Preti sposati: Agenda o non agenda? La ricostruzione delle parole del Papa dei sacerdoti presenti all’incontro

 

L’incontro tra il Papa e il clero romano di giovedì 19 febbraio si è svolto a porte chiuse per espresso desiderio di Bergoglio. La sera prima aveva fatto sapere che non avrebbe gradito né la diretta audio, né quella televisiva trasmessa in Sala stampa, come invece era avvenuto l’anno precedente. Ha detto Bergoglio: “Con i miei preti ci voglio parlare da solo”.

In realtà la diretta audio c’è stata, ma è stata quasi immediatamente interrotta dopo le frasi introduttive del papa sull’omelia e dopo il saluto del cardinale Vallini. Né in seguito è stata fornita ai giornalisti una trascrizione del colloquio. Ciò che si sa, in mancanza di fonti ufficiali, è quello che è stato ricostruita sulla base della testimonianze dei sacerdoti presenti. Il Papa ha invitato a mettere rapidamente da parte le domande preparate e quindi ha accettato di rispondere alle altre questioni.

Una di queste riguardava la possibilità che i sacerdoti sposati dopo aver ottenuto la dispensa possano un giorno essere riammessi a celebrare la messa. E qui ci sarebbe stata la risposta attribuita al papa tra virgolette che la questione “è nella mia agenda”, come a dire che se ne sta occupando. O almeno così è stata l’interpretata da tutti i media. Secondo quanto Famiglia Cristiana ha ricostruito ascoltando diversi parroci presenti all’incontro il papa non avrebbe mai pronunciato la parola “agenda”, ma ha solo detto di avere in mente il problema, nel senso che ne è consapevole, ma poi ha aggiunto che si tratta di un problema di non semplice soluzione, anzi ha sottolineato di non sapere se possa mai essere risolto.

Una altra questione sottoposta al papa riguardava la formazione dei preti e il discernimento della loro vocazione. Il papa ha detto, senza remore, secondo quanto si è potuto ricostruire, che a volte i vescovi sono presi dalla necessità di avere nuovi preti in diocesi e così non vanno tanto per il sottile ammettendo anche candidati al sacerdozio con qualche problema personale. Il papa ha usato la parola “squilibri” spiegando come essi si manifestano pubblicamente proprio nelle liturgie. E ha rivelato che l’anno scorso ci sono stati almeno tre casi in cui si è dovuto intervenire. Ma si tratta di episodi avvenuti in Italia, ha assicurato il papa.

famigliacristiana.it

Intervista sul celibato, dopo l’avvento di Papa Ratzinger

Che cos’è cambiato per i preti sposati nella Chiesa cattolica dopo l’avvento di Papa Ratzinger? Ci sono soluzioni alternative al celibato dei sacerdoti? Quale futuro avrà il diaconato, e si potranno avere donne sacerdote? Sono domande che Affari (tramite il giornalista D’anna),  ha rivolto al Direttore dell’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati.

Il Santo Padre ha concesso la dispensa per un sacerdote anglicano sposato, che è stato consacrato sacerdote cattolico in Spagna. Si è trattato di un “permesso speciale” che a detta del Vescovo di Tenerife “non implica l’abolizione del celibato”. Perché questo gesto non viene esteso anche ai sacerdoti sposati italiani?
“La risposta arriva dalla posizione della Congregazione Vaticana per il Clero: “La Chiesa considera il celibato ecclesiastico non soltanto come una legge, essendo essa una conseguenza, ma, soprattutto, come un carisma eccellente ed una esigenza irrinunciabile per i sacerdoti di rito latino. Tuttavia, ponderate tutte le circostanze, come Madre ne concede la dispensa a quei chierici che, in vista della loro peculiare storia personale, si trovano – talvolta dolorosamente – nelle condizioni di non essere più capaci di osservarlo correttamente. Alla dispensa è connessa necessariamente la perdita dello stato clericale e il ritorno – legittimo perché autorizzato – allo stato di fedeli laici. Si tratta, evidentemente, di una situazione canonica ed esterna, giacché il carattere dell´ordinazione sacra è indelebile. Per questa ragione, la stessa legislazione ecclesiastica, al can. 976 del Codice di Diritto Canonico contempla la possibilità della valida assoluzione dei peccati in periculo mortis, anche in presenza di un sacerdote autorizzato, unica eccezione di azione sacramentale riconosciuta ai chierici che, legittimamente, hanno fatto ritorno allo stato canonico laicale. Ad essi la Chiesa non può né deve negare – e non avrebbe alcuna ragione per farlo – quell´attenzione pastorale che va rivolta a tutto il Popolo di Dio e conta effettivamente su di essi e sulla loro effettiva e sincera partecipazione nel campo dell`apostolato e della testimonianza di vita cristiana propria dei fedeli laici, elemento importante della nuova evangelizzazione alla quale l´intera Chiesa è chiamata, in ogni sua componente”.

Ma quando cambiano le cose?
“La questione appare diversa se tali persone, una volta ottenuta la regolare dispensa ed accettate le condizioni giuridiche ad essa legate, pretendessero costituire uno ” stato canonico” specifico e proprio, con ruoli istituzionali da esse definiti e tali da oscurare sia la struttura ecclesiale e ministeriale così come voluta dal divino Fondatore, sia la peculiarità propria dello stato laicale. Lo stesso si dica di associazioni ed aggregazioni che, mantenutesi nei campi dell´iniziativa privata in vista di un aiuto vicendevole e di una crescita nella santità e nell´attuazione propria della vita e della missione laicale, nulla hanno di riprovevole e possono addirittura costituirsi como valido contributo alla vita della Chiesa. Ma se tali organismi dovessero diventare, di fatto, organi di pressione per un cambiamento dell´inseganamento e della disciplina ecclesiale, o, peggio ancora, esercitassero formalmente un´attività che risulti causa di confusione dottrinale o pastorae dei fedeli, allora non si potrebbe certo pretendere che i legittimi Pastori e, primo tra essi, il Pastore universale, possano tacere innanzi all´illegittimità di una tale azione e di tali organismi.
La posizione del Santo Padre – che crediamo essere assistito dallo Spirito Santo per governare la Chiesa, in continuità con i Suoi predecessori ed in sintonia com la veneranda tradizione della Chiesa – è chiara e non lascia margine ad alcun dubbio. Il celibato ecclesiastico va conservato nella Chiesa come dono prezioso e, nella Chiesa latina, come condizione “sine qua non” per l´accesso e l´esercizio del sacerdozio ministeriale. Questa Congregazione, in spirito di fede e conscia che la sua ragione di essere sta nel costituire un organo di collaborazione al ministero pietrino, com forte motivazione, non potrebbe non ribadire che intende rafforzare la sincera e coerente applicazione di quanto insegnato al proposito nell´Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis”. Quelli che hanno lasciato non sarebbero da giudicare “vocazioni perdute” ma vocazioni recuperate per mete esistenziali più genuine”.
L’ordinazione dell’anglicano è un ecumenismo a tutti i costi, davanti al quale crolla ogni resistenza più o meno conservatrice?
“Uno dei temi che ormai non è più possibile eludere nel dialogo ecumenico è quello denominato “riconciliazione delle memorie”. Si tratta di affrontare, di comune accordo, l’analisi critica di quei fatti storici considerati devastanti nel rapporto tra le chiese e, in particolare, tra la Chiesa cattolica romana e le dissidenze minoritarie. Fatti che hanno largamente contribuito, non solo a dividere le chiese ma, in un rapporto di diffidenza, renderle reciprocamente nemiche, fino a non molti anni fa. In questa ricerca appare necessario non solo limitarsi a un semplice confronto con espressioni di generico riconoscimento, ma risalire alle motivazioni di fondo che hanno giustificato, o quanto meno determinato, l’azione repressiva. Lasciando da parte le ragioni di opportunità politica o di potere legate al tempo, occorre mettere allo scoperto le radici teologiche o meglio ecclesiologiche, che sono alla base del conflitto e che ancora oggi possono condizionare il cammino ecumenico”.

Che soluzione si potrebbe dare al problema dei sacerdoti sposati, oggi ai margini della Chiesa perché privati dello stato clericale?
“Di fronte alle gravi conseguenze che comporterebbe la riduzione allo stato laicale (senza lavoro, senza casa, senza pensione, ecc.),  il problema sessuale si è risolto in passato ricorrendo alle più svariate soluzioni (masturbazione, amante, convivente, pedofilia, omosessualità, ecc.), quasi sempre con la “complicità” del vescovo, in bilico tra la possibilità di perdere un “funzionario di Dio” o di promuovere uno scandalo. Ci sono tre livelli successivi di possibile soluzione riguardo al problema dei sacerdoti sposati.
A. Prioritario è chiedere che sia concessa facilmente ai sacerdoti che vogliono sposarsi la dispensa senza umiliazioni e tempi biblici di attesa. Questo in nome del rispetto dei diritti umani e della carità evangelica;
B. In un secondo momento è necessario considerare seriamente la possibilità per la Chiesa Cattolica di ammettere sia dei preti sposati a svolgere il ministero sacerdotale (i preti sposati sono coloro che si sposano dopo essere stati ordinati), sia far sì che degli sposati possano diventare sacerdoti. Questa scelta andrebbe fatta in nome della Tradizione cattolica e della Scrittura, nonché per motivi pastorali, cioè il grande bisogno di sacerdoti che c’è oggi;
C. Il discorso si amplia in vista della necessità del rinnovamento della Chiesa Cattolica la quale, dopo il fulgore del Vaticano II, sembra arenata in riflussi storici e in un inarrestabile declino soprattutto nei paesi occidentali. È necessario chiarire il ruolo del sacerdote nella società di oggi in base alle nuove esigenze della società, con una maggiore aderenza al dato scritturistico e recuperando i modelli della Chiesa primitiva apostolica. In questo discorso rientrano le problematiche del ruolo della donna nella Chiesa, della democratizzazione della gestione della Chiesa con un sostanziale decentramento operativo, del problema dei divorziati, degli omosessuali e di altri importanti impegni nei quali è in gioco la credibilità della Chiesa. Queste sono le soluzioni proposte da molti gruppi di sacerdoti sposati”.

Per quale motivo la Santa Sede dovrebbe abolire il celibato dei sacerdoti?
“Il celibato ecclesiastico imposto ai preti della Chiesa Cattolica, si sta rivelando sempre più uno strumento non più al passo coi tempi e fonte di gravi sofferenze e turbamenti all’interno delle comunità ecclesiali. Oltre a provocare un numero di abbandoni abbastanza consistenti ogni anno, esso è fonte di ipocrisie da tutti conosciute e tollerate quali la doppia vita che moltissimi sacerdoti sono costretti a vivere pur di continuare a svolgere il ministero a cui sono stati chiamati da Dio e dalla Chiesa. Che si tratti di una legge ecclesiastica e quindi sicuramente modificabile è dimostrato dall’esistenza nella stessa Chiesa Cattolica di normative diverse per gli appartenenti alle chiese di rito orientale dove i preti hanno la possibilità di contrarre matrimonio”.

L’abolizione del celibato permetterebbe di risolvere il problema delle crisi delle vocazioni sacerdotali?
“Solo il matrimonio per i preti cattolici può salvare la chiesa dal calo delle vocazioni. Numerosi appelli sono stati inviati al Vaticano affinché riveda la sua posizione a proposito del celibato dei sacerdoti. In una lettera inviata al sinodo dei vescovi dai prelati di Sidney,  secondo un sondaggio, che ha coinvolto circa 300 religiosi, la maggior parte degli intervistati si è dichiarato poco favorevole al celibato e lo considera responsabile del calo di vocazioni. D’altra parte,  il celibato è diventata una pratica consueta soltanto a partire dall’undicesimo secolo. “Da oltre 2000 anni la chiesa cattolica ha avuto  ed ha sacerdoti sposati”.

Ma allora, quale ruolo avrebbero i diaconi nella Chiesa?
“Il diaconato è un ministero presente già nelle prime comunità cristiane, tanto che nel Nuovo Testamento si leggono vari riferimenti alla loro persona e al loro ruolo. La scelta dei primi sette diaconi è descritta negli Atti degli Apostoli, e san Paolo li nomina tre volte, e cioè nelle Lettere ai Romani, ai Filippesi e a Timoteo.
Nella Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” del Concilio si legge che i diaconi ricevono il sacramento dell’Ordine “non per il sacerdozio, ma per il servizio”, e che, tra l’altro, possono “amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura”.  Oggi il diaconato permanente può essere conferito a uomini anche sposati, purché abbiano almeno 35 anni, cinque di matrimonio e, ovviamente, il consenso della moglie. La crisi della Chiesa durerà fino a quando essa non si deciderà a darsi una nuova costituzione. In questa nuova costituzione non ci potrà più essere posto per due classi –  sacerdoti e diaconi, sacerdoti e laici, consacrati e non consacrati – ed essa dovrà stabilire che un incarico affidato dalla Chiesa è sufficiente per condurre una comunità e celebrare con essa l’eucaristia. Questo incarico potrà essere affidato a uomini e donne, sposati e non sposati. In questo modo sarebbero risolti due problemi in una volta sola, quello dell’ordinazione delle donne e quello del celibato”.

fonte http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/vaticanopretisposati.html

Abolizione celibato – preti sposati: una proposta, grande raduno in piazza S. Pietro

Per non dimenticare pubblichiamo quanto abbiamo scritto alla vigilia della manigestazione organizzata a San Pietro per i preti sposati a luglio del 2006.

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo “dentro la chiesa cattolica latina.

Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.

Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!

Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale” (comitato preti sposati nord Italia).

Si propone un grande raduno in Piazza San Pietro. “Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza deve essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare uno per uno (beh, un certo numero, ma personalmente) i gironalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro” (E.C.).

La redazione dei papaboys considera i sacerdoti sposati non sacerdoti

Don Giuseppe Serrone ha considerato il testo dei papaboys "un grosso errore teologico.

