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Preti sposati: Agenda o non agenda? La ricostruzione delle parole del Papa dei sacerdoti presenti all’incontro
Feb21

Preti sposati: Agenda o non agenda? La ricostruzione delle parole del Papa dei sacerdoti presenti all’incontro

 

L’incontro tra il Papa e il clero romano di giovedì 19 febbraio si è svolto a porte chiuse per espresso desiderio di Bergoglio. La sera prima aveva fatto sapere che non avrebbe gradito né la diretta audio, né quella televisiva trasmessa in Sala stampa, come invece era avvenuto l’anno precedente. Ha detto Bergoglio: “Con i miei preti ci voglio parlare da solo”.

In realtà la diretta audio c’è stata, ma è stata quasi immediatamente interrotta dopo le frasi introduttive del papa sull’omelia e dopo il saluto del cardinale Vallini. Né in seguito è stata fornita ai giornalisti una trascrizione del colloquio. Ciò che si sa, in mancanza di fonti ufficiali, è quello che è stato ricostruita sulla base della testimonianze dei sacerdoti presenti. Il Papa ha invitato a mettere rapidamente da parte le domande preparate e quindi ha accettato di rispondere alle altre questioni.

Una di queste riguardava la possibilità che i sacerdoti sposati dopo aver ottenuto la dispensa possano un giorno essere riammessi a celebrare la messa. E qui ci sarebbe stata la risposta attribuita al papa tra virgolette che la questione “è nella mia agenda”, come a dire che se ne sta occupando. O almeno così è stata l’interpretata da tutti i media. Secondo quanto Famiglia Cristiana ha ricostruito ascoltando diversi parroci presenti all’incontro il papa non avrebbe mai pronunciato la parola “agenda”, ma ha solo detto di avere in mente il problema, nel senso che ne è consapevole, ma poi ha aggiunto che si tratta di un problema di non semplice soluzione, anzi ha sottolineato di non sapere se possa mai essere risolto.

Una altra questione sottoposta al papa riguardava la formazione dei preti e il discernimento della loro vocazione. Il papa ha detto, senza remore, secondo quanto si è potuto ricostruire, che a volte i vescovi sono presi dalla necessità di avere nuovi preti in diocesi e così non vanno tanto per il sottile ammettendo anche candidati al sacerdozio con qualche problema personale. Il papa ha usato la parola “squilibri” spiegando come essi si manifestano pubblicamente proprio nelle liturgie. E ha rivelato che l’anno scorso ci sono stati almeno tre casi in cui si è dovuto intervenire. Ma si tratta di episodi avvenuti in Italia, ha assicurato il papa.

famigliacristiana.it

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Intervista sul celibato, dopo l’avvento di Papa Ratzinger

Che cos’è cambiato per i preti sposati nella Chiesa cattolica dopo l’avvento di Papa Ratzinger? Ci sono soluzioni alternative al celibato dei sacerdoti? Quale futuro avrà il diaconato, e si potranno avere donne sacerdote? Sono domande che Affari (tramite il giornalista D’anna),  ha rivolto al Direttore dell’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati.

Il Santo Padre ha concesso la dispensa per un sacerdote anglicano sposato, che è stato consacrato sacerdote cattolico in Spagna. Si è trattato di un “permesso speciale” che a detta del Vescovo di Tenerife “non implica l’abolizione del celibato”. Perché questo gesto non viene esteso anche ai sacerdoti sposati italiani?
“La risposta arriva dalla posizione della Congregazione Vaticana per il Clero: “La Chiesa considera il celibato ecclesiastico non soltanto come una legge, essendo essa una conseguenza, ma, soprattutto, come un carisma eccellente ed una esigenza irrinunciabile per i sacerdoti di rito latino. Tuttavia, ponderate tutte le circostanze, come Madre ne concede la dispensa a quei chierici che, in vista della loro peculiare storia personale, si trovano – talvolta dolorosamente – nelle condizioni di non essere più capaci di osservarlo correttamente. Alla dispensa è connessa necessariamente la perdita dello stato clericale e il ritorno – legittimo perché autorizzato – allo stato di fedeli laici. Si tratta, evidentemente, di una situazione canonica ed esterna, giacché il carattere dell´ordinazione sacra è indelebile. Per questa ragione, la stessa legislazione ecclesiastica, al can. 976 del Codice di Diritto Canonico contempla la possibilità della valida assoluzione dei peccati in periculo mortis, anche in presenza di un sacerdote autorizzato, unica eccezione di azione sacramentale riconosciuta ai chierici che, legittimamente, hanno fatto ritorno allo stato canonico laicale. Ad essi la Chiesa non può né deve negare – e non avrebbe alcuna ragione per farlo – quell´attenzione pastorale che va rivolta a tutto il Popolo di Dio e conta effettivamente su di essi e sulla loro effettiva e sincera partecipazione nel campo dell`apostolato e della testimonianza di vita cristiana propria dei fedeli laici, elemento importante della nuova evangelizzazione alla quale l´intera Chiesa è chiamata, in ogni sua componente”.

