Un nuovo direttore della Sala Stampa, la comunicazione in Vaticano è un cantiere aperto

Le nomine recenti verso un assetto del Dicastero della Comunicazione, suggeriscono nuove possibilità ma anche tengono vivi nodi che la riforma in corso non ha sciolto

Matteo Bruni, nuovo direttore della Sala stampa Vaticana, stringe la mano al Papa
Matteo Bruni, nuovo direttore della Sala stampa Vaticana, stringe la mano al Papa

Resta da capire parecchie cose della riforma in corso della Comunicazione in Vaticano, ma le ultime nomine (di Tommaso Bruni nuovo direttore della Sala Stampa, e di due vicedirettori (Alessandro Gisotti e Stefano Centofanti) a supporto del direttore editoriale del Dicastero della comunicazione, suggeriscono una riflessione ancora più a monte: dove va la carovana dell’informazione della Santa Sede? Come si è configurata e si sta realizzando finora, risponde alla Chiesa più evangelica che Francesco vorrebbe e propone con i suoi gesti e i suoi insegnamenti? Un fatto è certo: l’immagine del papa è tanto nuova e coinvolgente che si è affermata nel mondo da se stessa.

I media simpatizzanti o avversari ne hanno preso atto e lo rappresentano di conseguenza con il peso specifico che si è guadagnato presso credenti e non credenti. Ma la riforma della Comunicazione serviva al papa o alla Curia romana? La risposta potrebbe diventare una chiave di partenza per cercare di capire la riforma che, finora, si è configurata in un Dicastero dove si mescolano in misura equilibrata il vecchio e il nuovo. Del resto è tipico delle istituzioni ecclesiastiche la gradualità e l’assenza di fretta poiché anche le cose di carattere amministrativo e organizzativo, si vedono con uno sguardo dal punto di vista dell’eternità. E “Roma eterna” non è mai stato soltanto uno slogan, ma una cultura diffusa e pratica, sminuzzata nella vita quotidiana delle diocesi e della Santa Sede.

Mentre si agisce per mettere in pratica le decisioni, si continua a pensare come migliorare e perfino modificare le disposizioni già prese e solo dopo una verifica di anni parte una prassi che si consolida e non si cambia per un lungo periodo.Intorno alla riforma delle comunicazioni ci sono parecchi che scalpitano poiché, trattandosi di comunicazione nell’era della globalizzazione, si pensava che tutto fosse fatto celermente. Ma a monte esiste l’individuazione non semplice del rapporto possibile tra media e struttura gerarchica della Chiesa, tra media e potere sia pure sacro.

Come conciliare in maniera creativa e coraggiosa il rapporto tra l’autorità, custode della verità, e gli operatori della comunicazione che sono i cani da guardia in cerca – per impegno etico deontologico – delle verità anche scomode per il potere? Nella Chiesa cattolica la collegialità e la sinodalità, non sono mai mancate del tutto. Occorre tuttavia riconoscere che importanti progressi nella costituzione di un’opinione pubblica ecclesiale siano stati compiuti specialmente dopo il concilio Vaticano II. E in particolare con il pontificato di Francesco che spinge con forza per una mentalità diffusa tra i cristiani per un servizio collegiale e sinodale al Vangelo nelle comunità cristiane e cattoliche.

Una riforma sarà tanto più efficace quanto più sono chiari i punti di partenza e gli obiettivi che si perseguono. Riformare comporta molto più di pochi o tanti aggiustamenti pratici. Senza dubbio, per quanto finora visto, la riforma delle comunicazioni della Santa Sede si sta dimostrando piuttosto ardua e impegnativa.Il passaggio dal prima al dopo si sta rivelando più laborioso del previsto e le competenze richieste, più esigenti dell’immaginato fin qui. Magari si continua a sperare nell’asso nella manica che una persona gentile come Paolo Ruffini – il primo laico della storia a divenire prefetto di un dicastero vaticano, assimilato pertanto al ruolo riservato finora a cardinali e vescovi – possa tirare fuori magari a sorpresa, dopo averle provate tutte. Infatti, nonostante le ultime nomine, la Comunicazione vaticana continua a restare un cantiere aperto.

notizie.tiscali.it

La crisi mondiale colpisce anche lo Ior, utili dimezzati

Vatican Insider

(Francesco Peloso) Pubblicato il bilancio: pesa la congiuntura economica negativa. In particolare guerra Usa-Cina, incertezza italiana e Brexit. Cala il patrimonio complessivo ma si stabilizza la clientela. Ricca. «L’Istituto non può seguire le sole logiche di mercato, è strumento utile ma secondario». La crisi dell’economia mondiale ha colpito duro anche l’Istituto per le Opere di religione che ha visto i propri utili calare dai 31,9 milioni del 2017 ai 17,5 del 2018. È quanto si legge, fra l’altro, nel bilancio 2018 dello Ior. 

Alla gogna in Australia non c’è solo il cardinale George Pell, ma l’intera chiesa

Alla gogna in Australia non c’è solo il cardinale George Pell, ma l’intera chiesa

Il Foglio

Roma. George Pell è entrato in tribunale con il collarino ecclesiastico in bella mostra. E’ su questo particolare che i media australiani, da tempo impegnati a volteggiare sul corpaccione del cardinale già arcivescovo di Sydney e prefetto vaticano per l’Economia, hanno indugiato nelle cronache di questi due giorni. Non sul fatto che è entrato con le manette ai polsi, trofeo offerto a videocamere e macchine fotografiche che non s’aspettavano tanta grazia. 

Libro del Vaticanista Marco Politi “La solitudine di Francesco. Un Papa profetico. Una chiesa in tempesta” sarà presentato a Roma 11 Giugno 2019

Il più noto vaticanista italiano fa il punto sul pontificato di Francesco nella sua stagione più difficile.

La solitudine di Francesco

Dallo scandalo della pedofilia al dibattito aperto sul ruolo delle donne nella chiesa, dai rapporti con l’America di Trump a quelli con il governo italiano per tutte le questioni sensibili – una per tutte l’accoglienza dei migranti -, fino ad arrivare ai rapporti con la Curia.

«La casa sta bruciando», avverte il gesuita americano Tom Reese. Ogni mese porta notizie funeste. Il 2019 era appena cominciato e già si diffondeva la notizia che in Vaticano era stata aperta un’istruttoria per accuse di abusi e cattiva amministrazione contro un vescovo argentino conoscente personale del papa, Gustavo Óscar Zanchetta, da lui chiamato in Vaticano nel dicembre 2017 a occupare l’incarico di “assessore” dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica): un ruolo apicale creato sul momento.
L’incrostazione omertosa o la prassi minimizzatrice in curia è fortissima. Alla congregazione per la Dottrina della fede ha continuato per anni a occupare il posto di capo ufficio un sacerdote che ha tentato a più riprese di convincere in confessione una suora ad avere una relazione con lui, e alla fine ha provato a baciarla. La suora, Doris Wagner – ormai uscita dall’istituto “Famiglia spirituale l’Opera” a cui era affiliata –, racconta che il prete molestatore era stato confessore del sacerdote che l’aveva violentata pochi mesi dopo aver pronunciato i voti solenni. Doris Wagner ha reso nota la sua vicenda in una conferenza alla stampa estera a Roma. Nel 2012 ha denunciato il molestatore, Hermann Geissler. Secondo la legge ecclesiastica si tratta del delitto gravissimo dicrimen sollicitationis: delitto di adescamento. Il codice di diritto canonico è severo: «Il sacerdote che, nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione sacramentale, sollecita il penitente al peccato contro il sesto precetto del Decalogo, a seconda della gravità del delitto, sia punito con la sospensione, con divieti, privazioni e, nei casi più gravi, sia dimesso dallo stato clericale» (canone 1387).
Al termine dell’esame interno, condotto quando il cardinale Müller era prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, è stato comunicato che il prete aveva chiesto perdono ed era stato «ammonito e… istruito a essere vigile e prudente in futuro». Soltanto all’inizio del 2019 il molestatore ha lasciato il suo ruolo direttivo nella congregazione più importante della Santa Sede, che ha la missione di «promuovere e tutelare la dottrina sulla fede e i costumi in tutto l’orbe cattolico». Il prete accusato di stupro, invece, era stato allontanato dalla “Famiglia spirituale l’Opera” e spedito a lavorare alla Segreteria di Stato: un tipico ricollocamento invece della immediata denuncia a norma del diritto canonico (solo nel 2012 don Burkhard F. è stato allontanato dalla curia).
Non sono abusi su minori, ma crimini egualmente gravi per la Chiesa cattolica e la società. Valentina Alazraki, giornalista di lungo corso dell’informazione vaticana, ha dichiarato di fronte a papa e cardinali che «siamo sulla soglia di un altro scandalo, quello delle suore e delle religiose vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e vescovi». Non è un problema emerso dal nulla. Già dalla metà degli anni Novanta il Vaticano era in possesso di rapporti circostanziati. Su incarico dell’allora prefetto per la congregazione dei Religiosi, cardinale Eduardo Martínez Somalo, un gruppo di lavoro coordinato da suor Maria O’Donohue aveva descritto la realtà di suore sfruttate sessualmente, sedotte e spesso violentate da preti e missionari. Abusi diffusi. Candidate alla vita religiosa stuprate dalle loro guide spirituali, medici cattolici testimoni dell’attività di preti che «portavano ad abortire suore ed altre giovani donne». Le denunce provenivano da ventitré paesi del mondo: dal Burundi al Brasile, dalla Colombia all’India, dall’Irlanda all’Italia, dalla Nuova Guinea alle Filippine, agli Stati Uniti.
Grida nel deserto per decenni. Nel novembre 2018 l’Unione internazionale delle superiori degli ordini religiosi femminili (Uisg) ha esortato le suore abusate a segnalare senza esitazione i fatti sia alle autorità ecclesiastiche che alle autorità civili. «Donne, Chiesa, Mondo», l’inserto dell’«Osservatore Romano» dedicato alla questione femminile in ambito ecclesiale, ha dedicato di conseguenza un numero speciale alle suore religiose usate sessualmente. Il papa, tornando nel febbraio 2019 dagli Emirati Arabi, ha riconosciuto l’esistenza della piaga. «Ci stiamo lavorando», ha ammesso. Gli abusi di ogni tipo sono una bomba ad orologeria specie in quelle nazioni in cui la legge dell’omertà è stata la regola.
La Chiesa italiana non si illuda, ammonisce il gesuita Hans Zollner, membro della commissione per la tutela dei minori. Quanto è successo in altre nazioni può venire alla luce anche in Italia: «Meglio rischiare una brutta figura adesso che farla tra qualche anno ed essere travolti dagli scandali». La Cei, sotto la guida del cardinale Bassetti, ha compiuto un primo, parziale passo all’assemblea del novembre 2018 creando un Servizio nazionale per la tutela dei minori che prevede équipes regionali e responsabili diocesani.
Eppure, dopo sei anni di pontificato bergogliano, la consapevolezza dell’urgenza di una svolta radicale nelle pratiche di contrasto alla pedofilia non è realmente diffusa nelle strutture vaticane e nella maggioranza degli episcopati nazionali. Non si vogliono neanche ricercare i crimini passati. Un cardinale curia, sinceramente fautore della linea riformista di Francesco, sostiene ancora oggi: «Si sta esagerando. La Chiesa è sotto attacco. È chiaro che se c’è anche un solo abuso, bisogna punire. Ma c’è anche altro di cui occuparsi!».
Parecchi vescovi sono terrorizzati dal diffondersi di un’ondata #metoo all’interno della Chiesa. Intanto negli ambienti curiali è tornata a circolare la tesi che in fondo gli abusi, pur deprecabili, riguarderebbero soltanto il 2, al massimo il 4-5 per cento del clero. Più preoccupante ancora, al sinodo dei giovani svoltosi in Vaticano nell’ottobre 2018 il documento finale non contiene una sola parola sulla “tolleranza zero”. Il termine è stato anzi eliminato nella fase di redazione del testo, sostituito dal concetto più rassicurante di “prevenzione”.
È una sottovalutazione che non tiene conto dei mutamenti di umore nell’opinione pubblica, dove è emersa la percezione che dichiarazioni, mea culpa e incontri con le vittime abbiano esaurito la loro carica simbolica e appartengano ormai al passato. Pressato dagli eventi, Francesco ha deciso dopo il viaggio in Irlanda di convocare in Vaticano nel febbraio 2019 una riunione straordinaria dei presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per decidere regole di azione comune. Ma anche questa mossa ha sollevato problemi. La conferenza episcopale americana aveva già programmato per il novembre 2018 la discussione su alcune misure concrete: una carta d’impegno per ogni vescovo, uno “sportello” per ricevere le denunce sugli abusi di clero e vescovi gestito da personalità esterne alla Chiesa, un primo organo di esame composto metà da laici e metà da ecclesiastici. Dal Vaticano è arrivato lo stop per non pregiudicare la riunione internazionale dei vertici ecclesiastici decisa da Bergoglio. La frenata ha provocato tra i vescovi americani un malumore che neanche una successiva lettera del papa è riuscita a smorzare. Si sono sentiti bloccati nella loro autonomia dopo che per anni Francesco aveva parlato dell’opportunità di un sano decentramento.

