».

Monsignor De Luca a questo punto va al nocciolo della questione. «Incombe l’obbligo di riconoscere sbagli, errori, opache testimonianze, e richiesta di perdono; perciò con la fermezza che ha ispirato sempre i percorsi e le decisioni, riaffermiamo come Chiesa la totale disponibilità a intraprendere le decisioni e le sanzioni canoniche per un necessario cammino di purificazione vissuto con profonda attenzione alle denunce e con sensibile cautela verso possibili false accuse. Il Vescovo, il presbiterio diocesano, gli operatori pastorali, lavoreranno per riportare la bellezza della fedeltà sul volto della nostra chiesa.La certezza del comune servizio alla verità del Vangelo rafforzi i nostri vincoli ecclesiali».

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ilgazzettino.it

Marciante da ausiliare di Roma a vescovo di Cefalù

Monsignor Giuseppe Marciante (Siciliani)

Monsignor Giuseppe Marciante (Siciliani)

Dal 2009 vescovo ausiliare di Roma

Il vicario generale di Roma, De Donatis e Marciante (Siciliani)

Il vicario generale di Roma, De Donatis e Marciante (Siciliani)

Monsignor Giuseppe Marciante, attualmente vescovo ausiliare di Roma è il nuovo pastore della diocesi siciliana di Cefalù. Subentra a monsignor Vincenzo Manzella che lascia per limiti di età. Nato a Catania il 16 luglio 1951, il vescovo eletto ha compiuto gli studi filosofico-teologici presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania conseguendo la Licenza in missionologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Ordinato sacerdote il 5 ottobre 1980, è stato vicario parrocchiale e poi parroco per l’arcidiocesi di Catania, così come a Roma dove ha guidato la comunità parrocchiale di San Romano Martire (1989-2009) ed è stato prefetto della XII Prefettura (1995-2009). Nominato vescovo ausiliare di Roma con la titolarità di Tagora il 1° giugno 2009, ha ricevuto la consacrazione episcopale l’11 luglio, con l’incarico della cura cura pastorale del Settore Est.

Il primo messaggio alla nuova comunità

Nel suo primo messaggio alla nuova comunità, Marciante esprime gratitudine per la decisione del Papa e ribadisce la sua totale fiducia in Dio sottolineando che “qualunque sia stata la ragione per cui un indegno e peccatore come me è stato posto in questo ministero, l’ho accettata con timore di prendermi cura di voi e con il desiderio di pregare per voi. Perciò, non potendo fare appello a miei meriti, invoco la Sua infinita misericordia e dove tace il merito, il dovere alza la voce”. “Dopo i primi turbamenti, normali, dinanzi a una nuova chiamata – aggiunge –, mi sono tornate alla memoria le parole del Risorto a Pietro: “Pietro mi ami tu? […] Pasci le mie pecorelle”. Allora mi son chiesto: è ancora vivo in me l’amore per Cristo? Se è vivo, allora, non posso tirarmi indietro!”.

Manzella da quasi nove anni a Cefalù

Monsignor Vincenzo Manzella

Monsignor Vincenzo Manzella

Come detto Marciante subentra a monsignor Manzella. Quest’ultimo, classe 1942, ordinato sacerdote il 1° luglio 1967, è stato nominato vescovo di Caltagirone il 30 Aprile 1991 ricevendo la consacrazione episcopale il 29 giugno successivo. Il trasferimento a Cefalù risale al 17 Settembre 2009. Tra i vari incarichi, attualmente è delegato della Conferenza episcopale siciliana per le problematiche sociali, del lavoro, della giustizia e della pace

Bagni di Lucca, mancano i preti. Chiesa chiusa. Si offrono i preti sposati

I parrocchiani, delusi e amareggiati, hanno affisso nei giorni scorsi un cartello sul portone chiuso della chiesa dove hanno scritto “si spera solo nel miracolo”. L’articolo con la notizia è stato pubblicato in lanazione.it.

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati si dichiara pronto ad intervenire per risolvere il problema: “Potremmo inviare nella canonica vuota una famiglia di un prete sposati desiderosa di lavorare al servizio della Chiesa” (ndr)

Bagni di Lucca, 6 febbraio 2018 – Rircordati di santificare le feste, dice uno dei dieci comandamenti, ma a Bagni di Lucca espletare questa pratica religiosa, obbligatoria per i credenti, risulta da un po’ di tempo a questa parte abbastanza problematico. Non tanto per mancanza di fede, quanto per la carenza di sacerdoti, ridotti ormai ad uno sparuto drappello, complice il calo delle vocazioni, che ha ridotto drasticamente il numero dei preti attivi anche nella diocesi di Lucca. A Bagni di Lucca questa crisi, dopo la morte degli storici parroci Don Ascanio e Don Lorenzo, si è particolarmente acuita, aggravandosi ulteriormente dopo il trasferimento di Don Emanuele avvenuto nella primavera dello scorso anno. A ciò si aggiungano le dimissioni di Don Claudio, dopo appena un anno di guida della parrocchia di Bagni di Lucca. Una situazione che pesa tutta sulle spalle di Don Raffaello, il quale presto sarà costretto anche ad operarsi ad un ginocchio. I parrocchiani, delusi e amareggiati, hanno affisso nei giorni scorsi un cartello sul portone chiuso della Chiesa di San Pietro in Corsena, la principale di Bagni di Lucca, dove si afferma che ormai si spera solo nel miracolo.

Di recente, durante una visita pastorale a Bagni di Lucca, il Vescovo Italo Castellani era stato molto esplicito con i fedeli, confermando che non ci sono preti a sufficienza per coprire tutte le parrocchie e che al momento è impossibile l’invio di altri sacerdoti. La vicenda del cartello è rimbalzata anche sulle pagine di Facebook e viene commentata in vario modo. «Io credo che sia una forma di protesta, – scrive Rita Gualtieri – perché ci sentiamo un po’ lasciarti in disparte, addirittura dalla curia. Non è piacevole che, da quando purtroppo ci hanno lasciato Don Ascanio e Don Lorenzo, la canonica è rimasta vuota e la chiesa viene aperta solo la domenica per la messa».

Il prete di Possagno cancella la messa: parrocchiane in rivolta. Si offrono i preti sposati

Un articolo pubblicato da “La Tribuna di Treviso” segnala il disagio comune a molte Parrocchie della Chiesa Cattolica. Un disagio destinato ad allargarsi sempre più per la scarsità di preti e la mancanza di vocazioni al sacerdozio. Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone, offre la collaborazione al vescovo di Treviso per la gestione delle parrocchie in difficoltà (ndr)

POSSAGNO. Nonostante la protesta di Luigi Zan che, qualche settimana fa, durante la messa domenicale delle 10.30, al tempio di Possagno, ha alzato la mano e ha chiesto spiegazioni in merito alla cancellazione di una delle celebrazioni liturgiche festive, la riorganizzazione delle messe nelle comunità di Cavaso e Possagno va a regime domani, domenica 4 febbraio. E porta con sé più di qualche malumore tra i fedeli. In particolare la comunità di Possagno si vede togliere la messa delle 10.30, spostata in casa di riposo, e soprattutto quella di Caniezza di Cavaso del Tomba si trova privata della messa delle 9, che rappresentava un forte momento di aggregazione e convivialità per le persone anziane, ma ancora autonome. Come spesso succede nei paesi, avevano preso l’abitudine di ritrovarsi per un caffè e quattro chiacchiere dopo la messa, al bar Bramezza. «Per noi è uno dei pochi momenti in cui ci ritroviamo, in tranquillità. Lo facciamo da anni», osserva una signora del posto, «E inoltre per molte di noi anziane, non avendo l’auto, è difficile raggiungere la parrocchia. Così molte di noi non andranno a messa o cambieranno paese».