Ma quando cambiano le cose?
“La questione appare diversa se tali persone, una volta ottenuta la regolare dispensa ed accettate le condizioni giuridiche ad essa legate, pretendessero costituire uno ” stato canonico” specifico e proprio, con ruoli istituzionali da esse definiti e tali da oscurare sia la struttura ecclesiale e ministeriale così come voluta dal divino Fondatore, sia la peculiarità propria dello stato laicale. Lo stesso si dica di associazioni ed aggregazioni che, mantenutesi nei campi dell´iniziativa privata in vista di un aiuto vicendevole e di una crescita nella santità e nell´attuazione propria della vita e della missione laicale, nulla hanno di riprovevole e possono addirittura costituirsi como valido contributo alla vita della Chiesa. Ma se tali organismi dovessero diventare, di fatto, organi di pressione per un cambiamento dell´inseganamento e della disciplina ecclesiale, o, peggio ancora, esercitassero formalmente un´attività che risulti causa di confusione dottrinale o pastorae dei fedeli, allora non si potrebbe certo pretendere che i legittimi Pastori e, primo tra essi, il Pastore universale, possano tacere innanzi all´illegittimità di una tale azione e di tali organismi.
La posizione del Santo Padre – che crediamo essere assistito dallo Spirito Santo per governare la Chiesa, in continuità con i Suoi predecessori ed in sintonia com la veneranda tradizione della Chiesa – è chiara e non lascia margine ad alcun dubbio. Il celibato ecclesiastico va conservato nella Chiesa come dono prezioso e, nella Chiesa latina, come condizione “sine qua non” per l´accesso e l´esercizio del sacerdozio ministeriale. Questa Congregazione, in spirito di fede e conscia che la sua ragione di essere sta nel costituire un organo di collaborazione al ministero pietrino, com forte motivazione, non potrebbe non ribadire che intende rafforzare la sincera e coerente applicazione di quanto insegnato al proposito nell´Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis”. Quelli che hanno lasciato non sarebbero da giudicare “vocazioni perdute” ma vocazioni recuperate per mete esistenziali più genuine”.
L’ordinazione dell’anglicano è un ecumenismo a tutti i costi, davanti al quale crolla ogni resistenza più o meno conservatrice?
“Uno dei temi che ormai non è più possibile eludere nel dialogo ecumenico è quello denominato “riconciliazione delle memorie”. Si tratta di affrontare, di comune accordo, l’analisi critica di quei fatti storici considerati devastanti nel rapporto tra le chiese e, in particolare, tra la Chiesa cattolica romana e le dissidenze minoritarie. Fatti che hanno largamente contribuito, non solo a dividere le chiese ma, in un rapporto di diffidenza, renderle reciprocamente nemiche, fino a non molti anni fa. In questa ricerca appare necessario non solo limitarsi a un semplice confronto con espressioni di generico riconoscimento, ma risalire alle motivazioni di fondo che hanno giustificato, o quanto meno determinato, l’azione repressiva. Lasciando da parte le ragioni di opportunità politica o di potere legate al tempo, occorre mettere allo scoperto le radici teologiche o meglio ecclesiologiche, che sono alla base del conflitto e che ancora oggi possono condizionare il cammino ecumenico”.