Marco Politi – La solitudine di Francesco. Un papa profetico, una Chiesa in tempesta


Marco Politi è a livello internazionale uno dei maggiori esperti di questioni vaticane. Vaticanista de “la Repubblica” per quasi un ventennio, poi editorialista de “il Fatto Quotidiano”, collabora con Abc, Cnn, Nbc, Bbc, Rai, Zdf, France 2 e “The Tablet”.

L’11 giugno l’incontro con l’autore

ROMA – Si svolgerà martedì 11 giugno alle ore 17.30 presso il Salone delle Conferenze della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale a Roma (Piazza San Marco, 51) il dibattito sul libro di Marco Politi “La solitudine di Francesco. Un Papa profetico. Una chiesa in tempesta”.

Interverranno Lucia Annunziata, direttore di Huffington Post, l’economista Fabrizio Barca, il presidente della Sioi Franco Frattini, padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Ratzinger, Marinella Perroni del Coordinamento Teologhe italiane. Modera Paolo Mauri, giornalista e critico letterario. Sarà presente l’autore. (Inform)

Vaticano, nuovo documento anti pedofili ma niente obbligo di denuncia alla polizia

Vaticano, ennesimo documento anti pedofili ma niente obbligo di denuncia alla polizia

 
Città del Vaticano – Nessun obbligo di denuncia dei pedofili alla polizia o alla magistratura se le leggi nazionali non lo prevedono (in Italia, per esempio, la legislazione in vigore lo esclude). I vescovi che indagano su preti pedofili possono però «chiedere informazioni alle persone e alle istituzioni, anche civili, che siano in grado di fornire elementi utili per l’indagine» ma la collaborazione con polizia e carabinieri resta un elemento discrezionale che il Vaticano ha preferito lasciare aperto. Per esempio: non si prevede l’apertura di nessun archivio diocesano, magari da mettere a disposizione delle autorità civili che stanno indagando su un sacerdote accusato di abusi. E’ stato pubblicato stamattina dal Vaticano l’ennesimo documento (un Motu Proprio) studiato dopo il summit sugli abusi nel tentativo di contenere la crisi planetaria che si è aperta un po’ ovunque su come la Chiesa finora ha affrontato il problema. In questo testo si rafforza, tuttavia, la posizione delle vittime che vengono messe in una posizione di tutela. «A chi effettua una segnalazione non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo al contenuto di essa»

Nel documento è stata scartata la possibilità (come richiedevano le associazioni di vittime di abusi) di istituire una specie di tribunale interno per valutare le responsabilità passate di quei vescovi che hanno spostato da una parrocchia all’altra preti pedofili pur di non creare scandali, e seguendo peraltro precise indicazioni da parte della Santa Sede. Una delle novità riguarda il segreto d’ufficio, che viene tolto su «quel materiale che potrebbe essere oggetto di segnalazioni al vescovo per aprire un procedimento».
Di fatto la struttura ecclesiale di fronte alle pressioni dell’opinione pubblica e a questioni di giustizia non più eludibili ha stabilito che «ogni qualvolta un chierico o un membro di un Istituto di vita consacrata o di una Società di vita apostolica abbia notizia o fondati motivi per ritenere che sia stato commesso uno dei fatti di cui all’articolo 1, ha l’obbligo di segnalare tempestivamente il fatto all’Ordinario del luogo».
Il Motu proprio stabilisce anche che le procedure per le segnalazioni e le verifiche siano fatte in tempi stretti, se occorre con «l’assistenza di esperti laici, proprio nell’interesse non soltanto delle vittime ma anche della persona segnalata».
E’ stato, inoltre, stabilito, l’obbligo per ogni diocesi di dotarsi di sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare le segnalazioni sugli abusi. Degli sportelli, anche se non è spiegato nulla sulla loro gestione. «Vi è l’obbligo per tutti i chierici, i religiosi e le religiose che vengano a conoscenza di un abuso o di un caso di copertura di un abuso, di segnalarlo al vescovo o al superiore religioso».
Per la prima volta si parla anche delle molestie o delle violenze per abuso di autorità: un particolare che rimanda direttamente ai casi di abuso sulle religiose da parte dei chierici, o di abuso su seminaristi o novizi da parte dei loro superiori.

ilmessaggero.it

Vaticano Forse nelle prossime ore un nuovo importante documento di Papa Francesco riguardo la lotta contro gli abusi, la protezione dei minori e su alcune norme urgenti per contrastare e punire i responsabili anche nei casi di occultamento

(a cura Redazione “Il sismografo”)

(LB – RC) In arrivo, forse già domani, un nuovo importante documento voluto e firmato da Papa Francesco sulla lotta e la prevenzione della pedofilia clericale dopo gli ultimi tre pubblicati lo scorso 29 marzo: Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» del Sommo Pontefice Francesco sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, laLegge N. CCXCVII sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili per il Vicariato della Città del Vaticano.
Queste nuove norme sono, come i tre testi precedenti, frutto della discussione e delle riflessioni del summit episcopale in Vaticano, attorno a Papa Francesco, di tutti gli Episcopati del mondo.
Tutti questi documenti sono risposte a numerose questioni contenute nei 21 Punti che lo stesso Pontefice sottolineò come parte di una strategia globale e permanente nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa nonché nell’ambito della prevenzione e della lotta contro il malcostume e reato dell’occultamento. 

Ecco i 21 Punti diffusi a metà dell’Incontro in Vaticano, dal 21 al 24 febbraio scorso,  73 giorni fa:
1) Elaborare un vademecum pratico nel quale siano specificati i passi da compiere a cura dell’autorità in tutti i momenti-chiave dell’emergenza di un caso.

2)Dotarsi di strutture di ascolto, composte da persone preparate ed esperte, dove si esercita un primo discernimento dei casi delle presunte vittime.
3) Stabilire i criteri per il coinvolgimento diretto del Vescovo o del Superiore Religioso.
4) Attuare procedure condivise per l’esame delle accuse, la protezione delle vittime e il diritto di difesa degli accusati.
5) Informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche.
6) Fare una revisione periodica dei protocolli e delle norme per salvaguardare un ambiente protetto per i minori in tutte le strutture pastorali; protocolli e norme basati sui principi della giustizia e della carità e che devono integrarsi perché l’azione della Chiesa anche in questo campo sia conforme alla sua missione.
7) Stabilire protocolli specifici per la gestione delle accuse contro i Vescovi.
8)Accompagnare, proteggere e curare le vittime, offrendo loro tutto il necessario sostegno per una completa guarigione.
9) Incrementare la consapevolezza delle cause e delle conseguenze degli abusi sessuali mediante iniziative di formazione permanente di Vescovi, Superiori religiosi, chierici e operatori pastorali. 10) Preparare percorsi di cura pastorale delle comunità ferite dagli abusi e itinerari penitenziali e di recupero per i colpevoli.
11) Consolidare la collaborazione con tutte le persone di buona volontà e con gli operatori dei mass media per poter riconoscere e discernere i casi veri da quelli falsi, le accuse dalle calunnie, evitando rancori e insinuazioni, dicerie e diffamazioni (si veda il Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2018).
12) Elevare l’età minima per il matrimonio a sedici anni.
13) Stabilire disposizioni che regolino e facilitino la partecipazione degli esperti laici nelle investigazioni e nei diversi gradi di giudizio dei processi canonici concernenti abuso sessuale e/o di potere.
14) Il Diritto alla difesa: occorre salvaguardare anche il principio di diritto naturale e canonico della presunzione di innocenza fino alla prova della colpevolezza dell’accusato. Perciò bisogna evitare che vengano pubblicati gli elenchi degli accusati, anche da parte delle diocesi, prima dell’indagine previa e della definitiva condanna.
15) Osservare il tradizionale principio della proporzionalità della pena rispetto al delitto commesso. Deliberare che i sacerdoti e i vescovi colpevoli di abuso sessuale su minori abbandonino il ministero pubblico.
16) Introdurre regole riguardanti i seminaristi e i candidati al sacerdozio o alla vita religiosa. Per costoro introdurre programmi di formazione iniziale e permanente per consolidare la loro maturità umana, spirituale e psicosessuale, come pure le loro relazioni interpersonali e i loro comportamenti.
17) Effettuare per i candidati al sacerdozio e alla vita consacrata una valutazione psicologica da parte di esperti qualificati e accreditati.
18) Indicare le norme che regolano il trasferimento di un seminarista o di un aspirante religioso da un seminario a un altro; come pure di un sacerdote o religioso da una diocesi o congregazione ad un’altra.
19) Formulare codici di condotta obbligatori per tutti i chierici, i religiosi, il personale di servizio e i volontari, per delineare limiti appropriati nelle relazioni personali. Specificare i requisiti necessari per il personale e i volontari, e verificare la loro fedina penale.
20) Illustrare tutte le informazioni e i dati sui pericoli dell’abuso e i suoi effetti, su come riconoscere i segni di abuso e su come denunciare i sospetti di abuso sessuale. Tutto ciò deve avvenire in collaborazione con genitori, insegnanti, professionisti e autorità civili.
21) È necessario che si istituisca, laddove non si è ancora fatto, un organismo di facile accesso per le vittime che vogliono denunciare eventuali delitti. Un organismo che goda di autonomia anche rispetto all’Autorità ecclesiastica locale e composto da persone esperte (chierici e laici), che sappiano esprimere l’attenzione della Chiesa verso quanti, in tale campo, si ritengono offesi da atteggiamenti impropri da parte di chierici.