Sulla reazione della redazione dei papaboys don Giuseppe Serrone, riferendosi al testo inserito online http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=698
"se ridotti allo stato laicale intanto non sono sacerdoti", ha commentato: "è un grosso errore teologico considerare non sacerdoti i sacerdoti sposati validamente ordinati e dispensati con un decreto del Papa. La dispensa dagli obblighi del celibato non riduce i sacerdoti allo stato laicale; anche i sacerdoti sposati in situazione regolare sono sacerdoti in eterno".

Il testo del commento è della redazione papaboys (e non come erroneamente attribuito a Korazym. Il sito Korazym aveva invece pubblicato il testo dal quale era nato il commento di don Serrone v. http://www.korazym.org/news1.asp?Id=26152). Invitiamo i visitatori ad inserire commenti nel blog o ad inviare commenti alla redazione sacerdotisposati@alice.it.

‘SACERDOTI SPOSATI’. LA RISPOSTA DEI PAPABOYS: E’ QUESTIONE DI OBBEDIENZA E COMUNIONE
(di Redazione Papaboys) – 12/11/2007 11:35

ROMA – Il nostro sito e la nostra Associazione sono ‘tirati in ballo’ dal comunicato di un gruppo di ‘sacerdoti’ sposati (se ridotti allo stato laicale intanto non sono sacerdoti ndr)capeggiato da Giuseppe Serrone che si lamentano della ‘chiusura’ verso i sacerdoti sposati della Santa Sede e citano la nostra posizione di difesa ai recenti attacchi dei media italiani contro la Chiesa Cattolica e contro il Papa. Vediamo intanto che cosa scrivono nel comunicato inviato alla stampa: ….(omissis)…

Il contenuto del Comunicato Stampa

Per don Giuseppe Serrone la causa dei sacerdoti sposati ha bisogno di un cambiamento epocale e di una nuova visione teologica del sacerdozio. "Invito i nostri teologi ad elaborare nel contesto storico attuale delle tracce pratiche di rinnovamento e di azione. Il dialogo con le gerarchie appare chiuso quasi del tutto. Le famiglie come comunità cristiane di base potrebbero essere la nuova strada per testimoniare la fede cristiana. Abbiamo bisogno di uscire dagli standar teologici. Su questa strada del dialogo ad oltranza con chi è sordo la nostra causa si stagnerà. Invito a riflettere ed operare sul tema della riforma della chiesa cattolica con particolare riferimento al tema del celibato sacerdotale. Secondo i fondamenti biblico-teologici, il celibato non può essere considerato fra le intenzioni del Cristo, è solo una disciplina ecclesiale che può sempre essere cambiata".

Il sito dei papaboys si ferma ad analizzare gli errori alcuni errori dei media affermando che "talvolta solamente refusi di stampa, qualche altra veri e propri indizi della solenne ignoranza che vige nel nostro paese in materia religiosa". Don Giuseppe Serrone da alcuni anni impegnato in un tentativo di libera informazione religiosa, continua commentando: "Mi sembra un contro attacco strumentale quaello dei papaboys verso un articolo interessante di Curzio Maltese che illumina un aspetto particolare della vita dello Stato-chiesa. Spesso media cattolici allineati con le posizioni di parte della gerarchia non sono così sufficientemente critici verso errori comportamentali nell’ortoprassi, eseguiti da uomini di chiesa".

"Abbiamo bisogno di qualcosa di concreto – ha affermato don Serrone – per i preti sposati, le suore, per preti e suore in crisi… cioè per chi ha problemi a vivere come imposto il celibato ecclesiastico o per chi durante la propria vita capisce che quella della verginità non era la sua strada. Alla fine dell’estate del 2008 abbiamo il progetto di aprire una nuova sede per i sacerdoti sposati nell’Emilia romagna. Mi auguro che si l’anima di tale iniziativa possa incontrare positivi riscontri per far prevalere le opere sulle parole".

Intanto in un convegno a Padova continuano le letture statiche del fenomeno crisi-preti: "Sacerdoti soli sottorganico con troppi impegni". Oltre 500 sacerdoti della diocesi di Padova hanno partecipato al secondo giorno di lavoro dell’incontro “Preti insieme e corresponsabili in un mondo che cambia” in corso al Duomo di Asiago.

Lo scorso 21 ottobre 2007, su iniziativa di un gruppo di preti spsati ha avuto luogo un incontro all’abbazia di Maguzzano in provincia di Brescia. Il 30ennale di Vocatio, una delle prime associazioni di sacerdoti sposati, ha ricordato don Serrone, si celebrerà l’anno prossimo: molti membri hanno pagato di persona a causa del celibato e Dio ci chiederà conto di cosa abbiamo fatto per cambiare le cose.

Analizziamo meglio la questione

Il problema del sacerdozio, non è intanto tale; è possibile che il sacerdozio diventi un problema? Il sacerdozio, con tutti i suoi sacri crismi è una fortuna! Un piacere! Una bellezza! Quanto bisogno c’è oggi di sacerdoti ubbidienti ai propri pastori ed al vero servizio della Chiesa Cattolica, erede delle volontà di Gesù! Il Concilio – ci ricorda Giovanni Paolo II durante l’Angelus del 22 Luglio 1990 – ha particolarmente insistito sulla dimensione ecclesiale dell’obbedienza dei presbiteri: “Il ministero sacerdotale, dato che è il ministero della Chiesa stessa, non può essere realizzato se non nella comunione gerarchica di tutto il corpo. La carità pastorale esige pertanto che i presbiteri, lavorando in questa comunione, con l’obbedienza facciano dono della propria volontà nel servizio di Dio e dei fratelli, ricevendo e mettendo in pratica con spirito di fede le prescrizioni e le raccomandazioni del Sommo Pontefice, del loro vescovo e degli altri superiori, dando volentieri tutto di sé in ogni incarico che venga loro affidato, anche se umile e povero” (Presbyterorum ordinis, 15).

Il Concilio aggiunge che con questa obbedienza i sacerdoti assicurano la loro unità non solo col capo visibile della Chiesa, ma con tutti i loro fratelli nel ministero, e nota come essa non intralci affatto lo spirito d’iniziativa e la ricerca di nuove vie nell’opera pastorale, a condizione che tale inventività si eserciti nella sottomissione all’autorità. Il Vaticano II ha posto bene in luce i doveri reciproci dei vescovi e dei sacerdoti in questo delicato campo: ha raccomandato ai primi che, a motivo della loro comunione nello stesso sacerdozio e ministero, “abbiano i presbiteri come fratelli e amici, e stia loro a cuore, in tutto ciò che possono, il loro benessere materiale e soprattutto spirituale”; e ha ricordato ai presbiteri che, “essendo presente la pienezza del sacramento dell’Ordine di cui godono i vescovi, venerino in essi l’autorità di Cristo supremo pastore. Siano dunque uniti al loro vescovo con sincera carità e obbedienza” (Presbyterorum ordinis, 7). In quest’ampia visuale teologica e ascetica, i seminaristi devono perciò ricevere una formazione che li abitui a questa disposizione di obbedienza verso l’autorità. Si tratta di un’obbedienza animata dalla fede, che nelle decisioni dell’autorità riconosce la volontà divina: un’obbedienza che non si realizza senza certi sacrifici, ma che cooperano alla fecondità del ministero sacerdotale, e soprattutto associano il sacerdote all’obbedienza, che ha caratterizzato il sacrificio della croce, e ai frutti di questo sacrificio.

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Etchegaray apre, la Chiesa si divide

di GIACOMO GALEAZZI
ROMA
La questione dell’ordinazione di sacerdoti sposati «può essere discussa». Arriva dal Vaticano un importante segnale su uno dei temi più spinosi e controversi. Il cardinale francese Roger Etchegaray, presidente emerito del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e vicedecano del Sacro Collegio apre ai sacerdoti sposati.

«La questione può essere posta, come avviene nella Chiesa greco-cattolica – afferma il porporato in un’intervista al quotidiano “Le Parisien” -. Ma deve essere chiaro che non è la soluzione al problema della crisi vocazionale». Parole ben ponderate che riaccendono le speranze delle sigle che si battono contro il celibato ecclesiastico. «E’ una grossa apertura, confidiamo che sia il primo passo verso un cambiamento delle leggi della Chiesa – esulta don Giuseppe Serrone, presidente dell’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati -. La sensibilità del cardinale Etchegaray riporta l’attenzione al massimo livello dopo le posizioni di netta chiusura del Sinodo dei Vescovi».

Già lo scorso dicembre il ministro del Clero Claudio Hummes ipotizzò l’abolizione del celibato ecclesiastico, ma si oppose la maggioranza della Curia, intenzionata a mantenere l’antica norma disciplinare. Schierati a favore dei preti sposati, alcuni leader progressisti del Sacro Collegio come il primate del Belgio. «Il celibato è una regola della Chiesa che può cambiare», ritiene il cardinale Godfried Danneels. Gran parte della gerarchia ecclesiastica, però, contrasta la fine del celibato. «Il divieto di contrarre matrimonio è una prassi così antica che è impossibile venga ritoccata – ha messo in guardia il cardinale “conservatore” Julian Herranz dell’Opus Dei, uno dei massimi giuristi d’Oltretevere e presidente della Commissione disciplinare della Curia-. Certo, una cosa sono i dogmi e un’altra le leggi. Le norme possono anche essere modificate, ma ciò non significa che sia opportuno o conveniente farlo. L’abolizione del celibato impoverirebbe tremendamente la vita della Chiesa. La gente ama di più un sacerdote che ha fatto della sua vita una donazione completa. Il mondo non è tutto eros e sesso». Il celibato rimane un «grande valore spirituale e pastorale» della Chiesa come è stato riaffermato nella riunione dei capi dicastero di un anno fa, rincara la dose il Sir, l’agenzia della Cei: «La castità per il Regno dei cieli fa parte dei “consigli evangelici” indicati da Gesù ai suoi discepoli. E il “consiglio” è maturato pian piano nel tempo come prassi crescente fino a quando la Chiesa d’Occidente lo ha fatto diventare norma positiva per i sacerdoti di rito latino. A differenza delle norme che regolano la vita dei sacerdoti di rito orientale, anche cattolici». Certo, «la disciplina della Chiesa può sempre essere ridiscussa dalla Chiesa stessa, a differenza delle verità di fede». La luce del sole è una chimera per i «priests in love» (ottomila «spretati» solo in Italia, oltre cinquantamila nel mondo) e per le donne legate sentimentalmente a loro.«Siamo anche noi famiglie, ma negate.

In nome del rispetto dei diritti umani e della carità evangelica, abbiamo tre richieste per il Pontefice», protesta l’associazione «Vocatio». Primo. Che sia concessa facilmente ai sacerdoti che vogliono sposarsi la dispensa «senza umiliazioni e tempi biblici di attesa». Secondo. Che i preti sposati possano continuare a svolgere il ministero sacerdotale, «in linea con la Scrittura e per motivi pastorali, cioè per l’attuale carenza di sacerdoti». Terzo. La democratizzazione della gestione della Chiesa con un decentramento operativo e un ruolo maggiore della donna. «Siamo la Chiesa del silenzio – lamentano i sacerdoti italiani che hanno abbandonato il sacro abito per il matrimonio -. Un prete sposato è allontanato dal suo ministero e deve ricominciare da capo la sua vita, cercando casa e lavoro, bandito dalle comunità ecclesiali o a malapena tollerato ai suoi margini». La dispensa che permette al sacerdote di sposarsi legalmente può essere concessa solo dal Papa: è difficilissima da ottenere e con tempi sempre più lunghi. Paolo VI concedeva in fretta e senza difficoltà la dispensa ai sacerdoti che la chiedevano, i suoi successori no. (fonte: la stampa 12 novembre 2007 p. 15)

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BAGNASCO. "PRETI INNAMORATI?… CREDO CHE BISOGNERà INTENSIFICARE LA FORMAZIONE"

fonte: La repubblica – Genova
di NADIA CAMPINI

«Perché, mi hanno minacciato? Sì è vero, qualche lettera, qualche scritta ci sono state, ma credo soprattutto che attraverso me abbiano voluto minacciare la Chiesa, i vescovi, abbiano voluto dirci: non parlate, state zitti, ma noi non possiamo tacere». L´arcivescovo Angelo Bagnasco ha sempre preferito glissare sul tema delle minacce, che ancora oggi lo costringono a girare con la scorta, ma ieri mattina di fronte agli studenti di Galilei e Casaregis non si è tirato indietro e alle domande dirette dei ragazzi ha risposto con semplicità e con chiarezza. «Abbiamo ricevuto i Vangeli – ha detto – tradiremmo se tacessimo la bellezza della vita, della famiglia, del servire il Signore. Forse a qualcuno questo ha dato fastidio e quello che ci ha voluto dire è: non impicciatevi».

L´arcivescovo ha iniziato la visita pastorale a San Teodoro e ieri mattina, per la prima volta da quando è stato nominato arcivescovo di Genova, è entrato in un istituto scolastico superiore, un istituto statale. I ragazzi, quarta EA, quinta EA e quinta ET del Galilei, e tre quinte del Casaregis, avevano preparato un elenco di domande da sottoporre al vescovo e lui ha risposto a tutto, a partire dal giudizio sul mondo della scuola di oggi e sulle varie riforme. «La scuola ha due compiti – è la risposta di Bagnasco – il primo è quello di istruirvi, di aiutarvi ad ampliare le vostre conoscenze e voi dovete fare la vostra parte, dovete studiare innanzi tutto, ma tutto questo è abbastanza facile. Il secondo compito della scuola, ma anche della famiglia, è invece quello più difficile ed è quello di educare, di occuparsi della formazione integrale della persona». Secondo l´arcivescovo questo passa innanzi tutto attraverso il «rispetto dei ruoli, il rispetto delle persone e delle cose, insomma ci vuole ordine, ogni riforma che vada in questa direzione, basata su una corretta serietà e sì, diciamolo, sulla disciplina, è giusta e benvenuta».