Che soluzione si potrebbe dare al problema dei sacerdoti sposati, oggi ai margini della Chiesa perché privati dello stato clericale?
“Di fronte alle gravi conseguenze che comporterebbe la riduzione allo stato laicale (senza lavoro, senza casa, senza pensione, ecc.),  il problema sessuale si è risolto in passato ricorrendo alle più svariate soluzioni (masturbazione, amante, convivente, pedofilia, omosessualità, ecc.), quasi sempre con la “complicità” del vescovo, in bilico tra la possibilità di perdere un “funzionario di Dio” o di promuovere uno scandalo. Ci sono tre livelli successivi di possibile soluzione riguardo al problema dei sacerdoti sposati.
A. Prioritario è chiedere che sia concessa facilmente ai sacerdoti che vogliono sposarsi la dispensa senza umiliazioni e tempi biblici di attesa. Questo in nome del rispetto dei diritti umani e della carità evangelica;
B. In un secondo momento è necessario considerare seriamente la possibilità per la Chiesa Cattolica di ammettere sia dei preti sposati a svolgere il ministero sacerdotale (i preti sposati sono coloro che si sposano dopo essere stati ordinati), sia far sì che degli sposati possano diventare sacerdoti. Questa scelta andrebbe fatta in nome della Tradizione cattolica e della Scrittura, nonché per motivi pastorali, cioè il grande bisogno di sacerdoti che c’è oggi;
C. Il discorso si amplia in vista della necessità del rinnovamento della Chiesa Cattolica la quale, dopo il fulgore del Vaticano II, sembra arenata in riflussi storici e in un inarrestabile declino soprattutto nei paesi occidentali. È necessario chiarire il ruolo del sacerdote nella società di oggi in base alle nuove esigenze della società, con una maggiore aderenza al dato scritturistico e recuperando i modelli della Chiesa primitiva apostolica. In questo discorso rientrano le problematiche del ruolo della donna nella Chiesa, della democratizzazione della gestione della Chiesa con un sostanziale decentramento operativo, del problema dei divorziati, degli omosessuali e di altri importanti impegni nei quali è in gioco la credibilità della Chiesa. Queste sono le soluzioni proposte da molti gruppi di sacerdoti sposati”.

Per quale motivo la Santa Sede dovrebbe abolire il celibato dei sacerdoti?
“Il celibato ecclesiastico imposto ai preti della Chiesa Cattolica, si sta rivelando sempre più uno strumento non più al passo coi tempi e fonte di gravi sofferenze e turbamenti all’interno delle comunità ecclesiali. Oltre a provocare un numero di abbandoni abbastanza consistenti ogni anno, esso è fonte di ipocrisie da tutti conosciute e tollerate quali la doppia vita che moltissimi sacerdoti sono costretti a vivere pur di continuare a svolgere il ministero a cui sono stati chiamati da Dio e dalla Chiesa. Che si tratti di una legge ecclesiastica e quindi sicuramente modificabile è dimostrato dall’esistenza nella stessa Chiesa Cattolica di normative diverse per gli appartenenti alle chiese di rito orientale dove i preti hanno la possibilità di contrarre matrimonio”.

L’abolizione del celibato permetterebbe di risolvere il problema delle crisi delle vocazioni sacerdotali?
“Solo il matrimonio per i preti cattolici può salvare la chiesa dal calo delle vocazioni. Numerosi appelli sono stati inviati al Vaticano affinché riveda la sua posizione a proposito del celibato dei sacerdoti. In una lettera inviata al sinodo dei vescovi dai prelati di Sidney,  secondo un sondaggio, che ha coinvolto circa 300 religiosi, la maggior parte degli intervistati si è dichiarato poco favorevole al celibato e lo considera responsabile del calo di vocazioni. D’altra parte,  il celibato è diventata una pratica consueta soltanto a partire dall’undicesimo secolo. “Da oltre 2000 anni la chiesa cattolica ha avuto  ed ha sacerdoti sposati”.

Ma allora, quale ruolo avrebbero i diaconi nella Chiesa?
“Il diaconato è un ministero presente già nelle prime comunità cristiane, tanto che nel Nuovo Testamento si leggono vari riferimenti alla loro persona e al loro ruolo. La scelta dei primi sette diaconi è descritta negli Atti degli Apostoli, e san Paolo li nomina tre volte, e cioè nelle Lettere ai Romani, ai Filippesi e a Timoteo.
Nella Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” del Concilio si legge che i diaconi ricevono il sacramento dell’Ordine “non per il sacerdozio, ma per il servizio”, e che, tra l’altro, possono “amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura”.  Oggi il diaconato permanente può essere conferito a uomini anche sposati, purché abbiano almeno 35 anni, cinque di matrimonio e, ovviamente, il consenso della moglie. La crisi della Chiesa durerà fino a quando essa non si deciderà a darsi una nuova costituzione. In questa nuova costituzione non ci potrà più essere posto per due classi –  sacerdoti e diaconi, sacerdoti e laici, consacrati e non consacrati – ed essa dovrà stabilire che un incarico affidato dalla Chiesa è sufficiente per condurre una comunità e celebrare con essa l’eucaristia. Questo incarico potrà essere affidato a uomini e donne, sposati e non sposati. In questo modo sarebbero risolti due problemi in una volta sola, quello dell’ordinazione delle donne e quello del celibato”.