I preti sposati con Pedro Almodóvar al Papa: “Eliminate il celibato, così gli abusi su minori scompariranno”

Durissime le parole del regista sul Vaticano e sul Papa, in riferimento agli abusi sui minori: “Non si sta lavorando a sufficienza, non solo contro gli abusi ma anche con tutto ciò che ha a che fare con la sessualità. Sono sicuro che se si concedesse l’addio al celibato, il 90 per cento degli abusi scomparirebbe”

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Media vaticani: Ruffini, “tutta la parte giornalistica si trasferirà a Palazzo Pio”

Vaticano

sir

Tutta la “parte giornalistica” che fa riferimento ai media della Santa Sede – Osservatore Romano, Radio Vaticana, Ctv e Vatican News – si trasferirà a Palazzo Pio, e dunque fuori dalle Mura Leonine. Lo ha annunciato ai giornalisti il prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, precisando che “si tratta di un pezzo logistico della riforma dei media vaticani, che non riguarda solo l’Osservatore Romano”

Eros liberato e la sua drammatica

settimananews

La liberazione di eros ha sicuramente sciolto vincoli aggioganti e rimesso in circolo potenze sopite, ma come ogni impresa dell’umano essa non gode di un’originaria innocenza. L’intrigo avvincente di quella liberazione ha messo anche duramente alla prova la consistenza dei legami che tengono in vita l’umano. Eppure, solo esponendosi a questo rischio si poteva arrivare ad accedere alla persuasione che quei legami non fossero solo una retorica convenzione, ma il vissuto di una passione reale.

emilio vedova

In questo, però, eros liberato non ha dismesso i panni della sua drammatica; proprio nel momento in cui tutta una generazione viveva del sogno di aver preso definitivamente congedo da essa.

Il dramma di eros, riscattato dal suo addomesticamento convenzionale nella salvaguardia esterna del costume, si è riversato senza mediazione alcuna nel gioco dell’intreccio dei corpi che ne godevano il beneficio. Inebriati fino all’estasi da quest’ultimo, abbiamo pensato di aver vinto definitivamente il primo.

Questo è lo specchio incantato in cui ci siamo persi, sedotti anche da potenze rapaci che ne hanno tratto profitto senza remora alcuna. C’è tutto un apparato che ci succhia anima e soldi approfittando della leggerezza con cui continuiamo a rimuovere la dura immagine della drammatica di eros, preferendo glissare lo sguardo verso la perpetua conferma della sua inesorabile attrazione.

Maneggiare l’incanto non è solo impresa rischiosa, ma richiede l’arte di un lungo apprendimento. Quello, appunto, di cui oggi pensiamo di poter fare tranquillamente a meno. È questo cortocircuito il vero nodo occultato che ha accompagnato la vicenda della liberazione di eros; e la Chiesa certamente non ha aiutato più di tanto a metterlo a tema come questione che deve essere cara a tutti.

Rimane comunque l’urgenza di un’introduzione dell’umano a quel drammatico che eros liberato ha riversato direttamente nell’intrico esistenziale della vicenda degli affetti, senza la protezione di una qualsivoglia mediazione della cultura. L’analfabetismo affettivo contemporaneo è di un’evidenza dirompente, come lo è la solitudine degli amanti che cercano di venirne a capo.

magritte gli amanti

Intanto, gli affetti sfuggiti all’impegno di ogni legame producono una violenza del tutto corrispondente alla pulsione passionale che pensa di poter consumare completamente eros nella sua mera pratica – illudendosi che essa non lasci alcuna scoria da dover poi sapientemente lavorare dando misura, forma e durata al fascino dell’incontro.

Il disimpegno rispetto al legame finisce col far implodere la delicatezza degli affetti, ostentandone violentemente la fragilità. Abbandonata alle proprie spalle la cultura come luogo del loro possibile apprendimento, per la gestione di questa ferita profonda degli affetti non rimane che il mercato del fai da te o quello degli esperti.

Nutrendosi della rimozione della drammatica di eros, e vivendo in simbiosi con essa, si produce la scena di un’inedita predicazione mediatica del codice iniziatico di «amore» che va letteralmente a ruba. Certo, indice lampante dell’urgenza di un bisogno; ma anche segno evidente che solo la sua riproduzione seriale può garantire l’occupazione del territorio da parte dell’esperto.

Il riscatto degli affetti, e la loro riappropriazione come bene in cui ne va di tutti noi insieme, chiede l’onesto riconoscimento del tratto drammatico che attraversa eros come primo apprendimento di una giustizia degli affetti – dai primi passi del cucciolo d’uomo fino al suo ultimo respiro.

Anche solo riuscire a rendere avveduti di ciò le generazioni che si affacciano al mondo, sarebbe l’eredità generazionale più preziosa che potremmo lasciare a loro.

Dopo il vertice sugli abusi nella Chiesa, Benedetto XVI pubblica un testo. Thiel: “Questo testo pone molti interrogativi”

Marie-Jo Thiel è medico e professoressa di etica alla facoltà di teologia all’università di Strasburgo. Autrice di una vasta summa sugli abusi sessuali nella Chiesa (La Chiesa cattolica di fronte agli abusi sessuali su minori, Bayard), la teologa si interroga sul testo firmato dal papa emerito Benedetto XVI, pubblicato sulla rivista Klerusblatt. L’intervista che segue, a cura di Céline Hoyeau, è ripresa da La Croix del 12 aprile 2019 (traduzione del sito Fine Settimana).

  • Dopo il vertice sugli abusi nella Chiesa, Benedetto XVI pubblica un testo per «aiutare ad attraversare questa ora difficile». Punta l’indice in particolare contro la rivoluzione del ‘68. Lei cosa ne pensa?

La storia della Chiesa mostra che gli abusi commessi da chierici non sono solo recenti. Fin dal primo secolo del cristianesimo, i concili di Elvira e di Ancira hanno condannato gli abusi su giovani ragazzi, e queste condanne riguardavano anche dei chierici. Il testo Crimen Sollicitationispubblicato nel 1962 dal Vaticano riprende un testo del 1922, che ricorda Sacramentum Poenitentiae di papa Benedetto XIV del 1741!

  • Al contempo, gli studi mostrano però un picco degli abusi commessi da preti tra il 1960 e il 1980…

È vero che la società degli anni Sessanta è caratterizzata da una crisi dell’autorità e da una permissività sessuale. Ma quel contesto non è sufficiente a spiegare tale crisi. Benedetto XVI resta nella prospettiva dell’obbedienza ad una norma, soprattutto nell’ambito dell’etica sessuale e familiare. Perché quell’etica, che i preti avrebbero dovuto trasmettere, è fallita nella sua applicazione? Mi sembra che la Chiesa si sia focalizzata su un’immagine post-tridentina  sacralizzata del prete senza fornirgli le risorse per farsi carico della propria vita sessuale. C’è anche un problema di formazione, di presa in considerazione dell’apporto delle scienze umane che, sorprendentemente, sono assenti da questo testo.

  • La crisi degli abusi non è dovuta ad una contaminazione del relativismo diffuso?

In etica, per discernere, bisogna tener conto sia della legge, che dell’individuo che discerne e della situazione. Isolare la norma conduce al legalismo. Isolare l’individuo conduce al soggettivismo. Isolare la situazione conduce al situazionismo. Bisogna quindi circolare tra questi tre elementi per discernere, basandosi sulle risorse sia della fede che delle scienze umane. In questo contesto, certe prospettive possono essere ingiustificabili, come lo stupro o l’assassinio. Ma, al contempo, è la mia coscienza che mi dice che quegli atti, in ogni caso, sono atti cattivi. Perché una norma possa funzionare nella pratica, bisogna che possa essere riconosciuta dalla coscienza nella sua pertinenza. Se la norma è puramente estrinseca (è la prospettiva di un certo neotomismo), sarà molto facilmente trasgressibile. È anche una delle ragioni per cui si è avuto un tale numero di abusi in quegli anni.

  • Fondamentalmente, per Benedetto XVI, la pedofilia è dovuta alla perdita del senso di Dio. Che ne pensa?

Se la pedofilia è dovuta ad una mancanza di fede, perché allora così tanti preti tra gli abusatori? Perché così tanti grandi fondatori di comunità nuove che papa Giovanni Paolo II ha continuato a portare ad esempio? Perché Benedetto XVI non assume l’analisi fatta da papa Francesco, anche nel momento del vertice sugli abusi in febbraio? Perché non prende in considerazione l’aspetto sistemico della crisi? Sembra non vedere il problema d’insieme, la relazione con gli abusi di potere e di coscienza che in questo testo non compaiono mai. Questo testo pone molti interrogativi.