Di fronte agli studenti ragazzi l´arcivescovo riprende il tono dell´insegnante, un ruolo che ha svolto per 25 anni, fa domande, spinge i ragazzi a parlare, ci vuole un po´ perché arrivino le prime risposte, «sono timidoni», dirà poi monsignor Bagnasco all´uscita, ma l´atmosfera diventa cordiale. Così arriva anche la risposta alla domanda sul ruolo dei cristiani in politica. «Devono essere coerenti con i propri principi – dice – su certi principi come la persona, la vita, la famiglia i cristiani hanno valori precisi che devono manifestare nel rispetto della democrazia, come per altro fanno tutti». E arriva anche la domanda più difficile, quella che ricorda «i preti che si innamorano o i preti omosessuali». «Crede che alla luce di questi fatti – chiedono i ragazzi – si debba ripensare la formazione dei sacerdoti nei seminari?». «Bisogna piuttosto intensificare la formazione», è la risposta dell´arcivescovo, che a questo punto intreccia un dialogo fitto con gli studenti sui fondamenti della vita cristiana e della fede. Per chiudere monsignor Bagnasco racconta agli studenti che fra poche settimane diventerà cardinale e che il rosso dell´abito cardinalizio «è il simbolo del sangue del martirio, perché ognuno di noi deve essere disposto a dare la propria vita per questo».

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Quattro proiettili da cinghiale per don Sante

ABANO TERME Il parroco-show man dice di averli ricevuti in canonica e accusa: «Colpa del clima alimentato contro di me dal vescovo»

Inviati in un pacco con la scritta: «Uno a te, uno alla tua donna, uno a tuo figlio e l’ultimo se qualcuno riesce a scappare»
Abano Terme

«Uno è per te, uno per la tua donna, uno per il tuo bambino e uno nel caso qualcuno di voi riuscisse a scappare».

Queste le poche righe che accompagnavano un pacco recapitato in canonica a Monterosso venerdì a don Sante Sguotti. A fianco al biglietto c’erano quattro proiettili per la caccia al cinghiale. Tutto è accaduto mentre l’ex parroco di Monterosso non c’era. A ricevere il pacco è stata una ragazza dei fedelissimi del prete ribelle. Fin da subito quel pacco aveva destato sospetti. Dopo aver chiamato don Sante per chiedere un parere, il parroco e la stessa ragazza hanno deciso di avvertire i carabinieri e di non aprire il pacco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Solo negli uffici della stazione dei carabinieri di Abano, con le dovute cautele, i militari hanno aperto il pacco, scoprendo le quattro cartucce e il biglietto allegato. A seguire la descrizione dettagliata dell’uso da fare di quei quattro proiettili. Una sequela di insulti di ogni tipo rivolti all’ex parroco, alla sua donna e al bimbo di un anno (la cui paternità deve essere ancora chiarita).

Ora ad occupare la mente del prete innamorato c’è un solo sentimento: la paura. Paura perché nessuno, se non uno squilibrato, sarebbe mai arrivato a tanto. E proprio perché squilibrato è imprevedibile. Ma d’altra parte don Sante l’aveva previsto quando il vescovo Antonio Mattiazzo aveva additato il prete ribelle definendolo come "Il principe delle tenebre" e come Satana.

«Don Brusegan e il vescovo hanno alimentato questo tipo di azioni – ha spiegato don Sante – visto che hanno parlato fin da subito e con toni pensanti di una condanna nei miei confronti. Avevo solo chiesto un dialogo, ma questo è quello a cui si arriva quando un dialogo non è possibile e chi ti dovrebbe ascoltare vuole solo puntare il dito e usare parole pesanti di condanna». Come a dire che la dura presa di posizione seguita da parte della curia alle posizioni di don Sante avrebbe fomentato l’azione di qualche esagitato (con ogni probabilità della zona, se non proprio di Monterosso), che è arrivato a minacciare così gravemente l’ex parroco, la donna che lui ama e quel bambino di un anno nato (forse) dalla loro unione.

Riccardo Bastianello – fonte: ilgazzettino.it

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Lettera a Don Sante di don Franco Barbero

Caro don Sante,

leggo oggi, prima ancora di poterti sentire al telefono, che ti hanno sospeso a divinis e ti hanno rimosso dalla parrocchia di Monterosso, provincia di Padova. C’era da aspettarselo.

Ma mi rallegra in fatto che tu non ti perdi in polemiche e ricorsi, perché hai dichiarato che continuerai il tuo ministero di prete come prima. Bravissimo amico mio.

La sospensione o la scomunica sono puri atti amministrativi e burocratici che non hanno alcun valore rispetto al cammino di fede. Continua a fare il prete: “Nella mia vita non cambia nulla”, hai dichiarato.

Domenica 28 ottobre ho presieduto l’eucarestia in cui due donne lesbiche si sono sposate tra un centinaio di persone che festeggiavano il loro amore pieno di fede e di coraggio. Penso che oggi anche tu troverai un ministero più “spazioso” con tanti credenti che non ti chiederanno se sei obbediente al papa. Anzi, si sentiranno più a loro agio se incontreranno in te un prete fratello, non un funzionario del potere vaticano e curiale.

Segnalami per tempo gli incontri che stai organizzando perché mi interessano. E poi, siccome giovedì 15 novembre sarò a Verona per la presentazione del mio libro “Il dono dello smarrimento”, spero proprio che avrò la gioia di incontrarti.

Ti abbraccio… Scusami se mi permetto un consiglio: prega, studia, dai vita ad un bel gruppo biblico… Quando la gente impara a leggere le Scritture dei due Testamenti… il vaticano è neutralizzato … e le scomuniche si digeriscono come un uovo alla coque.

E poi, guardando avanti, è sempre utile ricordare che per far nascere una comunità bisogna andare oltre la protesta e costruire una proposta. Ti abbraccio con tanto affetto.

Don Franco

Pubblicato da don Franco Barbero

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Lettera alla redazione: "Più preti casti, più donne escluse dal sacerdozio,meno operai nella vigna!!"

Mi vado sempre più convincendo che
AVETE RAGIONE.

 

Nel Vangelo Gesù suggerisce di "farsi eunuchi" : ma è evidente che per lui è una situazione ideale, non tassativa. Tant’è vero che suggerisce di essere perfetti come il Padre suo :  se fosse una prescrizione tassativa, sarebbe un eretico, perchè perfetto è solo Dio.
Tralascio indicazioni arcinote : il matrimonio del Sacerdote è  normale nella Bibbia, Gesù ha istituito Capo della Chiesa un uomo sposato, e andava normalmente in casa sua, San Paolo raccomanda ai Vescovi  tenerezza nei confronti delle mogli,  eccetera.
Voglio invece richiamarmi di nuovo al Vangelo:  Gesù:
A) parlando del giudizio finale , come criterio decisivo per destinare gli esseri umani al Paradiso o meno, si basa sul bene fatto al prossimo.
 
B) Si è lamentato : "La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Mt 9,37.
 
Consideriamo UN PRETE SPOSATO e UNO NON SPOSATO. Quello non sposato ha più tempo per predicare il Vangelo eccetera. Ma anche un medico, un commercialista hanno più tempo!!!  Se escludiamo dalla professione quelli sposati, succederà una catastrofe pazzesca.
Dieci preti sposati predicheranno comunque più che uno non sposato.
Se alla Chiesa interessasse  solo quello che è essenziale, cioè la predicazione del Vangelo, i sacramenti eccetera,  non avrebbe dubbi : accoglierebbe al sacerdozio sposati e non sposati: invece preferisce
che ci siano pochi operai, purchè non sposati : se ne frega nel modo più paradossale  del punto sub B).
Ci sarebbe molto da dire anche sulla questione del voto. La Chiesa si affanna a dire che la vocazione è un dono
divino. Però prospetta con orrore la possibilità che Dio, per motivi suoi, tolga questa vocazione. Allora incastra i sacerdoti con il VOTO
Concesso che la castità è ottimale, dovrebbero essere  previsti due ordini : preti sposati e preti non sposati. Senza necessià di voti : non stiamo parlando di dono di Dio? Col voto diciamo a Dio "Guarda che se mi revochi la vocazione alla castità, io me ne fregherò : continuerò a fare conto solo sulle pollluzioni notturne, e destinerò a morte dal primo all’ultimo dei miei spermatozoi, anche se creati da Dio!"’Addirittura dovrebbe essere agevole, senza interventi gerarchici, modificare in qualsiasi momenti la propria scelta , nel caso di un prete sposato rimasto vedovo, o nel caso di uno non sposato che ha trovato la donna ideale.
 
Perchè la Chiesa impone solo preti  non sposati (ed esclude dal sacerdozio le donne, orrore!!!), fregandosene completamente di quanto sub B)?
 
Perchè non ha fiducia nella Provvidenza.  Se c’è un prete sposato, occorrono mezzi finanziari per la moglie e la prole;  se il prete decede, occorre una pensione per la moglie. Questo comporterebbe una gravissima, per la Chiesa,  decurtazione dei mezzi necessari a garantire i fasti del Papa, dei Cardinali, della Curia, la possibilità di acquistare quadri di Picasso , azioni societarie, terreni, immobili eccetera e risarcimenti stratosferici per le vittime di preti pedofili.
 
Se Io fossi Papa, mi preoccuperei di quanto detto prima a proposito di B) : a Gesù preme che ci siano operai nella vigna e non chiede loro :"questa notte hai coitato con femmina?" o "Hai una vagina invece di un pene?" "Se
 si, vattene, lascia marcire l’uva!!".. Ho l’impressione che questa faccenda della castità faccia godere come un pazzo Satana!! Più preti casti, più donne escluse dal sacerdozio,meno operai nella vigna!!"
 
A Lei, a Voi sacerdoti o ex sacerdoti con questi problemi, a quel simpaticone di Milingo dico una cosa : avete tanti argomenti, non nell’interesse Vostro ma della "vigna" : tirateli fuori!!. Se mi necessitasse un’operazione di emergenza al cuore, non mi sognerei mai di dire al chirurgo "Lei  è sposato? Allora mi lasci morire : io volevo un chirurgo che si occupi solo di chirurgia, e non si impicci di moglie e figli". E l’esempio è più che calzante : col materialismo dilagante in occidente e in Asia, la Chiesa è oramai sul Titanic e con le sue preclusioni idiote, và incontro a un iceberg mostruoso, ripeto : con grande sollazzo di Satana.
 
Costantino Frascolla
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Chiesa: sospeso "a divinis" don Sguotti

(fonte AGI) – Padova, 27 ott. – Don Sante Sguotti, il sacerdote padovano che ha rivelato la scorsa estate di essere innamorato di una donna, con la quale ha anche un bambino, non potra’ piu’ celebrare messa. Giovedi’, rende noto la diocesi di Padova, e’ stato firmato dal vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo il decreto di sospensione a divinis, che e’ stato notificato ieri al sacerdote. Il decreto, che segue quello di rimozione da parroco della parrocchia di Monterosso (8 ottobre 2007) e quello di avvio di un processo penale e amministrativo (17 ottobre 2007), e’ stato firmato dal vescovo Mattiazzo, dopo la discussione – insieme a due sacerdoti assessori – delle prove e degli argomenti e dopo aver esaminato ogni elemento in merito alla situazione del sacerdote interessato, cosi’ come previsto dalla disciplina canonica. La sospensione, che ha effetto immediato ed e’ a tempo indeterminato, stabilisce che "Il presbitero diocesano Sante Sguotti, e’ sospeso dall’esercizio della potesta’ di ordine e di governo. Nello specifico, cio’ comprende tutti gli atti della potesta’ di ordine (can. 1333 § 1,1°), fermo restando quanto stabilito dal can. 976, e tutti gli atti della potesta’ di governo (1333 § 1,2°). Tali provvedimenti penali hanno effetto dal giorno in cui il Decreto risulta intimato. La sospensione viene inflitta a tempo indeterminato, fino a che il sacerdote non dimostra di ravvedersi". (AGI)
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Sacerdote e sposato: non sono fuorilegge

 
 © sacerdoti sposati – pubblicato in City del 17/10/2007


Giuseppe Serrone
È un sacerdote sposato. L’ostilità della gente e della Chiesa però non lo spaventa perché "amare è un diritto umano". E non è in contrasto con il suo percorso religioso.