La decisione di rivedere gli orari delle funzioni della domenica, certamente non presa a cuor leggero, si allinea con la direttiva del vescovo, che «invita a celebrare meno messe» a fronte della carenza di parroci.

Un dato: lo scorso anno a fronte di 12 nuovi seminaristi, sono stati celebrati 16 funerali di sacerdoti. «Innanzitutto, la messa a Caniezza non è tolta, ma anticipata e la messa a Possagno solo spostata di luogo», precisa il parroco don Pierangelo Salviato, «Non avevamo scelta: nel solo dicembre io e don Giuseppe, il cappellano, abbiamo celebrato 120 messe. Non avrei preso questa decisione, se non avessi avuto urgenza. Padre Giuseppe (dei padri Cavanis) ha 81 e noi, in tutta onestà, non chiediamo ai nostri genitori di lavorare così tanto».

In effetti ci sono età, per fortuna, supportate da un ottimo stato di salute, importanti tra i celebranti, arrivando addirittura ai 91 anni di don Rino, che ha ripreso a celebrare qualche messa, dopo l’ischemia e il ricovero prima di Natale. «I padri Cavanis, ci hanno sempre supportato in tutto, ma è una situazione che non ci lascia scelta», conclude il parroco. Magari una maggiore attenzione alla comunicazione, avrebbe reso il passaggio più accettato e condiviso, anche dalle parrocchiane più anziane.

da Tribuna Treviso

Procura Massa chiede il processo per prete e vescovo

ANSA) – MASSA (MASSA CARRARA), 5 GEN – Per l’inchiesta sulle presunte spese ‘allegre’ di don Luca Morini, parroco di Massa Carrara ribattezzato anche ‘don Euro’, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote e anche del vescovo di Massa Carrara e Pontremoli, monsignor Giovanni Santucci. La notizia, riportata oggi dal Tirreno, è confermata dalla procura di Massa Carrara. Chiesto il processo anche per un ex sacerdote, Emiliano Colombo.

Diverse le ipotesi di reato contestate agli indagati. Per Morini, parroco prima ad Avenza poi di Fossone e Caniparola, il processo è stato chiesto per truffa ed estorsione nei confronti dei fedeli, al vescovo contestata la frode e l’estorsione in relazione a presunte pressioni che avrebbe fatto su un’assicurazione per concedere a don ‘Euro’ un punteggio di invalidità superiore al dovuto e per un passaggio di denaro dal conto della Curia a quello del parroco. Ricettazione infine l’ipotesi di reato per Colombo accusato dalla procura di aver aiutato Morini a nascondere soldi sul suo conto. La posizione del vescovo, ha detto il procuratore di Massa Carrara Aldo Giubilaro “all’interno delle nostre indagini risulta comunque marginale”. Intanto dalal curia si spiega che “in relazione alle notizie sulla richiesta di rinvio a giudizio per il vescovo della diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, si precisa che ad oggi mons.Giovanni Santucci non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da parte della procura, né direttamente né attraverso i propri legali, circa gli addebiti che gli vengono contestati”.

La vicenda parte nel 2015 quando un escort napoletano rivelò alla stampa il suo rapporto con don Morini, parlando di grandi disponibilità economiche del parroco. Arrivarono poi tante denunce dei fedeli sull’impiego, a scopi personali, delle offerte.

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Celibato preti non è segno totale dedizione a Cristo. Anche i preti sposati servono il Vangelo di Gesù

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati non condivide le posizioni teologiche del Vescovo di Udine Mazzocato, riprese dall’Agenzia Sir. “Anche i preti sposati si dedicano totalmente alla Missione.

“Essere immagine viva di Gesù che non è venuto per essere servito, ma per servire”. L’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha indicato quale deve essere il loro compito ai quattro seminaristi che ha ordinato diaconi in vista del presbiterato nella celebrazione eucaristica di oggi pomeriggio in cattedrale. Si tratta di Michele Sibau, Nicola Zignin, Francesco Ferigutti e Paolo Greatti. “Essi saranno veramente diaconi se diventeranno immagine viva di Gesù che non è venuto per farsi servire, ma per servire fino a dare la vita per tutti”, ha aggiunto il presule. Mons. Mazzocato ha sottolineato le due loro promesse: l’impegno a vivere nel celibato “come segno della totale dedizione a Cristo Signore” e la promessa dell’obbedienza, mettendo le loro mani nelle mani del vescovo. “Il celibato e l’obbedienza sono due atti d’amore che li rendono servi come Gesù che non trattenne nulla per sé ma consacrò tutta la sua persona nell’obbedienza alla volontà del Padre che lo mandava a dare tutto, fino al sangue, per i suoi figli dispersi a causa del peccato” (sir).

Ostriche, champagne e il gigolò. “Il prete pagava coi soldi dei fedeli”

Massa Carrara, 23 settembre 2017 – Ostriche, champagne e incontri con escort praticamente ogni fine settimana. E tutto ciò per 20 lunghi anni, dal giorno in cui don Luca Morini è uscito dal seminario per assumere il primo incarico nella Chiesa, senza che nessuno (almeno all’apparenza) si sia mai accorto di quel tenore di vita impossibile per un prete, al di là dei giudizi strettamente morali. I nodi al pettine sono arrivati ora con l’avviso di conclusione indagini da parte della procura di Massa Carrara per truffa e appropriazione indebita; indagato anche il vescovo di Massa Carrara, seppure in una posizione marginale.

A SCOPERCHIARE il caso su don Luca sono state nel 2016 le rivelazioni di un escort, un uomo, con cui il prelato aveva avuto alcuni incontri: filmò tutto, per poi mostrarlo a una popolare trasmissione tv. Da lì i primi dubbi sulla provenienza dei soldi utilizzati dall’ex parroco di Fossone e Caniparola (Massa Carrara). A fare piena chiarezza sul modus operandi del prete sono state poi le testimonianze dei fedeli delle parrocchie dove aveva prestato servizio: hanno denunciato alla Procura di aver sovvenzionato per anni quel sacerdote che chiedeva offerte in denaro contante e assegni, «in maniera insistente». Dubbi sull’attività di don Morini sarebbero emersi anche nelle dichiarazioni rese in procura da molti parroci con cui aveva collaborato. E dopo un anno e mezzo di lavoro la procura gli ha presentato il conto, con l’avviso di chiusura indagini con l’accusa di truffa e appropriazione indebita, per l’utilizzo personale dei soldi delle offerte dei parrocchiani e delle donazioni arrivate da associazioni.