Spazio ai preti sposati in Vaticano: la chiesa ha bisogno di una nuova generazione di leader e di un nuovo pensiero per affrontare la crisi più grave del cattolicesimo del nostro tempo

Ratzinger

Processo al Vaticano II. I preti sposati risorsa per la riforma della Chiesa ormai irreversibile. I tradizionalisti alla deriva. “Battaglie interne in vista del nuovo Conclave. Occorre – per il Movimento dei preti sposati – una mobilitazione della base della Chiesa (parroci e fedeli) per esigere dai vertici vaticani un cambiamento della normativa che riammetta i preti sposati nella Chiesa” (ndr).

da huffingtonpost.it

Benedetto XVI ha rotto il proprio silenzio sugli abusi sessuali, e in modo del tutto irrituale. La sera del 10 aprile 2019, a sei settimane dalla conclusione del summit vaticano sugli abusi sessuali convocato da papa Francesco, in una fase critica per la chiesa cattolica alle prese con un scandalo di dimensioni globali ed epocali, il “papa emerito” ha fatto conoscere il proprio pensiero sulla genesi del fenomeno in un lungo saggio (oltre cinquemila parole) inviato ad alcuni mass media cattolici online, che sono da sempre vicini al suo entourage e ostili a papa Francesco.

Il saggio di Benedetto XVI si può dividere in due parti. La seconda parte, quella teologica, è una riflessione sulla natura spirituale della chiesa, che sottolinea le analogie con l’approccio di papa Francesco alla crisi degli abusi sessuali: non può essere risolta soltanto con una mentalità burocratica e giuridica, ma anche e soprattutto come lotta a un male spirituale che si rivela sotto forma di abusi sessuali di minori e nella complicità della chiesa coi colpevoli di questi atti criminali.

In tutto il resto il documento evidenzia importanti differenze rispetto alla visione di chiesa e dell’analisi del fenomeno da parte di papa Francesco. In Ratzinger, l’analisi storico-teologica del post-concilio – cosa è successo nella chiesa cattolica a partire dagli anni sessanta in poi – è concentrata sugli effetti negativi per la chiesa della rivoluzione sessuale in termini di decadenza morale nelle pratiche e del sorgere del relativismo nella teologia morale. Questa è un’analisi a dir poco problematica: pone il concilio Vaticano II all’origine della decadenza morale nella chiesa, in una evidente differenza dal modo in cui papa Francesco parla e ha sempre parlato del concilio. Ma il vero problema è che da parte di Benedetto XVI identificare negli anni sessanta l’inizio del fenomeno degli abusi sessuali è totalmente smentito da tutti gli studi scientifici disponibili in varie lingue e in tutto il mondo. La storia degli abusi sessuali nella chiesa inizia ben prima degli anni sessanta: si ritrova già negli scritti dei Padri della chiesa nei primi secoli, in termini coniati di nuovo e che non si ritrovano nel greco classico; c’è una vasta letteratura storica e giuridica sul fenomeno e sugli strumenti elaborati dalla chiesa per contrastarlo.

Questo saggio da parte di Benedetto XVI offre una caricatura del periodo post-Vaticano II, che fu un periodo estremamente complesso e contraddittorio, non privo di errori e ingenuità da parte dei cattolici presi nel tentativo di immaginare una chiesa più aperta al mondo: ma la pornografizzazione del post-concilio è cosa sorprendente da parte di uno dei teologi più importanti sia del concilio Vaticano II sia del post-concilio. Questa peculiare “tesi Ratzinger”, tuttavia, non è nuova: se ne trovano tracce già nella lettera inviata alla chiesa in Irlanda nel 2010.

Questa analisi rivela anche altri punti problematici. C’è una scarsissima attenzione alle vittime. Si offre un giudizio affrettato e superficiale sulle responsabilità della chiesa istituzionale e del Vaticano tra Giovanni Paolo II e il pontificato di Benedetto XVI. Non c’è nessuna assunzione di responsabilità per i fallimenti (il caso del cardinale Bernard Law rifugiatosi a Roma per sfuggire alla legge americana) e i tragici ritardi (il caso di Marcial Maciel e dei Legionari di Cristo) – una storia in cui Joseph Ratzinger ebbe un ruolo non proprio secondario come prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. C’è un lato personale in questo saggio di Joseph Ratzinger ma solo come una delle vittime: Ratzinger vittima non degli abusi sessuali, ma degli abusi teologici da parte della teologia liberal (il riferimento, spesso presente negli scritti ratzingeriani, alla “Dichiarazione di Colonia” del 1989). La storia è più complicata. Per esempio, nel febbraio 2012, durante il pontificato di Benedetto e a ridosso della gestione vaticana della crisi degli abusi in Irlanda, si tenne alla Pontificia Università Gregoriana a Roma un convegno sulla crisi degli abusi sessuali: il tutto si svolse nel disinteresse dei media vaticani, che ricevettero ordine di non dare risalto alla notizia, e senza che papa Benedetto intervenisse o apparisse a quel convegno come invece ha fatto papa Francesco due mesi fa.

C’è poi una seconda questione soggiacente alla pubblicazione di questo saggio, che è di metodo e costituzionale. Il testo di Benedetto XVI afferma di avere chiesto il permesso a papa Francesco e al Segretario di Stato, cardinale Parolin, che lo avrebbero concesso al fine di una pubblicazione, in tedesco, in un periodico del clero bavarese. In realtà, il lungo testo era disponibile, e in una buona traduzione in lingua inglese, fin dal pomeriggio del 10 aprile ad alcuni (ma solo alcuni) media cattolici e non-cattolici che negli Stati Uniti fanno parte dell’apparato conservatore e tradizionalista che da sempre fa propaganda contro papa Francesco. Questa cosa dovrà essere prima o poi spiegata: chi lo ha inviato a certi organi di stampa? Perché ad alcuno e non ad altri? Con quale informazione fornita ai dirigenti della comunicazione della Santa Sede? Le spiegazioni infatti non vanno cercate presso i media vaticani, che pare siano stati sorpresi dall’iniziativa, ma da quella specie di corte papale parallela che si è formata attorno al papa emerito – fin da prima diventasse emerito.

La pubblicazione di questo saggio e la sua tesi di fondo sono presto diventate strumento nelle mani di coloro che, specialmente negli USA, da un anno a questa parte stanno tentando con ogni mezzo di liberarsi di papa Francesco, in un modo o nell’altro. In America c’è tentazione di scisma e la narrazione giornalistica sulla crisi degli abusi sessuali è parte integrante del disegno. Benedetto XVI forse non lo sa, ma lo sa benissimo chi ha organizzato questo lancio di stampa con tanto di embargo (prontamente violato). La scelta di privilegiare certi organi di stampa, che si sono distinti nella campagna contro papa Bergoglio dal 2013 in poi, dà l’impressione che Benedetto XVI sia organico a quegli ambienti e dà l’impressione che il papa emerito sia manipolato e manipolabile.

La questione del metodo è importante anche dal punto di vista legale: finora Joseph Ratzinger è stato, come tutti gli uomini di punta del Vaticano durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (a partire dai Segretari di Stato, i cardinali Sodano e Bertone), molto riservato circa i casi ancora aperti, e specialmente sul caso del cardinale americano Theodore McCarrick, escluso dal collegio cardinalizio da papa Francesco nel 2018 e spretato due mesi fa dopo un processo canonico. Il silenzio di un papa emerito si può giustificare come facente parte dell’immunità di cui gode l’ex sovrano dello stato vaticano, oppure anche come il tentativo di non interferire con il governo di papa Francesco. Ora Benedetto XVI scrive e pubblica lunghi testi. Nel momento in cui il papa emerito interviene sulla questione abusi sessuali, fa sorgere domande che nessuno finora aveva potuto o voluto rivolgere a chi è stato ai vertici del Vaticano sin dal 1981 come lui.

Problemi legali a parte, il problema più evidente è di natura ecclesiale. La tesi Ratzinger sugli abusi sessuali nella chiesa costituisce una contro-narrazione che va ad alimentare direttamente l’opposizione a papa Francesco e che crea confusione sul che fare in questo momento drammatico, specialmente attorno a una questione: il legame tra abusi sessuali e omosessualità. Nonostante gli studi scientifici sugli abusi abbiano smentito un legame tra orientamento omosessuale e abusi sessuali, Benedetto XVI ripropone questa tesi che si configura come una strada alternativa a quella proposta da papa Francesco e dal summit in Vaticano di due mesi fa, che vede la questione degli abusi come fenomeno di abuso di potere nella chiesa, senza collocarlo all’interno di una tesi sul ruolo chiave della rivoluzione sessuale per i destini del cattolicesimo. Un fatto importante è anche il contesto del 2018-2019: questa operazione mediatica va letta come la prosecuzione dell’operazione Viganò dell’agosto scorso. Benedetto XVI certamente non punta a far dimettere papa Francesco; ma altri, ben collocati nel complesso giornalistico cattolico oltreatlantico dotato di basi a Roma, ci stanno provando, ed è cosa di cui il segretario di Joseph Ratzinger è certamente informato.

La terza questione è di natura costituzionale circa l’ufficio di “papa emerito” nella chiesa cattolica. Dal marzo 2013 ad oggi la coabitazione tra papa ed emerito aveva funzionato senza troppi sussulti. Ora, qualunque cosa diranno papa Francesco e i media vaticani nei prossimi giorni, è chiaro che questo episodio costituisce un vulnus: una ferita al regime dei rapporti tra i due uffici. Il problema non è tra le due persone Francesco e Benedetto, che continueranno a volersi bene come prima, ma tra i due uffici e i loro bracci operativi. Se non altro, questo incidente dimostra che poco conta cambiare il sistema delle comunicazioni vaticane, se continua ad esistere una corte papale parallela che fa tutto per dare l’impressione che ci sia un secondo papa ancora in servizio per quanti sono scontenti del papa regnante.

I papi hanno sempre potuto dimettersi. Pochi lo hanno fatto, nel medioevo, e quasi mai spontaneamente. Benedetto XVI ha innovato il papato dimettendosi in diretta, sei anni fa, e questo è probabile che si ripeta in futuro. Nel mondo dominato dai media digitali e dai social media, quella del papa emerito è un’istituzione che necessita di una regolamentazione che oggi non ha: al momento delle dimissioni, dovrebbe dimettersi assieme al papa anche la sua segreteria, che viene riassegnata; il ruolo di prefetto della casa pontificia va abolito; il papa emerito deve cessare di vestire di bianco; i suoi rapporti coi media non vanno lasciati alla discrezione di segretari che hanno tutto l’interesse a prolungare la vita di un pontificato che è cessato a tutti gli effetti (ma non dal punto di vista mediatico).

Questo saggio pubblicato ieri purtroppo danneggia l’immagine di Benedetto, che nel suo scritto dimostra una visione idiosincratica e limitata della genesi della crisi degli abusi sessuali e dello stato delle conoscenze scientifiche sul problema. Il pontificato di papa Francesco alle prese con la crisi degli abusi risentirà in modo marginale di questa manovra – architettata mediaticamente non da Benedetto XVI, ma da chi gli sta intorno. In un certo senso, questa manovra potrebbe fornire al Vaticano di Francesco degli alibi. Di sicuro dimostra quanto la chiesa abbia bisogno di una nuova generazione di leader e di un nuovo pensiero per affrontare la crisi più grave del cattolicesimo del nostro tempo.