Come può un prete-marito essere "in regola"?
È molto semplice: il sacerdozio è un sacramento, come il battesimo. Quindi si rimane sacerdoti per sempre. Nel mio caso poi il matrimonio civile è stato vissuto nelle intenzioni come religioso e Papa Wojtyla l’ha riconosciuto come tale. Tutto nel rispetto del diritto canonico.
Quindi lei non ha abbandonato l’abito?
No, mi sono solo dimesso da parroco. L’avrei fatto comunque, ma solo dopo mi sono reso conto di amare la mia futura moglie Albana. Poi, certo, ho chiesto la dispensa dagli obblighi del celibato.
Quanti sono in Italia i sacerdoti sposati?
Le cifre ufficiali dicono 5-6mila ma sono dati tenuti segreti dal Vaticano. Le stime ufficiose parlano di 8-10 mila.
Ma è vero che la Chiesa ha riammesso 11 mila sacerdoti sposati e rimasti vedovi?
Non è corretto: fra questi 11 mila ci sono anche sacerdoti che hanno avuto una storia che poi è finita. La Chiesa in questo è molto ipocrita: a loro permette di rientrare nel ministero; i divorziati e risposati non possono fare la comunione!
Lei dopo quanti anni di sacerdozio ha incontrato sua moglie?
Sono entrato in convento a 20 anni, dopo nove anni sono diventato sacerdote e dopo altri nove l’ho incontrata. Dove ero parroco, a Soriano nel Cimino (Viterbo), c’era un campo di accoglienza per profughi albanesi. Lei era fra loro.
Quando ha capito di essersi innamorato?
È difficile dirlo con precisione. Ho vissuto l’innamoramento come tutti. Tra l’altro, in passato, avevo già provato attrazione per delle donne. L’avevo controllata per rispetto verso la mia scelta religiosa. Con Albana, infatti, è accaduto tutto solo dopo le mie dimissioni. Anche se lei viveva nella canonica.
Come mai?
Avevo avuto un incidente e avevo bisogno di aiuto in casa. Proposi al vescovo di accoglierla. A 24 anni, senza permesso di soggiorno non trovava lavoro.
E lui glielo permise?
Certo. Mi disse solo che non dovevamo dormire nella stessa casa: lei e la madre stavano in canonica e io in sacrestia.
Era già scattato qualcosa tra voi?
No, c’era solo amicizia. Guardi che io sono arrivato vergine al matrimonio!
I suoi parrocchiani come la presero?
Malissimo. Dicevano che avevo l’amante in casa, c’erano frasi contro di me sui muri, minacciavano di fare rimpatriare Albana. Quando lei rientrò in Albania per mettersi in regola, in paese tornò tutto come prima.
Però quelle voci ci avevano visto giusto.
È successo che con il permesso della Curia sono andato a Valona per aiutare Albana con i documenti. È stato il putiferio: hanno detto che ero scappato con l’amante, hanno chiamato Chi l’ha visto !
Ma non ha detto che la Chiesa era a conoscenza del suo viaggio?
Infatti! Ma non disse nulla. Sono stato isolato, non riconosciuto. Ho pensato: forse fare il sacerdote in questo modo non è la mia strada. Ho dato le dimissioni, mi sono girato e vicino a me c’era Albana. Ci siamo abbracciati. E l’amore è nato subito.
E dopo come siete stati accolti?
Ci hanno perseguitato. Di notte tiravano sassi sulle persiane, mi hanno messo la colla nell’auto e hanno preso a pietrate mia moglie, come si faceva con le streghe. È stata così male da essere ricoverata in ospedale psichiatrico.
Ma abitavate ancora nella canonica?
Eh sì: non avevo né casa né lavoro.
E come facevate a vivere?
Prima ci hanno aiutato i miei, poi ho scoperto che c’è una legge che dà 18 mesi di assistenza agli ex sacerdoti disoccupati. Avrei voluto insegnare religione ma bisogna avere l’idoneità del vescovo. E a me non l’ha data. Nel frattempo la parrocchia mi ha sfrattato.
E ora?
Siamo ospiti di amici, in un’altra regione. Ho fatto domanda per una casa popolare e mi sono iscritto al collocamento. Intanto sono educatore in un liceo.
Lei e Albana avete figli?
No, ancora no. Per noi sono molto importanti e siamo aperti alla vita: quando Dio vorrà allietarci con questo dono…
Cosa pensa di don Sante Sguotti, il parroco "ribelle" di Padova?
Non condivido il suo comportamento. Chiede una dispensa per fidanzarsi in modo casto: ma come si fa a disgiungere l’amore dalla sessualità? Poi dovrebbe essere sincero: perché è ambiguo sulla sua presunta paternità? Dica come sono andate davvero le cose.
Da quando è sposato, ha cambiato idea su alcune posizioni della Chiesa, come ad esempio quella sulla contraccezione?
La sensibilità femminile mi ha fatto vedere tante cose da un’altra prospettiva. Ho capito che non si può predicare dall’alto. Credo in Gesù e lui non ha mai parlato di contraccezione o sessualità. È stata la Chiesa poi a regolare le cose umane. Credo che sia questione di coscienza. Comunque l’amore è sempre più forte della legge.
Angela Geraci angela.geraci@rcs.it

fonte: http://city.corriere.it/news/articolo.php?tipo=persone&id=67980

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11 Vescovi africani appoggiano Milingo: "Ho 52 diaconi che aspettano di essere ordinati"

Da Seoul, presso il "Lotte Hotel", durante un Incontro Internazionale che si è aperto il 17 Agosto e si concluderà il 21 agosto 2007, denominato "Conferenza Internazionale per la Leadership" organizzata dalla Universal Peace Federation e dalla Washington Times Foundation, Mons. Milingo ha dichiarato che "non ritiene giusto il monopolio del Vaticano sul sacerdozio perché San Pietro e gli Apostoli erano sposati". Secondo l’ex arcivescovo di Lusaka "Gesù non ha mai diminuito il valore del matrimonio per i suoi apostoli sposati, e il celibato non è più importante del sacerdozio, sacramento indelebile che rimane per sempre".

Mons. Milingo ha dichiarato durante un incontro con la stampa che "Gesù ha un profondo rispetto del matrimonio". E ha raccontato che la moglie Maria è ritornata da qualche giorno dall’Africa, dove numerosi sacerdoti che vivono con una compagna, lo aspettano quando andrà nella sua nazione di origine perché vogliono unirsi in matrimonio con la sua benedizione all’interno del rito Eucaristico.

In alcuni stati africani, secondo le sue affermazioni, ha 11 Vescovi cattolici che lo appoggiano e 52 diaconi che attendono l’ordinazione sacerdotale. Questo progetto, comunque non rientra nella sua intenzione di fondare una nuova chiesa cattolica africana, anche se si è detto pronto ad adattarsi a qualsiasi nuova condizione per il bene dei fedeli.

All’interno del convegno che vede la partecipazione di centinaia di delegati provenienti da tutto il mondo ed appartenenti a numerose confessioni religiose, Mons. Milingo ha lanciato un invito ad allargare gli orizzonti della salvezza nella chiesa cattolica.

"Gesù ha avuto l’intenzione di salvare tutti e non ha escluso nessuno".

Mons. Milingo ha anche specificato che non ha abiurato alla sua fede cattolica per seguire il Rev. Moon, ma ha seguito sua moglie nel cammino della sua comunità.

Per Mons. Milingo "le parole del Rev. Moon toccano il cuore e insegnano la pace, l’amore e a vivere per gli altri. 

Don Giuseppe Serrone personalmente ha partecipato all’incontro di Seoul e ha invitato a non strumentalizzare il collegamento di Mons. Milingo con il Rev. Moon. 

Il Vescovo africano "ha sposato Maria, che segue l’impegno della Federazione Mondiale delle Famiglie per la Pace e l’Unificazione. "Mons. Milingo è profondamente cattolico ed è rispettato in Corea e gli è permesso anche di celebrare la Messa e di compiere preghiere e riti di guarigione. Recentemente abbiamo vissuto un momento di unità che ha visto professori e teologi del Seminario di Seoul della Chiesa dell’Unificazione collaborare e vivere la liturgia cattolica con Mons. Milingo ed altri sacerdoti sposati italiani e statunitensi che si erano incontrati per un Simposio Teologico.

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Grande incontro mondiale ed ecumenico dei sacerdoti sposati a Roma dal 6 all'8 Dicembre 2007.

Dalla Corea del Sud nella Giornata di chiusura del “Simposio Internazionale sul Cattolicesimo oggi” svolto dal 16 al 18 Giugno 2007, Mons. Milingo ha dichiarato:

Dopo pranzo, questo pomeriggio mi sono recato in camera a prendere “siesta” perché dopo la fatica del Simposio era giusto riposare.

Dopo due ore di riposo mi sono alzato per completare la recita del  Breviario perché in mattinata avevamo ultimato completando anche con il saluto personale con i sacerdoti in partenza.

Prima della partenza del gruppo quando eravamo a colazione abbiamo  formulato le risoluzioni del nostro “Simposio Internazionale sul Cattolicesimo oggi”. Insieme con i nostri sacerdoti sposati abbiamo deciso di organizzare un incontro ecumenico mondiale a Roma dal 6 all’8 Dicembre 2007.

Tre punti fondamentali per questa  proposta  erano stati così , unanimemente, delineati:

1)      Deve essere ecumenico con la partecipazione di tutti i rami (ortodossi, vecchi cattolici, cattolici, anglicani…) che confessano la fede cattolica e hanno sacerdoti sposati.

2)      L’invito è aperto a tutti affinché queste denominazioni cattoliche riconoscano S. Pietro come capo della Chiesa e il Papa come rappresentante di S. Pietro e poi confessino Nel Credo la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Abbiamo deciso di invitarli per fare un pellegrinaggio non solo alla Sede di Pietro, ma anche alla tomba di Pietro, capo dei sacerdoti sposati.

3)      Trovarsi in Roma dal 6 all’8 Dicembre 2007 sarà un rinnovamento dell‘unicità della nostra fede per rivivere l’Ultima Cena di Gesù: “ Perché tutti siano una sola cosa. Come Tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv. 17,21).

Concludendo questo pellegrinaggio l’8 Dicembre Festa dell’Immacolata Concezione vogliamo rivivere la nostra presentazione quando Gesù dalla Croce disse a Giovanni: “Ecco tua madre” (Gv. 19,27). Così, giustamente, tutti noi sacerdoti sposati della Prelatura Married Priests Now conosciamo la storia di quanto avvenuto quando la Madonna ci chiama tutti suoi figli accettandoci come suoi sacerdoti  quando Gesù ci presentò. Qui si conferma che la Madonna dice a noi sacerdoti sposati: miei sacerdoti, confermando ancora quello che la Chiesa compie quando chiama, noi sacerdoti: “Alter Christi”

Descrivo ora l’intervento del Cielo avvenuto nel pomeriggio alle ore 15,30. Quando io avevo terminato di recitare il Breviario c’è stato l’intervento del Cielo. Noi avevamo detto in mattinata che la preparazione di questo pellegrinaggio prevedeva una preparazione di 6 mesi. Il Cielo ci ha corretto dicendo che abbiamo solo 4 mesi e mezzo per prepararsi. Il Signore spiega: “perché dovete indicare il termine ultimo per le conferme di quanti verranno al 14 Novembre 2007”. Il Signore continuando ha detto a Milingo: “Da oggi in poi dedicati a organizzare solo questo pellegrinaggio”.

Dice il Signore: “punto culminante del vostro pellegrinaggio a Roma è che tutti i sacerdoti sposati presenti devono rinnovare ufficialmente il loro matrimonio e ricevere una benedizione speciale sul loro matrimonio. Quelli che non possono venire con le proprie mogli portino la fotografia della loro moglie. Anche quelli che hanno la moglie defunta possono portare la fotografia per essere uniti in mente e spirito alle loro mogli. Questo è l’inizio di un’era del sacerdozio sposato per confermare ogni sacerdote sposato presente nella sua giusta posizione nella Chiesa. Rinnovare i voti e ricevere una benedizione speciale in questo giorno, per tutti i sacerdoti sposati sarà la dedicazione della famiglia sacerdotale all’ideale vita familiare come era concepita  nel pensiero originale di Dio”.

Facciamo appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà  per aiutarci a finanziare il pellegrinaggio  a Roma facendo appello ai sacerdoti sposati stessi che prima della partenza devono avere il biglietto acquistato con la data di arrivo per il 6 Dicembre 2007, per partecipare ad una conferenza il 7 Dicembre e concludere con una grande Celebrazione della Festa dell’Immacolata Concezione, nella quale rinnoveremo i voti matrimoniali e sacerdotali.

Mettiamo sotto le Ali della nostra Madre Celeste, Maria Santissima, questo progetto.

Arcivescovo Emmanuel Milingo, fondatore di Married Priests Now!

e Consiglieri di Married Priests Now!

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Indignazione per la comunione negata

Caro Giuseppe,           

                        la comunione negata a un prete sposato (e sottolineo questa denominazione di ‘prete sposato’, tanto esecrata dalla struttura gerarchica, per intendere il sacerdote dispensato e congiunto in matrimonio religioso) non può soltanto sollevare l’ennesimo grido di dolore che non lascia traccia nel comportamento reale. Occorre molto di più. Ad ispirare ogni agire concreto deve comunque esserci un’indignazione profonda e la mia è abissale. Non si tratta di arrabbiarsi bensì d’indignarsi. Indignazione  e sdegno sono emozioni evangeliche, anche se non molto abituali nella civiltà di massa, e io vado cercando nel profondo della mia psiche la origine di tale sommovimento emotivo. Vi è certamente l’amicizia che mi lega  a te e a tua moglie, la conoscenza delle traversie che ti hanno colpito a causa del comportamento inumano dei superiori ecclesiastici ma anche l’osservazione dell’imperversare totemico nella società attuale e all’incapacità nelle persone di sdegnarsi. Forse, a causa del clima di aggressività planetaria dominante, una violazione dei diritti umani che colpisce un prete sposato fa l’effetto del solletico di una piuma.

                        Cerco di vincere la mia aggressività affettiva, ispirandomi alla calma socratica, ma senza spegnere il fuoco che mi divora. Non per quanto è accaduto soltanto, ma per quello che potrebbe accadere. La gerarchia  sta trascinando tutta la comunità ecclesiale in un crescendo di prove di forza per vedere fin dove può spingersi nel violare i diritti umani e finora si è spinta ben oltre i limiti del consentito. Del resto la motivazione giuridica dei soprusi non sta forse nel rifiuto da parte del vaticano di firmare la convenzione europea dei diritti umani? Che cosa può accadere dopo la comunione negata? non certo la privazione del lavoro e del pane, che già è successo. Non lo sfratto dalla casa che occupi. Già lo hanno fatto. Che cosa rimane? il carcere? il rogo?