TANTI i soldi passati dalle mani dell’ex parroco anche se non è facile quantificare con esattezza una cifra. Di certo c’è che nei suoi confronti è scattato il sequestro provvisorio di 700mila euro, oltre a pietre preziose per un valore di 150mila euro. Monili acquistati, stando alle accuse, sempre con i soldi ricevuti per la Chiesa. E nel calderone dell’inchiesta è finito anche il vescovo della diocesi di Massa Carrara, monsignor Giovanni Santucci, a sua volta indagato, con due accuse giudicate dalla procura apuana «del tutto marginali e per episodi circoscritti» rispetto alla portata della vicenda addossata a don Luca, passato agli onori della cronaca come «Don Euro».

SANTUCCI è accusato di «indebito utilizzo» di 1000 euro prelevati da un conto della Curia, dove confluiscono i soldi donati dei fedeli da utilizzare solo per scopi legati al culto, come messe in suffragio o opere pie. Secondo le accuse della procura, Santucci avrebbe consegnato l’assegno probabilmente in perfetta buona fede, dando per buone le richieste avanzate da don Morini. Ma anziché in opere per la Chiesa, sarebbero poi stati usati da quest’ultimo per ben altro. Il vescovo è anche accusato di tentata truffa ai danni della Cattolica assicurazione in concorso con lo stesso «Don Euro»: di mezzo ci sarebbe il tentativo, non riuscito, di far aumentare il punteggio di invalidità del prete per fargli ottenere un’indennità più alta. Da parte sua il vescovo ha inviato alla procura una memoria difensiva su quello che il suo legale, l’avvocato Adriano Martini, definisce «un equivoco». Don Luca Morini è stato sospeso dall’attività di parroco: oltre alle indagini della procura nei suoi confronti c’è anche quella della congregazione del clero, per stabilire le decisioni del suo futuro all’interno della Chiesa.

La Nazione

Atomica vaticana a Guam un vescovo sotto processo canonico per pedofilia

in foto: Papa Francesco con monsignor Apuron, accusato di abusi sessuali su minori

Per la prima volta nella storia il Vaticano potrebbe condannare un vescovo accusato di pedofilia: se ritenuto colpevole, potrebbe essere dimesso allo stato laicale, subendo la più grave sanzione per un religioso comminata dalla Chiesa. A finire sotto processo è Anthony S. Apuron, di 72 anni, l’arcivescovo di Guam, una isola dell’Oceano Pacifico. Apuron era, forse, l’uomo più potente dell’isola: “avere problemi con Apuron voleva dire avere problemi con Dio” ha detto uno dei suoi accusatori.

Le norme canoniche sono chiare: solo la Congregazione per la Dottrina della Fede può indagare su arcivescovi e vescovi, per questo il processo deve tenersi a Roma. Norme che sono state rafforzate, a tutela delle possibili vittime, sotto il pontificato di Benedetto XVI e che vengono seguite anche da papa Francesco. Al momento, non si conosce lo stato né la tempistica della procedura, che avrà conseguenze esclusivamente sotto il punto di vista canonico e non civile, cioè non comporterà una condanna al carcere a danno dell’arcivescovo. La conclusione del processo era attesa per l’inizio dell’estate, ma sembra che i tempi si siano allungati.

Monsignor Apuron, che tuttora è a capo dell’arcidiocesi di Agana anche se il Vaticano lo ha già privato di ogni potere reale, deve rispondere di decine di accuse di stupro ed abuso sessuale nei confronti di chierichetti, avvenuti soprattutto negli anni Settanta. Oltre cento i casi finora denunciati a Guam, una isola con circa 180mila abitanti, in cui l’85 percento della popolazione è cattolica ed in cui si trovano 26 parrocchie. La Chiesa cattolica, dunque, ha un enorme potere nell’isola pacifica. Quattordici i religiosi coinvolti dalle accuse. Finora monsignor Apuron ha negato ogni implicazione personale, dicendo no a qualsiasi ipotesi di accordo con le presunte vittime o di patteggiamento nelle numerose cause civili che lo riguardano.

Negli scorsi mesi papa Francesco ha spedito a Guam il cardinale Raymond Leo Burke per effettuare delle investigazioni. E’ evidente che il risultato del processo canonico influirà enormemente nella direzione che prenderanno le cause civili che, in realtà, vanno molto a rilento perchè un giudice dopo l’altro, in un territorio così piccolo, ha dovuto rinunciare a presiedere la corte avendo legami diretti con l’Arcidiocesi, con l’arcivescovo o con le vittime.

Qualsiasi sia la conclusione del processo, monsignor Michael Jude Byrnes, che sta sostituendo Apuron nelle sue funzioni, ha già spiegato che è impossibile che quest’ultimo torni alla guida della Chiesa di Guam. “Sarebbe un disastro” ha detto, riferendosi al fatto che ormai il danno di immagine all’Arcidiocesi ha raggiunto dimensioni enormi. “Sono convinto – ha continuato – che questa arcidiocesi non riuscirà a trovare pace finchè non sarà chiaro che Apuron non è più il vescovo.” In realtà, i tentativi di far rimuovere Apuron dal Vaticano sono stati infruttuosi: a Roma si pretende che ci sia una formale condanna prima di costringerlo a farsi da parte.

Intanto, negli scorsi giorni, è scoppiato uno scandalo nello scandalo. Uno degli inviati del Vaticano a Guam per indagare sul caso Apuron, è stato a sua volta accusato di molestie sessuali. Si tratta di padre Justin Wachs, che nel 2014 avrebbe toccato le parti intime di altro uomo e gli avrebbe inviato messaggi dal testo spinto. Padre Wachs, che aveva l’incarico di incontrare gli abitanti di Guam che avevano accusato Apuron si è subito dimesso dall’incarico ed è rientrato a Roma. “E’ una orribile rottura del patto di fiducia, questo potrebbe gettare il processo canonico in uno stato di limbo. – ha detto il rappresentante di una associazione che cura gli interessi di vittime di pedofilia, il Survivor Network of those Abused by Priests – Come si può credere che sia un processo giusto se questi sono gli uomini che se ne devono occupare? Alle vittime era stato detto che gli uomini che li interrogavano in assenza dei loro avvocati erano degni di fiducia.”

su: http://www.fanpage.it/

Don Piero in giuria a Miss Italia: per il vescovo sarebbe meglio rinunciare

Riva Ligure – Non è un diktat ma neppure un lasciapassare. Anzi, tutt’altro. Sulla vicenda del sacerdote che ha dato la disponibilità a figurare nella giuria di Miss Italia, don Piero Lanza, parroco di Riva Ligure, scende in campo il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta. Lo fa in modo molto misurato, netto e preciso. Questo il suo pensiero formulato nella tarda serata di mercoledì: «Ho appreso oggi la notizia dai giornali e non ne conosco i dettagli. Ho piena fiducia nel reverendo don Piero Lanza, che saprà convenientemente ed autonomamente valutare come ciò che di per sé potrebbe anche essere lecito non sempre risulti opportuno sia in relazione alla sua funzione sia in ordine all’evento di carattere decisamente mondano».