Emanuele ORLANDI: LEGALE FAMIGLIA, VATICANO AVVIA INDAGINE INTERNA

ansa

IL FRATELLO PIETRO, IO E AVVOCATO ABBIAMO INCONTRATO PAROLIN Il Vaticano ha deciso di aprire un’indagine interna sulla vicenda di Emanuela Orlandi. Lo rende noto l’avvocato della famiglia, Laura Sgrò, dicendo che la Segreteria di Stato ha ‘autorizzato l’apertura di indagini’ e specificando che gli accertamenti sarebbero legati alle verifiche su una tomba del cimitero teutonico. ‘Nei mesi scorsi abbiamo incontrato, io e in alcune occasioni anche il mio avvocato Laura Sgrò, il segretario di Stato, Pietro Parolin, con il quale abbiamo parlato del caso di Emanuela e presentato le nostre richieste’, afferma Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. ‘Dopo 35 anni di mancata collaborazione l’avvio di un’indagine è una svolta importante’.

Oggi 6 Aprile 2019 Anniversario Ordinazione Sacerdotale fondatore sacerdoti sposati per la riforma della Chiesa

Oggi 6 Aprile ricorre l’Anniversario dell’Ordinazione Sacerdotale di don Giuseppe Serrone avvenuta il 6 Aprile 1991.

Sono passati 28 anni e la redazione del sito, con amici e simpatizzanti è vicina a don Serrone che dal 2001 dopo le dismissioni, la dispensa dagli obblighi del celibato e il matrimonio religioso, avvenuto nel 2002, è impegnato per la pace, la riforma della Chiesa in chiave evangelica e conciliare e per i diritti civili e religiosi insieme alla moglie Albana Ruci.

Lisistrata (Scaraffia) in Vaticano. E Monda non andrà in Marocco

justout.org

(Maria Antonietta Calabrò) Andrea Monda, il nuovo direttore dell’Osservatore Romano non accompagnerà il Papa nel viaggio che sabato e domenica farà in Marocco. La decisione clamorosa (mai ,da quando ci sono i viaggi papali, il direttore dell’Osservatore Romano era rimasto fuori dal seguito) è stata presa dalla Segreteria di Stato. Per questioni di spending review e perché da quando è partita la tormentata riforma dei media vaticani sono addirittura arrivati a quattro i comunicatori vaticani al seguito. C’è chi legge questa esclusione come “punizione” per Monda per le tensioni sul caso delle dimissioni della storica Lucetta Scaraffia da coordinatrice del supplemento mensile dell’Osservatore Romano, “Donna, Chiesa, Mondo”. O meglio ancora la dipartita dell’intellettuale, sarebbe stata “l’occasione” per ridimensionare un settore che è stato sottratto alla Terza Loggia, sede appunto della Segreteria di Stato. Sempre che l’esclusione di Monda sarà confermata.

Preti sposati / C’è una possibile svolta sul celibato ecclesiastico

C’è una possibile svolta sul celibato ecclesiastico: il cardinale progressista Reinhard Marx, bergogliano di ferro e presidente della Conferenza episcopale teutonica, vuole che gli ambienti ecclesiastici diano vita a un dibattito interno.

La discussione è partita dalla Germania, ma rischia d’interessare poi – a pioggia – tutte le assemblee vescovili del mondo. Sullo sfondo ci sono gli scandali legati agli abusi dei minori e degli adulti vulnerabili. Il “fronte tradizionalista” – a dire il vero pure un paio di cardinali – avevano collegato il proliferare dei casi di pedofilia all'”agenda omosessualista” che impererebbe nella Chiesa cattolica, mentre il porporato tedesco citato sembra aver individuato un altro “responsabile”, cioè proprio il celibato, che in parole povere è l’astinenza assoluta dai rapporti sessuali cui i consacrati si votano nel momento in cui decidono d’intraprendere la vita ecclesiastica.

Bisogna aggiungere, per completezza d’informazione, che papa Francesco aveva ascritto al “clericalismo” l’origine dei comportamenti che è attualmente impegnato a combattere. Il pontefice argentino, come ricorderete, ha convocato un summit straordinario in Vaticano con il doppio scopo di fare prevenzione e d’individuare delle contromisure, anche legislative, idonee. Ma i suoi critici lo hanno accusato di non aver affrontato il vero tema: l’omossesualità. Esistono quindi due visioni distinte. Quella del cardinale Marx rappresenta una sorta di terza via. E a essere messa in discussione, nel caso il suo pensiero del cardinale prendesse piede e venisse tenuto in considerazione dal Santo Padre, sarebbe una delle prassi in grado di distinguere i membri del clero dai laici. Il porporato teutonico non è nuovo a questo genere di prese di posizione. I conservatori lo considerano un sostenitore della protestantizzazione e dellalaicizzazione della vita della Chiesa cattolica.

Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, il presidente dei vescovi tedeschi ha parlato di una: “straordinaria necessità di discussione”. La Chiesa, insomma, potrebbe presto procedere tramite il “caso per caso”, che consentirebbe ad alcune persone sposate di divenire degli ecclesiastici, quindi di celebrare i sacramenti. Il prossimo Sinodo, che verterà sull’Amazzonia e che si terrà a ottobre, dovrebbe disporre – questo è il principale argomento all’ordine del giorno – sui viri probati, cioè sugli uomini di chiara fede, che hanno contratto un matrimonio nel corso della loro vita, ma che potrebbero essere presto deputati a svolgere compiti propri, fino a ora, solo dei sacerdoti.

Il Giornale

Abusi, al ritiro spirituale con Papa Francesco anche il vescovo argentino sotto indagine

Abusi, al ritiro spirituale con Papa Francesco anche il vescovo argentino sotto indagine
Città del Vaticano – In Vaticano nominare Zanchetta suscita enormi imbarazzi. Non fosse altro perché l’arcivescovo argentino molto amico di Papa Francesco – chiamato a Roma nel 2017 a ricoprire un importante incarico all’Apsa – è sotto indagine da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede per una serie di abusi sessuali. Sul suo cellulare sono state trovate fotografie porno, selfie in compagnia di giovani. Insomma, un caso scomodo non solo per la faccenda degli abusi, ma perchè getta una luce obliqua persino su Papa Francesco, responsabile della sua promozione nonostante le chiacchiere che in Argentina tutti conoscevano. Zanchetta però è stato invitato ugualmente dal Papa a unirsi agli esercizi spirituali nella Casa del Divin Maestro ad Ariccia. Come se niente fosse. La notizia che inizialmente è circolata su alcuni giornali anglosassoni, tra cui il Catholic Herald, ha inziato a fare il giro del mondo, suscitando sconcerto.
Le denunce contro Zanchetta sono presentate alla nunziatura di Buenos Aires e indicano abusi in seminario. Per il neo direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, le notizie sono giunte mesi dopo la nomina da parte del Papa. Ma secondo quanto racconta il giornale El Tribuno di Oran, la diocesi di provenienza di Zanchetta, diversi preti della diocesi affermano che una denuncia era stata presentata già nel 2015, e che di ciò si parlava apertamente nella diocesi e fra i preti. Il Papa, dunque, allude El Tribuno, non poteva non sapere.
Il Messaggero

Pell e gli abusi insabbiati: spiccioli per il silenzio sulle violenze

Pell e gli abusi insabbiati: il cardinale, tesoriere del Vaticano, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti dei bambini. È stato condannato per crimini sessuali contro minori inAustralia. È il più alto funzionario della Chiesa cattolica condannato in un caso di pedofilia.

Il card. Pell e gli abusi

Il porporato di 77 anni è stato giudicato colpevole da una giuria nel County Court dello stato di Victoria l’11 dicembre 2018 per violenza sessuale di due bambini del coro della cattedrale di Melbournenegli anni ’90 ma la condanna è stata resa pubblica solo oggi. Il cardinale era stato consigliere finanziario di Papa Francesco eministro dell’economia del Vaticano. Il cardinale è in congedo dal suo importante ruolo in Curia dal giugno 2017, in accordo con il Papa che gli aveva concesso di lasciare Roma per volare in Australia e concentrarsi nella difesa. Pell, che si è dichiarato innocente durante tutto il processo, rischia fino a 50 anni di carcere.

Pell, parlano le vittime degli abusi insabbiati

Franscesca Fagnani ha intervistato alcune vittime di abusi da parte di sacerdoti. Uno di loro, Stephen Woods racconta il sistema: “La Royal Commission afferma che ci sono state almeno  70mila vittime. George Pell quando divenne vescovo di Melbourne mise in piedi un sistema in cui le vittime firmavano un accordo in cui si impegnavano a non denunciare in cambio di una piccola somma di denaro”

Vertice vaticano pedofilia fallito. Nemmeno sfiorato il tema del celibato obbligatorio – per molti osservatori il vero nodo del problema –, ma su questo punto anche Francesco è inamovibile

La Chiesa ha messo in atto un’azione sistematica di copertura degli abusi sessuali commessi dal clero per proteggere i preti pedofili, «calpestando» le vittime.

ilmanifesto.it

La severa accusa alle gerarchie ecclesiastiche è arrivata dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga e presidente della Conferenza episcopale tedesca, intervenuto ieri mattina in Vaticano, all’incontro mondiale sulla «Protezione dei minori nella Chiesa». Una relazione, quella di Marx, in sintonia con il grido che, fuori dall’aula del Sinodo dove sono riuniti i 190 presidenti delle conferenze episcopali e superiori generali di tutto il mondo, si è levato dalle vittime degli abusi riunite nel network internazionale Eca global (Ending clerical abuse) le quali, in una marcia da piazza del Popolo a piazza San Pietro, hanno chiesto «tolleranza zero», invocando «la fine dell’impunità e degli insabbiamenti degli abusi da parte della Chiesa».

«Gli abusi sessuali nei confronti di bambini e giovani sono dovuti all’abuso di potere», ha detto Marx. L’amministrazione ecclesiastica, ha aggiunto, «non ha compiuto la missione della Chiesa, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile. I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. I procedimenti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, anzi cancellati o scavalcati.

I diritti delle vittime sono stati calpestati». Si riferiva in particolare alle diocesi tedesche, ha precisato in conferenza stampa, sottolineando però che «la Germania non è un caso isolato».