fonte http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/vaticanopretisposati.html

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Abolizione celibato – preti sposati: una proposta, grande raduno in piazza S. Pietro

Per non dimenticare pubblichiamo quanto abbiamo scritto alla vigilia della manigestazione organizzata a San Pietro per i preti sposati a luglio del 2006.

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo “dentro la chiesa cattolica latina.

Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.

Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!

Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale” (comitato preti sposati nord Italia).

Si propone un grande raduno in Piazza San Pietro. “Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza deve essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare uno per uno (beh, un certo numero, ma personalmente) i gironalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro” (E.C.).

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La redazione dei papaboys considera i sacerdoti sposati non sacerdoti

Don Giuseppe Serrone ha considerato il testo dei papaboys "un grosso errore teologico.

Sulla reazione della redazione dei papaboys don Giuseppe Serrone, riferendosi al testo inserito online http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=698
"se ridotti allo stato laicale intanto non sono sacerdoti", ha commentato: "è un grosso errore teologico considerare non sacerdoti i sacerdoti sposati validamente ordinati e dispensati con un decreto del Papa. La dispensa dagli obblighi del celibato non riduce i sacerdoti allo stato laicale; anche i sacerdoti sposati in situazione regolare sono sacerdoti in eterno".

Il testo del commento è della redazione papaboys (e non come erroneamente attribuito a Korazym. Il sito Korazym aveva invece pubblicato il testo dal quale era nato il commento di don Serrone v. http://www.korazym.org/news1.asp?Id=26152). Invitiamo i visitatori ad inserire commenti nel blog o ad inviare commenti alla redazione sacerdotisposati@alice.it.

‘SACERDOTI SPOSATI’. LA RISPOSTA DEI PAPABOYS: E’ QUESTIONE DI OBBEDIENZA E COMUNIONE
(di Redazione Papaboys) – 12/11/2007 11:35

ROMA – Il nostro sito e la nostra Associazione sono ‘tirati in ballo’ dal comunicato di un gruppo di ‘sacerdoti’ sposati (se ridotti allo stato laicale intanto non sono sacerdoti ndr)capeggiato da Giuseppe Serrone che si lamentano della ‘chiusura’ verso i sacerdoti sposati della Santa Sede e citano la nostra posizione di difesa ai recenti attacchi dei media italiani contro la Chiesa Cattolica e contro il Papa. Vediamo intanto che cosa scrivono nel comunicato inviato alla stampa: ….(omissis)…

Il contenuto del Comunicato Stampa

Per don Giuseppe Serrone la causa dei sacerdoti sposati ha bisogno di un cambiamento epocale e di una nuova visione teologica del sacerdozio. "Invito i nostri teologi ad elaborare nel contesto storico attuale delle tracce pratiche di rinnovamento e di azione. Il dialogo con le gerarchie appare chiuso quasi del tutto. Le famiglie come comunità cristiane di base potrebbero essere la nuova strada per testimoniare la fede cristiana. Abbiamo bisogno di uscire dagli standar teologici. Su questa strada del dialogo ad oltranza con chi è sordo la nostra causa si stagnerà. Invito a riflettere ed operare sul tema della riforma della chiesa cattolica con particolare riferimento al tema del celibato sacerdotale. Secondo i fondamenti biblico-teologici, il celibato non può essere considerato fra le intenzioni del Cristo, è solo una disciplina ecclesiale che può sempre essere cambiata".

Il sito dei papaboys si ferma ad analizzare gli errori alcuni errori dei media affermando che "talvolta solamente refusi di stampa, qualche altra veri e propri indizi della solenne ignoranza che vige nel nostro paese in materia religiosa". Don Giuseppe Serrone da alcuni anni impegnato in un tentativo di libera informazione religiosa, continua commentando: "Mi sembra un contro attacco strumentale quaello dei papaboys verso un articolo interessante di Curzio Maltese che illumina un aspetto particolare della vita dello Stato-chiesa. Spesso media cattolici allineati con le posizioni di parte della gerarchia non sono così sufficientemente critici verso errori comportamentali nell’ortoprassi, eseguiti da uomini di chiesa".