Intanto, mentre la notizia del prete in giuria ha fatto il giro del mondo, anche sui social si infiamma la disputa sull’opportunità che Don Piero accetti o meno l’invito dell’assessore Francesco Benza per la sera del 15 agosto quando in paese sarà ospitata una tappa del concorso nazionale di bellezza. Ecco alcuni interventi: «Tipo in gamba moderno», riferito a don Piero. Oppure «Sarebbe meglio facesse una selezione di anime. Se una persona avesse una fede traballante con queste notizie la perderebbe del tutto».

All’opposto: «In un mondo in evoluzione ben venga un sacerdote aperto come lui che sta e vive con i giovani; anche questo è un modo per essere un buon pastore». A chi imputa poca competenza ecco «Non è detto che un sacerdote… non sappia valutare le bellezze femminili. Non è scritto da nessuna parte. Trovo molto più logico lui a Miss Italia, che…» indicando il nome di un notissimo personaggio dello spettacolo.

Interviene pure Giulio Ambrosini, segretario provinciale della Lega: «Omnia munda mundis». Motto che significa «Tutto è puro per i puri». E infine: «Non capisco il problema è un parroco amato e vicino a tutti, anziani e giovani, persona intelligente e simpatica… è una persona che proprio per la sua carica di energia positiva richiama i fedeli… ma chi critica lo conosce?».

E padre Piero? Starebbe meditando, dopo il bailamme mediatico, di declinare l’invito. Di sicuro chi ci guadagna è Riva Ligure il cui nome è ora conosciuto da parecchie centinaia di migliaia di italiani in più.

ilsecoloXIX.it

Love story tra prete e donna sposata, don Vito si dimette e lascia la parrocchia di Assergi

L’Aquila. Don Vito Isacchi, il sacerdote bergamasco finito nella bufera per una love story con una donna sposata scoperta e denunciata dal marito tradito nel 2008 a Roma, si è dimesso anche dall’incarico di parroco di Assergi, frazione dell’Aquila: da domani sarà sollevato da quel ruolo perché l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, ha accettato la sua istanza. Lo fa sapere in una nota l’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali della curia aquilana, diretto da don Claudio Tracanna. Il sacerdote, giunto all’Aquila dopo la riabilitazione seguita all’adulterio certificato nella sentenza con cui il tribunale di Roma ha condannato la sua amante, si era già dimesso da alcuni importanti incarichi tra cui quello di cerimoniere, cioè segretario particolare di monsignor Petrocchi, componente del comitato Perdonanza e rettore del santuario San Pietro della Ienca.

La decisione del sacerdote, la cui permanenze nella curia aquilana scade a fine anno stando alla convenzione tra la stessa curia e quella di Bergamo, sarebbe maturata in seguito alle dichiarazioni rilasciate al quotidiano il Centro dai legali del marito tradito, che hanno chiesto alla Chiesa di punirlo per aver violato il voto di castità, secondo cui ci sarebbero prove di un incontro all’Aquila tra don Vito e la donna condannata dal tribunale di Roma al risarcimento di 15mila euro al marito per “violazione dell’obbligo di fedeltà”. Nella nota della curia la circostanza viene respinta. “A seguito delle dichiarazioni riportate oggi su un quotidiano locale, don Vito Isacchi, ritenendo tali affermazioni lesive della verità dei fatti, ha chiesto all’Arcivescovo, mons. Petrocchi, di essere sollevato anche dagli incarichi a livello parrocchiale, che manteneva temporaneamente – scrive la curia – Tale esigenza scaturisce dalla volontà di fare piena chiarezza sull’accaduto e dal desiderio di non coinvolgere la Comunità ecclesiale nella dolorosa vicenda che lo riguarda. L’Arcivescovo, mons. Petrocchi, dopo un’accurata riflessione, ha ritenuto di accogliere l’istanza di don Vito Isacchi che, di conseguenza, dal prossimo 7 agosto, viene esonerato dal servizio pastorale nelle Parrocchie che gli erano state affidate”.

abbruzzolive.it

Dopo lo scandalo di sesso che ha coinvolto don Andrea Contin, il vescovo Cipolla nomina il nuovo parroco della parrocchia San Lazzaro

Don Renzo Zecchin alla parrocchia di San Lazzaro, 12 luglio 2017

Dopo lo scandalo di sesso che ha coinvolto don Andrea Contin, il vescovo Cipolla nomina il nuovo parroco della parrocchia San Lazzaro. Come riporta Il mattino di Padova, don Giovanni Brusegan ha passato il testimone a don Renzo Zecchin.

I PRECEDENTI. Don Contin è indagato per violenza privata e favoreggiamento alla prostituzione. Il vescovo Cipolla ha nominato come nuovo amministratore parrocchiale don Renzo, 72 anni, per anni parroco a Montagnana. Don Giovanni invece era alla guida della parrocchia dallo scorso gennaio: a lui è stato affidato il difficile compito di riorganizzare la vita della comunità locale ma soprattutto di far riacquistare la fiducia dei parrocchiani verso la Chiesa.

:http://www.padovaoggi.it/

Il gran silenzio misterioso sul successore di Scola (indizi papali)

Complicata. Definiscono così, con un unico aggettivo, dalle parti del Vaticano, la partita per la successione alla cattedra episcopale di Milano, occupata negli ultimi sei anni dal cardinale Angelo Scola, ricevuto dal Papa venerdì scorso senza che l’udienza risultasse nel bollettino ufficiale della Santa Sede. Complicata perché non si tratta di una piccola diocesi di periferia, bensì della più grande (o della seconda più grande, dipende dai parametri che si usano per fare le comparazioni) del pianeta. Anche Benedetto XVI si trovò nella stessa situazione, con terne di nomi che quotidianamente uscivano sui giornali e settori del clero locale che spingevano questo o quel candidato, dal martiniano all’antimartiniano, dal conservatore di rottura alla soluzione soft moderata (stavolta questa casella pare occupata dal vicario generale Mario Delpini). Scola, si sa, ha compiuto 75 anni lo scorso novembre, età in cui per la chiesa si è tenuti a presentare al Papa le dimissioni dal proprio incarico. Sta poi al Pontefice decidere se accettare subito la rinuncia (lo ha fatto con l’arcivescovo di Bruxelles, mons. André Joseph Léonard), quasi subito (vedasi mons. Negri a Ferrara) o se concedere una proroga temporale più o meno lunga. Si passa poi dal biennio in più dato a Caffarra e Romeo al quinquennio disposto per il neo presidente della Cei, l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, fino al generico donec aliter provideatur, finché non si provveda altrimenti, pensato per il cardinale Edoardo Menichelli ad Ancona, pure lui over 75. In curia, poi, continuano a lavorare come se nulla fosse i cardinali Coccopalmerio – presidente del pontificio consiglio per i Testi legislativi, 79 anni compiuti – e Amato, prefetto della congregazione per le Cause dei santi, 79 anni tra una settimana esatta. Insomma, decide il Papa.