                        In tale sconforto la mente d’un balzo va a Rousseau e alla Professione del Vicario savoiardo: "Il mio rispetto per il letto altrui lasciò allo scoperto le mie colpe. Arrestato, interdetto, scacciato, fui assai più la vittima dei miei scrupoli che della mia incontinenza; ed ebbi occasione di comprendere, dai rimproveri con i quali la mia disgrazia fu accompagnata, che non bisogna che aggravare la colpa per sottrarsi al castigo..". ( Rousseau, Emilio, libri IV )                       

                        La verità di queste parole è dimostrata da alcuni esempi non da antologia ma di vita quotidiana e anche recente, al fine di dimostrare che più si è farabutti e con più certezza ci si assicura l’impunità. Una ventina d’anni fa il parroco di un paese vicino al mio ingravida una donna sposata. Il marito, cornuto e contento, chiude un occhio, riconosce il figlio e il prete viene promosso ad altra parrocchia sempre nell’ambito della diocesi. Circa quattro anni fa i giornali s’interessano ripetutamente un caso di pedofilia verso una bambina da parte di un parroco. Calmatesi le acque (la notizia è recente) la stesso prete è assegnato ad altra parrocchia, sempre in diocesi, perché si è pentito e ormai mantiene buona condotta. Agli inizi del secolo scorso (me lo raccontava mio padre e anche la vecchia maestra del luogo) Il  parroco di un paese vicino, amico intimo di una sua parrocchiana è freddato con tre colpi di pistola sull’uscio della canonica dal marito geloso che poi rivolge l’arma contro se stesso. Conclusione della vicenda? L’omicidio viene attribuito a motivi politici, il parroco adultero seppellito con tutti gli onori e l’omicida-suicida (era ovvio) privato della sacra benedizione. Davvero, per i poveri cristi non vi mai giustizia.

                        Forse lo sdegno evangelico mi ha portato un po’ troppo lontano dalla comunione negata. Torniamoci subito con le prove dei fatti. In un paese vicino il parroco non nega la comunione al prete sposato ma gliela somministra con evidente disagio. Ciò è dimostrato dal gesto rozzo che compie nel rito. Gli butta la particola sulla mano di mala grazia come si getterebbe un tozzo di pane ad un cane affamato, o peggio, ad un lebbroso. Una volta la sacra specie va a finire a terra e il comunicando la raccoglie e la porta alla bocca. Recentemente l’episodio si ripete e il prete villano (non si merita che tale epiteto) getta l’ostia che oscilla sulla mano del fedele, prima che quest’ultimo non la fermi e si comunichi. Ma ora il fedele dice assertivamente: Stia bene attento, la prossima volta,  potrei comunicarmi personalmente prendendo l’ostia dalla pisside.

                        Ho voluto essere concreto nei particolari perché il parroco in questione frequenta il tuo sito e potrebbe contraddire…

                        Quanto alla libertà della chiesa nel punire, un punto fermo è ancora Locke e il suo Trattato sulla Tolleranza che andrebbe raccomandata al prete che ti ha punito: La chiesa ha il diritto di scomunicare colui che non rispetta le sue norme, tuttavia bisogna badare che al decreto di scomunica non si accompagni insulto verbale o violenza di fatto, che procuri in qualsiasi modo danno al corpo o ai beni di colui che è cacciato. Allo scomunicato debbono essere assicurati i beni che gli spettano come uomo e cittadino, che sono la libertà, il buon nome, il lavoro, la casa …Un cristiano come un pagano deve essere risparmiato da ogni violenza e da ogni torto (J.Locke, Lettera sulla tolleranza, I)

                        Concludo, sollecitando un movimento di opinione in tua difesa e suggerendoti per la prossima volta che vorrai comunicarti di farti accompagnare da un paio di giornalisti muniti di telecamera e macchina fotografica. Lo scoop sarebbe assicurato.

                        Un caro abbraccio

Carlo

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Le cifre, quelle ufficiali, diffuse dalla Santa Sede, parlano chiaro: guardando all’ultimo quarto di secolo i sacerdoti in Eur

Le cifre (e si tratta di quelle ufficiali, diffuse dalla Santa Sede) parlano chiaro, fa notare lo scrittore Francesco Peloso nel suo testo Se Dio resta solo: «guardando all’ultimo quarto di secolo i sacerdoti in Europa sono diminuiti di oltre il 20%, ma è tutto l’Occidente a segnare un inarrestabile declino: a partire dal continente americano, dal Canada agli Stati Uniti, dove una chiesa bastonata dallo scandalo pedofilia vivacchia da qualche anno nel silenzio e nel torpore della stagnazione, dopo la pubblica gogna. Fino all’Australia, altro paese di cultura occidentale, dove pure si assiste a un forte calo delle vocazioni e quindi a una costante diminuzione del clero. Un fenomeno a cui va ad aggiungersi l’invecchiamento dei preti (di par passo con l’andamento demografico), fra i quali gli ultrasessantenni la fanno ormai da padrone. Stesso trend tocca i “consacrati”, cioè suore e frati appartenenti alle congregazioni religiose: nell’arco di tempo che va dal 1978 al 2004 gli uomini sono diminuiti del 27%, le donne del 22%. La preoccupazione c’è tutta per e si avverte nelle riflessioni e nei richiami che vengono dalla chiesa di Roma, come dai documenti delle singole conferenze episcopali.
E’ anche vero che la chiesa, per certi versi, sembra darsi la zappa sui piedi, insistendo su alcuni particolari, come il celibato sacerdotale, che non sono essenziali a quel tipo di vocazione, ma che sono solo prassi affermatesi con il passare dei secoli, non certo dogmi intangibili. Anche il “no” pervicacemente ribadito alla possibilità del sacerdozio femminile (ammesso dai cristiani protestanti) è un’altra componente che stride e contribuisce ad allontanare i giovani dalla possibilità scelta dell’ordinazione».

di Mimmo De Cillis tratto da http://www.lettera22.it/

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sui giornali: il celibato e la storia di un dramma

CRONACHE

segnalazione articolo del quotidiano "La  Stampa"  del 12 Giugno 2006 a  pag. 11

HANNO STILATO UN MANIFESTO DI PROTESTA E L’8 LUGLIO SCENDERANNO IN PIAZZA SAN PIETRO

Sacerdoti in amore

Storie di preti innamorati, raccontate dagli stessi protagonisti e dalle loro donne. In Italia sono ottomila, oltre 50 mila nel mondo, e vanno aggiunte le tonache dalla doppia vita


ROMA. Amori proibiti dalla regola celibataria, vissuti nell’ombra per sfuggire lo scandalo. Insomma la donna amata come «rivale di Dio». Storie di preti innamorati, come quelli chiamati in piazza San Pietro l’8 luglio (giornata mondiale delle famiglie) dall’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati guidata da Giuseppe Serrone.

Lapidata come l’adultera

«Posso parlare con Albana?». Il marito, l’ex parroco di Chia, frazione di Soriano nel Cimino (Viterbo), spiega che non è possibile: «E’ troppo provata, sta passando un periodo di grande instabilità emotiva». E per comprendere le ragioni dell’equilibrio spezzato basta ascoltare questa storia fatta di pregiudizi e cattiveria, in cui la protagonista è una bella ragazza albanese di 30 anni colpevole di essersi innamorata, ricambiata, di un sacerdote. E per questo presa a sassate dalla gente del paese. Lapidata come l’adultera salvata da Gesù. Possibile? Basta ascoltare Giuseppe, 46 anni, un tempo sacerdote per avere la certezza che č stato possibile. Lui precisa subito: «Sono ancora un sacerdote, mi sono dimesso dall’incarico del servizio pastorale, ma non spogliato della tonaca. Il sacerdozio è un sacramento che rimane per tutta la vita. Ho avuto la dispensa dagli obblighi che comportano il celibato, pertanto ho potuto fare il mio matrimonio religioso». Ma le cose non sono proprio cosě semplici, tanto che oggi Giuseppe ed Albana sono senza un lavoro e occupano abusivamente la canonica. Tutto inizia nel 1997 quando don Giuseppe aiuta il sindaco di Soriano a organizzare una piccola colonia di profughi albanesi arrivati nella zona. Tra loro c’è anche il fratello di Albana e dopo due anni arriva anche lei. Tra il parroco e la profuga nasce un rapporto che subito cresce come una bella amicizia e Albana inizia ad aiutare in segreteria, anima i centri giovanili, fino a che nel giugno del 2001, con il permesso del vescovo, si trasferisce in canonica insieme con la madre.

In paese si mormora: «Don Giuseppe si è fatto l’amante». «Non tenni in considerazione queste chiacchiere di paese», racconta oggi il sacerdote, «Per lei, sempre con il consenso del vescovo, sono andato in Albania perché il permesso di soggiorno non arrivava. Da allora le cose sono precipitate, cosě mi sono dimesso da parroco nell’ottobre 2001». L’amicizia che si trasforma in amore non è però l’inizio di una favola. Dal 2002 fanno ancora i conti con i pregiudizi. Difficile trovare un lavoro. Da mesi è disoccupato. «Devo essere forte per Albana, farle dimenticare quello che le hanno fatto». Giuseppe racconta e la voce trema: «Nel giugno di due anni fa si trovava in un giardino a leggere e alcuni giovani del paese, in compagnia di un uomo che lavorava all’università, l’hanno colpita con delle pietre, come le streghe del medioevo».

 

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200606articoli/6328girata.asp

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Il problema dell'emancipazione cristiana dei ministeri

Antonio De Angelis, un sacerdote sposato di Poggio di Sanremo (Imola), ha denunciato, con una lettera all’Espresso del 2 Febbraio 2006, il reclutamento di minori nella Chiesa, sopratutto nelle parti più povere del mondo, per cercare di superare la crisi delle vocazioni.

Un problema da denunciare "perché è proprio nei seminari e in età precoce che viene instillata un’educazione distorta sull’affettività e la sessualità". 

Al De Angelis, entrato in seminario a 10 anni dicevano che "la donna era la tentazione del demonio e che era peccato grave baciarsi tra uomini e donne, ma non tra uomini".  L’ex parroco ha scritto   anche di aver subito un tentativo di abuso da parte del rettore del suo seminario.

La gerarchia della Chiesa è rimasta sorda agli appelli di cambiamento delle varie organizzazioni, nazionali e internazionali, che rappresentano nel mondo 120 mila sacerdoti sposati.

Per chi è interessato a questi temi, Stefania Rossini consiglia la lettura di un denso libro di denuncia dal titolo "L’amore ordinato" scritto da Giancarla Codrignani, ex parlamentare della sinistra indipendente, presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare),  saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarietà e per la pace. Con la forza dello sguardo laico nel discutere il grande tema ecclesiale del celibato ecclesiale, il libro "rimanda con misura a storie d’amore vietate eppure frequentissime di religiosi che scoprono la sessualità con una donna". L’autrice ha la "delicatezza di raccontare anche l’altra faccia della vicenda: l’ingiusto smarrimento di donne innamorate, spesso abbandonate per viltà, qualche volta sposate con coraggio, ma comunque considerate peccatrici per aver portato via un uomo a Dio".

San Paolo prescriveva per le donne silenzio e velo in testa… Ma oggi, anche se possiamo vedere giovani ragazze leggere, accanto all’altare, i brani liturgici, senza alcun velo, e papa Wojtyla abbia parlato del "genio femminile",  permangono ancora ritardi che si seguitano a lamentare.   Più in là non si è andato. Niente "ordini sacri, e che la donna stesse al posto suo che, nonostante tutto, restava ancora di soggezione all’imperante patriarcato di una chiesa tuttora maschilista. E, finché vige la norma del celibato ecclesiastico e il quasi dogma dell’esclusione femminile dall’ordinazione sacerdotale – due fatti diversi ma pur tra loro correlati – la chiesa non può essere diversa. Perciò il superamento di questi due scogli va molto al di là di una rivendicazione femminile e di una liberalizzazione maschile – entrambi pur sacrosanti e necessari – per giungere alla configurazione di una chiesa altra e diversa, meno legata a condizionamenti storici e più fedele alle origini" (Adriana Zarri).

L’agenzia Adista (cf. 33237 – ADISTA) ha curato una scheda del libro. L’articolo pone precise domande a partire dal testo:

«Che ne è, oggi, dell’"amore ordinato", e cioè quello che un prete (o un religioso) costruisce con una donna, stabilendo con lei una piena relazione affettiva? Che ne è di questo amore, spesso "indicibile", vissuto nell’angoscia, nella sofferenza e anche nella paura? E che ne è della donna, laica o religiosa, implicata in un cammino che poi, magari, lui, non vuole più compiere? E perché la Chiesa cattolica latina, a livello gerarchico, insiste tuttavia nel mantenere di fatto indissolubile celibato e sacerdozio (con la eccezione dei pastori anglicani che si fanno cattolici, e poi preti, pur essendo sposati)? Domande vere su problemi veri, anche se solitamente sottaciuti, quelli che si pone Giancarla Codrignani ne L’amore ordinato…».
L’Autrice  «lascia sullo sfondo la cronaca, che ogni tanto, con toni scandalistici, arriva sulle prime pagine dei giornali, informandoci magari che "Don Tizio, innamorato, è fuggito con una sua parrocchiana".

Essa, invece, accenna solo, con flash, ad alcune storie concrete, ma per arrivare subito alle domande di fondo: perché la legge del celibato sacerdotale, e perché – in stretta connessione – l’esclusione della donna dall’altare?

"Se Gesù fosse stato femmina – scrive la Codrignani – nessuno avrebbe inteso come segno di potere l’agire in persona Christi [così, dice la teologia cattolica, agisce il prete quando celebra i sacramenti, ndr] o avrebbe pensato di fare del sacerdozio il sacramento che sovrintende, di fatto, all’esistenza di tutti gli altri.

Da molti decenni, almeno dopo il Concilio Vaticano II e l’accoglimento dei metodi democratici, neppure molti uomini e molti preti apprezzano i segni del potere nel cuore della religione. Anche se – escludendo i pochi che contestano la conformità del principio sessista con l’interpretazione della Scrittura – il privilegio del "dir messa", appare violentemente simbolico e piace agli uomini, prigionieri del proprio ego. Il problema sostanziale, dunque, per un’emancipazione cristiana dei ministeri, si riduce al fatto che la presidenza dell’eucaristia sia vietata al genere che per primo vide la manifestazione del Risorto e da lui riceve il mandato dell’annuncio; annuncio non creduto dai discepoli (proprio perché riferito da donne?), ma che segna indiscutibilmente una precedenza. Come mai chi, in persona Christi, distribuisce il Suo corpo e il Suo sangue, isola l’incarnazione nella metafisica della transustanziazione, vive il disgusto o la paura della propria carne e dell’altrui corpo, superandone il fastidio solo se si tratta di malati o di morti e accetta di usare il sacramento come privilegio di genere?".