"Abbiamo bisogno di qualcosa di concreto – ha affermato don Serrone – per i preti sposati, le suore, per preti e suore in crisi… cioè per chi ha problemi a vivere come imposto il celibato ecclesiastico o per chi durante la propria vita capisce che quella della verginità non era la sua strada. Alla fine dell’estate del 2008 abbiamo il progetto di aprire una nuova sede per i sacerdoti sposati nell’Emilia romagna. Mi auguro che si l’anima di tale iniziativa possa incontrare positivi riscontri per far prevalere le opere sulle parole".

Intanto in un convegno a Padova continuano le letture statiche del fenomeno crisi-preti: "Sacerdoti soli sottorganico con troppi impegni". Oltre 500 sacerdoti della diocesi di Padova hanno partecipato al secondo giorno di lavoro dell’incontro “Preti insieme e corresponsabili in un mondo che cambia” in corso al Duomo di Asiago.

Lo scorso 21 ottobre 2007, su iniziativa di un gruppo di preti spsati ha avuto luogo un incontro all’abbazia di Maguzzano in provincia di Brescia. Il 30ennale di Vocatio, una delle prime associazioni di sacerdoti sposati, ha ricordato don Serrone, si celebrerà l’anno prossimo: molti membri hanno pagato di persona a causa del celibato e Dio ci chiederà conto di cosa abbiamo fatto per cambiare le cose.

Analizziamo meglio la questione

Il problema del sacerdozio, non è intanto tale; è possibile che il sacerdozio diventi un problema? Il sacerdozio, con tutti i suoi sacri crismi è una fortuna! Un piacere! Una bellezza! Quanto bisogno c’è oggi di sacerdoti ubbidienti ai propri pastori ed al vero servizio della Chiesa Cattolica, erede delle volontà di Gesù! Il Concilio – ci ricorda Giovanni Paolo II durante l’Angelus del 22 Luglio 1990 – ha particolarmente insistito sulla dimensione ecclesiale dell’obbedienza dei presbiteri: “Il ministero sacerdotale, dato che è il ministero della Chiesa stessa, non può essere realizzato se non nella comunione gerarchica di tutto il corpo. La carità pastorale esige pertanto che i presbiteri, lavorando in questa comunione, con l’obbedienza facciano dono della propria volontà nel servizio di Dio e dei fratelli, ricevendo e mettendo in pratica con spirito di fede le prescrizioni e le raccomandazioni del Sommo Pontefice, del loro vescovo e degli altri superiori, dando volentieri tutto di sé in ogni incarico che venga loro affidato, anche se umile e povero” (Presbyterorum ordinis, 15).

Il Concilio aggiunge che con questa obbedienza i sacerdoti assicurano la loro unità non solo col capo visibile della Chiesa, ma con tutti i loro fratelli nel ministero, e nota come essa non intralci affatto lo spirito d’iniziativa e la ricerca di nuove vie nell’opera pastorale, a condizione che tale inventività si eserciti nella sottomissione all’autorità. Il Vaticano II ha posto bene in luce i doveri reciproci dei vescovi e dei sacerdoti in questo delicato campo: ha raccomandato ai primi che, a motivo della loro comunione nello stesso sacerdozio e ministero, “abbiano i presbiteri come fratelli e amici, e stia loro a cuore, in tutto ciò che possono, il loro benessere materiale e soprattutto spirituale”; e ha ricordato ai presbiteri che, “essendo presente la pienezza del sacramento dell’Ordine di cui godono i vescovi, venerino in essi l’autorità di Cristo supremo pastore. Siano dunque uniti al loro vescovo con sincera carità e obbedienza” (Presbyterorum ordinis, 7). In quest’ampia visuale teologica e ascetica, i seminaristi devono perciò ricevere una formazione che li abitui a questa disposizione di obbedienza verso l’autorità. Si tratta di un’obbedienza animata dalla fede, che nelle decisioni dell’autorità riconosce la volontà divina: un’obbedienza che non si realizza senza certi sacrifici, ma che cooperano alla fecondità del ministero sacerdotale, e soprattutto associano il sacerdote all’obbedienza, che ha caratterizzato il sacrificio della croce, e ai frutti di questo sacrificio.