Il caso Scola è un po’ particolare. Dallo scorso novembre si è come in un limbo: nessuna proroga (scritta od orale), nessuna deroga, nessun donec aliter provideatur. Il cardinale, è noto, ha già pronto il buen retiro lacustre. Una canonica a Imberido rimessa in sesto, messe da celebrare nei paesini del lecchese, tempo da dedicare allo studio e alla scrittura. Nessuna smania di rimanere in città, come peraltro più volte ha fatto capire. A Roma, però, tutto tace. Almeno così pare. Poco chiacchiericcio come invece è accaduto per il toto-vicario romano, con le scommesse profane sul dopo Vallini che circolavano da almeno un anno. Qui era più facile intuire i desiderata papali. Le richieste del clero, dopotutto, erano chiare: un prete vicino ai preti, come lo fu Ugo Poletti, dicevano. Poco amministratore, moltocallejero. Francesco aveva chiesto ai sacerdoti di dire la loro, li aveva consultati. Ed era quasi naturale che la scelta cadesse su un profilo che poi s’adatta perfettamente a mons. Angelo De Donatis, che non a caso proprio Poletti ha ricordato appena divenuta ufficiale la nomina. De Donatis, il prescelto che Beroglio volle come predicatore degli esercizi quaresimali alla curia vaticana nel 2014. Un altro che è andato ad Ariccia è stato il friulano Ermes Ronchi, fa notare un porporato, quasi a intendere che potrebbe essere il padre servita (come David Maria Turoldo, notare bene, pure lui friulano e pure lui amico di Carlo Maria Martini) uno che potrebbe dire la sua nella corsa alla cattedra ambrosiana. Ammesso che ci sia ancora qualcosa da dire. Francesco sorprende (vicario di Roma a parte) e il silenzio che avvolge il dopo-Scola potrebbe essere anche il segno che la decisione è stata presa ma che si preferisce attendere, lasciando da parte quella fretta che invece sembrava esserci a cavallo della riuscita visita papale nella città di Ambrogio, lo scorso marzo. Magari anche per non sbagliare in un posto così importante – “Alla Madonna ho chiesto scusa per il mio cattivo gusto nello scegliere la gente”, ha detto al di ritorno dal viaggio a Fatima, e diversi osservatori hanno ricondotto la frase ai problemi della diocesi di Palermo, dove Francesco ha dovuto bloccare la nomina ad ausiliare del prescelto del vescovo Lorefice, da lui scelto a sorpresa quando quest’ultimo era semplice parroco a Modica. Chissà, il mese giusto potrebbe essere questo – Scola fu nominato il 28 giugno 2011 ed entrò in tempo per iniziare l’anno pastorale a settembre, ma non ci sarebbe da meravigliarsi se la scelta fosse ulteriormente posticipata.

Il Foglio

Santuario di Loreto. Nominato il nuovo arcivescovo prelato: è monsignor Fabio Dal Cin

È monsignor Fabio Dal Cin, sacerdote della diocesi di Vittorio Veneto, il nuovo arcivescovo prelato di Loreto e delegato pontificio per il Santuario di Loreto e la basilica di Sant’Antonio a Padova. Dal Cin, finora officiale della Congregazione per i Vescovi, succede a monsignor Giovanni Tonucci che ha lasciato l’incarico per ragioni di età.
Il sito della Santa Sede ha reso note le nomine di papa Francesco.

Al tempo stesso il Papa ha accolto la rinuncia all’incarico di arcivescovo Prelato di Loreto e Delegato Pontificio per il Santuario Lauretano di monsignor Giovanni Tonucci che ha ringraziato il Papa e il suo successore: “Accogliamo con immensa gratitudine la decisione del Santo Padre che, nella sua preoccupazione pastorale per la Chiesa, ha dato alla Prelatura di Loreto un nuovo arcivescovo – ha affermato monsignor Tonucci, dopo aver appreso della nomina del suo successore -, nella persona di monsignor Fabio Dal Cin. Il nuovo Pastore sarà accolto con rispetto e affetto. Fin da ora prepariamo i nostri cuori ad una nuova stagione di fede e di impegno evangelico sotto la sua guida, mentre affidiamo alla materna protezione di Maria Monsignor Fabio e la sua missione in mezzo a noi”.

Anche monsignor Dal Cin, dopo aver appreso della sua nomina, ha espresso gratitudine al Papa e al suo predecessore: “Mi ha sempre colpito il messaggio di umiltà e di semplicità che viene dalla Casa di Maria – ha scritto nel messaggio di saluto -. E con umiltà e semplicità desidero anch’io venire tra voi, come un compagno di viaggio, per proseguire insieme il cammino della vita alla sequela del Cristo Risorto, fedeli al tesoro di religiosità, di carità e di cultura che caratterizza il Santuario e la Città di Loreto”.

Chi è monsignor Fabio Dal Cin?

Monsignor Fabio Dal Cin è nato a Vittorio Veneto (diocesi di Vittorio Veneto e provincia di Treviso) il 23 gennaio 1965. Ha compiuto gli studi della scuola primaria e secondaria a Sarmede, paese di residenza. Successivamente ha frequentato il Seminario Minore e Maggiore diocesano. Il 7 dicembre 1990 è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Vittorio Veneto.

Nel 1990 è stato nominato Vicario parrocchiale del Duomo di Motta di Livenza. Nel 1988 è stato chiamato a svolgere l’incarico di Animatore della Comunità Giovanile del Seminario Minore diocesano, di Vice-Direttore del Centro Diocesano Vocazioni ed ha frequentato i corsi di specializzazione presso l’Istituto di “Liturgia Pastorale” di Santa Giustina in Padova, dove ha conseguito la Licenza in “Sacra Teologia con specializzazione liturgico-pastorale”.

Nel 2000, è stato nominato Delegato Vescovile per la Pastorale Vocazionale e Direttore del Centro Diocesano Vocazioni e nel 2001 Professore di Liturgia nello Studio Teologico Interdiocesano Treviso-Vittorio Veneto. Nel 2003, ha ricevuto l’incarico di Animatore del Seminario Maggiore e di Cerimoniere Vescovile. Nel 2004 è stato nominato Membro della Commissione per la formazione e il ministero dei Diaconi Permanenti.

Dal marzo 2007 è Officiale presso la Congregazione per i Vescovi.

Nel 2011 ha conseguito il Dottorato in Teologia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma.

Dal 2012 è Cappellano di Sua santità.

Attualmente presta assistenza spirituale al Santuario della Madonna della Quercia in Roma.