Un sacerdozio reso casta, e un celibato imposto per legge ai preti latini – aggiunge la Codrignani – pone problemi teologici e pastorali che invano le istituzioni ecclesiastiche cercano di tacitare; e una riflessione approfondita su che cosa significhi amare Dio nell’esperienza dell’amore umano, conclude l’Autrice, metterebbe in luce come le normative vigenti, e l’impianto ideologico che le sostiene, siano carenti di motivazioni credibili».

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Sinodo: No al celibato

CHIESA: SINODO, NO AL CELIBATO SI’ AD AIUTI DA PARTE DEI LAICI – PRETI VANNO RIDISTRIBUITI VERSO DIOCESI PIU’ BISOGNOSE

(fonte Adnkronos 15/10/2005) – No celibato, si’ alla redistribuzione dei preti verso le diocesi che hanno piu’ bisogno, si’ all’ aiuto da parte dei laici. E’ quanto emerge in una delle relazioni elaborate in seno al Sinodo dai ‘Circoli minori’, ossia i gruppi di lavoro che hanno il compito di raccogliere e sintetizzare le opinioni della maggioranza e della minoranza dei padri.

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Invito a riaprire la discussione sul celibato

 

"Intendiamo dichiarare il nostro fermo impegno a rinnovare la Chiesa e i suoi ministeri con fedeltà allo spirito del Concilio Vaticano II": un "rinnovamento che presenta un’urgenza nuova". Lo dicono a chiare lettere i sacerdoti sposati, nel documento conclusivo del VI Congresso della loro Federazione Internazionale, svoltosi in Germania, a Wiesbaden, dal 16 al 19/9 e dedicato al tema: "Il rinnovamento dei ministeri oggi".

A vent’anni dalla sua esistenza, la Federazione continua a scontrarsi con il problema di sempre: l’obbligatorietà del celibato, diventato oggi ancora più urgente data la fortissima carenza di sacerdoti nella Chiesa cattolica. In Germania, per esempio, nel 2003 solo la metà delle parrocchie aveva un proprio parroco e sono circa 4mila i sacerdoti che hanno lasciato l’abito per contrarre matrimonio. Molti di più sono poi quelli che si sono adattati, con non poca sofferenza, a vivere relazioni clandestine.

"Noi – dichiarano i sacerdoti che in questo appuntamento si sono riorganizzati in quattro federazioni: latino-americana, filippina, europea e nord-atlantica – confermiamo il nostro amore e la nostra lealtà verso la Chiesa. Non vogliamo in alcun modo creare una Chiesa parallela e desideriamo avviare un dialogo costruttivo con i vescovi". "Vorremmo però aiutare la Chiesa ad essere al servizio del mondo e a non essere fine a se stessa" .

I sacerdoti sperano quindi che Benedetto XVI possa finalmente avviare una discussione seria sull’argomento che coinvolga anche i rappresentanti delle varie associazioni di preti sposati. A riaccendere la speranza di un dibattito è stata l’ordinazione, lo scorso agosto, alla diocesi di Tenerife, del pastore anglicano David Gliwitzki, sposato e padre di due figlie, convertitosi al cattolicesimo. Il caso di questo sacerdote nativo dello Zimbabwe non è un fatto straordinario.

Durante il pontificato di Wojtyla 200 sacerdoti anglicani si sono convertiti al cattolicesimo e hanno ottenuto da Roma una dispensa per il celibato. Il punto è: "una volta che si accetta che ci possano essere eccezioni", ha rilevato Proconcil, il "Coordinamento dell’iniziativa internazionale verso un Nuovo Concilio", vuol dire che "non è una questione completamente inammissibile" e si potrebbe "generalizzare quella che al momento non è che una significativa eccezione in una regola intransigente". Chiedono perciò al papa che "prosegua e approfondisca questi cambiamenti in dialogo con l’insieme della Chiesa". Magari in un Nuovo Concilio a Roma con tutti i vescovi del mondo.

Sulla vicenda Gliwitzki si è espresso anche l’autorevole l’abate di Montserrat, Josep Maria Soler, ammettendo che vedrebbe di buon occhio un dibattito sulla soppressione del celibato: "è sempre positivo poter discutere di queste cose" ha detto, e ha avanzato l’ipotesi che all’interno della Chiesa "potrebbero coesistere due modi di essere sacerdote, come nelle Chiese orientali," (dove il celibato è obbligatorio solo per i vescovi). "L’ordinazione presbiterale e il celibato – ha spiegato – sono due cose differenti che possono coesistere oppure no": la Chiesa occidentale "vuole che coesistano", ma "in altre Chiese non è così".

(fonte ADISTA).

 

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Sinodo: confusioni pubblicitarie sui sacerdoti sposati

SINODO: VESCOVI APPLAUDONO AUSPICIO 50% PRETI ORIENTALI CELIBI

(fonte AGI) – Un lungo applauso ha salutato nell’aula sinodale l’auspicio formulato dal vescovo ucraino Sofron Stefan Mudry che nelle chiese orientali arrivino a pareggiarsi il numero dei preti sposati e quello dei preti celibi.
   "Da noi – ha spiegato – ci si lamenta che l’80 per cento dei sacerdoti e’ sposato e solo il 20 per cento e’ celibe, una situazione che crea problemi economici alla Chiesa per i costi maggiori di mantenimento di sacerdoti che hanno famiglia. Il mio auspicio e’ che si arrivi ad un 50 per cento di preti celibi e un 50 per cento di sacerdoti sposati". I padri sinodali hanno risposto con un applauso ma resta da capire se in aula e’ stato piu’ gradito l’auspicio di un aumento dei sacerdoti celibi nelle chiese orientali o quello di un pareggio tra le due categorie, forse esportabile alle altre chiese dove il celibato resta obbligatorio.

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Timori del Vaticano verso i sacerdoti sposati

L’anno scorso appare in "espressoonline" un articolo di Magister dal titolo "Il Vaticano contro l´immigrazione. Vietato l´ingresso a preti con moglie e figli".

Il timore era  che l´esempio dei preti sposati di rito orientale contagiasse anche la Chiesa latina; si analizzava  il caso ucraino e si riportavano alcune parole in libertà del neocardinale O´Brien, arcivescovo di Saint Andrews ed Edinburgo.

"Il giorno dopo che il papa aveva annunciato la sua nomina, ha parlato a favore del clero sposato, del clero omosessuale e della pillola contraccettiva. Creando in Vaticano una comprensibile irritazione.

Il 7 ottobre s´è rimesso in riga. Ha colto occasione dall´insediamento di un nuovo canonico nella sua cattedrale per recitare una solenne professione di fede, con la mano sopra la Bibbia. Al termine della quale ha recitato testualmente:

"Io attesto che accetto e intendo difendere la legge del celibato ecclesiastico così come proposta dal magistero della Chiesa cattolica; io accetto e prometto di difendere l´insegnamento ecclesiastico sull´immoralità dell´atto omosessuale; io accetto e prometto di predicare sempre e dovunque ciò che il magistero della Chiesa insegna riguardo alla contraccezione".

Ma una settimana dopo s´è rimangiata la prima di queste tre promesse tornando a caldeggiare l´idea di un clero sposato. L´ha fatto in un´intervista al "Daily Telegraph". Nella quale ha detto che ai vertici della Chiesa è ora se ne discuta.

E a suo sostegno ha portato due fatti. Il primo è che "in molte delle Chiese orientali in unione con Roma c´è già un clero sposato". Il secondo è che "vi sono preti sposati anche in varie diocesi cattoliche dell´Inghilterra e del Galles".

Verissimo. Il secondo caso è quello dei preti con moglie e figli convertiti dall´anglicanesimo al cattolicesimo. Sono alcune decine in Gran Bretagna e in Nordamerica e il Vaticano bada che non abbiano incarichi di rilievo e se ne stiano nell´ombra.

Ma il primo caso è molto più cospicuo. I preti sposati di rito orientale sono alcune migliaia e il Vaticano teme – non da oggi – che essi trasmettano il contagio alla Chiesa d´occidente: se loro sono legittimamente sposati, perché non lo potranno essere anche i preti di rito latino?

Una prova delle contromisure che il Vaticano ha preso per fermare il contagio è in un passo compiuto la scorsa estate dalla conferenza episcopale italiana.

La Cei ha chiesto ai vescovi cattolici dell´Ucraina (nella foto, il papa a Leopoli) di non mandare più in Italia sacerdoti sposati, a prendersi cura delle migliaia di loro connazionali immigrati. E perché? Perché "creerebbero confusione tra i nostri fedeli".

La confusione deriverebbe proprio dal fatto che hanno moglie e figli. Mentre infatti i preti cattolici di rito latino sono obbligati a essere celibi, quelli d´oriente, pur cattolici anch´essi, sono per la gran parte sposati per tradizione antichissima. E finché gli uni e gli altri se ne stanno nei rispettivi paesi d´origine, al Vaticano sta bene. Ma appena i preti orientali sposati emigrano e si mescolano ai celibi, Roma entra in allarme. Il Vaticano ha chiesto agli episcopati d´occidente di alzare uno sbarramento e la Cei l´ha subito fatto, al pari di altri episcopati europei.

La Chiesa ucraina non l´ha presa bene. La quasi totalità dei suoi preti sono sposati, e quindi non più accettati in Italia. Ma c´è dell´altro. Accusano la Cei di usare due pesi e due misure, perché anche in Italia esiste da secoli un clero cattolico sposato, italiano, con tutti i crismi della legittimità. È quello delle diocesi di rito greco albanese, in Calabria, Basilicata e Sicilia. Di preti sposati queste diocesi ne hanno oggi una dozzina e se li tengono stretti. Sono parroci in paesetti di montagna, più un altro, Sergio Maio, che vive a Milano e dice messa in rito greco ogni domenica nella centralissima chiesa dei santi Maurizio e Sigismondo, in corso Magenta.

A metà del secolo scorso il Vaticano era riuscito a estirpare questa prerogativa delle diocesi greco albanesi in Italia. Finché nel 1970 il vescovo di Lungro degli Albanesi s´impuntò e riprese a ordinare preti sposati, com´era suo diritto. In sua difesa, in curia, intervenne il cardinale Johannes Willebrands. Ma non gliela perdonarono. Passi per i preti sposati di qualche sperduto paesino, ma a Roma, nel centro della cattolicità d´occidente, mai. Un diacono cinquantenne di Lungro, colpevole d´abitare a Roma con la famiglia, aspetta invano da vent´anni d´essere ordinato prete.

Però almeno i preti sposati italiani di rito greco sono tollerati. E allora perché non anche gli ucraini, o i romeni, o i polacchi? In Polonia orientale c´è una vasta regione, la Galizia, col proprio rito e col clero sposato, con uno statuto d´intesa con Roma vecchio di quattro secoli. E cinque anni fa il cardinale Angelo Sodano intimò a questi preti sposati di "far ritorno in patria", cioè in Ucraina, senza badare che essi erano sempre vissuti lì e semmai a spostarsi erano stati i confini, in seguito alla seconda guerra mondiale. In Vaticano si attivarono in loro difesa i cardinali Achille Silvestrini ed Edward Cassidy, e Sodano annullò l´ordine. Ma la linea dominante in curia resta quella del "cuius regio eius et religio": niente mescolanze tra preti celibi e sposati nello stesso territorio.

Anche a costo di pagare prezzi salati, come è capitato in America. Nel 1912 Roma vietò ai vescovi ucraini degli Stati Uniti e del Canada, là emigrati assieme a un milione e mezzo di loro connazionali, di ordinare preti sposati. L´imposizione provocò un´autentica ribellione, che finì con un abbandono in massa della Chiesa cattolica e col passaggio alla Chiesa ortodossa. Quelli rimasti fedeli al papa si adattarono ad aggirare l´ostacolo con l´astuzia. Da allora gli aspiranti sacerdoti fanno ritorno in Ucraina, si sposano, diventano preti, e a cose fatte rientrano in America, col pieno consenso dei loro vescovi.

Anzi, da qualche tempo i vescovi ucraini e di rito melkita residenti in America non obbediscono nemmeno più al divieto del 1912, formalmente ancora in vigore. A osservare un analogo comando dei tempi di Pio XII sono rimasti, negli Stati Uniti, solo i ruteni. La questione è all´ordine delgiorno della congregazione vaticana per la Chiese orientali. Ma regnante Giovanni Paolo II, tenace difensore della regola celibataria, è difficile che Roma ceda…".

 in espressonline.it

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Il Sinodo si divide sui sacerdoti sposati

Preti sposati? No, è opportuno lavorare per una "più adeguata distribuzione del clero nel mondo", sostiene il cardinale Scola. "Io da prete dovevo celebrare nove messe ogni domenica. Bisogna affrontare il problema delle comunità di fedeli, che sono quasi sempre senza sacerdote", ribatte il vescovo delle Filippine, monsignor Louis Tagle. Esplodono subito al Sinodo le questioni più scottanti: la comunione ai divorziati passati a nuove nozze e la possibilità di preti sposati.

Era da prevedere, ma nessuno poteva immaginare che già alla conferenza stampa ufficiale si manifestassero divergenze di approccio così nette. Resta ancorato alla linea tradizionale del Vaticano il patriarca di Venezia Angelo Scola, che ha introdotto il Sinodo con una relazione di cinquantadue pagine in latino, risultate incomprensibili alla stragrande maggioranza dei vescovi, aggrappati all’auricolare della traduzione simultanea per orientarsi. Relazione anche bella per la passione nell’illustrare i significati profondi dell’eucaristia. Ma – per molti presuli – poco anglosassone nel presentare i punti su cui i vescovi vogliono fare proposte concrete.