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Etchegaray apre, la Chiesa si divide

di GIACOMO GALEAZZI
ROMA
La questione dell’ordinazione di sacerdoti sposati «può essere discussa». Arriva dal Vaticano un importante segnale su uno dei temi più spinosi e controversi. Il cardinale francese Roger Etchegaray, presidente emerito del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e vicedecano del Sacro Collegio apre ai sacerdoti sposati.

«La questione può essere posta, come avviene nella Chiesa greco-cattolica – afferma il porporato in un’intervista al quotidiano “Le Parisien” -. Ma deve essere chiaro che non è la soluzione al problema della crisi vocazionale». Parole ben ponderate che riaccendono le speranze delle sigle che si battono contro il celibato ecclesiastico. «E’ una grossa apertura, confidiamo che sia il primo passo verso un cambiamento delle leggi della Chiesa – esulta don Giuseppe Serrone, presidente dell’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati -. La sensibilità del cardinale Etchegaray riporta l’attenzione al massimo livello dopo le posizioni di netta chiusura del Sinodo dei Vescovi».

Già lo scorso dicembre il ministro del Clero Claudio Hummes ipotizzò l’abolizione del celibato ecclesiastico, ma si oppose la maggioranza della Curia, intenzionata a mantenere l’antica norma disciplinare. Schierati a favore dei preti sposati, alcuni leader progressisti del Sacro Collegio come il primate del Belgio. «Il celibato è una regola della Chiesa che può cambiare», ritiene il cardinale Godfried Danneels. Gran parte della gerarchia ecclesiastica, però, contrasta la fine del celibato. «Il divieto di contrarre matrimonio è una prassi così antica che è impossibile venga ritoccata – ha messo in guardia il cardinale “conservatore” Julian Herranz dell’Opus Dei, uno dei massimi giuristi d’Oltretevere e presidente della Commissione disciplinare della Curia-. Certo, una cosa sono i dogmi e un’altra le leggi. Le norme possono anche essere modificate, ma ciò non significa che sia opportuno o conveniente farlo. L’abolizione del celibato impoverirebbe tremendamente la vita della Chiesa. La gente ama di più un sacerdote che ha fatto della sua vita una donazione completa. Il mondo non è tutto eros e sesso». Il celibato rimane un «grande valore spirituale e pastorale» della Chiesa come è stato riaffermato nella riunione dei capi dicastero di un anno fa, rincara la dose il Sir, l’agenzia della Cei: «La castità per il Regno dei cieli fa parte dei “consigli evangelici” indicati da Gesù ai suoi discepoli. E il “consiglio” è maturato pian piano nel tempo come prassi crescente fino a quando la Chiesa d’Occidente lo ha fatto diventare norma positiva per i sacerdoti di rito latino. A differenza delle norme che regolano la vita dei sacerdoti di rito orientale, anche cattolici». Certo, «la disciplina della Chiesa può sempre essere ridiscussa dalla Chiesa stessa, a differenza delle verità di fede». La luce del sole è una chimera per i «priests in love» (ottomila «spretati» solo in Italia, oltre cinquantamila nel mondo) e per le donne legate sentimentalmente a loro.«Siamo anche noi famiglie, ma negate.

In nome del rispetto dei diritti umani e della carità evangelica, abbiamo tre richieste per il Pontefice», protesta l’associazione «Vocatio». Primo. Che sia concessa facilmente ai sacerdoti che vogliono sposarsi la dispensa «senza umiliazioni e tempi biblici di attesa». Secondo. Che i preti sposati possano continuare a svolgere il ministero sacerdotale, «in linea con la Scrittura e per motivi pastorali, cioè per l’attuale carenza di sacerdoti». Terzo. La democratizzazione della gestione della Chiesa con un decentramento operativo e un ruolo maggiore della donna. «Siamo la Chiesa del silenzio – lamentano i sacerdoti italiani che hanno abbandonato il sacro abito per il matrimonio -. Un prete sposato è allontanato dal suo ministero e deve ricominciare da capo la sua vita, cercando casa e lavoro, bandito dalle comunità ecclesiali o a malapena tollerato ai suoi margini». La dispensa che permette al sacerdote di sposarsi legalmente può essere concessa solo dal Papa: è difficilissima da ottenere e con tempi sempre più lunghi. Paolo VI concedeva in fretta e senza difficoltà la dispensa ai sacerdoti che la chiedevano, i suoi successori no. (fonte: la stampa 12 novembre 2007 p. 15)

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