Abusi su bambini sordomuti. Accusato un sacerdote della diocesi di Civitacastellana

Il prete trasferito nel Viterbese venti anni fa raggiunto dalla troupe di La 7
09/02/2017 – 10:09

CIVITA CASTELLANA – Vive a Civita Castellana uno dei sacerdoti coinvolti nell’inchiesta sui 67 casi di abusi sessuali che ci sarebbero stati fino alla fine degli anni Ottanta all’istituto religioso Provolo di Verona. La troupe di Piazza Pulita l’ha raggiunto nel Viterbese, dove risiede ormai da venti anni dopo aver lasciato il Provolo. La struttura, all’epoca, ospitava bambini sordomuti che sarebbero stati vittime di violenze da parte dei preti.

La vicenda è stata al centro della trasmissione sulla 7 di giovedì scorso. Il giornalista Luca Bertazzoni dopo aver raccolto le testimonianze delle vittime è arrivato “nelle campagne viterbesi. Qui, vent’anni fa – spiega nel corso del servizio-, si è trasferito don ***, uno dei sacerdoti dell’istituto Provolo accusati di aver violentato degli alunni. Don *** è anche presidente della federazione italiana assistenza sacerdoti”. Un finto prete ha incontrato il sacerdote, riprendendo di nascosto l’incontro. Nel video si sente il finto prete confessare di aver avuto rapporti intimi con un bambino. Il sacerdote lo consiglia di contattare una serie di persone che possono aiutarlo: “Tu gli presenti la tua situazione – dichiara il prete mostrando una lista – e gli dici: ‘Guarda, ho avuto questa… chiamala difficoltà; questo incidente. Non lo so, chiamalo come vuoi. Ti conviene buttar fuori tutto perché tutti questi hanno il segreto professionale, eh. Io ti do quelli di cui mi fido e che so, che conosco di più. Non succede niente guarda, ti assicuro. Con queste persone che ti ho dato, non ti succede proprio niente. Questi ti consiglieranno anche, per esempio, eventualmente, altre soluzioni se nella tua diocesi di origine è un problema. Basta una piccola amplificazione sui giornali e… ciao, sei fritto. Questi sanno anche come difenderti dai giornali. Una delle cose a cui facciamo molta, molta attenzione sono proprio i mezzi di comunicazione: non devono entrare in queste situazioni qua”.

Dopo l’incontro con il finto prete, Bertazzoni riesce a parlare con il sacerdote in strada nel centro di Civita Castellana e gli racconta di aver parlato con due vittime che lo accusano degli abusi. Un incontro per strada in cui il sacerdote dichiara davanti alle telecamere: “Io non c’entro niente. Ma voi siete stupidi oppure ci somigliate? Io non c’entro niente. Nel modo più assoluto. Andate a farvi benedire. Ma voi siete malati. Siete malati qua dentro. Sa da quanto tempo sono via dal Provolo? Ma sa da quanto tempo? E sa quanto tempo dopo è venuta fuori questa storia? Non capisco perché voi andate dietro questa cosa qua’. Il giornalista lo incalza, gli dice che ha il video con le vittime che raccontano gli abusi e il sacerdote replica: ‘Poverini (rivolto agli ex allievi dell’istituto). Ma se non sanno neanche chi sono…”. Eppure le vittime non si arrendono. Pur se il reato è ormai prescritto, chiedono giustizia.

viterbonews24.it

Vaticanista attacca Papa su nomine Vescovi in Emilia Romagna

Di seguito il testo dell’articolo di Sandro Magister tratto dal blog Settimo Cielo critico sulla linea di rinnovamento attuata da Papa Francesco sulle nomine dei Vescovi, che sta portando invece una ventata di rinnovamento conciliare… in barba ai tradizionalisti (ndr)

Ricambio in vista a Ferrara. Le nomine dei vescovi nell’era di Francesco

Ferrara

Le nomine dei vescovi sono il principale strumento con cui papa Francesco rimodella la gerarchia della Chiesa. Alcune nomine gli stanno talmente a cuore che non esita a saltare tutti i passaggi procedurali e fare lui tutto da solo.

Per l’Argentina, ad esempio, avviene quasi sempre così. Da quando è papa, Jorge Mario Bergoglio ha deciso lui di persona praticamente tutte le nuove nomine vescovili in quella nazione.

Ma anche in Italia Francesco ama riservare a sé le scelte chiave. Non solo per grandi diocesi come Roma, Palermo, Bologna o Milano, ma anche per talune sedi di media grandezza.

Una di queste è la diocesi di Ferrara, dove la nomina del nuovo vescovo è data per vicina.

Il vescovo in carica, infatti, Luigi Negri, ha compiuto i 75 anni canonici lo scorso 26 novembre e, come di norma, ha rimesso il mandato nelle mani del papa. Il quale in tutti i casi del genere può prorogare la sua permanenza in sede, oppure procedere subito al ricambio.

A Ferrara la proroga non c’è stata. E lo si può capire. Negri, da una vita in Comunione e liberazione e vicinissimo al fondatore don Luigi Giussani, è uno dei vescovi meno assimilabili allo stile di papa Bergoglio.

Per la scelta del suo successore le procedure sono quasi ultimate. A fine gennaio il nunzio in Italia Adriano Bernardini ha concluso le consultazioni di rito, in particolare quelle di tutti gli altri vescovi, anche emeriti, dell’Emilia Romagna, la regione in cui ricade Ferrara, e ora si appresta a inoltrare una terna di candidati alla congregazione vaticana per i vescovi, che la vaglierà e darà infine la sua indicazione al papa.

Tra i vescovi consultati ve ne sono alcuni in sintonia con Negri, come quello di Reggio Emilia Massimo Camisasca, anche lui di Comunione e liberazione e pupillo di don Giussani, o come l’arcivescovo emerito di Bologna Carlo Caffarra, uno dei quattro cardinali che hanno sottoposto al papa i famosi “dubia” sull’interpretazione di “Amoris laetitia”.

Ma ve ne sono anche altri allineati in pieno a Bergoglio, come l’arcivescovo di Bologna da lui stesso insediato, Matteo Zuppi, e i vescovi di Ravenna Lorenzo Ghizzoni e di Modena Erio Castellucci.

Una simile varietà di orientamenti potrebbe quindi suggerire candidature d’equilibrio, non troppo sbilanciate in un senso o nell’altro.

Ma se papa Francesco volesse scegliere lui il nuovo vescovo di suo gradimento? O addirittura l’avesse già scelto?

L’ipotesi non è affatto da escludere.

Nella congregazione per i vescovi papa Francesco ha una squadra di suoi esecutori molto agguerrita, che mette facilmente fuori gioco – forte del mandato di Santa Marta – la congregazione e il suo cardinale prefetto, il canadese Marc Ouellet.

Compongono questa squadra il segretario del dicastero, il brasiliano Ilson de Jesus Montanari, fatto arcivescovo e chiamato a questo ruolo nevralgico dallo stesso Bergoglio, l’argentino Fabián Pedacchio Leaniz, poco visibile ma potente segretario personale del papa, e l’italiano Fabio Dal Cin, legatissimo soprattutto al secondo.