Sono indispensabili «trasparenza e tracciabilità», per chiarire «chi ha fatto cosa, quando, perché e a quale fine, e cosa è stato deciso», ha proseguito l’arcivescovo di Monaco, secondo il quale non ci sono obiezioni che tengano: né rispetto al «segreto pontificio» (non vale per «i reati riguardanti l’abusi di minori») né alla preoccupazione di «rovinare la reputazione di sacerdoti innocenti o del sacerdozio e della Chiesa»: la «presunzione di innocenza», la «tutela dei diritti» e «la necessità di trasparenza non si escludono a vicenda». Anzi «non è la trasparenza a danneggiare la Chiesa, ma gli abusi commessi, la mancanza di trasparenza, l’insabbiamento».

È stata anche la volta delle donne.

Prima la testimonianza (venerdì sera) di una vittima che ha subito abusi da quando aveva undici anni da parte di un prete della sua parrocchia: «Da allora – ha raccontato – io che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata non sono più esistita», «restano incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana, io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse». «Dobbiamo trovare il coraggio di parlare e denunciare – ha concluso –, pur sapendo che rischiamo di non essere credute o di dover vedere che l’abusatore se la cava con una piccola pena», «non può e non deve essere più così».

Poi la relazione di Veronica Openibo, religiosa nigeriana, superiora della Società del santo bambino Gesù, che ha rimarcato l’esistenza di un fenomeno conosciuto già da qualche anno ma ancora in ombra: la violenza subita dalla suore da parte di preti e religiosi, soprattutto in Africa. La Chiesa sta facendo qualcosa, ma «non è ancora abbastanza», ha aggiunto suor Openibo, che ha indicato alcuni problemi da affrontare, come «l’abuso di potere, il clericalismo, la discriminazione di genere», e alcune prassi da abolire: nascondere «per evitare di portare alla luce uno scandalo e gettare discredito sulla Chiesa»; e «la scusa che si debba rispetto ad alcuni sacerdoti in virtù della loro età avanzata e della loro posizione gerarchica».

Oggi il summit termina, con la messa e l’intervento del papa. Le posizioni sono emerse con chiarezza. I conservatori puntano il dito sull’omosessualità: sarebbe questa la causa degli abusi sessuali (però così non spiegano le violenze sulle donne). La maggioranza filo-Francesco indica invece nel clericalismo e nel potere la radice degli abusi e chiede creazione di strutture di ascolto autonome con il coinvolgimento di laici e donne, collaborazione e denuncia alle autorità civili, riforma del segreto pontificio, rimozione di preti colpevoli e vescovi collusi o complici.

Nemmeno sfiorato il tema del celibato obbligatorio – per molti osservatori il vero nodo del problema –, ma su questo punto anche Francesco è inamovibile. Proposte concrete, però, sono state avanzate. L’incontro non ha valore deliberativo, si tratterà quindi di vedere se ora diventeranno regole scritte. «Non crediamo che solo perché abbiamo iniziato a scambiare qualcosa tra di noi, tutte le difficoltà siano eliminate», ha concluso la giornata, con la celebrazione penitenziale. il vescovo ghanese Philip Naameh.

Pedofilia, gli abusi di Don Mauro Inzoli, l’amico dei potenti: “Molestava e poi leggeva la Bibbia”

Pedofilia, la storia di Mauro Inzoli, ex “Don”, amico dei potenti. Elemento di spicco di Comunione e Liberazione, vicepresidente della Compagnia delle Opere, protagonista dei Meeting di Rimini, amico “dei potenti” e confessore – secondo diverse voci – di Roberto Formigoni. Ma anche pedofilo. L’ormai ex Don Mauro Inzoli è stato definitivamente condannato in Cassazione alla pena di 4 anni 7 mesi e 10 giorni nel 2018. “Io mi sento grandissime responsabilità nella mia vita. Sono un sacerdote, prima ancora un uomo, prima ancora un cristiano. Grandissime responsabilità…Educative soprattutto”: a parlare è Don Mauro Inzoli, condannato in via definitiva per abusi su minori e ora rinchiuso nel carcere di Bollate. In questa intervista esclusiva con camera nascosta firmata da Francesca Fagnani, l’ex prete recentemente ridotto allo stato laicale dal Vaticano commenta la sua vicenda. Con più di qualche reticenza.

Chi è Don Mauro Inzoli, l’amico dei potenti

Sono trascorsi oltre vent’anni dalle “molestie di ordine sessuale nei confronti di una pluralità indiscriminata di soggetti all’epoca minorenni”, come scrive il giudice Letizia Platè, nella sentenza del Tribunale di Cremona.  Ai nostri microfoni Nicola Lelario, capo della squadra mobile della questura di Cremona, rivela l’inchiesta che portato in carcere Don Mauro: “Abbiamo ascoltato più o meno 25-30 ragazzi – quando li abbiamo sentiti erano già tutti adulti – e da qui abbiamo potuto ricostruire quello che era un vero e proprio sistema”. Racconta l’investigatore che “il modus operandi era abbastanza collaudato: l’approccio era soft con delle carezze poi si passava magari a dei baci, le vittime hanno descritto anche baci violenti. Poi i palpeggiamenti. I casi più gravi hanno portato alla masturbazione e all’eiaculazione da parte delle vittime. Le più piccole avevano 12-13 anni. Ad accompagnare questi atti sessuali c’erano dei riferimenti all’Antico Testamento o ai passi biblici, come a voler dire che non c’era niente di male in quello che stava accadendo. Anzi ammantarlo di una sacralità”. E il Vaticano cosa ha fatto? Alla richiesta di rogatoria ha opposto il segreto pontificio, rivela Lelario.

Don Mauro Inzoli dovrà scontare 4 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione, dopo che un mese fa la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna respingendo il suo ricorso. L’ex capo di Comunione e Liberazione della provincia di Cremona ed ex presidente di associazioni per minori in affido era accusato di otto episodi di abusi su cinque ragazzi: il più piccolo di 12 anni, il più grande di 16, fra il 2004 e il 2008. La Corte d’appello di Brescia aveva scontato due mesi alla condanna inflitta in primo grado.

michelesantoro.it

Vertice Abusi Vaticano: “Solo parole” servono fatti e serve richiamare in servizio i preti sposati

Papa, Vescovi e cardinali dovrebbero dare tutti le dimissioni. Forse il popolo di Cristo dovrebbe governare la Chiesa con il servizio dei preti sposati (ndr)

Roma, 22 feb. (askanews) – “Solo parole”, ora servono i fatti. Il Papa sapeva del cardinale McCarrick, tutti sapevano, ma solamente pochi giorni fa è arrivata la decisione della dimissione allo stato laicale. Peter Saunders, attivista inglese nella lotta contro la pedofilia, vittima di abusi da parte di un sacerdote cattolico, tra i fondatori dell’Associazione Ending Clergy Abuse, passa da una intervista all’altra, a Roma, per denunciare lo stato di insoddisfazione delle vittime di preti pedofili, a margine del summit indetto dal Papa in Vaticano sul tema della tutela dei minori alla presenza di 190 persone.

“Fin qui la maggioranza di noi è delusa perché il Papa ha spiegato chiaramente che questo incontro non è un tentativo serio di affrontare gli incredibili scandali che colpiscono la Chiesa e il Vaticano. Si parla di ‘creare consapevolezza’, di ‘training’, ma queste sono cose in cui non dovrebbe esserci bisogno di training. Lo stupro di bambini, lo stupro e la violenza di qualunque adulto vulnerabile è un atto criminale e orribile. Tutti lo sanno, da dovunque vengano, e se il Papa avesse davvero l’intenzione di proteggere i bambini allora dovrebbe istituire delle leggi tali che qualunque religioso vi contravvenga sia escluso in modo definitivo dalla Chiesa. La stessa cosa dovrebbe applicarsi a chiunque, vescovo o Papa, insabbi questi crimini. Dovrebbero essere esclusi definitivamente e non spostati da una sede all’altra come succede adesso, non finanziati come è successo nel mio paese con somme di denaro per scappare in un altro paese”.
“L’unica cosa che cambia è che quando c’è una pressione insormontabile sul Papa e sulle istituzioni, allora sono costretti a fare qualcosa. Ma fanno il meno possibile. Si sapeva che McCarrick era un violentatore già venti, trent’anni fa. Lo sapevano tutti e sappiamo che il Papa sapeva la sua storia”. “Non credo sia una coincidenza che sia stato espulso dalla Chiesa solo pochi giorni prima di questo cosiddetto summit di Roma”.

Per il fondatore dell’Associazione a tutela delle vittime di abusi commessi da sacerdoti, dunque, se non ci fosse la pressione delle stesse vittime e l’eco mediatica, non ci sarebbero passi in avanti.
“Non sono sicuro che le dimissioni del Papa servirebbero a qualcosa. Se desse le dimissioni sarebbe sostituito da qualcun altro che potrebbe essere anche peggio. Non ho la risposta perfetta ma non sta nelle dimissioni del Papa. Forse dovrebbero dare tutti le dimissioni. Forse il popolo di Cristo dovrebbe governare la Chiesa. Abbiamo bisogno di tutti questi cardinali, di tutti questi vescovi? Non penso, e certamente non sta scritto nella Bibbia”.

Abusi, un altro uomo accusa il nunzio a Parigi: «Mi ha afferrato il sedere»

Abusi, un altro uomo accusa il nunzio a Parigi: «Mi ha afferrato il sedere»

Città del Vaticano – Nell’arco di una decina di giorni il nunzio apostolico, l’arcivescovo Luigi Ventura, uno dei diplomatici di punta della Santa Sede, ha collezionato una seconda denuncia per un altro caso di molestie sessuali. Stavolta il fatto risale a gennaio 2018. Lo riferisce Le Monde, precisando che «una seconda persona, ex dipendente del Comune di Parigi, ha sporto denuncia per fatti simili a quelli contenuti nella prima querela» depositata alla Procura della capitale francese e sulla quale sono in corso indagini.  Il quotidiano francese ha pubblicato uno stralcio della testimonianza del querelante, Benjamin G., che in  mattinata si e’ rivolto all’ufficio competente del Hotel de Ville.

«Ero impegnato a lavorare all’organizzazione di una cerimonia  al Comune di Parigi, mi trovavo a due metri da Anne Hidalgo. Una persona e’ arrivata alla mia sinistra. Ha messo la sua mano sinistra sulla mia spalla e con la destra ha afferrato il mio sedere. Un gesto da esperto, pieno di sicurezza, il tutto accompagnato da un grande sorriso rilassato, come se fosse qualcosa di normale. Sono rimasto stupefatto. La cerimonia era in corso e me ne sono andato. Ho capito solo pochi giorni fa che questi sono gesti usuali per un predatore», ha raccontato il 39enne prima di sporgere formale denuncia.