Dice Scola che l’eucaristia è un "dono, non un diritto" e quindi i divorziati risposati devono essere accompagnati e sostenuti nel praticare il "digiuno eucaristico". Insomma niente comunione. Non è ammessa neanche l’intercomunione con i fedeli di altre confessioni cristiane tranne in casi rari. Nessuna apertura nemmeno sull’eventualità di clero sposato.

Da decenni si parla nella Chiesa dei "viri probati": laici sposati di provata fede e di una certa età, che potrebbero essere ordinati sacerdoti. Scola ribadisce l’importanza del celibato e afferma che la "Chiesa non è un’azienda, bisognosa di una certa quota di quadri dirigenti". Meglio ridistribuire il clero esistente e invocare da Dio nuovi sacerdoti celibatari.

 


Ma il dibattito è partito. Il vescovo haitiano Pierre-Antoine Paulo sostiene davanti alla stampa internazionale la necessità di individuare i casi in cui "il sacramento più importante della Chiesa possa essere ricevuto anche dai divorziati risposati". Insiste ancora sulla carenza del clero il presule filippino Tagle: "Da noi i seminari sono pieni. Cresce il numero dei preti, ma cresce ancora di più il numero dei fedeli. In tantissimi quartieri e villaggi la gente anela all’eucaristia, dobbiamo mandare ostie consacrate, ma non è la stessa cosa".

Ora tutto è nelle mani di papa Ratzinger. Sta a lui far capire se è pronto a risolvere i problemi. Il vescovo Trautman, presidente della commissione liturgica dell’episcopato statunitense (riportato dall’agenzia Adista) accusa il documento preparatorio del Sinodo di una "visione ristretta, indegna di un incontro mondiale di vescovi". E sostiene che i diaconi permanenti, già oggi in attività, potrebbero essere ordinati preti "se adeguatamente formati e qualificati".

Papa Ratzinger ha incoraggiato l’assemblea a guardare a "lacune e difetti che noi stessi non vogliamo vedere" per una "correzione fraterna". Può voler dir molto o poco. Però intanto ha suggerito al cardinale Scola un’apertura importante. Potrebbe essere rivisto tutto il meccanismo degli annullamenti matrimoniali, per chi si è sposato in chiesa solo per "meccanica adesione alla tradizione". Poi il pontefice ha annunciato che andrà dal dentista. Annuncio fortunatamente meno drammatico di quelli che faceva papa Wojtyla. (fonte Repubblica)

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Quattro matrimoni (di papi) e un’antica diatriba che divide la Chiesa

Ciò che ha accresciuto il dispiacere del patriarca di Antiochia, Gregoire III Laham, è che a pronunciare un netto diniego al matrimonio per i sacerdoti sia stato il patriarca di Venezia, città che è stata e continua a essere ponte con l’oriente cristiano. Ma nella sua prolusione all’undicesimo sinodo dei vescovi il cardinale Angelo Scola non poteva fare sconti su questo punto. E al patriarca dei greco-melchiti che ha espresso il suo dissenso («Non sono d’accordo con quanto detto dal cardinale Scola che il celibato abbia fondamento teologico, perché nelle Chiese orientali è ammesso il matrimonio per i sacerdoti»), Scola ha replicato che «nella Chiesa latina le ragioni teologiche per il celibato sussistono». Chi ha ragione fra i due? (fonte Il Riformista)

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Ai sacerdoti sposati non è lecito esercitare i sacri ordini!

Pontificio Consiglio
per l’interpretazione autentica dei testi legislativi

Dichiarazione Atteso che circa la retta interpretazione del can. 1335, seconda parte, del CIC, 19 maggio 1997. AAS 90(1998), p. 63s; Communicationes, 29(1997). pp. 17-18: Notitiae, 34 (1998), pp. 190 – 191

Preti sposati e celebrazione dell’eucaristia (can. 1335 CIC) 19 maggio 1997.

Atteso che in qualche nazione un gruppo di fedeli, appellandosi al prescritto can. 1335, seconda parte, del Codice di diritto canonico, ha richiesto la celebrazione della santa messa a sacerdoti che hanno attentato il matrimonio, è stato domandato a questo Pontificio Consiglio se sia lecito a un fedele o comunità di fedeli chiedere per una giusta causa la celebrazione dei sacramenti o dei sacramentali a un chierico che, avendo attentato il matrimonio, sia incorso nella pena della sospensione "latae sententiae" (cf. can. 7594 § 1 CIC), la quale però non sia stata dichiarata.
Questo Pontificio Consiglio, dopo attento e ponderato studio della questione, dichiara che tale modo di agire è del tutto illegittimo e fa notare quanto segue:
1) L’attentato matrimonio da parte di un soggetto insignito dell’ordine sacro costituisce una grave violazione di un obbligo proprio dello stato clericale (cf. can. 1087 del Codice di diritto canonico e can. 804 del Codice dei canoni delle chiese orientali) e perciò determina una situazione di aggettiva inidoneità per lo svolgimento del ministero pastorale seconda le esigenze disciplinari della comunione ecclesiale. Tale azione, oltre a costituire un delitto canonico la cui commissione fa incorrere il chierico nelle pene recensite nel can. i 394 § 1 CIC e can. 1453 § 2 CCEO, comporta automaticamente l’irregolarità a esercitare gli ordini sacri ai sensi del con. 1044 §13° CIC e can. 763 2° CCEO. Questa irregolarità ha natura perpetua, ed è quindi indipendente anche dalla remissione delle eventuali pene.
Di conseguenza, al di fuori dell’amministrazione del sacramento della penitenza ad un fedele che versi in pericolo di morte (cf. can. 976 CIC e can. 725 CCEO), al chierico che abbia attentato il matrimonio, non è lecito in alcun modo esercitare, i sacri ordini, e segnatamente celebrare l’eucaristia; ne i fedeli possono legittimamente richiederne per qualsiasi motivo, tranne il pericolo di morte, il ministero.
2) Inoltre, anche se non sia stata dichiarata la pena – cosa che peraltro il bene delle anime consiglia in questa fattispecie, eventualmente attraverso la procedura abbreviata stabilita per i delitti certi (cf. can. 1720 3° CIC) – nel caso ipotizzato non esiste la giusta e ragionevole causa che legittima il fedele a chiedere il ministero sacerdotale. In effetti, tenuto conto della natura di questo delitto che, indipendentemente dalle sue conseguenze penali, comporta un ‘aggettiva inidoneità a svolgere il ministero pastorale, e atteso anche che nella fattispecie è ben conosciuta la situazione irregolare e delittuosa del chierico, vengono a mancare le condizioni per ravvisare la giusta causa di cui al can. 1335 CIC. Il diritto dei fedeli ai beni spirituali della chiesa (cf. can. 213 CIC e 16 CCEO) non può essere concepito in modo da giustificare una simile pretesa dal momento che tali diritti debbono essere esercitati entro i limiti e nel rispetto della normativa canonica.
3) Quanto ai chierici che sono stati dimessi dallo stato clericale a norma del can. 290 CIC e can. 394 CCEO e che abbiano o meno contratto matrimonio in seguito a una dispensa dal celibato concessa dal romano pontefice, è noto che viene loro proibito l’esercizio della potestà di ordine (cf. can. 292 CIC e can. 395 CCEO). Pertanto, e salva sempre l’eccezione del sacramento della penitenza in pericolo di morte, nessun fedele può legittimamente domandare a essi un sacramento.
Il santo padre ha approvato in data 15 maggio 1997 la presente dichiarazione e ne ha ordinato la pubblicazione.
Dal Vaticano, 19 maggio 1997.
Juliàn HERRANZ, Arciv. tit. di Vertara, presidente
Bruno BERTAGNA, Vesc. tit. di Drivasto, segretario
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Discriminazioni verso i sacerdoti sposati: il caso Marinetti

Fausto Marinetti nato a Milano nel 1942, padre cappuccino, ordinato sacerdote nel 1968, si era licenziato in Teologia Pastorale a Roma, rinunciando al dottorato accademico per entrare «nell’università del popolo». Dopo aver vissuto per dieci anni l’esperienza di Nomadelfia, si era  trasferito a lavorare a fianco degli “empobrecidos” del Maranhão nel Brasile amazzonico.
Aveva scritto numerose opere:  Lettere dalla periferia della storia; L’olocausto degli “empobrecidos”; Canto l’uomo; Ai confini di Dio. Tutti editi dalla Morcelliana.

Alcune frasi di Fausto:

“La dove c’è più assenza, tanto più si sente l’esigenza del Tutto”;

“Sforziamoci di sentirci BRIGANTI. Il vero cambiamento può venire solamente dal primo mondo”;

“Tutti dal primo all’ultimo, dobbiamo possedere solamente ciò che è necessario. Ciò vale sia per lo spazzino che per l’ingegnere”;

“Noi abbiamo bisogno di rapporto, non di comunicazione”.


Alcuni suoi libri sono una testimonianza sulle atrocità che  in America latina si commetono sui bambini, i famosi niños de rua come li chiamano principalmente in Brasile. Fausto è  uno scrittore di fama internazionale, ha scritto libri mozzafiato su questa tristissima realtà: leggendoli non riesci più a dormire per giorni e giorni. Rientrato a Milano, nella sua provincia francescana, decise di lasciare la vita religiosa, perché da tempo amava una donna. Morale della favola: lo hanno buttato in mezzo alla strada, senza casa e soldi, con tre figli a carico e con il permesso di andare a mangiare alla mensa dei poveri nel convento dove lui ha vissuto per molti anni.  Nessuna casa editrice  ha  più  pubblicato i suoi libri.

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VESCOVO OLANDESE PROPONE CELIBATO FACOLTATIVO E PAPATO A TERMINE

La Chiesa ha bisogno di riforme, prima tra tutte l’abolizione del celibato obbligatorio per i sacerdoti: lo ha affermato, in una lunga intervista televisiva, il vescovo di Breda, nei Paesi Bassi, mons. Martinus Muskens, referente per il dialogo interreligioso nella Conferenza episcopale olandese e noto per le sue posizioni progressiste.
Il 26 agosto scorso, nel corso di un programma su una rete nazionale, il prelato sessantanovenne, alla guida della diocesi dal 1994, ha affermato che "ci sono molti uomini sposati che hanno una buona educazione, una buona formazione e che sono dediti alla Chiesa, che hanno un ascendente su altri credenti e che dovrebbero poter essere ordinati sacerdoti". Oltre ad affermare, poi, che tale questione dovrebbe essere presa in esame in un prossimo Concilio Vaticano III, il vescovo olandese ha espresso la convinzione che l’incarico del pontefice debba essere a tempo determinato, con una durata tra i dieci e i quindici anni, e che anche il papa dovrebbe avere un limite di età dopo il quale dare le dimissioni, che andrebbe fissato a 85 anni.
La chiesa olandese è una delle più propense ad una riforma, come testimoniano i conflitti con il vaticano specialmente all’inizio del pontificato di giovanni paolo II. Ed ora le cose non sembrano essersi risolte: Ratzinger, ha detto mons. Muskens, non era certo nella lista dei suoi preferiti al conclave.

fonte: 32959. L’AJA-ADISTA

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Intervista sul celibato, dopo l’avvento di Papa Ratzinger, a don Giuseppe Serrone

Che cos’è cambiato per i preti sposati nella Chiesa cattolica dopo l’avvento di Papa Ratzinger? Ci sono soluzioni alternative al celibato dei sacerdoti? Quale futuro avrà il diaconato, e si potranno avere donne sacerdote? Sono domande che Affari (tramite il giornalista D’anna),  ha rivolto a Giuseppe Serrone, Direttore dell’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati.

Il Santo Padre ha concesso la dispensa per un sacerdote anglicano sposato, che è stato consacrato sacerdote cattolico in Spagna. Si è trattato di un "permesso speciale" che a detta del Vescovo di Tenerife "non implica l’abolizione del celibato". Perché questo gesto non viene esteso anche ai sacerdoti sposati italiani?
"La risposta arriva dalla posizione della Congregazione Vaticana per il Clero: "La Chiesa considera il celibato ecclesiastico non soltanto come una legge, essendo essa una conseguenza, ma, soprattutto, come un carisma eccellente ed una esigenza irrinunciabile per i sacerdoti di rito latino. Tuttavia, ponderate tutte le circostanze, come Madre ne concede la dispensa a quei chierici che, in vista della loro peculiare storia personale, si trovano – talvolta dolorosamente – nelle condizioni di non essere più capaci di osservarlo correttamente. Alla dispensa è connessa necessariamente la perdita dello stato clericale e il ritorno – legittimo perché autorizzato – allo stato di fedeli laici. Si tratta, evidentemente, di una situazione canonica ed esterna, giacché il carattere dell´ordinazione sacra è indelebile. Per questa ragione, la stessa legislazione ecclesiastica, al can. 976 del Codice di Diritto Canonico contempla la possibilità della valida assoluzione dei peccati in periculo mortis, anche in presenza di un sacerdote autorizzato, unica eccezione di azione sacramentale riconosciuta ai chierici che, legittimamente, hanno fatto ritorno allo stato canonico laicale. Ad essi la Chiesa non può né deve negare – e non avrebbe alcuna ragione per farlo – quell´attenzione pastorale che va rivolta a tutto il Popolo di Dio e conta effettivamente su di essi e sulla loro effettiva e sincera partecipazione nel campo dell`apostolato e della testimonianza di vita cristiana propria dei fedeli laici, elemento importante della nuova evangelizzazione alla quale l´intera Chiesa è chiamata, in ogni sua componente".