Non solo. Proprio monsignor Dal Cin, 52 anni, della diocesi di Vittorio Veneto, potrebbe essere il candidato che papa Francesco ha in mente per la successione nella diocesi di Ferrara. Forse più ancora di monsignor Giancarlo Perego, attuale direttore della pastorale per i migranti nella conferenza episcopale italiana, caldeggiato sia dal segretario generale e referente di Bergoglio per la CEI Nunzio Galantino, sia dall’ex direttore della Caritas di Bologna Giovanni Nicolini.

Nicolini è fondatore e superiore delle Famiglie della Visitazione, una comunità che si ispira a don Giuseppe Dossetti. Ed è legato a quell’influente think tank cattolico progressista, noto come “scuola di Bologna”, che ha avuto nello stesso Dossetti il suo fondatore e ha nello storico della Chiesa Alberto Melloni e nel fondatore del monastero di Bose Enzo Bianchi i suoi attuali reggitori e guru, entrambi ultrabergogliani.

Corre appunto voce, tra costoro, che “l’Emilia Romagna è ormai nostra”, proprio grazie alle nomine che papa Francesco si appresterebbe a fare non solo a Ferrara, ma anche nella vicina diocesi di Rimini, il cui attuale titolare, il vescovo Francesco Lambiasi, è alle prese con una esposizione debitoria talmente grave da esigere una sua sostituzione, non necessariamente punitiva visti i suoi appoggi romani e visto il precedente della diocesi di Terni, per il cui debito si svenò lo IOR e per il cui vescovo, Vincenzo Paglia, si dischiusero le praterie di alte cariche curiali.

Una postilla. Tra i cardinali e i vescovi membri della congregazione vaticana che vaglia le nomine, Bergoglio ha incluso – tra i primi atti del suo pontificato – proprio il predecessore di Negri a Ferrara, Paolo Rabitti.

Il quale aveva consegnato a Negri, al momento della successione, alla fine del 2012, una diocesi in stato disastroso, con i conti in disordine e – come non bastasse – con un nugolo di seminaristi inaffidabili, rastrellati qua e là da altre diocesi che li avevano respinti.

Scandalo in Curia: prete attore in un video hard

NOLA. Scandalo alla Diocesi di Nola: prete sospeso perché colto più volte in orge con ragazzi gay. Un giovane sacerdote sarebbe stato colto ben due volte sul fatto, ripreso dai filmati che poi sono stati girati al vescovo andato in pensione, Beniamino Depalma.

Nel primo caso, il giovane sacerdote si trovava in una parrocchia di Scafati, quando al vescovo venne fatto recapitare un primo video. Il capo della Diocesi spostò il prete a Marigliano, molto più vicino e con la possibilità di tenerlo sotto occhio.

Don G. ci sarebbe ricascato finendo in un altro filmino hard con due o più persone dello stesso sesso tra cui anche dei parrocchiani, a questo punto la decisione di trasferire il parroco in Piemonte, ma poichè anche al Nord il sacerdote ha continuato, il vescovo ha quindi emesso un provvedimento di sospensione a divinis ovvero di interruzione della vita clericale, dopo aver visto le scene che ritraggono il prete in sesso gay.

fonte: La Città di Salerno

Nola, scandalo in Curia. Spuntano i video hard di un prete gay: sospeso

“Non commettere atti impuri”. Così recita il sesto comandamento della religione cristiana. Peccato che in alcuni casi a non rispettarlo siano proprio i preti. L’ultimo intreccio tra sesso e religione (dopo lo scandalo delle orge di Don Andrea Contin a Padova) arriva dalla provincia napoletana. Da Nola, dove l’ex vescovo, monsignore Beniamino Depalma, andato in pensione a inizio gennaio, avrebbe adottato un provvedimento di sospensione a divinis (interruzione della vita clericale) nei confronti di un parroco finito al centro di un ricatto hard. A svelare l’intrigo a Ilventiquattro – è una dipendente della Curia di Nola (che preferisce restare nell’anonimato per timore di ritorsioni).

Il prete, don G.L., sarebbe finito, per la prima volta, in un filmino hard omosessuale quando era alla guida di una parrocchia di Scafati, comune della provincia di Salerno. I video – racconta la gola profonda – sarebbero stati spediti al Vescovo Depalma che immediatamente trasferì il prete in un’altra parrocchia, stavolta nel territorio mariglianese.

Ma il sacerdote ci ricasca: spunta un nuovo filmato, sempre a sfondo sessuale, tra il prete e un giovane che frequentava la parrocchia del mariglianese. I video che ritraggono il parroco mentre consuma orge con altri ragazzi arrivano al Vescovo e alla moglie di uno dei protagonisti delle scene hard. Lo scandalo sta per esplodere quando arriva per il parroco, con il vizietto del sesso, il trasferimento a Torino in una comunità religiosa.

I chilometri non placano i bollori hard del prete che via Skipe contatta uno dei suoi amanti per proporre sesso virtuale. L’ultimo episodio spinge l’ex vescovo di Nola Depalma ad adottare la “scomunica” per il parroco infedele ( sospensione a divinis) a fine di tutelare l’immagine della chiesa nolana che rischiava di essere travolta da uno scandalo a sfondo sessuale.

Dal giorno della scomunica del prete infedele nessuna traccia. A metà gennaio al vertice della Curia di Nola è arrivato un nuovo vescovo, monsignore Francesco Marino che dovrà gestire, tra le altre cose, anche il complicato rapporto tra fede cristiana e sesso.

fonte: ilventiquattro.it

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Il vescovo Marino: «Pedofilia, non dimentichiamo ma andiamo avanti»

Savona – «Invito i savonesi a intraprendere un percorso di guarigione della memoria. Non rimuovere, ma imparare a guardare avanti».

Risponde così il nuovo vescovo Calogero Marino , invitato a esprimersi sul dramma della pedofilia, che ha sconvolto la diocesi savonese. Ieri mattina, in visita al Campus di Legino, come aveva promesso sin dai primi giorni del suo insediamento, lo scorso 15 gennaio, don Gero (come ama farsi chiamare) ha voluto conoscere l’università savonese confrontandosi con gli studenti, in modo informale, senza sottrarsi alle domande dei ragazzi, nell’aula magna e, poi, in giro per le strutture e le palazzine della cittadella. Il tutto lontano dall’ufficialità: no all’abito talare, nessun accompagnatore. Soltanto lui, con la sua Punto grigia, con cui ha raggiunto, dal vescovado, l’università, in uno stile improntato alla semplicità, molto vicino a quanto predicato e messo in atto da Papa Francesco.

«Dagli incontri che sto avendo in questo primo periodo – ha detto – ho percepito una città, per alcuni versi, ripiegata su se stessa. Persino nei rapporti con Genova, “nemica” di Savona, come si legge nei libri di storia, eppure percepita, ancora oggi, da alcuni anziani, come rivale. Bisogna imparare a guardare avanti: custodire la memoria del passato , ma investire sul futuro».