La sua storia e’ molto simile a quella denunciata il mese scorso da un altro impiegato del comune, che nelle stesse  circostanze – il 17 gennaio 2019 – e’ stato avvicinato e molestato da Ventura, 74 anni, nella capitale francese nel 2009. Un’indagine preliminare del procuratore della Repubblica di Parigi e’ in corso, relativa alla denuncia del primo funzionario e alla segnalazione del Comune dello scorso 23 gennaio. Il Vaticano alla prima denuncia ha reagito con sconcerto. «Attendiamo i risultati delle indagini».

ilmattino.it

Vaticano ha coperto i preti con figli ora richiesta di trasparenza

Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

Per i sacerdoti padri il Vaticano ha delle regole segrete interne. “Posso confermare che queste linee guida esistono”, ha detto al New York Times il portavoce vaticano Alessandro Gisotti. “Si tratta di un documento interno”, ha aggiunto Gisotti, precisando che ai preti padri si chiede di lasciare il sacerdozio “per assumersi la responsabilità di genitore dedicandosi esclusivamente al figlio”. Il Nyt è venuto a conoscenza di queste linee guida da Vincent Doyle, figlio di una prete che ha creato un gruppo di sostegno denominato ‘Coping International’.

Doyle segnala che la sua organizzazione ha 50.000 utenti di 175 diversi Paesi. Doyle ha detto al Nyt di essere venuto a conoscenza di queste linee guida nell’ottobre del 2017 quando gli sono state mostrate dall’arcivescovo Ivan Jurkovic, l’inviato vaticano all’Onu a Ginevra. “Si viene veramente chiamati ‘figli degli ordinati’ – ha detto Doyle – sono rimasto scioccato per il fatto che abbiano un’espressione per questo”. La conferma arriva alla vigilia del summit Vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa in calendario dal 21 al 24 febbraio.  Una riunione di quattro giorni che prevede relazioni, confronti, video e testimonianze con i presidenti di tutte le conferenze episcopali di ogni parte del mondo.

repubblica.it

Papa Francesco insensibile sui diritti dei preti sposati. Accattoli fa apologia del pontificato

“Abbiamo la fortuna unica di un Papa che nomina i problemi, non li scansa, e dice chiaramente che non abbiamo più abbastanza sacerdoti celibi”. Lo ha sottolineato Luigi Accattoli, storico vaticanista del Corriere della Sera e scrittore, per il quale “la Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia deve tener conto di questa situazione di passaggio verso una stagione in cui avremo anche degli anziani sposati”. “In prospettiva, avremo bisogno dell’ordinazione degli anziani sposati”, ha spiegato Accattoli che ha preso parte al Convegno “Un secolo di (in)formazione”, organizzato dalla Faci a Vicenza per celebrare i 100 anni della rivista “L’Amico del Clero”.

Accattoli fa apologia di un Pontificato Bergogliano votato all’immobilismo sul cambiamento della normativa. Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone, sottolinea i ripensamenti e le chiusure di Bergoglio sui preti sposati, sui loro diritti civili e religiosi nella Chiesa e sulla loro riammissione al ministero. Le aspettative dei preti sposati, fino ad oggi,  sono state completamente disattese da Papa Francesco.

Ora le lauree “vaticane” sono valide in Italia

Roma diventa un «polo universitario unico nel mondo», con un accordo siglato oggi da Italia e Vaticano che prevede il «completo riconoscimento da parte dell’Italia di tutti i titoli» da «Università, Facoltà ed altre Istituzioni Pontificie Romane». Se fino a oggi solo chi studiava Teologia o Sacra Scrittura, vedeva il proprio titolo di studio «vaticano» riconosciuto come laurea o laurea magistrale, infatti, in forza della convenzione di Lisbona (1997), sarà ora possibile ottenere l’equiparazione in «una vasta gamma di altri studi superiori ecclesiastici», spiega il cardinale Giuseppe Versaldi in un articolo sull’Osservatore Romano, «dall’archeologia cristiana fino alla Licenza interdisciplinare sulla protezione dei minori, dalla Musica sacra fino agli studi arabi e di Islamistica, dalla psicologia alla comunicazione sociale, oppure dalle lingue classiche e cristiane fino agli studi sulla Famiglia e il Church management».

L’accordo, costituito da un preambolo e 11 articoli, è stato firmato mercoledì scorso, 13 febbraio, presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dal cardinale Versaldi, prefetto della Congregazione per l’Educazione cattolica, e dal ministro Marco Bussetti.

Nell’articolo sul giornale vaticano, il Porporato ripercorre la storia del riconoscimento dei titoli di studio dell’Educazione superiore tra Italia e Vaticano e ricorda, in particolare, che, dopo la revisione del Concordato nel 1984, «vista la mancanza di corrispondenza delle discipline di Teologia e Sacra Scrittura nell’ordinamento universitario italiano, nel 1995 si era deciso di procedere ad una valutazione dell’equivalenza dei titoli, riconosciuti come lauree e lauree magistrali italiane, e dunque mirata ai soli effetti giuridici di livello».

Mancava invece un «riconoscimento uniforme sul territorio italiano» di tutti gli altri titoli rilasciati dalle «Istituzioni di Educazione Superiore della Santa Sede aventi sede in Italia». Ma i rapporti bilaterali in materia tra le due sponde del Tevere «non sono riconducibili alla sola materia concordataria», ma fanno riferimento anche alla Convenzione di Lisbona, ratificata sia dalla Santa Sede che dall’Italia, che «stabilisce l’obbligo delle parti contraenti al riconoscimento delle qualifiche che danno accesso all’insegnamento superiore negli altri Stati firmatari». Da qui la decisione di un «accordo tecnico di collaborazione» che realizza, in realtà, «l’attuazione della Convenzione di Lisbona, ormai in vigore da più di 20 anni».

L’accordo prevede appunto il «completo riconoscimento da parte dell’Italia di tutti i titoli rilasciati» dalle istituzioni della Santa Sede e «rafforzerà e valorizzerà in modo particolare la collaborazione tra le Università, Facoltà ed altre Istituzioni Pontificie Romane con le loro sorelle Italiane nella città eterna, creando così a Roma – scrive il porporato – un polo universitario unico nel mondo, nel quale oltre alle varie discipline delle Università comprensive e specializzate dell’Italia si possono studiare in 62 Facoltà o istituti specializzati sotto l’autorità della Santa Sede: oltre alle scienze sacre e quelle con esse connesse, si offre una vasta gamma di altri studi superiori ecclesiastici, dall’archeologia cristiana fino alla Licenza interdisciplinare sulla protezione dei minori, dalla Musica sacra fino agli studi arabi e di Islamistica, dalla psicologia alla comunicazione sociale, oppure dalle lingue classiche e cristiane fino agli studi sulla Famiglia e il Church management».

Per limitarsi alle sole Pontificie università, a Roma ci sono la Gregoriana (Gesuiti), la Lateranense (direttamente dipendente dalla Santa Sede), l’Urbaniana (Propaganda fide), la S. Tommaso d’Aquino o Angelicum (Domenicani), la Salesiana, la Santa Croce (Opus Dei) e l’Antonianum (Francescani minori). Vi sono poi due atenei (Regina Apostolorum dei Legionari di Cristo e Sant’Anselmo) e numerosi Pontifici Istituti e Pontificie Facoltà (dal Biblicum e l’Orientale dei Gesuiti agli atenei per la latinità, l’arte sacra, gli studi arabi e di islamistica, la musica sacra, l’archeologia cristiana e, da ultimo, l’istituto per la tutela dei minori istituito presso la Gregoriana).

vaticaninsider

Ending Clergy Abuse, Fine degli abusi clericali incontra Papa e vertici Vaticano

Francesco Zanardi, il savonese quarantottenne, presidente della Rete l’Abuso, l’associazione che difende le vittime di abusi subiti dalla chiesa cattolica, incontrerà mercoledì prossimo, in Vaticano, papa Francesco e i membri della Commissione per l’Infanzia del Vaticano. Insieme a lui ci saranno i presidenti delle altre 18 associazioni che fanno parte di Eca (Ending Clergy Abuse, Fine degli abusi clericali), l’organo internazionale, nato a Ginevra, nel 2018, che lotta per la difesa dei diritti delle vittime della pedofilia clericale. Tra i soci fondatori di Eca, accanto all’Italia rappresentata da Zanardi, ci sono Stati Uniti, Ecuador, Regno Unito, Francia, Spagna, Polonia, Germania, Belgio, Cile, Canada, Giamaica, Congo, Messico.

Un evento importante l’incontro in Vaticano, che segna un passaggio fondamentale nel dialogo tra le vittime di abusi e la Chiesa.

La svolta è arrivata qualche settimana fa. Dopo la partecipazione di Zanardi e di Eca al Comitato per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza all’Onu, sempre a Ginevra, il 22 e 23 gennaio 2019, a febbraio le Nazioni Unite hanno reso note le conclusioni finali dell’esamina, con le «Raccomandazioni che sono state inviate al Governo Italiano in materia specifica di pedofilia nel clero cattolico». Richiesta fondamentale dell’Onu all’Italia: «L’istituzione di unacommissione d’inchiesta indipendente e imparziale che esamini tutti i casi di abuso sessuale sui bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica». Ora, la convocazione in Vaticano.

ilsecoloxix.it

Gay in Vaticano: «Così Sodoma racconta la mia storia»

Gay in Vaticano: «Così Sodoma racconta la mia storia»

Dietro la rigidità c’è sempre qualcosa di nascosto. In tanti casi una doppia vita». Queste parole, pronunciate da Francesco durante l’omelia mattutina del 24 ottobre 2016 a Santa Marta, sono da tenere a mente nel dipanarsi (560 pagine) dell’ultimo libro-inchiesta di Frédéric Martel. Tradotto in otto lingue, Sodomasarà nelle librerie di 20 Paesi a partire dal 21 febbraio. Una data, questa, non casuale, dal momento che proprio a partire da quel giorno (fino al 24) il Papa incontrerà in Vaticano i presidenti delle Conferenze episcopali per parlare di prevenzione di abusi su minori e adulti vulnerabili.

Se nel volume tale tema resta propriamente in sordina, a essere preponderante, anzi primario, in esso è quello dell’omosessualità del clero. Che, guarda caso, rispetto agli abusi è stata posta in un rapporto di causa-effetto proprio dal ben noto dossier Viganò, alla cui diffusione mediatica, e non ai contenuti, si deve la successiva convocazione dell’imminente summit vaticano. La lettura “omosessualista” dell’ex nunzio Viganò e di tanti prelati, ascrivibili all’area del conservatorismo ecclesiale, non collima infatti con quella di Bergoglio, che ravvisa invece la causa degli abusi nel clericalismo.