Ma quando cambiano le cose?
"La questione appare diversa se tali persone, una volta ottenuta la regolare dispensa ed accettate le condizioni giuridiche ad essa legate, pretendessero costituire uno " stato canonico" specifico e proprio, con ruoli istituzionali da esse definiti e tali da oscurare sia la struttura ecclesiale e ministeriale così come voluta dal divino Fondatore, sia la peculiarità propria dello stato laicale. Lo stesso si dica di associazioni ed aggregazioni che, mantenutesi nei campi dell´iniziativa privata in vista di un aiuto vicendevole e di una crescita nella santità e nell´attuazione propria della vita e della missione laicale, nulla hanno di riprovevole e possono addirittura costituirsi como valido contributo alla vita della Chiesa. Ma se tali organismi dovessero diventare, di fatto, organi di pressione per un cambiamento dell´inseganamento e della disciplina ecclesiale, o, peggio ancora, esercitassero formalmente un´attività che risulti causa di confusione dottrinale o pastorae dei fedeli, allora non si potrebbe certo pretendere che i legittimi Pastori e, primo tra essi, il Pastore universale, possano tacere innanzi all´illegittimità di una tale azione e di tali organismi.
La posizione del Santo Padre – che crediamo essere assistito dallo Spirito Santo per governare la Chiesa, in continuità con i Suoi predecessori ed in sintonia com la veneranda tradizione della Chiesa – è chiara e non lascia margine ad alcun dubbio. Il celibato ecclesiastico va conservato nella Chiesa come dono prezioso e, nella Chiesa latina, come condizione "sine qua non" per l´accesso e l´esercizio del sacerdozio ministeriale. Questa Congregazione, in spirito di fede e conscia che la sua ragione di essere sta nel costituire un organo di collaborazione al ministero pietrino, com forte motivazione, non potrebbe non ribadire che intende rafforzare la sincera e coerente applicazione di quanto insegnato al proposito nell´Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis". Quelli che hanno lasciato non sarebbero da giudicare "vocazioni perdute" ma vocazioni recuperate per mete esistenziali più genuine".
L’ordinazione dell’anglicano è un ecumenismo a tutti i costi, davanti al quale crolla ogni resistenza più o meno conservatrice?
"Uno dei temi che ormai non è più possibile eludere nel dialogo ecumenico è quello denominato "riconciliazione delle memorie". Si tratta di affrontare, di comune accordo, l’analisi critica di quei fatti storici considerati devastanti nel rapporto tra le chiese e, in particolare, tra la Chiesa cattolica romana e le dissidenze minoritarie. Fatti che hanno largamente contribuito, non solo a dividere le chiese ma, in un rapporto di diffidenza, renderle reciprocamente nemiche, fino a non molti anni fa. In questa ricerca appare necessario non solo limitarsi a un semplice confronto con espressioni di generico riconoscimento, ma risalire alle motivazioni di fondo che hanno giustificato, o quanto meno determinato, l’azione repressiva. Lasciando da parte le ragioni di opportunità politica o di potere legate al tempo, occorre mettere allo scoperto le radici teologiche o meglio ecclesiologiche, che sono alla base del conflitto e che ancora oggi possono condizionare il cammino ecumenico".

Che soluzione si potrebbe dare al problema dei sacerdoti sposati, oggi ai margini della Chiesa perché privati dello stato clericale?
"Di fronte alle gravi conseguenze che comporterebbe la riduzione allo stato laicale (senza lavoro, senza casa, senza pensione, ecc.),  il problema sessuale si è risolto in passato ricorrendo alle più svariate soluzioni (masturbazione, amante, convivente, pedofilia, omosessualità, ecc.), quasi sempre con la “complicità” del vescovo, in bilico tra la possibilità di perdere un “funzionario di Dio” o di promuovere uno scandalo. Ci sono tre livelli successivi di possibile soluzione riguardo al problema dei sacerdoti sposati.
A. Prioritario è chiedere che sia concessa facilmente ai sacerdoti che vogliono sposarsi la dispensa senza umiliazioni e tempi biblici di attesa. Questo in nome del rispetto dei diritti umani e della carità evangelica;
B. In un secondo momento è necessario considerare seriamente la possibilità per la Chiesa Cattolica di ammettere sia dei preti sposati a svolgere il ministero sacerdotale (i preti sposati sono coloro che si sposano dopo essere stati ordinati), sia far sì che degli sposati possano diventare sacerdoti. Questa scelta andrebbe fatta in nome della Tradizione cattolica e della Scrittura, nonché per motivi pastorali, cioè il grande bisogno di sacerdoti che c’è oggi;
C. Il discorso si amplia in vista della necessità del rinnovamento della Chiesa Cattolica la quale, dopo il fulgore del Vaticano II, sembra arenata in riflussi storici e in un inarrestabile declino soprattutto nei paesi occidentali. È necessario chiarire il ruolo del sacerdote nella società di oggi in base alle nuove esigenze della società, con una maggiore aderenza al dato scritturistico e recuperando i modelli della Chiesa primitiva apostolica. In questo discorso rientrano le problematiche del ruolo della donna nella Chiesa, della democratizzazione della gestione della Chiesa con un sostanziale decentramento operativo, del problema dei divorziati, degli omosessuali e di altri importanti impegni nei quali è in gioco la credibilità della Chiesa. Queste sono le soluzioni proposte da molti gruppi di sacerdoti sposati".

Per quale motivo la Santa Sede dovrebbe abolire il celibato dei sacerdoti?
"Il celibato ecclesiastico imposto ai preti della Chiesa Cattolica, si sta rivelando sempre più uno strumento non più al passo coi tempi e fonte di gravi sofferenze e turbamenti all’interno delle comunità ecclesiali. Oltre a provocare un numero di abbandoni abbastanza consistenti ogni anno, esso è fonte di ipocrisie da tutti conosciute e tollerate quali la doppia vita che moltissimi sacerdoti sono costretti a vivere pur di continuare a svolgere il ministero a cui sono stati chiamati da Dio e dalla Chiesa. Che si tratti di una legge ecclesiastica e quindi sicuramente modificabile è dimostrato dall’esistenza nella stessa Chiesa Cattolica di normative diverse per gli appartenenti alle chiese di rito orientale dove i preti hanno la possibilità di contrarre matrimonio".

L’abolizione del celibato permetterebbe di risolvere il problema delle crisi delle vocazioni sacerdotali?
"Solo il matrimonio per i preti cattolici può salvare la chiesa dal calo delle vocazioni. Numerosi appelli sono stati inviati al Vaticano affinché riveda la sua posizione a proposito del celibato dei sacerdoti. In una lettera inviata al sinodo dei vescovi dai prelati di Sidney,  secondo un sondaggio, che ha coinvolto circa 300 religiosi, la maggior parte degli intervistati si è dichiarato poco favorevole al celibato e lo considera responsabile del calo di vocazioni. D’altra parte,  il celibato è diventata una pratica consueta soltanto a partire dall’undicesimo secolo. "Da oltre 2000 anni la chiesa cattolica ha avuto  ed ha sacerdoti sposati".

Ma allora, quale ruolo avrebbero i diaconi nella Chiesa?
"Il diaconato è un ministero presente già nelle prime comunità cristiane, tanto che nel Nuovo Testamento si leggono vari riferimenti alla loro persona e al loro ruolo. La scelta dei primi sette diaconi è descritta negli Atti degli Apostoli, e san Paolo li nomina tre volte, e cioè nelle Lettere ai Romani, ai Filippesi e a Timoteo.
Nella Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” del Concilio si legge che i diaconi ricevono il sacramento dell’Ordine “non per il sacerdozio, ma per il servizio”, e che, tra l’altro, possono “amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura”.  Oggi il diaconato permanente può essere conferito a uomini anche sposati, purché abbiano almeno 35 anni, cinque di matrimonio e, ovviamente, il consenso della moglie. La crisi della Chiesa durerà fino a quando essa non si deciderà a darsi una nuova costituzione. In questa nuova costituzione non ci potrà più essere posto per due classi –  sacerdoti e diaconi, sacerdoti e laici, consacrati e non consacrati – ed essa dovrà stabilire che un incarico affidato dalla Chiesa è sufficiente per condurre una comunità e celebrare con essa l’eucaristia. Questo incarico potrà essere affidato a uomini e donne, sposati e non sposati. In questo modo sarebbero risolti due problemi in una volta sola, quello dell’ordinazione delle donne e quello del celibato".

fonte http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/vaticanopretisposati.html

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comunicato stampa

comunicato stampa
 
L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati  , in collaborazione con l’ass. Chif, si è fatta promotrice di un raduno mondiale di protesta dei  sacerdoti sposati, preti sposati, religiose, suore sposate, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… e di coloro che la chiesa cattolica ha allontanato dalle comunità cristiane parrocchiali.
 

Il  grande raduno di protesta si svolgerà in occasione del V incontro Mondiale delle famiglie 4-9 luglio 2006 a Valencia al quale parteciperà anche il papa Benedetto XVI.

"La Chiesa Cattolica ha bisogno di un rinnovamento", ha affermato il fondatore don Giuseppe Serrone:  "e spero che prima o poi avvenga veramente. Credo che, se si realizzasse il progetto del   mega raduno, prima a Valencia e poi  in Piazza S. Pietro, di tutti i preti sposati, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti…, sicuramente la Piazza sarebbe stracolma, e a quel punto, vorrei vedere se qualcuno non cambia idea…!".


Il sacerdote sposato continua: "Ma per far questo, tutte le associazioni, organizzazioni, federazioni e gruppi varie a livello mondiale di preti sposati, preti per l’annullamento del celibato, donne che desiderano farsi prete…, dovrebbero unirsi in una o due grandi associazioni, così da poter avere più potere organizzativo".

A riguardo della manifestazione che si vorrebbe fare in Piazza S. Pietro ha specificato: "non è che c’è il rischio, vista l’oggettiva difficoltà sotto diversi aspetti, di organizzare questo evento, che solo una piccola parte dei sacerdoti (sposati o che non accettano più  il celibato) decida di partecipare e di conseguenza, lo scopo "impatto visivo" rischia di non rendere bene l’idea, visto che anche a fronte di alcune migliaia di persone, Piazza S. Pietro, è talmente grande, che rischia di disperdere e quindi di rendere vano il messaggio di forza che si vuole trasmettere al Papa?
Con una Piazza S. Pietro semi piena (o semi vuota), si rischierebbe di dare modo alla Chiesa, di dire che i dissidenti sono solo poche centinaia. Quindi sarebbe meglio far crescere la cosa un po’ alla volta, organizzando il primo raduno in un posto più piccolo, ma che dia un impatto visivo maggiore. Vedendo questa manifestazione in tv, molti sacerdoti che la pensano come noi, potrebbero prendere coraggio e partecipare poi in seguito al raduno in Piazza S. Pietro.
Invito sacerdoti sposati, preti sposati, religiose, suore sposate, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… a un primo grande raduno di protesta al V incontro Mondiale delle famiglie a Valencia. Abbiamo creato anche una pagina web per aderire online al raduno: http://utenti.lycos.it/sacerdotisposati/pread_inc_fam.html .

La manifestazione non sarebbe solo per l’abolizione del celibato ma  anche per il sacerdozio delle donne".

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo "dentro la chiesa cattolica latina".
Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.
Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!
Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale" (comitato preti sposati nord Italia).

Si era proposto un grande raduno in Piazza San Pietro. "Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza dovrebbe essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Proponiamo di distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare personalmente un un certo di giornalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro" (E.C.).

Uscire allo scoperto tutti assieme… l’unione fà la forza!
Spero tanto che ce la faremo!

Sacerdoti Lavoratori Sposati
cell.: +39 – 3285780719 – fax +39 – 1782268186
e mail :
sacerdoti.sposati@aliceposta.it
web site: http://nuovisacerdoti.altervista.org
web site: http://utenti.lycos.it/sacerdotisposati

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La testimonianza: «Io, sposato da trent’anni non mi sento affatto un ex»

Posizione drammatica quella degli ex preti. Nell’immaginario collettivo, nonostante tutto, l’ex prete rimane un traditore, qualcuno che ha tradito la fiducia che la chiesa ha riposto in lui, e lo ha fatto per questioni sessuali, con il sesso elevato a peccato invece che a dono di Dio. È difficile riuscire a trovare un prete sposato che voglia raccontare la propria esperienza. Nessuno degli ex preti irpini interpellati, e sono molti, ha accettato di parlare. La stampa, spesso, viene vista con più terrore del Sant’Uffizio. Così abbiamo dovuto fare un lungo giro prima di giungere a Don Franco Maggiotto, 65 anni, sposato da quasi trent’anni. Vive ad Alpignano, vicino Torino. «Innanzitutto – esordisce – rifiuto decisamente la qualifica di ex prete. Al momento della mia ordinazione, mi hanno ripetuto fino alla nausea che sarei stato sacerdote in eterno. Sono prete, non ho mai smesso la tonaca, e sono felicemente sposato». Non ha ovviamente alcun rapporto con la curia vescovile di Torino, ma a lui questo non importa. È animatore di tre comunità di base, una a Finale Ligure e due in provincia di Torino. Ha rotto con la chiesa ufficiale dopo una drammatica esperienza vissuta da un suo confratello verso la fine degli anni 60. Un prete si innamorò perdutamente di una giovane donna. Per le pressioni e le violenze subite da entrambi, questo prete si impicco e la ragazza impazzì. «Per me – racconta don Franco – fu un’esperienza terribile che mi portò a rifiutare un modo di intendere il sacerdozio antiumano, non biblico, perché in realtà proibisce all’uomo di incontrare l’altro. Nella Bibbia si afferma che "Non è bene che l’uomo sia solo", sono le gerarchie cattoliche ad essere nell’errore non i preti che si sposano». Ma la critica di don Franco si accentra principalmente su quello che lui definisce "il sistema platonico", quel sistema che rinchiudendo l’uomo su se stesso ne impedisce appunto l’incontro con l’altro e quindi gli fa negare l’essenza stessa del messaggio di Cristo, facendolo diventare pedofilo oppure omosessuale. «Questa realtà – afferma don Franco – la si può toccare nell’elevato numero di preti gay o pedofili di cui in Italia non si parla, ma che riempiono le cronache giornalistiche di altre nazioni». (Da il quotidiano Il Mattino edizione di Avellino del 16.2.2002)

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