Infastidito dalla domanda ricorrente, relativa alla pedofilia e ai drammatici casi che si sono verificati nella diocesi savonese, il vescovo Marino ha sottolineato il concetto di “«uarigione della memoria»: affrontare il passato, ma non restarne imprigionati.

Un invito indiretto a voltare pagina, senza ignorare, o rimuovere, ciò che è accaduto. Al punto che il vescovo ha dichiarato la propria disponibilità a incontrare le vittime di pedofilia, aderenti alla Rete l’Abuso, presieduta da Francesco Zanardi. «Sono disponibile a incontrare chiunque me lo chieda», ha chiosato sull’argomento.

Un tema delicato, che monsignor Marino ha utilizzato come punto di partenza per una riflessione sul ruolo educativo degli adulti: i genitori, i docenti, ma anche i sacerdoti.

«I nostri giovani – ha sottolineato – hanno bisogno di essere accompagnati, non invasi. Hanno bisogno di fiducia. Hanno bisogno, ancora, di avere al proprio fianco, adulti capaci di autorevolezza. Fior fiore di psicanalisti ha parlato di una società senza padri: un problema che riguarda anche la nostra chiesa. Si deve educare a giusta distanza. Non troppo vicini, ma nemmeno troppo distanti. Quella degli scout è una buona palestra di umanizzazione e vedo che, a Savona, i gruppi sono molto attivi».

Una città da “annaffiare” ha detto il vescovo con una metafora. «A casa avevo una pianta quasi del tutto secca – ha raccontato -. La davo ormai per morta, ma poi, non so nemmeno il perché, le ho dato un po’ d’acqua. Si è ripresa e ho iniziato, ogni giorno, a innaffiarla. Credo che il meccanismo sia simile a quello che serve anche qui rispetto al rapporto con il passato e con il futuro».

Parole accolte con interesse dai ragazzi, che hanno donato al vescovo la maglia del Campus.

«Gli adulti che non si divertono – ha detto- non sanno fare i genitori, i docenti e nemmeno i preti. Qui vedo tanta passione, tanta cura nelle strutture, di grande bellezza. Ho studiato Legge in via Balbi a Genova, ma qui vedo un ambiente più accogliente e piacevole».

Calogero Marino, accompagnato dal delegato del rettore, Federico Delfino, ha voluto conoscere le dotazioni tecnologiche del Campus, dalla centralina del controllo energetico, alla biblioteca multimediale.

Ha parlato con gli studenti chiedendo a ciascuno di presentarsi informandosi sulle materie di studio, il paese di provenienza. A un giovane libanese ha detto: «Mi piace imparare dai giovani. Mi piacerebbe imparare la tua lingua».

Affrettato nel salutare i ragazzi ai tavoli di studio, si è lasciato scappare, con i docenti, il timore di «far perdere tempo agli altri. È la mia paura costante». Una stretta di mano a tutti e via, sulla sua utilitaria.
ilsecoloXIX

Vescovo Torino Nosiglia ha negato le scuse alla coppia gay e smentisce parole pronunciate da don Carrega

“L’arcivescovo dovrebbe soltanto vergognarsi. Mi spiace dover dire questo, perché sono un cristiano, un credente, ma la mia fede, così come quella di Franco, è sempre stata lontana da ipocrisie”. Gianni Reinetti, 80 anni, vedovo di Franco Perrello, con il quale cinque mesi fa erano stati protagonisti della prima unione civile a Torino, reagisce aspramente alle dichiarazioni di monsignor Cesare Nosiglia. E svela un antefatto doloroso rimasto sinora inedito: “Il parroco di Santa Rita voleva negare i funerali a Franco”.

Questo succedeva una settimana fa, prima dell’intervento del delegato vescovile per la pastorale delle persone omosessuali, don Gian Luca Carrega. E molto prima che si riaprisse il caso, ieri, con l’arcivescovo che non solo ha ribadito la posizione del magistero cattolico sulle “unioni omosessuali”, riaffermando che “non sono assimilabili alla famiglia”. Ma ha smentito le parole che don Carrega aveva pronunciato, sabato, nell’omelia per i funerali di Perrello nella chiesa di Santa Rita. “Non ha detto quanto i giornali polemicamente hanno riportato, frasi di condanna della Chiesa e di necessità che chieda scusa”, ha assicurato Nosiglia, rispondendo sul settimanale diocesano “La Voce e il Tempo” a una lettrice allarmata.

“Qualcuno più importante di me dovrebbe chiedervi scusa per la disattenzione, la freddezza e le dimenticanze (della Chiesa, ndr)”, aveva affermato don Carrega alle esequie davanti a decine di testimoni, e ribadito l’indomani con toni ancora più decisi in un’intervista a Repubblica. “C’erano un centinaio di persone presenti che hanno sentito quelle affermazioni e possono testimoniarle”, tiene a ricordare Reinetti. Del resto parole come quelle erano state fatte proprie anche da papa Francesco: “La Chiesa – aveva detto rientrando dal viaggio in Armenia – dovrebbe chiedere scusa ai gay che ha offeso”.

Per l’arcivescovo Nosiglia, però, quelle frasi non sono mai state pronunciate dal pulpito di Santa Rita. “Dette, sono state dette – testimonia la senatrice Pd, Magda Zanoni, amica della coppia, anche lei presente alle esequie – Mi avevano talmente colpito che dopo la cerimonia ero andata a ringraziare don Carrega”. Il vescovo invece non ha nulla da ringraziare. Dà la colpa ai giornali. E bolla tutta la faccenda come “una polemica in salsa rosa piccante, in cui rischia di esserci di tutto meno che la corretta informazione sui fatti avvenuti e le parole pronunciate”.

Da parte sua il vedovo di Franco respinge al mittente l’accusa di “non rientrare nel disegno di Dio”: “In 52 anni di vita assieme ci siamo sempre sentiti una famiglia”. E torna con la mente a un momento doloroso: “Quando – racconta Reinetti – sono andato a parlare con il parroco, don Lello Birolo, per il funerale, mi sono sentito dire: non posso celebrare il rito per una persona che si trovava in una condizione di contrarietà con gli insegnamenti della Chiesa”. Gianni ha protestato con il prete e, dopo aver insistito, sono arrivati a una mediazione: “Avrebbe celebrato il rito a patto che non ci fossero state contestazioni”. Contestazioni, proprio così. Questo mentre interpellato da Repubblica il parroco assicurava: “Sarà un funerale normale, non ci sono ragioni per dare giudizi o fare pettegolezzi”.

Qualcuno nella cerchia di amici della coppia va alla ricerca di un’alternativa. E viene chiamato a presiedere il rito don Carrega. Che, a quel punto, conoscendo il motivo per cui è lì, si sente quasi in dovere di scusarsi: “Qualcuno più importante di me dovrebbe chiedervi scusa”. “Quelle sue parole – dice Gianni – mi avevano fatto tornare felice dopo li rifiuto ricevuto dal mio parroco a Santa Rita”.

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