Ed è il clericalismo l’atteggiamento ricorrente che l’autore ha riscontrato non solo in alcuni cardinali ma anche in vescovi e sacerdoti, con cui è entrato in contatto nel corso di quattro anni. Un clericalismo, si badi bene, non correlato, nell’indagine del sociologo francese, alla pedofilia. Ma, bensì, alla doppia vita omosessuale di semplici sacerdoti come di prelati in un meccanismo di relazioni e connessioni capaci d’influire sulla gestione del potere ecclesiastico.

A confrontarsi con Martel anche ex-sacerdoti, compresi quelli una volta operanti in Vaticano, spinti da un’idiosincrasia verso il doppiopesismo dei superiori gerarchici d’un tempo e l’omofobia di non pochi d’essi.
Tra quest’ultimi c’è anche chi scrive. La mia vicenda, sia pure con talune inesattezze, apre il primo capitolo del libro. In esso si racconta di una telefonata fattami da Bergoglio il 15 ottobre 2013. Il papa, che aveva ricevuto, il giorno prima, una mia lettera per le mani del card. Raffaele Farina (già mio superiore durante il servizio presso la Biblioteca Apostolica Vaticana), volle chiamarmi per esprimere «stima e commozione» per il mio «coraggio e coerenza» nell’aver deciso d’abbandonare il ministero sacerdotale nel 2006. Decisione presa per vivere liberamente la mia omosessualità.

Nel capitolo è riassunta la mia storia: dall’entrata in Seminario a Benevento appena 15enne, consapevole d’essere gay ma fortemente intenzionato, su consiglio di confessori e direttore spirituale, a incamminarmi verso il sacerdozio visto come cammino di redenzione da una condizione considerata peccaminosa e inaccettabile, all’ordinazione presbiterale all’età di 24 anni. Poi, l’arrivo a Roma per il biennio di specialistica in teologia dommatica presso la Pontificia dell’Università della Santa Croce e il fare i conti con una realtà a lungo esorcizzata a contatto con un mondo ecclesiastico romano del tutto differente da quello di provincia, fortemente improntato a un rigore ascetico e a un conservatorismo dottrinario.

Quindi il primo innamoramento con un sacerdore regolare e la prima crisi nel 2002 con l’intenzione d’abbandonare il ministero, spinto anche dal rimorso di non osservare l’obbligo celibatario assunto.
Nel 2003, infine, la chiamata in Segreteria di Stato come componente della Sezione Lettere Latine, la dimora presso la Domus Sanctae Marthae, la collaborazione alla pagina culturale de L’Osservatore Romano. Alle invidie, che sempre s’innescano in certi ambienti, offrii indubbiamente un supporto con un atteggiamento non solo strafottente ma incauto. Anche perché la crisi era tutt’altro che superata.

Look curato e spesso “borghese” a differenza dell’abito talare sempre precedentemente indossato, abbandono graduale della celebrazione della Messa (ma non perché avessi perso all’epoca la fede, come mi si accusò, ma semplicemente perché non riuscivo a perdonarmi), un nuovo innamoramento.

Le voci sulla mia omosessualità furono così ingigantite che i superiori della Segreteria di Stato obbligarono il mio vescovo a richiamarmi in diocesi per affidarmi un incarico di rilievo. Obbligo da questi disatteso in quanto da lui ritenuto una palese ingiustizia a fronte di situazioni notoriamente scandalose e minimizzate. Intervenne Mario Agnes, l’allora direttore deL’Osservatore Romano, presso Stanisław Dziwisz, segretario di Giovanni Paolo II (oggi cardinale arcivescovo di Cracovia), e si giunse a una soluzione di compromesso: non era possibile per me
restare più in Segreteria di Stato ma era disposto il trasferimento alla contigua Biblioteca Apostolica Vaticana.

Qui fui nominato segretario degli allora cardinale bibliotecario, Jean-Louis Tauran, e prefetto Raffale Farina.
Ma oramai era sempre più maturata in me la convinzione di abbandonare il sacerdozio: volevo “uscire dall’armadio” senza contare il mio aperto dissenso dalle posizioni magisteriali su determinati aspetti. Persisteva però in me la paura di fare da solo questo passo, preoccupato soprattutto d’arrecare un dolore ai miei genitori. Ho fatto così in modo d’essere condotto a tale decisione.

Ecco come lo stesso Martel la racconta nella parte finale del 1° capitolo, non omettendo di ricordare due importanti conferme: «Secondo la versione che Lepore mi fornisce (confermatami dai cardinali Jean-Louis Tauran e Farina), ha scelto “deliberatamente” di consultare molti siti gay sul suo computer dal Vaticano e di lasciare aperta la sessione, con articoli e siti compromettenti.

“Sapevo molto bene che tutti i computer in Vaticano erano sotto stretto controllo e che sarei stato rapidamente colto in flagrante. Ed è andata così. Sono stato convocato e le cose sono andate molto velocemente: non c’è stato processo, non c’è stata punizione. Mi è stato chiesto di tornare nella mia diocesi e di occupare un posto importante. Ho rifiutato.”

L’incidente è stato preso sul serio; meritava questo trattamento agli occhi del Vaticano. Francesco Lepore è stato allora ricevuto dal cardinale Tauran, “che era estremamente triste per quanto era appena accaduto”:
“Tauran mi ha gentilmente rimproverato di essere stato ingenuo, di non sapere che ‘il Vaticano aveva gli occhi dappertutto’ e mi ha detto che avrei dovuto essere più prudente. Non mi ha accusato di essere gay, ma solo di essere stato individuato! Le cose sono finite così. Pochi giorni dopo, ho lasciato il Vaticano; e ho definitivamente smesso di essere un sacerdote».

espresso.repubblica.it

Il libro che imbarazza il Vaticano: “Quella Chiesa omofoba ma abitata da sacerdoti omosessuali”

In uscita “Sodoma”, del giornalista e sociologo francese Fréderic Martél: descrive una comunità che si pronuncia contro le persone Lgbt, le unioni civili e le adozioni gay, ma che poi praticherebbe al suo interno comportamenti omosessuali

Il libro che imbarazza il Vaticano: "Quella Chiesa omofoba ma abitata da sacerdoti omosessuali"

Esce il 21 febbraio Sodoma(Feltrinelli), un libro del sociologo e giornalista francese Fréderic Martél che descrive il Vaticano come la “più grande comunità gay del mondo”. Il libro imbarazza la Santa Sede, che attende le sue “rivelazioni” con apprensione. Per Martél quella Chiesa che più si distingue per la sua lotta contro le comunità Lgbt, le unioni civili e le adozioni gay, in realtà praticherebbe al suo interno comportamenti omosessuali, portando avanti nei fatti una doppia vita che con il voto del celibato ha poco a che fare. In sostanza, scrive il giornalista, si tratta di una Chiesa “omofoba”, e insieme abitata da sacerdoti che praticano diffusamente relazioni omosessuali: “Il Vaticano – scrive – ha una delle più grandi comunità omosessuali al mondo e dubito che perfino a Castro, noto quartiere gay di San Francisco ormai molto etero, ce ne siano altrettanti!”.

Il libro si apre con una telefonata di Papa Francesco a Francesco Lepore, ex sacerdote per lungo tempo in servizio in Vaticano che “come con una bottiglia gettata in mare per la disperazione” ha scritto a Bergoglio per raccontargli “la sua storia di sacerdote omosessuale” che a un certo punto ha deciso di lasciare. Scrive: “Era stanco. Voleva ritrovare la propria coerenza e uscire dall’ipocrisia. Con quel gesto, Lepore ha deciso di bruciare le sue navi”. Papa Bergoglio gli dice di essere colpito dalla sua sincerità, dal “suo coraggio”. “In questo momento – afferma – non so cosa potrò fare per aiutarla, ma vorrei fare qualcosa”. Per Martél ci vuole coraggio per fare coming out all’interno della Santa Sede: “Per stare in Vaticano è meglio rispettare un codice, il ‘codice scheletro nell’armadio’, che consiste nel tollerare l’omosessualità di sacerdoti e vescovi, se necessario beneficiandone, continuando tuttavia a mantenere il segreto. La tolleranza va di pari passo con la discrezione. E, come dice Al Pacino nel Padrino, non si deve mai criticare o lasciare la propria ‘famiglia’: “Don’t ever take sides against the family”.

Il libro è un susseguirsi di notizie: si parla di un arcivescovo e di cardinale che hanno avuto una relazione omosessuale con un prete anglicano e un prete italiano. Di un cardinale che ha ricoperto un ruolo importante in Curia che sarebbe stato trasferito nel suo Paese d’origine dopo uno scandalo che coinvolgeva soldi e una giovane Guardia Svizzera. Una delle affermazioni più esplosive del libro riguarda il defunto cardinale colombiano Alfonso López Trujillo. Il porporato, ex presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che è stato per molti anni il principale ostacolo alla canonizzazione di Oscar Romero, è presentato come un difensore della dottrina della Chiesa sulla contraccezione e insieme come una persona dedita a relazioni omosessuali, con seminaristi e prostituti portati in un appartamento segreto a sua completa disposizione.

Martél spiega di aver scritto il libro basandosi “su un gran numero di fonti”. Durante gli oltre quattro anni “di inchiesta sul campo, sono state intervistate quasi 1500 persone in Vaticano e in trenta paesi diversi; tra queste figurano 41 cardinali, 52 vescovi e monsignori, 45 nunzi apostolici e ambasciatori stranieri e oltre 200 sacerdoti e seminaristi. Tutte queste interviste sono state realizzate sul campo (di persona, nessuna per telefono o via e-mail). A queste fonti di prima mano si aggiunge una ricca bibliografia di oltre mille titoli, tra libri e articoli. Infine, mi sono avvalso di una équipe di 80 ‘researchers’, corrispondenti, consulenti, mediatori e traduttori impegnati per svolgere al meglio le ricerche necessarie per il libro condotte in questi trenta paesi”.

Il giornalista francese parla anche della politica di rifiuto dell’uso del preservativo durante il pontificato di Wojtyla, una politica che è stata proposta in particolare da una serie di cardinali, alcuni dei quali omosessuali attivi. E scrive anche di Benedetto XVI, che durante il viaggio in Messico e Cuba, poco prima delle dimissioni, ha compreso nel profondo la grandezza degli scandali della pedofilia e dell’omosessualità all’interno della Chiesa e anche per questo si sarebbe infine dimesso.

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